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	<title>ArruotaLibera &#187; laterza</title>
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	<description>Critica delle verità ufficiali. Contro l&#039;ipocrisia e l&#039;uso di due pesi e due misure da parte del potere</description>
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		<title>Un furto ai danni della cultura o del profitto?</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Dec 2012 18:12:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Galavotti]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[diritto d'autore]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;altro giorno ho acquistato le Lezioni sulla filosofia della storia, di Hegel. Non ho potuto fare a meno di notare che il testo non contiene solo tante sciocchezze mistiche, ma anche una di tipo giuridico che le supera tutte e che lo stesso grande filosofo tedesco, con la sua ferrea dialettica, avrebbe considerata insostenibile. L&#8217;ha [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;altro giorno ho acquistato le <em>Lezioni sulla filosofia della storia</em>,  		di Hegel. Non ho potuto fare a meno di notare che il testo non contiene  		solo tante sciocchezze mistiche, ma anche una di tipo <em>giuridico</em> che le  		supera tutte e che lo stesso grande filosofo tedesco, con la sua ferrea  		dialettica, avrebbe considerata insostenibile. L&#8217;ha scritta, bene in evidenza,  		lo stesso editore Laterza:  		&#8220;E&#8217; vietata la riproduzione, anche parziale, con qualsiasi mezzo  		effettuata, compresa la fotocopia, anche ad uso interno e didattico&#8221;.</p>
<p>Quindi nessuna piccola percentuale ammessa (in genere il 15%): è vietato riprodurre anche  		una sola paginetta, anche se questa servisse per farci un commento  		sopra. Tanto meno valgono le esigenze didattiche: quindi gli studenti delle  		Superiori non potranno mai leggere alcunché di un testo destinato a un  		pubblico universitario. Interdetta persino la possibilità di fotocopiare qualcosa per  		esigenze personali, neppure pagando i diritti alla Siae, che non sono  		previsti: i 28 euro vanno spesi tutti, eventualmente cercando  		di farseli scontare da parte di qualche libraio.</p>
<p>Ma l&#8217;avviso minaccioso, perentorio, non è finito. &#8220;Per la legge italiana  		la fotocopia è lecita solo per uso personale, <em>purché non danneggi  		l&#8217;autore</em>&#8220;. Il corsivo è dell&#8217;editore, il quale è caduto in un  		piccolo lapsus: infatti al posto di se stesso, ha messo la parola  		&#8220;autore&#8221;. Qui, in effetti, si parla non di &#8220;danno culturale&#8221;,  		bensì di &#8220;danno economico&#8221;, che sarebbe piuttosto relativo per l&#8217;autore,  		in quanto già docente universitario, fruitore di un  		congruo stipendio, che gli permette di vivere senza particolari  		problemi.</p>
<p>Una diffusione massiccia della sua opera non potrebbe in realtà che  		favorirlo, sia per la sua professione di <em>filosofo e critico</em> (in quanto cultore  		dell&#8217;idealismo hegeliano) che per la sua professione di <em>traduttore</em> dal tedesco.</p>
<p>L&#8217;unico a subire un danno davvero economico dall&#8217;uso delle fotocopie è  		dunque l&#8217;editore, che campa non &#8220;di&#8221; cultura ma &#8220;sulla&#8221; cultura  		degli altri, e  		che non ha evidentemente altri introiti. E siccome il libro è del 2012,  		bisogna dire, vista la grande preoccupazione dell&#8217;editore, che gli  		affari non gli stiano andando molto bene. Infatti deve essersi accorto  		che nelle facoltà universitarie vige la prassi di fotocopiare &#8220;interi  		libri&#8221;, e siccome non è interessato a sapere se i giovani abbiano da  		spendere 28 euro per un unico volume, in quanto dà per scontato che chi  		frequenta quegli ambienti abbia tutte le possibilità di farlo,  		stigmatizza quelli che diffondono la cultura a prezzi stracciati.</p>
<p>Dice questo come se la cultura debba essere fatta <em>da un&#8217;élite per  		un&#8217;élite </em>(vengono qui in mente gli ambienti democratici di  		Copenhagen quando accusavano Kierkegaard d&#8217;essere soltanto &#8220;uno  		scrittore per scrittori&#8221;). Strano che un editore intenzionato a fare  		profitti, ami vendere le sue edizioni a così poche persone e che non  		abbia trovato il modo di allargare democraticamente la propria  		clientela.</p>
<p>Non a caso l&#8217;avviso prosegue quasi con accento disperato: &#8220;ogni  		fotocopia che eviti l&#8217;acquisto di un libro è illecita e minaccia la  		sopravvivenza di un modo di trasmettere la conoscenza&#8221;. Qui il  		riferimento ovvio del &#8220;modo&#8221; è a quello &#8220;cartaceo&#8221;, che viene minacciato  		non solo dall&#8217;uso delle fotocopiatrici (nate negli anni Sessanta e che  		in vent&#8217;anni si sono imposte in tutto il mondo), ma  		anche e soprattutto dal <em>digitale</em>, che col primo scanner, nel 1985,  		ha prodotto un&#8217;incredibile <em>rivoluzione tecnologica</em>, che  		l&#8217;editore Laterza guarda con grande terrore. Stranamente, a dire il  		vero, poiché, essendosi sempre vantato d&#8217;aver diffuso la cultura e,  		nella fattispecie, tante opere di Hegel, dovrebbe sapere che è una delle  		leggi fondamentali della dialettica il vedersi superare dalle vicende  		storiche per una sintesi superiore.</p>
<p>Non lo sa la Laterza che si sta già pensando a uno &#8220;scanner della  		mente&#8221;, cioè a una macchina capace di leggere i nostri ricordi o  		addirittura i nostri pensieri? Il primo che riuscirà a realizzarlo e che  		si metterà a scansionare il cervello dei più grandi filosofi e  		scienziati dell&#8217;umanità riceverà tante di quelle <em>royalties</em> che,  		al suo confronto, personaggi come Bill Gates o Mark Zuckerberg  		appariranno dei poveracci.</p>
<p>Allo stesso Hegel sarebbe parso quanto meno contraddittoria una frase del  		genere: &#8220;Chi fotocopia un libro, chi mette a disposizione i mezzi per  		fotocopiare, chi comunque favorisce questa pratica commette un furto e  		opera ai danni della cultura&#8221;. Quindi il furto non è solo in <em>ciò</em> che si fotocopia, ma anche nello <em>stesso</em> strumento meccanico, che,  		come noto, serve a riprodurre molte altre cose non meno utili e spesso  		anzi assolutamente indispensabili. Dunque &#8220;un furto ai danni della  		cultura&#8221;: anche qui un nuovo lapsus, che il lettore, senza essere un  		grande filosofo o scienziato, può facilmente individuare.</p>
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