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	<title>ArruotaLibera &#187; liberalismo</title>
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	<description>Critica delle verità ufficiali. Contro l&#039;ipocrisia e l&#039;uso di due pesi e due misure da parte del potere</description>
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		<title>La critica di Marx ed Engels a Mazzini</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Nov 2015 18:57:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Galavotti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Politeia]]></category>
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		<description><![CDATA[Gran parte dei giudizi di Marx su Mazzini si trovano nel “New York Daily Tribune”, ove Marx scriveva come giornalista, e ovviamente nell&#8217;epistolario con Engels. In genere sono giudizi negativi, come quando dice, in riferimento ai vari manifesti del leader repubblicano, che usava &#8220;roboanti proclami&#8221;. Quello che Marx proprio non sopportava era il bisogno di [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Gran parte dei giudizi di Marx su Mazzini si trovano nel “New York Daily Tribune”, ove Marx scriveva come giornalista, e ovviamente nell&#8217;epistolario con Engels. In genere sono giudizi negativi, come quando dice, in riferimento ai vari manifesti del leader repubblicano, che usava &#8220;roboanti proclami&#8221;.</p>
<p>Quello che Marx proprio non sopportava era il bisogno di una continua cospirazione, come se le rivoluzioni potessero essere fatte &#8220;su ordinazione&#8221;, a prescindere dalle &#8220;possibilità favorevoli che offrono le complicazioni europee&#8221;. Per di più &#8211; diceva con un certo fastidio &#8211; venivano promosse da un leader molto lontano dalla sua patria, che pretendeva &#8220;azioni individuali da parte di cospiratori che dovevano agire di sorpresa&#8221;.</p>
<p>Secondo lui Mazzini ebbe modo di capire, dal fallimento delle Cinque giornate di Milano del 1848, che nei moti rivoluzionari &#8220;non è alle classi superiori che si deve guardare, bensì alle differenze di classe&#8221;. Tuttavia gli rimproverò sempre di non tenere in alcun conto le &#8220;condizioni materiali della popolazione italiana delle campagne&#8221;, quelle che l&#8217;avevano resa &#8220;indifferente alla lotta nazionale&#8221;. Lo dice anche nella lettera a Joseph Weydemeyer (11-09-1851): &#8220;la politica di Mazzini è fondamentalmente sbagliata, in quanto trascura di rivolgersi a quella parte dell&#8217;Italia che è oppressa da secoli, ai contadini, e in tal modo prepara nuove riserve alla controrivoluzione. Il signor Mazzini conosce soltanto le città con la loro nobiltà liberale e i loro cittadini illuminati. I bisogni materiali delle popolazioni agricole italiane &#8211; dissanguate e sistematicamente snervate e incretinite come quelle irlandesi &#8211; sono troppo al di sotto del firmamento retorico dei suoi manifesti cosmopolitici, neocattolici e ideologici. Certo ci vorrebbe del coraggio per dichiarare ai borghesi e alla nobiltà che il primo passo, per fare l&#8217;indipendenza dell&#8217;Italia, è la completa emancipazione dei contadini e la trasformazione del loro sistema di mezzadria in libera proprietà borghese. A quanto pare per Mazzini un prestito di 10 milioni di franchi [quello che da Londra aveva chiesto per finanziare i moti insurrezionali] è più rivoluzionario che conquistare 10 milioni di uomini&#8221;.</p>
<p>Marx era altresì convinto che se non si fossero coinvolti i contadini promettendo loro la fine del latifondo e la loro trasformazione da mezzadri a liberi proprietari <a class="sdfootnoteanc" href="#sdfootnote1sym" name="sdfootnote1anc"><sup>1</sup></a>, il governo austriaco avrebbe fatto ricorso ai metodi cosiddetti “galiziani”, quelli cioè che usò per rivolgere i contadini insorti della Galizia contro i nobili rivoltosi polacchi, che chiedevano la liberazione della Polonia; dopo di che, repressa la rivolta di Cracovia, il governo austriaco fece altrettanto con quella galiziana. Questo nel 1846. Ma due anni dopo fece lo stesso, quando dichiarò in Galizia l&#8217;abolizione delle <i>corvées</i> obbligatorie e gratuite, senza però intaccare la proprietà fondiaria, anzi scaricando sui contadini un enorme riscatto che si protrasse per decine di anni.</p>
<p>Questo per dire che Marx vide molto positivamente il fatto che il comitato degli esuli italiani guidato da Mazzini a Londra, dopo il fallimento della Repubblica romana nel 1849, si spaccasse in due, con una minoranza che gli rimproverava di parlare troppo di dio e di predicare continuamente l&#8217;insurrezione senza cercare di coinvolgere le masse contadine, ovvero di non voler intaccare minimamente gli interessi materiali dei borghesi e della nobiltà liberale, che rappresentavano &#8220;la grande falange mazziniana&#8221;.</p>
<p>Sotto questo aspetto Marx era convinto che sarebbe stato piuttosto il generale Radetzky, saccheggiando enormemente il nord Italia, a fare della penisola quel &#8220;cratere rivoluzionario&#8221; che Mazzini non era riuscito a evocare con le sue declamazioni.</p>
<p>Marx però deve ammettere che &#8220;la rivoluzione italiana è stata legata per quasi trent&#8217;anni al nome di Mazzini e durante questo periodo l&#8217;Europa ha visto in lui il miglior esponente delle aspirazioni nazionali dei suoi compatrioti&#8221;. Fu lui infatti che denunciò i piani segreti concordati tra Francia, Russia e Regno Sabaudo per cacciare gli austriaci senza fare alcuna rivoluzione. Evidentemente &#8211; sostiene Marx &#8211; Mazzini &#8220;disponeva dei mezzi più ampi per penetrare nei foschi segreti delle potenze dominanti&#8221;. Infatti la Francia voleva in qualche modo amministrare il Mezzogiorno e parte del centro della penisola, senza eliminare lo Stato della chiesa. Quanto ai Savoia, si sarebbero accontentati di gestire il nord Italia.</p>
<p>In una lettera a Engels (8-10-1858), Marx sostiene che finalmente Mazzini, in uno dei suoi ultimi proclami, si era degnato &#8220;di non considerare più il sistema del salario come la forma ultima e assoluta del lavoro&#8221;. Tuttavia l&#8217;ultimo Mazzini scrisse cose del tutto calunniose, in quanto non provate, o addirittura palesemente false contro l&#8217;Internazionale socialista e la Comune di Parigi. Lo fece alla vigilia del Congresso delle Società operaie italiane (novembre 1871), allo scopo d&#8217;impedire la creazione di un&#8217;organizzazione proletaria in Italia.</p>
<p>In quell&#8217;occasione sarà Engels a farsi sentire. In particolare dirà, in una lettera a Carlo Cafiero, che non era vero che Mazzini non avesse mai partecipato all&#8217;Internazionale socialista; semmai aveva cercato di strumentalizzarla per i propri fini, servendosi di un garibaldino, il maggiore Luigi Wolff (principe Thurn und Taxis), ch&#8217;era una spia della polizia francese, smascherata da Paolo Tibaldi, un comunardo parigino.</p>
<p>I mazziniani &#8211; disse Engels &#8211; uscirono dall&#8217;Internazionale nel 1865, quando si resero conto che la loro strategia politica, secondo cui &#8220;la democrazia borghese offriva <i>diritti politici</i> agli operai, onde poter conservare i <i>privilegi sociali</i> delle classi medie e superiori&#8221;, non aveva avuto alcun successo.</p>
<p>D&#8217;altra parte Mazzini attaccava sempre i proletari quando si sollevavano: non l&#8217;aveva fatto solo in occasione della Comune di Parigi, ma anche prima, con l&#8217;insurrezione parigina del giugno 1848, tant&#8217;è che Louis Blanc scrisse un opuscolo contro di lui.</p>
<p>Engels usa, nelle sue lettere a Marx o in articoli pubblicati su varie riviste, parole severe contro di lui. Gli rimprovera di manifestare una &#8220;mal dissimulata libidine di autorità&#8221;, &#8220;un&#8217;astratta furia insurrezionale&#8221;; lo definisce uno &#8220;scaltrito fanatico&#8221; e, proprio per questo, ritiene che &#8220;la rivoluzione italiana superi di gran lunga quella tedesca per la povertà delle idee e l&#8217;abbondanza delle parole&#8221;. Lo prende poi in giro con questa eloquente frase: &#8220;Mazzini non ha per gli operai altro consiglio che: Educatevi, istruitevi come meglio potete (come se ciò potesse essere fatto senza mezzi!)&#8230; Adoperatevi a creare più frequenti le società cooperative di consumo (nemmeno di produzione!) e fidate nell&#8217;avvenire!&#8221;.</p>
<p>Nota</p>
<div id="sdfootnote1">
<p class="sdfootnote"><a class="sdfootnotesym" href="#sdfootnote1anc" name="sdfootnote1sym">1</a> Da notare che nelle sue lettere e negli articoli di giornale neppure Marx prevede per i contadini un&#8217;alternativa alla mezzadria che non sia di tipo “borghese”.</p>
</div>
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