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	<title>ArruotaLibera &#187; Fnsi</title>
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	<description>Critica delle verità ufficiali. Contro l&#039;ipocrisia e l&#039;uso di due pesi e due misure da parte del potere</description>
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		<title>APPELLO A TUTTI I COLLEGHI E IN PARTICOLARE ALLA GIORNALISTA LAURA BOLDRINI, PRESIDENTE DELLA CAMERA, E AL GIORNALISTA SUO PORTAVOCE ROBERTO NATALE, GIÀ PRESIDENTE DELLA FNSI</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Dec 2017 12:16:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pino Nicotri]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[APPELLO A TUTTI I COLLEGHI E IN PARTICOLARE ALLA GIORNALISTA LAURA BOLDRINI, PRESIDENTE DELLA CAMERA, E AL GIORNALISTA SUO PORTAVOCE ROBERTO NATALE, GIÀ PRESIDENTE DELLA FNSI Il ricorso di 21 colleghi contro il contratto nazionale di lavoro giornalistico firmato il 21 ottobre 2014 dalla FNSI è stato respinto dal giudice monocratico di Roma dottoressa Cecilia [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>APPELLO A TUTTI I COLLEGHI E IN PARTICOLARE ALLA GIORNALISTA LAURA BOLDRINI, PRESIDENTE DELLA CAMERA, E AL GIORNALISTA SUO PORTAVOCE ROBERTO NATALE, GIÀ PRESIDENTE DELLA FNSI</strong><br />
<strong>Il ricorso di 21 colleghi contro il contratto nazionale di lavoro giornalistico firmato il 21 ottobre 2014 dalla FNSI è stato respinto dal giudice monocratico di Roma dottoressa Cecilia Bernardo con una sentenza ( <a href="http://www.senzabavaglio.info/wp-content/uploads/2017/11/Senza-Bavaglio-17-11-06-Sentenza-contro-FNSI.pdf">http://www.senzabavaglio.info/wp-content/uploads/2017/11/Senza-Bavaglio-17-11-06-Sentenza-contro-FNSI.pdf</a> ) che è chiaramente sbagliata e punitiva.</strong><br />
<strong>1) &#8211; La sentenza è sbagliata.</strong><br />
<strong>Lo si evince chiaramente dalle stesse argomentazioni conclusive del giudice, laddove scrive:</strong><br />
<strong> “Al successivo art. 7 [dello statuto della FNSI] vengono, poi, elencati gli organi della FNSI, che sono: il Congresso Nazionale; il Consiglio Nazionale; la Giunta Esecutiva; il Presidente della FNSI; il Segretario generale; la Segreteria Nazionale; il Collegio dei revisori dei conti; il Collegio nazionale dei Probiviri; i dipartimenti, le commissioni contrattuali e le commissioni di lavoro. Orbene, dalle suindicate disposizioni statutarie emerge che sono associati della Federazione Nazionale esclusivamente le singole Associazioni regionali e interregionali, che sono organismi autonomi dotati di un proprio statuto. Per contro, gli iscritti alle associazioni territoriali sono associati delle suddette associazioni, ma non associati della Federazione nazionale, che si sostanzia in una associazione di secondo livello (associazione di associazioni). Ciò, del resto, emerge chiaramente anche da quanto disposto all’art. 8 dello Statuto, che detta la disciplina relativa al funzionamento del Congresso nazionale della FNSI, massimo organo deliberante della Federazione. Orbene, dal citato art. 8 risulta che i singoli iscritti alle Associazioni territoriali non possono automaticamente partecipare al Congresso nazionale della Federazione (cosa che invece sarebbe certamente possibile se gli stessi fossero associati della Federazione stessa), ma possono parteciparvi esclusivamente i delegati di ciascuna Associazione regionale, in rappresentanza di quest’ultima.</strong><br />
<strong>Inoltre, non risulta che gli odierni attori rappresentino o abbiano fatto parte di uno degli organi della Federazione, elencati dall’art. 7 dello Statuto.</strong></p>
<p><strong>Ne consegue che &#8211; alla luce del chiaro disposto dell’art. 23 c.c. &#8211; i predetti non sono legittimati ad impugnare delle deliberazioni assunte dalla Giunta Nazionale della FNSI, non essendo associati della Federazione, né facendo parte di uno dei suoi organi”.</strong></p>
<p><strong>Sta di fatto che sul retro di qualunque tessera di iscrizione per esempio all’Associazione Lombarda dei Giornalisti (ALG) è documentata in modo chiaro e inequivocabile l’iscrizione anche alla FNSI. A favore della quale, come se non bastasse, nelle buste paga e nel rateo di pensione di almeno alcuni dei 21 c’è un’apposita trattenuta. E che i 21 siano iscritti anche alla FNSI oltre che alle rispettive ARS è PROVATO anche dal fatto che l’FNSI nel contestare in sede legale il ricorso dei 21 non ha sollevato neppure di striscio l’improponibile e peregrino argomento partorito dal giudice.</strong><br />
<strong>La cantonata presa dal magistrato ha dunque proporzioni imbarazzanti. Ancor più imbarazzanti alla luce del fatto che alcuni dei 21 ricorrenti, come per esempio Pierangelo Maurizio e Massimo Alberizzi, fanno e hanno fatto parte di almeno due degli “organi della Federazione elencati all’art. 7 dello statuto”. Alberizzi e Maurizio sono infatti membri del Consiglio Nazionale della stessa FNSI, sono cioè membri di suoi organi dirigenti! Inoltre gran parte dei 21 ha firmato il ricorso in quanto eletti come delegati delle proprie ARS a più di un congresso nazionale della FNSI. Alberizzi e Maurizio, per esempio, sono stati eletti delegati ai congressi nazionali del 2007, 2011, 2015 (ricordiamo che il contratto nazionale di lavoro è stato firmato nel 2014). Fabrizio De Jorio inoltre è membro del consiglio direttivo dell’Associazione Stampa Romana. </strong><br />
<strong> Non vogliamo insinuare nulla, ma chi ha fornito al magistrato notizie sui 21 clamorosamente monche se non false? A chi può essersi rivolto il magistrato per avere delucidazioni sui curricula sindacali dei 21? Si è rivolto forse alla FNSI? Se così fosse, sarebbe grave che la FNSI avesse inviato curricula inesatti. Tanto inesatti da poter essere utilizzati per rigettare il ricorso dei 21 e condannarli inoltre a spese legali fuori misura. </strong><br />
<strong>Il magistrato pur animato da tanto zelo non ha minimamente rilevato &#8211; anzi, lo ha tranquillamente ed esplicitamente accettato &#8211; che la FNSI presenta una non bella anomalia, è infatti forse l’unico caso italiano di sindacato unico di un’intera categoria professionale. Anomalia a fronte della quale, a prescindere da eventuali ricorsi, ci si potrebbe interrogare anche sulla validità dei contratti da essa firmati. Vogliamo ricordare che questo discutibile monopolio sindacale della FNSI è una conseguenza dell’accordo raggiunto a fine anni ’50 del secolo scorso dai sindacati nazionali CGIL, CISL e UIL, accordo che aveva voluto escludere dalla politicizzazione sindacale i giornalisti e le forze dell&#8217;ordine proprio per il loro particolare ruolo nella società: giornalisti e poliziotti potevano dunque avere sì un proprio sindacato, ma esclusivamente unitario, vale a dire unico, onde evitare singoli sindacati politicamente orientati.</strong><br />
<strong>La cosa strana, ma sintomatica della mentalità da inciucio, è che mentre per la polizia questa limitazione veniva abolita dopo gli anni 70 a seguito della sua smilitarizzazione, per i giornalisti è invece rimasta in piedi: come fossimo militarizzati! E per giunta come fossimo l’unica professione militarizzata!</strong><br />
<strong>Perché una tale ingiustificabile anomalia?</strong><br />
<strong> 2) &#8211; La sentenza è punitiva.</strong><br />
<strong>Non vogliamo mettere in discussione il principio in base al quale chi perde una causa paga anche le spese legali degli avversari. Quello che è assolutamente fuori norma, e quindi inammissibile, è l’ammontare delle spese legali da liquidare agli avvocati della FNSI, della FIEG e della Presidenza del Consiglio: 40.000 euro! Pari a oltre 13.000 euro per ognuno degli avvocati dei tre soggetti citati.</strong><br />
<strong>E’ quindi legittimo pensare che si tratti di una vera e propria intimidazione contro i 21 temerari che hanno osato sfidare i poteri forti dell’editoria giornalistica. Il messaggio è forte e chiaro: “Non osate farlo più!”.</strong><br />
<strong>L’altro messaggio, altrettanto forte e chiaro è il seguente: solo chi è ricco può intraprendere un’azione giudiziaria, chi non ha i mezzi invece stia zitto e pieghi la testa.</strong><br />
<strong>Ci chiediamo sbalorditi come possa la FNSI permettere un tale scempio</strong><br />
<strong>Stando così le cose, invochiamo ad alta voce la solidarietà e l’intervento attivo della giornalista Laura Boldrini &#8211; che in qualità di presidente della Camera anche in tempi recenti si è dimostrata sollecita sui temi della libertà e dignità del giornalismo &#8211; e del giornalista suo portavoce Roberto Natale: che in qualità di ex presidente della stessa FNSI può certamente contribuire a far ragionare in modo non punitivo e vendicativo l’attuale sua dirigenza. </strong><br />
<strong>Chiediamo inoltre a tutti i colleghi, Boldrini e Natale compresi, di dare un contributo in danaro per poter pagare quei 40 mila euro. Il contributo va versato sul conto corrente avente le seguenti coordinate bancarie:</strong><br />
<strong>- IBAN IT10B0311101603000000000413</strong><br />
<strong>- UBI Banca, sede di Milano</strong><br />
<strong>- Causale: Per i 21 ricorrenti</strong><br />
<strong>- Intestatario: Senza Bavaglio – Centro Studi per il Giornalismo.</strong><br />
<strong> Grazie.</strong><br />
<strong> Pino Nicotri</strong><br />
<strong>(Senza Bavaglio)</strong></p>
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		<title>CON PREGHIERA DI CONTRIBUIRE CON UN&#8217;OFFERTA LIBERA &#8211; http://www.senzabavaglio.info/2017/12/03/il-giornalismo-muore-mentre-il-sindacato-si-autocelebra-basteranno-i-21-coraggiosi/</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Dec 2017 23:10:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pino Nicotri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
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		<description><![CDATA[http://www.senzabavaglio.info/2017/12/03/il-giornalismo-muore-mentre-il-sindacato-si-autocelebra-basteranno-i-21-coraggiosi/ Il giornalismo muore mentre il sindacato si autocelebra. Basteranno i 21 coraggiosi? Senza Bavaglio 3 dicembre 2017 Ecco il comunicato stampa divulgato dalla FNSI dopo l’intervento del Senatore Maurizio Gasparri che trovate qui: http://www.senzabavaglio.info/2017/11/29/gasparri-interviene-sulla-sentenza-che-ci-da-torto/ «È singolare che il senatore Maurizio Gasparri finga di non conoscere una regola basilare dello Stato di diritto, quella secondo [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.senzabavaglio.info/2017/12/03/il-giornalismo-muore-mentre-il-sindacato-si-autocelebra-basteranno-i-21-coraggiosi/">http://www.senzabavaglio.info/2017/12/03/il-giornalismo-muore-mentre-il-sindacato-si-autocelebra-basteranno-i-21-coraggiosi/</a></p>
<p>Il giornalismo muore mentre il sindacato si autocelebra. Basteranno i 21 coraggiosi?<br />
Senza Bavaglio<br />
3 dicembre 2017</p>
<p>Ecco il comunicato stampa divulgato dalla FNSI dopo l’intervento del Senatore Maurizio Gasparri che trovate qui:</p>
<p>http://www.senzabavaglio.info/2017/11/29/gasparri-interviene-sulla-sentenza-che-ci-da-torto/</p>
<p>«È singolare che il senatore Maurizio Gasparri finga di non conoscere una regola basilare dello Stato di diritto, quella secondo la quale tutti possono agire liberamente in giudizio salvo poi pagare le spese in caso di soccombenza. Il caso che tanto appassiona il senatore Gasparri non fa eccezione. È legittimo che una sparuta minoranza di giornalisti abbia cercato di far annullare in giudizio un contratto nazionale di lavoro che, potrà piacere o no, è stato approvato da una larghissima maggioranza di giornalisti. Quello che non è accettabile è che, adesso, chi ha visto respingersi il ricorso pretenda che la FNSI, dopo essere stata trascinata in giudizio ed esserne uscita a testa alta, si accolli anche le spese legali di chi ha promosso il ricorso. Il senatore Gasparri è libero di farsi paladino di tutte le cause perse, ma non può dare lezioni di democrazia a nessuno, tantomeno alla FNSI».</p>
<p>Perfetto. Ecco la differenza tra noi e i dirigenti della FNSI. Pochi giorni prima di perdere la causa per abolire un contratto scellerato, noi abbiamo vinto una causa e sterilizzato uno statuto della Lombarda, fatto passare – secondo i giudici, non secondo noi &#8211; con metodi non regolari. L’Associazione Lombarda dei Giornalisti è stata condannata a pagare le spese legali, ma noi ci siamo ben guardarti da chiedere il denaro. Sono soldi dei colleghi e per noi sono sacri. Certo non imploriamo elemosine dalla FNSI ma siccome le spese cui siamo stati condannati sono ingenti, oltre che assurde, annunciamo già che solo qualcuno di noi andrà in appello.</p>
<p>Il sindacato critica i politici per le querele temerarie, fa finta però di non rendersi contro che 40 mila euro chiesti a colleghi (alcuni dei quali guadagnano 2000 euro all’anno) sono una cifra iperbolica. Cioè una condanna emessa per intimidire, cioè per ingiungere: “Se vi azzardate a toccare il manovratore rimarrete fulminati. Sudditi screanzati: non osate sfidare il potere del re”.</p>
<p>Ma se ci siamo rivolti ai giudici è perché siamo sicuri di aver subìto un torto. E lo dimostra la dichiarazione avventata e altezzosa del comunicato della FNSI, secondo cui il contratto “è stato approvato da una larghissima maggioranza di giornalisti”.</p>
<p>Bene. Sapete quali erano le regole stabilite dai dirigenti del sindacato? Il referendum sarebbe stato valido solo se avesse votato il 50 per cento più uno degli iscritti. Ridicolo, quando si sa che alle elezioni vota solo il 10/15 per cento degli aventi diritto.</p>
<p>Ma non solo. Ammessi al voto anche i colleghi della RAI ai quali non si applica il contratto FNSI/FIEG. Infatti i giornalisti dell’ex servizio pubblico hanno, per esempio, diritto all’indennità ex fissa che il contratto ha abolito per tutti gli altri. Senza contare che i giornalisti della Rai non saranno mai licenziati, quelli delle aziende “normali” rischiano invece il posto ogni giorno.</p>
<p>Quello che stupisce è la determinazione con cui la FNSI difende un contratto che favorisce gli editori e penalizza i giornalisti. Il sindacato parla di perdita di posti di lavoro e di distruzione di quel tessuto sociale che per anni ha garantito una straordinaria difesa dell’indipendenza e dell’autonomia del giornalismo italiano.</p>
<p>Ma non riconosce l’errore storico di aver firmato nel 2014 quel contratto che ha permesso tutto questo. Siamo pronti a un confronto pubblico con chi sostiene che quello in vigore sia un buon contratto che ha garantito maggiori spazi di informazione e posti di lavoro a volontà.</p>
<p>Per capire lo sfacelo che ha investito l’informazione basta leggere il documento di quello che ha caparbiamente voluto questo contratto, l’allora segretario Franco Siddi, il sindacalista che sta concludendo la sua carriera nel consiglio d’amministrazione della RAI.</p>
<p><a href="http://www.senzabavaglio.info/2017/10/26/ecco-cosa-diceva-franco-siddi-nel-2009-sul-contratto-ora-siede-nel-cda-della-rai/">http://www.senzabavaglio.info/2017/10/26/ecco-cosa-diceva-franco-siddi-nel-2009-sul-contratto-ora-siede-nel-cda-della-rai/</a></p>
<p>Se fossero seri e veramente interessati a difendere i giornalisti, i dirigenti della FNSI avrebbero dovuto ringraziare i colleghi che hanno fatto causa. Li avrebbero tratti d’impiccio da un errore clamoroso, il contratto appunto, fatto dai loro predecessori. Avrebbero dovuto dire: “Speriamo che i giudici vi diano ragione perché il contratto attuale è una porcheria”. Invece no. Si ostinano a sostenere che in fondo è un bel contratto. Vadano a dirlo ai colleghi ex RCS, della Mondadori, del Messaggero, della Domus, dell’Universo e di tante altre grandi case editrici, che hanno perso il posto di lavoro, alle decine di prepensionati, ai giornalisti delle piccole testate chiuse lasciati a spasso, a quelli che hanno dovuto cambiare lavoro perché con il giornalismo non vivono più, ai freelance sottopagati, a quanti hanno visto tagliati i loro compensi da editori incapaci. Si tratta di centinaia di colleghi.</p>
<p>A ringraziare questo sindacato sono i manager che hanno ricevuto bonus favolosi per aver svolto un compito inumano: tagliare i posti di lavoro e lasciare centinaia di famiglie sul lastrico.</p>
<p>E quegli editori che nonostante non avessero i bilanci in rosso hanno potuto cacciare i giornalisti.</p>
<p>Mentre la dirigenza sindacale si autocelebra, il giornalismo muore, i posti di lavoro vengono erosi, i giornali sono illeggibili e settori trainanti come gli esteri sono stati abbandonati.</p>
<p>E che il sindacato sia allo sbando e viva ormai fuori dalla realtà, lo dimostra l’atteggiamento preso sulla vertenza legale che lo oppone a 21 coraggiosi colleghi.</p>
<p>E’ singolare, diciamo noi, non che Gasparri abbia sollevato critiche alla FNSI ma che il sindacato unico dei giornalisti non si sia accorto di quanto abnorme sia l’ammontare delle spese legali che i 21 giornalisti sono stati condannati a pagare. Qui non si discute sul fatto che chi perde, se condannato a pagare le spese legali, deve saldare il conto. Quello che è assolutamente fuori norma è l’ammontare, 40.000 euro in totale. Chiaramente un’intimidazione contro questi 21 coraggiosi colleghi che hanno osato sfidare i poteri forti. “Lesa maestà”, potremmo dire, e un monito: “Non fatelo mai più”.</p>
<p>Un monito rafforzato dalla reazione rabbiosa dei legali FIEG (comprensibile, visto il ruolo) e sorprendentemente determinata di quelli della FNSI. Come dire: “Giù la testa. E con la vostra, anche la testa dell’informazione seria che deve essere orientata, a forza, verso una libertà di stampa sempre più minuscola. Sempre più lontana dai suoi lettori”.</p>
<p>Tanto per la cronaca. Ormai lo sport più in voga tra i dirigenti delle Istituzioni dei giornalisti è quello di disattendere Statuti e leggi e di interpretare le norme a vantaggio personale, quindi non resta che rivolgersi ai giudici sperando appunto di ristabilire giustizia. Ecco perché abbiamo fatto causa a Milano (e abbiamo vinto) e a Roma (e abbiamo perso). Le sentenze le trovate qui:</p>
<p>La sentenza dei giudici di Milano che ci dà ragione:</p>
<p><a href="http://www.senzabavaglio.info/2017/10/10/niente-modifiche-allo-statuto-il-tribunale-accoglie-il-ricorso-di-senza-bavaglio-contro-la-lombarda/">http://www.senzabavaglio.info/2017/10/10/niente-modifiche-allo-statuto-il-tribunale-accoglie-il-ricorso-di-senza-bavaglio-contro-la-lombarda/</a></p>
<p>La sentenza dei giudici di Roma che ci dà torto:<br />
<a href="http://www.senzabavaglio.info/2017/11/13/la-sentenza-dei-giudici-di-roma-che-ci-da-torto/">http://www.senzabavaglio.info/2017/11/13/la-sentenza-dei-giudici-di-roma-che-ci-da-torto/</a></p>
<p>Credevamo che il sindacato dei giornalisti avesse tra i suoi compiti la difesa dello Stato di diritto. Forse i suoi capi non si sono accorti che la sentenza di Roma sancisce un principio aberrante: solo chi è ricco può intraprendere un’azione giudiziaria. Chi non ha i mezzi invece stia zitto e pieghi la testa. Il sindacato dei giornalisti – quello che parlava di schiena dritta, vi ricordate? – non esiste più: davanti ai poteri forti non si deve reagire. Invece noi abbiamo un vizio: reagiamo alla prepotenza e all’arroganza. Scusate siamo fatti così: noi siamo giornalisti!</p>
<p>Senza Bavaglio</p>
<p>Noi continuiamo a lottare per tutti i giornalisti e per difendere i diritti calpestati.</p>
<p>Se volete aiutarci a sostenere i costi legali della battaglia comune</p>
<p>potete versare il vostro contributo sul conto intestato a:</p>
<p>Senza Bavaglio – Centro studi per il giornalismo</p>
<p>UBI Banca, sede di Milano</p>
<p>IBAN IT10B0311101603000000000413</p>
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		<title>Sette giorni, una vita. Il Lingotto-Marchionne sancisce la fine delle conquiste civili e dello sviluppo dell&#8217;Italia iniziate col dopoguerra? E&#8217; ormai più che assodato che siamo governati nell&#8217;interesse di una banda di malfattori. Per giunta benedetti da un Vaticano protettore dei bunga bunga dei preti pedofili</title>
		<link>http://www.pinonicotri.it/2011/01/sette-giorni-una-vita-il-lingotto-marchione-sancisce-la-fine-delle-conquiste-civili-e-dello-sviluppo-dellitalia-iniziate-col-dopoguerra-e-ormai-piu-che-assodato-che-siamo-governati-nellintere/</link>
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		<pubDate>Sat, 15 Jan 2011 21:29:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pino Nicotri]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Qual è la notizia peggiore tra quelle dell&#8217;ultima settimana? Difficile dirlo, perché è stata una grandinata. Sono reduce dalla quattro giorni di congresso nazionale tenuto a Bergamo dalla Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi), cioè del sindacato nazionale federale dei giornalisti italiani, la cui prima giornata è stata occupata dai discorsi dei tre editori ospiti, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Qual è la notizia peggiore tra quelle dell&#8217;ultima settimana? Difficile dirlo, perché è stata una grandinata. Sono reduce dalla quattro giorni di congresso nazionale tenuto a Bergamo dalla Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi), cioè del sindacato nazionale federale dei giornalisti italiani, la cui prima giornata è stata occupata dai discorsi dei tre editori ospiti, Carlo De Benedetti del Gruppo L&#8217;Espresso, Fedele Confalonieri di Mediaset e Piergaetano Marchetti della RCS, cioè della Rizzoli-Corriere della Sera. Stendiamo un pietoso velo. Per ora. Armiamoci di coraggio e procediamo.</strong></p>
<p><strong>1) &#8211; Il caso Fiat-Marchionne. Che in realtà è il più importante di tutti dal punto di vista strutturale e dell&#8217;economia. Beh, sappiamo già di che si tratta, lo abbiamo detto alcune volte. In Italia sono in atto due cose: lo smantellamento di molti diritti conquistati con la lotta contro il fascismo e nel dopoguerra; la riduzione progressiva del cittadino in consumatore. In questo quadro c&#8217;è la tentazione di demolire anche la dignità professionale, riducendo il più possibile a forza lavoro un tanto al chilo, cioè all&#8217;ora o alla giornata, qualunque tipo di figura professionale subordinata. Quanto accade al Lingotto della Fiat non è che la conseguenza di tutto ciò, nonché la spallata definitiva. C&#8217;è la tendenza a rendere il lavoratore subordinato italiano sempre meno lavoratore professionale e cittadino e sempre più forza lavoro un tanto al chilo e consumatore. A pensarci bene non si tratta di ridurre i lavoratori italiani come fossero extracomunitari, ma come fossero palestinesi in Israele. L&#8217;extracomunitario infatti dopo alcuni gironi infernali può diventare cittadino italiano come gli altri, ma il palestinse d&#8217;Israele non potrà mai diventare un cittadino come gli altri alla stessa stregua dei lavoratori italiani che sempre meno potranno essere cittadini come quelli che campano del lavoro altrui anziché solo del proprio. Con l&#8217;aggravante che ai vari Elkan, che disgraziatamente hanno preso il posto degli Agnelli prematuramente scomparsi, Giovannino ed Edoardo, della Fiat &#8220;italiana&#8221; non gliene può fregare meno, se non per altri miliardi di euro regalati dallo Stato italiano ufficialmente &#8220;a favore dell&#8217;occupazione&#8221; (!), per il semplice motivo che hanno una mentalità quanto meno &#8220;internescional&#8221;, come dimostra l&#8217;incapacità di Lapo Elkan a parlare in italiano decente che è pari alla sua capacità di spendere &#8211; qualcuno forse direbbe scialacquare &#8211; quattrini in malo modo. Quattrini, non dimentichiamolo mai, che provengono in parte dalle nostre tasche, cioè dalle nostre tasse, e in massima parte dal sudore dei lavoratori.</strong> <strong><span id="more-2890"></span><br />
Al Lingotto ha vinto il sì. Tutti cantano vittoria e applaudono alla Modernità. Temo sbaglino di grosso. L&#8217;unica modernità l&#8217;Italia l&#8217;ha avuta dall&#8217;antifascismo prima e poi dalle lotte operaie di massa e pressocché continue dell'&#8221;autunno caldo&#8221; del &#8217;69, quando la grande stampa estera scrisse che l&#8217;Italia grazie a quelle lotte &#8220;è entrata scalciando rumorosamente nei tempo moderni&#8221;. La vittoria di Marchionne al Lingotto probabilmente significa che il tempo della crescita e dello sviluppo e delle conquiste civili iniziato con la gagliarda ricostruzione degli anni &#8217;50 ed esploso negli anni &#8217;60 è finito. Che la Fiom rappresenti il vecchio è ovvio, per il semplice motivo che il nuovo chiacchiere a parte NON lo rappresenta nessuno, neppure a livello sindacale, talmente è cambiata la struttura produttiva italiana e non solo quella italiana. Dire che il nuovo lo rappresenta un Marchionne è pure demagogia cortigiana: sono troppi anni ormai che la Fiat arranca e va indietro, dopo avere man mano distrutto marchi come OM, Autobianchi, Lancia, Alfa Romeo, ecc. Le chiacchiere di Gianni Agnelli che prevedeva &#8220;rimarranno sul mercato mondiale dell&#8217;auto pochi produttori e la Fiat sarà tra questi&#8221; si sono rivelate per quello che erano: chiacchiere. Buone per mungere ancora quattrini nostri regalati dallo Stato e ingrassare tra l&#8217;altro il giornalismo parassitario, cortigiano e laudatorio annidiato in via Solferino a Milano e a La Stampa a Torino. Marchionne o è arrivato tardi o s&#8217;è svegliato tardi. In ogni caso, neppure sotto la sua guida &#8220;eccezziunale veramente&#8221;, come direbbe Abatantuono, la Fiat ha imparato a fare auto competive e moderne come quelle giapponesi, coreane, tedesche, francesi e scandinave.  Si possono fare tutte le acrobazie finanziarie, azionarie e gli incroci industrali che si vuole, ma se la &#8220;robba&#8221; prodotta non è &#8220;bbuona&#8221; non si vende.  E+ una legge che vale anche in Italia e per la Fiat da quando il protezionismo ha dovuto sgomberare il campo anche dal Belpaese, cioè ben prima del tanto decantato o maledetto, spesso a vanvera in entrambi i casi, globalismo.<br />
</strong></p>
<p><strong>Ovviamente spero di sbagliare, ma d&#8217;ora in poi è probabile si torni indietro. Fino dove? Non lo sa nessuno. Però è bene prendere nota del fatto che dopo le barricate parigine delle banlieu di pochi anni fa ora ci sono le barricate tunisine e algerine, che hanno in comune i protagonisti: i giovani. Ridotti alla disperazione per la mancanza di presente e di futuro. I nostri giovani per ora hanno un presente, grazie ai genitori ancora vivi. Quando si accorgeranno di non avere futuro, allora saranno guai.</strong></p>
<p><strong>2) &#8211; E a proposito di Tunisia e Algeria, l&#8217;orrenda mediocrità della nostra politica si vede periodicamente dagli atti del nostro ministro degli Esteri, lo svettante Franco Frattini. Questa volta ci ha tenuto a far sapere, a fronte delle decine di morti ammazzati dalle &#8220;forze dell&#8217;ordine&#8221; di quei due Paesi, che &#8220;l&#8217;Italia e dalla parte dei governi&#8221;. Posizione forcaiola di per sé, diventata anche figura di merda col &#8220;governo&#8221; tunisino fuggito all&#8217;estero, e pare proprio nell&#8217;amica Italia. Frattini si schiera con i governi quando conviene per motivi di bottega, più berluscona che italiana, pronto però a schierarsi contro altri governi quando lo comanda la bottega, più berluscona che italiana. Va bene i due pesi e due misure, ma l&#8217;indecenza dovrebbe avere un limite. O no?</strong></p>
<p><strong>3) &#8211; Nel frattempo registriamo una grande ipocrisia e un grande inganno. La grande ipocrisia è quella di Marchionne che da una parte ammonisce operai e sindacalisti che &#8220;i risultati del voto si rispettano e basta&#8221;, ma dall&#8217;altra annuncia che lui NON intende affatto rispettarli: &#8220;Se vince il no, la Fiat esce dall&#8217;Italia&#8221;. Ovvero: o votate come dico io o per voi saranno guai. Più o meno lo stesso discorso degli israeliani (e statunitensi) a Gaza. Il grande inganno è invece il fatto che i protagonisti del dramma nazionale del Lingotto ci sono, e sono migliaia e migliaia, ma in tv, né Rai né Mediaset, non ne vedrete neppure l&#8217;ombra, se non a volte grazie alla Gabanelli e a Santoro. In tv, come nel plotone di riviste e giornali più o meno patinati di gossip facenti capo al Chiavaliere, vedrete solo cose splendide, a partire dal sedere della Carfagna e dal set del Grande Fratello e altre grandi cazzate simili. Bush ha ingannato i suoi cittadini per poter fare la guerra all&#8217;Iraq. Il Chiavaliere per fare la guerra ai magistrati e scampare alla galera inganna i suoi cittadini avvalorando da sempre una eraltà spledida, sempre e comunque splendida, che non è mai esistita e che sempre meno esisterà. Questo si chiama Alto Tradimento.</strong></p>
<p><strong>4) &#8211; La notizia peggiore dal punto di vista dell&#8217;attualità politica è la dimostrazione che il capo del governo della Repubblica italiana, Silvio Berlusconi, non è solo il Grande Chiavaliere Papino il Breve. A leggere le cronace, che danno conto di prove e non di chiacchiere, c&#8217;è di che restare letteralmente, scusate il termine, di merda. Provate a leggere queste inchieste, che fanno finalmente capire bene cosa intendeva la signora Veronica Lario quando diceva che suo marito era &#8220;bisognoso d&#8217;aiuto&#8221;, cioè malato:</strong></p>
<p><strong><a href="http://">http://www.repubblica.it/politica/2011/01/15/news/testimone_caso_ruby-11242604/?ref=HREA-1</a><br />
<a href="http://">http://www.repubblica.it/politica/2011/01/15/news/notte_questura-11247388/</a><br />
<a href="http://">http://www.corriere.it/cronache/11_gennaio_15/le-14-ragazze-a-milano-due-per-loro-case-e-regali-fiorenza-sarzanini_211286de-2079-11e0-bf27-00144f02aabc.shtml</a><br />
<a href="http://">http://www.corriere.it/cronache/11_gennaio_14/caso_ruby_Berlusconi_indagato_Ferrarella_03fab6a8-1fbf-11e0-aeb3-00144f02aabc.shtml?fr=correlati</a></strong></p>
<p><strong>Che un politico si comporti così, e non parlo dal punto di vista morale ma da quello della ricattabilità, è inimmaginabile. Certe cose le faceva anche Nerone, per giunta non da solo, ma lui NON era ricattabile. Il Chiavaliere invece, stando anche ai dispacci dell&#8217;ambasciata Usa a Roma, è ricattabilissimo, se non pesantemente ricattato. Il problema però non è solo questo. Il problema  che un tipo simile ha portato al governo, addirittura come ministro della Difesa!, un lestofante come Cesare Previti, condannato in via definitiva come corruttore di magistrati e compratore di sentenze, e un non del tutto gentiluomo come Marcello Dell&#8217;Utri, condannato anche in secondo grado come favoreggiatore della mafia. Sorvoliamo sui molti altri, e sulle troppe altre, portate in parlamento per motivi non del tutto decenti. E mi limito a questo aggettivo.</strong></p>
<p><strong>Insomma, c&#8217;è la prova provata &#8211; e anzi ormai più d&#8217;una &#8211; che siamo governati da una accolita di malfattori. Purtroppo benedetta, as usual, dal Vaticano, come sempre pronto a tutto pur di incassare.</strong></p>
<p><strong>5)  &#8211; Il re del bunga bunga, primo ministro di Berlusconia detta anche Bungabungaland, insiste a dire che i giudici devono lasciarlo in pace perché &#8220;il popolo sovrano mi ha eletto e devo perciò poter governare&#8221;. Evidentemente però ignora che in Italia la Giustizia &#8211; l&#8217;intera Giustizia, e non solo le sentenze che lui ha motivo di temere &#8211; è amministrata in nome proprio di quel popolo sovrano di cui si riempie la bocca e che calpesta con il proprio comportamento e politico e privato. La Giustizia viene cioè PRIMA del voto, PRIMA della scelta di chi ci deve governare, PRIMA che il popolo sovrano vada a votare per il Tale o per il Talatro, e pertanto alle regole della Giustizia deve obbedire anche tutto ciò che concerne le elezioni, gli eletti e quelli che tra gli eletti diventano i governanti. Strano che fra tanti azzeccagarbugli e pretesi leader di sinistra nessuno si ricordi di questo piccolo particolare, neppure i Uolterloo Veltroni e i Maxim D&#8217;Alema. Far rispettare le leggi NON è mai un &#8220;sovverire la democrazia&#8221;, come invece sostiene cialtronescamente il venditore di tappeti e fumo di Arcore. Semmai è vero il contrario: governare a tutti i costi, alla faccia delle leggi, è una sovversione della democrazia anche se si è vinto le elezioni. Vincere le elezioni NON significa avere sconfitto la Costituzione.<br />
Riguardo certe pretese del Chiavaliere, solo un demente o un mentitore di professione può sostenere che in Italia, su 70 milioni di italiani, ci sia soltanto lui in grado di fare il primo ministro!</strong></p>
<p><strong>6) &#8211; Da questo giro di puttanieri e prosseneti il Vaticano incassa infatti soprattutto più soldi alla scuola &#8220;privata&#8221;, cioè alle sue scuole &#8220;cattoliche&#8221;. E del resto questo papa è adeguato al degrado dell&#8217;ambiente. E&#8217; lui che ha firmato &#8211; assieme all&#8217;allora suo vice Raffaele Bertone &#8211; nel giugno 2011 l&#8217;ordine a tutti i vescovi del mondo di tacere alle autorità civili qualunque caso di pedofilia del clero. Le conseguenze sono tristemente note. L&#8217;ultima è lo scandalo dei preti di Malta denunciati invano dalle loro vittime, che hanno dovuto subire l&#8217;oltraggio del vedere ancora al loro posto gli stupratori amanti del bunga bunga con i ragazzini, e anzi uno di loro è stato trasferito nel nostro Lazio, dove potrà tranquillamente continuare a fare i bunga bunga dei suoi porci comodi. Dopo la denuncia pubblica delle vittime maltesi sull&#8217;intoccabilità dei loro stupratori è iniziato il solito gioco delle tre carte con i soliti &#8220;treccartisti&#8221;, per usare un termine caro al nostro Popeye: il papa ha ordinato alla curia maltese provevdiemnti severi, a buoi scappati dalle stalle, però nel contempo la curia maltese si è opposta al processo penale e civile contro i suoi preti stupratori accampando il fatto che sono… &#8220;sovraesposti sui mass media&#8221;. Meglio evitare di fare commenti. Mi limito solo a far notare che hanno quindi ragione coloro che si oppongono all&#8217;estradizione dal Brasile in Italia del pluricondannato per omicidio Cesare Battisti: se sono &#8220;sovraesposti sui mass media&#8221; i tre pretonzoli stuprerecci di Malta, che dire allora di Battisti?</strong></p>
<p><strong>6 bis) &#8211; &#8220;L&#8217;educazione sessuale ai bambini nelle scuola è contro la fede&#8221;, ha tuonato il papa. Che evidentemente preferisce e pretende si torno all&#8217;educazione sessuale, se così la si può chiamare, imparata nei cessi delle scuole o direttamente dalle mani e dal sesso dei preti pedofili. Di quella male genia cioè per la quale , guarda caso, lui ha ordinato a suo tempo la protezione. Come faccia questo papa a uscirsene con queste trovate è un mistero, per quanto sicuramente non glorioso. Ormai le gaffe e le affermazioni che solo per rispetto &#8211; peraltro non dovuto &#8211; evitiamo di definire deliri o cazzate, non si contano. A partire dall&#8217;infelice battuta contro l&#8217;islam citando a sproposito una frase di un imperatore bizantino e passando per qualche infelice considerazione sugli ebrei e giravolte poco dignitose sui preservativi.<br />
L&#8217;ultima, per ora, boutade del papa è stata applaudita da quel gigante del pensiero e dell&#8217;educazione sessuale che è Giuliano Ferrara, che sul suo bel Foglio ha bucolicamente ricordato la propria preferenza e nostalgia per i bei tempi in cui &#8220;l&#8217;educazione sessuale si imparava in strada, con la complicità tra coetanei&#8221;, cito con quale possibile imprecisione. Povero Ferrara… Che pena! Si vede che non ha figli e forse neppure nipoti e che comunque non capisce un tubo di certi argomenti e/o non ha contatti con il mondo dei bambini e dei ragazzini. Fosse meno pieno di nostalgie e di se stesso &#8211; e deve esserlo molto a giudicare dalla stazza &#8211; saprebbe che comunque anche oggi i bambini in quanto  confidenze e complicità si arrangiano mica male. Con il vantaggio che sanno meglio di noi ai nostri tempi cosa sia un preservativo, cosa siano le mestruazioni, cosa sia l&#8217;igiene sessuale e magari anche l&#8217;anatomia del proprio e dell&#8217;altro sesso, il che non guasta, e anche cosa siano i pedofili.<br />
Tutti sanno e dicono che la famiglia è in crisi, che nessuno educa più i proprio figli preferendo invece mollarli per ore davanti alla tv. Resta quindi molto poco chiaro chi e dove secondo il signor papa e i suoi stolidi laudatori alla Ferrara dovrebbe educare sessualmente i bambini. I preti di Malta? Quelli alla Decollado o alla don Cantini di Firenze? Quelli delle parrocchie texane o delle altre parrocchie Usa condannate a risarcire quasi un miliardo di euro agli ex bambini violentati dai &#8220;ministri di Dio in terra&#8221;?<br />
Francamente questo papa è sempre più indigesto e impresentabile. Qualcuno dovrebbe dirgli che il Medioevo è finito da un pezzo. Perché non glielo ricorda almeno il suo gaio e giovanile segretario personale don George, che gli è sempre così vicino?</strong></p>
<p><strong>7) &#8211; Senza dimenticare che a ordinare a Ratzinger di rimettere mano alle leggi vaticane, rimaneggiamento come sappiano in chiave protezionista della pedofilia nel clero, è stato il papa &#8220;santo subito!&#8221; Wojtyla. Strana fretta quella di voler far santo a tutti i costi una persona ad appena sei anni dalla sua morte, come se la si volesse mettere al riparo da possibili inchieste e accuse imbarazzanti. Berlusconi, poverino, non può essere fatto santo subito e deve perciò accontentarsi di rincorere lo &#8220;scudo&#8221; giudiziario ad personam, uno qualunque pur di non finire in galera. I papi invece possono essere protetti con una bella dichiarazione di santità ad personam oppure, come è capitato a  Ratzinger, da un ordine del presidente degli Usa George W. Bush alla magistratura texana di cestinare l&#8217;accusa di cospirazione contro la giustizia, accusanata dalla scoperta del famoso ordine del giugno 2011. E comunque che stitichezza questi santi! Fanno un miracolino, spesso dubbio e stentato, giusto giusto per diventare santi e poi, una volta diventati santi, se ne fottono e addio ai miracoli. Migliaia di santi, migliaia di miracoli, e l&#8217;Italia e il mondo vanno però comunque sempre a rotoli…. Ecco il vero miracolo!!!</strong></p>
<p><strong>8) &#8211; L&#8217;altro eroico e per ora non ancora &#8220;santo subito!&#8221; firmatario di quell&#8217;ordine abbastanza infame è stato l&#8217;attuale segretario di Stato vaticano Raffaele Bertone, all&#8217;epoca vice di Ratzinger alla guida della congregazione per la Dottrina della fede. Fa una certa impressione sentire oggi Bertone predicare all’inaugurazione dell’anno giudiziario del Vaticano &#8220;la centralità della giustizia in una società civile&#8221;. Il concetto è quanto mai giusto e quindi apprezzabile e condivisibile. Però allora non si spiega come mai Bertone non chiarisce perché è stato per una ventina d’anni Giudice Unico del Vaticano l’avvocato Gianluigi Marrone, che era contemporaneamente anche capo dell’Ufficio legale di Parlamento italiano. In questa sua duplice veste  Marrone dalla sua scrivania vaticana rispondeva “NO!” alle sue stesse rogatorie internazionali spedite in Vaticano dalla sua scrivania nel parlamento italiano. Marrone  dal parlamento italiano spediva cioè in Vaticano le richieste dei magistrati italiani di interrogare alcuni cardinali sia sulle eventuali complicità di Alì Agca nell&#8217;attentato del 1981 a papa Wojtyla sia sulla scomparsa di Emanuela Orlandi, la bella ragazzina vaticana scomparsa, come sappiamo, nell”83. Dopodiché lo stesso Marrone dalla sua scrivania vaticana si auto rispondeva &#8220;NO!&#8221; alle richiesta da lui stesso spedite. Incredibile, ma purtroppo vero.  Quando ho scritto i miei due libri sul caso Orlandi ho chiesto conto a Marrone, scomparso più o meno un anno fa,  di questo suo straordinario doppio ruolo, oltretutto in evidentissimo conflitto di interessi. &#8220;Quando il Vaticano mi ha offerto quell&#8217;incarico ho chiesto all&#8217;allora presidente della Camera, Nilde Jotti, se potevo accettare o no e la Jotti mi diede il permesso&#8221;, mi rispose Marrone. E come si legge nei miei libri aggiunse una chiosa non da poco: &#8220;Io in Vaticano non potevo fare altro che firmare ciò che mi veniva detto di firmare, senza poter fare mie indagini. Se poi lei, Nicotri, mi chiede se il Vaticano sul caso Orlandi ha detto tutto quello che sa, allora io le rispondo che no, non ha detto tutto quello che sa&#8221;.<br />
Stando così le cose, Bertone potrebbe chiarire forse anche qualche altro mistero: come mai la segretaria di Bertone nell’Ufficio legale del parlamento italiano era la cittadina vaticana Natalina Orlandi, vale a dire una sorella di Emanuela? E come mai Natalina non ci trovava  nulla di protestabile nel doppio ruolo e nei “NO!” di Marrone Giudice Unico del Vaticano alle richieste della magistratura per fare chiarezza sulla fine di sua sorella? Chissà, magari Bertone potrebbe anche spiegare come mai Natalina, nonostante tutto,  è spesso ospite di Federica Sciarelli a “Chi l’ha visto?” dove continua a sostenere cose insostenibili tant&#8217;è che non trovano mai conferma o vengono smentite dai fatti.</strong></p>
<p><strong>9) &#8211; Il giornalismo italiano è sempre più nel guano. Il metodo Minzolini soffoca la Rai, mentre nelle reti Mediaset impazza  già da tempo. Leggendo l&#8217;inchiesta di D&#8217;Avanzo, propostavi con il primo dei quattro link di cui sopra, si scopre che alla seratine allegre del Chiavaliere presenziava oltre all&#8217;inossidabile Emilio Fede, che anche se non pare è un giornalista, e in tale veste ha preceduto di molto gli Spazzolini minzoliniani, anche l&#8217;altrettanto abbronzato Carlo Rossella. Ingrassato nel portafoglio come direttore di Panorama, è ora ingrassato nel portafoglio come capo di Medusa, la società del Chiavaliere che si occupa di cinema. Rossella è tuttora giornalista è non è stato radiato dall&#8217;Ordine come Renato Farina né sospeso dalla professione per una manciatina di mesi come Vittorio Feltri nonostante abbia lanciato su Panorama, quando ne era direttore, la balla dell'&#8221;uranio del Niger per le atomiche di Saddam&#8221;, balla che è servita al disgraziato George W. Bush, e al suo complice leccapiedi Tony Blair,  per mentire al suo Paese e al mondo intero e peter invadere così l&#8217;Iraq. Provocando una marea di morti e di distruzioni di vario tipo, non ancora terminate.<br />
Lo sbraco sensazionalista del giornalismo è arrivato al punto che il paio di petardi lanciati un paio di settimane fa contro una sede leghista del paese dove abita Umberto Bossi sono ormai definiti &#8220;ordigni esplosivi&#8221; perfino sul Corriere della Sera. Beh, è comprensibile visto che pagano una come Federica Sciarelli per continuare a depistare e tacere sulla scomparsa di Emanuela Orlandi, un caso che colleziona ormai il poco invidiabile record di ben 28 anni consecutivi di balle una più assurda dell&#8217;altra.</strong></p>
<p><strong>10) &#8211; Gironzolando in Internet avevo scovato un sito neonazista che oltre a sciorinare i nomi di vari ebrei italiani accusandoli di primeggiare troppo si riprometteva anche una ambigua e comunque inaccettabile &#8220;cancellazione di loro volti&#8221;. Troppo preso dalla scadenza della Fnsi mi ero ripromesso di farne una puntata del blog alla fine delle giornate bergamasche e di segnalarlo via e-mail a Riccardo Pacifici, il portavoce della comunità ebraica romana, facendogli notare che questi sì erano da censurare e mettere in condizione di non nuocere, altro che prendersela con l&#8217;innocua pagina Facebook dell&#8217;impiegato dell&#8217;Atac. Nel frattempo però qualcun altro s&#8217;è accorto di quel bruttissimo sito e la denuncia è esplosa pubblicamente prima che io mi muovessi. In questo caso non conta di chi sia il merito, conta solo che certe voci siano costrette a obbedire anch&#8217;esse alle leggi anziché razzolare e magari radicarsi senza dare nell&#8217;occhio.<br />
</strong></p>
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