Bambini che nascono col piede sbagliato. Ma che si possono curare con successo.

Si parla sempre molto di bambini e sempre mostrando per loro grande amore o comunque interesse: dal notissimo “Lasciate che i fanciulli vengano a me” al (mi si perdoni l’accostamento) diluvio di spot pubblicitari per prodotti per l’infanzia. Però quando si parla di bambini malati, handicappati o malformati il discorso cambia, se ne parla meno. Forse è la logica conseguenza della gara al fisico in gran forma ed efficiente anche in tarda età perfetto. Come per le merci difettose, si viene scartati o tenuti in disparte. E’ il caso della malformazione chiamata “Piede torto congenito”, o anche PTC in sigla per gli addetti ai lavori (  www.piedetorto.it ). Ogni anno in Italia di bambini affetti da PTC ne nascono 500, la media mondiale pare sia di 1-2 casi ogni mille nati. Eppure è una della patologie meno conosciute, nonostante esista fin dagli anni ’40 un ottimo modo, semplice, economico e non invasivo. per curarla. Grazie a Internet solo di recente si è diffusa la conoscenza  dell’esistenza di cure semplici ed efficaci, che prendono il nome dal loro ideatore: metodo Ponseti. E l’exploit è tale che il 12 ottobre a Milano  si terrà la prima edizione della Giornata Internazionale del Piede Torto Congenito. La parte del leone la farà il metodo Ponseti, la cui efficacia sarà efficacissimamente illustrata dalla prima Italian Ponseti Race, vale a dire dalla prima corsa a piedi dei bambini italiani curati con il metodo citato. Ma andiamo per ordine.

In cosa consiste esattamente la malformazione del “piede storto congenito”? E’ presto detto: alla nascita uno o entrambi i piedi presentano le ossa in posizione scorretta e appaiono ruotati verso l’interno. Se non è ben trattata, la patologia è gravemente invalidante, con forti ricadute sulla qualità della vita del paziente e costi sociali salati. Quando invece il bambino è ben curato, si ottiene un piede esteticamente e funzionalmente “normale”, con la possibilità di camminare, correre e svolgere qualsiasi attività fisica senza dolori né limitazioni.

Come curarla? Con il metodo Ponseti, dal nome del geniale medico spagnolo Ignatio Ponseti che negli anni ’40 sviluppò la tecnica negli Stati Uniti. Riconosciuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come la tecnica più efficace per la cura della patologia, tant’è che ha guarito centinaia di migliaia di bambini in tutto il mondo, prevede 4-6 piccole applicazioni di gesso settimanali, preceduti da pochi minuti di delicate manipolazioni, una incisione di pochi millimetri al tendine di Achille e uno speciale tutore prevalentemente notturno fino ai 4-5 anni. Ormai nel mondo va sostituendo le lunghe ed invasive terapie tradizionali, peraltro meno efficaci e più costose, che prevedono 6-8 mesi di gessi dolorosi, interventi chirurgici, anni di tutori, fisioterapia, scarpe ortopediche, con alto rischio di infezioni, necrosi, artrosi, recidive e forti dolori in età adulta. Sorprendentemente, il primo motore del processo è stato il passaparola sul Web: sono stati infatti i genitori a spingere inizialmente, prima negli USA e poi nel resto del mondo, affinché i loro medici ortopedici apprendessero la tecnica con adeguati corsi di formazione. In questi anni la Ponseti International Association (PIA) ha formato centinaia di medici, soprattutto nel Terzo Mondo, dove la patologia ha alti costi sociali e il metodo Ponseti ha trovato larga diffusione per l’efficacia e i costi contenuti (con 10-20 dollari si cura un bambino con ottimi risultati nel 99% dei casi).

L’Italia però si trova ancora in una situazione di arretratezza. Perché? Per due motivi ben precisi. Il primo è che il sistema dei rimborsi del Servizio Sanitario Nazionale rende paradossalmente poco “redditizio” per gli ospedali formare i medici nelle metodiche non chirurgiche. Il secondo è che l’accesso di massa a Internet è una novità degli ultimissimi anni. Il boom dell’informazione nel web ha permesso ai genitori la creazione sui social network di gruppi e iniziative centrate sul PTC,  come per esempio la neonata Rete Italiana Piede Torto. Ma nella pratica medica la diffusione del metodo curativo è molto lenta. E così è quasi solo l’antichissima risorsa del passaparola a permettere ai bambini con il piede torto congenito, ormai molte migliaia, di poter approdare nei pochissimi centri con operatori formati dalla PIA. Del passaparola innescato da Internet se ne sono accorti l’Università Bocconi e il Politecnico di Milano, che hanno infatti deciso di occuparsi dell’influenza di Internet sulle scelte dell’utenza in ambito sanitario e delle annesse ricadute economiche.

L’interesse della Bocconi e del Politecnico ha fatto sì che il convegno del 12 ottobre vedrà tra i relatori non solo i principali rappresentanti italiani e stranieri della Ponseti International, ma anche studiosi di economia e di marketing sanitario. , oltre ad alcuni rappresentanti della neonata Rete Italiana Piede Torto (  http://www.piede-torto.itwww.piede-torto.net) ), movimento di genitori nato sul web per informare e promuovere la metodica. Tra le iniziative del gruppo di supporto è attivo un telefono per i genitori (SOS Piede Torto, numero di telefono 331-1665412) e una raccolta di firme (  https://www.facebook.com/events/416413831741034/ ) per chiedere che anche in Italia si organizzino corsi in collaborazione con la PIA, affinché in ogni grande centro ortopedico pubblico sia presente almeno un medico formato nella metodica Ponseti. Un buon modo per evitare che migliaia di famiglie siano costrette a lunghe trasferte e viaggi della speranza.

Ecco per esempio il calvario durato otto anni raccontato qui in basso da papà Marco e mamma Silvia, che lo hanno affrontato per guarire la loro Elena, che vedete nelle due foto in alto: la prima quando è venuta al mondo il 27 gennaio 2005 con entrambi i piedini torti, nella seconda si vede Elena con i gessi fessurati e tenuti insieme con il nastro adesivo.è diventata libera dalla malformazionee ha potuto cominciare a ballare felice e giocare a palla con gli altri bambini a fine marzo di quest’anno.

Per maggiori informazioni basta rivolgersi a info@congressiefiere.com .

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La storia di Elena inizia con le prime ecografie e la diagnosi di piede torto congenito bilaterale. Il papà e lo zio erano entrambi nati con la stessa malformazione, eppure i genetisti a cui ci eravamo rivolti ci avevano rassicurato sulle basse percentuali di ereditarietà, soprattutto per le femmine.

Dopo la notizia ci siamo informati il più possibile e ci hanno detto che anche nella nostra città utilizzavano il metodo Ponseti, per cui ci siamo rivolti con fiducia e serenità ad uno stimato ortopedico di Padova. Purtroppo è stato un grosso errore…

Appena nata Elena, il dottore è venuto su nostra richiesta a visitare la bimba in ospedale. Ci ha detto che, data la gravità della malformazione (3° grado), quasi certamente dopo i gessi avrebbe dovuto operarla, ma la tenotomia avrebbe comportato solo una cicatrice di pochi millimetri e il tutto si sarebbe risolto in breve tempo.

Il dottore mise i primi gessi quando Elena aveva solo 10 giorni: è stata un’esperienza assolutamente traumatica, da dimenticare. In più, senza alcun preavviso, Elena è stata ricoverata fino al pomeriggio del giorno dopo in una camerata con altri sei pazienti, adulti ed anziani, senza un letto per il genitore né l’occorrente per prendersi cura di un neonato. Nemmeno Elena aveva un letto e ha dovuto dormire nella sua carrozzina.

Il ciclo dei gessi è continuato per altre cinque volte: dovevamo arrivare in ospedale alle 7 e aspettare in una stanzetta ore, o anche fino al pomeriggio, finché non arrivava il dottore. Capitava spesso che i piedi si gonfiassero e di dover fessurare i gessi; uno si è addirittura sfilato. Una volta i piedi si sono gonfiati dopo le 14, ora di chiusura della sala gessi, quindi siamo stati costretti a portare Elena d’urgenza al pronto soccorso, dove, con nostro stupore, i medici non sapevano come intervenire su un neonato ingessato: sotto nostra responsabilità abbiamo dovuto segnare con una matita dove tagliare il gesso e la bambina è rimasta ferita al piede destro. Nella foto qui sopra la cicatrice.

Infine il dottore ci ha detto che il piede sinistro era corretto, ma il destro andava sicuramente operato, malgrado per tutto il periodo di applicazione dei gessi si fosse meravigliato che i piedini di Elena, nonostante la gravità, fossero morbidi “come pongo”.

Solo a operazione conclusa, il dottore ci informa di essere intervenuto anche sul piede sinistro, “così, per precauzione“… Gli abbiamo chiesto di darci qualche informazione in più sull’intervento eseguito, ma lui ha risposto con un seccato: “ma lei è medico?”. Quindi altro ricovero di due notti, sempre senza letto e in stanza con sei anziani.

Dopo tre settimane il dottore cambia i gessi postoperatori: quello sul piede destro era completamente in equino (con le punte in giù) e non ci sembrava affatto nella posizione corretta, ma noi “non siamo medici”… Elena al posto del tallone presentava una rientranza e le cicatrici, che dovevano essere solo di pochi millimetri, erano invece lunghe diversi centimetri, malgrado la bimba avesse appena 4 mesi. Le cicatrici in generale deformano e rendono rigido il piede, in più quelle erano irregolari (soprattutto quella sul piede destro, che andava a “zig zag”).

Quando il dottore ha tolto i gessi dopo due mesi, il piede destro, ovviamente, era completamente equino, ma il dottore ha ugualmente prescritto il tutore Dennis Brown, con una scarpina rigida che non si adattava al piede ed era impossibile da infilare con il piede così conciato. Non ci è stato mai spiegato come regolare la larghezza della barra, quanto e come usarla; alla fine ci ha pensato la nostra fisioterapista a sistemarla, dopo giorni di pianti della bambina perché il dottore l’aveva allargata troppo… Elena con il tutore prescritto a Padova.

Dopo un mese di sofferenze, notti insonni e pianti, abbiamo abbandonato il tutore, comunque inutilizzabile con il piede destro che usciva dalla scarpa dopo due minuti dall’applicazione, e abbiamo iniziato i bendaggi funzionali una volta a settimana a Mestre; inoltre facevamo fisioterapia sempre a Padova, in un’altra struttura.

Dai primi di settembre 2005 sono così iniziati quasi sei anni di bendaggi funzionali e terapie che hanno ridotto in parte l’equinismo, grazie anche alla buona flessibilità del piede. Mentre tutti gli altri bimbi curati insieme a noi dal dottore di Padova sono stati operati almeno due o tre volte, noi almeno, con i bendaggi, abbiamo evitato che la situazione peggiorasse.

I controlli li facevamo sia a Mestre che a Padova, sentendoci dire da entrambi i dottori che andava benissimo. Il dottore di Padova, dopo le estenuanti attese in sala d’aspetto, riduce le visite di Elena ad una semplice dorsiflessione del piede, da seduta, senza mai averla vista in piedi o camminare. Naturalmente prescrive scarpe ortopediche fatte su misura, rigidissime. Anche per il medico di Mestre va tutto bene, ma almeno ha modi gentili, le visite sono accurate ed è contrario alle scarpe correttive.

Per sentire altri pareri abbiamo portato Elena anche a Bologna, dove il dottore, dopo una visita privata durata forse 4 minuti (aveva due studi adiacenti dove alternava le visite e il guadagno), ci ha consigliato una tenotomia bilaterale, aggiungendo che il tallone era alto e che la bambina non avrebbe mai camminato. Alle nostre perplessità ha prescritto i raggi per confermare quando detto e, dopo aver visto i risultati, ha dovuto modificare l’errata diagnosi. Nel frattempo, alla faccia di questi camici bianchi da 130 euro a visita, nel maggio 2006 Elena inizia a camminare!

A Gennaio 2009 facciamo una nuova visita a Bologna, questa volta con una dottoressa più professionale e gentile, che ci ha consigliato l’intervento di transfer tibiale per entrambi i piedi, da eseguirsi in due momenti successivi, con una immobilizzazione quindi di ben due mesi e mezzo, e per giunta in estate! Le operazioni erano in programma un anno e mezzo dopo, senza ulteriori visite e senza considerare la crescita di una bimba di soli quattro anni. L’istinto ci ha suggerito, a quel punto, di annullare senz’altro l’intervento.

Finalmente, dopo aver trovato su Internet il gruppo di Yahoo e aver letto le testimonianze di nonno Matteo e dei genitori, ci siamo messi in moto per conoscere il dottor Monforte a Milano. Il 18 settembre 2010 abbiamo avuto la prima visita e ci ha confermato che il transfer programmato a Bologna sarebbe stato inutile, senza correggere prima i piedi con un ciclo di gessi. Il 20 ottobre 2010 abbiamo iniziato con i gessi di Monforte, le prime due settimane fino all’inguine e le due successive sotto al ginocchio. Per tutto il ciclo Elena è rimasta immobilizzata su sedia a rotelle, perché ormai aveva 5 anni e mezzo, era alta e con fisico robusto, e sarebbe stato impossibile usare un passeggino. Ancora una volta i piedi della bimba erano morbidissimi e il dottore ha deciso di sospendere l’applicazione dei gessi 15 giorni prima del previsto. Ci è voluto poi un mese di fisioterapie e massaggi per riprendere a camminare. Comunque l’Ospedale Buzzi e il dottor Monforte sono molto organizzati e fanno di tutto per rendere esperienze del genere il meno traumatiche possibile.

Il dottore ha poi prescritto di portare di notte per 8 mesi il tutore Mitchell con la barra mobile Dobbs, che Elena ha indossato senza grossi problemi. (Qui sopra, Elena con i bendaggi funzionali)

I piedi sembravano finalmente corretti e a settembre 2011 Monforte ha deciso di fare il transfer tibiale al piede sinistro, seguito da 35 giorni di gessi postoperatori, passati ancora su sedia a rotelle. Dopo un mese di fisioterapie la bambina camminava bene e non sembrava necessario operare anche il piede destro. Nei mesi successivi, però, Elena cresceva velocemente e aumentava sempre più l’equinismo; con la fisioterapia la situazione migliorava, ma, non appena la sospendevamo, di nuovo regrediva.

Dunque il 13 gennaio 2013, su consiglio dello stesso dottor Monforte, siamo andati a Barcellona dalla dottoressa Ey Batlle, specializzata in bambini grandicelli, che ci ha confermato il buon esito dell’operazione eseguita a Milano. È invece inorridita alla vista delle vistose cicatrici deformanti, ormai lunghe 20 centimetri, conseguenti all’intervento eseguito a Padova. Ci ha proposto come soluzione di eseguire in un unico momento tenotomia e fasciotomia ad entrambi i piedi, e il transfer tibiale al destro: l’operazione sarebbe stata al 100% definitiva e avrebbe garantito ad Elena di avere finalmente dei piedi nuovi uguali a quelli degli altri bimbi.

Il 15 marzo 2013 siamo in ambulatorio a Barcellona per il gesso preparatorio e dopo tre giorni torniamo per l’intervento. Dopo circa due ore la dottoressa ci fa chiamare e ci comunica raggiante che l’operazione è andata benissimo, oltre le previsioni: Elena ora ha circa 15 gradi di dorsiflessione, il piede sinistro è perfetto e il destro quasi! (Maggio 2006: Elena cammina!)

Dopo neanche una settimana, con i gessi bassi in vetroresina, Elena poteva già camminare, prima con l’aiuto di un girello e dopo pochi giorni senza. Niente sedia a rotelle: a dieci giorni dall’intervento già ballava e giocava a palla!

Nella sequenza di foto qui in basso vedete Elena all’ospedale Buzzi di Milano che sorride con un’altra bimba dai piedi torti in cura, Elena a Barcellona nel marzo 2013 e – finalmente! – Elena che una settimana dopo il transfer cammina. EVVIVA!


83 commenti
« Commenti più vecchi
  1. Rodolfo
    Rodolfo says:

    Non ti scervellare piu’ di tanto…non ne vale la pena….
    vedi…la tua frase…
    “” I grossi papaveri in divisa a stelle e a strisce in qualche modo si giustificano(a ragione)… gli accattoni INVECE ..aprono bocca e gli danno fiato”
    se vista da un’ altra ottica….e’ sicuramente giusta e centra il bersaglio …..a buon inenditore …poche parole…
    Rodolfo

  2. Cerutti Gino
    Cerutti Gino says:

    Quello che tu pensi del sottoscritto, tanto per mettere le cose in chiaro, mi entra da un orecchia e simultaneamente se esce dall’altra.
    Il mio apparato uditivo detesta gli ipocriti e subito dopo i tronfi supponenti e falsificatori di professione.
    Ergo, spugnettati pure la tua sterile polemica se non hai niente di dignitoso da fare.

    C.G.

  3. Cerutti Gino
    Cerutti Gino says:

    x Pino.
    Ogni volta che clicco per mandare un commento, per una frazione di secondo appare una foto di un bimbo in fasce.
    Davvero!
    C.G.

  4. Cerutti Gino
    Cerutti Gino says:

    x Pino.

    Adesso ho capito il perchè, è la stessa del tuo argomento sui bambini che nascono con i piedini torti…

    C.G.

  5. Rodolfo
    Rodolfo says:

    Capisco…caro cg….
    i bambini….gia’ i bambini….
    bah voltiamo pagina….dato che la prima sembra conclusa…
    ti spedisco a proposito d’ infanzie perse….per noi che ci interessiamo del “piede torto congenito”…il seguente video che e’ tratto da una trasmissione alla televisione tedesca di qualche giorno fa’….che ne pensi…c’ e’ qualche probabilita’ di pace?
    Rodolfo

  6. Rodolfo
    Rodolfo says:

    Bah….non funziona….ma basta andare su You tube e digitare
    “Die Saat des Hasses”
    insomma un po’ quello che fai anche tu….
    quello che ti consiglio e’ il terzo o il quarto…medita…

    Rodolfo

  7. Rodolfo
    Rodolfo says:

    Ma poi….a parte i Palestinesi….mi sembra che nel mondo Arabo manipolare i bambini e la gioventu’ ….rubando loro gli anni piu’ belli della loro vita…..pare sia una regola …..si evince dagli attentati che giornalmente uccidono civili a centinaia da quelle parti…
    R

  8. Cerutti Gino
    Cerutti Gino says:

    Se vai su youtube e clicchi “maltrattamenti di soldati israeliani contro civili palestinesi” avrai di che divertirti. Ce ne sono a decine.
    E a proposito di manipolare i bambini e la gioventù, un mio freddo consiglio di istruirsi sui metodi e le coercizioni di certi barbuti in palandrana nera e ricciolini cadenti verso i loro stessi figli.
    Anche lì il “divertimento” è assicurato.
    Vai.

    C.G.

  9. Rodolfo
    Rodolfo says:

    Sara’ …ma e’ una minima percentuale….e non mandano certo i loro figli a morire…ne gli insegnano l’ odio fine a se stesso….
    ci sono differenze….che tu naturalmente di proposito non vuoi vedere….per cui ogni discorso e’ perfettamente inutile.
    Non serve e non e’ costruttivo discutere con te.
    Rodolfo

  10. Cerutti Gino
    Cerutti Gino says:

    Senza soffermarsi sui predicatori di odio che abbondano tra i cosidetti “coloni”.
    In termine giuridico e di diritto internazionale: “occupanti abusivi di terre altrui”. Punto.
    Spiega piuttosto chi, in questo blog, riesce a fare con te un discorso costruttivo data la tua permanente ottusità.

    P.S. ma non eri tu che andavi scrivendo sul fatto di non essere mai quello che per primo la butta su ebrei e palestinesi?
    Oltre che tronfio anche scarsamente coerente.
    Anche questa, l’ennesima , non è una novità.
    C.G.

  11. Rodolfo
    Rodolfo says:

    uuuuuuuuuuuuuuuhhhhhhhhhhhhhhhhhh….che palle….
    parlavi di bambini….53-54…
    ho preso l;a palla al balzo….
    se tu fossi invece coerente….con il tuo buonismo da quattro soldi…….con il senso della realta’ di cui fai sfoggio….
    avresti potutto commentare e magari ammettere che quello di cui parlavo io era ed e’ una mostruosita’….una vergogna e un’ ingiustizia senza pari nei confronti di innocenti bambini….

    tanto per essere onesti….
    tu invece regisci male….cerchi di sviare….a che serve?
    Ma lasciamo andare va’….
    Rodolfo

  12. Cerutti Gino
    Cerutti Gino says:

    x le mamme con bambini nati con il piede torto che hanno commentato sopra:
    ho parlato con la mamma di Noah, il bambino ormai ragazzo ventiquattrenne, nato con i piedi torti, mio vicino di casa, di cui ho accennato in uno dei miei post.
    Mi ha detto che suo figlio ha dovuto sottoporsi a 9 interventi di correzione ortopedica di cui tre molto complicati e che ha costretto l’allora bambino a lunge degenze in ospedale.
    Me le ricordo benissimo, spesso lo andavo a trovare con uno dei miei figli, nato nello stesso periodo.
    Quando oggi lo vedo camminare con una quasi impercettibile claudicanza, quando fa sport e corre come un “dannato” penso a quanto la tecnica odierna possa alleviare se non addirittura correggere gli umori di madre natura.

    C.G.

  13. Cerutti Gino
    Cerutti Gino says:

    A propisito di bambini maltrattati leggo che (cito):

    In un rapporto dello scorso 14 giugno, (2013, ndr) il Comitato dell’Onu per la difesa dei diritti dei bambini ha lanciato una pesante accusa nei confronti di Israele, ovvero di utilizzare violenze e torture sistematiche nei confronti dei bambini e ragazzi palestinesi detenuti nelle loro prigioni. Secondo il dossier pubblicato, i minori palestinesi sarebbero stati usati anche come scudi umani: 7mila ragazzi di età compresa tra i 12 e i 17 anni, ma qualcuno anche di 9 anni sono stati vittime di ‘metodi violenti che sono perpetrati dal momento stesso dell’arresto, passando per la fase del trasferimento e gli interrogatori con lo scopo di ottenere una confessione, anche in maniera del tutto arbitraria‘. Lo spaventoso corollario prevede minacce di morte, violenze fisiche, verbali e anche sessuali, e umiliazioni di vario tipo ‘come l’impedire di andare in bagno per lunghi periodi‘, oppure ‘prolungate deprivazioni di cibo e di acqua‘.

    Il portavoce del ministero degli Esteri israeliano Ygal Palmor ha respinto questo dossier, affermando che è stato stilato ‘attraverso fonti secondarie, non verificate, e che non c’è stata richiesta di collaborazione‘, ma anche l’Unicef è arrivato a conclusioni simili in un altro rapporto. Sarebbero 236 i minori palestinesi ancora detenuti nelle carceri israeliane, rischiando pene fino a 20 anni di carcere. Una volta fermati, questi ragazzini ‘sono ammanettati in maniera violenta e sono loro bendati gli occhi, poi vengono trasferiti in luoghi sconosciuti a genitori e parenti. Le accuse nei loro confronti sono lette in ebraico, una lingua che ovviamente non conoscono, e sono loro fatte firmare confessioni scritte, anche queste in ebraico‘, scrive ancora l’Onu, specificando come Israele violi fra l’altro la Convenzione dei diritti del fanciullo, che lo stesso Israele ha ratificato nel 1991. Infine l’Onu ha voluto sottolineare la totale impunità dei soldati israeliani processati per comportamenti violenti nei confronti di bambini, come quelli che li usano come scudi umani, legandoli sui carri armati oppure utilizzandoli per entrare in edifici pericolosi o facendo loro aprire valigette sospette. Accuse che pesano come un macigno nella difficile pace tra Israele e Palestina”.

    Ovviamente tutto falso secondo il tronfio..

    C.G.

  14. Anita
    Anita says:

    x Rodolfo #56

    Il link funziona, basta azzurrarlo ed appare su Google search box.

    Ciao,
    Anita

  15. Anita
    Anita says:

    x C.G.

    Mi guardo bene di parlare di questo forum su quell”altro.
    Ed ho anche spiegato il perche’.
    Su quell’altro ci sto esclusivante per farle compagnia…senno’ potrebbe scrivere al vento.
    Mi diverto a sventolare bandierine, sempre in suo onore.

    Anita

  16. Rodolfo
    Rodolfo says:

    Ach questi brutti e feroci israeliani….pfui…pfui…pfui…
    barzellette macabre…fantasie costruite…
    chesse’ po’ di’….lasciamoli parla’….o meglio lasciamoli delirare…=
    =
    =
    vedi….caro cg…se io per esempio fossi a posto tuo…potrei scrivere anche un post con falsita’ piu’ o meno costruite come quello che hai scritto tu….dove non si puo’ negare che nelle prigioni Israeliane ci siano parecchi minori…no…cosi come d’ altronte ne esistono in altri paesi del mondo…..pero’ ammetterei…per onesta’…che il modo in cui vengono trattati i minori dai palestinesi….e si parla di bambini anche di solo 5- 6 anni…della demonizzazione dello Stato d’ Israele…come quei bambini vengono sottoposti e manipolati ad un odio verso Israele…di cui difficilmente si libereranno….bisognerebbe solo vedere quel video per capire l’ orrore di dove i fanatici possono arrivare….

    di consequenza la mia domanda alla fine del mio post Nr.55
    ” .che ne pensi…c’ e’ cosi qualche probabilita’ di pace?…
    viene del tutto elusa ed ignorata….dimostrando ancora una volta cecita’ e fanatismo ….
    per questo dicevo….con te e’ tutto inutile…
    non capisco come non riesci a vergognarti….devi aver subito davvero un bel lavaggio del cervello per eludere del tutto le altre realta’……ben piu’ gravi….irreversibili…
    per cui io direi ai Palestinesi e agli Arabi….finche’ non riconoscete lo Stato d’ Israele e finche’ insegnate fin dalla piu’ tenera eta’ ai vostri figli…l’ odio per Israele e per l’ Ebreo e di quanto sia eroico farsi saltare in aria uccidendo civili innocenti…non ci sara’ pace….non ci puo’ essere pace….non ci sara’ mai uno Stato Palestinese. Mi sembra ovvio.
    Rodolfo

  17. Anita
    Anita says:

    ^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^

    A proposito del piede torto , ci sono vari gradi di rotazione.
    Ci sono casi estremi in cui il piede e’ girato al 100% all’indietro.

    Anita

  18. Cerutti Gino
    Cerutti Gino says:

    La dica tutta invece di fare la Beata Angelica.
    Non costringa me a farlo.

    P.S. guarda caso, ho pensato sempre la stessa cosa per quanto riguarda fare compagnia..
    Il suo hobby tardo pubertario, infine, fa tanta, ma tanta pena.
    Cerci di non slogarsi il polso e sfondarsi il petto. 50 stelle e non so quante striscie sono pesanti da smanettare.
    Ad ognuno le proprie manie, diceva un saggio.
    Buona giornata.
    C.G.

  19. Anita
    Anita says:

    x C.G.

    Caro C.G.
    la sua descrizione degli Ebrei ortodossi e’ gia’ discriminitatoria.
    Ci pensi sopra…

    Anita

  20. Anita
    Anita says:

    x C.G.

    Non sono la sola a sventolare bandierine.
    Ho buona compagnia…ma lei cita solo me…e siamo solo in tre’.
    Fa perfino rima. ;-)

    Allora il “suo hobby tardo pubertario” e’ la sua persecuzione verso di me…???

    Anita

  21. Cerutti Gino
    Cerutti Gino says:

    Sta esagerando.
    Faccia prima una passeggiatina calmante con l’Alex prima di scrivere castronerie. Anche qualche esercizio ginnico, le farà bene.
    Mi dispiace dirlo, dato che detesto l’intromissione sui rapporti relazionari delle persone, ma lei è (politicamente parlando, capisca bene!) la sintesi perfetta del Rodolfo.
    Mi scusi, ma glielo faccio notare con decisione.

    C.G.

  22. Uroburo
    Uroburo says:

    A TUTTI
    Cari tutti,
    ma l’autunno non era il tempo dei nostri raduni?
    Se non ricordo male questa volta dovrebbe essere il turno di Milano e di Pino che dovrà darsi da fare per trovare un buon/ottimo ristorante.
    Io posso ospitare tre persone senza problemi. Ma se c’è una lei carina anche quattro …
    Co0minciamo ad aprire le iscrizioni: chi viene?
    Un salutone a tutti U.

  23. Pino Nicotri
    Pino Nicotri says:

    19.000 CASE PALESTINESI DEMOLITE “LEGALMENTE” E 40.000 DISTRUTTE IN AZIONI DI GUERRA ISRAELIANE.

    93.000 PALESTINESI RISCHIANO LA DEMOLIZIONE “LEGALE DELLA CASA NELLA SOLA GERUSALEMME EST.

    OLTRE UN MILIONE DI ULIVI PALESTINESI DISTRUTTI DAGLI ISRAELIANI (SENZA CONTARE GLI ARANCI)

    ———————————–
    Dal 1967 al 2009 sono 19.000 quelle demolite e Gerusalemme Est e nei Territori occupati con motivazioni “legali”, come la punizione,i motivi amministrativi o tecnici:
    http://temi.repubblica.it/limes/israele-e-la-demolizione-delle-case-palestinesi/3345

    Secondo altre fonti, dal 1970 al 2009 le case palestinesi distrutte sono in totale 60.000 contando anche quelle distrutte in azioni di guerra:
    http://assopace.altervista.org/index.php?option=com_content&view=article&id=89:la-demolizione-delle-case-e-di-altre-infrastrutture-dei-palestinesi&catid=42:focus&Itemid=62

    ————
    A Gerusalemme 93.000 palestinesi richiano la demolizione della casa:
    http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=85183
    ——————

    il rapporto in inglese “La demolizione delle case palestinesi da parte di Israele”

    Amnesty International: “Israele deve porre termine alle demolizioni delle case dei palestinesi”
    16 giugno 2010

    Amnesty International ha chiesto alle autorità israeliane di porre termine alle demolizioni delle case, evitando che migliaia di palestinesi vivano ogni giorno nel timore di uno sgombero. 
 
Un nuovo documento pubblicato oggi, “La demolizione delle case palestinesi da parte di Israele”, rivela la dimensione della distruzione delle abitazioni e di altre strutture nei Territori palestinesi occupati, in quanto considerate “costruzioni illegali”. 
 
Secondo le Nazioni Unite, nel 2009 oltre 600 palestinesi (più della metà dei quali bambini) sono rimasti senzatetto dopo che le forze israeliane avevano demolito le loro abitazioni.
 
”Ai palestinesi che vivono sotto l’occupazione israeliana vengono imposte restrizioni talmente rigide su cosa e dove costruire, da essere equiparate a violazioni del diritto a un alloggio adeguato” – ha dichiarato Philip Luther, vicedirettore del Programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International. “Le autorità israeliane stanno ponendo i palestinesi in una situazione impossibile: qualunque cosa facciano, rischiano di rimanere senza casa”.

”Nella maggior parte dei casi, le persone si vedono negare il permesso di edificazione da parte di Israele, talora al termine di procedure lunghe, costose e burocratiche. Così, non hanno molta altra scelta se non andare avanti senza permesso, consapevoli che ciò che hanno costruito potrà presto essere abbattuto dai bulldozer israeliani”.
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    Dal 1967 all’ottobre 2010 distrutti dagli israeliani 1,2 milioni di ulivi palestinesi.

    http://www.palestinarossa.it/?q=it/content/aic/le-olive-e-il-costo-dell’occupazione-israeliana

    L’Applied Research Institute di Gerusalemme stima che dal 1967 Israele ha sradicato 1,2 milioni di alberi di ulivo palestinesi. I danni sistematici alla terra sono irreparabili ed erodono le condizioni economiche. Anche la Banca Mondiale recentemente ha concluso che le restrizioni israeliane sono la principale causa della dipendenza economica dei Territori Occupati. Ad esempio, il sistema dei permessi lungo la Seam Zone (tra il Muro e la Linea Verde) impedisce ai contadini di lavorare la terra riducendo così la produttività su larga scala. L’OCHA documenta che 52 dei 73 checkpoint agricoli con cui Israele controlla le terre palestinesi sono stati costantemente chiusi quest’anno durante il periodo della raccolta. Oxfam stima che una volta che il Muro sarà completato, un milione di olivi si ritroverà nella Seam Zone. Con il pretesto della sicurezza, il regime dei permessi impedisce ai palestinesi di raggiungere i propri olivi e di ottenerne fonti di sostentamento. A Gaza, 7mila tonnellate di olio (circa 28 milioni di dollari) sono rimaste invendute nel 2006/2007 a causa delle restrizioni alla raccolta, la lavorazione, la vendita e il trasporto, secondo OCHA. Ostacoli al commercio pongono i contadini palestinesi in una condizione di svantaggio rispetto ad altri Paesi della regione dove il costo della produzione di olio di oliva è molto più basso, come la Siria (10-15% più basso) o la Turchia (35/40% più basso). Gli attacchi dei coloni e dell’esercito ai contadini, l’appropriazione di terre e risorse, il blocco di Gaza e gli ostacoli all’accesso al mercato locale e internazionale sono i costi aggiuntivi che i Territori devono pagare.

  24. Anita
    Anita says:

    x C.G.

    # 59
    Quote: “…..le coercizioni di certi barbuti in palandrana nera e ricciolini cadenti verso i loro stessi figli.”
    =====

    Forse mi ha frainteso, per buona compagnia intendevo il suo caro poppy….
    Lei, poppy ed io siamo in tre’.

    I am busy today and every day….too much time wasted on the computer….

    Anita

  25. Cerutti Gino
    Cerutti Gino says:

    Egregia signora,
    era una risposta usando UN peso e UNA misura all’infantile razzismo antiarabo del Rodolfo il quale ha dato decine di prove della sua perniciosa incapacità di diversificare, chiedersi quali sono le cause e non solo gli effetti quando si tratta di prendere in considerazione i pregi e i difetti delle altre genti.

    Quello che dovrei fare sarebbe, invece, quello di non scendere ai suoi precari livelli di salute mentale di questo supponente provocatore.
    Me ne rendo conto e ci proverò.
    Buona sera e si riguardi.

    C.G.

  26. Cerutti Gino
    Cerutti Gino says:

    Commissione ONU, Amnesty, Terre des Hommes, Medici senza frontiere, Unicef… e chi ne ha più ne metta, denunciano all’unisono le porcate del governo israeliano contro minori palestinesi incarcerati nei loro lager.

    Per il tronfio depensante, tutte falsità.
    Un’ovvietà, se lo dice lui c’è da credergli.

    C.G.

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