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	<title>ArruotaLibera &#187; roma</title>
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	<description>Critica delle verità ufficiali. Contro l&#039;ipocrisia e l&#039;uso di due pesi e due misure da parte del potere</description>
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		<title>A proposito di sbarco in Normandia e Seconda Guerra Mondiale: la raccapricciante ferocia di vincitori, vinti e sopravvissuti</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Jun 2014 11:12:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pino Nicotri]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[http://www.europaorientale.net/sir_liberatori.htm Ovvero, &#8220;chi è senza peccato scagli la prima pietra&#8221;. Che anche in questo caso nessuno potrebbe scagliare. Interessante il passo dove si ipotizza che i bombardamenti incendiari terroristici sulle città tedesche erano un monito di Churchill all&#8217;Unione Sovietica. Che da quel tipo di bombardamenti avrebbe subìto danni ancora più atroci a causa dell&#8217;infinità di [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.europaorientale.net/sir_liberatori.htm">http://www.europaorientale.net/sir_liberatori.htm</a> Ovvero, &#8220;chi è senza peccato scagli la prima pietra&#8221;. Che anche in questo caso nessuno potrebbe scagliare.</p>
<p>Interessante il passo dove si ipotizza che i bombardamenti incendiari terroristici sulle città tedesche erano un monito di Churchill all&#8217;Unione Sovietica. Che da quel tipo di bombardamenti avrebbe subìto danni ancora più atroci a causa dell&#8217;infinità di case in legno, come in effetti è capitato al Giappone prima dell&#8217;Olocausto Nucleare di Hiroshima e Nagasaki.</p>
<p>Dall&#8217;analisi dei fatti appare chiaro che gli inglesi se avessero avuto le atomiche le avrebbero sicuramente sganciate sulla Germania, oltre che sulla Russia in caso di immediata prosecuzione della guerra contro l&#8217;Unione Sovietica. Idem per quanto riguarda gli Usa nei confronti della stessa Russia se la guerra fosse proseguita contro quella che al momento era un&#8217;alleata contro l&#8217;asse Roma-Berlino-Tokio.</p>
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		<title>La pericolosa follia religioso-nazionalista di Netanyahu</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Aug 2012 09:36:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pino Nicotri]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="-webkit-tap-highlight-color: rgba(26, 26, 26, 0.296875); -webkit-composition-fill-color: rgba(175, 192, 227, 0.230469); -webkit-composition-frame-color: rgba(77, 128, 180, 0.230469);">Desidero ricordare che più volte ho scritto che l&#8217;attuale capo del governo israeliano durante gli anni trascorsi negli Usa è stato tra i principali artefici della trasformazione dello scontro Est-Ovest nello scontro Nord-Sud del mondo, o meglio dello scontro Occidente-Oriente islamico. In questo modo le industrie militari e i fanatismi potevano continuare a prosperare nonostante la fine della guerra fredda una volta dissolta l&#8217;Unione Sovietica e il movimento comunista internazionale. Ho anche spiegato che &#8220;Bibi&#8221; odia a morte gli arabi e gli islamici perché suo fratello Yonatan  è rimasto ucciso nel raid a Entebbe, quando truppe scelte israeliane attaccarono nell&#8217;aeroporto di Entebbe i dirottatori di un aereo di linea israeliano. Proprio a suo fratello Yonatan è dedicata la fondazione, che ne porta il nome, utilizzata negli Usa per riciclare la guerra fredda nelle attuali guerre &#8220;preventive&#8221;, &#8220;umanitarie&#8221;, &#8220;asimmetriche&#8221; ed &#8221; esportatrici di democrazia&#8221;. </span></p>
<p><span style="-webkit-tap-highlight-color: rgba(26, 26, 26, 0.296875); -webkit-composition-fill-color: rgba(175, 192, 227, 0.230469); -webkit-composition-frame-color: rgba(77, 128, 180, 0.230469);">Vediamo come stanno ora le cose e come si muove Netanyahu secondo uno degli intellettuali e scrittori israeliani ed ebrei di maggiore successo.</span></p>
<p>&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.</p>
<p><span style="-webkit-tap-highlight-color: rgba(26, 26, 26, 0.292969); -webkit-composition-fill-color: rgba(175, 192, 227, 0.230469); -webkit-composition-frame-color: rgba(77, 128, 180, 0.230469);">L’Iran, re Bibi e il “popolo eterno” di Israele</span></p>
<div>di David Grossman</div>
<div><span style="-webkit-tap-highlight-color: rgba(26, 26, 26, 0.292969); -webkit-composition-fill-color: rgba(130, 98, 83, 0.0898438);">ECCO un possibile scenario:</span></div>
<div>Israele attaccherà l’Iran contrariamente alla ferma presa di posizione del presidente Obama che quasi supplica di lasciare questa incombenza agli Stati Uniti d’America. E questo perché? Perché Benjamin Netanyahu ha una linea di pensiero e una visione storica secondo le quali — riassumendo a brevi linee — Israele è il “popolo eterno” mentre gli Stati Uniti, con tutto il rispetto, sono una specie di Assiria o di Babilonia, di Grecia o di Roma dei giorni nostri. Vale a dire: noi siamo per sempre, destinati a rimanere, mentre loro, nonostante tutto il potere che possiedono, sono momentanei, transitori, motivati da considerazioni politiche ed economiche limitate ed immediate, preoccupati delle ripercussioni che un eventuale attacco potrebbe avere sul prezzo del petrolio e sui risultati elettorali. Noi invece sussistiamo nella sfera dell’“Israele eterno” e portiamo in noi una memoria storica in cui balenano miracoli e imprese di salvezza che vanno oltre la logica e i limiti della realtà. Il loro presidente è “un’anima candida” che crede che i nemici ragionino in maniera razionale come lui mentre noi, già da quattromila anni, ci troviamo ad affrontare le forze più cruente e gli istinti umani più incontrollabili e oscuri della storia e sappiamo bene come comportarci per sopravvivere in queste zone d’ombra. <span id="more-3690"></span>C’è chi si sentirebbe in ansia dinanzi a una simile descrizione ma non è da escludere che il primo ministro la ritenga appropriata e persino elogiativa nei suoi confronti. Il capo del governo gode, come si sa, del supporto di un’ampia coalizione e non deve fare i conti con una forte opposizione. In un certo senso agisce come un leader unico – “re Bibi”, l’ha definito la rivista Time– e ciò significa che nel momento in cui Netanyahu dovrà prendere una decisione cruciale, il futuro e il destino della popolazione israeliana dipenderanno più che altro dalla sua visione del mondo estremista, inflessibile e radicata.</div>
<div>In altre parole molti cittadini israeliani appartenenti all’intero arco politico che non vogliono che Israele attacchi l’Iran – e anche una parte dei capi dei vari settori della sicurezza che si oppongono a una simile iniziativa – sono oggi prigionieri, in maniera inequivocabile, delle ermetiche convinzioni del primo ministro. Netanyahu ha fedeli partner di governo che condividono con lui opinioni e scelte. Il vantaggio di questi partner rispetto ai cittadini che si affidano alle loro decisioni sta nel fatto che, all’apparenza, costoro “conoscono tutti i fatti e le valutazioni”. È vero che così funziona un governo democratico ma i cittadini di Israele hanno ormai imparato sulla propria pelle che i loro leader non sono immuni da gravi errori e, come ciascuno di noi (e forse anche un po’ di più), sono inclini a fallimenti o a essere trascinati dall’euforia del potere.</div>
<div>Trattandosi quindi di una questione tanto vitale abbiamo il diritto e il dovere di fare ripetute domande, o almeno di esigere che chi prende le decisioni ponga a se stesso delle domande e risponda onestamente: quelli che dovrebbero sapere, sanno davvero? E sarebbero in grado (sempre che qualcuno lo sia) di conoscere e fornire “tutti i fatti e le valutazioni” coinvolti in una tale azione? Sono persuasi al di là di ogni dubbio di non esagerare nel considerare la capacità dell’esercito israeliano di risolvere definitivamente il problema nucleare iraniano? Non sottovalutano forse la forza degli iraniani?</div>
<div>Sono completamente sicuri che se Israele bombarderà l’Iran gli iraniani non abbiano a disposizione un’atomica? E se ce l’hanno, che non la useranno contro Israele?</div>
<div>In altre parole la “conoscenza” dei nostri leader si basa solo ed esclusivamente sui fatti oppure è distorta e influenzata da ansie, desideri ed echi di traumi del passato che nessuno è esperto nell’ingigantire quanto il capo del governo? E, la cosa più importante: i nostri leader capiscono che la decisione di attaccare una potenza come l’Iran (peraltro contrariamente all’opinione degli Stati Uniti) potrebbe rivelarsi il più grosso errore mai commesso da un governo israeliano?</div>
<div>Chi è a favore di un intervento contro l’Iran si muove lungo un asse i cui estremi sono “o la bomba atomica iraniana o il bombardamento dell’Iran” e dal <span style="-webkit-composition-fill-color: rgba(130, 98, 83, 0.0898438); -webkit-tap-highlight-color: rgba(26, 26, 26, 0.292969);">quale pende un’insegna: “Per sempre divorerà la spada” (II Samuele, 2, 26). I</span></div>
<div>leader israeliani sono talmente prigionieri di questo ragionamento automatico che sembra che, dinanzi a qualunque dilemma o a qualunque decisione relativa alla sicurezza, un verdetto celeste o una legge di natura condanni quasi sempre Israele a muoversi solo ed esclusivamente tra “o la bomba o il bombardamento”. Ad aggredire o a essere aggredito. Certo, un Iran dotato di armi nucleari rappresenta un pericolo reale, non è una paranoia del governo israeliano. Ma nella situazione attuale esistono altre direzioni di movimento, altre possibilità di azione – o di inazione.</div>
<div>E naturalmente esiste l’inequivocabile promessa americana che l’Iran non avrà armi nucleari. Ma Israele sembra già essere al culmine di un processo in cui agiscono forze ben note e più potenti di lui, quasi primordiali, alimentate dalla percezione storica ricordata in precedenza che fa sì che di solito i timori si realizzino e che calamita verso situazioni di minaccia esistenziale.</div>
<div>Quindi, con maggiore enfasi, si pone la domanda: perché ministri e alti dirigenti di tutti i settori della sicurezza – quelli ancora in carica, non solo quelli del passato – non si alzano a dire la loro?</div>
<div>Quelli che in conversazioni private si oppongono all’iniziativa di un attacco, che ritengono che un’aggressione israeliana prorogherebbe soltanto di poco la nuclearizzazione dell’Iran e temono le conseguenze a lungo termine di un’aggressione simile per Israele, per la sua stessa esistenza. Perché non si alzano adesso, quando ancora è possibile, per dichiarare: noi non collaboreremo con questo delirio megalomane, con questa disastrosa concezione messianica?</div>
<div>La fedeltà al “sistema” è forse più importante della fedeltà a ciò a cui hanno dedicato la vita: la sicurezza e il futuro di Israele? Un’iniziativa di questo tipo sarebbe il gesto più significativo che potrebbero fare oggi per Israele, per la sua sicurezza e il suo futuro.</div>
<div>Anche noi cittadini, improvvisamente silenziosi dinanzi alle ombre che si addensano su di noi, raggelati, rassegnati a priori, con gli occhi chiusi dinanzi a ciò che appare di giorno in giorno più minaccioso e frastornante nella sua rapidità, come potremo poi affrontare noi stessi e i nostri figli quando ci domanderanno perché abbiamo taciuto? Perché non siamo usciti a frotte a manifestare nelle strade contro la possibilità di un’altra guerra scatenata da noi? Perché non abbiamo eretto nemmeno una tenda di protesta, simbolica, davanti alla residenza del primo ministro per mettere in guardia dalla catastrofe che ci sta franando addosso?</div>
<div>Dopo tutto, parafrasando un verso del poeta Haim Nachman Bialik scritto in un contesto completamente diverso, saremo noi “con la nostra linfa e il nostro sangue a pagare l’incendio”.</div>
<div>Traduzione per La Repubblica di Alessandra Shomroni</div>
<div>Pubblicato da Zdenek</div>
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		<title>Umberto Bossi, il padano Arcitaliano</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Aug 2011 21:39:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pino Nicotri]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Sì, no, forse, vedremo, sì, no, forse, vedremo&#8230;.&#8221;. Ormai a Bossi chi lo capisce è bravo. E che saltabecchi abbaiando un po&#8217;, scodinzolando molto al guinzaglio di Silvio Berlusconi come una donnetta da bunga bunga pagata più delle altre, cominciano ad accorgersene perfino i leghisti, tanto che stando a un recente sondaggio la quasi totalità [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>&#8220;Sì, no, forse, vedremo, sì, no, forse, vedremo&#8230;.&#8221;. Ormai a Bossi chi lo capisce è bravo. E che saltabecchi abbaiando un po&#8217;, scodinzolando molto al guinzaglio di Silvio Berlusconi come una donnetta da bunga bunga pagata più delle altre, cominciano ad accorgersene perfino i leghisti, tanto che stando a un recente sondaggio la quasi totalità dei &#8220;padani&#8221;, per l&#8217;esattezza il 95%, non lo vuole più come leader. Un &#8220;fora dei ball!&#8221; in percentuale bulgara, che però a dire il vero non sorprende troppo. E il partito gli sta sfuggendo di mano, se non gli è già sfuggito in quella di Roberto Maroni, bravo ministro dell&#8217;Interno così come a suo tempo è stato un buon ministro del Lavoro. Cosa ha provocato l&#8217;improvvisa perdita di peso e autorità di Umberto Bossi? L&#8217;età? In definitiva ha &#8220;solo&#8221; 70 anni, cioè quasi cinque meno di Silvio Berlusconi, che è primo ministro e campione di bunga bunga. La salute non più ottima dopo il famoso ictus? La salute non è ottima, ma non ci sono peggioramenti ulteriori. La recente operazione alla cataratta? Ma si tratta di una operazione ormai quasi di routine, priva di conseguenze di peso. E allora? Di che si tratta?<span id="more-3270"></span><br />
Il problema è che, da sempre, più che &#8220;padano&#8221; Umberto Bossi pare proprio un italiano. Anzi, un Arcitaliano, e con la A maiuscola. Nel senso che lui è un concentrato dei vizi tipici che di norma si attribuiscono agli italiani e che hanno spinto per esempio Giuliano Ferrara a chiamare auto ironicamente proprio L&#8217;Arcitaliano la sua rubrica sul settimanale Panorama. E&#8217; infatti da arcitaliano pretendere di considerare un possedimento personale il proprio partito, una &#8220;cosa nostra&#8221;, un feudo personale da gestire a bacchetta più di quanto Silvio Berlusconi faccia con quello di cui è padrone lui, vale a dire con il Partito delle Libertà (PDL). L&#8217;ultima impresa in ordine di tempo è stata l&#8217;imposizione dell&#8217;onorevole Reguzzoni come capo gruppo alla Camera, minacciando di sfracelli perfino Roberto Maroni che preferiva invece un altro. Tempo fa Bossi ha di fatto addirittura scelto uno dei propri figli, Renzo, come delfino al comando della Lega. E conta poco che quando gli è stata posta direttamente la domanda se Renzo, arrivato molto faticosamente alla maturità liceale in una scuola privata, fosse davvero il suo delfino, cioè l&#8217;erede politico designato, papà Umberto ha risposto &#8220;più che un delfino, un trota&#8221;. Sarà anche un trota, il giovin figliuolo Renzo, sta di fatto però che non è normale portarsi appresso un trota appena ventenne a tutte le riunioni con il capo del governo, come avviene regolarmente quando il padre (ex) padrone della Lega viene convocato dal caro Silvio in villa ad Arcore o a palazzo a Roma.</strong></span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Chiaro come il sole che a queste riunione politiche, a volte addirittura &#8220;strategiche&#8221;, un ventenne nullafacente come Renzo &#8211; fatto eleggere da papà nel consiglio regionale della Lombardia &#8211; ci va più in veste di delfino, sia pure non dichiarato, che di trota, sia pure dichiarata. Si vede che come spesso accade all&#8217;ultimo nato Renzo è il preferito dei quattro figli del senatùr. Gli altri tre sono Riccardo, Eridanio, Roberto Libertà.<br />
Ma fosse pure vero che il buon Renzo non è l&#8217;erede designato, resta il fatto incontrovertibile che papà Umberto più di una volta nei suoi comizi al popolo leghista ha gridato che &#8220;la lotta per la libertà della Padania continuerà, dopo di me ci sono i miei figli&#8221;. Investitura non solo per Renzo, dunque, ma anche per il resto della prole, nel più classico e italianissimo &#8220;tengo famiglia&#8221;. E il &#8220;tengo famiglia&#8221; di Bossi non è affare da poco. Sua moglie Manuela Marrone nel 1998, fiutato il vento, ha pensato bene di fondare in cooperativa a Varese la scuola privata Bosina, conosciuta anche come la Libera Scuola dei Popoli Padani, che &#8211; come si legge nel suo sito &#8211; è una scuola materna, elementare e secondaria improntata alla scoperta della cultura locale, alle radici e al territorio attraverso “narrazioni popolari, leggende, fiabe e filastrocche strettamente legate alle tradizioni locali&#8221;. </strong></span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Tra una fiaba e l&#8217;altra la scuola della signora Marrone in Bossi, in pensione da quando aveva appena 39 anni, vale a dire dal 1992, ha intascato dallo Stato italiano 800mila euro per spese di «ampliamento e ristrutturazione» della Scuola (privata) Bosina di Varese, il cui presidente è Dario Galli, presidente della Provincia di Varese con un posto anche nel consiglio di amministrazione di Finmeccanica. Nota bene: la Bosina non ha beneficiato di fondi comunali o regionali, bensì direttamente di fondi statali, cioè dell&#8217;odiato Stato italiano, fondi decisi con un provvedimento del governo, del quale fa parte Bossi, marito della comproprietaria. Si tratta della cosiddetta “legge mancia”, che distribuisce quattrini a pioggia senza troppa trasparenza.</strong></span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong><br />
Le attitudini familistiche arcitaliane di Umberto Bossi hanno cominciato a venire alla luce nel 2004 con le assunzioni al Parlamento europeo sia del suo primogenito, Riccardo, allora 24enne figlio della prima moglie Gigliola Guidali, che del proprio fratello Franco: il primo come assistente portaborse dell&#8217;eurodeputato Matteo Salvini e il secondo, diploma di terza media, con la stessa qualifica per l’europarlamentare Francesco Speroni. Da notare che per i portaborse ogni deputato europeo riceveva 12.750 euro al mese.</strong></span></p>
<p><strong>In quanto a linea politica, quella del senatùr ha sempre oscillato tra il voltagabbanismo, il trasformismo e una allegra confusione. Per quanto riguarda il voltagabbansimo, basti pensare a come è passato dal flirt con Massimo D&#8217;Alema a quello con Berlusconi e viceversa, dal definire quest&#8217;ultimo &#8220;il mafioso Berluskaz&#8221; a diventarne il più importante alleato di governo, che ha puntellato in tutte le occasioni, anche le più scivolose pur faccendo finta di abbaiare per mordere. C&#8217;è chi dice che Bossi somiglia molto a una amante da quattro milioni di euro di &#8220;regalino&#8221; l&#8217;anno, solo che anziché nel residence delle Olgettine a Milano 2 è stato sistemato a palazzo Chigi a Roma.</strong></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Poi c&#8217;è il passaggio dalle accuse contro la Chiesa e i suoi &#8220;vescovoni&#8221; al diventarne un alfiere baldanzoso, &#8220;diga contro l&#8217;invasione islamic&#8221;, al punto che la Lega intende chiedere l&#8217;esposizione del crocifisso nelle aule dei consigli e delle giunte regionali e nelle aule dello stesso parlamento a Roma. Riguardo il trasformismo, basta ricordare che all&#8217;epoca di Mani Pulite il senatùr era il fan più scatenato dell&#8217;allora pubblico ministero Antonio Di Pietro e della sua distribuzione di manette a pioggia. Quando arrestarono Enzo Carra, all&#8217;epoca portavoce del segretario della Democrazia Cristiana Arnaldo Forlani, e venne trascinato in tribunale con la catena degli schiavettoni che gli serravano i polsi, Bossi e un codazzo di leghisti urlanti corsero a palazzo di Giustizia per abbracciare Di Pietro e gridargli in coro &#8220;Bravo! Avanti così!&#8221;. Quando nei giorni scorsi c&#8217;era da decidere il sì o il no all&#8217;arresto del deputato Alfonso Papa, il senatùr ha traccheggiato oscillando paurosamente a lungo tra il &#8220;Deve andare in galera!&#8221; e il suo contrario, fino a cozzare contro i defelissimi di Maroni decisi almeno su Papa a non fare sconti a nessuno.</strong></span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Riguardo l&#8217;allegra confusione, basti pensare che la linea politica di Bossi è passata dal: 1) voler dividere l&#8217;Italia &#8220;in tre macroregioni, Padania, Etruria e Meridione&#8221;, secondo la visione del professor Gianfranco Miglio, al &#8220;modello catalano&#8221;, senza peraltro mai precisarlo, per imitare le autonomie della Catalogna nel contesto della Spagna; 2) promettere &#8220;faremo come Braveheart&#8221;, il campione del nazionalismo scozzese reso famoso negli anni &#8217;90 da un filmone, per puntare sulla &#8220;devolution&#8221; della Padania così come la Scozia nel 1997 s&#8217;era guadagnata la sua, al minacciare più volte la secessione evocando &#8220;i milioni di fucili già pronti. Il tutto per infine aggrapparsi a un federalismo regionalista che, diventato legge, nessuno sa quali costi e quali conseguenze potrà avere.</strong></span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong><br />
Insomma, se Giuliano Ferrara &#8211; passato dal partito comunista a quello socialista per finire ministro, &#8220;consigliori&#8221; e cantore laudatore di Berlusconi &#8211;  si è guadagnato il titolo di campione dei voltagabbana e si è autodefinito più o meno ironicamente L&#8217;Arcitaliano, Umberto Bossi non è certo da meno. Oltretutto, a differenza di un Ferrara, il senatùr ama ancora esibirsi in pubblico in &#8220;canotta&#8221;, fare gestacci come quello del dito medio, delle corna e del &#8220;tiè!&#8221; del gesto dell&#8217;ombrello, ha un linguaggio sessista e scurrile a volte più volgare che popolare o popolano e si vanta di avere un debole per le bellone, e ci ha sempre tenuto a specificare che a lui &#8220;piacciono malmostose&#8221;. Una delle quali, Luisa Corna, è indicata come la malmostosa con la quale stava amabilmente conversando quando gli è arrivato l&#8217;ictus. Ovvio che prima o poi perfino i leghisti, che tra i loro dirigenti hanno non pochi onesti e capaci, se ne sarebbero non solo accorti, ma anche stufati che il loro campione padano fosse in realtà un Arcitaliano anche se amava ripetere che col tricolore si sarebbe pulito il sedere.</strong></span></p>
<p><strong>A dire il vero, per capire l&#8217;arcitalianità del senatùr basterebbe vederlo seduto ai tavolini della famosa gelateria Giolitti, al numero civico 40 di via Uffici del Vicario,  vicino piazza Monte Citorio, cioè nei pressi della camera dei deputati, quando si gode con tutta calma un bel gelatone e il traffico della non larga strada del centro romano resta strozzato dalla sua auto blu e annessa scorta. Mister &#8220;la Lega ce l&#8217;ha duro&#8221; &#8211; un ossimoro, essendo la parola Lega di genere femminile! &#8211; va matto in particolare per la coppa Olimpica, che inventata in occasione dei Giochi del 1960 ha una forma che vuole ricordare una fiamma olimpica) e per la torta Giolitti, un semifreddo al torrone  ricoperto di cioccolato. Ma col caldo estivo si concede volentieri anche un Brivido, composto da granita al caffè, granella di amaretto, liquore e panna. Quello fattogli arrivare in piena estate da Maroni e dalla base leghista è però un brivido di tutt&#8217;altro genere.</strong></p>
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		<title>Berlusconi e Travaglio uniti: contro i palestinesi. Papino il Breve seppellisce Obama del Cairo e medita di comprarsi l&#8217;Eni spendendo però il meno possibile. Ecco perché gli serve danneggiarla con il demenziale ordine di abbandonare l&#8217;Iran, il nostro maggiore fornitore di petrolio: per far calare il prezzo dell&#8217;oro nero in Borsa. E se in Italia ci scappasse l&#8217;attentato sarebbe l&#8217;occasione buona per passare dalle leggi ad personam alle leggi speciali. E&#8217; il Partito dell&#8217;Amore, bellezza!</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Feb 2010 23:12:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pino Nicotri]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>In Israele il nostro capo del governo Silvio Berlusconi ha dato il meglio di sé, cioè a dire il peggio in assoluto. Sulla spinta verso il cielo dei suoi fenomenali tacchi non ha saputo resistere alla tentazione di sentirsi più vicino al Dio della bibbia aggiungendo di getto al testo del discorso scritto l&#8217;infelice e indecente frase &#8220;La reazione di Israele a Gaza è stata giusta&#8221;. Oltre che l&#8217;ONU, una bella fetta della stessa popolazione israeliana, compreso un bel gruppo di militari che a Gaza c&#8217;erano, tutti sanno che la reazione contro Gaza non è stata affatto &#8220;giusta&#8221;. Ho dimostrato in una precedente puntata del blog che massacrare in due settimane 1.400 persone su un totale di 1.400.000 abitanti equivale a massacrare l&#8217;1 per mille dell&#8217;intera popolazione. In appena due settimane! E ho dimostrato che neppure l&#8217;intera campagna angloamericana di bombardamenti incendiari sulle città tedesche è arrivata a tanto, e in un periodo 50 volte più lungo. Con la sua bella improvvisata il Chiavalier Papino il Breve ha sotterrato Obama e il suo discorso de Il Cairo, peraltro cadavere già sotterrato da Netanyahu. Diciamo che Berlusconi ne ha sigillato la tomba.<br />
Non vorrei essere nei panni di Marco Travaglio, o del Paolo Guzzanti riciclato nè di altri maestrini &#8220;di sinistra&#8221;, antiberlusconisti a tutto volume, ma per quanto riguarda Gaza berlusconissimi e filo mattanza anche loro. Travaglio col suo solito tono professorin-ieratico ha subito messo in chiaro nel suo blog, non appena i carri armati e i bombardamenti si sono messi in moto, che quella di Israele non era una guerra offensiva, ma una giusta operazione difensiva. Capisco che oggi è ormai impossibile non dico fare carriera ma anche solo non essere soffocati se non ci si inchina verso chi ha in mano gli assi, però certi eccessi andrebbero evitati. Guzzanti nel suo blog modestamente intitolato &#8220;Rivoluzione italiana&#8221; ha addirittura augurato a Israele  &#8220;buona guerra&#8221; contro Gaza, festeggiandola o supportandola con pacifiste del calibro di Fiamma Nierenstein, la vera vincitrice di questa fase politica.</strong><span id="more-1833"></span><strong>Chi come noi crede nel diritto all&#8217;esistenza anche di Israele sa bene che le frasi da irresponsabile come quelle di Berlusconi, ripetizione imparaticcia di quanto incautamente risposto da Netanyahu a un giornalista nel corso della sua visita a Roma, legittimano di fatto anche la violenza di Hamas e affini. E infatti: se è giusto che Israele reagisca in quel modo per pochi morti in vari anni è simmetricamente ovvio che i suoi avversari o nemici ritengano altrettanto giusto reagire come reagiscono a causa dei molti più morti, espropri, demolizioni di case e sradicamento di ulivi e aranceti subiti in 60 anni. E&#8217; bene ricordare che mancano all&#8217;appello oltre 400 villaggi palestinesi, e che le stesse cittadine prese di mira dai missili artigianali di Hamas, Sderot e Askelon, prima che ne venisse cacciata la popolazione erano cittadine palestinesi e avevano nomi palestinesi.<br />
In altre parole, chi declama le corbellerie berluscon-netanyahuine vuole solo soffiare sul fuoco. Per alimentare ancora l&#8217;incendio che consuma quella parte del mondo e portare le fiamme di nuovo anche in Iran, mentendo ancora una volta con le balle &#8220;atomiche&#8221; come già fatto contro l&#8217;Iraq. Dico portare le fiamme &#8220;di nuovo&#8221; perché da Cesare e Crasso e altri ancora dell&#8217;antichità romana fino ai vari Napoleone e Lawrence di Arabia, è l&#8217;Europa che ha invaso il Vicino e il Medio Oriente. Il primo pezzo di seta che i romani hanno visto lo ha portato Giulio Cesare dopo una campagna militare in Anatolia oppure, più probabilmente, dai reduci della battaglia di Carre, in Mesopotamia occidentale, dopo la sonora sconfitta e l&#8217;uccisione di Crasso. Se una volta c&#8217;era da mettere le mani sulla Via delle Spezie e sulla Via della Seta, sulla Via dell&#8217;Incenso e sul Periplo del Mare Etiope, cioè sulle rotte commerciali del Mare Arabo e del Mare Indiano che alimentavano Roma prima e l&#8217;Europa dopo di ogni ben di Dio, dai sapori ai saperi fino all&#8217;oro, oggi c&#8217;è da mettere le mani sull&#8217;oro nero… Nulla di nuovo sotto il sole: business as usual… Si insiste a darci a bere che l&#8217;Iran vuole l&#8217;atomica o comunque lanciare missili su Israele. Non credo che il governo iraniano, pur composto da preti e pertanto capace del peggio, non sappia che non farebbe neppure in tempo a mettere un missile in linea di lancio per ritrovarsi senza non solo quel missile. Peggio ancora se riuscisse a lanciarlo: ne seguirebbero una terribile rappresaglia e l&#8217;invasione militare. Il governo di preti dell&#8217;Iran vuole forse giocare la carta della tensione internazionale per meglio rafforzarsi all&#8217;interno puntando sul nazionalismo, esattamente come hanno sempre fatto gli Stati Europei e a quanto pare vuole fare l&#8217;Italia berluscona di Papino il Breve. Ma che voglia anche farsi invadere equivale a pensare che il pretume al governo sia composto da aspiranti suicidi: se l&#8217;Iran fosse invaso il suo governo verrebbe travolto, perché questa volta non verrebbe più invaso solo dall&#8217;Iraq armato alla carlona e quindi costretto a una guerra di posizione capace di produrre solo morti.</strong></p>
<p><strong>La trovata &#8220;buonista&#8221; anzi &#8220;buonistissima&#8221; di fare entrare Israele nella Comunità Europea ha il pregio di dar ragione al mondo arabo e islamico che ci accusa di usare Israele come testa di ponte di una nuova versione del nostro plurisecolare vizio del colonialismo. E&#8217; ovvio che s&#8217;è l&#8217;Europa si allarga fino a territori che non sono europei si legittima chi parla di nuovo colonialismo. Scusate, ma in quale altro modo potremmo definire questo allargamento su terre altrui? Che diremmo se l&#8217;Unione Araba o l&#8217;Unione Africana o l&#8217;Unione Asiatica decidessero di fare entrare nel loro seno, che so, l&#8217;Austria o la Svizzera? Oppure: che diremmo se l&#8217;Onu assegnasse loro S. Marino o Montecarlo e loro ci ficcassero qualche centinaia di testate atomiche? Dubito che lo stesso Bossi si limitarebbe a farsi i gargarismi o una bevutina con acqua del dio Po.<br />
Strana idea anche quella che a una democrazia, quale è il sistema politico israeliano, debba essere concesso di tutto, carneficine come quella di Gaza comprese. Erano democrazie anche la Francia e l&#8217;Inghilterra, il che però non ha impedito loro di fare le cose orribili che hanno fatto nei loro imperi coloniali in tutto il mondo. Abbiamo sempre qualcosa da esportare a fil di spada e a cannonate in terre altrui, dalla &#8220;civiltà&#8221;, di Roma ovviamente, alla &#8220;vera religione&#8221;, dalla &#8220;moralità&#8221;, perché gli africani e gli indios osavano andare in giro nudi a casa loro, al &#8220;liberalismo economico&#8221; e a &#8220;un altro Dio e un altro Re!&#8221;, come cantava la canzone fascista &#8220;Faccetta nera&#8221;. Ora esportiamo la &#8220;democrazia&#8221;. Tutte esportazioni che sono sempre e solo scuse per importare a costo minimo materie prime e merci varie altrui. Cioè per sfruttare popoli e territori altrui. Dimenticando che la nostra &#8220;civiltà superiore&#8221; e democratica è l&#8217;unica al mondo che ha avuto per ben due volte, con Roma prima e con l&#8217;Euroamerica dopo, l&#8217;intero sistema produttivo e l&#8217;intero assetto sociale basato sullo schiavismo! Se anziché la nostra tratta dei neri a spese dell&#8217;Africa, con annesse devastazioni, ci fosse stata per quasi tre secoli una altrui tratta dei bianchi a spese nostre, oggi il Terzo Mondo sarebbe l&#8217;Europa. Di &#8220;superiore&#8221; abbiamo solo la capacità di uccidere gli &#8220;altri&#8221; in quantità industriale. Come del resto ben sanno gli ebrei europei.</strong></p>
<p><strong>Oggi ci si riempie la bocca con le facili ciance delle radici &#8220;cristiane&#8221; abbellite buonisticamente con la dizione &#8220;giudaico cristiane&#8221;. A parte il fatto che più che di radici sarebbe più realistico e aderente al vero parlare di provenienze, visto anche che da Virgilio in poi ci vantiamo che i romani sono arrivati da Troia, cioè dalla Turchia, il problema è che il termine &#8220;giudaico&#8221; per le asserite radici è corretto NON per motivi religiosi, come vuole farci intendere il Vaticano e i suoi baciapantofola, ma tutt&#8217;altro motivo. Vale a dire, solo perché gli ebrei hanno contribuito all&#8217;identità e alla cultura europea post medioevale elaborando in Spagna assieme agli arabi musulmani per ben 800 anni tutto ciò che poi a noi è servito per innescare il Rinascimento. Perfino Dante e S. Francesco, oltre che Leonardo da Vinci e S. Tommaso e Galilei, senza quel pensiero e quegli apporti ebraico-musulmani o musulmano-ebraici  non esisterebbero. Altro che le balle papaline diventante ora anche berluscone e legaiole. Se proprio vogliamo parlare di radici europee, dobbiamo allora parlare di radici &#8220;giudaico-musulmane-cristiane&#8221;. A meno che si voglia ridurre l&#8217;Europa alla creatura fatta nascere dal papato per il proprio interesse materiale quando chiamò i germani di stirpe franca guidati da Pipino il Breve e poi da suo figlio Carlo Magno, veri e propri talebani dell&#8217;epoca che hanno cristianizzato l&#8217;Europa col ferro e col fuoco, a invadere il Belpaese per sconfiggere i longobardi e impedire così l&#8217;unità d&#8217;Italia che questi stavano già realizzando con mille anni di anticipo sui Savoia.  Prima o poi mi soffermerò sulle interessanti analogie tra la &#8220;discesa in campo&#8221; del Vaticano, cioè del governo della Chiesa, e la &#8220;discesa in campo&#8221; di Papino il Breve, al secolo Berluscon de&#8217; Berlusconi: ognuno dei due ha agito solo ed esclusivamente per difendere la propria pagnotta. O meglio, la propria &#8220;roba&#8221;: parola che non a caso è parente del verbo rubare, inteso come bottino di guerra. Il Vaticano e Berlusconi sono &#8220;scesi in campo&#8221; per difendere il proprio bottino. Tutto il resto è abbellimento successivo degli avvenimenti. O, come direbbe il rabbino Hillel, &#8220;tutto il resto è commento&#8221;. Ma prezzolato.</strong></p>
<p><strong>Guarda caso &#8211; ma non è affatto un caso &#8211; sia il potere della Chiesa che quello di Berlusconi si basano entrambi sugli stessi tre pilastri: il potere delle immagini, quello dell&#8217;informazione e l&#8217;enorme disponibilità di soldi. Il potere delle immagini della  Chiesa era ed è quello delle immagini sacre, esibite ovunque e a più non posso. I mosaici, i dipinti e le vetrate delle cattedrali che raccontano storie bibliche, di santi, della Madonna, di Cristo, ecc., erano e sono l&#8217;equivalente di Mediaset per Berlusconi, e viceversa: per entrambi un modo per creare, diffondere e illustrare la realtà nella quale vogliono che la gente creda, in modo da condizionarne le idee. Il monopolio detenuto per secoli dalla Chiesa sulla circolazione dei libri equivale al monopolio che Berlusconi ha di fatto sulla televisione, rafforzato dai giornali suoi o di famiglia, per condizionare il più possibile la testa della gente. L&#8217;enorme massa delle proprietà che aveva la Chiesa e la conseguente enorme disponibilità di quattrini equivale alla gran massa di proprietà e quattrini di Berlusconi oggi, con gli stessi scopi e gli stessi effetti: creare ancor più consenso assoldando il maggior numero possibile di intellettuali perché trasformino in cultura, e in cultura dominante, ciò che serve per giustificare e stabilizzare il potere dei loro ricchissimi datori di lavoro. Se i poeti di Roma, compreso Virgilio, opportunamente pagati creavano i miti perfino della divinità dell&#8217;Urbe e delle discendenze eroiche, i Giuliano Ferrara, i Vittorio Sgarbi e i Ferdinando Adornato di oggi possono ben fare quello che fanno. Anche oggi &#8220;l&#8217;immagine&#8221; e il mito è tutto.</strong></p>
<p><strong>Ma se l&#8217;Europa e gli Stati Uniti amano così tanto l&#8217;esportazione della democrazia, perché mai l&#8217;abbiamo distrutta in Iran col golpe anti Mossadeq? Beninteso, oltre che in Congo con il golpe anti Lumumba, in Indonesia con il golpe anti Sukarno, in Cile con il golpe anti Allende, in Argentina…., ecc., ecc., ecc. E perché mai accettiamo regimi odiosi come quello arabo saudita? E se Papino il Breve ama così tanto la democrazia da esportazione perché non la esportiamo anche in Vaticano? E no! Al Vaticano per avere i voti elettorali del suo gregge gli lecchiamo la suola della pantofola pur essendo un pericoloso pezzo di Medioevo ancora cacciato in gola alle democrazie moderne. Beh, potremmo mandare i carri armati e la democrazia almeno a Montecarlo&#8230; Che oltretutto parlava italiano ed era sotto la protezione del regno di Sardegna fino al 1861.<br />
</strong></p>
<p><strong>Anziché blaterare dovremmo:<br />
&#8211; convincere i palestinesi ad accettare quel poco che ormai c&#8217;è da accettare, togliendosi dalla testa qualunque illusione di rivincita o peggio ancora di &#8220;distruzione&#8221; o &#8220;cacciata in mare&#8221; degli israeliani. Un conto è distruggere il &#8220;regime sionista&#8221;, che essendo un regime come gli altri si può anche cambiare come se ne sono cambiati altri, compreso il regime comunista in Urss o il &#8220;regime democristiano&#8221; in Italia, e un altro conto è distruggere un Paese, per giunta con la sua popolazione. I palestinesi dopo 60 anni dovrebbero capire che dai &#8220;fratelli&#8221; arabi possono aspettarsi solo di essere trattati come appestati o carne da macello.<br />
&#8211; Convincere Israele a farla finita con il colonialismo dei suoi coloni, a rendersi semmai conto che quando si ha in casa una minoranza di un&#8217;altra popolazione che supera il 20% del totale allora si deve ammettere che si è un Paese binazionale, senza pretendere di chiudersi in un ghetto e detenere l&#8217;intero potere. Visto che parliamo di democrazia, Israele dovrebbe finalmente dotarsi di una Costituzione e stabilire infine i suoi confini senza ambiguità e irredentismi &#8220;biblici&#8221;, motivo di legittimo allarme per i Paesi vicini. Vero è che neppure l&#8217;Inghilterra ha una Costituzione, ma è anche vero che pur essendo tuttora una monarchia ha inventato lei l&#8217;Habeas Corpus e non ha nessuna ambiguità territoriale in fatto di confini.<br />
&#8211; Trattare con i Paesi vicini di Israele e con Israele per trovare un accordo realistico e una pace vera, con disarmo nucleare israeliano e rinuncia alle armi nucleari dei vicini. Ovviamente con un trattato che garantisca a tutti loro la nostra alleanza anche militare in caso di guai dall&#8217;esterno.<br />
&#8211; Espandere la Comunità Europea? Sì, benissimo. Ma certo non solo a Israele. Credo si possa fare di più che fare entrare solo Israele e la Turchia, due facce militarmente poco rassicuranti e poco rassicuranti anche come politica verso le minoranze interne, vedi per esempio i curdi per quanto riguarda la Turchia. Se sono oltre 2.000 anni che da Roma all&#8217;Europa intera, e ora anche con gli Usa, tentiamo di impadronirci del territorio che va dall&#8217;Iran al Marocco, significa che comunque c&#8217;è un intreccio di rapporti. Forti. Perché non studiare allora una integrazione più completa, ma pacifica? Credo che l&#8217;ideale sarebbe una Comunità del Vicino e Medio Oriente, estesa magari al Nord Africa, collegata man mano sempre più strettamente alla Comunità Europea. Oltretutto, sarebbe l&#8217;unico modo per non finire tutti, Europa compresa, come vasi di coccio tra i vasi di ferro Usa e Cina. E a proposito di Cina continuiamo a far finta non solo di non sapere che da qualche tempo ha anche lei navi militari nell&#8217;ex Mare Nostrum, ma anche che si è offerta di finanziare la Grecia, cioè un intero Stato della Comunità Europea  per evitarne il tracollo economico e che sta cercando di comprarsi quanti più porti possibili anche nel Mediterraneo.</strong></p>
<p><strong>Ma l&#8217;Occidente non punta a nulla di tutto ciò, non punta cioè a risolvere i problemi ma a sfruttarne le tensioni. Prova ne sia che la Comunità Europea ha mandato a occuparsi del problema israelo-palestinese un mascalzone patentato come Blair, che infatti non se ne occupa, batte la fiacca e si gode le prebende in attesa di un&#8217;altra catastrofe che faccia il nostro (solito) gioco. A noi serve il petrolio! E il gas. Motivo per cui: &#8220;Divide et impera&#8221;, più il complementare &#8220;Mors tua vita mea&#8221;. As usual. Noi preferiamo che vengano finanziate le madrasse: cristiane, musulmane ed ebraiche. Che sfornano tutte un bel numero di fondamentalisti: vale a dire, rispettivamente, nuovi crociati, talebani o kamikaze ed irredentisti &#8220;biblici&#8221;. Un mix infernale. Incendiario e potenzialmente devastante.<br />
Politica gretta, cieca, cinica ed egoista, che potrebbe finire col costarci caro. E che come tutte le politiche grette, cieche, ciniche ed egoiste potrebbe  provocare rivolgimenti oggi impensabili negli assetti politico territoriali anche europei.</strong></p>
<p><strong>In fatto di petrolio Berlusconi punta a comprarsi l&#8217;Eni, magari in tandem con il suo caro amico molto democratico Putin e con il noto campione di democrazia Gheddafi, al quale ne ha già venduta una quota, mi pare del 5% con possibilità di arrivare al 20. Perché l&#8217;Eni? Per poter vendere Mediaset e magari anche i giornali a Murdoch e poter quindi dire che il conflitto d&#8217;interessi non c&#8217;è più, restando comunque padrone di un settore ancor più strategico e vitale. Ecco perché in Israele Berlusconi ha sparato a zero contro l&#8217;Iran mettendo nei guai Eni. Costringendola cioè a dare l&#8217;addio a un mercato come quello dell&#8217;Iran, vitale per il nostro rifornimento energetico, addio già imposto a tamburo battente, nero su bianco, con una lettera del governo all&#8217;amministratore delegato dell&#8217;Eni Paolo Scaroni. Indebolire oggi l&#8217;Eni significa potersela comprare spendendo molto meno domani. Altro che interesse nazionale! Sì, ha ragione il ministro berluscone degli Esteri, Franco Frattini, quando ha fatto eco alle sparate del suo datore di lavoro politico dichiarando a pettino in fuori: &#8220;Serviamo solo i nostri valori&#8221;. I valori economici, di Berlusconi&amp;C. Come dice Maurizio Costanzo, &#8220;Consigli per gli acquisti&#8221;.<br />
E a proposito di Iran ed Eni vale la pena ricordare che già una volta il cane a sei zampe è stato stoppato a Teheran: quando l&#8217;Eni stava aiutando l&#8217;Iran del democraticamente eletto Mossadeq a scrollarsi di dosso le Sette Sorelle sanguisughe angloamericane. Ed è stata quell&#8217;audacia di Enrico Mattei, il padre dell&#8217;Eni, a decretarne in seguito la morte con l&#8217;attentato al suo aero caduto vicino Pavia qualche anno dopo.<br />
Ora la storia si ripete, purtroppo temo però non come farsa. Berlusconi se punta all&#8217;Eni forse punta non solo all&#8217;Eni, ma anche ad altro. A cosa? Ripeto ciò che ho detto in altra puntata: se poco più di una sassata in faccia in piazza Duomo gli ha giovato politicamente come gli ha giovato, un eventuale attentato in Italia per ritorsione di qualche demente inviperito per i suoi discorsi in Israele gli gioverebbe ancora di più. Dalle leggi ad personam alle leggi speciali. Dal parlamento ridotto a stadio a uno ridotto a suburra corporativa. Dalle leggi razziali contro i semiti ebrei a quelle contro i semiti araboislamici, con il vantaggio di farci restare comunque razzisti e antisemiti, però facendoci sentire sempre &#8220;ittagliani brava gente&#8221;. Ma che dico? C&#8217;è da aggiungere i padani bravissima gente…. Pensate che grande filmone: BB, cioè Berlusconi e Bossi, alla guida della nostra guerra contro Osama! Altro che Bush! Altro che Obama! Altro che Viagra: con una tale scarica di adrenalina e con una tale aureola di mega eroi galattici i due vecchietti potrebbero trombare escort, veline, miss, statiste, giornaliste, ministre e candidate elettorali ancora per decenni. E con la benedizione del papa.</strong></p>
<p><strong>E&#8217; il Partito dell&#8217;Amore, bellezza! Solo che gronda odio, sempre di più e alla grande.<br />
</strong></p>
<p><strong>Per il resto: i vergognosi retroscena del caso Boffo, il vergognoso invio della portaerei Garibaldi ad Haiti NON per portare aiuti umanitari, che si inviano semmai più rapidamente con gli aerei e le navi da trasporto, ma inviata &#8211; con apposita sosta di tre giorni in Brasile &#8211; per mettere in vetrina la nostra industria di armamenti navali  approfittando del palcoscenico mondiale regalatoci dai 220 mila morti di Haiti.  Che in definitiva sono solo &#8220;negri&#8221; e mulatti, insomma roba esotica e retrograda, puzzolente e incivile, mica pura razza ariana o addirittura celto-padana. Tutte cose che preferisco non commentare. Anche perché, diciamo la verità, ma che vogliamo di più? Come sempre, &#8220;Dio è con noi&#8221;… Ora anche quello d&#8217;Israele. Meglio di così si muore!<br />
Appunto.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Se a Roma non si parcheggia è colpa dei gay. Parola di  un rutelliano</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Jul 2009 14:00:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mario Cirrito]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[gay street roma]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Se hanno gridato allo scandalo quelli di GayLib, la tenace associazione omosessuale liberale di centrodestra  guidata da Enrico Oliari, significa che l&#8217;omofobia, come abbiamo sempre asserito, è parecchio bipartisan in questo paese; se ne ciba la destra e ne sproloquia la sinistra. Recentemente anche un signore, animatore di un blog, noto esponente vicino all&#8217;area che gravita intorno a Rutelli, ha sollevato un polverone sul degrado urbano di Roma, sulla difficoltà e il disordine che la sera si crea intorno all&#8217;area dell&#8217;Esquilino, zona molto turistica per via del Colosseo, ma anche luogo di ritrovo della comunità omosessuale romana visto che parliamo anche della celeberrima &#8220;Gay Street&#8221;. L&#8217;animatore del blog &#8220;Degrado Esquilino&#8221;, Massimiliano Tonelli si batte da tempo contro tutto quello che è abusivo o crea degrado in quella zona.</p>
<p><span id="more-1194"></span>Ultimamente, ha scritto sul blog una lettera all&#8217;onorevole Mollicone, presidente della Commissione Cultura, affermando che quel via vai &#8220;frociarolo&#8221; creava problemi per via delle macchine che venivano parcheggiate in mezzo alla strada &#8220;mentre l&#8217;orda di culattoni se la spassa nel suo ghetto&#8221;.</p>
<p>La lettera a Mollicone è abbastanza tosta e non risparmia epiteti e &#8220;provocazioni&#8221; verso gli omosessuali capitolini. Tutto quel marciume che Tonelli contesta in quella bellissima zona di Roma, è colpa dei &#8220;froci&#8221;. Possibile? In uno dei tanti commenti che accompagnano il post, si legge: &#8220;Sei sicuro che le macchine parcheggiate lì siano soltanto di froci? Perché allora a Roma ce ne sono due milioni e mezzo&#8230;&#8221;</p>
<p>Il novello Savonarola &#8220;De noantri&#8221; pare, a quanto è dato leggere sul blog, che più del degrado gli interessi il disprezzo pubblico verso i gay, sernza distinzione e senza i tradizionali &#8220;se&#8221; e &#8220;ma&#8221;. Probabilmente ci sono &#8211; e ce ne sono &#8211; gay che frequentando la Gay Street, parcheggino male o si comportino in maniera poco civile; ma da lì ad affermare che i gay fanno tutto il peggio ci passa un oceano.</p>
<p>Probabilmente, Tonelli cerca una forte visibilità che gli serve per cause meritorie come quella di aiutare la sua città ad essere più civile. Ma non si serva dei gay, insultandoli e accusandoli.</p>
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		<title>Da oggi a Roma riapre il Gay Village: una festa per tutti</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Jul 2009 07:55:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Mario Cirrito]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti&Rovesci]]></category>
		<category><![CDATA[Gay Village]]></category>
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		<category><![CDATA[Imma Battaglia]]></category>
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		<description><![CDATA[Chissà perchè ogni volta che si parla di iniziative gay o glbt, saltano fuori come novelle margherite, problemi burocratici, permessi non consentiti, discussioni su chi, come e dove può e deve essere fatta la manifestazione. E puntuale, come ogni anno, si erano riaccese le condizioni &#8211; alcune improponibili e inaccettabili &#8211; su dove si dovesse [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Chissà perchè ogni volta che si parla di iniziative gay o glbt, saltano fuori come novelle margherite, problemi burocratici, permessi non consentiti, discussioni su chi, come e dove può e deve essere fatta la manifestazione. E puntuale, come ogni anno, si erano riaccese le condizioni &#8211; alcune improponibili e inaccettabili &#8211; su dove si dovesse tenere il Gay Village curato dal DiGay Project di Imma Battaglia. La manifestazione, per i pochi che non la conoscono, è oramai un appuntamento annuale estivo che, tra concerti, dibattiti, musica, divertimenti e cultura, raccoglie migliaia di persone ogni sera nella splendida cornice capitolina; osannata anche dai tanti turisti gayfriendly che si recano a Roma.</p>
<p><span id="more-1155"></span>Oggi, dunque, il via dopo le accese discussioni con il Comune di Roma sulla dislocazione e i relativi permessi, visto che Roma da sempre è un monumento unico a cielo aperto. L&#8217;evento è stato presentato ieri dall&#8217;assessore capitolino alla Cultura e da Imma Battaglia che ha ricordato come il Gay Village, nato nel 2002, ha da sempre lo scopo di abbattere i pregiudizi; lontani da qualsivoglia manipolazione politica e in completa indipendenza.</p>
<p>La location sarà il Parco del Turismo all&#8217;Eur, nei pressi di via Tre Fontane e durerà fino al 5 settembre. Feste, dicevamo, ma anche una rassegna cinematografica &#8220;Years Go By-Ombre (d)e(l) desiderio&#8221;, teatro con attori e cabarettisti della scena italiana teatrale e televisiva, incontri culturali e librari come quello con Vladimir Luxuria che leggerà alcune sue favole tratte dal libro che ha recentemente pubblicato con Bompiani; posti deliziosi dove poter cenare e divertirsi in piena libertà e rispetto sia per il luogo che per le persone.</p>
<p>Ad inaugurare, stasera, l&#8217;apertura del Gay Village, Annamaria Bernardini De Pace, avvocato e autrice di un bel libro sulle coppie gay e i diritti glbt e Alessandro Varrenti con la sua band &#8220;A Vous&#8221;. Per sapere tutto su quello che accdrà al Gay Village: www.gayvillage.it.</p>
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