Inflazione crescente: il dilemma delle banche centrali

Mario Lettieri* e Paolo Raimondi**

La politica dei soldi facili ha “drogato” la finanza e l’economia, facendo aumentare i debiti e la propensione per maggiori rischi, e ha determinato la crescita dell’inflazione. Dopo molto tempo anche la Federal Reserve ha ammesso di aver sottovalutato l’impennata inflazionistica, che è più ampia e persistente delle previsioni. Ora, per tutte le grandi economie, la sfida è come correggere le azioni “dettate” dall’inflazione interpretata come “transitoria”.

Le banche centrali da anni, in merito all’inflazione, si basano su tre principi molto “soggettivi” e poco scientifici. Il primo è il target arbitrario del 2% annuo. Il secondo riguarda le “aspettative di inflazione”. I banchieri affermano che sono le aspettative a muovere l’inflazione e che le banche centrali guidano le aspettative. Perciò tutto, secondo loro, sarebbe sotto controllo. Il terzo è il cosiddetto “forward guidance”, una guida anticipata attraverso, per esempio, il controllo della curva dei rendimenti dei titoli pubblici.

Con la Grande Crisi Finanziaria prima e con la pandemia poi, le banche centrali bene hanno fatto ad aprire i rubinetti della liquidità con salvataggi immediati e necessari per il sistema. A lungo andare, però,  i rischi di inflazione sono inevitabili. Infatti, già la scorsa estate, sarebbe stato opportuno riconoscere che i fattori cosiddetti “transitori” erano accompagnati da problemi strutturali. Non si può giustificare tutto con gli effetti della pandemia. Oltre le irrisolte speculazioni sulle commodities, le aziende, in verità, descrivevano la natura persistente delle interruzioni nelle loro catene di approvvigionamento e la mancanza di manodopera specializzata. Gli imprenditori, a differenza di molti economisti accademici, affermavano che questi problemi non sarebbero stati risolti in tempi brevi.

Le banche centrali certamente non hanno tutti gli strumenti per sbloccare le catene di approvvigionamento e il reperimento della forza lavoro. Ma rimanere nella “mentalità inflazionistica transitoria”, rischia di mettere in moto quelle “aspettative” con tassi di inflazione non facilmente tollerabili dall’economia. Anche i crescenti risparmi dei mesi passati, erosi da un’inflazione del 6% o più, potrebbero essere spinti con forza verso l’acquisto di beni, ma troppo velocemente per trasformarsi in nuovi investimenti e in maggiori produzioni, alimentando così la stessa inflazione.

Non si può aspettare. Si rischia una più marcata recessione. E’ un modello conosciuto: dentro la trappola della curva dell’inflazione c’è il rischio di inasprire la politica monetaria in modo brusco, colpendo duramente la domanda e l’occupazione e mettendo fuori gioco le imprese già in difficoltà. Per i mercati si prospetterebbero situazioni d’illiquidità destabilizzante. In verità, già a novembre, il governatore della Fed, Jerome Powell, ha fatto un improvviso cambiamento di politica monetaria, annunciando una riduzione degli acquisti mensili di attività, quello che si chiama in gergo il “tapering” del quantitative easing.

Da parte sua, la Banca centrale europea ha ancora una posizione attendista, credendo fermamente nella “transitorietà” dell’inflazione, che alla fine dovrebbe ritornare al fatidico 2%. Se le pressioni inflazionistiche dovessero, però, diventare generalizzate, non si può escludere una qualche “frenata” disordinata nella politica monetaria.  In questa situazione, secondo noi, le principali banche centrali dovrebbero comunicare con puntualità le proprie azioni politiche in modo da non innescare confusione o una overreaction dei mercati. A differenza del positivo sincronismo pre pandemico, l’attuale disallineamento tra la Fed e la Bce non è di buon auspicio. D’altra parte, se l’inflazione diventasse più alta rispetto alle previsioni, si ridurrebbero anche i redditi reali, innescando un inevitabile scontro sociale, in particolare sui salari e le pensioni.

Indubbiamente, non vi sono facili soluzioni. Però, se nei passati 15 anni le banche centrali sono state super interventiste, non possono adesso diventare troppo attendiste. In questa situazione sono i governi e i parlamenti a dover entrare in gioco con decisione e definire le priorità degli interventi. Sono chiamati a favorire attivamente l’economia reale, le imprese produttive, l’occupazione e i redditi dei cittadini e svincolarsi dalla “presa” prolungata e soffocante della grande finanza.

*già sottosegretario all’Economia **economista

 

 

12 commenti
  1. Sylvi
    Sylvi says:

    caro Uro,
    vedrei molto volentieri te, Pino , CC, Linosse e chiunque altro che non conosco, ma sinceramente non ho alcun desiderio di conoscere Peter; non ho voglia di cercare di capire il suo modo di porsi così spesso saccente e villano. Bisogna scavare troppo per scoprire qualche sua rara dote o pregio:

    Già da tempo mio figlio lavora per una azienda viennese, un centinaio di dipendenti.Dicono che trovano le soluzioni proposte dai tedeschi di Germania troppo rigide, che preferiscono di gran lunga l’elasticità e la creatività delle soluzioni italiane.
    Hanno l’obbligo vaccinale per tutti gli over 18enni. Anche lì i no vax protestano e scendono in piazza ma il Governo se ne frega e tira dritto.
    E aspettano la primavera perchè il virus molli.

    un saluto Sylvi

  2. Uroburo
    Uroburo says:

    Cara Silvy,
    le regole della civile convivenza sono che si dà la mano ed il buon giorno A TUTTI, indipendentemente dalle personali simpatie.
    Così, in questo modo così chiassoso, ti perdi l’occasione di incontrare anche noi. Che è un vero.peccato visto che non ci si vedeva da anni. Mah….
    Se qualcuno del blog avesse contatti, diretti o indiretti, con Popeye ditegli che sono sinceramente pentito del livello di polemiche che ho troppo spesso avuto con lui.
    A tutti un caro saluto. U.

  3. Peter
    Peter says:

    Suvvia niente litigi, la vita e’ troppo breve.

    Come dicevo, non sono ancora sicuro, ma se venissi a marzo affitterei un appartamento sul lago. Si potrebbe comunque pranzare o cenare fuori.
    Pino suggerisce un incontro al minimo, io direi almeno una giornata da qualche parte.
    Eventualmente, se Pino ha troppo da fare a marzo, si potrebbe rimandare tutto piu’ in la’.

    P.

  4. Sylvi
    Sylvi says:

    caro Uro,
    ritengo, fra le poche qualità che posso avere, di essere una persona tollerante e disponibile, saluto SEMPRE tutti, anche chi non conosco e sempre con un sorriso.
    Ma chi mi conosce sa che quando decidessi di avere motivi sufficienti per “dimenticare” l’esistenza di una persona lo farei senza tornare indietro.
    Io non provo nè simpatia nè antipatia per Peter, semplicemente mi imbarazzerebbe troppo essere costretta a frequentarlo.
    Ho ancora buona memoria, da elefante direi, per ricordare ciò che ” il signore ” mi diceva persino una decina di anni fa.
    Rileggiti se vuoi l’ultimo post che qui mi ha dedicato e io gli avevo teso la mano!
    E’ ora di scordarmi che esiste.
    Non tornerò sull’argomento.
    Buonanotte
    Sylvi

  5. cc
    cc says:

    Che economia è quella dove una società quotata (Meta, la società madre di Facebook) perde 230 miliardi di dollari in una seduta, poi il giorno dopo aggiunge 190 miliardi alla sua capitalizzazione di mercato, registrando il più grande guadagno mai registrato da un’azienda in un solo giorno? Economia di mercato, ma di quale mercato parlano?

    Così l’apertura di un blog che seguo da anni…..

    cc

  6. Pino Nicotri
    Pino Nicotri says:

    x Peter

    Dopo marzo starò via dall’Italia almeno tre mesi.
    Ma a marzo potrei venire con mia moglie, non guido l’auto da anni e ora abbiamo una Yaris ibrida che non oso guidare. Potremmo venire in mattinata e partire in serata oppure il giorno dopo se ci ospiti. Molto comunque dipende da mia figlia, che avendo un bimbo che il 12 compie quattro anni non sempre può occuparsene da sola per un’intera giornata o una giornata e mezzo.

  7. Peter
    Peter says:

    Si sentiranno con gli auricolari degli interpreti, suppongo.
    Chi farebbe poi mai ironia a caro prezzo ?!

    Macron fa bene a negoziare, anche se lo fa per sua promozione elettorale date le elezioni imminenti

    P.

  8. Pino Nicotri
    Pino Nicotri says:

    x Peter

    Ho visto un video, che ho postato sul mio profilo Facebook, nel quale si vede Macron usare un megafono. Rosso. Spero sia un falso.

  9. Peter
    Peter says:

    @Pino

    Perbacco, fuori Italia per tre mesi?!

    Certo che potrei ospitarvi; vi faro’ sapere per tempo, spero, se la cosa si puo’ fare a marzo

    Complimenti per il nipotino

    P.

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