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	<title>ArruotaLibera &#187; Twin Towers</title>
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	<description>Critica delle verità ufficiali. Contro l&#039;ipocrisia e l&#039;uso di due pesi e due misure da parte del potere</description>
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		<title>Fare attenzione a cosa ha detto e a cosa ha omesso di dire Trump, che NON è vero che vuole combattere l&#8217;ISIS</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2017 21:35:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pino Nicotri]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel suo discorso di insediamento come 45esimo presidente degli Stati Uniti il neo eletto Donald Trump ha detto alcune cose che vale la pena rilevare in modo particolare. 1) &#8211; “La Bibbia ci dice quanto è bello quando le persone vivono in armonia. Noi dobbiamo aprire le menti e agire in armonia e solidarietà. Così [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Nel suo discorso di insediamento come 45esimo presidente degli Stati Uniti il neo eletto Donald Trump ha detto alcune cose che vale la pena rilevare in modo particolare.<br />
1) &#8211; “La Bibbia ci dice quanto è bello quando le persone vivono in armonia. Noi dobbiamo aprire le menti e agire in armonia e solidarietà. Così l&#8217;America è inarrestabile. Non c&#8217;è paura, saremo sempre protetti dalle forze dell&#8217;ordine di questo Paese. E, più importante, da Dio”.<br />
Che vivere in armonia e solidarietà sia una bella cosa, oltretutto socialmente utile, è provato non solo storicamente, ma anche dalla pratica quotidiana di ognuno. Non dirlo non c&#8217;è quindi  bisogno di ricorrere alla bibbia, se non altro perché i  riferimenti alla bibbia e alla protezione o al favore accordato da Dio a un popolo o a una nazione “inarrestabile” è purtroppo inevitabile che facciano venire in mente echi di esperienze disastrose, comprese quelle della seconda guerra mondiale scatenata sulla base del  “Gott mit uns!”, che significa appunto &#8220;Dio  con noi!&#8221;. Ma anche a prescindere da tale inopportuna eco, è un dato storicamente accertato che chi molto contava sulla protezione di Dio  ha in realtà pagato costi pesanti, dagli ebrei ai cristiani delle crociate e agli iraniani nell’insensata guerra contro l’Iraq.<br />
A parte queste pedanti osservazioni, fatte però libri di Storia alla mano, il riferimento a Dio è oggi particolarmente inopportuno per il semplice motivo che a Dio si riferiscono e in nome di Dio sono convinti di agire, tra gli altri nemici degli Usa e dell’Occidente in genere, proprio gli invasati e fanatici di quell’Isis e affini che lo stesso Trump ha già detto che deve sparire dalla faccia del pianeta Terra ( <a href="https://video.repubblica.it/mondo/usa-discorso-di-trump-alla-cia-dobbiamo-sbarazzarci-dell-isis/265776/266154">https://video.repubblica.it/mondo/usa-discorso-di-trump-alla-cia-dobbiamo-sbarazzarci-dell-isis/265776/266154</a> ). E sorvoliamo sul fatto che per far sparire l’Isis basterebbe che gli Usa, e parte dell’Europa, chiedessero con forza e convinzione all’Arabia Saudita di smettere di finanziarla. E di continuare a fare il bis di quanto già fatto a suo tempo con  Osama Bin Laden e i suoi talebani, i fanatici di Allah diventati praticamente i nonni dell’Isis, finanziati dalla stessa Arabia Saudita d’amore e d’accordo proprio con gli Usa, che li hanno addestrati e armati   per liberare dall&#8217;invasore sovietico l’Afganistan.  Liberato il quale, i talebani e affini ci hanno preso gusto, si sono messi in proprio partorendo Al Qaeda e decidendo, tra l’altro, di buttar giù le Twin Towers di New York.<br />
Insomma, per un presidente Usa citare Dio e la bibbia nel discorso d&#8217;insediamento è oggi piuttosto inopportuno oltre che pleonastico, infatti nel suo Paese sul dollaro c’è già scritto da sempre “In God we trust&#8221;, vale a dire &#8220;Noi confidiamo in Dio”, e nei tribunali i testimoni  giurano proprio sulla  bibbia di dire “la verità, solo la verità, tutta la verità”-<br />
Insediarsi alla Casa Bianca insistendo su certe affermazioni potrebbe infatti acuire il rischio che il già di per sé insensato “scontro di civiltà” venga condito con la salsa di un ancor più insensato scontro di religioni. Anche se, particolare grottesco, si tratta di religioni basate tutte sulla stessa bibbia, libro sacro infatti anche per l&#8217;islam, e quindi sullo stesso Dio, quale che sia il nome che ne viene dato nelle varie lingue dei suoi credenti.<br />
2) &#8211; “Stiamo ridonando il potere al popolo” (  <a href="http://www.repubblica.it/esteri/2017/01/20/news/inauguration_day_e_il_giorno_di_trump_manifestazioni_e_proteste_a_washington_e_new_tork-156445231/ ">http://www.repubblica.it/esteri/2017/01/20/news/inauguration_day_e_il_giorno_di_trump_manifestazioni_e_proteste_a_washington_e_new_tork-156445231/ </a> ) e “Il potere da Washington torna nelle mani del popolo americano&#8221; (  <a href="http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Donald-Trump-ha-giurato-45mo-presidente-Stati-Uniti-46657314-16a1-4ce1-a9e4-2ac1084a9259.html">http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Donald-Trump-ha-giurato-45mo-presidente-Stati-Uniti-46657314-16a1-4ce1-a9e4-2ac1084a9259.html</a> ).<br />
Curiosa questa suggestiva immagine retorica, peraltro abusata in tutti i tempi e sotto tutti i cieli: infatti, sia pure in versione patinata, conferisce al molto multimiliardario neo presidente Trump un  sapore se non vagamente comunista almeno un po’ giacobino.  Straricco talmente generoso benefattore da permettersi una donazione speciale: “donare” al popolo il potere appena conquistato come inquilino della Casa Bianca. Dove però ci va lui, così come a Washington nella più spaziosa Capitol Hill ci va  anche questa volta non &#8220;il popolo&#8221;, ma la sua rappresentanza politica. As usual.<br />
3) &#8211; “Quello che importa non è quale partito controlli il governo, ma se il popolo controlli il governo. Da oggi sarete di nuovo i veri legislatori. Non sarete più dimenticati. Decine di milioni di persone vogliono far parte di un movimento storico, che il mondo non aveva mai visto. Nella convinzione che una nazione esiste per servire i suoi cittadini: nel lavoro, nella scuola. Cose ragionevoli. Ma troppi dei nostri cittadini vivono intrappolati nella povertà, imprese che chiudono, l&#8217;istruzione che viene meno. E anche i crimini, le droghe che mietono vittime e ci tolgono tanto potenziale. Tutto questo finisce adesso, in questo momento&#8221;.<br />
Parole, queste, condivisibili da qualunque persona dotata di buon senso, anche se &#8211; confessiamolo! &#8211; deja vu in varie epoche e parti del mondo. Trump non si spinge a echeggiare il Discorso della Montagna promettendo che “gli ultimi saranno i primi”, ma almeno ha promesso che gli ultimi non saranno più gli ultimi. Non ha moltiplicato i pani e i pesci né trasformato l&#8217;acqua in vino, però ha promesso che ce ne  saranno per tutti.<br />
Tutto bene dunque? A parole sì. Il problema però è l’ultima frase: “Tutto questo finisce adesso, in questo momento”.<br />
E’ infatti più facile moltiplicare i pani e i pesci per un piccolo pubblico e trasformare l&#8217;acqua in vino per un po&#8217; di invitati che negli Usa finiscano “adesso, in questo momento” le disparità, le ingiustizie, la povertà, i crimini, le droghe e magari pure gli homeless, come se Trump avesse davvero la bacchetta magica o venga fulmineamente esaudito nei suoi desideri dal genio della lampada di Aladino. Nella migliore delle ipotesi ci vorranno anni, molti anni, e dei programmi giganteschi:  dei quali, però, a parte le chiacchiere non si vede neppure l’ombra.<br />
Si intravvede invece l’ombra di nuove guerre laddove Trump nella sua sorprendente visita lampo alla Cia a proposito di lotta all’Isis ha dichiarato che finora<br />
“non abbiamo usato tutta la nostra potenza. Ci siamo contenuti” ( <a href="https://video.repubblica.it/mondo/usa-discorso-di-trump-alla-cia-dobbiamo-sbarazzarci-dell-isis/265776/266154">https://video.repubblica.it/mondo/usa-discorso-di-trump-alla-cia-dobbiamo-sbarazzarci-dell-isis/265776/266154</a> ).<br />
E’ inevitabile che se gli Usa smettono di &#8220;contenersi&#8221; si va o a uno scontro militare diretto contro altri big come la Russia e la Cina oppure alla frantumazione definitiva non solo della Siria, con annesso intervento diretto Usa e creazione di nuove basi militari USA all’estero,  esattamente come è avvenuto con l’Afganistan e l’Iraq, piaghe tuttora aperte. Il che però comporta l’esatto opposto di tutte le belle promesse fatte dal molto pettinato Trump nel suo bel discorso di insediamento.</p>
<p>Come nel primo, anche nel nuovo discorso e nei primi provvedimenti concreti presi dal neo inquilino della Casa Bianca Donald Trump ci sono cose che meritano un rilievo maggiore di quello dato dai vari commenti di esperti e politici.<br />
1) &#8211; E’ vero che Trump ha firmato un traumatico stop all’ingresso negli Usa di cittadini di 7 Paesi musulmani, la nuova lista nera della Casa Bianca, ma è anche vero che il divieto prevede, almeno per ora, durata breve: 4 mesi. Alla fine dei quali potrebbe anche sparire o assottigliarsi man mano, dimostrandosi così solo un’apparente mantener fede agli impegni elettorali da Sparafucile presi per farsi votare dalla parte più viscerale degli elettori.<br />
2) &#8211; La lista nera dei 7 “esportatori di terroristi” non comprende Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Oman e Qatar. Non comprende cioè i Paesi che notoriamente hanno finanziato Bin Laden e i talebani e ora finanziano l’ISIS come l’Arabia Saudita e il Qatar. O che hanno sostenuto e sostengono Al Qaeda  come il Kuwait o mestano nel torbido come  gli altri Stati islamici wahabiti del Golfo che finanziano anch&#8217;essi milizie e fanatici vari  per alimentare la Fitna. Per alimentare cioè l’eterna guerra civile tra islamici sunniti e islamici sciiti che oggi fa da supporto e pesce pilota alle sanguinose ribellioni in Libia, Siria, Sudan, Turchia…<br />
Trump ha giustificato il suo ordine ricordando che &#8220;la politica del dipartimento di Stato impedì ai funzionari consolari di esaminare adeguatamente le richieste di visto di alcuni dei 19 stranieri che l’11 settembre 2001 abbatterono le Twin Towers di New York uccidendo così circa 3000 americani”.<br />
Però ha omesso di ricordare che gli autori degli attentati provenivano, guarda caso, dall&#8217;Arabia Saudita, dagli Emirati Arabi Uniti, dall&#8217;Egitto e anche dal Libano: tutti Stati che Trump ha lasciato fuori dalla lista nera e nei quali possiede beni materiali di tutto rispetto.<br />
Nella lista nera islamica manca anche la Turchia, nonostante il terrorismo che la tormenta e i rapporti pessimi con gli Usa pur essendo entrambi nella Nato. Forse i due grattacieli turchi di cui è padrone Trump gli hanno provocato l&#8217;amnesia in questione?<br />
3) &#8211; Stando così le cose, che credibilità e che significato possono avere lo sbracciarsi di Trump nei confronti di Vladimir Putin in quello che viene definito il loro idillio &#8211; presentato come spodestamento del muso duro di Obama &#8211; e il suo dichiarare che i nuovi rapporti con la Russia<br />
“saranno da pari a pari e avranno come primo obiettivo combattere l’Isis”?<br />
Chiacchiere e cosmesi a parte, tutto ciò può significare solo una cosa: più che accordarsi per combattere l’Isis &#8211; per farla completamente basterebbe che gli Usa, e l’Inghilterra, imponessero ai sauditi e agli altri regni wahabiti di smetterla di finanziarla &#8211;  Trump e Putin si accorderanno per spartirsi le spoglie della Siria. Fallita la strategia di Obama di Usare la ribellione contro Bashar al-Assad per poter cacciare i russi dall’unico porto militare che conservano nel Mediterraneo, quello concesso loro dai siriani a Tartus, è probabile che Trump punti a piazzare basi militari Usa anche in Siria: esattamente come già fatto in Iraq e, in modo più silenzioso, nei Paesi ex sovietici a nord dell’Iran oltre che con i potenti radar piazzati in Polonia e cooptando nella Nato vari  Stati nati dalla disgregazione dell’Urss (Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Bulgaria e Romania, con Georgia e Ucraina in scalpitante attesa).    Secondo il Base Structure Report, pubblicato nel 2009 dal  Dipartimento della Difesa Usa il Pentagono,  possiede 716 basi e altre installazioni militari all&#8217;estero distribuite in 38 Paesi, ma è probabile che in realtà siano più di mille. Sono un migliaio solo le basi prese in affitto all&#8217;estero, specie in piccole isole.<br />
Nota di colore, ma non solo: il Pentagono possiede ufficialmente 539mila edifici e altre strutture distribuite in 5579 siti militari cosa che lo rende il più grande proprietario immobiliare del mondo.  Le  basi, tra quelle in patria e quelle all&#8217;estero, coprirebbero una superficie totale di 2.202.735 ettari, sufficienti a fare del Pentagono anche uno dei più grandi proprietari terrieri del pianeta.fare<br />
Eppure tutto ciò evidentemente non  basta. Perché? A questa domanda risponde il prossimo punto.<br />
4) &#8211; Trump ci ha tenuto a chiarire fin da ora che intende “iniziare una grande ricostruzione delle forze armate americane, per sviluppare un piano per nuovi aerei, nuove navi, nuove risorse e strumenti per i nostri uomini e le nostre donne in uniforme&#8221;. Per infine concludere con un’affermazione non proprio modesta o di basso profilo: “Il nostro futuro è quello di essere la guida del mondo&#8221;.<br />
Fantascienza? Può darsi. Però in linea con quanto scritto da Anders Stephanson nel suo libro emblematico fin dal titolo: “Destino manifesto. L&#8217;espansionismo americano e l&#8217;Impero del Bene”. L’editore Feltrinelli lo presenta così: “La fede di essere destinati a una missione redentrice universale ha animato l&#8217;immaginario degli Stati Uniti e la storia dei suoi rapporti con il resto del mondo. Stephanson ripercorre le vicende di questa idea a partire dai primi insediamenti inglesi nel Nord America attraverso le fasi dell&#8217;espansionismo territoriale sino agli anni della Guerra fredda e della presidenza Reagan e al dopo 11 settembre. Il richiamo a questa missione redentrice si è sempre accompagnato a fasi espansionistiche, in un intreccio di religiosità e razionalismo liberale, di richiamo alla salvaguardia dei valori di democrazia e libertà e di difesa degli interessi nazionali. Una sintesi storica delle ragioni e della matrice ideologico-culturale dell&#8217;espansionismo americano”.<br />
Tutto ciò può essere d’aiuto per spiegare in modo abbastanza credibile cosa si cela in realtà dietro i sorrisoni e gli idilli di Trump.</p>
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		<title>L&#8217;ARABIA SAUDITA FINAZIA IL TERRORISMO? COMPRESO l&#8217;11 SETTEMBRE DELLE TWIN TOWERS di NEW YORK?</title>
		<link>http://www.pinonicotri.it/2015/01/larabia-saudita-finazia-il-terrorismo-compreso-l11-settembre-delle-twin-towers-di-new-york/</link>
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		<pubDate>Sat, 17 Jan 2015 17:17:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pino Nicotri]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[USA: declassificare i documenti sui finanziatori dell’11 Settembre   Paolo Raimondi* Mario Lettieri**    Il 7 gennaio, mentre a Parigi i giornalisti di Charlie Hebdo venivano massacrati dai terroristi islamici, a Washington si teneva un’importante conferenza stampa sulla necessità di rendere pubbliche le 28 pagine della Relazione d’Inchiesta del Congresso americano del 2002 che rivelerebbero [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>USA: declassificare i documenti sui finanziatori dell’11 Settembre</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Paolo Raimondi* Mario Lettieri** </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Il 7 gennaio, mentre a Parigi i giornalisti di Charlie Hebdo venivano massacrati dai terroristi islamici, a Washington si teneva un’importante conferenza stampa sulla necessità di rendere pubbliche le 28 pagine della Relazione d’Inchiesta del Congresso americano del 2002 che rivelerebbero i finanziamenti dell’Arabia Saudita ai terroristi dell’11 Settembre. Queste pagine furono secretate dal presidente George Bush. Purtroppo lo sono ancora.</strong></p>
<p><strong>La citata conferenza stampa è stata tenuta dall’ex senatore democratico Bob Graham insieme a due deputati, il repubblicano Walter Jones e il democratico Stephen Lynch, e alla co-presidente dell’Associazione delle Famiglie e dei Sopravvissuti dell’11/9, la signora Terry Strada.</strong></p>
<p><strong>Secondo noi si tratta di un evento politico di grandissima rilevanza che può contribuire a rendere più efficace la lotta al terrorismo e al fondamentalismo. Purtroppo la grande stampa europea ed internazionale lo ha ignorato. E’ davvero singolare se si considera che si dice a gran voce di voler colpire alla radice i sostenitori ed i finanziatori del terrorismo.</strong></p>
<p><strong>Bob Graham, che è stato anche governatore della Florida e membro del Senato Federale per tre mandati, nel 2001-2 era presidente della Commissione d’Intelligence del Senato.</strong></p>
<p><strong>Dopo l’attentato alle Torri Gemelle fu copresidente della Commissione d’Indagine conoscitiva attivata dalle Commissioni di Intelligence del Senato e della Camera.</strong></p>
<p><strong>Nel dicembre del 2002 venne redatto un rapporto di oltre 800 pagine. Quando però sei mesi dopo tale documento fu declassificato, si scoprì che 28 pagine mancavano. Proprio quelle che spiegavano il ruolo dell’Arabia Saudita nel finanziamento dei terroristi e dell’attentato dell’11/9.  </strong></p>
<p><strong>Va sottolineato che allora una maggioranza bipartisan di senatori e deputati, tra cui anche Joe Biden, attuale vice presidente, John Kerry, oggi Segretario di Stato e Hillary Clinton, si appellarono a Bush affinché le rendesse pubbliche, in quanto non pregiudizievoli per la sicurezza nazionale. Non vi riuscirono.</strong></p>
<p><strong>Perciò in questi anni il senatore Graham non ha mai smesso di chiederne la pubblicazione. Egli ne conosce bene il contenuto avendolo redatto e sottoscritto. Più volte ha portato alla luce dettagli importanti del coinvolgimento saudita nell’11/9. Ma, fintanto che il Presidente americano non le rende pubbliche per decreto, egli è tenuto al segreto sul contenuto delle 28 pagine.</strong></p>
<p><strong>Sic stantibus rebus, reputiamo che il contributo migliore alla verità sia citare parti dell’intervento svolto a Washington dal senatore Graham. “I Sauditi, ha detto, sanno quello che hanno fatto. Non sono persone che non conoscono le conseguenze delle azioni del loro governo. I Sauditi sanno che noi sappiamo quello che hanno fatto. Persone del Governo americano hanno letto le 28 pagine e hanno letto anche tutti gli altri documenti che sono stati fino ad oggi secretati. E i Sauditi lo sanno.”</strong></p>
<p><strong>“Quale potrebbe essere la reazione dei Sauditi che osservano come gli USA abbiano assunto una posizione di passività o di vera ostilità a che questi fatti siano resi pubblici? ”, ha chiesto il senatore.</strong></p>
<p><strong>“Bene, ha aggiunto Graham, per prima cosa essi hanno continuato e forse accresciuto il loro sostegno allo wahabismo, una delle forme più estremiste dell’Islam, a livello mondale ed in particolare nel Medio Oriente. In secondo luogo hanno sostenuto il fervore religioso delle organizzazioni che portavano avanti queste forme estreme di Islam con appoggi finanziari e di altro tipo. Queste comprendono moschee, madras e strutture militari. Al Qaeda era una creatura dell’Arabia Saudita e gruppi regionali come quello di Shabaab, (la cellula somala di Al Qaeda) sono stati in gran parte creature dell’Arabia Saudita; e adesso l’ISIS è l’ultima creatura… l’ISIS è una conseguenza non una causa, è una conseguenza dell’espandersi dell’estremismo in gran parte sostenuto dall’Arabia Saudita:.” Il senatore americano ha poi detto: ”La conseguenza della nostra passività nei confronti dell’Arabia Saudita ha fatto anche tollerare una moltiplicazione di organizzazioni violente, estreme e fortemente dannose per la regione mediorientale e una minaccia a tutto il mondo, come abbiamo visto questa mattina a Parigi.”</strong></p>
<p><strong>Trattasi di accuse molto gravi che, data l’autorevolezza della fonte, richiedono il massimo di chiarezza.</strong></p>
<p><strong>Alla conferenza i deputati Jones e Lynch hanno annunciato di aver presentato alla Camera una risoluzione, la H Res. 14, per richiedere al Presidente Obama di togliere il segreto alle suddette 28 pagine.</strong></p>
<p><strong>Sia il testo della legge che il video della conferenza stampa sono disponibili sui siti dei due parlamentari, <a href="http://www.jones.gov/">www.jones.gov</a> e <a href="http://www.lynch.gov/">www.lynch.gov</a> .</strong></p>
<p><strong>La signora Terry Strada, da parte sua, ha ribadito che “tutti sanno che Al Qaeda e Osama bin Laden ci hanno attaccato l&#8217;11/9, ma questa è solo metà della verità. Crediamo che l&#8217;altra metà stia nelle 28 pagine redatte dalla Commissione d&#8217;Inchiesta”. “Dobbiamo declassificarle e denunciare i finanziatori dell&#8217;attacco terroristico e intraprendere azioni contro di loro”, perché, ha aggiunto, “le famiglie delle vittime e dei sopravvissuti dell’11/9 hanno il diritto di conoscere la verità”.</strong></p>
<p><strong>A questo punto sarebbe opportuno che non solo i singoli Stati ma anche l’Unione Europea sollecitassero l’Amministrazione Obama per ottenere il massimo di trasparenza su una vicenda tanto dolorosa quanto inquietante.</strong></p>
<p>*Economista</p>
<p>**già Deputato e Sottosegretario all’Economia</p>
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		<title>Il colonialismo non è affatto morto: lo dimostrano la guerra alla Libia, simile alla tragica guerra di secessione del Biafra, e il veto Usa all&#8217;Onu contro la nascita dello Stato palestinese (decisa a suo tempo dalla stessa Onu!). Ovvero: dal miserabile fallimento del &#8220;Nuovo Medio Oriente&#8221; di Bush e del &#8220;Nuovo rapporto con l&#8217;Islam&#8221; di Obama alla &#8220;Nuova Libia&#8221; di Levy-Sarkozy</title>
		<link>http://www.pinonicotri.it/2011/09/il-colonialismo-non-e-affatto-morto-lo-dimostrano-la-guerra-alla-libia-e-il-veto-usa-allonu-contro-la-nascita-dello-stato-palestinese-decisa-a-suo-tempo-dalla-stessa-onu/</link>
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		<pubDate>Sat, 10 Sep 2011 22:15:23 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il colonialismo europeo pareva morto. Finita in tragedia con milioni di morti l&#8217;occupazione del Vietnam e fallito nel sangue il tentativo della Francia di indorare la pillola nordafricana dichiarando l&#8217;Algeria &#8220;territorio metropololitano francese&#8221;, dichiarando cioè che i due Paesi su sponde opposte del Mediterraneo erano in realtà un Paese unico. Ora invece si scopre che il colonialismo europeo, capitanato proprio dalla Francia, non è affatto morto. L&#8217;intervento militare in Libia, stravolgendo ancora una volta una risoluzione Onu, è infatti sempre più chiaramente e scopertamente un&#8217;iniziativa francese, e inglese, per poter continuare ad avere dei protettorati e delle colonie petrolifere in Nord Africa. La Francia ha già le mani sporche di sangue di un paio di milioni di nigeriani vittime del suo avere finanziato, armato e appoggiato la secessione del Biafra dalla Nigeria perché nel Biafra c&#8217;era il grosso del petrolio nigeriano. Prima di quella tragedia la Nigeria era un Paese in via di forte sviluppo, poi invece si è ridotto all&#8217;emigrazione di nigeriane per fare le prostitute in Europa, solo a Torino ce una ventina di anni fa ce n&#8217;erano ben 7.000. Ora Sarkozy sta facendo il bis con la Libia.<br />
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<p><strong>Non esiste nessuna &#8220;rivoluzione democratica&#8221; e nessuna &#8220;primavera libica&#8221;, esistono invece la volontà e l&#8217;intervento militare franco-inglese per buttar giù Gheddafi e sostituirlo con un governo più o meno come il suo, ma prono alla volontà di Parigi e Londra. Alla stessa stregua con la quale gli Usa hanno invaso l&#8217;Iraq, per mettere in piedi una caricatura di democrazia tenendosi però ben stretti gli accessi, i giacimenti e i privilegi petroliferi. Speriamo che i cinesi o gli indiani non prendano esempio da noi per invadere la Francia o l&#8217;Inghilterra o l&#8217;Italia per imporre governi e regimi a loro graditi.<span id="more-3307"></span><br />
La sfacciataggine francese è eclatante. Il &#8220;nuovo filosofo&#8221; Henry Bernard Levy prima si è vantao pubblicamente di avere convinto lui Sarkozy a intervenire militarmente in Libia, poi pubblica paginate di suoi reportage &#8220;dal fronte libico&#8221;, anche sul Corriere della Sera, per spiegare come segue da tempo sul terreno gli avveniemnti militari intruppato con i &#8220;rivoltosi&#8221;. Eclatante ammissione di far parte del vertice europeo che ha deciso la guerra a Gheddafi, impegnandovi la Nato, e di seguirla da vicino per &#8220;consigliare&#8221; i rivoltosi onde tentare, tra l&#8217;altro, di evitare che la farsa diventi tragedia anche per l&#8217;immagine della Francia con un prolungamento all&#8217;infinito del conflitto. I &#8220;rivoltosi&#8221; non sono meno feroci e animaleschi dei più efferati gheddafiani, le loro esecuzioni sommarie anche di civili non si contano, ma questo sui giornali occidentali è meglio non scriverlo. E&#8217; meglio anche non far sapere che gran parte dei &#8220;ribelli democratici&#8221; non sono altro che mercenari arabi o africani, ai quali della democrazia, algerina o no, non frega assolutamente nulla, debitamente istruiti, preparati, pagati e armati da ben prima di far decidere all&#8217;Onu la risoluzione presa a pretesto per questa nuova guerra &#8220;umanitaria&#8221;. Le grandi manifestazioni di massa che reclamavano democrazia e la fine dei regimi autoritari, come quelle tunisine o egiziane e forse anche siriane, in Libia semplicemente NON ci sono mai state, a parte qualche manifestazione di non chiara natura, dovuta più che altro alla gioia per la fine dei bombardamenti e delle sparatorie di entrambi i contendenti, manifestazione enormemente pompata dai nostri mass media. Per quanto ogni tanto si riesca a pubblicare qualche foto di manifestante donna, però sempre ripresa in campo ristretto onde non far vedere che si tratta di poche persone, resta che ogni foto di &#8220;rivoluzionari&#8221; mostra facce patibolari alle prese con armi pesanti, che se la rivolta fosse spontanea nessuno dei rivoltosi saprebbe usare.<br />
</strong></p>
<p><strong>Il futuro della Libia &#8220;liberata&#8221; non è affatto chiaro. Molto probabilmente non sarà più uno Stato unitario, e questo potrà piacere ai francesi per poter meglio comandare su pezzi di Libia. Altrettanto probabilmente non sarà più uno Stato o un insieme di Stati laici. La presenza dell&#8217;estremismo islamista appare certa. La condizione delle donne probabilmente sarà destinata a peggiorare in varie regioni. Forse da parte della &#8220;nuova Libia&#8221; o di alcune costole che da essa nasceranno  ci sarà il riconoscimento dello Stato di Israele, il che potrebbe essere positivo se avvenisse su un piede di parità e non per servilismo verso l&#8217;Occidente.</strong></p>
<p><strong>Il nostro servilismo verso certi figuri e verso gli interessi che rappresentano rifulge in tutto il suo splendore proprio con Bernard Levy. Questi infatti è stato smascherato, assieme al deputato italiano Fiamma Nirenstein, che stranamente vive nella colonia israeliana di Gilo, come l&#8217;ideatore con argomenti falsi, e perfino con foto abbellite, della campagna a favore dell&#8217;iraniana Sakineh, la signora di Teheran condannata a morte, ma ancora viva, per concorso nell&#8217;uccisione del proprio marito. Inoltre Levy è anche notoriamente uno dei più potenti protettori della latitanza prima in Francia e poi in Brasile, dove ora vive, dell&#8217;italiano Cesare Battisti, condannato a più ergastoli per alcuni omicidi &#8220;politici&#8221; degli anni &#8217;70. Assistiamo quindi alla seguente schizofrenia: da una parte ci scagliamo contro Battisti, la sua latitanza e i suoi protettori francesi, dall&#8217;altra lecchiamo la suola delle scarpe al più eminente dei suoi protettori! Il quale eminente protettore allaga il principale quotidiano italiano con le sue articolesse la cui stella polare è sempre la stessa: l&#8217;Islam è un pericolo, Israele è un esempio per l&#8217;Europa, se non per l&#8217;intero Occidente, e lo &#8220;scontro di civiltà&#8221;, cioè una nuova serie di guerre, è lo sbocco inevitabile. Ovviamente per difendere non solo la &#8220;superiore civiltà occidentale&#8221;, ma la civiltà tout court, per dirla alla francese. Il sionismo di monsieur Levy è infatti tra i più fanatici e pericolosi, anche perché essendo lui un docente di islamismo può rivestire le sue farneticazioni con eleganti (s)ragionamenti che agli occhi dei semplici, e dei gonzi, non appaiono per quel che sono, la solita bolsa propaganda eurocentrica e antiaraba prona agli interessi di Israele, quanto invece per &#8220;fini e colti ragionamenti&#8221;.</strong></p>
<p><strong>Insomma, siamo passati dal miserabile fallimento del &#8220;Nuovo Medio  Oriente&#8221; promesso a suon di bombe da Bush e dalla sua banda  delinquenziale di teo-con al fallimente dei &#8220;Nuovi rapporti con l&#8217;Islam&#8221;  promesso solennemente da Obama a Il Cairo poco dopo essere stato  eletto. E ora siamo alla farsa della &#8220;Nuova Libia&#8221; ideata dal marito  di Carla Bruni e dall&#8217;esagitato &#8220;nuovo filosofo&#8221; (!) a la carte sioniste  Bernard Levy. </strong></p>
<p><strong> </strong><strong>Guarda caso la strategia &#8220;culturale&#8221; di Levy è la copia conforme della strategia politico militare di Benjamin Netenyahu: quando questi viveva infatti negli Stati Uniti, è stato tra i principali inventori del riciclaggio dell&#8217;antagonismo Est comunista-Ovest capitalista nell&#8217;antagonismo tra il nord e il sud del mondo, cioè tra Paesi ricchi, del mondo almeno a parole cristiano, e Paesi poveri a grande maggioranza islamici: la dottrina della &#8220;guerra al terrorismo mondiale&#8221;, presa a pretesto da George W. Bush per invadere l&#8217;Afganistan e l&#8217;Iraq e sostenere in tutti i modi Israele, è figlia diretta del pensatoio di cui faceva parte l&#8217;attuale capo del governo israeliano. Benjamin Netanyahu l&#8217;ha giurata a morte al &#8220;mondo dei terroristi&#8221; da quando nel &#8217;76 suo fratello è morto mentre comandava, con i gradi di colonnello, l&#8217;assalto al vecchio terminal dell&#8217;aeroporto ugandese di Entebbe per liberare 103 ostaggi israeliani ed ebrei di un aereo di linea francese dirottato da due militanti del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina e due tedeschi delle poco note ma molto attive Revolutionaere Zellen, cioè Cellule Rivoluzionarie. L&#8217;assalto ad Entebbe, inizialmente battezzato Operazione Tuono, è stato poi ribattezzato Operazione  Yonatan Netanyahu in onore del colonnello Netanyahu, che fu l&#8217;unica vittima israeliana dell&#8217;incursione. Il nome di Yonatan Netanyahu, debitamente americanizzato, venne dato anche al  pensatoio statunitense Jonathan Insitute, del quale faceva parte appunto suo fratello Benjamin.</strong></p>
<p><strong>A fronte di tanto amore e furore per la &#8220;democrazia libica&#8221;, anche questa da imporre come al solito con le armi e strumentalizzando l&#8217;Onu, fa fronte la vergognosa ignavia nei confronti della democrazia palestinese, da 70 anni soffocata dall&#8217;Europa e dagli Usa facendo finta di niente. Anzi, facendo finta di volere la pace. L&#8217;ultima orrenda piece teatrale, particolarmente vergognosa per ipocrisia e funesta per le inevitabili conseguenze future, è l&#8217;annuncio del presidente Obama del veto Usa nel consiglio di sicurezza Onu alla richiesta di riconoscimento dello Stato palestinese che il 20 settembre verrà presentata al Palazzo di vetro dall&#8217;Autorità Nazionale Palestinese. Obama ha avuto la faccia di bronzo di ripetere, come che ne fosse un impiegato, il mantra di Netanyahu: &#8220;Uno Stato non può nascere per decisione unilaterale, e quello palestinese può nascere solo dalle trattativa con la controparte&#8221;. Poiché Obama s&#8217;è laureato a Stanford, non posso credere che sia così ignorante da non sapere che lo Stato del quale è presidente, gli Usa, NON è nato da &#8220;trattative di pace con la controparte&#8221;, ma da una guerra CONTRO la controparte, che era l&#8217;Inghilterra. Idem per TUTTI gli Stati del continente americano, nati solo da lotte contro le &#8220;madrepatrie&#8221; europee. Forse che lo Stato italiano è nato da &#8220;trattative di pace&#8221; con qualcuno? No, è nato dai fucili dei Mille di Garibaldi, che ha invaso e conquistato per conto del regno piemontese dei Savoia regni italici altrui legittimi quanto quello dei Savoia. Siamo tutti contenti che la Chiesa non abbia più lo Stato pontificio, il più povero e miserabile d&#8217;Europa, ma non ci si venga a raccontare che i Savoia non hanno compiuto anche in tal caso un sopruso contro uno Stato legittimo ed esistente da secoli.<br />
Forse che la stessa Israele è nata da &#8220;pacifiche trattative con la controparte&#8221;? Nossignori, Israele è nata dal terrorismo a lungo praticato dalla fazione sionista più antiaraba come quella che poi ha preso il governo e il potere in Israele. Fazione che praticò il terrorismo anche contro l&#8217;Inghilterra e perfino contro la stessa Onu con l&#8217;assassinio a Gerusalemme del suo inviato conte Folke Bernadotte.<br />
Ma che Obama sia in malafede, e in malafede putrida, nonché costretto a ballare come un maggiordomo di colore il ballo voluto dal sionismo più duro e arabofobo, lo dimostra in modo lampante anche quanto segue:<br />
&#8211; è davvero il colmo dell&#8217;indecenza che si sbarri la strada &#8211; per giunta all&#8217;Onu &#8211; alla nascita di uno Stato come quello palestinese che la stessa Onu ha già deliberato nel 1948!<br />
&#8211; E&#8217; davvero il colmo dell&#8217;indecenza e della disonestà politica che tutto ciò avvenga facendo finta di dimenticare che lo Stato che si vuole assolutamente privilegiare, contro i diritti dei palestinesi, cioè lo Stato di Israele, è nato anch&#8217;esso proprio da una decisione dell&#8217;Onu!<br />
&#8211; E&#8217; davvero il colmo dell&#8217;indecenza e della disonestà politica che si permetta a uno Stato nato per volontà dell&#8217;Onu, qual è Israele, di stracciare definitivamente la decisione della stessa Onu di far nascere un&#8217;altro Stato, quello palestinese.<br />
&#8211; E&#8217; davvero il colmo dell&#8217;indecenza che tutto ciò avvenga facendo finta che Israele non abbia gettato nella spazzatura più di 80 risoluzioni, ammonimenti e raccomandazioni della stessa Onu contro i suoi &#8220;eccessi&#8221; sulla pelle dei palestinesi.<br />
&#8211; E&#8217; davvero il colmo dell&#8217;indecenza e della disonestà politica continuare a far finta che gli israeliani non abbiano di fatto vanificato, come scuse più varie, dalla bibbia alla lotta al terrorismo, oltre alle offerte di pace globale fatte dal re d&#8217;Arabia anche TUTTE le trattative di pace con la controparte palestinese. Fino a tradire e svuotare completamente gli stessi &#8220;accordi di pace&#8221; di Oslo, che valsero il premio Nobel per la pace sia al palestinese Arafat che agli israeliani Peres e Rabin, quest&#8217;ultimo ucciso da un terrorista israeliano  armato, come altri, dal più bieco fanatismo ebraicista.</strong></p>
<p><strong>- E&#8217; devvero il colmo dell&#8217;indecenza e della disonestà politica che il veto venga opposto da un Obama che ha come segretario di Stato la signora  Clinton, arrivata al punto da prendere in  seria considerazione e proporre  all’Autorità Nazionale Palestinese il “trasferimento”, cioè la  deportazione, dei palestinesi in  Amazonia!!! Che vergogna! Che  mascalzonaggine! Il servilismo della Clinton verso Israele probabilmente è dovuto o aggravato dal suo essere imparenteta tramite la figlia con una famiglia di  potenti banchieri ultrasionisti.<br />
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<p><strong>Cosa dovrebbe ancora trattare  la disgraziata dirigenza palestinese, ridotta ormai ad amministrare dei francobollini di territorio, dei bantustan, delle riserve indiane che tra loro non possono neppure comunicare senza l&#8217;oppressivo filtro militare israeliano e senza la vergogna del Muro? Muro che finalmente anche intellettuali ebrei, come di recente il sociologo polacco inglese Zigmunt Bauman, paragonano ad alta voce al Muro nazista del ghetto di Varsavia. Oltre alle critiche e alle accuse sempre più pesanti di vari intellettuali israeliani, non è la prima volta che personalità ebree fanno paragoni con i nazisti: c&#8217;è stato il  precedente dell&#8217;ebreo sudafricano Goldstone, incaricato di una commissione dell&#8217;Onu di indagare sui massacri dell&#8217;invasione di Gaza, e quello dell&#8217;ebreo americano Richard Falk, docente all&#8217;Università di Prineton, anche lui inviato dell&#8217;Onu a indagare sul trattameto riservato da Israele ai palestinesi. Benché ebrei, entrambi sono stati attaccati ferocemente da Israele, Falk ne è stato addirittura espulso! Il che è l&#8217;ennesima dimostrazione lampante che non è l&#8217;ebraismo la stella polare dei governi israeliani, in particolare di quelli avventuristi e di destra come gli ultimi governi di destra.</strong></p>
<p><strong>Governi che stanno trascinando verso il baratro la stessa Israele. I 400 mila manifestanti di Tel Aviv contro la povertà crescente e la difficoltà a trovare casa da parte di non pochi israeliani dimostra che la storiella di Israele &#8220;patria di tutti gli ebrei del mondo&#8221; è appunto una storiella. Come da 3.000 anni, il territorio di Israele, l&#8217;insieme che una volta erano i regni di Israele e Giuda, non è in grado di dar da mangiare e abitare a tutti i suoi abitanti, che infatti emigravano in continuazione in tutto il mondo mediterraneo. Per quanto gli Usa pompino armi e soldi per sostenere Israele, vera e propria colonia occidentale nel mondo arabo, e per quanto sionisti straricchi come lo statunitense Moskowsky o banche d&#8217;assalto come alcune banche israeliane finanzino le colonie, cioè la pulizia etnica contro i palestinesi per far largo agli israeliani, vale a dire ai sionisti visto che la nazionalità israeliana semplicemente NON esiste, per quanto tutto ciò duri da anni, ormai il vento sta cambiando. Anche se Obama balla il ballo che sta ballando, gli Usa cominciano a non avere più tanti soldi da buttare nella fornace israeliana. L&#8217;appoggio del mondo ebraico non israeliano comincia a scricchiolare, quando non è sostituito da accuse sempre più dure come quelle di centinaia di intellettuali ebrei inglesi. Il servilismo di Stati come l&#8217;Egitto è finito drammaticamente, l&#8217;Egitto non è più disposto a vedersi ammazzare le guardie di frontierafacendo finta di niente e lo ha dimostrato con l&#8217;assalto di massa all&#8217;ambasciata israeliana a Il Cairo. Per quanto finora l&#8217;Occidente abbia finto di applaudire &#8220;la primavera araba&#8221;, in realtà badando bene il posto dei  capi dei regimi cacciati a pedate venga preso dai militari e dalla borghesia fino a ieri loro complici, formando così un altro regime, un po&#8217; meno indecente ma sempre comodo per l&#8217;Occidente, gli avvenimenti egiziani dimostrano che non è affatto scontato che le masse si facciano fregare un&#8217;altra volta.<br />
Se da un lato c&#8217;è l&#8217;Egitto che forse non ne può più delle umiliazioni subite dall&#8217;Europa e da Israele, dall&#8217;altro lato ci sono un Libano sempre più deciso a non farsi calpestare, memore degli orrori fatti perpetrare dagli israeliani in particolare a Sabra e Chatila, una Siria in preda ai sussulti ma schierata come prima e una Turchia che s&#8217;è stufata di fare da alleato preso a sberle da Israele. Preso a sberle e ricambiato col massacro di nove cittadini turchi compiuto l&#8217;anno scorso dagli israeliani all&#8217;assalto della Flotilla di pacifisti diretta a Gaza. Che il governo israeliano ragioni ancora con la logica delle cannoniere colonialiste lo dimostra anche la richiesta agli Usa di difendere l&#8217;ambasciata israeliana a Il Cairo assalita nei giorni scorsi dalla folla per reazione all&#8217;uccisione di sette poliziotti di frontiera da parte dei militari israeliani. Come se l&#8217;Egitto fosse ancora quello di re Faruk, calpestabile a piacere&#8230;.<br />
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<p><strong>I governi israeliani stanno segando il ramo sul quale sono seduti. La loro ottusità, e spesso imbecillità, impedisce di capire che a furia di rubare terra ai palestinesi e di impedire la nascita di un loro Stato degno di tale nome anziché bantustan ridicolo e tragico, non passerà molto tempo prima di dover rinunciare al sopruso integralista di Israele &#8220;Stato ebraico&#8221; anziché Stato di tutti i suoi cittadini senza distinzioni razziste di religione, colore della pelle, etnia, ecc. Tra qualche tempo il ricordo della Shoà sarà inevitabilmente affievolito, al punto che per quante giornate della Memoria si mettano in piedi non sarà più possibile ricattare nessuno con le frustre, bolse e strumentali accuse di &#8220;antisemitismo&#8221; scagliate come pietre per lapidare chiunque non applauda Israele sempre e comunque. Il dramma è che il mondo cristiano conserva più o meno intatto se non l&#8217;odio almeno la forte antipatia verso gli ebrei, nonostante da qualche tempo siano stati promossi da popolo &#8220;deicida&#8221; (!) a &#8220;fratelli maggiori&#8221;. Tale dramma però è alimentato dal comportamento sempre prevaricatore verso i palestinesi dei governi israeliani.<br />
A me pare ottuso anche il presidente Obama. In occasione delle celebrazioni dei dieci anni dalla distruzione delle Torri Gemelle di New York, avvenuta anche come reazione ai soprusi contro i palestinesi, è da idioti &#8211; oltre che da ipocriti come abbiamo dimostrato poco fa &#8211; dare un segnale come quello del veto all&#8217;Onu contro la nascita dello Stato della Palestina. Un segnale cioè che è un&#8217;altra provocazione contro il mondo arabo e islamico, mondo nel quale morto un Osama Bin Laden se ne può fare un altro esattamente come morto un papa se ne fa un altro. Oltretutto, a furia di imporre veti odiosi e scatenare guerre forzando le risoluzioni dell&#8217;Onu, come avvenuto per l&#8217;Iraq e la Libia, prima o poi nascerà l&#8217;Onu del mondo che si è rotto le palle dei nostri soprusi. Anche Obama si comporta come se il baricentro del mondo fosse sempre a Washington, Londra e Parigi, quando invece s&#8217;è spostato, e non di poco. Prima ne prendiamo atto, Obama compreso, meglio è. Se dal Venezuela alla Turchia e dall&#8217;Iran alla Cina i Paesi stufi della nostra prepotenza, ipocrisia e doppiopesismo si facessero un&#8217;Onu diversa da quella attuale, non credo proprio sarebbe una bella cosa. O no?</strong></p>
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<p><strong>A proposito della distruzione delle Torri Gemelle: trovo a un certo punto insopportabile che le vittime di quella tragedia siano ricordate in continuazione, mentre le vittime di tante tragedie provocate dagli Usa e da noi siano bellamente spazzate sotto il tappeto del silenzio. Il troppo stroppia. C&#8217;è anche ben altro da piangere a questo mondo e pretendere ad esempio che la vita di 4-5 mila newyorkesi valga ad esempio di più dei quattro milioni di vittime congolesi per il solo coltan, metallo utile per fabbricare i nostri telefonini e vittime di cui preferiamo non sapere nulla, è semplicemente da mascalzoni.</strong> <strong> </strong></p>
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<p><strong>La parola mascalzoni mi fa venire in mente Bush junior. Ormai è chiaro che ha invaso l&#8217;Afganistan prima e l&#8217;Iraq dopo anche come diversivo, non poteva infatti invadere la preziosa alleata Arabia Saudita, che di Bin Laden era la madre così come la Cia ne era la nutrice. Nei giorni scorsi ho letto il diario o la ricostruzione di Bush junior di come ha vissuto e come ha reagito alla notizia dell&#8217;attacco alle Torri Gemelle. Mi sono cascate diciamo le braccia a terra di fronte a tanta mediocrità, retorica e insulsaggine. Se può diventare presidente degli Usa, e persoino essere rieletto, un tale mediocre, allora gli Usa e il mondo intero sono davvero malmessi.<br />
</strong></p>
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