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	<title>ArruotaLibera &#187; Jacopino</title>
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	<description>Critica delle verità ufficiali. Contro l&#039;ipocrisia e l&#039;uso di due pesi e due misure da parte del potere</description>
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		<title>La senatrice Fiamma Nirenstein vuole le dimissioni del presidente dell&#8217;Ordine nazionale dei giornalisti, collega Enzo Jacopino, reo di ospitare nella sede romana la conferenza stampa di presentazione di Freedom Flotilla 2. Meglio però si dimetta lei da vicepresidente della commissione Esteri del parlamento italiano</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Dec 2010 00:17:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pino Nicotri]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mi pare sia arrivato il caso di chiedere le dimissioni della senatrice Fiamma Nirenstein, giornalista e autore di libri, da vicepresidente della commissione Esteri del senato. Anche la Nirenstein è infatti caratterizzata da quello che pare proprio possa essere un conflitto di interessi, anche se nessuno ne osa parlare per timore di essere lapidato con [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Mi pare sia arrivato il caso di chiedere le dimissioni della  senatrice Fiamma Nirenstein, giornalista e autore di libri, da  vicepresidente della commissione Esteri del senato. Anche la Nirenstein è  infatti caratterizzata da quello che pare proprio possa essere un  conflitto di interessi, anche se nessuno ne osa parlare per timore di  essere lapidato con il lancio delle solite accuse pretestuose e spesso  ridicole di antisemitismo. La nostra senatrice ha infatti casa  nella  colonia di Gilo, a Gerusalemme. Come è noto le colonie sorgono su  terreni e territori tolti autoritariamente ai palestinesi calpestando  spesso e volentieri il diritto internazionale. Mentre i mass media  italiani as usual su certi temi tacciono, o vanno a rimorchio delle  versioni ufficiali, di norma taroccate, il quotidiano israeliano Haaretz  ha dedicato alla nostra senatrice &#8220;colona&#8221; un articolo decisamente  interessante, che la definisce più a destra della destra sia italiana  che israeliana, il che è tutto dire, lei ex comunista, evidentemente più  che pentita addirittura contrita, articolo che riporto per intero in  basso. Mentre un gruppo di ebrei italiani ha inviato alla rivista  Karnenu della comunità ebraica torinese una lettera che tra l&#8217;altro  sintetizza bene l&#8217;attuale ruolo della Nirenstein, lettera della quale  riporto il link che la pubblica per intero. Ma veniamo ai fatti più  recenti, per i quali &#8211; sommati al resto &#8211;  credo sia il caso di chiedere  le dimissioni dalla commissione Esteri.<span id="more-2799"></span><br />
E&#8217; stata convocata a Roma per lunedì 13 dicembre una conferenza stampa  per presentare la Freedom Flotilla 2, cioè la nuova flotta di navi di  pacifisti che si prepara a tentare ancora una volta di rompere l&#8217;assedio  israeliano al milione e mezzo di esseri umani che vivono e/o  sopravvivono a Gaza. La conferenza stampa è stata convocata presso la  sede nazionale dell&#8217;Ordine dei Giornalisti, non perché l&#8217;Ordine  patrocini l&#8217;iniziativa, ma solo per la normale disponibilità e  sensibilità democratica del suo presidente, collega Enzo Jacopino, visto  anche che la notizia c&#8217;è ed è clamorosa: si tratta infatti di una sfida  questa volta più massiccia, il numero di navi e pacifisti sarà  notevole, compresa forse una nave di ebrei non sionisti maniacali, cioè  arabofobi. Apriti cielo! Da alcuni giorni i soliti noti,  guidati as  usual da Fiamma Nirenstein, questa volta in compagnia di tali Claudio  Pagliara e Dimitri Buffa, giornalisti, oltre che col solito stantio  supporto del sito che chissà perché si chiama Informazione Corretta quando di corretto in senso informativo ha molto poco, si è  scatanata con il lancio di mail di protesta le cui parole sono pietre  lapidatorie. Se non peggio. L&#8217;obiettivo di costoro sono le dimissioni di  Jacopino da presidente dell&#8217;Ordine nazionale dei giornalisti italiani.  Opperbacco!<img title="More..." src="../wp-includes/js/tinymce/plugins/wordpress/img/trans.gif" alt="" /></strong><strong> Nirenstein&amp;C equiparano i pacifisti della Flotilla, nove dei quali sono stati massacrati dai militari israeliani a bordo della nave Mar Marmara, ai terroristi filo Hamas, tant&#8217;è che hanno coniato il vergognoso termine di &#8220;pacifinti&#8221;. Ma tutta la loro forsennata propaganda non è riuscita a nascondere la realtà, documentata da una apposita commissione internazionale, tant&#8217;è che a quanto pare Israele, per quanto possa parere incredibile, si è accorta del suo tragico eccesso e si appresta a chiedere scusa alla Turchia, dato che i 9 uccisi, alcuni dei quali a sangue freddo, erano cittadini turchi.<br />
Nirenstein si è distinta a suo tempo nell&#8217;aggressione &#8220;politica&#8221; contro  Massimo D&#8217;Alema, reo in visita di Stato in Libano di avere accettato in  dono una kefiah, il classico copricapo arabo, e lo aveva indossato  qualche secondo su richiesta dei fotografi e cinefototeleoperatori   presenti. Barando come non di rado, la kefiah è diventata il simbolo del  terrorismo internazionale e D&#8217;Alema è stato immediatamente bollato di  intelligenza col terrorismo. E&#8217; lo stesso modo di (s)ragionare di chi  volesse accusare Gianfranco Fini di essere un sostenitore degli omicidi  mirati israeliani o dei loro bombardamenti contro i civili palestinesi  solo perché in visita di Stato in Israele ha indossato il keppele, cioè  il tipico copri sommità del capo ebraico, offertogli dai suoi  interlocutori israeliani, con soddisfazione della stessa Fiamma. Keppele  sì e kefiah no? Come si vede, siamo al delirio puro e semplice. La simpatica Fiamma, aspirante Giovanna d&#8217;Arco d&#8217;Israele e per ora piccolo incrocio tra un Giuliano Ferrara e una Oriana Fallaci in sedicesimo, ha organizzato la recente maratona oratoria a Roma per Israele intitolata presuntuosamente &#8220;Per la Verità, per Israele&#8221;. Si tratta dell&#8217;iniziativa che ha visto Roberto Saviano inviare un suo video nel quale racconta le sue origini ebree e la sua infanzia in un kibbuz, confondendo stranamente anche lui tra ebrei e israeliani oltre che tra ebrei e sionisti, che è come dire confondere Saviano e i campani come lui con la camorra che in Campania spadroneggia. Ah, cosa non si fa per l&#8217;autopubblicità&#8230;<br />
Tutta questa bella gente usa e abusa il termine terribilmente  accusatorio &#8220;antisemiti&#8221; per colpire chiunque osi non allinearsi sulle  posizioni israeliane, anche le più oltranziste e sbagliate, che finora  hanno provocato oltre 80 mozioni di condanna e ammonimento a Israele da  parte dell&#8217;Onu. Chissà, forse è antisemita anche l&#8217;Onu…, cioè il mondo intero, Mah. Non comment. Del resto anni fa Romano Prodi, all&#8217;epoca per così dire presidente  della Comunità Europea venne aggradito perché aveva osato dare notizia di un sondaggio condotto in Europa che dimostrava come per gli europei la politica antipalestinese di Israele fosse il più concreto pericolo esistente di guerra. Giusta o sballata che fosse, ed è, tale convinzione europea, l&#8217;accusa di antisemitismo agli europei e al povero Prodi è palesemente strumentale, oltre che scema. Il problema è  che tutta questa bella gente finge di ignorare alcune cose. La prima è  che sono semiti anche i palestinesi e gli arabi, motivo per cui a rigor  di termini &#8211; che a me paiono comunque da mettere in soffitta &#8211; sono  antisemiti  anche Nirenstein&amp;C. La seconda è che già Koesler a suo  tempo ha chiarito che il &#8220;semitismo&#8221; degli ebrei è assolutamente  infondato: gli ebrei sono infatti un mosaico di spezzoni di etnie, le  più varie: caucasiche, berbere, nordafricane, cazare, sacie. yemenite,  abissine (i famosi falashà), slave, mediterranee, ecc. Koesler ha  infatti dimostrato che Hitler e i volenterosi carnefici nazisti erano  non solo dei criminali efferati, ma anche degli imbecilli ignoranti: il  loro &#8220;antisemitismo&#8221; criminale si rivolgeva infatti contro milioni di  esseri umani in gran parte europei tanto quanto lo stesso Hitler,  Mussolini e le loro corti dei miracoli e dei macelli.<br />
Con il lancio dell&#8217;accusa ormai più che abusata e strumentale di &#8220;anntisemitismo&#8221; Nirenstein&amp;C corrono il rischio di finire come Leone Paserman, il portavoce della comunità romana condannato a pagare 50 mila euro di danni a Michele Santoro perché lo aveva accusato di antisemitismo &#8211; e ne aveva anche lui chiesto le dimissioni, anzi il licenziamento dalla Rai! &#8211; solo perché aveva osato fare il giornalista mandando in onda non le veline gradite a Paserman&amp;C, ma un servizio che mostrava alcune sgradevoli realtà israeliane, ovviamente ai danni dei palestinesi. Forse è troppo pretendere che Nirenstein&amp;C abbiano letto, studiato e  capito i libri di Shlomo Sand, Israel Filkenstein, Ilan Pappè, Noam  Chomsky, Rabkin Yakov, Ber Borochov, Anton Shammas, Sammy Smooha, Nurit  Kirsh, ecc., e perfino le opere giovanili di Ben Gurion e del sionista  non arabofobo Judah Magnes,  che dimostrano tutte come il sionismo si  sia appropriato del pessimo mito cristiano dell'&#8221;ebreo errante&#8221; per  sostenere per i propri fini politici l&#8217;insostenibile: vale a dire,  l&#8217;esistenza e la compatta omogeneità del &#8220;popolo ebraico&#8221; a partire dai  miti, storicamente fasulli, distrutti dagli autori citati (tutti ebrei e  quasi tutti anche israeliani), di Abramo, della &#8220;schiavitù&#8221; a Babilonia  e di quella in Egitto, nonché infine dell&#8217;esilio in massa dopo la  distruzione del Tempio di Gerusalemme per mano dei romani.  Nirenstein&amp;C fanno parte del filone che confonde allegramente tra  religione e &#8220;popolo&#8221;, come se esistesse per esempio un popolo  protestante o uno cattolico o uno buddista o uno ateo, anziché l&#8217;insieme  dei reletivi credenti. Nirenstein&amp;C, oltre a sapere ben poco di  ebraismo in quanto Storia, e magari poco anche in fatto di ebraismo in  quanto miti e religione, devono essere innamorati delle tesi biologiche  dei vari Ruppin e Salaman: la &#8220;pura razza ebraica&#8221; al posto della &#8220;pura  razza ariana&#8221;. Ovviamente su &#8220;rigorose basi biologiche&#8221;… Il tutto per  supportare l&#8217;incredibile &#8220;Legge del ritorno&#8221;, in base alla quale tutti  gli ebrei del mondo possono &#8220;tornare dopo 2000 anni&#8221; nell&#8217;ex antica  Giuda, detta dai romani Palestina, alla faccia dei suoi trimillenari  abitanti, discendenti degli ebrei che non si sono mai mossi da dove si  trovavano , che a un certo punto si sono convertiti all&#8217;islam e che sono  molto più &#8220;semiti&#8221; &#8211; o se si preferisce, per dirla con Ruppin e  Salaman, molto più di &#8220;sangue giudeo&#8221; &#8211; di quanto non lo siano  Nirenstein e molti altri. La nostra simpatia per Israele ha delle perplessità di fronte al fatto che si tratta di uno Stato che, per dirla con Shlomo Sand, &#8220;appartiene a tutti gli ebrei del mondo, compresi quelli che vivono in altri Paesi e in Israele non ci metterebbero mai piede&#8221;, anche perché non pochi di loro, come per esempio i  Naturei Karta (= Guardiani della Città) sono contrari alla sua stessa esistenza, ma NON a chi ci vive da generazioni come i malcapitati palestinesi e più in generale i non ebrei.<br />
</strong></p>
<p><strong>Per il momento mi fermo qui. Ma credo che su questi temi ci sarà  da tornare ancora. Nirenstien infatti è tra coloro che più spingono per  &#8220;dare una lezione&#8221; all&#8217;Iran, ovviamente a base di bombe. Comprese quelle  atomiche, stando per esempio alle convinzioni di Silvio Berlusconi  confidate all&#8217;ambasciata Usa a Roma e rivelate da WikiLeaks. Convinzioni purtroppo non solo di Berlsuconi, ma anche di esperti di strategie militari citati per esempio da Giorgio Frankel nel suo libro &#8220;L&#8217;Iran e la bomba&#8221;, che smonta un&#8217;altra serie di leggende metropolitane e balle &#8220;atomiche&#8221;. Per ora  concludo con la lettera alla rivista Karnenu e con l&#8217;articolo di  Haaretz. Nirenstein, che di mestiere fa o faceva la giornalista, tant&#8217;è che la conobbi sia pure solo molto poco nella redazione romana de L&#8217;Espresso (allora aveva la E maiuscola&#8230;), finge di ignorare che in Israele ci sono giornalisti dello spessore e del coraggio di Gideon Levi, Amira Hass, Warshawsky, ed altri che non ragionano con il paraocchi sionista o con la logica di un rabbino razzista come Jussuf Ovadia, che è a capo di un partito della coalizione di governo e di recente ha augurato la morte a tutti i palestinesi.<br />
</strong></p>
<p><strong>LINK  DELLA  LETTERA  A  KARNENU: <a href="http:///">http://www.hakeillah.com/2_10_lettere.htm#Lettera_a_Karnenu_</a></strong></p>
<p><strong>ARTICOLO DEL QUOTIDIANO HAARETZ:</strong></p>
<p><strong>Nel quartiere di Gilo a Gerusalemme, uno dei più ampi in Israele,  vivono circa 50.000 persone. Fino ad ora  non ha mai avuto un  rappresentante al parlamento. A partire da questa settimana non è più  vero. Fiamma Nirenstein, un’abitante del quartiere da 10 anni, è stata  appena eletta al parlamento italiano. Se noi ci atteniamo alla  definizione delle Nazioni Unite, che ritiene Gilo, nell’angolo  meridionale della capitale, una colonia, si potrebbe dire che la  Nirenstein è la prima “colona” a divenire membro di un parlamento non  israeliano.<br />
Questa settimana, in una serie di telefonate a Roma, fatte tra le prime  voci di una vittoria vicina per la coalizione politica di destra alla  quale appartiene la Nirenstein e le notizie della vittoria travolgente  di Silvio Berlusconi, la Nirenstein  ha precisato in diverse occasioni  di non aver richiesto la cittadinanza israeliana, ma che questo aspetto  burocratico non aveva importanza per definire la sua identità. In una  discussione che alternava l’ebraico e l’italiano, la Nirenstein ha detto  che: “Mi sento come se avessi fatto l’aliyah [ “salita” o viaggio di  ritorno degli ebrei in Palestina. n.d.t. ]”.<br />
Durante le elezioni, la Nirenstein non mai nascosto la  sua  israelianità. La sua campagna è stata incentrata sulla valutazione  che Israele rappresenta l’avanguardia della democrazia occidentale nella  lotta contro il mondo del terrore. “Io ho concorso per un posto al  parlamento come rappresentante del distretto della Liguria. Ho tenuto  comizi a Genova e in altre città della regione,” racconta, “ma alla  gente non ho parlato di problemi locali. Ho detto loro che la cosa più  importante per la loro identità italiana consisteva nello stare dalla  parte di Israele.” La Nirenstein ha intitolato il suo libro più recente  “Israele siamo noi”. Con il “noi” essa faceva ovviamente riferimento  agli italiani.</strong></p>
<p><strong>Avvertimento.</strong></p>
<p><strong>Anche se l’Italia non ha grande esperienza nel campo degli  attacchi terroristici ed il numero degli immigrati musulmani è piccolo  al confronto di altri paesi europei, il discorso sull’importanza  della  guerra al terrorismo islamico, o semplicemente come relazionarsi con  l’Islam in generale è molto presente nei discorsi italiani  contemporanei.<br />
Oriana Fallaci ha dedicato gli ultimi anni della sua vita a scrivere  libri nei quali essa ha definito in modo diretto l’Islam come la  sorgente di tutti i mali. Lo stesso Berlusconi, il leader indiscusso  della destra italiana per più di una decina d’anni ha sostenuto in una  delle sue comparse di pochi giorni fa: “Dobbiamo essere consci della  superiorità della nostra cultura che ha portato il benessere al popolo  di quei paesi che l’ hanno adottata ed assicura il rispetto per i  diritti umani e religiosi. Tale rispetto certamente non esiste nei paesi  islamici”.<br />
Forse questo è il motivo per cui Berlusconi e Gianfranco Fini, socio di  Berlusconi e capo  del precedente partito neo-fascista, hanno proposto  alla Nirenstein di  associarsi alla loro lista congiunta, il “Partito  della Libertà”.<br />
Il padre della Nirenstein giunse in Italia, durante la Seconda Guerra  Mondiale, come soldato della Brigata Ebraica. A Firenze incontrò la  madre di lei , che combatteva come partigiana contro il governo fascista  e più tardi contro il regime nazista. “Io sono nata comunista”,  afferma. Nella sua gioventù fece parte della generazione del 1968, fondò  il primo giornale femminista in Italia e lavorò in giornali di  sinistra. Dopo la Guerra dei sei giorni nel 1967, cominciò a crearsi un  divario tra lei e i suoi “compagni comunisti”, che ritenevano Israele un  paese occupante. Lei ricorda: “Per molto tempo rimasi confusa. Nel 1982  firmai una petizione contro la prima guerra in Libano. Oggigiorno non  l’avrei sottoscritta. Che cos’ ha guadagnato Israele dal suo ritiro dal  Libano?”</strong></p>
<p><strong>A destra di Netanyahu:</strong></p>
<p><strong>Il suo primo viaggio in Israele fu come giornalista, e fu solo  dopo questa iniziale visita che essa vi ritornò per un lungo periodo nel  1992. Per due anni gestì l’Istituto Italiano di Cultura a Tel Aviv e  dopo l’assassinio di Rabin decise di dover rimanere in Israele. “Avevo  la sensazione che questo fosse il luogo più interessante di tutto il  mondo, come pure percepii che la mia relazione con Israele era  parziale.”  Essa non ottenne la cittadinanza israeliana in quanto  ritenne che un passaporto israeliano l’avrebbe ostacolata nel lavoro, ma  a parte questo, lei sostiene anche che “ogni ebreo nel mondo è un  israeliano, anche se non ne è consapevole. Tutti coloro che non lo  riconoscono fanno un grande sbaglio.”<br />
Nella realtà della situazione delle correnti politiche israeliane, la  Nirenstein è collocata a destra del Kadima e del partito Laburista, e  forse perfino del presidente del Likud,  Benjamin Netanyahu. Essa  afferma di credere nell’idea dei due stati per due popoli, ma ritiene  che il principio di “territori in cambio della pace” è  uno sbaglio. Non  c’è alcuna possibilità di discussione su ciò, ella spiega, fino a che  l’intero mondo arabo non sarà disponibile a riconoscere Israele. I  negoziati con Hamas sono assolutamente fuori discussione.<br />
Ma ci sono sondaggi d’ opinione che affermano che una maggioranza di israeliani sono disponibili a negoziare con Hamas.<br />
La Nirenstein: “Il pubblico sostiene un compromesso con Hamas, così che  esso cesserà di lanciare missili su Sderot. Ma, moralmente parlando, non  ci devono essere negoziati con Hamas, che ritiene che gli ebrei sono i  figli di scimmie e di maiali. Non puoi negoziare con cannibali, che  mangiano esseri umani.”<br />
E’ molto difficile discutere con la Nirenstein. Non solo per la bassa  qualità della connessione telefonica con Roma, ma anche perché lei  ritiene che Israele sia il punto di riferimento che dovrebbe servire di  ispirazione a tutto l’occidente.<br />
Essa afferma che “Israele è l’avanguardia di tutte le democrazie del mondo ed è venuto il tempo per l’Europa di riconoscerlo.”</strong></p>
<p><strong>Ma nella campagna elettorale ti sei incontrata con italiani che a  mala pena sanno dov’è Israele. Come sei riuscita a convincerli che  Israele è importante per le loro vite?</strong></p>
<p><strong>“Ho detto loro che l’Italia può imparare molto da Israele. Si può  apprendere che cosa sia una vera democrazia, come può sopravvivere una  democrazia in condizioni di conflitto, senza tradire i suoi principi  fondamentali. Israele è una cultura di vita, la cultura di un popolo che  ha sempre cercato la pace. I nostri problemi in Italia sono dati dal  fatto che talvolta non sappiamo chi noi siamo. Tu puoi sapere chi sei se  riconosci il tuo nemico ed il tuo amico. Israele è l’amico per  l’Italia.”</strong></p>
<p><strong>In altre parole l’Islam è un nemico?</strong></p>
<p><strong>“Non sto dicendo che tutti i musulmani sono terroristi, o che  tutti i musulmani sono criminali. Ma Hamas ha affermato di voler  conquistare Roma, per trasformarla in un avamposto dal quale conquisterà  tutta l’Europa.”</strong></p>
<p><strong>E tu pensi che Hamas voglia realmente conquistare Roma?</strong></p>
<p><strong>“Roma è un luogo molto simbolico agli occhi dell’Islam radicale.  L’Italia, con la sua cultura cattolica, è un nemico agli occhi  dell’Islam.”</strong></p>
<p><strong>Ovviamente, tutto ciò tocca una delle questioni centrali della  recente campagna elettorale in Italia. Fini, che è designato a divenire  il portavoce parlamentare nella nuova amministrazione di Berlusconi,  parla frequentemente della necessità di mettere al bando la immigrazione  illegale. Perfino il moderato partito social-democratico, guidato dal  precedente sindaco di Roma, Walter Vwltroni, ha dedicato molta  attenzione all’argomento.<br />
“La gente sente che l’immigrazione sta minacciando le sue città, la sua  cultura,” afferma la Nirenstein. “Potrebbe essere esagerato, ma gli  abitanti di Firenze, ad esempio, pensano alla loro città come un tempio  per le opere d’arte che vi furono realizzate. Quando vedono i gradini  del duomo pieni di immigrati, restano shockati.”</strong></p>
<p><strong>Ho vissuto a Firenze. Ricordo l’Italia come un paese tollerante.</strong></p>
<p><strong>“E’ molto cambiato. C’è un intero quartiere nel quale non puoi  entrare di notte. Ci sono stupri, ci sono aggressioni, c’è spaccio di  droga. Ci sono scuole per immigrati dove non tengono appeso il  crocifisso. Gli immigrati disprezzano la nostra cultura. Noi diamo loro  lavoro ed essi scherniscono i nostri valori. C’è una profonda  contraddizione tra l’Islam radicale ed i valori italiani.”<br />
“Il problema è dato dal fatto che difficilmente troviamo un Islam  moderato in Italia. Proprio l’opposto. A Roma hanno costruita una enorme  moschea. Ci sono una gran quantità di moschee in Italia ed in esse  operano delle scuole coraniche molto anti-occidentali. C’è la poligamia,  le mogli vengono percosse ed è un fenomeno molto comune. C’è il padre  che uccide la propria figlia per l’onore della famiglia. E’ logico che  gli italiani se ne sarebbero accorti e che ci sarebbe stata una  reazione.”</strong></p>
<p><strong>Il saluto a braccio teso [ o fascista, n.d.t.]</strong></p>
<p><strong>Nei libri della Nirenstein non trovi il sentimento aggressivo  anti-musulmano che grida da ogni pagina dei libri della Fallaci. Ma  mentre lei non fa parte dell’ondata di opposizione agli immigrati e ai  musulmani che sta travolgendo l’Italia, appartiene però alla nuova  destra che è riuscita ad ottenere un’impressionante vittoria elettorale  questa settimana. Sembra che non ci sia una cosa tale quale una “via di  destra” che sia di “destra” in tutta Europa: Berlusconi, il capitalista  dichiarato ed il più accanito filo-americano in Europa da un lato, la  Lega Nord con il suo selvaggio incitamento dall’altro, e poi Fini e il  suo precedente partito neo-fascista.<br />
Angela Merkel e Nicolas Sarkozy, in confronto a questo gruppo, sembrano quasi dei comunisti.<br />
La Nirenstein non accetta “completamente” questa definizione. Per lei  Berlusconi è uno di centro che riceve voti anche dalla sinistra, perché è  “per gli oppressi” e vuole ridurre il loro carico fiscale. La  Nirenstein si considera come “un’amica della Lega del Nord” che vuole  trasformare l’Italia in uno stato federale. Essa ritiene questa  un’ambizione legittima , anche se alcuni pronunciamenti della Lega  sono  “sgradevoli”.<br />
La sua vicinanza all’ex partito neo-fascista  ha creato alla Nirenstein  dei disappunti durante la campagna elettorale, in particolar modo dopo  che uno dei candidati di Berlusconi al senato, Giuseppe Ciarrapico, ha  dichiarato con orgoglio di essere stato e di rimanere fascista. Secondo  la Nirenstein, la sua candidatura “non si adatta” con la sua candidatura  in quanto anti-fascista dichiarata, ebrea e figlia di una partigiana,  ma ciò nonostante essa è rimasta nella stessa lista.<br />
“Non esiste una lista perfetta,” dice.</strong></p>
<p><strong>Durante la campagna elettorale hai incontrato persone come Ciarrapico?</strong></p>
<p><strong>“Ad uno dei comizi elettorali al quale ero presente, a Genova,  qualcuno ha fatto il saluto fascista. Andai dalle persone di Alleanza  Nazionale ( il nome del precedente partito neo-fascista ) e chiesi chi  fosse.  Dissi che io protestavo , che ero sorpresa di vedere cose del  genere e che desideravo non vederle mai più.”</strong></p>
<p><strong>Ma lo stesso Fini usava fare il saluto fascista ai comizi negli  anni ’60, quando tutti erano a conoscenza di dove aveva portato il  fascismo.</strong></p>
<p><strong>“Io non so se Fini ha fatto quel saluto, può darsi nella sua  giovinezza. Ma non so che cosa avrebbe dovuto fare di più oltre che  inginocchiarsi allo Yad Vashem [ museo dell’olocausto a Gerusalemme,  n.d.t.]. Avrebbe dovuto uccidersi?”</strong></p>
<p><strong>Non avrebbe potuto fare di più forse.  Ma come ti sei sentita tu,  come ebrea, come figlia di una partigiana, di fianco ad un uomo che da  adulto ha sostenuto il fascismo?</strong></p>
<p><strong>“Egli è stato fascista come io sono stata comunista, quando io  restavo indifferente a ciò che faceva Pol Pot, quando ammiravo Che  Guevara. Lo valuto come una persona che da allora si è trasformata.”</strong></p>
<p><strong>L’Italia del dopo-elezioni, dice la Nirenstein, è un luogo  divenuto migliore, un luogo più stabile, un luogo senza una sinistra  radicale ed una destra radicale. Lei non sa ancora che cosa farà nel  nuovo parlamento. Alla Nirenstein piacerebbe occuparsi di affari esteri,  ma  sa  che dovrà pagare un prezzo: Per ora rimarrà a Roma e manderà un  saluto ai suoi buoni amici in Israele. Però non rinuncerà alla sua casa  a Gilo, che resterà in attesa del ritorno da Roma del membro del  parlamento.<br />
[trad. mariano mingarelli]</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
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