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	<title>ArruotaLibera &#187; Teheran</title>
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	<description>Critica delle verità ufficiali. Contro l&#039;ipocrisia e l&#039;uso di due pesi e due misure da parte del potere</description>
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		<title>Siria, primo atto dell&#8217;assedio geopolitico all&#8217;Iran. I documenti Usa però parlano chiaro: NON si tratta di difendere la democrazia, ma solo &#8220;gli interessi americani in Medio Oriente&#8221;.</title>
		<link>http://www.pinonicotri.it/2012/08/siria-primo-atto-dellassedio-geopolitico-alliran-i-documenti-usa-pero-parlano-chiaro-non-si-tratta-di-difendere-la-democrazia-ma-solo-gli-interessi-americani-in-medio-oriente/</link>
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		<pubDate>Tue, 28 Aug 2012 07:01:36 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il salto di qualità dell’appoggio dell’Occidente ai ribelli siriani è avvenuto non solo e non tanto con la recente decisione europea, Italia compresa, di un più deciso appoggio militare quanto con la decisione Usa di fornire loro missili terra aria, in grado cioè di colpire qualunque velivolo. Si tratta della stessa decisione che a suo tempo presero gli Usa di fornire i micidiali Stinger terra aria per mettere in grado i ribelli afgani di colpire gli aerei e gli elicotteri sovietici, segnando così il punto di svolta che permise la vittoria dei talebani appoggiati da tempo i tutti i modi da Washington. Per fare un paragone dei nostri tempi: se qualcuno  fornisse gli Stinger o i loro equivalenti non made in Usa ai palestinesi, Israele non potrebbe più bombardare Gaza con l’aeronautica.<span id="more-3709"></span><br />
</strong></p>
<p><strong>Ma il salto di qualità voluto dagli Usa segna anche l’inizio di una vera e propria guerra contro l’Iran, anche se combattuta per via indiretta e senza dispiegare grandi armamenti.  Per capirlo basta leggere le raccomandazioni intitolate Labirinto Iran fatte al presidente Obama dal Saban Center for Middle East Policy, emanazione della Brookings Institution, che ha sede a Washington. Nata nel 1916, la Brookings è uno dei primi think tank sorto negli Usa e nel 2009, cioè tre anni fa, è stata definita il miglior think tank dal Foreign Policy Think Tank Index.  I sei autori del report del Saban Center sono tutti nomi di alto livello,  che hanno ricoperto incarichi di responsabilità chi al Dipartimento di Stato e chi al Consiglio di Sicurezza Nazionale, chi nella Cia e nell’azione degli Usa in Iraq, Corea, Pakistan e Afganistan. Non manca neppure un ex ambasciatore in Israele e consigliere personale del presidente Clinton, come Martin Yndik, né un membro dello staff di governo del presidente Obama, come Suzanne Maloney.</strong></p>
<p><strong>Il dato interessante è che  loro raccomandazioni fanno parte in un modo o nell’altro della dottrina politico militare Usa, quale sia quella scelta dalla Casa Bianca,  per il semplice motivo che prendono in esame nove scenari, tutti quelli possibili e immaginabili nei confronti dell’Iran: dall’invasione militare massiccia a una lunga campagna di bombardamenti aerei, dall’accordo di pace globale al “contenimento” rivelatosi vincente contro l’Unione Sovietica, dalla sobillazione dell’opposizione a quella delle minoranze etniche e al colpo di Stato, dal disco verde a un attacco israeliano allo strangolamento economico tramite l’aggravio sempre più pesante delle sanzioni.</strong></p>
<p><strong>L’altro dato interessante è che nessuno degli autori in nessuno dei nove scenari si maschera con la missione di esportare la democrazia in Iran, ma vanno tutti direttamente al sodo senza ipocrisia parlando solo e unicamente della difesa degli “interessi americani in Medio Oriente”. I sei esperti mostrano anche di avere imparato dall’esperienza in Iraq e in Afganistan, che definiscono fallimentari, soprattutto la prima perché non dotata della quantità di uomini necessari. I sei avvertono che per invadere un Paese e riuscire in qualche modo a “pacificarlo”, cioè a tenerlo sotto controllo, ci vuole almeno un soldato o poliziotto ogni 20 abitanti. E calcolano quindi che una eventuale invasione dell’Iran avrebbe bisogno di almeno  3,5 milioni di uomini in divisa adeguatamente armati.</strong></p>
<p><strong>L’intervento in Siria, già in atto con consiglieri militari non solo inglesi e con massicce forniture di armi ai ribelli, ricalca non a caso lo scenario esaminato dal Saban Center per l’Iran di sobillazione, rivolta e armamento delle minoranze etniche. Ed è esplicitamente previsto dai sei esperti come utile a erodere l’influenza e le alleanze di Teheran in Medio Oriente, un grimaldello per cominciare a far franare il regime iraniano. Ecco perché si può dire che l’attuale “rivoluzione democratica” siriana è la prima tessera militare di una spallata al regime iraniano e che non si tratta di portare la democrazia in Siria, ma solo di badare agli “interessi americani in Medio Oriente”.</strong></p>
<p><strong>In Siria si approfitta del fatto che il clan al governo è composto in maggioranza da alawiti, una minoranza nel Paese così come erano una minoranza in Iran i sunniti del clan di Saddam Hussein al potere. I sunniti in Siria sono la maggioranza, ma eccetto pochi uomini sono tenuti accuratamente fuori dalle istituzioni di governo, che resta saldamente in mano ad alawiti, drusi e cristiani. Le  minoranze curda e araba sono in posizione defilata la prima,  interessata più che altro alla propria indipendenza e a uno Stato con i curdi turchi e quelli iracheni, e pressoché assente la seconda.  I drusi e i cristiani temono che la caduta dell’attuale regime abbia come conseguenza la fine dei propri diritti e anche della propria sicurezza.</strong></p>
<p><strong>Come che sia, le foto dei “patrioti rivoluzionari” siriani mostrano sempre e solo uomini dall’evidente aspetto e comportamento di militari di carriera, mai nessuna donna. Difficile quindi parlare di rivolta spontanea, tanto meno di anelito alla democratica. Non a caso l’Onu parla di stragi ed esecuzioni sommarie anche da parte dei rivoltosi. Tutto ciò ricorda quanto avvenuto in Libia l’anno scorso, quando la cosiddetta “rivoluzione libica” venne innescata da istruttori militari clandestini francesi, inglesi e del Qatar facendo leva sulle solite divisioni tribali. Insomma, un altro intervento occidentale strumentale, questa volta diretto contro l’Iran.</strong></p>
<p><strong>Ciò che rattrista è che si accampano anche stavolta ragioni umanitarie e di democrazia, quando in realtà ci teniamo stretti regimi indecenti come quello dell’Arabia Saudita, uno dei peggiori del mondo, dove vige la Sharia e che tratta le donne come oggetti privi di qualunque diritto, compreso l&#8217;andare in bicicletta, giustifichiamo la recente feroce repressione del Bahrain ignorandola completamente, giustifichiamo anche il Qatar, dove la marea di  immigrati non ha diritti, e corteggiamo tutti i vari emirati del Golfo gonfi di petrolio e quattrini. Pronti anche ad accogliere nei consigli d’amministrazione delle nostre aziende come comproprietari esponenti di Paesi dove la Sharia è legge!.Alla faccia dell&#8217;etica e dei “motivi umanitari”.</strong></p>
<p><strong>La Cina, la Russia e l’Iran sostengono Assad, ognuno per i propri concreti motivi e non certo per questioni etiche o umanitarie. Gli USA, Gran Bretagna, Francia, Arabia Saudita e Turchia sostengono, finanziano e armano i ribelli di certo non per ragioni umanitarie, ma come prima tappa per imbrigliare l&#8217;Iran. Nei cui confronti duole che in oltre mezzo secolo la politica occidentale non sia affatto cambiata. Nel 1953 gli Usa e l&#8217;Inghilterra organizzarono il colpo di Stato che abbatté in un colpo solo il governo del primo ministro Mossadeq e la neonata democrazia iraniana, spalancando così le porte alla feroce repressione dei militari dello scià e, di conseguenza, alla rivoluzione che ha portato al governo teocratico attuale. Allora come oggi &#8211; e come per l&#8217;invasione dell&#8217;Iraq &#8211; il movente è il petrolio. Gli enormi giacimenti di petrolio e gas del sottosuolo iraniano sono essenziali per l&#8217;economia occidentale. E nessuno vuole correre il rischio che vadano ad alimentare il colosso Cina, in definitiva il vero obiettivo e incubo degli Usa per la propria egemonia mondiale.</strong></p>
<p><strong>I confini di troppi Stati del Vicino, Medio ed Estremo Oriente, come anche dell&#8217;Africa, sono stati decisi da Londra e Parigi. Che ora con gli Usa vogliono disfarli per far tornare alcuni di questi Stati alla frantumazione tribale o etnica per poter continuare a praticare il classico, cinico e feroce &#8220;Divide et impera&#8221;. Qualcuno dovrebbe avvertire Londra, Parigi, Washington e Israele che il colonialismo è una vergogna ormai per fortuna sepolta dalla Storia.</strong></p>
<p><strong>Questi sono i fatti. Tutto il resto è fuffa.</strong></p>
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		<title>Ballando sull&#8217;orlo della fine dell&#8217;Europa: &#8220;Venghino, siòri, venghino: dopo le panzane sulle atomiche di Saddam ora vi rifiliamo le panzane sulle atomiche di Gheddafi e di Ahmadinejad&#8221;. Così Israele, forse in interessata compagnia di Londra, può realizzare il vecchio sogno di bombardare l&#8217;Iran, uno dei due motivi per il quale è stato eletto Netanyahu (l&#8217;altro è impedire a tutti i costi che nasca lo Stato palestinese)</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Nov 2011 18:36:35 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>E&#8217; difficile da credere, ma ormai viene dato per certo che con la classica scusa della “produzione di bombe atomiche”, sperimentata con successo dagli USA per invadere l’Iraq, Israele attaccherà quanto prima l’Iran, con l’appoggio degli inglesi, per mettere anche la Casa Bianca di fronte al fatto compiuto. Il presidente Obama infatti, per timore di perdere voti, è contrario a una tale azione militare prima della sua rielezione, ma alcuni collaboratori lo esortano invece ad autorizzarla e appoggiarla perché ricompatterebbe l’elettorato riportandolo di sicuro alla Casa Bianca e scongiurando la temuta candidatura di Hilary Clinton, sempre più popolare nell’elettorato non solo del Partito Democratico. E’ dal 2006 che l’attacco militare all’Iran da parte degli Usa e di Israele viene dato per imminente e certo, senza però che sia poi stato sferrato. Ecco per esempio cosa dichiarava nel 2006, poco dopo la terza invasione israeliana del Libano, Seymour Hersh, il famoso giornalista americano che ebbe il coraggio di denunciare il massacro di tutti gli abitanti di My Lai compiuta dai marine in Vietnam e che per primo ha denunciato le torture americane nel carcere iracheno di Abu Ghraib:</strong></p>
<p><strong>“<em>L’amministrazione Bush era molto direttamente impegnata nel pianificare la guerra libanese-israeliana. Il presidente Bush ed il vice presidente Cheney erano convinti che il successo della campagna militare israeliana in Libano avrebbe non soltanto raggiunto gli obiettivi desiderati da Tel Aviv, ma sarebbe anche servito come preludio ad un possibile attacco contro le strutture nucleari iraniane</em>”.</strong></p>
<p><strong>La scusa è anche oggi quella del “pericolo atomico” iraniano. Nella vulgata corrente infatti l’Iran sarebbe così idiota e suicida da produrre atomiche per affrettarsi a lanciarne già la prima su Israele, nonostante Israele di atomiche ne possieda circa 400 e possa quindi cancellare non solo l’Iran dalla faccia della terra. Senza contare che la signora Clinton ha dichiarato senza arrossire di vergogna che “prima di finire di schierare per il lancio il suo primo missile nucleare l’Iran sarebbe riportato all’epoca delle caverne”, con un olocausto fulmineo di oltre  80 milioni di esseri umani, più o meno quanti ne ha  l’Italia intera. Embé c’è olocausto e olocausto. Quello sulla pelle di 70-80 milioni di iraniani evidentemente per la signora Hilary&amp;C è buono, nonostante sia ben 12-14 volte quello che purtroppo c’è stato davvero per mano dei nazisti.<span id="more-3399"></span><br />
</strong></p>
<p><strong>Tutti però si guardando bene dal ricordare che ai tempi dello scià di Persia Reza Pahlavi gli Usa avevano deciso di vendergli il formidabile laboratorio di fisica nucleare del Massachussets Institute of Technology (MIT), nonostante lo scià avesse dichiarato esplicitamente che intendeva utilizzarlo “per produrre quanto prima bombe atomiche”.  La vendita non andò in porto solo per le proteste degli studenti e dei professori del MIT, con in testa Noam Chomsky, certo non antisemita essendo notoriamente ebreo.</strong></p>
<p><strong>La storia del nucleare iraniano risale proprio allo scià Reza Pahlavi. Oltre ad essere amico dei vari esponenti Usa che lo avevano rinforzato sul trono con il colpo di Stato del 1953 contro il governo Mossadeq, in codice &#8220;Operazione Ajax&#8221;, Reza Pahlavi aveva l’appoggio del Segretario di Stato  Henry Kissinger, che, in chiave anti URSS, gli propose l’acquisto di 23 nuovi reattori e l’aiuto di tecnici dell’MIT. E così nel ‘76 il presidente Ford autorizzò anche la vendita all’Iran di tecniche innovative per l’estrazione e lavorazione del plutonio, necessario per costruire ordigni nucleari in alternativa all’uranio 235. Si arriva così all’accordo USA-IRAN del ’78 di collaborazione anche nella ricerca di giacimenti di uranio e le società americane General Electric e Westinghouse si mettono in lizza per costruire in Iran i reattori nucleari, la cui costruzione era stata danneggiata dalla guerra con l’Iraq del 1980-1988, voluta in pratica dagli Usa che foraggiavano lo stesso Saddam che in seguito decideranno di eliminare. L’Iran stipula accordi anche con la Francia e la Germania.</strong></p>
<p><strong>A fine guerra con l’Iraq il governo iraniano offre a Washington e all’Europa di costruire nuovi reattori, ma il dilagare del khomeinismo provoca il rifiuto Usa, motivo per cui Teheran si rivolse quindi ai russi, che accettarono di costruire una prima centrale.</strong></p>
<p><strong>Solo nel 2000 l&#8217;allora presidente Usa  Bill Clinton ammetterà la responsabilità degli Stati Uniti nel golpe del 1953 e ammetterà che si trattò di un tragico errore, causa di molti dei problemi odierni. Il colpo di Stato che rovesciò Mossadeq mostrò infatti all&#8217;intero  Medioriente che gli USA non avevano nessuna intenzione di &#8220;esportare la democrazia&#8221;, come si usa dire invece oggi, ma solo di tutelare i propri interessi. Inoltre il golpe del &#8217;53 è stato il primo in cui per rovesciare un governo venne usata la CIA, esperienza che convinse gli USA di poter disporre di uno nuovo strumento per modellare la politica mondiale. Il golpe iraniano accelerò la penetrazione americana nel Golfo e in Medio Oriente a danno dell&#8217;influenza inglese. L&#8217;asserito appoggio del governo di Londra a quello che pare sia l&#8217;imminente attacco all&#8217;Iran, che seguirebbe l&#8217;appoggio inglese alla rivolta anti Gheddafi in Libia, potrebbe essere quindi un modo per restituire pan per focaccia e riguadagnare in questa parte del pianeta l&#8217;influenza soffiata agli inglesi da Washington.</strong></p>
<p><strong>Ora c’è da parte Usa un nuovo “al lupo, al lupo!”, sotto forma di “all’atomica, all’atomica!” questa volta iraniana. Come si possa ancora credere a questo tipo di “verità” ufficiali è difficile da capire, alla luce delle serie di falsi storici inventati a tavolino per fare accettare all’opinione pubblica una serie di guerre: “l’incidente di Cuba” per fare la guerra alla Spagna e portarle così via una fetta delle colonie; “l’incidente del Tonchino” per scatenare la guerra contro il Vietnam del Nord; le “atomiche irachene” per invadere l’Iraq. E’ di pochi giorni fa la strana bufala, subito fatta abortire ma mai smentita dai mass media che l’avevano prontamente avvalorata a livello planetario, delle “atomiche di Gheddafi”. Bufala sottovalutata, sulla quale tra qualche riga ci soffermeremo. E pochi giorni prima di questa nuova bufala c’è stata la minacciosa protesta Usa per “i piani di uccisione dell’ambasciatore saudita a Washington”, piani che è piuttosto difficile prendere per oro colato.</strong></p>
<p><strong>Come per l’incredibile menzogna delle “atomiche libiche”, si sperticano in molti ad assicurare che la conferma dell’esistenza di atomiche iraniane sarà ufficiale e fatta addirittura della stessa AIEA, cioè dall’agenzia dell’Onu che controlla – ma SOLO nei Paesi firmatari dell’accordo internazionale di non proliferazione delle atomiche – che non ci siano usi militari delle centrali nucleari. Filtrano “indiscrezioni” che l’AIEA è sommersa di rapporti dei servizi segreti occidentali che “inchiodano” Teheran. Come se non fosse ormai un vizio per certi servizi segreti, da parti di quello italiano a quello inglese, da quello israeliani a quello statunitense, raccontar panzane a danno di chi si vuole colpire. L’AIEA però sulle atomiche israeliane tace, ma solo perché Israele NON ha mai firmato il trattato di non proliferazione. Se non l’avesse firmato neppure l’Iran, oggi Teheran potrebbe dotarsi o essersi già dotato in tutta tranquillità di ordigni atomici senza le minacce che invece pendono sul suo capo come una spada di Damocle moltiplicato qualche milione.</strong></p>
<p><strong>Debbo purtroppo segnalare il titolo di un articolo di Repubblica di pochi giorni fa, dove si leggeva che l’Iran “sta testando la bomba atomica”. Testare una bomba atomica significa farla esplodere per controllare se la procedura per produrne in serie funziona o no. Oppure significa fare come il Giappone, che le atomiche non le ha ancora costruite, ma intanto ha simulato tutto con dei supercomputer in modo che in caso le può produrre nel giro di poche settimane. Leggendo il mirabolante articolo di Repubblica si scopre invece che il tutto si riduce alla presenza di una capsula di metallo che “potrebbe” – al condizionale!!! – essere l’innesco a base di esplosivo classico. E’ come annunciare nel titolo che i marziani stanno “testando” l’invasione del pianeta Terra e scrivere nell’articolo che in effetti hanno prodotto un pezzo di lamoera che “potrebbe” servire per costruire astronavi… No comment. Mi limito a ricordare che per spingere verso l’invasione dell’Iraq i principali giornali italiani arrivarono a mentire con articoli che fin dal titolo in prima pagina affermavano: “Prosegue in Iraq la produzione di bombe atomiche”! Il tutto senza che i pacifisti abbiano assaltato le redazioni della menzogna e senza che gli autori di quelle panzane e i loro direttori, corresponsabili di fatto della tragedia della guerra contro l’Iraq, siano stati né arrestati, né licenziati né disturbati con sanzioni disciplinari dall’Ordine dei giornalisti.</strong></p>
<p><strong>Insomma, tanto per cambiare, “venghino, siori, venghino….”.</strong></p>
<p><strong>Premesso che è assurdo pretendere che le atomiche le abbia solo Israele, ma non i Paesi vicini, condannati così a non potersi difendere adeguatamente in caso di attacco israeliano o comunque occidentale, una cosa è però chiara, anche se nessuno ha il coraggio di dirla: un attacco militare all’Iran comporterebbe automaticamente, a causa delle complicazioni in campo petrolifero nell’intero Golfo, una serie di scenari collaterali semplicemente devastanti per l’intero pianeta. Non a caso Francia e Usa hanno alzato pubblicamente la voce contro la pazzia di Netanyahu e del suo indecente ministro degli Esteri, il poco meno che fascista Avigdor Lieberman, emigrato dalla natia Russia. Ecco gli scenari inevitabili:</strong></p>
<p><strong>- l’aggravarsi della crisi finanziaria europea,   che diventerebbe anche energetica, economica e industriale;</strong></p>
<p><strong>- la conseguente fine dell’euro;</strong></p>
<p><strong>- l’altrettanto conseguente fine dell’Unione Europea;</strong></p>
<p><strong>- l’ascesa di Israele alla guida dello “scontro di civiltà”, che a quel punto riceverebbe un forte impulso;</strong></p>
<p><strong>- la conseguente fine dell’influenza dell’Italia anche in Medio Oriente;</strong></p>
<p><strong>- il ritorno dell’Inghilterra – se è vero che attaccherebbe l’Iran assieme a Israele &#8211; alla sua secolare politica, sempre volta a evitare che in Europa la potenza di un qualche Stato possa farle ombra e ancor più che l’Europa possa vedere l’unione di suoi Stati</strong></p>
<p><strong>Veniamo ora alle “bombe atomiche di Gheddafi”. La notizia è di quelle da lasciare sgomenti, se non terrorizzati: &#8220;Trovate le bombe atomiche di Gheddafi&#8221;. E&#8217; strano quindi, anzi è stranissimo che i giornali dopo averla sparata come notizia d&#8217;apertura nelle edizioni online l&#8217;abbiano poco dopo fatta precipitare tra le notiziole in basso per poi trattarla senza molta convinzione nelle edizioni cartacee, relegandola tra le pagine interne. Il problema è che a dare notizia di tale asserito ritrovamento di ordigni atomici è stato lo stesso vertice del Consiglio Nazionale Transitorio che nei mesi scorsi ha già rifilato altre notizie clamorose rivelatesi fasulle, e che a lanciarla nel mondo sia stata la tv Al Arabija, che nei mesi scorsi a quelle stesse notizie fasulle s&#8217;è prestata a far da megafono planetario. Il primo ministro dimissionario del CNT, Mahmoud Jibril, ha addirittura assicurato che la &#8220;scoperta&#8221; delle bombe atomiche sarà confermata a breve dall&#8217;AIEA, la stessa che ora si giura che incastrerà l’Iran. E&#8217; evidente che un&#8217;eventuale conferma dell&#8217;AIEA sarebbe un fatto clamoroso, anzi sconvolgente. L&#8217;AIEA infatti è sempre molto prudente, per esempio finora si è guardata bene dall&#8217;avvalorare gli allarmismi &#8220;nucleari&#8221; contro l&#8217;Iran così come a suo tempo  s&#8217;è guardata bene dall&#8217;avvalorare le accuse &#8220;atomiche&#8221; contro l&#8217;Iraq di Saddam Hussein, accuse come è noto rivelatesi, ma solo dopo l&#8217;invasione dell&#8217;Iraq, completamente e scientemente inventate a tavolino. Per fortuna Anders Fogh Rasmussen, segretario generale della Nato, cioè dell&#8217;alleanza militare che ha condotto la guerra contro Gheddafi, ha smentito quanto strombazzato nel mondo dal tandem Jibril-Al Arabija. Però vale la pena fare qualche considerazione aggiuntiva, perché questa storia delle &#8220;atomiche libiche&#8221; se anch&#8217;essa falsa può essere una operazione abilmente montata per allarmare talmente l&#8217;opinione pubblica da convincerla che bisogna colpire finalmente l&#8217;Iran onde evitare che si doti anche lui di bombe atomiche.</strong></p>
<p><strong>Che la Libia possa avere costruito bombe atomiche è semplicemente impossibile, così come è impossibile che le stia costruendo l&#8217;Iran. Le bombe atomiche infatti si possono costruire solo in due modi: utilizzando l&#8217;uranio 235 oppure utilizzando il plutonio. In natura l&#8217;uranio 235 non esiste, bisogna estrarlo con raffinazioni successive, dall&#8217;uranio 238 fino a ottenere che oltre il 90% del metallo sia costituito dall&#8217;isotopo 235: per farlo, bisogna trasformare l&#8217;uranio in gas esafluoruro d&#8217;uranio e farlo filtrare man mano da varie decine di migliaia di ultracentrifughe, non meno di 30-40 mila, che devono lavorare in linea, cioè simultaneamente. Ultracentrifughe che è impossibile vengano costruite in tali quantità da chi non possiede né la tecnologia né i materiali necessari e se li deve quindi procurare con acquisti all&#8217;estero che NON possono certo passare inosservati. Per quanto riguarda invece il plutonio, la trafila è più semplice: si tratta di esporre l&#8217;uranio 238 al bombardamento di neutroni ottenibile solo in una centrale nucleare, anche di uso civile, che la Libia NON possiede. Inoltre il bombardamento di neutroni deve durare vari giorni, durante i quali però la centrale non può funzionare e quindi se è ad uso civile, cioè per produrre corrente elettrica, le città alimentate resterebbero al buio. Evento anche questo impossibile da nascondere. Se è una centrale militare deve essere sufficientemente grande, tanto da rendere impossibile che non sia rilevata dai satelliti spia.</strong><strong> </strong></p>
<p><strong>Nel caso fantascientifico che  fosse confermata la presenza in Libia di armi atomiche bisogna porsi alcune domande, l&#8217;ultima delle quale apre lo scenario dell&#8217;attacco all&#8217;Iran, che infatti guarda caso sta prendendo piede:</strong></p>
<p><strong>- a che serve avere bombe atomiche se NON si hanno gli aerei che le possono trasportare e sganciare? Vale a dire, se non si è in grado di utilizzarle. Al massimo possono essere un deterrente anti invasione terrestre, come le mine atomiche che gli Usa avevano e pare abbiano ancora nel Friuli in funzione anti invasione dall&#8217;Est.</strong></p>
<p><strong>- perché mai avrebbe dovuto averle Gheddafi, visto che si è ben guardato dall&#8217;usarle neppure per salvarsi il potere e salvare la pelle sua e dei suoi figli?</strong></p>
<p><strong>- chi gliele ha date o vendute, visto che è impossibile siano state prodotte in loco?</strong></p>
<p><strong>- poiché (film e romanzi a parte) è impossibile che le bombe atomiche vengano vendute o regalate, chi le ha portate in Libia per poi farle trovare e giustificare così a posteriori l&#8217;assalto a Gheddafi?</strong><strong> </strong></p>
<p><strong>Ecco, l&#8217;ultima domanda è la più insidiosa. Ragioniamo. Gli americani hanno invaso l&#8217;Iraq con la scusa delle bombe atomiche di Saddam, che però poi si è scoperto essere state una frottola decisa per giustificare l&#8217;invasione. Gli americani hanno fatto due bei film su quell&#8217;atroce inganno, &#8220;Green zone&#8221; e &#8220;Savoir faire&#8221;. Se alla Casa Bianca fossero stati più furbi, e ancor più cinici di quanto sono stati, avrebbero potuto portare clandestinamente un paio di bombette atomiche in Iraq e poi &#8220;scoprirle&#8221;. Beh, la &#8220;rivoluzione&#8221; libica è stata preparata con cura da Francia, Inghilterra e &#8211; stando a quanto si dice, ma finora non ci sono prove credibili- da Israele. Tre Paesi dotati tutti di armi nucleari. In teoria, è possibile che questa volta, imparata la lezione iracheno-americana, almeno uno di quei Paesi abbia deciso di introdurre di nascosto una o più bombette atomiche in Libia per poi &#8220;scoprirle&#8221; e prendere così due piccioni con una fava:</strong></p>
<p><strong>- giustificare a posteriori in modo ferreo e inconfutabile la neocoloniale guerra libica, tappando la bocca a pacifisti e affini;</strong></p>
<p><strong>- giustificare in anticipo un intervento militare contro l&#8217;Iran al grido di &#8220;se le atomiche le aveva perfino Gheddafi è ovvio che le ha anche l&#8217;Iran&#8221;.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>In ogni caso, la presenza della tv Al Arabija anche in questa strepitosa storia delle &#8220;atomiche di Gheddafi&#8221; permette di capire alcune cose, gravi, che però a differenza degli ordigni nucleari non sono ipotesi, ma fatti certi. Teniamo presente che durante la guerra libica Al Arabija è  stata molto attiva assieme ad Al Jazeera nel propalare contro Gheddafi accuse tanto gravi quanto inventate di sana pianta. E teniamo presente che pochi giorni fa il Qatar  ha messo le mani avanti sul futuro della Libia rivendicando un ruolo più importante. Il perché di tali rivendicazioni lo ha reso pubblico il suo capo di stato maggiore delle forze armate, Hamad bin Ai al Atiya. Il capo militare ha rivelato con molto orgoglio non solo che il Qatar è stato il Paese che più di tutti ha appoggiato militarmente i ribelli libici, ma anche che  ha inviato “centinaia di uomini in ogni regione” libica. Non uomini qualsiasi, ma, ci ha tenuto a chiarire al Atiya, militari che dovevano &#8220;pianificare le azioni dei ribelli contro Gheddafi&#8221;.</strong></p>
<p><strong>Si dà il caso che il Qatar sia proprietà privata del per nulla democratico emiro Hamad bin Khalifa Al Thani, che nel ’95 ha deposto suo padre con un colpo di Stato e che è immensamente ricco grazie al petrolio sul quale il suo possedimento galleggia. E si dà il caso che a volere Al Jazeera, la cui sede centrale è a Doha, è stato proprio Al Thani, che alla sua televisione ci tiene talmente da avere dichiarato tempo fa “ci tengo più che alla mia famiglia”.</strong></p>
<p><strong>La televisione Al Arabija ha invece sede a Dubai e appartiene a una società con capitali dell’Arabia Saudita, del Kuwait e del Bahrein. In quest’ultimo Stato, anch’esso straricco per il petrolio e anch’esso proprietà privata di uno sceicco, la locale “primavera araba” è stata soffocata nel sangue anche grazie all’arrivo di truppe saudite.  Se la sete di democrazia dovesse attecchire anche nei vari Stati del Golfo, che pompano di petrolio l’Occidente in cambio di tanti soldi e tanta distrazione sui locali regimi niente affatto democratici, gran parte delle nostre industrie, automobili e impianti di riscaldamento si troverebbero a zero. Ecco perché in questi Paesi le istanze di democrazia vengono stroncate nel sangue senza che in Occidente nessuno reclami.</strong></p>
<p><strong>Al Arabija e Al Jazeera, di solito concorrenti, hanno lavorato di fatto in tandem per lanciare fin dai primi giorni della rivolta balle colossali utili a spingere l’Occidente a giustificare l’intervento militare in Libia. Si è iniziato fin dai primi giorni con il grossolano falso dei “10.000 morti civili per i bombardamenti di Gheddafi” lanciato da Al Arabija e si è finito, per ora, con il falso altrettanto grossolano delle “fosse comuni” con i resti di 1.700 “martiri della rivoluzione vittime delle torture di Gheddafi” lanciato da Al Jazeera. Pian piano viene quindi a galla che la “rivoluzione” contro Gheddafi più che una versione libica della “primavera araba” è stata una rivolta preparata con cura da istruttori militari stranieri. Della presenza di istruttori francesi e inglesi già si sapeva. Ora si viene a sapere anche che sul terreno i rivoltosi erano guidati, in ogni regione della Libia, da personale militare arrivato da un Paese come il Qatar, tanto ricco quanto assolutamente distante dal concetto di democrazia.</strong></p>
<p><strong>Questo tipo di operazioni i militari le chiamano “guerra psicologica”. Guerra che consiste in soldoni nel demonizzare il nemico, diffamandolo e calunniandolo il più possibile anche inventando panzane colossali come le “bombe atomiche irachene di Saddam”. Di questo tipo di guerra il comando Nato di Verona ne ha una bella e importante sede. Se per i greci e i romani la guerra psicologica si riduceva a considerare e chiamare “barbari” i nemici e gli esterni in genere, ed era basata sull&#8217;ignoranza reciproca, oggi si tratta invece di alterare e nascondere la realtà creandone una ad hoc. Insomma, la faccenda è molto più complicata. Ma il succo e i fini non cambiano.</strong></p>
<p><strong>La saggezza popolare avverte che “Non tutte le ciambelle riescono col buco”. Più precisamente, Annibale, che se ne intendeva, ebbe ad avvertire Scipione che “Le guerre si sa come iniziano, ma non come finiscono”. Speriamo solo che il gioco della guerra psicologica non sia arrivato al punto di pazzia da servirsi anche di &#8220;scoperte&#8221; di bombe atomiche piazzate ad arte per farle trovare a bella posta. Se così fosse, è chiaro che saremmo pericolosamente affacciati sull&#8217;orlo dell&#8217;inferno.</strong></p>
<p><strong>Forse “la Storia è maestra di vita”, come si usa dire, ma l’umanità è una pessima scolara. Sì, c’è solo da sperare che anche questa volta si tratti di un falso allarme. O meglio: di guerra solo psicologica.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Libia sì, Barhain e Arabia Saudita no. Fallito in Libia il collaudo di tipo afgano da riutilizzare poi in Iran. Che resta però candidato a vittima del terremoto giapponese</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Mar 2011 00:02:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pino Nicotri]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>1) &#8211; Cosa è successo in Libia pare ormai chiaro. Una rivolta circoscritta è stata spacciata per rivoluzione dai mass media dell&#8217;Arabia clerical petrolifero monarchica seguiti a razzo dai nostri. Lo scopo era di poter mandare istruttori militari occidentali per organizzare i rivoltosi e armarli a dovere. Insomma, il bis della creazione dei talebani fatta a suo tempo dagli Usa in Afganistan contro l&#8217;Unione Sovietica. Questa volta al posto dei talebani gente comunque utile a buttar giù Gheddafi per sotituirlo con un Kharzai libico, manovrabile a piacere da Washington e Londra. Questo spiega la assoluta mancanza di foto e prove vere dei &#8220;massacri e bombardamenti di interi quartieri civili&#8221; di cui si è cianciato assieme ai falsi delle &#8220;fosse comuni&#8221; e del &#8220;genocidio&#8221;, oltre alla assoluta mancanza di foto e  video di masse di rivoltosi, abbondanti invece durante le manifestazioni del Cairo e Tunisi. Spiega anche perché ancora oggi si vedono solo foto e  video di rivoltosi con armi pesanti, come le molte camionette con mitragliatrici di grosso calibro, antiaeree o antiblindati. Fosse andata bene, l&#8217;intervento clandestino in Libia sarebbe probabilmente diventato il collaudo dell&#8217;intervento da bissare in Iran.<span id="more-3023"></span></strong></p>
<p><strong>Questa volta però è andata male. Il solito giochino non è riuscito al Bernard Levy di turno, che è incredibilmente riuscito a rimbecillire il presidente francese Sarkozi fino a fargli dichiarare che la Francia era pronta a intervenire militarmente anche da sola per &#8220;aiutare i rivoltosi anti Gheddafi&#8221;, che bisognava imporre la No Fly Zone e riconoscere i rivoltosi come legittimo nuovo governo della Libia. Un tris di corbellerie straordinariamente imprudenti, che ora lasciano Sarkozy in mutande e Bernard Levy e il suo furore anti islamico e in particolare anti iraniano finalmente smascherati come si deve. Questa è gente che mentre fa un tifo folle per &#8220;aiutare la rivoluzione libica&#8221; si volta dall&#8217;altra parte per non vedere che il vento del rinnovamento e della richiesta di più diritti soffia anche nei Paesi arabi a governo decisamente indecente, come per esempio nel Barhain proprietà privata del solito sceicco filo occidentale. Però il Barhain è filo occidentale, come la medioevale Arabia Saudita e gli altri pozzi di petrolio diventati staterelli artificiali del Golfo Persico (Persico = Persiano, cioè oggi iraniano). Inoltre ospita pure una enorme base militare Usa. Ecco perché a Parigi i finora 7 morti fatti dalla polizia per reprimere le rivolte di piazza non li vogliono neppure sentir nominare. Lo stesso copione già visto per la Sakhineh iraniana e per quella Usa che aveva nome Teresa Lewis, messa a morte dal boia di Stato a stelle e strisce a differenza della sua omologa di Teheran, che è ancora viva.</strong></p>
<p><strong>Le proteste e i morti del Barhain e dintorni non vengono visti con la stessa simpatia con la quale abbiamo guardato la &#8220;rivoluzione&#8221; libica, tutt&#8217;altro. Improvvisamente le rivolte popolari diventano non più popolari, ma sciite. Un modo disonesto per poter dire che sono manovrate dall&#8217;Iran, che è appunto sciita. E poiché lo sceicco parassita padrone del Barhain è sunnita, ecco che i morti fatti dalla sua polizia non sono vittime della polizia dello Stato, ma più anodinamente dei poliziotti sunniti. Strano: la situazione è identica a quella dell&#8217;Iraq di Saddam, maggioranza sciita governata col pugno di ferro dalla minoranza sunnita, però questa volta non ragioniamo allo stesso modo… Ah, i miracoli del petrolio!<br />
Di quel petrolio che in quella parte di mondo è pari al 40% delle riserve dell&#8217;intero pianeta,  petrolio che transita senza posa dallo stretto di Hormuz del Golfo Persico e che se non viene più venduto all&#8217;Occidente ci mette rapidamente in ginocchio. Gheddafy ha fatto l&#8217;errore di dire che per reazione al delirio non solo parigino il petrolio lo può vendere alla Russia e alla Cina, che non vede l&#8217;ora di poterne disporre. Stesso errore fece Mossadeq quando nella neonata democrazia iraniana dichiarò che avrebbe nazionalizzato l&#8217;oro nero ponendo fine al vergognoso sfruttamento delle compaagnie angloamericane. Il risultato fu il colpo di Stato contro Mossadeq e contro la democrazia iraniana organizzato da Londra e dalla Casa Bianca, al quale seguì una represione così feroce da portare infine come reazione alla cacciata del monarca e al trionfo del clero islamico. Contenti?<br />
Ovviamente l&#8217;Occidente non può permettersi di perdere il petrolio libico e quello che transita per il Golfo Persico, specie ora che il disastro giapponese mette fuori gioco il nucleare e rilancia di conseguenza l&#8217;oro nero almeno sul medio periodo. Tanto meno può permettere che finisca ai cinesi o anche solo ai russi, che di giacimenti petroliferi ne hanno già troppi.</strong></p>
<p><strong>E quindi? E quindi la spinta ad attaccare l&#8217;Iran diventa molto più forte, anche se la prova generale fatta in Libia è andata male. Netanyahu scalpita, da tempo, e i suoi volenterosi fans alla Bernard Levy fremono, non vedono l&#8217;ora di guidare &#8220;l&#8217;orgolio e la rabbia&#8221; dell&#8217;Occidente contro il detestato mondo arabo e islamico, specie se iraniano. E&#8217; dal tempo di Cesare e Crasso che andiamo a sbattere la faccia da quelle parti…  Qualcuno dovrebbe avvertire la Casa Bianca e Parigi, compresi i fanatici alla Levy e le tristi epigoni della tristissima Oriana Fallaci, pace all&#8217;anima sua, della fine fatta dall&#8217;imperatore romano Valeriano e dal suo esercito, il primo ridotto dal persiano Cosroe a suo sgabello per montare a cavallo e il secondo a massa di schiavi.  Qualcuno dovrebbe anche avvertire Netanyahu e l&#8217;intera classe dirigente politica e militare di Israele che il colonialismo è finito da un pezzo e non lo resusciterà il farsi testa di ponte in Medio Oriente del neocolonialismo occidentale. Leggere la bibbia e le sue favole sulla &#8220;Grande Israele&#8221; va bene, ma crederci fino al punto da volerla realizzare di nuovo, ammesso e non concesso che sia mai esistita, è roba da rabbini fuori dal tempo e fuori di testa, ma non da ceto politico con i piedi per terra.</strong></p>
<p><strong>L&#8217;Iran sarà la vittima finale del terremoto giapponese? Può darsi. Speriamo di no, ma può darsi. Le manovre per i bombardamenti &#8220;chirurgici&#8221; durano da troppo tempo…</strong></p>
<p><strong>2) In Italia il grave non è tanto il fatto che restino al loro posto sia i puttanieri pluri sotto processo alla Berlusconi e i loro fornitori di belle donne un tanto al chilo, cosa comunque di per sé già gravissima e squalificante,  quanto invece il fatto che gli italiani tollerino una tale situazione o addirittura la guardino con simpatia. Berlusconi e i suoi nani, &#8220;zoccole&#8221;, minetti e ballerine sono un numero limitato di persone, per quanto grande, perciò la loro indecenza personale e politica, con annessa mancanza di civismo e senso dello Stato, potrebbe essere rimovibile mandandoli a casa. Invece il fatto che l&#8217;indecenza politica e la mancanza di civismo e senso dello Stato sia entrata nel dna della maggioranza degli italiani è una catastrofe per rimuovere la quale ci vorranno generazioni. Posto che sia removibile e che invece non peggiori diventando definitiva. Il marciume, la corruzione e l&#8217;incapacità generalizzate del ceto politico al governo è grave, ma in linea di massima sostituibile con un ceto politico migliore, se vincesse alle elezioni. Ma il marciume, la corruzione e l&#8217;incapacità di qualche decina di milioni di italiani è uno tsumani dell&#8217;intera cosiddetta società civile. Civile?<br />
</strong></p>
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		<title>Perché Obama e la signora Clinton quando ci sono le manifestazioni antigovernative a Teheran fanno la voce grossa a favore della &#8220;libertà di manifestazione in tutto il Medio Oriente&#8221;, ma come sempre se ne fottono della mancanza di libertà di manifestazione dei palestinesi (sotto occupazione militare da troppi decenni)?</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Feb 2011 12:11:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il carro armato è israeliano. Il bambino invece è palestinese. Come sono palestinesi le centinaia di uccisi dai militari israeliani nel corso di manifestazioni pacifiche. L&#8217;ultima vittima è stata Jawaher Abu Rahme, la donna palestinese di 36 anni uccisa a Bi&#8217;lin dai gas lacrimogeni lanciati sui manifestanti dall’esercito israeliano il 31 dicembre nel corso di [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.pinonicotri.it/wp-content/uploads/2011/02/19746_1288475222539_1549961315_735520_843464_n.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2983" title="19746_1288475222539_1549961315_735520_843464_n" src="http://www.pinonicotri.it/wp-content/uploads/2011/02/19746_1288475222539_1549961315_735520_843464_n-300x151.jpg" alt="" width="300" height="151" /></a> <strong>Il carro armato è israeliano. Il bambino invece è palestinese. Come sono palestinesi le centinaia di uccisi dai militari israeliani nel corso di manifestazioni pacifiche. L&#8217;ultima vittima è stata Jawaher Abu Rahme, la donna palestinese di 36 anni uccisa a Bi&#8217;lin dai gas lacrimogeni lanciati sui manifestanti dall’esercito israeliano il 31 dicembre nel corso di una manifestazione pacifica. A volte vi partecipano anche turisti europei, si tratta della manifestazione che avviene ormai da anni ogni venerdì per protestare contro l&#8217;enorme e continuo furto delle loro terre per espandere la sempre più gigantesca colonia israeliana di fronte a Bi&#8217;lin. Colonia illegale, se non vero e proprio crimine di guerra, come tutti i furti di terra e le colonie costruite provocatoriamente in territorio palestinese fregandosene altamente anche dell&#8217;Onu oltre che dell&#8217;Europa, che da sempre in questi casi si limita a qualche litania ipocrita e scientemente complice dei soprusi israeliani.  Jawaher Abu Rahme era la sorella di Bassem, attivista del comitato popolare, ucciso da un&#8217;altra granata lacrimogena sparatagli in pieno petto il 17 aprile 2009. L&#8217;anno scorso ho partecipato a una delle manifestazioni del venerdì di Bi&#8217;lin e, come forse ricorderete, sono testimone della specifica pericolosità dei gas lacrimogeni usati contro i palestinesi dagli israeliani. I quali, come documenta in modo ineccepibile il libro &#8220;Distruggere la Palestina&#8221;, della giornalista ebrea e israeliana Tania Reinhart, usano sparare spesso i lacrimogeni direttamente addosso ai manifestanti, che colpiscono anche con fucilate dirette agli occhi o alle ginocchia in modo da provocare il più possibile danni anche sociali, perché un invalido diventa inevitabilmente un peso per l&#8217;intera famiglia in una società povera e stremata come quella palestinese.</strong></p>
<p><strong>La violenza contro le manifestazioni palestinesi è tale che 30 associazioni di donne israeliane dopo l&#8217;assassinio di Jawaher Abu Rahme hanno condannato &#8220;l’uso di ogni tipo di arma e violenza utilizzate per la dispersione delle manifestazioni popolari in Cisgiordania&#8221;. L&#8217;israeliana Dalit Baum, della  Coalition of Women for Peace, ha dichiarato che “l’omicidio di Abu Rahme è una forma di violenza contro le donne&#8221;, ma le balde femministe e filofemministe nostrane, a partire da Hilary Clinton e a finire alla signora Selma Dal&#8217;Olio, se ne sono ovviamente strafregate. Mica si tratta di vittime israeliane di apparteneza ebraica&#8230;.. Il problema non è solo della difesa delle donne a senso unico, ma dell&#8217;insopportabile ipocrisia della Casa Bianca, che fa la voce grossa per &#8220;la libertà di manifestazione in tutto il Medio Oriente&#8221; dopo le grandi manifestazioni di protesta de Il Cairo e dopo quelle che sembra siano manifestazioni di protesta anche a Teheran. Dico &#8220;sembra&#8221; perché l&#8217;intera informazione dall&#8217;Iran, e spesso dall&#8217;intero Medio Oriente, è falsata o comunque taroccata, in particolare dalla nota agenzia di stampa MEMRI, fondata da un ex (?) agente del Mossad israeliano.</strong></p>
<p><strong>Senza contare l&#8217;orrore documentato dai cosiddetti &#8220;Palestinian Papers&#8221; pubblicati da Al Jazeera, che hanno rivelato la corruzione (arte nella quale l&#8217;Occidente eccelle) della dirigenza palestinese dell&#8217;Anp venduta agli Usa e a Israele, il razzismo degli Usa arrivato al punto da proporre in segreto il &#8220;trasferimento&#8221; dei palestinesi nella foresta amazonica e la fetida ipocrisia europea. Che gli israeliani &#8211; parlo del loro governo e dei suoi sopporter &#8211; siano sprofondati in un tale abisso pare impossibile: a suo tempo infatti gli ebrei hanno dovuto subire a lungo la minaccia non solo dell'&#8221;opzione Uganda&#8221;, cioè del progetto di creare lo stato ebraico in tale Paese africano con annesso trasferimento anche forzato, ma anche la minaccia proprio dell'&#8221;opzione Amazonia&#8221;, vale a dire il progetto di creare lo Stato di Israele nella grande foresta sudamericana. Ora una bella fetta di dirigenti israeliani e dei fanatici che li hanno votati vorrebbe &#8220;trasferire&#8221;, cioè deportare, i palestinesi&#8230; E&#8217; il solito vizio della smemoratezza a comando, la famosa memoria a senso unico. Ma che si potesse arrivare a tanto non lo avrebbe creduto nessuno, neppure gli &#8220;antisemiti&#8221; più incalliti, veri o presunti o inventati dai soliti noti maestri del terrorismo psicologico.<br />
</strong></p>
<p><strong>Guardando la foto del bambino che lancia sassi contro il carro armato israeliano &#8211; usato, si noti bene, contro la popolazione civile! &#8211; è evidente che in Israele troppi hanno dimenticato perfino la &#8220;sacra&#8221; leggenda di Davide e Golia. Male, molto male&#8230;<br />
</strong></p>
<p><strong>Domanda (inutile): perché Obama e la signora Clinton quando ci sono le manifestazioni antigovernative a Teheran fanno la voce grossa a favore, giustamente, della &#8220;liberta di manifestazione in tutto il Medio Oriente&#8221;, ma sempre fottendosene della mancanza di libertà di manifestazione dei palestinesi (sotto occupazione militare da troppi decenni)? La Palestina e Israele non sono forse in Medio Oriente?</strong></p>
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		<title>Iran: Berlusconi semina, Ahmadinejad raccoglie. Caro Ratzinger, ma lei l&#8217;ordine che ha inviato nel 2001 a tutti i vescovi del mondo di tacere alle autorità civili qualunque caso di pedofilia del clero lo ha ritirato sì o no? A giudicare dal nuovo scandalo e annesso silenzio della curia di Bologna, si direbbe proprio di no. Dalla Milano da bere alla Lombardia, e non solo, da spolpare: il nostro capo del governo spiega che i peggiori sono per lui &#8220;i migliori&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 23:25:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pino Nicotri]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[A Teheran stanno facendo il gioco di Silvio Berlusconi e dei suoi manovratori. Così è più facile ricominciare il tiro al piccione contro l&#8217;Iran, con l'&#8221;informazione&#8221; giornalistica che ci dà fulmineamente conto non solo di ciò che accade, ma anche di ciò che si vorrebbe accadesse ma non è ancora accaduto. Una domanda: come mai [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>A Teheran stanno facendo il gioco di Silvio Berlusconi e dei suoi manovratori. Così è più facile ricominciare il tiro al piccione contro l&#8217;Iran, con l'&#8221;informazione&#8221; giornalistica che ci dà fulmineamente conto non solo di ciò che accade, ma anche di ciò che si vorrebbe accadesse ma non è ancora accaduto. Una domanda: come mai invece della Palestina non si ha MAI una altrettanto fulminea informazione? Per l&#8217;Iran diamo retta anche a twitter e affini, senza uno straccio di verifica, in Palestina invece diamo retta solo al portavoce del governo israeliano. Vi accadono soprusi a volte degni dell&#8217;Iran, ma NON se ne parla. Ahmadinejad gioca chiaramente la carta dell&#8217;esasperazione della tensione politica internazionale, in modo da poter dare meglio un giro di vite interno, e arriva a dichiarazioni provocatorie anche demenziali, però ha dichiarato chiaro e tondo in piazza che l&#8217;arricchimento dell&#8217;uranio per la famosa bomba atomica non interessa l&#8217;Iran. Concetti del resto già detti più volte, ma in quei casi ha fatto cilecca non solo twitter&#8230;</strong></p>
<p><strong>La rinuncia alle atomiche da parte di Ahmadinejad  sa di volpe che non arriva all&#8217;uva e dice che è acerba, visto che a parte le chiacchiere soprattutto made in Usa e Israele &#8211; remake delle balle sulla &#8220;bomba&#8221; irachena &#8211; l&#8217;Iran non ha nessuna possibilità di arrivare a costruirla. Però il gioco al massacro, per ora a parole in attesa di poterlo trasformare in carne e sangue dei vinti, continuiamo a giocarlo. Il capo del governo o il capo dello Stato iraniano gridano che in Israele &#8220;collasserà&#8221; il sionismo &#8211; solo il sionismo, si badi bene, non Israele &#8211; ma i giornali traducono che ha gridato &#8220;Israele sarà &#8220;schiacciato&#8221;. Israele, non il sionismo. Che è chiaramente cosa diversa da Israele, così come un qualunque regime politico di uno Stato è cosa diversa dallo Stato con quel regime. Gli Usa e Israele e l&#8217;Europa vogliono far crollare il regime teocratico dell&#8217;Iran, ma questo NON significa che vogliano schiacciare l&#8217;Iran. O no? Di ritorno dal mio viaggio in Iran scrissi che il regime teocratico era condannato a crollare, perché la società civile è molto più avanti del regime, e nessuno s&#8217;è sognato di accusarmi di volere che l&#8217;Iran venisse &#8220;schiacciato&#8221;. O no? Sono molti i Paesi che sperano che in Italia crolli il &#8220;regime berlusconiano&#8221;, cosa sperata da un buon terzo degli stessi italiani, ma a nessun furfante verrebbe in mente di dire che tutti costoro vogliono che a crollare o ad essere &#8220;schiacciata&#8221; sia l&#8217;Italia. O no? <span id="more-1844"></span></strong><strong>Viceversa, stando ai fatti, quando si dichiara che si vuole &#8220;far crollare Hamas&#8221; pare proprio che si intenda &#8220;schiacciare&#8221; Gaza, con non pochi suoi abitanti. Però in questo caso nessun&#8217;anima bella si scandalizza, anzi… Arriva anche la benedizione di Papino il Breve!<br />
Più ipocrisia e disonestà politica di così si muore. Come nel giro di qualche mese forse accadrà di nuovo. L&#8217;Iran non ha pace, ci serve il suo petrolio e per averlo abbiamo prima messo sul trono un burattino inglese, poi una sanguinaria marionetta a stelle e a strisce, poi gli abbiamo scatenato contro l&#8217;Iraq, prendendo due piccioni con una fava, cioè indebolendo sia l&#8217;uno che l&#8217;altro, poi abbiamo fatto vincere le elezioni alla destra grazie alla demenziale trovata del'&#8221;asse del male&#8221; inventata dal malefico Bush. Ora siamo alla &#8220;soluzione finale&#8221;. Per colpire l&#8217;Iran serve il solito capovolgimento della realtà dei fatti, necessario per creare l&#8217;allarmismo isterico viscerale che sempre alimenta le guerre. Siamo noi che assediamo l&#8217;Iran, così come tutto il mondo arabo e islamico da almeno due secoli, per non parlare delle crociate e affini, però siamo talmente disonesti e feroci da far credere che sia l&#8217;Iran a minacciare se non assediare il mondo. Ci sarebbe da ridere se non fosse l&#8217;anticamera di una nuova (inutile) tragedia, perché anche un cretino capisce che l&#8217;Iran non può minacciare né assediare nessuno, se non è costretto a difendersi da un altro attacco altrui. Solo un demente può pensare che voglia attaccare Israele, perché attaccarlo significherebbe avere contro gli Usa e buona parte anche dell&#8217;Europa, significherebbe cioè tagliarsi i coglioni. L&#8217;Iran non è un Paese arabo, quindi neppure se attaccato può sperare di diventare il leader di tutto quel califfato che parte, minima, del mondo islamico pare stia sognando. Oddio, può anche essere che Ahmadinejad e gli ayatollah, come tutti i fanatici del proprio Dio, siano impazziti e sbaglino i conti, ma pare difficile: l&#8217;Iran non è la Padania di Bossi, che peraltro usa spesso un linguaggio minaccioso ed armigero senza che gli venga torto un baffo.</strong></p>
<p><strong>Daniel Pipes, testa d&#8217;uovo [qualcuno a onor del vero dice &#8220;testa di minchia&#8221;] dei famigerati e fallimentari neocon americani, quelli con le mani lorde di sangue per l&#8217;invasione dell&#8217;Iraq a base di balle sulle atomiche di Saddam e sul &#8220;nuovo Medio Oriente&#8221;, insiste perché l&#8217;Iran venga bombardato: &#8220;Per le sanzioni economiche è troppo tardi&#8221;. Peccato che come molti altri uomini dello staff guerrafondaio di George W(isky) Bush il buon Daniel abbia come punto di riferimenti più gli interessi del governo di Israele che quelli degli Usa.<br />
</strong></p>
<p><strong>Veniamo al papa. Ratzinger ha ripetuto solennemente che i casi di pedofilia, che affliggono come una piaga purulenta la Chiesa, ma soprattutto i bambini a contatto con il suo clero,  non saranno più tollerati, anzi saranno denunciati. Bene. Benissimo! Ma a chi saranno denunciati? A Dio alle autorità giudiziarie dei singoli Stati, Italia compresa? Questa volta il ritornello pare più forte rispetto quanto detto a New York e in Australia, dove suonava più che altro come una flebile giaculatoria recitata a uso dei mass media, un piccolo show per tentare di far dimenticare il dilagare di scandali pedofili nella Chiesa degli Usa e dell&#8217;Australia. Poi però nonostante le chiacchiere in scarpette rosse è arrivato l&#8217;uragano dello scandalo irlandese: pedofilia a gogò e solito silenzio complice da parte della gerarchia ecclesiastica locale.<br />
A questo punto rivolgiamo al signor papa una rispettosa preghiera: potrebbe dirci, e dimostrarci, se la direttiva da lui stesso emanata nel giugno 2001 per ordinare ai vescovi di tutto il mondo di nascondere alle autorità civli tutti i casi di pedofilia è stata ritirata o no? Di quella direttiva, a firma di Ratzinger e Raffaele Bertone, all&#8217;epoca Numero Uno e Numero Due  dell&#8217;ex Sant&#8217;Uffizio (ex tribunale dell&#8217;Inquisizione) e oggi rispettivamente papa e segretario di Stato del Vaticano, abbiamo già parlato e scritto più volte, il suo testo completo figura anche nell&#8217;appendice del mio libro &#8220;Emanuela Orlandi, la verità: dai lupi grigi alla banda della Magliana&#8221;.  Ne ha parlato di sfuggita il Corriere della Sera quando un magistrato del Texas, scoperto quel vergognoso ordine scritto, imputò Ratzinger del grave reato di &#8220;cospirazione contro la giustizia&#8221;. Ma tutti fanno sempre finta di niente. Ho scritto a colleghi vaticanisti di un paio di giornali, dei quali evito di fare il nome, per sapere se l&#8217;ordine del 2001 è stato ritirato o no, ma nessuno risponde….</strong></p>
<p><strong>La mia domanda al signor papa è motivata anche dal nuovo scandalo di pedofilia nel clero a Bologna e annesso silenzio menefreghista della curia locale, a partire dal vescovo Ernesto Vecchi. Scandalo che i giornali riportano, ma &#8211; almeno quelli che leggo io &#8211; senza mai fare il nome del prete stupratore. Embé, mica è un albanese o rumeno o zingaro o musulmano o palestinese o iraniano, cioè non è mica un mostro da sbattere in prima pagina: è solo un sacerdore stupratore&#8230;. Roba da poco.<br />
</strong></p>
<p><strong>Mi fa orrore parlarne ancora, ma come si fa a tacere su un capo di governo che dichiara pubblicamente &#8220;con questi magistrati non si può governare&#8221;? Frase che tradotta dal berlusconese in italiano significa di fatto &#8220;Senza commettere reati penali non possiamo andare al governo né governare&#8221;. Come si fa a tacere su un capo di governo che definisce i magistrati &#8220;impiegati pubblici&#8221;? Impiegati, si badi bene, che secondo tale capo di governo non dovrebbero quindi mai mettere sotto accusa i politici, come se fossero questi e non il pubblico, cioè il popolo italiano, i datori di lavoro di tali &#8220;impiegati&#8221;! Questa non è solo cafonaggine non solo istituzionale, ma anche protervia preoccupante perché comincia ad avere un troppo forte fetore di autoritarismo. E come si fa a non parlare di un capo di governo che prende le difese di un Bertolaso e di altra bella gente colta in pieno fallo porcaiolo e mazzettaro alla faccia anche dei terremotati? Anche il cinismo e lo schifo dovrebbero avere un limite, perfino se le iniziali PdL dovessero significare Porcaggine dei Ladroni come peraltro inducono a pensare il recente arresto dell&#8217;assessore lombardo Prosperini, legaiolo dei peggiori, e gli odierni arresti sia del presidente della Provincia di Vercelli, Renzo Masoero, che di un consigliere del Comune di Milano, Camillo Pennisi, colto con in mano una mazzettina da 10 mila euro, appendice di una da 5.000 già incassata e anticipo di chissà cosa. Dalla Milano da bere alla Lombardia e Padania da spolpare. Un bel progresso, non c&#8217;è che dire, molto post post moderno. Molto mutanda griffata.<br />
Essersi ridotti a un (per la terza volta!) capo di governo che davanti alla retata di Bertolaso&amp;C osa anche dire che &#8220;i magistrati colpiscono sempre i migliori&#8221; significa essersi ridotti a livello tribale. Che per il Chiavalier Papino il Breve i &#8220;migliori&#8221; siano quelli che per la gente normalmente onesta sono i peggiori lo avevamo capito da un bel pezzo. Almeno da quando ha voluto come ministro della Difesa il suo addetto personale alla corruzione di magistrati e allo scippo di beni altri, che ha perfino tentato di insediare come ministro della Giustizia. Oggi però abbiamo la conferma direttamente dalla bocca del Chiavaliere, che di &#8220;migliori&#8221;, cioè di peggiori, se ne intende. Così come abbiamo anche la conferma di cosa intendeva per giustizia quando ha tentato il colpo gobbo di Cesare Previti ministro della Giustizia.<br />
Speriamo che non sia troppo tardi quando queste cose la maggioranza degli italiani no si limiteranno solo a capirla, come l&#8217;hanno già capita da un pezzo anche quelli che proprio per questo votano Chiavaliere&amp;C, ma nella cabina elettorale la tradurranno finalmente in rifiuto politico. Tra i migliori di Berlusconi ci deve essere anche il suo medico personale, tale Alberto Zangrillo, visto che è stato promosso in silenzio a membro del Consiglio superiore della Sanità, dove ormai se la fanno da padroni i clericali dell&#8217;Università Cattolica o della milanese clinica privata, di don Verzè, S. Raffaele.<br />
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<br />
P. S. La retorica buonista a volte rende ridicoli. Bill Clinton è stato operato al cuore e il suo portavoce ci ha tenuto a rassicurare il mondo: &#8220;Sta bene, pensa ad Haiti ed è di buon umore&#8221;. Come si faccia ade essere di buon umore pensando ad Haiti massacrata dal terremoto lo sa solo il Padreterno. Beh, in fin dei conti lo sanno anche nel giro Bertolaso&amp;C e del loro protettore Santo Silvio non Vergine in tutti i sensi.<br />
</strong></p>
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