<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>ArruotaLibera &#187; stanziale</title>
	<atom:link href="http://www.pinonicotri.it/tag/stanziale/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.pinonicotri.it</link>
	<description>Critica delle verità ufficiali. Contro l&#039;ipocrisia e l&#039;uso di due pesi e due misure da parte del potere</description>
	<lastBuildDate>Thu, 15 Oct 2026 20:45:45 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
		<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
		<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=4.0.38</generator>
	<item>
		<title>Elogio della precarietà</title>
		<link>http://www.pinonicotri.it/2011/06/elogio-della-precarieta/</link>
		<comments>http://www.pinonicotri.it/2011/06/elogio-della-precarieta/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 11 Jun 2011 15:31:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Galavotti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Politeia]]></category>
		<category><![CDATA[comunismo primitivo]]></category>
		<category><![CDATA[nomade]]></category>
		<category><![CDATA[precario]]></category>
		<category><![CDATA[stanziale]]></category>
		<category><![CDATA[urbanizzato]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.pinonicotri.it/?p=3211</guid>
		<description><![CDATA[La precarietà è il segreto della vita che voglia restare umana. Dire una cosa del genere quando la gran parte dei lavoratori vive nella precarietà e fa di tutto per uscirne, può apparire offensivo. In realtà oggi esiste, nell&#8217;ambito del lavoro, la precarietà delle mansioni o delle funzioni proprio perché alcuni han cercato di superarla [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La precarietà è il segreto della vita che voglia restare umana. Dire una  		cosa del genere quando la gran parte dei lavoratori vive nella  		precarietà e fa di tutto per uscirne, può apparire offensivo.</p>
<p>In realtà oggi esiste, nell&#8217;ambito del lavoro, la precarietà delle  		mansioni o delle funzioni proprio perché alcuni han cercato di superarla  		a spese altrui, sfruttando risorse umane e naturali che storicamente non  		gli appartenevano.</p>
<p>Molti sono precari perché pochi, coi loro atteggiamenti autoritari, son  		voluti diventare dei privilegiati e han voluto conservare a tutti i  		costi questa loro prerogativa. La precarietà è di molti perché qualcuno  		l&#8217;ha arbitrariamente rifiutata e si è servito della precarietà altrui  		per vivere una vita da privilegiato. Così gli uni non sono umani perché  		miseri, gli altri perché benestanti.</p>
<p>Un tempo non era così. La precarietà era di tutti, era quella che la  		natura imponeva a tutti, senza esclusione.</p>
<p>La natura non può rendere facile la vita, proprio perché sa che gli  		esseri viventi sono in evoluzione continua, devono crescere,  		svilupparsi. E sa anche che nella sicurezza, negli agi, nelle comodità  		uno smette di crescere, si atrofizza.</p>
<p>Oggi nella precarietà ci si odia, si avverte l&#8217;altro come un rivale, un  		nemico, un concorrente da eliminare. Un tempo, essendo la precarietà una  		comune condizione, ci si aiutava per meglio sopportarla. Non la si  		fuggiva, la si dava per scontata. Al massimo si cercava di attenuarne il  		peso nei limiti che la stessa natura imponeva.</p>
<p>La natura infatti da un lato offre le condizioni per vivere, dall&#8217;altro  		chiede uno sforzo collettivo per attingere alle sue risorse. E&#8217; lei che  		indica il livello delle comodità oltre il quale si rischia di perdere la  		nostra caratteristica umana.</p>
<p>La natura non è cosa che possa essere affrontata in maniera individuale.  		Chi ha voluto farlo, usando la forza, ha sconvolto dei meccanismi che  		per millenni avevano garantito a tutti la sopravvivenza.</p>
<p>Tuttavia, siccome l&#8217;esistenza della natura, con le sue leggi, è  		anteriore a quella dell&#8217;uomo, essa non può lasciarsi sconvolgere senza  		reagire. Di tanto in tanto ci fa ricordare, spesso dolorosamente, le sue  		prerogative e soprattutto il fatto che la sua esistenza non dipende da  		quella dell&#8217;uomo.</p>
<p>Quando la natura non ha sufficienti forze per resistere alle umane  		devastazioni, si trasforma in deserto, rendendo a tutti impossibile la  		vita. Per poter vivere nel deserto, che è la precarietà assoluta,  		bisogna essere uomini assolutamente speciali, quali non si potrebbero  		mai incontrare nelle grandi città, dove la ricerca delle comodità è  		l&#8217;obiettivo n. 1 per tutti.</p>
<p>E&#8217; stata infatti proprio l&#8217;idea di comodità che ha distrutto il  		comunismo primordiale. E&#8217; stata l&#8217;idea di surplus o di eccedenza che ha  		minato il principio della precarietà collettiva.</p>
<p>Alcuni han voluto far credere ai molti (usando miti e religioni) che si  		sarebbe potuto raggiungere il benessere accumulando riserve per i  		momenti più difficili. E&#8217; stato così che è nato il problema di come  		controllare queste riserve e di come ripartirle.</p>
<p>Si è voluto por fine alla precarietà aumentando i tempi del lavoro,  		obbligando la natura a uno stress produttivo, diversificando in modo  		arbitrario le funzioni, i ruoli all&#8217;interno del collettivo.</p>
<p>La precarietà ha cominciato a essere vista non come una condizione  		naturale dell&#8217;esistenza, ma come un limite da superare con tutti i mezzi  		e i modi, senza neppur distinguere tra lecito e illecito, se non con la  		retorica delle parole. Chi superava prima e meglio degli altri la  		precarietà, difendeva con maggior forza le comodità acquisite; anzi,  		quando vedeva che queste diminuivano o non rispondevano più alle  		aumentate esigenze di comodità, diventava sempre più bellicoso, non  		essendo più abituato a sopportare la precarietà.</p>
<p>Dopo aver creato discriminazioni sociali all&#8217;interno del loro  		collettivo, gli strati privilegiati, preoccupati di conservare le  		acquisite posizioni di rendita, sono andati a cercare al di fuori delle  		loro comunità le risorse da integrare alle proprie. Chi si sentiva  		minacciato nel proprio lusso, nel proprio sfarzo, ha esportato  		all&#8217;esterno il malessere che viveva all&#8217;interno.</p>
<p>Si sono cominciate a condizionare, a minacciare, a conquistare le  		comunità altrui. L&#8217;antagonismo è diventato progressivamente un male di  		vivere che si è diffuso sull&#8217;intero pianeta. A volte il nomadismo, cioè  		la precarietà come stile di vita, è riuscita a porre un argine alla  		stanzialità, che è la comodità per eccellenza, ma nel complesso bisogna  		dire che la stanzialità ha vinto, al punto che oggi, chiunque scelga di  		emigrare dal luogo in cui la vita gli sembra impossibile, lo fa per  		diventare stanziale.</p>
<p>Tutti vogliono vivere in maniera urbanizzata, senza rendersi conto che  		le città sono nate solo dopo aver sottomesso a sé tutto il mondo rurale.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.pinonicotri.it/2011/06/elogio-della-precarieta/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
