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	<title>ArruotaLibera &#187; Lupi Grigi</title>
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	<description>Critica delle verità ufficiali. Contro l&#039;ipocrisia e l&#039;uso di due pesi e due misure da parte del potere</description>
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		<title>EMANUELA ORLANDI E&#8217; VIVA! ABITA A ROMA IN VIA DI VILLA CHIGI. DITELO A &#8220;CHI L&#8217;HA VISTO?&#8221;. E A PIETRO ORLANDI. COSI&#8217; SI POSSONO LUCRARE ALTRE PUNTATE, ALTRA AUDIENCE E ALTRE COPIE DI LIBRO DA VENDERE</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Jun 2011 08:56:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pino Nicotri]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tanta fatica per niente, e da ben 28 anni, quando basta andare a un ben preciso numero civico di via di Villa Chigi a Roma e suonare il campanello: EMANUELA ORLANDI. Oppure farle una telefonata, dato che figura regolarmente nell&#8217;elenco telefonico. Invece Pietro Orlandi è partito per Londra&#8230;. Ha ragione chi, come Gianfranco Zucchi, nel [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Tanta fatica per niente, e da ben 28 anni, quando basta andare a un ben preciso numero civico di via di Villa Chigi a Roma e suonare il campanello: EMANUELA ORLANDI. Oppure farle una telefonata, dato che figura regolarmente nell&#8217;elenco telefonico. Invece Pietro Orlandi è partito per Londra&#8230;.<span id="more-3220"></span> Ha ragione chi, come Gianfranco Zucchi, nel sito Politicamente Corretto, intitola &#8220;Emanuela Orlandi: quando la speculazione è un&#8217;arte&#8221; il suo pezzo su questa ennesima macabra  puntata della lunga messinscena. Ormai siamo davvero all&#8217;arte della speculazione, ma è evidente che più che un&#8217;arte è una scienza: della speculazione e soprattutto del depistaggio.</strong></p>
<p><strong>Ironie a parte, Pietro è accompagnato da una troupe di &#8220;Chi l&#8217;ha visto?&#8221; per tentare lo scoop  del secolo, perché di questo si tratterebbe se davvero sua sorella Emanuela, la bella ragazzina vaticana sparita nell&#8217;83,  fosse rinchiusa in un manicomio di quella città. Come è noto, a sostenere quella che vorrebbe essere l&#8217;ultima verità del famoso mistero vaticano è un sedicente ex 007 del nostro servizio segreto militare. Ex non perché in pensione, ma, come ha spiegato in seguito lui stesso, cacciato dal Sismi per non avere eseguito un ordine troppo sporco. Qualificandosi come Lupo Solitario, il sedicente ex agente segreto la scorsa settimana ha telefonato al programma televisivo Metropolis, di RomaUno, mentre erano in studio Pietro Orlandi e il giornalista del Corriere della Sera Fabrizio Peronaci per presentare il loro libro &#8220;Mia sorella Emanuela&#8221;, nel quale Pietro racconta i suoi ricordi  di Emanuela e le ormai quasi trentennali vane speranze di ritrovarla. Il sottotitolo del libro &#8211; &#8220;Il rapimento Orlandi: voglio tutta la verità&#8221; &#8211; indica però che si parte da un presupposto sbagliato: è infatti ormai chiaro che non si è trattato di un rapimento, come dimostrato non solo nei miei due libri sull&#8217;argomento (il secondo, edito nell&#8217;ottobre  2008, si intitola &#8220;Emanuela Orlandi. La verità&#8221;), ma come dimostrato soprattutto dall&#8217;assoluta incapacità dei &#8220;rapitori&#8221; di esibire la benché minima prova di avere davvero in mano la ragazza. Un particolare, tale assoluta mancanza di prove, che distingue &#8211; smascherandolo &#8211; il caso Orlandi da tutti gli altri rapimenti non solo italiani, che già da soli sono centinaia. Emanuela è scomparsa, certamente contro la sua volontà, ma non è detto sia stata rapita, può essere rimasta vittima di un incidente, imbarazzante oppure no, banale (anche se una morte non è mai cosa banale) oppure no, e i motivi per i quali il suo cadavere non si trova o non viene fatto trovare possono essere i più vari.</strong></p>
<p><strong>Riguardo la &#8220;pista&#8221; del Lupo, gli inquirenti sono convinti che si tratti dell&#8217;ennesima bufala, ma Pietro non demorde ed è partito. Perché?  Lo ha spiegato lui stesso: &#8220;E&#8217; un tentativo che bisogna fare per non lasciare dubbi. Stiamo partendo armati di pessimismo, perchè, in fondo è solo una segnalazione, ma non ce la sentiamo di restare nel dubbio: prima o poi ci sarà una volta buona!&#8221;.</strong></p>
<p><strong>Il primo viaggio finito con un buco nell&#8217;acqua è stato 18 anni fa. L&#8217;immancabile &#8220;supertestimone&#8221; aveva fatto sapere che Emanuela viveva in un convento del Lussenburgo, pista colta al balzo dai magistrati. Pietro infatti racconta: &#8220;Ricordo la prima volta che ho tentato un viaggio del genere, nel Lussemburgo. Era il 1993, ero accompagnato dalle forze dell&#8217;ordine. Mi è rimasta impressa quell&#8217;esperienza più di altre, perchè allora eravamo tutti convinti di andarla a riprendere: l&#8217;ennesima delusione, la più brutta finor.&#8221; Tornando all&#8217;oggi, Pietro aggiunge: &#8220;Anche se c&#8217;è solo una probabilità su mille che si trovi lì, non voglio lasciare nulla d&#8217;intentato: la nostra ricerca della verità, per quanto dolorosa e difficile, non si fermerà mai. Nonostante sia molto scettico e non mi faccia illusioni, davanti a situazioni d&#8217;incertezza e trepidazione come questa, noi familiari non abbiamo altra scelta: vincono le ragioni del cuore.Ne abbiamo sperimentato tante, non ci si può più arrendere adesso, anche perchè i responsabili di tutto questo devono sapere che non rinunceremo mai&#8221;.</strong></p>
<p><strong>Pietro Orlandi è stato anche in Turchia, a parlare con Alì Agca, il terrorista dei Lupi Grigi turchi, l&#8217;uomo che nell&#8217;81 attentò alla vita di papa Wojtyla sparandogli all&#8217;addome alcuni colpi di pistola. Agca è uno degli uomini meno attendibili del pianeta, vista la marea di panzane che ha rifilato un po&#8217; a tutti, specie durante il processo che si concluse con la sua condanna all&#8217;ergastolo. Graziato dal presidente della Repubblica nel 2000, è stato poi tenuto in carcere in Turchia e infine rilasciato. A Pietro Orlandi ha ovviamente detto di sapere tutto su sua sorella, anche dove si trova e come andarsela a prendere. E&#8217; perfino parso credibile, agli occhi di Pietro. Che però la sorella non l&#8217;ha comunque trovata, nonostante le mirabolanti parole del Lupo Grigio Agca. Ora tocca al Lupo Solitario&#8230;.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Uno dei motivi per i quali gli inquirenti non credono alle sue parole è che ha nominato una banca, la Antonveneta, come crocevia di strani maneggi di danari scoperti da Ercole Orlandi, padre di Emanuela e Pietro, all&#8217;epoca della scomparsa di sua figlia. Che si tratti di una balla lo dimostra il fatto che l&#8217;Antonveneta è nata ben 13 anni dopo l&#8217;epoca di cui parla il sedicente 007. Un altro motivo è che nella sua telefonata &#8220;Lupo&#8221; prima ha nominato la clinica psichiatrica Queen Margaret e poi invece ha fatto il nome del Queen Elizabeth II. Ma Pietro non demorde: &#8220;Prima proveremo la&#8217;, poi in altre strutture analoghe: non abbiamo un itinerario preciso&#8221;.</strong></p>
<p><strong>Al Queen Elisabeth II si è già recata a razzo una troupe televisiva del Tg2. A quanto si dice, qualcuno della struttura  ha confermato che, in effetti, una ricoverata di nome Orlandi c&#8217;è stata. Ammesso che sia vero, è chiaramente impossibile che venga chiusa in un manicomio e registrata con il suo nome una persona che è stata rapita. E in ogni caso il cognome Orlandi è molto diffuso. Basta dare un&#8217;occhiata agli elenchi telefonici di una qualunque città, e non solo italiana. A Roma, ripeto, c&#8217;è una Emanuela Orlandi che abita in via di villa Chigi. Ma procediamo. Un Queen Elizabeth II Hospital in Inghilterra c&#8217;è, ma non a Londra. Dove invece c&#8217;è un Queen Elizabeth Hospital Woolwich. Il problema è che nessuno dei due è dotato di strutture adatte al raccontino del Lupo ex 007. Non vi esistono strutture  psichiatriche, quelle cioè dove si curano i matti o vi si rinchiudono a forza quelli che per matti si vuole far passare. Basta dare un&#8217;occhiata a Internet via Google per vedere che c&#8217;è sì un reparto di Neurologia  ( <a href="http://www.nhs.uk/Services/hospitals/Services/Service/DefaultView.aspx?id=92057">http://www.nhs.uk/Services/hospitals/Services/Service/DefaultView.aspx?id=92057</a> ), ma cura malattie come l’Alzheimer. Tra le migliaia di pazienti, può benissimo essercene stata una che sia chiama Orlandi o che ha un altro cognome famoso, senza tuttavia averci nulla a che fare. Le omonimie a volte giocano brutti scherzi: il Cesare Battisti fuggito prima in Francia e poi in Brasile non è il famoso patriota, giornalista, politico socialista e irredentista italiano fucilato dagli austriaci a Trento il 12 luglio 1916, ma un ex terrorista condannato per alcuni omicidi degli anni &#8217;70.</strong></p>
<p><strong>La strana telefonata fatta a Metropolis, evidentemente da qualcuno che sapeva ci sarebbero stati proprio quei due ospiti, Orlandi e Peronaci, somiglia molto a un espediente pubblicitario a favore del loro libro, così come somiglia molto a una trovata pubblicitaria a favore del libro e del film &#8220;Romanzo criminale&#8221; la telefonata del luglio 2005 a &#8220;Chi l&#8217;ha visto?&#8221;, mandata in onda a settembre, che ha riesumato la faccenda della tomba di Enrico &#8220;Renatino&#8221; De Pedis nella basilica di S. Apollinare, già archiviata come priva di lati oscuri dal magistrato Andrea De Magistris dieci anni prima.  Le parole del Lupo Solitario sembrano lo sbocco di quelle del telefonista, anonimo pure lui, che il 4 maggio ha telefonato a &#8220;Chi l&#8217;ha visto?&#8221; per ricicciare la vecchia tesi già naufragata nel nulla: &#8220;I casi Gregori e Orlandi sono collegati&#8221;, dove Gregori di nome fa Mirella, sparita anche lei, tre settimane prima di Emanuela, senza lasciare nessuna traccia e nessuna rivendicazione degna di tale nome. Come riportano i giornali, il nuovo anonimo telefonista di &#8220;Chi l&#8217;ha visto?&#8221; ha &#8220;rivelato&#8221; che: &#8220;a proposito del caso Orlandi e Gregori, le due scomparse sono opera della stessa mano. Un&#8217;esca interna al Vaticano, nel caso Gregori, ed un informatore, sempre interno al Vaticano, nel caso Orlandi: basta che andiate a rivedere la storia e, sopratutto, cercate di riparlare con (&#8230;.) amica di Mirella Gregori, lei sa chi è stata l&#8217;esca che l&#8217;ha fatta rapire, Ok? Vi richiamerò&#8221;. Ovviamente non ha più richiamato, ma i puntini usati per non dire il nome dell&#8217;amica della Gregori sono superflui. E&#8217; scritto nei giornali dell&#8217;epoca, nei miei libri e in una marea di siti internet che l&#8217;amica si chiama Sonia De Vito e che, interrogata come testimone, è stata sospettata dai magistrati di reticenza, ma le prove non ci sono. Insomma, anche questo anonimo rilancia nel ventilatore notizie vecchie e stravecchie, che miracolosamente, come certi cibi disidratati messi sotto il rubinetto, riacquistano di botto spessore…</strong></p>
<p><strong>Chi sia Lupo Solitario non è dato sapere. Eppure Peronaci, il coautore del libro &#8220;Mia sorella&#8221;, lo ha intervistato. Una combinazione alquanto suggestiva. In ogni caso, per capire che l&#8217;asserito ex agente segreto non è molto credibile, è istruttivo leggere l&#8217;intervista pubblicata sulle pagine romane del Corriere della Sera:</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Ma perché dice la verità a rate? Se riuscisse a far ritrovare viva la ragazza sarebbe un grandissima benemerenza.</strong></p>
<p><strong>«Lo so, ma a che rischi si va incontro?» .</strong></p>
<p><strong>Rischi?</strong></p>
<p><strong>«Eh eh, lo sai benissimo…».</strong></p>
<p><strong>Intende la pista dei soldi «da ripulire in Vaticano» , come ha detto l’altra sera in diretta tv a Romauno?</strong></p>
<p><strong>«Esatto».</strong></p>
<p><strong>Lupo, il collega Argo 3, da lei definito «mercenario» , un anno fa avrebbe visto Emanuela: aveva i capelli rasati. Altri particolari?</strong></p>
<p><strong>«La si può riconoscere perché qualche cosa di come era prima le è rimasto».</strong></p>
<p><strong>Che lingua parla?</strong></p>
<p><strong>«Un inglese farfugliato: ha la voce impastata per i tanti sedativi che le fanno prendere».</strong></p>
<p><strong>Al fratello, Pietro Orlandi, consiglierebbe di salire su un aereo e andare a verificare?</strong></p>
<p><strong>«Intanto di stare attento a come si muove».</strong></p>
<p><strong>In che senso?</strong></p>
<p><strong>«Suvvia, giornalista! Questa è una faccenda un po’ strana, io non mi fido neanche delle mutande che porto. Attenti alle persone che si vanno a toccare. Ci sono in ballo troppi soldi».</strong></p>
<p><strong>Meglio non alimentare speranze?</strong></p>
<p><strong>«La speranza sì, ma senza far casino. Il fratello può andare là, prendersela e portarsela a casa. Ma senza creare un polverone e toccare centri di potere».</strong></p>
<p><strong>Il Sismi. Lei era a busta paga fino al 2000, giusto? Poi è andato in pensione.</strong></p>
<p><strong>«Macché, non prendo neanche quella, mi hanno buttato fuori a calci nel sedere».</strong></p>
<p><strong>Ha compiuto reati?</strong></p>
<p><strong>«Reati no, piuttosto ordini da me eseguiti che non sono piaciuti. Guardiamoci in faccia! Io rischio la galera e anche la vita qui in Italia, mentre in Brasile sto bene, sono tutelato» .</strong></p>
<p><strong>Oltre al giallo Orlandi, lei sostiene di essersi occupato del caso Calvi. Ha già rivelato che nel calzino del banchiere impiccato sotto il ponte dei Frati Neri c’era un biglietto: «Tanti auguri da Lupo» . Ulteriori dettagli?</strong></p>
<p><strong>«I quattro sassi in tasca al morto. A che cosa servivano?»</strong></p>
<p><strong>Come zavorra (nuova risata).</strong></p>
<p><strong>«Macché, l’acqua era alta 20 centimetri! I sassi erano il segnale per delle persone che il lavoro era stato portato a termine».</strong></p>
<p><strong>Altre inchieste scottanti?</strong></p>
<p><strong>«Il caso Moro».</strong></p>
<p><strong>Pure lì ha pestato qualche callo?</strong></p>
<p><strong>«Sì, ma tanti, tanti… Mmh, chi era il capo dei servizi all’epoca? Cossiga. Lo stesso che aveva promesso a Moro che non gli avrebbero torto un capello. E infatti poi è morto».</strong></p>
<p><strong>E dunque? «Morto per mano dei servizi, non delle Br»</strong></p>
<p><strong>E in tutto ciò il ruolo di Lupo?</strong></p>
<p><strong>«Te lo dico quando ci vediamo».</strong></p>
<p><strong>Non teme di essere intercettato?</strong></p>
<p><strong>«Non me ne frega niente, da un momento all’altro possono spararmi. Io non voglio parlare con nessuno. A fine mese torno in Brasile: vengano a trovarmi e dico tutto».</strong></p>
<p><strong>Torniamo a Emanuela. Ieri aveva detto che stava telefonando a dottori e infermieri a Londra, ma non rispondevano.</strong></p>
<p><strong>«Esatto. E oggi sto ritentando, mi hanno detto di chiamare alle 20.30 tramite i nostri canali, niente mail o Skype che sono intercettate. gente dei servizi, di certe strutture, e a noi italiani, fino al 2000, ci hanno invidiati…».</strong></p>
<p><strong>Poi, come dice lei, l’hanno esiliata.</strong></p>
<p><strong>«Quando mi guardi in faccia capisci».</strong></p>
<p><strong>Ha ferite sul volto?</strong></p>
<p><strong>«No, ma ho un proiettile in pancia e uno nel sedere, una spalla e due gambe rotte».</strong></p>
<p><strong>Accipicchia.</strong></p>
<p><strong>«Tutte cause di servizio».</strong></p>
<p><strong>Per quale motivo aveva detto di essere un killer professionista?</strong></p>
<p><strong>«Ci sono persone che vengono pagate per fare lavori sporchi. Io ero uno di quelli. Andiamo, giornalista, tu lo sai… Ci sono i film, ma la realtà è diversa. É più cruda».</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Da notare che oltre all&#8217;errore sulla banca Antonveneta e sul nome dell&#8217;asserito manicomio, il sedicente Lupo Solitario commette un altro errore, imperdonabile per un agente segreto anche se ex: Cossiga all&#8217;epoca del sequestro Moro non era affatto il &#8220;capo dei servizi&#8221;, ma il ministro degli Interni. Che se può avere una qualche autorità &#8211; forse &#8211; sui servizi segreti civili (all&#8217;epoca si chiamavano Sisde), non aveva assolutamente nessun potere su quelli militari, il Sismi di allora. Senza contare che chi ha davvero notizie utili per risolvere i gravi casi di cronaca nera non li spara in diretta tv o in strampalate intervistine, giocando così sulla pelle del dolore altrui, ma le fa avere ai magistrati o alla polizia o ai carabinieri. Specie se si è stati 007. E magari in forma pur sempre anonima, se non vuole finire sotto i riflettori.</strong></p>
<p><strong>Quasi quasi mi faccio fare da qualche amico tutta una serie di telefonate anonime a un bel gruppone di programmi televisivi per rilanciare i miei libri….</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Iran: Berlusconi semina, Ahmadinejad raccoglie. Caro Ratzinger, ma lei l&#8217;ordine che ha inviato nel 2001 a tutti i vescovi del mondo di tacere alle autorità civili qualunque caso di pedofilia del clero lo ha ritirato sì o no? A giudicare dal nuovo scandalo e annesso silenzio della curia di Bologna, si direbbe proprio di no. Dalla Milano da bere alla Lombardia, e non solo, da spolpare: il nostro capo del governo spiega che i peggiori sono per lui &#8220;i migliori&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 23:25:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[A Teheran stanno facendo il gioco di Silvio Berlusconi e dei suoi manovratori. Così è più facile ricominciare il tiro al piccione contro l&#8217;Iran, con l'&#8221;informazione&#8221; giornalistica che ci dà fulmineamente conto non solo di ciò che accade, ma anche di ciò che si vorrebbe accadesse ma non è ancora accaduto. Una domanda: come mai [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>A Teheran stanno facendo il gioco di Silvio Berlusconi e dei suoi manovratori. Così è più facile ricominciare il tiro al piccione contro l&#8217;Iran, con l'&#8221;informazione&#8221; giornalistica che ci dà fulmineamente conto non solo di ciò che accade, ma anche di ciò che si vorrebbe accadesse ma non è ancora accaduto. Una domanda: come mai invece della Palestina non si ha MAI una altrettanto fulminea informazione? Per l&#8217;Iran diamo retta anche a twitter e affini, senza uno straccio di verifica, in Palestina invece diamo retta solo al portavoce del governo israeliano. Vi accadono soprusi a volte degni dell&#8217;Iran, ma NON se ne parla. Ahmadinejad gioca chiaramente la carta dell&#8217;esasperazione della tensione politica internazionale, in modo da poter dare meglio un giro di vite interno, e arriva a dichiarazioni provocatorie anche demenziali, però ha dichiarato chiaro e tondo in piazza che l&#8217;arricchimento dell&#8217;uranio per la famosa bomba atomica non interessa l&#8217;Iran. Concetti del resto già detti più volte, ma in quei casi ha fatto cilecca non solo twitter&#8230;</strong></p>
<p><strong>La rinuncia alle atomiche da parte di Ahmadinejad  sa di volpe che non arriva all&#8217;uva e dice che è acerba, visto che a parte le chiacchiere soprattutto made in Usa e Israele &#8211; remake delle balle sulla &#8220;bomba&#8221; irachena &#8211; l&#8217;Iran non ha nessuna possibilità di arrivare a costruirla. Però il gioco al massacro, per ora a parole in attesa di poterlo trasformare in carne e sangue dei vinti, continuiamo a giocarlo. Il capo del governo o il capo dello Stato iraniano gridano che in Israele &#8220;collasserà&#8221; il sionismo &#8211; solo il sionismo, si badi bene, non Israele &#8211; ma i giornali traducono che ha gridato &#8220;Israele sarà &#8220;schiacciato&#8221;. Israele, non il sionismo. Che è chiaramente cosa diversa da Israele, così come un qualunque regime politico di uno Stato è cosa diversa dallo Stato con quel regime. Gli Usa e Israele e l&#8217;Europa vogliono far crollare il regime teocratico dell&#8217;Iran, ma questo NON significa che vogliano schiacciare l&#8217;Iran. O no? Di ritorno dal mio viaggio in Iran scrissi che il regime teocratico era condannato a crollare, perché la società civile è molto più avanti del regime, e nessuno s&#8217;è sognato di accusarmi di volere che l&#8217;Iran venisse &#8220;schiacciato&#8221;. O no? Sono molti i Paesi che sperano che in Italia crolli il &#8220;regime berlusconiano&#8221;, cosa sperata da un buon terzo degli stessi italiani, ma a nessun furfante verrebbe in mente di dire che tutti costoro vogliono che a crollare o ad essere &#8220;schiacciata&#8221; sia l&#8217;Italia. O no? <span id="more-1844"></span></strong><strong>Viceversa, stando ai fatti, quando si dichiara che si vuole &#8220;far crollare Hamas&#8221; pare proprio che si intenda &#8220;schiacciare&#8221; Gaza, con non pochi suoi abitanti. Però in questo caso nessun&#8217;anima bella si scandalizza, anzi… Arriva anche la benedizione di Papino il Breve!<br />
Più ipocrisia e disonestà politica di così si muore. Come nel giro di qualche mese forse accadrà di nuovo. L&#8217;Iran non ha pace, ci serve il suo petrolio e per averlo abbiamo prima messo sul trono un burattino inglese, poi una sanguinaria marionetta a stelle e a strisce, poi gli abbiamo scatenato contro l&#8217;Iraq, prendendo due piccioni con una fava, cioè indebolendo sia l&#8217;uno che l&#8217;altro, poi abbiamo fatto vincere le elezioni alla destra grazie alla demenziale trovata del'&#8221;asse del male&#8221; inventata dal malefico Bush. Ora siamo alla &#8220;soluzione finale&#8221;. Per colpire l&#8217;Iran serve il solito capovolgimento della realtà dei fatti, necessario per creare l&#8217;allarmismo isterico viscerale che sempre alimenta le guerre. Siamo noi che assediamo l&#8217;Iran, così come tutto il mondo arabo e islamico da almeno due secoli, per non parlare delle crociate e affini, però siamo talmente disonesti e feroci da far credere che sia l&#8217;Iran a minacciare se non assediare il mondo. Ci sarebbe da ridere se non fosse l&#8217;anticamera di una nuova (inutile) tragedia, perché anche un cretino capisce che l&#8217;Iran non può minacciare né assediare nessuno, se non è costretto a difendersi da un altro attacco altrui. Solo un demente può pensare che voglia attaccare Israele, perché attaccarlo significherebbe avere contro gli Usa e buona parte anche dell&#8217;Europa, significherebbe cioè tagliarsi i coglioni. L&#8217;Iran non è un Paese arabo, quindi neppure se attaccato può sperare di diventare il leader di tutto quel califfato che parte, minima, del mondo islamico pare stia sognando. Oddio, può anche essere che Ahmadinejad e gli ayatollah, come tutti i fanatici del proprio Dio, siano impazziti e sbaglino i conti, ma pare difficile: l&#8217;Iran non è la Padania di Bossi, che peraltro usa spesso un linguaggio minaccioso ed armigero senza che gli venga torto un baffo.</strong></p>
<p><strong>Daniel Pipes, testa d&#8217;uovo [qualcuno a onor del vero dice &#8220;testa di minchia&#8221;] dei famigerati e fallimentari neocon americani, quelli con le mani lorde di sangue per l&#8217;invasione dell&#8217;Iraq a base di balle sulle atomiche di Saddam e sul &#8220;nuovo Medio Oriente&#8221;, insiste perché l&#8217;Iran venga bombardato: &#8220;Per le sanzioni economiche è troppo tardi&#8221;. Peccato che come molti altri uomini dello staff guerrafondaio di George W(isky) Bush il buon Daniel abbia come punto di riferimenti più gli interessi del governo di Israele che quelli degli Usa.<br />
</strong></p>
<p><strong>Veniamo al papa. Ratzinger ha ripetuto solennemente che i casi di pedofilia, che affliggono come una piaga purulenta la Chiesa, ma soprattutto i bambini a contatto con il suo clero,  non saranno più tollerati, anzi saranno denunciati. Bene. Benissimo! Ma a chi saranno denunciati? A Dio alle autorità giudiziarie dei singoli Stati, Italia compresa? Questa volta il ritornello pare più forte rispetto quanto detto a New York e in Australia, dove suonava più che altro come una flebile giaculatoria recitata a uso dei mass media, un piccolo show per tentare di far dimenticare il dilagare di scandali pedofili nella Chiesa degli Usa e dell&#8217;Australia. Poi però nonostante le chiacchiere in scarpette rosse è arrivato l&#8217;uragano dello scandalo irlandese: pedofilia a gogò e solito silenzio complice da parte della gerarchia ecclesiastica locale.<br />
A questo punto rivolgiamo al signor papa una rispettosa preghiera: potrebbe dirci, e dimostrarci, se la direttiva da lui stesso emanata nel giugno 2001 per ordinare ai vescovi di tutto il mondo di nascondere alle autorità civli tutti i casi di pedofilia è stata ritirata o no? Di quella direttiva, a firma di Ratzinger e Raffaele Bertone, all&#8217;epoca Numero Uno e Numero Due  dell&#8217;ex Sant&#8217;Uffizio (ex tribunale dell&#8217;Inquisizione) e oggi rispettivamente papa e segretario di Stato del Vaticano, abbiamo già parlato e scritto più volte, il suo testo completo figura anche nell&#8217;appendice del mio libro &#8220;Emanuela Orlandi, la verità: dai lupi grigi alla banda della Magliana&#8221;.  Ne ha parlato di sfuggita il Corriere della Sera quando un magistrato del Texas, scoperto quel vergognoso ordine scritto, imputò Ratzinger del grave reato di &#8220;cospirazione contro la giustizia&#8221;. Ma tutti fanno sempre finta di niente. Ho scritto a colleghi vaticanisti di un paio di giornali, dei quali evito di fare il nome, per sapere se l&#8217;ordine del 2001 è stato ritirato o no, ma nessuno risponde….</strong></p>
<p><strong>La mia domanda al signor papa è motivata anche dal nuovo scandalo di pedofilia nel clero a Bologna e annesso silenzio menefreghista della curia locale, a partire dal vescovo Ernesto Vecchi. Scandalo che i giornali riportano, ma &#8211; almeno quelli che leggo io &#8211; senza mai fare il nome del prete stupratore. Embé, mica è un albanese o rumeno o zingaro o musulmano o palestinese o iraniano, cioè non è mica un mostro da sbattere in prima pagina: è solo un sacerdore stupratore&#8230;. Roba da poco.<br />
</strong></p>
<p><strong>Mi fa orrore parlarne ancora, ma come si fa a tacere su un capo di governo che dichiara pubblicamente &#8220;con questi magistrati non si può governare&#8221;? Frase che tradotta dal berlusconese in italiano significa di fatto &#8220;Senza commettere reati penali non possiamo andare al governo né governare&#8221;. Come si fa a tacere su un capo di governo che definisce i magistrati &#8220;impiegati pubblici&#8221;? Impiegati, si badi bene, che secondo tale capo di governo non dovrebbero quindi mai mettere sotto accusa i politici, come se fossero questi e non il pubblico, cioè il popolo italiano, i datori di lavoro di tali &#8220;impiegati&#8221;! Questa non è solo cafonaggine non solo istituzionale, ma anche protervia preoccupante perché comincia ad avere un troppo forte fetore di autoritarismo. E come si fa a non parlare di un capo di governo che prende le difese di un Bertolaso e di altra bella gente colta in pieno fallo porcaiolo e mazzettaro alla faccia anche dei terremotati? Anche il cinismo e lo schifo dovrebbero avere un limite, perfino se le iniziali PdL dovessero significare Porcaggine dei Ladroni come peraltro inducono a pensare il recente arresto dell&#8217;assessore lombardo Prosperini, legaiolo dei peggiori, e gli odierni arresti sia del presidente della Provincia di Vercelli, Renzo Masoero, che di un consigliere del Comune di Milano, Camillo Pennisi, colto con in mano una mazzettina da 10 mila euro, appendice di una da 5.000 già incassata e anticipo di chissà cosa. Dalla Milano da bere alla Lombardia e Padania da spolpare. Un bel progresso, non c&#8217;è che dire, molto post post moderno. Molto mutanda griffata.<br />
Essersi ridotti a un (per la terza volta!) capo di governo che davanti alla retata di Bertolaso&amp;C osa anche dire che &#8220;i magistrati colpiscono sempre i migliori&#8221; significa essersi ridotti a livello tribale. Che per il Chiavalier Papino il Breve i &#8220;migliori&#8221; siano quelli che per la gente normalmente onesta sono i peggiori lo avevamo capito da un bel pezzo. Almeno da quando ha voluto come ministro della Difesa il suo addetto personale alla corruzione di magistrati e allo scippo di beni altri, che ha perfino tentato di insediare come ministro della Giustizia. Oggi però abbiamo la conferma direttamente dalla bocca del Chiavaliere, che di &#8220;migliori&#8221;, cioè di peggiori, se ne intende. Così come abbiamo anche la conferma di cosa intendeva per giustizia quando ha tentato il colpo gobbo di Cesare Previti ministro della Giustizia.<br />
Speriamo che non sia troppo tardi quando queste cose la maggioranza degli italiani no si limiteranno solo a capirla, come l&#8217;hanno già capita da un pezzo anche quelli che proprio per questo votano Chiavaliere&amp;C, ma nella cabina elettorale la tradurranno finalmente in rifiuto politico. Tra i migliori di Berlusconi ci deve essere anche il suo medico personale, tale Alberto Zangrillo, visto che è stato promosso in silenzio a membro del Consiglio superiore della Sanità, dove ormai se la fanno da padroni i clericali dell&#8217;Università Cattolica o della milanese clinica privata, di don Verzè, S. Raffaele.<br />
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<br />
P. S. La retorica buonista a volte rende ridicoli. Bill Clinton è stato operato al cuore e il suo portavoce ci ha tenuto a rassicurare il mondo: &#8220;Sta bene, pensa ad Haiti ed è di buon umore&#8221;. Come si faccia ade essere di buon umore pensando ad Haiti massacrata dal terremoto lo sa solo il Padreterno. Beh, in fin dei conti lo sanno anche nel giro Bertolaso&amp;C e del loro protettore Santo Silvio non Vergine in tutti i sensi.<br />
</strong></p>
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		<title>La scomparsa di Emanuela Orlandi: dopo il ventennio nero di balle sulla pista &#8220;turco-sovietica&#8221; ecco in scena la versione riveduta e corretta di Sabrina Minardi. Le cui parole, a differenza di quelle delle D&#8217;Addario sui vizi di Berlusconi, sono immediatamente assurte al rango di verità rivelata. Proprio quando in Vaticano accelerano la volontà di beatificare papa Wojtyla</title>
		<link>http://www.pinonicotri.it/2009/11/la-scomparsa-di-emanuela-orlandi-dopo-il-ventennio-nero-di-balle-sulla-pista-turco-sovietica-ecco-in-scena-la-versione-riveduta-e-corretta-di-sabrina-minardi-le-cui-parole-a-differenza-di-quell/</link>
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		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 14:58:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pino Nicotri]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Non c&#8217;è che dire: il titolo del mio libro sul caso Orlandi è quanto mai azzeccato: &#8220;Dai Lupi Grigi alla banda della Magliana&#8221;. Ma ieri, nel corso di otto interviste per radio e agenzie e due per Raitre, sono rimasto sgomento per la generale mancanza di memoria. Comprensibile, visto che si tratta di una piece, una tragedia camuffata da farsa che però si vuole spacciare come dramma mondiale, &#8220;rapimento mediatico&#8221; &#8211; come l&#8217;ha ironicamente bollato il magistrato romano Severino Santiapichi &#8211; che si trascina da oltre 26 anni… Soprattutto i giovani, che ne sanno? Non sempre c&#8217;è tempo per documentarsi, e in ogni caso come orientarsi nell&#8217;oceano di chiacchiere, balle, depistaggi, deliri e inganni vari rifilati ai mass media, e da questi supinamente avvalorati, per oltre un quarto di secolo? Ma la disinvoltura di queste ore lascia sgomenti. Se non peggio. Anche perché è una spia di come in Italia si sia sfarinato e si vada sfarinando un po&#8217; tutto, in particolare ciò che dovrebbe essere robusto e non sfarinabile, a partire dalla politica e dalle istituzioni, assi portanti della democrazia e della pacifica convivenza civile. Se si arriva a privatizzare perfino l&#8217;acqua, in attesa forse di privatizzare anche l&#8217;aria, si può ben privatizzare e appaltare anche la verità di turno…. Ma veniamo al sodo.</strong><a href="http://www.pinonicotri.it/wp-content/uploads/2009/11/orlandi-big.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1626" title="orlandi-big" src="http://www.pinonicotri.it/wp-content/uploads/2009/11/orlandi-big.jpg" alt="" width="170" height="257" /></a><br />
<strong><br />
</strong><span id="more-1625"></span><strong>Per  oltre 20 anni si sono sbracciati a giurare e rigiurare in continuazione che erano stati i terroristi turchi, i Lupi Grigi musulmani manovrati come burattini dai comunisti atei di Mosca, e che l&#8217;avevano rapita per scambiarla con il loro sodale Alì Mehmet Agca in galera a vita in Italia per avere sparato al papa. Poi di colpo, un anno e mezzo fa, salta fuori l&#8217;ennesima &#8220;supertestimone&#8221; di turno, Sabrina Minardi, da anni dentro e fuori le case di cura per drogati, e  pretendono ci si dimentichi di questi oltre 20 anni di balle &#8220;turche&#8221; e &#8220;comuniste&#8221; e che si accetti a occhi chiusi il nuovo vangelo: a rapirla e a ucciderla è stata la banda della Magliana per mano del boss Enrico &#8220;Renatino&#8221; De Pedis. Il racconto della Minardi &#8211; che riporto per intero qui in basso &#8211; era un po&#8217; troppo confuso per essere credibile, tant&#8217;è che non se ne è saputo più nulla. E&#8217; riesploso di colpo ieri, giovedì 19 novembre 2009, con la pretesa di avere risolto il caso, cioè a dire un giallo che dura da ormai 26 anni e mezzo.  La novità è che la Minardi &#8220;ha riconosciuto la voce&#8221; di un tizio che una volta ha telefonato a casa degli Orlandi dicendo di chiamarsi &#8220;Mario&#8221; per raccontare balle su Emanuela scomparsa da casa da qualche giorno. L&#8217;altra novità è che nel nuovo racconto la Minardi ha eliminato le parti chiaramente impossibili. Mah. Questa nuova versione ripulita mi ricorda gli esami da rimandato a ottobre, quando si passa l&#8217;estate a studiare meglio una materia per poter superare l&#8217;esame di riparazione a ottobre. Solo che nel caso della Minardi l&#8217;esame i riparazione è stato rimandato a novembre, e di un anno e mezzo dopo: tempo per prepararsi meglio ce n&#8217;è stato quindi a iosa…. Qualche lezione privata, qualche lezione imparata meglio, magari a memoria, e il nuovo esame magari si supera. Forse.</strong></p>
<p><strong>E sì, forse, perché non tutte le ciambelle riescono col buco. Per esempio: E&#8217; IMPOSSIBILE credere che la Minardi non abbia mai ascoltato prima di mercoledì la telefonata di &#8220;Mario&#8221;, per il semplice motivo che in parte era già stata diffusa da tempo da &#8220;Chi l&#8217;ha visto?&#8221; ed era ascoltabile dal link</strong></p>
<p><!--[endif]--> <!--StartFragment--><strong><span style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;"><a href="http://www.chilhavisto.rai.it/Clv/img/o/OrlandiEmanuela/mario1.wma">http://www.chilhavisto.rai.it/Clv/img/o/OrlandiEmanuela/mario1.wma</a> , grazie al quale ho ascoltato e riascoltato la telefonata decine di volte anch&#8217;io. Non voglio pensare abbiano fatto sparire da Internet nelle ultime ore il file, ma di sicuro c&#8217;era ed è dimostrabile perché come me lo hanno sentito vari colleghi, compreso chi me lo ha inviato per e-mail. </span></strong><!--EndFragment--></p>
<p><strong>Sono comunque curioso di vedere se dai &#8220;ricordi&#8221; la Minardi ha tolto anche le sue cene a braccetto del boss criminale De Pedis, per giunta all&#8217;epoca latitante, a casa di Giulio Andreotti e consorte. E se ha tolto anche il nome di monsignor Paul Marcinkus, all&#8217;epoca governatore del Vaticano e della sua banca &#8211; il famoso e famigerato istituto bancario ipocritamente chiamato Istituto per le Opere di Religione (IOR) &#8211; nonché responsabile della sicurezza del papa, quale mandante dell&#8217;asserito rapimento e annessa uccisione della Orlandi. A seguito dello scandalo del Banco Ambrosiano, con annesso &#8220;suicidio&#8221; del suo amministratore Roberto Calvi, Marcinkus si vide spiccare dalla magistratura italiana un mandato di cattura, rimasto purtroppo lettera morta.</strong></p>
<p><strong>Intanto c&#8217;è da fare una osservazione fondamentale, che sgombera il tavolo da troppa fuffa, come ieri mi sono sgolato a spiegare anche a Rai News e a Linea Notte di Raitre. Si usa dire fin dall&#8217;inizio che Emanuela poche ore prima della sua scomparsa è stata vista &#8211; dal vigile urbano Alfredo Sambuco e dal poliziotto Bruno Bosco &#8211; parlare con un tizio davanti a palazzo Madama, sede del senato, affianco alla Bmw color &#8220;verde tundra&#8221; dello stesso tizio. Bene. O meglio: male. Malissimo. A leggere infatti il resoconto fatto al Sisde, cioè ai servizi segreti civili di cui all&#8217;epoca faceva parte, di Giulio Gangi, che in quanto amico di una cugina (Monica Meneguzzi) di Emanuele si è dato da fare fin dai primi giorni, la ragazza di cui gli hanno parlato a botta calda sia Sambuco che Bosco NON può essere Emanuela. Ripeto: NON può essere Emanuela. Perché? Perché Bosco parla di una ragazza &#8220;con uno zainetto a spalla&#8221;, mentre nel comunicati diffuso dagli Orlandi già il giorno dopo, 24 giugno, c&#8217;è scritto a chiare lettere che Emanuela è uscita di casa con una borsa di cuoio e un astuccio rettangolare nero che contiene il suo flauto. Come si legge a pagina 45 e 46 del mio libro:</strong></p>
<p><em><strong>&#8220;Mentre l’aereo di Wojtyla vola verso Roma, gli Orlandi decidono di stilare un breve testo che zio Meneguzzi porta ai giornali, pubblicato già il giorno dopo – 24 giugno – da «Il Tempo» e il 25 anche da «Il Messaggero» e «Paese Sera» nelle pagine delle cronache romane. Sotto il titolo Chi ha visto Emanuela? si legge: «Dalle ore 19:15 del 22 giugno si sono perse le tracce di Emanuela Orlandi, 15 anni, vista per l’ultima volta da due compagne di scuola in corso Rinascimento, di fronte al Senato. Emanuela è alta un metro e 65, corporatura snella, occhi marrone, capelli castano-scuri lunghi. Indossa pantaloni jeans con bretelle, camicetta bianca, e ha una borsa di cuoio e un astuccio nero rettangolare dove tiene un flauto. Chi l’avesse vista o ne avesse notizie, può telefonare al numero 69.84.982», vale a dire a casa Orlandi. Come si vede, non si parla affatto dello zaino visto da Bruno Bosco addosso alla «ragazzetta», mentre invece si parla di «una borsa di cuoio» e di un «astuccio nero rettangolare» per il flauto di cui però il poliziotto con Gangi non ha fatto nessuna menzione&#8221;.</strong></em></p>
<p><strong>Il flauto è dovuto al fatto che Emanuela, studentessa di liceo scientifico, era anche una studentessa di flauto, pianoforte e canto corale al conservatorio di S. Apollinare. Se Emanuela è uscita di casa con una borsa a mano NON può essere la ragazza che ha invece uno zainetto a spalla e NON una borsa di cuoio a mano. Per non parlare della mancanza del lungo e vistoso astuccio nero con dentro il flauto.<br />
Tutta la storia della Bmw si può quindi buttare via, assieme alle testimonianze &#8211; se così vogliamo chiamarle… &#8211; del vigile e del poliziotto di servizio quel giorno e in quelle ore davanti al senato. E se la Bmw si può buttare, allora puzza molto l&#8217;insistere anche della Minardi su &#8211; guarda caso &#8211; una Bmw, ovviamente di De Pedis e/o del suo giro. Ma proseguiamo.</strong></p>
<p><strong>Come pure ho scritto nel mio libro, a leggere il rapporto di Gangi al Sisde si scopre anche che né Bosco né Sambuco hanno mai detto che l&#8217;uomo della Bmw aveva con sé, da mostrare alla ragazza, prodotti di bellezza Avon. Bosco ha detto a  Gangi solo di avere visto da una ventina di metri &#8220;un tascapane di tipo militare&#8221; che, una volta aperto, mostrava al suo interno la lettera A maiuscola. E Sambuco mi ha addirittura giurato che lui di Avon NON ha mai parlato! Mai a verbale con i carabinieri (della sede di via In Selci). Se si è prestato a parlare di Avon in qualche intervista &#8211; nelle quali peraltro si contraddice clamorosamente perfino su più cose &#8211; lo ha fatto solo per supportare quanto detto da Federica Orlandi a proposito dell&#8217;ultima telefonata di sua sorella Emanuela. &#8220;Per dare qualche speranza a quei poveracci&#8221;, mi ha spiegato Sambuco, come ho riportato nel libro. Ma proseguiamo.<br />
</strong></p>
<p><strong>Strano. I giornali dicono che il &#8220;riconoscimento&#8221; della voce è avvenuto solo mercoledì 18 c. m. Com&#8217;è possibile quindi che senza uno straccio di verifica si spari nel giro di poche ore la certezza che ormai il caso è risolto? Tanta fretta mi ricorda la sceneggiata di Alì Agca fatto trovare &#8220;per caso&#8221; ai vari giornalisti &#8211; appositamente convocati &#8211; subito dopo l&#8217;interrogatorio fatto dal magistrato Margherita Gerunda su segnalazione del Sisde che &#8211; chissà perché e su base zero &#8211; indicava in Agca il possibile movente del &#8220;rapimento&#8221;. In ogni caso, quando si parla di &#8220;riconoscimento della voce&#8221; di una telefonata bisogna andarci cauti. Molto cauti. Nel 1979 io e il professore Toni Negri venimmo arrestati con l&#8217;accusa &#8211; tra le altre &#8211; di avere rapito il leader democristiano Aldo Moro. Alla base delle fantasmagoriche e demenziali accuse c&#8217;era &#8220;il riconoscimento delle voci&#8221; mie e di Negri da parte di un paio di persone che avevano sentito alla radio e alla televisione le telefonate di alcuni brigasti del sequestro Moro, telefonate intercettate dalla polizia e fatte diffondere dal ministero dell&#8217;Interno. Come è noto, quei due &#8220;riconoscimenti&#8221; si sono rivelati due colossali &#8220;sole&#8221;, vocabolo che nel gergo romano significa &#8220;bidoni&#8221;. Per quale motivo invece il &#8220;riconoscimento&#8221; della Minardi si vuole sia credibile? Già un paio di anni fa un pentito del banda della Magliana, Antonio Mancini, raccontò in una puntata del programma televisivo &#8220;Chi l&#8217;ha visto?&#8221; che la voce di Mario era quella di un certo &#8220;Ruffetto&#8221;, forse di nome Libero ma di cognome non reso noto, killer della Magliana molto apprezzato da De Pedis. Qualche giornale scrive che una perizia ha dimostrato che Mancini s&#8217;è sbagliato, ecco perché ora si cambia cavallo e si punta sul &#8220;Mario&#8221; della Minardi. Bene. Ma scusate: se si è sbagliato Mancini, che in quanto membro di un certo peso della banda della Magliana doveva conoscere &#8220;Ruffetto&#8221; piuttosto bene ed è quindi strano ne abbia confuso la voce, è ancor più probabile che si sbagli anche la Minardi. O no? O qualcuno ha regalato alla Minardi la patente di infallibilità, manco fosse il papa e nonostante le enormi cazzate sparate un anno e mezzo fa?</strong></p>
<p><strong>La &#8220;rivelazione&#8221; di Mancini ha fatto la fine che meritava, ma NON ha insegnato nulla a certi inquirenti: sembra di rivedere le informative del Sisde alla Gerunda, suggestive, pilotate, ma campate sul nulla. O meglio: campate sulla malafede e volontà di depistaggio, come gli anni hanno implacabilmente dimostrato. La Minardi l&#8217;altro ieri ha detto la stessa cosa, ha cioè detto che si tratta di &#8220;Ruffetto&#8221;? C&#8217;è chi dice di sì, e c&#8217;è chi dice di no. Come che sia, riconoscere una voce a 26 anni e passa di distanza è possibile? E&#8217; credibile? Mah. La perizia fonica fatta comparando la voce di una persona con quella registrata telefono è impresa ardua: i telefoni infatti, specie quelli di un quarto di secolo fa, &#8220;tagliano&#8221; le frequenze estreme della voce umana, cioè le frequenze più alte e quelle più basse, ma in questo modo la comparazione delle due voci avviene con una delle due, quella al telefono, in parte mutilata. Raggiungere la certezza in queste condizioni è impossibile, come dimostrano vari casi giudiziari anche clamorosi. La perizia diventa ancor più difficile &#8211; o impossibile? &#8211; perché il quarto di secolo passato nel frattempo ha alterato &#8211; se non altro per motivi ormonali ai quali si possono aggiungere il fumo, eventuali malattie, l&#8217;alcol, ecc. &#8211; la voce da comparare con quella di tanto tempo fa: la mia voce di oggi è eguale a quella che avevo 26 anni fa? Ne sarei sorpreso, visto che molte altre cose del mio corpo, eccetto forse il colore degli occhi e la forma delle orecchie, sono cambiate… E la perizia diventa ancor più difficile &#8211; o impossibile? &#8211; se ci si basa sul ricordo di come era una voce di qualcuno di più di un quarto di secolo fa.  O no?<br />
Ecco perché tutta questa &#8220;notizia bomba&#8221; mi puzza. &#8220;Bomba&#8221; sì, ma del tipo bombetta puzzolente. E mica poco.</strong></p>
<p><strong>Stranissimo. Se una D&#8217;Addario più altre donne dicono di essere state a letto con Silvio Berlusconi, e documentano la cosa con foto scattate a casa sua e registrazioni dei suoi consigli erotici, viene subito alzato un fuoco di sbarramento per definire i loro racconti e le loro prove come robaccia adulterata. La merce di una Minardi viene invece di colpo avvalorata come oro colato. Mah.  Altro che due pesi e due misure. Quando si tratta di Berlusconi, Dell&#8217;Utri, Previti, Mills, ecc., si grida al complotto delle &#8220;toghe rosse&#8221; e che non sono credibili neppure le condanne confermate in terzo grado. Se invece parla una Minardi ecco che diventa di colpo una &#8220;supertestimone&#8221; e i suoi vaneggiamenti diventano di colpo vangelo, &#8220;rivelazioni&#8221;. Mah. Vedremo. Sì, vedremo se e quali verifiche hanno fatto i magistrati e quali prove hanno trovato a conferma. Per carità: tutto è possibile…. O quasi.</strong></p>
<p><strong>Torniamo ora alla Bmw, che pare ormai da anni un incrocio tra l&#8217;Olonese Volante, Moby Dick e un disco volante. Già ad agosto dell&#8217;anno scorso era stata data una notizia clamorosa. Buttato a mare come se niente fosse il ventennio nero di balle e depistaggi &#8220;islamicico-turco-comunisti&#8221; e sostituito da un paio di mesi Agca con la Minardi, ecco che il giorno prima di ferragosto sul sito di «Repubblica» e dell’agenzia Agi a partire dalle ore 15:54 compare il seguente capolavoro, dove tra un mare di se e di verbi al condizionale l’unica cosa data per certa è che è stata finalmente trovata la famosa Bmw e che su tale auto Emanuela ci venne «caricata». Particolare quest&#8217;ultimo intrigante, ma inventato di sana pianta perché non è mai esistito nessun testimone che l&#8217;abbia vista salire o venire &#8220;caricata&#8221; su quell&#8217;auto:</strong></p>
<p><strong><br />
<em>&#8220;È da tempo oggetto di analisi di laboratorio la Bmw, parcheggiata dal ’95 a Villa Borghese e rimasta inutilizzata in tutti questi anni, che potrebbe essere collegata al sequestro di Emanuela Orlandi. Chi segue la pista della Banda della Magliana, come ha suggerito mesi fa la supertestimone Sabrina Minardi, ex amante del boss Renato De Pedis, è convinto che dall’esame di questa vettura possano emergere elementi preziosi all’inchiesta. Quella Bmw potrebbe essere l’auto su cui fu caricata la 15enne il 22 giugno del 1983, giorno del rapimento, e potrebbe essere stata utilizzata successivamente dalla stessa Minardi per raggiungere il benzinaio del Vaticano e consegnare la ragazzina a un uomo con l’aspetto di un monsignore. La procura ha affidato agli esperti della polizia scientifica l’esame del dna su quanto repertato a bordo dell’auto nella speranza che si possa fare chiarezza sulla scomparsa della ragazza. “La pista che stiamo seguendo è quella giusta – è la sensazione di un inquirente –, servirebbe un pizzico di fortuna perché è trascorso tanto tempo ed è difficile trovare le prove”. Sulla vicenda, comunque, è intervenuto l’avvocato Renato Borzone, difensore di Flavio Carboni che, stando ai primi accertamenti, sembrerebbe essere il proprietario di quella Bmw poi passata di mano ad altri: “In mancanza del tradizionale giallo estivo o dell’omicidio dell’estate, si è preferito ripiegare su questa boutade ferragostana”, ha detto il penalista. “Ora non ci resta che attendere la prossima puntata” </em>&#8220;.</strong></p>
<p><strong>E&#8217; questa, esplosa in queste ore, la nuova puntata? Staremo a vedere. Anche a voler credere alla Minardi, le cose comunque chiare come la luce del sole ed assodate sono comunque intanto almeno due, e mica da ridere:<br />
&#8211; la pista &#8220;turco-sovietica&#8221; era una bufala, che ci hanno voluto imporre per due decenni abbondanti;<br />
&#8211; il Vaticano non solo ha mentito in lungo e in largo, e non si mente per 26 anni solo per proteggere &#8211; che so &#8211; un barista o una guardia svizzera, ma è anche il mandante, nella persona di Marcinkus, del rapimento e assassinio di Emanuela. A pagina 182 del mio libro c&#8217;è l&#8217;elenco impietoso, lungo una intera pagina, di tutte le balle e le cose poco credibili raccontate dal Vaticano o da esso comunque avvalorate.</strong></p>
<p><strong>Ed eccovi ora quanto ho già scritto nel mio libro, che, si badi bene, è uscito esattamente un anno fa:</strong></p>
<p><strong>&#8220;<em>Il 22 giugno 2008 è il 25esimo anniversario del «rapimento». Come per incanto a Roma ricompaiono i manifesti di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori di un quarto di secolo prima, per opera delle sorelle delle due ragazze scomparse, e il giorno dopo le agenzie di stampa sparano indiscrezioni di una precedente deposizione davanti ai magistrati dell’ex amante di Renatino. Ecco per esempio come ne parla il lancio dell’agenzia Agi:</em></strong></p>
<p><strong><em>&#8220;ORLANDI: TESTIMONE, LA CONSEGNAI A UN SACERDOTE; ERA INTONTITA = (AGI) – Roma, 23 giu. – «Io arrivai lì al bar Gianicolo con una macchina – racconta. Poi Renato, il signor De Pedis, con cui in quel tempo avevo una relazione, mi disse di prendere un’altra macchina, che era una Bmw e di accompagnare&#8230; Cioè arrivò questa ragazza, una ragazzina, arrivò questa ragazza e se l’accompagnavo fino a sotto, dove sta il benzinaio del Vaticano, che ci sarebbe stata una macchina targata Città del Vaticano che stava aspettando questa ragazza. Io l’accompagnai: così feci. Durante il tragitto&#8230; non so quanto tempo era passato dal sequestro di Emanuela Orlandi&#8230; la identificai come Emanuela Orlandi&#8230; Era frastornata, era confusa ’sta ragazza. Si sentiva che non stava bene: piangeva, rideva. Anche se il tragitto è stato breve, mi sembra che parlava di un certo Paolo, non so se fosse il fratello. Va be’, comunque, io quando l’accompagnai c’era un signore con tutte le sembianze di essere un sacerdote, c’aveva il vestito lungo e il cappello con le falde larghe. Scese dalla Mercedes nera, io feci scendere la ragazza: “Buonasera, lei aspettava me?”. “Sì. Sì, credo proprio di sì”. Guardò la ragazza, prese la ragazza e salì in macchina sua. Poi, io, dopo che avevo realizzato chi era, dissi, quando tornai su, a Renato: “A’ Rena’, ma quella non era&#8230;” Ha detto: “Tu, se l’hai riconosciuta è meglio che non la riconosci, fatti gli affari tuoi” &#8220;.</em><br />
<em><br />
Come si vede, se Emanuela «non stava bene», a giudicare dall’eloquio non è che Sabrina Minardi durante il racconto stesse meglio. Tralasciamo il far comparire con nonchalance la Bmw, il problema è che l’amante di De Pedis dice «la identificai come Emanuela Orlandi». E come ha fatto a identificarla? Le ha chiesto il nome e cognome? Le ha chiesto i documenti? S’era impressa nella mente le vecchie foto sui giornali, lei che era sempre strafatta di cocaina?</em></strong></p>
<p><strong><em>Lo stesso giorno del lancio dell’Agi le edizioni on line dei quotidiani sono più generose, danno più particolari. La confusissima Minardi è promossa a tamburo battente «supertestimone» e viene portata sugli scudi. Nell’Italia berluscona e veltrona «se po’ fa’» ormai anche questo. Vediamo l’articolo di www.repubblica.it che riassume il tutto punto per punto e ha il pregio di dire una castroneria madornale, imperdonabile, e una forse veniale. Quella madornale è che ipotizza la consegna di Emanuela al sacerdote da parte della Minardi come avvenuta «forse durante il rapimento», cioè come suo fine! Quella forse perdonabile è che fa parlare «la sorella» di Emanuela, ma non dice quale delle tre: in ogni caso, è bene tenere a mente cosa dice «la sorella», perché in un’altra intervista dirà l’esatto contrario. Miracoli vaticani? Come che sia, ecco i passi salienti dell’articolo di Marino Bisso e Giovanni Gagliardi:</em></strong></p>
<p><strong><em>&#8220;Emanuela Orlandi sarebbe stata prelevata da Renatino De Pedis su ordine di monsignor Marcinkus, all’epoca presidente dello IOR. Lo rivela Sabrina Minardi, la supertestimone che per anni fu l’amante del boss della banda della Magliana Enrico De Pedis, detto Renatino. La ragazza, dice Minardi, sarebbe poi stata uccisa e gettata in una betoniera a Torvajanica. E le sue dichiarazioni portano a nuove indagini.<br />
«Nel sacco anche un bambino». «Successe tutto a Torvajanica», ha ricordato Sabrina Minardi, durante un colloquio con i dirigenti della Squadra Mobile, avvenuto il 14 marzo scorso. «Con Renatino, a pranzo da Pippo l’Abruzzese, arrivò Sergio, l’autista, con due sacchi. Andammo in un cantiere, io restai in auto: buttarono tutto dentro una betoniera. Così facciamo scomparire tutte le prove, dissero». In uno di quei sacchi c’era il corpo di Emanuela Orlandi e nell’altro, sostiene la donna, un bambino di 11 anni ucciso per vendetta, Domenico Nicitra, figlio di uno storico esponente della banda.</em></strong></p>
<p><strong><em>Date contrastanti. La testimone sostiene di essere stata la compagna del boss della Magliana tra la primavera dell’82 e il novembre dell’84. Emanuela Orlandi scomparve il 22 giugno dell’83, ma Domenico Nicitra, il bambino ucciso, morì dieci anni dopo, il 21 giugno 1993, quando De Pedis era già morto (fu ucciso all’inizio del 1990). Forse la confusione sulle date è colpa degli psicofarmaci e della droga di cui la testimone ammette di aver fatto uso per anni. Ma le dichiarazioni rese ai magistrati restano sufficientemente circostanziate e tali da giustificare un supplemento di indagini.</em></strong></p>
<p><strong><em>«Consegnai Emanuela a un sacerdote». La donna racconta di aver accompagnato con la sua macchina Emanuela Orlandi [forse durante il rapimento, ndr] e di averla consegnata a un sacerdote. Accadde sei, sette mesi prima – dice – della tragica esecuzione della figlia del commesso della Casa Pontificia. «Arrivai al bar del Gianicolo in macchina (&#8230;) Renatino mi aveva detto che avrei incontrato una ragazza che dovevo accompagnare al benzinaio del Vaticano. Arriva ‘sta ragazzina: era confusa, non stava bene, piangeva e rideva. All’appuntamento c’era uno che sembrava un sacerdote: scese da una Mercedes targata Città del Vaticano e prese la ragazza. A casa domandai: A Renà, ma quella non era&#8230; Se l’hai conosciuta, mi rispose, è meglio che te la scordi. Fatti gli affari tuoi».<br />
La testimone specifica, inoltre, che lei e De Pedis arrivarono al bar Gianicolo a bordo di una A112 bianca, di proprietà della donna. «Renato e Sergio me la misero [la ragazza, ndr] in macchina, più che Renato, Sergio prese la ragazza dalle mani di questa signora e la accompagnò nella mia macchina. Poi, io salii in macchina e andai. Mi dissero che alla fine di quella via c’era questo signore che l’aspettava».</em></strong></p>
<p><strong><em>La prigione. Emanuela Orlandi sarebbe stata tenuta [durante il rapimento, ndr] in un’abitazione, vicino a piazza San Giovanni di Dio, che aveva «un sotterraneo immenso che arrivava quasi fino all’ospedale San Camillo», ha aggiunto la Minardi. Di lei si sarebbe occupata la governante della signora, Daniela Mobili. Secondo la testimone, la Mobili, sposata con Vittorio Sciattella, era vicina a Danilo Abbruciati, il killer della Banda della Magliana freddato nell’82 durante il fallito agguato a Roberto Rosone, vicepresidente del Banco ambrosiano. Monsignor Marcinkus. Emanuela Orlandi sarebbe stata prelevata da Renatino De Pedis su ordine di monsignor Marcinkus, che fu presidente dello IOR, la banca del Vaticano, dal 1971 al 1989. Marcinkus è morto il 20 febbraio 2006 a Sun City, in Arizona. Alla specifica domanda dei magistrati, tramite chi Renato fosse stato delegato a prendere Emanuela, la donna risponde: «Tramite lo IOR&#8230; Quel monsignor Marcinkus&#8230; Renato ogni tanto si confidava». Sulle motivazioni del sequestro: «Stavano arrivando secondo me sulle tracce di chi&#8230; perché secondo me non è stato un sequestro a scopo di soldi, è stato fatto un sequestro indicato. Io ti dico monsignor Marcinkus perché io non so chi c’è dietro&#8230; ma io l’ho conosciuto a cena con Renato&#8230; hanno rapito Emanuela per dare un messaggio a qualcuno».<br />
La testimone sottolinea di non sapere chi materialmente prese Emanuela: «Quello che so è che [la decisione, ndr] era partita da alte vette&#8230; tipo monsignor Marcinkus&#8230; È come se avessero voluto dare un messaggio a qualcuno sopra di loro. Era lo sconvolgimento che avrebbe creato la notizia». La donna fa un paragone con la morte di Roberto Calvi: «Gli hanno trovato le mani legate dietro, perché tu mi vuoi dare un messaggio». In un colloquio successivo, il 19 marzo, la donna aggiunge: «Renato, da quello che mi diceva, aveva interesse a cosare con Marcinkus perché questi gli metteva sul mercato estero i soldi provenienti dai sequestri».</em></strong></p>
<p><strong><em>Le ragioni del rapimento. La teste, sentita successivamente dal procuratore aggiunto Italo Ormanni e dai pm Andrea De Gasperis e Simona Maisto, ipotizza come ragione della scomparsa della giovane una «guerra di potere»: «Io la motivazione esatta non la so – dice ai magistrati – però posso dire che con De Pedis conobbi monsignor Marcinkus. Lui era molto ammanicato con il Vaticano, però i motivi posso immaginare che fossero quelli di riciclare il denaro. Mi sembra che Marcinkus allora era il presidente dello IOR&#8230; però sono ricordi così. Gli rimetteva questi soldi&#8230; Io a monsignor Marcinkus a volte portavo anche le ragazze lì, in un appartamento di fronte, a via Porta Angelica&#8230; Sarà successo in totale quattro o cinque volte, tre-quattro volte&#8230; Lui era vestito come una persona normale».</em></strong></p>
<p><strong><em>Sabrina Minardi, rispondendo ai magistrati, precisa che le modalità con cui avvenivano questi incontri erano diverse da quelle riferite sull’episodio del Gianicolo. «Mi ricordo che una volta Renato portava sempre delle grosse borse di soldi a casa. Sa, le borse di Vuitton, quelle con la cerniera sopra. Mi dava tanta di quella cocaina, per contare i soldi dovevo fare tutti i mazzetti e mi ricordo che contò un miliardo e il giorno dopo lo portammo su a Marcinkus».</em></strong></p>
<p><strong><em>A cena da Andreotti. Sabrina Minardi ha riferito di essere andata anche a casa di Giulio Andreotti. «Io andai anche a cena a casa di Andreotti, con Renato [De Pedis, ndr] – racconta – ovviamente davanti a me non parlavano&#8230; due volte ci sono andata&#8230; Renato ricercato&#8230; La macchina della scorta sotto casa di Andreotti della polizia&#8230; Renato ricercato, siamo andati su&#8230; eh&#8230; accoglienza al massimo&#8230; c’era pure la signora&#8230; la moglie&#8230; una donnetta caruccia &#8230; ovviamente davanti non parlavano di niente». La teste precisa che Andreotti «non c’entra direttamente con Emanuela Orlandi, ma con monsignor Marcinkus sì».</em></strong></p>
<p><strong><em>La sorella: «Chi sa, si liberi la coscienza». Domani, riunione degli investigatori negli uffici giudiziari per fare il punto dell’indagine. La sorella di Emanuela vuole le prove: «Senza quelle, non credo alla presunta testimone. Emanuela non è andata via spontaneamente, siamo sicuri di questo e quindi qualcuno è davvero a conoscenza di ciò che è accaduto. Mi chiedo se non sia arrivato, e già da tempo, il momento che questo qualcuno venga fuori e si liberi la coscienza». Inquirenti in cerca di riscontri. Gli inquirenti, prima di pronunciarsi sulla fondatezza o meno delle dichiarazioni, vogliono riscontrare ogni più piccolo particolare.</em></strong></p>
<p><strong><em>«Nel verbale della testimone ci sono indubbie incongruenze temporali che ci lasciano un po’ perplessi – ammettono a piazzale Clodio – ma alcuni dettagli sono così precisi e circostanziati che meritano di essere approfonditi con attenzione»&#8221;.<br />
</em><br />
Sono stati fatti nel frattempo gli approfondimenti? E&#8217; quello che vedremo. Anche se questo strano modo di procedere, che dura ormai da 26 anni, e questo ancor più strano modo di voler comunque accreditare il racconto della Minardi, sia pure opportunamente ripensato e ripulito con ben 18 mesi a disposizione per ripresentarsi all&#8217;esame e sperare di superarlo, induce a pensare che in realtà ciò che si vuole è solo chiudere alla bell&#8217;e meglio il caso. Perché? Perché c&#8217;è fretta di dichiarare santo papa Wojtyla &#8211; e già la fretta è cosa sempre sospetta &#8211; e NON lo si può fare finché è in giro la mina vagante del &#8220;mistero Orlandi&#8221;, uno degli scandali del suo pontificato (gli altri sono l&#8217;uccisione del banchiere Calvi, la strage delle guardie svizzere, il crack dell&#8217;Ambrosiano, la finanza troppo allegra, e riciclatoria, della banca vaticana IOR. Mina vagante che non si sa mai dove può andare a scoppiare e chi può far saltare per aria. Quale epoca migliore, per chiudere più o meno decentemente questa storiaccia vaticana, dell&#8217;attuale epoca della Perdonanza/Mignottanza? Vale a dire, con un governo che per i vizi e stravizi e processi del suo capo ha pubblicamente mostrato lo scandaloso bisogno di perdono, assoluzione, benevolenza e benedizione da parte del Vaticano. Io do un  pubblico perdono a te e tu mi dai una bella chiusura del caso Orlandi a me. Giochino al quale difficile si prestino dei magistrati. Più facile ci si presti un qualche &#8220;ufficio&#8221; come quello che imbeccava la Gerunda sulla (inesistente) connessione Orlandi/Agca e convocava d&#8217;urgenza i giornalisti per scodellare loro &#8220;per caso&#8221; il turco che usciva dall&#8217;interrogatorio in modo da lanciare a livello planetario la bufala del secolo. Allora la scusa era la &#8220;guerra fredda&#8221; contro l&#8217;Unione Sovietica. Ma oggi l&#8217;Unione Sovietica non esiste più da un bel pezzo.<br />
Amen.</strong></p>
<p>Post Scriptum</p>
<p>A proposito di Marcinkus: NON può essere vero che la Minardi gli portava &#8220;le ragazze&#8221;, tanto meno in &#8220;un appartamento&#8221; vicino porta S. Anna. Marcinkus abitava di fronte all&#8217;hotel Thea, nella palazzina annessa alla chiesa, mi pare in via Boncompagni, comunque a ridosso di via Veneto, e io dall&#8217;87 a tutto l&#8217;89 ho abitato in via Marche, a due passi da quella chiesa. Ho conosciuto molto bene chi gli portava le professioniste di via Veneto. E so bene che &#8220;Marcinkus andava solo con professioniste anziane e molto esperte&#8221;, come mi è stato spiegato anche da più di una che aveva fatto sesso con lui quando nello scrivere il libro su questo orripilante &#8220;mistero&#8221; vaticano &#8211; con il cadavere di Emanuela sballottolato con cinismo infame dai Lupi Grigi alla Banda della Magliana &#8211; ho chiesto se Marcinkus poteva essere uno che con Emanuela Orlandi ci scopava. Nel qual caso sarebbe stato sospettabile come responsabile della sua fine.<br />
<strong></strong></p>
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