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	<title>ArruotaLibera &#187; Algeria</title>
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	<description>Critica delle verità ufficiali. Contro l&#039;ipocrisia e l&#039;uso di due pesi e due misure da parte del potere</description>
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		<title>Giulio Regeni, un cadavere gettato contro l&#8217;Eni e Al Sisi</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Aug 2017 11:33:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pino Nicotri]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[La ricerca della verità riguardo l&#8217;uccisione al Cairo di Giulio Regeni a volte appare se non proprio pilotata almeno spintonata rudemente verso direzioni prestabilite. Vale a dire: 1) verso la chiusura del cerchio dando tutte le responsabilità agli apparati polizieschi e di sicurezza egiziani, cioè in definitiva al presidente Al Sisi, indicandolo come colpevole quanto [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La ricerca della verità riguardo l&#8217;uccisione al Cairo di Giulio Regeni a volte appare se non proprio pilotata almeno spintonata rudemente verso direzioni prestabilite. Vale a dire:</strong></p>
<p><strong>1) verso la chiusura del cerchio dando tutte le responsabilità agli apparati polizieschi e di sicurezza egiziani, cioè in definitiva al presidente Al Sisi, indicandolo come colpevole quanto meno di omertà</strong><br />
<strong>2) e verso il biasimo dell&#8217;operato della nostra Eni per metterle almeno i bastoni tra le ruote, colpevole dell&#8217;enorme duccesso colto, come vedremo, proprio in Egitto. </strong><br />
<strong> </strong><br />
<strong>A guardar meglio le cose Al Sisi potrebbe essere invece vittima del tentativo di un <a href="https://en.m.wikipedia.org/wiki/David_Young_(Watergate)">qualche</a> &#8220;servizio&#8221; egiziano di screditarlo, date le lotte feroci che da sempre esistono in Egitto tra militari, anche perché sono loro i veri padroni dell&#8217;economia del Paese. Colpevole o vittima Al Sisi, sta di fatto che in ogni caso viene esercitata una pressione enorme anche sull’Eni.</strong><br />
<strong> </strong><br />
<strong>La clamorosa notizia sparata di recente dal New York Times con un lungo articolo a firma dell&#8217;autorevole giornalista Declan Walsh sembra voler dire tutto, ma in realtà a leggerlo bene non chiarisce nulla, a partire da chi sia la fonte e se racconta fatti veri o no. Chiarisce però invece bene la volontà, appunto, di chiudere il cerchio attorno al collo di Al Sisi.</strong><br />
<strong> </strong><br />
<strong>Ecco i passi più importanti &#8211; riportati dai giornali italiani &#8211; dell&#8217;articolo di <a href="http://www.corriere.it/esteri/16_febbraio_16/regeni-lavoro-ad-oxford-analytica-genitori-giulio-non-era-servizi-23c620a8-d4af-11e5-8855-fe9a1275bf2e.shtml">Walsh,</a> dove il virgolettato è quanto detto a lui dalla fonte, purtroppo anonima, mentre il resto sono parole del giornalista: </strong><br />
<strong> </strong><br />
<strong>&#8220;Gli Stati Uniti vennero in possesso dall’Egitto di prove di intelligence esplosive, prove che dimostravano come Regeni fosse stato rapito, torturato e ucciso da elementi della sicurezza egiziani&#8221;. Fonti dell’allora Amministrazione Obama citate dallo stesso giornale affermano che l’amministrazione USA era in possesso di “prove incontrovertibili delle responsabilità egiziane”. A questo punto il materiale venne girato “al governo Renzi su raccomandazione del Dipartimento di Stato e della Casa Bianca”. Ma “per evitare di svelare l’identità della fonte non furono passate le prove così come erano, né fu detto quale degli apparati di sicurezza egiziani si riteneva fosse dietro l’omicidio”. Altre fonti sempre citate dal New York Times affermano: “Non è chiaro chi avesse dato l’ordine di rapire e, presumibilmente, quello di uccidere” Regeni, ma “quello che gli americani sapevano per certo, e fu detto agli italiani, è che la leadership egiziana era pienamente a conoscenza delle circostanze dell’uccisione “del ricercatore”&#8221;. </strong><br />
<strong> </strong><br />
<strong>Il racconto pubblicato dal New York Times purtroppo è privo di qualunque elemento di prova e quindi potrebbe anche essere falso, la fonte potrebbe avere ingannato a bella posta Walsh per strumentalizzarne l&#8217;autorevolezza, tant&#8217;è che il governo italiano ha subito seccamente smentito la parte che lo tira in ballo. Ma vediamo come prosegue il racconto dell&#8217;articolo del New York Times, sempre tenendo presente che il virgolettato è quanto detto a Walsh dalla sua fonte, mentre il resto sono parole del giornalista:</strong><br />
<strong> </strong><br />
<strong>&#8220;“Non abbiamo dubbi di sorta sul fatto che i fatti questo fosse conosciuto anche dai massimi livelli”. Insomma, non sapevamo se fosse loro la responsabilità, ma sapevano, sapevano”. Questo portò alcune settimane dopo “l’allora segretario di Stato, John Kerry, a un aspro confronto con il ministro degli esteri egiziano Sameh Shoukry, nel corso di un incontro che si tenne a Washington”. Si trattò di una conversazione “quanto mai burrascosa” anche se da parte della delegazione americana non si riuscì a capire se il ministro stesse erigendo un muro di gomma o semplicemente non conoscesse la verità&#8221;.</strong><br />
<strong> </strong><br />
<strong>Come si vede, con la prima frase la fonte ammette che gli USA non sapevano se Al SISI e dintorni fossero colpevoli o no, si limita ad affermare che sapevano cosa fosse successo, e con l&#8217;ultima frase riporta tutto in alto mare: il ministro degli Esteri egiziano forse del caso Regeni non ne sapeva nulla, cosa piuttosto inspiegabile se Al Sisi e i vari apparati fossero davvero colpevoli. </strong><br />
<strong> </strong><br />
<strong>Dobbiamo ricordare che nell&#8217;agosto di due anni fa, qualche giorno prima della scomparsa e uccisione di Regeni, l’ENI aveva scoperto nelle acque del mare egiziano il più grande giacimento di gas del Mediterraneo. Si chiama Zhor e contiene la mostruosa quantità di 850 miliardi di metri cubi di gas, in grado di dare all&#8217;Egitto l&#8217;autonomia energetica per un bel pezzo e alla società italiana un bel pacco di miliardi di euro. Ce n&#8217;è abbastanza per scatenare gli appetiti e la concorrenza dei vari Stati che, come la Francia e l&#8217;Inghilterra, per non parlare degli Stati Uniti, per accaparrarsi le altrui fonti energetiche hanno ampiamente e sempre dimostrato di non arretrare di fronte a nulla, guerre comprese.</strong><br />
<strong> </strong><br />
<strong>Gli egiziani sono così imbecilli da alienarsi le simpatie dell&#8217;Italia dell&#8217;ENI con un delitto spettacolare da incapaci? Gli agenti dello spionaggio ti fanno sparire e basta, senza lasciare tracce, e lo sanno fare a iosa anche quelli egiziani, senza ricorrere a torture e sevizie da vecchi film. </strong><br />
<strong> </strong><br />
<strong>Regeni invece è stato ucciso con metodi più da camorra che da &#8220;servizi&#8221; e il suo cadavere, con bene in vista le prove di quei metodi, è stato dato in pasto all&#8217;opinione pubblica indirizzando di conseguenza le indagini in modo fin troppo scoperto. Come se le polizie e i servizi segreti di Al-Sisi dovendo liquidare qualcuno fossero così scemi e autolesionisti da autodenunciarsi mettendo in piazza la via crucis e la crocifissione finale della loro vittima anziché farla sparire totalmente come avvenuto e avviene regolarmente non solo in Egitto. Se del povero Regeni non si fosse fatto trovare nulla, non sarebbe scoppiata nessuna tempesta. </strong><br />
<strong> </strong><br />
<strong>Bisogna inoltre per onestà e completezza  ricordare che secondo il quotidiano La Stampa ( </strong><br />
<strong><a href="https://www.lastampa.it/2016/02/16/esteri/regeni-a-londra-lavor-per-unazienda-dintelligence-Ue3kZmmArej9wuMH279t5J/pagina.html">https://www.lastampa.it/2016/02/16/esteri/regeni-a-londra-lavor-per-unazienda-dintelligence-Ue3kZmmArej9wuMH279t5J/pagina.html</a>    ) il 28enne Giulio Regeni, da dieci anni in Inghilterra, dove si è laureato, conoscitore della lingua araba,  e dottorando in un&#8217;Università sempre inglese, collaborava &#8211; a propria insaputa o no &#8211; con i servizi segreti inglesi, il famoso, mitico e sempre sfuggente M16. L&#8217;articolo, scritto a Londra, prende lo spunto dal fatto che Regeni aveva lavorato un anno per la Oxford Analytica ( <a href="https://en.m.wikipedia.org/wiki/Oxford_Analytica">https://en.m.wikipedia.org/wiki/Oxford_Analytica</a> ), società che a detta dell&#8217;autore dello stesso articolo, Alessandra Rizzo, è dei servizi inglesi. Affermazione che però non trova conferma ufficiali, ovviamente. Interessante comunque notare che la Oxford Analytica è stata fondata da un ex consigliere del Segretario di Stato Usa Henry Kissinger ed ex membro del potentissimo National Security Council all&#8217;epoca di Nixon, nel cui Watergate fu coinvolto, tale David Young (<a href="%20https://en.m.wikipedia.org/wiki/David_Young_(Watergate)"> https://en.m.wikipedia.org/wiki/David_Young_(Watergate)</a>   ).</strong></p>
<p><strong>Forse Regeni con l&#8217;M16 non c&#8217;entrava nulla, ma l&#8217;intervista (  <a href="http://www.corriere.it/esteri/16_febbraio_16/regeni-lavoro-ad-oxford-analytica-genitori-giulio-non-era-servizi-23c620a8-d4af-11e5-8855-fe9a1275bf2e.shtml">http://www.corriere.it/esteri/16_febbraio_16/regeni-lavoro-ad-oxford-analytica-genitori-giulio-non-era-servizi-23c620a8-d4af-11e5-8855-fe9a1275bf2e.shtml</a> ) al Numero Uno della Oxford Analytica, Graham Hutchings, pubblicata il 16 febbraio dell&#8217;anno scorso dal Corriere della Sera e gli annessi &#8220;No comment&#8221; di una sua collega di lavoro lasciano perplessi. Come che sia, è impensabile che l&#8217;M16 dato il campo di studi e ricerche del nostro connazionale non abbia preso diligentemente nota della sua presenza. </strong><br />
<strong>Il giornalista Marco Gregoretti, ex inviato di “Panorama” e vincitore del Premio Saint-Vincent per i suoi servizi sulle violenze (stupri, torture) commesse nelle missioni di pace in Somalia, ha ipotizzato anche una collaborazione con i servizi segreti civili italiani ( </strong><br />
<strong><a href="http://www.marcogregoretti.it/cronaca-misteri/giulio-regeni-era-un-agente-segreto-dellaise/">http://www.marcogregoretti.it/cronaca-misteri/giulio-regeni-era-un-agente-segreto-dellaise/</a> ). Che però hanno prontamente smentito, anche se in ogni caso non avrebbero potuto fare altro. </strong><br />
<strong>Difficile, se  non impossibile, stabilire con certezza cosa ci sia di vero in quelle notizie. Che a onor del vero paiono un po&#8217; tirate per i capelli, possibile frutto del sensazionalismo che in certi casi non manca mai, ma contribuiscono a rendere il quadro meno decifrabile di quel che sembra o si vuole far sembrare. Il caso riguardante la scomparsa di Emanuela Orlandi, il 22 giugno 1983, è un caso da manuale per quanto riguarda i danni da sensazionalismo e scoopismo a tutt i costi. </strong><br />
<strong> Altre perplessità e domande possono nascere dal fatto che è molto impegnata nella campagna &#8220;Verità per Regeni&#8221; l&#8217;organizzazione non governativa (ONG) Amnesty International. I malpensanti hanno notato infatti che il suo organigramma USA riporta presenze come quella della direttrice esecutiva dal 2012 al 2013, Suzanne Nossel, con un passato al Dipartimento di Stato americano, e come quella di chi ne ha preso il posto, Margaret Huang, nel cui curriculum figura un impiego presso il Comitato per gli Affari Esteri del Senato, sempre Usa. Ovviamente c&#8217;è chi si chiede se le due manager una volta entrate in Amnesty abbiano o no reciso ogni legame con i citati ambienti di provenienza.</strong><br />
<strong>Domande eccessive e fuori luogo? Può darsi. Però non manca neppure chi fa notare che tra i maggiori finanziatori di Amnesty sono comparse la Ford Foundation e la Open Society Foundations. La prima è tra le più ricche fondazioni statunitensi, sovvenziona fin dal 1954  il famoso e molto chiacchierato gruppo Bilderberg. La seconda è invece la cassaforte della quale lo straricco speculatore globale George Soros si serve per finanziare rivoluzioni e sommosse ovunque ci sia da lucrare attirando interi Paesi, dalla Libia all’Ucraina, nell&#8217;orbita occidentale e magari anche Nato. </strong><br />
<strong> </strong><br />
<strong> Insomma, non si può affatto escludere che Regeni, in nome della ormai secolare lotta feroce per le fonti energetiche, possa essere stato ucciso o fatto uccidere e fatto ritrovare apposta cadavere martoriato, se non per mano almeno per ispirazione dei servizi di Sua Maestà out similia. Che potrebbero anche avere &#8220;solo&#8221; suggerito a poliziotti e 007 egiziani a libro paga di fare quello che è stato fatto. Non c&#8217;è bisogno di accusare in blocco l&#8217;M16 o uno degli organi di sicurezza egiziani: noi italiani sappiamo benissimo che certe cose, specie se orrende, possono essere farina del sacco non dei servizi segreti in quanto tali, quelli ufficiali, ma dei loro &#8220;pezzi deviati&#8221;&#8230;</strong><br />
<strong> </strong><br />
<strong>Mettere in difficoltà Al Sisi e l&#8217;Eni avrebbe l&#8217;indubbio vantaggio di prendere due piccioni con una fava. Nonostante tutto, l&#8217;Eni in quei giorni tempestosi è però riuscita comunque a portare a casa il contratto per lo sfruttamento di Zhor. Ma è da notare che qualche giorno dopo il ritrovamento del cadavere del nostro connazionale la British Petroleum è riuscita a concludere con l’egiziana Natural Gas Holding Company (EGAS) un bel contratto che prevede tra l&#8217;altro lo sviluppo del giacimento Atoll di gas, a nord di Damietta, e una concessione offshore nel delta orientale del Nilo. </strong><br />
<strong>In aggiunta, l&#8217;allora presidente francese Hollande è riuscito a vendere all&#8217;Egitto armi per oltre un miliardo di dollari, compresi aerei piuttosto vecchi. È impressionante vedere a volte all&#8217;aeroporto del Cairo la sterminata quantità di aerei piuttosto obsoleti dismessi soprattutto dall&#8217;Europa. Aerei a parte, è noto che Italia e Francia dietro le quinte dei bei sorrisi sono da sempre in lotta dura tra loro per accaparrarsi gas e petrolio altrui. La nostra ENI (in origine acronimo di Ente Italiano Idrocarburi) per poter avere ottimi rapporti con l&#8217;Algeria, importante produttrice di gas naturale e petrolio, ne ha finanziato sotto banco la Resistenza contro la Francia coloniale occupante. La Francia in tempi più recenti ha ricambiato il favore organizzando, assieme agli inglesi, la caduta di Gheddafi e la &#8220;rivoluzione&#8221; libica anche per scalzare l&#8217;Italia prendendone almeno in parte il posto nei buoni rapporti, vale a dire negli 11 miliardi di euro di interscambio. Come conferma il recente tentativo della francese Total di soppiantare l&#8217;Eni.</strong><br />
<strong> </strong><br />
<strong>Così stando le cose, le proteste per la ripresa in questi giorni delle relazioni diplomatiche con l&#8217;Egitto, fatta oltretutto passare per uno schiaffo in faccia alla famiglia Regeni, ha un sapore leggermente strumentale, oltre che buonista e &#8220;politicamente corretto&#8221; a metà tra il libro Cuore e Alice nel Paese delle Meraviglie. Buono solo a farsi un po&#8217; di (dubbia) pubblicità.</strong></p>
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		<title>Egitto, fine delle illusioni occidentali sulla bontà dei colpi di Stato in casa altrui quando ci fa comodo.</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Aug 2013 14:19:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pino Nicotri]]></dc:creator>
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<p><strong>La tragedia egiziana ha posto la parola fine a un’altra illusione dell’Occidente, e dell’Europa in particolare: all’illusione, vale a dire, che i colpi di Stato militari possano arginare man mano e una volta per tutte le spinte popolari extra occidentali che per un motivo o per l’altro non ci piacciono. Quest’illusione si fonda sul fatto che di norma gli ufficiali militari che costituiscono l&#8217;ossatura delle forze armate altrui sono stati formati quasi tutti nelle più prestigiose accademie e scuole militari degli Usa e dell’Europa. Quelle italiane, per esempio,  hanno contribuito a formare il colonnello Gheddafi e il generale Siad Barre, ex sottotenente dei carabinieri italiani, diventati a suo tempo con i rispettivi colpi di Stato i padroni di lungo corso della Libia il primo e della Somalia il secondo. Finiti entrambi come sono finiti: ucciso dai ribelli il primo, cacciato a furor di popolo il secondo.</strong></p>
<p><strong>In Tunisia il generale Ben Ali, che nel 1987 abbatté con un colpo di Stato morbido il presidente Bourguiba prima di essere cacciato a sua volta con la cosiddetta “primavera araba” nel gennaio 2011, si guadagnò i gradi nella prestigiosa Ecole spéciale militaire de Saint-Cye e nell’Ecole d’application de l’artillerie de Chalons-sur-Marne, per poi perfezionarsi nella Senior Intelligence School e infine nella School for Anti-Aircraft Field Artillery negli Usa. E a metterlo in sella a Tunisi furono i nostri segreti militari, che seppero agire con discrezione: Bourguiba fu deposto per senilità a 84 anni e fatto accudire da una equipe di medici nel suo dorato palazzo di Monastir.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>E&#8217; francamente incomprensibile, se non con l&#8217;odio verso gli islamici in generale, la simpatia con la quale soprattutto in Italia è stato accolto il colpo di Stato che in Egitto ha portato in galera il presidente Mohamed Morsi. Candidato dei Fratelli Musulmani, Morsi nel giugno dell&#8217;anno scorso ha vinto le prime elezioni libere e democratiche egiziane, che hanno posto fine ai quasi 30 anni di potere di Hosmi Mubarak, generale dell&#8217;aeronautica diventato presidente. I generali che hanno deposto e arrestato Morsi, primo non militare diventato presidente,li abbiamo applauditi come “salvatori della democrazia”, nonostante siano stati le colonne portanti del potere man mano sempre più duro di Mubarak. Il precedente algerino avrebbe dovuto invece farci riflettere di più, ma si è preferito ignorarlo. Purtroppo i fatti però sono testardi, e continuano a esistere anche se non se ne parla. Com’era prevedibile, in Egitto si sta ripetendo infatti quanto successo in Algeria nel 1992, quando alla vittoria schiacciante del Fronte Islamico di Salvezza Nazionale, che nel primo turno delle libere elezioni aveva riportato nel dicembre 1991 il 60% dei voti, l&#8217;esercito applaudito dall’intero Occidente rispose con un golpe. Golpe che se ha rassicurato in particolare la Francia, ha però aperto la strada a una guerra civile particolarmente feroce, che ha mietuto centinaia di migliaia di morti. E che tuttora lascia aperta la porta ad altre possibili convulsioni dagli sbocchi potenzialmente ancora più gravi.<span id="more-4284"></span><br />
</strong></p>
<p><span style="font-weight: bold;">Un tentativo di derubare della vittoria elettorale gli islamici è stato fatto anche in Tunisia dopo la cacciata nel 2011 di Ben Alì, padrone di fatto del Paese per 23 anni di fila. Nonostante la chiara, indiscutibile vittoria del partito islamico Ennahda, l’appoggio soprattutto italiano è andato alle proteste di un partitello dal nome francese di “&#8221;Petition populaire&#8221;, fondato da un miliardario inglese di origine tunisina diventato famoso per le sue promesse mirabolanti, tra le quali un ponte da Tunisi alla Sicilia. I seguaci del miliardario per un po’ hanno messo a soqquadro la cittadina di Sidi Bouzid, incendiando il tribunale e saccheggiando negozi e uffici. In quasto caso però i militari hanno preferito rimanere al loro posto.</span></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Come è noto, la strategia dei colpi di Stato militari, sempre sanguinosi e sfociati in dittature feroci, a tutto vantaggio dell’Occidente, in particolare della Nato, ha funzionato per decenni in Centro e Sud America, in Indonesia, Congo, Iran, Pakistan, ecc. Ce n’è stata una intera serie perfino nell’europea Grecia e nella vicina Turchia, entrambi Paesi membri della Nato, ed erano golpe foraggiati soprattutto dagli Usa per &#8220;difendere il mondo libero&#8221;, cioè non comunista. Alla Casa Bianca erano preoccupati per la tenuta del fianco orientale della Nato in zone del pianeta confinanti con l’allora esistente Unione Sovietica, il gigante comunista dal formidabile armamento anche atomico, ma dai piedi d’argilla per mancanza di industria leggera, benessere e libertà politiche. Crollata l&#8217;Urss e scomparso &#8220;il pericolo comunista&#8221;, sono stati velocemente sostituiti con l&#8217;Islam e &#8220;il pericolo islamico&#8221;, così come la &#8220;guerra fredda&#8221; è stata sostituita con la &#8220;guerra mondiale al terrorismo&#8221;. Invenzione quest&#8217;ultima che ha permesso all&#8217;enorme apparato industriale bellico di continuare a prosperare. Il tutto ha permesso anche il riciclaggio del golpismo in chiave &#8220;democratica&#8221;, ma l&#8217;illusione non è durata molto.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Il caso vuole che &#8220;i bei tempi&#8221; del golpismo filo occidentale facile e vincente sono finiti proprio nella Turchia dove erano iniziati con il golpe di Kemal Ataturk, il padre della moderna Turchia:  nata laica nel 1923 e rimasta tale mentre nel resto del mondo musulmano soffiavano il vento islamico prima e quello islamista dopo.</strong></p>
<p><strong>Iniziato il nuovo millennio, in Turchia sono diventati rispettivamente capo dello Stato e primo ministro Abdullah Gül e Tayyip Erdogan, entrambi leader del Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP), formazione islamica e conservatrice nata nel 2001. Man mano che i voti dell&#8217;AKP crescevano i governi provvedevano a limare il potere dei militari, considerati sin dal varo della  costituzione kemalista i guardiani, i custodi e i garanti non solo dell’integrità territoriale, ma anche della laicità dello Stato. I conti con i militari sono stati infine regolati di recente con il processo noto come Ergenekon, concluso con una quindicina di  ergastoli comminati ad alti papaveri con le stellette accusati di progettare un golpe. Fra i nomi eccellenti, Ilker Basbug, ex capo di stato maggiore, e Veli Kacuk, ex capo dell’esercito.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Come le atomiche, l&#8217;industria automobilistica, quella areonautica, degli armamenti, cinematografica, giornalistico televisiva, ecc., e lo sviluppo economico impetuoso non sono più esclusivo appannaggio europeo e statunitense, così non lo sono più le accademie e le buone scuole militari. La loro influenza nel resto del mondo è molto ridimensionata, se non finita. Lo dimostra clamorosamente la pioggia di ergastoli turchi: nell&#8217;ex Terzo Mondo, nei Paesi in via di sviluppo diventati in gran parte anche loro Paesi sviluppati, è finita sia l&#8217;epoca dei golpe &#8220;anticomunisti&#8221; che di quelli &#8220;filodemocratici&#8221;. Pare sia arrivata l&#8217;epoca nella quale fare i conti senza filtri e barriere protettive con le scelte elettorali delle popolazioni, e governi conseguenti, ci piacciano o no.</strong></p>
<p><strong>Triste ironia della sorte, questa nuova tragedia epocale avviene nella stessa città, Il Cairo, dove l&#8217;allora neo eletto Obama promise &#8220;nuovi rapporti col mondo slamico&#8221;: s&#8217;è visto&#8230; In quanto a chiacchiere anche Obama sta bene. Molto bene. La democrazia in casa altrui ci va bene solo se non intacca i notri privilegi e il nostro predominio.</strong></p>
<p><strong>I militari egiziani &#8211; e varie cancellerie europee &#8211; pare però non abbiano ancora capito il senso e la prtata del nuovo trauma egiziano. Avanti di questo passo, al Cairo rischiano &#8211; e noi rischiamo in Europa &#8211; di capirlo in modo ben più traumatico dei loro colleghi di Ankara.</strong></p>
<div><strong><br />
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		<title>La maggioranza del parlamento sostiene dunque, con regolare votazione, che Berlusconi è un imbecille. Solo un imbecille crede infatti senza esitazione alle sparate di una poveraccia come Ruby capitata &#8220;a cena&#8221;. Egitto e non solo: da Napoleone a Mubarak, due secoli di fallimenti e delitti dell&#8217;Europa e dell&#8217;intero Occidente. Con l&#8217;incubo che vadano al governo non solo i Fratelli Musulmani, ma anche el Baradei, l&#8217;ex ispettore capo dell&#8217;Onu fatto fuori dalla Casa Bianca che nel 2003 ha voluto a tutti i costi l&#8217;invasione dell&#8217;Iraq</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Feb 2011 23:11:35 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>L&#8217;idea che in Egitto possano diventare personaggi di governo non solo i Fratelli Musulmani, ma anche el Baradei, vale a dire l&#8217;ex capo degli ispettori dell&#8217;Onu che sa benissimo con quali balle nel 2003 la Casa Bianca e i suoi alleati hanno voluto a tutti i costi invadere l&#8217;Iraq, toglie il sonno a molti con la coscienza non proprio immacolata. &#8220;Achtung Egitto!&#8221;: Netanyahu chiama, Henry Bernard Levy e Berlusconi rispondono, pronti a cianciare con l&#8217;usuale razzismo di masse islamiche come orde assetate di sangue occidentale e desiderose di abbracciare quanto prima un nuovo nazismo… Il centesimo nazismo arabo, paventato ad arte da decenni nel Vicino e nel Medio Oriente dai nostri allucinati ma non disinteressati profeti, spesso bugiardi patentati. Mubarak è un &#8220;uomo saggio&#8221; dichiara a petto in fuori e tacchi alti Berlusconi, il quale evita anche lui di nominare el Baradei e ci tiene invece a precisare che segue la crisi egiziana non tanto facendo il bunga bunga con la &#8220;nipote di Mubarak&#8221; quanto invece stando &#8220;in contatto con i dirigenti israeliani dei quali sono amico da 30 anni&#8221;, nel caso ci fosse chi non ha ancora capito chi comanda nel giro berluscone e in quello della Farnesina in mano al minestrello degli Esteri Franco Frattini. Per non dire del giro della vicepresidente della Commissione Esteri del senato, quella Fiamma Nirenstein che oltre a vivere in una colonia israeliana è nota nella comunità ebraica nostrana come ex comunista che spinge all&#8217;odio verso tutto ciò che è di sinistra.  Ma andiamo per ordine.</strong></p>
<p><strong>Il lato comico è che ad aizzare contro il &#8220;pericolo islamico&#8221;, sia che si tratti dell&#8217;Iran &#8220;che vuole l&#8217;atomica per distruggere Israele&#8221; (!) sia che si tratti dell&#8217;Egitto che vuole solo togliersi di dosso la camicia di forza Mubarak, in particolare è quello stesso Bernard Levy che, oltre a raccontar panzane sul caso Sakineh, è stato uno degli animatori della campagna a favore di Cesare Battisti. A favore, vale a dire, di quello che, stando alle sentenze, è un pluriassassino, rifugiato prima in Francia e poi in Brasile, il cui governo ha deciso di non estradarlo in Italia alla faccia non solo del Chiavaliere. Che strana situazione: tutti a dare addosso a Battisti evitando di notare che il suo lord protettore è il &#8220;nuovo filosofo&#8221; francese Henry Bernard Levy. Il quale, poiché fa il tifo per lo &#8220;scontro di civiltà&#8221; e loda qualunque cosa di Israele, tiene banco in Italia anche allagando di &#8220;penzose&#8221; articolesse il Corriere della Sera senza che nessuno lo prenda a pernacchie. E dire che già nel &#8217;79 il &#8220;nuovo filosofo&#8221; parigino, noto fighetto che nel &#8217;77 si era molto illustrato nella famosa &#8220;tre giorni&#8221; dell&#8217;Autonomia Operaia all&#8217;Università di Bologna, disegnava per autorevoli riviste di politica estera soprattutto inglesi una serie di nuovi confini non solo per il Medio Oriente, ma anche per l&#8217;intera Asia centrale! Insomma, in quanto ad allucinazioni pro talebani monsieur Levy è stato un pioniere. Idem in fatto di protezione per gente come Battisti, della quale si deve esere innamorato nella disastrosa, stado ai risultati successivi, tre giorni di Bologna. Strano strabismo, quello non solo berluscone, nevvero? Sbraitare contro i protettori di Battisti e far finta di non sapere che il suo principale protettore è quello stesso Bernard Levy al quale diamo retta quando straparla di Iran e mondo musulmano in generale. Strano caso di schizofrenia&#8230;<span id="more-2932"></span></strong></p>
<p><strong>Ancora l&#8217;Egitto, dunque. Alfa e omega del nostro colonialismo nei Paesi islamici. Quel colonialismo che prese il posto dello schiavismo, da noi non più praticabile in Medio Oriente a causa del dilagare dell&#8217;Islam, e che rappresenta un&#8217;altra pagina orribile dell&#8217;Europa e dell&#8217;Occidente. Allora non si trattava di &#8220;esportare la democrazia&#8221; a cannonate, ma più semplicemente &#8211; sul modello dell&#8217;invasione europea delle Americhe &#8211; di impadronirsi di terre altrui e disporre della manodopera semischiavile dei popoli colonizzati. Il 2 luglio 1798 Napoleone entrò con una armata vittoriosa ad Alessandria d&#8217;Egitto, ed era la prima volta che dopo le crociate un esercito europeo invadeva terre islamiche. Dopo quella di Napoleone, sono seguite le invasioni francesi e inglesi del XIX secolo, le cui conseguenze si fanno sentire ancora oggi, e infine quella degli Usa in Iraq del 2003. Sono gli Usa che hanno preso il testimone del colonialismo europeo, con il fido alleato Israele che gli fa da cane da guardia nella regione e che mantiene alta la tensione rifiutando qualunque piano di pace in modo che ci sia sempre una qualche scusa per poter intervenire se del caso anche militarmente. Lo studioso John Mearsheimer ha detto chiaro e tondo che &#8220;quando si tratta di Medio Oriente l&#8217;Occidente usa parole idealistiche e azioni brutali&#8221;. Una delle quali è stata, per esempio, il colpo di Stato angloamericano in Iran per destituire Mossadeq, regolarmente eletto, uccidere la democrazia iraniana, tenere in sella lo scià burattino e criminale Reza Pahlewi, massacrare i comunisti e impedire che il petrolio iraniano sfuggisse al vergognoso sfruttamento anglo Usa e fosse più saggiamente utilizzato con l&#8217;aiuto dell&#8217;italiana Eni. Il golpe contro l&#8217;Iran fu anche un golpe contro l&#8217;economia e l&#8217;autonomia italiana, non lo dimentichiamo, visto che Enrico Mattei stava portando l&#8217;italiana Eni ad aiutare l&#8217;Iran in campo petrolifero. Un&#8217;altra azione brutale fu iniziare all&#8217;improvviso a trattare l&#8217;Iran come uno &#8220;Stato canaglia&#8221;, idea venuta a George Bush per spingere la destra islamista a vincere le elezioni troncando il vasto programma di riforme iniziato da Kathami e avere in tal modo la scusa buona per iniziare a strangolare economicamente l&#8217;Iran onde impedire facesse ombra a Israele. Altra azione brutale, condita con le solite belle parole, la lunga guerra, con qualche milione di morti,  fatta contro l&#8217;Iran tramite l&#8217;Iraq di Saddam.<br />
Quando in Algeria si profilò la vittoria elettorale dei musulmani, democraticamente ottenuta, i militari algerini, educati in Francia e più in generale nelle accademie militari occidentali, rubarono il risultato con il solito golpe. Golpe da noi benedetto perché per noi l&#8217;islam è come il nazismo. Anzi, da Nasser in poi, passando per i capi della Siria, Iran, Iraq, ecc., sono decine i &#8220;nuovi Hitler&#8221;, cioè a dire i capi di Stato o di governo demonizzati dagli Usa e da Israele solo per aizzare l&#8217;opinione pubblica occidentale contro qualunque cambiamento arabo che non fosse leccare il sedere agli inquilini della Casa Bianca o ai vari Sharon, Netanyahu, ecc. Ricordo una puntata di un programma televisivo di Gad Lerner in cui, rivolgendosi ad alcuni ospiti arabi islamici, il giornalista &#8211; pochi giorni fa preso pesantemente in giro su La7 perfino da Paolo Mieli per la sua &#8220;trasparenza&#8221; ed per il suo &#8220;eroismo&#8221; &#8211; lodò il golpe algerino affermando in sostanza che &#8220;anche Hitler in Germania aveva vinto le elezioni&#8221; e che quindi bene avevano fatto i bravi militari algerini a evitare un nuovo nazismo in salsa arabo islamica. Gli ospiti in questione, offesi in tale malo modo, protestarono che mai più avrebbero messo piede in un programma così condotto. In effetti faceva una strana impressione vedere Lerner presentare l&#8217;intero popolo algerino, qualche decina di milioni di persone, reduce da una dura guerra di Libarazione contro il colonialismo francese, come un&#8217;orda di barbari pronti a indossare la svastica&#8230;<br />
Ci sono poi le due guerre contro l&#8217;Iraq. La prima con il trabocchetto del disco verde Usa per l&#8217;invasione del Kuwait, utile a Bush padre per  giustificare la mattanza contro l&#8217;Iraq con la scusa di &#8220;difendere il Kuwait&#8221;, che nonostante le chiacchiere è rimasto proprietà privata di un parassita fermo al Medioevo. La seconda guerra, tuttora in corso, è quella voluta e ottenuta dal mascalzone Bush figlio con la balla delle &#8220;armi di distruzione di massa&#8221;, che peraltro nell&#8217;intero Vicino e Medio Oriente</strong><strong> sono in possesso solo ed esclusivamente di Israele</strong><strong>.</strong></p>
<p><strong>Basta già questo per capire perché lo studioso Mehran Kamrava, autore del libro &#8220;The modern Middle East&#8221;, parli di &#8220;abisso in cui è sprofondato l&#8217;Occidente per conquistare il Medio Oriente&#8221;.</strong></p>
<p><strong>Ma restiamo all&#8217;Egitto.  Il 29 ottobre 1956 Israele lo invase per dare man forte, colonialista, alla Francia e all&#8217;Inghilterra che volevano a loro volta invaderlo per contringere l&#8217;Egitto del &#8220;nuovo Hitler&#8221; (!) Nasser a rimangiarsi la nazionalizzazione del canale di Suez, aperto dall&#8217;Europa per far passare le proprie navi dirette in Oriente senza dover circumnavigare l&#8217;intera Africa e guadagnare  così un sacco di quattrini, dei quali l&#8217;Egitto vedeva a malapena qualche briciola. Solo la fermezza degli Usa di quell&#8217;epoca costrinse gli inglesi e i francesi a restarsene a casa e gli israeliani a porre fine alla demenziale invasione. Ma Israele &#8211; ormai avviata verso il militarismo disastroso che la domina tuttora &#8211;  non seppe resistere alla tentazione di attaccare di nuovo l&#8217;Egitto nel &#8217;67 colpendo in simultanea la Siria. Oggi è dimostrato in modo inconfutabile che non si trattò neppure da lontano di un attacco &#8220;preventivo&#8221; per difendersi da un ipotetico imminente attacco dei &#8220;nuovi Hitler&#8221; (!) siroegiziani, ma di una operazione militare lungamente studiata e pianificata. Con quell&#8217;operazione Israele convinse la Casa Bianca a cambiare rotta: anziché tenerne a bada le pulsioni antiarabe e i furti di terre palestinesi, gli Usa fecero di Israele il proprio cane da guardia nella regione. Un alleato di ferro che non solo si comporta da 51esimo Stato Usa in Medio Oriente, ma, come hanno dimostrato una marea di documenti segreti rivelati di recente, i cosiddetti &#8220;Palestinian papers&#8221; divulgati da Al Jazeera, si permette di fare quel cavolo che gli pare contro i palestinesi sapendo bene che agli Usa, e all&#8217;ipocritissima Europa, non resta che abbozzare.</strong></p>
<p><strong>Stando così le cose, anche se è solo un caso ha un enorme valore simbolico il fatto che proprio al Cairo, dove Obama promise &#8220;una nuova era&#8221; basata su &#8220;rapporti nuovi col mondo musulmano&#8221;, è iniziata la fine non solo di Mubarak, ma forse anche dello stesso Obama. Il quale paga così il prezzo di essere  incapace pure lui di non farsi tenere al guinzaglio da Israele e dalla lobby filoisraeliana senza la quale negli Usa è difficile essere eletti presidente.</strong></p>
<p><strong>Proprio i &#8220;Palestinian papers&#8221; permettono di capire anche la strategia Usa in Egitto, che è poi la strategia usata dalla Casa Bianca in tutto il mondo arabo e nel resto del pianeta: corrompere, corrompere, corrompere. Corrompere i Mubarak così come si corrompono gli Abu Mazen. E trattare le minoranze e i non alleati come spazzatura, da &#8220;trasferire&#8221; magari in Amazonia come progettato incredibilmente, in puro stile nazista, per i palestinesi. Corrompere i governi per potersi garantire il tranquillo continuare a succhiare senza problemi il petrolio  ovunque esso si trovi. Il nostro scorazzare in auto, il nostro stare al calduccio d&#8217;inverno e consumare un sacco di corrente elettrica per rimbecillirci davanti alla tv e illuminare a giorno le città anche di notte, il formidabile uso di aria condizionata dello zio Sam, che ha contagiato ormai anche l&#8217;Europa, tutto si basa sul petrolio ottenuto ora con qualche guerra e ora con qualche colpo di Stato, ma ottenuto sempre e comunque corrompendo governi e interi sistemi politici. La corruzione in Egitto è arrivata al punto che la gente non la regge più, non ne può più di ladri patentati come Mubarak&amp;C, al potere da una trentina d&#8217;anni solo perché fa comodo a Usa e Israele avendo ormai svenduto i palestinesi e anzi collaborando attivamente per strangolare Gaza. Anche in Tunisia la gente ha detto di colpo basta al marciume, benedetto anche quello dall&#8217;Europa e dagli Usa pur di non avere seccature. Riguardo la Libia, sappiamo bene quali sono i rapporti di Gheddafi con il nostro vergognoso Berlusconi, il suo alleato e socio di bunga bunga, e con il suo sistema di potere. L&#8217;Arabia Saudita ha un regime semplicemente orripilante, con le donne trattate come cittadini si serie C, non possono per esempio guidare l&#8217;auto &#8211; sicuramente non da una città all&#8217;altra &#8211; né andare in bicicletta! In Arabia Saudita le sentenze di morte vengono eseguite anche con la lapidazione e la decapitazione in piazza, con buona pace e silenzio complice dei vari Bernard Levy e inquilini della Casa Bianca. Regime orripilante, quello saudita, che però ci fa comodo tenercelo buono, non a caso furono gli inglesi a mettere sul trono d&#8217;Arabia il peggio del peggio dell&#8217;integralismo islamico, vale a dire i wahbiti della dinastia saudita. La democrazia a cannonate lì non la esportiamo… Lasciamo le donne saudite (e kuwaitiane…) in balia di un regime oscurantista medioevale, oltre che profondamente corrotto, né più e né meno come lasciamo i palestinesi nelle sgrinfie dei vari Avigdor Lieberman oggi e  dei vari Sharon e Baruch Goldstein ieri.</strong></p>
<p><strong>Riassumendo: da Napoleone a Mubarak, due secoli di continuo intervento militare dell&#8217;Europa e dell&#8217;Occidente in Medio Oriente. Due secoli di fallimenti sempre più gravi, obbrobbriosi, e di nostro abisso morale sempre più profondo. Che strano. L&#8217;Europa che ha prodotto le cose più mostruose della Storia del genere umano, come il nazismo e i campi di sterminio, si accanisce ancora a impancarsi maestra di morale e civiltà per il resto del mondo, stabilendo cosa sia giusto e cosa non sia giusto per i vari popoli, compresi soprattutto queli che abbiamo già tenuto sotto il nostro tallone. Non so cosa succederà in Egitto. Né nel resto del mondo arabo. So però per certo che abbiamo responsabilità enormi, non foss&#8217;altro perché siamo stati noi a rompere i coglioni a casa loro per oltre 200 anni, tralasciando la precedente vergogna delle crociate, e non loro a casa nostra. Non solo abbiamo responsabilità enormi, ma abbiamo anche una informazione serva, ignorante e succube dei nostri pregiudizi. Per non parlare dei politici, ridotti a guano berluscone.</strong></p>
<p><strong>Ma a proposito di guano berluscone, ecco una buona notizia anche se è in apparenza pessima. La grande maggioranza del nostro parlamento ha votato chiaro e tondo che il Chiavaliere è un povero imbecille e/o che la stessa grande maggioranza è composta di goliardi imbecilli. Il parlamento ha infatti respinto le richieste della magistratura milanese riguardo Berlusconi adottando la versione ufficiale secondo la quale lui era davvero convinto che la bonazza Ruby fosse davvero nipote di Mubarak. Ammesso e non concesso che sia vera la versione rifilata ai gonzi da Berlusconi e dai suoi strani avvocati, pagati dallo Stato come parlamentari, ammesso e non concesso cioè che sia stata Ruby a presentarsi come &#8220;nipote di Mubarak&#8221; e non il Chiavaliere a spacciarla come tale, resta un fatto certo: solo un imbecille minus habens può credere alle sparate di una poveraccia raccattata per strada da un Emilo Fede. E solo un capo di governo col cervello ormai in pappa può evitare di chiedere al suo ministro degli Esteri di fare una veloce e prudente, oltre che doverosa, verifica presso l&#8217;ambasciata egiziana a Roma o presso l&#8217;ambasciata italiana al Cairo. La maggioranza del parlamento ha perciò sentenziato, con tanto di regolare votazione, che Berlusconi è un povero scemo. Uno al quale ti puoi presentare dicendo &#8220;piacere, sono Napoleone&#8221; e lui ci crede pure! E se invece, come è probabile, la maggioranza ha votato sapendo bene di avvalorare una balla, allora la stessa maggioranza ha sentenziato di essere  composta da cialtroni della peggior specie. Il che significa anche che un primo ministro il cui potere  si regge su una simile maggioranza è, se possibile, qualcosa di peggio di uno scemo. Deve essere per questo che l&#8217;Italia grazie alle mutande della &#8220;nipote&#8221; è stata pioniera: ha infatti anticipato il destino che ha portato il resto del mondo a chiedersi chi sia mai &#8220;zio&#8221; Mubarak e cosa farne. Berlusconi potrebbe risolvere alla grande, da par suo, il problema invitandolo a una lunga tournee di  bunga bunga &#8220;in famiglia&#8221; ad Arcore, palazzo Grazioli, Costa Smeralda e via porcheggiando. Il mondo gliene sarebbe grato e lui passerebbe alla Storia. Delle mutande, ovviamente.</strong></p>
<p><strong>Come direbbe Mike, &#8220;Allegria!&#8221;.<br />
</strong></p>
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		<title>Sette giorni, una vita. Il Lingotto-Marchionne sancisce la fine delle conquiste civili e dello sviluppo dell&#8217;Italia iniziate col dopoguerra? E&#8217; ormai più che assodato che siamo governati nell&#8217;interesse di una banda di malfattori. Per giunta benedetti da un Vaticano protettore dei bunga bunga dei preti pedofili</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Jan 2011 21:29:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Qual è la notizia peggiore tra quelle dell&#8217;ultima settimana? Difficile dirlo, perché è stata una grandinata. Sono reduce dalla quattro giorni di congresso nazionale tenuto a Bergamo dalla Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi), cioè del sindacato nazionale federale dei giornalisti italiani, la cui prima giornata è stata occupata dai discorsi dei tre editori ospiti, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Qual è la notizia peggiore tra quelle dell&#8217;ultima settimana? Difficile dirlo, perché è stata una grandinata. Sono reduce dalla quattro giorni di congresso nazionale tenuto a Bergamo dalla Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi), cioè del sindacato nazionale federale dei giornalisti italiani, la cui prima giornata è stata occupata dai discorsi dei tre editori ospiti, Carlo De Benedetti del Gruppo L&#8217;Espresso, Fedele Confalonieri di Mediaset e Piergaetano Marchetti della RCS, cioè della Rizzoli-Corriere della Sera. Stendiamo un pietoso velo. Per ora. Armiamoci di coraggio e procediamo.</strong></p>
<p><strong>1) &#8211; Il caso Fiat-Marchionne. Che in realtà è il più importante di tutti dal punto di vista strutturale e dell&#8217;economia. Beh, sappiamo già di che si tratta, lo abbiamo detto alcune volte. In Italia sono in atto due cose: lo smantellamento di molti diritti conquistati con la lotta contro il fascismo e nel dopoguerra; la riduzione progressiva del cittadino in consumatore. In questo quadro c&#8217;è la tentazione di demolire anche la dignità professionale, riducendo il più possibile a forza lavoro un tanto al chilo, cioè all&#8217;ora o alla giornata, qualunque tipo di figura professionale subordinata. Quanto accade al Lingotto della Fiat non è che la conseguenza di tutto ciò, nonché la spallata definitiva. C&#8217;è la tendenza a rendere il lavoratore subordinato italiano sempre meno lavoratore professionale e cittadino e sempre più forza lavoro un tanto al chilo e consumatore. A pensarci bene non si tratta di ridurre i lavoratori italiani come fossero extracomunitari, ma come fossero palestinesi in Israele. L&#8217;extracomunitario infatti dopo alcuni gironi infernali può diventare cittadino italiano come gli altri, ma il palestinse d&#8217;Israele non potrà mai diventare un cittadino come gli altri alla stessa stregua dei lavoratori italiani che sempre meno potranno essere cittadini come quelli che campano del lavoro altrui anziché solo del proprio. Con l&#8217;aggravante che ai vari Elkan, che disgraziatamente hanno preso il posto degli Agnelli prematuramente scomparsi, Giovannino ed Edoardo, della Fiat &#8220;italiana&#8221; non gliene può fregare meno, se non per altri miliardi di euro regalati dallo Stato italiano ufficialmente &#8220;a favore dell&#8217;occupazione&#8221; (!), per il semplice motivo che hanno una mentalità quanto meno &#8220;internescional&#8221;, come dimostra l&#8217;incapacità di Lapo Elkan a parlare in italiano decente che è pari alla sua capacità di spendere &#8211; qualcuno forse direbbe scialacquare &#8211; quattrini in malo modo. Quattrini, non dimentichiamolo mai, che provengono in parte dalle nostre tasche, cioè dalle nostre tasse, e in massima parte dal sudore dei lavoratori.</strong> <strong><span id="more-2890"></span><br />
Al Lingotto ha vinto il sì. Tutti cantano vittoria e applaudono alla Modernità. Temo sbaglino di grosso. L&#8217;unica modernità l&#8217;Italia l&#8217;ha avuta dall&#8217;antifascismo prima e poi dalle lotte operaie di massa e pressocché continue dell'&#8221;autunno caldo&#8221; del &#8217;69, quando la grande stampa estera scrisse che l&#8217;Italia grazie a quelle lotte &#8220;è entrata scalciando rumorosamente nei tempo moderni&#8221;. La vittoria di Marchionne al Lingotto probabilmente significa che il tempo della crescita e dello sviluppo e delle conquiste civili iniziato con la gagliarda ricostruzione degli anni &#8217;50 ed esploso negli anni &#8217;60 è finito. Che la Fiom rappresenti il vecchio è ovvio, per il semplice motivo che il nuovo chiacchiere a parte NON lo rappresenta nessuno, neppure a livello sindacale, talmente è cambiata la struttura produttiva italiana e non solo quella italiana. Dire che il nuovo lo rappresenta un Marchionne è pure demagogia cortigiana: sono troppi anni ormai che la Fiat arranca e va indietro, dopo avere man mano distrutto marchi come OM, Autobianchi, Lancia, Alfa Romeo, ecc. Le chiacchiere di Gianni Agnelli che prevedeva &#8220;rimarranno sul mercato mondiale dell&#8217;auto pochi produttori e la Fiat sarà tra questi&#8221; si sono rivelate per quello che erano: chiacchiere. Buone per mungere ancora quattrini nostri regalati dallo Stato e ingrassare tra l&#8217;altro il giornalismo parassitario, cortigiano e laudatorio annidiato in via Solferino a Milano e a La Stampa a Torino. Marchionne o è arrivato tardi o s&#8217;è svegliato tardi. In ogni caso, neppure sotto la sua guida &#8220;eccezziunale veramente&#8221;, come direbbe Abatantuono, la Fiat ha imparato a fare auto competive e moderne come quelle giapponesi, coreane, tedesche, francesi e scandinave.  Si possono fare tutte le acrobazie finanziarie, azionarie e gli incroci industrali che si vuole, ma se la &#8220;robba&#8221; prodotta non è &#8220;bbuona&#8221; non si vende.  E+ una legge che vale anche in Italia e per la Fiat da quando il protezionismo ha dovuto sgomberare il campo anche dal Belpaese, cioè ben prima del tanto decantato o maledetto, spesso a vanvera in entrambi i casi, globalismo.<br />
</strong></p>
<p><strong>Ovviamente spero di sbagliare, ma d&#8217;ora in poi è probabile si torni indietro. Fino dove? Non lo sa nessuno. Però è bene prendere nota del fatto che dopo le barricate parigine delle banlieu di pochi anni fa ora ci sono le barricate tunisine e algerine, che hanno in comune i protagonisti: i giovani. Ridotti alla disperazione per la mancanza di presente e di futuro. I nostri giovani per ora hanno un presente, grazie ai genitori ancora vivi. Quando si accorgeranno di non avere futuro, allora saranno guai.</strong></p>
<p><strong>2) &#8211; E a proposito di Tunisia e Algeria, l&#8217;orrenda mediocrità della nostra politica si vede periodicamente dagli atti del nostro ministro degli Esteri, lo svettante Franco Frattini. Questa volta ci ha tenuto a far sapere, a fronte delle decine di morti ammazzati dalle &#8220;forze dell&#8217;ordine&#8221; di quei due Paesi, che &#8220;l&#8217;Italia e dalla parte dei governi&#8221;. Posizione forcaiola di per sé, diventata anche figura di merda col &#8220;governo&#8221; tunisino fuggito all&#8217;estero, e pare proprio nell&#8217;amica Italia. Frattini si schiera con i governi quando conviene per motivi di bottega, più berluscona che italiana, pronto però a schierarsi contro altri governi quando lo comanda la bottega, più berluscona che italiana. Va bene i due pesi e due misure, ma l&#8217;indecenza dovrebbe avere un limite. O no?</strong></p>
<p><strong>3) &#8211; Nel frattempo registriamo una grande ipocrisia e un grande inganno. La grande ipocrisia è quella di Marchionne che da una parte ammonisce operai e sindacalisti che &#8220;i risultati del voto si rispettano e basta&#8221;, ma dall&#8217;altra annuncia che lui NON intende affatto rispettarli: &#8220;Se vince il no, la Fiat esce dall&#8217;Italia&#8221;. Ovvero: o votate come dico io o per voi saranno guai. Più o meno lo stesso discorso degli israeliani (e statunitensi) a Gaza. Il grande inganno è invece il fatto che i protagonisti del dramma nazionale del Lingotto ci sono, e sono migliaia e migliaia, ma in tv, né Rai né Mediaset, non ne vedrete neppure l&#8217;ombra, se non a volte grazie alla Gabanelli e a Santoro. In tv, come nel plotone di riviste e giornali più o meno patinati di gossip facenti capo al Chiavaliere, vedrete solo cose splendide, a partire dal sedere della Carfagna e dal set del Grande Fratello e altre grandi cazzate simili. Bush ha ingannato i suoi cittadini per poter fare la guerra all&#8217;Iraq. Il Chiavaliere per fare la guerra ai magistrati e scampare alla galera inganna i suoi cittadini avvalorando da sempre una eraltà spledida, sempre e comunque splendida, che non è mai esistita e che sempre meno esisterà. Questo si chiama Alto Tradimento.</strong></p>
<p><strong>4) &#8211; La notizia peggiore dal punto di vista dell&#8217;attualità politica è la dimostrazione che il capo del governo della Repubblica italiana, Silvio Berlusconi, non è solo il Grande Chiavaliere Papino il Breve. A leggere le cronace, che danno conto di prove e non di chiacchiere, c&#8217;è di che restare letteralmente, scusate il termine, di merda. Provate a leggere queste inchieste, che fanno finalmente capire bene cosa intendeva la signora Veronica Lario quando diceva che suo marito era &#8220;bisognoso d&#8217;aiuto&#8221;, cioè malato:</strong></p>
<p><strong><a href="http://">http://www.repubblica.it/politica/2011/01/15/news/testimone_caso_ruby-11242604/?ref=HREA-1</a><br />
<a href="http://">http://www.repubblica.it/politica/2011/01/15/news/notte_questura-11247388/</a><br />
<a href="http://">http://www.corriere.it/cronache/11_gennaio_15/le-14-ragazze-a-milano-due-per-loro-case-e-regali-fiorenza-sarzanini_211286de-2079-11e0-bf27-00144f02aabc.shtml</a><br />
<a href="http://">http://www.corriere.it/cronache/11_gennaio_14/caso_ruby_Berlusconi_indagato_Ferrarella_03fab6a8-1fbf-11e0-aeb3-00144f02aabc.shtml?fr=correlati</a></strong></p>
<p><strong>Che un politico si comporti così, e non parlo dal punto di vista morale ma da quello della ricattabilità, è inimmaginabile. Certe cose le faceva anche Nerone, per giunta non da solo, ma lui NON era ricattabile. Il Chiavaliere invece, stando anche ai dispacci dell&#8217;ambasciata Usa a Roma, è ricattabilissimo, se non pesantemente ricattato. Il problema però non è solo questo. Il problema  che un tipo simile ha portato al governo, addirittura come ministro della Difesa!, un lestofante come Cesare Previti, condannato in via definitiva come corruttore di magistrati e compratore di sentenze, e un non del tutto gentiluomo come Marcello Dell&#8217;Utri, condannato anche in secondo grado come favoreggiatore della mafia. Sorvoliamo sui molti altri, e sulle troppe altre, portate in parlamento per motivi non del tutto decenti. E mi limito a questo aggettivo.</strong></p>
<p><strong>Insomma, c&#8217;è la prova provata &#8211; e anzi ormai più d&#8217;una &#8211; che siamo governati da una accolita di malfattori. Purtroppo benedetta, as usual, dal Vaticano, come sempre pronto a tutto pur di incassare.</strong></p>
<p><strong>5)  &#8211; Il re del bunga bunga, primo ministro di Berlusconia detta anche Bungabungaland, insiste a dire che i giudici devono lasciarlo in pace perché &#8220;il popolo sovrano mi ha eletto e devo perciò poter governare&#8221;. Evidentemente però ignora che in Italia la Giustizia &#8211; l&#8217;intera Giustizia, e non solo le sentenze che lui ha motivo di temere &#8211; è amministrata in nome proprio di quel popolo sovrano di cui si riempie la bocca e che calpesta con il proprio comportamento e politico e privato. La Giustizia viene cioè PRIMA del voto, PRIMA della scelta di chi ci deve governare, PRIMA che il popolo sovrano vada a votare per il Tale o per il Talatro, e pertanto alle regole della Giustizia deve obbedire anche tutto ciò che concerne le elezioni, gli eletti e quelli che tra gli eletti diventano i governanti. Strano che fra tanti azzeccagarbugli e pretesi leader di sinistra nessuno si ricordi di questo piccolo particolare, neppure i Uolterloo Veltroni e i Maxim D&#8217;Alema. Far rispettare le leggi NON è mai un &#8220;sovverire la democrazia&#8221;, come invece sostiene cialtronescamente il venditore di tappeti e fumo di Arcore. Semmai è vero il contrario: governare a tutti i costi, alla faccia delle leggi, è una sovversione della democrazia anche se si è vinto le elezioni. Vincere le elezioni NON significa avere sconfitto la Costituzione.<br />
Riguardo certe pretese del Chiavaliere, solo un demente o un mentitore di professione può sostenere che in Italia, su 70 milioni di italiani, ci sia soltanto lui in grado di fare il primo ministro!</strong></p>
<p><strong>6) &#8211; Da questo giro di puttanieri e prosseneti il Vaticano incassa infatti soprattutto più soldi alla scuola &#8220;privata&#8221;, cioè alle sue scuole &#8220;cattoliche&#8221;. E del resto questo papa è adeguato al degrado dell&#8217;ambiente. E&#8217; lui che ha firmato &#8211; assieme all&#8217;allora suo vice Raffaele Bertone &#8211; nel giugno 2011 l&#8217;ordine a tutti i vescovi del mondo di tacere alle autorità civili qualunque caso di pedofilia del clero. Le conseguenze sono tristemente note. L&#8217;ultima è lo scandalo dei preti di Malta denunciati invano dalle loro vittime, che hanno dovuto subire l&#8217;oltraggio del vedere ancora al loro posto gli stupratori amanti del bunga bunga con i ragazzini, e anzi uno di loro è stato trasferito nel nostro Lazio, dove potrà tranquillamente continuare a fare i bunga bunga dei suoi porci comodi. Dopo la denuncia pubblica delle vittime maltesi sull&#8217;intoccabilità dei loro stupratori è iniziato il solito gioco delle tre carte con i soliti &#8220;treccartisti&#8221;, per usare un termine caro al nostro Popeye: il papa ha ordinato alla curia maltese provevdiemnti severi, a buoi scappati dalle stalle, però nel contempo la curia maltese si è opposta al processo penale e civile contro i suoi preti stupratori accampando il fatto che sono… &#8220;sovraesposti sui mass media&#8221;. Meglio evitare di fare commenti. Mi limito solo a far notare che hanno quindi ragione coloro che si oppongono all&#8217;estradizione dal Brasile in Italia del pluricondannato per omicidio Cesare Battisti: se sono &#8220;sovraesposti sui mass media&#8221; i tre pretonzoli stuprerecci di Malta, che dire allora di Battisti?</strong></p>
<p><strong>6 bis) &#8211; &#8220;L&#8217;educazione sessuale ai bambini nelle scuola è contro la fede&#8221;, ha tuonato il papa. Che evidentemente preferisce e pretende si torno all&#8217;educazione sessuale, se così la si può chiamare, imparata nei cessi delle scuole o direttamente dalle mani e dal sesso dei preti pedofili. Di quella male genia cioè per la quale , guarda caso, lui ha ordinato a suo tempo la protezione. Come faccia questo papa a uscirsene con queste trovate è un mistero, per quanto sicuramente non glorioso. Ormai le gaffe e le affermazioni che solo per rispetto &#8211; peraltro non dovuto &#8211; evitiamo di definire deliri o cazzate, non si contano. A partire dall&#8217;infelice battuta contro l&#8217;islam citando a sproposito una frase di un imperatore bizantino e passando per qualche infelice considerazione sugli ebrei e giravolte poco dignitose sui preservativi.<br />
L&#8217;ultima, per ora, boutade del papa è stata applaudita da quel gigante del pensiero e dell&#8217;educazione sessuale che è Giuliano Ferrara, che sul suo bel Foglio ha bucolicamente ricordato la propria preferenza e nostalgia per i bei tempi in cui &#8220;l&#8217;educazione sessuale si imparava in strada, con la complicità tra coetanei&#8221;, cito con quale possibile imprecisione. Povero Ferrara… Che pena! Si vede che non ha figli e forse neppure nipoti e che comunque non capisce un tubo di certi argomenti e/o non ha contatti con il mondo dei bambini e dei ragazzini. Fosse meno pieno di nostalgie e di se stesso &#8211; e deve esserlo molto a giudicare dalla stazza &#8211; saprebbe che comunque anche oggi i bambini in quanto  confidenze e complicità si arrangiano mica male. Con il vantaggio che sanno meglio di noi ai nostri tempi cosa sia un preservativo, cosa siano le mestruazioni, cosa sia l&#8217;igiene sessuale e magari anche l&#8217;anatomia del proprio e dell&#8217;altro sesso, il che non guasta, e anche cosa siano i pedofili.<br />
Tutti sanno e dicono che la famiglia è in crisi, che nessuno educa più i proprio figli preferendo invece mollarli per ore davanti alla tv. Resta quindi molto poco chiaro chi e dove secondo il signor papa e i suoi stolidi laudatori alla Ferrara dovrebbe educare sessualmente i bambini. I preti di Malta? Quelli alla Decollado o alla don Cantini di Firenze? Quelli delle parrocchie texane o delle altre parrocchie Usa condannate a risarcire quasi un miliardo di euro agli ex bambini violentati dai &#8220;ministri di Dio in terra&#8221;?<br />
Francamente questo papa è sempre più indigesto e impresentabile. Qualcuno dovrebbe dirgli che il Medioevo è finito da un pezzo. Perché non glielo ricorda almeno il suo gaio e giovanile segretario personale don George, che gli è sempre così vicino?</strong></p>
<p><strong>7) &#8211; Senza dimenticare che a ordinare a Ratzinger di rimettere mano alle leggi vaticane, rimaneggiamento come sappiano in chiave protezionista della pedofilia nel clero, è stato il papa &#8220;santo subito!&#8221; Wojtyla. Strana fretta quella di voler far santo a tutti i costi una persona ad appena sei anni dalla sua morte, come se la si volesse mettere al riparo da possibili inchieste e accuse imbarazzanti. Berlusconi, poverino, non può essere fatto santo subito e deve perciò accontentarsi di rincorere lo &#8220;scudo&#8221; giudiziario ad personam, uno qualunque pur di non finire in galera. I papi invece possono essere protetti con una bella dichiarazione di santità ad personam oppure, come è capitato a  Ratzinger, da un ordine del presidente degli Usa George W. Bush alla magistratura texana di cestinare l&#8217;accusa di cospirazione contro la giustizia, accusanata dalla scoperta del famoso ordine del giugno 2011. E comunque che stitichezza questi santi! Fanno un miracolino, spesso dubbio e stentato, giusto giusto per diventare santi e poi, una volta diventati santi, se ne fottono e addio ai miracoli. Migliaia di santi, migliaia di miracoli, e l&#8217;Italia e il mondo vanno però comunque sempre a rotoli…. Ecco il vero miracolo!!!</strong></p>
<p><strong>8) &#8211; L&#8217;altro eroico e per ora non ancora &#8220;santo subito!&#8221; firmatario di quell&#8217;ordine abbastanza infame è stato l&#8217;attuale segretario di Stato vaticano Raffaele Bertone, all&#8217;epoca vice di Ratzinger alla guida della congregazione per la Dottrina della fede. Fa una certa impressione sentire oggi Bertone predicare all’inaugurazione dell’anno giudiziario del Vaticano &#8220;la centralità della giustizia in una società civile&#8221;. Il concetto è quanto mai giusto e quindi apprezzabile e condivisibile. Però allora non si spiega come mai Bertone non chiarisce perché è stato per una ventina d’anni Giudice Unico del Vaticano l’avvocato Gianluigi Marrone, che era contemporaneamente anche capo dell’Ufficio legale di Parlamento italiano. In questa sua duplice veste  Marrone dalla sua scrivania vaticana rispondeva “NO!” alle sue stesse rogatorie internazionali spedite in Vaticano dalla sua scrivania nel parlamento italiano. Marrone  dal parlamento italiano spediva cioè in Vaticano le richieste dei magistrati italiani di interrogare alcuni cardinali sia sulle eventuali complicità di Alì Agca nell&#8217;attentato del 1981 a papa Wojtyla sia sulla scomparsa di Emanuela Orlandi, la bella ragazzina vaticana scomparsa, come sappiamo, nell”83. Dopodiché lo stesso Marrone dalla sua scrivania vaticana si auto rispondeva &#8220;NO!&#8221; alle richiesta da lui stesso spedite. Incredibile, ma purtroppo vero.  Quando ho scritto i miei due libri sul caso Orlandi ho chiesto conto a Marrone, scomparso più o meno un anno fa,  di questo suo straordinario doppio ruolo, oltretutto in evidentissimo conflitto di interessi. &#8220;Quando il Vaticano mi ha offerto quell&#8217;incarico ho chiesto all&#8217;allora presidente della Camera, Nilde Jotti, se potevo accettare o no e la Jotti mi diede il permesso&#8221;, mi rispose Marrone. E come si legge nei miei libri aggiunse una chiosa non da poco: &#8220;Io in Vaticano non potevo fare altro che firmare ciò che mi veniva detto di firmare, senza poter fare mie indagini. Se poi lei, Nicotri, mi chiede se il Vaticano sul caso Orlandi ha detto tutto quello che sa, allora io le rispondo che no, non ha detto tutto quello che sa&#8221;.<br />
Stando così le cose, Bertone potrebbe chiarire forse anche qualche altro mistero: come mai la segretaria di Bertone nell’Ufficio legale del parlamento italiano era la cittadina vaticana Natalina Orlandi, vale a dire una sorella di Emanuela? E come mai Natalina non ci trovava  nulla di protestabile nel doppio ruolo e nei “NO!” di Marrone Giudice Unico del Vaticano alle richieste della magistratura per fare chiarezza sulla fine di sua sorella? Chissà, magari Bertone potrebbe anche spiegare come mai Natalina, nonostante tutto,  è spesso ospite di Federica Sciarelli a “Chi l’ha visto?” dove continua a sostenere cose insostenibili tant&#8217;è che non trovano mai conferma o vengono smentite dai fatti.</strong></p>
<p><strong>9) &#8211; Il giornalismo italiano è sempre più nel guano. Il metodo Minzolini soffoca la Rai, mentre nelle reti Mediaset impazza  già da tempo. Leggendo l&#8217;inchiesta di D&#8217;Avanzo, propostavi con il primo dei quattro link di cui sopra, si scopre che alla seratine allegre del Chiavaliere presenziava oltre all&#8217;inossidabile Emilio Fede, che anche se non pare è un giornalista, e in tale veste ha preceduto di molto gli Spazzolini minzoliniani, anche l&#8217;altrettanto abbronzato Carlo Rossella. Ingrassato nel portafoglio come direttore di Panorama, è ora ingrassato nel portafoglio come capo di Medusa, la società del Chiavaliere che si occupa di cinema. Rossella è tuttora giornalista è non è stato radiato dall&#8217;Ordine come Renato Farina né sospeso dalla professione per una manciatina di mesi come Vittorio Feltri nonostante abbia lanciato su Panorama, quando ne era direttore, la balla dell'&#8221;uranio del Niger per le atomiche di Saddam&#8221;, balla che è servita al disgraziato George W. Bush, e al suo complice leccapiedi Tony Blair,  per mentire al suo Paese e al mondo intero e peter invadere così l&#8217;Iraq. Provocando una marea di morti e di distruzioni di vario tipo, non ancora terminate.<br />
Lo sbraco sensazionalista del giornalismo è arrivato al punto che il paio di petardi lanciati un paio di settimane fa contro una sede leghista del paese dove abita Umberto Bossi sono ormai definiti &#8220;ordigni esplosivi&#8221; perfino sul Corriere della Sera. Beh, è comprensibile visto che pagano una come Federica Sciarelli per continuare a depistare e tacere sulla scomparsa di Emanuela Orlandi, un caso che colleziona ormai il poco invidiabile record di ben 28 anni consecutivi di balle una più assurda dell&#8217;altra.</strong></p>
<p><strong>10) &#8211; Gironzolando in Internet avevo scovato un sito neonazista che oltre a sciorinare i nomi di vari ebrei italiani accusandoli di primeggiare troppo si riprometteva anche una ambigua e comunque inaccettabile &#8220;cancellazione di loro volti&#8221;. Troppo preso dalla scadenza della Fnsi mi ero ripromesso di farne una puntata del blog alla fine delle giornate bergamasche e di segnalarlo via e-mail a Riccardo Pacifici, il portavoce della comunità ebraica romana, facendogli notare che questi sì erano da censurare e mettere in condizione di non nuocere, altro che prendersela con l&#8217;innocua pagina Facebook dell&#8217;impiegato dell&#8217;Atac. Nel frattempo però qualcun altro s&#8217;è accorto di quel bruttissimo sito e la denuncia è esplosa pubblicamente prima che io mi muovessi. In questo caso non conta di chi sia il merito, conta solo che certe voci siano costrette a obbedire anch&#8217;esse alle leggi anziché razzolare e magari radicarsi senza dare nell&#8217;occhio.<br />
</strong></p>
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