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	<title>ArruotaLibera &#187; storiografia sovietica</title>
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	<description>Critica delle verità ufficiali. Contro l&#039;ipocrisia e l&#039;uso di due pesi e due misure da parte del potere</description>
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		<title>LE ZONE D’OMBRA E LE ALTERNATIVE STORICHE (I)</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Nov 2008 23:52:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Galavotti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Zetesis]]></category>
		<category><![CDATA[storicismo]]></category>
		<category><![CDATA[storiografia russa]]></category>
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		<description><![CDATA[La storiografia marxista dell&#8217;attuale ex-Urss è stata alle prese, negli anni della perestrojka, con problemi legati all&#8217;autenticità dei fatti storici, alla loro completezza e verità, nonché alla revisione di talune interpretazioni schematiche e decisamente superate. Vi era stato un grande desiderio di conoscere tutto il proprio passato e soprattutto quelle &#8220;zone&#8221; tenute in ombra dallo [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La storiografia marxista dell&#8217;attuale ex-Urss è stata alle prese, negli anni   della perestrojka, con problemi legati all&#8217;autenticità dei fatti storici, alla   loro completezza e verità, nonché alla revisione di talune interpretazioni   schematiche e decisamente superate. Vi era stato un grande desiderio di conoscere   tutto il proprio passato e soprattutto quelle &#8220;zone&#8221; tenute in ombra   dallo stalinismo e dai governi della stagnazione. A ciò si collegava la discussione sul valore delle &#8220;alternative storiche&#8221;, cioè delle   diverse opzioni che si potevano seguire nel momento in cui andavano risolte   questioni d&#8217;importanza vitale.</p>
<p>Vi sono state alcune &#8220;rivelazioni&#8221; che hanno per così dire dato   il via a molti ripensamenti storiografici. Si pensi alla scoperta di un patto   segreto fra Urss e Germania che affiancava quello ufficiale di   Ribbentrop-Molotov, o alla responsabilità accertata di Stalin nell&#8217;esecuzione   degli ufficiali polacchi a Katyn, o anche al fatto che i sovietici morti nel   corso della II guerra mondiale sono stati non 20 ma 27 milioni.</p>
<p>Solo oggi si può tranquillamente ammettere che molti fatti storici erano   completamente o parzialmente ignorati non solo dai manuali scolastici, ma   anche dalle pubblicazioni scientifiche. Il che per molti decenni ha   contribuito a fare della storiografia un compito riservato a pochi specialisti   rigidamente allineati. Anche quando, p.es., si cominciò ad accennare alle   violazioni della legalità durante gli anni dello stalinismo, si continuò a   tacere sulle milioni di vittime innocenti, nonché sulle responsabilità dei   delatori, dei calunniatori e dei seguaci di Stalin, favorevoli allo sterminio   di massa.</p>
<p align="center">Il giudizio sulla II guerra mondiale</p>
<p>Molti storici sovietici, anche nel periodo della stagnazione, attribuivano   la scarsa preparazione dell&#8217;Urss, per una guerra contro la Germania nazista,   al fatto ch&#8217;essa non ebbe tempo sufficiente per riorganizzare e riarmare   l&#8217;Armata Rossa: il che spiegherebbe -a loro giudizio- le sue sconfitte durante   le prime tappe della guerra. Oggi invece gli storici sono del parere che l&#8217;Urss   avesse sin dall&#8217;inizio capacità adeguate a respingere l&#8217;aggressore, in quanto   i carri armati e i corpi corazzati non avevano nulla da invidiare a quelli   tedeschi. Furono anzi proprio i sovietici a saggiare per primi le   possibilità, teorico-pratiche, dei ponte-aerei, dei missili e dei razzi.</p>
<p>Il fatto è purtroppo che il genio di esperti militari come M. Tukhachevsky   e V. Triandafillov, o di esperti scienziati come S. Korolev e V. Glushko, non   venne capito, e sino al punto che essi stessi furono considerati dei   sabotatori e dei &#8220;nemici del popolo&#8221;. E così, in luogo della   produzione e dell&#8217;uso massiccio dei carri armati e dei corpi corazzati, si   preferì rilanciare i mezzi e i metodi con cui si era vinta la guerra civile.   I piani per creare le divisioni dei paracadutisti furono smantellati, e P.   Grokhovsky, uno dei loro principali ideatori, venne declassato a un compito   amministrativo. I progettisti dei razzi, Korolev e Glushko, furono spediti nei   campi di prigionia di Kolyma. Y. Alksnis e Y. Smushkevich, loro collaboratori   e specialisti teorico-pratici nell&#8217;uso degli aeroplani da guerra, caddero   sotto le repressioni staliniane. Molti generali dell&#8217;Armata Rossa e tantissimi   ufficiali di valore furono uccisi o finirono nei gulag.</p>
<p>Oggi ci si chiede quanti storici sovietici abbiano studiato a fondo gli   inizi della Grande Guerra Patriottica. Quando la Germania attaccò l&#8217;Urss, il   22 giugno 1941, ci fu un notevole ritardo nell&#8217;allertare le truppe sovietiche   nei distretti militari occidentali. Solo durante il primo giorno di guerra,   l&#8217;aviazione sovietica perse circa 1200 aerei: questo perché l&#8217;intelligence   del nemico aveva informazioni dettagliate sullo spiegamento delle forze   sovietiche e sulle linee di rifornimento e di comunicazione dislocate per   almeno 300 km.</p>
<p>Questi e molti altri errori di valutazione dello staff di Stalin   comportarono il tracollo quasi immediato del fronte occidentale. S&#8217;impedì   addirittura alle truppe di terra di attraversare i confini con la Germania e   alle forze aree di oltrepassare i limiti aldilà di 100-150 km.</p>
<p>Stalin decise di reagire soltanto quando il nemico era giunto nei territori   sud-occidentali. Nel settembre del &#8217;41, invece di acconsentire al ritiro delle   600.000 truppe sud-occidentali, al fine di preparare la difesa lungo il fiume   Psel, favorì il loro accerchiamento nella battaglia di Kiev. Nel maggio &#8217;42,   invece di ascoltare il generale A. Vasilevsky che gli aveva suggerito di   fermare l&#8217;offensiva su Kharkov, Stalin (e con lui Timoshenko) la pretese ad   ogni costo, determinando così l&#8217;accerchiamento delle truppe sovietiche nel   saliente di Barvenkovsky.</p>
<p>Milioni di soldati sovietici furono fatti prigionieri durante il primo   periodo della guerra. Milioni di loro morirono nei lager nazisti. E milioni di   soldati furono uccisi nei territori sovietici occupati. Ciononostante, nei   confronti di chi riusciva a sopravvivere e a tornare in patria, lo stalinismo   spesso riservò una particolare accoglienza: il sospetto di tradimento!</p>
<p align="center">Il giudizio sulla democrazia</p>
<p>Ovviamente qui sarebbe ingiusto attribuire al solo Stalin ciò di cui   furono responsabili anche gruppi sociali e leaders politici amanti dei metodi   dirigistico-amministrativi, senza considerare che in parte vanno   responsabilizzati anche tutti coloro che provavano indifferenza per la   gestione politica della vita sociale. Lo stesso culto della personalità non   può essere ritenuto come un prodotto esclusivo del carattere autoritario di   Stalin. Se così fosse, si dovrebbe anche ammettere che la società socialista   non può mai garantirsi contro l&#8217;apparizione di tale fenomeno, in quanto può   solo sperare che a un leader autoritario faccia seguito, casualmente, uno   democratico.</p>
<p>D&#8217;altra parte non ha neppure senso giustificare quel culto appellandosi a   fattori storico-oggettivi, come p.es. lo stato arretrato del paese, l&#8217;assenza   di esperienze democratiche, la necessità della centralizzazione, ecc. Se   così fosse il culto andrebbe visto come una necessità storica cui la   società di allora non poteva opporsi. Questi due punti di vista portano -come   si può notare- a uno stesso risultato: prevenire il culto o sopprimerlo, dopo   che si era formato, era allora impossibile.</p>
<p>Oggi finalmente si sono acquisiti dei criteri fondamentali grazie ai quali   si può scongiurare la riedizione (magari riveduta e corretta) di quel culto:   il principio della elettività, l&#8217;obbligo di rendere conto del proprio   operato, il controllo di tutto l&#8217;apparato gestionale, la rotazione delle   cariche, la trasparenza, la partecipazione collettiva all&#8217;elaborazione ed   applicazione delle leggi, ecc. Non esistono fattori oggettivi o soggettivi che   di per sé possano impedire il formarsi del culto della personalità: occorre   il contributo di entrambi.</p>
<p>Gli storici si stanno p.es. chiedendo se l&#8217;esigenza della centralizzazione,   manifestatasi subito dopo la rivoluzione d&#8217;Ottobre, doveva per forza di cose   realizzarsi sulla base del centralismo burocratico. Ora, il fatto stesso che   Lenin e altri bolscevichi avessero prospettato l&#8217;eventualità di   democratizzare tale centralizzazione, non sta forse ad indicare che né la   mancanza di esperienze democratiche, né il basso livello culturale del   popolo, avrebbero potuto impedirne la realizzazione? Disgraziatamente Lenin   morì troppo presto per continuare la lotta in questa direzione, e dopo la sua   morte nessun altro dirigente fu in grado di farlo in maniera convincente:   anche sui motivi di questa sconfitta della democrazia gli studi sono ancora   insufficienti per offrire risposte esaurienti.</p>
<p>Tuttavia, non ogni interpretazione sulle vicende del passato va rivista.   Alcuni storici non-marxisti hanno rispolverato la tesi secondo cui la riforma   agraria di Stolypin avrebbe potuto costituire un&#8217;alternativa alla rivoluzione   d&#8217;Ottobre, se la Ia guerra mondiale non l&#8217;avesse impedita. In realtà, quella   riforma, di tipo prussiano, era fallita ancor prima del 1914, proprio a motivo   del fatto che l&#8217;autocrazia non era riuscita a vincere né l&#8217;attaccamento dei   contadini alle tendenze egualitaristiche delle comuni, né il bisogno di   protezione sociale tipico di quest&#8217;ultime, nonostante il loro carattere   limitato. Anche da questo si comprende come la rivoluzione d&#8217;Ottobre non fu   una semplice alternativa al capitalismo, ma una necessità storica vera e   propria.</p>
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