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	<title>ArruotaLibera &#187; Corsera</title>
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	<description>Critica delle verità ufficiali. Contro l&#039;ipocrisia e l&#039;uso di due pesi e due misure da parte del potere</description>
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		<title>Per tenere in piedi l&#8217;ormai nauseabondo Emanuela Orlandi Show nuove calunnie e insinuazioni su don Piero Vergari. La grande balla sull&#8217;esorcista della Santa Sede don Gabriele Amorth &#8220;rivelatore&#8221; della morte &#8220;orgiastica&#8221; di Emanuela.</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Sep 2012 21:29:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pino Nicotri]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>PREMESSA</strong></p>
<p><strong>Come forse avrete notato se l&#8217;argomento non ha suscitato la vostra repulsione, la scomparsa di Emaneuela Orlandi, avvenuta nell&#8217;ormai lontano 22 giugno 1983, è trattato in modo sempre più cialtronesco e in spegio alla più elementare decenza giornalistica. Dopo avere seminato false pista a piene mani, a partire da quella dei terroristi turchi che volevano liberare Alì Agca, l&#8217;attentatore di papa Wojtyla, si è passati a 7 anni di presa in giro con la pista della banda della Magliana e del defunto Enrico De Pedis, promosso post mortem a grande capo della banda dalla malafede e scarsa professionalità di troppi giornalisti assecondati da politici tanto &#8220;buonisti&#8221; quanto incapaci e vanesii. Per 7 anni il programma televisivo di Raitre &#8220;Chi l&#8217;ha visto?&#8221; e annessi e connessi hanno suonato la grancassa che aprendo la bara di De Pedis si sarebbe trovata la verità del caso Orlandi. La bara è stata infine aperta e l&#8217;intero sotterraneo della basilica di S. Apollinare che la ospitava è stato trivellato, con un atto inqualificabile della magistratura, ma ovviamente il bandolo della maleodorante matassa non s&#8217;è trovato. Da allora i mass media si sono scatenati contro l&#8217;ex rettore della basilica, don Piero Vergari, che con altre quattro persone ha una comunicazione giudiziaria come semplice atto dovuto per poter procedere ad alcuni controlli sul caso Orlandi. E’ evidente il tentativo di far restare in piedi almeno i calcinacci della ossessiva pista sballata caratterizzata dal nome di De Pedis, inventando man mano ritrovamenti di ossa umane sospette, crani, mandibole e perfino due scheletri di donna nei sotterranei di S. Apollinare. Ora c&#8217;è la follia della terra trovata scavando nell&#8217;ex cimitero sotterraneo della chiesa, come se scavando nel sottosuolo anziché terra ci si aspettasse di trovare farina o noccioline.</strong></p>
<p><strong>Pur di dare addosso a don Vergari accade che nel gruppo fondato su Facebook da Pietro Orlandi, per raccogliere adesioni nel vano tentativo di convincere con una petizione genuflessa papa Ratzinger a rivelare finalmente la verità sulla fine di sua sorella, si arrivi a dipingere don Piero come un omosessuale che corrompeva preferibilmente giovani africani. Il giornalista Fabrizio Peronaci, destinatario della mia lettera aperta inviatagli mesi or sono come puntata di questo blog, alla quale ovviamente non ha mai risposto anche se con comuni conoscenti minacciava sfracelli a mio danno, è arrivato a fare insinuazioni delle quali infine deve essersi vergognato lui stesso, finalmente. In un articolo per il Corriere della Sera del 5 settembre l&#8217;usuale recarsi in Vaticano di don Piero per andare in farmacia, al bancomat e negli archivi chiamati Archivio Segreto Vaticano è stata trasformata in cosa considerata dentro il Vaticano un probabile rintanarsi nella Stato pontificio in vista di “sviluppi delle indagini”, cioè di un eventuale mandato di cattura. Colmo del ridicolo e dell&#8217;assurdità, Peronaci ha voluto far notare che gli archivi sono “gli stessi in cui lavorò per qualche tempo la figlia di un funzionario dei servizi segreti indagato a fine anni 80“. Come se questo particolare insignificante possa essere la prova di manovre di don Piero con i servizi o addirittura una sua appartenenza ad essi. Come dire che poiché il Vaticano è frequentato da un certo papa Ratzinger allora questi e don Piero probabilmente sono ciccia e pappa&#8230;</strong></p>
<p><strong>Di averla fatta fuori dal vaso questa volta più del solito se ne deve essere accorto lo stesso Peronaci o qualche caposervizio del Corriere. Infatti in seguito su corriere.it l&#8217;odiosa allusione ai servizi segreti e alla latitanza è stata tolta, E’ però rimasta sull&#8217;edizione cartacea. E che sull&#8217;edizione cartacea quelle affermazioni ci fossero lo dimostra anche un zelante ed esagitato membro del gruppo Facebook di Pietro Orlandi, tale Mauro Valentini, che ha avuto la bella idea di pubblicare per intero le insinuazioni di Peronaci e di dichiararsi allibito per la mancanza di reazioni forti contro don Piero, che descrive per giunta come un ghiottone di ragazzini preferibilmente africani.</strong></p>
<p><strong>NOVITA&#8217; ODIERNE</strong></p>
<p><strong>Tutto ciò premesso tanto per darvi la misura di dove siamo arrivati, vale a dire al giornalismo più putrefatto dei cadaveri di cui parla, ho appurato che il &#8220;grande scoop&#8221; dell&#8217;esorcista don Gabriele Amorth, che oltre tre mesi fa parlava di Emanuela morta a seguito di orge vaticane, è solo una balla colossale. Amorth NON ha mai fatto quell&#8217;affermazione. Balla colossale, ma rilanciata da tutti i mass media e bevuta avidamente dall&#8217;intera opinione pubblica che ha ancora il fegato di seguire questa interminabile telenovela. Per appurarlo non ho dovuto fare altro che telefonare a don Amorth e, come lui mi ha fatto chiedere, inviargli le mie domande per lettera, alle quali ha risposto. Domanda inevitabile: come è possibile che per oltre tre mesi filati a NESSUN giornalista sia venuto in mente di contattare don Amorth e chiedergli conferme? Io non sono certo un genio del giornalismo e credo neppure l&#8217;unico che usa verificare le notizie per evitare di scrivere cazzate, anche se a volte può capitare a tutti, me per primo, motivo per cui è particolarmente inspiegabile questa inazione di TUTTI che è diventata ignavia di tutti. Certo, mi si può rimproverare di essermi mosso solo dopo un paio di mesi, ma almeno mi sono mosso! E poi chiunque è in grado di capire che dato il clamore, suscitato certo non per caso dalla bufala della morte orgiastica della Orlandi, era meglio aspettare che la temperatura scendesse un po&#8217; onde evitare di essere mandato al diavolo. Anche se un esorcista come don Amorth il diavolo lo combatte anziché spedirgli i rompiscatole come me.<span id="more-3734"></span><br />
</strong></p>
<p><strong> </strong><strong>Nell&#8217;intervista del 22 maggio al vaticanista de La Stampa  Giacomo Galeazzi si leggono di don Amorth due affermazioni chiare, anzi chiarissime: “Ho motivo di credere che si sia trattato di un caso di sfruttamento sessuale, con conseguente omicidio poco dopo la scomparsa e di occultamento del cadavere“; &#8220;Come dichiarato anche da monsignor Simeone Duca, archivista vaticano, venivano organizzati festini nei quali era coinvolto come &#8220;reclutatore di ragazze&#8221; anche un gendarme della Santa Sede&#8221;. Ma per quanto possa apparire incredibile, la rivelazione chock di Amorth non è stata approfondita, anzi è scomparsa dalle cronache e non si ha notizia di suoi sviluppi giudiziari, al punto che don Amorth non è stato neppure interrogato dai magistrati. Come mai? Le risposte sono più d&#8217;una. Vediamo quali.</strong></p>
<p><strong> </strong><strong>Il 4 agosto Pietro Orlandi nella pagina Facebook del gruppo &#8220;petizione.emanuela&#8221;, da lui fondato, s&#8217;è rivolto a &#8220;tutti quelli che mi hanno chiesto un parere sulle dichiarazioni di Padre Amorth&#8221;. E ha spiegato: &#8220;Amorth lo conosco , ho parlato con lui qualche mese fa, non ha idea di cosa possa essere accaduto ad Emanuela. Le sue dichiarazioni sono frutto della lettura di un libro . &#8220;Non mi sono mai interessato a questo caso&#8221; mi disse e mostrandomi un libro &#8211; &#8220;Qui ho letto alcune cose riguardanti questo storia ma non saprei cosa dirti&#8221;. Beh , quelle cose lette sono diventate per alcuni giornalisti le verità sconcertanti di padre Amorth. &#8220;Posso dirti soltanto che le modalità del sequestro (proposta lavoro da persona distinta, tranquillizzare la vittima dare l&#8217;idea di una persona affidabile ecc) sono le tecniche usate dagli adescatori di sette sataniche ma altro, ti ripeto, non saprei cosa pensare&#8221;&#8221;.</strong></p>
<p><strong> </strong><strong>Nella sua dichiarazione Pietro Orlandi non specifica però quale fosse il libro che ha per così dire ispirato don Amorth. Che in risposta ad alcune mie domande il 16 agosto ha svelato l&#8217;arcano: si tratta dell&#8217;assai poco noto &#8220;Emanuela nelle braccia dell&#8217;Islam?&#8221;, 162 pagine di intrighi vaticani e internazionali dal sapore romanzesco scritte dalla giornalista Anna Maria Turi. La stessa Turi che il 22 luglio 1993 raccolse in una intervista per il giornale Il Tempo le sorprendenti ma tardive dichiarazioni del cardinale Silvio Oddi, titolare di una congregazione, cioè di un ministero del Vaticano: secondo il prelato Emanuela il tardo pomeriggio della sua scomparsa, come  noto avvenuta 10 anni prima dell&#8217;intervista, sarebbe stata vista da alcune guardie svizzere rientrare e dopo un po&#8217; uscire di nuovo dal piccolo Stato pontificio passando come al solito per porta S. Anna e salire su un&#8217;auto che la aspettava in disparte. In disparte come se l&#8217;occupante non volesse farsi riconoscere  dagli svizzeri di guardia a porta S. Anna, probabilmente perché in Vaticano l&#8217;uomo in attesa in auto doveva essere una figura ben nota. Il racconto di Oddi, che manda all&#8217;aria le versioni ufficiali e i miti metropolitani, figura anche a verbale nella testimonianza resa al giudice istruttore Adele Rando.</strong></p>
<p><strong> </strong><strong>Il libro della Turi che ha imbeccato don Amorth batte due piste: quella sessuale in ambito vaticano, che vede papa Wojtyla cinicamente preoccupato solo che non scoppi uno scandalo,  e quella del rapimento per mano islamica e successivo innamoramento di Emanuela per uno dei rapitori. Con il quale l&#8217;ex ragazza vivrebbe beata e felice in Marocco con il nuovo nome Fatima, dedita alle opera di assistenza e carità e senza nessuna intenzione di farsi viva con i suoi dimenticati familiari romani. Una delle trattative, guarda caso tutte fallite, tira in ballo addirittura l&#8217;allora capo del governo di Israele, Shimon Peres, il famoso generale e ministro israeliano della Difesa dell&#8217;epoca Ariel Sharon e il leader palestinese Arafat, oltre all&#8217;immancabile Vaticano e i governi italiani: tutti assieme appassionatamente….  Tra le varie affermazioni francamente difficili da digerire, il libro riporta quelle di Ali Rashid, definito &#8220;braccio destro di Arafat&#8221; e autodefinitosi l&#8217;uomo della trattativa con il Vaticano &#8211; su incarico di Arafat e col beneplacito della famiglia Orlandi &#8211; per la liberazione di Emanuela. Rashid 1° luglio 1993 spiega che la Orlandi e Mirella Gregori, ragazza sparita da Roma un mese e mezzo prima di Emanuela, sono diventate merce preziosa per il capo dell&#8217;Autorità Nazionale Palestinese per fare pressione sul Vaticano perché accetti una serie di richieste pro palestinesi. E che fine ha fatto la &#8220;merce preziosa&#8221;? &#8220;Le ragazze furono alfine cedute (in mani meno coinvolte) perché la Chiesa non riusciva a facilitare l&#8217;accordo con l&#8217;accoglimento delle richiesta avanzate&#8221;, anche perché &#8220;E&#8217; ovvio che &#8220;Peres e Sharon non erano minimamente interessati alla liberazione di Emanuela Orlandi&#8221;. Parola di Ali Rashid &#8220;braccio destro di Arafat&#8221; ad Anna Maria Turi&#8230; Peccato solo che nel descrivere il luogo dell&#8217;incontro con Rashid l&#8217;autrice del libro compia un errore forse per distrazione. &#8220;Ci eravamo dati appuntamento dietro la basilica di S. Maria Maggiore, sul lato cioè rivolto a via Merulana&#8221;: il problema è che il lato rivolto su via Merulana non è quello &#8220;dietro la basilica di S. Maria Maggiore&#8221;, bensì, all&#8217;opposto, quello davanti, il lato cioè dell&#8217;ingresso.</strong></p>
<p><strong>Arafat, Peres, Sharon e annessi intrighi internazionali a parte, il colpo grosso si trova a pagina 40. Vi si legge infatti che su consiglio di un certo Mario, del quale purtroppo viene omesso il cognome, la giornalista Turi il 27 maggio del 2003 si è recata a chiedere della sorte di Emanuela a monsignor Simone Duca nella sua villa in via Tito Livio a Roma. Ecco quanto c&#8217;è scritto in merito all&#8217;incontro: </strong></p>
<p><strong>&#8220;L&#8217;ultrasettantenne [don Simeone Duca, ndr], di complessione imponente, era ancora vivace ed energico. Si sedette alla scrivania e m&#8217;invitò a chiedergli cosa volevo. Entrai subito in argomento e così rispose alle mie domande sulla Orlandi: &#8220;D&#8217;abitudine si organizzavano dei festini, e ciò avveniva anche nella sede di un&#8217;Ambasciata straniere presso la Santa Sede. Nella faccenda era coinvolto un gendarme vaticano. L&#8217;idea delle ragazze era quella di divertirsi e di guadagnare un po&#8217; di soldi. Quanto alla Orlandi, dopo essere stata sfruttata, è stata fatta sparire e quindi uccisa&#8221;&#8221;.</strong></p>
<p><strong>Parole chiare e nette, che almeno in apparenza non lasciano adito a nessun dubbio. Purtroppo però la giornalista dalla bocca del sacerdote non è riuscita a cavare nemmeno una parola in più, nonostante in seguito ne sia diventata amica accompagnandolo anche in un viaggio a Zara. L&#8217;impersonale &#8220;si organizzavano dei festini&#8221; resta impersonale e la domanda su chi avesse l&#8217;abitudine di organizzarli resta senza risposta. Restano senza risposta anche altri interrogativi di non poco conto. Qual è l&#8217;ambasciata di cui parla don Simeone? Chi è il gendarme vaticano coinvolto? Come, quando è dove è stata prima &#8220;fatta sparire e quindi uccisa&#8221; Emanuela? Per mano di chi? Domande d&#8217;obbligo anche perché il vice capo della gendarmeria vaticana, Raul Bonarelli, nel &#8217;93 è stato coinvolto nell&#8217;inchiesta sul caso Orlandi con la pesante accusa di concorso in sequestro di persona, accusa a mio avviso infondata, ma che comunque si è persa nel nulla perché la procura della Repubblica non ha mai risposto al giudice istruttore Adele Rando che nel dicembre &#8217;97 ha chiesto se dovesse proseguire le indagini col vecchio rito o con quello nuovo imposto nel frattempo dalla riforma della giustizia.</strong></p>
<p><strong>Tutto ciò porta ad altre domande. Come è possibile che la giornalista Turi non sia riuscita a sapere nulla di più preciso da monsignor Duca? E&#8217; credibile che questi dopo avere lanciato un macigno così grosso abbia tenuta sempre nascosta la mano, evitando di chiarire alcunché per il resto della sua vita? Don Simeone è morto infatti qualche anno dopo l&#8217;incontro con la Turi. Era sicuramente già morto da alcuni anni quando il suo libro è stato edito nell&#8217;aprile del 2011, motivo per cui nessun magistrato ha potuto interrogarlo per chiarire tutto ciò che c&#8217;è da chiarire. La &#8220;rivelazione&#8221; di Simeone Duca è avvenuta nell&#8217;83 e la pubblicazione del libro solo nel 2011: possibile che la Turi per ben otto anni non abbia fatto cenno con nessuno di quanto appreso, lei che le confidenze del cardinale Oddi le espose subito in un&#8217;intervista per un giornale?</strong></p>
<p><strong> </strong><strong>Come che sia, il risultato comunque è che monsignor Amorth NON ha mai sostenuto e dichiarato che la sorella di Pietro fosse un&#8217;habitué di festini spinti e che in quell&#8217;ambito è stata fatta sparire e uccisa. Il monsignore si è solo limitato a riportare frasi altrui vecchie di nove anni, per giunta non verificate da nessuno e ormai non più verificabili. Amorth nel suo libro &#8220;L&#8217;ultimo esorcista&#8221;, pubblicato già lo scorso gennaio, non ha minimamente accennato a festini, tutt&#8217;altro:  ha infatti esposto la sua convinzione che Emanuela prelevata con l&#8217;inganno sia rimasta vittima di una setta satanica. Convinzioni che, come abbiamo visto, Amorth ha ribadito di persona a Pietro Orlandi. I festini quindi e il Vaticano non c&#8217;entrano nulla con quanto scritto ne &#8220;L&#8217;ultimo esorcista&#8221;. A me l&#8217;anziano monsignore il 25 agosto ha scritto che &#8220;nel mio libro non ho citato Simeone Duca perché se si nomina il Vaticano i giornalisti si scatenano come lupi&#8221;. Come si spiega quindi l&#8217;attribuzione a lui delle parole in realtà dette da Simeone Duca?</strong></p>
<p><strong> </strong><strong>Che le parole di don Amorth siano state forzate me lo ha scritto lui stesso il 16 agosto: &#8220;Le frasi riportate non sono del tutto esatte&#8221;. E lo scorso 24 maggio lo aveva detto anche ad Antonio Goglia, un signore di S. Giorgio a Cremano da qualche mese in corrispondenza con me perché si interessa al caso Orlandi anche suggerendo piste: per esempio, quella dei preti pedofili di Boston rilanciata con fragore dal Corriere della Sera. Queste la parole di don Amorth a Goglia: ”Guardi, le mie affermazioni generiche circa il caso Orlandi formulate nel mio libro &#8220;L&#8217;ultimo esorcista&#8221; sono state interpretate ad arte da qualche vaticanista”. Sembrerebbe una frecciata al vaticanista de La Stampa che lo ha intervistato. Come che sia, è strano che don Amorth si sia ben guardato dal chiarire pubblicamente che le sue parole sono state &#8220;interpretate ad arte&#8221;. E così il suo silenzio ha permesso di usarle per poter accusare della morte &#8220;orgiastica&#8221; di Emanuela don Piero Vergari, che all&#8217;epoca della scomparsa della ragazza era il rettore della basilica di S. Apollinare. Accusare don Vergari è un modo per tentare di far restare in piedi almeno un mattone della prolungata montatura contro la cosiddetta banda della Magliana e il suo preteso boss Enrico De Pedis, che come è noto fino a giugno era sepolto per l&#8217;appunto in S. Apollinare.</strong></p>
<p><strong> </strong><strong>Sono passati più di tre mesi, ma nessuno si è preso la briga di informarsi su don Simeone Duca e tanto meno di cercare di approfondire quanto a lui attribuito da La Stampa, e in seguito da tutti i mass media, a proposito dei festini vaticani con belle minorenni. Nato in Dalmanzia a Borgo Erizzo, don Simeone è scappato dalla Jugoslavia dove nel &#8217;44 era stato condannato ai lavori forzati. Definirlo &#8220;archivista vaticano&#8221; è francamente riduttivo. Più che altro monsignor Duca è stato molto impegnato a fare da snodo con molti ambienti, tutti chiacchierati e spesso pessimi, per conto della banca vaticana IOR. Il prete dalmata è passato indenne attraverso vari scandali nonostante rinvii a giudizio, come quello del 1986 per lo scandalo dei petroli, mandati di cattura e condanne, come quella del 1983 per avere tentato di comprare da un giudice della Cassazione una sentenza favorevole a un criminale della mafia calabrese. Don Simeone era inoltre noto per la sua ricchezza. A Roma viveva in una villa da straricco e venne soprannominato Monsignor Miliardo perché per evitare le manette all&#8217;epoca dello scandalo dei petroli pagò un miliardo di lire di cauzione (pari oggi ad almeno 1,5 milioni di euro). Lo scandalo dei petroli appurò negli anni &#8217;80 che il vertice della Guardia di Finanza truffava lo Stato italiano facendo contrabbando di petrolio e portò alla luce una cordata di monsignori e affaristi impegnatissimi per fare ottenere con modi molto disinvolti promozioni e avanzamenti di carriera ai propri beniamini. Una delle specialità di don Simeone era organizzare ottime cene e incontri lieti per ungere le ruote al fine di fare ottenere ai suoi protetti i favori di politici, vertici militari e grandi manager statali. A quell&#8217;epoca per propiziarsi gli interlocutori non si usavano ancora le escort, ma i festini allegri sì.</strong></p>
<p><strong> </strong><strong>Certo però che questa storia dei festini un po&#8217; troppo allegri, il buco nero che avrebbe inghiottito Emanuela Orlandi, è strana. Vediamo perché:</strong></p>
<p><strong>1) &#8211; Viene lanciata da un vaticanista, quello de La Stampa, che in quanto vaticanista e in quanto accreditato presso la sala stampa vaticana è difficile che scriva cose deleterie per il Vaticano.</strong></p>
<p><strong>2) &#8211; Il lancio viene attribuito ad affermazioni dell&#8217;esorcista del Vaticano, che in quanto tale è difficile che dica cose pesanti per quella che per lui è la Santa Sede. E infatti, per evitare i giornalisti che &#8220;si scatenano come lupi&#8221;, non le ha dette.</strong></p>
<p><strong>3) &#8211; All&#8217;origine di tale storia dei festini c&#8217;è la dichiarazione di un sacerdote, archivista capo del Vaticano e armeggione dello IOR, che in quanto sacerdote e dipendente del Vaticano non dovrebbe sparare a zero neppure lui contro il piccolo Stato pontificio che oltretutto è il suo datore di lavoro.</strong></p>
<p><strong>4) &#8211; La dichiarazione del sacerdote archivista e maneggione viene raccolta e diffusa, con otto ani di ritardo, da una giornalista che oltre a essere accreditata anche lei presso la sala stampa vaticana è specializzata in libri molto edificanti su santi, madonne, madonnine, grotte miracolose, credenti con le stimmate e mistiche cattoliche, tutti editi dalla casa editrice cattolica Il Segno specializzata in libri di preghiere.</strong></p>
<p><strong>5) &#8211; Ed è questa casa editrice molto cattolica a pubblicare anche il libro della Turi con le affermazioni scioccanti di don Simeone che non fanno fare certo bella figura al Vaticano.</strong></p>
<p><strong> </strong><strong>Il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi, e la strada dell&#8217;inferno è lastricata di buona volontà. Infatti a pensarci bene appare una ben strana ironia della sorte che a lanciare pietre così pesanti e a &#8220;scatenare i lupi&#8221; contro il Vaticano sia una sfilza di personaggi legati proprio al Vaticano o comunque in Vaticano bene accreditati e stimati. Così come appare strano che il Vaticano nonostante tutto non li abbia sanzionati né sgridati in nessun modo. Stranezze che fanno assumere di fatto a questa nuova &#8220;verità&#8221; l&#8217;aria di un tentativo di scelta del male minore: assodato che il Vaticano comunque c&#8217;entra, è meglio divagare parlando di sette e di orge, senza specificare assolutamente nient&#8217;altro, anziché ammettere la verità con nomi e cognomi. Insomma, un modo per esorcizzare la verità. E in un esorcismo così impegnativo, con tanto di diavoli che non fanno coperchi, la figura del decano degli esorcisti mondiali ci sta come il cacio sui maccheroni….</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>La magistratura si è arresa alle pretese di un programma tv basate per ben sette anni su una telefonata anonima rivelatasi ovviamente falsa. E alle pretese di un cittadino vaticano, Pietro Orlandi, che ha collezionato ormai almeno 17 vistose contraddizioni</title>
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		<pubDate>Sat, 26 May 2012 22:23:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pino Nicotri]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[[AGGIUNTA DEL 29 MAGGIO &#8211; Per chi volesse capirne qualcosa ed essere informato sul caso di Emanuela Orlandi che tante polemiche, accuse e balle colossali sta seminando soprattutto negli ultimi tempi. E’ il video su Youtube di una mia intervista a Tele Roma 56 (ricordiamo  che Federica Sciarelli di “Chi l’ha visto?” ha insabbiato la [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>[<strong>AGGIUNTA DEL 29 MAGGIO</strong> &#8211;</p>
<p><em><strong>Per chi volesse capirne qualcosa ed essere informato sul caso di Emanuela Orlandi che tante polemiche, accuse e balle colossali sta seminando soprattutto negli ultimi tempi. E’ il video su Youtube di una mia intervista a Tele Roma 56 (ricordiamo  che Federica Sciarelli di “Chi l’ha visto?” ha insabbiato la lunga intervista che mi fece fare nel 2005</strong>)</em>:</p>
<p><strong><a rel="nofollow" href="http://www.youtube.com/watch?v=rzv1fdvd6JE&amp;feature=plcp">http://www.youtube.com/watch?v=rzv1fdvd6JE&amp;feature=plcp</a> </strong>]</p>
<p><strong>In nessun Paese civile sarebbe stato permesso che un programma televisivo, in questo caso “Chi l’ha visto?”, potesse montare una campagna scandalistica durata ben sette anni basandosi su una telefonata anonima, del settembre 2005,  supportata man mano da “supertestimoni”, prove e ricostruzioni fasulle. E in nessun Paese civile la magistratura si sarebbe arresa a una tale campagna fino a violare un intero cimitero antico posto, come costume non solo a Roma, nei sotterranei di una chiesa. &#8220;Riguardo al fatto di Emanuela Orlandi, per trovare la soluzione del caso, andate a vedere chi è sepolto nella cripta della Basilica di Sant’Apollinare&#8221;, ha detto per telefono nel 2005 l’anonimo di “Chi l’ha visto?”. La magistratura è andata &#8220;a vedere  chi è sepolto nella cripta&#8221;, De Pedis ovviamente, ma “la soluzione del caso” non c&#8217;è. Quella telefonata oltre che anonima era anche bugiarda. Come del resto anche le ultime “clamorose rivelazioni”. In un Paese civile la conduttrice del programma televisivo &#8220;Chi l&#8217;ha visto?&#8221; sarebbe stata licenziata in tronco da un bel pezzo, in Italia ersta invece al suo posto anche dopo la clamorosa e inconfutabile dimostrazione di avere campato per 7 anni su una panzana. Anonima e panzana.</strong></p>
<p><strong><strong> </strong>I colpi di scena e le piste si susseguono a ritmo crescente, ma il tentativo di addossare la scomparsa di Emanuela Orlandi alla cosiddetta banda della Magliana, e in particolare al suo asserito capo Enrico De Pedis è ormai crollato. Fragorosamente crollato, ove per fragore si intende non solo quello dei mass media improvvisamente scatenati come una muta di cani da caccia sulla preda, ma anche quello dei martelli pneumatici che hanno praticamente demolito i sotterranei della basilica romana di S. Apollinare alla assurda ricerca dei resti della Orlandi come fossero la famosa “pietra verde”. Martelli pneumatici il cui ossessivo baccano pareva l’esplosione della rabbia non dei magistrati, che sapevano bene non avrebbero trovato nulla, ma dei telespettatori da curva sud che confondono l’uomo De Pedis  con la figura del Dandy, il cinico protagonista di Romanzo criminale in versione libro, film e serie televisiva.<span id="more-3622"></span><br />
</strong></p>
<p><strong>Il tentativo di cambiare improvvisamente canovaccio e far passare per stupratore e assassino don Piero Vergari, l’ex rettore della basilica di S. Apollinare nei cui sotterranei De Pedis dorme il sonno eterno, è un boccone per palati grossi e amanti del macabro. Ma soprattutto destinato a chi è facilmente infiammabile in un’epoca in cui la Chiesa è sommersa dagli scandali per i troppi pedofili nel suo clero. A parlare di sesso, droga e rock&#8217;n roll, per ambasciatori pasturati con fanciulle vaticane, ci si è messo pure &#8220;l&#8217;esorcista ufficiale del Vaticano&#8221;, don Amorth. No comment. E&#8217; meglio….</strong></p>
<p><strong>Per continuare a tenere in piedi quello che è diventato l&#8217;Emanuela Orlandi Show, lucroso per molti, i soliti colleghi, a partire dalla Sciarelli e dal destinatario della lettera aperta che ho tenuto in bacheca per tre settimane di fila,  ovviamente senza ricevere nessuna risposta se non minacce di querela, hanno dovuto ricorrere a due farse:</strong></p>
<p><strong>- la farsa dei &#8220;due scheletri di donna trovati in S. Apollinare&#8221;, mentre sono stati trovati invece in un altro palazzo, a oltre un chilometro di distanza.</strong></p>
<p><strong>- La farsa della notizia, più falsa di Giuda, che &#8220;a S. Apollinare è stato trovato un teschio&#8221;, secondo altri una mandibola e comunque &#8220;ossa umane di 30-40 anni fa&#8221;. Quindi ovviamente della povera Emanuela….</strong></p>
<p><strong>Poi ci si meraviglia se si arriva a inventare che &#8220;l&#8217;Iraq produce bombe atomiche&#8221;, balla che è costata una invasione e qualche decina se non centinaia di migliaia di morti.</strong></p>
<p><strong>Ciò detto, nel clamore montante di questa vicenda non convince neppure il comportameto di Pietro Orlandi, fratello di Emanuela. Le sue contraddizioni nel comportamento e nelle dichiarazioni  cominciano a provocare disagio anche tra i suoi fan. Trascurarle o limitarsi ad attribuirle al lutto non elaborato nonostante siano passati ben 29 anni è ormai un po’ troppo semplicistico e riduttivo. Così come non ha senso continuare a rilanciare qualunque sua affermazione – a volte l’una l’opposto dell’altra – senza mai vagliarla criticamente.</strong></p>
<p><strong>Mettendo in fila tutti i dubbi e le contraddizioni di Pietro Orlandi, si ottiene una lista di ben 17 punti interrogativi: cose che Orlandi non ha mai detto, cose che non ha mai spiegato, cose che ha detto e fatto contraddicendosi a 360 gradi.</strong></p>
<p><strong>1) – Pietro Orlandi attribuisce improvvisamente molta importanza alla lettera anonima pubblicata domenica 20 maggio da alcuni giornali, come per esempio La Stampa. La missiva figura da un anno nel libro di Pietro Orlandi “Mia sorella”, edito nel maggio dell’anno scorso, ed è stata ricevuta da sua madre, Maria Pezzano, nel febbraio 2008 e da lei consegnata ai magistrati. La lettera dice che Emanuela è morta, la sera stessa della scomparsa la sera del 22 giugno ’83, mentre era in compagnia di don Piero Vergari nella solita basilica di S. Apollinare e che è stata sepolta la sera stessa nel cimitero di Prima Porta. Ma perché allora da mesi e anzi da anni lo stesso Pietro parla ovunque, in tv e sui giornali, di pista internazionale e lo ha fatto anche in tempi recenti?</strong></p>
<p><strong>2) – Perché insiste a dire “mia sorella è stata rapita in quanto cittadina vaticana”, visto anche che la cittadinanza con quanto scritto nella lettera anonima non c’entra nulla?</strong></p>
<p><strong>3) – Perché, nonostante una tale missiva, il legale rappresentante proprio di Maria Pezzano, avvocato Ferdinando Imposimato, insiste a dichiarare, e lo ha fatto anche molto di recente, che Emanuela invece è viva è sta in Turchia o in altro Paese orientale? A chi bisogna credere?</strong></p>
<p><strong>4) – Il 10 maggio dell’anno scorso Pietro Orlandi ha fatto a una serie di giornali, da Vanity Fair a Italia Sera e al Secolo XIX, una dichiarazione ben precisa: “Io so chi ha rapito mia sorella”. E allora, se lo sa, perché non ne fa mai il nome?</strong></p>
<p><strong>5) – Pietro Orlandi dà tanta importanza alla lettera anonima pubblicata il 20 maggio 2012 dai giornali e da lui pubblicata nel maggio dell’anno scorso, secondo la quale Emanuela sarebbe sepolta nel cimitero di Prima Porta. Ma allora perché mai ha insistito come un matto per ispezionare la tomba di De Pedis, che si trova in S. Apollinare e non a Prima Porta?</strong></p>
<p><strong>6) – A pagina 206 e 207 del mio libro del 2002, “Mistero vaticano. La scomparsa di Emanuela Orlandi” , riporto una lettera anonima spedita nell’ottobre 1993 dal Vaticano da un mittente che la intitolava “TESTIMONIANZA RACCOLTA IN CONFESSIONE”. Nella lettera si legge che Emanuela la sera in cui scomparve andò a Civitavecchia in auto con un prelato amante della bella vita e che il mattino dopo, rientrata a Roma, decise di non tornare più a casa. L’allora appena nominato avvocato della signora Pezzano, Ferdinando Imposimato, cercò di farmi togliere quella lettera dalle bozze anche minacciandomi di querela. Poiché io invece la pubblicai assieme al resto venni duramente rimproverato dalla Pezzano perché “con quella lettera ha offeso la memoria di mia figlia”. Come è possibile allora che abbia consegnato lei stessa ai magistrati, nel 2008, la lettera anonima oggi alla ribalta? E come mai Pietro anziché nasconderla l’ha pubblicata? Si tratta infatti di una lettera che Emanuela la offende davvero. A fronte di questa contraddizione, qualcuno potrebbe dedurne che nella lettera da me pubblicata ci possa essere qualche particolare che non si voleva far trapelare. Da notare che io l’ho pubblicata come un esempio delle molte maldicenze che gli Orlandi hanno dovuto sopportare.</strong></p>
<p><strong>7) – Pietro Orlandi dice che lui sua sorella la cerca ovunque convinto che sia viva. Ma allora perché l’ha cercata in una tomba per giunta vecchia di 22 anni quale è quella di De Pedis? E se è convinto o anche solo spera che sia viva, perché ha pubblicato e oggi ritiene importantissima una lettera che la dà per morta fin dalla sera del 22 giugno 1983?</strong></p>
<p><strong>– Pietro Orlandi continua a spiegare che lui le tracce della sorella le cerca ovunque. Ma allora perché non le va a cercare anche in Salita Monte del Gallo visto che sa benissimo cosa ho scritto nel mio libro del 2008 intitolato “Emanuela Orlandi, la verità”? Nel libro ho scritto che una mia fonte vaticana mi ha spiegato di avere saputo da due agenti del Sisde che Emanuela è morta la sera stessa della scomparsa. Morta per la precisione in una casa di Salita Monte del Gallo, strada vicina al Vaticano sul lato che va verso il Gianicolo. Perché Pietro Orlandi non la cerca anche lì? Perché fa finta di non conoscere questa notizia su Salita Monte del Gallo, lui che è sempre pronto a rilanciare le notizie più improbabili?</strong></p>
<p><strong>Crede a  Alì Agca, a Sabrina Minardi, alle telefonate anonime a “Chi l’ha visto?”, a chi per strada gli dice “la persona che fece salire in macchina Emanuela la conosci bene” e alle lettere anonime a sfondo clerico sessuale, crede cioè a un insieme di “rivelazioni” peraltro assolutamente inconciliabili tra loro, però preferisce far finta che non esista quanto scritto da un giornalista di lungo corso come il sottoscritto, con 35 anni a L’Espresso e una dozzina di libri nella sua carriera, certamente credibile almeno quanto quei personaggi e quegli anonimi. Pietro Orlandi è libero ovviamente di credere a quel che gli pare, ma l’ostracismo posto nei miei confronti, del tipo “O io o lui”,  in varie sedi televisive e giornalistiche non pare certo un contributo all’accertamento dei fatti e della verità sulla fine di sua sorella. Semmai, appare un tentativo di evitare che certe notizie arrivino all’opinione pubblica.</strong></p>
<p><strong>In particolare, che l’anonimo della telefonata a “Chi l’ha visto?” mentisse è ormai provato in modo assoluto dai controlli nella tomba di De Pedis. Il telefonista infatti ha detto: “Riguardo al fatto di Emanuela Orlandi, per trovare la soluzione del caso, andate a vedere chi è sepolto nella cripta della Basilica di Sant’Apollinare”. La magistratura è andata “a vedere chi è sepolto nella cripta”, De Pedis ovviamente, ma la soluzione del caso non c’è.</strong></p>
<p><strong>9) – Nell’ottobre dell’anno scorso ho consegnato ai magistrati inquirenti le registrazioni delle mie conversazioni telefoniche del 2004 con l’avvocato<a href="http://www.blitzquotidiano.it/opinioni/nicotri-opinioni/orlandi-egidio-nicotri-rapimento-1125008/"> Gennaro Egidio</a>, fin dal 1983 legale rappresentante sia degli Orlandi che dei Gregori, famiglia della quale faceva parte la giovanissima Mirella, scomparsa tre settimane prima di Emanuela. Di tali registrazioni ho anche pubblicato le trascrizioni. Dalle telefonate si apprende che è lo stesso avvocato degli Orlandi a negare che Emanuela sia stata rapita: “Si stratta di una scomparsa, ma non di un rapimento”, e spiega brevemente il perché della sua affermazione.</strong></p>
<p><strong>Come mai Pietro Orlandi, che dà retta a qualunque “rivelazione” e segnalazione anonima, continua a far finta di non sapere cosa ha detto e spiegato il suo stesso avvocato di famiglia dopo ben 21 anni che si occupava del caso?</strong></p>
<p><strong>10) – Pietro Orlandi si guarda bene anche solo dal nominare Salita Monte del Gallo e preferisce ignorare quanto ammesso dallo stesso avvocato di famiglia, però corre a cercare Emanuela a Londra sulla base di una telefonata in diretta tv platealmente falsa ricevuta lo scorso 17 giugno (2011) mentre con il giornalista Fabrizio Peronaci presentava il loro libro “Mia sorella”.</strong></p>
<p><strong>Quella sera il falso “ex agente segreto del Sismi, nome in codice Lupo”, alias<a href="http://www.blitzquotidiano.it/index.php?s=luigi+gastrini"> Luigi Gastrini</a>, ha telefonato a Tele Roma Uno per annunciare in diretta a Pietro Orlandi che “Emanuela è viva e sta a Londra”. Con la stessa telefonata in diretta il sedicente 007 ha anche avvertito Pietro Orlandi che scavando avrebbe avuto la sgradita sorpresa di scoprire che suo padre aveva maneggi illeciti di danaro “con l’Istituto Antonveneto”. Peccato che la banca Antonveneta sia nata ben 19 anni dopo il 1983 al quale faceva riferimento “l’ex 007″.</strong></p>
<p><strong>Per scoprirlo, e scoprire quindi che il “Lupo” mentiva, bastava un banale controllo su Google. Per farlo, a me e ad altri colleghi sono bastati meno di 30 secondi. Eppure non se ne sono accorti e non hanno fatto controlli né un impiegato esperto di banca come Pietro Orlandi, impegnato nella banca vaticana IOR per oltre un quarto di secolo, né un giornalista del Corriere della Sera come Peronaci. Il primo infatti è partito con tanto di battage pubblicitario e troupe televisiva per Londra. Il secondo ha avvalorato sulla pagina 3 del Corriere della Sera di domenica 19 giugno 2011quanto aveva detto Gastrini.</strong></p>
<p><strong>Resta un piccolo mistero: come mai Gastrini, che vive in un paesino della provincia di Bergamo, quel 17 giugno sia stato al corrente di quel che avevano in programma una tv romana e abbia sentito l’esigenza di telefonare in diretta. Sta di fatto che dopo qualche mese Gastrini è stato<a href="http://www.blitzquotidiano.it/index.php?s=luigi+gastrini"> incriminato</a> per millantato credito. Non prima però che un avvocato milanese tentasse a suo nome con me  e anche  con altri colleghi, di farci sborsare oltre un milione di euro “per andare a Londra a ritirare Emanuela Orlandi e portarla in Italia”. Tentativo di truffa del quale il 5 agosto ho inutilmente avvertito lo stesso Peronaci inviandogli un <a href="http://www.pinonicotri.it/2011/08/il-lupo-007-deve-avermi-scambiato-per-cappuccetto-rosso-mi-e-stata-fatta-a-suo-nome-una-bella-proposta-truffa-trovami-4-milioni-di-euro-che-facciamo-liberare-emanuela-orlandi-cifra-poi-scesa-c/">mio articolo</a>.</strong></p>
<p><strong>11) – Con un ritardo di 29 anni e una volta crollata la pista “tomba De Pedis”, Pietro Orlandi si è improvvisamente ricordato che suor Dolores, la direttrice del conservatorio frequentato da Emanuela nel palazzo di S. Apollinare, diffidava a tal punto dei costumi sessuali di don Vergari da ordinare alle studentesse di non frequentarne la chiesa. Si tratta di una affermazione che non trova nessun riscontro in quanto da me accertato nel 2001 e 2002 man mano che mi documentavo per il mio primo libro sulla scomparsa di Emanuela e neppure in seguito quando ho condotto altre ricerche per il secondo, edito nel 2008. Nel 1983 inoltre il conservatorio occupava solo un piano o una parte di un piano del palazzo di S. Apollinare, la basilica era ancora quasi sempre chiusa perché don Vergari stentava a rilanciarla e comunque non aveva ancora nulla a che vedere con il conservatorio. Stando così le cose, non c’era nessun motivo per cui chi frequentava questo frequentasse anche quella.</strong></p>
<p><strong>12) &#8211; Suor Dolores a suo tempo è stata intervistata e interrogata in lungo e in largo. Eppure mai ha espresso a nessun dubbi di sorta su don Piero Vergari;</strong></p>
<p><strong>13) – Non li ha espressi neppure agli stessi Orlandi quando la sera stessa della scomparsa le hanno telefonato per avere notizie.</strong></p>
<p><strong>14) – Non li ha espressi agli stessi Orlandi quando si sono recati in gruppo, stando alle loro stesse dichiarazioni, a ispezionare nottetempo il conservatorio.</strong></p>
<p><strong>15) – Come è possibile che nel corso del sopralluogo da loro stessi condotto gli Orlandi non si siano accorti che a pochi metri di distanza, nella canonica della basilica, fosse successo quello che ora Pietro Orlandi sostiene sia successo e ci fossero le manovre di un’auto – ovviamente di De Pedis – per portar via il cadavere di Emanuela?</strong></p>
<p><strong>16) &#8211; Pietro Orlandi ha dichiarato che &#8220;suor Dolores non voleva si sapesse che era amica di Oscar Luigi Scalfaro&#8221;. Falso. Ci sono foto di suor Dolores che ha voluto farsi ritrarre con Scalfaro, il parlamentare democristiano che aveva il suo studio privato nel piano sopra quello del conservatorio musicale diretto dalla suora e che divenne ministro dell&#8217;Interno poche settimane dopo la scomparsa della Orlandi e in seguito anche presidente della Repubblica.</strong></p>
<p><strong>17) &#8211; Pietro Orlandi per avvalorare la demenziale pista dello stupro omicida di don Vergari ai danni di Emanuela e l&#8217;utilizzo della basilica per orge è arrivato a dichiarare che &#8220;la basilica di S. Apollinare era frequentata da pezzi della banda della Magliana&#8221;. Affermazione ardita, visto che la basilica era frequentata almeno ogni domenica da Scalfaro, che vi andava a messa. Impossibile che nessuno abbia avvertito un politico di peso come lui di non frequentarla se fosse stata davvero un covo di &#8220;pezzi della banda della Magliana&#8221;</strong></p>
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		<title>LETTERA APERTA AL COLLEGA DEL CORRIERE DELLA SERA FABRIZIO PERONACI – Il pessimo giornalismo ha trasformato in una trentennale farsa a puntate quella che doveva essere la tragedia privata della scomparsa di Emanuela Orlandi</title>
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		<pubDate>Sun, 20 May 2012 21:56:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[RIPUBBLICO LA STESSA LETTERA APERTA PER EVITARE CHE I FORUMISTI SI TROVINO ALLE PRESE CON ORMAI QUASI 900 COMMENTI, CHE APPESANTISCONO IL DOWNLOAD. LO SCATENARSI ANCOR PIU&#8217; DI CIALTRONERIE E FALSITA&#8217; DI OGNI GENERE SULLA STESSA VICENDA, ORMAI SFOCIATA NEL RIDICOLO, MI HA TENUTO MOLTO MOLTO IMPEGNATO E CONVINTO A NON CAMBIARE ANCORA ARGOMENTO, COSA [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="content_inner">
<h1><span style="font-weight: normal;"><strong>RIPUBBLICO LA STESSA LETTERA APERTA PER EVITARE CHE I FORUMISTI SI TROVINO ALLE PRESE CON ORMAI QUASI 900 COMMENTI, CHE APPESANTISCONO IL DOWNLOAD. LO SCATENARSI ANCOR PIU&#8217; DI CIALTRONERIE E FALSITA&#8217; DI OGNI GENERE SULLA STESSA VICENDA, ORMAI SFOCIATA NEL RIDICOLO, MI HA TENUTO MOLTO MOLTO IMPEGNATO E CONVINTO A NON CAMBIARE ANCORA ARGOMENTO, COSA CHE PERO&#8217; AVVERRA&#8217; NEL GIRO DI 3-4 GIORNI AL MASSIMO.</strong></span></h1>
<h1><span style="font-weight: normal;"><strong>ANCORA GRAZIE PER LA COMPRENSIONE.</strong></span></h1>
<div>
<p><strong>Egregio collega Fabrizio Peronaci,</strong></p>
<p><strong>il 21 aprile 2012 sulla pagina Facebook del gruppo  denominato petizione.emanuela@libero.it – Gruppo ufficiale fondato da  Pietro Orlandi è comparso il seguente tuo appello:</strong></p>
<p><strong>“UN’INVESTIGAZIONE PER EMANUELA<br />
cari amici, chiedo un aiuto a quanti di voi abbiano tempo e un certo fiuto per l’investigazione.<br />
In breve la questione è la seguente: sarebbe molto, molto importante  riuscire a trovare riscontri sulla presenza a Roma nel giugno del 1983  (cercando su Internet o da altri fonti) del principe erede del  Liechtenstein Hans-Adam.<br />
Come io e Pietro raccontiamo nella nuova edizione di “Mia sorella  Emanuela” (a pag 289), Alì Agca ha espressamente accusato Hans-Adam  (ancora oggi regnante) di aver partecipato a una sorta di vertice in  Vaticano avvenuto l’11 giugno 1983 (tra i presenti ci sarebbe stato  anche il cardinal Casaroli), nel quale fu deciso il sequestro e il  trasferimento di Emanuela nel piccolo paese del centro Europa. Se questo  racconto fosse confermato da un documento che attesti la presenza a  Roma in quei giorni di Hans-Adam, capite bene che avremmo trovato un  riscontro fondamentale alle dichiarazioni del presunto pazzo Agca.<br />
Io da settimane sto navigando su Seby Interlandinet, ma non ho avuto la  fortuna di trovare il link giusto… Qualcuno ci prova? ciao a tutti, f.”.</strong></p>
<p><strong>Non intendo giudicarne il contenuto, ma rilevo che tale  appello segue l’ennesima asserita “rivelazione” lanciata la sera prima,  venerdì 20 aprile, da te e dall’avvocato Ferdinando Imposimato nel corso  del programma Metropolis di RomaUnoTv dando ampio credito alle  affermazioni del cittadino turco Alì Mehmet Agca, noto anche per essersi  definito “unico Gesù Cristo in terra”. Affermazioni non a caso  riportate – come tu stesso specifichi nell’appello – nella nuova  edizione del libro tuo e del cittadino vaticano Pietro Orlandi. Questo è  il link del video che su Youtube immortala il lancio delle nuove  “rivelazioni”, come al solito disinvoltamente opposte alle “rivelazioni”  precedenti:  <a href="http://www.youtube.com/watch?v=m4RVS0oJjQI" target="_blank">http://www.youtube.com/watch?v=m4RVS0oJjQI</a><br />
Premetto che non si capisce perché si insista a ingannare il pubblico  continuando a presentare Imposimato come esperto che si è occupato del  caso Orlandi quando era giudice istruttore a Roma, mentre invece come  magistrato non se ne è mai potuto occupare perché già uscito dalla  magistratura. Premetto anche che da almeno 12 anni lo stesso Imposimato  ha più volte pubblicamente affermato che “rientrato Agca in Turchia,  Emanuela Orlandi sarò sicuramente liberata”. S’è visto…. Premetto infine  che è strano, anche dal punto di vista deontologico, che lo stesso  Imposimato dopo essere stato il legale di Agca, quando questi era  detenuto nel carcere di Ancona, sia infine diventato il legale della  signora Maria Pezzano, madre di quella Emanuela Orlandi che lo stesso  Imposimato sostiene da anni e anni essere stata rapita in favore proprio  del suo ex cliente Agca. Tu non lo trovi almeno un po’ strano o che  quanto meno sia un piccolo caso di conflitto di interessi? O vogliamo  sostenere che il conflitto di interesse esiste solo se riguarda Silvio  Berlusconi?<span id="more-3605"></span><br />
Ciò premesso, noto che la “rivelazione” del 20 sera in tv e il suo  rilancio su Facebook il giorno dopo seguono lo stesso schema di un’altra  “rivelazione”, quella del 17 giugno dell’anno scorso sempre su  RomaUnoTv, e rilanciata il giorno dopo da te sul Corriere della Sera. Mi  riferisco alla “rivelazione” lanciata in diretta telefonica  dall’asserito “ex agente segreto del Sismi” con nome in codice “Lupo”,  in realtà il pataccaro Luigi Gastrini, nel corso della puntata di  Metropolis visibile sul seguente link: <a rel="nofollow nofollow" href="http://www.youtube.com/watch?v=qNgtvibZGts" target="_blank">http://www.youtube.com/watch?v=qNgtvibZGts</a> .</strong><strong><br />
Ho deciso di inviarti questa e-mail perché proprio riguardo Gastrini ci  sono stati nei miei confronti tuoi comportamenti piuttosto gravi, oltre  che non proprio commendevoli dal punto di vista professionale. Vediamo  quali.</strong></p>
<p><strong>+ 1) – Appare strano che il signor Gastrini pur vivendo in  uno sperduto paesino del Bergamasco sapesse che la sera di quel 17  giugno RomaUnoTv avrebbe avuto come ospiti te e Pietro Orlandi, invitati  a parlare del vostro libro “Mia sorella Emanuela”. Strano o no, sta di  fatto che Gastrini ha telefonato in diretta mentre tu e Orlandi eravate  in studio.</strong></p>
<p><strong>+ 2) – Nel corso della telefonata l’”ex 007 Lupo” ha detto  che Ercole Orlandi, padre di Pietro e di Emanuela, all’epoca della  scomparsa della figlia trafficava con l’Antonveneta. Purtroppo però  l’Antonveneta è nata molti anni DOPO il 1983. Per l’esattezza, è nata il  24 giugno 1996: vale a dire, ben 16 anni DOPO quanto asserito  dall’asserito “ex 007 Lupo”! Come puoi apprendere tramite il link </strong><strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Banca_Antonveneta">http://it.wikipedia.org/wiki/Banca_Antonveneta</a> è nata “dalla fusione paritetica (avvenuta in data 24 giugno 1996) di  due banche cooperative aventi sede in Padova, Banca Antoniana e Banca  Popolare Veneta, dalla successiva aggregazione di una serie di banche  locali e dall’incorporazione di Banca Nazionale dell’Agricoltura (BNA)  nel 2000″.</strong></p>
<p><strong>Non trovi che un bravo giornalista, per giunta del Corsera,  avrebbe dovuto se non accorgersi subito di questo non trascurabile  particolare almeno accertarlo in seguito? Si tratta comunque di un  particolare che rendeva immediatamente chiaro, e provato, che la persona  al telefono non stava facendo una “rivelazione”, come si è sostenuto  con clamore, ma stava invece raccontando balle.<br />
A voler essere pignoli, per capire che si trattava di balle poteva  bastare la sua affermazione “Emanuela è viva, chiusa in un manicomio a  Londra”: a Londra infatti, e nell’intera Inghilterra, NON esistono  manicomi, peraltro chiusi da molti anni anche in Italia. Accorgersi di  questa frottola del “Lupo” non è da tutti, forse non lo si può  pretendere neppure da un giornalista del Corsera, dati i tempi in cui  viviamo. Il giorno dopo però se n’erano già accorti gli sconosciuti  colleghi di un giornaletto online, che lo hanno infatti subito scritto,  come si può leggere con il seguente link: <a rel="nofollow nofollow" href="http://www.giornalettismo.com/archives/130176/emanuela-orlandi-e-a-londra/" target="_blank">http://www.giornalettismo.com/archives/130176/emanuela-orlandi-e-a-londra/</a> . E tralasciamo che lo abbia appurato e scritto al volo anch’io. Però a  un buon giornalista la fesseria sull’Antonveneta non poteva passare  inosservata a lungo: per accorgersene sarebbe bastato anche a te un  veloce controllo tramite Google. Non trovi?</strong></p>
<p><strong>+ 3) – Domenica 19 giugno hai pubblicato a pagina 3 del Corsera la seguente intervista “bomba” all’asserito “ex 007″: <a rel="nofollow nofollow" href="http://archiviostorico.corriere.it/2011/giugno/19/Troppi_soldi_troppi_poteri_ballo_co_10_110619002.shtml" target="_blank">http://archiviostorico.corriere.it/2011/giugno/19/Troppi_soldi_troppi_poteri_ballo_co_10_110619002.shtml</a> . Se l’intervista è apparsa in edicola il 19 significa che l’hai  scritta il giorno prima, sabato 18: vale a dire, meno di 24 ore dopo la  “rivelazione” del bergamasco Gastrini. Evidentemente l’”ex agente  segreto” doveva essersi premurato di lasciare il suo numero di  telefonino al centralino di RomaUnoTv. Non me ne intendo di agenti  segreti, neppure ex, ma c’è chi trova strano che abbia lasciato un suo  recapito telefonico. Ciò che però lascia molto sorpresi e ancor più  perplessi è che, anziché dargli quanto meritava dopo una doverosa  verifica sull’Antonveneta, hai continuato a dargli credito avvalorando  tutte le frottole che tuo tramite raccontava ai lettori del Corriere  della Sera. Compreso il fatto che possedesse una fazenda in Brasile e  che faceva la spola con quel Paese. Qualunque collega gli avrebbe  chiesto il nome della località della fazenda e almeno un numero di  telefono per poter fare qualche domanda di accertamento, e magari  avrebbe chiesto come si fa a vivere in Brasile e mandare avanti una  fazenda senza conoscere neppure una parola di brasiliano. Si sarebbe  evitata così la nuova farsa del continuare a parlare in più sedi di  “nuove rivelazioni sul caso Orlandi”. E si sarebbe evitato il  conseguente ingannare ancora una volta l’opinione pubblica.</strong></p>
<p><strong>+ 4) – Si sarebbe anche evitato un tentativo di truffa nei  miei confronti, con annesse minacce di morte, da parte di un avvocato  milanese – buon conoscente di Gastrini e di sua figlia – il cui nome ho  depositato da un notaio assieme alla documentazione della deprecabile  vicenda. Non so se la truffa sia stata tentata solo con me o anche con  altri. A dire dell’avvocato in questione, anche con altri. Come che sia,  la truffa tentata con me consisteva nello spillare un bel po’ di  quattrini a qualche giornale in cambio “della liberazione della Orlandi a  Londra” e dell’”esplosivo dossier pieno di altri segreti” asseritamente  in mano all’”ex 007”. Nei giorni successivi, dato che non sono  propriamente uno sprovveduto né un novellino, le pretese sono man mano  calate, fino ad accontentarsi di “appena” 100.000 euro per un “libro  verità” sul caso Orlandi.</strong></p>
<p><strong>+ 5) – Il tentativo di truffa si sarebbe potuto evitare,  invece c’è stato. C’è stato grazie al tuo avvalorare le gravi frottole  di Gastrini senza fare neppure uno straccio di verifica. E’ strano che  tu non abbia mai fatto neppure mezza verifica ed è stranissimo che  quando ti ho inviato notizia molto dettagliata del tentativo di truffa  nei miei confronti tu abbia accuratamente evitato di parlarne. Eppure  sarebbe stata un’ottima occasione per evitare altre illusioni alla  famiglia Orlandi e altre truffe all’opinione pubblica. Oltre che una  buona occasione per avvertirla con vari mesi di anticipo su quanto  infine formalizzato solo nel marzo di quest’anno dalla Procura della  Repubblica di Bolzano, vale a dire che Gastrini è quanto meno un  cacciaballe ( <a rel="nofollow nofollow" href="http://altoadige.gelocal.it/cronaca/2012/03/06/news/caso-orlandi-la-procura-accusa-l-agente-lupo-1.4356708" target="_blank">http://altoadige.gelocal.it/cronaca/2012/03/06/news/caso-orlandi-la-procura-accusa-l-agente-lupo-1.4356708</a> ).<br />
Hai preferito ignorare quanto ti ho scritto lo scorso 5 agosto per  avvertirti: “La faccenda Lupo mi ha shockato, tanto è evidentemente  fasulla. Oltretutto, ci ha tentato alla grande anche con me. Una storia  pazzesca”. Forse è comprensibile che tale mia frase tu l’abbia ignorata,  ma non è invece comprensibile che tu abbia ignorato anche la  dettagliata descrizione di quella “storia pazzesca” che il 6 settembre  ti ho inviato con il seguente link: <a rel="nofollow nofollow" href="http://www.pinonicotri.it/2011/08/il-lupo-007-deve-avermi-scambiato-per-cappuccetto-rosso-mi-e-stata-fatta-a-suo-nome-una-bella-proposta-truffa-trovami-4-milioni-di-euro-che-facciamo-liberare-emanuela-orlandi-cifra-poi-scesa-c/" target="_blank">http://www.pinonicotri.it/2011/08/il-lupo-007-deve-avermi-scambiato-per-cappuccetto-rosso-mi-e-stata-fatta-a-suo-nome-una-bella-proposta-truffa-trovami-4-milioni-di-euro-che-facciamo-liberare-emanuela-orlandi-cifra-poi-scesa-c/</a> . Il tuo disinteresse è ancor più strano alla luce del fatto che il mio  racconto confermava e aggravava i sospetti della Procura della  Repubblica di Bolzano, dei quali tu stesso avevi dato conto il 4  settembre con il seguente articolo: </strong></p>
<p><strong></strong><strong><a rel="nofollow nofollow" href="http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/11_settembre_4/orlandi-indagato-agente-lupo-1901438127200.shtml" target="_blank">http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/11_settembre_4/orlandi-indagato-agente-lupo-1901438127200.shtml</a> .</strong></p>
<p><strong> Le notizie che ti avevo inviato avresti potuto, e credo  dovuto, utilizzarle per far sapere ai lettori già ai primi di settembre  che quella che per la Procura di Bolzano era ancora solo un’ipotesi  accusatoria aveva dei riscontri tali da renderla qualcosa più di  un’ipotesi. Invece Gastrini veniva miracolato una seconda volta: la  prima volta non t’eri accorto della clamorosa balla sull’Antonveneta, la  seconda volta non hai reso noto quanto da me raccontato, evitando così  di inchiodare il pataccaro. Cosa che ha permesso ai lettori di pensare  per altri 6 mesi che i sospetti della Procura di Bolzano potessero  essere infondati.</strong></p>
<p><strong>+ 6) – Nell’articolo che ti ho inviato non solo non facevo il  nome dell’avvocato, ma mi limitavo a parlare di “un professionista che  conosco da 30 anni” evitando di dire che fosse un avvocato. Eppure il  giorno dopo l’avvocato in questione mi ha telefonato inferocito per  rimproverarmi pesantemente di avere rivelato “l’offerta” di Gastrini.  Nel corso della telefonata mi ha spiegato che ad avvertirlo del mio  articolo eri stato tu. Tant’è che il 7 settembre non ho indugiato a  inviarti una mail con scritto quanto segue:<br />
“Caro Peronaci, credo sarebbe stato più completo contattare anche me  anziché” l’avvocato in questione, del quale qui taccio il nome scritto  nella mail, “che peraltro io non ho mai nominato e col quale  evidentemente dovevi essere già in contatto per la faccenda del  truffatore Gastrini. Inoltre non capisco il tuo non rispondere mai alle  mie mail, che oltretutto contengono notizie. Non fare l’errore di  confondere la mia cortesia e disponibilità con la debolezza o peggio  ancora con la dabbenaggine”.</strong></p>
<p><strong>+ 7) – Evidentemente però devi avere fatto davvero una tale  confusione. Il 15 settembre ho pubblicato infatti su un giornale online  il seguente articolo: <a rel="nofollow nofollow" href="http://www.blitzquotidiano.it/opinioni/nicotri-opinioni/rapimento-emanuela-orlandi-la-farsa-del-960384/" target="_blank">http://www.blitzquotidiano.it/opinioni/nicotri-opinioni/rapimento-emanuela-orlandi-la-farsa-del-960384/</a> , dove non parlavo più solo di un “professionista”, ma meno  genericamente di un avvocato. E in tarda mattinata, attorno alle 12, ho  ricevuto puntuale come un treno svizzero una telefonata di  quell’avvocato: il quale, dopo avere urlato che lo avevi di nuovo  avvertito tu, ha minacciato non solo di spaccarmi la faccia, ma anche di  uccidermi. Aggiungendo in tono minaccioso: “Sai bene che sono in grado  di farlo!”. Esagerazioni, immagino. Ma poco gradevoli e per nulla  rassicuranti. Comunque illecite.<br />
Come vedi, le cose sono andate un po’ troppo oltre.</strong></p>
<p><strong>Per un pezzo sono stato indeciso se contestarti o meno il tuo  comportamento. Ho infine deciso di farlo a causa dell’accavallarsi di  notizie da te scritte sul Corsera e riportate sulla citata pagina  Facebook per annunciare “svolte” e “novità importanti” che però non solo  non arrivano mai, ma – esattamente come le “rivelazioni” del “Lupo” –  si rivelano tutte puntualmente di segno diametralmente opposto a quello  annunciato. Poi la nuova pagliacciata, pardòn la “nuova pista”:  centrata sul solito Agca e riguardante questa volta il Liechtenstein….  Checché ne pensi Pietro Orlandi o chi per lui, credo si debba porre un  limite al degrado della trasformazione in farsa pubblica e show a  puntate di quella che è semmai una tragedia privata.<br />
A farmi decidere di scrivere e inviare questa e-mail ha contribuito  anche l’esibizione dell’accanimento contro la sepoltura di Enrico De  Pedis nella basilica di S. Apollinare. De Pedis sarà stato anche un  grande criminale, ma come possiamo dirlo con certezza, senza violare la  legge, visto che è morto completamente incensurato, sempre assolto in  tutti i processi? Assolto, non graziato dalle leggi “ad personam” o  dalle scadenze dei termini come altri personaggi. E se crediamo ai  “supertestimoni” che si sono fatti avanti solo quando hanno capito che  potevano fare qualunque “rivelazione”, cioè raccontare qualunque balla  come ha fatto per esempio tra gli altri Maurizio Giorgetti, come  facciamo poi a non credere ai vari Mitrokhin, Sgaramella, “conte Igor”,  ecc., quando accusano non un De Pedis, ma un Romano Prodi, un Massimo  D’Alema e altri ancora?<br />
Perché continuare a ciarlare di santi, papi e cardinali sepolti in S.  Apollinare pur di sparare contro il cadavere di De Pedis? Basta una  verifica in loco per appurare che in S. Apollinare NON c’è sepolto  neppure l’ombra di mezzo cardinale. Perché continuare a barare parlando  di “sepoltura misteriosa” se il magistrato romano Andrea De Gasperis ha  già chiarito tutto nel 1997, vale a dire ben 15 anni fa? Solo un  africano mancato come il parlamentare Walter Veltroni può gridare  vittoria perché ha scoperto che S. Apollinare non gode  dell’extraterritorialità, bensì del “privilegio  dell’extraterritorialità”, che è evidentemente la stessa cosa. Questa  assurda veltronata dimostra semmai a quale punto di sfarinanento è  arrivato anche il suo partito e a cosa i partiti stanno riducendo il  parlamento.</strong></p>
<p><strong>Nella mia vita non solo professionale sono stato testimone e  protagonista di due lunghe campagne giornalistico giudiziarie basate sul  nulla più assoluto, o meglio sulla prevaricazione e sull’uso  strumentale e artefatto di “testimoni” e “prove”: la lunga campagna per  la “pista anarchica” della strage di piazza Fontana e delle altre bombe  del 12 dicembre 1969 e la lunga campagna iniziata con il “blitz” del 7  aprile 1979.<br />
La prima pista è crollata grazie anche e soprattutto al mio apporto, che  da studente fuori corso in Fisica mi ha permesso di entrare nel  giornalismo dalla porta principale. La seconda mi ha visto  drammaticamente coinvolto, ma giornalista a schiena dritta anche in  quella situazione, ed è infine crollata nel ridicolo da sola. Tant’è che  hanno dovuto riciclarla dalla tragedia Moro a tutt’altro molto più  indeterminato.<br />
Ecco perché provo un particolare disgusto per il giornalismo che si basa  sempre e solo sul lancio delle accuse, senza mai sottoporle a controlli  e verifiche, e che si nutre continuamente di “scoop” uno più  inconcludente dell’altro. Per giunta senza mai ammettere neppure una  volta i propri errori e avere la dignità di chiedere scusa alle persone  calpestate.</strong></p>
<p><strong>Data la gravità dei fatti, invio la presente per conoscenza  al collega Ferruccio De Bortoli, direttore responsabile del Corriere  della Sera, e al collega Massimo Alberizzi, membro del Comitato di  Redazione.<br />
Un saluto.<br />
pino nicotri</strong></p>
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</div>
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		<title>LETTERA APERTA AL COLLEGA DEL CORRIERE DELLA SERA FABRIZIO PERONACI &#8211; Il pessimo giornalismo ha trasformato in una trentennale farsa a puntate quella che doveva essere la tragedia privata della scomparsa di Emanuela Orlandi</title>
		<link>http://www.pinonicotri.it/2012/04/lettera-aperta-al-collega-del-corriere-della-sera-fabrizio-peronaci-il-pessimo-giornalismo-ha-trasformato-in-una-trentennale-farsa-a-puntate-quella-che-doveva-essere-la-tragedia-privata-della-scompar/</link>
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		<pubDate>Mon, 23 Apr 2012 20:42:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pino Nicotri]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[DATA LA PROSECUZIONE E L&#8217;AGGRAVARSI DELLE SCORRETTEZZE DA ME DOCUMENTATE IN QUESTA LETTERA APERTA E DATO IL SILENZIO DEL DESTINATARIO, RITENGO OPPORTUNO RITARDARE DI QUALCHE GIORNO IL NUOVO ARGOMENTO DEL BLOG. GRAZIE PER LA COMPRENSIONE. Egregio collega Fabrizio Peronaci, l&#8217;altro ieri 21 aprile 2012 sulla pagina Facebook del gruppo denominato petizione.emanuela@libero.it &#8211; Gruppo ufficiale fondato [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>DATA LA PROSECUZIONE E L&#8217;AGGRAVARSI DELLE SCORRETTEZZE DA ME DOCUMENTATE IN QUESTA LETTERA APERTA E DATO IL SILENZIO DEL DESTINATARIO, RITENGO OPPORTUNO RITARDARE DI QUALCHE GIORNO IL NUOVO ARGOMENTO DEL BLOG. GRAZIE PER LA COMPRENSIONE.</strong></p>
<p><strong>Egregio collega Fabrizio Peronaci,</strong></p>
<p><strong>l&#8217;altro ieri 21 aprile 2012 sulla pagina Facebook del gruppo denominato petizione.emanuela@libero.it &#8211; Gruppo ufficiale fondato da Pietro Orlandi è comparso il seguente tuo appello:</strong></p>
<p><strong>“UN&#8217;INVESTIGAZIONE PER EMANUELA<br />
cari amici, chiedo un aiuto a quanti di voi abbiano tempo e un certo fiuto per l&#8217;investigazione.<br />
In breve la questione è la seguente: sarebbe molto, molto importante riuscire a trovare riscontri sulla presenza a Roma nel giugno del 1983 (cercando su Internet o da altri fonti) del principe erede del Liechtenstein Hans-Adam.<br />
Come io e Pietro raccontiamo nella nuova edizione di &#8220;Mia sorella Emanuela&#8221; (a pag 289), Alì Agca ha espressamente accusato Hans-Adam (ancora oggi regnante) di aver partecipato a una sorta di vertice in Vaticano avvenuto l&#8217;11 giugno 1983 (tra i presenti ci sarebbe stato anche il cardinal Casaroli), nel quale fu deciso il sequestro e il trasferimento di Emanuela nel piccolo paese del centro Europa. Se questo racconto fosse confermato da un documento che attesti la presenza a Roma in quei giorni di Hans-Adam, capite bene che avremmo trovato un riscontro fondamentale alle dichiarazioni del presunto pazzo Agca.<br />
Io da settimane sto navigando su Seby Interlandinet, ma non ho avuto la fortuna di trovare il link giusto&#8230; Qualcuno ci prova? ciao a tutti, f.”.</strong></p>
<p><strong>Non intendo giudicarne il contenuto, ma rilevo che tale appello segue l’ennesima asserita “rivelazione” lanciata la sera prima, venerdì 20 aprile, da te e dall’avvocato Ferdinando Imposimato nel corso del programma Metropolis di RomaUnoTv dando ampio credito alle affermazioni del cittadino turco Alì Mehmet Agca, noto anche per essersi definito “unico Gesù Cristo in terra”. Affermazioni non a caso riportate – come tu stesso specifichi nell’appello – nella nuova edizione del libro tuo e del cittadino vaticano Pietro Orlandi. Questo è il link del video che su Youtube immortala il lancio delle nuove &#8220;rivelazioni&#8221;, come al solito disinvoltamente opposte alle &#8220;rivelazioni&#8221; precedenti:  <a href="http://www.youtube.com/watch?v=m4RVS0oJjQI" target="_blank">http://www.youtube.com/watch?v=m4RVS0oJjQI</a><br />
Premetto che non si capisce perché si insista a ingannare il pubblico continuando a presentare Imposimato come esperto che si è occupato del caso Orlandi quando era giudice istruttore a Roma, mentre invece come magistrato non se ne è mai potuto occupare perché già uscito dalla magistratura. Premetto anche che da almeno 12 anni lo stesso Imposimato ha più volte pubblicamente affermato che &#8220;rientrato Agca in Turchia, Emanuela Orlandi sarò sicuramente liberata&#8221;. S&#8217;è visto…. Premetto infine che è strano, anche dal punto di vista deontologico, che lo stesso Imposimato dopo essere stato il legale di Agca, quando questi era detenuto nel carcere di Ancona, sia infine diventato il legale della signora Maria Pezzano, madre di quella Emanuela Orlandi che lo stesso Imposimato sostiene da anni e anni essere stata rapita in favore proprio del suo ex cliente Agca. Tu non lo trovi almeno un po&#8217; strano o che quanto meno sia un piccolo caso di conflitto di interessi? O vogliamo sostenere che il conflitto di interesse esiste solo se riguarda Silvio Berlusconi?<br />
Ciò premesso, noto che la “rivelazione” del 20 sera in tv e il suo rilancio su Facebook il giorno dopo seguono lo stesso schema di un’altra “rivelazione”, quella del 17 giugno dell’anno scorso sempre su RomaUnoTv, e rilanciata il giorno dopo da te sul Corriere della Sera. Mi riferisco alla “rivelazione” lanciata in diretta telefonica dall’asserito “ex agente segreto del Sismi” con nome in codice “Lupo”, in realtà il pataccaro Luigi Gastrini, nel corso della puntata di Metropolis visibile sul seguente link: <a rel="nofollow nofollow" href="http://www.youtube.com/watch?v=qNgtvibZGts" target="_blank">http://www.youtube.com/watch?v=qNgtvibZGts</a> .</strong><span id="more-3587"></span><strong><br />
Ho deciso di inviarti questa e-mail perché proprio riguardo Gastrini ci sono stati nei miei confronti tuoi comportamenti piuttosto gravi, oltre che non proprio commendevoli dal punto di vista professionale. Vediamo quali.</strong></p>
<p><strong>+ 1) &#8211; Appare strano che il signor Gastrini pur vivendo in uno sperduto paesino del Bergamasco sapesse che la sera di quel 17 giugno RomaUnoTv avrebbe avuto come ospiti te e Pietro Orlandi, invitati a parlare del vostro libro “Mia sorella Emanuela”. Strano o no, sta di fatto che Gastrini ha telefonato in diretta mentre tu e Orlandi eravate in studio.</strong></p>
<p><strong>+ 2) &#8211; Nel corso della telefonata l'&#8221;ex 007 Lupo” ha detto che Ercole Orlandi, padre di Pietro e di Emanuela, all&#8217;epoca della scomparsa della figlia trafficava con l’Antonveneta. Purtroppo però l&#8217;Antonveneta è nata molti anni DOPO il 1983. Per l&#8217;esattezza, è nata il 24 giugno 1996: vale a dire, ben 16 anni DOPO quanto asserito dall&#8217;asserito &#8220;ex 007 Lupo&#8221;! Come puoi apprendere tramite il link </strong><strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Banca_Antonveneta">http://it.wikipedia.org/wiki/Banca_Antonveneta</a> è nata &#8220;dalla fusione paritetica (avvenuta in data 24 giugno 1996) di due banche cooperative aventi sede in Padova, Banca Antoniana e Banca Popolare Veneta, dalla successiva aggregazione di una serie di banche locali e dall&#8217;incorporazione di Banca Nazionale dell&#8217;Agricoltura (BNA) nel 2000&#8243;.</strong></p>
<p><strong>Non trovi che un bravo giornalista, per giunta del Corsera, avrebbe dovuto se non accorgersi subito di questo non trascurabile particolare almeno accertarlo in seguito? Si tratta comunque di un particolare che rendeva immediatamente chiaro, e provato, che la persona al telefono non stava facendo una &#8220;rivelazione&#8221;, come si è sostenuto con clamore, ma stava invece raccontando balle.<br />
A voler essere pignoli, per capire che si trattava di balle poteva bastare la sua affermazione “Emanuela è viva, chiusa in un manicomio a Londra”: a Londra infatti, e nell’intera Inghilterra, NON esistono manicomi, peraltro chiusi da molti anni anche in Italia. Accorgersi di questa frottola del “Lupo” non è da tutti, forse non lo si può pretendere neppure da un giornalista del Corsera, dati i tempi in cui viviamo. Il giorno dopo però se n&#8217;erano già accorti gli sconosciuti colleghi di un giornaletto online, che lo hanno infatti subito scritto, come si può leggere con il seguente link: <a rel="nofollow nofollow" href="http://www.giornalettismo.com/archives/130176/emanuela-orlandi-e-a-londra/" target="_blank">http://www.giornalettismo.com/archives/130176/emanuela-orlandi-e-a-londra/</a> . E tralasciamo che lo abbia appurato e scritto al volo anch’io. Però a un buon giornalista la fesseria sull’Antonveneta non poteva passare inosservata a lungo: per accorgersene sarebbe bastato anche a te un veloce controllo tramite Google. Non trovi?</strong></p>
<p><strong>+ 3) &#8211; Domenica 19 giugno hai pubblicato a pagina 3 del Corsera la seguente intervista &#8220;bomba&#8221; all&#8217;asserito &#8220;ex 007&#8243;: <a rel="nofollow nofollow" href="http://archiviostorico.corriere.it/2011/giugno/19/Troppi_soldi_troppi_poteri_ballo_co_10_110619002.shtml" target="_blank">http://archiviostorico.corriere.it/2011/giugno/19/Troppi_soldi_troppi_poteri_ballo_co_10_110619002.shtml</a> . Se l&#8217;intervista è apparsa in edicola il 19 significa che l&#8217;hai scritta il giorno prima, sabato 18: vale a dire, meno di 24 ore dopo la &#8220;rivelazione&#8221; del bergamasco Gastrini. Evidentemente l’”ex agente segreto” doveva essersi premurato di lasciare il suo numero di telefonino al centralino di RomaUnoTv. Non me ne intendo di agenti segreti, neppure ex, ma c’è chi trova strano che abbia lasciato un suo recapito telefonico. Ciò che però lascia molto sorpresi e ancor più perplessi è che, anziché dargli quanto meritava dopo una doverosa verifica sull’Antonveneta, hai continuato a dargli credito avvalorando tutte le frottole che tuo tramite raccontava ai lettori del Corriere della Sera. Compreso il fatto che possedesse una fazenda in Brasile e che faceva la spola con quel Paese. Qualunque collega gli avrebbe chiesto il nome della località della fazenda e almeno un numero di telefono per poter fare qualche domanda di accertamento, e magari avrebbe chiesto come si fa a vivere in Brasile e mandare avanti una fazenda senza conoscere neppure una parola di brasiliano. Si sarebbe evitata così la nuova farsa del continuare a parlare in più sedi di “nuove rivelazioni sul caso Orlandi”. E si sarebbe evitato il conseguente ingannare ancora una volta l’opinione pubblica.</strong></p>
<p><strong>+ 4) &#8211; Si sarebbe anche evitato un tentativo di truffa nei miei confronti, con annesse minacce di morte, da parte di un avvocato milanese &#8211; buon conoscente di Gastrini e di sua figlia &#8211; il cui nome ho depositato da un notaio assieme alla documentazione della deprecabile vicenda. Non so se la truffa sia stata tentata solo con me o anche con altri. A dire dell’avvocato in questione, anche con altri. Come che sia, la truffa tentata con me consisteva nello spillare un bel po’ di quattrini a qualche giornale in cambio “della liberazione della Orlandi a Londra” e dell’”esplosivo dossier pieno di altri segreti” asseritamente in mano all’”ex 007”. Nei giorni successivi, dato che non sono propriamente uno sprovveduto né un novellino, le pretese sono man mano calate, fino ad accontentarsi di “appena” 100.000 euro per un “libro verità” sul caso Orlandi.</strong></p>
<p><strong>+ 5) &#8211; Il tentativo di truffa si sarebbe potuto evitare, invece c’è stato. C’è stato grazie al tuo avvalorare le gravi frottole di Gastrini senza fare neppure uno straccio di verifica. E&#8217; strano che tu non abbia mai fatto neppure mezza verifica ed è stranissimo che quando ti ho inviato notizia molto dettagliata del tentativo di truffa nei miei confronti tu abbia accuratamente evitato di parlarne. Eppure sarebbe stata un’ottima occasione per evitare altre illusioni alla famiglia Orlandi e altre truffe all’opinione pubblica. Oltre che una buona occasione per avvertirla con vari mesi di anticipo su quanto infine formalizzato solo nel marzo di quest’anno dalla Procura della Repubblica di Bolzano, vale a dire che Gastrini è quanto meno un cacciaballe ( <a rel="nofollow nofollow" href="http://altoadige.gelocal.it/cronaca/2012/03/06/news/caso-orlandi-la-procura-accusa-l-agente-lupo-1.4356708" target="_blank">http://altoadige.gelocal.it/cronaca/2012/03/06/news/caso-orlandi-la-procura-accusa-l-agente-lupo-1.4356708</a> ).<br />
Hai preferito ignorare quanto ti ho scritto lo scorso 5 agosto per avvertirti: “La faccenda Lupo mi ha shockato, tanto è evidentemente fasulla. Oltretutto, ci ha tentato alla grande anche con me. Una storia pazzesca”. Forse è comprensibile che tale mia frase tu l’abbia ignorata, ma non è invece comprensibile che tu abbia ignorato anche la dettagliata descrizione di quella &#8220;storia pazzesca&#8221; che il 6 settembre ti ho inviato con il seguente link: <a rel="nofollow nofollow" href="http://www.pinonicotri.it/2011/08/il-lupo-007-deve-avermi-scambiato-per-cappuccetto-rosso-mi-e-stata-fatta-a-suo-nome-una-bella-proposta-truffa-trovami-4-milioni-di-euro-che-facciamo-liberare-emanuela-orlandi-cifra-poi-scesa-c/" target="_blank">http://www.pinonicotri.it/2011/08/il-lupo-007-deve-avermi-scambiato-per-cappuccetto-rosso-mi-e-stata-fatta-a-suo-nome-una-bella-proposta-truffa-trovami-4-milioni-di-euro-che-facciamo-liberare-emanuela-orlandi-cifra-poi-scesa-c/</a> . Il tuo disinteresse è ancor più strano alla luce del fatto che il mio racconto confermava e aggravava i sospetti della Procura della Repubblica di Bolzano, dei quali tu stesso avevi dato conto il 4 settembre con il seguente articolo: </strong></p>
<p><strong></strong><strong><a rel="nofollow nofollow" href="http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/11_settembre_4/orlandi-indagato-agente-lupo-1901438127200.shtml" target="_blank">http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/11_settembre_4/orlandi-indagato-agente-lupo-1901438127200.shtml</a> .</strong></p>
<p><strong> Le notizie che ti avevo inviato avresti potuto, e credo dovuto, utilizzarle per far sapere ai lettori già ai primi di settembre che quella che per la Procura di Bolzano era ancora solo un&#8217;ipotesi accusatoria aveva dei riscontri tali da renderla qualcosa più di un&#8217;ipotesi. Invece Gastrini veniva miracolato una seconda volta: la prima volta non t&#8217;eri accorto della clamorosa balla sull&#8217;Antonveneta, la seconda volta non hai reso noto quanto da me raccontato, evitando così di inchiodare il pataccaro. Cosa che ha permesso ai lettori di pensare per altri 6 mesi che i sospetti della Procura di Bolzano potessero essere infondati.</strong></p>
<p><strong>+ 6) &#8211; Nell&#8217;articolo che ti ho inviato non solo non facevo il nome dell’avvocato, ma mi limitavo a parlare di “un professionista che conosco da 30 anni” evitando di dire che fosse un avvocato. Eppure il giorno dopo l’avvocato in questione mi ha telefonato inferocito per rimproverarmi pesantemente di avere rivelato &#8220;l&#8217;offerta&#8221; di Gastrini. Nel corso della telefonata mi ha spiegato che ad avvertirlo del mio articolo eri stato tu. Tant&#8217;è che il 7 settembre non ho indugiato a inviarti una mail con scritto quanto segue:<br />
“Caro Peronaci, credo sarebbe stato più completo contattare anche me anziché” l’avvocato in questione, del quale qui taccio il nome scritto nella mail, “che peraltro io non ho mai nominato e col quale evidentemente dovevi essere già in contatto per la faccenda del truffatore Gastrini. Inoltre non capisco il tuo non rispondere mai alle mie mail, che oltretutto contengono notizie. Non fare l&#8217;errore di confondere la mia cortesia e disponibilità con la debolezza o peggio ancora con la dabbenaggine&#8221;.</strong></p>
<p><strong>+ 7) &#8211; Evidentemente però devi avere fatto davvero una tale confusione. Il 15 settembre ho pubblicato infatti su un giornale online il seguente articolo: <a rel="nofollow nofollow" href="http://www.blitzquotidiano.it/opinioni/nicotri-opinioni/rapimento-emanuela-orlandi-la-farsa-del-960384/" target="_blank">http://www.blitzquotidiano.it/opinioni/nicotri-opinioni/rapimento-emanuela-orlandi-la-farsa-del-960384/</a> , dove non parlavo più solo di un &#8220;professionista&#8221;, ma meno genericamente di un avvocato. E in tarda mattinata, attorno alle 12, ho ricevuto puntuale come un treno svizzero una telefonata di quell’avvocato: il quale, dopo avere urlato che lo avevi di nuovo avvertito tu, ha minacciato non solo di spaccarmi la faccia, ma anche di uccidermi. Aggiungendo in tono minaccioso: “Sai bene che sono in grado di farlo!”. Esagerazioni, immagino. Ma poco gradevoli e per nulla rassicuranti. Comunque illecite.<br />
Come vedi, le cose sono andate un po’ troppo oltre.</strong></p>
<p><strong>Per un pezzo sono stato indeciso se contestarti o meno il tuo comportamento. Ho infine deciso di farlo a causa dell&#8217;accavallarsi di notizie da te scritte sul Corsera e riportate sulla citata pagina Facebook per annunciare &#8220;svolte&#8221; e &#8220;novità importanti&#8221; che però non solo non arrivano mai, ma &#8211; esattamente come le &#8220;rivelazioni&#8221; del &#8220;Lupo&#8221; &#8211; si rivelano tutte puntualmente di segno diametralmente opposto a quello annunciato. L&#8217;altro ieri la nuova pagliacciata, pardòn la &#8220;nuova pista&#8221;: centrata sul solito Agca e riguardante questa volta il Liechtenstein…. Checché ne pensi Pietro Orlandi o chi per lui, credo si debba porre un limite al degrado della trasformazione in farsa pubblica e show a puntate di quella che è semmai una tragedia privata.<br />
A farmi decidere di scrivere e inviare questa e-mail ha contribuito anche l&#8217;esibizione dell&#8217;accanimento contro la sepoltura di Enrico De Pedis nella basilica di S. Apollinare. De Pedis sarà stato anche un grande criminale, ma come possiamo dirlo con certezza, senza violare la legge, visto che è morto completamente incensurato, sempre assolto in tutti i processi? Assolto, non graziato dalle leggi &#8220;ad personam&#8221; o dalle scadenze dei termini come altri personaggi. E se crediamo ai &#8220;supertestimoni&#8221; che si sono fatti avanti solo quando hanno capito che potevano fare qualunque &#8220;rivelazione&#8221;, cioè raccontare qualunque balla come ha fatto per esempio tra gli altri Maurizio Giorgetti, come facciamo poi a non credere ai vari Mitrokhin, Sgaramella, &#8220;conte Igor&#8221;, ecc., quando accusano non un De Pedis, ma un Romano Prodi, un Massimo D&#8217;Alema e altri ancora?<br />
Perché continuare a ciarlare di santi, papi e cardinali sepolti in S. Apollinare pur di sparare contro il cadavere di De Pedis? Basta una verifica in loco per appurare che in S. Apollinare NON c&#8217;è sepolto neppure l&#8217;ombra di mezzo cardinale. Perché continuare a barare parlando di &#8220;sepoltura misteriosa&#8221; se il magistrato romano Andrea De Gasperis ha già chiarito tutto nel 1997, vale a dire ben 15 anni fa? Solo un africano mancato come il parlamentare Walter Veltroni può gridare vittoria perché ha scoperto che S. Apollinare non gode dell&#8217;extraterritorialità, bensì del &#8220;privilegio dell&#8217;extraterritorialità&#8221;, che è evidentemente la stessa cosa. Questa assurda veltronata dimostra semmai a quale punto di sfarinanento è arrivato anche il suo partito e a cosa i partiti stanno riducendo il parlamento.</strong></p>
<p><strong>Nella mia vita non solo professionale sono stato testimone e protagonista di due lunghe campagne giornalistico giudiziarie basate sul nulla più assoluto, o meglio sulla prevaricazione e sull&#8217;uso strumentale e artefatto di &#8220;testimoni&#8221; e &#8220;prove&#8221;: la lunga campagna per la &#8220;pista anarchica&#8221; della strage di piazza Fontana e delle altre bombe del 12 dicembre 1969 e la lunga campagna iniziata con il &#8220;blitz&#8221; del 7 aprile 1979.<br />
La prima pista è crollata grazie anche e soprattutto al mio apporto, che da studente fuori corso in Fisica mi ha permesso di entrare nel giornalismo dalla porta principale. La seconda mi ha visto drammaticamente coinvolto, ma giornalista a schiena dritta anche in quella situazione, ed è infine crollata nel ridicolo da sola. Tant&#8217;è che hanno dovuto riciclarla dalla tragedia Moro a tutt&#8217;altro molto più indeterminato.<br />
Ecco perché provo un particolare disgusto per il giornalismo che si basa sempre e solo sul lancio delle accuse, senza mai sottoporle a controlli e verifiche, e che si nutre continuamente di &#8220;scoop&#8221; uno più inconcludente dell&#8217;altro. Per giunta senza mai ammettere neppure una volta i propri errori e avere la dignità di chiedere scusa alle persone calpestate.</strong></p>
<p><strong>Data la gravità dei fatti, invio la presente per conoscenza al collega Ferruccio De Bortoli, direttore responsabile del Corriere della Sera, e al collega Massimo Alberizzi, membro del Comitato di Redazione.<br />
Un saluto.<br />
pino nicotri</strong></p>
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			<wfw:commentRss>http://www.pinonicotri.it/2012/04/lettera-aperta-al-collega-del-corriere-della-sera-fabrizio-peronaci-il-pessimo-giornalismo-ha-trasformato-in-una-trentennale-farsa-a-puntate-quella-che-doveva-essere-la-tragedia-privata-della-scompar/feed/</wfw:commentRss>
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		<title>Quando ci fa comodo, anche l&#8217;attentatore suicida va benissimo. Ho segnalato all&#8217;Ordine dei Giornalisti della Lombardia il razzismo dei nostri giornali verso i bambini libici. APPELLO PER FERMARE LA GUERRA</title>
		<link>http://www.pinonicotri.it/2011/03/quando-ci-fa-comodo-anche-lattentatore-suicida-va-benissimo-ho-segnalato-allordine-dei-giornalisti-della-lombardia-il-razzismo-dei-nostri-giornali-verso-i-bambini-libici-appello-per-fermare-la/</link>
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		<pubDate>Thu, 24 Mar 2011 16:33:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pino Nicotri]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ma come? Gli attentatori suicidi, detti anche kamikaze, non sono il massimo della schifezza, come sempre si grida giustamente sdegnati quando si fanno esplodere in Israele? E però leggo che un figlio di Gheddafy, il giovane Khamis, pare sia stato ucciso proprio da un kamikaze. E lo sdegno? Nessun accenno, su nessun mass media! L&#8217;unico [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ma come? Gli attentatori suicidi, detti anche kamikaze, non sono il massimo della schifezza, come sempre si grida giustamente sdegnati quando si fanno esplodere in Israele? E però leggo che un figlio di Gheddafy, il giovane Khamis, pare sia stato ucciso proprio da un kamikaze. E lo sdegno? Nessun accenno, su nessun mass media! L&#8217;unico sentimento che traspare, a volte gridato, è la forte speranza che Khamis sia stato davvero ucciso. Il fatto che sia stato un kamikaze, cioè un attentatore suicida, non frega niente a nessuno, non suscita nessun commento di riprovazione. Anzi, semmai è evidente l&#8217;approvazione. Se si tendono le orecchie si sentono bene gli applausi…<br />
Il nostro razzismo traspare anche dall&#8217;uso delle foto dei bambini libici.  Ritratti mentre impugnano armi giocattolo inneggiando a Gheddafy, il Corriere della Sera ne pubblica le foto in prima pagina senza renderne irriconoscibile il viso, come invece la Carta di Treviso, e quindi la deonotologia professionale, obbliga a fare. La Carta di Treviso è nata infatti per proteggere i minori: senza l&#8217;autorizzazione &#8211; scritta &#8211; dei genitori NON si possono pubblicare foto dei loro figli minorenni. E quelli libici ritratti sul Corsera hanno al massimo 10 anni. Ho informato di tale violazione della Carta il presidente dell&#8217;Ordine dei Giornalisti della Lombardia (il Corsera ha la direzione a Milano), collega Letizia Gonzales, perché apra la procedura per i provevdimenti disciplinari. Campa cavallo mio che l&#8217;erba cresce? E&#8217; possibile. Forse ormai imitiamo inconsciamente gli israeliani, per i quali i palestinesi, ma solo i palestinesi e non gli israeliani ebrei, divenano maggiorenni a 16 anni: un trucco &#8220;legale&#8221; per poterli mettere nelle galere &#8220;normali&#8221; anziché in quelle minorili, almeno teoricamente molto meno severe. Il tutto senza che né Sarkozy né Obama né altri abbiano qualcosa da ridire: la loro sensibilità è a senso unico. As usual.<br />
E a proposito di Sarkozy: come volevasi dimostrare. Abbiamo ventilato per primi che l&#8217;intervento militare francese sia stato preparato a tavolino e a &#8220;prescindere&#8221;, ben prima che andassero in scena le grida e lo sdegno per le &#8220;fosse comuni&#8221; e gli &#8220;interi quartieri bombardati&#8221;, il tutto rivelatosi le solite bufale utili a ingannare la nostra opinione pubblica per spingerla ad accettare la guerra. Né più e né meno come la colossale balla delle &#8220;bombe atomiche irachene&#8221;.</strong></p>
<p><strong>Per tutti questi motivi ho firmato e vi invito a firmare l&#8217;appello che vi propongo qui in basso.<br />
Grazie.</strong></p>
<p><strong> A P P E L L O</strong></p>
<p><strong><br />
FERMIAMO LA GUERRA IN LIBIA!<br />
Dopo una vergognosa campagna mediatica, che ha negato fin dal principio qualsiasi ipotesi di soluzione diplomatica, eccoci oggi sprofondati nel tunnel della guerra. Sotto le bombe muoiono così non solo i cittadini di Tripoli ma gli ideali stessi che hanno portato in piazza tanti giovani nei Paesi arabi.<br />
La prima vittima di una guerra è sempre la verità, perché solo con la menzogna e l’inganno è possibile giustificare l’uso della forza contro i popoli al fine di depredarli delle loro risorse. Anche nel caso della Libia i motivi che spingono gli Stati Uniti, la Francia, la Gran Bretagna e anche l’Italia a far rullare i tamburi di guerra riguardano le immense ricchezze del sottosuolo: gas e petrolio.<br />
In Libia oggi è in corso un&#8217;autentica guerra civile, con uno scontro politico tribale e tra fazioni, in cui si mescolano anche le giuste aspirazioni dei giovani a liberarsi da ogni forma di oppressione e di ingiustizia sociale. I tratti autoritari e repressivi del regime di Gheddafi e le violenze degli scontri armati di questi giorni non ci faranno cadere nel tranello bellico. Noi ripudiamo la guerra e affermiamo la nostra contrarietà ad ogni tipo di intervento armato in Libia, ivi compresa la no-fly zone.<br />
Non vogliamo assistere in silenzio ad una nuova “guerra umanitaria”.<br />
Chiediamo l’immediato cessate il fuoco. Facciamo appello alla comunità internazionale affinché si ponga fine ad ogni ingerenza straniera e rilanciamo l’ipotesi di una soluzione diplomatica che veda protagonisti i Paesi del sud del mondo ad iniziare da quelli africani e sudamericani.<br />
Nel pieno rispetto dell&#8217;art.11 della nostra Costituzione, chiediamo al Parlamento e al governo di fermare la guerra impedendo l’utilizzo delle basi italiane e di sostenere la soluzione negoziale alla crisi.<br />
Facciamo appello ai movimenti, alle associazioni, ai comitati, alle forze politiche e sindacali e a tutte le cittadine e cittadini affinché si adoperino a far crescere le mobilitazioni unitarie contro la guerra, anche con una grande manifestazione nazionale.</strong></p>
<p><strong>Per adesioni:   <a href="http://">fermiamolaguerra@gmail.com</a></strong></p>
<p><strong>PRIME ADESIONI<span id="more-3050"></span></strong></p>
<p><strong>1.    AMATO FABIO, Responsabile Esteri Prc</strong> <strong><br />
2.    AMATO ROSALIA, Centro Gramsci<br />
3.    ANTONINI ENNIO, Centro Gramsci<br />
4.    ARZARELLO FLAVIO, Coordinatore nazionale FGCI<br />
5.    BATTIGLIA ROBERTO, Coordinatore Nuestra America<br />
6.    BELLIGERO ANNA, Portavoce nazionale GC<br />
7.    BELLIGONI MAURIZIO, Psichiatra – Seg. Reg. PRC Marche<br />
8.    BELMONTE ALESSANDRO, Blogger ilbriganterosso.it<br />
9.    BIANCHETTI FILIPPO, Gaza Freedom March<br />
10.    BIEMMI  INES<br />
11.    BONAJUTO EMILIA<br />
12.    BURGIO ALBERTO, Docente Universitario<br />
13.    CAPONI ALESSANDRA, Comitato STOP Agrexco Roma<br />
14.    CAPRI CHIUMARULO ROCCO, Attore<br />
15.    CARARO SERGIO, Direttore Contropiano<br />
16.    CATONE ANDREA, Saggista e storico – Direttore rivista Ernesto<br />
17.    CECCONI PATRIZIA, Associazione Amici Mezza Luna Rossa<br />
18.    CESARIO GIAN PIERO<br />
19.    COSTA RENATO, Segretario Regionale CGIL-Medici, Sicilia<br />
20.    CRESCI FEDERICA, PRC<br />
21.    CUCCIOLLA ARTURO, Architetto<br />
22.    DAHMASH WASIM, Docente Universitario<br />
23.    DAL TOSO MARCO, Coord. FDS Milano, Cpn PRC<br />
24.    DE CECCO MARCO, Cristiani per la pace<br />
25.    DE SANCTIS PIERO, Centro Gramsci<br />
26.    DELFINO PESCE VITTORIO, Docente Universitario<br />
27.    DI DONATO ALESSIA, Redazione Oltre|Media.it<br />
28.    DILIBERTO OLIVIERO, Segretario PdCI<br />
29.    DINUCCI MANLIO, Saggista e collaboratore del Manifesto<br />
30.    DONNO ADA, Presidente AWMR Italia – Donne della regione mediterranea<br />
31.    DORSI ANGELO, Storico<br />
32.    FEDELI STEFANO, PdCI<br />
33.    FRANCESCAGLIA FRANCESCO, Responsabile Esteri PdCI<br />
34.    FRISOLI GIOVANNA, RSU Comune Milano<br />
35.    GEIMONAT MARIO, Docente Universtario Ca’ Foscari Venezia – Presidente Centro Gramsci<br />
36.    GEMMA MAURO, Direttore Ernesto On-line<br />
37.    GENOVALI ANDREA, Presidente PuntoCritico<br />
38.    GIACCHÈ VLADIMIRO, Economista<br />
39.    GIACOMINI RUGGERO, Storico dei movimenti per la pace e della resistenza<br />
40.    GIANNINI FOSCO, Senatore PRC XV legislatura<br />
41.    GIORDANO ENRICO, ARCI Ferrara<br />
42.    GRASSI CLAUDIO, Segreteria nazionale PRC<br />
43.    GRISOLIA MARCO, FGCI Milano<br />
44.    GUARNIERI ANTONELLA, Docente Storia Università Ferrara<br />
45.    HOBEL ALESSANDRO, Storico del movimento operaio<br />
46.    IANNETTI FABRIZIO<br />
47.    IOZZO ALFONSO, Medico di base<br />
48.    JACHETTI IVANA, Servizio cultura Giunta regionale Marche<br />
49.    JEAN GASPARE<br />
50.    LABANCA FEDERICA<br />
51.    LEONELLO ALESSIA, Fotoreporter – Comitato per non dimenticare Sabra e Chatila<br />
52.    LICANDRO ORAZIO, Resp. organizzazione PdCI &#8211; FDS<br />
53.    LIMITI STEFANIA, Comitato per non dimenticare Sabra e Chatila<br />
54.    LOCHE ELENA<br />
55.    LOCHE GIULIA<br />
56.    LOREFICE GIORDANO<br />
57.    LOSURDO DOMENICO, Filosofo<br />
58.    LUCHETTI ROBERTO, Rete disarmiamoli<br />
59.    MAGNI GIANPIERO<br />
60.    MANGANI LIDIA, Preside – Cgil nazionale scuola<br />
61.    MANNOCCI LUANA, Medico<br />
62.    MARCELLI FABIO, Ricercatore CNR – Giuristi Democratici<br />
63.    MARINGIÒ FRANCESCO, Associazione Marx XXI<br />
64.    MARINO LUIGI, Associazione Massimo Gorki Napoli<br />
65.    MERLIN VLADIMIRO, Consigliere Comunale Milano – Federazione della Sinistra<br />
66.    MESSINA RICCARDO, Avvocato<br />
67.    MICHELE GIORGIO, Giornalista de Il Manifesto<br />
68.    MIDOLO SEBASTIANO, Movimento contro la base di Sigonella<br />
69.    MILENA FIORE, PdCI<br />
70.    MINGARELLI MARIANO, Attivista pro Palestina<br />
71.    MONTANARI LAURA, Fotoreporter<br />
72.    MURA ROSANGELA<br />
73.    MUSOLINO MAURIZIO, Giornalista – PdCI<br />
74.    MUSSI LORETTA, Presidente Un ponte per…<br />
75.    NESPOLO CARLA, Presidente Istituto Storico Resistenza Alessandria<br />
76.    NICOTRI PINO, Giornalista<br />
77.    NOBILE FABIO, Consigliere regionale Lazio – Federazione della Sinistra<br />
78.    NOCERA MAURIZIO, Scrittore<br />
79.    OGGIONNI SIMONE, Portavoce nazionale GC<br />
80.    PAGANO MANUELE<br />
81.    PALERMI MANUELA, PdCI – Federazione della Sinistra<br />
82.    PALMIERI ENRICA, Insegnante danza Accademia nazionale danza Roma<br />
83.    PAVAN GIANMARIA<br />
84.    PERRONE NICO, Coordinatore Fds Bari<br />
85.    PIAZZA TANO, Movimento “No Ponte”, Messina<br />
86.    RICCI RODOLFO, FILEF Nazionale<br />
87.    RIGOTTI EMILIO<br />
88.    RIZZATI FRANCESCO, Consigliere Comunale Milano PdCI – FDS<br />
89.    RODILOSSO LUCA<br />
90.    SABINO LOREDANA, Cantante<br />
91.    SALEH BASSAM, Corrispondente di ALNAHARNEWS in Italia<br />
92.    SALMAN YOUSEF, Delegato Mezzaluna Rossa in Italia<br />
93.    SANTOPADRE MARCO, Direttore Radio Città Aperta<br />
94.    SELLER LUCIANO<br />
95.    SEVERINI MARINO, Voce e chitarra de “La Gang”<br />
96.    SINISI ANGELA<br />
97.    SORINI FAUSTO, Associazione Marx XXI<br />
98.    SOSSIO SACCHETTI FRANCESCO, Musicista<br />
99.    SQUIZZATO ALESSANDRO<br />
100.    STERI BRUNO, Direttore “Essere Comunisti”<br />
101.    TIBALDI DINO, Senatore PdCI XV legislatura<br />
102.    TOSTO TIZIANA, Attrice teatrale<br />
103.    TROMBONI DELFINA, Storica – Direttrice museo risorgimento e resistenza di Ferrara<br />
104.    URRO GIOVANNI, Assessore Sesto San Giovanni<br />
105.    VASAPOLLO LUCIANO, Docente Universitario<br />
106.    VELCHI ROMINA, Vice Direttore Liberazione<br />
107.    ZANABONI PIETRO</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
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