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	<title>ArruotaLibera &#187; Chatila</title>
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	<description>Critica delle verità ufficiali. Contro l&#039;ipocrisia e l&#039;uso di due pesi e due misure da parte del potere</description>
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		<title>&#8220;Un pezzo di Palestina è in Libano&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Oct 2011 22:21:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pino Nicotri]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Un pezzo di Palestina è in Libano&#8221;, ci scrive la mia amica Stefania Limiti in questo breve reportage da lei intitolato &#8220;Voci dai campi profughi dove si vive in condizioni estreme. Con la grande illusione che Israele, paese che occupa militarmente terre di altri, voglia costruire la pace&#8221;. Avrei dovuto partire con Stefania e un [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Un pezzo di Palestina è in Libano&#8221;, ci scrive la mia amica Stefania Limiti in questo breve reportage da lei intitolato &#8220;Voci dai campi profughi dove si vive in condizioni estreme. Con la grande illusione che Israele, paese che occupa militarmente terre di altri, voglia costruire la pace&#8221;. Avrei dovuto partire con Stefania e un gruppetto di volenterosi, ma occuparmi del libro per don Andrea Gallo &#8220;Non uccidete il futuro dei giovani!&#8221;, che arriva in libreria sabato prossimo, mi ha assorbito talmente da avermi impedito, oltre ad anche un solo giorno di ferie, di tornare in Libano. Leggiamo cosa ci scrive Stefania:</strong></p>
<p><strong>Scrivo questo post di ritorno da Beirut, dove il Comitato per non dimenticare Sabra e Chatila ha portato la solidarietà ai rifugiati della Palestina.<br />
Un pezzo di Palestina è in Libano. Oltre cinquecentomila persone, cacciate dalle loro case nel 1948 e poi nel 1967, vivono in circa dodici campi profughi sparsi nel paese dei Cedri, oggi alle prese con una difficile sfida per difendere la propria indipendenza e per superare l&#8217;eredità coloniale.<br />
Nel 2003 l&#8217;ufficio centrale di statistica palestinese (Pcbs) calcolava che nel mondo ci sono 9.6 milioni di palestinesi: quasi cinque milioni (4.8 per l&#8217;esattezza) quelli della diaspora &#8211; una delle grandi tragedie del &#8216;900 completamente rimossa &#8211; che vivono in Giordania, Libano, Siria ma anche in altri stati arabi, Europa e Stati uniti: un milione e centomila vivono in Israele, i cosiddetti «arabo-israeliani», 3.7 quelli che risiedono nei Territori occupati &#8211; 380 sono le scuole gestite dall&#8217;Unrwa, l&#8217;agenzia Onu per i rifugiati palestinesi, un dato che segnala la gran quantità di bambini palestinesi costretti ad affrontare lo studio in condizioni di grande difficoltà.<span id="more-3353"></span></strong></p>
<p><strong>Ciascun palestinese della diaspora, in genere, spera di poter tornare a visitare un giorno, o a vivere, nella terra dove loro o i loro cari sono stati cacciati. Il loro caso non compare in nessuna agenda internazionale. In particolare, le autorità del Libano, dove i palestinesi da sempre hanno segnato con la loro cultura e il loro protagonismo la vita del paese, portando progresso ma anche le inevitabili divisioni, vorrebbero volentieri disfarsene: non a caso la competenza su di loro è assegnata al ministero dell&#8217;Interno, come fossero un fatto di ordine pubblico e non a quello degli Affari sociali. I Palestinesi in Libano sono stranieri di serie b, senza la possibili di andarsene: non hanno neanche un passaporto ma solo la carta rilasciata dall&#8217;Onu che attesta il loro status di profugo. Come risolvere la grande questione dei rifugiati, se non riconoscendo il loro diritto al ritorno, proprio come prevede la risoluzione dell&#8217;Onu numero 194? &#8211; strano caso del destino, lo stesso numero d&#8217;ordine che verrebbe assegnato allo Stato palestinese, se venisse riconosciuto dal Palazzo di Vetro il suo diritto alla esistenza.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Pensate: la validità di quella risoluzione (che stabilisce il diritto al ritorno e al risarcimento economico e morale dei profughi della Palestina) è stata riafferma da ben 120 votazioni nel corso di questi anni &#8211; anche se, più delle tre cifre, colpisce il fatto che è stata sempre, pervicacemente, disattesa. Fu approvata l&#8217;11 dicembre del 1948, verso la fine della guerra arabo-israeliana ed esprime apprezzamento per gli sforzi dell&#8217;inviato delle Nazioni Unite Folke Bernadotte dopo il suo assassinio da parte dei membri della Banda Stern.<br />
Uno dei grandi interrogativi che pesa sulla iniziativa diplomatica dell&#8217;Autorità palestinese riguarda i confini: come chiamare Stato il residuo delle terre di Cisgiordania e Gaza, prive di contiguità territoriale, rosicchiate dagli insediamenti israeliani che hanno ridotto progressivamente i confini della Palestina stabiliti nel 1967? Ma l&#8217;interrogativo che angoscia i rifugiati riguarda la loro esistenza: se il riconoscimento dello Stato palestinese li dimenticasse, ci ha spiegato a Beirut il ricercatore indipendente Jaber Suleiman, del Gruppo Ritorneremo, (autore di Marginalised Community: the case of Palestinian Refugees in Lebanon, edito dal Development Research Centre on Migration, Globalisation and Poverty, aprile 2006) allora non sarebbe un evento da salutare con entusiasmo. Per Talal Salman, stimato intellettuale libanese, direttore di As Safyr, uno storico giornale indipendente di Beirut, i negoziati sono una perdita di tempo: Israele non ha nessuna intenzione di fare la pace, gli Stati Uniti non hanno intenzione di convincerli, e senza una soluzione per loro, i rifugiati, non si chiuderà mai la piaga dell&#8217;occupazione.<br />
I profughi in Libano vivono in condizioni davvero estreme ma non rinunciano alla loro dignità e alla loro storia: nei campi accolgono le delegazioni con le musiche tradizionali cantate da ragazze e ragazzi in abiti tradizionali, allevano i loro figli cercando di preservarli dall&#8217;angoscia che nasce quando non c&#8217;è futuro, e di strapparli alla rapacità di alcuni gruppi di terroristi radicali, un fenomeno controllato ma non certo inesistente. E pensano alla loro Palestina le giovani educatrici che organizzano i corsi anti-violenza per bambini e donne del campo di El Buss, nel sud del Libano, i medici e gli insegnanti che si prendono cura della gente in ogni misero campo o gli attivisti dalla Ong Beit Atfal Assoumud (partner del Comitato per non dimenticare Sabra e Chatila nel viaggio), un poderoso, laico argine, insieme al suo leader, Kassem Aina, al lavoro dei gruppi estremisti fondamentalisti.<br />
In questi giorni, alla vigilia del dibattito sulla risoluzione presentata dall&#8217;Autorità palestinese che chiede di essere riconosciuta come Stato, colpisce la violenza di alcuni commentatori ospitati dai maggiori quotidiani italiani i quali hanno spesso un argomento su cui poggiare la loro invettiva contro l&#8217;esistenza di uno Stato palestinese &#8211; pur sapendo che non c&#8217;è più terra disponibile per realizzarlo, se Israele non si ritira dai propri insediamenti: tirano fuori le &#8220;offerte israeliane di pace&#8221;, un mito creato a tavolino, insieme ad una massiccia offensiva mediatica contro il presidente Yasser Arafat, indicato come il responsabile del fallimento del negoziato e del rifiuto delle &#8220;proposte di pace&#8221;  di Ehud Barak. Un&#8217;interessata bugia per nascondere il nodo del conflitto: il fatto che Israele non intende affatto tornare ai confini del 1967 e restituire ai palestinesi quel misero 23% costituito dai territori occupati. Piuttosto vuole annettersi circa la metà della Cisgiordania e concentrare gli abitanti arabi in bantustan, attorno ai centri abitati e ai villaggi, separati gli uni dagli altri e circondati dalle truppe israeliane. In altri termini Tel Aviv punta all&#8217;annessione del «massimo di territorio con il minimo di arabi». Robert Malley, membro del team Usa a Camp David, oltre alle critiche di noti commentatori israeliani come Meron Benvenisti e Uri Avnery, sostenne in quei giorni di attivismo del presidente Clinton che Yasser Arafat aveva più volte messo in guardia Bill Clinton sui pericoli di un vertice convocato senza un&#8217;adeguata preparazione soprattutto dopo che il premier israeliano Ehud Barak si era rifiutato di attuare una serie di precedenti accordi firmati tre mesi prima con l&#8217;Autorità palestinese, come il terzo ritiro parziale dalla West Bank, il trasferimento all&#8217;Anp di tre villaggi vicini a Gerusalemme est e la liberazione di 1500 prigionieri palestinesi. Il presidente Clinton riuscì infine a convincere Arafat ad andare a Camp David, dove non vi fu alcuna proposta scritta da parte di Ehud Barak dal momento che le presunte offerte furono presentate come vaghe «idee dei mediatori Usa», promettendogli, inutilmente, che, se il summit fosse fallito nessuna delle parti in causa, a cominciare dagli Usa, avrebbe potuto gettarne la responsabilità sulle altre. A dieci anni dal quel falso negoziato, siamo ancora alle prese con una grande illusione: quella della volontà di Israele, paese che occupa militarmente terre di altri, di costruire la pace.</strong></p>
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		<title>Per la Chiesa ci sono copti e copti: protesta, giustamente, per la strage dei 21 ad Alessandria d&#8217;Egitto, ma continua a tacere sui 1.600 monaci copti etiopi massacrati dagli italiani. Le (inesistenti) &#8220;offese agli ebrei&#8221; dell&#8217;ex Nar romano Francesco Bianco, ultimo caso delle sempre più sbracate bufale sul &#8220;dilagare dell&#8217;antisemitismo&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Jan 2011 00:00:28 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>1) &#8211; Il Vaticano e la Chiesa italiana continuano a mantenere viva l&#8217;attenzione e la condanna per la strage di 21 cristiani copti a Capodanno ad Alessandria d&#8217;Egitto. Il cardinale Bagnasco nelle ultime ore ha pubblicamente invocato l&#8217;intervento della Comunità Europea a protezione dei copti e dei cristiani in genere nei Paesi dove non sono ben visti. Iniziativa condivisibile. Le stragi di fedeli, per giunta in una chiesa mentre pregano, sono infatti una cosa particolarmente orribile, quale che sia la fede delle vittime. Però in questo caso l&#8217;intervento della Chiesa italiana e del Vaticano sorprendono. Il problema non è solo il loro silenzio nei confronti delle vittime musulmane della guerra angloamericana in Iraq, silenzio denunciato nei giorni scorsi dalla maggiore autorità religiosa musulmana d&#8217;Egitto, o nei confronti dei bombardamenti &#8220;per errore&#8221; della Nato in Afganistan che fanno stragi di civili innocenti, bambini compresi, anche alle feste di matrimonio. A essere pignoli ci sarebbe da notare che papa Wojtyla dopo avere inutilmente scongiurato l&#8217;intervento in Iraq, patrocinando di fatto il movimento pacifista Arcobaleno, si è poi affrettato a invocare &#8220;Dio benedica l&#8217;America!&#8221; non appena il mentitore guerrafondaio George W. Bush andò a fargli visita in Vaticano. Ma tralasciamo.</strong></p>
<p><strong>Quello che non convince è invece il fatto che il Vaticano e la Chiesa italiana PRIMA di protestare, giustamente, per la strage dei copti d&#8217;Alessandria dovrebbero pubblicamente ammettere d&#8217;avere sbagliato e chiedere perdono per il silenzio tombale con il quale nascosero la strage di almeno 1.600 monaci copti per mano italiana nel 1937 in Abissinia, oggi Etiopia ed Eritrea. Pur di non dispiacere al Cavaliere di turno, l'&#8221;uomo della Provvidenza&#8221; Benito Mussolini e ai suoi fascisti, che avevano invaso l&#8217;Abissinia, il Vaticano fece spallucce per la rappresaglia al fallito attentato al maresciallo Graziani, rappresaglia che sterminò dai 4.000 ai 20.000 civili abissini, e tacque totalmente e vergognosamente per la strage di tutto il clero copto della capitale religiosa di Debre Libanos: almeno 1.600 tra monaci, giovani seminaristi e ragazzini chierici. In totale, l&#8217;equivalente di 20-50 volte la strage delle Fosse Ardeatine perpetrata a Roma dai nazisti tedeschi. <span id="more-2880"></span><br />
Della rappresaglia di Graziani, ordinata da Mussolini, si seppe abbastanza dopo la fine della seconda guerra mondiale, ma della strage di Debre Libanos e delle sue esatte dimensioni s&#8217;è saputo solo pochi anni fa e solo grazie alle ricerche del nostro storico Angelo Del Boca e dei suoi colleghi Ian Campbell, inglese, e Degife Kabré Sadik, etiope.  Però il Vaticano e la Chiesa italiana hanno continuato a tacere, facendo finta di niente. Forse che 1.600 cristiani copti massacrati dai fascisti italiani valgono meno di 21 cristiani copti egiziani massacrati non è ancora ben chiaro da chi anche se si dà per assodato che siano stati dei terroristi islamisti? E&#8217; inevitabile il sospetto che l&#8217;uso anche questa volta di due pesi e due misure nasconda un uso politico e strumentale degli avvenimenti, da parte vaticana ma non solo, con l&#8217;usuale obiettivo ormai maniacale di dare addosso all&#8217;islam presentandolo ad ogni piè sospinto come terrorista. Non dimentichiamo che grazie a WikiLeaks s&#8217;è scoperto che il Vaticano è il manggiore responsabile del mancato inserimento della Turchia nella Comunità Europea: un errore clamoroso, compiuto in nome dei più gretti interessi di potere del Vaticano e che all&#8217;Europa costerà carissimo. Senza la Turchia non avremo un interlocutore europeo autorevole con il mondo islamico, dopo che con la dissoluzione della Jugoslavia, foraggiata dalla Germania e ben tollerata dal Vaticano, abbiamo distrutto l&#8217;islam europeo, pacifico e cosmopolita, della Serbia (e del Kosovo).</strong></p>
<p><strong>2) &#8211; Prima ci siamo strappati i capelli e si è gridato allo scandalo perché l&#8217;azienda dei trasporti di Roma, l&#8217;ATAC, ha assunto una ragazza che per campare aveva fatto la cubista, come se fosse un delitto anziché un lavoro oggi come un altro. E certo più onesto dello stare in parlamento per vendersi al migliore offerente e non molto più sbracato dello sfilare come modella o posare per la pubblicità spesso indecente che dilaga ovunque, in tv come sui giornali e sui cartelloni stradali. Poi c&#8217;è stato un altro delirio al grido di &#8220;antisemita!&#8221; contro un altro dipendente dell&#8217;Atac accusato di avere offeso e attaccato gli ebrei nella sua pagina su Facebook. Che questo impiegato, Francesco Bianco,  sia stato un fascista dei Nar (Nuclei armati rivoluzionari) pare assodato, ed è un fatto certamente grave, ma se può diventare ministro della Difesa uno come Ignazio La Russa che ancora oggi si vanta pubblicamente di essere fascista, non si vede perché non possa essere assunto in un posto di lavoro, anche se di azienda pubblica, un cittadino della Repubblica italiana che ha pagato i suoi debiti con la giustizia. Forse che Bianco è stato condannato come l&#8217;ex ministro della Difesa Cesare Previti all&#8217;interdizione dai pubblici uffici e dai pubblici impieghi?<br />
Ma veniamo all&#8217;accusa che è costata, se non ho capito male, per ora la sospensione dal lavoro dell&#8217;ex militante dei Nar. Cosa ha scritto di così infame nella sua pagina Facebook? Niente! Assolutamente niente. Incredibile, ma vero, e del resto lo hanno scritto anche i giornali, compresi quelli che assieme al portavoce della comunità ebraica romana ne hanno preteso la pubblica lapidazione. Nel corso della manifestazione studentesca del 22 dicembre, manifestazione pacifica, Bianco alle ore 13,20 scrive su Facebook &#8220;ci ho i rossi sotto la rimessa&#8221;, che è la rimessa dei veicoli dell&#8217;Atac. Certo, visto che questa frase banale e per nulla minacciosa ha dato la stura a una serie di altri interventi e commenti sempre su Facebook dalle ore 13,20 alle ore 15,48, cioè anche durante l&#8217;orario di lavoro, può essere spiacevole o illecito che nel corso dell&#8217;orario di lavoro si smanetti su Facebook, come peraltro fanno ormai centinaia di migliaia di persone anche del pubblici impiego, ministeriali compresi. Alle ore 13,20 comunque dovrebbe esserci la pausa pranzo, perciò mi pare che Bianco, anche se ex Nar e forse tuttora fascista, non abbia commesso nessun illecito. Ma procediamo la caccia all&#8217;antisemitismo selvaggio di cui si sarebbe macchiato Bianco.</strong></p>
<p><strong>A un certo punto, tale Stefano scrive in romanesco &#8220;Che famo? Caricamo?&#8221;, chiedendo cioè se i &#8220;rossi&#8221; devono essere presi a botte, e una certa Silvia risponde &#8220;Napalm a pioggia, Frà&#8221;. Frasi idiote, ma certo non pericolose più dell&#8217;innocua idiozia parolaia visto che di napalm questi Silvia-Stefano-Francesco&amp;C non ne dispongono di sicuro e visto anche che nessuno ha caricato nessuno. Anzi, Francesco Bianco scrive: &#8220;Ero tentato di tirà qualche cosa dal terrazzo, ma <em>co&#8217; &#8216;sta panza rischiavo de cadè sotto</em>&#8220;. Dal che si deducono due cose, anzi tre: 1) l&#8217;impiegato Bianco deve essere obeso; 2) oltre a sparare cazzate a parole non se l&#8217;è sentita neppure di tirare in strada una lattina vuota; 3) non manca di ironia, alla luce della quale dunque andrebbero letti i dialoghi e i commenti di quelle ore sulla pagina Facebook. Di ironia invece hanno difettato gli indignati &#8220;filosemiti&#8221; di professione, che hanno scatenato una tempesta per meno di un bicchier d&#8217;acqua. A un certo punto infatti tale Jessica scrive la banalissima e veritiera frase &#8220;mi sembrano pacifici&#8221;, al che Silvia risponde &#8220;Giusto pacifici, praticamente giudei&#8221;.</strong></p>
<p><strong>Tutto qui. Come hanno fatto i grandi giornali e i vari mass media ad arrivare, se non con il sensazionalismo a tutti i costi e la disonestà programmata, a titolare a tutta pagina &#8220;L&#8217;ex Nar insulta gli ebrei&#8221;? Dove sono gli &#8220;insulti agli ebrei&#8221;? E si noti che NON è &#8220;l&#8217;ex Nar&#8221;, cioè l&#8217;impiegato Francesco Bianco, ad avere scritto la parola &#8220;giudei&#8221;, che di per sé NON significa nulla. NON ha scritto lui neppure l&#8217;intera frase incriminata, &#8220;Giusto pacifici, praticamente giudei&#8221;, comunque assolutamente priva di senso. Tale frase l&#8217;ha infatti scritta Lucia, NON Bianco. Se Lucia avesse scritto, che so, &#8220;Giusto pacifici, praticamente musulmani&#8221; oppure &#8220;praticamente cinesi&#8221; o &#8220;praticamente francesi&#8221;, non sarebbe successo assolutamete nulla, visto che la frase di per sé non contiene né insulti né minacce. Anzi, dire che si tratta di gente pacifica, giudei o eschimesi che fossero, a me &#8211; e alla logica &#8211; pare piuttosto un riconoscimento positivo, NON un&#8217;offesa. Si dà però il caso che il portavoce della comunità ebraica romana si chiami Riccardo di nome e Pacifici di cognome. Da notare che Pacifici cognome si scrive con la P maiuscola, e non minuscola come ha scritto Silvia usando la parola come un aggettivo. Forse Silvia scrivendo &#8220;pacifici&#8221; alludeva al signor Pacifici Riccardo? A me pare cretino pensarlo, cretino e anche un po&#8217; presuntuoso: quanta gente sa che il signor Pacifici è il portavoce della comunità ebraica, o giudea (l&#8217;ebraismo è nato infatti nello Stato della Giudea) che dir si voglia? Forse che tutti i frequentatori di Facebook, Lucia compresa, sono tenuti a sapere che esiste una comunità ebraica romana? E che ha un portavoce? E che il portavoce si chiama Pacifici di cognome? A me l&#8217;interpretazione che si è voluta dare per scatenare la pubblica lapidazione e chiedere il licenziamento di Bianco appare capziosa. Forzata. Una forzatura forsennata. Ma procediamo.</strong></p>
<p><strong>Ammesso e non necessariamente concesso che questa Lucia &#8211; ripeto: Lucia e NON Bianco &#8211; alludesse al signor Riccardo Pacifici, dove sono &#8220;l&#8217;offesa e la violenza antisemita&#8221;? Al massimo c&#8217;è dell&#8217;ironia, forse benevola, forse malevola, ma l&#8217;ironia in Italia NON è un reato, non ancora, e come si può fare dell&#8217;ironia sui cattolici, sul papa, sui musulmani e anessi imam, mufti e ayatollah, così è legittimo e lecito farla anche sugli ebrei come sugli ottentotti, i palestinesi, gli eschimesi, i turchi, i circassi, ecc. A me la tempesta scatenata contro &#8220;la violenza e le minacce antisemite&#8221; appare davvero montata ad arte. E anche disonestamente, ad opera dei soliti noti e col solito fine di passare per vittime in modo da poter lanciare sassi in faccia a chi critica Israele, che il partito degli oltranzisti, sempre più in difficoltà e quindi sempre più a caccia di pretesti, vuole assolutamente venga da tutti identificato con gli ebrei tout court. Pretesa ridicola e quanto mai immotivata, visto non solo che una non trascurabile fetta dell&#8217;ebraismo mondiale rifiuta questa equazione, ma visto anche che israeliani ebrei come il docente di storia Shlomo Sand, il suo collega Ilan Pappè e una miriade di altri studiosi &#8211; ripeto: spesso israeliani ed ebrei! &#8211; l&#8217;hanno smontata e fatta a pezzi dimostrandone l&#8217;assoluta falsità e faziosità. Argomento, questo, sul quale dovremo tornare in modo più approfondito, perché non se ne può più delle imposizioni mitologiche usate come una clava e un carro armato per imposizioni politiche che a loro volta hanno provocato, provocano e forse provocheranno ancora grandi danni.</strong></p>
<p><strong>Mi meraviglia che una persona intelligente come Riccardo Pacifici, grazie al quale ho potuto visitare l&#8217;interno della grande sinagoga di Roma,  si sia prestato, e con zelo, a quella che ha tutta l&#8217;aria di una montatura e che, anche a voler per forza ammettere sia una &#8220;attacco antisemita&#8221;, NON è opera del malcapitato Bianco. Che in quanto fascista più o meno ex non gode certo delle mie simpatie, ma che &#8211; come la ex cubista assunta all&#8217;Atac &#8211; ha comunque gli stessi diritti miei e di Pacifici. O no?<br />
Qualche anno fa una tempesta simile è stata scatenata contro Michele Santoro, pubblicamente accusato di antisemitismo da Leone Paserman, all&#8217;epoca portavoce o presidente della comunità ebraica romana. Santoro aveva osato nientepopòdimenoché fare il suo mestiere di giornalista, mostrando nella sua trasmissione televisiva su Raitre una piccola parte dei soprusi consumati quotidianamente da Israele nei confronti dei palestinesi. Paserman arrivò a chiedere per lettera al consiglio di amministrazione della Rai il licenziamento di Santoro, così come oggi viene chiesto ancor più ingiustificatamente il licenziamento di Bianco. Santoro reagì citando per danni Paserman e il magistrato gli dette ragione condannando Paserman a pagargli 50.000 euro di danni alla pubblica immagine. Vedremo come andrà a finire con l&#8217;impiegato dell&#8217;Atac Francesco Bianco.</strong></p>
<p><strong>3) &#8211; Purtroppo non è la prima volta che si scatena surrettiziamente una polemica nazionale sulle &#8220;aggressioni antisemite&#8221; che tiene banco sui mass media per giorni e giorni per poi finire nel ridicolo senza però che lo si dica. La più macabra, almeno in apparenza, è certo quella che nel 2002 per giorni e giorni fece parlare di violazione di ben 26 tra tombe e cappelle nella parte ebraica del cimitero del Verano a Roma. Dopo una fitta serie di lapidazioni a colpo sicuro contro &#8220;neonazisti o islamici&#8221;, in base a deduzioni che rivelano solo ignoranza e malefede da parte di chi le rifila e di chi le avvalora, si scoprì che si trattava del racket dei servizi abusivi di manutenzione delle tombe, tutti ovviamente più o meno pii cattolici e certo NON islamici, che colpiva chi non pagava il pizzo di 15-20 euro al mese. Nel 2008 la Fiera del Libro di Torino invitò come ospite d&#8217;onore lo Stato di Israele, nella persona dei suoi rappresentanti, in occasione del 60° della fondazione, sollevando le comprensibili proteste non solo dei palestinesi. Apriti cielo! Altra canea al grido lapidatorio contro &#8220;l&#8217;antisemitismo crescente&#8221;. Si arrivò a (stra)parlare di &#8220;roghi di libri&#8221; solo perché si trattava di una fiera del libro e nonostante non ci fosse non solo nessun rogo, ma neppure nessuna protesta sia pure vagamente violenta. Il lato comico, o meglio grottesco, è che se c&#8217;era qualcuno che aveva mandato al rogo un libro questo qualcuno era Israele! Che con i suoi fans oltranzisti aveva preteso &#8211; e ottenuto &#8211; che il professore di storia italiano Ariel Toaff, ebreo e figlio del rabbino capo di Roma, eliminasse dalle nuove edizioni  del suo libro &#8220;Pasque di sangue&#8221; tutte le pagine sgradite. La protesta contro il libro di Toaff era nata nel parlamento israeliano, senza che il nostro governo avesse nulla da ridire su una così clamorosa interferenza nella vita culturale ed editoriale italiana. Le code di paglia lunghe qualche chilometro e il solito servilismo verso i vincenti di turno evitarono ci fosse qualcuno che invitasse amichevolmente ed educatamente Israele a farsi gli affari suoi senza interferire nei nostri.<br />
Il conformismo e le code di paglia sono arrivate a far fare una brutta figura anche al nostro attuale capo dello Stato, Giorgio Napolitano, in occasione di un&#8217;altra montatura. Forse qualcuno ricorda che nel febbraio 2008 le sirene suonarono l&#8217;allarme per il solito &#8220;antisemitismo dilagante&#8221; a causa di una &#8220;lista di proscrizione di 162 professori universitari ebrei come quelle stilate a suo tempo dalle SS naziste&#8221;. Lista  che però si rivelò un&#8217;altra bufala: era la lista di chi aveva firmato contro una raccolta di firme di prestigiosi intellettuali ebrei inglesi, tra i quali lo storico Eric Hobsbawm, che condannavano le prepotenze israeliane verso i palestinesi! Nella solita foga di lapidare gli (inesistenti) &#8220;antisemiti&#8221; l&#8217;allarme e lo sdegno nazionalpopolare arrivarono a un tale livello che intervenne pubblicamente anche Napolitano. Due docenti torinesi, Ugo Volli e Daniela Santuz, si presentarono a lezione all&#8217;Università avvolti nella bandiera israeliana. Santuz proclamò indignata che &#8220;ormai s&#8217;è scatenata una vera e propria caccia all&#8217;israeliano&#8221;, caccia che la signora chissà dove aveva visto a Torino e in Italia.</strong></p>
<p><strong>4) &#8211; In realtà le liste di proscrizione  di ebrei esistono, ma sono quelle stilate da ebrei oltranzisti in California, Stati Uniti, a danno di ebrei pacifisti o comunque impegnati contro la mala politica israeliana. Le liste, suddivise coscienziosamente in ordine alfaberico e corredate spesso da foto, indirizzo e altre indicazioni utili per eventuali rappresaglie, si trovano sul sito dei fanatici di <a href="http://">http://masada2000.org/</a> . Ma tutti preferiscono eroicamente far finta di niente, nascondere la testa sotto la sabbia e blaterare periodicamente contro il &#8220;dilagare dell&#8217;antisemitismo&#8221;, che non dilaga da nessuna parte, ma che periodicamente tirato in ballo si presta egregiamente a zittire in malo modo chi critica Israele facendo finta che criticare Israele significhi volerla distruggere, per giunta assieme a tutti gli ebrei. Volere cioè una nuova e più grande Shoà. Ovviamente in combutta con lo &#8220;Stato canaglia&#8221; iraniano&#8230;</strong></p>
<p><strong>5) &#8211; La cosa buffa è che mentre si sono dedicate pagine e pagine al &#8220;dilagare dell&#8217;antisemitismo&#8221; e alle &#8220;offese agli ebrei&#8221; del malcapitato ex Nar Francesco Bianco, impiegato dell&#8217;Atac di Roma, si sono invece relegate in poche righe alcune notizie decisamente più allarmanti e molto meno campare per aria. Solo 7 righe in un riquadrino su due colonne a fondo pagina 21 di Repubblica per dire che &#8220;In una lettera-shock 27 mogli di rabbini della corrente nazionalista, vicina al movimento dei coloni, rivolgono un appello alle donne ebree perché non abbiano alcun rapporto &#8211; tanto meno sentimentale &#8211; con gli arabi, specie gli arabi israeliani. Tra le firmatarie, la figlia di Rabbi Ovadia Josef, il leader spirituale del partito ultraortodosso Shas, che è parte della coalizione di governo in Israele&#8221;. Da notare che Rabbi, cioè il rabbino, Ovadia un mesetto fa ha augurato la morte a tutti i palestinesi! Come si vede, il volgare e realissimo razzismo antiarabo merita solo 7 righe, come una notiziola di folclore, mentre le inesistenti &#8220;offese agli ebrei&#8221; di Bianco meritano pagine e pagine a partire dallo sbattere il mostro in prima pagina. A Nazareth finisce in galera per corruzione il sindaco israeliano Shimon Gapso, leader di una campagna per eliminare la celebrazione delle feste di Natale &#8211; nella città dove la tradizione vuole sia nato Gesù! &#8211; accusate di essere &#8220;dei baccanali&#8221;. Ma di questo ruolo di Gapso si viene a sapere solo nelle ultime righe dell&#8217;articolo, relegato a pagina 16, dedicato al suo arresto. Così come solo in quelle righe finali si viene a sapere che da diversi anni &#8220;i rabbini oltranzisti e gli attivisti nazional-radicali conducono una battaglia, a colpi di anatemi ed editti, contro i retaggi pagani e &#8220;gli stolti simboli cristiani&#8221;&#8221;. Ripeto: &#8220;Stolti simboli cristiani&#8221;!</strong></p>
<p><strong>Chissà cosa esploderebbe in Italia se qualcuno facesse non dico una campagna contro gli &#8220;stolti simboli ebraici&#8221;, per fortuna impossibile da organizzare perché si finirebbe sul lastrico o in galera prima, ma si permettese anche solo di scriverla una tale espressione beota: &#8220;Stolti simboli ebraici&#8221;: Eppure è equivalente a quella usata in Israele contro i simboli cristiani senza che nessuno, Vaticano e Saviano compresi, ci trovi nulla da ridire. E se poi la scritta comparisse i nqualche stato arabo o comunque islamico&#8230;. mamma li turchi! Chissà cosa tuonerebbe il buon Roberto Saviano&#8230; Magari anche gratis anziché in cambio di 50 mila euro per tuonarla in tv.<br />
</strong></p>
<p><strong>6) &#8211; Ormai si bolla come &#8220;antisemita&#8221; chiunque non applauda freneticamente qualunque scelta dei governi israeliani, dalla mattanza di Sabra e Chatila a quella di Piombo Fuso, dal Muro al divieto di matrimoni civili, dagli espropri di terre palestinesi agli &#8220;omicidi mirati&#8221;, dal dilagare delle colonie alla demolizione per rappresaglia di case e uliveti palestinesi sino dearabizzazione di Gerusalemme come se si trattasse di derattizzazione. E&#8217; un po&#8217; come per le vecchie femministe romane degli anni &#8217;80, che ti davano del maschilista fascista se non applaudivi qualunque loro sproloquio, pretesa e cazzata, e sì che ne hanno fatte talmente tante da finire come sono finite, cosa che dovrebbe far meditare non solo le femministe, ma anche i cosiddetti &#8220;amici di Israele&#8221;. Che in realtà, come scrivono gli storici israeliani Shlomo Sand e Ilan Pappè e l&#8217;intellettuale ebreo americano Noam Chomsky, nonché Ian Buruma di recente sul Corsera, sono i suoi peggiori nemici. E&#8217; un po&#8217; come per Giampaolo Pansa: ormai si bolla come &#8220;fascista&#8221; chiunque lo prenda a pernacchie anziché incensarlo come nuovo Eroe dei Due Mondi: il mondo di sinistra quando era vincente e gli faceva comodo per la carriera e lo stipendio, e il mondo della destra per addolcirsi il viale del tramonto salendo sul carro del vincitore di turno. E fors&#8217;anche per vendicarsi di non essere diventato il direttore di un qualche grande giornale.</strong></p>
<p><strong>Non ci rediamo conto che stiamo diventando talmente intolleranti da non ammettere più critiche in nessun campo, il che è il modo migliore per correre verso il burrone: se prendi a sassate chiunque ti avverte che sei sulla strada sbagliata, il burrone non puoi certo evitarlo…</strong></p>
<p><strong>7) &#8211; Il combinato disposto del sensazionalismo giornalistico demenziale e dell&#8217;ignoranza produce corbellerie anche esilaranti, ma non per questo innocue. Dell'&#8221;enorme carrarmato parcheggiato al bar&#8221; ho già parlato, con tanto di foto che dimostravano come si trattasse in realtà solo di un banale fuoristrada &#8211; con targa civile! &#8211; sia pure dipinto a mo&#8217; di mezzo militare mimetizzato. Ora una didascalia tra due foto dell&#8217;articolo &#8220;Il Grande Orecchio della politica&#8221;, a pagina 8 del  Corriere della Sera del 4 gennaio dell&#8217;anno nuovo,  ci informa che il famoso Piano Solo preparato dal generale dei carabinieri Giovanni De Lorenzo negli anni &#8217;60 era addirittura &#8220;un progetto di colpo di Stato militare che avrebbe assegnato all&#8217;Arma dei carabinieri il potere in Italia&#8221;. Boom! Mi chiedo quali siano le letture e le fonti informative di certi colleghi. Ma sono costretto a chiedermi anche cosa bevono o &#8220;fumano&#8221; per avere di queste visioni&#8230;</strong></p>
<p><strong>Strano: Saviano su tutto ciò tace. Non &#8220;viene via con me&#8221;&#8230;</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
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