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	<title>ArruotaLibera &#187; Matteo</title>
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	<description>Critica delle verità ufficiali. Contro l&#039;ipocrisia e l&#039;uso di due pesi e due misure da parte del potere</description>
	<lastBuildDate>Thu, 15 Oct 2026 20:45:45 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Mentre Renzi salva la casta e ci farà morire democristiani, le politiche della FED rischiano il contagio  delle  crisi nei Paesi emergenti e l&#8217;Europa non sa che fare</title>
		<link>http://www.pinonicotri.it/2014/02/mentre-renzi-salva-la-casta-e-ci-fara-morire-democristiani-le-politiche-della-fed-rischiano-il-contagio-delle-crisi-nei-paesi-emergenti-mentre-leuropa-non-sa-che-fare/</link>
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		<pubDate>Fri, 14 Feb 2014 17:24:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pino Nicotri]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[1) &#8211; Stiamo morendo democristiani di paolo bonetti 2) &#8211; Il miracolo di Renzi, il Nazareno: il Castellum (come salvare la Casta e suicidarsi) di enzo marzo 3) &#8211; Crisi monetarie e finanziarie nelle economie emergenti. Che fa l’Europa? di Mario Lettieri* Paolo Raimondi** ++++++++++++++++++ 1) &#8211; Fondazione Critica Liberale Stiamo morendo democristiani paolo bonetti Ormai [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>1) &#8211; <a href="http://www.criticaliberale.it/settimanale/201611"><strong>Stiamo morendo democristiani</strong></a></p>
<p><em><strong>di paolo bonetti</strong></em></p>
<p><em><strong>2) &#8211; </strong></em><a href="http://www.criticaliberale.it/news/194190"><strong>Il miracolo di Renzi, il Nazareno: il Castellum (come salvare la Casta e suicidarsi)</strong></a></p>
<p><em><strong>di enzo marzo</strong></em><strong> </strong></p>
<p><strong>3) &#8211; Crisi monetarie e finanziarie nelle economie emergenti. Che fa l’Europa?</strong><strong> </strong></p>
<p><strong>di Mario Lettieri* Paolo Raimondi**</strong><strong> </strong></p>
<p><strong>++++++++++++++++++</strong></p>
<p><strong>1) &#8211; Fondazione Critica Liberale</strong></p>
<p><strong></strong><a href="http://www.criticaliberale.it/settimanale/201611"><strong>Stiamo morendo democristiani</strong></a></p>
<p><em><strong>paolo bonetti</strong></em><strong> </strong></p>
<p><strong>Ormai non è più il caso di chiedersi, come è capitato in passato molte altre volte, se moriremo democristiani. Questa morte non subitanea, ma lenta e sfibrante come tutto quello che porta l’imprinting della vecchia Dc, la stiamo già sperimentando nell’esasperante e inconcludente tira e molla fra Renzi e Letta. Che l’Italia stia lentamente morendo per l’incapacità di uscire da un malessere economico che si aggrava ogni giorno lo stanno constatando tutti, i semplici cittadini in primo luogo, ma anche le grandi organizzazioni sociali come la Cgil e la Confindustria che non riescono più a prendere sul serio le promesse del governo di “cambiare passo”. Ma questa agonia di un paese che proprio non ce la fa a reagire e a risollevarsi è accompagnata dai riti grotteschi della vecchia democristianeria, dalle astuzie paralitiche dei due maggiori esponenti del Pd che sembrano avere in testa una sola idea: qual è la tattica migliore per fregare il mio rivale? Quanti ricordi del tempo che fu in chi ha raggiunto una certa età, ma allora erano gli anni delle vacche grasse, il ciclo economico era positivo, le svalutazioni della lira a portata di mano, il costo del lavoro contenuto e non c’era la concorrenza dei paesi emergenti. In quei tempi anche il teatrino della politica democristiana poteva essere divertente, ma oggi è soltanto irritante e deprimente. Peggio ancora: mentre Renzi e Letta si fanno la loro guerra alla maniera di un De Mita e di un Forlani, Berlusconi ha rialzato la testa e si prepara, lui che era dato per morto, a una clamorosa ma sempre più probabile resurrezione. Magari non tornerà più, anche per le sue vicende giudiziarie, a fare il capo del governo, ma attorno a lui si sta nuovamente coagulando una maggioranza di partiti e partitini che vogliono dividersi la carcassa di un paese cloroformizzato dai nuovi democristiani.</strong></p>
<p><a href="http://www.criticaliberale.it/news/194190"><strong>http://www.criticaliberale.it/news/194190</strong></a></p>
<p><strong> &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</strong></p>
<p><strong>2) &#8211; <a href="http://www.criticaliberale.it/news/194190">Il miracolo di Renzi, il Nazareno: il Castellum (come salvare la Casta e suicidarsi)</a></strong></p>
<p><em><strong>enzo marzo</strong></em><strong> </strong></p>
<p><strong>L&#8217;”incontro storico” è avvenuto nella stanza del segretario del Pd, nella sede del Nazareno. I giornali hanno riportato con dettagli il rito di questo abboccamento tra tre ex-democristiani e l&#8217;erede del peggiore craxismo. Alcuni accennano a un particolare che campeggia nella sala: una grande foto di Korda che rappresenta Guevara e Castro mentre giocano a golf. Nessuno però ha sottolineato l&#8217;enorme importanza di quell&#8217;immagine che più di ogni altra simboleggia il vecchio e il nuovo Pd: la retorica, il totalitarismo, la futilità.<span id="more-4525"></span></strong></p>
<p><strong>Il ricordo dell&#8217;”incontro storico”, con la finale “profonda sintonia”, passerà presto in secondo piano. Sul tavolo resteranno i fatti. Vorremmo discutere di questi. Cioè dei danni che avrà provocato e provocherà, anche se non scartiamo certo la possibilità che tutto possa finire nella spazzatura come la famigerata “crostata” di Gianni Letta e D&#8217;alema..</strong></p>
<p><strong>Si sapeva, ed era logico, che Renzi, stretto tra un Quirinale che vorrebbe far durare il suo inciucio per altri mille anni e un partito-cadavere che desidera risucchiare il Sindaco nella sua tomba, non aveva scelta: doveva agitarsi come un matto e far vedere che prima delle elezioni europee il nuovo corso fiorentino aveva portato a casa qualcosa. “Cosa” non si sa di preciso, ma “qualcosa” comunque, in una direzione vagamente anti-casta per non continuare a lavorare per Grillo e per creare i presupposti tecnici (un sistema elettorale) che permettessero la chiusura di una maledetta legislatura in cui il Pd, pur avvantaggiato dalle “disgrazie” che colpiscono il suo avversario, vivacchia a malapena. Logorandosi. Avendo già perduto l&#8217;onore politico. Avendo già dimostrato di non saper governare. Avendo già ampiamente esternato tutta la mediocrità della sua classe dirigente.</strong></p>
<p><strong>Ma Renzi non ha fatto i conti con una maledizione storica: da decenni, ciascun Capo del centro sinistra, quando si trova sulla scrivania alcuni sondaggi a lui favorevoli che adombrano la seria possibilità di vincere, si mette subito in moto e comincia a impegnarsi a fondo per scongiurare questa sciagura. I metodi sono ormai collaudati.</strong><strong>.</strong></p>
<p><strong>1. <em>Prima di tutto è necessario resuscitare l&#8217;avversario.</em> Non è difficile, c&#8217;è una tradizione di lungo corso. C&#8217;è riuscito D&#8217;Alema, Veltroni non è stato da meno. Più complicato però si presentava questo compito per il Sindaco. Berlusconi è ai minimi storici, ormai nessuno può far finta di non aver appreso la notizia che è un pregiudicato che frodava lo Stato anche quando era presidente del consiglio. O di non sapere che Forza Italia è solo uno pseudonimo di Mediaset. Gli sono rimasti attorno soltanto parecchi indagati, alcuni pregiudicati e una manciata di estremisti verbali. E Razzi. Molti italiani, stando ai sondaggi, si sono resi conto che è lui il responsabile primo del disastro in cui è stato fatto precipitare il paese. Per recuperarlo e portarlo dai servizi sociali a una nuova Costituente ci vuole uno spericolato colpo di genio: così il Sindaco &#8211; esattamente come D&#8217;Alema e Veltroni &#8211; riscopre le doti di statista di questo relitto e gli restituisce tutti gli onori politici. Fatto.</strong></p>
<p><strong>2. <em>Poi, c&#8217;è da ricompattare la nuova maggioranza avversaria</em>. Per questo obiettivo i pd si sono distribuiti i compiti. Sia Renzi sia Letta Enrico si sono dati da fare. Con successo. Il Castellum vedrà la destra di lotta e la destra di governo unite per vincere di nuovo in un&#8217;unica coalizione, rafforzata rispetto ai vecchi tempi anche dal recupero di Casini e di spezzoni di Forza civica. Fatto.</strong></p>
<p><strong>3. Ancora. <em>Bisogna annichilire la propria capacità di coalizione e distruggere qualunque formazione politica amica</em>. Facile. Basta seguire l&#8217;esempio magistrale di Veltroni, che liquidò tutti i suoi potenziali alleati, salvando tra questi solo il più infido. Il mantra veltroniano contro i piccoli partiti è stato ripreso di peso da Renzi che lo ha ripetuto come un pappagallo e ha trovato anche il mezzo tecnico per realizzarlo. La trovata dello sbarramento elettorale all&#8217;8% non ha precedenti nel mondo. La Casta (per questo motivo chiamiamo Castellum il nuovo sgorbio su cui c&#8217;è “profonda sintonia”) si garantisce che da qui all&#8217;eternità non possano nascere forze politiche nuove in opposizione a quelle esistenti. Si ferma la storia. Secondo me questa è una trovata personale di Berlusconi: solo un delinquente poteva concepirla. Fatto.</strong></p>
<p><strong>4. Ancora. <em>Bisogna assolutamente rendere impresentabile il Pd</em>. Facendogli fare una figura odiosa. Il Pd  aveva avuto la fortuna di non essere direttamente responsabile del Porcellum, la legge elettorale più detestata dagli italiani e smantellata miracolosamente dall&#8217;iniziativa di pochi cittadini savi. Non è difficile rovinare il Pd: basta prendere le 2-3 regole più indigeste e oscene del Porcellum e farle rivivere facendole proprie. Così, mentre prima gli elettori potevano accusare Berlusconi e Calderoli di aver sottratto loro, con le liste bloccate, il diritto di scegliersi i propri rappresentanti, d&#8217;ora in poi sapranno con chi prendersela: con i dilettanti del Nazareno. Questo sistema di partiti fatiscente e corrotto trova il modo di salvarsi serrando le porte all&#8217;esterno e scavando un fossato pprofondo l&#8217;8% per assicurarsi il potere e l&#8217;impunità. Non manca neppure il progetto di un premio di maggioranza di circa il 18%. Alla faccia del parlamentarismo e del principio di rappresentanza. Ma questo risultato non basta. La Casta non vuole solo rendersi permanente come struttura e come organizzazione, ma vuole che sia bloccato (o funzionale ai padroni vecchi e nuovi) anche il ricambio del personale politico al suo interno. Le nomenklature vigenti  non tollerano competitori e pretendono solo dei cooptati. Questi devono essere fedeli famigli, possibilmente delinquenti ricattabili o fanciulle di facili costumi. La Casta, sia di destra sia di sinistra, non può tollerare che gli elettori possano scegliersi i propri rappresentanti. Da qui il recupero del blocco delle liste. Nonostante la bocciatura della Consulta.</strong></p>
<p><strong>5. Per finire. <em>Spaccare il proprio partito</em>. Se si comincia un&#8217;opera, si deve andare fino in fondo. Avrà pensato Renzi: se, nonostante che noi stiamo facendo di tutto per “portargli l&#8217;acqua con le orecchie” (come direbbe Corrado Guzzanti), Berlusconi per cause estranee alle vicende politiche (arresti, processi, scandali eccetera) precipita ancora di più, come possiamo fare per assicurarci la nostra sconfitta? Non resta che fracassare definitivamente il partito, che già durante le elezioni presidenziali ha dato “buona” prova del massimo di coesione che può raggiungere. Nessun problema: la sinistra non è seconda a nessuno in scissioni e divisioni varie. Determinanti saranno gli ex comunisti.  I nostri post-comunisti, invece di ringraziare sentitamente il “rottamatore” Renzi per aver portato a compimento il programma ventennale dei “rottamandi”, si sono messi a fare i bastian contrari. Fassina ha persino dichiarato di ”vergognarsi”. Atteggiamento inedito per lui, che finora di occasioni per vergognarsi ne ha avute moltissime ma sempre si è lasciato scappare l&#8217;opportunità. Come quando è stato al governo votato da Berlusconi o come quando è stato tra i maggiori protagonisti delle peggiori vergogne della storia della sinistra italiana. Chissà come ha fatto a non vergognarsi dopo le molteplici – e recenti &#8211; dichiarazioni filo berlusconiane di Violante o mentre i suoi gruppi parlamentari si sfasciavano in mille pezzi pur di far valere la tesi di Napolitano che il destino del Pd era solo quello di tradire sfacciatamente i propri lettori appena poco settimane dopo le elezioni. Ma, si sa, qui abbiamo a che fare con immarcescibili sepolcri imbiancati e quindi c&#8217;è da aspettarsi di tutto. Anche che gli ex-ds si scoprano antiberlusconiani. Dopo vent&#8217;anni.  O che preannuncino una lotta senza quartiere, cominciando con una durissima astensione di lotta e di governo. O che, paradosso dei paradossi, riconoscano che essendo morti non possono stare ad osservare.</strong><strong>.</strong></p>
<p><strong>Conclusione. Per prendere le distanze da quell&#8217;Inciucio che sta compromettendo in questi mesi quel che resta delle reputazione del Pd, Renzi aveva ostentato segni di insoddisfazione. Lo scopo era chiaro: andare alle elezioni al più presto sperando che gli elettori dimenticassero i guasti politici dell&#8217;inguacchio di Napolitano e prendere le distanze dai mediocrissimi risultati dell&#8217;inazione di governo. Con l&#8217;incontro del Nazareno, il Sindaco ha voltato improvvisamente gabbana: ha scavalcato Letta nella gara per l&#8217;inciucio più spericolato e ha addirittura blindato il governo almeno per un altro anno e mezzo con la scusa di portare a conclusione un assai improbabile percorso costituente realizzato da un parlamento eletto in base a una legge elettorale incostituzionale e guidato in partnership da chi fu il massimo responsabile di quella incostituzionalità.</strong></p>
<p><strong>Renzi ha realizzato un capolavoro degno dei suoi predecessori. In un colpo solo ha rovesciato la sua politica che lo vedeva come il più pericoloso avversario del Cavaliere, nonché anti-nomenklatura piccista, anti-Casta, anti-Porcellum, anti-Inciucio. Forse ispirato dal nome del luogo, il Nazareno, in un solo pomeriggio Renzi ha resuscitato sia il Pregiudicato sia l&#8217;ex.pci in coma profondo, si è messo alla testa della Casta, ha recuperato il peggio del Porcellum e ha sancito il patto di ferro tanto sognato dal rottamando D&#8217;Alema.</strong></p>
<p><strong>Chissà chi lo ha consigliato. Secondo me è stato Grillo. Il Padrone del M5s era in grave difficoltà. La sua incapacità politica è evidente ormai a tutti, i limiti gravissimi di democraticità del suo movimento sono diventati un luogo comune. Per ridargli un ruolo e una nuova barca di voti ci voleva giusto un miracolo. Renzi, il Nazareno, c&#8217;è riuscito.</strong><strong>.</strong></p>
<p><strong>Morale. Una consolazione ci è rimasta. Si sta confermando in questi giorni una grande Verità contro il giovanilismo imperante. Di davvero democratico nel nostro paese rimane ben poco. E in quel poco c&#8217;è l&#8217;Idiozia: colpisce in ugual misura, democraticamente, sia i vecchi sia i giovani.</strong></p>
<p><strong>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</strong></p>
<p><strong>3) &#8211; Crisi monetarie e finanziarie nelle economie emergenti. Che fa l’Europa?</strong><strong></strong></p>
<p><strong>di Mario Lettieri* Paolo Raimondi**</strong><strong></strong></p>
<p><strong>Com’era prevedibile, le valute e le borse delle economie emergenti sono sotto enorme stress. Lo sono da quando lo scorso giugno il governatore della Federal Reserve, Ben Bernanke, annunciò la decisione di rivedere la sua “politica monetaria accomodante”. In pratica dichiarò l’imminente riduzione degli acquisti di bond del Tesoro e di derivati asset backed security. Si ricordi che allora erano di 85 miliardi di dollari al mese. </strong><strong>Dopo la riduzione di dieci miliardi effettuata lo scorso settembre, a fine gennaio di quest’anno la Fed ha ulteriormente ridotto a 65 miliardi la quantità di titoli acquistabili. </strong></p>
<p><strong>Queste decisioni stanno scatenando un terremoto nelle finanze dei Paesi emergenti che registrano una notevole fuga di capitali e un repentino nonché rilevante abbandono delle attività più a rischio. </strong><strong>In precedenza, l’enorme liquidità creata dalla Fed per salvare le banche americane in crisi, abbinata ad un tasso di interesse vicino allo zero, aveva spinto banche, fondi e investitori a cercare più alti profitti, anche se con rischi maggiori, nei Paesi emergenti. Dal 2009 vi sarebbero affluiti circa 7 trilioni di dollari. Tutti “soldi caldi”destinati ad incrementare anche il processo speculativo. </strong><strong>Era ed è risaputo che la volatilità dei movimenti di capitali può avere effetti devastanti per le economie emergenti. In un classico rapporto maniaco-depressivo si esaltano certe situazione finanziarie e poi le si deprime precipitosamente ai primi segnali di mutamento dei mercati .</strong><strong> </strong></p>
<p><strong>Da mesi i bollettini dei Paesi emergenti segnalano tempesta. La lira turca ha perso oltre il 10% in poco più di un mese, nonostante i continui interventi della banca centrale, mentre il costo dei derivati cds di garanzia contro un eventuale default è al massimo. L’Argentina è nuovamente scioccata dai vecchi spettri della crisi del 2002: ha già usato più del 30% delle proprie riserve in difesa del peso che però continua la sua caduta libera. </strong><strong>I vari Paesi del Brics sono tutti in difficoltà. Dopo inefficaci tentativi di difendere il valore del rublo, la stessa Russia ne ha dovuto ritoccare il cambio. Il real brasiliano ha perso valore mentre la banca centrale aumenta il tasso di interesse nel tentativo di evitare la fuga di capitali e di rallentare l’inflazione interna. Lo stesso avviene in Sud Africa, Taiwan, Venezuela, Malesia… </strong><strong>Anche l’India è costretta ad affrontare gli stessi effetti destabilizzanti delle politiche della Fed. Il presidente della banca centrale indiana ha posto giustamente e chiaramente il problema politico, oltre che economico. “Gli Stati Uniti devono prendere in considerazione gli effetti che le sue politiche hanno sul resto del mondo”, ha detto, lamentando la mancanza di un coordinamento internazionale delle politiche monetarie e finanziarie. </strong><strong> </strong><strong>C’è poi l’incognita della Cina, dove tra l’altro si sono create una bolla immobiliare e una legata ai crediti privati le cui evoluzioni potrebbero avere effetti destabilizzanti per l’intera economia mondiale..</strong><strong> </strong></p>
<p><strong>Questa situazione ha spinto il Fondo Monetario Internazionale a sollecitare le banche centrali ad operare per scongiurare un pericoloso “funding crunch”, cioè una grave carenza di risorse finanziarie che penalizzerebbe anzitutto quei mercati cresciuti troppo e troppo velocemente. </strong><strong>Di solito quando si verificano simili situazioni di emergenza, i governi purtroppo tendono ad intervenire solo sulle politiche monetarie, anziché affrontare quelle fiscali e strutturali. </strong><strong>Oggi risulta ancora più grave la mancanza  di una governance globale ed evidenti appaiono i fallimenti dei vari meeting internazionali dedicati allo scopo. </strong><strong>Si ricordi che nei suoi ultimi interventi il governatore Bernanke aveva sottolineato che la Fed porta avanti una politica esclusivamente finalizzata agli interessi nazionali americani e che il resto del mondo dovrebbe prenderne atto e adeguarsi. Una tesi questa che cozza con l’urgenza di una riforma globale del sistema finanziario. </strong><strong> </strong></p>
<p><strong>Allo stato quindi si prospetta il rischio concreto di crisi valutarie simili ai crac del 1998 che dall’Asia si allargarono a macchia d’olio coinvolgendo anche grandi hedge fund e banche internazionali. </strong><strong>Sarebbe per l’Unione europea l’occasione per accentuare il suo ruolo di alleato e di partner dei Paesi del Brics e di quelli emergenti differenziandosi dalle scelte fatte dalla Fed. Infatti le difficoltà in quei Paesi non sono “affari loro” ne tantomeno marginali rispetto all’attuale instabile sistema finanziario globale.</strong><strong> </strong></p>
<p><strong>*Sottosegretario all’Economia del governo Prodi **Economista</strong></p>
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		<title>La Cina è vicina: anche per il prossimo papa.</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Feb 2013 11:51:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Chi sarà il nuovo papa? Sarà italiano o straniero? Europeo o no? Occidentale, africano, orientale? Non ne ho la più pallida idea e francamente l’argomento non mi appassiona. Credo sia più utile per tutti capire invece quali sono i problemi che la Chiesa ha davanti. Perché se non li supera alla meglio c’è il rischio [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Chi sarà il nuovo papa? Sarà italiano o straniero? Europeo o no? Occidentale, africano, orientale? Non ne ho la più pallida idea e francamente l’argomento non mi appassiona. Credo sia più utile per tutti capire invece quali sono i problemi che la Chiesa ha davanti. Perché se non li supera alla meglio c’è il rischio che per l’Europa e magari per l’intero Occidente si scatenino nuovi inferni. E non quelli di Dante….</strong></p>
<p><strong>Il problema più grande, anche in termini quantitativi oltre che qualitativi, è l’avanzare a rullo battente della Cina e dell’Oriente in generale. Realtà ci piaccia o meno destinata comunque a  cambiare il mondo a egemonia occidentale, già oggi molto ridotta, e quindi realtà con la quale è necessario sapersi confrontare in modo saggio. Poi c&#8217;è la volontà revanchista di parte del mondo israeliano di tagliare o comunque annacquare molto le radici geografiche del cristianesimo, ma di questo è meglio parlarne una prossima volta evitando di mescolare troppe cose. </strong></p>
<p><strong>La Cina, è noto, non accetta ingerenze di nessun tipo, politico, sociale o religioso, da parte di nessun Paese e neppure da parte della Chiesa di Roma, cioè a dire dallo Stato del Vaticano. La sua non grande quota di cittadini di fede cattolica è gestita dalla Associazione Cattolica  Patriottica Cinese, in pratica la Chiesa cinese, fondata dal governo nel 1957, che rifiuta l’autorità papale e vaticana e provvede anche a nominare i propri vescovi, per un totale finora di 190. La nascita della Chiesa cinese non è dovuta a ostilità del governo di allora, comunista capeggiato dal famosissimo  Mao Tze Tung, ma al livore anticomunista del Vaticano. Pio XII per scongiurare vittorie elettorali dei comunisti in Italia e più in generale in Europa arrivò infatti a scomunicarli in blocco, cosa che non aveva fatto neppure con i nazisti.  Analogamente pretese di dettare legge ai cattolici cinesi minacciando di scomunicarne i vescovi se non avessero obbedito ai diktat del pontefice. Ovviamente Pechino reagì come ha reagito. </strong></p>
<p><strong>E’ del luglio scorso un articolo comparso sul sito di Radio Cina Internazionale ( </strong><strong><a href="http://english.cri.cn/6909/2012/07/04/3241s710254.htm">http://english.cri.cn/6909/2012/07/04/3241s710254.htm</a> ) </strong><strong>per dare notizia che lo State Administration for Religious Affairs (SARA) ha chiesto al Vaticano di piantarla con la minaccia di scomunicare i due nuovi vescovi ordinati a prescindere dalla volontà e dal parere di Ratzinger e dell’intero Vaticano. Il SARA ha definito la minaccia di scomunica “irragionevole e incivile”. Il dato più interessante dell’articolo mi pare sia la richiesta del governo cinese al Vaticano di tornare “sulla giusta strada del dialogo” e la volontà di discutere tutti i problemi in sospeso, compreso quello dell’ordinazione dei vescovi. Molto abile infine l’osservazione che “la pratica di ordinare vescovi da parte della Chinese Catholic Patriotic Association è necessaria per diffondere il cattolicesino in Cina” ed è la “manifestazione della libertà di religione”.<span id="more-4036"></span><br />
</strong></p>
<p><strong>L’invito a tornare sulla “giusta strada del dialogo” può sorprendere. Ma solo perché ignoriamo completamente la storia dei rapporti Chiesa/Cina. Che sono invece interessanti, qualche secolo fa erano solidi e molto promettenti, ma per l’ottusità dei pontefici romani e dell’Inquisizione venne colata a picco per pura rigidità ideologica. Anche allora l’arma agitata da Roma fu la minaccia della scomunica: il nodo del contendere furono la cecità culturale e il conseguente rifiuto nei confronti di usi cinesi come il culto dei morti e la venerazione verso Confucio.</strong></p>
<p><strong>E’ abbastanza noto che il gesuita Matteo Ricci, geografo, astronomo e matematico, riuscì ad arrivare in Cina, ma non è noto molto noto che riuscì a guadagnarsi la stima anche della corte imperiale perché padroneggiava la lingua cinese, ne aveva assorbito la cultura tanto da vivere come un mandarino. Ancor meno noto è che Ricci nel primo decennio del 1.600 per compiacere l’imperatore e la sua corte decise di pubblicare  una versione modificata e dell’atlante “Mappa completa delle miriadi di Paesi della Terra”. Realizzata con Li Zizhao e pubblicata in migliaia di copie, la Mappa aveva infastidito i cinesi convinti che la Cina – non a caso da loro chiamata Zhongguo, cioè Regno di Mezzo – fosse il centro del mondo e non la periferia dell’Europa. La nuova versione della Mappa era decisamente più cinocentrica. </strong><strong>Sono invece del tutto ignote, eccetto che a pochi studiosi, le seguenti notizie.</strong></p>
<p><strong>Il gesuita Martino Martini, arrivato in Cina nel 1643 sulla scia del dilagare dei portoghesi in Oriente, aiutò l’imperatore Longwu della dinastia Ming, che lo nominò mandarino, a fronteggiare militarmente gli avversari mancesi della dinastia Quing. Esperto di balistica, preparazione della polvere da sparo e della fusione dei cannoni, Martini venne soprannominato Mandarino Polvere di Cannone. Martini riuscì a convincere papa Alessandro VII ad accettare sia pure con riserva che i cinesi convertiti al cristianesimo potessero continuare i loro riti per i morti e per Confucio senza essere scomunicati.</strong></p>
<p><strong>Il gesuita belga Ferdinand Verbiest venne nominato nel 1669 dall’imperatore Kangxi presidente dell’Ufficio delle Matematiche e portò a termine la riforma del calendario cinese iniziata con il gesuita tedesco Adam Schall von Bell. E l’imperatore Kangxi emanò un decreto di libera predicazione del cristianesimo che ricorda molto da vicino l’analogo editto di Milano con il quale Costantino nel 313 aveva sdoganato il cristianesimo dichiarandolo “religio licita”. La penetrazione del cattolicesimo era favorita dalla crisi di rigetto anche da parte delle elite cinesi nei confronti del buddismo, nel cui clero abbondava la corruzione e una eccessiva rilassatezza dei costumi.</strong></p>
<p><strong>I missionari gesuiti erano convinti che per favorire la penetrazione del cristianesimo in Cina si dovesse essere tollerati e rispettosi di culture antiche e radicate come quella cinese e più in generale asiatiche, ed erano anche convinti che le pratiche invise a Roma fossero solo riti civili, non religiosi. Di parere diametralmente opposto i missionari francescani e dominicani. Fu così che nel 1713 papa Clemente XI pubblicò la bolla “Ex illa die”, con la quale condannava i riti cinesi ed esigeva a tutti i missionari residenti in Cina il  giuramento di rispettare la condanna romana.</strong></p>
<p><strong>La bolla “Ex quo singulari2 di Benedetto XIV, pubblicata l’11 luglio 1742, proibì addirittura ogni discussione sui riti cinesi e annessa condanna di Clemente XI, costringendo così gli imperatori Yongzheng e Qianlong a porre un freno alla libertà di predicazione del cristianesimo. E la soppressione della Compagnia del Gesù decisa il 21 luglio 1773 da papa Clemente XIV non fece altro che convincere i cinesi che i gesuiti avessero mire politiche e fossero quindi davvero pericolosi per l’unità della Cina.</strong></p>
<p><strong>A togliere l’obbligo del giuramento e a consentire ai cattolici cinesi la partecipazione ai riti tradizionali è stato Pio XII nel 1939, anno di inizio della seconda guerra mondiale. Ma con la politica delle scomuniche ai comunisti in blocco e ai vescovi cinesi non disposti a obbedire senza fiatare al Vaticano si è ottenuto solo il rigetto dell’autorità del papa e la nascita nel 1957 della Chiesa Patriottica Cinese.</strong></p>
<p><strong>Anche Oltretevere dovrebbero convincersi che l’epoca delle cannoniere e del colonialismo è finita e che con la Cina non si può fare come ha fatto Wojtyla con la Polonia. La Cina non solo non fa più parte del Terzo Mondo e neppure dei Paesi in via di sviluppo, ma è in corsia di sorpasso economico e militare degli stessi Stati Uniti. Accorciare le distanze anche in fatto di religione non può che essere utile a tutti. La iattura peggiore sarebbe imitare in Cina la via polacca di Wojtyla.</strong></p>
<p><strong>Ecco perché chiunque sia il prossimo papa speriamo sia in grado di cimentarsi realisticamente col problema del cattolicesimo cinese.</strong></p>
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