Gaza, vergogna d’Europa e degli Usa
Norman G. Filkenstein è un ebreo canadese, figlio di genitori sopravvissuti alla tragedia del ghetto di Varsavia e al campo di sterminio di Auschwitz, che ha scritto il libro “L’industria dell’Olocausto: lo sfruttamento della sofferenza degli ebrei” per denunciare come tale industria abbia corrotto sia la cultura ebraica che la autentica memoria della Shoà. Il libro dimostra che tale sfruttamento avviene per ottenere vantaggi politici ed economici e per fare gli interessi di Israele. Filkenstein sul suo sito ha pubblicato un appello urgente per aiutare Gaza colpita da una inondazione che rende la vita ancor più impossibile del solito. Appello che mi pare doveroso diffondere. Me lo hanno inviato un gruppo di sardi colpiti dai recenti disastri del maltempo in Sardegna, che si chiedono perché gli abitanti di Gaza vengano invece abbandonati al loro destino.
La versione originale dell’appello di Filkenstein la si trova qui: http://normanfinkelstein.com/2013/state-of-emergency-in-gaza-what-we-can-do/
E questo video aiuta a capire la situazione: dihttp://www.youtube.com/watch?v=uVBGysDrcsE
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Abbiamo deciso di pubblicare questa relazione inviata da Mohammed Omer come avviso urgente: gli abitanti di Gaza hanno bisogno del nostro aiuto ora!
Contattate il Segretario di Stato USA John Kerry
Scrivi a: US Department of State 2201 C ST., NW Washington, DC 20520
Telefona al: 202-647-4000; selezionare l’opzione 4 e chiedere dell’operatore per la linea di commento. 202-647-6575 (Public Communication Division), selezionare l’opzione 8 per lasciare il vostro commento.
Stato di emergenza a Gaza
di Mohammed Omer
Fa freddo, non c’è corrente, e sto ricaricando il mio computer usando una batteria per auto, al fine di mandare questo messaggio. Fa così freddo a Gaza che ognuno ha i piedi freddi e il naso freddo. Una nuova tempesta sta colpendo questa enclave assediata. Non c’è elettricità, e la carenza di acqua, carburante e servizi vitali significa che la gente semplicemente si siede e aspetta l’ignoto. Decine di case a est di Gaza City, nel nord della Striscia di Gaza, a Khan Younes e Rafah sono inondate dalla pioggia. Il sistema di depurazione non può funzionare e la municipalità di Gaza ha annunciato lo stato di emergenza.
Le scuole e la maggior parte dei negozi sono chiusi, non c’è traffico e poche persone stanno camminando per la strada. I camion della nettezza urbana della città di Gaza sono a un punto morto a causa della carenza di carburante. Ero abituato ai camion arancione brillante che in genere passavano, suonando il clacson, un segno per tutti i miei vicini di portare la loro spazzatura per la raccolta. Ora l’asino è la nostra unica speranza rimasta. Dalla scorsa settimana, quando le forniture di carburante sono rimaste a secco, l’unico suono che si sente è ora il click-click dei loro zoccoli mentre tirano i loro carretti lungo la strada alle 4 del mattino. A mezzogiorno, hanno raccolto tutto il possibile sulla loro strada indaffarata. Nel quartiere di Gaza Barcellona, i contenitori della spazzatura sono stracolmi, un fenomeno normale in quanto il combustibile è esaurito.
Sono sceso a chiacchierare con il 41enne Abu Ghaleb. Da solo, sul suo carretto con l’asino, non c’è modo che Abu Ghaleb possa riuscire a ripulire tutte le strade dalla spazzatura. Un uomo timido ed esile, la sua attenzione è concentrata solo sulla raccolta di sacchi di immondizia, che accumula sul carretto, li svuota, poi si sposta al palo successivo. Prima della crisi, Abu Ghaleb vendeva datteri da palma dal suo carretto, chiamando i clienti attraverso un altoparlante. Si tratta di un business che non paga bene, soprattutto quando le persone hanno i loro stipendi in ritardo e non possono comprare i suoi datteri, che iniziano a rovinarsi sul carrello. Ora la sola opzione di Abu Ghaleb è quella di raccogliere spazzatura, che gli fa guadagnare circa 200 dollari al mese, non molti per sfamare la sua famiglia, così come il suo asino. Ma almeno lui mantiene un senso dell’umorismo sulla situazione. Lui mi dice, sorridendo timidamente, “La crisi del carburante significa che le persone come me ottengono qualche lavoro, almeno”.
Poiché il comune di Gaza non può permettersi di acquistare nafta israeliana costosa, paga 450 persone, che lavorano con 250 asini, per eliminare enormi mucchi di spazzatura prima che i rischi per la salute peggiorino fra i 1,8 milioni di civili sotto assedio da parte di Israele. Dopo aver raccolto mucchi di immondizia e riempito il suo carretto fino all’orlo, Abu Ghaleb è stanco e si scusa. So bene che io non lo vedrò per molti giorni, perché è così forte la richiesta del suo lavoro. Quindi la mia unica opzione è quella di trovare un posto per scaricare la spazzatura dal mio appartamento. L’odore sta diventando insopportabile. Nella 8th Street nella città di Gaza mi imbatto in una madre e la sua piccola figlia su un carretto. Mi chiedo se lei sta facendo un lavoro simile a quello di Abu Ghaleb e porti sua figlia con lei. Ma presto ho imparato che si guadagna da vivere, e sostiene otto figli, dal riciclaggio dei rifiuti domestici. Lei può usare la plastica per coprire una finestra rotta o un vecchio telaio per fare oggetti improvvisati di arredo.
Non avevamo acqua negli ultimi due giorni, quando non c’è combustibile l’acqua non viene pompata regolarmente nelle case. Il serbatoio sul nostro tetto è vuoto. Quindi non possiamo nemmeno lavare il nostro gabinetto. Il carburante non può entrare a Gaza attraverso i tunnel di approvvigionamento recentemente chiusi dal nuovo governo egiziano. Come risultato l’impianto di trattamento delle acque di Gaza è fermo, con liquami che arrivano alla cintola in alcune strade e inondano le case, portando con sé ratti e malattie. La lotta politica tra Hamas e gli avversari – Israele e l’Autorità palestinese da un lato, e il regime egiziano dall’altro – sta influenzando la vita di tutti qui. Secondo le Nazioni Unite, la Turchia ha donato 850 mila dollari per alleviare la crisi. Ma da quello che ho sentito dal comune locale, questo rappresenta solo una piccola goccia in un grande secchio. I 16.700 litri di carburante che sono stati ricevuti a Gaza City dureranno solo per pochi giorni. I funzionari dicono che la Striscia di Gaza ha bisogno di 150.000 litri al mese solo per i camion della nettezza urbana. Questa sera, l’odore delle inondazioni fognarie riempie il mio naso. Inspiro ed espiro la puzza di spazzatura marcia. L’aria della notte è piena di questo odore soffocante, e la mattina posso solo sperare che Abu Ghaleb sia in giro con il suo asino e carretto per cercare di sgombrare più che può. E mi domando se il segretario di Stato americano John Kerry è a conoscenza della situazione di Gaza. Avrebbe trovato accettabile se i cittadini israeliani vivessero nelle stesse condizioni degli abitanti di Gaza? O a Gaza non contiamo come esseri umani?
Mi aggiro per strada per vedere cosa fanno gli altri. Abu Karim si siede nel suo supermercato, con la porta chiusa, incapace di tollerare l’odore. Uno dei suoi vicini di casa ha cercato di ridurre l’odore bruciando la spazzatura, così ora l’aria della notte è piena di fumo e dell’odore nauseabondo di plastica bruciata. Respirare, atto necessario per vivere, è faticoso, e sono consapevole del fatto che comunque cerco di descrivere questo pasticcio ai lettori di Washington Report , non posso farlo rendendo giustizia della situazione. Il mio amico Richard Falk, relatore speciale delle Nazioni Unite, ha descritto la situazione a Gaza come una catastrofe imminente. Posso solo sperare che rimanga “imminente” senza ulteriore peggioramento.
Mentre le inondazioni continuano a invadere le case della gente, Abu Ghaleb – e anche il suo asino – capiscono la situazione disastrosa del popolo di Gaza. Ma i leader politici invece non possono o non vogliono capirla.














Problemi prodotti dall’applicazione dei metodi matematici all’economia e alla finanza rinonosciuti persino dal Financial Times.
Disciplina nell’economia al posto di modelli astratti
di Mario Lettieri* e Paolo Raimondi**
Persino il Financial Times, l’interprete più autorevole della City di Londra, di fronte a nuove e crescenti bolle speculative, si è sentito obbligato a chiedere l’applicazione di una maggiore e più rigorosa disciplina della finanza. Il nuovo approccio dovrebbe essere prioritario anche nell’insegnamento delle scienze economiche mettendo da parte i cosiddetti “modelli astratti” dominanti.
Il giornale ha lamentato il fatto che si sia posto “una fede eccessiva nei modelli matematici” applicati alla finanza e all’economia, perdendo così il contatto con l’economia reale e con le vere esperienze della vita.
La continua “genuflessione rituale di fronte ai modelli matematici” ha illuso, secondo FT, la maggioranza degli economisti, degli studiosi e degli studenti di economia creando in loro una “presunzione scientifica” ed un’aura di rispettabilità intellettuale. Ciò ha inevitabilmente portato al completo fallimento nel prevedere e nello spiegare il peggiore crac finanziario della storia.
Questa critica, in verità, arriva un po’ tardi, ma, come dice il proverbio, meglio tardi che mai. Staremo a vedere se le autorevoli considerazioni resteranno nella sfera della filosofia morale o si tradurranno anche in effettivi cambiamenti delle scelte e dell’insegnamento della politica economica.
Che questi modelli matematici astratti fossero delle pericolose “stelle cadenti”, lo si era già sperimentato in dimensioni eclatanti quando l’hedge fund speculativo Long Term Capital Management (Ltcm) nel lontano 1998 crollò su stesso.
Creato negli Usa nel 1994 da un gruppo di esperti finanziari della Salomon Brothers, il fondo Ltcm si basava sui modelli matematici formulati da Myron Scholmes e Robert Merton, due premi Nobel per l’economia. Essi furono insigniti del prestigioso riconoscimento per aver formulato “un nuovo modello per determinare il valore dei derivati” e per aver costruito una complicatissima formula per condurre operazioni finanziarie e scommesse sulle piccole variazioni dei tassi di interesse, inizialmente dei Treasury bond. Il modello era diventato fondamentale per “lavorare” in particolare con i derivati Otc non regolamentati.
Inizialmente si registrarono grandi profitti, tra il 20 e il 40% del capitale investito, il che aumentò la cupidigia e la propensione a rischi maggiori. I resoconti statistici mensili generavano poi la convinzione della giustezza di tali comportamenti speculativi.
Anche la Fed ha partecipato alla “festa”, mentre tutti i controlli preposti venivano di fatto annullati.
Come il discusso ciclista americano, Lance Armstrong, che trascinava dietro di sé il resto del gruppo, anche Ltcm guidava fondi speculativi e operatori di borsa generando un ”effetto valanga”.
Uno dei segreti del suo successo fu la capacità di operare con l’effetto della leva del credito, tanto che nel 1998 il fondo, con un capitale di base di 4,7 miliardi di dollari contava crediti per 124,5 miliardi, con un rapporto debito/capitale di 25:1. Ma la cosa davvero esplosiva era il valore nozionale dei suoi derivati Otc pari a ben 1, 25 trilioni di dollari!
Ltcm era diventato il nuovo dio dell’Olimpo, potente e imbattibile. Le operazioni finanziarie si espandevano a tutto campo e su tutti i mercati del mondo. Anche su quelli delle cosiddette tigri asiatiche, che poi entrarono in crisi, e delle obbligazioni della Federazione Russa, che divennero inesigibili con il default russo nel 1998. E’ una storia nota.
Ltcm si trovò pieno di titoli e di derivati in caduta libera mentre i creditori chiedevano al fondo di rientrare subito e di coprire le sue posizioni debitorie. Di conseguenza andò in bancarotta.
Fu la prima vera avvisaglia della crisi finanziaria e bancaria sistemica con tutti i suoi ingredienti di panico. Le reazioni a catena avevano portato l’intera finanza alla soglia del “melt down”, della dissoluzione del sistema.
La Fed dovette intervenne con un piano di salvataggio di 3,6 miliardi di dollari, chiedendo un contributo di alcune centinaia di milioni di dollari a tutte le grandi banche internazionali partecipanti. Anche alla Lehman Brothers. Erano le stesse banche coinvolte nel crac del 2007-8 che abbiamo imparato a conoscere come le “too big to fail”.
Il fallimento di Ltcm non fu una lezione. Anzi, tutti sembravano ancora più convinti della propria capacità, quasi divina, di gestire le crisi.
Il Financial Times cita anche il noto economista americano, John Kenneth Galbraith, stretto collaboratore del presidente JF Kennedy e forte assertore del primato dell’economia reale sulla finanza. Egli, diversi decenni fa, aveva già accusato gli economisti di essere pervasi da un misto di “speranza e di fede” avvolto in una grande presunzione scientifica.
Certo non si tratta della speranza e della fede di cui parla papa Francesco nelle sua Esortazione Apostolica “Evangelii Gaudium”in cui invita anche i leader dell’economia mondiale a riflettere sulle cause più profonde della grande crisi finanziaria e a guardare all’uomo prima che al profitto. La loro, invece, è la fede nella “magia della finanza”.
*Sottosegretario all’Economia nel governo Prodi **Economista
Le sfide del lavoro e dello sviluppo
Mario Lettieri, Sottosegretario all’Economia del governo Prodi Paolo Raimondi, Economista
La più difficile sfida di fronte a noi è quella di trasformare il principio etico del valore e della centralità del lavoro e della persona in una strategia operativa immediata. Altrimenti le previsioni catastrofiche che i sindacati e le varie associazioni di categoria continuano a sfornare non lasciano scampo.
Dopo l’aumento della disoccupazione, in particolare quella giovanile (15-24 anni) al 41,2%, la Confcommercio denuncia il crollo del reddito procapite al livello del 1986, mentre la pressione fiscale del 44,3% rimane ai livelli più alti in Europa. Inevitabilmente l’aumento della precarietà e della povertà si traduce in una drastica diminuzione dei consumi che, dopo il crollo del 4,2% registrato nel 2012, sarà del 2,4% nel 2013.
Certamente il carico fiscale è troppo elevato ed una detassazione sul lavoro è più che mai necessaria. Quel che è più grave, però, è l’assenza di un’idea, di un progetto del “sistema Italia”.
Che il consumo possa essere la molla della ripresa economica è parzialmente vero. Ma non è automatico. Gli automatismi non sempre funzionano. Lo si è visto nel settore del credito. L’abbassamento fino a zero del tasso di sconto attuato dalla Bce non ha portato a nuovi crediti per gli investimenti, per le imprese e per le famiglie.
La detassazione sul lavoro, invece, comporterebbe un aumento dei salari e delle pensioni delle fasce più deboli e sarebbe destinato ai consumi.
Ricordiamoci che gli Stati Uniti uscirono dalla Grande Depressione del ’29 quando il presidente Franklin D. Roosevelt lanciò il New Deal con grandi investimenti statali nelle infrastrutture e nei settori agro-industriali. Ancora oggi, contrariamente a certe leggende, gli USA, rimangono una grande economia dirigistica nei settori fondamentali, quali quello militare, delle nuove tecnologie, dello spazio, delle infrastrutture oltre che del vasto settore amministrativo.
Anche da noi sarebbe necessaria una strategia di rilancio economico che punti sulle nuove tecnologie e sui comparti industriali, agricoli e turistici. Non basta la lotta alla contraffazione dei nostri prodotti agricoli e del Made in Italy, occorre modernizzare tali settori ed aumentare l’appeal turistico del nostro Paese anche rispetto ai cittadini dei Paesi del Brics.
Il primo cambiamento paradigmatico dovrebbe essere quello di puntare sullo sviluppo invece che sulla crescita lineare. Quando si parla di crescita ci si riferisce sempre ad un aumento numerico delle cose prodotte, non importa quali purché abbiano un effetto positivo sul Pil. Lo sviluppo invece, inglobando anche la crescita, coinvolge risorse, persone, territori, popolazioni, educazione, cultura e si proietta sul lungo periodo per differenti generazioni.
In quest’ottica la messa in sicurezza e la valorizzazione del territorio e del vasto patrimonio culturale assumono un carattere prioritario. Senz’altro positivo è l’intervento, seppur limitato finanziariamente, finalizzato alla ristrutturazione e all’efficienza energetica del patrimonio immobiliare. I sindacati ritengono che esso creerebbe 600.000 posti di lavoro a fronte di un investimento di 7 miliardi di euro.
E’ bene ricordare che molte nostre PMI, pur in questo periodo di crisi, hanno saputo mantenere e sviluppare quote di mercato nel difficile settore dell’alta tecnologia. Perciò bisogna sostenere la loro modernizzazione ricordando che l’Italia è tra le prime 10 economie industrializzate del mondo.
Il nostro export, per fortuna, ha retto l’urto guadagnando addirittura un significativo surplus commerciale. L’Italia è infatti la quinta economia al mondo per surplus commerciale manifatturiero. Da questo punto di vista significativi sono i 28 contratti di cooperazione tra Italia e Russia recentemente siglati a Trieste, così come importante potrebbe rivelarsi la realizzazione di grandi reti infrastrutturali nel continente Euro Asiatico.
Le prospettive di migliori e maggiori relazioni nello scenario internazionale esigono da un lato che l’Italia si muova come “sistema Paese” e dall’altro che sviluppi la ricerca a sostegno delle proprie imprese. L’attuale misero 1,2% del Pil investito nella ricerca andrebbe elevato almeno al 3 % come già sostenuto dall’UE a Lisbona nel 2000.
In una situazione di ristrettezze finanziarie è ineludibile che la “spending review” riduca nettamente gli sprechi e la stessa spesa pubblica. Le risorse pubbliche devono essere finalizzate alle attività produttive, manifatturiere, del credito, della ricerca e delle nuove tecnologie. Tutto ciò è il presupposto per la creazione di lavoro qualificato.
Finora stiamo provando sulla nostra pelle che “di solo rigore si muore”. Perciò non basta rendere più efficiente la politica economica nazionale ma occorre cambiare gli indirizzi dell’Unione Europea. Lo stesso Romano Prodi, uno dei costruttori dell’architettura europea, ripete che i parametri di Maastricht dovrebbero essere ridefiniti privilegiando la spesa per investimenti
Abe Foxman, presidente dell’Antidefamation League, figura tra i funzionari delle organizzazioni ebraiche americane piu’ pagati e molto piu’ dei loro colleghi nelle analoghe strutture non ebraiche in America. Il pianto frutta (The Jewish Forward, New York).
http://forward.com/articles/189187/the-most-overpaid-and-underpaid-jewish-charity-chi/?p=all
L’influente organizzazione accademica American Studies Association decide il boicottaggio di Israele “perche’ agisce in violazione della legge internazionale e delle risoluzioni dell’ONU” (Jerusalem Post. Haaretz, The Times of Israel, Maariv, Yediot Acharonot, Israel Hayom).
http://www.haaretz.com/news/diplomacy-defense/1.563875#.Uq8yoM6lJQ0.facebook
Un anno fa l’operazione israeliana “Pillar of Defense”, l’ennesimo crimine israeliano nella Striscia di Gaza:
171 i palestinesi uccisi, il 60% dei quali civili inermi (tra essi 14 donne e 35 bambini).
648 i feriti, di cui 625 civili inermi (tra essi, 93 donne e 214 bambini).
Così, tanto per ricordarlo…
http://www.pchrgaza.org/portal/en/index.php?option=com_content&view=article&id=9897%3Aone-year-following-the-israeli-offensive-on-gaza-justice-for-palestinian-victims-still-denied&catid=145%3Ain-focus
Richard Falk
http://richardfalk.wordpress.com/2011/01/15/on-jewish-identity/
On Jewish Identity
s someone who is both Jewish and supportive of the Palestinian struggle for a just and sustainable peace, I am often asked about my identity. The harshest critics of my understanding of the Israel/Palestine conflict contend that I am a self-hating Jew, which implies that sharp criticism of Israel and Zionism are somehow incompatible with affirming a Jewish identity. Of course, I deny this. For me to be Jewish is, above all, to be preoccupied with overcoming injustice and thirsting for justice in the world, and that means being respectful toward other peoples regardless of their nationality or religion, and empathetic in the face of human suffering whoever and wherever victimization is encountered. With this orientation, I could, but will not, return the insult, and say that those who endorse the cruelties of Israel occupation policies are the real self-hating Jews as they have turned away from the moral clarity of Old Testament prophets, which is the shining light of the Old Testament overcoming the often bloody exploits of the ancient Israelites. So interpreted, the biblical mandate for just behavior extends to all of humanity. As the great Rabbi Hillel teaches, “[T]hat which is hateful to you do not do to another..the rest (of the Torah) is all commentary, now go study.” Not hateful only to another Jew, but clearly meant to encompass every human being.
But in a more fundamental respect my own evolution has always been suspicious of those who give priority to tribalist or sectarian identities. In other words, it is fine to affirm being Jewish, but it should not take precedence over being human or being open and receptive to the insight and wisdom of other traditions. We have reached a point in the political and cultural evolution that our future flourishing as a species vitally depends upon the spread of a more ecumenical ethos. We have expressed this embrace of otherness in relation to food, with the rise of ‘fusion’ cuisines, and with regard to popular culture, particularly music, where all kinds of borrowing and synthesis are perceived as exciting, authentic, valuable.
For me this rejection of tribalism takes two forms, one negative, the other positive. I do not feel exclusively Jewish. Also, even if I did, I would never claim the superiority of the Jewish religion over other religions. I have felt uncomfortable since childhood with biblical claims, often repeated in contemporary social settings, that Jews are ‘the chosen people’ of God even if this is understood benevolently and temporally as a special destiny associated with doing justice rather than as a matter of societal achievement via wealth and professional success. As soon as exclusivity or superiority is claimed for any ethnic or religious fraction of the human whole, there is implicitly posited a belief in the inferiority of ‘the other,’ which unconsciously and indirectly gives rise to the murderous mentality of warfare and gives a moral and religious edge to many forms of persecution, culminating in a variety of inquisitions.
And, of course, the historical climax of inverted exclusivity was the Holocaust, a process in which Jews (along with the Roma and others) were chosen for extermination. Claims of exclusivity often usually pretend to possess privileged access to truth that helps disguise monstrous intentions and behavior. To have such access, whether from a divine or secular source, treats all those outside the select circle as tainted by falsehood, the logic of which generates a societal license to kill, even to exterminate. Extreme tribalism is genocidal at its core given material scarcities and inequalities that exist in the world, which would otherwise be indefensible.
Besides, the disturbing historical record of exclusivist approaches to living together there is increasing confirmation of the artificiality of the ethnic foundations of the claims of distinct national identities, often at the expense of those exclusions. Benedict Anderson has seminally linked nationalist aspirations with distinct political projects in his Imagined Communities. More recently the Israeli historian, Shlomo Sand in The Invention of the Jewish People has shown the absence of a Jewish ethnos that might justify the claim of being a distinct people, and the degree to which in the Zionist embodiment of their conception of Jewishness in Israel, the Palestinian minority has been subjugated, a cruel ideological side effect of this type of ethnic nationalism. One of the achievements of European secularism and the move to modernity was to denationalize the state while asserting its sovereign control over people living within its bounded territory, which in effect disconnected juridical nationalism from ethnic and religious nationalism, and thus created the basis in law and morality for treating all people subject to the state as equal before the law. Of course, societal beliefs and traditions, along with class conflict and racism and religious prejudices persisted, but not with the blessings of the state. Toward the end of his book Sand poses the question that exposes the raw nerve of the Zionist insistence on Israel as a Jewish state, an insistence given great salience by the current leadership: “It is hard to know how much longer the Israeli Arabs, who represent 20% of the country’s inhabitants, will continue to tolerate being viewed as foreigners in their own homeland.” (p. 325) It should be borne in mind that even the initial purely colonialist encouragement of the Zionist project in the form of the Balfour Declaration in 1917 looked with favor only to a Jewish homeland, and only then if it did not encroach on the rights and prospect of the indigenous population then resident in historic Palestine.
Turning to the positive effects of rejecting tribalist and sectarian approaches to truth and spirituality, I would emphasize the fabulous opportunities at this stage of history to learn from and participate in diverse religious traditions, especially in a globalizing world. In my own case, I have drawn spiritual sustenance from the other great religions ever since my student days. Although celebrating the distinctive traditions of one’s own birth or chosen religion can be personally enriching, and is for most people, I have found that the quality of the sacred and divine can be experienced from many different points of entry with interactive and comparable benefits. In my case I have at various times been inspired and enlightened by the practices and wisdom of Christian, Buddhist, Islamic, Hindu, Taoist, and indigenous peoples. And in a more mundane sense, I think that the future of humanity will be greatly enhanced if these various religious and wisdom traditions are ecumenically and inclusively embraced by more and more people throughout the world, providing a thickening societal and civilizational fiber for human solidarity. I have always been skeptical of the rational case for global humanism that is quite prevalent in the West, an aspect of the Enlightenment legacy, which is also partly responsible for secular excesses relating to technology culminating in the development and normalization of nuclear weaponry. This exclusion of the spiritual is also responsible for those forms of materialism that underpin predatory capitalism that prevails in many parts of the world today. Beyond this, such homogenizing types of universalism, associated with both consumerism and its military twin, imperialism, tend to erode cultural differences, and do not touch the experience of most of the people living on the planet.
In my experience what is most appropriate in our historical circumstances is an ecumenical and inclusive spiritual identity, and associated ethical and political commitments. In effect, what would awaken the collective sensibilities of the peoples of the earth to the challenges confronting humanity is a movement of spiritual and ethical globalization that approaches the universal through an immersion in a variety of particularities. In this sense, I want to say, yes I am Jewish, and proud of it, but I am equally indigenous, Sufi, Hindu, Buddhist, Muslim, and Christian to the extent that I allow myself to participate in their rituals, partake of their sacred texts, and seek and avail myself of the opportunity to sit at the feet of their masters. Many persons living deprived lives do not have or desire such ecumenical opportunities, and can best approach this universal ideal, by seeking out the inclusive potentialities of their own religious and cultural reality.
I want to give the last word to an early nineteenth century American spiritual seer, Ralph Waldo Emerson, although with some hesitation, given his patriarchal use of language. I was slightly tempted to substitute ‘humans are’ for ‘man is’ but then I decided to respect the integrity of Emerson’s speech within the historical setting of its original utterance (unlike the recent purging of ‘nigger’ from the American classic, Mark Twain’s Huckleberry Finn, and the substitution of the historically misleading, yet culturally less offensive word ‘slave’). Here are Emerson’s words as written: “The civility of no race can be perfect whilst another race is degraded. It is a doctrine of the oldest and of the newest philosophy, that man is one, and that you cannot injure any member, without a sympathetic injury to all members.”
http://jewishvoiceforpeace.org/content/israeli-palestinian-conflict-101
L’OCCIDENTE DEI DUE PESI E MILLE MISURE
Mentre la stampa sorvola e in pochi si indignano per la criminale situazione palestinese (e Israele continua a infischiarsi altamente del diritto internazionale e delle decisioni dell’Onu), l’Occidente – manipolato dai soliti ben noti parassiti in parvenza umana- gioca allo psicodramma per non essere riuscito (per ora) a strappare l’Ucraina all’unione economica, culturale e politica con la Russia.
Secondo i regolamenti comunitari, i paesi dovrebbero FARE RICHIESTA di ammissione x entrare nell’UE. Qui, invece, si cerca di trascinarvi con la forza un intero paese e il suo popolo, contrario all’adesione per quasi l’80%.
Se dovessero riuscire nell’intento (col solito condimento di spettacolini eclatanti e porcaccioni tipo Femen o Pussy Riots) questa potrebbe diventare, però, la pagliuzza che spacca la schiena al proverbiale cammello-UE.
PARTE I
… il famigerato politologo Zbigniew Brzezinski (Trilateral) nel suo libro “La Grande Scacchiera” (1997) scrive:
“Gli Stati che meritano il più forte sostegno geopolitico americano sono l’Azerbaijan, l’Uzbekistan e l’Ucraina, in quanto tutti e tre sono pilastri geopolitici. Anzi è l’Ucraina lo Stato essenziale, in quanto influirà sull’evoluzione futura della Russia[…] Tra il 2005 e il 2010 l’Ucraina dovrà essere pronta per un confronto serio con la NATO. Dopo il 2010, il principale nucleo della sicurezza in Europa consisterà in Francia, Germania, Polonia e Ucraina”.
Questa volontà di integrare l’Ucraina è stata successivamente confermata nel 2007 dal Congresso americano che ha approvato una risoluzione con la quale autorizza “l’aiuto USA per assistere l’Ucraina nella preparazione di una possibile adesione alla NATO” e da George Bush al vertice di Bucarest nel 2008, dichiarando di “offrire un ‘forte sostegno’ alla richiesta dell’Ucraina di ricevere dalla NATO un Piano d’azione per l’adesione”.
La principale strategia sottesa a queste nemmeno tanto velate pressioni su Kiev è legata all’indebolimento strategico della Russia; a tal proposito ci aiuta ancora Brzezinski: “Senza l’Ucraina, la Russia non è altro che una grande potenza asiatica. Se la Russia riprende il controllo dell’Ucraina, dei suoi 52 milioni di abitanti, delle ricchezze del sottosuolo e del suo accesso al Mar Nero, essa ritornerà ad essere una grande potenza che si estende su Europa e Asia”.
Ecco perché il vertice dell’Unione Europea per il Partenariato orientale tenutosi a Vilnius (Lituania) il 28 e 29 novembre scorsi, che era visto come una formalità, si è trasformato per Washington e Bruxelles in uno psicodramma; dei sei paesi invitati per firmare i protocolli relativi all’Accordo di Libero Scambio (DCFTA) solo due (Georgia e Moldavia) hanno firmato e l’Ucraina non è tra questi.
“Qualche giorno prima il Primo Ministro ucraino Mykola Azarov aveva già anticipato che il suo paese non avrebbe firmato tale accordo e avrebbe invece rilanciato l’Unione Doganale Euroasiatica con la Russia e i paesi della CSI.
Dall’Occidente, come era lecito attendersi, sono arrivate reazioni grottesche alla decisione del presidente Yanukovich: JOSE’ BARROSO (Pres. CE) “In Europa è finito il tempo della sovranità limitata (…???). Il veto di un altro Paese su un accordo bilaterale è inaccettabile per il diritto internazionale”…
Piccola postilla: dato che l’UE brilla per democraticità e per un’alta considerazione delle opinioni altrui, fategli fare un bel referendum, possibilmente plurimo, fino all’inevitabile SI per sfinimento.
Anche l’Uomo dei Sogni euro-parnassiani Letta ha ammonito “a non fermare il riavvicinamento tra UE e Ucraina[…]congelare le relazioni sarebbe un errore storico”.
Fatto sta che per gli zombies con le stellette gialle la querelle non è ancora chiusa ed è tutto un blandire gli ucraini; PAT COX (ex presidente Europarlamento) : “Un accordo con l’UE è un’occasione unica di invertire il calo degli investimenti esteri diretti in Ucraina e dare slancio ai negoziati con il Fondo Monetario Internazionale” ;
STEFAN FULE (comm.rio alla politica di vicinato) : “A mettere la grossa cifra per aiutare Kiev sarebbe l’FMI, con dietro il sostegno dell’UE”.
Si tratta di posizioni chiaramente faziose e abborracciate che mancano l’analisi reale del problema; i motivi sono soprattutto di natura economica, con la crisi del 2008 che ha colpito il Paese molto duramente; guardando i dettagli della transazione è chiaro perché Kiev non ha scelto di mettere volontariamente la testa nel cappio.
Mentre Bruxelles pretendeva dagli ucraini impegnative concessioni politico-economiche, non riteneva di fornire – di contro – nessuna garanzia finanziaria; ignorando la preoccupazione del governo ucraino per una perdita di 8 miliardi di dollari entro la fine di quest’anno, l’UE ha offerto all’Ucraina 1 miliardo di euro, cifra definita “ridicola” dal deputato polacco Pawel Zalewski, aggiungendo al postutto la (consueta) richiesta di diminuzione del deficit dai risvolti sociali potenzialmente letali.
“La posizione dell’FMI presentata nella lettera del 20 novembre è stata l’ultima goccia”, secondo il Primo Ministro Mykola Azarov.
Le dolorose condizioni di credito dettate dall’FMI avrebbero significato il raddoppio delle bollette, così come il congelamento degli stipendi.
“Abbiamo capito che non ci possiamo aspettare aiuto da nessuna parte, non possiamo lasciare la nostra gente senza salari e pensioni”, ha detto Azarov.
Inoltre se l’Ucraina diventasse una zona di libero scambio con l’UE, la Russia dovrebbe considerare la chiusura dei confini con il vicino per il timore di un’invasione di prodotti europei, non gravati dai dazi, sui mercati dell’Unione Doganale, rendendo necessaria l’introduzione di misure protezionistiche nei confronti di Kiev.
Le perdite dovute alle sanzioni si quantificherebbero in circa 15 miliardi di dollari, una mazzata per il Paese che nel “favorevolissimo” Accordo di Libero Scambio con l’UE vedrebbe esclusi proprio i prodotti agricoli, uno dei maggiori comparti destinati all’esportazione; nella UE l’Ucraina sarebbe condannata ad essere una seconda Grecia, mentre la sua collocazione storica nell’Eurasia la renderebbe un attore importante nel nuovo assetto geopolitico russo.
La commistione tra gas e politica è uno dei problemi del Paese. La Naftogaz, la società nazionale degli idrocarburi nonché la maggiore azienda del Paese, è fortemente indebitata con Gazprom, anche a causa di quei contratti sfavorevoli al Paese sottoscritti nel 2009 dalla Tymoshenko quando era ancora Primo Ministro: Kiev paga a Mosca prezzi esorbitanti per il suo gas (400 dollari ogni 1000 metri cubi), e a fine ottobre Gazprom ha richiesto alla controparte ucraina un pagamento di ben 882 milioni di dollari per le forniture di gas di agosto, portando così il debito della compagnia a 1,4 miliardi.
Il fallimento delle trattative tra l’Ucraina e l’FMI ha avuto senza dubbio un ruolo cruciale nell’allontanare Kiev da Bruxelles e nel riavvicinarla a Mosca. Un riposizionamento che ha già iniziato a dare i propri frutti: il 24 novembre, infatti, il Cremlino ha annunciato la propria disponibilità a una revisione dei termini dei contratti sul gas con l’Ucraina [* E’ di oggi la notizia che la Russia offrirà il gas all’Ucraina a 1/3 del prezzo]
VANTAGGI x UCRAINA CON RUSSIA
Accanto alle questioni del gas e dei debiti, va ricordata quella della bilancia commerciale del Paese.
Per la Russia un eventuale ingresso dell’Ucraina nell’Unione Doganale rappresenterebbe senza dubbio un grande successo geopolitico e morale, ma dal punto di vista economico i benefici sono più limitati, sebbene consentirebbe al mercato eurasiatico una maggiore autosufficienza.
Assai cospicui sarebbero invece i vantaggi per l’Ucraina: secondo alcune stime, infatti, gli sconti sul gas, l’abolizione delle misure protettive e delle barriere tecniche e la rimozione delle tasse sulle esportazioni garantirebbe al Paese esteuropeo guadagni pari a 11-12 miliardi annui.
SVANTAGGI DA INGRESSO IN UE
Ben diverso, invece, è il discorso nei riguardi dell’Accordo di Associazione con l’UE.
L’industria ucraina, malgrado il suo potenziale, non è competitiva con quella dei Paesi europei, e si prevede che la stipula dell’accordo provocherebbe un peggioramento del 5% della bilancia commerciale del Paese. L’impatto sarebbe particolarmente pesante nelle regioni orientali, polmone industriale del Paese nonché roccaforte elettorale di Yanukovich, e agli inizi di novembre Azarov ha dichiarato che il Paese necessiterebbe di 150-160 miliardi di euro per allineare agli standard europei l’industria nazionale.
COSA VUOLE REALMENTE L’OCCIDENTE
Quali sono le reali motivazioni per l’interesse occidentale in Ucraina?
Oltre al già citato piano di accerchiamento strategico della Russia mediante l’uso di basi militari e postazioni missilistiche NATO, è il mercato ucraino ad essere uno dei bocconcini prelibati su cui si concentrano gli appetiti di numerosi “investitori” internazionali.
Come rivelano gli archivi resi pubblici da Wikileaks, nel 2006 l’ambasciatore USA in Ucraina aveva suggerito – per migliorare “il clima per gli investimenti” – che il paese dovesse piegarsi all’FMI, ridurre le spese statali, deregolamentare il mercato, riformare il sistema bancario e privatizzare i beni pubblici.
Ecco spiegata tutta questa uniformità di vedute tra Washington e Bruxelles: le ricette ordoliberiste sono sempre le stesse e l’Unione Europea avrebbe anche l’indiscutibile vantaggio di “allargare la base imponibile” su cui socializzare le perdite e una nuova massa di neo-mugik da sfruttare.
Un altro significativo dispaccio diplomatico del 2010 tratta del colloquio tenuto dall’ambasciatore USA a Kiev, John F. Tefft, con l’ex Ministro delle Finanze Viktor Pynzenyk, in cui quest’ultimo propone alcune “riforme” ritenute “indispensabili”: aumento dell’età pensionabile da 2 a 3 anni; soppressione dei prepensionamenti; triplicazione del prezzo del gas per le famiglie; aumento dei prezzi dell’elettricità del 40%; privatizzazione di tutte le miniere di carbone ecc.
CHI SOVVENZIONA E ORGANIZZA LE PROTESTE DELLA MINORANZA FILO-UE A KIEV
Alla luce di queste informazioni non destano quindi nessuna sorpresa le “spontanee” proteste di questi giorni in Piazza Maidan a Kiev, con Nato e UE che soffiano sul fuoco .
La brusca reazione dei partner occidentali dopo il fallimento di Vilnius viene esacerbata da altri insuccessi.
A ottobre la costruzione del South Stream è stata avviata anche in Serbia e la Turchia ha aderito al progetto…
Abbiamo testé accennato alle proteste di piazza dei filo-UE e alla loro opacità, vediamo chi sono i Tre Moschettieri che “amministrano” piazza Maidan:
1. quello meno carismatico del trio è senza dubbio il tecnocrate Arseni Yatseniuk – ex Governatore della Banca Nazionale dell’Ucraina ed ex Ministro dell’Economia – leader del partito della Tymoshenko Unione Pan-Ucraina “Patria” che spera di ricompattare il popolo arancione dopo la diaspora degli ultimi anni;
2. sul secondo gradino del podio abbiamo Oleh Tiahnybok, leader del partito ultranazionalistico antisemita “Svoboda” (Libertà), i cui sostenitori sventolano la vecchia bandiera rossa e nera che era stata utilizzata dalle formazioni ucraine collaborazioniste di Stepan Bandera, dopo che la Germania nazionalsocialista aveva invaso l’Unione Sovietica nel 1941;
3. la star indiscussa di questo accrocco é Vitalij KLITCHKO – l’ex pugile campione dei pesi massimi – leader del partito Udar (Alleanza democratica ucraina per le Riforme).
… La sua indiscussa popolarità è la forza vincente su cui punta l’Occidente e la Germania per mettere le mani sull’Ucraina.
Klitschko è praticamente “ le garçon pipì” della CDU e della Merkel, visto che il partito tedesco ammette apertamente che la sua Fondazione Konrad Adenauer ha “assegnato” a Klitschko il compito di creare un partito di destra in Ucraina, al fine di avere una stabile maggioranza pro-UE a Kiev.
[Insomma, quel che non poterono Hitler e i collaborazionisti ucraini filo-nazisti, ora lo vuol fare frau Merkel]
L’Occidente si appoggia alla… miriade di Organizzazioni Non Governative (Open Society, Albert Einstein Institute, National Endownment for Democracy, Konrad Adeanuer Fondation, Friedrich Ebert Foundation ecc.) che nel 2004, alla vigilia della “rivoluzione arancione”, aveva fatto irruzione nello scenario ucraino acquistando giornali e canali televisivi…
… come anche… sulle profonde doti spirituali delle Femen – le “attiviste” che urinano sulla foto di Yanukovich davanti all’ambasciata ucraina a Parigi, immortalate – per puro caso – dalle telecamere di mezzo mondo.
Ecco subito servita la pozione manichea, da una parte i manifestanti pro-UE – i BUONI – dall’altra il governanti ucraini – I CATTIVI- ; e allora “dagli all’untore” con la CNN che tratteggia – pro domo sua – scenari deamicisiani, dove “ i coraggiosi manifestanti sventolavano bandiere ucraine ed europee e cantavano l’inno nazionale davanti al Monastero dalle cupole dorate di San Michele, dove gruppi di manifestanti si sono ritirati in precedenza, dopo una carica della polizia antisommossa lasciando sette persone ferite e decine di arresti a Piazza Indipendenza[…]”;
… senza tacere le esternazioni surreali dello stolido e infaceto Van Rompuy sulle “inaccettabili pressioni esterne ” di Putin (sic!), quando l’Unione Europea è il non plus ultra in termini di lobbismo…
E’ ben noto… il coinvolgimento di personaggi e organizzazioni finanziarie riconducibili a Washington in queste pseudo-rivoluzioni;
non è un mistero che dietro alla sollevazione dei serbi contro Milosevic ci siano Soros – con la sua Open Society e altre consorelle – e importanti settori del Dipartimento di Stato, agenzie para-governative come il National Endowment for Democracy e ONG finanziate dal Governo (Usa).
LA PALESTINA E’ SOLO LA PUNTA DELL’ICEBERG
(E dietro figurano sempre i soliti che ben sappiamo: notare certi personaggi e certi congnomi…)
PARTE II
Nel caso dell’Ucraina, nel 2004 come oggi, si ritrova la stessa comunione d’intenti tra ONG finanziate dall’Occidente, mezzi di comunicazione e agit-prop; nelle elezioni di dieci anni fa le ONG hanno avuto un ruolo enorme nel delegittimare le elezioni, addirittura prima che queste avessero luogo…
Con la pressione emotiva della piazza, l’uso sapiente di sondaggi artefatti e il caravanserraglio mondialista che bussava alla porta, le elezioni furono invalidate dalla magistratura e fatte ripetere; lo sfidante Yushenko (ex presidente della Banca centrale ucraina) vinse la contesa con il 51,99% dei voti;
il neo-vincitore era l’uomo su cui puntava l’Occidente, come rivela il rapporto n°RL32845 intitolato “Rivoluzione Arancione in Ucraina e politica degli Stati Uniti” reso pubblico da Julian ASSANGE;
nel rapporto firmato da Steven Woehrel (delegato per gli affari europei) e inviato al Congresso americano nel luglio 2005; in esso si ricorda che Yushenko ha promesso riforme liberiste, legami più stretti con Unione Europea, NATO e USA…
L’attuale Primo Ministro Azarov ha detto agli ambasciatori occidentali: “Sappiamo che un piano è stato preparato per occupare il Parlamento… questo è il segnale di un golpe…Siamo molto pazienti, ma vogliamo che i nostri partner non credano che gli sia permesso tutto”;
in effetti il comportamento della polizia è stato responsabile, considerando le intimidazioni da parte degli squadristi di “Svoboda” che hanno occupato sedi istituzionali, inscenando scorribande metropolitane addirittura con un bulldozer.
IL RUOLO GENERALE DEI MEDIA
I moderni sistemi di condizionamento devono moltissimo a Willi Munzenberg , figura semisconosciuta ma forse ancora più importante di Joseph Goebbels; uno dei punti precipui mutuato dalla “dottrina Munzenberg” consiste nel creare una rete di giornalisti-opinionisti per diffondere le idee funzionali al Nuovo Ordine, “arruolando” star del jet set ed intellettuali più o meno organici per rafforzare la “matrice”, tutti elementi di primaria importanza per la manipolazione delle opinioni nell’odierno Nuovo Ordine Mondiale: a tal guisa basti ricordare, ad esempio, gli innumerevoli e pressanti appelli di rockstars anglofone o celebrità di Hollywood…
La famosa “esportazione” della democrazia trova negli USA e nella tecnocrazia europea – diretta espressione delle ferali dottrine liberiste d’oltreoceano – i due principali centri di irradiamento globale, spesso con il pretestuoso “ombrello NATO” come copertura…
Un libro fondamentale e per certi versi profetico è “La Subversion”, scritto nel 1971 dallo psicosociologo francese ROGER MUCCHIELLI ; in esso lo studioso transalpino descrive come nel mondo postmoderno la strategia più efficace sia quella di annegare la verità in un mare di informazioni, una dialettica complessa per infiltrare informazioni distorte e fuorvianti che appaiono autentiche.
Secondo Mucchielli il sistema si è talmente affinato che si può conquistare un paese senza attaccarlo fisicamente, facendo ricorso ad agenti interni che condizionano l’opinione pubblica, come false organizzazioni non governative ONG o “organizzazioni di facciata” per provocare un cambiamento politico all’interno di un altro paese;
… non sono le circostanze “oggettive”che procurano il successo o il fallimento di una rivoluzione, bensì la PERCEZIONE di questa circostanza creata dalla MANIPOLAZIONE MEDIATICA e che un putsch è sempre il frutto dell’azione di UN GRUPPO RISTRETTO e ben organizzato di cospiratori, laddove invece se ne presenta il risultato come il prodotto di movimenti di massa.
Uno dei massimi esperti mondiali nell’uso combinato di tecnologie hi-tech con l’ausilio di movimenti giovanili è Peter Ackerman…
[NB – quantomeno curioso che dietro tutto questo ci sia sempre l’ombra di qualche zionista, a cominciare a Brzhezinsky]
Ackerman ha inoltre focalizzato l’attenzione sulle pulsioni adolescenziali, intrinsecamente ribelli e sovversive, dando nuova linfa agli studi del dott. Fred Emery, il direttore del Tavistock Institute, che nel 1967 studiò la potenziale efficacia della rabbia giovanile in un colpo di stato postmoderno nonché gli “effetti ipnotici” della televisione sugli “sciami di adolescenti”.
COME FOMENTARE GUERRE CIVILI…
Il 20 novembre, un deputato ucraino del Partito delle Regioni, Oleg Tsarev, ha dichiarato:
“Sono stato contattato da attivisti dell’organizzazione non governativa Volya che mi ha fornito solide prove che dimostrano che l’ambasciata degli Stati Uniti sta portando avanti un progetto dal nome in codice TECHCAMP che mira a fomentare una guerra civile in Ucraina.
‘guerre di propaganda’ e strumenti di ricatto mediatici, come pure potenziali rivoluzionari che organizzeranno proteste per rovesciare il governo. La campagna è gestita sotto l’egida dell’ambasciatore degli Stati Uniti in Ucraina Geoffrey R. Pyatt.
Il progetto Techcamp, pensato dall’ex Segretario di Stato HILLARY CLINTON, è una costola di un programma a largo raggio che va sotto il nome pomposo di “Civil Society: Supporting Democracy in the 21st Century”, gestito dal Dipartimento di Stato americano: che la dichiarazione del deputato ucraino non sia la boutade di uno squinternato complottista lo si evince da questo articolo di Bloomberg, in cui si parla candidamente di “sovversione”, con Microsoft e i due social network statunitensi pronti ad “esportare” la democrazia attraverso il cyberspazio.
SFACCIATA BALCANIZZAZIONE DELL’UCRAINA
E LA BERLUSCONA UCRAINA
Non è una novità che si voglia arrivare a un ”Lybian scenario”, una “balcanizzazione” dell’Ucraina con due paesi in uno: da una parte la zona industriale, quella filorussa delle aree operaie, dall’altra quella contadina, cattolica e filoccidentale di Lvov.
Una delle condizioni che la UE aveva posto all’Ucraina per la sottoscrizione dell’accordo era legata alla liberazione di Yulia Tymoshenko [in galera per crimini economici e corruzione]
Qualche mese prima del verdetto della corte europea, un’indagine indipendente condotta per sei mesi dal prestigioso studio legale statunitense ”Skadden, Arps, Slate, Meagher and Flom”,… aveva esaminato tutto il materiale relativo al processo e intervistato tutti i protagonisti del processo, dal giudice ai testimoni, dall’accusa alla difesa, inclusa la Tymoshenko: il rapporto finale è stato sostanzialmente in linea con quello che, da lì a qualche mese, scriveranno i giudici europei, RICONOSCENDO che ci sono state alcune violazioni del diritto alla difesa, ma non tali da ribaltare la sentenza, fondata su “supporti probatori” e “non politicamente motivata”.
[VEDI: Iulia Timoshenko sempre più isolata: un megastudio di avvocati Usa dice che condanna è legittima
http://www.huffingtonpost.it/2012/12/13/iulia-timoshenko-sempre-p_n_2290398.html
Ma l’accusa più grave che la Tymoshenko si trova ora ad affrontare riguarda il suo coinvolgimento nell’UCCISIONE del deputato Yevhen Sherban e di sua moglie…su conti bancari riconducibili a Tymoshenko e Lazarenko sarebbero transitati i soldi per pagare i killer, un totale di 2,82 milioni di dollari.
AFFONDATO BERLUSCONI, SI PUNTA SU RENZI.
AFFONDATA LA TIMOSHENKO, SI PUNTA SU KLITCHKO.
LA SCENEGGIATURA E’ SEMPRE UGUALE
Oggi il nuovo cavallo su cui punta l’Occidente è KLITCHKO, invitato – leader in pectore – alle consultazioni UE a Bruxelles il 19 e 20 dicembre; la proposta, va da sé, è partita da Angela Merkel…
La stampa e i media internazionali, “imbeccati” a dovere, stanno presentando la protesta di non più di 250mila persone – nella migliore delle ipotesi – come la sollevazione di una intera nazione, denunciando le interferenze della Russia, senza accennare minimamente alle pervasive ingerenze di politici occidentali, con il segretario generale OSCE Lamberto Zannier e il capo diplomazia tedesco Guido Westerwelle immortalati – come se fosse la cosa più naturale del mondo – in piazza con i manifestanti.
Eppure è del tutto anomalo che due personalità politiche straniere, in oggettivo conflitto di interesse … possano interferire nella legittima decisione di uno Stato sovrano di non aderire ad un accordo economico internazionale giudicato – a ragione – svantaggioso…
Immaginiamoci se in Potsdamer Platz a Berlino – ad un’ipotetica manifestazione per l’uscita della Germania dall’euro, organizzata da un’ Alternative fur Deutschland al 15/20% – si presentassero Cameron, Le Pen e Putin a fianco dei manifestanti, chiedendo a gran voce le dimissioni di Angela Merkel: quali sarebbero le reazioni?
Consapevole di trovarsi in una situazione delicata il presidente – mentre la piazza si accendeva – è volato in Cina e a Mosca per negoziati bilaterali, tornando da Pechino con una proposta per un prestito cinese di 10 miliardi di dollari, rispetto ai 5 che il FMI offre all’Ucraina in cambio di condizioni difficili e soprattutto inapplicabili…
E’ notizia di oggi, riportata dal quotidiano tedesco “Bild Zeitung”, che Mosca avrebbe installate batterie di missili a corto raggio Iskander-M per testate convenzionali ed atomiche al confine con l’Unione Europea; il quotidiano tedesco ricollega questa decisione della Russia al progetto di scudo anti-missile in Europa. Ciò deve costituire un severo ammonimento per gli scellerati epigoni di Brzezinski. Chi pensava di occupare l’Ucraina per installarvi missili e accerchiare la Russia ha fatto male i suoi conti: Putin non è certo il tipo da farsi prendere per il naso con le pagliacciate di piazza Maidan…
Riccardo Seremedi
Fonte: http://orizzonte48.blogspot.it
===
L’intera situazione Ucraina deve far riflettere anche noi italiani e, più in generale, europei. Non dobbiamo essere tanto ingenui da pensare che quelle forze che agiscono (con enormi mezzi finanziari e mediatici) per poter inghiottire nelle proprie fauci l’ennesimo pollo, non trami in modi del tutto analoghi, seguendo identici scenari, anche da noi.
E’ ormai evidente che l’UE – QUESTA UE dei mercati, del profitto e della progressiva schiavizzazione dei popoli – è una mostruosità. E’ urgente che la si veda finalmente per quello che è e si torni a combattere per un’Europa incentrata sulla PACE, sul lavoro, sulla cultura, sul rispetto di stati e popoli.
Solo due parole…al di la’ di tutte le incomprensioni…
…spero che si prenda al volo il Santo Natale…oramai alle porte per scambiarci gli auguri…
il Natale dovrebbe essere un occasione per appianare tutte le polemiche…
Natale e’ festa di gioia e pace..
ogni rancore si spegne o tace…
tutto si scorda.. tutto sì oblia…,
deve esser giorno sol d’allegria…
dunque scordatevi… o miei diletti..
le mancanze e i difetti….
=
Mettete e mettiamo dunque da parte tutti i risentimenti senza farci sopraffare dall’ orgoglio….per cui…io per primo auguro a tutti un Buon Natale e Buon Anno…
Rodolfo
UOMO MENDACE
Abiam letto piatto proclama,
privi di gioia e senza brama,
necrotico e acido odor di beffa,
sian sfangati, steafite non siam,
goditi tuo stolido verbo prosaico!
No abbiam paura proverbial bassezza.
Or sogghigna mastro che ti conosce.
Tu corrotta materia struggi e nulla puoi,
sei trottola cambia forma, cerca el cor.
Abbiam capito, oggi hai firmato el disonor.
Pasquino
.
Ah! Il Natale…
Come quando si riceve un regalino con dentro la solita menata non richiesta, da persone che per tutto l’anno non si sono mai sentite.
La mia defunta suocera, sotto Natale, mi regalò un accendino placcato d’oro impacchettato dentro una scatoletta che in origine conteneva quelle pasticche per pulire le dentiere… stile teutonico, non si butta mai niente, anche se aveva soldi a palate.
Come quando ci proponiamo a vanvera (io per primo) di smettere di fumare la sera di S. Silvestro e a Capodanno gli si da giù come ciminiere.
Comunque sia, ricambio gli auguri di Rodolfo.
C.G.
Un Natale tutto Americano, presentato da Apple, filmato interamente con un iPhone.
Apple – Holiday – A Harris family holiday – YouTube
http://www.youtube.com/watch?v=JEGLhdaFBSE
Migliore visionato su large screen.
Anita
Seconda prova….
Un Natale tutto Americano, presentato da Apple e f ilmato interamente con un iPhone.
Apple – Holiday – A Harris family holiday – YouTube
http://www.youtube.com/watch?v=JEGLhdaFBSE
Migliore visionato su large screen……..
Anita
Che strano…
Ho postato due volte un video Natalizio di Apple e non e’ passato.
I give UP !
Anita
per Pasquin
Cain non teme,sì verbal stoltezza,
Ello, chino sulla terra
Ara, ara, la terra negra
Vapor di sterco ,tutt’intorno..
Preparasi la terra per lo seme..
che alfin darà lo frutto,per lo nuovo sterco
Di ciclo in ciclo,
in attesa dello Padre disattento
intento a far nuove galassie nello cielo limpido..
Ancor si attende la cometa
dello figliuol suo
Chi lo ha mai visto il Bambin ?
Ara ,ara, la terra di odor di sterco,
la cometa alfin arriverà,
Sarà una cometa rossa di fuoco..
Incendierà i cieli e la terra ..
senza bambin..
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(*0*)
Un nuovo poeta grazia questo forum, ma e’ proprio nuovo ?
Anita
Lo stesso Romano Prodi, uno dei costruttori dell’architettura europea, ripete che i parametri di Maastricht dovrebbero essere ridefiniti privilegiando la spesa per investimenti
Agli economisti :
Mario Lettieri* e Paolo Raimondi** : problemi prodotti dall’applicazione dei metodi matematici all’economia e alla finanza rinonosciuti persino dal Financial Times
e Mario Lettieri e Paolo Raimondi: Le sfide del lavoro e dello sviluppo : problemi prodotti dall’applicazione dei metodi matematici all’economia e alla finanza rinonosciuti persino dal Financial Times { 17.12.13 alle 11:19 }
Le sfide del lavoro e dello sviluppo
Cain lo truce ,poco capisce di economia…
Ma memore di sì tanta storia, vole ricordar..
Contra Mathematicos..mi par di aver già sentito pronunziar tale sententia truce nella Historia Mundi…,ma vorrei ricordar,loro che lo Problema tecnico scientifico, insiste nell’application dei metodos matematicos
Ovvero los derivatos stan ai neutroni,ovvero scoperta la legge se ne applica solo quello che fa comodos..come siempre, olè..
In paroles poverissimes los segretos , non es colpa dello Matematicos, ma in una erratas application dello VaR,siempre per los comodos …de loro..dei solitos..
Poveros Mathematicos et fisicos..,bisogna pur siempre trovar los colpevoles nella Historia Mundi…
Tocca a Los mathematicos..ohibohh..e al Fisicos portar le pene..
Il prode Romano , es pentitos ?
Ma il prode Romanos , non avrebbe dovuto dimenticar , che lo Welfare Socialdemocraticos et quello Cattolicos in un mondo Globalizzatos con la fin dello Stato- Nationes e da decennos sotto attaccos
Es todo globalizzatos :
-Finanzia et economias
-Los crimines es globalizzatos da tiempo..
Non globalizzatos es los Sindacatos ohibobohh, chissa porchè ?
Misteros doloroses !
Possibile che tanta scientia ancora non si sia accorta che dal tardo Capitalismos Nationales si sia da tiempo passati ad un Capilalismos GLOBALIZZATOS ?
Et sia finitas da tiempo l’epoca doros della Socialdemocratiza,nei paesi occidentales avanzati ?
Tutto tace nei medias da tiempo, anzi , peggio chi sapeva taceva !
Finiti i favolosi anni 90
Ma porchè vi facciamo estudiare ?
…nella matematica così come nella fisica non si butta mai niente..
C.G.
DICE VOX
il famigerato politologo il famigerato politologo Zbigniew Brzezinski (Trilateral) nel suo libro “La Grande Scacchiera” (1997) scrive:
“Gli Stati che meritano il più forte sostegno geopolitico americano sono l’Azerbaijan, l’Uzbekistan e l’Ucraina, in quanto tutti e tre sono pilastri geopolitici. Anzi è l’Ucraina lo Stato essenziale, in quanto influirà sull’evoluzione futura della Russia[…] Tra il 2005 e il 2010 l’Ucraina dovrà essere pronta per un confronto serio con la NATO. Dopo il 2010, il principale nucleo della sicurezza in Europa consisterà in Francia, Germania, Polonia e Ucraina”. (Trilateral) nel suo libro “La Grande Scacchiera” (1997) scrive:
“Gli Stati che meritano il più forte sostegno geopolitico americano sono l’Azerbaijan, l’Uzbekistan e l’Ucraina, in quanto tutti e tre sono pilastri geopolitici. Anzi è l’Ucraina lo Stato essenziale, in quanto influirà sull’evoluzione futura della Russia[…] Tra il 2005 e il 2010 l’Ucraina dovrà essere pronta per un confronto serio con la NATO. Dopo il 2010, il principale nucleo della sicurezza in Europa consisterà in Francia, Germania, Polonia e Ucraina”.
Cosi VOX
A Proposito di Ucraina..
Cain si duole che si dia del “Famigerato” al Sig Zbigniew Brzezinski,timorato de Dios , presumo.
Avrebbe visto meglio : “un acuto e previdente osservatore di studi strategici internazionali.
Così si rende giustizia alla verità,pane al pane e vino al vino,perchè quindi l’infamante “Famigerato “?
Categoria etico e morale con cui si tende a demonizzare l’avversario.
Errato.
Basta guardare Un Atlante geografico, per rendersi conto che pochi missili a due passi da Mosca, sono esattamente come i Missili a Cuba.
Nè più e nè meno.
In uno scontro tra potenze credo che la Sicurezza Europea ,preveda che Putin abiti oltre gli Urali, sempre guardando un Atlante.
Ora non che importi qualche cosa di dove diavolo metterà la sua Dacia il Buro-capitalista Putin…ma temo che il buon Polacco Zbigniew ,sia stato previdente : saremo sicuri solo dopo che i Russi abiteranno le steppe siberiane insieme ai Mongoli a pascolar capre e ovini
Fatemi capire:
dov’è finita la Silvy? Non ditemi che se n’è andata! Pure lei?
Ma cos’è mai questo cupio dissolvi? Mah ….
Caro Rodolfo,
la ringrazio molto per gli auguri di Natale, che ovviamente contraccambio con animo grato. Saranno forse un po’ rettorici ma il fatto che almeno un giorno all’anno ci si fermi e ci si sforzi di vivere in pace, come talvolta facevano perfino i soldati al fronte, mi sembra comunque piuttosto positivo.
La prego di porgere i miei più sinceri auguri anche ad Anita.
Uroburo
x Uroburo
Grazie per gli auguri che contracambio di tutto cuore.
Rodolfo e’ ancora in Germania, un contrattempo lo trattera’ fino a circa la meta’ del prossimo gennaio.
Io sono zoppa…non ne so’ ancora la causa, stiamo gia’ sentendo gli effetti della famosa Obamacare…non ancora in atto…
Il nome e’ gia’ cambiato con: Affordable Care Act. eh eh eh
Sylvi e’ molto angustiata…le basti tanto.
Cordiali saluti,
Anita
La famosa Obamacare aiuta 30 milioni di persone.
Uno scandalo!
C.G.
Buone Feste a tutti, belli, belle, brutti e brutte.
Un pensiero particolare da parte mia per Faust.
Se ci sei batti un colpo.
C.G.
Beh, ma per gli auguri mi pare abbiate preso una rincorsa piuttosto lunga. Natale è il 25 e l’anno nuovo inizia dopo il 31.
Visto che già spingete da giorni, auguroni e augurissimi a tutti i forumisti, in attesa di farli anche a tutti i lettori: buon Natale, buone feste, buon Capodanno e – soprattutto – felice intero anno nuovo!
pino
x C.G.
Ma che giornali legge? Inutile discutere con lei, la situazione non e’ buona per nessuno…tanto che di giorno in giorno devono fare cambiamenti e peggio ancora, i websites non sono sicuri e hackers possono accedere ad informazioni personali.
Non solo, benche’ i programmi non sono ancora in atto, dottori, ospedali, etc…devono essere preparati prima del tempo, tutto e’ digitale, e se un mese fa’ bastava chiamare il medico curante e se necessario la visita era in giornata…adesso si deve aspettare o chiamare 911.
L’ho sperimentato io sulla mia pelle, per vedere il mio ortopedico devo fare un giro di manovre incredibili, ed ho un ginocchio gonfio come un pallone, per giorni non potevo camminare and so on… Se tutto andra’ bene forse avro’ un appuntamento in gennaio. Ma si puo’ ?
Forse 30’000’000 hanno visato i websites ma non hanno aboccato, perche’ si deve accettare prima di sapere cosa si accetta e non e’ gratis.
Io sento il parlamentare della Casa Bianca, non sa come girare la fritata, sempre ammettendo che per ora non funziona.
Anita
Non leggo giornali repubblikini e neanche quelli che vendono thè.
Forse per questo, a differenza sua (di lei) che nonostante viva in quel Paese, i giornali europei non sa neanche leggerli bene.
Per voi conservatori dei privilegi per pochi anche se Obama respira non vi sta bene, ma in fondo si capisce:
siete orfani di un idiota chiamato Bush jr., che poi è il figlio di Bush senior….
Il che spiega tutto, ma proprio tutto.
C.G.
P.S.:
gli ultimi dati dell’economia US parlano di un mezzo boom con la crescita che supera il 4% cosa che se succedesse in Italia parleremmo di miracolo.
C.G.
x C.G.
Si’, ma i furbetti ci mettono il consumo e spese dei servizi, tutti hanno notato che le bollette elettriche e del gas naturale sono in rialzo, tutto e’ in rialzo, per forza il consumatore spende di piu’,
Tasse, assicurazioni, sanita’…e non di poco…
La distruzione nel Mid West ha creato lavoro, costruzione, etc….
Il Texas nuota nel petrolio e cosi’ il Sud Dakota, il boom e’ relegato a pochi Stati. ( Tutto su proprieta’ privata.)
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“C’erano anche le revisioni al consumo. La spesa dei consumatori, che rappresenta oltre i due terzi dell’attività economica statunitense, è stato rivisto al rialzo di 0,6 punti percentuali per un tasso di 2,0 per cento. Le revisioni riflettono una maggiore spesa per beni e servizi di quanto precedentemente stimato.
Le revisioni spesa per benzina e altri beni energetici hanno rappresentato una parte della revisione al rialzo la spesa per beni, mentre la spesa per sanità e altri servizi è stato anche superiore a quello stimato in precedenza.'”
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Nn basta leggere il giornale, bisogna viverci e considerare la crescita del costo vita vs il GDP.
Non vivo in un cacoon e parlo con gente che lavora, operai, manuali, meccanici, gente comune…ed anche con la classe media ed in su’.
I boom spesso sono creati…..
Mi deve scusare devo andare ad investire il mio 1,5 % di incremento sulla mia pensione governativa, e’ un dilemma…..
Buonanotte,
Anita
LA FINE DI UN GRANDE AMORE
Sotto un’argentea luna, distrutto piango,
si contorce il mio cuore e incalza la mente,
danzano mille ricordi e disperato piango,
come affilate lame mie idee mi tagliano.
La vita è così: poi, s’innalza l’orgoglio,
avanza la notte e tutto, anche l’ira racqueta,
tutto è grigio, anche le brutali onte passano,
mille pensieri corrono, fissando il vuoto, piango.
Pace chiede mia infelice anima, e mio pensiero,
pace per ogni mia fibra, e null’altro balsamo,
dolore, è ricolmo il cuore di amari risentimenti,
stendo mie stanche membra, o tenebra. Dormire.
Pasquino
x Pasquino
Caro Pasquino,
come sempre grazie per le sue poesie, le apprezzo anche perche’ le capisco, la poesia si deve sentire, quelle ermetiche mi lasciano fredda.
Mi dica, le pubblica, le conserva per i posteri e per se stesso?
Sarebbe un peccato perderle.
Prendo l’occasione per augurarle un Lieto Natale circondato dai suoi cari, buona salute, pace e prosperita’.
Cordiali saluti,
Anita
Le Sue squisite frasi mi deliziano. Lei è davvero gentile.
Scrivo per passione, scrivo quando m’avvolge l’ispirazione; fisso l’improvviso lampo in un pezzo di carta e di seguito; di getto scrivo, scrivo per gli amici, e dilettandomi m’ingrazio l’amore di chi mi sta vicino. Si, le raccolgo, però non le pubblico. Mia gentile Signora io nella vita sono impegnato in tutt’altro, dedico le mie forze e la mia mente in altra professione. Ricambio con grazia i Suoi graditi auguri e li esterni a tutti i suoi cari. Buon Natale mia dolce Signora e tanti auguri di pronta guarigione per i suoi malanni al ginocchio.
M’inchino. Buon Natale.
x C.G. #28
Lei e’ molto presuntuoso, capisco piu’ di quello che lei si possa immaginare e fino ad ora ho una memoria di ferro, anzi, mi dicono d’acciaio.
In ogni suo post lei e’ offensivo, la fa sentire piu’ forte, piu’ virile, piu’ importante, cosa dunque…?
Anita
x Cerutti Gino # 24
Caro Cerutti la verita’ rimane che fino a questo punto Obamacare non ha aiutato nessuno. La meta’ dei 30 milioni non avevano bisogno di aiuto perche’ erano giovani e avevano optato di non assicurarsi. Questi giovani oggi sono sotto pena di multa del 1% della loro paga se non comprono l’assicurazione per la sanita’. Gl’altri 15 milioni sono dove erano senza assicurazione volendo dire che devono andare al pronto soccorso per la sanita’. Non solo, quasi un altro cinque milioni, per la maggior parte anziani ma non penzionati con malattie grave, hanno perso l’assicurazione perche’ quella che avevano non era al livello richiesto dalla legge Obamacare. Cioe’ non pagava per ricevere medicine per evitare gravidanza, per l’aborto, ecc. Quello che facesse ridere se non fosse serio e’ che la maggior parte dei cinque milioni non hanno bisogno di essere assicurate per queste cose perche’ sono oltre l’eta’ dove questo sia un problema.
Potrei continuare a non finire, ma per uno cieco, dal rosso, come te e’ inutile.
Adesso Obama non solo ha ricevuto il premio Nobel per la pace ma ha anche ricevuto il premio Pinocchio per le bugie che ha ripetuto e continua a ripetere su tutto. Questo e’ l’uomo che il Cerutti ammira.
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Auguro a tutti un Buon Natale e un Buon Anno.
x Popeye
Caro P.
tu sei il mio regalo di Natale…io non ci posso combattere piu’ con l’informatissimo Signor Cerutti Gino.
Non sa un cavolo e pretende di sapere tutto…forse si potra’ candidare lui per presidente degli USA,
Ormai, legali, illegali, non cittadini, keniani, etc…basta che facciano discorso e voila’ un nuovo presidente e’ nato.
Il bello e’ che nessuno sa’ cosa aspettarsi il Gennaio-1- 2014.
E’ un caos totale…pero’ i politici, il senato, il congresso, la corte suprema, il presidente, etc…rifiutano i cambiamenti…loro rimangono col Cadillac Plan
But trying to debate logic with a progressive liberal is like explaining a train schedule to a dog. They lack the ability to comprehend, but some will act like it’s paying attention. At the end of the day, the capacity for understanding just doesn’t exist, and it will retreat to a corner to lick it’s own butt. It’s the same with most liberals.
Augurissimi a te alla tua famiglia,
Affettuosi saluti,
Anita
Una gradevole sorpresa…caro Popeye…
Buon Natale….e un felice Anno Nuovo
Rodolfo
x Popeye
Caro Popeye, che sorpresa! Come va?
Auguri di cuore anche a lei: buon Natale, buone feste e soprattutto buon intero anno nuovo!
pino nicotri
La perspicacia del Cerutti….fa risorgere chi credevamo sparito per sempre.
Un lavoro certosino ma eccolo qui.
Ciao lazzarone, bentornato!
P.S. su Obama ho fatto un paragone tra il nostro governo e il vostro. Viaggiate al 4% di PIL e vi lamentate!
Se in Italia fosse soltanto la metà si griderebbe al nuovo miracolo economico..
Capisci?
C.G.
x la sora Anita.
Signora, può essere che il sottoscritto sia disinformato, ma mai, dico mai, quanto lei.
Buona sera.
C.G.
x C.G.
Ma no, io ho scritto che lei e’ informatissimo, ci mancherebbe altro. E già!
Mentre io leggo che quando il tasso di crescita del PIL e’ troppo elevato, poi arriva l’inflazione.
Il tasso di crescita del PIL ideale e’ tra il 2-3%.
A chi credere…?
Se si leggono i giornali ed i websites ben noti, viene la voglia di buttarsi a mare.
E’ doomsday ogni giorno.
Anita
Sa nuotare?
C.G.
x la vedetta #42
Si’, ma non ci butta a mare per nuotare.
E’ un modo di dire….
Anita
x Cerutti
Solo tu puoi credere alla crescita del 4%. Il governo di Obama ha perso la sua credibilità. Recentemente abbiamo saputo che la diminuzione del tasso di disoccupazione poco prima dell’elezione passate del 2012 era il risultato di numeri truccati da agenti in Filadelfia e New York. E adesso che Obama e’ sotto assedio per la disastrosa partenza dell’Obamacare magicamente il Pil aumenta al 4%. L’unica cosa che ti posso dire e che Obama si troverebbe a casa in qualunque governo italiano.
x Popeye
Ciò che ha scritto nel commento 44 è interessante. Potrebbe indicarci qualche articolo o ricerca che ne parli documenti alla mano?
Un saluto.
pino nicotri
Caro Popeye (44).
Cerchiamo di mettere ordine: l’amministrazione precedente a Obama , ovvero Cheney&Rumsfeld dato che Bushetto jr. non veniva mai preso in considerazione se non per mettere la firma come presidente US (sob!) sulleporcate di questi due criminali , ha fatto carte false per scatenare una guerra di cui ancora oggi il popolo iracheno ne paga le nefaste conseguenze. Obama, dal canto suo e secondo il tuo post, fa carte false sul PIL e chissà su cosa d’altro ancora.
La domanda, credo lecita, che ti faccio è a che titolo ve la menate, ancora credendovi i primi della classe, ovvero gli sceriffi del Pianeta?
Chi vi da l’autorizzazione morale?
Ti ringrazio in anticipo se ti prenderai un pò di tempo da dedicare a quanto detto sopra.
C.G.
http://www.repubblica.it/esteri/2013/12/22/news/la_cia_ha_aiutato_governo_colombiano_a_uccidere_i_ribelli_delle_farc-74289315/?ref=HREC1-22
Usa e Israele sono gli unici due Paesi che si permettono di ammazzare gente in terre altrui.
Shalom
Poi ci sono quelle nazioni che la gente la uccide e tortura in terra propria…(esempio Lampedusa)
…ma perche’ parlarne?
Poi ci sono nazioni che in caso di ingiustizie o catastrofi naturali…
da’ volentieri l’ autorizzazione morale ad intervenire…
la chiede….la impone a volte…se no e’ sempre l’ america il nemico numero uno…
Non chiedo articoli o “documenti alla mano’ a Popeye….no..
Popeye vive in america…Anita pure…loro vedono il malcontento delle persone….le difficolta’ di ogni giorno…e le contraddizioni di Obama che oggi dice una cosa e domani un’ altra….
la disoccupazione che e’ diminuita ha il tempo che trova…
la germania per esempio ha una disoccupazione molto bassa…
per gente che viene assunta …lavora e non riesce ad arrivare a fine mese….usufruendo dei sussidi dello Stato….per cui non risultano disoccupati….dunque e’ facile mistificare …
Rodolfo
Ma la Tscheeermania, secondo a quanto andavi scrivendo, non era il paese di bengodi per quanto riguarda gli ammortizzatori sociali?
Ci fosse una volta, dico una, che non ti contraddici.
Coerenza, Rodolfo, coerenza…..!
C.G.
x Shalom.
Non so se hai mai sentito parlare della Western Hemisphere Institute for Security Cooperation foraggiata massicciamente dagli US per destabilizzare, in America latina, governi di sinistra democraticamente eletti.
Non mi è dato di sapere se quella “scuola per assassini” è ancora in funzione, ma credo che ormai i governi latinos non si lasciano più fregare dai gringos della Compagnia della Zia.
C.G.