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	<title>ArruotaLibera &#187; Itexit</title>
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	<description>Critica delle verità ufficiali. Contro l&#039;ipocrisia e l&#039;uso di due pesi e due misure da parte del potere</description>
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		<title>Sì o No?</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Dec 2016 10:05:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pino Nicotri]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Votare Sì o votare No? Non è la prima volta, e temo non sia l’ultima, che in Italia una votazione si presenta come drammaticamente decisiva: da una parte il paradiso e dall’altra l’inferno; da una parte la salvezza e dall’altra la dannazione, la catastrofe; da una parte la libertà e dall’altra la dittatura, del comunismo [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Votare Sì o votare No? Non è la prima volta, e temo non sia l’ultima, che in Italia una votazione si presenta come drammaticamente decisiva: da una parte il paradiso e dall’altra l’inferno; da una parte la salvezza e dall’altra la dannazione, la catastrofe; da una parte la libertà e dall’altra la dittatura, del comunismo o della Chiesa quando esistevano ancora il Partito Comunista Italiano e la Democrazia Cristiana. Non guardo mai la televisione, ma sere fa mia moglie ha voluto che assistessi alla puntata di Porta a Porta dedicata appunto all’ormai imminente referendum. Beh, devo dire che Renzi, che non gode (neppure lui) delle mie simpatie, una cosa ben chiara e vera l’ha detta: “Non è vero che se vince il No ci troviamo nel paradiso delle riforme auspicate dall’onorevole Giorgia Meloni tifosa del No”.</strong><br />
<strong>Se vince il No, c&#8217;è il rischio molto concreto che succeda una delle seguenti due cose:</strong></p>
<p><strong>– si va a un governo tecnico, magari affidato allo stesso Renzi, che difficilmente realizzerebbe a fare buone cose concrete in grado di ribaltare la situazione evitando che alle prossime elezioni vincano Grillo e Salvini (o chi per lui alla Lega Nord, visto che Umberto Bossi ne ha finalmente capito l&#8217;inadeguatezza), evitando che vincano cioè i due Masaniello che farebbero di corsa quello che vedremo tra poche righe.</strong><br />
<strong>– Renzi si dimette, come fece scioccamente a suo tempo D’Alema, e quasi di sicuro al posto di un governo tecnico capace e duraturo, che è nei sogni non solo dell’Economist, si corre a nuove elezioni. Che la Lega di Salvini e il Movimento 5 Stelle di Grillo vincerebbero a mani basse. Per fare poi un governo che realizzi i sogni targati Meloni o i miei? Nossignori! La prima cosa che Salvini e Grillo farebbero è l’Itexit, cioè l’uscita dell’Italia dall’Unione Europea. Cosa che i due Masaniello e molti sognano. Lo sognano perché non si rendono conto di due cose:</strong></p>
<p><strong>– il ritorno dall’euro alla lira azzererebbe di colpo i nostri sudati risparmi personali, farebbe esplodere se non il debito estero di sicuro l’inflazione, cioè l’aumento dei prezzi ovvero il costo della vita, che appunto svaluterebbe o vaporizzerebbe i nostri risparmi, i risparmi delle a chiacchiere tanto decantate famiglie, e ci renderebbe ancor più marginali in campo economico finanziario mondiale;</strong><br />
<strong>– dopo l’ Itexit, l’Unione Europea crollerebbe. E l’Europa tornerebbe al suo ordine sparso e alle sue divisioni che nel corso dei secoli e secoli hanno scatenato innumerevoli guerre, di ogni tipo, e provocato decine di milioni di morti, distruzioni e devastazioni immani. L’Europa, divisa di suo da troppo tempo, diventerebbe anche un vaso di coccio tra vasi di ferro di enormi dimensioni come la Cina, la Russia, gli Usa e potenze economico militari crescenti come la Turchia e l’Iran. Con l’Inghilterra che come sempre favorirebbe le suddivisioni europee per trarne un suo vantaggio. Tempo 10-15 anni il Vecchio Continente sarebbe molto probabilmente devastato da una nuova grande guerra, e anche senza guerra si ridurrebbe a diventare bocconi, province o protettorati delle grandi fauci dei giganti nominati poco fa.  All’Italia &#8211; che fino ai primi anni ’60, cioè fino a poco più di 50 anni fa, aveva le pezze al culo ed era terra di emigranti con le valigie di cartone e che agli Usa, crollata l’Urss, non interessa già più da vari anni &#8211; non resterebbe che il classico “Franza o Spagna purché se magna”. Dove però non di Franza o Spagna si tratterebbe, bensì di Cina, India, Arabia Saudita, Qatar…</strong></p>
<p><strong>Sì, certo, il sole sorgerebbe ancora, per dirla con Obama, ma non sulla realizzazione dei sogni di Meloni, D’Alema, Grillo, ecc., bensì su un panorama destinato a diventare un panorama di decadenza e ininfluenza. Esagero? Spero tanto di sì. Ma temo tanto di no. ATTENZIONE: il predominio, il benessere e i vari privilegi del territorio geografico chiamato Europa sul resto del mondo durano da secoli e secoli, e ora si stanno affievolendo sempre di più. La Storia dimostra che prima o poi qualunque potenza, impero e grande ricchezza tramonta o crolla. Con effetti di solito rovinosi. Cerchiamo di non favorire il tramonto dell’Europa sotto forma di crollo e di non accelerarlo a spallate facendo largo al dilagare degli antieuropeisti. </strong></p>
<p><strong>Sono certo che vincerà il No, lo capisco dai molti discorsi che sento e leggo di persone di vari ceti sociali, abitanti al nord, al centro, al sud e nelle isole, persone di idee politiche le più diverse. E&#8217; evidente che vincerà il No. Ma io, oltre a essere abituato a non salire mai sul carro del vincitore, non voglio avere nulla a che fare con quelle che temo siano le conseguenze di una tale vittoria. Non voglio avere responsabilità e rimorsi di coscienza.  </strong></p>
<p><strong>Se vincesse il Sì non accadrà certo quella deriva verso l&#8217;autoritarismo e addirittura il fascismo  sbandierata come certezza e spauracchio dai tifosi del No. Non mi risulta che negli Usa, in Francia, in Germania, in Inghilterra e in altri Paesi dell&#8217;Unione Europea  l&#8217;autoritarismo e tanto meno il fascismo se la facciano da padroni, pur avendo  tutti Paesi con un sistena politico ben diverso dal &#8220;bicameralismo perfetto&#8221; del BelPaese. In alcuni di quei Paesi vige anzi il presidenzialismo e in altri addirittura la monarchia, eppure non sono meno democratici dell&#8217;Italia. O no? Trovo francamente ridicolo l&#8217;allarme lanciato da un mio collega che per dissuadermi a votare Sì mi ha pubblicamente ammonito a non dare il mio voto a chi &#8220;se vince non ci farà più votare!&#8221;.<br />
</strong></p>
<p><strong>Quello che però trovo preoccupante in Renzi e altri supporter del Sì è l&#8217;affermazione che bisogna governare l&#8217;Italia &#8220;con la stessa efficienza e rapidità di decisioni con la quale viene gestita un&#8217;azienda&#8221;. Preoccupante per due motivi. Primo: una società civile e un Paese di decine di milioni di persone NON sono un&#8217;azienda. Per lo stesso motivo per il quale non sono una caserma. E se qualcuno si azzardasse a dire che bisogna governare l&#8217;Italia &#8220;con la stessa efficienza e rapidità di decisioni di una caserma&#8221; verrebbe preso a pernacchie e accusato di autoritarismo. Secondo: tutte le grandi aziende italiane hanno fatto cilecca, dalla Fiat alla Zanussi, dalla Olivetti all&#8217;Alitalia. Di quale &#8220;efficienza aziendale&#8221; e di quali manager da prendere come esempio per i politici parlano o meglio straparlano dunque Renzi&amp;C? Meglio farebbero a non usare quel paragone, altrimenti il sospetto che le loro siano solo chiacchiere è inevitabile.</strong><br />
<strong>Per concludere: tra il Sì e il No c’è solo da scegliere il male minore. Il meglio in assoluto – come sempre, del resto – non è all’ordine del giorno. E stiamo attenti a non fregarci con le nostre stesse mani sbattendo la porta in faccia alla realtà in nome di un meglio nominalistico, che non essendo possibile provocherebbe solo guai, o per antipatia verso Renzi, i renziani e il renzismo. Stiamo attenti a non imitare il tizio che per far dispetto alla moglie si tagliò i testicoli.</strong></p>
<p><strong>P. S. 1) &#8211; Nel mio piccolo, anch&#8217;io ho in mente una riforma che ritengo migliore e più semplice di quelle agitate o auspicate da ormai gran tempo, riforma che vede come asse centrale una drastica riduzione dei parlamentari e delle Regioni, queste da ridefinire sull’esempio dei Laender tedeschi: ogni regione deve essere ritagliata su quelli che sono stati regni o repubbliche o comunque Stati con una storia alle spalle e non invenzioni burocratico campanilistiche come sono invece le attuali Regioni italiane. Farei eccezione per le isole e il Sud ex regno delle Due Sicilie, dove le Regioni anziché solo una o due potrebbero essere tre (Sicilia e altre due per il resto del Meridione), più la Sardegna. Ma so bene che NON è che se vince il No viene adottata la riforma che vorrei io.</strong></p>
<p><strong>           2) &#8211; Sì, certo, la Costituzione italiana è la più bella del mondo e andrebbe difesa a spada tratta evitando qualunque cambiamento. Il problema però è che per troppe cose è rimasta lettera morta. Difendere in toto qualcosa che in 70 anni non è stata pienamente realizzata  nonostante il sistema politico fosse ben più forte, strutturato e radicato di quanto accada oggi significa fare pura retorica.</strong></p>
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