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	<title>ArruotaLibera &#187; Travaglio</title>
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	<description>Critica delle verità ufficiali. Contro l&#039;ipocrisia e l&#039;uso di due pesi e due misure da parte del potere</description>
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		<title>E anche il prode Figliuolo penna al vento e petto allagato di mostrine pare che l&#8217;abbia fatta fuori dal vaso&#8230;.</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Jun 2021 14:52:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pino Nicotri]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[alpini]]></category>
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		<description><![CDATA[Chissà perché in Italia la campagna vaccinale è competenza NON del ministero della Salute, che è dotato anche di un Comitato Tecnico Scientifico, ma di un privato. Per l&#8217;esattezza, del generale Francesco Figliuolo, che NON è né affiancato né tanto meno sovrastato da un qualche Comitato Tecnico Scientifico. Abituato evidentemente a comandare anziché anche a [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Chissà perché in Italia la campagna vaccinale è competenza NON del ministero della Salute, che è dotato anche di un Comitato Tecnico Scientifico, ma di un privato. Per l&#8217;esattezza, del generale Francesco Figliuolo, che NON è né affiancato né tanto meno sovrastato da un qualche Comitato Tecnico Scientifico. Abituato evidentemente a comandare anziché anche a obbedire quando è il caso, il generale anziché obbedire alle raccomandazioni di virologi, tecnici e scienziati che raccomandavano di NON vaccinare i giovani con l&#8217;AstraZeneca, ha deciso di farlo: che fossero cioè vaccinati con l&#8217;AstraZeneca anche i giovani e anche con gli appositi open day. Una brutta imprudenza, come ha fatto rilevare Marco Travaglio con le seguenti sue affermazioni: <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/06/12/travaglio-a-la7-vaccinare-i-ragazzini-con-astrazeneca-e-stata-una-follia-gravissima-di-questo-deve-rispondere-figliuolo/6227960/">https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/06/12/travaglio-a-la7-vaccinare-i-ragazzini-con-astrazeneca-e-stata-una-follia-gravissima-di-questo-deve-rispondere-figliuolo/6227960/</a></p>
<p>Se poi fosse vero anche quello che afferma <b>Andrea Crisanti</b>, direttore del reparto di Microbiologia e di Virologia dell’Università di Padova, che l&#8217;AstraZeneca è stato dato ai giovani per smaltire i fondi di bottega, allora siamo in presenza di qualcosa di degno della corte marziale:</p>
<p><a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/06/12/astrazeneca-crisanti-a-la7-la-verita-e-che-hanno-vaccinato-i-giovani-per-smaltire-dosi-inutilizzate-e-per-immunita-di-gregge/6228017/?pl_id=65681&amp;pl_type=category">https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/06/12/astrazeneca-crisanti-a-la7-la-verita-e-che-hanno-vaccinato-i-giovani-per-smaltire-dosi-inutilizzate-e-per-immunita-di-gregge/6228017/?pl_id=65681&amp;pl_type=category</a></p>
<p>L&#8217;unico che ha avuto il coraggio di non baciare le mostrine e la penna al vento di Figliuolo è stato il governatore  Vincenzo De Luca. Non ha seguito la decisione del generale sempre in divisa &#8211; perfino in mimetica! &#8211; di vaccinare per fasce d&#8217;età:  <a href="https://video.repubblica.it/dossier/governo-draghi/vaccini-de-luca-in-campania-non-procederemo-per-fasce-d-eta/385321/386049">https://video.repubblica.it/dossier/governo-draghi/vaccini-de-luca-in-campania-non-procederemo-per-fasce-d-eta/385321/386049</a></p>
<p>e gli ha anche detto quanto per la verità avrebbero dovuto dirgli il Capo dello Stato, il capo del governo e il ministro della Difesa: <a href="https://video.corriere.it/cronaca/vaccini-de-luca-il-commissario-figliuolo-giri-l-italia-abiti-civili-non-indossi-divisa/0d46038a-a442-11eb-a7d3-6cda844bb148">https://video.corriere.it/cronaca/vaccini-de-luca-il-commissario-figliuolo-giri-l-italia-abiti-civili-non-indossi-divisa/0d46038a-a442-11eb-a7d3-6cda844bb148</a></p>
<p>Per giunta De Luca si è giustamente chiesto e ha inutilmente chiesto a chi deve dare retta per le vaccinazioni con AstraZeneca: a un medico o a un generale? <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/06/11/astrazeneca-de-luca-da-governo-disastro-comunicativo-per-seconda-dose-a-under-60-a-chi-devo-chiedere-al-generale-o-a-un-medico/6227411/">https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/06/11/astrazeneca-de-luca-da-governo-disastro-comunicativo-per-seconda-dose-a-under-60-a-chi-devo-chiedere-al-generale-o-a-un-medico/6227411/</a></p>
<p>Contro gli Open Day e l’AstraZeneca ai giovani s&#8217;erano schierati anche altri: <a href="https://www.lanotiziagiornale.it/astrazeneca-giovani-figliuolo/">https://www.lanotiziagiornale.it/astrazeneca-giovani-figliuolo/</a></p>
<p>Insomma, ancora una volta è DIMOSTRATO  che la retorica patriottarda militaroide è una &#8220;sòla&#8221;. E che medaglie e mostrine in gran quantità sono più che altro patacche. I brividi di commozione, estasi e orgasmo di chi va in estasi quando vede una divisa, specie se di alpino o bersagliere (dev&#8217;essere l&#8217;effetto delle piume d&#8217;uccelli), è meglio riservarle ad altre occasioni. Decisamente migliori.</p>
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		<title>Travaglio/Flores d’Arcais in dialogo  su M5S e governo: speranze, rischi, harakiri</title>
		<link>http://www.pinonicotri.it/2018/03/travaglioflores-darcais-in-dialogo-su-m5s-e-governo-speranze-rischi-harakiri/</link>
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		<pubDate>Sat, 24 Mar 2018 17:18:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pino Nicotri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[5Stelle]]></category>
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		<description><![CDATA[Travaglio/Flores d’Arcais in dialogo su M5S e governo: speranze, rischi, harakiri di Marco Travaglio e Paolo Flores d&#8217;Arcais Questo articolo può essere riprodotto anche integralmente, purché preceduto dalla dicitura “riprendiamo questo testo dal sito www.micromega.net” e seguito dalla dicitura ©Paolo Flores d’Arcais Paolo Flores d’Arcais: La mia posizione la conosci: non un accordo di governo [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Travaglio/Flores d’Arcais in dialogo </strong><br />
<strong>su M5S e governo: speranze, rischi, harakiri</strong></p>
<p><strong>di Marco Travaglio e Paolo Flores d&#8217;Arcais</strong></p>
<p><strong>Questo articolo può essere riprodotto anche integralmente, purché preceduto dalla dicitura “riprendiamo questo testo dal sito www.micromega.net” e seguito dalla dicitura ©Paolo Flores d’Arcais</strong></p>
<p><strong>Paolo Flores d’Arcais: La mia posizione la conosci: non un accordo di governo fra Pd e M5S, ma un’iniziativa autonoma del Movimento 5 stelle: ribadire i punti qualificanti del proprio programma e indicare una personalità ineccepibile (ho azzardato i nomi di Zagrebelsky e Montanari), che dovrebbe avere ovviamente il gradimento di Mattarella, per un governo composto da ministri al di fuori dei partiti. Siccome anche Grillo ha detto qualche giorno fa che non sono interessati alle poltrone, ma ai contenuti, l’ipotesi mi sembra coerente. E renderebbe in tal modo molto difficile un “no” del PD. Si tratterebbe di proporre oggi un equivalente di quello che fu Rodotà in occasione delle elezioni per la Presidenza della Repubblica e dunque una strada che dovrebbe essere nelle loro corde e potrebbe davvero scuotere la situazione. Cosa ne pensi?</strong></p>
<p><strong>Marco Travaglio: Penso che i cinquestelle dovrebbero mantenere una disponibilità a una soluzione di questo genere, ma credo anche che in prima battuta dovrebbero provare a fare un governo un po’ più forte rispetto a quello che suggerisci tu, perché un governo privo di connotazioni politiche, sarebbe debolissimo, in quanto deresponsabilizzerebbe i partiti che lo sostengono. Al contrario, un governo forte, che durerebbe almeno due anni, potrebbe essere quello in cui Di Maio si rivolga al centro sinistra, al PD e a Grasso, proponendo un premier e due vice premier, che potrebbero anche essere lo stesso Grasso e un rappresentante del PD, come per esempio Minniti. Il resto del governo potrebbe invece essere composto non da eletti, ma da persone scelte in parte dalla squadra proposta dai 5 Stelle e in parte dall’aerea del centro sinistra, a condizione che non siano state in Parlamento, non abbiano avuto candidature né responsabilità partitiche. Sarebbe la dimostrazione che i governi tecnici non sono tutti uguali, perché Zagrebelsky e Settis non sono come Fornero e Monti. </strong><br />
<strong>Dovrebbero allora proporre i loro punti da armonizzare con quelli proposti da altri, partendo per esempio dal reddito di cittadinanza e dalla legge anticorruzione. Aggiungerei un tema su cui loro sono sempre molto evasivi, il tema dell’evasione, appunto, oltre a una politica di investimenti finanziata con ciò che si ricaverebbe dall’abbandono di alcune grande opere del tutto inutili. E ancora non l’abolizione totale, che sballerebbe tutti i conti, ma una seria riforma delle legge Fornero sulle pensioni, una riforma del Job Act con ripristino dell’articolo 18 per le imprese al di sopra di un certo numero di dipendenti. E così via. Si tratterebbe di partire da proposte di questo genere, che fanno parte del loro DNA. Una norma severissima su conflitti di interessi, sull’incompatibilità, una legge sulla Rai, sulla scorta di quanto avevamo proposto insieme ai tempi dei Girotondi: una televisione sul modello della BBC, una fondazione, con un consiglio di amministrazione che rappresenti intanto che ci lavora, poi i produttori, gli autori, le accademie eccetera.</strong><br />
<strong>Credo che un governo quasi angelicato, senza nessuna partecipazione né responsabilità politica – e di conseguenza privo di responsabilizzazione politica – rischierebbe di essere troppo debole e di venir già alla prima folata di vento. Invece dovrebbe essere un governo in cui ciascuna delle forze che lo appoggia prende un impegno preciso. È chiaro che deve passare attraverso una consultazione, le primarie per quanto riguarda il PD – aperte, come hanno fatto, e dunque non limitate agli iscritti.</strong><br />
<strong>Lo stesso potrebbero fare eventualmente anche i 5 Stelle e sottoporre tale accordo alla loro base, anche se per loro sarebbe più facile un’approvazione, mentre nel caso del PD si continua a ripetere che non deve allearsi con i 5 Stelle. Insomma, dovrebbero seguire l’esempio della Merkel e della SPD: individuare punti in comune e compatibilità e scrivere nel dettaglio le leggi che intendono approvare, dandosi magari anche due anni come orizzonte invece di cinque. Tale accordo dovrebbe poi esser sottoposto ai propri iscritti, in modo che siano loro a decidere, visto che si tratterebbe comunque di un governo che non era previsto in campagna elettorale, in particolare dal PD, mentre i 5 Stelle avevano già dichiarato che se non avessero avuto la maggioranza si sarebbero rivolti ad altre forze politiche. Se, infatti, gli elettori del Movimento hanno votato Di Maio sapendo che avrebbe fatto delle aperture nei confronti delle altre forze politiche, il PD ha invece sempre sostenuto che il suo orizzonte era il centro sinistra e non avrebbe fatto accordi con i 5 Stelle. Per questo sarebbe giusto che la base si pronunciasse per autorizzare un’intesa con coloro che in campagna elettorale erano presentati come alternativi. La posizione dei renziani, che in modo più sfumato è sostenuta anche da Martina, secondo cui gli elettori avrebbero deciso che il PD resti all’opposizione è priva di senso, perché chi vota per il PD vuole che vada al governo. Gli elettori non possono sapere quanti voti prenderà il partito e quindi se quel partito possa andare al governo o meno. Chi vota Potere al Popolo vota una forza di opposizione, non chi vota PD. Se poi sono pochi, non è che quei pochi hanno votato per andare all’opposizione. Sarebbe giusto che fosse la base a decidere quale deve essere la collocazione del PD. È chiaro che prima dovrebbero essere stillati i punti del programma, perché alla domanda su un’alleanza con Di Maio la risposta sarebbe negativa. Se invece la questione fosse relativa ad alcuni punti del programma, chiedendo agli elettori se vogliono determinate proposte precise, probabilmente la risposta sarebbe diversa. Sono convinto che se si prendessero a caso dieci elettori del PD e dieci del M5S e si mettessero intorno a un tavolo troverebbero un intesa molto prima di quando non farebbero intorno allo stesso tavolo Di Maio e Martina.</strong></p>
<p><strong>Paolo Flores d’Arcais: La cosa importante è che questa volta un eventuale accordo non sia generico, ma dettagliato come appunto nelle abitudini tedesche. Si dovrebbero discutere particolari anche minimi e fissare scadenze inderogabili. </strong><br />
<strong>A prima vista, la tua proposta sembra molto più solida. Io però mi domando: è davvero più facile dare luogo a consultazioni vere e proprie tra due forze politiche che si sono insultate nel modo più feroce e continuano a farlo anche in questi giorni, in cui pure si fanno aperture non simmetriche, ma comunque aperture da ambedue le parti? Ciò che sembrerebbe avere una maggiore solidità, avrebbe anche un peso e un rischio in più. Non sarebbe più facile e altrettanto decisivo limitare invece la responsabilità al programma e avere il coraggio di delegare a una persona di peso, di cui ci si fida per motivi diversi, come Rodotà che i 5 Stelle volevano capo dello stato? Questi avrebbe in prima persona la responsabilità, rispetto alle forze che lo voteranno, di applicare il programma sottoscritto con il M5S e il PD nel dettaglio e con le scadenze, ma sarebbe libero di scegliere le persone che ritiene più adatte a questo compito. Mettere invece questi due partiti a concordare – diciamolo in termini brutali – di poltroni e ministeri, penso sia molto più difficile: l’apparenza di solidità coinciderebbe invece con una maggiore fragilità, perché mettersi d’accordo sui nomi, a meno di non realizzare una forma di lottizzazione esplicita e a priori – due terzi o tre quarti a me e un terzo o un quarto a te – rendere estremamente fragile un ministero. </strong><br />
<strong>Discutere solo di programmi, escludendo la discussione sui posti, renderebbe molto più difficile nascondersi dietro a pretesti, perché, secondo l’esempio che facevi tu, dieci elettori a caso dell’uno e dell’altro gruppo troverebbero un accordo senza troppe difficoltà su un programma comune e a quel punto i loro gruppi dirigenti non potrebbero essere da meno.</strong></p>
<p><strong>Marco Travaglio: La possibilità meno difficile è ciò che ha proposto Cacciari, ovvero che il PD dia l’appoggio esterno ad un governo 5 Stelle. Sarebbe la via più semplice per far partire un governo, che però potrebbero affossare quando vogliono. A me sembra che per garantire un minimo di responsabilità sia necessaria una responsabilizzazione delle forze della maggioranza attraverso un loro referente dentro il governo. Questo perché ci si può ovviamente mettere d’accordo sulle varie riforme da fare, ma poi c’è l’ordinaria amministrazione, gli imprevisti che possono capitare nel frattempo e devono esser gestiti e che naturalmente richiedono comunque anche una presenza politica all’interno di una maggioranza, la quale sarebbe per giunta così nuova ed eterogenea. Monti è riuscito a fare quel che ha fatto proprio perché aveva il 90 e passa per cento dei parlamentari dalla sua parte terrorizzati dalle elezioni. In realtà qui avremmo una maggioranza composta dalla forza dominante, cioè i 5 Stelle, che ha tutto da guadagnare da nuove elezioni, e da altre due forze più piccole, che avrebbero tutto da perdere, perché sanno che se si va alle elezioni scompaiono o comunque si riducono al lumicino. Quindi, se fosse una maggioranza completamente spoliticizzata e deresponsabilizzasse quasi completamente i partiti, non mancherebbero i pretesti, anche al di fuori del programma concordato, per far cadere il governo.</strong></p>
<p><strong>Paolo Flores d’Arcais: Proprio l’ordinaria amministrazione richiederà di fare nomine importanti nell’apparato dello Stato (servizi, esercito ecc.) e in quello che è l’apparato del parastato (Finmeccanica, Ferrovie, ecc.). Non pensi che ciò sarebbe un facile motivo di frizione e di rotture, visto che si dovrebbe trovare un accordo tra responsabili politici – fra i tre capi politici, in pratica, secondo la tua proposta – mentre affidare le stesse nomine a persone di fiducia, ma terze (il ministero), che ne avrebbero tutto l’onere e la responsabilità, eviterebbe questi rischi? Potrebbero prendere queste decisioni anche con i loro errori, ma innanzitutto in accordo con il Capo dello Stato e senza che nessuno possa accusare l’altro di voler occupare una poltrona. Ci sarebbero molti meno veleni, forse. Io non sono sicuro, è possibile che la tua ipotesi sia in realtà più efficace, però ho l’impressione invece che, proprio una responsabilità enorme, ma solo programmatica, possa consentire un’eguale solidità, perché non si sfiducerebbe un governo, di cui si sono assunte le scelte ora per ora, giorno per giorno, e non si avrebbero quelle occasioni di contrasti che nascono quando si parla di posti, anche nel senso più nobile del termine.</strong></p>
<p><strong>Marco Travaglio: Su questo non c’è dubbio. Da questo punto di vista sarebbe preferibile il governo che proponi tu, sotto altri profili invece sarebbe meglio avere dentro un Ministero un triumvirato che possa garantire maggiore responsabilità e quindi maggiore stabilità a quella compagine, in particolare nel caso dell’ordinaria gestione e dell’eventuale risoluzione di problemi che nessuno può prevedere, ma che sono sempre in agguato: da questioni legate all’Europa a crisi o a scandali che possono scoppiare o anche nel caso dell’incapacità di un ministro di gestire una determinata situazione critica. Ci sono i pro e i contro sia alla mia ipotesi che alla tua, in ogni caso credo che se arrivassero già discutere di questo, vorrebbe dire che hanno già messo da parte alcuni idiosincrasie e incompatibilità che attualmente sembrano irresolubili.</strong></p>
<p><strong>Paolo Flores d’Arcais: Cos’è che rende al momento quasi utopistiche entrambe queste proposte che pure giudicate in un altro modo sono le più razionali sia per il paese che per queste stesse forze politiche, se non si ragiona nei termini dell’interesse immediato?</strong></p>
<p><strong>Marco Travaglio: Secondo me gli ostacoli in questo momento sono, innanzitutto, la diffidenza reciproca che nasce ovviamente da dieci anni di contrapposizioni, dall’eccessiva vicinanza con le elezioni e quindi ancora dall’illusione che stando fermi si possano lucrare rendite di posizione. Il fatto di non avere ancora visto all’opera di Mattarella, che, a differenza di Napolitano, attende giustamente notizie dai partiti e quindi intende le consultazioni in base a quella che è la prassi della Costituzione, cioè i partiti che vanno dal Presidente a dirgli quello che vogliono e non il Presidente che chiama i partiti per dire lui quello che vuole. Io credo che il fattore tempo lavorerà in qualche modo perché si sciolgano alcune rigidità. Sicuramente, se dopo due mesi di stallo il Presidente dirà o qualcuno viene più a miti consigli o vi rimando a votare, lì è chiaro che quelli che non vogliono saperne di andare a votare dovranno prendere una decisione e scegliere dall’Aventino. Poi vedo che ogni giorno che passa, da un lato c’è ci sono le aperture – non solo di Di Maio, ma anche di Grillo che sembrava o almeno veniva dipinto come il custode della purezza del movimento – dall’altro vedo che gli attuali vertici del PD escono un giorno dichiarando che saranno all’opposizione, poi il giorno dopo cominciano a dire che non potrebbero dire di no ad eventuali richieste del Presidente della Repubblica. Mi pare si tratti in entrambi i casi di grandi segnali, perché è chiaro che ad un certo punto il Presidente, raccolte le varie opzioni e le varie disponibilità, cercherà di mettere insieme i pezzi. Non credo che il suo partito dopo aver fatto gli accordi con Berlusconi, potrà sostenere che Di Maio è peggio di Berlusconi. Quello lo può sostenere dire Renzi, ma l’impressione è che più passa il tempo e meno renziani ci saranno nel partito. Quindi, probabilmente, fra due mesi l’attuale assetto sarà completamente sconvolto, anche per via dell’istinto di sopravvivenza di nuovi parlamentari che sono arrivati per la prima volta e non vogliono mettere in gioco il loro seggio.</strong><br />
<strong>Penso che la cosa principale sia che il partito arrivato primo, e cioè il M5S, e anche chi è arrivato primo come coalizione, e dunque il cento destra, se esiste ancora quella coalizione, facciano la loro proposta e chiedano i voti a chi vogliono sposare. Dopodiché è chiaro che tutti dovranno uscire dall’ambiguità: il PD dovrà decidere se tornare alle urne e suicidarsi, se sostenere dall’esterno un governo di centro destra e suicidarsi lo stesso, oppure cerare di stendere un programma sociale in sintonia con quegli elettori che sono scappati e anche con quelli che sono rimasti per cercare di salvare il salvabile. Io non escludo affatto che un governo del genere potrebbe fare del bene a coloro che ci partecipano. In fondo poi le cose da fare le abbiamo scritte da tanti di quegli anni, che il PD, che da solo non ha mai volute farle, magari costretto dal M5S riuscirebbe persino a realizzarle. Magari riusciranno a fare qualcosa e a stupire positivamente i loro elettori o i loro dirigenti. A me ha colpito molto quel ragazzo che abbiamo intervistato oggi, Nicolas, che ha 21 anni, ma mi sembra abbia chiaro il risultato delle elezioni molto più di quanto ce l’hanno i capi che continuano a prendersela con gli elettori invece che con se stessi.</strong></p>
<p><strong>Paolo Flores d’Arcais: Come diceva ironicamente la poesia di Brecht a proposito della rivolta operaia di Berlino Est nel ‘53: se il popolo non appoggia più il governo, “non sarebbe più semplice allora/ che il governo sciogliesse il popolo e ne eleggesse un altro?”</strong></p>
<p><strong>Marco Travaglio: Mi pare che sia questo l’atteggiamento che hanno molti nel PD e anche dei giornali a loro vicini: prendersela con gli elettori che sarebbero improvvisamente impazziti.</strong></p>
<p><strong>Paolo Flores d’Arcais: Poiché oggi l’impressione, molto fondata, è che tornando alle urne fra cinque mesi il M5S e ancora più la Lega aumenterebbero i loro voti, non pensi che il Movimento possa avere la tentazione di fare il “colpo gobbo”, senza valutare il fatto che ora, stando cosi le cose, le proiezioni sarebbero queste, ma dimenticando che la volatilità delle scelte elettorali si è dimostrata in questi anni estrema e legata a qualsiasi fenomeno che possa accadere non solo in Italia, ma in Europa e nel mondo? Non credi che possa portare a una sorta di hybris da successo al M5S? Fra cinque o sei mesi in realtà nessuno sa in quali condizioni e con quali orientamenti dell’elettorato si andrebbe a votare .</strong></p>
<p><strong>Marco Travaglio: Sono d’accordo con te e infatti ritengo che i 5 Stelle debbano fare di tutto, non nel senso che debbano essere disposti a qualsiasi tipo di compromesso, ma debbano provare qualsiasi compromesso buono per almeno dimostrare di averci provato fino in fondo, facendo al centro sinistra una proposta che davvero non si possa rifiutare. Dopodiché, se verrà rifiutata, sarà chiaro agli elettori chi ha impedito che nascesse un governo di questo genere. Però devono essere molto più disponibili e anche più abili rispetto al 2013. Se all’epoca nella sostanza avevano ragione loro – cioè Bersani non poteva onestamente pensare il partito che aveva preso il suo stesso numero di voti, desse via libera a un governo dove il premier, i ministri e il programma appartenessero al PD – furono tuttavia poco astuti e non si capiva quale fosse la loro alternativa. In quel frangente avrebbero dovuto indicare quelle personalità che poi indicarono per il Quirinale, ma non per Palazzo Chigi. Ora sono però molto più scafati e hanno fatto molti cambiamenti al loro interno.</strong></p>
<p><strong>Paolo Flores d’Arcais: Mi pare lo avessimo detto e scritto all’epoca.</strong></p>
<p><strong>Marco Travaglio: Certo. Napolitano diceva non fatemi nomi fuori dai partiti perché io non li accetto. E loro sarebbero dovuti uscire dicendo che Napolitano non voleva nomi esterni, ma secondo loro, visto che M5S e Pd avevano pareggiato, l’unica soluzione sarebbe potuta essere un governo Zagrebelsky e Rodotà. Invece non arrivarono mai a fare una proposta simile. La partita si riaprì in occasione delle Presidenziali, quando proposero Rodotà e Grillo disse apertamente “votate Rodotà con noi e poi faremo il governo”, anche perché se glielo avesse chiesto Rodotà, il loro candidato eletto, come avrebbero potuto dirgli di no? E lì fu chiaro chi aveva detto no, ma oggi ovviamente questo secondo step viene dimenticato e si continua a raccontare solo la faccenda dello streaming. Nella sostanza avevano ragione loro, ma, invece di denigrare Bersani, avrebbero dovuto chiedergli il nome per un premier ponte, esterno ai due partiti, che potesse consentire loro di riconsiderare la propria posizione. A quel punto il cerino acceso sarebbe rimasto nelle dita di Bersani e non in quelle dei 5 Stelle. Questa volta non mi sembra siano cosi sprovveduti come allora e quindi dovrebbero fare una proposta con pochi punti programmatici ai quali un centro sinistra degno di questo nome non possa dire di no, perché nel caso di un rifiuto, dovrebbe spiegarlo ai suoi elettori residui.</strong></p>
<p><strong>Paolo Flores d’Arcais: Tu hai rapporti diretti o indiretti con i 5 Stelle più stretti forse di chiunque altro. L’impressione è che i loro dirigenti non solo non ascoltino e non si pongano il problema di discutere proposte come queste che vengono dal di fuori delle loro cerchie, ma talvolta sembra che ne siano addirittura infastiditi. Ecco, siccome tu li conosci molto meglio, pensi davvero che ci siano serie possibilità che smettano di essere cosi autoreferenziali?</strong></p>
<p><strong>Marco Travaglio: Io ho adottato questa tecnica: quando devo dirgli qualcosa, la scrivo sul giornale. Nessuno di loro mi chiama per chiedere consigli, né io mai chiamo loro per darli, perché preferisco mantenermi negli ambiti del mio lavoro. Quindi scrivo sempre anche consigli non richiesti.</strong></p>
<p><strong>Paolo Flores d’Arcais: Pensi stiano superando la sindrome dell’autoreferenzialità, che per anni si è rivelata un fattore di accrescimento di consenso, ma che oggi diventerebbe un handicap e potrebbe tra qualche mese dare sorprese elettorali negative anche a loro, rischiando di favorire invece Salvini?</strong></p>
<p><strong>Marco Travaglio: Li vedo abbastanza cambiati da questo punto di vista, innanzitutto perché le decisioni non le prendono più Grillo e Casaleggio, ma Di Maio con i suoi consiglieri e i suoi collaboratori, che vengono anche da ambiti molto diversi. Quando hanno fatto la giunta di Roma, si sono rivolti a personalità come Tomaso Montanari per chiedergli di fare l’assessore. Poi in seguito al suo rifiuto, è stato nominato Luca Bergamo, un uomo che viene dalla sinistra e non si è mai nemmeno dovuto iscrivere al Movimento. Poi sono arrivati anche ad altri che sembravano promettere bene e poi hanno fatto molto male, come Paolo Berdini, ma hanno in ogni caso provato ad aprirsi e ad allargare il giro, a nominare persone che non appartengono al loro mondo e ai quali non chiedono di aderire al loro mondo. Quando hanno dovuto designare un Consigliere d’Amministrazione della Rai, hanno scelto Carlo Freccero, basandosi innanzitutto sulla sua indipendenza e sulla sua competenza specifica; quando hanno dovuto nominare un membro della Corte Costituzionale, hanno chiesto a Zagrebelsky e poi hanno indicato un professore che non conoscevano neanche, ma di cui si sono fidati per via del curriculum; la stessa cosa hanno fatto al Consiglio Superiore della Magistratura. Per fortuna non è più la setta chiusa di cinque anni fa, quindi io sono da questo punto di vista fiducioso. Negli ultimi mesi li ho visti cambiare significativamente e anche molto più rapidamente di quanto non avessero fatto nei loro primi dieci anni di vita, quindi al momento mi sembra che da questo punto di vista siano molto aperti, forse anche fin troppo, ma non li vedi più chiusi in una stanza fra i padri fondatori e autoreferenziali.</strong></p>
<p><strong>Paolo Flores d’Arcais: In sostanza mi sembra di capire che abbiamo uno stesso auspicio, ovvero che il metodo seguito per le nomine alla Rai, alla Consulta eccetera lo seguano anche per il governo.</strong></p>
<p><strong>Marco Travaglio: Da questo punto di vista bisogna considerare anche quello che stanno facendo in Europa, come testimonia Barbara Spinelli, al di là di tutte le polemiche legate al gruppo di Farage, che lasciano il tempo che trova. Hanno preso quel taxi perché era l’unico modo per fare gruppo e contare qualcosa, visto che gli altri non li volevano, ma poi quasi mai hanno votato in sintonia con il gruppo con cui fanno parte, perché collaborano stabilmente con Barbara Spinelli, Curzio Maltese e altri senza nessun tipo di preclusione. Lavorare cinque anni in Europa li ha molto aiutati anche a scoprire che fuori non c’è soltanto il nemico, ma anche esperienze da valorizzare.</strong></p>
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		<title>Berlusconi e Travaglio uniti: contro i palestinesi. Papino il Breve seppellisce Obama del Cairo e medita di comprarsi l&#8217;Eni spendendo però il meno possibile. Ecco perché gli serve danneggiarla con il demenziale ordine di abbandonare l&#8217;Iran, il nostro maggiore fornitore di petrolio: per far calare il prezzo dell&#8217;oro nero in Borsa. E se in Italia ci scappasse l&#8217;attentato sarebbe l&#8217;occasione buona per passare dalle leggi ad personam alle leggi speciali. E&#8217; il Partito dell&#8217;Amore, bellezza!</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Feb 2010 23:12:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pino Nicotri]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>In Israele il nostro capo del governo Silvio Berlusconi ha dato il meglio di sé, cioè a dire il peggio in assoluto. Sulla spinta verso il cielo dei suoi fenomenali tacchi non ha saputo resistere alla tentazione di sentirsi più vicino al Dio della bibbia aggiungendo di getto al testo del discorso scritto l&#8217;infelice e indecente frase &#8220;La reazione di Israele a Gaza è stata giusta&#8221;. Oltre che l&#8217;ONU, una bella fetta della stessa popolazione israeliana, compreso un bel gruppo di militari che a Gaza c&#8217;erano, tutti sanno che la reazione contro Gaza non è stata affatto &#8220;giusta&#8221;. Ho dimostrato in una precedente puntata del blog che massacrare in due settimane 1.400 persone su un totale di 1.400.000 abitanti equivale a massacrare l&#8217;1 per mille dell&#8217;intera popolazione. In appena due settimane! E ho dimostrato che neppure l&#8217;intera campagna angloamericana di bombardamenti incendiari sulle città tedesche è arrivata a tanto, e in un periodo 50 volte più lungo. Con la sua bella improvvisata il Chiavalier Papino il Breve ha sotterrato Obama e il suo discorso de Il Cairo, peraltro cadavere già sotterrato da Netanyahu. Diciamo che Berlusconi ne ha sigillato la tomba.<br />
Non vorrei essere nei panni di Marco Travaglio, o del Paolo Guzzanti riciclato nè di altri maestrini &#8220;di sinistra&#8221;, antiberlusconisti a tutto volume, ma per quanto riguarda Gaza berlusconissimi e filo mattanza anche loro. Travaglio col suo solito tono professorin-ieratico ha subito messo in chiaro nel suo blog, non appena i carri armati e i bombardamenti si sono messi in moto, che quella di Israele non era una guerra offensiva, ma una giusta operazione difensiva. Capisco che oggi è ormai impossibile non dico fare carriera ma anche solo non essere soffocati se non ci si inchina verso chi ha in mano gli assi, però certi eccessi andrebbero evitati. Guzzanti nel suo blog modestamente intitolato &#8220;Rivoluzione italiana&#8221; ha addirittura augurato a Israele  &#8220;buona guerra&#8221; contro Gaza, festeggiandola o supportandola con pacifiste del calibro di Fiamma Nierenstein, la vera vincitrice di questa fase politica.</strong><span id="more-1833"></span><strong>Chi come noi crede nel diritto all&#8217;esistenza anche di Israele sa bene che le frasi da irresponsabile come quelle di Berlusconi, ripetizione imparaticcia di quanto incautamente risposto da Netanyahu a un giornalista nel corso della sua visita a Roma, legittimano di fatto anche la violenza di Hamas e affini. E infatti: se è giusto che Israele reagisca in quel modo per pochi morti in vari anni è simmetricamente ovvio che i suoi avversari o nemici ritengano altrettanto giusto reagire come reagiscono a causa dei molti più morti, espropri, demolizioni di case e sradicamento di ulivi e aranceti subiti in 60 anni. E&#8217; bene ricordare che mancano all&#8217;appello oltre 400 villaggi palestinesi, e che le stesse cittadine prese di mira dai missili artigianali di Hamas, Sderot e Askelon, prima che ne venisse cacciata la popolazione erano cittadine palestinesi e avevano nomi palestinesi.<br />
In altre parole, chi declama le corbellerie berluscon-netanyahuine vuole solo soffiare sul fuoco. Per alimentare ancora l&#8217;incendio che consuma quella parte del mondo e portare le fiamme di nuovo anche in Iran, mentendo ancora una volta con le balle &#8220;atomiche&#8221; come già fatto contro l&#8217;Iraq. Dico portare le fiamme &#8220;di nuovo&#8221; perché da Cesare e Crasso e altri ancora dell&#8217;antichità romana fino ai vari Napoleone e Lawrence di Arabia, è l&#8217;Europa che ha invaso il Vicino e il Medio Oriente. Il primo pezzo di seta che i romani hanno visto lo ha portato Giulio Cesare dopo una campagna militare in Anatolia oppure, più probabilmente, dai reduci della battaglia di Carre, in Mesopotamia occidentale, dopo la sonora sconfitta e l&#8217;uccisione di Crasso. Se una volta c&#8217;era da mettere le mani sulla Via delle Spezie e sulla Via della Seta, sulla Via dell&#8217;Incenso e sul Periplo del Mare Etiope, cioè sulle rotte commerciali del Mare Arabo e del Mare Indiano che alimentavano Roma prima e l&#8217;Europa dopo di ogni ben di Dio, dai sapori ai saperi fino all&#8217;oro, oggi c&#8217;è da mettere le mani sull&#8217;oro nero… Nulla di nuovo sotto il sole: business as usual… Si insiste a darci a bere che l&#8217;Iran vuole l&#8217;atomica o comunque lanciare missili su Israele. Non credo che il governo iraniano, pur composto da preti e pertanto capace del peggio, non sappia che non farebbe neppure in tempo a mettere un missile in linea di lancio per ritrovarsi senza non solo quel missile. Peggio ancora se riuscisse a lanciarlo: ne seguirebbero una terribile rappresaglia e l&#8217;invasione militare. Il governo di preti dell&#8217;Iran vuole forse giocare la carta della tensione internazionale per meglio rafforzarsi all&#8217;interno puntando sul nazionalismo, esattamente come hanno sempre fatto gli Stati Europei e a quanto pare vuole fare l&#8217;Italia berluscona di Papino il Breve. Ma che voglia anche farsi invadere equivale a pensare che il pretume al governo sia composto da aspiranti suicidi: se l&#8217;Iran fosse invaso il suo governo verrebbe travolto, perché questa volta non verrebbe più invaso solo dall&#8217;Iraq armato alla carlona e quindi costretto a una guerra di posizione capace di produrre solo morti.</strong></p>
<p><strong>La trovata &#8220;buonista&#8221; anzi &#8220;buonistissima&#8221; di fare entrare Israele nella Comunità Europea ha il pregio di dar ragione al mondo arabo e islamico che ci accusa di usare Israele come testa di ponte di una nuova versione del nostro plurisecolare vizio del colonialismo. E&#8217; ovvio che s&#8217;è l&#8217;Europa si allarga fino a territori che non sono europei si legittima chi parla di nuovo colonialismo. Scusate, ma in quale altro modo potremmo definire questo allargamento su terre altrui? Che diremmo se l&#8217;Unione Araba o l&#8217;Unione Africana o l&#8217;Unione Asiatica decidessero di fare entrare nel loro seno, che so, l&#8217;Austria o la Svizzera? Oppure: che diremmo se l&#8217;Onu assegnasse loro S. Marino o Montecarlo e loro ci ficcassero qualche centinaia di testate atomiche? Dubito che lo stesso Bossi si limitarebbe a farsi i gargarismi o una bevutina con acqua del dio Po.<br />
Strana idea anche quella che a una democrazia, quale è il sistema politico israeliano, debba essere concesso di tutto, carneficine come quella di Gaza comprese. Erano democrazie anche la Francia e l&#8217;Inghilterra, il che però non ha impedito loro di fare le cose orribili che hanno fatto nei loro imperi coloniali in tutto il mondo. Abbiamo sempre qualcosa da esportare a fil di spada e a cannonate in terre altrui, dalla &#8220;civiltà&#8221;, di Roma ovviamente, alla &#8220;vera religione&#8221;, dalla &#8220;moralità&#8221;, perché gli africani e gli indios osavano andare in giro nudi a casa loro, al &#8220;liberalismo economico&#8221; e a &#8220;un altro Dio e un altro Re!&#8221;, come cantava la canzone fascista &#8220;Faccetta nera&#8221;. Ora esportiamo la &#8220;democrazia&#8221;. Tutte esportazioni che sono sempre e solo scuse per importare a costo minimo materie prime e merci varie altrui. Cioè per sfruttare popoli e territori altrui. Dimenticando che la nostra &#8220;civiltà superiore&#8221; e democratica è l&#8217;unica al mondo che ha avuto per ben due volte, con Roma prima e con l&#8217;Euroamerica dopo, l&#8217;intero sistema produttivo e l&#8217;intero assetto sociale basato sullo schiavismo! Se anziché la nostra tratta dei neri a spese dell&#8217;Africa, con annesse devastazioni, ci fosse stata per quasi tre secoli una altrui tratta dei bianchi a spese nostre, oggi il Terzo Mondo sarebbe l&#8217;Europa. Di &#8220;superiore&#8221; abbiamo solo la capacità di uccidere gli &#8220;altri&#8221; in quantità industriale. Come del resto ben sanno gli ebrei europei.</strong></p>
<p><strong>Oggi ci si riempie la bocca con le facili ciance delle radici &#8220;cristiane&#8221; abbellite buonisticamente con la dizione &#8220;giudaico cristiane&#8221;. A parte il fatto che più che di radici sarebbe più realistico e aderente al vero parlare di provenienze, visto anche che da Virgilio in poi ci vantiamo che i romani sono arrivati da Troia, cioè dalla Turchia, il problema è che il termine &#8220;giudaico&#8221; per le asserite radici è corretto NON per motivi religiosi, come vuole farci intendere il Vaticano e i suoi baciapantofola, ma tutt&#8217;altro motivo. Vale a dire, solo perché gli ebrei hanno contribuito all&#8217;identità e alla cultura europea post medioevale elaborando in Spagna assieme agli arabi musulmani per ben 800 anni tutto ciò che poi a noi è servito per innescare il Rinascimento. Perfino Dante e S. Francesco, oltre che Leonardo da Vinci e S. Tommaso e Galilei, senza quel pensiero e quegli apporti ebraico-musulmani o musulmano-ebraici  non esisterebbero. Altro che le balle papaline diventante ora anche berluscone e legaiole. Se proprio vogliamo parlare di radici europee, dobbiamo allora parlare di radici &#8220;giudaico-musulmane-cristiane&#8221;. A meno che si voglia ridurre l&#8217;Europa alla creatura fatta nascere dal papato per il proprio interesse materiale quando chiamò i germani di stirpe franca guidati da Pipino il Breve e poi da suo figlio Carlo Magno, veri e propri talebani dell&#8217;epoca che hanno cristianizzato l&#8217;Europa col ferro e col fuoco, a invadere il Belpaese per sconfiggere i longobardi e impedire così l&#8217;unità d&#8217;Italia che questi stavano già realizzando con mille anni di anticipo sui Savoia.  Prima o poi mi soffermerò sulle interessanti analogie tra la &#8220;discesa in campo&#8221; del Vaticano, cioè del governo della Chiesa, e la &#8220;discesa in campo&#8221; di Papino il Breve, al secolo Berluscon de&#8217; Berlusconi: ognuno dei due ha agito solo ed esclusivamente per difendere la propria pagnotta. O meglio, la propria &#8220;roba&#8221;: parola che non a caso è parente del verbo rubare, inteso come bottino di guerra. Il Vaticano e Berlusconi sono &#8220;scesi in campo&#8221; per difendere il proprio bottino. Tutto il resto è abbellimento successivo degli avvenimenti. O, come direbbe il rabbino Hillel, &#8220;tutto il resto è commento&#8221;. Ma prezzolato.</strong></p>
<p><strong>Guarda caso &#8211; ma non è affatto un caso &#8211; sia il potere della Chiesa che quello di Berlusconi si basano entrambi sugli stessi tre pilastri: il potere delle immagini, quello dell&#8217;informazione e l&#8217;enorme disponibilità di soldi. Il potere delle immagini della  Chiesa era ed è quello delle immagini sacre, esibite ovunque e a più non posso. I mosaici, i dipinti e le vetrate delle cattedrali che raccontano storie bibliche, di santi, della Madonna, di Cristo, ecc., erano e sono l&#8217;equivalente di Mediaset per Berlusconi, e viceversa: per entrambi un modo per creare, diffondere e illustrare la realtà nella quale vogliono che la gente creda, in modo da condizionarne le idee. Il monopolio detenuto per secoli dalla Chiesa sulla circolazione dei libri equivale al monopolio che Berlusconi ha di fatto sulla televisione, rafforzato dai giornali suoi o di famiglia, per condizionare il più possibile la testa della gente. L&#8217;enorme massa delle proprietà che aveva la Chiesa e la conseguente enorme disponibilità di quattrini equivale alla gran massa di proprietà e quattrini di Berlusconi oggi, con gli stessi scopi e gli stessi effetti: creare ancor più consenso assoldando il maggior numero possibile di intellettuali perché trasformino in cultura, e in cultura dominante, ciò che serve per giustificare e stabilizzare il potere dei loro ricchissimi datori di lavoro. Se i poeti di Roma, compreso Virgilio, opportunamente pagati creavano i miti perfino della divinità dell&#8217;Urbe e delle discendenze eroiche, i Giuliano Ferrara, i Vittorio Sgarbi e i Ferdinando Adornato di oggi possono ben fare quello che fanno. Anche oggi &#8220;l&#8217;immagine&#8221; e il mito è tutto.</strong></p>
<p><strong>Ma se l&#8217;Europa e gli Stati Uniti amano così tanto l&#8217;esportazione della democrazia, perché mai l&#8217;abbiamo distrutta in Iran col golpe anti Mossadeq? Beninteso, oltre che in Congo con il golpe anti Lumumba, in Indonesia con il golpe anti Sukarno, in Cile con il golpe anti Allende, in Argentina…., ecc., ecc., ecc. E perché mai accettiamo regimi odiosi come quello arabo saudita? E se Papino il Breve ama così tanto la democrazia da esportazione perché non la esportiamo anche in Vaticano? E no! Al Vaticano per avere i voti elettorali del suo gregge gli lecchiamo la suola della pantofola pur essendo un pericoloso pezzo di Medioevo ancora cacciato in gola alle democrazie moderne. Beh, potremmo mandare i carri armati e la democrazia almeno a Montecarlo&#8230; Che oltretutto parlava italiano ed era sotto la protezione del regno di Sardegna fino al 1861.<br />
</strong></p>
<p><strong>Anziché blaterare dovremmo:<br />
&#8211; convincere i palestinesi ad accettare quel poco che ormai c&#8217;è da accettare, togliendosi dalla testa qualunque illusione di rivincita o peggio ancora di &#8220;distruzione&#8221; o &#8220;cacciata in mare&#8221; degli israeliani. Un conto è distruggere il &#8220;regime sionista&#8221;, che essendo un regime come gli altri si può anche cambiare come se ne sono cambiati altri, compreso il regime comunista in Urss o il &#8220;regime democristiano&#8221; in Italia, e un altro conto è distruggere un Paese, per giunta con la sua popolazione. I palestinesi dopo 60 anni dovrebbero capire che dai &#8220;fratelli&#8221; arabi possono aspettarsi solo di essere trattati come appestati o carne da macello.<br />
&#8211; Convincere Israele a farla finita con il colonialismo dei suoi coloni, a rendersi semmai conto che quando si ha in casa una minoranza di un&#8217;altra popolazione che supera il 20% del totale allora si deve ammettere che si è un Paese binazionale, senza pretendere di chiudersi in un ghetto e detenere l&#8217;intero potere. Visto che parliamo di democrazia, Israele dovrebbe finalmente dotarsi di una Costituzione e stabilire infine i suoi confini senza ambiguità e irredentismi &#8220;biblici&#8221;, motivo di legittimo allarme per i Paesi vicini. Vero è che neppure l&#8217;Inghilterra ha una Costituzione, ma è anche vero che pur essendo tuttora una monarchia ha inventato lei l&#8217;Habeas Corpus e non ha nessuna ambiguità territoriale in fatto di confini.<br />
&#8211; Trattare con i Paesi vicini di Israele e con Israele per trovare un accordo realistico e una pace vera, con disarmo nucleare israeliano e rinuncia alle armi nucleari dei vicini. Ovviamente con un trattato che garantisca a tutti loro la nostra alleanza anche militare in caso di guai dall&#8217;esterno.<br />
&#8211; Espandere la Comunità Europea? Sì, benissimo. Ma certo non solo a Israele. Credo si possa fare di più che fare entrare solo Israele e la Turchia, due facce militarmente poco rassicuranti e poco rassicuranti anche come politica verso le minoranze interne, vedi per esempio i curdi per quanto riguarda la Turchia. Se sono oltre 2.000 anni che da Roma all&#8217;Europa intera, e ora anche con gli Usa, tentiamo di impadronirci del territorio che va dall&#8217;Iran al Marocco, significa che comunque c&#8217;è un intreccio di rapporti. Forti. Perché non studiare allora una integrazione più completa, ma pacifica? Credo che l&#8217;ideale sarebbe una Comunità del Vicino e Medio Oriente, estesa magari al Nord Africa, collegata man mano sempre più strettamente alla Comunità Europea. Oltretutto, sarebbe l&#8217;unico modo per non finire tutti, Europa compresa, come vasi di coccio tra i vasi di ferro Usa e Cina. E a proposito di Cina continuiamo a far finta non solo di non sapere che da qualche tempo ha anche lei navi militari nell&#8217;ex Mare Nostrum, ma anche che si è offerta di finanziare la Grecia, cioè un intero Stato della Comunità Europea  per evitarne il tracollo economico e che sta cercando di comprarsi quanti più porti possibili anche nel Mediterraneo.</strong></p>
<p><strong>Ma l&#8217;Occidente non punta a nulla di tutto ciò, non punta cioè a risolvere i problemi ma a sfruttarne le tensioni. Prova ne sia che la Comunità Europea ha mandato a occuparsi del problema israelo-palestinese un mascalzone patentato come Blair, che infatti non se ne occupa, batte la fiacca e si gode le prebende in attesa di un&#8217;altra catastrofe che faccia il nostro (solito) gioco. A noi serve il petrolio! E il gas. Motivo per cui: &#8220;Divide et impera&#8221;, più il complementare &#8220;Mors tua vita mea&#8221;. As usual. Noi preferiamo che vengano finanziate le madrasse: cristiane, musulmane ed ebraiche. Che sfornano tutte un bel numero di fondamentalisti: vale a dire, rispettivamente, nuovi crociati, talebani o kamikaze ed irredentisti &#8220;biblici&#8221;. Un mix infernale. Incendiario e potenzialmente devastante.<br />
Politica gretta, cieca, cinica ed egoista, che potrebbe finire col costarci caro. E che come tutte le politiche grette, cieche, ciniche ed egoiste potrebbe  provocare rivolgimenti oggi impensabili negli assetti politico territoriali anche europei.</strong></p>
<p><strong>In fatto di petrolio Berlusconi punta a comprarsi l&#8217;Eni, magari in tandem con il suo caro amico molto democratico Putin e con il noto campione di democrazia Gheddafi, al quale ne ha già venduta una quota, mi pare del 5% con possibilità di arrivare al 20. Perché l&#8217;Eni? Per poter vendere Mediaset e magari anche i giornali a Murdoch e poter quindi dire che il conflitto d&#8217;interessi non c&#8217;è più, restando comunque padrone di un settore ancor più strategico e vitale. Ecco perché in Israele Berlusconi ha sparato a zero contro l&#8217;Iran mettendo nei guai Eni. Costringendola cioè a dare l&#8217;addio a un mercato come quello dell&#8217;Iran, vitale per il nostro rifornimento energetico, addio già imposto a tamburo battente, nero su bianco, con una lettera del governo all&#8217;amministratore delegato dell&#8217;Eni Paolo Scaroni. Indebolire oggi l&#8217;Eni significa potersela comprare spendendo molto meno domani. Altro che interesse nazionale! Sì, ha ragione il ministro berluscone degli Esteri, Franco Frattini, quando ha fatto eco alle sparate del suo datore di lavoro politico dichiarando a pettino in fuori: &#8220;Serviamo solo i nostri valori&#8221;. I valori economici, di Berlusconi&amp;C. Come dice Maurizio Costanzo, &#8220;Consigli per gli acquisti&#8221;.<br />
E a proposito di Iran ed Eni vale la pena ricordare che già una volta il cane a sei zampe è stato stoppato a Teheran: quando l&#8217;Eni stava aiutando l&#8217;Iran del democraticamente eletto Mossadeq a scrollarsi di dosso le Sette Sorelle sanguisughe angloamericane. Ed è stata quell&#8217;audacia di Enrico Mattei, il padre dell&#8217;Eni, a decretarne in seguito la morte con l&#8217;attentato al suo aero caduto vicino Pavia qualche anno dopo.<br />
Ora la storia si ripete, purtroppo temo però non come farsa. Berlusconi se punta all&#8217;Eni forse punta non solo all&#8217;Eni, ma anche ad altro. A cosa? Ripeto ciò che ho detto in altra puntata: se poco più di una sassata in faccia in piazza Duomo gli ha giovato politicamente come gli ha giovato, un eventuale attentato in Italia per ritorsione di qualche demente inviperito per i suoi discorsi in Israele gli gioverebbe ancora di più. Dalle leggi ad personam alle leggi speciali. Dal parlamento ridotto a stadio a uno ridotto a suburra corporativa. Dalle leggi razziali contro i semiti ebrei a quelle contro i semiti araboislamici, con il vantaggio di farci restare comunque razzisti e antisemiti, però facendoci sentire sempre &#8220;ittagliani brava gente&#8221;. Ma che dico? C&#8217;è da aggiungere i padani bravissima gente…. Pensate che grande filmone: BB, cioè Berlusconi e Bossi, alla guida della nostra guerra contro Osama! Altro che Bush! Altro che Obama! Altro che Viagra: con una tale scarica di adrenalina e con una tale aureola di mega eroi galattici i due vecchietti potrebbero trombare escort, veline, miss, statiste, giornaliste, ministre e candidate elettorali ancora per decenni. E con la benedizione del papa.</strong></p>
<p><strong>E&#8217; il Partito dell&#8217;Amore, bellezza! Solo che gronda odio, sempre di più e alla grande.<br />
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<p><strong>Per il resto: i vergognosi retroscena del caso Boffo, il vergognoso invio della portaerei Garibaldi ad Haiti NON per portare aiuti umanitari, che si inviano semmai più rapidamente con gli aerei e le navi da trasporto, ma inviata &#8211; con apposita sosta di tre giorni in Brasile &#8211; per mettere in vetrina la nostra industria di armamenti navali  approfittando del palcoscenico mondiale regalatoci dai 220 mila morti di Haiti.  Che in definitiva sono solo &#8220;negri&#8221; e mulatti, insomma roba esotica e retrograda, puzzolente e incivile, mica pura razza ariana o addirittura celto-padana. Tutte cose che preferisco non commentare. Anche perché, diciamo la verità, ma che vogliamo di più? Come sempre, &#8220;Dio è con noi&#8221;… Ora anche quello d&#8217;Israele. Meglio di così si muore!<br />
Appunto.</strong></p>
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