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	<title>ArruotaLibera &#187; Gheddafy</title>
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	<description>Critica delle verità ufficiali. Contro l&#039;ipocrisia e l&#039;uso di due pesi e due misure da parte del potere</description>
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		<title>La strada della guerra per portare la Libia dalla sfera di influenza italiana a quella francese è &#8211; come per ogni guerra &#8211;  lastricata di grandi bugie. Coronate dall&#8217;incivile scempio di Gheddafi e dall&#8217;ancor più incivile gioia occidentale</title>
		<link>http://www.pinonicotri.it/2011/10/la-strada-della-guerra-per-portare-la-libia-dalla-sefra-di-influenza-italiana-a-quella-francese-e-come-per-ogni-guerra-lastricata-di-grandi-bugie-coronate-dallincivile-scempio-di-gheddafy-e-da/</link>
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		<pubDate>Fri, 21 Oct 2011 21:51:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Non vorremmo guastare la festa a nessuno, ma abbiamo alcune domande. Ucciso Gheddafi, a chi andrà ora il suo 10% della partecipazione azionaria nella società Quinta Communications? Silvio Berlusconi possiede ancora con Tarak Ben Hammar la quota del 10% di questa società? L&#8217;acquisto è stato una delle conseguenze della visita libica di Berlusconi due anni [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Non vorremmo guastare la festa a nessuno, ma abbiamo alcune domande. Ucciso Gheddafi, a chi andrà ora il suo 10% della partecipazione azionaria nella società Quinta Communications? Silvio Berlusconi possiede ancora con Tarak Ben Hammar la quota del 10% di questa società? L&#8217;acquisto è stato una delle conseguenze della visita libica di Berlusconi due anni fa. La notizia dell&#8217;intreccio Berlusconi-Gheddafi è stato di fatto confermato dallo stesso governo italiano, infatti il suo sito riporta per intero un articolo de Il Messaggero che dà conto delle varie compartecipazioni tra Italia e Libia. Il link del sito del governo che riporta l&#8217;articolo in questione è il seguente: <a href="http://rassegna.governo.it/testo.asp?d=57205094">http://rassegna.governo.it/testo.asp?d=57205094</a> . Questa l&#8217;affermazione riguardante la Fininvest, cioè Berlusconi: &#8220;Poi ci sono i legami indiretti con l`Italia. Il fondo sovrano è anche intrecciato via-Francia a Fininvest, visto che la Lia, attraverso la società Lafi Trade, è presente con il 10% in Quinta Communications S.A., società di diritto francese controllata al 68% dal finanziere franco tunisino Tarak Ben Ammar e in cui è presente anche Fininvest, con una`quota del 22% (detenuta attraverso la controllata lussemburghese Trefinance)&#8221;. Infine: cosa c&#8217;è da gioire per l&#8217;evidente improvviso aumento degli islamisti, armati, anche in Libia, dove prima non erano tollerati come non era tollerata Al Qaeda?</strong></p>
<p><strong>In attesa delle risposte, passiamo ad altro, restando sempre in tema Gheddafi. Strano che a gioire della sua uccisione a sangue freddo, quando era ormai stato catturato e quindi protetto dalle leggi della Convenzione Internazionale di Ginevra, e a gioire anche del successivo suo scempio siano proprio coloro che ancora oggi condannano in massa &#8220;i comunisti&#8221; e i partigiani della guerra di liberazione che fucilarono Mussolini ed esposero come un trofeo animale il suo cadavere a piazzale Loreto. <span id="more-3370"></span>Strano, ma non troppo. La destra e i perbenisti sono da sempre i campioni dei due pesi e due misure. Ma, gioire a parte, è sempre più chiaro che l&#8217;intervento militare della Nato in Libia voluto soprattutto dai francesi punta a qualcosa che somiglia al bis del Biafra, la cui secessione dalla Nigeria, costata qualche milione di morti, è stata a suo tempo voluta dai francesi per gli stessi motivi petroliferi che hanno spinto TOTALmente Sarkozy a intervenire in Libia per sottrarla alla storica sfera di influenza italiana e portarla sotto l&#8217;influenza francese. In termini petroliferi, si tratta di sostituire l&#8217;italiana ENI con la francese TOTAL.<br />
Il fatto però che a vantarsi pubblicamente di avere convinto Sarkozy a intervenire in Libia sia stato Henry Bernard Levy, sionista duro e puro che vuole Israele alla guida della riscossa europeo-cristiana contro il mondo arabo-islamico, fa pensare a scenari più complessi. Fa pensare che si voglia applicare alla Libia la stessa ricetta applicata all&#8217;Iraq: disossare lo Stato, distruggere le strutture portanti della coesione nazionale, cioè di fatto inter etnica e inter tribale, per trasformare lo Stato e la società in un&#8217;altra massa amorfa, priva di identità, gestita da governi fantocci proni a Parigi a livello internazionale e docili verso Israele a livello regionale. Il varo,  la sperimentazione e il perfezionamento di questo tipo di strategia è stato fatto da Israele contro la società palestinese, come ha dimostrato la giornalista e docente universitaria israeliana Tania Reinhart con i suoi libri. E l&#8217;incubazione di Hamas è stata favorita da Israele come parte di tale strategia, che ancora oggi rende bene.  Gli osservatori più avveduti hanno fatto notare che avere accettato le condizioni di Hamas per la liberazione del caporale Shalit è un&#8217;altra mossa del governo israeliano, in questo caso di Netanyahu, per erodere ancor più l&#8217;Autorità Nazionale Palestinese e spingere i palestinesi verso il fanatismo di Hamas onde poter meglio additarli al mondo come tutti &#8220;terroristi&#8221;, tutti nemici.</strong></p>
<p><strong>Unito al ricompattamento degli israeliani sotto le ali della destra militarista ottenuto con la liberazione di Shalit, tutto ciò può essere utile a Netanyahu per fare le due cose che figuravano abbastanza chiaramente nel suo programma elettorale e per le quali è stato comunque votato: impedire a tutti i costi la nascita dello Stato palestinese e colpire militarmente l&#8217;Iran. Colpirlo per bloccarne la forte crescita economica e impedire così che diventi la potenza regionale egemone o comunque in grado di fare concorrenza a Israele. Contrastato dagli Usa sull&#8217;opzione iraniana, ma assecondato dagli Usa nella lotta contro i palestinesi, una volta &#8220;normalizzata&#8221; la Libia Netanyahu potrebbe non resistere alla tentazione di colpire l&#8217;Iran mettendo gli Usa di fronte al fatto compiuto, specie se l&#8217;eventuale rielezione di Obama dovesse passare ancor più per il gradimento delle lobby sioniste statunitensi, le stesse che, assieme ai cristiani sionisti, invisi al papa ma graditissimi a Netanyahu, decretarono la rielezione di George W. Bush. La rottura delle relazioni con la Turchia, passata da alleato politico militare ad antagonista lanciatissimo verso l&#8217;egemonia in Medio Oriente, e le incognite della &#8220;primavera araba&#8221;, possono convincere Netanyahu al colpo di testa contro l&#8217;Iran. L&#8217;unica speranza che non salti il fosso è, oltre alla prosecuzione del &#8220;No!&#8221; della Casa Bianca, la convinzione dei vertici militari israeliani, servizi segreti in testa, che una eventuale campagna militare contro l&#8217;Iran si rivelerebbe &#8220;un disastro&#8221;.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Ma torniamo alla Libia. La campagna per convincerci della giustezza della guerra della Nato è stata lastricata di bugie, né più e né meno come quella per convincerci che era giusto invadere l&#8217;Iraq. Lo diceva già Eschilo nell&#8217;antica Grecia: &#8220;La verità è la prima vittima delle guerre&#8221;. Quando è stato chiaro che in Iraq non esistevano né le atomiche né altre armi di distruzione di massa, l&#8217;allora vicesegretario alla Difesa Usa Paul Wolfowitz ha ammesso candidamente che &#8220;parlare di atomiche irachene era l&#8217;unico modo per fare accettare all&#8217;opinione pubblica l&#8217;invasione dell&#8217;Iraq&#8221;.</strong> <strong><br />
L&#8217;ennesima conferma dell&#8217;affermazione di Eschilo viene dalla Libia, la cui conquista è stata presentata come una passeggiata, mentre ci sono voluti invece sette mesi di guerra e nessuno sa quante decine di migliaia di morti. Per scaldare gli animi europei c&#8217;è stata rifilata prima la balla dei &#8220;10.000 morti civili provocati dai bombardamenti dell&#8217;esercito di Gheddafi&#8221;, balla lanciata dalla tv Al Arabja, proprietà privata dell&#8217;emiro parassita petrolifero del Quatar. Poi sono arrivati il video e le foto con le quali il sito americano One day on Earth (  <a href="http://www.onedayonearth.org/profiles/blogs/mass-burial-tripoli-libya-feb ">http://www.onedayonearth.org/profiles/blogs/mass-burial-tripoli-libya-feb</a></strong><strong><a href="http://www.onedayonearth.org/profiles/blogs/mass-burial-tripoli-libya-feb "> </a> )ha spacciato per fosse comuni con migliaia di vittime di Gheddafi un cimitero sulla spiaggia di Tripoli ampliato nell’agosto scorso. A seguire è arrivata la frottola delle truppe gheddafiane &#8220;imbottite di Viagra per stupri di massa di donne e bambini&#8221;, frottola appurata come tale dopo lunghe indagini dalla ricercatrice Donatella Rovera di Amnesty International e dalla  responsabile di Human Rights Watch per i diritti delle donne, Liesel Gerntholtz. A lanciare l&#8217;accusa dei fantomatici stupri di massa è stata una psicologa di Bengasi, tale Sergewa: guarda caso, la stessa che ha accusato Gheddafi e i suoi figli di stuprare sistematicamente le famose pretoriane guardie del corpo di Gheddafi.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Infine, pochi settimane fa, un altro scoop troppo precipitoso: l&#8217;annuncio al mondo della macabra scoperta di una fossa comune con 1700 cadaveri nei pressi della prigione di Abu Salim, notizia anche questa partita da Al Jazeera, che nella versione inglese titola senza indugi “Mass grave of Libyan prisoners found” (  <a href="http://english.aljazeera.net/news/africa/2011/09/20119251823889148.html">http://english.aljazeera.net/news/africa/2011/09/20119251823889148.html</a></strong><strong> ). A dire di Al Jazeera si tratta dei resti dei prigionieri di una rivolta fallita del 1996 e secondo alcuni giornali italiani anche di quella attuale. Nessuno si chiede come possa Al Jazeera avere contato il numero dei sepolti prima ancora che si inizi a scavare. In compenso Khalid Sharif, portavoce del consiglio militare del CNT, dichiara: &#8220;abbiamo trovato il luogo dove tutti quei martiri sono sepolti&#8221;. E aggiunge: &#8220;è la prova degli atti criminali del regime di Gheddafi’”. Come se non bastasse, un altro membro del CNT, Salim Al Ferjani, ci ha tenuto a precisare:  “Hanno infierito con l’acido sui corpi, per eliminare le tracce”. </strong> <strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Poi però sul posto arriva l&#8217;americana CNN, certo non filo Gheddafi, è lo scoop comincia a crollare: i giornalisti della CNN non vedono una marea di ossa umane, ma ossa di animali senza nessuno scavo. Per prudenza, nella prima versione sul suo sito l&#8217;emittente Usa specifica: “Non è chiaro se il sito sia una fossa comune, perché non ci sono stati scavi. Hanno mostrato ossa ai media, ma dei medici lì presenti con lo staff della CNN hanno sostenuto che non sono ossa umane”. Poi nell’articolo di cui al link (  <a href="http://edition.cnn.com/2011/09/25/world/africa/libya-mass-grave/index.html?hpt=wo_c2">http://edition.cnn.com/2011/09/25/world/africa/libya-mass-grave/index.html?hpt=wo_c2</a></strong><strong> ) sparisce il riferimento ai medici, però i dubbi restano: “Il CNT sospetta si tratti di una fossa comune, benché non ci siano stati scavi e non siano stati trovati resti umani. Un team della Cnn è stato portato sul posto, un campo fangoso, con altri media, e ha trovato solo ossa apparentemente animali”. La cosa strana è che la CNN afferma si tratti di una scoperta avvenuta il 20 agosto: ma allora perché tacere per  un intero mese? In un aggiornamento del suo sito la CNN specifica: “Il CNT ha spiegato ai reporter che alcune ossa trovate sono in effetti troppo grandi per essere umane&#8221;. Un altro membro del CNT, Jamal Ben Noor, ammette non senza imbarazzo che “il sito potrebbe essere qualcos’altro, stiamo investigando”. </strong> <strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Ora però non serve più che si continui a investigare o a far finta. La caccia a Gheddafi infatti è finita.</strong></p>
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		<title>La più grande escort (anche) con Berlusconi è la Chiesa, che a fronte di tanta devastazione non solo morale tace e sa urlare solo contro i poveracci alla Englaro. La verità sulla &#8220;rivoluzione libica&#8221; comincia finalmente a emergere anche sui principali giornali</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Sep 2011 18:12:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pino Nicotri]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Che usi avesse lo abbiamo capito al punto da averlo ribattezzato da un bel pezzo Il Chiavaliere, epiteto molto più adeguato alla realtà del titolo di Cavaliere. Ciò detto, salto a piè pari il fetido argomento &#8220;Silvio e le donne&#8221; per fare invece la seguente considerazione: strano che tutti facciano finta di non accorgersi che dalle intercettazioni telefoniche e annesse azioni risulta chiaro e tondo che NON E&#8217; VERO che Silvio Berlsuconi non interferisce con i suoi giornali e televisioni, NON è cioè quel &#8220;mero proprietario&#8221; che ai gonzi come Veltroni-D&#8217;Alema&amp;C è riuscito a far credere di essere in modo da potersi mettere con il loro volenteroso aiuto la legge sotto i piedi e candidarsi alle elezioni. Con le note conseguenze, sempre più a valanga e per l&#8217;esattezza a valanga di merda.<br />
Visto che è ormai assodato che il conflitto di interessi c&#8217;è ed è in piena azione, e che invece quella del &#8220;mero proprietraio&#8221; è solo una presa per il sedere di tutti gli italiani, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano dovrebbe intervenire d&#8217;autorità. Non è vero che non può destituire Berlusconi da primo ministro: il Chiavaliere ha tradito il solenne giuramento fatto al monento di ricevere l&#8217;incarico, ha mentito agli italiani, ha tradito l&#8217;opinione pubblica, ha tradito e falsificato la realtà in vari campi. Soprattutto, la sua permanenza a palazzo Chigi vanifica i sacrifici, le &#8220;lacrime e sangue&#8221; che lo stesso Napolitano ci chiede, vanifica il senso di responsabilità che da qualche tempo il capo dello Stato chiede con insistenza a tutti con il paradossale risultato di salvare di Berlusconi  primo ministro, il quale oltretutto sta sputtanando l&#8217;Italia a livello planetario. Insomma, il Chiavaliere sta danneggiando gravemente l&#8217;interesse generale dell&#8217;Italia in più campi, fino a minacciarne il rimanere nell&#8217;euro e nell&#8217;Eurozona e quindi la stessa unità nazionale. Non so se ciò basti per l&#8217;accusa di Alto Tradimento, ma di sicuro ce n&#8217;è più che a sufficienza perché Napolitano inviti con fermezza e se necessario anche pubblicamente Berlusconi a dimettersi mettendo sul piatto come aut aut le proprie dimissioni. Di fronte a una mossa come questa Berlusconi sarebbe semplicemente spazzato dalla scena. Non c&#8217;è da temere che il parlamento si rifiuti di dar vita a un altro centrodestra, vista la fifa nera che i parlamentari hanno di non essere rieletti in caso di elezioni anticipate. I Responsabili alla Scilipioti non potrebbero certo mostrarsi cosi Irresponsabili da non sostenere un nuovo centrodestra perché se lo facessero confermerebbero clamorosamente che con Berlusconi non erano Responsabili quanto invece semplicemente Venduti.<br />
</strong></p>
<p><strong>A fronte di tanta devastazione della morale pubblica e privata nonché della riduzione della donna a semplice &#8220;troia&#8221;, come le chiamano il fornitore Tarantini di carne fresca e il suo cliente abituale, impressiona il silenzio del Vaticano e della Chiesa, ennesima dimostrazione dell&#8217;arte del meretricio nella quale Santa Madre Chiesa eccelle da quasi duemila anni, da sempre escort dei potenti al governo: i 3 miliardi di euro incassati ogni anni dall&#8217;imbelle Stato italiano valgono bene questo nuovo caso di prostituzione. Del resto già dopo il caso Noemi, della quale e dei cui genitori è ora più chiaro il tipo di disponbilità verso &#8220;papi&#8221; Silvio, il Vaticano per mano del segretario di Stato Raffaele Bertone era ansioso di assolvere pubblicamente il Grande Chiavaliere approfittando della festa della Perdonanza a L&#8217;Aquila. Ricordate? Quella tradizionale festa religiosa aquilana la ribattezai la Puttananza, e il pornografico abbraccio e bacio in bocca di Santa Madre Chiesa con Berlusconi non venne consumato solo perché, se non ricordo male, Vittorio Feltri  accoltellò alla schiena Dino Boffo, l&#8217;allora direttore de L&#8217;Avvenire d&#8217;Italia, quotidiano dei vescovi italiani, suscitanto l&#8217;inevitabile irrigidimento delle gerarchie. La Chiesa fa la voce grossa contro i poveracci alla Englaro e i loro diritti, ma tace vilmente di fronte agli &#8220;uomini della Provvidenza&#8221; e al denaro. Perfino Manuela Arcuri e Patrizia D&#8217;Addario sono delle educande di fronte alla sfacciataggine del meretricio vaticano, che ha degradato il cristianesimo in cattolicesimo papalino, quello che a suo tempo ha dato il disco verde sia al nazismo che al fascismo in cambio di ricchi piatti di lenticchie chiamati Concordato, che decenza vuole venga finalmente abolito anche in Italia anziché ingrassato da puttanieri incalliti.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Cambiamo argomento. Vi propongo in sequenza la lettura di alcuni articoli, a partire da quello di Guido Rampoldi su Repubblica  che a partire dal titolo &#8211; I Gattopardi di Tripoli &#8211;  smaschera clamorosamente la marea di panzane ovunque addotta per giustificare l&#8217;ingiustificabile guerra in Libia. A seguire, un articolo di Franco Venturini sul Corriere della Sera, che dimostra come, incredibile ma vero, l&#8217;Italia non sia più un Paese mediterraneo, una lettera di un lettore del Corsera a Sergio Romano e la sua interessante risposta, infine il vergognoso articolo del solito bugiardo </strong><strong>Levy Bernard Henri</strong><strong>, la cui boria trionfalista a fronte degli altri articoli citati suona per quello che è: pura boria narciso trionfalistica.<span id="more-3326"></span><br />
16 Settembre 2011<br />
I gattopardi di Tripoli</strong></p>
<p><strong>Autore: Guido Rampoldi</strong></p>
<p><strong>Mentre sta per concludersi il sesto mese di una guerra che sembrava destinata a durare poche settimane (cominciò il 19 marzo 2011, con il primo bombardamento francese sulla Libia), non sarà il caso di domandarsi cosa sia successo e cosa potrà accadere? Stando all´ufficialità ci attendono gloria e vittoria, in quanto &#8220;tutto va per il meglio&#8221;, come avrebbe detto quel personaggio di Voltaire, il professor Pangloss, passeggiando tra migliaia di cadaveri. Il meglio appunto include dai 20mila ai 50mila morti, secondo le stime di fine agosto. Applicando il rapporto standard di dieci feriti per ogni ucciso, ricaviamo che, su una popolazione di sei milioni di abitanti, i libici ammazzati o colpiti da proiettili e bombe sono stati dai 220 ai 550mila, l´equivalente in proporzione di 2-5 milioni di italiani.<br />
Stando ad Amnesty international, gheddafisti e ribelli hanno praticato o praticano stili di combattimento qualitativamente simili che comprendono squadre della morte, camere di tortura e assassinio di arresi. Le atrocità commesse dai soldati di Gheddafi sono in quantità maggiore. Ma i ribelli potrebbero presto pareggiare i conti, essendo cambiati a loro vantaggio i rapporti di forza. Come denunciano da mesi varie organizzazioni umanitarie, nelle zone controllate dagli insorti bande brutalizzano gli immigrati africani e i connazionali con la pelle nera. Rapinano, stuprano o semplicemente sfogano il tradizionale razzismo arabo con il pretesto che le loro vittime siano &#8220;mercenari di Gheddafi&#8221;. È abbastanza per sospettare che ad incentivare le migrazioni verso l´Italia sia proprio la paura che incute quel gangsterismo ammantato di ideali, piuttosto che i non meno feroci soldati di Gheddafi.<br />
Si dirà che quando collassa un regime totalitario è quasi inevitabile che scorra il sangue e vi sia molta anarchia. Il problema è che non si vede alcun tentativo di punire le atrocità commesse da insorti. Secondo Amnesty, il Consiglio nazionale di transizione non ha prodotto &#8220;alcuna indagine credibile né ha preso misure per chiamare i responsabili a rispondere&#8221;. Probabilmente non ha voluto. Ma se lo decidesse, sarebbe in grado di punire i colpevoli? Ha scarsa autorità sui comandanti locali e nessuna nel Sud, dove non si sa bene cosa stia accadendo. È diviso da rivalità ideologiche o tribali, essendo piuttosto malassortito. E comunque è poco credibile agli occhi dei combattenti, i quali, avendo rischiato la pelle, non accetteranno facilmente che guidi la transizione chi non ha meriti rivoluzionari, o peggio, svolgeva incarichi di responsabilità nel regime.<br />
Anche se la direzione pare quella, non è scritto nel destino che la Libia diventi uno Stato fallito, un caos sanguinolento in cui la politica sia un confronto militare tra consorterie armate, ciascuna con protezioni straniere e interessi nel malaffare, un po´ come l´Afghanistan dei mujahiddin (però un Afghanistan addossato all´Italia). Ma mettiamo che la storia ci sorprenda in positivo. Che Gheddafi domani si arrenda e la guerra di colpo finisca. Che migliaia di famiglie rinuncino a vendicare un parente ucciso, mutilato, torturato. Che il Consiglio nazionale di transizione riesca nel progetto cui sta già lavorando, ricostituire lo Stato richiamando nei ranghi lo stesso personale in servizio prima della guerra, dagli impiegati fino ai viceministri, agli ufficiali delle Forze armate, insomma tutti tranne &#8220;i pochissimi&#8221; che si sono macchiati di atrocità, come annuncia il capo del Cnt. Mettiamo poi che la gioventù ribelle accetti questo gattopardismo, consegni le armi e torni serenamente a casa da mamma e papà, se nel frattempo non sono stati ammazzati; e nel Paese cominci una miracolosa transizione. In questo caso avremo grossomodo lo stesso risultato che si poteva raggiungere sei mesi fa, attraverso il negoziato proposto più volte da Gheddafi. La minaccia di un intervento Nato probabilmente avrebbe convinto il Colonnello ad accettare un esilio interno, sia pure ben mascherato. Quasi tutto il regime si sarebbe riciclato nel nuovo sistema, così come sta avvenendo, ma sarebbe cominciato un percorso verso la democrazia. L´unica vera differenza: nel governo provvisorio avrebbe svolto un ruolo importante un figlio del Colonello, Saif, fino a ieri considerato dagli occidentali il capo della fronda illuminata (in quanto ispiratore di quel Centro per i diritti umani che divenne punto di riferimento di vari riformatori e poi fu chiuso dalla polizia segreta).<br />
Abbiamo sulla coscienza una guerra evitabile, controproducente, in ogni caso orribilmente stupida? Nessuno potrà mai dimostrare che il negoziato con Gheddafi avrebbe potuto concludersi con un compromesso accettabile. Però sappiamo che a differenza dell´Egitto, la Libia non ha una salda radice unitaria, una tradizione parlamentare, una consuetudine con la libera competizione tra le idee, e neppure movimenti resistenziali di ispirazione liberale. A maggior ragione la transizione aveva bisogno della stabilità che poteva offrire soltanto un percorso concordato. Sappiamo anche un´altra cosa: fin dal primo momento Parigi e Londra esclusero quella soluzione. Perché solo la guerra assicurava protagonismo e un lauto bottino petrolifero? No, perché Gheddafi è un criminale. Ma non lo era forse anche prima, quando la sua polizia ammazzava oppositori a dozzine? Sì, ma mai era arrivato a far bombardare le piazze, il popolo. Le prove? Le fornisce al-Jazeera, e i media occidentali le rilanciano: ma le più eclatanti sono falsificazioni. Il repertorio include immagini di cadaveri di soldati con le mani legate, &#8220;uccisi perché ammutinati&#8221;. Poi rivedi il filmato e hai l´impressione che gli assassini siano i ribelli, infatti non soccorrono l´unico moribondo. Ora Amnesty indirettamente conferma: all´inizio della sollevazione gli insorti uccisero militari che avevano catturato. In futuro potremmo scoprire che messe-in-scena e rivolta furono agevolate da un sodalizio di servizi segreti. Dopotutto già negli anni Novanta i britannnici avevano provato a innescare moti in Cirenaica (Gheddafi sventò, probabilmente su soffiata dello spionaggio italiano).<br />
Una transizione concordata era la soluzione migliore non solo per la causa della libertà ma anche per gli interessi dell´Italia, cui la guerra prometteva e promette molti rischi. Tanto più risulta singolare il comportamento dell´informazione italiana: a parte pochi battitori liberi, quali Giuliano Ferrara e Sergio Romano, i nostri giornali fecero propria la linea sarkoziana del &#8220;con Gheddafi non si tratta&#8221; (e il corollario implicito: non resta che la guerra). In seguito mantennero il punto, talvolta con effetti tragicomici. Tre mesi fa il regime cercò di negoziare una pax musulmana con i ribelli, cui inviò una delegazione di undici imam. Intenzionalmente o no, l´aviazione Nato li incenerì mentre sostavano in una struttura militare. Quella sera un irrilevante mullah di Tripoli lanciò anatemi anche contro la popolazione italiana. La mattina seguente i nostri principali quotidiani gridavano in prima pagina che &#8220;l´islam libico&#8221; aveva promesso stragi di italiani per vendicare gli imam di Gheddafi. Nessun accenno ai motivi per i quali gli undici viaggiavano per la Libia.<br />
Non è strano che siamo diventati &#8220;tutti francesi&#8221; quando semmai avremmo dovuto essere &#8220;libici&#8221;, e magari anche un po´ anche italiani? Gheddafista a marzo e sarkozista in aprile, e cioè privo di dignità in un ruolo e nell´altro, il governo ha pensato di difendere i nostri affari con un´interpretazione convincente dello stereotipo dell´Italiano traditore. Però sorprende l´opposizione: perché si è lasciata abbindolare dai grandi progetti del piccolo Sarkò? Probabilmente per la solita subalternità alla mediocrazia, intesa come potere dei media ed egemonia delle mediocrità. Ogni qualvolta la storia bussa ai nostri confini, l´informazione si conferma l´espressione di una classe dirigente modesta. Soffre una penosa carenza di strumenti concettuali, e soprattutto di curiosità, come è tipico di un giornalismo le cui nomenklature sono per gran parte un prodotto delle grandi scuole aziendali dell´ossequio. Inoltre, per ragioni che meriterebbero di essere indagate, tre o quattro ambasciate straniere sembrano disporre in Italia di un certo giornalismo cammellato, schierabile secondo gli interessi contingenti di quei Paesi, e anche contro l´interesse italiano. E per tutto questo, anche la guerra di Libia spinge a domandarsi se quest´Italia in crisi potrà mai risollevarsi finché a rappresentarle situazioni e problemi sarà un giornalismo così stanco e opaco.</strong></p>
<p><strong>“L’Italia non è più un Paese mediterraneo”(Franco Venturini).<br />
17/09/2011 di triskel182<br />
Nella partita del Mediterraneo l’Italia non gioca da protagonista.<br />
Non c’è soltanto l’Italia che vara una manovra a geometria variabile, tutta tasse e orfana dei necessari stimoli per la crescita. Non c’è soltanto l’Italia che si azzuffa sulla prostituzione d’altissimo bordo mentre altrove si discute di una possibile seconda recessione e dei modi per prevenirla. C’è, anche, una Italia talmente ripiegata sul suo caotico ombelico da non avere più energie per vedere quel che le accade intorno.<br />
Ieri Silvio Berlusconi ha annunciato che non andrà all’apertura dell’Assemblea generale dell’Onu dove da lunedì saranno invece tutti i grandi e anche i meno grandi della terra. Ci andrà per noi il ministro Frattini, ma non siamo egualmente in presenza di una abdicazione autolesionista e dettata da motivazioni che nulla hanno a che fare con gli interessi nazionali? Non basta, perché è ancora viva l’eco della visita congiunta di Sarkozy e di Cameron nella Libia «quasi» liberata da Gheddafi. Intendiamoci, non è un mistero che i governi di Parigi e di Londra siano stati gli avanguardisti dell’offensiva Nato contro il Raìs, e può dunque apparire logico che siano loro i primi a salire sul podio dei vincitori in attesa di vedere se di vittoria unitaria davvero si tratterà.<br />
E non è nemmeno un mistero che Parigi e Londra, più Parigi di Londra, puntino ad ottenere dai loro alleati libici una fetta più grossa della torta energetica e infrastrutturale che Gheddafi aveva concesso in maggioranza (ma non senza contropartite) all’Italia.<br />
Ciò detto, e proprio perché le mire dei nostri amici franco-britannici sono note, stupisce che il governo italiano si sia fatto anticipare con tanta facilità. Non è questo il caso dell’Eni, che anzi ha battuto sul tempo Total nel riannodare i discorsi interrotti sulle forniture libiche. Ma dal momento che nulla può ancora essere deciso anche perché la guerra non è finita e non è del tutto chiaro chi comanderà nella Libia di domani, serviva, era opportuna, una iniziativa italiana al più alto livello.<br />
Berlusconi era troppo compromesso con Gheddafi, dirà qualcuno. Ma il Raìs aveva piantato la sua tenda anche a Parigi, Sarkozy gli aveva dato prestigio e altro (armi?) per fregiarsi della liberazione delle infermiere bulgare, dagli anglo-scozzesi Gheddafi aveva avuto in dono il presunto attentatore di Lockerbie, e ora si scopre che i servizi britannici assieme a quelli Usa avevano collaborato con gli 007 di Tripoli in bruttissimi affari di islamisti torturati… No, la verità è più semplicemente che Berlusconi aveva e ha priorità diverse.<br />
E soprattutto, la verità è che la Libia rappresenta soltanto una tessera di un grande mosaico che si va scomponendo e ricomponendo: il Mediterraneo nel quale siamo immersi.<br />
Se ci guardiamo in giro è impossibile non scorgere l’affollarsi delle novità strategiche a due passi da casa nostra. Il ruolo della Francia, grazie alla Libia ma anche a un gradito ruolo di supplenza offerto all’America, è in evidente ascesa. Lo stesso si può dire della Gran Bretagna, che «torna» nel Mediterraneo dopo un lungo disinteresse. In ripiegamento operativo sono gli Usa, ma ciò accade anche altrove nel mondo e dovrà essere verificato se si riuscirà a superare la crisi economica. La Cina è dietro ogni angolo, vicina sì come avvertiva il film di Bellocchio nel 1967 ma non stupida: il sostegno all’euro comporta concessioni commerciali, strategiche ed energetiche, anche in Libia. Sale a freccia l’attivismo della Turchia (forse contenta di non trovarsi imprigionata nella Ue, anche se nessuno lo dice) e il periplo di Erdogan nelle «primavere arabe», unito alle sue sfuriate per la platea contro Israele, propone di fatto Ankara come nuovo punto di riferimento di un islam moderato e non anti-occidentale. Quel che era una volta il Cairo, che oggi assieme a Tunisi tiene tutti con le dita incrociate (e anche qui l’Italia potrebbe essere più attiva e visibile).<br />
Tra pochi giorni, poi, all’Onu, con Berlusconi assente, verrà posta la questione dello Stato palestinese, o per meglio dire dello status palestinese visto che il veto americano impedirà di andare oltre. L’Italia è orientata al «no» assieme alla Germania, ma si lavora per evitare una spaccatura europea forse con l’astensione e un proprio documento, oppure con una previa limatura del testo palestinese che peraltro Abu Mazen ha praticamente rigettato ieri. Il tentativo europeo è arduo, ma non risulta che nello sforzo di evitare strappi pericolosi Roma sia attiva quanto Parigi, Londra, Berlino e persino Bruxelles (nella doppia veste della signora Ashton e del simil-governo belga in carica per gli affari correnti da ben più di un anno).<br />
Nell’insieme, è come se il Mediterraneo fosse stato investito da uno tsunami geopolitico del quale non vediamo ancora la fine. Sappiamo soltanto che esistono dinamiche nuove, e che per conseguenza servono politiche se non nuove almeno aggiornate. Questo è vero per tutti gli attori presenti. E invece l’Italia appare assente o distratta, vittima di quella sua poca credibilità che la colpisce e la danneggia non soltanto sui mercati.<br />
Speriamo di non doverci dire, domani, che mentre il Mediterraneo cambiava volto noi non c’eravamo perché occupati a discutere di intercettazioni e di signorine di Stato.<br />
Da Corriere della Sera del 17/09/2011.</strong></p>
<p><strong>COME FARE LE ELEZIONI IN LIBIA MA FORSE È MEGLIO ASPETTARE<br />
La guerra in Libia non è ancora finita, ma se si sa sempre quando le guerre cominciano non si sa mai quando finiscono. Eppure già si parla di «prossime elezioni». Non crede che invece dovranno passare ancora molti anni prima del ritorno alla normalità in quel Paese? E quando, secondo lei, regnerà la democrazia? Pierangela Bonetti Lodi</strong></p>
<p><strong>Cara Signora, Dopo la conquista di Tripoli, Mustafa Albel-Jalil, presidente del Consiglio nazionale transitorio, ha dichiarato che le elezioni potrebbero avere luogo entro diciotto mesi: un periodo che dovrebbe bastare all’approvazione di una nuova carta costituzionale e all’organizzazione della campagna elettorale. L’Onu è molto più prudente e si astiene dall’indicare una data. Un suo rappresentante, reduce da una recente missione a Tripoli, ha dichiarato che vi sono in giro per la Libia troppe armi e che occorrerebbe anzitutto bonificare il Paese. Ma gli argomenti più puntuali e convincenti sono contenuti in un articolo apparso nel numero di settembre di Foreign Affairs, la rivista americana del Council on Foreign Relations. Gli autori sono Dawa Brancati e Jack L. Snyder, due professori universitari che hanno recentemente studiato il problema delle prime elezioni in Paesi sconvolti da una guerra civile fra il 1945 e oggi. Il rischio, secondo Brancati e Snyder, è che le tensioni elettorali riaccendano il conflitto. Per evitare che questo accada occorrono alcune condizioni. È necessario, in primo luogo, che la parte soccombente sia stata totalmente battuta e quindi incapace di riorganizzarsi. È necessario, in secondo luogo, che il fronte dei vincitori non sia composto da fazioni ostili, pronte a battersi per il controllo del potere. Ed è necessario infine che l’ordine pubblico sia garantito da una forza di polizia neutrale e rispettata o da una forza internazionale. Nessuna di queste tre condizioni esiste verosimilmente in Libia, un Paese dove gli uomini di Gheddafi controllano ancora alcune piazzeforti, non vi è un fronte unitario della resistenza al regime, le istituzioni statali sono deboli se non addirittura inesistenti, la società civile è un mosaico di lealtà tribali, il ventaglio delle posizioni ideologiche è molto ampio, l’amministrazione molto corrotta e i ribelli poco inclini a lasciarsi controllare da quella che verrebbe percepita come una forza d’occupazione. Nel loro studio gli autori sono giunti alla conclusione che la probabilità di una nuova guerra civile diminuisce di un terzo se le elezioni hanno luogo cinque anni dopo la fine del conflitto. Ma non sono certo che la Nato e i Paesi maggiormente responsabili dell’intervento (Francia e Gran Bretagna) siano politicamente pronti ad accettare una tale attesa. Sono intervenuti spensieratamente nella speranza di una guerra breve e risolutiva. E sperano ancora di potere chiudere rapidamente il capitolo della guerra per aprire quello degli affari.</p>
<p>Sarkozy a Tripoli come Mitterrand a Sarajevo nel &#8216; 92<br />
Ho passato la giornata di giovedì in Libia accanto al presidente francese Nicolas Sarkozy e al premier britannico David Cameron, in visita a Tripoli e Bengasi. Abbiamo vissuto insieme con il popolo libico, finalmente libero dalla dittatura, uno straordinario giorno di festa. L&#8217; accoglienza tributata a noi occidentali è stata commovente: si sentiva che i libici erano pieni di gioia. Gli altri sul posto, io di sicuro, provavano finalmente un senso di orgoglio. Per l&#8217; Europa, e per la Francia. Sarkozy e Cameron hanno realizzato un&#8217; impresa storica. In piazza della Libertà a Bengasi, davanti alla folla in festa, ne ho avuto la certezza. Per la prima volta l&#8217; Occidente e il mondo arabo hanno ignorato i profeti dello scontro di civiltà; gli europei hanno teso la mano al popolo di un Paese arabo e musulmano in rivolta contro una spaventosa dittatura, contro un tiranno che minacciava di fare scorrere fiumi di sangue della sua stessa gente. Abbiamo aiutato quelle donne e quegli uomini, siamo stati dalla loro parte mentre si sollevavano contro l&#8217; oppressione, e lo abbiamo fatto senza ricorrere all&#8217; occupazione, senza pretendere di imporre noi, dall&#8217; alto, il successivo regime politico. Non abbiamo voluto paracadutare a Tripoli la democrazia. La democrazia, in Libia, stava già nascendo, bisognava solo impedire che venisse soffocata nella culla, e ci siamo riusciti. L&#8217; Europa ha fatto quel che era giusto, cioè aiutare un popolo che da solo, per primo e senza armi, aveva comunque deciso di conquistarsi, a qualsiasi prezzo, la libertà. La lotta non è finita, naturalmente, Gheddafi non è stato ancora catturato e dopo avere vinto la guerra ora si tratta di vincere la transizione. I miei amici del Consiglio nazionale libico si dicono sicuri che l&#8217; ex dittatore si trovi ancora in Libia, nascosto in una delle tante città sotterranee che si è fatto costruire durante i suoi quarant&#8217; anni di dominio assoluto; nessun Paese vuole assumersi il rischio di ospitare un uomo ricercato dalla giustizia internazionale per crimini gravissimi. E poi, lo ripeto: bisogna avere successo anche nella transizione, nella costruzione democratica, evitare le trappole che aspettano al varco tutte le rivoluzioni, fermare gli islamisti, ottenere che tutti rendano le armi, eccetera eccetera. Ma, intanto, che gioia! Il viaggio è stato preparato a lungo, sono state osservate tutte le possibili misure di sicurezza, ma è evidente che i due capi di Stato hanno preso dei rischi. Per questo Sarkozy e Cameron mi hanno ricordato il presidente François Mitterrand, a Sarajevo, nel 1992. Si può essere d&#8217; accordo o meno con Nicolas Sarkozy, io spesso non lo sono e per questo non l&#8217; ho votato. Ma occorre riconoscere quando un uomo di Stato è capace di fare un grande gesto politico, di issarsi al di sopra delle contingenze, di accettare consapevolmente e lucidamente un rischio. Sarkozy e Cameron a Tripoli hanno fatto la stessa scelta di coraggio di Mitterrand in Bosnia, e io sono convinto che è anche con azioni di questo tipo che si scrive, e si fa avanzare, la Storia. Lo dimostrano le tantissime donne venute ad acclamare Sarkozy all&#8217; ospedale di Tripoli. Donne del popolo, non le amazzoni della guardia presidenziale, donne che hanno finora vissuto sotto la tirannia, in un Paese musulmano, e sperano in una nuova era di libertà. Quindi, è giusto riconoscerlo, per Nicolas Sarkozy è stato un momento di grande affermazione personale e politica. Dopodiché le elezioni sono un&#8217; altra questione, quel che accadrà la primavera prossima nel voto per l&#8217; Eliseo sarà deciso da altri fattori. Qui siamo su un altro piano. Quanto al rapporto tra l&#8217; Occidente e il mondo arabo, quanto alle relazioni tra le grandi civiltà di questo pianeta, il viaggio a Tripoli è stato un momento fondante. Ci ricordiamo tutti di come gli Stati Uniti hanno lanciato la guerra in Iraq, un conflitto che continuo a ritenere sbagliato. Il profumo di Bengasi, giovedì, era molto diverso dai cattivi vapori di Bagdad. A giornata conclusa, ho viaggiato accanto a Nicolas Sarkozy e ad Alain Juppé, sull&#8217; aereo della Repubblica francese che ci ha riportati a Parigi. Il presidente sa di essere all&#8217; origine, con il suo ministro degli Affari esteri, di qualcosa di inedito. Il famoso diritto di ingerenza, il tanto declamato e mai applicato dovere di proteggere, in Libia è stato messo in pratica. Per la prima volta, non a chiacchiere, ma con le armi. E, quel che più importa, per una causa giusta. (testo raccolto da Stefano Montefiori) RIPRODUZIONE RISERVATA<br />
Levy Bernard Henri<br />
Pagina 23 (17 settembre 2011) &#8211; Corriere della Sera</p>
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		<title>La guerra del Mediterraneo per i nuovi assetti petroliferi e il pericolo di nuove guerre civili nei Balcani. L&#8217;ottusità pericolosa degli adoratori un tanto al chilo del novello Achille Lauro, moltiplicato un milione, che si chiama Silvio Berlusconi</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Mar 2011 09:42:23 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.pinonicotri.it/wp-content/uploads/2011/03/mappa_africa.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3058" title="mappa_africa" src="http://www.pinonicotri.it/wp-content/uploads/2011/03/mappa_africa-290x300.jpg" alt="" width="290" height="300" /></a>Ieri sera, lunedì 28 marzo, ho partecipato a una puntata del programma televisivo Iceberg di Telelombardia dedicata all'&#8221;emergenza Lampedusa&#8221; e alla comparsa di Silvio Berlusconi come imputato in tribunale a Milano. Tra gli ospiti, il sottosegretario Daniela Santanchè, l&#8217;europarlamentare leghista Mario Borghezio, il segretario di Rifondazione Comunista Paolo Ferrero, il giornalista Luigi Amicone e Michelle Nouri, giovane donna per metà ceca e per metà irachena, venuta a vivere in Italia 20 anni fa, dunque ormai cittadina italiana, a  suo tempo fidanzatina (&#8220;avevo 14 anni&#8221;) più o meno presunta di uno dei figli di Saddam Hussein.</strong> <strong>A parte lo strano mix di ottusità e propagandismo berluscone di Borghezio e Santanchè, mi ha colpito la loro visione drammaticamente provinciale anche della realtà che sta sconvolgendo il Nord Africa e alcuni Paesi arabi del Medio Oriente e del Golfo, con annesso flusso di poveri disgraziati che cercano di emigrare in Europa passando per l&#8217;Italia, cioè per Lampedusa. Il problema non è che questi due parlamentari siano ottusi e provinnciali, ma che lo sia l&#8217;intera maggioranza e il governo del quale loro due sono espressione. In particolare Borghezio, più macchietta che politico, con al seguito una piccola e patetica claque, è felice come una Pasqua perché &#8220;la Francia agli emigranti in questi giorni ha chiuso i confini in faccia, non li fa entrare, li rimanda indietro&#8221;. &#8220;Dovremmo imparare dai francesi&#8221;, ha concluso ottusamente Borghezio. Sì, ottusamente perché mostra di ignorare come la stessa stampa francese abbia rivelato che la &#8220;rivoluzione&#8221; libica non è altro che il frutto di una ben precisa opera di istruttori militari francesi inviati da Sarkozy in gran segreto in Libia per armare quelli che poi dovevano diventare i rivoltosi. Lo scopo? Permettere al colosso petrolifero francese Total di mettere le mani sul petrolio libico. Le carte geografiche che pubblico &#8211;  si possono ingrandire copincollandole &#8211;  aiutano a capire la situazione. Quella reale, non quella a chiacchiere &#8220;democratiche&#8221; con le quali ci riempiono le orecchie per imbottircene la testa.<br />
<span id="more-3057"></span>Borghezio&amp;C soprattutto ignorano e non hanno capito che la Francia vuole che la Total in Libia prenda il posto della nostra Eni, segando così la possibilità dell&#8217;approvvigionamento energetico dell&#8217;Italia già compromesso dalla decisione idiota di Berlusconi di fare uscire l&#8217;Eni dall&#8217;Iran, che con la Libia ci fornisce una buona metà del petrolio, cioè dell&#8217;energia elettrica e per le auto, di cui abbiamo bisogno per campare. Visto che dopo l&#8217;incidente alla centrale nucleare giapponese mette fuori gioco il nucleare e rilancia alla grande il petrolio, Sarkozy ha giocato d&#8217;anticipo: una bella guerra per garantire alla Francia il petrolio necessario, anche a costo di fottersene della Comunità Europa messa di fronte al fatto compiuto. E&#8217; un trucco vecchio come il cucco, asso nella manica di ogni colonialismo: sobillare, armare, organizzare e istruire una minoranza per scatenarla contro il governo, bello o brutto che sia, del proprio Paese per installare al potere qualcuno che ci faccia comodo. E per avere l&#8217;appoggio della propria opinione pubblica, rifilarle balle e una visione demoniaca del regime che si vuole abbatere, dipingendolo preferibilmente come &#8220;un nuovo Hitler&#8221;. Dal Vietnam all&#8217;Afganistan, dal fallito sbarco degli anticastristi nella Baia dei Porci a Cuba fino all&#8217;Iraq, i risultati sono noti. Ma a dire il vero erano noti da secoli. S&#8217;è perso il conto dei &#8220;nuovi Hitler&#8221; che abbiamo indicato a vanvera al mondo, da Castro a Nasser, da Saddam Hussein al Siriano Assad, da Arafat a tutti i governi iraniani in blocco dopo quello monarchico e filo Usa dello Scià di Persia, quel Reza Pahlevi che, assieme ai suoi servizi segreti, si poteva semmai in qualche modo paragonare per ferocia e ottusità a Hitler: chiunque non si piegasse agli interessi della Casa Bianca o alla sua appendice mediorientale Israele era automaticamente un &#8220;nuovo Hitler&#8221;. <a href="http://www.pinonicotri.it/wp-content/uploads/2011/03/mappa_africa2.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3059" title="mappa_africa2" src="http://www.pinonicotri.it/wp-content/uploads/2011/03/mappa_africa2-289x300.jpg" alt="" width="289" height="300" /></a><br />
</strong></p>
<p><strong>Borghezio&amp;C, cioè il nostro governo, non hanno capito neppure che la Francia chiudendo i confini alle decine di migliaia di disperati sbarcati dall&#8217;Africa e dal Medio Oriente non fa altro che scaricarli sull&#8217;Italia, in modo da costringere la Lega a spintonare il nostro governo magari fino al punto di rottura. A quale scopo? L&#8217;ho già scritto nelle puntate precedenti: allo scopo di acuire le difficoltà politico economiche dell&#8217;Italia con la segreta speranza di poterci cacciare quanto prima dall&#8217;euro, specialmente se l&#8217;Italia dovesse spaccarsi in due, come è ormai probabile che avvenga. Obiettivo non dichiarato e non dichiarabile: tenersi il nord Italia &#8220;europeo&#8221;, cioè bene integrato nell&#8217;economia centroeuropea con perno sul mercato tedesco, e mollare il sud Italia &#8220;africano e levantino&#8221;.<br />
Sarkozy e la Lega Nord stanno giocando col fuoco. La sinistra è ormai talmente rimbecillita in gran parte da fare il tifo per la guerra al &#8220;feroce dittatore&#8221; Gheddafy pur di mettere (inutilmente) in difficoltà Berlusconi. La sinistra non ha speranze finché dobbiamo tenerci tra i coglioni gente come Walter Veltroni, che proprio ora sarebbe invece il caso mantenesse la promessa fatta a suo tempo di andarsene in Africa una volta finito il suo mandato di sindaco di Roma. Ah, anche l&#8217;ecumenico Uòlter Walterloo ama la Memoria a patto di essere più smemorato della smemorata di Collegno quando si tratta di mantenere gli impegni presi…</strong></p>
<p><strong>Il Nord-Africa e il mondo arabo sono se non in fiamme comunque in preda a rivolte che possono trasformarsi in guerre civili. Come che sia, questa è la guerra del Mediterraneo scatenata da Sarkozy, con lo strano supporto del suo nemico storico Inghilterra, per imporre nuove sfere di influenza energetica sottraendo ogni controllo all’Italia e impedendo altri sbocchi energetici alla Cina. L&#8217;appoggio dell&#8217;Inghilterra alla Francia di Sarkozy in realtà non sorprende più di tanto: Londra è da sempre nemica dell&#8217;unità europea e da secoli la sua politica è tesa in tutti i modi a impedire che si realizzi. Ai nostri giorni si è ben guardata dall&#8217;adottare la moneta europea dell&#8217;euro. E ora è disposta a mandare in pezzi la Comunità Europea, basata sull&#8217;asse Parigi-Berlino, pur di dar vita agli ultimi bagliori, alimentati dal petrolio, del suo antico colonialismo.</strong></p>
<p><strong>Dietro l&#8217;angolo delle crisi del nord Africa e del mondo arabo sono in attesa le nuove possibili rivolte e guerre civili nei Balcani e nell&#8217;ex Jugoslavia. Anche qui i social forum e i blog, soprattutto quelli basati all&#8217;estero, non perdono occasione per farsi sentire. La Tunisia e l&#8217;Egitto la miccia che ha acceso le fiamme tuttora in atto è stato l&#8217;aumento del prezzo del pane. Ma anche nei Balcani c&#8217;è un continuo aumento dei prezzi e svuotamento delle pensioni, per non parlare delle tensioni interreligiose sempre più forti ogni volta che c&#8217;è da costruire una nuova chiesa o una nuova moschea e delle tensioni tra le diverse etnie. La Macedonia è sempre sull&#8217;orlo della rottura tra etnia macedone ed etnia albanese. Il  Sangiaccato, a suo tempo detto di Novi Pazar, territorio tra la Serbia e il Montenegro, vuole l&#8217;autonomia e maggiori diritti per l’etnia bosniaco-musulmana. La Bosnia Erzegovina è sempre una polveriera dove si trafficano quantitativi industriali di armi, munizioni e bombe.</strong></p>
<p><strong>Saremmo felici se il vento che soffia gagliardo dal Marocco al Barhain e Arabia Saudita portasse in tutti quei Paesi democrazia e libertà tanto quanto ce ne sono in Occidente. Temiamo però che, proprio come è accaduto nei Balcani e nell&#8217;ex Jugoslavia, si punti a cambiare tutto perché non cambi nulla: si punti cioè semplicemente a installare governi e regimi più proni agli interessi occidentali anziché a quelli dei propri Paesi. Un timore che si basa sul comportamento dei soliti due pesi e due misure che vedono la repressione violenta in Barhain, Yemen e Arabia Saudita andare avanti nel silenzio in primis della Casa Bianca. La signora Clinton è arrivata alla faccia di bronzo di dichiarare che l&#8217;Occidente è intervenuto armi alla mano in Libia per evitare “la possibilità di centinaia di migliaia di morti nella sola Bengasi&#8221;. Manca solo la solita &#8220;bomba atomica&#8221; da addebitare alla vittima designata di turno, in questo caso a Gheddafy, fino a ieri riverito e corteggiato da Londra a Parigi e Roma, oggi da avviare invece alla ghigliottina sui Campi Elisei o all&#8217;impiccagione ad Hyde Park.</strong></p>
<p><strong>Mentre l&#8217;Europa e l&#8217;intero Mediterraneo sono seduti su una nuova polveriera, noi ci dedichiamo all&#8217;adorazione di Berlusconi. I suoi fans un tanto al chilo che lo hanno accolto davanti al tribunale di Milano dimostrano clamorosamente il nulla politico che nutre il berlusconismo: dichiarazioni di adorazione tante, motivazioni politiche zero. Un desolante livello da cercopitechi. Non molto dissimile da quello esibito con impudico esibizionismo dai Borghezio e dalle Santanché, abilissimi nel travisare i fatti, scambiare fischi per fiaschi e svicolare. Sì, certo, in un Paese civile nessun capo di governo si troverebbe a dover affrontare un processo in tribunale, e Berlusconi ne deve ormai affrontare a raffica essendo venuti al pettine vari nodi del suo fare il furbo con leggi ad personam una più su misura dell&#8217;altra. Ma in nessun Paese civile sarebbe rimasto incollato alla poltrona, anziché dimettersi a razzo, un primo ministro che a causa delle leggi del proprio Paese, belle o brutte che esse siano, si fosse trovato sotto processo.<br />
In Francia, dove nessuno si è sognato di utilizzare gli anni passati al governo per far cadere in prescrizione le accuse rivoltegli dalla magistratura, Chirac è andato sotto processo, ma dopo avere finito il proprio mandato. In Italia Berlusconi ha fatto il furbo, tentando in tutti i modi di conteggiare i suoi anni di governo per far andare in prescrizione i suoi reati o addirittura cancellandoli in altri modi, vedasi ora il trucco della &#8220;prescrizione breve&#8221;. Trucco oltretutto incostituzionale, perché favorendo gli incensurati rende i cittadini  della Repubblica Italiana non più eguali davanti alla legge.</strong></p>
<p><strong>E in ogni caso nei tanto ammirati a chiacchiere Stati Uniti un presidente, Bill Clinton, è stato messo sotto processo e ha rischiato di essere cacciato dalla Casa Bianca per decisione di un magistrato perché aveva mentito all&#8217;opinione pubblica su un suo affare privato di sesso. In Italia Berlusconi mente spudoratamente a tutti gli italiani, compresi i suoi elettori, però vuole farla franca. E i suoi fans un tanto al chilo, emuli dei napoletani ammiratori di Achille Lauro in cambio di un pacco di spaghetti e un paio di scarpe, non si rendono conto che ne fanno una macchietta patetica come loro.</strong></p>
<p><strong>Che Dio ce la mandi buona. God save the Italy!</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Quando ci fa comodo, anche l&#8217;attentatore suicida va benissimo. Ho segnalato all&#8217;Ordine dei Giornalisti della Lombardia il razzismo dei nostri giornali verso i bambini libici. APPELLO PER FERMARE LA GUERRA</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Mar 2011 16:33:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pino Nicotri]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ma come? Gli attentatori suicidi, detti anche kamikaze, non sono il massimo della schifezza, come sempre si grida giustamente sdegnati quando si fanno esplodere in Israele? E però leggo che un figlio di Gheddafy, il giovane Khamis, pare sia stato ucciso proprio da un kamikaze. E lo sdegno? Nessun accenno, su nessun mass media! L&#8217;unico [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ma come? Gli attentatori suicidi, detti anche kamikaze, non sono il massimo della schifezza, come sempre si grida giustamente sdegnati quando si fanno esplodere in Israele? E però leggo che un figlio di Gheddafy, il giovane Khamis, pare sia stato ucciso proprio da un kamikaze. E lo sdegno? Nessun accenno, su nessun mass media! L&#8217;unico sentimento che traspare, a volte gridato, è la forte speranza che Khamis sia stato davvero ucciso. Il fatto che sia stato un kamikaze, cioè un attentatore suicida, non frega niente a nessuno, non suscita nessun commento di riprovazione. Anzi, semmai è evidente l&#8217;approvazione. Se si tendono le orecchie si sentono bene gli applausi…<br />
Il nostro razzismo traspare anche dall&#8217;uso delle foto dei bambini libici.  Ritratti mentre impugnano armi giocattolo inneggiando a Gheddafy, il Corriere della Sera ne pubblica le foto in prima pagina senza renderne irriconoscibile il viso, come invece la Carta di Treviso, e quindi la deonotologia professionale, obbliga a fare. La Carta di Treviso è nata infatti per proteggere i minori: senza l&#8217;autorizzazione &#8211; scritta &#8211; dei genitori NON si possono pubblicare foto dei loro figli minorenni. E quelli libici ritratti sul Corsera hanno al massimo 10 anni. Ho informato di tale violazione della Carta il presidente dell&#8217;Ordine dei Giornalisti della Lombardia (il Corsera ha la direzione a Milano), collega Letizia Gonzales, perché apra la procedura per i provevdimenti disciplinari. Campa cavallo mio che l&#8217;erba cresce? E&#8217; possibile. Forse ormai imitiamo inconsciamente gli israeliani, per i quali i palestinesi, ma solo i palestinesi e non gli israeliani ebrei, divenano maggiorenni a 16 anni: un trucco &#8220;legale&#8221; per poterli mettere nelle galere &#8220;normali&#8221; anziché in quelle minorili, almeno teoricamente molto meno severe. Il tutto senza che né Sarkozy né Obama né altri abbiano qualcosa da ridire: la loro sensibilità è a senso unico. As usual.<br />
E a proposito di Sarkozy: come volevasi dimostrare. Abbiamo ventilato per primi che l&#8217;intervento militare francese sia stato preparato a tavolino e a &#8220;prescindere&#8221;, ben prima che andassero in scena le grida e lo sdegno per le &#8220;fosse comuni&#8221; e gli &#8220;interi quartieri bombardati&#8221;, il tutto rivelatosi le solite bufale utili a ingannare la nostra opinione pubblica per spingerla ad accettare la guerra. Né più e né meno come la colossale balla delle &#8220;bombe atomiche irachene&#8221;.</strong></p>
<p><strong>Per tutti questi motivi ho firmato e vi invito a firmare l&#8217;appello che vi propongo qui in basso.<br />
Grazie.</strong></p>
<p><strong> A P P E L L O</strong></p>
<p><strong><br />
FERMIAMO LA GUERRA IN LIBIA!<br />
Dopo una vergognosa campagna mediatica, che ha negato fin dal principio qualsiasi ipotesi di soluzione diplomatica, eccoci oggi sprofondati nel tunnel della guerra. Sotto le bombe muoiono così non solo i cittadini di Tripoli ma gli ideali stessi che hanno portato in piazza tanti giovani nei Paesi arabi.<br />
La prima vittima di una guerra è sempre la verità, perché solo con la menzogna e l’inganno è possibile giustificare l’uso della forza contro i popoli al fine di depredarli delle loro risorse. Anche nel caso della Libia i motivi che spingono gli Stati Uniti, la Francia, la Gran Bretagna e anche l’Italia a far rullare i tamburi di guerra riguardano le immense ricchezze del sottosuolo: gas e petrolio.<br />
In Libia oggi è in corso un&#8217;autentica guerra civile, con uno scontro politico tribale e tra fazioni, in cui si mescolano anche le giuste aspirazioni dei giovani a liberarsi da ogni forma di oppressione e di ingiustizia sociale. I tratti autoritari e repressivi del regime di Gheddafi e le violenze degli scontri armati di questi giorni non ci faranno cadere nel tranello bellico. Noi ripudiamo la guerra e affermiamo la nostra contrarietà ad ogni tipo di intervento armato in Libia, ivi compresa la no-fly zone.<br />
Non vogliamo assistere in silenzio ad una nuova “guerra umanitaria”.<br />
Chiediamo l’immediato cessate il fuoco. Facciamo appello alla comunità internazionale affinché si ponga fine ad ogni ingerenza straniera e rilanciamo l’ipotesi di una soluzione diplomatica che veda protagonisti i Paesi del sud del mondo ad iniziare da quelli africani e sudamericani.<br />
Nel pieno rispetto dell&#8217;art.11 della nostra Costituzione, chiediamo al Parlamento e al governo di fermare la guerra impedendo l’utilizzo delle basi italiane e di sostenere la soluzione negoziale alla crisi.<br />
Facciamo appello ai movimenti, alle associazioni, ai comitati, alle forze politiche e sindacali e a tutte le cittadine e cittadini affinché si adoperino a far crescere le mobilitazioni unitarie contro la guerra, anche con una grande manifestazione nazionale.</strong></p>
<p><strong>Per adesioni:   <a href="http://">fermiamolaguerra@gmail.com</a></strong></p>
<p><strong>PRIME ADESIONI<span id="more-3050"></span></strong></p>
<p><strong>1.    AMATO FABIO, Responsabile Esteri Prc</strong> <strong><br />
2.    AMATO ROSALIA, Centro Gramsci<br />
3.    ANTONINI ENNIO, Centro Gramsci<br />
4.    ARZARELLO FLAVIO, Coordinatore nazionale FGCI<br />
5.    BATTIGLIA ROBERTO, Coordinatore Nuestra America<br />
6.    BELLIGERO ANNA, Portavoce nazionale GC<br />
7.    BELLIGONI MAURIZIO, Psichiatra – Seg. Reg. PRC Marche<br />
8.    BELMONTE ALESSANDRO, Blogger ilbriganterosso.it<br />
9.    BIANCHETTI FILIPPO, Gaza Freedom March<br />
10.    BIEMMI  INES<br />
11.    BONAJUTO EMILIA<br />
12.    BURGIO ALBERTO, Docente Universitario<br />
13.    CAPONI ALESSANDRA, Comitato STOP Agrexco Roma<br />
14.    CAPRI CHIUMARULO ROCCO, Attore<br />
15.    CARARO SERGIO, Direttore Contropiano<br />
16.    CATONE ANDREA, Saggista e storico – Direttore rivista Ernesto<br />
17.    CECCONI PATRIZIA, Associazione Amici Mezza Luna Rossa<br />
18.    CESARIO GIAN PIERO<br />
19.    COSTA RENATO, Segretario Regionale CGIL-Medici, Sicilia<br />
20.    CRESCI FEDERICA, PRC<br />
21.    CUCCIOLLA ARTURO, Architetto<br />
22.    DAHMASH WASIM, Docente Universitario<br />
23.    DAL TOSO MARCO, Coord. FDS Milano, Cpn PRC<br />
24.    DE CECCO MARCO, Cristiani per la pace<br />
25.    DE SANCTIS PIERO, Centro Gramsci<br />
26.    DELFINO PESCE VITTORIO, Docente Universitario<br />
27.    DI DONATO ALESSIA, Redazione Oltre|Media.it<br />
28.    DILIBERTO OLIVIERO, Segretario PdCI<br />
29.    DINUCCI MANLIO, Saggista e collaboratore del Manifesto<br />
30.    DONNO ADA, Presidente AWMR Italia – Donne della regione mediterranea<br />
31.    DORSI ANGELO, Storico<br />
32.    FEDELI STEFANO, PdCI<br />
33.    FRANCESCAGLIA FRANCESCO, Responsabile Esteri PdCI<br />
34.    FRISOLI GIOVANNA, RSU Comune Milano<br />
35.    GEIMONAT MARIO, Docente Universtario Ca’ Foscari Venezia – Presidente Centro Gramsci<br />
36.    GEMMA MAURO, Direttore Ernesto On-line<br />
37.    GENOVALI ANDREA, Presidente PuntoCritico<br />
38.    GIACCHÈ VLADIMIRO, Economista<br />
39.    GIACOMINI RUGGERO, Storico dei movimenti per la pace e della resistenza<br />
40.    GIANNINI FOSCO, Senatore PRC XV legislatura<br />
41.    GIORDANO ENRICO, ARCI Ferrara<br />
42.    GRASSI CLAUDIO, Segreteria nazionale PRC<br />
43.    GRISOLIA MARCO, FGCI Milano<br />
44.    GUARNIERI ANTONELLA, Docente Storia Università Ferrara<br />
45.    HOBEL ALESSANDRO, Storico del movimento operaio<br />
46.    IANNETTI FABRIZIO<br />
47.    IOZZO ALFONSO, Medico di base<br />
48.    JACHETTI IVANA, Servizio cultura Giunta regionale Marche<br />
49.    JEAN GASPARE<br />
50.    LABANCA FEDERICA<br />
51.    LEONELLO ALESSIA, Fotoreporter – Comitato per non dimenticare Sabra e Chatila<br />
52.    LICANDRO ORAZIO, Resp. organizzazione PdCI &#8211; FDS<br />
53.    LIMITI STEFANIA, Comitato per non dimenticare Sabra e Chatila<br />
54.    LOCHE ELENA<br />
55.    LOCHE GIULIA<br />
56.    LOREFICE GIORDANO<br />
57.    LOSURDO DOMENICO, Filosofo<br />
58.    LUCHETTI ROBERTO, Rete disarmiamoli<br />
59.    MAGNI GIANPIERO<br />
60.    MANGANI LIDIA, Preside – Cgil nazionale scuola<br />
61.    MANNOCCI LUANA, Medico<br />
62.    MARCELLI FABIO, Ricercatore CNR – Giuristi Democratici<br />
63.    MARINGIÒ FRANCESCO, Associazione Marx XXI<br />
64.    MARINO LUIGI, Associazione Massimo Gorki Napoli<br />
65.    MERLIN VLADIMIRO, Consigliere Comunale Milano – Federazione della Sinistra<br />
66.    MESSINA RICCARDO, Avvocato<br />
67.    MICHELE GIORGIO, Giornalista de Il Manifesto<br />
68.    MIDOLO SEBASTIANO, Movimento contro la base di Sigonella<br />
69.    MILENA FIORE, PdCI<br />
70.    MINGARELLI MARIANO, Attivista pro Palestina<br />
71.    MONTANARI LAURA, Fotoreporter<br />
72.    MURA ROSANGELA<br />
73.    MUSOLINO MAURIZIO, Giornalista – PdCI<br />
74.    MUSSI LORETTA, Presidente Un ponte per…<br />
75.    NESPOLO CARLA, Presidente Istituto Storico Resistenza Alessandria<br />
76.    NICOTRI PINO, Giornalista<br />
77.    NOBILE FABIO, Consigliere regionale Lazio – Federazione della Sinistra<br />
78.    NOCERA MAURIZIO, Scrittore<br />
79.    OGGIONNI SIMONE, Portavoce nazionale GC<br />
80.    PAGANO MANUELE<br />
81.    PALERMI MANUELA, PdCI – Federazione della Sinistra<br />
82.    PALMIERI ENRICA, Insegnante danza Accademia nazionale danza Roma<br />
83.    PAVAN GIANMARIA<br />
84.    PERRONE NICO, Coordinatore Fds Bari<br />
85.    PIAZZA TANO, Movimento “No Ponte”, Messina<br />
86.    RICCI RODOLFO, FILEF Nazionale<br />
87.    RIGOTTI EMILIO<br />
88.    RIZZATI FRANCESCO, Consigliere Comunale Milano PdCI – FDS<br />
89.    RODILOSSO LUCA<br />
90.    SABINO LOREDANA, Cantante<br />
91.    SALEH BASSAM, Corrispondente di ALNAHARNEWS in Italia<br />
92.    SALMAN YOUSEF, Delegato Mezzaluna Rossa in Italia<br />
93.    SANTOPADRE MARCO, Direttore Radio Città Aperta<br />
94.    SELLER LUCIANO<br />
95.    SEVERINI MARINO, Voce e chitarra de “La Gang”<br />
96.    SINISI ANGELA<br />
97.    SORINI FAUSTO, Associazione Marx XXI<br />
98.    SOSSIO SACCHETTI FRANCESCO, Musicista<br />
99.    SQUIZZATO ALESSANDRO<br />
100.    STERI BRUNO, Direttore “Essere Comunisti”<br />
101.    TIBALDI DINO, Senatore PdCI XV legislatura<br />
102.    TOSTO TIZIANA, Attrice teatrale<br />
103.    TROMBONI DELFINA, Storica – Direttrice museo risorgimento e resistenza di Ferrara<br />
104.    URRO GIOVANNI, Assessore Sesto San Giovanni<br />
105.    VASAPOLLO LUCIANO, Docente Universitario<br />
106.    VELCHI ROMINA, Vice Direttore Liberazione<br />
107.    ZANABONI PIETRO</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Libia sì, Barhain e Arabia Saudita no. Fallito in Libia il collaudo di tipo afgano da riutilizzare poi in Iran. Che resta però candidato a vittima del terremoto giapponese</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Mar 2011 00:02:02 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>1) &#8211; Cosa è successo in Libia pare ormai chiaro. Una rivolta circoscritta è stata spacciata per rivoluzione dai mass media dell&#8217;Arabia clerical petrolifero monarchica seguiti a razzo dai nostri. Lo scopo era di poter mandare istruttori militari occidentali per organizzare i rivoltosi e armarli a dovere. Insomma, il bis della creazione dei talebani fatta a suo tempo dagli Usa in Afganistan contro l&#8217;Unione Sovietica. Questa volta al posto dei talebani gente comunque utile a buttar giù Gheddafi per sotituirlo con un Kharzai libico, manovrabile a piacere da Washington e Londra. Questo spiega la assoluta mancanza di foto e prove vere dei &#8220;massacri e bombardamenti di interi quartieri civili&#8221; di cui si è cianciato assieme ai falsi delle &#8220;fosse comuni&#8221; e del &#8220;genocidio&#8221;, oltre alla assoluta mancanza di foto e  video di masse di rivoltosi, abbondanti invece durante le manifestazioni del Cairo e Tunisi. Spiega anche perché ancora oggi si vedono solo foto e  video di rivoltosi con armi pesanti, come le molte camionette con mitragliatrici di grosso calibro, antiaeree o antiblindati. Fosse andata bene, l&#8217;intervento clandestino in Libia sarebbe probabilmente diventato il collaudo dell&#8217;intervento da bissare in Iran.<span id="more-3023"></span></strong></p>
<p><strong>Questa volta però è andata male. Il solito giochino non è riuscito al Bernard Levy di turno, che è incredibilmente riuscito a rimbecillire il presidente francese Sarkozi fino a fargli dichiarare che la Francia era pronta a intervenire militarmente anche da sola per &#8220;aiutare i rivoltosi anti Gheddafi&#8221;, che bisognava imporre la No Fly Zone e riconoscere i rivoltosi come legittimo nuovo governo della Libia. Un tris di corbellerie straordinariamente imprudenti, che ora lasciano Sarkozy in mutande e Bernard Levy e il suo furore anti islamico e in particolare anti iraniano finalmente smascherati come si deve. Questa è gente che mentre fa un tifo folle per &#8220;aiutare la rivoluzione libica&#8221; si volta dall&#8217;altra parte per non vedere che il vento del rinnovamento e della richiesta di più diritti soffia anche nei Paesi arabi a governo decisamente indecente, come per esempio nel Barhain proprietà privata del solito sceicco filo occidentale. Però il Barhain è filo occidentale, come la medioevale Arabia Saudita e gli altri pozzi di petrolio diventati staterelli artificiali del Golfo Persico (Persico = Persiano, cioè oggi iraniano). Inoltre ospita pure una enorme base militare Usa. Ecco perché a Parigi i finora 7 morti fatti dalla polizia per reprimere le rivolte di piazza non li vogliono neppure sentir nominare. Lo stesso copione già visto per la Sakhineh iraniana e per quella Usa che aveva nome Teresa Lewis, messa a morte dal boia di Stato a stelle e strisce a differenza della sua omologa di Teheran, che è ancora viva.</strong></p>
<p><strong>Le proteste e i morti del Barhain e dintorni non vengono visti con la stessa simpatia con la quale abbiamo guardato la &#8220;rivoluzione&#8221; libica, tutt&#8217;altro. Improvvisamente le rivolte popolari diventano non più popolari, ma sciite. Un modo disonesto per poter dire che sono manovrate dall&#8217;Iran, che è appunto sciita. E poiché lo sceicco parassita padrone del Barhain è sunnita, ecco che i morti fatti dalla sua polizia non sono vittime della polizia dello Stato, ma più anodinamente dei poliziotti sunniti. Strano: la situazione è identica a quella dell&#8217;Iraq di Saddam, maggioranza sciita governata col pugno di ferro dalla minoranza sunnita, però questa volta non ragioniamo allo stesso modo… Ah, i miracoli del petrolio!<br />
Di quel petrolio che in quella parte di mondo è pari al 40% delle riserve dell&#8217;intero pianeta,  petrolio che transita senza posa dallo stretto di Hormuz del Golfo Persico e che se non viene più venduto all&#8217;Occidente ci mette rapidamente in ginocchio. Gheddafy ha fatto l&#8217;errore di dire che per reazione al delirio non solo parigino il petrolio lo può vendere alla Russia e alla Cina, che non vede l&#8217;ora di poterne disporre. Stesso errore fece Mossadeq quando nella neonata democrazia iraniana dichiarò che avrebbe nazionalizzato l&#8217;oro nero ponendo fine al vergognoso sfruttamento delle compaagnie angloamericane. Il risultato fu il colpo di Stato contro Mossadeq e contro la democrazia iraniana organizzato da Londra e dalla Casa Bianca, al quale seguì una represione così feroce da portare infine come reazione alla cacciata del monarca e al trionfo del clero islamico. Contenti?<br />
Ovviamente l&#8217;Occidente non può permettersi di perdere il petrolio libico e quello che transita per il Golfo Persico, specie ora che il disastro giapponese mette fuori gioco il nucleare e rilancia di conseguenza l&#8217;oro nero almeno sul medio periodo. Tanto meno può permettere che finisca ai cinesi o anche solo ai russi, che di giacimenti petroliferi ne hanno già troppi.</strong></p>
<p><strong>E quindi? E quindi la spinta ad attaccare l&#8217;Iran diventa molto più forte, anche se la prova generale fatta in Libia è andata male. Netanyahu scalpita, da tempo, e i suoi volenterosi fans alla Bernard Levy fremono, non vedono l&#8217;ora di guidare &#8220;l&#8217;orgolio e la rabbia&#8221; dell&#8217;Occidente contro il detestato mondo arabo e islamico, specie se iraniano. E&#8217; dal tempo di Cesare e Crasso che andiamo a sbattere la faccia da quelle parti…  Qualcuno dovrebbe avvertire la Casa Bianca e Parigi, compresi i fanatici alla Levy e le tristi epigoni della tristissima Oriana Fallaci, pace all&#8217;anima sua, della fine fatta dall&#8217;imperatore romano Valeriano e dal suo esercito, il primo ridotto dal persiano Cosroe a suo sgabello per montare a cavallo e il secondo a massa di schiavi.  Qualcuno dovrebbe anche avvertire Netanyahu e l&#8217;intera classe dirigente politica e militare di Israele che il colonialismo è finito da un pezzo e non lo resusciterà il farsi testa di ponte in Medio Oriente del neocolonialismo occidentale. Leggere la bibbia e le sue favole sulla &#8220;Grande Israele&#8221; va bene, ma crederci fino al punto da volerla realizzare di nuovo, ammesso e non concesso che sia mai esistita, è roba da rabbini fuori dal tempo e fuori di testa, ma non da ceto politico con i piedi per terra.</strong></p>
<p><strong>L&#8217;Iran sarà la vittima finale del terremoto giapponese? Può darsi. Speriamo di no, ma può darsi. Le manovre per i bombardamenti &#8220;chirurgici&#8221; durano da troppo tempo…</strong></p>
<p><strong>2) In Italia il grave non è tanto il fatto che restino al loro posto sia i puttanieri pluri sotto processo alla Berlusconi e i loro fornitori di belle donne un tanto al chilo, cosa comunque di per sé già gravissima e squalificante,  quanto invece il fatto che gli italiani tollerino una tale situazione o addirittura la guardino con simpatia. Berlusconi e i suoi nani, &#8220;zoccole&#8221;, minetti e ballerine sono un numero limitato di persone, per quanto grande, perciò la loro indecenza personale e politica, con annessa mancanza di civismo e senso dello Stato, potrebbe essere rimovibile mandandoli a casa. Invece il fatto che l&#8217;indecenza politica e la mancanza di civismo e senso dello Stato sia entrata nel dna della maggioranza degli italiani è una catastrofe per rimuovere la quale ci vorranno generazioni. Posto che sia removibile e che invece non peggiori diventando definitiva. Il marciume, la corruzione e l&#8217;incapacità generalizzate del ceto politico al governo è grave, ma in linea di massima sostituibile con un ceto politico migliore, se vincesse alle elezioni. Ma il marciume, la corruzione e l&#8217;incapacità di qualche decina di milioni di italiani è uno tsumani dell&#8217;intera cosiddetta società civile. Civile?<br />
</strong></p>
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		<title>Clamoroso: il papa, Obama e il Chiavaliere si sono dimessi in blocco! Dalla decenza. E dalla realtà</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Mar 2011 23:47:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pino Nicotri]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[1) &#8211; Miracolo! Grande miracolo! Dopo 2.000 anni un papa ha scoperto l&#8217;acqua calda! Si è finalmente accorto che &#8220;il popolo ebreo&#8221; non c&#8217;entra un fico secco con la crocifissione di Gesù. Tra altri 2.000 anni si accorgeranno che la responsabilità è dei romani. E dopo altri 2.000 forse si accorgeranno anche che alla lingua [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>1) &#8211; Miracolo! Grande miracolo! Dopo 2.000 anni un papa ha scoperto l&#8217;acqua calda! Si è finalmente accorto che &#8220;il popolo ebreo&#8221; non c&#8217;entra un fico secco con la crocifissione di Gesù. Tra altri 2.000 anni si accorgeranno che la responsabilità è dei romani. E dopo altri 2.000 forse si accorgeranno anche che alla lingua di Gesù hanno preferito &#8211; e preferisocno ancora! &#8211; come lingua ufficiale la lingua dei romani responsabili della sua morte.<br />
Nella seconda parte del suo libro &#8220;Gesù di Nazaret&#8221; papa Ratzinger, ritenuto da tutti chissà perché un fine anzi un &#8220;finissimo intellettuale&#8221;, ha scoperto l&#8217;acqua calda e più o meno tutti i grandi mass media suonano la grancassa. NESSUNO che gli faccia notare la faccia di bronzo e i massacri scatenati in questi 2.000 anni dalla coglioneria cristiana del &#8220;popolo deicida&#8221;. E i più o meno sei milioni di ebrei fatti fuori dai cristiani tedeschi spessissimo cattolici, durante il nazismo? Mistero. Silenzio. Forse a massacrarli nei campi di sterminio nell&#8217;Europa &#8220;nata dalle radici ebraico cristiane&#8221; (!?) sono stati i musulmani…. Anzi, i palestinesi… Deve essere per questo che pagano loro ancora oggi &#8211; e pagheranno domani &#8211; l&#8217;indecenza dei nazisti e del silenzio complice della Chiesa.<br />
E poi c&#8217;è chi dice che la Chiesa non è santa e madre! <span id="more-3007"></span><br />
Mentre il papa dice le sue banalità che i volenterosi lecca scarpette rose, un po&#8217; molto anche proprio leccaculi, spacciano per maraviglie della maraviglia continua il bunga bunga vaticano con il Chiavaliere per acchiappare più quattrini e privilegi possibili approfittando delle sue difficoltà, chiamiamole piamente così, per i bunga bunga di Arcore e tutto il resto. Il cardinale Bagnasco, capintesta dei vescovi italiani, tutti nominati dallo Stato estero Vaticano, ha rilasciato una soave &#8211; o vergognosa? &#8211; intervista al soave &#8211; o vergognoso? &#8211; Il Giornale, proprietà privata del fratellino del Chiavaliere, per intonare un peana a base di perdono, ovviamente al Chiavaliere, e di &#8220;chi è senza peccato scaglia la prima pietra&#8221; e di soave &#8211; o volgare? &#8211; equiparazione tra la bulimia di malefatte di Silvio Berlusconi e &#8220;insistenza della magistratura&#8221;. Come se non bastassero le interessate banalità, e interessate distorsioni, di Bagnasco, ecco che anche il pio ex arcivescovo di Milano, il quasi santo Martini che ha scelto di vivere a Gerusalemme, nella sua paginata sul Corriere della Sera si esibisce, guarda caso, nelle laudi alle virtù salvifiche del perdono….<br />
Solo pochi giorni prima un&#8217;altra &#8220;Eminenza&#8221; (con la E maisucola. Mah) blateratrice ha blaterato su non ricordo quale grande quotidiano italiano affermando a squarciagola che &#8220;indignarsi non è una virtù&#8221;, cioè non è da cristiani. O meglio, da cattolici. Tradotto in italiano: il buon cattolico non si deve indignare. Contro Berlusconi, si intende, perché poi Santa Madre Chiesa a comando ordina al suo gregge belante di indignarsi su una lunga serie di cose, dalla circolazione del preservativo alla circolazione della pillola, specie se &#8211; orrore! &#8211; &#8220;del giorno dopo&#8221;, dai diritti agli omosessuali e dal diritto d&#8217;aborto alla fecondazione assistita extraconiugale. Più ipocriti di così si muore.<br />
A proposito di diritto all&#8217;aborto e omosessualità il &#8220;fine intellettuale&#8221; Ratzinger non ha perso l&#8217;occasione di dire un&#8217;altra delle sue corbellerie: &#8220;I medici non ingannino le donne, perché l&#8217;aborto non è mai terapeutico&#8221;. Ma che cavolo ne sa il signor papa tedesco? E&#8217; forse anche un medico? Ha già fatto una pessima figura, certo non col suo gregge di smemorati proni a tutto, quando tempo fa sparò la amenità dell&#8217;omosessualità &#8220;contro natura&#8221;: ignorando evidentemente che in natura sono oltre 40.000 le specie animali che praticano l&#8217;omosessualità. E ignorando che la cosa più contro natura di tutte è la castità, predicata a vanvera dalla Chiesa e imposta con l&#8217;assurdo celibato ai preti e alle monache.</strong></p>
<p><strong>2) &#8211; Domanda: se Gheddafy, che NON ha mai fatto gettare in mare 30.000 libici, dopo averli ignobilmente torturati, è un &#8220;feroce dittatore&#8221;, come ormai tutti a comando scrivono, che cosa erano i vari Pinochet, Massera, Reza Palevi, Suharto, ecc., che hanno torturato, massacrato e fatto sparire decine e decine di migliaia di loro concittadini, cosa sono stati? Altra domanda: con che faccia gli Usa,  che hanno armato e benedetto quella serie di golpisti massacratori, ora se la prendono con Gheddafi, che a confronto di quei loro protetti è se non un agnellino un boy scout? Il lato comico, e tragico, è che i ferventi cantori e impositori della Memoria sono campioni di smemoratezza  non appena si tratta di allinearsi al vento.</strong></p>
<p><strong>3) &#8211; Silvio Berlusconi e i suoi avvocati sono tutt&#8217;altro che asini o scemi, è impossibile non sappiano che il “conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato” sul quale strillano come aquile è improponibile, una fesseria, una cosa che non esiste. e. Il conflitto di attribuzione di cui cianciano NON è tra “poteri dello Stato”, ma – ammesso che esista – è tutto all’interno di UN SOLO ED UNICO potere dello Stato: quello giudiziario. Infatti anche il tribunale dei ministri da loro preteso a squarciagola NON è un altro potere dello Stato, distinto cioè dal potere della magistratura ordinaria che a Milano si prepara a processare il primo ministro, bensì parte di uno stesso potere dello Stato: vale a dire, parte del potere giudiziario. Forse che il potere invocato dagli ineffabili Ghedini&amp;C per giudicare il loro Cavaliere è il potere esecutivo, vale a dire il governo, o quello legislativo, vale a dire il parlamento? I poteri dello Stato sono infatti solo tre: esecutivo, legislativo, giudiziario. E il tribunale dei ministri, che contrariamente a quanto può far pensare il suo nome NON è composto da ministri, fa parte del potere giudiziario, certo non dell&#8217;esecutivo né del legislativo. Lo capisce anche un cretino, e di sicuro qualunque studentello di giurisprudenza. Infatti: previsto dall’articolo 96 della Costituzione per processare ministri e primi ministri accusati di reati commessi nell’esercizio delle loro funzioni, il tribunale dei ministri è istituito presso il tribunale del capoluogo del distretto di corte d’appello competente per territorio. È da chi è composto? E&#8217; composto da tre membri effettivi e tre supplenti, TUTTI estratti a sorte tra tutti i MAGISTRATI in servizio nei tribunali del distretto. Devono avere da almeno cinque anni la qualifica di magistrato di tribunale o una qualifica superiore. L&#8217;estrazione a sorte è a carico del presidente del tribunale, che almeno in teoria potrebbe sorteggiare anche il pubblico ministero. Il collegio è comunque presieduto dal magistrato con funzioni più elevate o dal più anziano in caso di parità.<br />
Come si vede, sono TUTTI magistrati di carriera. Ma allora il Cavaliere e i suoi stallieri perché ragliano a tutto spiano di “conflitto tra poteri dello Stato”? Si sono bevuti il cervello? Certo che no! Sanno benissimo che la faccenda da loro sollevata è ridicola e che verrà cestinata strada facendo, al più tardi dalla Corte Costituzionale. E allora perché insistono e fanno tutto questo baccano? E’ semplice: i motivi sono due, come i classici piccioni da prendere con una fava, anche se taroccata come in questo caso:<br />
&#8211; il motivo meno importante è &#8211; come ben noto &#8211; tendere un tranello al presidente della Camera, Gianfranco Fini, il quale potrebbe benissimo, per i motivi appena spiegati, cestinare come irricevibile la richiesta berluscona. Ma se lo facesse verrebbe accusato a gran voce di non essere superpartes e di essere invece &#8220;in combutta con i magistrati eversivi&#8221;;<br />
&#8211; il motivo più importante è che, sapendo benissimo che il problema da loro posto finirà, giustamente, nel nulla, proprio per questo avranno la possibilità, barando per l’ennesima volta, di strillare alla “persecuzione contro Berlusconi”.<br />
Da notare che gli avvocati del signor primo ministro sono parlamentari, vale a dire persone pagate da tutti noi contribuenti. Ciononostante dedicano gran parte del loro tempo agli affari privati di Berlusconi. Per giunta, indebolendo così non di poco la solidità della nostra democrazia. Tutto ciò NON è accettabile.</strong></p>
<p><strong>Ho proposto tre argomenti. Come si vede, hanno in comune una cosa: l&#8217;orribile ipocrisia, l&#8217;insopportabile disonestà intellettuale e politica. Basata, in tutti e tre i casi, solo ed esclusivamente sull&#8217;immensa ricchezza, e conseguenti poteri di vario tipo, di cui possono disporre, ricchezza istituzionale per Obama e il papa, privata per il nostro attuale capo di governo . Si può dire che il papa, Berlusconi e Obama si sono dimessi. Non dalla poltrona, ma dalla decenza e dalla realtà Ovvero, dalla verità. Cosa del resto tipica di ogni potere eccessivo.<br />
Vorrei concludere dicendo &#8220;Che schifo!&#8221;. Ma non è questo il problema. Il problema è che questo modo di fare, basato sul falso e sulla disonestà più completa nei confronti del reale e quindi del vero, prima o poi lo pagheremo caro. Noi, non loro. Loro fanno il bunga bunga di vario tipo, ognuno il suo.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>L&#8217;Occidente e il mondo arabo: cambiare tutto per non cambiare niente? Per la Libia abbiamo parlato subito di &#8220;genocidio&#8221;, di &#8220;interi quartieri civili bombardati&#8221; e di &#8220;fosse comuni&#8221;, ma a sproposito. Guarda caso, gli stessi termini, peraltro meno inappropriati, il cui uso è stato accuratamente evitato per la mattanza israeliana a Gaza</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Feb 2011 14:22:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pino Nicotri]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ciò che accade in Libia è senza dubbio grave e apre spiragli verso un futuro migliore, sia per la Libia che di conseguenza per il resto del mondo arabo e non solo. Ma ci sono fatti che denotano con chiarezza mire occidentali perché &#8220;tutto cambi senza cambiare niente&#8221;, senza cioè che cambi in fatto di [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ciò che accade in Libia è senza dubbio grave e apre spiragli verso un futuro migliore, sia per la Libia che di conseguenza per il resto del mondo arabo e non solo. Ma ci sono fatti che denotano con chiarezza mire occidentali perché &#8220;tutto cambi senza cambiare niente&#8221;, senza cioè che cambi in fatto di petrolio. Fa pensare al solito gattopardismo anche quanto accade nelle ultime ore in Tunisia e in Egitto. La rivolta popolare pareva avesse scacciato definitivamente gli ostacoli a una democrazia degna di questo nome. Ora invece pare che il potere preesistente non voglia uscire di scena dopo essersi rifatto una verginità cacciando i rispettivi capi di Stato e di governo, supportati docilmente per decenni, quando ormai non erano più difendibili. Ma veniamo alla Libia.<br />
I mass media occidentali, e italiani in particolare, hanno cominciato a parlare immediatamente di &#8220;genocidio&#8221; quando le vittime della reazione di Gheddafy erano ancora solo decine o centinaia e venivano comunque indicate dai nostri giornali in &#8220;mille morti&#8221;. Mille morti su una popolazione di oltre sei milioni di abitanti chiaramente NON sono un genocidio. NON sarebbe un genocidio neppure se i morti fossero diecimila, come per prima hanno ipotizzato &#8211; ma NON affermato &#8211; le emittenti arabe Al Arabiya e Al Jazeera, di colpo prese per oro colato quando fino al giorno prima le deridevamo o guardavamo con sospetto. La nostra interessata ipocrisia, e annessa sporcizia morale, risulta in tutta la sua gravità se ci si ricorda dell&#8217;accanimento con in quale abbiamo rifiutato il termine &#8220;genocidio&#8221; quando l&#8217;esercito israeliano ha invaso Gaza provocando una mattanza di (altri) più o meno 1.500 morti (oltre 400 dei quali bambini!) su un totale di appena 1,5 milioni di abitanti. Un termine, &#8220;genocidio&#8221;, che ci rifiutiamo con accanimento di ammettere anche quando si contano le vittime totali palestinesi della repressione israeliana, che ormai ammontano a svariate migliaia di esseri umani. La nostra interessata ipocrisia, e annessa sporcizia morale, arriva al punto di rifiutarci anche di parlare di &#8220;pulizia etnica&#8221; per definire il continuo esproprio &#8211; cioè furto &#8211; di terra palestinese per far largo ai coloni, avanzo velenoso del colonialismo sconfitto dalla Storia. Ci rifiutiamo cioè di chiamare pulizia etnica quella che è una pulizia etnica. <span id="more-2995"></span></strong></p>
<p><strong>Certi termini li usiamo solo se c&#8217;è da dare addosso agli &#8220;altri&#8221;, perciò ce ne riempiamo la bocca per il Kosovo, il Tibet, ecc., qualche volta magari per gli avanzi degli indios amazonici… Alla stessa stregua la Nato e gli Usa si muovono militarmente, anche imponendo le &#8220;no fly zone&#8221;, solo ed esclusivamente quando NON si tratta di disturbare gli israeliani, i loro massacri di palestinesi e la annessa pulizia etnica. Abbiamo perso il conto, e la memoria, delle manifestazioni pacifiche di palestinesi stroncate mietendo vittime tra di loro in numero tale che se si trattasse di Parigi, Londra o New York i responsabili militari finirebbero di corsa in galera. In Israele invece restano indisturbati, o diventano ministri, capi di stato maggiore e anche di governo. Da NON disturbare con critiche e tanto meno con accuse, pena la lapidazione in piazza al grido di &#8220;antisemita!&#8221;.</strong></p>
<p><strong>Non tutti hanno il coraggio della signota Merkel, che al telefono ha risposto per le rime a Netanyahu accusandolo chiaro e tondo di &#8220;non fare nulla per il processo di pace&#8221;, lui che aveva avuto l&#8217;ardire di rimproverare la Merkel perché la Germania all&#8217;Onu aveva &#8211; giustamente, con altri Stati, bloccati dalla solita complicità Usa &#8211; chiesto la fine dei soprusi colonialisti israeliani ai danni dei palestinesi. Strano &#8211; o no? &#8211; come la notizia della sfuriata della Merkel &#8211; che alle incredibili accuse di Netanyahu per il voto all&#8217;Onu ha reagito scandendo &#8220;Come osa! Siete voi che ci avete deluso. Non avete fatto il minimo sforzo per fare avanzare la pace!&#8221; &#8211; abbia dato notizia, se non m&#8217;è sfuggito qualcosa, solo il Corriere della Sera. Che il 26 febbraio l&#8217;ha comunque prudentemente relegata in un riquadrino in fondo a pagina 5. La signora Merkel pare sia l&#8217;unica ad avere letto suo giornali quanto rivelato dai &#8220;palestinian papers&#8221;, vale a dire che finora Israele grazie all&#8217;appoggio Usa ha solo fatto finta di volere la pace, puntando in realtà a disfarsi dei palestinesi e degli arabi israeliani, quattro milioni di persone, &#8220;trasferendoli&#8221; magari perfino in Amazonia, cioè dall&#8217;altra parte del mondo.</strong></p>
<p><strong>L&#8217;uso immediato, fulmineo e a sproposito della parola &#8220;genocidio&#8221; nei fatti libici denota la volontà, nostra e di alcuni Paesi arabi, di drammatizzare sin da subito quei fatti. Anche i &#8220;bombardamenti di interi quartieri di Tripoli&#8221;, con annessa cifra di &#8220;10.000 morti e 50 mila feriti&#8221;, si è rivelata una balla. Il giornalista inviato Vincenzo Nigro scrive chiaro e tondo a pagina 3 di Repubblica di sabato 26 febbraio quanto segue: &#8220;Non è vero che i cacciabomardieri abbiano colpito indiscriminatamente i quartieri di Fashlun, Siahia, Gerganesh&#8221;, &#8220;non ci sono i segni dei bombardamenti&#8221;. Sempre Nigro nella stessa pagina scrive che &#8220;inventando e ingigantendo quello che è successo per davvero, i network arabi hanno accelerato la decomposizione del regime&#8221;. Ma la drammatizzazione serve per legittimare il nostro intervento militare &#8220;umanitario&#8221;. Non a caso però l&#8217;Occidente si guarda bene dal mandare le truppe di pace &#8220;umanitarie&#8221; nel posto dove da 60 anni è più urgente e utile mandarle, vale a dire in Israele-Palestina per separare i contendenti prima e poi per evitare che uno dei due si veda rubare ormai quasi tutta la terra e la stessa prospettiva della dignità nazionale e di uno Stato, nonostante quanto deliberato dall&#8217;Onu nell&#8217;ormai lontano 1948. Da notare che se al posto della solita retorica del menga l&#8217;Occidente avesse mandato un esercito per separare i contendenti e imporre loro una pace equa sarebbero state risparmiate decine di migliaia di vite, comprese quelle di alcune migliaia di ebrei israeliani.</strong></p>
<p><strong>Riguardo la Libia tutti i giornali hanno parlato di &#8220;fosse comuni&#8221; per seppellire &#8220;le migliaia di vittime&#8221;. Ma le foto a corredo della notizia mostrano fosse che NON sono affatto comuni, ma chiaramente singole e neppure improvvisate: si vede bene che hanno le pareti di cemento. In varie foto inoltre si vede bene che si tratta di un cimitero con tombe già in uso, e quindi le fosse vuote sono l&#8217;equivalente di quelle dei nostri cimiteri che preparano man mano le fosse per i nuovi inevitabili arrivi decisi da madre natura o da incidenti vari. Un&#8217;altra cosa strana è che si vede chiaramente il mare a pochi metri dalle fosse vuote, scavate nella sabbia. Chi costruisce cimiteri nella sabbia in riva al mare con la certezza che l&#8217;alta marea, il mare agitato e le tempeste spazzino via tombe, bare e defunti? Mistero. C&#8217;è qualcosa che non quadra.<br />
</strong></p>
<p><strong>A questo punto c&#8217;è da chiederci perché si voglia intervenire militarmente drammatizzando ben oltre la realtà quanto avviene in Libia, fermo restando il fatto che la caduta di Gheddafy, e annessa ingombrante famiglia, è certo una buona cosa se sostituita da una democrazia degna di un tale nome. La risposta alla domanda purtroppo può essere molto semplice e banale: petrolio. Lo stesso petrolio per il quale la Casa Bianca, abitata allora da Bush padre, tese un tranello a Saddam spingendolo ad invadere il Kuwait in modo da poter intervenire militarmente contro l&#8217;Iraq e a favore del medioevo kuwaitiano. Vale a dire, a favore del nostro poter disporre del loro petrolio. Disponibilità aumentata dall&#8217;invasione dell&#8217;Iraq voluta da Bush figlio e ottenuta mentendo agli americani e al mondo. Se Parigi val bene una messa, il petrolio val bene qualche altra guerra e massacro. Tanto non si tratta di massacri di americani o di europei…<br />
Non so se si punti alla frantumazione della Libia per poterci assicurare le zone più ricche di petrolio. So però che anche i problemi libici derivano dall&#8217;essere la Libia uno Stato inventato dall&#8217;Europa, con i confini tracciati come al solito a Parigi, Londra e magari Roma, usando la riga e facendo riferimento a meridiani e paralleli anziché alla realtà geografica ed etnica locale. Lo stesso metodo usato per l&#8217;Iraq e molti altri Stati nati dal collasso del nostro colonialismo, anche loro con dentro popoli, etnie e tribù tenute assieme con la forza o con la corruzione, ma certo non unite dal senso di una comune appartenenza e dello Stato. Lo ripeto per l&#8217;ennesima volta: sono due secoli, dall&#8217;invasione dell&#8217;Egitto compiuta da Napoleone, che calpestiamo (anche) il Medio Oriente e gli imponiamo &#8211; o nei migliori dei casi tolleriamo &#8211; capi e politiche che fanno comodo a noi, ma non ai suoi abitanti.</strong></p>
<p><strong>Riguardo la Libia, il fatto che a parlare della situazione in tv e in conferenze stampa con la inviati esteri e a proporre accordi con i ribelli sia un figlio di Gheddafy, unito al fatto che i suoi vari figli possiedono grosse fette dell&#8217;economia libica, dovrebbe farci riflettere. Si tratta indubbiamente di comportamenti che confermano come al potere in Libia ci sia non un governo legittimo legittimamente espresso, ma un gruppo familiare insediatosi al seguito del suo patriarca. Ma confermano anche che il tentativo del nostro Umberto Bossi di creare la sua bella dinastia padana, indicando nei suoi figli i &#8220;continuatori della lotta per la libertà&#8221; e installando intanto nella Regione Lombardia l&#8217;insulso figlio Renzo, è un tentativo che va respinto perché pericoloso. Idem per quanto riguarda il tentativo del Chiavaliere e/o dei suoi servi di fondare una dinastia berluscona puntando non si sa ancora bene se sul figlio Piersilvio o sulla figlia Marina.</strong></p>
<p><strong>Ma che succede in Libia? E nel mondo arabo? Come andrà a finire? A giudicare dalle proteste e sollevazioni a catena, pare proprio che stia finendo il post colonialismo chiamato anche imperialismo, vale a dire la nostra capacità di installare al potere nelle terre ricche di petrolio e altre materie prime per noi strategiche governi più o meno fantocci, ma comunque in grado di garantirci il predominio economico e l&#8217;influenza politica decisiva. I Paesi arabi e quelli del cosiddetto Terzo Mondo hanno cominciato a volersi emancipare dal nostro abbraccio soffocante e a voler camminare sulle proprie gambe fin dai primi accordi tra loro, da quello di vari decenni or sono tra i &#8220;Paesi non allineati&#8221;, cioè né con l&#8217;Occidente capitalista né con l&#8217;Est comunista, a quello della Repubblica Araba Unita. Tutti tentativi non andati a buon fine. Anche perché quando in quei Paesi nasceva una democrazia veniva schiacciata nel sangue, come è successo in Iran, Cile, Congo e per certi versi anche in Indonesia,  se non garantiva l&#8217;usuale asservimento nei confronti in particolare degli Usa. Il petrolio per noi ha sempre avuto più valore del sangue delle popolazioni altrui.</strong></p>
<p><strong>Ora pare che anche quell&#8217;epoca stia finendo, ma resiste ben radicata nei posti peggiori in fatto di regimi impresentabili, come l&#8217;Arabia Saudita, il Kuwait, gli Emirati Arabi Uniti. Si tratta di territori nel cui sottosuolo giace gran parte delle riserve mondiali di petrolio. Che, ripeto, per noi vale molto di più del sangue e della vita delle popolazioni che ci vivono sopra. Non condivido l&#8217;entusiasmo di chi vede già la democrazia installata in Tunisia, Egitto e tra poco anche in Libia. Non solo e non tanto per il gattopardismo già in moto, ma anche perché non mi pare esista quel tessuto intermedio fatto di quadri dirigenti capaci di gestirla per davvero una democrazia evitando che sia solo una farsa come in Afganistan e Iraq. L&#8217;entusiasmo giovanile, nutrito a quanto pare dalle infinite vie di Internet, non basta.<br />
</strong></p>
<p><strong>Certo, la tempesta che scuote quei Paesi è salutare, anche se c&#8217;è purtroppo da contare i morti. Se le democrazie prendessero davvero il posto dei regimi servili sarebbe più facile anche porre fine alla tragedia israelo-palestinese, con un accordo di pace credibile con Israele che garantisca la vita di questo Stato e la fine del ricorso alle armi, terrorismo compreso. Stando così le cose appare particolarmente miserabile l&#8217;allarmismo seminato dai soliti untori che sanno vedere nel mondo islamico, un miliardo e mezzo di persone, solo terroristi e masse pronte a saltarci alla gola nonostante gli islamisti che seminano il terrore siano una infima minoranza. Allarmismo evidentemente frutto della nostra cattiva coscienza e coda di paglia: sappiamo bene che il male da noi fatto anche nelle  terre islamiche potrebbe giustificare il restituirci la pariglia. Allarmismo portato avanti anche dal giornalismo pessimo, cialtrone e guerrafondaio come quello che urla e si strappa i capelli dalle prime pagine di quotidiani come Libero. Il cui nome esatto e completo dovrebbe essere Libero Di Dire Cazzate. Se non ci liberiamo dei paraocchi e delle tossine, non sapremo cogliere le grandi opportunità offerte dal vento che soffia nel mondo arabo per costruire un rapporto tra noi e loro più giusto e duraturo. Loro si stanno muovendo, specie i giovani, verso di noi. Noi però restiamo fermi. Ovvio che se non facciamo passi verso di loro sarà anche questa una occasione sprecata.<br />
Purtroppo Obama ha tradito la promessa fatta al Cairo un anno fa e che tanto aveva fatto sperare non solo il mondo arabo: &#8220;Costruiremo un rapporto più giusto con il mondo arabo e islamico&#8221;. Che l&#8217;abbia tradita lo dismostrano in modo clamoroso i &#8220;palestinian papers&#8221;, ma anche la recente vergognosa decisione, e annessa ipocritissima e ingiustificabile giustificazione,  di porre il veto alla richiesta avanzata all&#8217;Onu da molti Stati di bloccare il colonialismo israeliano. L&#8217;Europa dovrebbe rendersi conto che tocca quindi a lei rimboccarsi le maniche e cambiare strada. Purtroppo però non pare che fino ad ora lo si sia capito.</strong></p>
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		<title>Lo strano bipolarismo italiano: dai guelfi e ghibellini ai parlamentarelfi e berluschini. Mentre il Chiavaliere è in partenza per Israele con intenti bellicosi anche nei confronti di un editore italiano&#8230;</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Jan 2010 01:17:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pino Nicotri]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La degenerazione politica è arrivata ormai al punto di registrare non solo la ventesima legge ad personam per evitare processi e condanne a Silvio Berlusconi, ma anche la prima legge ad familias per evitare che finiscano nei guai anche suo  figlio Piersilvio nonché il fedele Fedele Confalonieri con l&#8217;inchiesta Mediatrade che ha svelato il meccanismo berlusconiano di accumulo di fondi neri e naviga ormai verso il dibattimento in aula. Di fatto l&#8217;Italia è prigioniera della pretesa dell&#8217;attuale capo del governo di essere legibus solutus con la scusa che è stato &#8220;eletto dal popolo&#8221;. Scusa risibile a fronte delle dimissioni date per molto meno da molto più civili leader politici e dell&#8217;impeachment evitato sul filo del traguardo dal presidente Usa Bill Clinton e dalle dimissioni cui fu costretto un altro presidente Usa, Nixon, reo &#8220;solo&#8221; di una irruzione nella sede del partito avversario per sapere cosa ci fosse scritto nei loro documenti e programmi elettorali e di avere mentito all&#8217;opinione pubblica. Bazzecole di fronte agli addebiti mossi e provati nei confronti di Berlusconi. Ripeto ancora una volta che per renderlo indegno di sedere non già a palazzo Chigi ma anche solo in parlamento basta e avanza il molto disonesto tentativo di far nominare ministro della Giustizia il suo avvocato, Cesare Previti, addetto alla corruzione di giudici romani e al conseguente scippo di imperi editoriali altrui. Corruzione che la Corte di Cassazione nel rendere definitiva la condanna di Previti ha scritto chiaro e tondo nella sentenza essere stata consumata in tandem col suo datore di lavoro Berlusconi Silvio.</strong><span id="more-1808"></span><strong>Che tirasse ormai la brutta aria di &#8220;famigghia&#8221; o dinastia berluscona lo si è capito fin da quando il giovin signore Piersilvio colto con la mani nel sacco di Mediatrade ha accusato pure lui i magistrati di &#8220;voler colpire mio padre&#8221;, cioè Silvio Berlusconi. Il luridume dello sport berlusconiano del lancio del peso delle accuse contro i magistrati è iniziato una ventina d&#8217;anni fa, per l&#8217;esattezza da quando a Vittorio Sgarbi fu affidato un programma televisivo a Mediaset perché tenesse i magistrati sotto pressione arrivando perfino a chiamarli assassini! Ora siamo al punto che i magistrati si sono ridotti a manifestare in massa per protestare contro le continue calunnie riversate loro dal nostro capo del governo, cosa che non accade neppure nei Paesi tribali e che da sola basterebbe, data la flagranza del reato, a fare emettere un mandato di cattura contro questo sempre meno presentabile premier mascarato, fondotintato e ricappelluto.<br />
L&#8217;insipienza e l&#8217;attitudine all&#8217;inciucio corruttori della sinistra ha permesso che si arrivasse al punto in cui siamo: il parlamento è stato espropriato del suo ruolo e ridotto a stadio, occupato dalla curva sud antiberluscona, dalle tribune patinate berluscone e dalla contigua curva nord legaiola. Per carità, io non mi vergogno affatto di essere italiano, ma mi vergogno molto di come ci siamo ridotti politicamente e civilmente, oltretutto con la scuola sempre più a brandelli e lo Stato estero del Vaticano che si intromette e sobilla a ogni piè sospinto con l&#8217;evidente speranza che un possibile forte ridimensionamento o svuotamento della democrazia italiana renda possibile un suo ritorno di potere degno dei &#8220;bei tempi&#8221;. Siamo passati dai guelfi e ghibellini a un nuovo bipolarismo tutto all&#8217;italiana: parlamentarelfi e berluschini… I parlamentari somigliano infatti sempre più a innoqui elfi e nanetti da giardino.<br />
</strong></p>
<p><strong>La situazione è resa più fosca dalla sempre più evidente strumentalizzazione della Memoria e annessa Giornata della Memoria, strumentalizzazione giunta al punto da avere buttato fuori scena e fatto quasi del tutto dimenticare gli stermini e i genocidi che non sia quello subito dagli ebrei, buttato fuori scena in primo luogo quello degli &#8220;zingari&#8221;. Che percentualmente è anche più grave della Shoà. Ma nessuno si sogna di ricordare che esistono il Porrajmos e il Samudaripen, come gli &#8220;zingari&#8221; chiamano il proprio genocidio per mano dei nazisti. Tanto meno qualcuno si sogna di invitare a parlare in parlamento e in altri luoghi istituzionali di rilevante importanza qualche esponente dei rom e dei sinti per sentire anche la loro voce almeno nella Giornata della Memoria, ormai smemorata e ridotta a senso unico, buona più che altro a uso e consumo del partito filoisraeliano anti arabo e anti islamico. La visione razzista e colonialista di gran parte di tale partito, sempre più ramificato e potente, è ancora una volta rappresentato dal modo truffaldino con il quale si attribuiscono al governo iraniano bellicose dichiarazioni di &#8220;distruzione di Israele&#8221; spacciando truffaldinamente l&#8217;eliminazione del &#8220;regime sionista israeliano&#8221;, che come qualunque regime al mondo, compreso quello teocratico iraniano, può essere cambiato anche radicalmente o eliminato del tutto senza per questo eliminare lo Stato e soprattutto la popolazione di quello Stato.  In Spagna il franchismo è stato eliminato senza nessun trauma per la Spagna, che non solo esiste ancora, ma ha anche conquistato la democrazia e ha superato l&#8217;Italia in campo economico, politico e civile.</strong></p>
<p><strong>Quale imbecille e mascalzone scambierebbe il desiderio di molti inglesi di eliminare la monarchia con l&#8217;eliminazione dell&#8217;Inghilterra e degli inglesi? Nessuno, ovviamente, se non forse i forcaioli monarchi sauditi. La nostra disonestà appare in tutta la sua gravità se si considera che facciamo sempre più sfacciatamente il tifo, anche con aiuti illegali sotto banco e interventi di servizi segreti corredati da forniture d&#8217;armi, per l&#8217;eliminazione del regime iraniano e di quello tibetano senza però che nessuno di noi si metta a urlare che vogliamo &#8220;eliminare l&#8217;Iran&#8221; ed &#8220;eliminare il Tibet&#8221; con le intere loro popolazioni. Abbiamo &#8220;distrutto&#8221; il regime sovietico e quelli &#8220;comunisti&#8221; dell&#8217;Europa Orientale, ma non per questo abbiamo distrutto i vari Stati che vanno dalla Germania Est fino a Mosca e dal Baltico  agli Urali, né abbiamo distrutto le loro popolazioni. O no? </strong></p>
<p><strong>Finora l&#8217;unica persona e l&#8217;unica potenza che hanno minacciato di &#8220;incenerire&#8221; un intero Paese, con tutti i suoi 70 milioni di abitanti, sono l&#8217;attuale segretario di Stato Usa, signora Hilary Clinton, e di conseguenza il Paese che essa rappresenta, vale a dire la massima potenza militare del pianeta. E&#8217; stata infatti Hilary Clinton che ci ha tenuto a  dichiarare pubblicamente che &#8220;prima che l&#8217;Iran finisca eventualmente di completare le operazioni di lancio di un suo missile contro Israele si ritroverebbe totalmente incenerito e riportato all&#8217;epoca della pietra&#8221;. NON esiste nulla di simile, nulla di così incivile, minaccioso e barbarico da parte di nessun Paese musulmano o non musulmano nei confronti di un qualche altro Paese. E finora esistono solo le migliaia di armi atomiche nate e proliferate per responsabilità statunitense ed europea. Che la signora Clinton sia un tipo aggressivo lo dimostra anche l&#8217;indecente pretesa del suo ambasciatore a Roma di dimissioni del boss della nostra protezione civile, Guido Bertolaso, reo di avere detto ad alta voce una verità evidente anche ai ciechi: gli Usa ad Haiti hanno spedito troppi militari, la cui mentalità è ovviamente più adatta a una guerra, cioè alle distruzioni, che al soccorso, faccenda di norma della Croce Rossa et similia. Dal comportamento e dal dispiegamento pare quasi che i militari Usa abbiano anche il compito se non di occupare il Paese almeno di restarci per minacciare meglio Cuba che è a soli 60 miglia a ovest di Haiti.</strong></p>
<p><strong>Come ho annunciato già da tempo, è in programma una importante visita di Berlusconi in Israele ai primi di febbraio. Guarda caso, a celebrazioni ancora calde della Memoria. Se non sbaglio, sia Israele che la Turchia sono inseriti in varie iniziative europee, anche sportive. Ora assistiamo al rallentamento dell&#8217;ingresso della Turchia nella Comunità Europea e al corteggiamento perché vi entri Israele, da cooptare anche nella Nato. Insomma, il bisecolare colonialismo europeo nel Medio Oriente e il neocolonialismo a stelle e a strisce ha trovato un vestito nuovo, un nuovo modo per continuare a fare e disfare nell&#8217;Oriente del Petrolio. E Berlusconi, sempre più bisognoso di aiuto e sempre più desideroso di segare la gambe a Carlo De Benedetti, che si usa dire sia ebreo ma comunque non è un sionista sfegatato, ora si appoggia a Israele, e agli ambienti politici e finanziari alla base dell&#8217;attuale pericoloso e razzista governo di destra di Netanyahu, che si è messo sotto i piedi anche la volontà di pace di Obama, e vi si appoggia pure in funzione anti De Benedetti.</strong></p>
<p><strong>La disinvoltura di Berlusconi traspare anche dal suo feeling con Gheddafy. Gli accordi stipulati questa estate con la Libia sono indubbiamente utili anche all&#8217;Italia, però il nostro capo di governo avrebbe almeno potuto fare la voce grossa nei confronti del giordano palestinese Osama Abdel Al Zomar, condannato in Italia all&#8217;ergastolo in contumacia per l&#8217;attentato di matrice palestinese alla sinagoga di Roma del 9 ottobre 1982 che uccise il bambino Stefano Taché, nipote di un mio recente amico.  Alla vigilia della partenza di Berlusconi per Tripoli il padre di Stefano, Joseph Taché, ha chiesto inutilmente assieme a Riccardo Pacifici, portavoce della comunità romana, che Berlusconi  chiedesse l&#8217;estradizione in Italia di Al Zomar. Per Berlusconi, che non si è scomodato visto anche che non si trattava di trombare qualche bonazza, ha risposto il ministro degli Esteri Frattini: &#8220;Al Zomar non può essere estradato,  la politica estera è una cosa seria e le regole internazionali vanno rispettate&#8221;. Giusto! L&#8217;importante è fare la voce grossa solo se si tratta di chiedere l&#8217;estradizione di ricercati di sinistra, come l&#8217;italiano Cesare Battisti, riparato in Brasile, il brigatista del rapimento Moro Alessio Casimirri e il ricercato per la strage di Primavalle Manlio Grillo. Badando bene a farsela sotto e restare muti se si tratta di chiedere agli Usa di procedere contro Luis Posada Carriles, il terrorista pluriomicida anticubano al soldo della Cia responsabile anche della morte a Cuba dell&#8217;italiano Fabio Di Celmo.</strong></p>
<p><strong>Anziché disturbare l&#8217;amico Gheddafy sollevando il caso Al Zomar almeno per rispetto verso la memoria del cittadino italiano Stefano Taché, Berlusconi lo ha premiato anche con l&#8217;esibizione delle Frecce Tricolori, la pattuglia area acrobatica italiana.  Business sa usual. Libia o Israele come Franza o Spagna: basta che se magna. </strong></p>
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