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L’articolo di un giornalista israeliano fatto sparire dal web

di Zvi Schuldiner

Cosa rispon­de­reb­bero il coro nazio­nale e gli imbe­cilli che dichia­rano ami­ci­zia a Israele in Europa se faces­simo una domanda molto sem­plice: di che colore era il san­gue dei circa cin­que­cento bam­bini che le forze israe­liane hanno ucciso l’anno scorso, nell’ultima guerra di Gaza? Sì, guerra.
Certo si parla di difesa…hanno ucciso set­tanta sol­dati israe­liani e sei o sette civili, fra i quali un bel­lis­simo bam­bino. Ma l’esercito più morale del mondo ha ammaz­zato oltre due­mila pale­sti­nesi e rico­no­sce che parte dei morti non erano ter­ro­ri­sti ma effetti col­la­te­rali della logica della guerra.
Non mi emo­ziono gran­ché ascol­tando tutti gli ipo­criti che giorno dopo giorno creano il ter­reno fer­tile nel quale ven­gono semi­nati cri­mini come l’attacco con­tro la sfi­lata dell’amore omo­ses­suale, gio­vedì, o il rogo e l’assassinio in una casa pale­sti­nese, adesso. Israele è in preda a un cre­scente raz­zi­smo, fomen­tato e appro­vato dai cori­fei del fon­da­men­ta­li­smo reli­gioso nella sua ver­sione nazio­na­li­sta, insieme agli ultra­na­zio­na­li­sti di destra. La loro reto­rica è la base che induce le bande di attacco a met­tere in pra­tica i mes­saggi dei ver­tici, sem­pre avvolti nella dema­go­gia nazio­na­li­sta stile «siamo l’unica demo­cra­zia e lot­tiamo per la sopravvivenza».
Respi­riamo, man­giamo, viviamo in un momento tra­gico per la società israe­liana, una società i cui lea­der evo­cano strom­baz­zando ogni giorno peri­coli esterni, men­tre get­tano le basi del raz­zi­smo colo­nia­li­sta che è la base del nostro domi­nio nei ter­ri­tori occu­pati. Quat­tro milioni di pale­sti­nesi chiusi nell’enorme car­cere gestito dalla «unica demo­cra­zia del Medio Oriente».
Quando i poli­tici locali par­lano e star­naz­zano, quando i poli­tici occi­den­tali mani­fe­stano loro sim­pa­tia, biso­gne­rebbe chie­dere a tutti chi ali­menta le fiamme di un raz­zi­smo nazio­na­li­sta che ha ucciso a Gaza cen­ti­naia di bam­bini — per mano dell’esercito rego­lare — e che ieri ne ha bru­ciato vivo un altro, per mano di qual­che ter­ro­ri­sta creato dalla sacra unione fondamentalista-nazionalista.

UN PO’ DI INFORMAZIONE SULLE ATROCITA’ DI ISRAELE CONTRO I PALESTINESI

Non mi conosci. Io sono solo un ragazzo californiano che una volta si innamorò di Israele e vi è rimasto, ma se sei una persona che sostiene Israele in California o in qualsiasi altro posto al di fuori di qui, ho un messaggio per te.
E lo stesso messaggio se si appartiene a StandWithUs o a J Street, o alla Coalizione ebrei repubblicani o al New Israel Fund, all’AIPAC o all’ Americans for Peace Now: “Prima di sostenere Israele un altro giorno, scarica e apri un rapporto chiamato “Ecco come ci siamo battuti a Gaza :. ‘testimonianze e fotografie dalla operazione “soldati a Gaza” (2014) “

Leggilo e non tornare a difendere Israele prima di averlo letto fino in fondo L’onestà è l’elemento centrale. L’onestà di decine di soldati coraggiosi e profondamente sfregiati che hanno prestato servizio in quella guerra la scorsa estate. Non sarà facile da leggere , né deve esserlo.
Chiunque tu sia, qualunque sia la tua politica, è necessario sapere che cosa è successo a Gaza. È necessario essere in grado di iniziare a spiegare – prima di tutto a te stesso – perché almeno la metà, e forse molti di più dei 2.200 palestinesi uccisi dall’esercito israeliano erano civili, molti dei quali bambini. È necessario cominciare a percepire la portata della devastazione in vaste aree della Striscia , dovute all’IDF e alle direttive del governo . E’ necessario , caso dopo caso,, cominciare a sapere cosa è successo.Questo è necessario per il tuo stesso bene
http://frammentivocalimo.blogspot.it/2015/05/bradley-burston-lettera-per-i.html?spref=fb

http://www.democracynow.org/2015/5/6/kill_anything_israeli_soldiers_say_gaza

http://rufini.blogautore.repubblica.it/2015/05/08/spara-a-tutto-quello-che-si-muove/

http://www.today.it/mondo/bambini-palestinesi-violentati-soldati-israeliani.html

http://www.ilgiornale.it/news/i-soldati-israeliani-contro-tel-aviv-gaza-gravissime-irregol-1123852.html

http://monni.blogautore.espresso.repubblica.it/2015/05/04/breaking-the-silence-denuncia-operazioni-esercito-israeliano-a-gaza/

http://frammentivocalimo.blogspot.it/2013/05/1948-e-i-rifugiati-palestinesi-ben.htmlhttp://frammentivocalimo.blogspot.it/2013/05/1948-e-i-rifugiati-palestinesi-ben.html

SOPRAVVISSUTI DELLA SHOA’ CONTRO QUELLO CHE DEFINISCONO “IL GENOCIDIO DEI PALESTINESI” E CONTRO LA VERGOGNOSA STRUMENTALIZZAZIONE DELLA STESSA SHOA’ PER GIUSTIFICARLO

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http://www.thepostinternazionale.it/mondo/israele/sopravvisuti-alla-shoah-oggi-condannano-israele


Lo scorso 11 agosto, il premio Nobel per la pace nel 1986 Elie Wiesel ha acquistato lo spazio per un’inserzione pubblicitaria sui maggiori quotidiani internazionali, tra cui The New York Times, The Wall Street Journal, Washington Post, The New York Observer e The Guardian, per condannare pubblicamente il sacrificio dei bambini da parte di Hamas. 

Nell’annuncio, si legge chiaramente: “Jews rejected child sacrifice 3,500 years ago. Now it’s Hamas’ turn”. Tradotto: “Gli ebrei hanno rifiutato il sacrificio dei loro bambini 3,500 anni fa. Ora tocca ad Hamas.”
“Questa non è una battaglia di ebrei contro arabi o di Israele contro i palestinesi. È una battaglia tra coloro che celebrano la vita contro i campioni della morte. È la battaglia della civilizzazione contro la barbarie”, si legge nell’annuncio del premio Nobel Wiesel.

Il 23 agosto, 327 ebrei sopravvisuti all’Olocausto o discendenti delle vittime del genocidio nazista hanno risposto con una lettera a Wiesel acquistando a loro volta un’inserzione pubblicitaria sul New York Times, con la quale si dicono “allarmati dall’estrema e razzista disumanizzazione dei palestinesi da parte della società israeliana”. E definiscono un “genocidio” quanto sta accadendo a Gaza.
Di seguito la loro lettera apparsa sul New York Times:
In qualità di ebrei sopravvissuti e discendenti di vittime del genocidio nazista, condanniamo inequivocabilmente il massacro dei palestinesi a Gaza e la continuazione dell’occupazione e colonizzazione della Palestina storica. Altresì condanniamo gli Stati Uniti per fornire a Israele i finanziamenti necessari ad attuare l’attacco, nonché i paesi occidentali più in generale per usare il loro peso diplomatico al fine di proteggere Israele da condanne.

I genocidi cominciano col silenzio del mondo.
Siamo allarmati dall’estrema e razzista disumanizzazione dei palestinesi da parte della società israeliana, che ha raggiunto livelli febbrili. Politici e opinionisti nel Times of Israel e nel Jerusalem Post hanno apertamente chiesto il genocidio dei palestinesi, mentre israeliani di destra adottano gli emblemi nazisti.

Siamo inoltre disgustati e indignati dall’abuso su queste pagine della nostra storia operato da Elie Wiesel (Qui il link: lo scorso 11 agosto) volto a promuovere delle palesi falsità usate per giustificare l’ingiustificabile: il massiccio sforzo di Israele per distruggere Gaza e l’assassinio di circa 2.000 palestinesi, con molte centinaia di bambini. Nulla può giustificare il bombardamento di rifugi dell’ONU, di abitazioni civili, di ospedali e di università.

Nulla può giustificare il privare la gente dell’elettricità e dell’acqua.
Dobbiamo levare le nostree voci collettive e usare il nostro potere per porre fine ad ogni forma di razzismo, compreso il genocidio in corso del popolo Palestinese. Chiediamo l’immediata cessazione del blocco di Gaza. Chiediamo un completo boicottaggio economico, culturale e accademico di Israele. «Mai più» deve significare «mai più per tutti».
A questo link ( http://ijsn.net/gaza/survivors-and-descendants-letter/
) la lista di tutti i firmatari.

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I due link seguenti sono di articoli molto interessanti sugli arabi vittime della Shoà e sulla propaganda mirata a far passare gli arabi per più o meno nazisti:
http://www.thepostinternazionale.it/mondo/palestina/anche-noi-arabi-vittime-della-shoah

http://www.thepostinternazionale.it/mondo/israele/a-pranzo-con-la-storia

PALESTINA-ISRAELE: CHI HA PAURA DELLO STATO BINAZIONALE?

di Gideon Levy

http://frammentivocalimo.blogspot.it/2014/02/gideon-levy-chi-ha-paura-dello-stato.htmlSintesi personale

Sintesi personale

Ebrei e arabi hanno vissuto insieme in uno stato dal 1948; israeliani e palestinesi vivono insieme in uno stato dal 1967. Questo paese è ebreo e sionista, ma non democratico per tutti. I suoi cittadini arabi sono limitati , mentre i palestinesi nei territori sono diseredati e privi di diritti .una soluzione per i suoi cittadini ebrei e un disastro per i suoi sudditi palestinesi. Quelli che sono spaventati da un unico Stato, quasi tutti gli israeliani ,ignorano che nella realtà è  già esistente.  Sono terrorizzati dal cambiamento : da uno stato di apartheid e di occupazione ad uno stato egualitario, da uno stato binazionale travestito da stato-nazione (del sovrano), ad uno stato binazionale in linea di principio. In entrambi i casi, gli ebrei e palestinesi  vivono in questo stato da almeno due generazioni, anche se  divisi. E impossibile ignorare.ciò
Le relazioni tra i due popoli in questo paese hanno conosciuto cambiamenti: da un regime militare  per gli arabi-israeliani fino alla sua abolizione (nel 1966), da un periodo di maggior calma e libertà nei territori a periodi tempestosi di terrore omicida e  di violenta occupazione. A Gerusalemme, Acri, Giaffa, Ramle, Lod, la Galilea e di Wadi Ara vivono arabi ed ebrei e le relazioni tra loro non sono impossibili.

Le relazioni con i palestinesi nei territori sono cambiati,  ma nel corso degli anni abbiamo vissuto in un  unico paese, anche se con la spada.
Per 47 anni  c’è stata la possibilità di ritirarsi dai territori per mantenere il carattere  ebraico e democratico dello Stato ,ma gli israeliani  hanno scelto di non farlo. E ‘forse questo un loro diritto, ma è loro dovere  offrire un’altra soluzione.   Sotto questa bandiera hanno ampliato gli insediamenti e perpretato l’occupazione con l’  obiettivo  di contrastare  la partizione. Questa finalità  è diventata irreversibile : non si parla più di evacuare oltre mezzo milione di coloni  e quindi non si parla più di una giusta soluzione dei due stati.

Le proposte di Stato John Kerry, che scoraggiano anche un gran numero di israeliani negli Stati Uniti, non garantiscono una soluzione giusta,  non garantiscono una soluzione: i ” blocchi di insediamenti ” resteranno in vigore. . ” Le misure di sicurezza “saranno in vigore per la Valle del Giordano, forse anche lì  sarà  consentito agli insediamenti di rimanere. La proposta dice no al ritorno dei profughi  o a una soluzione al problema dei rifugiati. Nel frattempo  ci  si impegna a non ” evacuare un Ebreo “e si  propone  la sovranità palestinese per i coloni
A questo punto può essere possibile andare dal droghiere all’angolo, formulare e anche firmare un altro documento (senza alcuna intenzione di  attuarlo  ) che somiglia notevolmente a tutti  quelli precedenti  ed ora 
riposti, pieni di polvere, in qualche archivio,ma è impossibile risolvere il conflitto con un tale piano. I rifugiati, i coloni , la Striscia di Gaza, la mancanza di buone intenzioni e  di giustizia   resteranno  .

Chi sostiene la soluzione dei due stati – a quanto pare la maggior parte degli israeliani – deve offrire una soluzione reale. Le proposte di Kerry non fanno ben sperare. Israele vi aderirebbe , ma solo per mantenere le sue relazioni con gli Stati Uniti e il mondo e per spingere i palestinesi nell’angolo , non certo per stabilire la pace o imporre la giustizia.
Da questo generale “no” sorge il “sì  a uno stato”. Se gli israeliani vogliono mantenere gli insediamenti ,nella Valle del Giordano, a  Gush Etzion e Maale Adumim, a Gerusalemme Est e leader nel Beit El devono prendere atto che c’è  un solo stato. Se c’è uno stato, allora il discorso deve cambiare: diritti uguali per tutti.
I problemi sono molti e complicati e come loro lo sono anche le soluzioni: divisione in distretti, federazione,  governi separati . Non ci sarà alcun cambiamento demografico qui – perché lo Stato è  da lungo  tempo  binazionale ,  ma solo un cambiamento democratico e consapevole. E allora si porrà la questione in tutta la sua forza: perchè così spaventoso vivere in uno stato egualitario? Infatti tutte le altre possibilità sono molto più spaventose.

http://www.haaretz.com/opinion/.premium-1.571863

Gideon Levy : Who’s afraid of a binational state?

Noam Chomsky: La politica israeliana dei fatti compiuti

di Noam Chomsky

Il 26 agosto, Israele e l’Autorità Palestinese hanno entrambi accettato un accordo per il cessate il fuoco, dopo un assalto di 50 giorni a Gaza, che ha provocato la morte di 2.100 palestinesi e ha lasciato vasti panorami di distruzione.
L’accordo chiede una fine dell’azione militare da parte di Israele e di Hamas e anche un allentamento dell’assedio israeliano che ha strangolato Gaza per molti anni.
Tuttavia questo è il più recente di una serie di accordi pe il cessate il fuoco raggiunti dopo ognuna delle periodiche escalation di Israele nel suo incessante assalto a Gaza.
Fin dal novembre 2005 i termini di questi accordi sono rimasti essenzialmente gli stessi. Lo schema regolare è che Israele non osservi qualsiasi accordo sia deciso, mentre Hamas lo osserva – come ha ammesso Israele – fino a quando un brusco aumento della violenza da parte di Israele provoca una reazione di Hamas, seguita da brutalità ancora più feroce.
Queste escalation si chiamano “tagliare l’erba del prato” nel gergo di Israele. Quella più recente è stata descritta in modo ancora più preciso come “rimuovere lo strato superficiale di terra” da un anziano ufficiale militare statunitense, citato sul canale televisivo Al-Jazeera America. Continua a leggere

Come Israele zittisce il dissenso per coprire i propri crimini

Mairav Zonszein : come Israele silenzia il dissenso.

Jaffa, Israele – Il 12 luglio, quattro giorni dopo l’ultima guerra a Gaza, centinaia di israeliani si sono riuniti nel centro di Tel Aviv per protestare contro l’uccisione di civili da entrambe le parti e chiedere la fine dell’assedio di Gaza e dell’occupazione israeliana nella Cisgiordania. Hanno cantato, “ebrei e arabi rifiutano di essere nemici.” Hamas aveva avvertito che avrebbe sparato una raffica di razzi contro centrale di Israele dopo le 9 di sera e lo ha fatto.

Ma le lesioni subite a Tel Aviv quella notte non derivavano dal lancio di razzi, ma da un attacco premeditato di un gruppo di estremisti ebrei israeliani.che cantavano “Morte agli arabi” e “Morte alla sinistra ,” e hanno hanno attaccato i manifestanti violentemente . Alcuni manifestanti sono stati picchiati e hanno avuto bisogno di cure mediche : la polizia non ha fatto nessun arresto . La stessa cosa è accaduta a un’altra protesta contro la guerra ad Haifa e questa volta tra le vittime : il vice sindaco della città, Suhail Assad e suo figlio. Il primo ministro Benjamin Netanyahu non ha fatto alcuna dichiarazione per condannare la violenza, anche se in precedenza aveva dichiarato che la sua preoccupazione principale era garantire la sicurezza dei cittadini israeliani. Continua a leggere

ISRAELE: “UNO STATO FONDATO SULLA RAPINA”

http://www.internazionale.it/opinioni/amira-hass/2014/09/03/uno-stato-fondato-sulla-rapina/
di Amira Hass

È sorprendente che qualcuno si stupisca ancora alla notizia di un’altra rapina a mano armata, che in gergo burocratico si traduce come dichiarare un pezzo di terra proprietà dello stato. Qualcuno sembra stupito che nel bilancio dello stato israeliano il ministero della difesa è diventato prioritario, mentre l’istruzione ha subìto pesantissimi tagli.
Il regime israeliano si fonda su tre pilastri: rubare la terra e scacciare coloro che ci vivono, nutrire l’apparato di guardie del corpo (l’esercito, nel gergo locale) che proteggono la spoliazione, e demolire lo stato sociale spazzando via il principio della responsabilità civile reciproca.
Senza questi tre princìpi fondamentali non sarebbe il nostro regime. Ma parlare dei dettagli, stupirsi al momento giusto, sorprendersi una tantum, ci fa dimenticare il quadro generale. Ci fa dimenticare il fatto che è proprio questo il regime. Continua a leggere

Gideon Levy: “È israele che alimenta l’antisemitismo”.

Aggiungo che questo odio Israele lo alimenta apposta, con l’obiettivo di spingere gli ebrei d’Europa e del mondo a emigrare in Israele. Obiettivo coronato da successo con la politica di odio e disprezzo verso i Paesi arabi e musulmani, che ha fruttato a Israele l’immigrazione di un milione di ebrei che da secoli vivevano senza problemi in quei Paesi. Da tempo tale strategia non funziona più, essendo evidente anche a sempre più ebrei la realtà decisamente non encomiabile di Israele. Ed ecco che si è fatto spazio, ovviamente a spese dei palestinesi, a decine di migliaia di cristiani ortodossi russi, base del potere dell’indecente Avigdor Lieberman, spacciandoli per ebrei. Si è fatto spazio anche a peruviani convertiti all’ebraismo. Manca solo che “tornino” in Israele, per rubRe anche loro terra ai palestinesi, cinesi, giapponesi, eschimesi, lapponi, africani neri e altri affamati di terre altrui convertiti all’ebraismo o comunque spacciati per ebrei.

………………………..

Un’ondata di rabbia sta investendo l’opinione pubblica mondiale. In contrasto con la miopia e l’autocompiacimento dell’opinione pubblica israeliana, all’estero la gente ha visto le foto di Gaza ed è rimasta sconvolta. Per chiunque avesse una coscienza era impossibile fare finta di niente.

Lo shock si è trasformato in odio verso lo stato che ha fatto tutto ciò, e in alcuni casi l’odio ha finito per risvegliare l’antisemitismo dalla sua tana. Sì, nel ventunesimo secolo c’è ancora antisemitismo nel mondo, ed è stato Israele ad alimentarlo. Israele ha fornito all’odio scuse in abbondanza.

Ma non tutti i sentimenti anti-israeliani sono antisemiti. Semmai è vero il contrario: la maggior parte delle critiche a Israele sono fondate e moralmente giustificabili. L’antisemitismo, razzista come tutti gli odi nazionali, è spuntato ai margini di queste critiche, e Israele è direttamente responsabile della sua comparsa.

Ma Israele e l’establishment della diaspora ebraica etichettano automaticamente ogni critica come antisemita. Il trucco è vecchio: il peso della colpa viene trasferito da quelli che hanno commesso gli orrori di Gaza a quelli che si macchiano di cosiddetto antisemitismo. Non è colpa nostra, è colpa tua, mondo antisemita. Qualunque cosa faccia, Israele ha sempre tutto il mondo contro.

Naturalmente questo non ha senso. Così come un poliziotto che fa una multa a un automobilista ebreo non è necessariamente antisemita, come vorrebbero far credere alcune organizzazioni ebraiche, e una rapina a un rabbino non è necessariamente motivata dall’odio razziale, le critiche a Israele non sono necessariamente motivate dall’odio per gli ebrei.

http://www.internazionale.it/opinioni/gideon-levy/2014/08/14/mio-dio-lantisemitismo/

La disonestà della classe dirigente e l’immoralità di quella militare d’Israele, che ingannano e usano in modo cinico (anche) i propri giovani


L’esultanza di questi giovani soldati dopo la nuova terribile mattanza a Gaza dimostra l’imbecillità dell’età giovanile di ogni parte del globo quando è imbevuta di nazionalismo e dimostra l’odio contro i palestinesi con il quale in Israele i cittadini vengono formati fin dalle scuole elementari, grazie ai programmi scolatici che, come rivelato da molti docenti di storia israeliani, hanno deliberatamente falsato la Storia e la narrazione della nascita di Israele. E’ come se in Italia si scoprisse che Garibaldi e i garibaldini anziché avere “fatto l’Italia” con le famose battaglie (più qualche strage in Sicilia…) l’hanno fatta con la pulizia etnica di oltre 500 villaggi, paesi, quartieri e città oltre che con una serie impressionante di stragi di civili, esecuzioni sommarie, saccheggi e ruberie varie. E’ come scoprire che in Italia Garibaldi anziché andarsene in esilio a Caprera s’era fatto un ranch sul territorio di un paese di meridionali evacuato e distrutto così come ha fatto Sharon nel Negev con il territorio di un paese “ripulito”. Continua a leggere

LA DISFATTA MORALE DI ISRAELE

http://nena-news.it/amira-hass-la-disfatta-morale-di-israele-ci-perseguitera-per-anni/Amira Hass: “La disfatta morale di Israele ci perseguiterà per anni”

Scrive la giornalista israeliana Amira Hass: “Se vittoria vuol dire causare al nemico una pila di bambini massacrati, allora Israele ha vinto. Queste vittorie si aggiungono alla nostra implosione morale, la sconfitta etica di una società che ora si impegna a non fare un’auto-analisi, che si bea nell’autocommiserazione a proposito di ritardi nei voli aerei?”.

La casa distrutta del leader di Hamas Ismail Haniyeh (Foto: Finbarr O’Reilly/Reuters)
[PINO NICOTRI: DA NOTARE CHE LUI E’ ALL’ESTERO, PERCIO’ BOMBARDARGLI LA CASA E’ STATO SOLO UN ATTO DI BARBARIE, I MILITARI ISRAELIANI GLI HANNO MASSACRATO LA FAMIGLIA, I PARENTI, GLI AMICI ED EVENTUALI INQUILINI SOLO PER IL GUSTO PEGGIO CHE ANIMALESCO DELLA VENDETTA, ACCECATI DA UN ODIO SEMPRE PIU’ BESTIALE, ANCHE SE IN REALTA’ LE BESTIE NON ODIANO. A ODIARE SIAMO SOLO NOI ESSERI COSIDDETTI UMANI]

di Amira Hass – Haaretz

Ramallah, 30 luglio 2014, Nena News – Se la vittoria si misura in base al numero dei morti, allora Israele e il suo esercito sono dei grandi vincitori. Da sabato, quando ho scritto queste parole, a domenica, quando voi le leggete, il numero [dei morti palestinesi] non sarà più di 1.000 (di cui il 70-80% civili), ma anche di più [sono 1200, ndt].

Quanti altri ancora? Dieci corpi, diciotto? Altre tre donne incinte? Cinque bambini uccisi, con gli occhi semichiusi, le bocche aperte, i loro piccoli denti sporgenti, le loro magliette coperti di sangue e tutti trasportati su una sola barella? Se vittoria vuol dire causare al nemico una pila di bambini massacrati su una sola barella, perché non ce ne sono abbastanza, allora avete vinto, capo di stato maggiore Benny Gantz e ministro della Difesa Moshe Ya’alon, voi e la nazione che vi ammira. Continua a leggere

FATTI SPARIRE DA FACEBOOK POST DEL DOCENTE ISRAELIANO ARIEL TOAFF SULLA NUOVA TRAGEDIA ISRAELO PALESTINESE

PUBBLICO VOLENTIERI IL POST SCRITTO TRE GIORNI FA NELLA SUA PAGINA FACEBOOK DA ARIEL TOAFF, DOCENTE DI STORIA IN ISRAELE, E MISTERIOSAMENTE FATTO SPARIRE NON SI SA DA CHI, MA NON E’ DIFFICILE IMMAGINARNE ALMENO I MOTIVI. PUBBLICO ANCHE TUTTI I COMMENTI, FATTI SPARIRE ANCHE QUELLI. NON SOLO: SONO STATE FATTE SPARIRE ANCHE TUTTE LE NOTIFICHE DEI SINGOLI COMMENTI MAN MANO ARRIVATE A TUTTI GLI AMICI FB DI TOAFF. E’ STATO FATTO SPARIRE ANCHE UN ALTRO SUO POST, MA QUELLO NON LO AVEVO IN USO SUL COMPUTER PERCIO’ NON HO POTUTO SALVARLO.
BUONA LETTURA.

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Aereoporto di Tel Aviv, ore 15. Deserto come nel 1967. Allora si chiamava Lod o Lidda, ora Ben Gurion.
E domani?
Parlero’ dopo, se avro’ ancora un po’ di voce. Qualcuno mi dovra’ anche spegare se chi da settimane tira su Tel Aviv e sull’aereoporto vuole in cuor suo essere intercettato e non fare vittime civili. Il resto e’ comnmento e la guerra e’ sempre uno schifo.
I nostri giovani che muoiono mi strappano il cuore. Donne, anziani, bambini e vittime civili dall’altra parte mi riempiono di tristezza. dolore e rabbia.
Qualcuno dovra’ alla fine presentare il conto. Ma a chi e quando.
Non guardo piu’ i pezzi di colore in televisione. I De Amicis in ebraico o in arabo non mi hanno mai interessato. Purtroppo non lasciano il tempo che trovano. Continua a leggere

Gideon Levy smaschera l’ottusità e l’ipocrisia di Israele

FRAGOLE O SANGUE?

di Gideon Levy

[Gideon Levy è un giornalista israeliano, che ho avuto la fortuna di ascoltare e conoscere a Milano un anno fa. Scrive per il quotidiano Ha’aretz].

Dopo che abbiamo detto tutto ciò che c’è da dire sul conto di Hamas – che è integralista, che è crudele, che non riconosce Israele, che spara sui civili, che nasconde munizioni dentro le scuole e gli ospedali, che non ha fatto niente per proteggere la popolazione di Gaza – dopo che è stato detto tutto questo, e a ragione, dovremmo fermarci un attimo e ascoltare Hamas. Potrebbe perfino esserci consentito metterci nei suoi panni e forse addirittura apprezzare l’audacia e la capacità di resistenza di questo nostro acerrimo nemico, in circostanze durissime.

Invece Israele preferisce tapparsi le orecchie davanti alle richieste della controparte, anche quando queste richieste sono giuste e corrispondono agli interessi sul lungo periodo di Israele stesso. Israele preferisce colpire Hamas senza pietà e senza alcun altro scopo che la vendetta. Stavolta è particolarmente chiaro: Israele dice di non voler rovesciare Hamas (perfino Israele capisce che se lo fa si ritroverà sulla porta di casa la Somalia, altro che Hamas), ma non è disponibile ad ascoltare le sue richieste. Quelli di Hamas sono tutti “bestie”? Ammettiamo pure che sia vero, ma tanto lì stanno e lì restano, e lo pensa anche Israele. Quindi, perché non ascoltarli?

La settimana scorsa sono state pubblicate, a nome di Hamas e della Jihad islamica, dieci condizioni per un cessate il fuoco che sarebbe durato dieci anni. Possiamo anche dubitare che le richieste arrivassero davvero da quelle due organizzazioni, ma comunque erano una buona base per un accordo. Tra di esse non ce n’era neanche una che fosse priva di fondamento. Continua a leggere

La violenza di Israele e l’ipocrisia smemorata dell’Occidente

Pubblico volentieri questo pezzo tratto dal blog di Alberto Stabile su repubblica.it. Aggiungo solo che questo nuovo odioso massacro sulla pelle dei palestinesi dimostra l’assoluta inutilità della precedente mattanza sempre di palestinesi compiuta con l’invasione operata dagli israeliani nota col nome di Piombo Fuso. Che ammazzò più o meno 1.500 persone, 450 delle quali bambini, e molti di più ne storpiò. È sempre più evidente che la politica israeliana cerca solo di ammazzare quanti più palestinesi possibile e di rendere loro impossibile vivere senza emigrare altrove nel mondo.

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BEIRUT – Comincerei a chiamare le cose con il loro nome. Quella che per il governo e i media israeliani è un’ “operazione”, con tutto quello che di riduttivo e di definito nel tempo, nello spazio e negli obbiettivi da perseguire, ha questa definizione, è in realtà una guerra in cui un esercito incomparabilmente più forte, il quinto esercito del mondo si dice, combatte con i mezzi più avanzati della tecnologia militare contro una milizia di qualche decina di miglia di uomini, la cui arma più temibile consiste in un arsenale di razzi (molti) e di missili (pochi) artigianalmente costruiti, i primi e altrettanto artigianalmente assemblati, i secondi, nelle officine clandestine di Gaza. Continua a leggere

Gaza, vergogna d’Europa e degli Usa

Norman G. Filkenstein è un ebreo canadese, figlio di genitori sopravvissuti alla tragedia del ghetto di Varsavia e al campo di sterminio di Auschwitz, che ha scritto il libro “L’industria dell’Olocausto: lo sfruttamento della sofferenza degli ebrei” per denunciare come tale industria abbia corrotto sia la cultura ebraica che la autentica memoria della Shoà. Il libro dimostra che tale sfruttamento avviene per ottenere vantaggi politici ed economici e per fare gli interessi di Israele. Filkenstein sul suo sito ha pubblicato un appello urgente per aiutare Gaza colpita da una inondazione che rende la vita ancor più impossibile del solito. Appello che mi pare doveroso diffondere. Me lo hanno inviato un gruppo di sardi colpiti dai recenti disastri del maltempo in Sardegna, che si chiedono perché gli abitanti di Gaza vengano invece abbandonati al loro destino.

La versione originale dell’appello di Filkenstein la si trova qui: http://normanfinkelstein.com/2013/state-of-emergency-in-gaza-what-we-can-do/

E questo video aiuta a capire la situazione: dihttp://www.youtube.com/watch?v=uVBGysDrcsE

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Abbiamo deciso di pubblicare questa relazione inviata da Mohammed Omer come avviso urgente: gli abitanti di Gaza hanno bisogno del nostro aiuto ora!

Contattate il Segretario di Stato USA John Kerry

Scrivi a: US Department of State 2201 C ST., NW Washington, DC 20520

Telefona al: 202-647-4000; selezionare l’opzione 4 e chiedere dell’operatore per la linea di commento. 202-647-6575 (Public Communication Division), selezionare l’opzione 8 per lasciare il vostro commento.

Stato di emergenza a Gaza

di Mohammed Omer

Fa freddo, non c’è corrente, e sto ricaricando il mio computer usando una batteria per auto, al fine di mandare questo messaggio. Fa così freddo a Gaza che ognuno ha i piedi freddi e il naso freddo. Una nuova tempesta sta colpendo questa enclave assediata. Non c’è elettricità, e la carenza di acqua, carburante e servizi vitali significa che la gente semplicemente si siede e aspetta l’ignoto. Decine di case a est di Gaza City, nel nord della Striscia di Gaza, a Khan Younes e Rafah sono inondate dalla pioggia. Il sistema di depurazione non può funzionare e la municipalità di Gaza ha annunciato lo stato di emergenza. Continua a leggere

Israele/Palestina: non tutti predicano l’odio e portano il cervello all’ammasso

http://www.freedomflotilla.it/2012/10/10/chi-naviga-sulla-estelle-verso-gaza-per-forzare-il-blocco-comunicato-stampa/

http://frammentivocalimo.blogspot.it/2012/10/alessandro-schwed-basta-con-la-guerra.html

http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=37247

Chi naviga sulla Estelle verso Gaza per forzare il blocco?

Ship to Gaza svela l’identità del primo passeggero a bordo della Estelle, la nave partita il 6 ottobre da Napoli alla volta di Gaza per interrompere l’assedio.

Passeggero I: Elik Elhanan , Israele

Elik Elhanan , proveniente da Tel Aviv, in Israele, è uno dei passeggeri a bordo del veliero Estelle nell’ultima tappa verso Gaza. Viene da una famiglia molto conosciuta emigrata in Palestina già negli anni ’20. Il padre del nonno materno fu il primo ambasciatore israeliano a Stoccolma. Il nonno materno, Matti Peled, fu il primo generale israeliano a prendere posizione contro l’occupazione nel 1972 e a creare gruppi pacifisti insieme ai palestinesi. Lasciò l’esercito e si dedicò invece a un dottorato in letteratura araba.

Elik, che ora ha 35 anni, ha un passato giovanile di punk. Nel 1995 si arruolò nell’esercito israeliano ed entrò nel corpo dei paracadutisti diventando con il passar del tempo un membro della squadra di élite.

Il quattro settembre 1997 sua sorella Smadar Elhanan, di 16 anni, tornava a casa da scuola sul viale Ben Yehuda a Gerusalemme.Era la prima settimana di scuola e c’era molta gente in giro. Due attentatori suicidi si fecero esplodere quel pomeriggio sul viale Ben Yehuda. Cinque persone persero la vita e venti furono ferite.

Quando Elik venne a sapere dell’attentato chiamò a casa dal reggimento, lo facevano tutti coloro che vivevano a Gerusalemme. Nessuno aveva sentito niente di speciale. Quando chiamò gli aveva risposto un vicino. I genitori erano usciti per identificare la figlia. Lei e la sua migliore amica erano tra i morti.

Dopo la morte di Smadar, la loro madre, Noret Pelled Elhanan, dichiarò che considerava il governo israeliano e la sua politica di occupazione responsabili della morte di Smadar. Continua a leggere