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	<title>ArruotaLibera &#187; Nirenstein</title>
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	<description>Critica delle verità ufficiali. Contro l&#039;ipocrisia e l&#039;uso di due pesi e due misure da parte del potere</description>
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		<title>Campana a morto per l&#8217;arrivo in veste di ambasciatore di Israele della pensionata ed ex parlamentare italiana Fiamma Nirenstein?</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Apr 2016 22:53:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pino Nicotri]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo mesi di critiche da più parti, il nostro primo ministro Matteo Renzi ha chiesto al capo del governo israeliano, Benjamin Netanyahu, di ritirare la nomina, decisa lo scorso agosto, ad ambasciatore di Israele in Italia della giornalista, pensionata ed ex parlamentare italiana Fiamma Nirenstein. Cittadina anche israeliana da appena tre anni, Nirenstein quando è [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Dopo mesi di critiche da più parti, il nostro primo ministro Matteo Renzi ha chiesto al capo del governo israeliano, Benjamin Netanyahu, di ritirare la nomina, decisa lo scorso agosto, ad ambasciatore di Israele in Italia della giornalista, pensionata ed ex parlamentare italiana Fiamma Nirenstein. Cittadina anche israeliana da appena tre anni, Nirenstein quando è in Israele continua a risiedere nella colonia di Gilo, tra Gerusalemme e Betlemme, considerata illegale dall’Onu al pari di tutte le colonie costruite ormai un po’ ovunque a macchia di leopardo nei Territori Occupati su terreni espropriati ai palestinesi dalle autorità militari israeliane. E non ha certo giovato la decisione, presa pochi mesi fa, di costruire altre 900 abitazioni proprio nella colonia di Gilo con l’obiettivo, esplicitamente dichiarato da Netanyahu, di &#8220;bloccare la continuità&#8217; territoriale tra Gerusalemme e Betlemme di un eventuale Stato palestinese”. A rivelare il gran rifiuto è il quotidiano israeliano Haaretz, secondo il quale &#8220;Si tratta di una nomina inopportuna e conflittuale, dato che la signora ha rappresentato in parlamento i votanti italiani e metterebbe con la sua candidatura in evidenza quali siano stati i suoi veri interessi”. Parole scritte da Haaretz, ma che riassumono quanto fatto sapere da Renzi a Netanyahu, rimasto deluso perché poco tempo fa aveva invece ottenuto l’aiuto di Renzi per far smussare gli spigoli di una presa di posizione del presidente Usa Obama decisamente critica verso la politica israeliana. Per parte sua comunque Palazzo Chigi smentisce di avere chiesto alcunché a Netanyahu, ma del resto non potrebbe certo ammetterlo pubblicamente.</strong></p>
<p><strong>La nomina della Nirenstein non era piaciuta neppure a Ruth Dureghello, presidente degli ebrei romani, e a Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma, che sempre secondo il giornale Haaretz avrebbero espresso la propria contrarietà al presidente della repubblica israeliana, Reuven Rivlin. “Dureghello e Di Segni”, ha scritto Haaretz, &#8220;hanno appunto espresso forte preoccupazione per le possibili ripercussioni negative di quella nomina sia per la comunità ebraica italiana sia per le relazioni fra Italia ed Israele&#8221;. Secondo Haaretz, i due contrari hanno fatto presente a Rivlin che fino a non molto tempo fa la Nirenstein era stata membro del parlamento italiano per il partito Forza Italia, donde il timore che la nomina della ex parlamentare potesse risollevare la questione di una asserita “doppia lealtà” degli ebrei italiani, e che essendo Nirenstein politicamente di destra la sua nomina potrebbe rappresentare un problema per l’attuale governo italiano. Rivlin avrebbe però fatto notare che le loro lagnanze avrebbero dovuto esprimerle non a lui, ma allo stesso Netanyahu in quanto unico titolare del potere di nomina degli ambasciatori. </strong></p>
<p><strong>Lo smacco Nirenstein si aggiunge a quello ricevuto a dicembre con la decisione del governo brasiliano di non accettare come nuovo ambasciatore di Tel Aviv il leader dei coloni israeliani Dani Dayan.</strong></p>
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		<title>Il colonialismo non è affatto morto: lo dimostrano la guerra alla Libia, simile alla tragica guerra di secessione del Biafra, e il veto Usa all&#8217;Onu contro la nascita dello Stato palestinese (decisa a suo tempo dalla stessa Onu!). Ovvero: dal miserabile fallimento del &#8220;Nuovo Medio Oriente&#8221; di Bush e del &#8220;Nuovo rapporto con l&#8217;Islam&#8221; di Obama alla &#8220;Nuova Libia&#8221; di Levy-Sarkozy</title>
		<link>http://www.pinonicotri.it/2011/09/il-colonialismo-non-e-affatto-morto-lo-dimostrano-la-guerra-alla-libia-e-il-veto-usa-allonu-contro-la-nascita-dello-stato-palestinese-decisa-a-suo-tempo-dalla-stessa-onu/</link>
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		<pubDate>Sat, 10 Sep 2011 22:15:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pino Nicotri]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il colonialismo europeo pareva morto. Finita in tragedia con milioni di morti l&#8217;occupazione del Vietnam e fallito nel sangue il tentativo della Francia di indorare la pillola nordafricana dichiarando l&#8217;Algeria &#8220;territorio metropololitano francese&#8221;, dichiarando cioè che i due Paesi su sponde opposte del Mediterraneo erano in realtà un Paese unico. Ora invece si scopre che il colonialismo europeo, capitanato proprio dalla Francia, non è affatto morto. L&#8217;intervento militare in Libia, stravolgendo ancora una volta una risoluzione Onu, è infatti sempre più chiaramente e scopertamente un&#8217;iniziativa francese, e inglese, per poter continuare ad avere dei protettorati e delle colonie petrolifere in Nord Africa. La Francia ha già le mani sporche di sangue di un paio di milioni di nigeriani vittime del suo avere finanziato, armato e appoggiato la secessione del Biafra dalla Nigeria perché nel Biafra c&#8217;era il grosso del petrolio nigeriano. Prima di quella tragedia la Nigeria era un Paese in via di forte sviluppo, poi invece si è ridotto all&#8217;emigrazione di nigeriane per fare le prostitute in Europa, solo a Torino ce una ventina di anni fa ce n&#8217;erano ben 7.000. Ora Sarkozy sta facendo il bis con la Libia.<br />
</strong></p>
<p><strong>Non esiste nessuna &#8220;rivoluzione democratica&#8221; e nessuna &#8220;primavera libica&#8221;, esistono invece la volontà e l&#8217;intervento militare franco-inglese per buttar giù Gheddafi e sostituirlo con un governo più o meno come il suo, ma prono alla volontà di Parigi e Londra. Alla stessa stregua con la quale gli Usa hanno invaso l&#8217;Iraq, per mettere in piedi una caricatura di democrazia tenendosi però ben stretti gli accessi, i giacimenti e i privilegi petroliferi. Speriamo che i cinesi o gli indiani non prendano esempio da noi per invadere la Francia o l&#8217;Inghilterra o l&#8217;Italia per imporre governi e regimi a loro graditi.<span id="more-3307"></span><br />
La sfacciataggine francese è eclatante. Il &#8220;nuovo filosofo&#8221; Henry Bernard Levy prima si è vantao pubblicamente di avere convinto lui Sarkozy a intervenire militarmente in Libia, poi pubblica paginate di suoi reportage &#8220;dal fronte libico&#8221;, anche sul Corriere della Sera, per spiegare come segue da tempo sul terreno gli avveniemnti militari intruppato con i &#8220;rivoltosi&#8221;. Eclatante ammissione di far parte del vertice europeo che ha deciso la guerra a Gheddafi, impegnandovi la Nato, e di seguirla da vicino per &#8220;consigliare&#8221; i rivoltosi onde tentare, tra l&#8217;altro, di evitare che la farsa diventi tragedia anche per l&#8217;immagine della Francia con un prolungamento all&#8217;infinito del conflitto. I &#8220;rivoltosi&#8221; non sono meno feroci e animaleschi dei più efferati gheddafiani, le loro esecuzioni sommarie anche di civili non si contano, ma questo sui giornali occidentali è meglio non scriverlo. E&#8217; meglio anche non far sapere che gran parte dei &#8220;ribelli democratici&#8221; non sono altro che mercenari arabi o africani, ai quali della democrazia, algerina o no, non frega assolutamente nulla, debitamente istruiti, preparati, pagati e armati da ben prima di far decidere all&#8217;Onu la risoluzione presa a pretesto per questa nuova guerra &#8220;umanitaria&#8221;. Le grandi manifestazioni di massa che reclamavano democrazia e la fine dei regimi autoritari, come quelle tunisine o egiziane e forse anche siriane, in Libia semplicemente NON ci sono mai state, a parte qualche manifestazione di non chiara natura, dovuta più che altro alla gioia per la fine dei bombardamenti e delle sparatorie di entrambi i contendenti, manifestazione enormemente pompata dai nostri mass media. Per quanto ogni tanto si riesca a pubblicare qualche foto di manifestante donna, però sempre ripresa in campo ristretto onde non far vedere che si tratta di poche persone, resta che ogni foto di &#8220;rivoluzionari&#8221; mostra facce patibolari alle prese con armi pesanti, che se la rivolta fosse spontanea nessuno dei rivoltosi saprebbe usare.<br />
</strong></p>
<p><strong>Il futuro della Libia &#8220;liberata&#8221; non è affatto chiaro. Molto probabilmente non sarà più uno Stato unitario, e questo potrà piacere ai francesi per poter meglio comandare su pezzi di Libia. Altrettanto probabilmente non sarà più uno Stato o un insieme di Stati laici. La presenza dell&#8217;estremismo islamista appare certa. La condizione delle donne probabilmente sarà destinata a peggiorare in varie regioni. Forse da parte della &#8220;nuova Libia&#8221; o di alcune costole che da essa nasceranno  ci sarà il riconoscimento dello Stato di Israele, il che potrebbe essere positivo se avvenisse su un piede di parità e non per servilismo verso l&#8217;Occidente.</strong></p>
<p><strong>Il nostro servilismo verso certi figuri e verso gli interessi che rappresentano rifulge in tutto il suo splendore proprio con Bernard Levy. Questi infatti è stato smascherato, assieme al deputato italiano Fiamma Nirenstein, che stranamente vive nella colonia israeliana di Gilo, come l&#8217;ideatore con argomenti falsi, e perfino con foto abbellite, della campagna a favore dell&#8217;iraniana Sakineh, la signora di Teheran condannata a morte, ma ancora viva, per concorso nell&#8217;uccisione del proprio marito. Inoltre Levy è anche notoriamente uno dei più potenti protettori della latitanza prima in Francia e poi in Brasile, dove ora vive, dell&#8217;italiano Cesare Battisti, condannato a più ergastoli per alcuni omicidi &#8220;politici&#8221; degli anni &#8217;70. Assistiamo quindi alla seguente schizofrenia: da una parte ci scagliamo contro Battisti, la sua latitanza e i suoi protettori francesi, dall&#8217;altra lecchiamo la suola delle scarpe al più eminente dei suoi protettori! Il quale eminente protettore allaga il principale quotidiano italiano con le sue articolesse la cui stella polare è sempre la stessa: l&#8217;Islam è un pericolo, Israele è un esempio per l&#8217;Europa, se non per l&#8217;intero Occidente, e lo &#8220;scontro di civiltà&#8221;, cioè una nuova serie di guerre, è lo sbocco inevitabile. Ovviamente per difendere non solo la &#8220;superiore civiltà occidentale&#8221;, ma la civiltà tout court, per dirla alla francese. Il sionismo di monsieur Levy è infatti tra i più fanatici e pericolosi, anche perché essendo lui un docente di islamismo può rivestire le sue farneticazioni con eleganti (s)ragionamenti che agli occhi dei semplici, e dei gonzi, non appaiono per quel che sono, la solita bolsa propaganda eurocentrica e antiaraba prona agli interessi di Israele, quanto invece per &#8220;fini e colti ragionamenti&#8221;.</strong></p>
<p><strong>Insomma, siamo passati dal miserabile fallimento del &#8220;Nuovo Medio  Oriente&#8221; promesso a suon di bombe da Bush e dalla sua banda  delinquenziale di teo-con al fallimente dei &#8220;Nuovi rapporti con l&#8217;Islam&#8221;  promesso solennemente da Obama a Il Cairo poco dopo essere stato  eletto. E ora siamo alla farsa della &#8220;Nuova Libia&#8221; ideata dal marito  di Carla Bruni e dall&#8217;esagitato &#8220;nuovo filosofo&#8221; (!) a la carte sioniste  Bernard Levy. </strong></p>
<p><strong> </strong><strong>Guarda caso la strategia &#8220;culturale&#8221; di Levy è la copia conforme della strategia politico militare di Benjamin Netenyahu: quando questi viveva infatti negli Stati Uniti, è stato tra i principali inventori del riciclaggio dell&#8217;antagonismo Est comunista-Ovest capitalista nell&#8217;antagonismo tra il nord e il sud del mondo, cioè tra Paesi ricchi, del mondo almeno a parole cristiano, e Paesi poveri a grande maggioranza islamici: la dottrina della &#8220;guerra al terrorismo mondiale&#8221;, presa a pretesto da George W. Bush per invadere l&#8217;Afganistan e l&#8217;Iraq e sostenere in tutti i modi Israele, è figlia diretta del pensatoio di cui faceva parte l&#8217;attuale capo del governo israeliano. Benjamin Netanyahu l&#8217;ha giurata a morte al &#8220;mondo dei terroristi&#8221; da quando nel &#8217;76 suo fratello è morto mentre comandava, con i gradi di colonnello, l&#8217;assalto al vecchio terminal dell&#8217;aeroporto ugandese di Entebbe per liberare 103 ostaggi israeliani ed ebrei di un aereo di linea francese dirottato da due militanti del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina e due tedeschi delle poco note ma molto attive Revolutionaere Zellen, cioè Cellule Rivoluzionarie. L&#8217;assalto ad Entebbe, inizialmente battezzato Operazione Tuono, è stato poi ribattezzato Operazione  Yonatan Netanyahu in onore del colonnello Netanyahu, che fu l&#8217;unica vittima israeliana dell&#8217;incursione. Il nome di Yonatan Netanyahu, debitamente americanizzato, venne dato anche al  pensatoio statunitense Jonathan Insitute, del quale faceva parte appunto suo fratello Benjamin.</strong></p>
<p><strong>A fronte di tanto amore e furore per la &#8220;democrazia libica&#8221;, anche questa da imporre come al solito con le armi e strumentalizzando l&#8217;Onu, fa fronte la vergognosa ignavia nei confronti della democrazia palestinese, da 70 anni soffocata dall&#8217;Europa e dagli Usa facendo finta di niente. Anzi, facendo finta di volere la pace. L&#8217;ultima orrenda piece teatrale, particolarmente vergognosa per ipocrisia e funesta per le inevitabili conseguenze future, è l&#8217;annuncio del presidente Obama del veto Usa nel consiglio di sicurezza Onu alla richiesta di riconoscimento dello Stato palestinese che il 20 settembre verrà presentata al Palazzo di vetro dall&#8217;Autorità Nazionale Palestinese. Obama ha avuto la faccia di bronzo di ripetere, come che ne fosse un impiegato, il mantra di Netanyahu: &#8220;Uno Stato non può nascere per decisione unilaterale, e quello palestinese può nascere solo dalle trattativa con la controparte&#8221;. Poiché Obama s&#8217;è laureato a Stanford, non posso credere che sia così ignorante da non sapere che lo Stato del quale è presidente, gli Usa, NON è nato da &#8220;trattative di pace con la controparte&#8221;, ma da una guerra CONTRO la controparte, che era l&#8217;Inghilterra. Idem per TUTTI gli Stati del continente americano, nati solo da lotte contro le &#8220;madrepatrie&#8221; europee. Forse che lo Stato italiano è nato da &#8220;trattative di pace&#8221; con qualcuno? No, è nato dai fucili dei Mille di Garibaldi, che ha invaso e conquistato per conto del regno piemontese dei Savoia regni italici altrui legittimi quanto quello dei Savoia. Siamo tutti contenti che la Chiesa non abbia più lo Stato pontificio, il più povero e miserabile d&#8217;Europa, ma non ci si venga a raccontare che i Savoia non hanno compiuto anche in tal caso un sopruso contro uno Stato legittimo ed esistente da secoli.<br />
Forse che la stessa Israele è nata da &#8220;pacifiche trattative con la controparte&#8221;? Nossignori, Israele è nata dal terrorismo a lungo praticato dalla fazione sionista più antiaraba come quella che poi ha preso il governo e il potere in Israele. Fazione che praticò il terrorismo anche contro l&#8217;Inghilterra e perfino contro la stessa Onu con l&#8217;assassinio a Gerusalemme del suo inviato conte Folke Bernadotte.<br />
Ma che Obama sia in malafede, e in malafede putrida, nonché costretto a ballare come un maggiordomo di colore il ballo voluto dal sionismo più duro e arabofobo, lo dimostra in modo lampante anche quanto segue:<br />
&#8211; è davvero il colmo dell&#8217;indecenza che si sbarri la strada &#8211; per giunta all&#8217;Onu &#8211; alla nascita di uno Stato come quello palestinese che la stessa Onu ha già deliberato nel 1948!<br />
&#8211; E&#8217; davvero il colmo dell&#8217;indecenza e della disonestà politica che tutto ciò avvenga facendo finta di dimenticare che lo Stato che si vuole assolutamente privilegiare, contro i diritti dei palestinesi, cioè lo Stato di Israele, è nato anch&#8217;esso proprio da una decisione dell&#8217;Onu!<br />
&#8211; E&#8217; davvero il colmo dell&#8217;indecenza e della disonestà politica che si permetta a uno Stato nato per volontà dell&#8217;Onu, qual è Israele, di stracciare definitivamente la decisione della stessa Onu di far nascere un&#8217;altro Stato, quello palestinese.<br />
&#8211; E&#8217; davvero il colmo dell&#8217;indecenza che tutto ciò avvenga facendo finta che Israele non abbia gettato nella spazzatura più di 80 risoluzioni, ammonimenti e raccomandazioni della stessa Onu contro i suoi &#8220;eccessi&#8221; sulla pelle dei palestinesi.<br />
&#8211; E&#8217; davvero il colmo dell&#8217;indecenza e della disonestà politica continuare a far finta che gli israeliani non abbiano di fatto vanificato, come scuse più varie, dalla bibbia alla lotta al terrorismo, oltre alle offerte di pace globale fatte dal re d&#8217;Arabia anche TUTTE le trattative di pace con la controparte palestinese. Fino a tradire e svuotare completamente gli stessi &#8220;accordi di pace&#8221; di Oslo, che valsero il premio Nobel per la pace sia al palestinese Arafat che agli israeliani Peres e Rabin, quest&#8217;ultimo ucciso da un terrorista israeliano  armato, come altri, dal più bieco fanatismo ebraicista.</strong></p>
<p><strong>- E&#8217; devvero il colmo dell&#8217;indecenza e della disonestà politica che il veto venga opposto da un Obama che ha come segretario di Stato la signora  Clinton, arrivata al punto da prendere in  seria considerazione e proporre  all’Autorità Nazionale Palestinese il “trasferimento”, cioè la  deportazione, dei palestinesi in  Amazonia!!! Che vergogna! Che  mascalzonaggine! Il servilismo della Clinton verso Israele probabilmente è dovuto o aggravato dal suo essere imparenteta tramite la figlia con una famiglia di  potenti banchieri ultrasionisti.<br />
</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Cosa dovrebbe ancora trattare  la disgraziata dirigenza palestinese, ridotta ormai ad amministrare dei francobollini di territorio, dei bantustan, delle riserve indiane che tra loro non possono neppure comunicare senza l&#8217;oppressivo filtro militare israeliano e senza la vergogna del Muro? Muro che finalmente anche intellettuali ebrei, come di recente il sociologo polacco inglese Zigmunt Bauman, paragonano ad alta voce al Muro nazista del ghetto di Varsavia. Oltre alle critiche e alle accuse sempre più pesanti di vari intellettuali israeliani, non è la prima volta che personalità ebree fanno paragoni con i nazisti: c&#8217;è stato il  precedente dell&#8217;ebreo sudafricano Goldstone, incaricato di una commissione dell&#8217;Onu di indagare sui massacri dell&#8217;invasione di Gaza, e quello dell&#8217;ebreo americano Richard Falk, docente all&#8217;Università di Prineton, anche lui inviato dell&#8217;Onu a indagare sul trattameto riservato da Israele ai palestinesi. Benché ebrei, entrambi sono stati attaccati ferocemente da Israele, Falk ne è stato addirittura espulso! Il che è l&#8217;ennesima dimostrazione lampante che non è l&#8217;ebraismo la stella polare dei governi israeliani, in particolare di quelli avventuristi e di destra come gli ultimi governi di destra.</strong></p>
<p><strong>Governi che stanno trascinando verso il baratro la stessa Israele. I 400 mila manifestanti di Tel Aviv contro la povertà crescente e la difficoltà a trovare casa da parte di non pochi israeliani dimostra che la storiella di Israele &#8220;patria di tutti gli ebrei del mondo&#8221; è appunto una storiella. Come da 3.000 anni, il territorio di Israele, l&#8217;insieme che una volta erano i regni di Israele e Giuda, non è in grado di dar da mangiare e abitare a tutti i suoi abitanti, che infatti emigravano in continuazione in tutto il mondo mediterraneo. Per quanto gli Usa pompino armi e soldi per sostenere Israele, vera e propria colonia occidentale nel mondo arabo, e per quanto sionisti straricchi come lo statunitense Moskowsky o banche d&#8217;assalto come alcune banche israeliane finanzino le colonie, cioè la pulizia etnica contro i palestinesi per far largo agli israeliani, vale a dire ai sionisti visto che la nazionalità israeliana semplicemente NON esiste, per quanto tutto ciò duri da anni, ormai il vento sta cambiando. Anche se Obama balla il ballo che sta ballando, gli Usa cominciano a non avere più tanti soldi da buttare nella fornace israeliana. L&#8217;appoggio del mondo ebraico non israeliano comincia a scricchiolare, quando non è sostituito da accuse sempre più dure come quelle di centinaia di intellettuali ebrei inglesi. Il servilismo di Stati come l&#8217;Egitto è finito drammaticamente, l&#8217;Egitto non è più disposto a vedersi ammazzare le guardie di frontierafacendo finta di niente e lo ha dimostrato con l&#8217;assalto di massa all&#8217;ambasciata israeliana a Il Cairo. Per quanto finora l&#8217;Occidente abbia finto di applaudire &#8220;la primavera araba&#8221;, in realtà badando bene il posto dei  capi dei regimi cacciati a pedate venga preso dai militari e dalla borghesia fino a ieri loro complici, formando così un altro regime, un po&#8217; meno indecente ma sempre comodo per l&#8217;Occidente, gli avvenimenti egiziani dimostrano che non è affatto scontato che le masse si facciano fregare un&#8217;altra volta.<br />
Se da un lato c&#8217;è l&#8217;Egitto che forse non ne può più delle umiliazioni subite dall&#8217;Europa e da Israele, dall&#8217;altro lato ci sono un Libano sempre più deciso a non farsi calpestare, memore degli orrori fatti perpetrare dagli israeliani in particolare a Sabra e Chatila, una Siria in preda ai sussulti ma schierata come prima e una Turchia che s&#8217;è stufata di fare da alleato preso a sberle da Israele. Preso a sberle e ricambiato col massacro di nove cittadini turchi compiuto l&#8217;anno scorso dagli israeliani all&#8217;assalto della Flotilla di pacifisti diretta a Gaza. Che il governo israeliano ragioni ancora con la logica delle cannoniere colonialiste lo dimostra anche la richiesta agli Usa di difendere l&#8217;ambasciata israeliana a Il Cairo assalita nei giorni scorsi dalla folla per reazione all&#8217;uccisione di sette poliziotti di frontiera da parte dei militari israeliani. Come se l&#8217;Egitto fosse ancora quello di re Faruk, calpestabile a piacere&#8230;.<br />
</strong></p>
<p><strong>I governi israeliani stanno segando il ramo sul quale sono seduti. La loro ottusità, e spesso imbecillità, impedisce di capire che a furia di rubare terra ai palestinesi e di impedire la nascita di un loro Stato degno di tale nome anziché bantustan ridicolo e tragico, non passerà molto tempo prima di dover rinunciare al sopruso integralista di Israele &#8220;Stato ebraico&#8221; anziché Stato di tutti i suoi cittadini senza distinzioni razziste di religione, colore della pelle, etnia, ecc. Tra qualche tempo il ricordo della Shoà sarà inevitabilmente affievolito, al punto che per quante giornate della Memoria si mettano in piedi non sarà più possibile ricattare nessuno con le frustre, bolse e strumentali accuse di &#8220;antisemitismo&#8221; scagliate come pietre per lapidare chiunque non applauda Israele sempre e comunque. Il dramma è che il mondo cristiano conserva più o meno intatto se non l&#8217;odio almeno la forte antipatia verso gli ebrei, nonostante da qualche tempo siano stati promossi da popolo &#8220;deicida&#8221; (!) a &#8220;fratelli maggiori&#8221;. Tale dramma però è alimentato dal comportamento sempre prevaricatore verso i palestinesi dei governi israeliani.<br />
A me pare ottuso anche il presidente Obama. In occasione delle celebrazioni dei dieci anni dalla distruzione delle Torri Gemelle di New York, avvenuta anche come reazione ai soprusi contro i palestinesi, è da idioti &#8211; oltre che da ipocriti come abbiamo dimostrato poco fa &#8211; dare un segnale come quello del veto all&#8217;Onu contro la nascita dello Stato della Palestina. Un segnale cioè che è un&#8217;altra provocazione contro il mondo arabo e islamico, mondo nel quale morto un Osama Bin Laden se ne può fare un altro esattamente come morto un papa se ne fa un altro. Oltretutto, a furia di imporre veti odiosi e scatenare guerre forzando le risoluzioni dell&#8217;Onu, come avvenuto per l&#8217;Iraq e la Libia, prima o poi nascerà l&#8217;Onu del mondo che si è rotto le palle dei nostri soprusi. Anche Obama si comporta come se il baricentro del mondo fosse sempre a Washington, Londra e Parigi, quando invece s&#8217;è spostato, e non di poco. Prima ne prendiamo atto, Obama compreso, meglio è. Se dal Venezuela alla Turchia e dall&#8217;Iran alla Cina i Paesi stufi della nostra prepotenza, ipocrisia e doppiopesismo si facessero un&#8217;Onu diversa da quella attuale, non credo proprio sarebbe una bella cosa. O no?</strong></p>
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<p><strong>A proposito della distruzione delle Torri Gemelle: trovo a un certo punto insopportabile che le vittime di quella tragedia siano ricordate in continuazione, mentre le vittime di tante tragedie provocate dagli Usa e da noi siano bellamente spazzate sotto il tappeto del silenzio. Il troppo stroppia. C&#8217;è anche ben altro da piangere a questo mondo e pretendere ad esempio che la vita di 4-5 mila newyorkesi valga ad esempio di più dei quattro milioni di vittime congolesi per il solo coltan, metallo utile per fabbricare i nostri telefonini e vittime di cui preferiamo non sapere nulla, è semplicemente da mascalzoni.</strong> <strong> </strong></p>
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<p><strong>La parola mascalzoni mi fa venire in mente Bush junior. Ormai è chiaro che ha invaso l&#8217;Afganistan prima e l&#8217;Iraq dopo anche come diversivo, non poteva infatti invadere la preziosa alleata Arabia Saudita, che di Bin Laden era la madre così come la Cia ne era la nutrice. Nei giorni scorsi ho letto il diario o la ricostruzione di Bush junior di come ha vissuto e come ha reagito alla notizia dell&#8217;attacco alle Torri Gemelle. Mi sono cascate diciamo le braccia a terra di fronte a tanta mediocrità, retorica e insulsaggine. Se può diventare presidente degli Usa, e persoino essere rieletto, un tale mediocre, allora gli Usa e il mondo intero sono davvero malmessi.<br />
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		<title>Pasqua amara: Berlusconi e gli assalti alla Costituzione, Tettamanzi-Ratzinger e il silenzio sulla pedofilia nel clero, Arrigoni e il doppiopesismo degli ipocriti</title>
		<link>http://www.pinonicotri.it/2011/04/pasqua-amara-berlusconi-e-gli-assalti-alla-costituzione-tettamanzi-ratzinger-e-il-silenzio-sulla-pedofilia-nel-clero-arrigoni-e-il-doppiopesismo-degli-ipocriti/</link>
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		<pubDate>Sat, 23 Apr 2011 12:52:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pino Nicotri]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.pinonicotri.it/wp-content/uploads/2011/04/images.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3094" title="images" src="http://www.pinonicotri.it/wp-content/uploads/2011/04/images.jpg" alt="" width="227" height="216" /></a></p>
<p><strong>1) Francesco Cossiga nel &#8217;92 venne accusato di &#8220;attentato alla Costituzione e alto tradimento&#8221; per avere mantenuto il segreto sull&#8217;esistenza della struttura  chiamata Gladio. Oggi invece nessuno si pone il problema se non compia tali reati Berlusconi, che per non finire condannato in tribunale ha deciso di alterare nettamente a favore dell&#8217;esecutivo l&#8217;equilibrio paritario e l&#8217;indipendenza reciproca dei tre poteri dello Stato, esecutivo, legislativo e giudiziario, svuotando così di fatto le basi della stessa Costituzione della Repubblica italiana. Non solo. Con l&#8217;ultima &#8211; per ora &#8211; trovata, vale a dire con la proposta di modifica dell&#8217;articolo 1 della Costituzione presentata dal parlamentare del PdL Remigio Ceroni, Silvio Berlusconi non avrà più bisogno di diventare presidente della Repubblica perché assumerà poteri superiori anche a quelli del capo dello Stato restandosene tranquillamente dove si trova, cioè a palazzo Chigi, da dove potrà manovrare pro domo sua come più gli pare e piace.  Ceroni infatti spiega che la sua proposta di legge costituzionale vuole mettere sopra le altre istituzioni il parlamento in quanto &#8220;titolare supremo della rappresentanza politica della volontà popolare espressa mediante procedimento elettorale&#8221;. Guarda caso, l&#8217;dea di Ceroni, che dice di volerla presentare &#8220;a titolo personale&#8221;, arriva dopo che Berlusconi si è dimostrato capace di comprare un buon numero di parlamentari in modo da assicurarsene la maggioranza, per giunta una maggioranza servilmente prona ai suoi più incredibili voleri, sempre più centrati sui suoi oscuri interessi giudiziari anziché sugli interessi degli italiani tutti. E&#8217; chiaro che con un Berlusconi dominus del parlamento a suon di acquisti di &#8220;responsabili&#8221; e affini &#8211; responsabili che passeranno alla storia come responsabili dello sfascio &#8211; il rendere il parlamento più elevato di tutte le altre istituzioni, compresa la presidenza della Repubblica e la Corte Costituzionale, di fatto significa far diventare Berlusconi dominus dell&#8217;Italia intera. Che c&#8217;entra tutto ciò con la democrazia, fosse pure una democrazia presidenziale come quelle francese o statunitense? Tutto ciò non somiglia invece almeno un po&#8217; a un &#8220;attentato alla Costituzione&#8221;, se non anche all&#8217;alto tradimento? Come mai la sinistra che si accanì contro Cossiga, scagliandogli contro tali accuse per una questione tutto sommato di scarsa importanza, ha un atteggiamento debole di fronte ai danni sempre più irreparabili che Berlusconi arreca e intende ancor più arrecare all&#8217;Italia? Anziché lasciare il campo alle sparate di Asor Rosa, la sinistra meglio farebbe a reagire con la decisione e durezza che la situazione richiede. Ovviamente, senza una linea politica credibile e praticabile, e senza una dirigenza che guardi avanti anziché combattersi nel solito modo, è difficile se non impossibile contrastare come dovuto le manovre di fatto eversive di Berlusconi. </strong></p>
<p><strong>Uno spettacolo desolante, se non decisamente orrendo, è stato di recente il dibattito tra Flores D&#8217;Arcais e Massimo D&#8217;Alema moderato dal direttore de L&#8217;Espresso Bruno Manfellotto. Tra il modo livido col quale D&#8217;Arcais vuole dare lezione a tutti (ma lui cosa ha fatto di rilevante nella sua vita per poter pontificare?) e ghigliottinare a più non posso e la supponenza gelida di D&#8217;Alema, un &#8220;diriggente&#8221; che s&#8217;è fatto usare e fregare da Berlusconi, Bossi e Cossiga, c&#8217;è poco da stare allegri. In più, ricompare spesso il molto fallimentare Uòlter Veltroni, giustamete detto anche Wòlterloo,  con le sue prediche ecumeniche, lui che è il principale responsabile dello strapotere di Berlusconi. Veltroni aveva promesso che se ne sarebbe andato in Africa, inceve è rimasto in Italia a continuare a far danni. Visto che è l&#8217;animatore della &#8220;Sinistra (?) per Israele&#8221;, non potrebbe andarsene in Israele? Magari portandosi appresso quel sacco di mer&#8230;aviglie che è Giuliano Ferrara, strapagato con i soldi nostri tramite la Rai per far ciò che mglio gli riesce, vale a dire il leccator cortese berluscone. A casa della senatrice italiana Fiamma Nirenstein, colona sulla terra rubata ai palestinesi tra Gerusalemme e Betlemme per farne la colonia di Gilo, c&#8217;è si curamente posto.<span id="more-3093"></span><br />
2) Berlusconi aizza in modo sempre più irresponsabile gli italiani contro la magistratura che osa indagare su di lui e rinviarlo a processo. In Calabria finiscono in galera quattro delinquenti della &#8216;ndrangheta del clan Lo Giudice perché si scopre che sono stati loro a piazzare a Reggio le bombe alla procura e a due procuratori della Repubblica &#8220;per punire i magistrati che con le loro inchieste avevano messo in ginocchio il clan mafioso&#8221;. Ma nessuno fa notare che in definitiva non hanno fatto altro che anticipare e prendere un po&#8217; troppo in parola le farneticazioni berlusconiane, esattamente come ha fatto a Milano Roberto Lassini, candidato berlusconiano al Comune di Milano e autore berlusconiano dell&#8217;ignobile manifesto berlusconiano &#8220;Via le BR dalle procure&#8221;.</strong></p>
<p><strong>3) La signora Annamaria Franzoni di Cogne è stata di recente condannata per calunnia per avere accusato i suoi vicini di casa di averle ammazzato il figlio, per l&#8217;uccisione del quale è stata invece ritenuta colpevole e pertanto condannata proprio lei. Silvio Berlusconi invece continua da anni a calunniare, e a fare calunniare, la magistratura in blocco o in parte significativa accusandola e facendola accusare di ogni nefandezza &#8211; fino al brigatismo e alla &#8220;rapina a mano armata&#8221;! &#8211; però non viene neppure denunciato. E dire che ormai la sua campagna eversiva contro la magistratura è spesso a base di quelle che il codice penale definisce &#8220;notizie false e tendenziose atte a turbare l&#8217;ordine pubblico&#8221;. Eppure nessuno lo denuncia.</strong></p>
<p><strong>4) I vari Maurizio Belpietro che si sono scagliati contro Giuliano Pisapia, candidato del centrosinistra a sindaco di Milano, per la storia dell&#8217;appartamento del Pio Albergo Trivulzio a quella che in seguito è diventata la sua compagna sono gli stessi che tacciono sulla storiaccia della &#8220;ristrutturazione&#8221; abusiva della mega casa del figlio di Letizia Moratti, il sindaco del centrodestra di Milano che si ricandida per ridiventare sindaco. Che vergogna. Ho ancora sotto gli occhi le reprimende e le filippiche di Belpietro che pretendeva di insegnare la morale privata e politica a Pisapia, così come ora ho sotto gli occhi il silenzio complice dello stesso Belpietro sulla scandalosa &#8211; quella sì! &#8211; storia edilizia del Moratti figlio, l&#8217;abusivo della &#8220;Batman House&#8221;.</strong></p>
<p><strong>5) Domenica scorsa l&#8217;arcivescovo di Milano, Dionigi Tettamanzi, durante la messa in Duomo se l&#8217;è presa con &#8220;gli ingiusti che non vogliono essere giudicati&#8221;. Bene. Ottima predica. Tutti hanno ovviamente pensato soprattutto a Berlusconi. Però Tettamanzi dovrebbe sapere bene che tra gli ingiusti che non vogliono essere giudicati c&#8217;è anche papa Ratzinger. Nel corso dell&#8217;inchiesta per pedofilia contro i sacerdoti Juan Carlos Patino Arango e William Pickand, la corte distrettuale texana di Harris County nel gennaio 2005 fa lo ha accusato di ostruzione della giustizia. Il motivo? Avere diramato nel marzo 2001 &#8211; in qualità di prefetto della Congregazione per la dottrina della fede (ex tribunale dell&#8217;Inquisizione) &#8211; l&#8217;ordine ai vescovi di tutto il mondo di tacere alle autorità civili qualunque caso di pedofilia del clero e di adescamento di maggiorenni nel corso delle confessioni. Ratzinger non è finito sotto processo, con inevitabile condanna, solo perché nel frattempo è diventato papa, quindi anche capo dello Stato vaticano, e l&#8217;allora presidente George Bush junior ha imposto al magistrato di concedergli l&#8217;immunità che gli Usa riconoscono ai capi di Stato. Ratzinger così è stato sottratto al giudizio, esattamente come vuole fare Berlusconi. A causa di quello sciagurato ordine del 2001 nei giorni scorsi è stata notificata in Vaticano la denuncia di un cattolico statunitense violentato da un sacerdote quando era bambino. Non si ha invece più nessuna notizia né delle denuncia fatta alla curia locale da una ventina di fedeli di Firenze, uomini e donne per anni violentati da bambini dal parroco don Lelio Cantini, né della lettera da loro inviata nel 2007 a Ratzinger per protestare contro il silenzio omertoso della curia. Inoltre, per evitare venisse condannato per avere protetto almeno un prete pedofilo, è stato trasferito da Boston a Roma, nominandolo al vertice della basilica di S. Maria Maggiore, il cardinale Bernard Law.<br />
Insomma, gli ingiusti che non vogliono essere giudicati non abitano solo ad Arcore, palazzo Chigi e palazzo Grazioli, ma anche in altri posti insospettabili.</strong></p>
<p><strong>6) L&#8217;uccisione di Vittorio Arrigoni a Gaza ha dato la stura alle accuse ad Hamas di non saper controllare il territorio della Striscia di Gaza, un modo come un altro per delegittimarla ulteriormente e avere magari l&#8217;appoggio dell&#8217;opinione pubblica necessario per un&#8217;altra invasione con annessa mattanza. Però i più accaniti in questa accusa sono gli stessi che si sono ben guardati dall&#8217;accusare Israele di non saper controllare il proprio territorio quando un fanatico israeliano ha ammazzato un leader israeliano del calibro di Yitzak Shamir e il colono Baruch Goldstein ha compiuto il suo noto massacro nella moschea di Abramo a Hebron. Da notare che Hamas è nata proprio come reazione al massacro compiuto da Goldstein. Ad accanirsi nell&#8217;accusare Hamas perché &#8220;non controlla il territorio&#8221; sono gli stessi che non hanno mai fiatato per l&#8217;incapacità della polizia e dei militari israeliani a saper controllare le manifestazioni dei palestinesi senza ucciderne in quantità tali che se succedesse a Roma o a Parigi o a Londra o a Berlino o a New York cascherebbero i governi e arriverebbero i caschi blu dell&#8217;Onu. Per non parlare del non saper &#8211; e non volere &#8211; controllare il territorio impedendo il dilagare di insediamenti coloniali abusivi, inizialmente a base di roulotte, su terreni palestinesi…<br />
Cos&#8217;è più grave: non saper controllare il territorio di Israele, uno Stato organizzato in piena regola, o non saper controllare un ammasso di disperati qual è da tempo la Striscia di Gaza, che non è uno Stato e non ha nessuna organizzazione paragonabile a quelle israeliane?</strong></p>
<p><strong>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</strong></p>
<p><strong>Post Scriptum &#8211; Alla richiesta non solo nostra di rispondere al videomessaggio inviatogli da Arrigoni l&#8217;indomani della &#8220;maratona oratoria&#8221; pro Israele il guru-vate Roberto Saviano ha replicato di &#8220;non avere nulla di commentare&#8221;. Non avevamo nessun dubbio.<br />
</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>La senatrice Fiamma Nirenstein vuole le dimissioni del presidente dell&#8217;Ordine nazionale dei giornalisti, collega Enzo Jacopino, reo di ospitare nella sede romana la conferenza stampa di presentazione di Freedom Flotilla 2. Meglio però si dimetta lei da vicepresidente della commissione Esteri del parlamento italiano</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Dec 2010 00:17:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pino Nicotri]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mi pare sia arrivato il caso di chiedere le dimissioni della senatrice Fiamma Nirenstein, giornalista e autore di libri, da vicepresidente della commissione Esteri del senato. Anche la Nirenstein è infatti caratterizzata da quello che pare proprio possa essere un conflitto di interessi, anche se nessuno ne osa parlare per timore di essere lapidato con [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Mi pare sia arrivato il caso di chiedere le dimissioni della  senatrice Fiamma Nirenstein, giornalista e autore di libri, da  vicepresidente della commissione Esteri del senato. Anche la Nirenstein è  infatti caratterizzata da quello che pare proprio possa essere un  conflitto di interessi, anche se nessuno ne osa parlare per timore di  essere lapidato con il lancio delle solite accuse pretestuose e spesso  ridicole di antisemitismo. La nostra senatrice ha infatti casa  nella  colonia di Gilo, a Gerusalemme. Come è noto le colonie sorgono su  terreni e territori tolti autoritariamente ai palestinesi calpestando  spesso e volentieri il diritto internazionale. Mentre i mass media  italiani as usual su certi temi tacciono, o vanno a rimorchio delle  versioni ufficiali, di norma taroccate, il quotidiano israeliano Haaretz  ha dedicato alla nostra senatrice &#8220;colona&#8221; un articolo decisamente  interessante, che la definisce più a destra della destra sia italiana  che israeliana, il che è tutto dire, lei ex comunista, evidentemente più  che pentita addirittura contrita, articolo che riporto per intero in  basso. Mentre un gruppo di ebrei italiani ha inviato alla rivista  Karnenu della comunità ebraica torinese una lettera che tra l&#8217;altro  sintetizza bene l&#8217;attuale ruolo della Nirenstein, lettera della quale  riporto il link che la pubblica per intero. Ma veniamo ai fatti più  recenti, per i quali &#8211; sommati al resto &#8211;  credo sia il caso di chiedere  le dimissioni dalla commissione Esteri.<span id="more-2799"></span><br />
E&#8217; stata convocata a Roma per lunedì 13 dicembre una conferenza stampa  per presentare la Freedom Flotilla 2, cioè la nuova flotta di navi di  pacifisti che si prepara a tentare ancora una volta di rompere l&#8217;assedio  israeliano al milione e mezzo di esseri umani che vivono e/o  sopravvivono a Gaza. La conferenza stampa è stata convocata presso la  sede nazionale dell&#8217;Ordine dei Giornalisti, non perché l&#8217;Ordine  patrocini l&#8217;iniziativa, ma solo per la normale disponibilità e  sensibilità democratica del suo presidente, collega Enzo Jacopino, visto  anche che la notizia c&#8217;è ed è clamorosa: si tratta infatti di una sfida  questa volta più massiccia, il numero di navi e pacifisti sarà  notevole, compresa forse una nave di ebrei non sionisti maniacali, cioè  arabofobi. Apriti cielo! Da alcuni giorni i soliti noti,  guidati as  usual da Fiamma Nirenstein, questa volta in compagnia di tali Claudio  Pagliara e Dimitri Buffa, giornalisti, oltre che col solito stantio  supporto del sito che chissà perché si chiama Informazione Corretta quando di corretto in senso informativo ha molto poco, si è  scatanata con il lancio di mail di protesta le cui parole sono pietre  lapidatorie. Se non peggio. L&#8217;obiettivo di costoro sono le dimissioni di  Jacopino da presidente dell&#8217;Ordine nazionale dei giornalisti italiani.  Opperbacco!<img title="More..." src="../wp-includes/js/tinymce/plugins/wordpress/img/trans.gif" alt="" /></strong><strong> Nirenstein&amp;C equiparano i pacifisti della Flotilla, nove dei quali sono stati massacrati dai militari israeliani a bordo della nave Mar Marmara, ai terroristi filo Hamas, tant&#8217;è che hanno coniato il vergognoso termine di &#8220;pacifinti&#8221;. Ma tutta la loro forsennata propaganda non è riuscita a nascondere la realtà, documentata da una apposita commissione internazionale, tant&#8217;è che a quanto pare Israele, per quanto possa parere incredibile, si è accorta del suo tragico eccesso e si appresta a chiedere scusa alla Turchia, dato che i 9 uccisi, alcuni dei quali a sangue freddo, erano cittadini turchi.<br />
Nirenstein si è distinta a suo tempo nell&#8217;aggressione &#8220;politica&#8221; contro  Massimo D&#8217;Alema, reo in visita di Stato in Libano di avere accettato in  dono una kefiah, il classico copricapo arabo, e lo aveva indossato  qualche secondo su richiesta dei fotografi e cinefototeleoperatori   presenti. Barando come non di rado, la kefiah è diventata il simbolo del  terrorismo internazionale e D&#8217;Alema è stato immediatamente bollato di  intelligenza col terrorismo. E&#8217; lo stesso modo di (s)ragionare di chi  volesse accusare Gianfranco Fini di essere un sostenitore degli omicidi  mirati israeliani o dei loro bombardamenti contro i civili palestinesi  solo perché in visita di Stato in Israele ha indossato il keppele, cioè  il tipico copri sommità del capo ebraico, offertogli dai suoi  interlocutori israeliani, con soddisfazione della stessa Fiamma. Keppele  sì e kefiah no? Come si vede, siamo al delirio puro e semplice. La simpatica Fiamma, aspirante Giovanna d&#8217;Arco d&#8217;Israele e per ora piccolo incrocio tra un Giuliano Ferrara e una Oriana Fallaci in sedicesimo, ha organizzato la recente maratona oratoria a Roma per Israele intitolata presuntuosamente &#8220;Per la Verità, per Israele&#8221;. Si tratta dell&#8217;iniziativa che ha visto Roberto Saviano inviare un suo video nel quale racconta le sue origini ebree e la sua infanzia in un kibbuz, confondendo stranamente anche lui tra ebrei e israeliani oltre che tra ebrei e sionisti, che è come dire confondere Saviano e i campani come lui con la camorra che in Campania spadroneggia. Ah, cosa non si fa per l&#8217;autopubblicità&#8230;<br />
Tutta questa bella gente usa e abusa il termine terribilmente  accusatorio &#8220;antisemiti&#8221; per colpire chiunque osi non allinearsi sulle  posizioni israeliane, anche le più oltranziste e sbagliate, che finora  hanno provocato oltre 80 mozioni di condanna e ammonimento a Israele da  parte dell&#8217;Onu. Chissà, forse è antisemita anche l&#8217;Onu…, cioè il mondo intero, Mah. Non comment. Del resto anni fa Romano Prodi, all&#8217;epoca per così dire presidente  della Comunità Europea venne aggradito perché aveva osato dare notizia di un sondaggio condotto in Europa che dimostrava come per gli europei la politica antipalestinese di Israele fosse il più concreto pericolo esistente di guerra. Giusta o sballata che fosse, ed è, tale convinzione europea, l&#8217;accusa di antisemitismo agli europei e al povero Prodi è palesemente strumentale, oltre che scema. Il problema è  che tutta questa bella gente finge di ignorare alcune cose. La prima è  che sono semiti anche i palestinesi e gli arabi, motivo per cui a rigor  di termini &#8211; che a me paiono comunque da mettere in soffitta &#8211; sono  antisemiti  anche Nirenstein&amp;C. La seconda è che già Koesler a suo  tempo ha chiarito che il &#8220;semitismo&#8221; degli ebrei è assolutamente  infondato: gli ebrei sono infatti un mosaico di spezzoni di etnie, le  più varie: caucasiche, berbere, nordafricane, cazare, sacie. yemenite,  abissine (i famosi falashà), slave, mediterranee, ecc. Koesler ha  infatti dimostrato che Hitler e i volenterosi carnefici nazisti erano  non solo dei criminali efferati, ma anche degli imbecilli ignoranti: il  loro &#8220;antisemitismo&#8221; criminale si rivolgeva infatti contro milioni di  esseri umani in gran parte europei tanto quanto lo stesso Hitler,  Mussolini e le loro corti dei miracoli e dei macelli.<br />
Con il lancio dell&#8217;accusa ormai più che abusata e strumentale di &#8220;anntisemitismo&#8221; Nirenstein&amp;C corrono il rischio di finire come Leone Paserman, il portavoce della comunità romana condannato a pagare 50 mila euro di danni a Michele Santoro perché lo aveva accusato di antisemitismo &#8211; e ne aveva anche lui chiesto le dimissioni, anzi il licenziamento dalla Rai! &#8211; solo perché aveva osato fare il giornalista mandando in onda non le veline gradite a Paserman&amp;C, ma un servizio che mostrava alcune sgradevoli realtà israeliane, ovviamente ai danni dei palestinesi. Forse è troppo pretendere che Nirenstein&amp;C abbiano letto, studiato e  capito i libri di Shlomo Sand, Israel Filkenstein, Ilan Pappè, Noam  Chomsky, Rabkin Yakov, Ber Borochov, Anton Shammas, Sammy Smooha, Nurit  Kirsh, ecc., e perfino le opere giovanili di Ben Gurion e del sionista  non arabofobo Judah Magnes,  che dimostrano tutte come il sionismo si  sia appropriato del pessimo mito cristiano dell'&#8221;ebreo errante&#8221; per  sostenere per i propri fini politici l&#8217;insostenibile: vale a dire,  l&#8217;esistenza e la compatta omogeneità del &#8220;popolo ebraico&#8221; a partire dai  miti, storicamente fasulli, distrutti dagli autori citati (tutti ebrei e  quasi tutti anche israeliani), di Abramo, della &#8220;schiavitù&#8221; a Babilonia  e di quella in Egitto, nonché infine dell&#8217;esilio in massa dopo la  distruzione del Tempio di Gerusalemme per mano dei romani.  Nirenstein&amp;C fanno parte del filone che confonde allegramente tra  religione e &#8220;popolo&#8221;, come se esistesse per esempio un popolo  protestante o uno cattolico o uno buddista o uno ateo, anziché l&#8217;insieme  dei reletivi credenti. Nirenstein&amp;C, oltre a sapere ben poco di  ebraismo in quanto Storia, e magari poco anche in fatto di ebraismo in  quanto miti e religione, devono essere innamorati delle tesi biologiche  dei vari Ruppin e Salaman: la &#8220;pura razza ebraica&#8221; al posto della &#8220;pura  razza ariana&#8221;. Ovviamente su &#8220;rigorose basi biologiche&#8221;… Il tutto per  supportare l&#8217;incredibile &#8220;Legge del ritorno&#8221;, in base alla quale tutti  gli ebrei del mondo possono &#8220;tornare dopo 2000 anni&#8221; nell&#8217;ex antica  Giuda, detta dai romani Palestina, alla faccia dei suoi trimillenari  abitanti, discendenti degli ebrei che non si sono mai mossi da dove si  trovavano , che a un certo punto si sono convertiti all&#8217;islam e che sono  molto più &#8220;semiti&#8221; &#8211; o se si preferisce, per dirla con Ruppin e  Salaman, molto più di &#8220;sangue giudeo&#8221; &#8211; di quanto non lo siano  Nirenstein e molti altri. La nostra simpatia per Israele ha delle perplessità di fronte al fatto che si tratta di uno Stato che, per dirla con Shlomo Sand, &#8220;appartiene a tutti gli ebrei del mondo, compresi quelli che vivono in altri Paesi e in Israele non ci metterebbero mai piede&#8221;, anche perché non pochi di loro, come per esempio i  Naturei Karta (= Guardiani della Città) sono contrari alla sua stessa esistenza, ma NON a chi ci vive da generazioni come i malcapitati palestinesi e più in generale i non ebrei.<br />
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<p><strong>Per il momento mi fermo qui. Ma credo che su questi temi ci sarà  da tornare ancora. Nirenstien infatti è tra coloro che più spingono per  &#8220;dare una lezione&#8221; all&#8217;Iran, ovviamente a base di bombe. Comprese quelle  atomiche, stando per esempio alle convinzioni di Silvio Berlusconi  confidate all&#8217;ambasciata Usa a Roma e rivelate da WikiLeaks. Convinzioni purtroppo non solo di Berlsuconi, ma anche di esperti di strategie militari citati per esempio da Giorgio Frankel nel suo libro &#8220;L&#8217;Iran e la bomba&#8221;, che smonta un&#8217;altra serie di leggende metropolitane e balle &#8220;atomiche&#8221;. Per ora  concludo con la lettera alla rivista Karnenu e con l&#8217;articolo di  Haaretz. Nirenstein, che di mestiere fa o faceva la giornalista, tant&#8217;è che la conobbi sia pure solo molto poco nella redazione romana de L&#8217;Espresso (allora aveva la E maiuscola&#8230;), finge di ignorare che in Israele ci sono giornalisti dello spessore e del coraggio di Gideon Levi, Amira Hass, Warshawsky, ed altri che non ragionano con il paraocchi sionista o con la logica di un rabbino razzista come Jussuf Ovadia, che è a capo di un partito della coalizione di governo e di recente ha augurato la morte a tutti i palestinesi.<br />
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<p><strong>LINK  DELLA  LETTERA  A  KARNENU: <a href="http:///">http://www.hakeillah.com/2_10_lettere.htm#Lettera_a_Karnenu_</a></strong></p>
<p><strong>ARTICOLO DEL QUOTIDIANO HAARETZ:</strong></p>
<p><strong>Nel quartiere di Gilo a Gerusalemme, uno dei più ampi in Israele,  vivono circa 50.000 persone. Fino ad ora  non ha mai avuto un  rappresentante al parlamento. A partire da questa settimana non è più  vero. Fiamma Nirenstein, un’abitante del quartiere da 10 anni, è stata  appena eletta al parlamento italiano. Se noi ci atteniamo alla  definizione delle Nazioni Unite, che ritiene Gilo, nell’angolo  meridionale della capitale, una colonia, si potrebbe dire che la  Nirenstein è la prima “colona” a divenire membro di un parlamento non  israeliano.<br />
Questa settimana, in una serie di telefonate a Roma, fatte tra le prime  voci di una vittoria vicina per la coalizione politica di destra alla  quale appartiene la Nirenstein e le notizie della vittoria travolgente  di Silvio Berlusconi, la Nirenstein  ha precisato in diverse occasioni  di non aver richiesto la cittadinanza israeliana, ma che questo aspetto  burocratico non aveva importanza per definire la sua identità. In una  discussione che alternava l’ebraico e l’italiano, la Nirenstein ha detto  che: “Mi sento come se avessi fatto l’aliyah [ “salita” o viaggio di  ritorno degli ebrei in Palestina. n.d.t. ]”.<br />
Durante le elezioni, la Nirenstein non mai nascosto la  sua  israelianità. La sua campagna è stata incentrata sulla valutazione  che Israele rappresenta l’avanguardia della democrazia occidentale nella  lotta contro il mondo del terrore. “Io ho concorso per un posto al  parlamento come rappresentante del distretto della Liguria. Ho tenuto  comizi a Genova e in altre città della regione,” racconta, “ma alla  gente non ho parlato di problemi locali. Ho detto loro che la cosa più  importante per la loro identità italiana consisteva nello stare dalla  parte di Israele.” La Nirenstein ha intitolato il suo libro più recente  “Israele siamo noi”. Con il “noi” essa faceva ovviamente riferimento  agli italiani.</strong></p>
<p><strong>Avvertimento.</strong></p>
<p><strong>Anche se l’Italia non ha grande esperienza nel campo degli  attacchi terroristici ed il numero degli immigrati musulmani è piccolo  al confronto di altri paesi europei, il discorso sull’importanza  della  guerra al terrorismo islamico, o semplicemente come relazionarsi con  l’Islam in generale è molto presente nei discorsi italiani  contemporanei.<br />
Oriana Fallaci ha dedicato gli ultimi anni della sua vita a scrivere  libri nei quali essa ha definito in modo diretto l’Islam come la  sorgente di tutti i mali. Lo stesso Berlusconi, il leader indiscusso  della destra italiana per più di una decina d’anni ha sostenuto in una  delle sue comparse di pochi giorni fa: “Dobbiamo essere consci della  superiorità della nostra cultura che ha portato il benessere al popolo  di quei paesi che l’ hanno adottata ed assicura il rispetto per i  diritti umani e religiosi. Tale rispetto certamente non esiste nei paesi  islamici”.<br />
Forse questo è il motivo per cui Berlusconi e Gianfranco Fini, socio di  Berlusconi e capo  del precedente partito neo-fascista, hanno proposto  alla Nirenstein di  associarsi alla loro lista congiunta, il “Partito  della Libertà”.<br />
Il padre della Nirenstein giunse in Italia, durante la Seconda Guerra  Mondiale, come soldato della Brigata Ebraica. A Firenze incontrò la  madre di lei , che combatteva come partigiana contro il governo fascista  e più tardi contro il regime nazista. “Io sono nata comunista”,  afferma. Nella sua gioventù fece parte della generazione del 1968, fondò  il primo giornale femminista in Italia e lavorò in giornali di  sinistra. Dopo la Guerra dei sei giorni nel 1967, cominciò a crearsi un  divario tra lei e i suoi “compagni comunisti”, che ritenevano Israele un  paese occupante. Lei ricorda: “Per molto tempo rimasi confusa. Nel 1982  firmai una petizione contro la prima guerra in Libano. Oggigiorno non  l’avrei sottoscritta. Che cos’ ha guadagnato Israele dal suo ritiro dal  Libano?”</strong></p>
<p><strong>A destra di Netanyahu:</strong></p>
<p><strong>Il suo primo viaggio in Israele fu come giornalista, e fu solo  dopo questa iniziale visita che essa vi ritornò per un lungo periodo nel  1992. Per due anni gestì l’Istituto Italiano di Cultura a Tel Aviv e  dopo l’assassinio di Rabin decise di dover rimanere in Israele. “Avevo  la sensazione che questo fosse il luogo più interessante di tutto il  mondo, come pure percepii che la mia relazione con Israele era  parziale.”  Essa non ottenne la cittadinanza israeliana in quanto  ritenne che un passaporto israeliano l’avrebbe ostacolata nel lavoro, ma  a parte questo, lei sostiene anche che “ogni ebreo nel mondo è un  israeliano, anche se non ne è consapevole. Tutti coloro che non lo  riconoscono fanno un grande sbaglio.”<br />
Nella realtà della situazione delle correnti politiche israeliane, la  Nirenstein è collocata a destra del Kadima e del partito Laburista, e  forse perfino del presidente del Likud,  Benjamin Netanyahu. Essa  afferma di credere nell’idea dei due stati per due popoli, ma ritiene  che il principio di “territori in cambio della pace” è  uno sbaglio. Non  c’è alcuna possibilità di discussione su ciò, ella spiega, fino a che  l’intero mondo arabo non sarà disponibile a riconoscere Israele. I  negoziati con Hamas sono assolutamente fuori discussione.<br />
Ma ci sono sondaggi d’ opinione che affermano che una maggioranza di israeliani sono disponibili a negoziare con Hamas.<br />
La Nirenstein: “Il pubblico sostiene un compromesso con Hamas, così che  esso cesserà di lanciare missili su Sderot. Ma, moralmente parlando, non  ci devono essere negoziati con Hamas, che ritiene che gli ebrei sono i  figli di scimmie e di maiali. Non puoi negoziare con cannibali, che  mangiano esseri umani.”<br />
E’ molto difficile discutere con la Nirenstein. Non solo per la bassa  qualità della connessione telefonica con Roma, ma anche perché lei  ritiene che Israele sia il punto di riferimento che dovrebbe servire di  ispirazione a tutto l’occidente.<br />
Essa afferma che “Israele è l’avanguardia di tutte le democrazie del mondo ed è venuto il tempo per l’Europa di riconoscerlo.”</strong></p>
<p><strong>Ma nella campagna elettorale ti sei incontrata con italiani che a  mala pena sanno dov’è Israele. Come sei riuscita a convincerli che  Israele è importante per le loro vite?</strong></p>
<p><strong>“Ho detto loro che l’Italia può imparare molto da Israele. Si può  apprendere che cosa sia una vera democrazia, come può sopravvivere una  democrazia in condizioni di conflitto, senza tradire i suoi principi  fondamentali. Israele è una cultura di vita, la cultura di un popolo che  ha sempre cercato la pace. I nostri problemi in Italia sono dati dal  fatto che talvolta non sappiamo chi noi siamo. Tu puoi sapere chi sei se  riconosci il tuo nemico ed il tuo amico. Israele è l’amico per  l’Italia.”</strong></p>
<p><strong>In altre parole l’Islam è un nemico?</strong></p>
<p><strong>“Non sto dicendo che tutti i musulmani sono terroristi, o che  tutti i musulmani sono criminali. Ma Hamas ha affermato di voler  conquistare Roma, per trasformarla in un avamposto dal quale conquisterà  tutta l’Europa.”</strong></p>
<p><strong>E tu pensi che Hamas voglia realmente conquistare Roma?</strong></p>
<p><strong>“Roma è un luogo molto simbolico agli occhi dell’Islam radicale.  L’Italia, con la sua cultura cattolica, è un nemico agli occhi  dell’Islam.”</strong></p>
<p><strong>Ovviamente, tutto ciò tocca una delle questioni centrali della  recente campagna elettorale in Italia. Fini, che è designato a divenire  il portavoce parlamentare nella nuova amministrazione di Berlusconi,  parla frequentemente della necessità di mettere al bando la immigrazione  illegale. Perfino il moderato partito social-democratico, guidato dal  precedente sindaco di Roma, Walter Vwltroni, ha dedicato molta  attenzione all’argomento.<br />
“La gente sente che l’immigrazione sta minacciando le sue città, la sua  cultura,” afferma la Nirenstein. “Potrebbe essere esagerato, ma gli  abitanti di Firenze, ad esempio, pensano alla loro città come un tempio  per le opere d’arte che vi furono realizzate. Quando vedono i gradini  del duomo pieni di immigrati, restano shockati.”</strong></p>
<p><strong>Ho vissuto a Firenze. Ricordo l’Italia come un paese tollerante.</strong></p>
<p><strong>“E’ molto cambiato. C’è un intero quartiere nel quale non puoi  entrare di notte. Ci sono stupri, ci sono aggressioni, c’è spaccio di  droga. Ci sono scuole per immigrati dove non tengono appeso il  crocifisso. Gli immigrati disprezzano la nostra cultura. Noi diamo loro  lavoro ed essi scherniscono i nostri valori. C’è una profonda  contraddizione tra l’Islam radicale ed i valori italiani.”<br />
“Il problema è dato dal fatto che difficilmente troviamo un Islam  moderato in Italia. Proprio l’opposto. A Roma hanno costruita una enorme  moschea. Ci sono una gran quantità di moschee in Italia ed in esse  operano delle scuole coraniche molto anti-occidentali. C’è la poligamia,  le mogli vengono percosse ed è un fenomeno molto comune. C’è il padre  che uccide la propria figlia per l’onore della famiglia. E’ logico che  gli italiani se ne sarebbero accorti e che ci sarebbe stata una  reazione.”</strong></p>
<p><strong>Il saluto a braccio teso [ o fascista, n.d.t.]</strong></p>
<p><strong>Nei libri della Nirenstein non trovi il sentimento aggressivo  anti-musulmano che grida da ogni pagina dei libri della Fallaci. Ma  mentre lei non fa parte dell’ondata di opposizione agli immigrati e ai  musulmani che sta travolgendo l’Italia, appartiene però alla nuova  destra che è riuscita ad ottenere un’impressionante vittoria elettorale  questa settimana. Sembra che non ci sia una cosa tale quale una “via di  destra” che sia di “destra” in tutta Europa: Berlusconi, il capitalista  dichiarato ed il più accanito filo-americano in Europa da un lato, la  Lega Nord con il suo selvaggio incitamento dall’altro, e poi Fini e il  suo precedente partito neo-fascista.<br />
Angela Merkel e Nicolas Sarkozy, in confronto a questo gruppo, sembrano quasi dei comunisti.<br />
La Nirenstein non accetta “completamente” questa definizione. Per lei  Berlusconi è uno di centro che riceve voti anche dalla sinistra, perché è  “per gli oppressi” e vuole ridurre il loro carico fiscale. La  Nirenstein si considera come “un’amica della Lega del Nord” che vuole  trasformare l’Italia in uno stato federale. Essa ritiene questa  un’ambizione legittima , anche se alcuni pronunciamenti della Lega  sono  “sgradevoli”.<br />
La sua vicinanza all’ex partito neo-fascista  ha creato alla Nirenstein  dei disappunti durante la campagna elettorale, in particolar modo dopo  che uno dei candidati di Berlusconi al senato, Giuseppe Ciarrapico, ha  dichiarato con orgoglio di essere stato e di rimanere fascista. Secondo  la Nirenstein, la sua candidatura “non si adatta” con la sua candidatura  in quanto anti-fascista dichiarata, ebrea e figlia di una partigiana,  ma ciò nonostante essa è rimasta nella stessa lista.<br />
“Non esiste una lista perfetta,” dice.</strong></p>
<p><strong>Durante la campagna elettorale hai incontrato persone come Ciarrapico?</strong></p>
<p><strong>“Ad uno dei comizi elettorali al quale ero presente, a Genova,  qualcuno ha fatto il saluto fascista. Andai dalle persone di Alleanza  Nazionale ( il nome del precedente partito neo-fascista ) e chiesi chi  fosse.  Dissi che io protestavo , che ero sorpresa di vedere cose del  genere e che desideravo non vederle mai più.”</strong></p>
<p><strong>Ma lo stesso Fini usava fare il saluto fascista ai comizi negli  anni ’60, quando tutti erano a conoscenza di dove aveva portato il  fascismo.</strong></p>
<p><strong>“Io non so se Fini ha fatto quel saluto, può darsi nella sua  giovinezza. Ma non so che cosa avrebbe dovuto fare di più oltre che  inginocchiarsi allo Yad Vashem [ museo dell’olocausto a Gerusalemme,  n.d.t.]. Avrebbe dovuto uccidersi?”</strong></p>
<p><strong>Non avrebbe potuto fare di più forse.  Ma come ti sei sentita tu,  come ebrea, come figlia di una partigiana, di fianco ad un uomo che da  adulto ha sostenuto il fascismo?</strong></p>
<p><strong>“Egli è stato fascista come io sono stata comunista, quando io  restavo indifferente a ciò che faceva Pol Pot, quando ammiravo Che  Guevara. Lo valuto come una persona che da allora si è trasformata.”</strong></p>
<p><strong>L’Italia del dopo-elezioni, dice la Nirenstein, è un luogo  divenuto migliore, un luogo più stabile, un luogo senza una sinistra  radicale ed una destra radicale. Lei non sa ancora che cosa farà nel  nuovo parlamento. Alla Nirenstein piacerebbe occuparsi di affari esteri,  ma  sa  che dovrà pagare un prezzo: Per ora rimarrà a Roma e manderà un  saluto ai suoi buoni amici in Israele. Però non rinuncerà alla sua casa  a Gilo, che resterà in attesa del ritorno da Roma del membro del  parlamento.<br />
[trad. mariano mingarelli]</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
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