Ci sono belve, ci sono uomini coraggiosi, ci sono vili assassini, ci sono ancora morti e distruzioni

La foto è quella di un ragazzino di 15 anni, Nayef Qarmout, che dopo poco è stato ucciso dagli israeliani che bombardavano per l’ennesima volta Gaza forse per la rabbia di non poter attaccare l’Iran o forse come preparazione all’aggressione all’Iran dopo avere “neutralizzato” Gaza. In ogni caso questa nuova aggressione contro l’enorme campo di concentramento chiamato Gaza avviene chiaramente con il permesso di Obama. La storia di Nayef la troverete in fondo. Prima però riporto qualche commento da Facebook che non ha bisogno di aggettivi perché sono lampanti, e qualche commento sempre da Facebook del professore Ariel Toaff, figlio dell’ex rabbino capo di Roma e romano andato a vivere in Israele, dove è docente universitario di Storia medioevale. Ariel Toaff è l’autore del libro “Pasque di sangue” violentemente attaccato dal parlamento israeliano benché fosse edito in Italia. Tanto violentemente, che Toaff dovette scusarsi ed epurare dal suo libro i passi sgraditi al governo israeliano! A Toaff hanno anche tentato di incendiargli la casa, oltre che creato molti fastidi in campo universitario.

Buona lettura.

———————

G

Io spero che Israele reagisca finalmente alla continua aggressione di missili qassam dalla striscia di Gaza dando inizio alla operazione “Piombo Fuso 2″.

Io spero che questa volta ne ammazziamo di più dei 1300 della operazione “Piombo Fuso 1″.

http://www.ynetnews.com/articles/0,7340,L-4201983,00.html

Quelle puttane degli scrittori israeliani di sinistra (Grossman, Yeoshua, Oz) sempre pronti a prodigarsi in ruffianate buoniste e pacifiste molto politicamente corrette per compiacere il loro pubblico di lettori europei radical chic hanno veramente rotto il cazzo!
L’attacco ai laboratori nucleari iraniani è doveroso e necessario!

http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=4&sez=120&id=43738

Ariel Toaff

L’uso e l’abuso della Shoah. Netanyahu a New York e alla televisione di Israele: “Ahmadinejad minaccia il popolo ebraico e lo Stato di Israele di una nuova Shoah. Israele, insieme agli USA o da sola, deve impedire che si perpetri un nuovo Olocausto”. Perche’ terrorizzare con lo spauracchio della Shoah? Menachem Begin l’aveva gia’ fatto in occasione dell’intervento israeliano in Libano. Nahum Goldman, presidente del Congresso Mondiale Ebraico, l’aveva allora duramente censurato per questo. Vogliamo lasciare una buona volta in pace la Shoah? La Shah non e’ una carta di credito o tanto meno l’orco delle favole!

Ariel Toaff

La radio dei coloni celebra l’eroismo del deputato dell’estrema destra israeliana che, protetto dalla polizia, si e’ recato a Nazareth per caldeggiare la proposta di transfert nei confronti degli arabi israeliani. Qualche settimana fa a Ben Ari e’ stato negato il visto d’ingresso negli Stati Uniti per la sua adesione al movimento terrorista del rabbino Kahane, messo fuori legge negli USA.

Ben-Ari in Lone Protest in Nazareth

www.israelnationalnews.com

Ariel Toaff

Jerusalem Post: I religiosi nazionalisti dell’estrema destra israeliana, nonostante il divieto della polizia, entrano a Nazareth per manifestare contro i deputati arabi alla Kenesset, chiedendo la loro espulsione da Israele. Nessun provvedimento e’ stato preso nei confronti dei fascisti israeliani e delle loro provocazioni.

Far-right MK defies police and enters Nazareth

www.jpost.com

Ariel Toaff

I missili di Grossman e quelli di Volli (che se ne compiace da lontano).
David Grossman su Repubblica: Sarebbe un grave errore da parte di Israele attaccare l’Iran.
Il commento saccente di Informazione Corretta: Grossman dovrebbe andare a leggersi i libri di storia.

www.informazionecorretta.com

Riportiamo da REPUBBLICA di oggi, 12/03/2012, a pag. 1-27, l’articolo di David Grossman dal titolo ” Israele, non colpire Teheran ” preceduto dal nostro commento, a pag. 29, l’intervista di Fareed Zakaria a Henry Kissinger dal titolo “Kissinger: Per negoziare bisogna dare legittimità al regime degli…

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Israele li chiama effetti collaterali, ma il suo nome è Nayef Qarmout, 15 anni, ucciso mentre giocava
di Massimo Ragnedda
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Una trentina di persone uccise in pochi giorni: è il tristissimo, e ancora parziale, bilancio dell’ennesimo attacco israeliano dentro la Striscia di Gaza. Venerdì 9 marzo gli aerei da guerra di Tel Aviv hanno iniziato a bombardare la Striscia di Gaza, massacrando militanti dei gruppi di resistenza palestinesi, ma anche donne e bambini. Gli israeliani li chiamano, con un eufemismo che fa meno male e che risulta essere più telegenico e digeribile per i fini palati occidentali, omicidi mirati, mentre le donne e i bambini uccisi, effetti collaterali.
Chiamateli come volete, ma sotto le bombe israeliane, per l’ennesima volta, sono rimasti i corpi senza vita di 26 persone (bilancio provvisorio). Ed è di una di queste tante vittime collaterali che voglio parlare, poiché ha un nome e un cognome, aveva un volto e un sorriso, aveva voglia di giocare e vivere, aveva sogni e speranze rubate dalle bombe sganciate in uno dei 37 attacchi aerei che Israele ha compiuto in 3 giorni.
Si chiamava Nayef Qarmout di appena 15 anni, colpevole di vivere nella Striscia di Gaza che, secondo le parole del Cardinale Martino, “assomiglia sempre più ad un campo di concentramento” dove gli israeliani portano avanti quello che l’ex ambasciatore francese ed esperto di Medio Oriente, Eric Rouleau, definisce un “genocidio al rallentatore”, dietro il silenzio assordante della comunità internazionale. A Gaza si muore ogni giorno sotto le bombe; si muore per le condizioni disumane imposte da Israele; si muore per l’embargo asfissiante che dal 2007 limita l’ingresso di beni di prima necessità. Il professore di origine ebraiche, William. I. Robinson, docente di sociologia della prestigiosa University of California, Santa Barbara, ha definito Gaza come il ghetto di Varsavia. Un’immagine forte e provocatoria ma che non si discosta di molto dalla verità.
In quel ghetto, Nayef giocava con i suoi compagni di classe, all’uscita della scuola, mentre le bombe israeliane cadevano come pioggia dal cielo, uccidendo indiscriminatamente chiunque si trovasse nei paraggi. E lui, con i suoi compagni di scuola, si trovava proprio lì scalzo a dare due calci ad uno straccio arrotolato, mentre una selva di bombe costosissime e letali, gli rubavano per sempre il sorriso e la vita.
Storie di ordinario massacro in Palestina che da oltre sessanta anni aspetta di vedersi riconosciuta come uno Stato indipendente e che vive ogni giorno sotto il ricatto di uno stato occupante. Se vogliamo capire la violenza in Medio Oriente, non si dovrebbe mai dimenticare che la Palestina non è uno stato libero, ma è occupata militarmente dagli israeliani che, nonostante le varie risoluzioni dell’ONU, agiscono indisturbati violando i più elementari diritti umani.
Pensate per un attimo a cosa sarebbe successo se un missile artigianale dei gruppi di resistenza palestinese (in questi giorni, per ritorsione, ne sono stati sparati centinaia) avessero ucciso un ragazzo di 15 anni israeliano: i media occidentali ne avrebbero parlato per giorni. Si sarebbe trattato di una vittima innocente, frutto del terrorismo e della violenza, e messaggi di cordoglio sarebbero giunti da tutto il mondo. Ma è morto un ragazzino palestinese e la vita di Nayef non vale l’inchiostro di un articolo di giornale (tranne l’articolo di Michele Giorgio su il Manifesto). È stato massacrato, assieme ad altre 25 persone, il quindicenne Nayef Qarmout e la sua vita non vale una riga di giornale o un messaggio di cordoglio nel mondo occidentale.
È evidente che questo massacro alimenterà l’odio e le vendette, in quella spirale di violenza e ritorsioni che allontana la pace. È evidente che questo ennesimo massacro butterà benzina sul fuoco e sarà terreno fertile per il terrorismo e i fondamentalismi. È impensabile credere che si arriverà alla pace se Israele continua la sua occupazione militare e continua a bombardare indiscriminatamente. Israele ha il diritto non solo ad uno Stato, ma a vivere in pace e sicurezza, ma non ha il diritto di massacrare civili innocenti come l’adolescente Nayef Qarmout. Israele, come ogni stato, non ha solo diritti, ma ha anche doveri e non solo verso la Palestina ma verso tutta la comunità internazionale. È ora di dire basta e di fermare il genocidio al rallentatore di Gaza. Restiamo umani avrebbe detto Vittorio Arrigoni: la comunità internazionali blocchi questa violenza.

Israele li chiama effetti collaterali, ma il suo nome è Nayef Qarmout, 15 anni, ucciso mentre giocava
di Massimo RagneddaCommentaUna trentina di persone uccise in pochi giorni: è il tristissimo, e ancora parziale, bilancio dell’ennesimo attacco israeliano dentro la Striscia di Gaza. Venerdì 9 marzo gli aerei da guerra di Tel Aviv hanno iniziato a bombardare la Striscia di Gaza, massacrando militanti dei gruppi di resistenza palestinesi, ma anche donne e bambini. Gli israeliani li chiamano, con un eufemismo che fa meno male e che risulta essere più telegenico e digeribile per i fini palati occidentali, omicidi mirati, mentre le donne e i bambini uccisi, effetti collaterali.
Chiamateli come volete, ma sotto le bombe israeliane, per l’ennesima volta, sono rimasti i corpi senza vita di 26 persone (bilancio provvisorio). Ed è di una di queste tante vittime collaterali che voglio parlare, poiché ha un nome e un cognome, aveva un volto e un sorriso, aveva voglia di giocare e vivere, aveva sogni e speranze rubate dalle bombe sganciate in uno dei 37 attacchi aerei che Israele ha compiuto in 3 giorni.
Si chiamava Nayef Qarmout di appena 15 anni, colpevole di vivere nella Striscia di Gaza che, secondo le parole del Cardinale Martino, “assomiglia sempre più ad un campo di concentramento” dove gli israeliani portano avanti quello che l’ex ambasciatore francese ed esperto di Medio Oriente, Eric Rouleau, definisce un “genocidio al rallentatore”, dietro il silenzio assordante della comunità internazionale. A Gaza si muore ogni giorno sotto le bombe; si muore per le condizioni disumane imposte da Israele; si muore per l’embargo asfissiante che dal 2007 limita l’ingresso di beni di prima necessità. Il professore di origine ebraiche, William. I. Robinson, docente di sociologia della prestigiosa University of California, Santa Barbara, ha definito Gaza come il ghetto di Varsavia. Un’immagine forte e provocatoria ma che non si discosta di molto dalla verità.
In quel ghetto, Nayef giocava con i suoi compagni di classe, all’uscita della scuola, mentre le bombe israeliane cadevano come pioggia dal cielo, uccidendo indiscriminatamente chiunque si trovasse nei paraggi. E lui, con i suoi compagni di scuola, si trovava proprio lì scalzo a dare due calci ad uno straccio arrotolato, mentre una selva di bombe costosissime e letali, gli rubavano per sempre il sorriso e la vita.
Storie di ordinario massacro in Palestina che da oltre sessanta anni aspetta di vedersi riconosciuta come uno Stato indipendente e che vive ogni giorno sotto il ricatto di uno stato occupante. Se vogliamo capire la violenza in Medio Oriente, non si dovrebbe mai dimenticare che la Palestina non è uno stato libero, ma è occupata militarmente dagli israeliani che, nonostante le varie risoluzioni dell’ONU, agiscono indisturbati violando i più elementari diritti umani.
Pensate per un attimo a cosa sarebbe successo se un missile artigianale dei gruppi di resistenza palestinese (in questi giorni, per ritorsione, ne sono stati sparati centinaia) avessero ucciso un ragazzo di 15 anni israeliano: i media occidentali ne avrebbero parlato per giorni. Si sarebbe trattato di una vittima innocente, frutto del terrorismo e della violenza, e messaggi di cordoglio sarebbero giunti da tutto il mondo. Ma è morto un ragazzino palestinese e la vita di Nayef non vale l’inchiostro di un articolo di giornale (tranne l’articolo di Michele Giorgio su il Manifesto). È stato massacrato, assieme ad altre 25 persone, il quindicenne Nayef Qarmout e la sua vita non vale una riga di giornale o un messaggio di cordoglio nel mondo occidentale.
È evidente che questo massacro alimenterà l’odio e le vendette, in quella spirale di violenza e ritorsioni che allontana la pace. È evidente che questo ennesimo massacro butterà benzina sul fuoco e sarà terreno fertile per il terrorismo e i fondamentalismi. È impensabile credere che si arriverà alla pace se Israele continua la sua occupazione militare e continua a bombardare indiscriminatamente. Israele ha il diritto non solo ad uno Stato, ma a vivere in pace e sicurezza, ma non ha il diritto di massacrare civili innocenti come l’adolescente Nayef Qarmout. Israele, come ogni stato, non ha solo diritti, ma ha anche doveri e non solo verso la Palestina ma verso tutta la comunità internazionale. È ora di dire basta e di fermare il genocidio al rallentatore di Gaza. Restiamo umani avrebbe detto Vittorio Arrigoni: la comunità internazionali blocchi questa violenza.

263 commenti
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  1. Uroburo
    Uroburo says:

    Anita { 23.03.12 alle 19:15 } Oltre un terzo dei terreni agricoli negli Stati Uniti produce raccolti destinati all’esportazione.
    Cosi’ per evitare il cancro non mangiare niente di importato, campa col tuo orticello.
    ——————————————
    Cara Anita,
    non voglio far polemiche ma mi pare che l’uso di fertilizzanti e pesticidi in Useggetta sia tra i più alti del mondo.
    I pesticidi sono dei veleni ma i fertilizzanti alla lunga impoveriscono molto il terreno, soprattutto se era un terreno di prateria, di suo piuttosto povero. U.

  2. sylvi
    sylvi says:

    Io cambio l’ora agli orologi di casa, mai ai miei personali, perchè ritengo un esercizio utile al mio neurone ” pensare” l’ora esatta.
    Perciò l’orologio della cucina segna le 19.35, ( 10′ avanti come segno di ottimismo), la pendola fa le 19.25 esatte, e l’orologio da polso fa le 18.25.
    Spero di essere stata chiara!

    caro Uroburo,

    lei fa una grande confusione quando deve bastonarmi sulle affermazioni che faccio.
    Monti dimostra di essere un ottimo politico, altro che tecnico!
    Noi sappiamo quello che appare in superficie, certamente non il poker che si smazza fra Monti, la Fornero, la Camusso, ( strattonata fra la Fiom e l’opportunità di non rirompere col resto del Sindacato), la Confindustria, ( ritengo la Marcegaglia una portatrice d’acqua!)e il resto delle attività produttive.

    Come vede ce ne sarebbero cose da discriminare.
    Intanto le GI stanno scomparendo perchè nessuno, italiano o straniero, vuole più combattere contro una pletora di norme, commi, burocrazie, giudici del lavoro…e chi più ne ha più ne metta.
    Le PMI strozzate dalle banche, dalla burocrazia e dalle imprese più forti che non pagano e quindi si sovvenzionano a spese delle piccole, sono alla canna del gas.
    Rifletta su quel che scrivo, perchè le PMI che ce la faranno a uscire dal guado, che non licenzieranno, meriterebbero il rispetto delle persone per bene.
    Qui nessuno parla di art. 18, nemmeno i dipendenti, hanno ben altro per la testa…aprire l’Azienda ogni mattina.

    Mio marito e mio figlio strepitano perchè avrebbero bisogno di assumere…non lo fanno perchè temono di non poter pagare il salario ogni mese…pieni di lavoro…ma senza soldi che girano!
    E a sentire i discorsi di ” diritti inalienabili” di “licenziamenti generalizzati” fa veramente …mi permetta,… non venire il latte alle ginocchia ma …proprio cadere le mutande!

    Monti non fa niente? E che ne sappiamo noi a quali compromessi deve venire ogni giorno?
    In Germania c’è il reintegro con decisione del giudice’ Bravo!
    In Germania il giudice conferma il licenziamente per il furto di pochi euro.
    In Italia i giudici danno ragione al lavoratore, a prescindere…se proprio non ammazza il datore di lavoro!
    L’art. 18 è un budello che strozza in Italia, non in Germania!!!
    In Italia tutto è ideologia,nella politica, nel Sindacato, e perciò sono i Sindacati che hanno da decenni guidato le danze del lavoro…

    Io spero che Monti vada avanti con quella gran tosta della Fornero…se scontentano tutti signfica che sono nel giusto!

    Saluti
    Sylvi

  3. peter
    peter says:

    x Uroburo

    quale ora di Roma? magari…darebbe un po’ di lustro al nostro povero paese…
    Il Western European Time si abbrevia in WET…
    E’ il GMT (Greenwich Mean Time) piu’ o meno i cambiamenti stagionali…due volte l’anno, a marzo ed ottobre.
    Al momento attuale, l’ora in Italia, Germania, Francia, Austria, etc, e’ GMT+1. In Grecia e’ gia’ GMT+2…In Portogallo e’ come in UK ed Irlanda

    un saluto

    Peter

  4. peter
    peter says:

    Allora Io e Sylvi abbiamo qualcosa in comune…andavo intere stagioni senza cambiare l’ora al mio orologio da polso…ne’ la cambiavo quando mi trovavo all’estero.
    Raramente la cambiavo agli orologi a muro, oggi pero’ l’ho fatto mosso dalla noia…
    Ormai non uso piu’ orologio da polso dato che mi porto sempre il mobile phone appresso…fa tutto da solo. Cosi’ il computer a casa.
    Oggi il computer mi ha detto cortesemente di cambiare la pila alla tastiera! ma si puo’? sono nato in un’epoca in cui l’unico computer parlante era hal 9000 in 2001, odissea nello spazio…beh scherzo, il mio PC non parla ancora, mi da’ solo messaggi scritti…
    Sara’ una pe-na cambiare l’ora all’orologio della macchina

    Peter

  5. Anita
    Anita says:

    Shaima Alawadi

    E ‘estremamente raro che uno straniero a venga ad uccidere qualcuno in casa loro per razzismo.

    Non pensa che si dovrebbero aspettare le indagini della polizia prima di iniziare commenti?

    E’ molto piu’ probabile che qualcuno la conoscesse bene dato che la signora Shaima Alawadi abitava negli US dal 1990 ed i figli sono cittadini Americani.

    Anita

  6. Anita
    Anita says:

    x Uroburo -251-

    Non le saprei dire….il mio Stato non esisteva millenni fa’, era sommerso sotto il ghiaccio, la formazione delle rocce glaciali e’ ancora evidente.

    Nei tempi piu’ moderni nel West non c’era acqua, i coloni perdevano il loro bestiame e raccolti a causa dell’estrema siccita’.

    I prati verdi richiedono molta cura, ogni anno faccio controllare il PH del suolo e partiamo da li’.

    Saluti,
    Anita

  7. Pino Nicotri
    Pino Nicotri says:

    x Anita

    Giusto. Ma la stessa osservazione si doveva fare per la strage di Tolone, anziché saltare subito a conclusioni che fanno comodo ai Netanyahu e affini.
    Un saluto.
    pino

  8. sylvi
    sylvi says:

    X Rodolfo 201

    caro Rodolfo
    Leggo ora sul blog il post che mi avevi mandato, anche se ne conoscevo il contenuto e ti avevo già risposto tramite Anita.

    Ripeto che spero tu scriva di nuovo regolarmente sul blog, perchè
    è motivo di ricchezza sia ribattere quando non sono d’accordo con te, ma anche riconoscere le molte cose importanti che condivido.

    Per quanto riguarda i nonni…ripeto…ho conosciuto quattro nonni e una bisnonna paterna…chiogiotta, tabaccona, allegra…amava la musica e il ballo.
    Era pensionata di un figlio morto nella IGM …per sè spendeva solo per il tabacco…i soldi li dava ai nipoti…purchè li spendessero… per andare a ballare.
    Mia madre mi raccontava che fu lei a sovvenzionare mio padre che voleva comprarsi il clarino…che fa ancora bella mostra di sè nel soggiorno di casa mia.
    Io ero una bambina vivacissima, instancabile…solo lei mi trovava accettabilmente sopportabile e molto simpatica.
    Infatti mi rifugiavo spesso letteralmente sotto le sue ampie gonne.
    Era nata nella Venezia sotto l’Impero austrungarico, poi vennero i Piemontesi, ebbe una vita travagliata che non le fece mai perdere il sorriso, sdentato, negli ultimi anni, a forza di filare e tessere.
    Morì a 96 anni…letteralmente per un raffreddore.
    Riposa accanto ai miei nonni e ogni volta che vado in cimitero mi spunta un sorriso di saluto per lei.

    Hai ragione: i nonni sono importantissimi… oggi quando muore traumaticamente un padre giovane si aiutano i figli a superare lo shock con gli psicologi…io ho avuto la fortuna di nonni amorevoli.

    Spero di risentirci a presto.

    Sylvi

  9. Cerutti Gino
    Cerutti Gino says:

    x la sora Anita.
    Quindi conferma che per il governo US la vita di un’essere umano (ovviamente non cittadino statunitense) vale 50mila dollari!

    Su cotanta generosità da parte della sua Amministrazione non c’è che da commuoversi.
    Eppure non ci riesco, dalla pancia mi esce soltanto un mesto “andate affankulo” indirizzato al di là dell’oceano.
    Spero che arrivi a destinazione.

    C.G.

  10. Anita
    Anita says:

    x C.G.

    Grazie altrettanto.

    Scriva al New York Times.

    Si domandi anche quanto andra’ nelle tasche di Hamid Karzai e quanto nelle tasche dei superstiti delle vittime.

    Anita

  11. Cerutti Gino
    Cerutti Gino says:

    Un pò come quelle famiglie del Cermis che aspettano ancora di essere risarciti definitivamente.
    Che fine hanno fatto quei piloti fottuti e vigliacchi?
    Sono in galera a scontare le proprie colpe per aver ammazzato una ventina di persone per una cassa di birra oppure circolano tra la gente per bene come se niente fosse?

    Lei che è così saputella, non ne sa niente?
    Mi dica, ci dica.

    C.G.

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