In ricordo di don Andrea Gallo, amico mio e di tutti i semplici.
“Hai visto che il titolo che ho proposto io era purtroppo più indovinato del tuo? Io ho detto che il titolo del libro doveva essere “Non uccidete il futuro dei giovani”, tu preferivi “Non rubiamo il futuro ai giovani”. Vedi che il loro futuro glielo hanno non solo rubato, ma anche ucciso?”. A parlare è don Andrea Gallo, il prete da marciapiedi, come amava definirsi lui, e il libro al quale si riferisce è, appunto, “Non uccidete il futuro dei giovani”, scritto assieme nell’estate del 2011. Dopo la pubblicazione, avvenuta a ottobre, ci siamo visti più d’una volta, nella sua comunità a Genova, a Milano e a Roma a dibattiti sul libro, a Torino alla Fiera del Libro. Ci siamo anche sentiti un po’ per telefono e con qualche mail, sempre più rara perché mi diceva “non sto tanto bene”, e mi faceva arrivare qualche messaggio tramite amici. Mettendo assieme le cose dette, se ne ricava quella che può essere definita la sua ultima intervista.
Domanda – Andrea, ce la farà questo governo a raddrizzare la barca?
Risposta – Ma che dici! Per riparare ai danni, specie a quelli arrecati al futuro dei giovani, ci vorranno due o tre generazioni, cioè dai 40 ai 60 anni. Altro che un governo!
D – E cosa possono fare nel frattempo i giovani?
R – Agitarsi! Indignarsi! Ribellarsi! Ecco cosa possono e devono fare nel frattempo. Senza mai mollare. Vedi cosa è successo con la primavera araba? L’hanno trasformata in autunno, se non già in inverno.
D – Sì, ma in Italia ci sono oltre due milioni di giovani che non studiano e non solo non lavorano, ma il lavoro neppure lo cercano. Rassegnati, più che indignati e ribellati?
R – Guarda, la fase di stanca c’è sempre, ma prima o poi passa. Certo, la nostra generazione ha colpe enormi rispetto questa massa di giovani portati a starsene fermi. Le mamme sono troppo protettive. E i padri sono spariti. Che fine hanno fatto i padri? Sai quante donne mi dicono “Caro don Gallo, il problema è che sono spariti gli uomini, non solo i padri. Di fare sul serio e magari anche mettere su famiglia e far figli non ci pensano proprio, neppure da lontano. Almeno fino ai 30 anni. E noi donne quando diventiamo madri?”. Eh, sì, lo so, è dura. Troppa televisione, troppa moda, troppa pubblicità, troppi modelli e stili di vita sballati. Mica possono fare tutti le modelle e i calciatori.
Il mondo è malato, non solo l’Italia è malata, ma il mondo intero. E lo possono guarire solo i giovani. Noi vecchi abbiamo fallito. Abbiamo fatto la resistenza e dato la democrazia e il benessere all’Italia, poi però ci siamo lasciati fregare. Guarda i comunisti…. per non parlare dei piddini di D’Alema, Veltroni, Bersani.
D – E di Matteo Renzi?
R- Beh, ma lui almeno parla un linguaggio più vicino a quello dei giovani, meno burocratese, meno politichese, meno blateratore. Quando in tv nel confronto tra lui e Bersani ho sentito quest’ultimo dire che “è meglio un passero in mano che un tacchino sul tetto” mi sono cascate diciamo le orecchie a terra! Ma come si fa?! Un passero in mano?! E un tacchino sul tetto?! Ma non poteva dire “Meglio un uovo oggi che una gallina domani”? [Leggi →]
23 May 2013 19 Commenti
Israele e i suoi supporter negli Usa verso il Medioevo. Deutsche Bank: la caduta degli Dei. La Fed e la Bce comprano titoli tossici per gonfiare di liquidità il sistema
LA FOTO ESPRIME MERAVIGLIOSAMENTE IL FATTO CHE SIAMO TUTTI FIGLI DELLA MADRE TERRA. GRANDE E’ QUINDI LA STOLTEZZA, LA CATTIVERIA E LA FEROCIA DEI NAZIONALISMI. DI QUALUNQUE TIPO E SOTTO QUALUNQUE CIELO.
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1) – http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=74138&typeb=0&Muro-del-Pianto-ultraortodossi-contro-le-donne
Gerusalemme, 10 maggio 2013, Nena News – Questa mattina sono scoppiati scontri al Muro del Pianto a Gerusalemme: un migliaio di giovani ebrei ultraortodossi hanno cercato di impedire alle donne dell’associazione israeliana “Women of the Wall” di pregare nel sito religioso, lanciando loro pietre e bottiglie d’acqua. Cinque di loro sono stati arrestati dalla polizia, riporta Mickey Rosenfeld, portavoce della polizia. Hanno partecipato alla protesta decine di centinaia di ragazzi e ragazze provenienti da tutto il Paese, dopo la decisione del tribunale di Gerusalemme di permettere alle donne dell’associazione di pregare al Muro del Pianto vestendo iltallit (lo scialle della preghiera), generalmente riservato agli uomini.
Tutto era cominciato circa un mese fa quando “Women of the Wall” aveva lanciato un’azione per garantire il diritto delle donne ebraiche di pregare liberamente e leggere collettivamente la Torah. Lo scorso 11 aprile, le donne dell’associazione erano entrate nella sezione del Muro del Pianto destinata agli uomini e avevano pregato a voce alta. Un modo per rivendicare l’uguaglianza in campo religioso, spesso chimera tra gli ebrei ultraortodossi. [Leggi →]
13 May 2013 40 Commenti
La guerra permanente del governo israeliano. Cambiare regime in Siria per poter poi bombardare l’Iran. Intanto continuano gli abusi e la pulizia etnica contro i palestinesi
Israele avrebbe compiuto un nuovo raid aereo in Siria, fra giovedì e venerdì, passando per lo spazio aereo libanese. Lo affermano fonti dell’amministrazione Obama. “Non c’é motivo per ritenere che Israele abbia attaccato depositi di armi chimiche” in Siria, hanno detto le fonti al network televisivo Cnn.
«Gli Stati Uniti ritengono che Israele abbia condotto un’incursione aerea in Siria. L’intelligence americana e quella dei paesi occidentali stanno rivedendo le informazioni, che sembrano indicare che l’attacco sarebbe avvenuto fra giovedì e venerdì», ha riferito la Cnn citando due fonti dell’amministrazione Usa. Si tratta dello stesso arco temporale in cui dal Libano avevano segnalato ripetute e insistenti violazioni – almeno 16 – dello spazio aereo nazionale, da parte dell’aviazione dello stato ebraico. «Ambedue le fonti – ha aggiunto la Cnn – non ritengono ci sia motivo per credere che Israele avesse come obiettivo i depositi di armi chimiche».
Da Tel Aviv una portavoce militare non ha fatto alcun commento alle notizie riferite dalla rete americana. A fine gennaio l’aviazione israeliana attaccò a pochi chilometri da Damasco quello che secondo fonti occidentali era un convoglio di armi antiaeree diretto in Libano e destinato al movimento sciita Hezbollah. Secondo altre fonti invece obiettivo del blitz aereo era stato un centro ricerche per armi chimiche.
Del resto a lanciare le notizie ad hoc sull’impiego di armi chimiche da parte del governo siriano è stato proprio il servizio segreto militare israeliano, e dopo pochi giorni Obama ha fatto eco anche se prudentemente ha specificato che non è chiaro quale dei contendenti abbia usato le armi chimiche. Potrebbero infatti essere stati anche i ribelli, visto anche che in realtà la gran parte sono mercenari prezzolati dai peggiori governo dei Paesi del Golfo probabilmente aiutati in vari modi da Israele stessa. Dopo le accuse contro l’Iraq di Saddam di fabbricare bombe atomiche, balla colossale e criminale per poter invadere quel Paese, solo i disonesti di professione o gli imbecilli possono inghiottire gli allarmi sull’uso altrui di armi non convenzionali. Ovviamente tacendo e mentendo quando a usare il fosforo bianco anche contro i civili sono gli Usa e Israele.
Del nuovo baccano ne approfittano come sempre i governanti, i militari e la feccia colonialista da loro alimentata per compiere altre soperchierie a danno dei palestinesi e dei beduini in modo da rendere l’espressione “Stato dei palestinesi” un incrocio tra una beffa e un peto.
Purtroppo a pagare il prezzo di tutto ciò e della propria ipocrisia sarà l’Europa. Forse esagerano coloro – e sono molti, compresa Informazione Corretta degli estremisti sionisti italiani – a dire che in Siria è iniziata la terza guerra mondiale, però la linea di marcia purtroppo è proprio quella. Intanto è utile informarsi un po’ più leggendo per esempio quanto scritto nei seguenti articoli, spesso di fonte israeliana:
- prosegue la politica di demolizione delle case di palestinesi:
http://972mag.com/photos-the-face-of-israels-discriminatory-home-demolition-policy/70210/
- la brigata palestinese contro il nazismo, della quale non si parla mai:
http://frammentivocalimo.blogspot.it/2013/04/6000-palestinesi-combatterono-fianco.html?spref=fb
- il massacro di Deir Yassin:
http://972mag.com/watch-new-look-at-the-massacre-of-deir-yassin/69967/
- deportazione anche dei 30.000 beduini:
http://972mag.com/israeli-coalition-parties-team-up-to-reduce-bedouin-land/69999/
- la giustizia israeliana in Cisgiordania:
- minorenni palestinesi tenuti in isolamento nelle carceri israeliane: http://www.guardian.co.uk/world/video/2012/jan/23/cell36-aljalame-prison-israel-solitary-confinement-palestinian-children
- Il Dipartimento di Stato Usa condanna la discriminazione israeliana contro i palestinesi:
http://www.ynetnews.com/articles/0,7340,L-4369999,00.html
- Quando la negazione dell’esistenza del popolo palestinese diventa genocidio:
- Il negazionismo e il riduzionismo sionista nei confronti dei massacri contro i palestinesi:
- Il furto israeliano di proprietà non è nulla di nuovo:
Akiva Eldar: Israele ignora la proposta di pace della Lega Araba
http://frammentivocalimo.blogspot.it/2013/05/akiva-eldar-israele-ignora-la-proposta.html?spref=fb
4 May 2013 43 Commenti
1) – La follia dell’uscita dall’euro e della “svalutazione competitiva”; 2) – Le “sviste” di “Chi l’ha visto?” per mandare avanti l’Emanuela Orlandi Show
1) – La follia dell’uscita dall’euro e della “svalutazione competitiva”
Mario Lettieri* e Paolo Raimondi**
Dopo i recenti exploit populisti in varie regioni europee, anche le elezioni tedesche di settembre potrebbero riservare qualche brutta sorpresa. Infatti in Germania è sorta una nuova formazione politica che mette al centro l’abbandono dell’euro.
Noi riteniamo che si debba dire con chiarezza e documentare con dovizia che l’uscita dall’euro non rappresenta una soluzione ai problemi ma l’inizio di un incubo i cui effetti potrebbero esser ben peggiori di qualsiasi altro scenario.
Non siamo i cantori delle bellezze del Trattato di Maastricht né della “perfezione geometrica” dell’euro. Sappiamo che è stato fatto male, che c’è molto da migliorare. Ma sarebbe pura follia politica ed economica far saltare il processo di unità europea.
Solitamente l’uscita dall’euro viene giustificata con la riacquisizione della sovranità monetaria nazionale e quindi con la possibilità di battere moneta, di emissione di nuovo debito e di svalutazioni competitive.
Queste ultime sono il cavallo di battaglia degli euroscettici, il che rivela una sostanziale ignoranza dei principi basilari dell’economia.
Essi sostengono che il ritorno alla moneta nazionale potrebbe permettere appunto la sua svalutazione, rendendo i prodotti nazionali più competitivi sui mercati internazionali. L’aumento delle esportazioni diventerebbe così il volano della ripresa delle produzioni, dell’occupazione e dell’intera economia.
La verità è un’altra. Il ritorno alla moneta nazionale, per qualsiasi paese Eu, Italia inclusa, lascerebbe l’intero ammontare del debito pubblico e privato, in larga parte in mani estere, denominato in euro oppure in dollari. Soltanto i cittadini risparmiatori potrebbero convertire i loro risparmi, a cominciare dai bot, in titoli denominati nella nuova moneta nazionale, ma gli altri titoli di debito resterebbero come prima. Comunque la riconversione completa equivarrebbe ad una dichiarazione di default nazionale.
Sarebbe possibile finanziare il debito esistente e aumentarlo, come si propone, soltanto a tassi di interesse molto più alti di quelli attuali. Si ricordi che, dopo la crisi del 1992 e la svalutazione della lira, gli interessi dei bot a breve arrivarono fino al 17%!.
Tutte le importazioni, a cominciare dal petrolio e dal gas, sono calcolate in dollari o in euro. Per l’Italia sarebbe perciò lo sconquasso finale delle sue finanze. Gli aumenti dei costi di importazione e del finanziamento del debito si tradurrebbero inevitabilmente in una inflazione galoppante con una drammatica perdita di potere d’acquisto.
E’ difficile immaginare come si possano così ampliare le fette di mercato per le proprie esportazioni. In questa logica per diventare competitivi occorrerebbe abbattere i costi che ancora una volta colpirebbe il lavoro. Ciò vorrà dire innescare nuovamente quel vortice recessivo fatto di meno reddito, meno consumo, meno produzione, meno entrate fiscali, meno disponibilità di bilancio.
L’economia italiana, sulla scia di quella tedesca, non può competere nei settori legati alle vecchie tecnologie mentre le economie emergenti operano con salari bassissimi. Invece bisognerebbe puntare sulle nuove tecnologie e determinare il prezzo e il mercato sulla base della loro qualità e della loro innovazione.
L’uscita dall’euro anche del più piccolo Paese innesterebbe una reazione a catena che porterebbe progressivamente al collasso dell’Ue. Si metterebbe in moto un’inevitabile guerra commerciale protezionista. Ci rimetterebbero tutti. Anche la Germania.
Sarebbe una destabilizzazione globale! Purtroppo non è impossibile. La storia europea del secolo scorso ha fatto conoscere “cose” che i popoli non avrebbero mai ritenuto possibili.
Certo la situazione attuale non è tollerabile. Non si può permettere che i cittadini siano portati ad una tale disperazione e povertà da voler preferire l’inferno.
A nostro modesto avviso serve più Europa. L’impegno prioritario del costituendo governo dovrebbe mostrare maggiore decisione nel consesso europeo per rendere più efficaci e solidali le scelte politiche ed economiche dell’Unione.
*Sottosegretario all’Economia del governo Prodi **Economista
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2) – Per chi vuole tenersi aggiornato sul modo col quale si continua a mentire sul caso di Emanuela Orlandi in modo da suggestionare il pubblico come fossero tutti beoti e favorire l’audience, ecco un altro bell’esempio:
22 April 2013 178 Commenti
Usa: medaglie restituite per protesta. Italia: “Chi l’ha visto?” insiste con l’Emanuela Orlandi Show
Questa volta vi propongo alcuni link. Il primo, boicottato e mai trasmetto in Italia, mostra un raduno di militari o ex militari Usa che buttano via le medaglie al valore ricevute nelle varie azioni “di pace”. Un’iniziativa che fa piazza pulita di tanta, troppa retorica inganna popolo e soprattutto inganna giovani. Gli altri sono link di miei articoli per Blitz riguardanti il fino ad ora inutile e indecoroso clamore creato da “Chi l’ha visto?”, il programma di Raitre condotto da Federica Sciarelli, sul caso Orlandi con il ritrovamento del “flauto di Emanuela” (?!). Ritrovamento che va ad aggiungersi agli ormai 8 anni 8 di panzane e mitomanie veicolate da tale programma. Sono messi in ordine cronologico e sono interessanti anche i commenti decisamente velenosi di Pietro Orlandi, con annessi fan, contro di me e le mie risposte a tono. Traete voi le conclusioni, se credete.
Questo andazzo avvalorato da “Chi l’ha visto?” ha come unico risultato la diffusione di sfiducia nelle istituzioni e in particolare contro magistratura, avvalorando le ipotesi più strampalate di complotti che qeasta volta non sono più demoplutosocialmassonici, come diceva il Cavaliere in camicia nera anziché azzurra, ma di altro tipo. Sempre comunque deliranti. Insomma, “Chi l’ha visto?” affianca di fatto Berlusconi nel delegittimare la magistratura e semina qualunquismo a piene mani: il risultato lo si vede anche alle elezioni. Per essere Raitre una rete “de sinistra” chiarisce bene cos’è oggi la sinistra. Che s’è suicidata definitivamente scegliendo come suo candidato presidente della Repubblica l’ottantenne Franco Marini.
Nel frattempo le bombe alla maratona di Boston si stanno rivelando un prodotto forse locale, di qualche mente malata yankee intossicata dal mito, dalla retorica e dagli sporchi interesse di bottega delle armi o di qualche immigrato rancoroso perché malamente americanizzato. Si griderà ovviamente ad Al Qaeda, come se i suoi fanatici fossero tipi da bombe fatte in casa usando pentole a pressione… Purtroppo a questo mondo non c’è limite non solo all’umana ferocia, me neppure al ridicolo. Vedremo. Intanto s’è rivelata ancora una volta la prontezza degli untori a scatenarsi contro i “terroristi islamici” o simili, avvalorando anche un quantità di vittime assai più grande del reale. Fermo restando che le vittime sono comunque troppe e che purtroppo ce ne sono una dozzina in condizioni critiche. A molti sono stati amputate parte degli arti inferiori. Il demone Usa amante delle armi diffuse a gogò ha già silurato il tentativo di Obama di varare una legge più decente, cioè più restrittiva della vergognosa licenza di acquisto oggi vigente. L’esplosione di una fabbrica di fertilizzanti chimici del Texas, con annessa strage e devastazione, pare voler sottolineare l’esistenza di tale rovinoso demone.
https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=RDcL4xtQwds#!
http://www.blitzquotidiano.it/opinioni/nicotri-opinioni/il-flauto-di-emanuela-orlandi-vero-1523501/
18 April 2013 61 Commenti
Crisi bancarie: si vuole una guerra tra contribuenti e risparmiatori
Crisi bancarie: si vuole una guerra tra contribuenti e risparmiatori
Mario Lettieri* e Paolo Raimondi**
La decisione del governo di Cipro, spintonato da una Troika troppo invadente, di tassare tutti i conti correnti oltre i 100.000 euro delle banche cipriote in default, è stato un test premeditato e un pericoloso precedente per l’intera Ue. Lo possiamo affermare con certezza.
La conferma del resto è arrivata dal portavoce di Michel Barnier, il Commissario europeo al mercato interno, che non ha potuto escludere la possibilità che in futuro i depositi oltre quella cifra possano essere utilizzati per operazioni di salvataggio delle banche in crisi.
Anche l’Institute of International Finance di Washington, uno degli enti privati più noti della finanza globale, ha sostenuto che la “soluzione” cipriota potrebbe diventare un modello per l’intera Europa.
bancarotta, Al riguardo è da sottolineare che dal 10 dicembre 2012 era già in circolazione un documento della Federal Deposit Insurance Corporation (Fdic) americana e della Bank of England, il “Resolving Globally Active, Sistemicaly Important Financial Institutions (SIFI)”, che affronta le emergenze relative all’eventuale bancarotta di istituzioni finanziarie di importanza sistemica.
Si afferma che non si intende più utilizzare i soldi pubblici per salvare con dei bail-out le banche in crisi, come finoraFmi, è sempre avvenuto dopo il fallimento della Lehman Brothers.
Il motto è: dal bail-out al bail-in! Con il procedimento del bail-in le perdite dovranno essere sopportate dagli azionisti e dai cosiddetti “unsecured creditors”. Sembra molto razionale: perché devono essere i contribuenti a pagare per le malefatte e per i giochi fatti dai banchieri con i derivati speculativi?
Ma il diavolo, come sempre, si nasconde tra i dettagli. Chi sono questi fantomatici “unsecured creditors”? Di certo i detentori di azioni, obbligazioni e di altri titoli di credito non garantiti. Si salvano invece i crediti vantati dalle pubbliche amministrazioni, dalle Banche Centrali, dalla Bce in Europa e da enti internazionali come il Fmi. [Leggi →]
9 April 2013 125 Commenti
Aspettando Godot: una banca per lo sviluppo e bond per la crescita
Una banca per lo sviluppo e bond per la crescita
Mario Lettieri* e Paolo Raimondi**
Per il nuovo governo le priorità sono chiare e non eludibili: crescita economica e occupazione. Del resto questo è stato un mantra da tutti ripetuto nella campagna elettorale. La sfida vera però è nei modi e nei tempi delle scelte. Le ricette non mancano. Comunque, se necessario, si può trarre ispirazione da qualche recente iniziativa internazionale. Dopo un lungo periodo di paralisi politica, l’inizio del secondo mandato del presidente Barack Obama sembra dare qualche esempio di “good practice”. La Casa Bianca ha appena reso pubblico un programma in tre punti per investimenti nelle infrastrutture.
Il primo prevede un piano finanziario di 50 miliardi di dollari per riparare, rinnovare o ammodernare le infrastrutture nei settori dei trasporti. Sull’intero territorio statunitense ci sarebbero infatti circa 70.000 ponti che richiedono urgenti interventi di riparazione.
Il secondo punto prevede la creazione in tempi brevi di una Banca Nazionale per le Infrastrutture al fine di raccogliere e mobilitare capitali pubblici e privati e sulla base dei quali emettere obbligazioni per la ricostruzione dell’economia reale.
Il terzo aspetto mira ad una immediata semplificazione delle procedure burocratiche per far sì che i progetti possano realmente partire in tempi brevissimi e così avviare il motore della ripresa e dell’occupazione. [Leggi →]
2 April 2013 110 Commenti

















