7 aprile 1979: la lezione è sempre attuale, ma nessuno impara. Si insiste negli stessi clamorosi errori, quasi sempre disonesti

Sono passati ormai ben 30 anni dal 7 aprile 1979, quando di primo pomeriggio mi trovai in manette assieme a un’altra dozzina di miei amici e conoscenti famosi, da Toni Negri a Franco Piperno, da Oreste Scalzone a Luciano Ferrari Bravo ed Emilio Vesce, accusati in blocco dal sostituto procuratore di Padova Pietro Calogero di essere i responsabili del rapimento e dell’uccisione dell’onorevole Aldo Moro, uomo di punta della Democrazia cristiana e di qualche governo, e i membri della direzione strategia del’intero terrorismo di sinistra italiano: dalle Brigate Rosse alla cosiddetta Autonomia Organizzata (“cosiddetta” perché non ho mai visto nulla di più disorganizzato) passando per Prima Linea. Mi spiace molto non poter essere il 7 di questo mese a Padova a rimembrare quei giorni assieme ai superstiti – alcuni infatti purtroppo non ci sono più – di quella straordinaria esperienza non solo giudiziaria, ma anche umana e – nei confronti di molti – anche disumana. Le tragedie quando sono basate sull’ignoranza e sulla supponenza hanno sempre anche un lato ridicolo.

E infatti. Nel carcere romano di Regina Coeli, dove mi sbatterono dopo qualche settimana passata nelle carceri di Bassano e Venezia, potei finalmente leggere il mostruoso e voluminoso mandato di cattura (su 80 pagine, ne lessi solo poche, mi pareva tutto troppo irreale, assurdo, manicomiale) e scoprii così che ero accusato non solo di una quantità industriale di omicidi, ma perfino di non aver pagato il bollo della Renault rossa in cui era stato rinvenuto il cadavere di Aldo Moro.Il processo è stato l’inizio della demolizione del cosiddetto antagonismo sociale, un modo per togliersi dai piedi gli intelligenti senza collare, i “capi” o presunti tali comunque sospetti e non addomesticabili. Non a caso il sociologo Francesco Alberoni ha scritto che il fenomeno della moda italiana è esploso a Milano a partire dal ’79, quando “finalmente si respirava aria nuova”. Il botto del 7 aprile 1979 è stato innescato, a detta dell’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, da me interpellato nel 2004, dal Pci che aveva passato alla polizia gli elenchi di tutti coloro che dopo la fine degli anni sessanta per un motivo o per l’altro non avevano rinnovato la tessera del partito. Io non l’avevo rinnovata nel ‘66 o ’67, ed ero comunque sospettabilissimo: ero infatti corrispondente e collaboratore fisso de L’Espresso e di Repubblica, nonché capo servizio del Mattino di Padova, che ho contribuito a fondare per conto di Giorgio Mondadori reperendo quasi tutti i giornalisti da assumere ed alcuni soci locali per la neonata società editoriale Giorgio Mondatori e Associati. Ma non avevo in tasca nessuna tessera di partito.

Come se non bastasse, mi occupavo specie per L’Espresso di terrorismo, prima di destra e poi anche di sinistra. In più, negli anni caldi dal 1968 fino alla partenza per il servizio militare nel ’70 o ’71 ero stato il presidente dell’intera Assemblea d’Ateneo (oltre che della facoltà di Fisica, dove ero iscritto) e abitavo alla Casa dello Studente Fusinato, su decisione dell’assemblea degli studenti che ne gestivano la lunga occupazione, ospitato nella foresteria di solito riservata a docenti in visita all’Ateneo, Nel febbraio 1973 avevo pubblicato il mio primo libro, “Il silenzio di Stato” (Sapere Edizioni. Di recente ho saputo che nel ’78 ne è stata fatta una edizione a mia insaputa), e avevo aiutato poco prima L’Espresso e suo tramite la magistratura milanese a scoprire che le valige utilizzate nella strage di Piazza Fontana del 12 dicembre 69 erano state comprate nella valigeria di Piazza Duomo a Padova, vicina alla Bettola Dal Capo dove usavo mangiare e a fianco del bar Duomo dove sempre bevevo il caffè. I giornali e la Rai, cioè gli inquirenti che imbeccavano sia questa che quelli, avevano invece sostenuto, mentendo a bella posta, che si trattava di borse non in vendita in Italia.

Di fatto la mia carriera di giornalista è iniziata con quel libro, della preparazione del quale vennero a sapere a L’Espresso a Roma perché ne diedi anticipazioni in una assemblea alla Fusinato e quindi le voci iniziarono a circolare. Come si legge cliccando sotto la mia fotina nella home page del blog, L’Espresso spedì il famoso inviato “pistarolo” Mario Scialoja, giornalista di razza come ce ne sono pochi e al quale devo molto, a parlarmi per farsi dare delle anteprime. Raccontai a Scialoja che uno studente di ingegneria che nel ’69 abitava con me in via Oberdan 2 possedeva una borsa del tipo usato per gli attentati del 12 dicembre, caratterizzato da una chiusura metallica particolare: il profilo di una testa di gallo, logo della ditta tedesca Mossbach&Grueber. Raccontai anche che inutilmente tre giorni dopo gli attentati quel mio amico – di ritorno dal fine settimana a casa dei suoi a Treviso – tentò su mio consiglio di andare a mostrare in questura la borsa e a dire dove l’aveva comprata. Uscito di casa alle 11 di mattina, dopo pochi metri aveva incontrato davanti al palazzo del Bo un noto commissario della squadra politica e gli aveva mostrato la borsa, ma era stato liquidato con una risata: “Non ci interessa, sappiamo già chi è il colpevole”. Una delle cose che in quell’occasione mi colpì fu che il presunto colpevole, l’anarchico Pietro Valpreda, venne arrestato a Milano alle 12, cioè un’oretta dopo quelle parole del commissario, che evidentemente già sapeva della montatura in atto. Mi ripromisi di rendere nota quella strana storia, ma all’epoca io il giornalismo non sapevo neppure cosa fosse, ero solo uno studente lavoratore e molto fuoricorso, inoltre non avevo ancora fatto il servizio di leva e sicuramente ero nella “lista nera” degli apparati statali più o meno “riservati”. Il giorno dopo la strage di piazza Fontana infatti sia la polizia che i carabinieri vennero a perquisire il mio appartamento in via Oberdan e con ben tre mandati di perquisizione: uno per me, uno per il mio coinquilino e uno per la sua ragazza, che abitava con noi. Il mio timore di scherzi da prete durante la “naja” se avessi fiatata sulla faccenda delle borse e dintorni era quindi giustificato, ecco perché il libro ho iniziato a scriverlo dopo il congedo a fine leva militare.

Scialoja portò al magistrato milanese Gerardo D’Ambrosio la borsa che recuperammo dal mio ex inquilino e sparò su L’Espresso la notizia che quelle borse si vendevano anche in Italia, per giunta nel Veneto della cellula neonazista del padovano Giorgio Franco Freda…. La pista anarchica crollò come panna montata irrancidita di colpo e venne fuori clamorosamente la realtà dei “servizi” deviati e della complicità dello Stato in quella stagione di attentati culminati nella strage del 12 dicembre ’69. Era la strategia della tensione, a base di bombe, per spingere il Partito comunista sempre più verso l’accettazione del “sistema” e dei suoi vizi, strategia per porre anche un argine alle conquiste dei lavoratori e ricacciare indietro l’onda lunga di quella che era allora la classe operaia. Il “blitz” del 7 aprile servì di fatto a certi apparati anche per vendicarsi di quei miei “colpi” giornalistici. Quando mi arrestarono, il giornale Repubblica si guardò bene dallo scrivere che ero il suo corrispondente da Padova e di fatto dalle Tre Venezie: si limitò a dire che ero caposervizio del Mattino e collaboratore de L’Espresso. Però L’Espresso mi diede il miglior avvocato d’Italia, Adolfo Gatti, e con Repubblica si accollò tutte le spese processuali. Purtroppo però quando fui scarcerato e non rispettai l’invito di Scalfari a non difendere quelli con cui ero stato arrestato, su Repubblica non mi fecero più scrivere. Scalfari, non uso a essere disobbedito, si arrabbiò molto perché la prima cosa che feci appena tornato a Padova fu una conferenza stampa a Scienze Politiche nel corso della quale sostenni che certi magistrati padovani erano dei “mentecatti”, espressione che venne riportata dall’Ansa e dai giornali alla lettera. Appena uscito da Rebibbia, Scalfari mi fece prelevare da un’auto di Repubblica e portare al suo cospetto in redazione a Roma. Mi invitò ad andarmene “per qualche mese in ferie e a tacere perché questa del 7 aprile è una storia molto sopra le nostre teste”. Gli risposi che non potevo accettare perché proprio dalla sua scuola giornalistica avevo imparato che quando si morde un polpaccio non bisogna mollare la presa a nessun costo: “Su Repubblica avete scritto che noi imputati del 7 aprile siamo o tutti colpevoli o tutti innocenti.

Bene: sul mio ordine si scarcerazione c’è scritto che i magistrati romani già sapevano che io, spedito loro in manette dalla Procura della Repubblica di Padova, col caso Moro, Br, ecc, non c’entro assolutamente nulla. Se ne deduce, proprio con la logica di Repubblica, che sono innocenti anche tutti gli altri coimputati”. Ecco perché una volta scarcerato non potevo che fare come sempre il mio mestiere di giornalista, evitare cioè di avvalorare accuse del cavolo e battermi invece perché fosse fatta piena luce, fosse cioè riconosciuta l’innocenza di persone in galera, alcune delle quali conoscevo da anni, erano miei amici e mai ne avrei tradito l’amicizia. Ecco perché Repubblica/Scalfari mi fece fuori. Persone come Emilio Vesce e Luciano Ferrrari Bravo si fecero invece fino a sette anni di galera gratis: li avrei fatti anch’io se L’Espresso mi avesse mollato. Oggi è impossibile che un giornale si comporti come L’Espresso di allora: il panorama giornalistico mostra più che altro macerie e schiene curve, grazie alla scomparsa dell’editore “puro”, che di mestiere fa cioè solo l’editore, come era il caso di Carlo Caracciolo, e il dilagare della genia di editori che usano i giornali e le tv come taxi per dare passaggi ai politici dai quali poi avere favori, se non come scale per l’arrampicata al potere (vedi alla voce “Berlusconi Silvio”…..). E’ legittimo anche il sospetto che il “blitz” del 7 aprile servì in realtà a depistare le indagini sul caso Moro quando la pista era ancora calda. A capo dei vari servizi segreti e nei gangli più sensibili anche del ministero dell’Interno c’erano infatti quelli della P2, che la apposita commissione di indagine parlamentare presieduta da Tina Anselmi appurò essere dediti ai depistaggi più vari. Il “teorema” dell’unità “Brigate Rosse/Prima Linea/ Autonomia Operaia Organizzata” era un teorema basato sul nulla più assoluto, tant’è che crollò miseramente già prima del processo.

Il “teorema” servì però per stroncare anche l’opposizione nemica del terrorismo, ma comunque extraparlamentare e pericolosamente intelligente perché in grado di capire il nuovo e spiegarlo. Una opposizione alla quale io non appartenevo come militante, però facevo il giornalista come credo che vada fatto, cioè senza riverenze, senza leccare i piedi o fare sconti a nessuno. L’allora ministro dell’Industria Toni Bisaglia, venetissimo, ex preferito dell’ex grande capo democristiano Mariano Rumor, fu a un passo dal doversi dimettersi perché scoprii un suo conflitto di interessi che oggi farebbe ridere i polli, visti i giganteschi conflitti di Berlusconi, ma allora fece scandalo: lui, che aveva varato l’aumento dei “premi”, cioè dei costi, delle polizze assicurative, era socio nell’agenzia padovana delle Assicurazioni Generali! Lo scrissi su Repubblica e Bisaglia, evitate per un pelo le dimissioni, si vendicò pretendendo e ottenendo da Mondadori nel dicembre ’78 il mio licenziamento dal Mattino, licenziamento annullato dal pretore del Lavoro Luciano Jauch. Formalmente fui coinvolto nel “blitz” del 7 aprile perché a detta di due persone – Renato Troilo e Severino Galante – la mia voce assomigliava a quella del brigatista che telefonava a casa dei Moro durante la prigionia del rapito. Negri era accusati di essere l’autore di una telefonata brigatista, a me invece – sapete bene che sono sempre stato logorroico – ne appiopparono cinque! La voce dei due telefonisti, che anni dopo si venne a sapere essere Valerio Morucci e Mario Moretti, il primo addebitato a me e il secondo a Negri, erano state fatte diffondere dal ministero dell’Interno fornendo a radio e televisioni alcune intercettazioni telefoniche.

Pur in carcere con accuse di una gravità pazzesca, L’Espresso non mi mollò, non tolse il mio nome dall’elenco dei suoi giornalisti nel tamburino della gerenza e mi pubblicò due articoli che ero riuscito a fargli recapitare dal carcere. L’avvocato Gatti fu eccezionale: dopo tre mesi, due dei quali in isolamento stretto con soli 30 minuti di “aria” al giorno in solitudine, ero fuori. Del resto a Roma anche i sassi, e certo anche gente di alto livello non solo del Pci, sapevano che la voce fatta diffondere dal ministero dell’Interno via radio e tv era quella di Morucci: lo sapevano per conoscenza diretta, per il semplice motivo che Morucci, che a Roma era vissuto, aveva studiato e si era laureato, aveva amicizie e frequentazioni anche di rango. Ma veniamo ora al vero problema, che si ripete sempre: il caso 7 aprile fu in realtà un sequestro e un processo di massa a mezzo stampa. A tenere gli imputati in galera era il baccano dei mass media, che avvaloravano man mano le balle più colossali rifilate dagli inquirenti che non sapevano più come tenere in piedi una montatura tanto mostruosa quanto vacua. Venne sparata la “notizia” che Toni Negri aveva parlato con un magistrato milanese per organizzare l’uccisione del magistrato Emilio Alessandrini. Si strombazzò Urbi et orbi che a casa mia era stata trovata la bozza originale della “risoluzione strategica” delle Brigate Rosse su Moro. Il mio collega de L’Europeo Roberto Chiodi giunse a scrivere che “l’ergastolo a Nicotri non glielo toglie nessuno perché una perizia fonica eseguita prima del suo arresto dimostra senza possibilità di dubbio che la voce del telefonista delle Br è la sua”. Perizia ovviamente mai avvenuta. Porcheria nella porcheria, non ho mai saputo che fine hanno fatto la mia querela per diffamazione contro Chiodi e le altre querele contro altri giornali con articoli cialtroni e mascalzoni: il palazzo di Giustizia di Roma era capace di questo ed altro, non a caso si era guadagnato il soprannome di “porto delle nebbie”.

E del resto Chiodi, quando in seguito venne assunto a L’Espresso nell’88, nella redazione di Roma dove in quel periodo lavoravo anch’io, non ebbe mai la decenza di chiedermi scusa. “E il giornalismo, bellezza”, si potrebbe parafrasare con Via col vento…. Il giornalismo pessimo, però, non quello degno del nome. Embé, non tutti sono all’altezza di uno Scialoja. Appena quattro anni dopo il 7 aprile ’79, lo stesso uso vergognoso dei mass media è dilagato alla grande con il caso della scomparsa della cittadina vaticana Emanuele Orlandi, che ancora oggi, a 25 anni di distanza, si insiste a dire sia stato un rapimento, quando invece perfino il giudice Severino Santiapichi, lo stesso che a Roma ha presieduto il collegio giudicante del caso 7 aprile e poi anche del caso Moro, ha dichiarato a più riprese che si è tratto di un “rapimento mediatico”: cioè di balle rifilate ai mass media e da questi ingordamente avvalorate per nascondere i veri motivi della scomparsa della ragazza. Motivi che nulla hanno di politico, ma molto devono avere a che vedere con gli obbrobbri del Vaticano se dobbiamo giudicare dalla ostinata e documentatissima volontà della “Santa Sede” di tacere e sabotare l’inchiesta dei magistrati italiani. Il culmine dell’uso violento e politicamente finalizzato dei mass media è stato senza dubbio l’invasione dell’Iraq, avvenuta grazie alla campagna di stampa a base di panzane sulle “bombe atomiche” e altre armi di distruzione di massa che si è voluto far credere a tutti i costi che fossero in mano agli iracheni.

Oggi seminare la paura e l’odio verso i “diversi”è diventato normale: gli extracomunitari, i rom e i gli altri dannati della terra sono eternamente sotto accusa. In Italia dalla strategia della tensione tramite le bombe del ’69 si è passati alla strategia della paura e dell’insicurezza tramite i mass media sempre più irresponsabili, come se gli stupratori, i rapitori di bambini, i terroristi non più “rossi” ma islamisti, i rapinatori di tabaccherie e gioiellerie e altri barbari di vario tipo stiano in agguato dietro ogni angolo non appena usciamo di casa. Si tratta di una variabile rozza del classico “Divide et impera”. Ora non sono più i cosacchi, ma i musulmani, i palestinesi, gli arabi, i romeni e i rom che stanno per abbeverare i loro cavalli in piazza S. Pietro…. E’ il nostro nuovo modo di dirottare su capri espiatori di comodo e impossibilitati a difendersi la paura e l’insicurezza che nascono dalla mancanza, dalla perdita o dall’incertezza del posto di lavoro, dalla crisi del sistema produttivo più forte e minacciosa del solito, dal pericolo di “deriva argentina” dell’Italia. Gli antichi romani quando qualcosa andava male correvano a controllare se le vestali erano o no ancora vergini, e se non lo erano davano loro la colpa della sventura e le sotterravano vive. La strategia e l’uso del capro espiatorio è vecchia più del cucco, ma ha sempre funzionato. La gestione del potere costituito e di quello arrembante per perpetuarsi, per poter fare e giustificare le guerre, ha bisogno di costruire società percorse dalla paura e dalle paure. Che portano immancabilmente alla costruzione del capro espiatorio di turno, per scoprire solo dopo che si trattava di un nemico è fasullo. Si tratta di una strategia che oggi serve a Berlusconi – dominus delle televisioni sue e di quelle della Rai, oltre che di qualche giornale – per distogliere l’attenzione dalla crisi epocale in atto, nascondere il bilancio fallimentare dei suoi decantati governi e ministri al di sotto di ogni sospetto e poter eventualmente reprimere meglio le possibili banlieue future: se in Francia si comincia a temere che iniziano le rivolte di piazza, in Italia si impallidisce al pensiero di ciò che potrà avvenire a settembre, quando molti rientrati dalle ferie per tornare al lavoro non lo troveranno più. Tant’è che circola con insistenza la voce che Berlsuconi cederà palazzo Chigi a Gianfranco Fini, onde evitare che la dura repressione che potrà essere usata contro la piazza faccia sparire molto del pubblico delle sue televisioni mandando così in malora Mediaset e dintorni.

Ma si tratta anche di una strategia che serve anche a ciò che resta della sinistra per poter in qualche modo mettere una pezza alla sua mancanza di programmi, analisi e idee adeguate ai tempi. Quando non si sa più dove portare il gregge e su quali pascoli continuare a farlo ingrassare, è sicuro che il gregge inizia a sfaldarsi: nulla di meglio, per ricompattarlo e governarlo, della paura tramite i cani pastore che abbaiano, ringhiano, mostrano i denti e se necessario azzannano….. Dopo che la sinistra ha gridato “Al ladro, al ladro!” per l’intera stagione di Mani Pulite, ecco che con il governo Berlusconi si è passati al grido di “Al lupo, al lupo!”: i lupi sono gli immigrati extracomunitari, i rom e di fatto un po’ anche gli islamici in generale, che nei nostri pregiudizi e nelle nostra fobie hanno occupato almeno parte del posto lasciato vacante dopo la guerra dagli ebrei. Si è arrivati al punto che l’anoressia è diventata una malattia di massa perché si semina ad arte nelle giovanissime la paura di non essere sufficientemente “strafiche”, alte, magre, bionde, disinibite e, ovviamente, anche straricche. Milano è la capitale della moda così come del leghismo e del berlusconismo (e tralasciamo che è stata anche la culla del fascismo). Può parere assurdo che si voglia imporre soprattutto alle giovanissime un modello fisico nordico, per giunta di un nord Europa immaginario, comunque impossibile per le italiane e le mediterranee in genere, ma di assurdo non c’è nulla: anzi, è una ben precisa strategia funzionale al seminare la paura per meglio dominare e, in questo caso, anche vendere qualunque cazzata purché “griffata” e a prezzi ladreschi. L’insegnamento del 7 aprile è che non bisogna quasi mai credere ai mass media, specie alla tv. Bisogna rimanere critici e avere una propria visione critica del mondo, sapersela costruire: oggi tramite Internet e le tv satellitari si possono mettere a confronto le notizie e i giornalismi, il mondo dell’online permette di fornire e veicolare informazioni e giornalismi diversi dalla voce del padrone e dei padroni. Purtroppo i mentitori e i servi sciocchi molto prezzolati non pagano mai il fio delle loro menzogne.

Il Corriere della Sera e la Repubblica hanno dato per certo che nell’Iraq di Saddam Hussein “continua la costruzione di bombe atomiche”, e il settimanale Panorama, proprietà di Berlusconi, ha potuto avvalorare la gigantesca balla dell’”uranio del Niger comprato dall’Iraq per costruire bombe atomiche”, balla gigantesca ma utile a supportare la politica servile del padrone di Panorama nei confronti di un bugiardo disonesto e fallito come George W. Bush. Se i mass media del can can sul 7 aprile avevano le mani macchiate “solo” dell’incarcerazione di molti innocenti, quelli che hanno spianato la strada alla guerra all’Iraq hanno le mani sporche di sangue. molto sangue. Eppure né l’Ordine dei giornalisti né la magistratura procura loro un qualche fastidio. L’informazione, o meglio il controllo sull’informazione, è una merce più preziosa dell’oro, sia di quello giallo che di quello nero, vale a dire del petrolio in nome del quale si sono combattute, si combattono e si combatteranno ancora guerre rovinose.

301 commenti
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  1. ségolene
    ségolene says:

    Buonasera a tutti!

    Ricopio il post che avevo mandato al vecchio argomento

    Secondo peter il ‘Telegraph’ è un tabloid terra-terra, ed io sn d’accordo con lui.. però.. però ho trovato un articolo che mi è piaciuto, perchè molto ‘franco’.
    il link è
    http://blogs.telegraph.co.uk/iain_martin/blog/2009/04/03/queen_shows_up_silvio_berlusconi__how_on_earth_did_he_end_up_in_charge_of_a_great_country

    Traduco solo il titolo: ‘ Come diavolo ha fatto berlusconi a conquistare il potere in un grande paese?’

    Questa è la parte + significativa:
    Italy is such a great country. But why does it keep finding itself governed by this man? The land which gave us the Romans, Peroni, Pasta, Parmesan, the Renaissance, the Uffizi gallery in Florence, Gina Lollobrigida, Gucci and Ferrari, has struggled to get a proper hang of this democracy business. Is that because the country in its present form is a relatively recent construct? Perhaps.

    Either way, the Italians have ended up with Berlusconi in charge too many times for it to be an accident.

    (..)Doesn’t this actually suit Italians, because it means that they can avoid the hassle of taking national life seriously and concentrate instead on family, friends and their neighbourhood, town or at most region? Hmmm… don’t know.

    Or does he keep winning simply because he owns a majority of the Italian television stations? Quite possibly.
    ————————–

    vorrei tanto che la risposta giusta fosse solo la seconda..invece temo che davvero ormai il premier ’suit italians’!
    non ci rimane che pregare: god save italy!

  2. Peter
    Peter says:

    cara Segolene

    veramente io non ho mai specificamente nominato il Daily Telegraph, che sara’ un tabloid, ma non l’ho letto mai o quasi.
    Sappiamo tutti che il premier italiano puo’ avere comportamenti imbarazzanti ai vertici ( o se lo sappiamo…), infatti sembra che Obama, imbarazzato, cercasse di calmarlo rispondendogli a voce piu’ bassa. Tuttavia legga anche i commenti inviati dai lettori del giornale. Uno dice ‘considerato chi il processo democratico ci ha dato qui in UK, non abbiamo nessun motivo per sentirci superiori agli italiani’. Un altro dice ‘e allora? forse Berlusconi aveva bevuto troppo caffe’. Un altro dice ‘che cosa ci faceva la signora -cioe’ la regina-al convegno dei G20 allora? non e’ stata eletta da nessuno, e di sicuro non ha niente da dire sulla politica economica inglese’. Un altro ‘si dice che la nonna sia incazzata perche’ ha perso un sacco di soldi nell’affare Maddoff-Ponzi’.
    Insomma, il tono trionfale dell’articolo (gli inglesi sono sempre molto orgogliosi delle loro regine) viene smontato dagli stessi lettori.

    Peter

  3. Peter
    Peter says:

    xSegolene

    secondo un altro lettore, Berlusconi non gridava, era la regina ad avere gli apparecchi acustici regolati male…

  4. Anita
    Anita says:

    Chissa’ quante altre gaffes ci sono state e ci saranno al G20.
    Troppa pubblicita’.
    E…troppa pubblicita’ per il guardarobe delle signore.
    My opinion, naturally.

    Anita

    PS: Romano Prodi verra’ nel R.I.
    Sara’ alla Brown University, sono stata invitata…ho cortesemente rifiutato.
    Ogni volta che viene un dignitario Italiano fanno una baraonda, sono i diversi Club Italo-Americani che vogliono dimostrare la loro solidarieta’ con l’ Italia.
    A.

  5. Peter
    Peter says:

    xUroburo

    mi riferisco al suo post su Michelle Obama che tocca la spalla della regina. Direi che piu’ che di protocollo diplomatico si trattava di etichetta: imbarazzante, ma perdonabilissimo.
    I miei amici inglesi oggi ridevano del premier italiano che aveva scocciato la regina, ma nessuno sapeva della First Lady che aveva fatto qualcosa di molto piu’ grave, ‘touching Royalty’. Etichetta a parte, per un ‘commoner’ sarebbe un reato gravissimo. Mah

    Peter

  6. ségolene
    ségolene says:

    x peter

    sì, ho visto i commenti.. mi sembra che in questo caso certuni siano più realisti del re.. quella sull’apparecchio acustico è solo una battuta, tutti hanno visto (e sentito) che il volume (ed il tono..) erano eccessivi.
    E poi, come mai i tg mediaset non hanno mandato in onda il momento della gaffe?

    la sinistra sbaglia a concentrarsi solo sulla mancanza di bon ton, tralasciando cose + serie come la manifestazione della cgil, ma la destra sbaglia nel tentare a tutti i costi di negare l’evidenza

  7. Anita
    Anita says:

    x Peter

    Qui ci sono piu’ critiche per i regali dal Presidente Obama sia a Gordon Brown che alla Regina.

    Anita

  8. Pietro Falco
    Pietro Falco says:

    PARLA IL GIORNALISTA DELL’ ” ESPRESSO ”
    Scialoja: Signorile mi chiese di tentare una trattativa, ma tutto fini’ per un malinteso
    ” Parlammo con Piperno che trovo’ il contatto: le Br volevano un riconoscimento politico ”

    —————————————————————– PARLA IL GIORNALISTA DELL'”ESPRESSO” Scialoja: Signorile mi chiese di tentare una trattativa, ma tutto fini’ per un malinteso “Parlammo con Piperno che trovo’ il contatto: le Br volevano un riconoscimento politico” ROMA – “L’unico tentativo credibile di salvare Moro fu quello al quale io diedi il mio contributo”. Sono parole di Mario Scialoja, giornalista del settimanale L’Espresso, il quale riusci’, durante i 55 giorni del sequestro dello statista, a trovare un canale di comunicazione con le Brigate rosse. Ancora oggi si rammarica del fallimento, che “fu dovuto a un banale malinteso”. Anzitutto, Scialoja, vogliamo ricordare perche’ prese l’iniziativa di cercare un contatto con i terroristi? “Certo. In quei giorni drammatici, come sappiamo, si erano creati due schieramenti, da una parte democristiani e comunisti che non volevano assolutamente scendere a patti con le Br. Dall’altra il Psi, propenso ad aprire una breccia nel muro della fermezza. Bene, un giorno Claudio Signorile, che era vicesegretario del Psi, parla con Livio Zanetti, a quell’epoca direttore dell’Espresso. Possibile, dice Signorile, che non c’e’ un modo, una via? E Zanetti gli fa il mio nome. Avevo seguito le vicende delle Br, ero esperto dei movimenti autonomi, insomma conoscevo bene tutta l’area dell’estrema sinistra”. Ma conosceva anche qualche brigatista? “Brigatisti no, pero’ conoscevo persone che secondo me potevano arrivare a loro. Cosi’ ci vedemmo tutti e tre, io, Zanetti e Signorile. L’incontro avvenne a casa di Zanetti. E io dissi che forse le persone giuste potevano essere Scalzone e Franco Piperno”. E Signorile come reagi’? “Disse di provare. Allora io mi misi in contatto con Piperno, gliene parlai, e lui accetto’ di incontrare Signorile. Quando li presentai, mi ricordo che Signorile disse a Piperno se per lui era possibile attivare un canale di comunicazione con le Br allo scopo di trovare una soluzione per salvare la vita di Moro”. Piperno disse che era possibile? “Si’, sembro’ ottimista. Disse che alcuni militanti di Potere operaio, di cui era stato un leader, avevano contatti con i brigatisti e attraverso di loro sarebbe stato sicuramente possibile far arrivare dei messaggi. Si mise al lavoro. Non ricordo esattamente, ma il periodo di quell’incontro puo’ essere collocato all’incirca una quindicina di giorni dopo il rapimento, diciamo tra la fine di marzo e l’inizio di aprile. Nei giorni successivi Signorile e Piperno continuarono a vedersi senza di me, anche se io mi tenevo informato”. Quindi lei conosceva gli sviluppi dell’operazione? “I particolari non li sapevo tutti, me li ha raccontati poi Piperno in seguito durante un’intervista che gli feci mentre si trovava latitante in Canada. Ad ogni modo, si intavolo’ una trattativa vera. Nel senso che Piperno aveva trovato il contatto giusto, le Br avevano reagito in maniera positiva e guardavano con favore al tentativo di poter avere interlocutori credibili”. Si e’ sempre parlato dell’ipotesi di uno scambio, dell’uno contro uno, e cioe’ la liberazione di un brigatista detenuto contro la vita di Aldo Moro. “Questa condizione in realta’ era stata superata, posso dirlo con certezza. In base ai messaggi che venivano diramati attraverso Piperno, le Brigate rosse si accontentavano di molto meno”. Cosa volevano esattamente? “A loro interessava un riconoscimento politico. E volevano ottenerlo da un capo democristiano. Gli interessava poco quello che dicevano i socialisti, pretendevano in un certo senso una legittimazione dal partito contro il quale erano ferocemente in guerra. Allora Signorile trasmise questa richiesta alla Dc. E mi risulta che Fanfani si disse disponibile, pronto a non parlare piu’ delle Br come di terroristi, ma di un gruppo che in qualche modo aveva dignita’ politica”. Perche’ poi non se ne fece nulla? “Fanfani pensava di fare il suo discorso la mattina del 9 maggio, quando doveva riunirsi la direzione della Dc. Senonche’ l’8, un deputato democristiano di secondo piano, forse nel tentativo di fare una timida apertura verso le Br, rilascio’ una dichiarazione in cui sostanzialmente non diceva nulla di nuovo. Le Br la interpretarono come la risposta alle loro richieste. Senza un contenuto che le accontentasse, detta da un dc senza peso, quella frase provoco’ l’interruzione della trattativa. Il giorno dopo uccisero Moro. Chissa’, senza quel malinteso…”.

    Nese Marco

    Pagina 4
    (16 marzo 1998) – Corriere della Sera

  9. Pietro Falco
    Pietro Falco says:

    Lunedi 14 marzo Giovanni Minoli nella sua trasmissione televisiva ha parlato anche della strage di Piazza Fontana, cioè delle bombe del 12 dicembre 1969 a Roma e a Milano. Bombe tragiche non solo per le molte persone uccise e mutilate nella Banca dell’Agricoltura che a Milano su piazza Fontana si affacciava (e tuttora si affaccia), ma anche perché innescarono quel tipo di “resistenza armata preventiva” – contro il golpismo strisciante dell’epoca – che sfociò poi nel terrorismo delle Brigate Rosse e di Prima Linea, con annessi e connessi.

    Nel corso del suo programma Minoli ha sentito il bisogno di arrogarsi – o quanto meno i nascondere – meriti che non sono né suoi né degli inquirenti, ma solo ed esclusivamente de L’Espresso di 32 anni fa. Meriti, per giunta, davvero storici.
    Le bombe del 12 dicembre ’69 erano tutte contenute in borse di similpelle dotate di una serratura con inciso un disegno particolare: il profilo di una testa di gallo, logo della ditta tedesca Mossbach und Grueber che le fabbricava. Le indagini sulla strage furono sabotate dagli organi di polizia giudiziaria che, mentendo su ovvia indicazione dei servizi segreti, dissero ai magistrati che quelle borse in Italia non erano vendute. Un modo subdolo per accreditare la “pista estera”. Finché giovedì 7 settembre 1972 il settimanale L’Espresso, con una inchiesta del grande inviato Mario Scialoja intitolata “C’è un’orma nuova”, rivelò la verità: quel tipo di borse non solo era venduto anche in Italia, ma erano state vendute anche nel Veneto dei filo golpisti di estrema destra Giorgio Franco Freda, padovano, e Giovanni Ventura, trevigiano.
    A mettere sull’avviso Scialoja ero stato io, che a quell’epoca studiavo Fisica all’Università di Padova e avevo notato sin da subito che un mio amico e compagno d’appartamento, lo studente di ingegneria Giorgio C, aveva proprio lo stesso tipo di borse mostrato in lungo e largo da giornali e tv, con il disegno della testa di gallo sulla serratura. Giorgio C alle ore 11 del lunedì successivo alla strage fece vedere la borsa a un commissario di polizia, fermo come al solito sotto casa nostra per tenere d’occhio i contestatori nei pressi del bar Pedrocchi e dell’adiacente palazzo del Bo (la sede centrale dell’Università).
    Ma il commissario gli rise in faccia: “Sappiamo già chi è il colpevole”.. Strano, perché il capro espiatorio Pietro Valpreda, ovviamente anarchico, venne arrestato a Milano solo un’oretta più tardi.
    Capii subito che a parlare ad alta voce c’era da lasciarci la pelle. Anche perché dopo 48 ore ci vennero a perquisire la casa, con un mandato per me, uno per Giorgio C e uno per la sua morosa Carla C, prima i carabinieri – che mi portarono al loro comando in Prato della Valle – e poi anche la polizia!!!
    Quando ritenni di poter venire allo scoperto senza che mi facessero sparire, cioè una volta superato anche il servizio militare di leva, mi accinsi a scrivere tutto nel mio primo libro: Il Silenzio di Stato, edito nel febbraio 1973 da Sapere Edizioni. Scialoja a Roma venne a sapere che stavo scrivendo un libro dove parlavo anche delle famose borse, e così nacque il botto (che, tra parentesi, un po’ alla volta mi portò al giornalismo, grazie a Scialoja e a L’Espresso, anziché alla laurea in Fisica. I casi della vita).
    Nel settembre del ’72 Mario Scialoja piombò a Padova. Io lo portai da Giorgio C, che nel frattempo s’era trasferito a Treviso. Giorgio per 5.000 lire mi cedette la sua borsa, che per fortuna conservava ancora, e io la affidai a Mario perché la portasse al magistrato milanese Gerardo D’Ambrosio (ero ancora un ragazzo diffidente: per evitare fregature, spedii a D’Ambrosio un telegramma per avvertirlo del pacco dono.). Il giorno dopo Scialoja la consegnò a razzo a Milano al magistrato poi corse come un pazzo a Roma – sulla sua ardimentosa Alfa Romeo 1750 – a scrivere l’inchiesta della grande svolta: “C’è un’orma nuova”, gridava il titolo in copertina. Scoop così non se ne fanno più da un pezzo. Né nascono più giornalisti come Scialoja.
    L’inchiesta provocò un terremoto. Grazie al quale, la pista anarchica crollò miseramente, Valpreda venne scarcerato e finirono sotto accusa alcuni vertici della polizia. Si scoprì infatti, tra le altre porcherie, che l’Ufficio politico della questura di Padova aveva fatto sparire la testimonianza del titolare della Valigeria al Duomo, il quale aveva già indicato – e da un bel pezzo – l’acquirente delle borse riconoscendolo in una ben precisa foto: quella di Giorgio Franco Freda.
    Valpreda per riconoscenza ci tenne a firmarmi una dedica di ringraziamento su una copia della seconda edizione del libro.
    Sì, direi proprio che Minoli ci fa una ben triste e meschina figura. Peccato.

    p.s. “Buon giorno, sono Mario Scialoja”. “Sì, e io sono Napoleone Bonaparte”. “Ma io sono davvero Mario Scialoja!”. “E io sono davvero Napoleone Bonaparte! Che, non si vede? O vuole forse darmi del bugiardo?” Iniziò così, proprio così. A pensarci mi viene ancora da ridere. Ma anche un forte nodo alla gola. Mario in seguito è diventato una delle persone cui devo di più nella mia vita. Ah, il “tempo triste della giovinezza”.

    * Questo articolo è tratto dalla newsletter di Giornalisti senza bavaglio [www.senzabavaglio.info], componente sindacale della Federazine nazionale della stampa.

  10. Anita
    Anita says:

    x Peter e Segoline

    Questo l’ho ricevuto il medesimo giorno, da un Italiano di sinistra.
    ~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~

    Ma no, questo e’ antiberlusconismo da bettola. Era ora che l’esuberanza latina portasse una folata di umanita’ in quel sarcofago di mummie che e’ Buckingham Palace. ma si’, un po’ di sano casino. Comunque ambasciator non porta pena e ti inoltro il brano.
    Ciao
    G.
    ……………………………………………………………………………………….

    Con la dignità culturale di un cinepanettone di Natale, con la raffinata eleganza di un rutto alla cena di gala, Silvio Berlusconi ha conquistato con la sua simpatia tutta italiana anche Buckingham Palace. Il video con la regina d’Inghilterra seccata dal Mister Bean della Brianza ha fatto il giro del mondo. Questa volta, però, il comportamento buzzurro-oriented aveva un suo perché: mister Berlusconi voleva a tutti i costi la sua foto con Obama. Mister Obamaaaa! E quello, gentile, paziente, comprensivo, ha fatto buon viso, ha sorriso, si è fatto fotografare con quel piccoletto italiano, un po’ come fanno a Disneyworld i pupazzi di Topolino con i bambini e… oplà! Ecco mister Beanlusconi saltare sul carro del vincitore, dimenticare in due secondi l’amico Bush e passare al corteggiamento serrato del nuovo presidente e ai complimenti tra machos: “Ha lo sguardo acchiapponico!”. Testuale, anche se è un po’ patetico che un finto Boldi citi il vero Proietti. Ed ecco il nostro re, tanto simile ai suoi sudditi. Identico agli italiani poveri in vacanza in Costa Smeralda che bramano di portare a casa una foto con Briatore, sempre pronto all’ammicco e al dar di gomito. Eh, quel Barak! Ha lo sguardo acchiapponico, sotto sotto siamo uguali! Firmato, the Italian Prime Minister. Chi? Massì, quel piccoletto così divertente.
    ~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~
    Anita

  11. Pino Nicotri
    Pino Nicotri says:

    x Pietro Falco

    La colpa non è di Minoli. Il fatto è che il magistrato Gerardo D’Ambrosio ricorda poco e male. Già due o tre anni fa Minoli sulle borse fece lo stesso discorso omissivo, ma la sua redazione mi disse che non avevano fatto altro che basarsi su quanto deto loro dal magistrato Gerardo D’Ambrosio, giudice istruttore all’epoca. Certo potevano documentarsi meglio, ma chi avrebbe mai messo in dubbio le parole di un D’Ambrosio? Gli telefonai per cercare di capire cosa fosse successo e con mio sbigottimento l’ex magistrato mi disse che alle borse c’era arrivato da solo, non ricordava neppure di avere mai visto Scialoja. Per fortuna ci sono gli articoli de L’Espresso dell’epoca, che parlano esplicitamente della consegna della borsa a D’Ambrosio e del suo ringraziamento a Scialoja, c’è il mio libro, che cita anche la raccomandata che per prudenza inviai a D’Ambrosio per spiegargli come e perché Scialoja avesse avuto la borsa da recargli in gentile omaggio.
    Scherzi della memoria per l’età? Supponenza da elezione al parlamento? Prepotenza dei personaggi famosi? Mah.
    I fatti comunque sono quelli, innegabili.
    Un saluto.
    pino

  12. La striscia rossa
    La striscia rossa says:

    «Se si passa la vita a pensare a se stessi, allo shopping, alla lunga ci si annoia.

    Per vivere una vita piena bisogna pensare: cosa posso fare per gli altri?

    Lasciatevi coinvolgere: a volte rimarrete delusi ma vivrete una grande avventura»

    Barck Obama agli studenti di Strasburgo

  13. Vox
    Vox says:

    Nei giorni scorsi allarme inascoltato

    Parla il tecnico: “Ora Bertolaso chieda scusa”

    Da settimane preoccupazione a L’Aquila per i fenomeni sismici. Gioacchino Giuliani aveva lanciato l’avviso. Ne è nata una violenta polemica ed è stato denunciato per procurato allarme

    http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/cronaca/terremoto-nord-roma/intervista-giuliani/intervista-giuliani.html

    BERTOLASO, se avesse una coscienza, adesso dovrebbe dimettersi.
    Troppa ignoranza e supponenza, Italia, come sempre.
    E’ triste per il presente e ancor piu’ per il futuro.

  14. Anita
    Anita says:

    Intervista a Giampaolo Giuliani (Previsione Terremoti)

    http://www.youtube.com/watch?v=WieaAPrQEN4

    Intervista dello scorso 23 marzo….
    ~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~

    Il mio pensiero e cordoglio all’ Italia ed alla zona colpita dal terremoto.
    L’ho sentito durante le prime ore di mattina, avevo ancora la TV accesa…….

    Anita

  15. Pietro
    Pietro says:

    @ Vox

    L’ho sentito distintamente, anche perché abito non distante dai luoghi danneggiati…
    Ero sveglio a quell’ora ed ero in bagno…
    Una sensazione tremenda, assurda… Ho visto la stanza “danzare”, tremare, ondulare ed un cupo rumore di fondo, un “Uuuuuu” prolungato …
    Molte persone sono uscite fuori di casa, ma per fortuna nella mia zona non ci sono danni e vittime.
    Un pensiero va a quanti stanno soffrendo in questo momento.

    Credo che adesso la priorità sia recuperare quanti sono ancora vivi sotto le macerie, ma anch’io sarei curioso di sapere se l’allarme lanciato da quello studioso abbia fondamento o meno e se sia stato effettivamente SOTTO-valutato dagli esperti.

    Un saluto

  16. Vox
    Vox says:

    LE PRIME CREPE NEL MURO…

    SPAGNA-ISRAELE

    In base a una (recente) legge spagnola, la Spagna puo’ processare per genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanita’ sia dentro che al di fuori della propria giurisdizione – inclusi i cittadini stranieri – se esiste il sospetto che essi si siano macchiati di tali crimini e se il loro paese d’origine si rifiuta di processarli.

    Il giudice della Corte Nazionale Spagnola, Fernando Andreu ha deciso quindi di processare 7 persone appartenenti ai vertici militari e governativi israeliani, sospettati di aver compiuto crimini contro l’umanita': l’ex-ministro della Difesa di Israele Binyamin Ben-Eliezer, l’ex- comandante delle forze aeree di Israele Dan Halutz, l’ex-capo del Consiglio di Sicurezza Nazionale di Israele Giora Eiland, e altre quattro personalita’.

    La corte notifichera’ formalmente Israele, affinche’ le persone elencate siano chiamate a testimoniare. Inoltre, se il Giudice Andreu decidera’ di emettere un mandato di cattura internazionale, ognuna di queste 7 persone potra’ essere fermata e detenuta all’arrivo in uno qualunque dei paesi della UE.

    Questa legge, naturalmente, ha sollevato proteste di oltraggio in Israele. l’attuale ministro della Difesa Ehud Barak ha respinto la richiesta spagnola, definendola “delirante” e ha promesso di fare di tutto affinche’ il caso venga chiuso, sostenendo che il suo paese sta facendo una guerra contro i terroristi[…]
    Un membro della Knesset, Aryeh Eldad, ha detto che la Spagna ha un comportamento ipocrita, riferendosi al fatto che, durante gli attacchi NATO contro la Serbia del 1999, gli aerei spagnoli sganciavano bombe da grande altezza (per la sicurezza dei piloti e dei velivoli) causando maggiori perdite umane e materiali.

    Di conseguenza, Israele fara’ causa contro i militari e i vertici governativi spagnoli di quegli anni per crimini contro l’umanita’, se la Spagna non ritira le proprie accuse contro il ministri della difesa e il comandante in capo.

    Naturalmente, a tutto questo si aggiunge anche il solito contorno di accuse di antisemitismo e “ricerca di visibilita’ ” dei giudici spagnoli.

    Articolo su
    http://www.brusselsjournal.com/node/3867

  17. Vox
    Vox says:

    A questo punto, se il giudice spagnolo rispondesse:
    “Non vi preoccupate, i nostri ex-ministri e rappresentanti Nato li giudicheremo per crimini di guerra noi stessi, assieme ai vostri”,
    spiazzerebbero Israele alla grande…

  18. Vox
    Vox says:

    @ Pino
    Mi dispiace per la tua brutta esperienza, stanotte e, naturalmente, tutto il mio cuore va a coloro che hanno perso i propri cari e la propria casa. Ora il minimo che possiamo fare e’ almeno rispondere agli appelli e donare sangue, ci sono moltissimi feriti.

    L’allarme era partito gia’ a ottobre, a causa di “sciami di terremoti” di piccola intensita’, ma frequenti e ravvicinati. Per quanto riguarda il ricercatore del Gran Sasso, sembra che i fatti stessi gli stiano dando ragione, non credi?
    Conoscendo la gente che abbiamo al governo (dilettanti et imbecilli vari come Bertolaso, Brunetta, gelmini, Carfagna et co.) e’ abbastanza verosimile che abbiano preso la cosa sottogamba. In ogni caso, l’opposizione, se e’ ancora viva, dovrebbe pretendere le dimissioni del ministro responsabile.

  19. Fiorellino Blu
    Fiorellino Blu says:

    Caro Nicotri,
    Lei scrive:
    “L’insegnamento del 7 aprile è che non bisogna quasi mai credere ai mass media, specie alla tv. Bisogna rimanere critici e avere una propria visione critica del mondo, sapersela costruire”.
    Bravo, bravissimo, sono perfettamente d’accordo, non al 100%, ma 1000-10000%!

  20. Fiorellino Blu
    Fiorellino Blu says:

    Un esempio dalla Croazia.
    Il telegiornale principale dell’Ente Pubblico di radiotelevisione, la HRT, nel novembre scorso ha presentato un servizio nel quale si diceva che il prezzo del GPL (3,35 cune, circa 40 centesimi di euro) non sarebbe durato a lungo, e con il nuovo anno sarebbe aumentato radicalmente fino a giungere a 5-6 cune. Quindi, diceva il servizio, non vale più la pena neppure installarlo, visto che costerà quasi come la benzina e costa molto la manutenzione di un auto a GPL.
    Al momento rimasi un po’ male (la mia auto viaggia quasi solo a GPL), ma subito compresi che si trattava di una bufala – un aumento del genere era impensabile, e il GPL non può costare quasi come la benzina.
    E così è stato, pochi giorni fa è aumentato del 6%, circa tre cune e mezzo. Ma non certo a sei cune. Cosa era successo? La potente INA, l’industria energetica di Stato, aveva probabilmente notato il boom della costruzione di impianti a GPL sulle automobili, e probabilmente con il GPL, che in Croazia ha un prezzo molto più basso di quello di mercato perché imposto dal governo, non guadagna molto, E per farmare il trend, voilà la BUGIA … GPL al prezzo della benzina.
    E questo è solo un esempio tra tanti …

  21. Peter
    Peter says:

    leggo su Yahoo che il death toll del terremoto in Italia centrale e’ purtroppo salito ad almeno 90 persone. Molti i feriti, che sono stati evacuati con elicotteri. Apprendo che l’Italia e’ attraversata da due fault lines tettoniche.

    Peter

  22. Vox
    Vox says:

    AIUTI X TERREMOTATI

    La Croce Rossa Italiana ha lanciato un appello di emergenza a livello nazionale, chiedendo a tutta la popolazione di “partecipare ad un grande sforzo di solidarietà per alleviare la sofferenza di tutte le vittime del terremoto”

    Aiuti e raccolte

    La Croce Rossa ha aperto la sala operativa nazionale di Legnano e i Centri interventi d’emergenza (Cie) di Verona, Roma, Potenza e Palermo per la raccolta di generi di prima necessità (coperte, vestiti, pannolini, latte in polvere, casse d’acqua) da spedire nelle zone terremotate.

    La Cri ha anninciato di avere già inviato nelle zona del disastro 10 mila coperte per fare fronte alle primissime esigenze delle persone rimaste senza abitazione.

    L’associazione ambientalista “Fare ambiente” sta coordinando la raccolta di materiali di prima necessità presso la propria sede di Roma, in Via Nazionale, 243, tel. 06 48029924.

    Anche Legacoop Nazionale e Legacoop Abruzzo si sono attivate distribuire generi di prima necessità, e in particolare acqua e latte, in coordinamento con la Croce Rossa. Ulteriori e più articolate iniziative di solidarietà e di sostegno alla popolazione dei centri colpiti dal sisma saranno definite nelle prossime ore, per rispondere alle esigenze che si manifesteranno ed in linea con le indicazioni che verranno fornite dalla protezione civile.

    Donazione di sangue – STOP

    Il presidente della Regione Abruzzo Gianni Chiodi chiede che vengano sospese le donazioni di sangue. “Abbiamo sangue a sufficienza e ringraziamo tutti coloro che lo hanno donato”, ha precisato Chiodi, “i centri trasfusionali regionali non sono più in grado di accogliere altre donazioni”.

    Al momento – precisa l’Avis di Bologna – “le unità di sangue richieste dalle zone sismiche sono state già inviate”. (Appelli per la donazione di sangue erano stati lanciati nelle prime ore di questa mattina)

    Soccorsi
    tende per ospitare persone, cucine da campo, mezzi per il movimento terra come ruspe, bobcat ed escavatori, torri faro per garantire con le fotoelettriche i soccorsi anche dopo il tramonto.

    Cosa fare in caso di terremoto:
    – Cercate riparo all’interno di un vano di una porta inserita sotto un muro portante o sotto una trave: se rimanete al centro della stanza, infatti, potreste essere feriti dalla caduta di vetri, intonaco o altro materiale.
    – Non precipitatevi per le scale: dopo una scossa sismica sono la parte più debole di un edificio. Per lo stesso motivo non usate l’ascensore che potrebbe bloccarsi.
    – Alla fine della scossa ricordatevi, prima di uscire di casa, di chiudere gli interruttori generali del gas e della corrente elettrica per evitare di innescare incendi e deflagrazioni.
    – Da ultimo vi ricordiamo di non bloccare le strade con le auto: lasciatele libere per i mezzi di soccorso.

  23. Vox
    Vox says:

    Sembra che l’Italia giaccia su un crocevia di faglie. Quella principale (immagino, con gran rammarico dei Leghisti) non spezza la penisola in nord e sud, ma corre lungo gli Appennini, creando un territorio est e un territorio ovest.
    L’Aquila, sfortunatamente, ci sta proprio in mezzo.

    Inoltre, la placca tettonica africana costringe la parte meridionale della penisola a flettersi in direzione sud-est (suppergiu’ verso la Grecia).

    Temo che questo non sia l’ultimo terremoto della serie e, se avessimo un governo serio e responsabile, invece di quella specie di barzelletta che tutti conosciamo, invece di progettare ponti impossibili e aprire la strada alla costruzione di piani in piu’, terrazzi coperti e quant’altro, provvederebbe a fare una legge che costringa i costruttori a creare edifici antisismici, come si fa ormai da lungo tempo in Giappone.

    Invece, da noi si usano i materiali meno costosi e piu’ scadenti e si ruba sui materiali stessi, oltre a non ascoltare le voci che avvertono del pericolo incombente. Salvo poi piangere sul latte versato ed emettere aria fritta col solito bla-bla-bla del “cordoglio alle famiglie” o delle preghierine per i bambini morti.

  24. Vox
    Vox says:

    Il j’accuse della Presidente della Provincia

    «La situazione dei Comuni è stata sottovalutata». A sostenerlo è Stefania Pezzopane, Presidente della Provincia dell’Aquila

    La Pezzopane contesta in particolare l’operato di Bertolaso. “Da settimane – racconta – avvertivamo queste scosse. Ci è stato detto che dovevamo rimanere tranquilli. Così tranquilli che siamo rimasti nelle nostre case trasformate in trappole”.

    http://www.unita.it/news/83749/il_jaccuse_della_presidente_della_provincia

  25. Vox
    Vox says:

    Una piccola curiosita’ fuori tema

    Revocata cittadinanza a Benito Mussolini

    (ANSA) – ROMA, 6 APR – Mussolini non e’ piu’ cittadino onorario di Firenze. L’onorificenza decisa dal consiglio comunale nel ’23 e’ stata revocata oggi a maggioranza. Compatto il centrosinistra e l’opposizione di sinistra, contrario il centrodestra.
    La cittadinanza onoraria di Mussolini era riemersa durante il dibattito, nelle scorse settimane, su quella proposta e poi concessa a maggioranza a Beppino Englaro, padre di Eluana.
    06 aprile 2009

  26. ber
    ber says:

    Ciao Peter,
    il dead toll arrivera’ a 200 persone,..purtroppo,ci sono ancora una quarantina di dispersi.
    Il Giuliani dice che aveva previsto la gravita’ dell’evento,con una macchina di sua invenzione,e anche l’intensita’ del terremoto,…ma e’ stato denunciato per procurato allarme,…
    dalle autorita’ nazionali.
    Io ho paura a proporre le mie case antisismiche,…minimo mi daranno del pazzo,….insomma si continera’ a dire,..per altri 1000 anni che, contro i terremoti, non si puo’ fare niente…,si puo’ solo pregare…
    Ciao a tutti,Ber

  27. ber
    ber says:

    Cara anita,
    Purtroppo la storia del Giuliani e ‘ una storia vera,…e’ un ricercatore che lavora al Cern,…nel laboratorio sotto il gran
    sasso e quindi vicino alla zona,…ma, non facendo parte del potere politico,disturbava la quiete pubblica,e,… andava denunciato…
    Ti ringrazio della tua solitarieta’ che come abruzzese accetto
    commosso.
    Il mio stato nazionale ha stanziato 50 milioni per il terremoto,
    dopo aver sottratto alla regione 550 milioni di euro stanziati
    per il raddoppio della ferrovia pe-roma,e per la 488 legge
    per i giovani,…stanziati dai governi precedenti.
    E’ quello che e’ successo in Sardegna,…d’altronte.
    Un caro abbraccio,Ber

  28. ber
    ber says:

    Cara Anita,
    Tu ti rifersci all’intervista di un certo Prof Calvi,che parla
    della messa a norma degli edifici,…cioe’ strutture rinforzate
    in cemento armato etc,…ma se un’intera ala di un ospedale viene giu’,…come la casa dello studente,…d’altronte,…anche se l’edificio era a norma,…qualche cosa non funziona,…o tutto
    va bene,…basta non fare polemiche….
    Se le pianure,essendo zone alluvionali,risentono poco o niente
    del terremoto,…come mai la padania ne fa parte?
    Quindi anche il padre del piano sismico nazionale ha quanche cosa da chiarire.
    Intando non facciamo polemiche e seppelliamo i morti.
    Shit country was,..and shit country remain.
    Ciao a tutti,Ber

  29. Uroburo
    Uroburo says:

    Caro Peter,
    a mio modo di vedere l’etichetta riguarda i comuni mortali, ma quando si parla di capi di stato etichetta e protocollo coincidono. Infatti tutti i rappresentanti ufficiali di un paese, qualunque sia il loro livello (capi di stato, ministri, diplomatici ecc.) vengono preparati nei giorni precedenti a comportarsi nel pieno rispetto dei comportamenti che saranno poi richieste e che variano da paese a paese. La violazione delle norme di etichetta relativa ai capi di stato non viene comunemente ritenuta accettabile. Naturalmente nessuno dice nulla ma i giudizi rimangono.
    Un comportamento come quello del Banana fa di noi (di TUTTI noi) delle macchiette improponibili nel conteso delle nazioni civili. U.

  30. Uroburo
    Uroburo says:

    Eehhhhhhhhhh sì, perchè quel che caratterizza il sistema ittagliano, un carattere di base che forse la sinistra avrebbe potuto cercare di correggere ma che invece la destra aggraverà, è che da noi crollano pure le case moderne che dovrebbero avere delle strutture antisismiche. Crolla la casa dello studente. le scuole o gli ospedali appena costruiti.
    Perchè nessuno mai ha controllato come venivano costruiti, e lo erano in totale spregio di leggi e norme. Teoricamente gli uffici tecnici dovrebero controllare e non lo fanno. Ma nessuno è mai andato e nessuno mai andrà a finire in galera come merita. Soprattutto ora con questo sistema di impunità dilagante. U.

  31. Anita
    Anita says:

    x Ber 31

    Caro Ber,
    il post # 31 forse era diretto ad un’altro forumista.
    Io non ho scritto niente in riguardo all’intervista di un certo Prof Calvi, che parla della messa a norma degli edifici,…….
    ~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~

    Ho appena sentito dalla nostra TV locale che il numero delle vittime fino ad ora sorpassa i 150…una catastrofe.
    Romano Prodi e’ qui nel nostro Stato, l’ho sentito in TV mentre faceva visita ad una casa di riposo.

    Si sono gia’ formati gruppi per organizzare aiuti alla zona colpita e le nostre TV danno informazioni sull recapito dove mandare fondi, posta, ricerche di famigliari, etc…..
    Io faro’ la mia parte.

    Un abbraccio, Anita

  32. Vox
    Vox says:

    Terremoto

    Purtroppo, le vittime sono salite gia’ a 207. Ma e’ ancora piu’ triste e dura la realta’ di migliaia di persone che sono rimaste vive, ma che non hanno piu’ nulla, oltre al dolore e a un futuro del tutto incerto. Cosa fara’ per loro questo governo? Neanche i governi precedenti hanno mai fatto granche’ per le zone colpite dai terremoti, figuriamoci questo. Dovranno contare, alla fine, solo su se’ stessi e non aspettarsi molto “dall’alto”.
    Sarebbe troppo sperare che i soldi delle “grandi opere” (?!) vengano ora dirottati per la ricostruzione dell’Aquila e delle altre citta’? Mah.

  33. Vox
    Vox says:

    Niente incontro bilaterale OBAMA-BERLUSCONI
    durante la visita europea del leader Usa

    Washington precisa: “E’ stato solo un problema di agenda, stima per Berlusconi”

    ***
    Benedetta diplomazia…
    Obama “umile e saggio”…
    Gia’.

  34. Vox
    Vox says:

    CATASTROFISMO E TRANQUILLISMO

    di MARCO PAGANI
    ecoalfabeta.blogosfere.it

    Sole 24 ore , 10 giugno 2005
    «Un giorno dell’ottobre 2002, poco prima del drammatico terremoto di San Giuliano di Puglia, Gioacchino Giuliani osserva segnali intensi e anomali: convinto che si tratti di un evento eccezionale, avverte i colleghi che invece pensano a un guasto e consigliano di spegnere la macchina.

    Ma Giuliani non spegne, e anzi registra picchi sempre più rapidi e violenti. Quando infine arriva il terremoto, i quattro si guardano negli occhi, spaventati e confusi sul da farsi: questa esperienza convince la società Caen — leader nella produzione di dispositivi elettronici per i maggiori esperimenti di fisica del mondo – a investire uomini e mezzi nell’impresa, che sembra aprire nuove prospettive nella difficile sfìda dalla previsione dei terremoti.»

    Lettera della società SCS alla protezione civile del 15 maggio 2006

    «Egregio dr. G. Bertolaso,

    desidero portare alla Sua attenzione un progetto costituito da una rete di sensori del tipo PM-4 e PM-2 che si propone come obiettivo principale la rivelazione di precursori sismici, ottenuti dal monitoraggio di gas Radon, nonché il controllo sull’ inquinamento ambientale prodotto dallo stesso Radon, su vaste aree.[…]
    L’intero sistema, la metodologia di rivelazione e l’algoritmo di analisi dati, è protetto da brevetto depositato dall’autore di questa nuova procedura, Sig. Gioacchino Giuliani.

    Risultato test: dal 27 Dicembre 2003 al 8 Gennaio 2004, sono stati generati 12 Allarmi ed osservati 9 terremoti, pari ad una efficienza del 75 %, poichè tre ripetute dopo scosse principali, non calcolate.»

    Abruzzo 24 ore , 1 aprile 2009
    “Niente allarmismo i terremoti non sono prevedibili”

    Intorno al tavolo c’erano i massimi esperti italiani in materia di terremoti, che hanno rassicurato: lo sciame sismico che interessa l’Aquila da circa tre mesi è un fenomeno geologico tutto sommato normale, che non è il preludio ad eventi sismici parossistici, anzi il lento e continuo scarico di energia, statistiche alla mano, fa prevedere un lento diradarsi dello sciame con piccole scosse non pericolose. Rassicurazioni che fanno davvero bene a tutti gli aquilani, sull’orlo di una crisi di nervi, e al sindaco Massimo Cialente.
    Sottolineano poi gli esperti: uno specifico evento sismico non può essere previsto, chi lo fa procura solo ingiustificato allarme[…]

    “Non è possibile che si vada in giro a creare allarmismi”, evidenzia il sindaco Federico, “domenica ho passato la giornata più brutta della mia vita perché dopo aver parlato con quel signore, che mi aveva annunciato un sisma devastante, molto più forte di quello che c’era stato in mattinata, mi sono trovato in una situazione difficilissima. […] trovando rassicurazioni solo dopo aver parlato con il Centro nazionale di sismologia di Roma, dove hanno ribadito che le possibilità che si verificasse un terremoto a Sulmona erano le stesse di un altro territorio a rischio sismico in giro per il mondo»

    Il terremoto è avvenuto 8 giorni dopo…

  35. La striscia rossa
    La striscia rossa says:

    Se è vero che anche gli edifici moderni hanno subito danni irragionevoli, ancora una volta si pone il tema del controllo della qualità delle costruzioni.

    Un terremoto così in California non avrebbe provocato nemmeno un morto.

    Franco Barberi, presidente onorario commissione Grandi Rischi, 6 aprile

  36. marco tempesta
    marco tempesta says:

    Mi auguro ci si muova, a livello di magistratura, contro chi ha usato materiali di costruzione scadenti, nelle nuove costruzioni crollate.
    Intanto, dall’Iraq una buona notizia: la pena per il lanciatore di scarpe è stata ridotta a un anno di carcere, rispetto ai tre che gli erano stati inflitti. Speriamo lo lascino uscire in sordina, prima della scadenza.

  37. sylvi
    sylvi says:

    Buona sera a tutti.

    La mia solidarietà alle genti d’Abruzzo e soprattutto la mia totale comprensione e so di che parlo.
    Prima di tutto i morti e le loro famiglie; poi gli sfollati!
    Noi abbiamo dormito fuori casa per oltre tre mesi.
    Ritengo che i terremoti e
    le esperienze precedenti abbiano reso i soccorsi più solleciti, organizzati e coordinati.

    Vorrei però aggiungere che non è necessario andare in Giappone per una ricostruzione sicura.
    5 o 6 anni fa in Slovenia, ai confini del Friuli,
    ci sono state scosse del 6.5 scala Ricther.
    Le case slovene un mucchio di macerie, le nostre, antisismiche, nemmeno un graffio.
    Nella ricostruzione qui ci sono stati i controlli, severi, del ferro e del cemento.
    Tutto qui.
    Arrivava l’ingegnere per il controllo statico al grezzo, tornava al finito.Altrimenti non c’era l’abitabilità.
    E si costruiva rigorosamente su terreni sicuri, con piano regolatore approntato da tecnici e approvato dalla Regione.
    L’Ospedale dell’Aquila e l’Ostello degli studenti, costruiti pochi anni fa, sono da denuncia perchè le leggi ci sono e severe nelle zone sismiche.
    Esempi positivi e negativi, in Italia, ci sono; le leggi pure.
    Non è necessario andare in Giappone o in California.
    Auguro agli abruzzesi, bravissime persone, di essere saggi e soprattutto intransigenti nella ricostruzione.
    Con molta partecipazione
    Sylvi

  38. sylvi
    sylvi says:

    caro Marco,
    hai fatto come Gesù :- ancora un poco e mi vederte, un altro poco e non mi vedete!
    Mi sarebbe piaciuto dirti tante cose. Peccato!
    Saluti da mio marito.
    Sylvi

  39. sylvi
    sylvi says:

    caro CC,

    vallata bellissima!
    Case ristrutturate con grande amore per l’ambiente! Calde.
    Valligiani socievolissimi e soprattutto molto professionali!

    Siamo tornati con il bagagliaio ormai ingombro di tome, tomine e fontina! Ci serviranno per il tagliere di Pasqua!
    Ho” sistemato” il cavaliere e la sua sirena commme il faut.
    Abbiamo passato una piacevolissima giornata;
    in fondo al Piemonte manca solo il mare!!!!!
    Entrambi ti rinnoviamo un arrivederci a EST.
    E un grande grazie anche da mio marito!

    Mandi
    Sylvi

  40. ber
    ber says:

    Cara Anita,
    sono un po stanco e ho fatto un po’ di confusione tra Giuliani,Calvi etc…queste continue scosse stanno esaurendo anche me.
    Comunque le vittime sono arrivate a 214 e ci sono ancora dei dispersi,…i feriti piu’ di 1500,tra cui parecchi gravi.
    Con la distruzione dell’ospedale antisismico,…sono sparsi in
    tutta la regione,…e pure a roma e anche e a napoli.
    Pochi minuti fa si e’ sentita un’altra scossa,molto forte anche a Pe
    di 5,7scala Ritcher,..solo un decimo inferiore a quello disastroso di ieri notte,…5,8,…ma oramai gli edifici sono tutti per terra,…
    Con la distruzione della casa dello studente,…hanno distrutto
    anche l’universita’,…specialmente la facolta’ di ingegneria.
    Un caro abbraccio,Ber

  41. sylvi
    sylvi says:

    caro Ber,

    ti abbraccio! Le scosse di assestamento andranno, purtroppo, avanti ancora a lungo.
    Si deve ora… pensare ai vivi;
    spero lo Stato sia efficiente ma spero di più che gli abruzzesi vigilino, che gli enti locali siano efficienti e i cittadini coraggiosi.
    Dipenderà infatti da voi se l’Università rinascerà più bella e più culturalmente importante.
    Gli aiuti arriveranno, CONTROLLATELI!
    Con tutta la mia solidarietà.

    Sylvi

  42. Peter
    Peter says:

    la solita retorica della ricostruzione. Ma i morti, come qualcuno disse a proposito di Cassino sul blog di due anni fa, non li ricostruisce nessuno. E mi dispiace profondamente per coloro che sono morti giovani, specie gli studenti dell’Aquila , perche’ gli studenti da che mondo e’ mondo sacrificano gia’ la loro gioventu’ per il futuro, di loro e di tutti.
    Fa indignare la solita logica e prassi dell’italietta, un pezzo di carta bollata che dice edificio costruito con criteri antisismici, e poi l’edificio si affloscia, anzi molti edifici lo fanno. Apprendo con profondo dispiacere che i due terzi delle abitazioni della citta’ ‘medievale’ (come viene detta in inglese) dell’Aquila sono dichiarati inagibili, e con essa molti paesi ‘medievali’ limitrofi sono andati distrutti.
    I siti internet in inglese lodano comunque l’efficienza e la modernita’ dei mezzi usati dai soccorritori per estrarre la gente dalle macerie, ed anche la tenacia e l’abnegazione dei vigili del fuoco italiani

    Peter

  43. ber
    ber says:

    Cara Sylvi,
    Ti ringrazio del sostegno morale,ma purtroppo ricostruire quello
    che e’ stato fatto nel corso dei secoli sara’ molto difficile.
    L’avvenire e’ buio perche’ la speranza si e’ al lumicino.
    La tua e’ stata una ricostruzione entusiasmante,voi avete rifatto
    prima le industrie per ricominciare a produrre e,…poi le case.
    Io conosco la gente del Friuli,…infaticabili….mia suocera era
    friulana,…la qui in terronia,…quando c’e’ stato il terremeto dell’irpinia l’unica ricostruzione e’ stato la villa del de mita.
    Ad avezzano vivono ancora nelle baracche del terremoto di
    prima della guerra.
    L’Aquila e’ la citta’ del vespa,…del cardinal mazzarino,…gente
    che lavora per il capo,…il quale con enfasi annuncia 50 milioni di euro quando ne ha tolti 500 stanziati per la stessa regione dai
    governi precedenti.
    Mah,…
    Spero di sbagliarmi,…ma purtroppo il peggio non muore mai.
    Un caro abbraccio,Ber

  44. Controcorrente
    Controcorrente says:

    Cari Sylvi e Marco,

    grazie a voi per la piacevole giornata, trascorsa seppur a rate insieme.
    E scusate l’eventuale “logorrea” dell’improvvisato cicerone.

    cc

  45. marco tempesta
    marco tempesta says:

    Caro CC, è stata una visita piacevolissima e molto interessante. Sei stato un perfetto anfitrione. Grazie!
    Io non sono rimasto oltre, perchè essendo ospite dei miei amici, non volevo apparire scortese nei loro confronti. Tra l’altro la serata mi ha riservato un’altra piacevolissima sorpresa: a mia insaputa, il mio amico aveva organizzato la rimpatriata con altri compagni di scuola residenti in Piemonte. I piemontesi ancora una volta si sono dimostrati, come sempre d’altronde, delle persone veramente squisite!
    Sylvi è simpaticissima. Peccato non abbia conosciuto Uroburo!

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