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	<title>ArruotaLibera &#187; islam</title>
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	<description>Critica delle verità ufficiali. Contro l&#039;ipocrisia e l&#039;uso di due pesi e due misure da parte del potere</description>
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		<title>Morta Nawal al-Sa&#8217;dawi, grande femminista egiziana</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Aug 2021 05:56:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Galavotti]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
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		<description><![CDATA[“Tutte le religioni sono prigioni per le donne”, sosteneva con coraggio e lucidità la scrittrice e intellettuale femminista egiziana Nawal al-Sa&#8217;dawi, morta nel 2021 all&#8217;età di 90 anni. Suo padre era stato un funzionario governativo del ministero dell&#8217;Educazione Nazionale, che aveva preso parte alle lotte contro i britannici nel corso della rivoluzione del 1919. Scrisse [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p lang="it-IT" align="JUSTIFY">“<span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: medium">Tutte le religioni sono prigioni per le donne”, sosteneva con coraggio e lucidità la scrittrice e intellettuale femminista egiziana Nawal al-Sa&#8217;dawi, morta nel 2021 all&#8217;età di 90 anni. Suo padre era stato un funzionario governativo del ministero dell&#8217;Educazione Nazionale, che aveva preso parte alle lotte contro i britannici nel corso della rivoluzione del 1919.</span></span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: medium">Scrisse numerosi libri sulla condizione della donna nell&#8217;islam, dedicando particolare attenzione alla pratica della mutilazione genitale femminile, ancora presente in alcune parti della società egiziana e che lei stessa aveva subìto in giovane età.</span></span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: medium">Si laureò in medicina all&#8217;Università statale del Cairo nel 1955 e si specializzò in psichiatria. Mentre operava come medico nel suo villaggio natale di Kafr Tahla, denunciò le brutali ineguaglianze sociali cui erano sottoposte le donne in quell&#8217;ambiente rurale, e per questo fu richiamata al Cairo.</span></span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: medium">Divorziò da due mariti che volevano imporle di abbandonare la sua carriera di medico e di scrittrice, poiché consideravano queste attività imbarazzanti e ostacolanti per le proprie carriere rispettivamente di medico e di avvocato.</span></span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: medium">Divenne Direttrice della Sanità Pubblica e qui incontrò il suo terzo marito, Sherif Hetata, che ricopriva un incarico presso il ministero della Sanità. Hetata era stato prigioniero politico per 13 anni.</span></span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: medium">La Sa&#8217;dawi fu allontanata dal suo incarico presso il ministero della Sanità a causa della sua attività politica. Perse anche il posto di redattore-capo di un giornale sanitario e di Segretario Generale aggiunto dell&#8217;Associazione Medica in Egitto. Questo perché era stato ristampato il suo primo libro, <i>Women and Sex</i>, dopo essere stato bandito in Egitto per quasi due decenni.</span></span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: medium">Poi però dal 1973 al 1976 lavorò come ricercatrice nel campo delle nevrosi nella Facoltà di Medicina dell&#8217;Università statale di &#8216;Ayn Shams, al Cairo. Nel 1979-80 fu consigliera delle Nazioni Unite per il Women&#8217;s Programme in Africa e Medio Oriente.</span></span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: medium">I suoi libri (una cinquantina) sono sempre stati sottoposti a censura: autorità religiose, capi-villaggio e autorità statali l&#8217;accusavano di non rispettare i valori tradizionali e d&#8217;incitare le donne a ribellarsi contro la Legge e la religione. La sua autobiografia la scrisse in prigione sulla carta igienica con una matita per gli occhi ch&#8217;era stata introdotta di nascosto nella sua cella.</span></span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: medium">Fu incarcerata nel 1981 per crimini contro lo Stato, insieme a circa 1.500 attivisti, che protestavano contro il “Trattato di pace di Gerusalemme” firmato dal Presidente Anwar al-Sadat. Fu rilasciata alla fine dell&#8217;anno, un mese dopo l&#8217;assassinio di Sadat. Di quella sua esperienza ha scritto: “Il pericolo ha fatto parte della mia vita fin da quando ho impugnato una penna e ho scritto: &#8216;Niente è più pericoloso della verità in un mondo che mente&#8217;”.</span></span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: medium">Fonda The Arab Women&#8217;s Solidarity Association, la prima organizzazione legale indipendente femminista. Ciò le provoca nuove persecuzioni e minacce da parte di gruppi fondamentalisti islamici e la condanna a morte per eresia. Il suo nome era stato incluso in una lista di morte pubblicata in Arabia Saudita.</span></span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: medium">L&#8217;Associazione, dichiarata fuori legge, venne chiusa. Di nuovo Sa&#8217;dawi visse l&#8217;esperienza del carcere, fin quando, nel 1992, è costretta all&#8217;esilio. Si trasferì, insieme al terzo marito, medico e scrittore che curava la traduzione in inglese dall&#8217;arabo dei suoi libri, nel North Carolina, presso la Duke University (Asian and African Languages Department).</span></span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: medium">Nel 1996 tornò in Egitto, ma nel 2002 un avvocato integralista egiziano richiese il divorzio coatto tra lei e il marito, i quali però vinsero la causa grazie a una mobilitazione internazionale.</span></span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: medium">Continuò nella sua azione attivistica e prese in considerazione la possibilità di presentarsi candidata alle elezioni presidenziali del 2005 contro Mubarak, ma poi decise di boicottarle quando vide che i suoi seguaci erano stati minacciati di morte.</span></span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: medium">Nel 2007 fu denunciata due volte per apostasia, una volta con la figlia economista Mona Helmy, e la seconda volta per apostasia ed eresia a causa del suo spettacolo teatrale “God Resigns at the Summit Meeting”. Entrambe le cause sono state vinte dalla scrittrice egiziana.</span></span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: medium">Nel 2008 in Egitto sono state promulgate alcune leggi per le quali lei aveva lungamente combattuto: le donne egiziane hanno conquistato il diritto di registrare i figli nati fuori dal matrimonio con il proprio cognome; l&#8217;età minima per il matrimonio è stata alzata a 18 anni; la circoncisione femminile, la clitoridectomia e l&#8217;infibulazione sono ora un reato perseguibile e punibile con il carcere o una pena pecuniaria.</span></span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: medium">Nel 2010 divorziò anche da Hetata, che aveva una relazione con un&#8217;altra donna.</span></span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: medium">L&#8217;ultimo suo scontro con le autorità laiche e religiose avvenne nel 2011, all&#8217;età di 79 anni, quando si unì ai manifestanti in piazza Tahrir al Cairo per protestare contro il presidente Mubarak, che si dimetterà nello stesso anno.</span></span></p>
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		<title>La retromarcia di Macron</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Nov 2020 07:22:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Galavotti]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Preso dal panico, perché ha capito che dopo le sue farneticanti dichiarazioni di guerra culturale anti-islamica metteva a rischio l&#8217;incolumità di tutti i francesi sparsi nel mondo, il presidente Emmanuel Macron ha concesso un&#8217;intervista rivolta al mondo arabo, registrata dalla tv Al Jazeera. Pur condannando ovviamente e risolutamente ogni &#8220;violenza&#8221;, ha finalmente ammesso di &#8220;comprendere [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: small">Preso dal panico, perché ha capito che dopo le sue farneticanti dichiarazioni di guerra culturale anti-islamica metteva a rischio l&#8217;incolumità di tutti i francesi sparsi nel mondo, il presidente Emmanuel Macron ha concesso un&#8217;intervista rivolta al mondo arabo, registrata dalla tv Al Jazeera. Pur condannando ovviamente e risolutamente ogni &#8220;violenza&#8221;, ha finalmente ammesso di &#8220;comprendere lo shock provocato dalle caricature di Maometto da parte di Charlie Hebdo&#8221;.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: small">Come se quelle vignette non costituissero alcuna forma di violenza! Come se la violenza potesse essere solo fisica e non anche verbale o mediatica o morale! </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: small">Va bene che sei cresciuto in una famiglia non religiosa, però tu stesso a 12 anni hai chiesto d&#8217;essere battezzato come cattolico romano. E poi hai frequentato il lycée de la Providence di Amiens, gestito dai gesuiti, dove tra l&#8217;altro hai conosciuto la professoressa Brigitte Trogneux, coniugata con figli, di cui ti eri follemente innamorato e con la quale, pur essendoci 24 anni di differenza, avevi stabilito una relazione sentimentale, poi addirittura approdata in un matrimonio.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: small">Quindi un minimo di &#8220;istruzione religiosa&#8221; dovresti averla, anche se ti vanti d&#8217;essere un campione della laicità. E allora medita su quanto disse Gesù Cristo ai propri discepoli: &#8220;Non sono le cose che entrano dentro che fanno male, perché quelle finiscono nella latrina. Sono le cose che escono dal cuore che feriscono&#8221;.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: small">Non ci vuol molto a capire che il cuore può servirsi anche di una matita.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: small">E poi, per favore, non insultare l&#8217;intelligenza degli islamici dicendo che le vignette incriminate non sono state prodotte dal governo, quando fino a ieri le hai difese strenuamente.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: small">La libertà d&#8217;espressione senza rispetto delle opinioni altrui l&#8217;hai fatta diventare un&#8217;aberrazione del laicismo. Anzi del &#8220;tuo&#8221; laicismo, che pur viene osannato da altri politici e statisti irresponsabili come te.</span></span></p>
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		<title>Il tasso zero dell&#8217;etica liberistica</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Oct 2020 07:29:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Galavotti]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Scrive Luca Bottura il 30 ottobre su Repubblica.it: &#8220;La diffusa opinione che le vignette di Charlie Hebdo rappresenterebbero un brodo di coltura per il terrorismo somiglia a quella di chi pensa che la minigonna faciliti lo stupro. Tra i valori non negoziabili che la Francia ha insegnato all&#8217;Occidente c&#8217;è quello della laicità, più che del [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: small">Scrive Luca Bottura il 30 ottobre su Repubblica.it: &#8220;La diffusa opinione che le vignette di Charlie Hebdo rappresenterebbero un brodo di coltura per il terrorismo somiglia a quella di chi pensa che la minigonna faciliti lo stupro. Tra i valori non negoziabili che la Francia ha insegnato all&#8217;Occidente c&#8217;è quello della laicità, più che del laicismo, e tutti poggiano sull&#8217;architrave della libertà di espressione. Dire che Macron se l&#8217;è cercata, con la sua difesa del foglio satirico parigino, rappresenta un grave equivoco e un ribaltamento plateale del rapporto di causa-effetto. Nella migliore delle ipotesi. Nella peggiore, è il paravento per una torsione democratica che non solo non dobbiamo permettere, ma non dobbiamo concedere agli estremisti islamici.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: small">Le copertine di Charlie su Maometto erano orribili? Certo. Specie se sei musulmano. Quelle sull&#8217;Italia dopo il terremoto, col sangue dei morti paragonato al sugo, irricevibili? Ovviamente. Specie se sei italiano. I motteggi contro il Papa, le suore, altre religioni assortite, potevano risultare disturbanti? Se sei cattolico, di più. Perché di qualunque evenienza satirica è difficile dire che &#8220;non fa ridere&#8221;. Spesso fa ridere alcuni, non altri. Dipende da quanto ti tocca.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: small">Ma c&#8217;è una differenza ancora più decisiva. Che dopo la pubblicazione, nessun italiano è mai entrato nella sede del giornale che le ha stampate per giustiziarne gli autori. E che nessun cattolico si è messo a sgozzare innocenti per lavare una presunta onta scritta con l&#8217;inchiostro.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: small">Delle due, dunque, l&#8217;una: l&#8217;emancipazione non tanto culturale, ma esperienziale, di chi con la democrazia ha una consuetudine più lunga, va onorata continuando a difendere i valori che da noi sono ben riposti nella Costituzione all&#8217;altezza dell&#8217;articolo 21.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: small">Oppure, mettiamo un tetto. Fissiamo delle regole di buon gusto, non foss&#8217;altro che per paura, a quel che si può dire. Sostituiamo l&#8217;opportunità al codice penale, che al momento stabilisce i limiti di ciò che è pronunciabile e cosa no.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: small">A quel punto però si pone la domande delle domande: chi decide questi limiti? Chi decide dove sia la decenza? Chi mette il punto di non ritorno oltre il quale devono valere la censura o l&#8217;autocensura? Perché mica ce n&#8217;è una sola, di soglia da superare. Che tu sia cattolico, islamico, italiano, sammarinese, persino tifoso del Bologna, la tua percezione del sacro non è la stessa di quello che ti sta accanto. Figurarsi del legislatore. O del giudice.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: small">Ma poi: ne basterebbe uno? Chi dovrebbe stilare il codice di auto-condotta?&#8221;. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: small">Poi va avanti con altre amenità, quelle tipiche di chi ama l&#8217;individualismo delle nostre società liberistiche. Infatti arriva a dire &#8220;non riesco a immaginare nulla di più sottomesso che intimare a qualcuno di nascondere i propri disegni perché qualcuno se ne fa schermo per uccidere&#8221;.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: small">Perché questi ragionamenti hanno un valore etico prossimo allo zero? Il motivo è molto semplice e lo diceva già Paolo di Tarso duemila anni fa: &#8220;Non possiamo fare della nostra libertà un motivo per scandalizzare gli altri&#8221;. Cioè in sostanza non basta affermare la laicità dei valori. Occorre anche che i valori siano umani e se sono umani non possono certamente essere imposti. Vogliamo che lo Stato imponga la laicità per tutti? Bene, ma laicità vuol dire rispetto delle idee umane e democratiche. Charlie Hebdo rispetta con le sue vignette indecenti la sensibilità, i valori, la fede religiosa degli altri? No, non lo fa. E allora lo si chiuda. Non è utile a nessuno. Non favorisce la convivenza civile. È antipedagogico per definizione. È una minaccia alla stabilità di un paese, anche perché può essere facilmente strumentalizzato da un governo con ambizioni autoritarie. Come appunto quello di Macron.</span></span></p>
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		<title>Stiamo tirando troppo la corda</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Oct 2020 06:53:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Galavotti]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ecco un elenco dei messaggi di cordoglio che avrebbero meritato delle precisazioni. Ci si riferisce alle tre persone uccise da un tunisino nella cattedrale di Notre Dame, nel centro di Nizza. Il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin ha riportato le parole del papa: &#8220;assicura la sua vicinanza alla Comunità cattolica di Francia e a [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: small">Ecco un elenco dei messaggi di cordoglio che avrebbero meritato delle precisazioni. Ci si riferisce alle tre persone uccise da un tunisino nella cattedrale di Notre Dame, nel centro di Nizza.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: small">Il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin ha riportato le parole del papa: &#8220;assicura la sua vicinanza alla Comunità cattolica di Francia e a tutto il popolo francese che chiama all&#8217;unità&#8221;.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: small">La vicinanza deve assicurarla anche alla comunità islamica di Francia, in quanto milioni di credenti non hanno nulla a che fare con questi atti terroristici, anzi loro stessi ne sono vittime, rischiando facilmente di diventare il bersaglio di chi compie indebite generalizzazioni. Come quella p.es. di chi parla di &#8220;terrorismo islamico&#8221;, come se chi appartiene a questa religione potesse più facilmente diventare un terrorista.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: small">I cattolici francesi devono in realtà sentirsi uniti agli islamici francesi nella lotta contro ogni forma di estremismo giustizialista in nome della religione.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: small">Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio inviato al Presidente della Repubblica Francese, Emmanuel Macron: &#8220;Nel condannare quest&#8217;ulteriore, deplorevole gesto di violenza, manteniamo ferma la determinazione nel contrastare il fanatismo di qualsivoglia matrice, a difesa di quei principi di tolleranza che costituiscono il tessuto connettivo delle nostre società democratiche&#8221;.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: small">Ottimo. Avrei solo aggiunto, dopo le parole &#8220;qualsivoglia matrice&#8221;, laica o religiosa che sia. Questo perché non siamo così ingenui da pensare che solo un credente possa diventare un fanatico. Non ha senso credere che un laico o un ateo, solo perché tale, abbia la patente della persona tollerante. Il criterio della verità è la pratica.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: small">&#8220;Il vile attacco che si è consumato a Nizza non scalfisce il fronte comune a difesa dei valori di libertà e pace. Le nostre certezze sono più forti di fanatismo, odio e terrore. Ci stringiamo ai familiari delle vittime e ai nostri fratelli francesi. Nous Sommes Unis!&#8221;. Lo scrive il premier Giuseppe Conte.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: small">Non ho capito: siamo già uniti contro qualcuno? Dobbiamo considerare i nostri &#8220;fratelli francesi&#8221;, quelli laici o cattolici, migliori degli islamici presenti in Francia? Non sono forse anche quelli nostri &#8220;fratelli&#8221;? Sono cittadini francesi, anzi europei, pagano le tasse come noi, obbediscono alle leggi come noi. Con chi dobbiamo fare &#8220;fronte comune&#8221; per combattere &#8220;fanatismo, odio e terrore&#8221;? Con una parte della società contro l&#8217;altra? Rischiando così di far scoppiare dei pogrom razzistici? O delle guerre di religione?</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: small">&#8220;L&#8217;Italia ripudia ogni estremismo e resta al fianco della Francia nella lotta contro il terrorismo e ogni radicalismo violento&#8221;. Lo scrive il ministro degli Esteri Luigi Di Maio.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: small">Giusto. E l&#8217;Italia soprattutto teme l&#8217;istigazione alla violenza, per cui raccomanda prudenza, tatto, diplomazia quando si difendono le ragioni di qualcuno senza considerare le ragioni di chi la pensa diversamente. Non si può dire infatti che le recenti dichiarazioni di Macron, che hanno fatto infuriare due miliardi di musulmani, sia andate in questa direzione.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: small">&#8220;Contro il terrorismo dobbiamo essere capaci di unirci come comunità, rispondendo con fermezza e affermando i nostri valori&#8221;. Lo scrive il presidente della Camera, Roberto Fico. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: small">Quali &#8220;nostri valori&#8221;? Quelli cattolici? La Francia è la patria del laicismo. Quelli laici? La Francia cade spesso nella tentazione di trasformare il laicismo in una nuova religione, da contrapporre in questo caso all&#8217;Islam. Forse i valori occidentali? Ma anche gli immigrati francesi, dopo un po&#8217; che vivono da noi, e soprattutto se decidono di non tornare ai loro paesi d&#8217;origine, dobbiamo considerarli occidentali come noi. Non possiamo ghettizzarli, anche perché nella UE sono decine di milioni di persone. Dunque non restano che i valori umani. E noi non possiamo certo dire che gli islamici ne siano privi. Li ha riconosciuti persino il papa nella sua ultima enciclica.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: small">La cancelliera tedesca Angela Merkel ha scritto in un messaggio pubblicato dal suo portavoce, Steffen Seibert: &#8220;La Germania è con la Francia in questo momento difficile&#8221;. Anche il primo ministro britannico Boris Johnson ha scritto: &#8220;Il Regno Unito è al fianco della Francia nella lotta al terrore e all&#8217;intolleranza&#8221;.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif"><span style="font-size: small">Cioè si fa fronte comune tra due Stati contro chi? Anche gli immigrati islamici residenti in Francia sono cittadini francesi. Se dovesse scoppiare una guerra, quanti cittadini islamici francesi contribuirebbero a difendere la loro nazione? È naturale che sia così. Che senso ha che uno Stato dichiari la propria solidarietà a un altro Stato quando non è in corso alcuna guerra contro un terzo Stato? Queste espressioni nazionalistiche non fanno bene alla pace nel mondo.</span></span></p>
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		<title>TRUMP: ALTRA CLAMOROSA SCONFITTA DEL GIORNALISMO FACILONE E DEL MORALISMO UN TANTO AL CHILO DELLA “SINISTRA&#8221; (?)</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Nov 2016 14:05:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pino Nicotri]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ha vinto Trump. Il confronto Trump-Clinton è finito come è finito per il solito eccesso di moralismo della sinistra (?), più o meno cosiddetta, e per la faciloneria dei giornalisti oltre che per l&#8217;indebito irrompere sul palco di &#8220;star&#8221; del cinema e della musica che hanno la mania di ergersi a maestri di pensiero. Il messaggio [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Ha vinto Trump. Il confronto Trump-Clinton è finito come è finito per il solito eccesso di moralismo della sinistra (?), più o meno cosiddetta, e per la faciloneria dei giornalisti oltre che per l&#8217;indebito irrompere sul palco di &#8220;star&#8221; del cinema e della musica che hanno la mania di ergersi a maestri di pensiero. Il messaggio di questa &#8220;intellighenzia&#8221; è in fin dei conti lo stesso dell&#8217;aborrito Trump: solo chi ha successo e quattrini può dire cose sensate e intelligenti, illuminare le tenebre, mentre gli sfigati e gli essere umani comuni &#8211; cioè la grandissima parte del mondo, Usa compresi &#8211; sono solo zavorra incapace di pensare. Incapace di pensare, ma da attrarre al botteghino, dove la si ritiene invece utile, anzi utilissima: venghino, siòri, venghino&#8230;..</p>
<p>Trump NON farà quello che si teme faccia, perlomeno non le cose peggiori, esattamente come Obama NON ha fatto quello che si sperava facesse, perlomeno le cose migliori. Trump non farà quello che ha detto di voler fare, perlomeno le cose peggiori, esattamente come Obama NON ha fatto quello che ha detto di voler fare, per lo meno le cose migliori, a partire da un rapporto migliore con l&#8217;Islam.Al quale ha preferitoinvece il solito rapporto &#8220;speciale&#8221; con Israele &#8211; ormai Usraele &#8211;  e  con i regimi più infami del mondo arabo, vedi i regimi sauditi e dei vari regnotti del Golfo, tutti wahabiti, cioè il peggio del peggo dell&#8217;Islam.</p>
<p>Continueranno a comandare in primis l&#8217;apparato militar industriale,  denunciato già da Eisenhower, che pure se ne intendeva, e il sistema finanziario &#8220;globalizzato&#8221;, compreso quello Sheldon Adelson che finanzia anche Netanyahu ed è l&#8217;imperatore dei casinò da Las Vegas a Macao. Continueremo perciò ad avere guerre &#8220;locali&#8221;, perché gli Usa &#8211; e l&#8217;Europa &#8211; devono vendere le armi che producono e smaltire le vecchie sulla pelle degli esseri umani. I palestinesi saranno ancor più trattati come Untermenschen da affarmare, espellere, lasciar crepare, accoppare, rinchiudere in riserve indiane e ai quali cancellare l&#8217;identità con l&#8217;ennesimo identicidio perpetrato dall&#8217;Occidente nei confronti del resto dl mondo.</p>
<p>Trump o Hilary Clinton, come tutti anche gli Usa cambieranno davvero in meglio solo quando sbatteranno la faccia contro il muro. La propria faccia.<br />
L&#8217;elezione della Clinton avrebbe se non altro segnato il buon punto della novità di un presidente Usa donna, che faceva seguito all&#8217;incredibile elezione di un presidente nero. Ma sotto questo profilo, gli Usa hanno preferito fare un passo indietro.</p>
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		<title>Quando il califfato si chiamava papato</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Jul 2015 13:53:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Galavotti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Politeia]]></category>
		<category><![CDATA[cattolicesimo]]></category>
		<category><![CDATA[controriforma]]></category>
		<category><![CDATA[fanatismo]]></category>
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		<category><![CDATA[islam]]></category>

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		<description><![CDATA[Dal IV sec. in poi la storia della chiesa cristiana è stata la storia di differenti forme d’intolleranza, con tanto di violenza fisica, torture ed esecuzioni capitali, al solo scopo d’imporre una determinata fede. A partire dall’editto di Teodosio del 380 le misure persecutorie cominciarono ad essere rivolte sia contro i pagani, sempre più costretti [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="western" style="text-align: left" align="CENTER">Dal IV sec. in poi la storia della chiesa cristiana è stata la storia di differenti forme d’intolleranza, con tanto di violenza fisica, torture ed esecuzioni capitali, al solo scopo d’imporre una determinata fede.</p>
<p class="western">A partire dall’editto di Teodosio del 380 le misure persecutorie cominciarono ad essere rivolte sia contro i pagani, sempre più costretti a riunirsi in case private, mentre i loro templi venivano demoliti; sia contro gli stessi eretici (p.es. in Spagna Priscilliano e i suoi seguaci). La filosofa neoplatonica Ipazia fu addirittura linciata da un gruppo di fanatici, istigati dal vescovo Cirillo di Alessandria.</p>
<p class="western">La legittimazione dottrinale per qualunque tipo di persecuzione veniva presa dall’Antico Testamento, cioè da quella stessa fonte ch’era già servita agli ebrei per sterminare i cosiddetti “idolatri”. Loro stessi si videro perseguitati dai cristiani proprio in nome di un dio che aveva assunto sembianze veterotestamentarie. Sant’Ambrogio di Milano ammise molto tranquillamente d’aver dato lui l’ordine di bruciare la sinagoga della sua città.</p>
<p class="western">L’intolleranza religiosa fu teorizzata da gran parte dei Padri della chiesa (Agostino, Girolamo ecc.), nonché da tutti i papi, a partire da Leone I Magno, che chiedeva all’imperatore bizantino di non fare differenza tra nemici della chiesa e nemici dello Stato. Fu proprio lui ad anticipare ciò che nel Medioevo diverrà l’idea-chiave dell’Inquisizione: il potere temporale va considerato come braccio secolare di quello spirituale. La chiesa cioè si limitava a condannare sul piano ideologico, mentre lo Stato eseguiva le sentenze.</p>
<p class="western">Papa Gelasio I considerava gli eretici peggio delle devastazioni barbariche, mentre per Gregorio I se gli schiavi andavano convertiti con “botte e torture”, i liberi invece dovevano subire una “dura carcerazione”. Ovviamente i papi non erano sempre così espliciti nell’uso della violenza ai fini della conversione, però il ricorso a metodi autoritari veniva considerato legittimo in <i>extrema ratio</i>.</p>
<p class="western">L’uso del rogo iniziò nel 1022, quando il re di Francia, Roberto II il Pio, fece bruciare una quindicina di monaci di Orléans, e divenne una prassi consueta con l’Inquisizione, le cui esecuzioni sono state circa mezzo milione (da 70 mila a 300 mila solo le streghe). Gli ultimi roghi per stregoneria in Europa avvennero tra il 1782 e il 1793 in Svizzera e in Polonia.</p>
<p class="western">Tutti potevano essere sospettati, imprigionati, perdere le proprietà, privati di qualunque difesa, torturati (anche solo come misura precauzionale, per sincerarsi dell’affidabilità della confessione) e infine arsi vivi. Non si giudicavano i crimini ma le idee, e la presunzione non era quella d’innocenza (come oggi) ma di colpevolezza, per cui era a carico dell’accusato dimostrare il contrario.</p>
<p class="western">Quando si parla di perseguitati dalla chiesa romana, si ricordano sempre i soliti nomi (Giordano Bruno, Galilei, Vanini, Jan Huss, Savonarola…), lasciando credere che, tutto sommato, non dovettero essere molti, ma quegli intellettuali, in realtà, erano soltanto la punta di un iceberg. Decine di migliaia sono stati gli illustri sconosciuti o i seguaci di leader religiosi significativi.</p>
<p class="western">Federico Barbarossa non batté ciglio quando al Concilio di Verona papa Lucio III pretese la bolla <i>Ad abolendam</i>, poi integrata nelle <i>Decretali</i> di Gregorio IX. Sperava d’essere riconosciuto come imperatore nell’Italia comunale, ma il papato, dopo essersi servito di lui contro gli eretici (clamorosa fu l’esecuzione di Arnaldo da Brescia), si servì degli stessi Comuni contro di lui, e ne uscì vittorioso, anche se l’imperatore, poco prima di andare a morire in un’ennesima quanto inutile crociata anti-islamica, fece sposare suo figlio con l’erede dei Normanni d’Altavilla, che nel Mezzogiorno svolgevano la parte di feudatari della chiesa. Il papato andò su tutte le furie, perché voleva allargare a dismisura il proprio Stato, e alla morte di Federico II, nipote del Barbarossa, non ci pensò un attimo a far venire in Italia gli Angioini. Questa infatti è sempre stata un’altra caratteristica del papato italiano: servirsi di una potenza straniera per combattere i nemici interni.</p>
<p class="western">Per la chiesa feudale l’eresia doveva essere equiparata al reato di “lesa maestà” (cosa molto contestata, p.es., da un grande teologo come Marsilio da Padova), per cui andava sempre punita con la morte, soprattutto in caso di recidiva. Si era così severi che la condanna si estendeva anche ai discendenti degli eretici: lo si faceva al solo scopo d’intimidire, oltre ovviamente a quello di privare l’eretico di ogni suo bene.</p>
<p class="western">La crociata interna contro gli Albigesi fu una strage incredibile in Occitania. Papa Innocenzo III fu, in quell’occasione, un vero “macellaio”, poiché permise di far fuori un’intera comunità di duemila fedeli.</p>
<p class="western">Oggi ci stupiamo molto che i membri dell’Isis taglino la testa o brucino vivo chi per loro è un eretico o un infedele. Ma questi trattamenti erano considerati del tutto legittimi dalla chiesa e dai sovrani cattolici in Europa. Catari arsi vivi vi furono a Colonia nel 1163, 80 eretici a Strasburgo nel 1212, e così via: l’elenco di casi del genere è lunghissimo.</p>
<p class="western">Nel 1197 Pietro d’Aragona introdusse il rogo tra le forme di punizione espressamente previste per gli eretici che non avessero lasciato immediatamente il paese (spesso l’esecuzione era preceduta dal taglio della lingua, come punizione contro il reato di bestemmia).</p>
<p class="western">I papi fondamentalisti non lesinavano citazioni <i>ad hoc</i> per giustificare i loro crimini. Disse, p.es., Gregorio IX nel 1233: “Dov’è lo zelo di un Mosè, che in un solo giorno annientò 23 mila idolatri? Dov’è lo zelo di un Elia, che uccise con la spada i 450 profeti di Baal?”.</p>
<p class="western">Anche il teologo più importante della chiesa romana, Tommaso d’Aquino, se non aveva dubbi che i giudei o i pagani non potessero essere costretti a credere, di sicuro però dovevano esserlo gli eretici e gli apostati, con pene corporali e anche con quella capitale, se necessario.</p>
<p class="western">La pena del rogo fu introdotta da Federico II in tutto il sacro romano-germanico impero; ufficialmente la Francia lo fece nel 1270; Venezia nel 1249; Alfonso X di Castiglia la prevedeva nel 1255 per chi si convertiva dal cristianesimo all’islam o all’ebraismo; nel 1401 entrò nella legislazione inglese.</p>
<p class="western">Quando il papato era ad Avignone, i Templari, che si erano arricchiti enormemente con le crociate anti-islamiche, furono sterminati dal re di Francia con l’avallo di papa Clemente V, che autorizzò le più barbare torture al fine di privarli di tutti i loro beni: 500 di loro morirono persino prima ancora di finire sul rogo. Nel caso in oggetto non si trattava neppure di veri e propri “eretici” in senso teologico.</p>
<p class="western">E neppure lo erano i fraticelli francescani, che contestavano il clero corrotto non sul piano ideologico ma solo dal punto di vista della pratica della fede. A Carcassonne papa Giovanni XXII ne fece bruciare 113. In Italia gli apostolici-dolciniani sterminati furono circa 3.000.</p>
<p class="western">Quando papa Wojtyla disse che tali atti erano in contrasto con la dottrina della chiesa, mentiva sapendo di mentire. Gli inquisitori, i teologi, i papi erano tutti convinti che, uccidendo l’eretico, facevano il suo bene, in quanto gli impedivano di continuare a peccare.</p>
<p class="western">La chiesa romana ha praticato esecuzioni capitali sino all’unificazione italiana (l’ultimo giustiziato è del 1870) e ha abolito giuridicamente la pena di morte solo nel 2001!</p>
<p class="western">Innocenzo IV (1243-54) legittimò l’uso della tortura con la bolla <i>Ad extirpanda</i>, e i suoi successori, Alessandro IV e Urbano IV autorizzarono gli inquisitori ad essere presenti a tutte le torture. Il solo Bernardo Gui, domenicano francese e grande inquisitore di Tolosa, condannò 636 persone dal 1308 al 1322, di cui 40 finirono sul rogo, 300 imprigionate a vita, e le altre a pene minori. Papa Giovanni XXII lo premiò facendolo diventare vescovo.</p>
<p class="western">Nel <i>Manuale dell’inquisitore</i>, scritto nel 1376 dal domenicano Eymerich, si può chiaramente leggere che persino gli eretici pentiti finivano male: come minimo infatti subivano l’ergastolo.</p>
<p class="western">Non dimentichiamo che se si scopriva in ritardo che uno era stato eretico, si poteva anche riesumarlo dalla tomba, fargli il processo e mandarlo al rogo. Il primo a subire una procedura del genere, che a dir macabra è poco, ma che poi divenne prassi, fu addirittura un papa, di nome Formoso, nell’897. Lo si faceva per far capire all’eretico che non aveva scampo, né da vivo né da morto.</p>
<p class="western">Di recente papa Bergoglio ha chiesto scusa ai Valdesi per le persecuzioni subite. Pochi infatti sanno che persino in epoca umanistica venivano messi al rogo (p.es. nel 1445 a Cuneo, ma anche nel 1560-61 in Calabria, allorché i gesuiti li mandavano a morire anche se pentiti).</p>
<p class="western">Non c’è d’altra parte da stupirsi. Il papato ricorreva a metodi di oppressione tanto più terribili, quanto più si rendeva conto che il potere politico gli stava sfuggendo di mano. Ecco perché l’Inquisizione continuò, ancor più virulenta, finito il Medioevo, durante la Controriforma.</p>
<p class="western">Mentre nella Spagna tardo-feudale, a partire dal 1478, si usò l’Inquisizione contro gli ebrei e gli islamici convertiti al cristianesimo, semplicemente perché di loro non ci si fidava, e si preferiva cacciarli dalla Spagna unificata per privarli di tutti i loro beni; nel resto dell’Europa invece il nemico da abbattere era il “protestante”, luterano o calvinista che fosse.</p>
<p class="western">L’Inquisizione moderna se la prendeva contro ogni idea diversa da quella che doveva apparire “ufficiale”. Quella “romana” fu istituita nel 1542 da papa Paolo III, per inaugurare la Controriforma. Agli inquisitori si diede piena licenza di torturare e giustiziare, mirando a colpire non solo con gli eretici, ma anche i bestemmiatori in senso lato, gli omosessuali, i simoniaci, i celebranti senza ordinazione, chi violava i giorni festivi, i giudaizzanti, ecc. Nel 1556 ad Ancona furono condannati a morte 25 ebrei, previo il rogo di tutti i loro testi sacri.</p>
<p class="western">Nella monumentale <i>Storia della chiesa</i>, curata da H. Jedin per i tipi della Jaca Book, appare abbastanza ridicolo che, di fronte a eccidi del genere, si dica che “nell’insieme tali provvedimenti repressivi erano ben superati dal positivo lavoro costruttivo della pubblicazione del catechismo, del breviario e del messale”.</p>
<p class="western">È rimasto alla storia il <i>Te Deum</i> che papa Gregorio XIII fece celebrare a titolo di ringraziamento per l’orrenda strage di migliaia di ugonotti (tra 5.000 e 30.000) compiuta dai cattolici a Parigi nella notte di San Bartolomeo (1572).</p>
<p class="western">Difficile sostenere la legittimità di comportamenti del genere e poi continuare a non negare l’assurdità di un dogma come quello dell’infallibilità pontificia. Probabilmente l’unico papa davvero “infallibile” è stato Celestino V, che si dimise dopo pochi mesi, prima ancora di compiere qualcosa di cui, in quanto benedettino eremitico, si sarebbe amaramente pentito.</p>
<p class="western">Da notare, inoltre, che se le torture e le esecuzioni capitali dovevano sottostare in Europa a procedure formalmente “corrette”, nei paesi colonizzati tutte le remore venivano meno. Se aggiungiamo alle vittime europee quelle latinoamericane e di altre colonie, il numero diventa incalcolabile.</p>
<p class="western">L’Inquisizione ha continuato a fare molta paura ancora nel Seicento e nel Settecento. La temettero o la subirono nomi famosi: da Giordano Bruno, a Galilei, a Cartesio, sino ai massoni (si pensi p.es. alla vicenda di Tommaso Crudeli). Il libro di Cesare Beccaria, <i>Dei delitti e delle pene</i>, fu messo all’Indice, come tantissimi altri.</p>
<p class="western">L’Inquisizione ebbe termine non grazie al senso del diritto dei cattolici, ma alle idee dell’Illuminismo, della rivoluzione francese e dell’espansione napoleonica in Europa. Si iniziò praticamente dalla metà del Settecento, anche se l’intolleranza della chiesa romana continuò imperterrita.</p>
<p class="western">Nel 1832 papa Gregorio XVI condannava recisamente ogni affermazione della libertà di coscienza (<i>Mirari vos</i>); cosa che fu ribadita nel 1864 da papa Pio IX (<i>Quanta cura</i>), che farà approvare il dogma dell’infallibilità per difendere lo Stato della chiesa dalle minacce dei Savoia.</p>
<p class="western">Nel 1910 papa Pio X condannò i cattolici progressisti francesi (anche in Italia il modernismo fu pesantemente represso); e il suo successore, Pio XI, pretese da Mussolini, per risolvere la “questione romana”, che lo Stato dichiarasse il cattolicesimo a “fondamento e coronamento” della propria istruzione scolastica. Cosa che è stata eliminata solo con la revisione concordataria del 1984, anche se permane intonso l’art. 7 nella Costituzione.</p>
<p class="western">Ci vorrà il Concilio Vaticano II per ammorbidire le posizioni integralistiche della chiesa, che però torneranno in auge coi due pontificati nettamente anti-comunisti di Wojtyla e Ratzinger, i principali affossatori anche della teologia della liberazione.</p>
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		<title>“Noi” e “Loro”: riusciremo mai a convivere pacificamente?</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Jun 2015 15:53:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Galavotti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Società e dintorni]]></category>
		<category><![CDATA[califfato]]></category>
		<category><![CDATA[fondamentalismo]]></category>
		<category><![CDATA[globalismo]]></category>
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		<description><![CDATA[Oggi siamo soliti stupirci alquanto che ancora possano esistere confessioni religiose così fanatiche da provocare stragi, terrore e guerre a non finire. Noi occidentali siamo però abituati da tempo a credere che dietro motivazioni religiose vi sono sempre motivazioni economiche. Gli stessi dell&#8217;Isis continuamente ci fanno capire che dietro le loro stragi in nome di [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left" align="CENTER">Oggi siamo soliti stupirci alquanto che ancora possano esistere confessioni religiose così fanatiche da provocare stragi, terrore e guerre a non finire.</p>
<p>Noi occidentali siamo però abituati da tempo a credere che dietro motivazioni religiose vi sono sempre motivazioni economiche. Gli stessi dell&#8217;Isis continuamente ci fanno capire che dietro le loro stragi in nome di Allah e del Corano vi è l&#8217;obiettivo di colpire gli occidentali, che loro equiparano agli “imperialisti”.</p>
<p>Essere islamico “moderato” sostanzialmente per loro significa stare dalla parte degli occidentali. Non si rendono conto che quanto più si comportano in maniera così estremistica e intollerante, tanto più, indirettamente, fanno un favore alle idee laicistiche.</p>
<p>Da un lato infatti il mondo laico si convince sempre più che la religione, vissuta in una certa maniera, può anche diventare molto pericolosa; dall&#8217;altro si va formando, tra gli stessi ambienti islamici più consapevoli, l&#8217;idea che sia giunta l&#8217;ora di svecchiarsi. Non si può continuare a essere “feudali” in un modo dominato dal globalismo del capitale. Se vi sono contraddizioni sociali da risolvere, non sarà certo col fanatismo religioso (islamico o ebraico o di altra religione) che lo si potrà fare.</p>
<p>È anche vero che questo fanatismo trova alimento proprio in quelle contraddizioni. Quanto più infatti il globalismo riesce a diffondersi, tanto più le aree geografiche caratterizzate da ampie sacche di povertà (materiale e culturale), pensano di trovare nel passato fondamentalismo islamico una valvola di sfogo. Essere islamici non vuol dire soltanto credere in un dio o in un testo sacro, ma anche essere anti-occidentali, e finché gli occidentali vogliono dominare il pianeta, vi sarà sempre qualche fanatico integralista disposto a tutto.</p>
<p>Sotto questo aspetto gli ebrei sionisti di Israele sono stati più furbi: anche loro vogliono essere fanatici e intolleranti, ma hanno preferito mettersi dalla parte degli occidentali, dicendo a più riprese che i loro nemici sono i palestinesi terroristi che non riconoscono il loro Stato. E la gran parte di noi non ha molto da obiettare né al loro fanatismo ideologico né al fatto che quando vogliono dare una “lezione” ai palestinesi, usino mezzi assolutamente sproporzionati e inumani. L&#8217;importante è che stiano dalla nostra parte.</p>
<p>Purtroppo però un atteggiamento del genere, da parte delle religioni integralistiche, fa male anche al laicismo. Infatti quando i laici vedono i credenti compiere atti così sconsiderati (p.es. sterminare dei tranquilli bagnanti in una spiaggia tunisina o dei devoti sciiti in una moschea yemenita), sono indotti a pensare che il loro laicismo sia vero in sé e per sé, a prescindere dai concreti comportamenti pratici. E, si sa, quando si estremizzano i comportamenti, si finisce col compiere cose insensate proprio in nome della “ragione” (quanti bombardamenti abbiamo già fatto in nome dei “diritti umani”? Afghanistan, Irak, Serbia, Libia&#8230;).</p>
<p>Quindi se fino adesso non abbiamo scatenato una guerra in piena regola, con l&#8217;uso di armi di sterminio (al fosforo, all&#8217;uranio impoverito&#8230;) contro l&#8217;Isis, non è detto che i prossimi mesi non ci venga voglia di farlo. In fondo i bagnanti nel golfo di Hammamet erano dell&#8217;Europa occidentale, come i turisti al museo tunisino del Bardo, come i redattori della rivista parigina Charlie Hebdo, come gli oltre 5000 morti delle Torri Gemelle dell&#8217;11 settembre 2001, che ha dato il via a una guerra intermittente, con alti e bassi, tra “loro” e “noi”.</p>
<p>Stiamo cominciando a capire che ormai il conflitto non è più solo tra “islamici” ed “ebrei”, né all&#8217;interno del mondo musulmano (p.es. tra sciiti e sunniti), ma anche tra “loro” e “noi”. Questo schematismo geopolitico può scatenare reazioni imprevedibili, che faranno male non solo a “loro” ma anche a “noi”, soprattutto ai concetti di “democrazia” e di “pluralismo”.</p>
<p>Invece di prendere le cose sotto gamba, invece di metterci in condizioni tali per cui, ad un certo punto, l&#8217;ultima parola l&#8217;avranno i militari, gli affaristi e i loro politici ultraradicali, dovremmo, sin da adesso, mobilitare tutto l&#8217;armamentario diplomatico. Dovremmo formulare dichiarazioni pubbliche da parte di organismi internazionali a favore della convivenza pacifica tra etnie, culture, religioni diverse. Dovremmo organizzare conferenze internazionali per affrontare i problemi del Medio oriente, la fame in Africa, il sottosviluppo nel Terzo mondo. L&#8217;occidente però sembra essere preso da tutt&#8217;altre faccende, e non si può dire che Russia, Cina, India, America latina o Paesi arabi siano davvero interessati a svolgere un ruolo significativo per i valori umani fondamentali.</p>
<p>Il rischio è quello di finire in una guerra devastante senza davvero volerla. Qualche Stato forse voleva la prima guerra mondiale? O la seconda? Nessuno in particolare. Anche gli Stati più “estremisti” al massimo si sarebbero accontentati di colonie da sfruttare. Invece vi ci siamo infilati tutti in men che non si dica. In Europa si aveva l&#8217;impressione che solo con una gigantesca guerra si sarebbero potuti risolvere i problemi interni.</p>
<p>Oggi chi spinge a una soluzione del genere sembrano essere gli Stati Uniti, che non hanno avuto scrupoli a finanziare e armare prima i talebani contro i russi, poi gli islamisti del califfato contro la Siria, infine i neonazisti contro i filorussi nel Donbass. Salvo poi accorgersi che tutti questi “aiuti” potevano anche sfuggire di mano.</p>
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		<title>Papa Francesco e il difficile dialogo con l&#8217;islam</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Jan 2014 17:42:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pino Nicotri]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[ROMA – Riuscirà Papa Francesco a far fare un passo avanti all’unità dei cristiani senza fare un passo indietro verso i musulmani? In particolare, riuscirà a evitare che i musulmani ricordino troppo l’affronto che affermano di avere subito dal suo predecessore il 13 settembre 2006? Quel giorno Papa Ratzinger in un discorso all’Università di Ratisbona [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>ROMA – Riuscirà <strong>Papa Francesco</strong> a far fare un passo avanti all’unità dei cristiani senza fare <strong>un passo indietro verso i musulmani?</strong> In particolare, riuscirà a evitare che i musulmani ricordino troppo l’affronto che affermano di avere subito dal suo predecessore il 13 settembre 2006? Quel giorno Papa Ratzinger in un discorso all’Università di Ratisbona citò quanto disse nel 1391 ad Ankara l’imperatore bizantino Manuele II Paleologo in uno dei 27 dialoghi su cristianesimo e islam che ebbe con il dotto persiano Mouterizes, equivalente all’arabo Mutarrif, direttore di una madrassa, cioè di una scuola coranica:</p>
<p><em>“Mostrami pure ciò che Maometto ha portato di nuovo, e vi troverai soltanto cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che egli predicava”.</em>Dopo quell’infelice citazione, resa ancor più grave dal citare la Jihad, concetto che comunemente viene tradotto con “guerra santa”, il 26 novembre dello steso anno Ratzinger incontrò<strong> il patriarca ecumenico ortodosso Bartolomeo I</strong> a Istanbul, l’antica Costantinopoli.</p>
<p>E proprio <strong>Bartolomeo</strong><a href="http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1350689"><strong> incontrerà Francesco a Gerusalemme</strong></a><strong>,</strong> in una delle tre tappe (le altre due saranno ad Amman e Betlemme) del pellegrinaggio che il pontefice compirà nella cosiddetta Terra Santa dal 24 al 26 del prossimo maggio per ricordare il 50mo anniversario del viaggio di Paolo VI, avvenuto il 5 gennaio del ’64. E il 5 gennaio scorso Francesco ha annunciato il suo viaggio alla fine della consueta preghiera dell’Angelus, in modo da celebrare in qualche modo l’esatta ricorrenza. Quella volta papa Montini incontrò Patriarca ortodosso Atenagora. Francesco ha annunciato che a maggio “presso il Santo Sepolcro celebreremo un Incontro Ecumenico con tutti i rappresentanti delle Chiese cristiane di Gerusalemme, insieme al Patriarca Bartolomeo di Costantinopoli”.<span id="more-4503"></span></p>
<p><strong>Il viaggio di Papa Montini</strong> ebbe come frutto un paio di anni dopo la rimozione simultanea delle scomuniche reciproche tra la Chiesa cattolica rappresentata dal Vaticano e la Chiesa ortodossa rappresentata dal Fanar, il Vaticano ortodosso a Istanbul. Finivano così ben dieci secoli di separazione, dissapori e guerre tra cristiani occidentali e orientali. “Ci siamo abbracciati una prima volta, poi una seconda e di nuovo e di nuovo. Come due fratelli che si ritrovano dopo una lunga separazione”, commentò Atenagora. Per parte sua Paolo VI alla prima udienza generale tenuta in S. Pietro ebbe a dichiarare con maggiore enfasi: “Avete tutti compreso che il mio viaggio non é stato soltanto un fatto singolare e spirituale: é diventato un avvenimento che può avere una grande importanza a livello storico, il punto di partenza di nuovi, grandi avvenimenti, che possono essere altamente benefici per la Chiesa e l’Umanità”. Lo scorso 5 gennaio Francesco dopo l ‘annuncio ai fedeli in piazza S. Pietro ha aggiunto: “Fin da ora vi domando di pregare per questo pellegrinaggio”, che molti sperano diventi storico come quello di Papa Montini.</p>
<p>Il rischio però è che al probabile passo avanti nell’unità di tutte le componenti della religione cristiana corrisponda se non un passo indietro comunque<strong> un rinfocolarsi delle polemiche per l’infelice uscita di Ratzinger a Ratisbona</strong>. All’epoca, il portavoce del Vaticano, don Federico Lombardi, cercò di correggere il tiro dichiarando:</p>
<p><em>“Non era certo nelle intenzioni del Santo Padre svolgere uno studio approfondito sulla Jihad e sul pensiero musulmano in merito, e tanto meno offendere la sensibilità dei credenti musulmani”.</em></p>
<p>Ma le reazioni furono comunque pesanti.</p>
<p><strong>La massima autorità religiosa turca, Ali Bardokoglu</strong>, presidente del Dipartimento affari religiosi della Turchia, in vista dell’annunciata visita di Ratzinger in Turchia ebbe a dite che le parole del Papa mostravano</p>
<p><em>“un odio nel suo cuore, allora siamo davanti ad una situazione pericolosa. Non mi aspetto niente di buono da una visita nel mondo islamico da parte di chi pensa così del Profeta”,</em></p>
<p>e chiese, sia pure invano, l’annullamento della visita in Turchia.</p>
<p><strong> ”Il Papa del Vaticano ha offeso il Profeta”,</strong> titolarono i siti islamici che ospitavano i video e i comunicati di Al Qaeda. “Dove sono quelli che parlano di dialogo tra le religioni? In realtà questa non è altro che una guerra crociata che lo si voglia o no”. Mohammed Mahdi Akef, guida spirituale dei Fratelli musulmani, il principale gruppo d’opposizione in Egitto, disse che le parole di Ratisbona “gettano olio sul fuoco” e “creano un grave danno all’Islam”, motivo per cui chiese al pontefice di scusarsi.</p>
<p>Per fortuna non si sono avverate le fosche previsioni di Fawi Zefzaf, presidente della Commissione del Parlamento egiziano per il dialogo interreligioso, che dopo avere definito “bugiardo” Papa Ratzinger ebbe a dire: “Semplici caricature (di Maometto, ndr) hanno scatenato la risposta furiosa delle masse musulmane, quale sarà la reazione a simili dichiarazioni?”. Una reazione rabbiosa era paventata anche da Al Arabiya, il secondo canale satellitare nel mondo arabo, che infatti dopo avere lamentato che “Il Papa rivolge critiche all’Islam a pochi giorni dalla sua attesa visita in Turchia” ebbe ad aggiungere: <strong>“Ci si attende che provochi la rabbia islamica”.<br />
</strong></p>
<p>Inviti a una maggiore riflessione e critiche pesanti vennero anche dal mondo islamico europeo. Il Consiglio francese per la religione musulmana diramò un comunicato per invitare a “non confondere l’Islam, che è una religione rivelata, con l’islamismo, che non è una religione ma un’ideologia politica”. Molto più duro <strong>Aiman Mazyek, presidente del Consiglio centrale musulmano in Germania:</strong></p>
<p><em>“Dopo le sanguinose conversioni dei popoli latinoamericani, le crociate, le coercizioni imposte da Hitler alla Chiesa, e perfino dopo che Urbano II coniò per primo il termine Guerra Santa non credo che la Chiesa Cattolica possa puntare il dito contro gli estremismi di altre religioni”.</em></p>
<p>Memore anche dell’incidente di Ratisbona e dei suoi pesanti strascichi, Francesco ci ha tenuto a pubblicare a ridosso del 26 novembre, anniversario della visita in Turchia del suo predecessore, <strong>la “Esortazione apostolica Evangelii Gaudium”</strong>, nella quale detta le nuove e più concilianti regole dei rapporti con la religione musulmana <strong>in due appositi paragrafi, il 252 e il 253.</strong></p>
<p><strong><em> Paragrafo 252 -</em></strong><em> “In quest’epoca acquista una notevole importanza la relazione con i credenti dell’Islam, oggi particolarmente presenti in molti Paesi di tradizione cristiana dove essi possono celebrare liberamente il loro culto e vivere integrati nella società. Non bisogna mai dimenticare che essi, “professando di avere la fede di Abramo, adorano con noi un Dio unico, misericordioso, che giudicherà gli uomini nel giorno finale”. Gli scritti sacri dell’Islam conservano parte degli insegnamenti cristiani; Gesù Cristo e Maria sono oggetto di profonda venerazione ed è ammirevole vedere come giovani e anziani, donne e uomini dell’Islam sono capaci di dedicare quotidianamente tempo alla preghiera e di partecipare fedelmente ai loro riti religiosi. Al tempo stesso, molti di loro sono profondamente convinti che la loro vita, nella sua totalità, è di Dio e per Lui. Riconoscono anche la necessità di rispondere a Dio con un impegno etico e con la misericordia verso i più poveri”.</em></p>
<p><strong><em> Paragrafo 253 -</em></strong><em> “Per sostenere il dialogo con l’Islam è indispensabile la formazione adeguata degli interlocutori, non solo perché siano solidamente e gioiosamente radicati nella loro identità, ma perché siano capaci di riconoscere i valori degli altri, di comprendere le preoccupazioni soggiacenti alle loro richieste e di fare emergere le convinzioni comuni. Noi cristiani dovremmo accogliere con affetto e rispetto gli immigrati dell’Islam che arrivano nei nostri Paesi, così come speriamo e preghiamo di essere accolti e rispettati nei Paesi di tradizione islamica. Prego, imploro umilmente tali Paesi affinché assicurino libertà ai cristiani affinché possano celebrare il loro culto e vivere la loro fede, tenendo conto della libertà che i credenti dell’Islam godono nei paesi occidentali! Di fronte ad episodi di fondamentalismo violento che ci preoccupano, l’affetto verso gli autentici credenti dell’Islam deve portarci a evitare odiose generalizzazioni, perché il vero Islam e un’adeguata interpretazione del Corano si oppongono ad ogni violenza”.</em></p>
<p>Ma a mettersi di traverso <strong>è un gesuita come Papa Francesco, l’esperto islamologo Samir Khalil Samir</strong>, che insegna a Beirut, Roma e Parigi ed è autore di libri e saggi sull’Islam nonché dei rapporti con il cristianesimo e l’intero Occidente. L’ultimo suo libro si intitola “Quelle tenaci primavere arabe”. Forse per le sua origini arabe è diventato più realista del re ed è probabile ci sia lui all’origine dell’infelice citazione di Ratisbona. Samir infatti nel corso del pontificato di Ratzinger è stato uno degli esperti più ascoltati dallo stesso Papa.</p>
<p>Il 19 dicembre scorso, vale a dire pochissimi giorni dopo la pubblicazione dell’Evangelii Gaudium di Papa Francesco, Samir sull’agenzia “Asia News” del Pontificio Istituto Missioni Estere ne ha commentato i paragrafi dedicati all’Islam. Dopo averne passato in rassegna “le tante cose positive”, Samir passa a mettere bene in luce quanto a suo avviso è bene chiarire con il capitolo intitolato “Punti della Evangelii Gaudium che richiedono chiarimento”. Ecco tutti i punti del capitolo critico:</p>
<p><strong>“1. I musulmani “adorano con noi un Dio unico, misericordioso” (n. 252)</strong></p>
<p>Io prenderei con cautela questa frase. È vero che i musulmani adorano un Dio unico e misericordioso. Ma questa frase suggerisce che le due concezioni di Dio sono uguali. Invece nel cristianesimo Dio è Trinità nella sua essenza, pluralità unita dall’amore. È un po’ più che sola clemenza e misericordia. Abbiamo due concezioni abbastanza diverse dell’unicità divina. Quella musulmana caratterizza Dio come inaccessibile. La visione cristiana dell’unicità trinitaria sottolinea che Dio è Amore che si comunica: Padre-Figlio-Spirito, oppure Amante-Amato-Amore, come suggeriva Sant’Agostino.</p>
<p>Poi, anche la misericordia del Dio islamico cosa significa? Che Lui fa misericordia a chi vuole e non la fa a coloro a cui non vuole. “Dio fa entrare nella Sua misericordia chi Egli vuole” (Corano 48:25). Queste espressioni si trovano in modo quasi letterale nell’Antico Testamento (Esodo 33:19). Ma non si arriva mai a dire che “Dio è Amore” (1 Giovanni 4:16), come si esprime san Giovanni.</p>
<p>La misericordia nel caso dell’islam è quella del ricco che si china sul povero e gli concede qualcosa. Ma il Dio cristiano è Colui che scende verso il povero per innalzarlo al suo livello; non mostra la sua ricchezza per essere rispettato (o temuto) dal povero: dona se stesso per far vivere il povero.</p>
<p><strong><em> 2. “Gli scritti sacri islamici conservano parte degli insegnamenti cristiani” (n. 252)</em></strong></p>
<p>È vero in un certo senso, ma può essere anche ambiguo. È vero che i musulmani riprendono parole o fatti dei vangeli canonici, ad esempio il racconto dell’Annunciazione si ritrova quasi letteralmente nei capitoli 3 (la famiglia di ‘Imr?n) e 19 (Mariam).</p>
<p>Ma più frequentemente il Corano s’ispira ai pii racconti dei Vangeli apocrifi, e non ne tirano il senso teologico che ci si trova, e non danno a questi fatti o parole il senso che hanno in realtà, non per cattiveria, ma perché non hanno la visione globale del messaggio cristiano.</p>
<p><strong> 3. La figura di Cristo nel Corano e nel Vangelo (n. 252)</strong></p>
<p>Il Corano si riferisce a “Gesù e Maria [che] sono oggetto di profonda venerazione”. A dir il vero, Gesù non è oggetto di venerazione nella tradizione musulmana. Invece, per Maria, si può parlare di una venerazione, in particolare da parte delle donne musulmane, che volentieri vanno ai luoghi di pellegrinaggio mariano.</p>
<p>L’assenza di venerazione per Gesù Cristo si spiega probabilmente per il fatto che, nel Corano, Gesù è un grande profeta, famoso per i suoi miracoli a favore dell’umanità povera e malata, ma non è uguale a Maometto. Solo da parte dei mistici, si può notare una certa devozione, essi lo chiamano anche “Spirito di Dio”.</p>
<p>In realtà, tutto ciò che si dice di Gesù nel Corano è l’opposto degli insegnamenti cristiani. Egli non è Figlio di Dio: è un profeta e basta. Non è nemmeno l’ultimo dei profeti perché invece il “sigillo dei profeti” è Maometto (Corano 33:40). La rivelazione cristiana è vista solo come una tappa verso la rivelazione ultima, portata da Maometto, cioè l’Islam.</p>
<p><strong> <em>4. Il Corano si oppone a tutti i dogmi cristiani fondamentali</em></strong></p>
<p>La figura di Cristo come seconda persona della Trinità è condannata. Nel Corano si dice in modo esplicito ai cristiani: “O Gente della Scrittura, non eccedete nella vostra religione e non dite su Dio altro che la verità. Il Messia Gesù, figlio di Maria, non è altro che un messaggero di Dio, una Sua parola che Egli pose in Maria, uno Spirito da Lui [proveniente]. Credete dunque in Dio e nei Suoi messaggeri. Non dite ‘Tre’, smettete! Sarà meglio per voi. Invero Dio è un dio unico. Avrebbe un figlio? Gloria a Lui” (Corano 4:171). I versetti contro la Trinità sono molto chiari e non hanno bisogno di tante interpretazioni.</p>
<p>Il Corano nega la divinità di Cristo: “O Gesù, figlio di Maria, sei tu che hai detto alla gente: ‘Prendete me e mia madre come due divinità all’infuori di Dio’?” (Corano 5:116). E Gesù lo nega!</p>
<p>Infine, nel Corano è negata la redenzione. Addirittura si afferma che Gesù Cristo non è morto in croce, ma è stato crocifisso un suo sosia: “Non l’hanno ucciso, non l’hanno crocifisso, ma è sembrato loro” (Corano 4:157). In tal modo Dio ha salvato Gesù dalla cattiveria dei giudei. Ma così Cristo non ha salvato il mondo!</p>
<p>Insomma, <strong>il Corano e i musulmani negano i dogmi essenziali del cristianesimo</strong>: Trinità, Incarnazione e Redenzione. Si deve aggiungere che questo è il loro diritto più assoluto! Ma non si può allora dire che “Gli scritti sacri dell’Islam conservano parte degli insegnamenti cristiani”. Si deve semplicemente parlare del “Gesù coranico” che non ha niente a che vedere con il Gesù dei Vangeli.</p>
<p>Il Corano cita Gesù perché pretende di completare la rivelazione di Cristo per esaltare Maometto. Del resto, vedendo quanto Gesù e Maria fanno nel Corano, ci si accorge che essi non fanno altro che applicare le preghiere e il digiuno secondo il Corano. Maria è certamente la figura più bella tra tutte quelle presentate nel Corano: è la Madre Vergine, che nessun uomo ha mai toccato. Ma non può essere la Theotokos; anzi, è una buona musulmana.</p>
<p>I PUNTI PIÙ DELICATI</p>
<p><strong> 1. Etica nell’Islam e nel cristianesimo (252)</strong></p>
<p>L’ultima frase di questo paragrafo della “Evangelii gaudium” dice, parlando dei musulmani: “Riconoscono anche la necessità di rispondere a Dio con un impegno etico e con la misericordia verso i più poveri”. Questo è vero e la pietà verso i poveri è un’esigenza dell’Islam.</p>
<p>C’è però <strong>una doppia differenza, mi sembra, tra l’etica cristiana e quella musulmana. La prima</strong> è che l’etica musulmana non è sempre universale. Si tratta spesso di aiuto dentro la comunità islamica, mentre l’obbligo di aiuto, nella tradizione cristiana, è di per sé universale. Si nota per esempio, quando c’è una catastrofe naturale in qualche regione del mondo, che i Paesi di tradizione cristiana aiutano senza considerare la religione di chi è aiutato, mentre Paesi musulmani ricchissimi (quelli del Penisola Arabica per esempio) non lo fanno in questo caso.</p>
<p><strong> La seconda</strong> è che l’Islam lega etica e legalità. Chi non digiuna durante il mese di Ramadan commette un delitto e va in prigione (in molti Paesi). Se osserva il digiuno previsto, dall’alba al tramonto, è perfetto, anche se dopo il tramonto mangia fino all’alba del giorno seguente, più e meglio del solito: “si mangiano le cose migliori e in abbondanza”, come mi dicevano alcuni amici egiziani musulmani. Sembra non esserci altro significato nel digiuno se non ubbidire alla legge stessa del digiuno. Il Ramadan diventa il periodo in cui i musulmani mangiano di più, e mangiano le cose più prelibate. L’indomani, dato che per mangiare nessuno ha dormito, nessuno lavora. Però, dal punto di vista formale, tutti hanno digiunato per alcune ore. È un’etica legalista: se fai questo, sei nel giusto. Un’etica esteriore.</p>
<p>Il digiuno cristiano è invece qualcosa che ha come scopo l’avvicinarsi al sacrificio di Gesù, alla solidarietà con i poveri e non c’è il momento in cui si recupera quanto uno non ha mangiato.</p>
<p>Se qualcuno applica la legge islamica, tutto è in ordine. Il fedele non cerca di andare oltre la legge. La giustizia è richiesta per legge, ma non è superata. Per questo, non c’è nel Corano l’obbligo del perdono; invece, Gesù nel Vangelo chiede di perdonare in modo infinito (settanta volte sette: cfr. Matteo 18, 21-22). Nel Corano la misericordia non arriva mai all’amore.</p>
<p><strong> Lo stesso vale per la poligamia</strong>: si può avere fino a quattro mogli. Se voglio averne una quinta, basta ripudiare una di quelle che ho già, magari la più vecchia, e prendermi una sposa più giovane. E avendo sempre e solo quattro mogli sono nella perfetta legalità.</p>
<p>C’è anche l’effetto contrario, <strong>per esempio per l’omosessualità.</strong> In tutte le religioni, è un peccato. Ma per i musulmani, è anche un delitto che dovrebbe essere punito con la morte. Nel cristianesimo è un peccato, ma non un crimine. Il motivo è ovvio: l’Islam è religione, cultura, sistema sociale e politico; è una realtà integrale. Ed è chiaramente così nel Corano. Il Vangelo invece distingue chiaramente la dimensione spirituale ed etica dalla dimensione socio-culturale e politica.</p>
<p>Lo stesso vale per la purezza, come lo spiega in modo chiaro Cristo ai Farisei: “Non ciò che entra nella bocca contamina l’uomo, ma è quel che esce dalla bocca che contamina l’uomo” (Mt 15, 11).</p>
<p><strong> 2. “I fondamentalismi da entrambe le parti” (n. 250 e 253)</strong></p>
<p>Ci sono infine due aspetti che vorrei criticare. Il primo è quello in cui il papa mette insieme tutti i fondamentalismi. Al n. 250 si dice: “Un atteggiamento di apertura nella verità e nell’amore deve caratterizzare io dialogo con i seguaci delle religioni non cristiane, nonostante i vari ostacoli e difficoltà, particolarmente i fondamentalismi da entrambe le parti”.</p>
<p>L’altro è la conclusione della sezione sul rapporto all’Islam che termina con questa frase: “Di fronte ad episodi di fondamentalismo violento che ci preoccupano, l’affetto verso gli autentici credenti dell’Islam deve portarci ad evitare odiose generalizzazioni, perché il vero Islam e un’adeguata interpretazione del Corano si oppongono ad ogni violenza” (n. 253).</p>
<p>Personalmente, non metterei i due fondamentalismi sullo stesso piano: i fondamentalisti cristiani non portano le armi; il fondamentalismo islamico è criticato, anzitutto proprio dai musulmani, perché questo fondamentalismo armato cerca di riprodurre il modello maomettano. Nella sua vita, Maometto ha fatto più di 60 guerre; ora se Maometto è il modello eccellente (come dice il Corano 33:21), non sorprende che certi musulmani usano anche loro la violenza ad imitazione del Fondatore dell’Islam.</p>
<p><strong>3. La violenza nel Corano e nella vita di Maometto (n. 253)</strong></p>
<p>Infine, il papa accenna alla violenza nell’islam. Nel paragrafo 253 si legge: “Il vero Islam e un’adeguata interpretazione del Corano si oppongono ad ogni violenza”.</p>
<p>Questa frase è bellissima, ed esprime un atteggiamento molto benevolo del papa verso l’Islam. Mi sembra però che essa esprima più un desiderio che una realtà. Che la maggioranza dei musulmani possa essere contraria alla violenza, può anche darsi. Ma dire che “il vero islam è contrario ad ogni violenza”, non mi sembra vero: la violenza è nel Corano. Dire poi che “un’adeguata interpretazione del Corano si oppone ad ogni violenza” ha bisogno di molte spiegazioni. Basta ricordare i capitoli 2 e 9 del Corano.</p>
<p>È vero comunque quanto il pontefice afferma sul fatto che l’islam ha bisogno di una “adeguata interpretazione”. Questa strada è praticata da alcuni studiosi, ma non è abbastanza forte da contrastare quella che va per la maggiore. Questa minoranza di studiosi cerca di reinterpretare i testi coranici che parlano della violenza, mostrando che essi sono legati al contesto dell’Arabia dell’epoca ed erano nel contesto della visione politico-religiosa di Maometto.</p>
<p>Se l’islam vuole rimanere oggi in questa visione legata al tempo di Maometto, allora ci sarà sempre violenza. Ma se l’islam – e vi sono parecchi mistici che l’hanno fatto – vuole ritrovare una spiritualità profonda, allora la violenza non è accettabile.</p>
<p>L’islam si trova davanti a un bivio: o la religione è una strada verso la politica e verso una società politicamente organizzata, oppure la religione è un’ispirazione a vivere con più pienezza e amore. Chi critica l’islam a proposito della violenza non fa una generalizzazione ingiusta e odiosa: mostra delle questioni presenti, vive e sanguinanti nel mondo musulmano.</p>
<p>In Oriente si comprende molto bene che il terrorismo islamico è motivato religiosamente, con citazioni, preghiere e fatwa da parte di imam che spingono alla violenza. Il fatto è che nell’islam non vi è un’autorità centrale, che corregga le manipolazioni. Ciò fa sì che ogni imam si creda un muftì, un’autorità nazionale, che può emettere giudizi ispirati dal Corano fino a ordinare di uccidere.</p>
<p>CONCLUSIONE: UNA “ADEGUATA INTERPRETAZIONE DEL CORANO”</p>
<p>Per concludere, il punto davvero importante è quello della “adeguata interpretazione”. Nel mondo musulmano, il dibattito più forte – che è anche il più proibito – è proprio quello sull’interpretazione del libro sacro. I musulmani credono che il Corano sia sceso su Maometto, completo, in quella forma che conosciamo. Non c’è il concetto d’ispirazione del testo sacro, che lascia spazio a un’interpretazione dell’elemento umano presente nella parola di Dio.</p>
<p>Facciamo un esempio. Ai tempi di Maometto, con tribù che vivevano nel deserto<strong>, la pena per un ladro era il taglio della mano</strong>. A cosa serviva? Qual era lo scopo di questa pena? Non permettere che il ladro rubasse più. Allora dobbiamo chiederci: come possiamo oggi salvaguardare questo scopo, cioè che il ladro non rubi? Possiamo usare altri metodi al posto del taglio della mano?</p>
<p>Oggi <strong>tutte le religioni hanno questo problema: come reinterpretare il testo sacro,</strong> che ha un valore eterno, ma che risale a secoli o millenni fa.</p>
<p>Quando incontro amici musulmani, io metto in luce il fatto che oggigiorno bisogna interrogarsi sullo “scopo” (maqased) che avevano le indicazioni del Corano. I teologi e i giuristi musulmani dicono che si deve ricercare gli “scopi della Legge divina” (maq?sid al-shar?’a). Questa espressione corrisponde a ciò che il Vangelo chiama “lo spirito” del testo, in opposizione alla “lettera”. Occorre cercare l’intento del testo sacro dell’islam.</p>
<p>Diversi studiosi musulmani parlano dell’importanza di scoprire “lo scopo” dei testi coranici per adeguare il testo coranico al mondo moderno. E questo, mi sembra, è molto vicino a quanto il Santo Padre intende suggerire parlando di “una adeguata interpretazione del Corano”.</p>
<p>+++++++++++++</p>
<p>Samir evita di ricordare che <strong>Maometto la sua religione la finanziò anche per mezzo di rapine alle carovane</strong> che attraversavano il deserto arabo e la affermò anche per mezzo di guerre, riuscendo infine vittorioso con la battaglia del 15 marzo 624 a Badr, dove appostò le sue truppe su un’altura dopo avere avvelenato i pozzi nella pianura in basso onde impedire che i nemici si dissetassero. Cionondimeno accusa di violenza l’intero Corano. Stranamente però Samir dimentica che nella Bibbia c’è di molto peggio, c’è la descrizione di Dio che ordina più volte la distruzione di intere città, non solo delle comprese Sodoma e Gomorra, e di passare a fil di spada interi popoli. Definire quindi il Dio cristiano “amore” tout court appare temerario. Anzi, smentito dall’affermazione bimillenaria che a molti viene riservata la dannazione eterna con le pene dell’inferno.</p>
<p>Negli stessi vangeli non manca un’allarmante affermazione guerriera di Gesù Cristo, fatta propria nei secoli da non pochi fanatici cristiani anche per giustificare le crociate, il colonialismo e non solo: ““Non crediate che io sia venuto a portare la pace sulla terra. Non sono venuto a portare la pace, ma la spada. Perché sono venuto a dividere il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera; e i nemici dell’uomo saranno i suoi famigliari” ( Vangelo di Matteo: 10, 34-38).</p>
<p>Per quanto riguarda l’insistenza di Samir sulla differenza tra il Dio unico dei musulmani e il Dio Trinitario dei cristiani, in particolare dei cattolici, si tratta dello stesso ostacolo messo sulla strada del dialogo con l’ebraismo, religione basata sul Dio unico esattamente come l’islam. Non a caso le parole per indicare Dio e la pace sono identiche in ebraico e in arabo, nonostante gli odi feroci che separano questi due mondi: <strong>l’Elòhah ebraico è chiaramente identico all’Allàh arabo</strong> (oltretutto entrambe le parole derivano dalla divinità fenicia e cananeica El, ma tralasciamo), così come la parola araba salam che significa pace è identica alla parola shalom che significa pace in ebraico. Mi è capitato più volte nella basilica di S. Agostino a Roma, dove ogni volta che posso vado a contemplare la Madonna dei Pellegrini del Caravaggio, ascoltare il sacerdote officiante la messa affermare durante la predica: “I nostri fratelli ebrei non sanno che Dio è unico sì, ma trinitario”. Concetto che nella basilica di S. Agostino – non a caso il santo le cui parole ” Amante-Amato-Amore” Samir ha ricordato per criticare l’islam – è declamato da una scultura che rappresenta il profeta ebraico Elia che parla alla Madonna madre di Gesù: un modo ben preciso di saldare direttamente Cristo, e quindi il Dio trinitario, alla tradizione ebraica del Dio unico. Che, si noti nuovamente, è lo stesso Dio unico dell’islam.</p>
<p>Che certe divisioni siano oziose, anzi pretenziose e presuntuose, lo dimostra l’assurdità del voler definire quanto è per definizione indefinibile, vale a dire Dio. Voler “ritrarre” Iddio per assegnargli una fisionomia che di fatto lo imprigioni e gli leghi le mani imprigionandolo nel perimetro di tale fisionomia, del ritratto da noi assegnato, è assurdo anche sotto il profilo per così dire logico. E’ la stessa matematica a insegnare che un infinito lo si può suddividere quante volte si vuole, ma le parti così ottenute sono anch’esse ognuna un infinito. Se Dio quindi è infinito, come sempre si afferma, il dividerlo o no in trinità, cioè per tre, o altro non cambia assolutamente nulla: si tratta sempre di infinito e di infiniti. Le diversità ci possono essere solo dal punto di vista per così dire storico: ma da quando in qua sono uno o più fatti storici o presunti tali a potersi intromettere nella fede annacquandola così a feticismo?</p>
<p><strong>In particolare è oziosa l’antica querelle centrata sullo Spirito Santo</strong>. Che chiaramente esiste anche nell’ebraismo e nell’islam, dal momento che spirito significa vento, soffio, alito, tant’è vero che del vento ancora oggi si dice che “spira”. E all’inizio dei tre monoteismi non c’è forse il Verbo, espresso con l’alitare da parte di Dio su Adamo per dargli la vita? La stessa parola “anima” altro non significa che soffio, vento, respiro, tant’è vero che ancora oggi si chiama anemometro, cioè misuratore dell’”anemos”, lo strumento che misura il vento.</p>
<p>Può apparire strano, ma si chiama <strong>Pneumatologia</strong> non solo la scienza che studia i polmoni, organi addetti appunto al respirare, ma nella dottrina cristiana anche la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pneumatologia">“scienza” che si occupa dello Spirito Santo,</a> cioè la parte della teologia ad esso dedicata</p>
<p>Ma la cosa più curiosa è che, anche se i relativi cleri non vogliono farci caso e rendersene conto, sia la lingua araba che la lingua ebraica non scrivono le vocali per un motivo ben preciso. Quale? Il motivo è che il suono delle vocali si pronuncia per l’appunto solo con l’alito, la bocca infatti quando pronunciamo le vocali resta aperta, si limita a un soffio, per quanto minimo. Ma il “soffio”, “l’alito”, “l’anemos”, cioè lo “spirito”, “l’anima”, sono prerogative di Dio, vengono da lui: noi creature umane NON possiamo e NON dobbiamo avere l’immodestia di riportarle nel nostro alfabeto….</p>
<p>Il gesuita Samir forse dovrebbe studiare e riflettere di più. Con maggiore modestia. E non solo quando pronuncia vocali…</p>
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		<title>Ci serve una crociata</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Nov 2013 16:24:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Galavotti]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mille anni fa la situazione sociale, economica, etica e politica era, in Europa occidentale, sull&#8217;orlo della catastrofe. La corruzione imperava ovunque. Dopo aver acquisito l&#8217;ereditarietà dei feudi maggiori, nell&#8217;877, ogni nobile si comportava, nei propri possedimenti, come un autentico despota, sapendo benissimo che nessuno avrebbe potuto impedirglielo, neppure il sovrano. A Roma la carica di [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Mille anni fa la situazione sociale, economica, etica e politica era,  		in Europa occidentale, sull&#8217;orlo della catastrofe. La corruzione  		imperava ovunque. Dopo aver acquisito l&#8217;ereditarietà dei feudi maggiori,  		nell&#8217;877, ogni nobile si comportava, nei propri possedimenti, come un  		autentico despota, sapendo benissimo che nessuno avrebbe potuto  		impedirglielo, neppure il sovrano.</p>
<p>A Roma la carica di pontefice era appannaggio delle famiglie  		aristocratiche più influenti. Nepotismo e simonia nella chiesa non erano  		l&#8217;eccezione ma la regola, al punto che tra le fila del clero benedettino  		&#8211; uno dei maggiori proprietari terrieri &#8211; parti di una riforma generale  		che trovò soltanto nel fanatismo dogmatico e teocratico lo strumento  		migliore per affrontare l&#8217;immoralità dominante.</p>
<p>Lo stesso papato, insieme ai Franchi, aveva completamente distrutto  		il valore dell&#8217;istituzione imperiale del basileus bizantino, tanto che  		nel 1054 decise di separarsi definitivamente dalla chiesa ortodossa, che  		dell&#8217;impero d&#8217;oriente costituiva la rappresentazione più significativa.</p>
<p>La formazione delle città italiane stava avvenendo contro la  		feudalità rurale, e si stava sviluppando contro qualunque prerogativa  		imperiale. La borghesia era disposta a scendere a patti col papato in  		funzione anti-imperiale, ma non amava ingerenze di alcun tipo nella  		propria attività affaristica.</p>
<p>Avversa alla grande nobiltà era pure quella piccola, che pretese  		l&#8217;ereditarietà dei feudi minori nel 1037 e che appoggiò lo sviluppo  		dell&#8217;urbanizzazione.</p>
<p>La progressiva abolizione del servaggio nelle campagne comportava la  		formazione del primo proletariato cittadino, che però era già così  		numeroso da non poter essere assorbito in toto dalle nascenti  		manifatture.</p>
<p>Le tensioni erano molto forti: i Comuni più grandi tendevano a  		fagocitare quelli più piccoli e a ridurre i contadi rurali in aree  		coloniali prive di autonomia economica.</p>
<p>Bande di pirati normanni (a nord), ungari (a est) e saraceni (a sud)  		infestavano buona parte dell&#8217;Europa, e, di questi, sicuramente i primi  		erano i più organizzati e i più feroci, tant&#8217;è che in pochissimo tempo  		riuscirono a conquistare la Normandia, l&#8217;Inghilterra e l&#8217;Italia  		meridionale, e poco mancò, a est, che arrivassero ad annettersi la  		Russia e Bisanzio.</p>
<p>Intanto dalla Persia erano giunti i Turchi Selgiuchidi, i quali, dopo  		aver occupato il Medio oriente, stavano minacciando, in Asia minore,  		quel che era rimasto dell&#8217;impero bizantino.</p>
<p>Quando venne in occidente la richiesta, da parte del basileus, di un  		aiuto militare, nessuno vi prestò ascolto, sia perché i bizantini e gli  		ortodossi erano avvertiti come rivali nella fede religiosa (sin dai  		tempi del <em>Filioque</em> introdotto nel Credo) e nel potere politico  		(sin dai tempi dell&#8217;incoronazione illegale di Carlo Magno), sia perché  		l&#8217;occidente latino non aveva possedimenti da difendere in Palestina o  		nell&#8217;Africa settentrionale, anche se cominciava a preoccuparsi della  		presenza dei Mori in Spagna, in Sicilia e in altre località ove erano  		approdati come pirati.</p>
<p>Lo spirito di crociata nacque così, come tentativo di risolvere  		militarmente una crisi molto grave, che si trascinava da almeno due  		secoli. Bisognava darsi un&#8217;ottima motivazione &#8211; è questa la offrirono i  		Turchi intolleranti e fiscalmente esosi -, cui se ne sarebbe subito  		aggiunta un&#8217;altra: la possibilità di conquistare nuove terre in Medio  		oriente, che anche per colpa degli ebrei deicidi &#8211; si diceva &#8211; erano da  		sempre tormentate (l&#8217;antisemitismo nacque proprio in occasione della  		prima crociata).</p>
<p>La soluzione dei problemi interni venne affidata alla <em>politica  		estera</em>. Che è, in fondo, quello che stanno facendo oggi gli  		americani, che dopo il crollo delle torri di Manhattan, si sono  		inventati un nemico internazionale, chiamato &#8220;terrorista islamico&#8221;, che  		ha autorizzato loro a spiare il mondo intero per motivi di sicurezza e a  		dichiarare guerra a qualunque paese (o a minacciare di farlo) che, anche  		solo intenzionalmente, voglia munirsi di armi di sterminio di massa.</p>
<p>Gli Usa pensano di risolvere così il disastro della loro economia  		interna, indebitata fino al collo e corrotta quanto mai: stanno  		pressando tutti i paesi avanzati a muover guerra contro questo  		fantomatico &#8220;nemico mondiale&#8221; (che fino a ieri pareva essere il  		&#8220;socialismo reale&#8221;), e a farlo, beninteso, non in autonomia, ma seguendo  		le loro direttive strategiche.</p>
<p>Per convincersi a mettersi in fila dietro questi nuovi feudatari  		diretti in &#8220;oriente&#8221;, occorre soltanto che la situazione peggiori, che  		si acuiscano le contraddizioni e che emergano pseudo motivazioni ideali  		molto sentite. I più forti militarmente son loro: su questo non si può  		avere dubbi. E loro ci dicono d&#8217;essere anche i più democratici di tutti:  		per questo sono così odiati.</p>
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		<title>Per tenere in piedi l&#8217;ormai nauseabondo Emanuela Orlandi Show nuove calunnie e insinuazioni su don Piero Vergari. La grande balla sull&#8217;esorcista della Santa Sede don Gabriele Amorth &#8220;rivelatore&#8221; della morte &#8220;orgiastica&#8221; di Emanuela.</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Sep 2012 21:29:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pino Nicotri]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>PREMESSA</strong></p>
<p><strong>Come forse avrete notato se l&#8217;argomento non ha suscitato la vostra repulsione, la scomparsa di Emaneuela Orlandi, avvenuta nell&#8217;ormai lontano 22 giugno 1983, è trattato in modo sempre più cialtronesco e in spegio alla più elementare decenza giornalistica. Dopo avere seminato false pista a piene mani, a partire da quella dei terroristi turchi che volevano liberare Alì Agca, l&#8217;attentatore di papa Wojtyla, si è passati a 7 anni di presa in giro con la pista della banda della Magliana e del defunto Enrico De Pedis, promosso post mortem a grande capo della banda dalla malafede e scarsa professionalità di troppi giornalisti assecondati da politici tanto &#8220;buonisti&#8221; quanto incapaci e vanesii. Per 7 anni il programma televisivo di Raitre &#8220;Chi l&#8217;ha visto?&#8221; e annessi e connessi hanno suonato la grancassa che aprendo la bara di De Pedis si sarebbe trovata la verità del caso Orlandi. La bara è stata infine aperta e l&#8217;intero sotterraneo della basilica di S. Apollinare che la ospitava è stato trivellato, con un atto inqualificabile della magistratura, ma ovviamente il bandolo della maleodorante matassa non s&#8217;è trovato. Da allora i mass media si sono scatenati contro l&#8217;ex rettore della basilica, don Piero Vergari, che con altre quattro persone ha una comunicazione giudiziaria come semplice atto dovuto per poter procedere ad alcuni controlli sul caso Orlandi. E’ evidente il tentativo di far restare in piedi almeno i calcinacci della ossessiva pista sballata caratterizzata dal nome di De Pedis, inventando man mano ritrovamenti di ossa umane sospette, crani, mandibole e perfino due scheletri di donna nei sotterranei di S. Apollinare. Ora c&#8217;è la follia della terra trovata scavando nell&#8217;ex cimitero sotterraneo della chiesa, come se scavando nel sottosuolo anziché terra ci si aspettasse di trovare farina o noccioline.</strong></p>
<p><strong>Pur di dare addosso a don Vergari accade che nel gruppo fondato su Facebook da Pietro Orlandi, per raccogliere adesioni nel vano tentativo di convincere con una petizione genuflessa papa Ratzinger a rivelare finalmente la verità sulla fine di sua sorella, si arrivi a dipingere don Piero come un omosessuale che corrompeva preferibilmente giovani africani. Il giornalista Fabrizio Peronaci, destinatario della mia lettera aperta inviatagli mesi or sono come puntata di questo blog, alla quale ovviamente non ha mai risposto anche se con comuni conoscenti minacciava sfracelli a mio danno, è arrivato a fare insinuazioni delle quali infine deve essersi vergognato lui stesso, finalmente. In un articolo per il Corriere della Sera del 5 settembre l&#8217;usuale recarsi in Vaticano di don Piero per andare in farmacia, al bancomat e negli archivi chiamati Archivio Segreto Vaticano è stata trasformata in cosa considerata dentro il Vaticano un probabile rintanarsi nella Stato pontificio in vista di “sviluppi delle indagini”, cioè di un eventuale mandato di cattura. Colmo del ridicolo e dell&#8217;assurdità, Peronaci ha voluto far notare che gli archivi sono “gli stessi in cui lavorò per qualche tempo la figlia di un funzionario dei servizi segreti indagato a fine anni 80“. Come se questo particolare insignificante possa essere la prova di manovre di don Piero con i servizi o addirittura una sua appartenenza ad essi. Come dire che poiché il Vaticano è frequentato da un certo papa Ratzinger allora questi e don Piero probabilmente sono ciccia e pappa&#8230;</strong></p>
<p><strong>Di averla fatta fuori dal vaso questa volta più del solito se ne deve essere accorto lo stesso Peronaci o qualche caposervizio del Corriere. Infatti in seguito su corriere.it l&#8217;odiosa allusione ai servizi segreti e alla latitanza è stata tolta, E’ però rimasta sull&#8217;edizione cartacea. E che sull&#8217;edizione cartacea quelle affermazioni ci fossero lo dimostra anche un zelante ed esagitato membro del gruppo Facebook di Pietro Orlandi, tale Mauro Valentini, che ha avuto la bella idea di pubblicare per intero le insinuazioni di Peronaci e di dichiararsi allibito per la mancanza di reazioni forti contro don Piero, che descrive per giunta come un ghiottone di ragazzini preferibilmente africani.</strong></p>
<p><strong>NOVITA&#8217; ODIERNE</strong></p>
<p><strong>Tutto ciò premesso tanto per darvi la misura di dove siamo arrivati, vale a dire al giornalismo più putrefatto dei cadaveri di cui parla, ho appurato che il &#8220;grande scoop&#8221; dell&#8217;esorcista don Gabriele Amorth, che oltre tre mesi fa parlava di Emanuela morta a seguito di orge vaticane, è solo una balla colossale. Amorth NON ha mai fatto quell&#8217;affermazione. Balla colossale, ma rilanciata da tutti i mass media e bevuta avidamente dall&#8217;intera opinione pubblica che ha ancora il fegato di seguire questa interminabile telenovela. Per appurarlo non ho dovuto fare altro che telefonare a don Amorth e, come lui mi ha fatto chiedere, inviargli le mie domande per lettera, alle quali ha risposto. Domanda inevitabile: come è possibile che per oltre tre mesi filati a NESSUN giornalista sia venuto in mente di contattare don Amorth e chiedergli conferme? Io non sono certo un genio del giornalismo e credo neppure l&#8217;unico che usa verificare le notizie per evitare di scrivere cazzate, anche se a volte può capitare a tutti, me per primo, motivo per cui è particolarmente inspiegabile questa inazione di TUTTI che è diventata ignavia di tutti. Certo, mi si può rimproverare di essermi mosso solo dopo un paio di mesi, ma almeno mi sono mosso! E poi chiunque è in grado di capire che dato il clamore, suscitato certo non per caso dalla bufala della morte orgiastica della Orlandi, era meglio aspettare che la temperatura scendesse un po&#8217; onde evitare di essere mandato al diavolo. Anche se un esorcista come don Amorth il diavolo lo combatte anziché spedirgli i rompiscatole come me.<span id="more-3734"></span><br />
</strong></p>
<p><strong> </strong><strong>Nell&#8217;intervista del 22 maggio al vaticanista de La Stampa  Giacomo Galeazzi si leggono di don Amorth due affermazioni chiare, anzi chiarissime: “Ho motivo di credere che si sia trattato di un caso di sfruttamento sessuale, con conseguente omicidio poco dopo la scomparsa e di occultamento del cadavere“; &#8220;Come dichiarato anche da monsignor Simeone Duca, archivista vaticano, venivano organizzati festini nei quali era coinvolto come &#8220;reclutatore di ragazze&#8221; anche un gendarme della Santa Sede&#8221;. Ma per quanto possa apparire incredibile, la rivelazione chock di Amorth non è stata approfondita, anzi è scomparsa dalle cronache e non si ha notizia di suoi sviluppi giudiziari, al punto che don Amorth non è stato neppure interrogato dai magistrati. Come mai? Le risposte sono più d&#8217;una. Vediamo quali.</strong></p>
<p><strong> </strong><strong>Il 4 agosto Pietro Orlandi nella pagina Facebook del gruppo &#8220;petizione.emanuela&#8221;, da lui fondato, s&#8217;è rivolto a &#8220;tutti quelli che mi hanno chiesto un parere sulle dichiarazioni di Padre Amorth&#8221;. E ha spiegato: &#8220;Amorth lo conosco , ho parlato con lui qualche mese fa, non ha idea di cosa possa essere accaduto ad Emanuela. Le sue dichiarazioni sono frutto della lettura di un libro . &#8220;Non mi sono mai interessato a questo caso&#8221; mi disse e mostrandomi un libro &#8211; &#8220;Qui ho letto alcune cose riguardanti questo storia ma non saprei cosa dirti&#8221;. Beh , quelle cose lette sono diventate per alcuni giornalisti le verità sconcertanti di padre Amorth. &#8220;Posso dirti soltanto che le modalità del sequestro (proposta lavoro da persona distinta, tranquillizzare la vittima dare l&#8217;idea di una persona affidabile ecc) sono le tecniche usate dagli adescatori di sette sataniche ma altro, ti ripeto, non saprei cosa pensare&#8221;&#8221;.</strong></p>
<p><strong> </strong><strong>Nella sua dichiarazione Pietro Orlandi non specifica però quale fosse il libro che ha per così dire ispirato don Amorth. Che in risposta ad alcune mie domande il 16 agosto ha svelato l&#8217;arcano: si tratta dell&#8217;assai poco noto &#8220;Emanuela nelle braccia dell&#8217;Islam?&#8221;, 162 pagine di intrighi vaticani e internazionali dal sapore romanzesco scritte dalla giornalista Anna Maria Turi. La stessa Turi che il 22 luglio 1993 raccolse in una intervista per il giornale Il Tempo le sorprendenti ma tardive dichiarazioni del cardinale Silvio Oddi, titolare di una congregazione, cioè di un ministero del Vaticano: secondo il prelato Emanuela il tardo pomeriggio della sua scomparsa, come  noto avvenuta 10 anni prima dell&#8217;intervista, sarebbe stata vista da alcune guardie svizzere rientrare e dopo un po&#8217; uscire di nuovo dal piccolo Stato pontificio passando come al solito per porta S. Anna e salire su un&#8217;auto che la aspettava in disparte. In disparte come se l&#8217;occupante non volesse farsi riconoscere  dagli svizzeri di guardia a porta S. Anna, probabilmente perché in Vaticano l&#8217;uomo in attesa in auto doveva essere una figura ben nota. Il racconto di Oddi, che manda all&#8217;aria le versioni ufficiali e i miti metropolitani, figura anche a verbale nella testimonianza resa al giudice istruttore Adele Rando.</strong></p>
<p><strong> </strong><strong>Il libro della Turi che ha imbeccato don Amorth batte due piste: quella sessuale in ambito vaticano, che vede papa Wojtyla cinicamente preoccupato solo che non scoppi uno scandalo,  e quella del rapimento per mano islamica e successivo innamoramento di Emanuela per uno dei rapitori. Con il quale l&#8217;ex ragazza vivrebbe beata e felice in Marocco con il nuovo nome Fatima, dedita alle opera di assistenza e carità e senza nessuna intenzione di farsi viva con i suoi dimenticati familiari romani. Una delle trattative, guarda caso tutte fallite, tira in ballo addirittura l&#8217;allora capo del governo di Israele, Shimon Peres, il famoso generale e ministro israeliano della Difesa dell&#8217;epoca Ariel Sharon e il leader palestinese Arafat, oltre all&#8217;immancabile Vaticano e i governi italiani: tutti assieme appassionatamente….  Tra le varie affermazioni francamente difficili da digerire, il libro riporta quelle di Ali Rashid, definito &#8220;braccio destro di Arafat&#8221; e autodefinitosi l&#8217;uomo della trattativa con il Vaticano &#8211; su incarico di Arafat e col beneplacito della famiglia Orlandi &#8211; per la liberazione di Emanuela. Rashid 1° luglio 1993 spiega che la Orlandi e Mirella Gregori, ragazza sparita da Roma un mese e mezzo prima di Emanuela, sono diventate merce preziosa per il capo dell&#8217;Autorità Nazionale Palestinese per fare pressione sul Vaticano perché accetti una serie di richieste pro palestinesi. E che fine ha fatto la &#8220;merce preziosa&#8221;? &#8220;Le ragazze furono alfine cedute (in mani meno coinvolte) perché la Chiesa non riusciva a facilitare l&#8217;accordo con l&#8217;accoglimento delle richiesta avanzate&#8221;, anche perché &#8220;E&#8217; ovvio che &#8220;Peres e Sharon non erano minimamente interessati alla liberazione di Emanuela Orlandi&#8221;. Parola di Ali Rashid &#8220;braccio destro di Arafat&#8221; ad Anna Maria Turi&#8230; Peccato solo che nel descrivere il luogo dell&#8217;incontro con Rashid l&#8217;autrice del libro compia un errore forse per distrazione. &#8220;Ci eravamo dati appuntamento dietro la basilica di S. Maria Maggiore, sul lato cioè rivolto a via Merulana&#8221;: il problema è che il lato rivolto su via Merulana non è quello &#8220;dietro la basilica di S. Maria Maggiore&#8221;, bensì, all&#8217;opposto, quello davanti, il lato cioè dell&#8217;ingresso.</strong></p>
<p><strong>Arafat, Peres, Sharon e annessi intrighi internazionali a parte, il colpo grosso si trova a pagina 40. Vi si legge infatti che su consiglio di un certo Mario, del quale purtroppo viene omesso il cognome, la giornalista Turi il 27 maggio del 2003 si è recata a chiedere della sorte di Emanuela a monsignor Simone Duca nella sua villa in via Tito Livio a Roma. Ecco quanto c&#8217;è scritto in merito all&#8217;incontro: </strong></p>
<p><strong>&#8220;L&#8217;ultrasettantenne [don Simeone Duca, ndr], di complessione imponente, era ancora vivace ed energico. Si sedette alla scrivania e m&#8217;invitò a chiedergli cosa volevo. Entrai subito in argomento e così rispose alle mie domande sulla Orlandi: &#8220;D&#8217;abitudine si organizzavano dei festini, e ciò avveniva anche nella sede di un&#8217;Ambasciata straniere presso la Santa Sede. Nella faccenda era coinvolto un gendarme vaticano. L&#8217;idea delle ragazze era quella di divertirsi e di guadagnare un po&#8217; di soldi. Quanto alla Orlandi, dopo essere stata sfruttata, è stata fatta sparire e quindi uccisa&#8221;&#8221;.</strong></p>
<p><strong>Parole chiare e nette, che almeno in apparenza non lasciano adito a nessun dubbio. Purtroppo però la giornalista dalla bocca del sacerdote non è riuscita a cavare nemmeno una parola in più, nonostante in seguito ne sia diventata amica accompagnandolo anche in un viaggio a Zara. L&#8217;impersonale &#8220;si organizzavano dei festini&#8221; resta impersonale e la domanda su chi avesse l&#8217;abitudine di organizzarli resta senza risposta. Restano senza risposta anche altri interrogativi di non poco conto. Qual è l&#8217;ambasciata di cui parla don Simeone? Chi è il gendarme vaticano coinvolto? Come, quando è dove è stata prima &#8220;fatta sparire e quindi uccisa&#8221; Emanuela? Per mano di chi? Domande d&#8217;obbligo anche perché il vice capo della gendarmeria vaticana, Raul Bonarelli, nel &#8217;93 è stato coinvolto nell&#8217;inchiesta sul caso Orlandi con la pesante accusa di concorso in sequestro di persona, accusa a mio avviso infondata, ma che comunque si è persa nel nulla perché la procura della Repubblica non ha mai risposto al giudice istruttore Adele Rando che nel dicembre &#8217;97 ha chiesto se dovesse proseguire le indagini col vecchio rito o con quello nuovo imposto nel frattempo dalla riforma della giustizia.</strong></p>
<p><strong>Tutto ciò porta ad altre domande. Come è possibile che la giornalista Turi non sia riuscita a sapere nulla di più preciso da monsignor Duca? E&#8217; credibile che questi dopo avere lanciato un macigno così grosso abbia tenuta sempre nascosta la mano, evitando di chiarire alcunché per il resto della sua vita? Don Simeone è morto infatti qualche anno dopo l&#8217;incontro con la Turi. Era sicuramente già morto da alcuni anni quando il suo libro è stato edito nell&#8217;aprile del 2011, motivo per cui nessun magistrato ha potuto interrogarlo per chiarire tutto ciò che c&#8217;è da chiarire. La &#8220;rivelazione&#8221; di Simeone Duca è avvenuta nell&#8217;83 e la pubblicazione del libro solo nel 2011: possibile che la Turi per ben otto anni non abbia fatto cenno con nessuno di quanto appreso, lei che le confidenze del cardinale Oddi le espose subito in un&#8217;intervista per un giornale?</strong></p>
<p><strong> </strong><strong>Come che sia, il risultato comunque è che monsignor Amorth NON ha mai sostenuto e dichiarato che la sorella di Pietro fosse un&#8217;habitué di festini spinti e che in quell&#8217;ambito è stata fatta sparire e uccisa. Il monsignore si è solo limitato a riportare frasi altrui vecchie di nove anni, per giunta non verificate da nessuno e ormai non più verificabili. Amorth nel suo libro &#8220;L&#8217;ultimo esorcista&#8221;, pubblicato già lo scorso gennaio, non ha minimamente accennato a festini, tutt&#8217;altro:  ha infatti esposto la sua convinzione che Emanuela prelevata con l&#8217;inganno sia rimasta vittima di una setta satanica. Convinzioni che, come abbiamo visto, Amorth ha ribadito di persona a Pietro Orlandi. I festini quindi e il Vaticano non c&#8217;entrano nulla con quanto scritto ne &#8220;L&#8217;ultimo esorcista&#8221;. A me l&#8217;anziano monsignore il 25 agosto ha scritto che &#8220;nel mio libro non ho citato Simeone Duca perché se si nomina il Vaticano i giornalisti si scatenano come lupi&#8221;. Come si spiega quindi l&#8217;attribuzione a lui delle parole in realtà dette da Simeone Duca?</strong></p>
<p><strong> </strong><strong>Che le parole di don Amorth siano state forzate me lo ha scritto lui stesso il 16 agosto: &#8220;Le frasi riportate non sono del tutto esatte&#8221;. E lo scorso 24 maggio lo aveva detto anche ad Antonio Goglia, un signore di S. Giorgio a Cremano da qualche mese in corrispondenza con me perché si interessa al caso Orlandi anche suggerendo piste: per esempio, quella dei preti pedofili di Boston rilanciata con fragore dal Corriere della Sera. Queste la parole di don Amorth a Goglia: ”Guardi, le mie affermazioni generiche circa il caso Orlandi formulate nel mio libro &#8220;L&#8217;ultimo esorcista&#8221; sono state interpretate ad arte da qualche vaticanista”. Sembrerebbe una frecciata al vaticanista de La Stampa che lo ha intervistato. Come che sia, è strano che don Amorth si sia ben guardato dal chiarire pubblicamente che le sue parole sono state &#8220;interpretate ad arte&#8221;. E così il suo silenzio ha permesso di usarle per poter accusare della morte &#8220;orgiastica&#8221; di Emanuela don Piero Vergari, che all&#8217;epoca della scomparsa della ragazza era il rettore della basilica di S. Apollinare. Accusare don Vergari è un modo per tentare di far restare in piedi almeno un mattone della prolungata montatura contro la cosiddetta banda della Magliana e il suo preteso boss Enrico De Pedis, che come è noto fino a giugno era sepolto per l&#8217;appunto in S. Apollinare.</strong></p>
<p><strong> </strong><strong>Sono passati più di tre mesi, ma nessuno si è preso la briga di informarsi su don Simeone Duca e tanto meno di cercare di approfondire quanto a lui attribuito da La Stampa, e in seguito da tutti i mass media, a proposito dei festini vaticani con belle minorenni. Nato in Dalmanzia a Borgo Erizzo, don Simeone è scappato dalla Jugoslavia dove nel &#8217;44 era stato condannato ai lavori forzati. Definirlo &#8220;archivista vaticano&#8221; è francamente riduttivo. Più che altro monsignor Duca è stato molto impegnato a fare da snodo con molti ambienti, tutti chiacchierati e spesso pessimi, per conto della banca vaticana IOR. Il prete dalmata è passato indenne attraverso vari scandali nonostante rinvii a giudizio, come quello del 1986 per lo scandalo dei petroli, mandati di cattura e condanne, come quella del 1983 per avere tentato di comprare da un giudice della Cassazione una sentenza favorevole a un criminale della mafia calabrese. Don Simeone era inoltre noto per la sua ricchezza. A Roma viveva in una villa da straricco e venne soprannominato Monsignor Miliardo perché per evitare le manette all&#8217;epoca dello scandalo dei petroli pagò un miliardo di lire di cauzione (pari oggi ad almeno 1,5 milioni di euro). Lo scandalo dei petroli appurò negli anni &#8217;80 che il vertice della Guardia di Finanza truffava lo Stato italiano facendo contrabbando di petrolio e portò alla luce una cordata di monsignori e affaristi impegnatissimi per fare ottenere con modi molto disinvolti promozioni e avanzamenti di carriera ai propri beniamini. Una delle specialità di don Simeone era organizzare ottime cene e incontri lieti per ungere le ruote al fine di fare ottenere ai suoi protetti i favori di politici, vertici militari e grandi manager statali. A quell&#8217;epoca per propiziarsi gli interlocutori non si usavano ancora le escort, ma i festini allegri sì.</strong></p>
<p><strong> </strong><strong>Certo però che questa storia dei festini un po&#8217; troppo allegri, il buco nero che avrebbe inghiottito Emanuela Orlandi, è strana. Vediamo perché:</strong></p>
<p><strong>1) &#8211; Viene lanciata da un vaticanista, quello de La Stampa, che in quanto vaticanista e in quanto accreditato presso la sala stampa vaticana è difficile che scriva cose deleterie per il Vaticano.</strong></p>
<p><strong>2) &#8211; Il lancio viene attribuito ad affermazioni dell&#8217;esorcista del Vaticano, che in quanto tale è difficile che dica cose pesanti per quella che per lui è la Santa Sede. E infatti, per evitare i giornalisti che &#8220;si scatenano come lupi&#8221;, non le ha dette.</strong></p>
<p><strong>3) &#8211; All&#8217;origine di tale storia dei festini c&#8217;è la dichiarazione di un sacerdote, archivista capo del Vaticano e armeggione dello IOR, che in quanto sacerdote e dipendente del Vaticano non dovrebbe sparare a zero neppure lui contro il piccolo Stato pontificio che oltretutto è il suo datore di lavoro.</strong></p>
<p><strong>4) &#8211; La dichiarazione del sacerdote archivista e maneggione viene raccolta e diffusa, con otto ani di ritardo, da una giornalista che oltre a essere accreditata anche lei presso la sala stampa vaticana è specializzata in libri molto edificanti su santi, madonne, madonnine, grotte miracolose, credenti con le stimmate e mistiche cattoliche, tutti editi dalla casa editrice cattolica Il Segno specializzata in libri di preghiere.</strong></p>
<p><strong>5) &#8211; Ed è questa casa editrice molto cattolica a pubblicare anche il libro della Turi con le affermazioni scioccanti di don Simeone che non fanno fare certo bella figura al Vaticano.</strong></p>
<p><strong> </strong><strong>Il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi, e la strada dell&#8217;inferno è lastricata di buona volontà. Infatti a pensarci bene appare una ben strana ironia della sorte che a lanciare pietre così pesanti e a &#8220;scatenare i lupi&#8221; contro il Vaticano sia una sfilza di personaggi legati proprio al Vaticano o comunque in Vaticano bene accreditati e stimati. Così come appare strano che il Vaticano nonostante tutto non li abbia sanzionati né sgridati in nessun modo. Stranezze che fanno assumere di fatto a questa nuova &#8220;verità&#8221; l&#8217;aria di un tentativo di scelta del male minore: assodato che il Vaticano comunque c&#8217;entra, è meglio divagare parlando di sette e di orge, senza specificare assolutamente nient&#8217;altro, anziché ammettere la verità con nomi e cognomi. Insomma, un modo per esorcizzare la verità. E in un esorcismo così impegnativo, con tanto di diavoli che non fanno coperchi, la figura del decano degli esorcisti mondiali ci sta come il cacio sui maccheroni….</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
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