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	<title>ArruotaLibera &#187; guerra civile</title>
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	<description>Critica delle verità ufficiali. Contro l&#039;ipocrisia e l&#039;uso di due pesi e due misure da parte del potere</description>
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		<title>Gli esiti delle guerre civili</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Nov 2013 11:27:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Galavotti]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Francia e l&#8217;Inghilterra sono diventate due grandi nazioni (coi rispettivi imperi mondiali) solo dopo cocenti sconfitte in politica estera e sanguinose guerre civili, che la politica interna, fosse essa autoritaria o diplomatica, non seppe in alcun modo impedire. Delle due nazioni, quella che subì più sconvolgimenti interni, di più lunga durata e di più [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La Francia e l&#8217;Inghilterra sono diventate due grandi nazioni (coi  		rispettivi imperi mondiali) solo dopo cocenti sconfitte in politica  		estera e sanguinose guerre civili, che la politica interna, fosse essa  		autoritaria o diplomatica, non seppe in alcun modo impedire.</p>
<p>Delle due nazioni, quella che subì più sconvolgimenti interni, di più  		lunga durata e di più forte intensità fu l&#8217;Inghilterra, che, non per  		nulla, diventò la prima nazione al mondo sino alla fine della seconda  		guerra mondiale.</p>
<p>L&#8217;inizio della catastrofe inglese porta la data della battaglia di  		Bouvines (1214), con cui la Francia, appoggiata dal papato, ebbe la  		meglio sul sovrano inglese Giovanni Senza Terra e sull&#8217;imperatore  		tedesco Ottone IV di Brunswick, iniziando seriamente a pensare alla  		propria unificazione nazionale.</p>
<p>Quella fu una battaglia storica, la prima tra monarchie cattoliche.  		La sconfitta inglese comportò addirittura che la corona dovette  		accettare la prima Costituzione democratica del mondo moderno: la <em> Magna Charta Libertatum</em> (1215) e nel 1258, con le Provvisioni di  		Oxford, il primo Parlamento europeo, diviso in Camera Alta (nobiliare) e  		Camera Bassa (borghese).</p>
<p>La dinastia Lancaster cercò di trasformare l&#8217;Inghilterra da paese  		agricolo-feudale a borghese, senza però riuscirvi, anche perché proprio  		sotto questa dinastia scoppiò, per motivi formalmente dinastici, la guerra dei  		Cent&#8217;anni (1337-1453) contro la Francia, la quale ebbe la meglio,  		cacciando definitivamente gli inglesi dal proprio territorio.</p>
<p>Dopo questa guerra la Francia cercò, a partire dal 1494, di occupare  		il nostro Mezzogiorno, che nel 1246 il papato aveva concesso in feudo  		agli Angioini per eliminare gli Svevi, e che era stato loro sottratto  		dagli Aragonesi, chiamati dai siciliani durante la guerra del Vespro  		(1282-1302), e poi  		dilagati in tutto il Mezzogiorno sino alla vittoria definitiva a Napoli  		nel 1442.</p>
<p>Tuttavia dal confronto con la Spagna, enormemente arricchitasi dopo  		il 1492, la Francia uscì sconfitta (pace di Cateau-Cambresis del 1559) e  		dovette rassegnarsi a non occupare più l&#8217;Italia sino ai tempi di  		Napoleone.</p>
<p>Dal canto suo l&#8217;Inghilterra, distrutta dalla guerra dei Cent&#8217;anni, si  		trovò immersa in una durissima guerra civile, detta delle Due Rose  		(bianca e rossa), in cui due Casati nobiliari, York e Lancaster, si distrussero  		a vicenda per trent&#8217;anni (1455-85), sino a quando vennero sostituiti  		dalla dinastia dei Tudor, la quale però, avendo scelto la riforma  		anglicana come ideologia e la borghesia come classe di riferimento, si  		trovò ben presto a scontrarsi con la resistenza dei cattolici e dei  		feudatari, capeggiati dagli Stuart.</p>
<p>La rivoluzione inglese fu durissima e lunghissima: dal 1603 al 1688,  		nel corso della quale i puritani calvinisti, perseguitati dai cattolici  		e dagli anglicani, fuggirono nell&#8217;America del Nord, ponendo le basi di  		quello che sarebbe diventato, dopo la seconda guerra mondiale, lo Stato  		più forte del mondo.</p>
<p>La Francia comunque non restò con le mani in mano, poiché, dopo quarant&#8217;anni di  		guerra civile (1559-98), immediatamente successiva alla sconfitta in  		Italia contro la Spagna, e che si concluse con l&#8217;Editto di Nantes, che  		assegnò piena libertà agli ugonotti calvinisti, decise di far scoppiare  		una nuova guerra, questa volta contro una Spagna strettamente alleata  		all&#8217;impero asburgico. È la famosa guerra dei Trent&#8217;anni (1618-48), in  		cui la Francia ebbe la meglio, riuscendo persino a insediare un proprio  		ramo, quello Borbone, sul trono spagnolo, ancora oggi esistente.</p>
<p>La Spagna, che aveva conquistato le terre americane in veste di paese  		feudale, ad un certo punto s&#8217;era accorta di non avere sufficienti mezzi  		contro nazioni di tipo borghese: la sua stessa flotta navale era già  		stata interamente distrutta da quella inglese nel 1588.</p>
<p>Quindi praticamente nel corso del XVII sec. si formarono in Europa  		due nazioni molto potenti: una sul continente, l&#8217;altra sui mari. E  		mentre l&#8217;Inghilterra non riuscirà mai più a conquistare militarmente  		l&#8217;Europa, la Francia invece riuscirà, seppur in ritardo rispetto agli  		inglesi, a farsi un impero coloniale di non poco conto: il ritardo  		peraltro venne recuperato proprio dopo la rivoluzione di fine  		Settecento, con cui si eliminò l&#8217;intera classe feudale.</p>
<p>Tutto questo per dire che le sconfitte che un paese subisce  		all&#8217;estero  		e le devastazioni procurate all&#8217;interno dalle guerre civili, di per sé  		non determinano affatto uno svolgimento negativo degli eventi. Anzi, i  		fatti hanno dimostrato che quanto più forti sono gli sconvolgimenti,  		tanto più è facile la transizione verso nuovi sistemi sociali. Questo  		perché le vecchie classi sociali subiscono un trauma da cui non riescono  		più a riprendersi, se non modificando radicalmente i propri  		comportamenti. Probabilmente la Francia ebbe bisogno di una propria  		cruenta rivoluzione un secolo dopo quella inglese proprio perché lo  		scontro tra aristocrazia e borghesia non era stato così risoluto nei  		secoli precedenti.</p>
<p>Da noi invece le guerre civili sono state molto rare e ci si è  		affidati di più al compromesso tra forze progressive e forze retrive. Le abbiamo avute ai tempi di Mario e  		Silla, che portarono all&#8217;istituzione del principato imperiale, e di  		nuovo nell&#8217;Ottocento per formare una nazione unita, che non a caso  		iniziò il proprio colonialismo in Africa, avendo creato più problemi di  		quanti ne aveva risolti; e poi ancora sotto il fascismo, che, non avendo  		risolto alcun vero problema economico, di nuovo portò all&#8217;avventura  		coloniale in Africa e nei Balcani;e poi ancora con la Resistenza, che  		portò l&#8217;Italia, tradendo se stessa, nell&#8217;alveo della democrazia formale  		borghese, all&#8217;americana; e poi infine nel decennio 1968-78, ove si  		contestò il formalismo della democrazia parlamentare, eliminando gli  		ultimi residui dell&#8217;autoritarismo fascista, senza però costituire alcuna  		valida alternativa alle contraddizioni del capitale.</p>
<p>Quanto più forti sono state le guerre civili in favore della  		borghesia, tanto più gli Stati han cercato di espandersi all&#8217;estero, a  		spese di altre popolazioni e di altri Stati. Oggi una guerra civile, se  		davvero vuole raggiungere la democrazia, non può più sperare di  		risolvere con la politica estera i problemi che non riesce a risolvere  		con la politica interna: scoppierebbe immediatamente una guerra  		mondiale.</p>
<p>Democrazia può soltanto voler dire una cosa: abbattere lo Stato e le  		sue istituzioni centralizzate. L&#8217;unico modo di realizzare la democrazia  		è quello di eliminare le istituzioni che la rendono formale e che  		presumono di rappresentarne l&#8217;idea stessa. L&#8217;unica alternativa possibile  		allo Stato centralista è la <em>comunità locale</em>, in cui vige la <em> democrazia diretta</em>, i bisogni della collettività vengono <em> autogestiti</em> e la proprietà dei mezzi produttivi è <em>socializzata</em>.  		Stato e mercato sono due obiettivi da abbattere, perché principali  		responsabili della dipendenza dei cittadini da realtà esterne alla loro  		volontà.</p>
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		<title>Come uscire dalla corruzione</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 16:01:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Galavotti]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando la società arriva a un punto in cui ciò che fa un delinquente per poter vivere non è molto diverso da ciò che fa un uomo di potere, legalmente riconosciuto, si può tranquillamente dire &#8211; guardando le cose dall&#8217;esterno &#8211; che la corruzione è al 100%. Infatti, se queste due categorie di persone, formalmente [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Quando la società arriva a un punto in cui ciò che fa un delinquente per poter  vivere non è molto diverso da ciò che fa un uomo di potere, legalmente  riconosciuto, si può tranquillamente dire &#8211; guardando le cose dall&#8217;esterno &#8211; che  la corruzione è al 100%.</p>
<p>Infatti, se queste due categorie di persone, formalmente così distanti ma  sostanzialmente così vicine, possono coesistere senza particolari problemi,  allora vuol dire che tutte le persone oneste non hanno sufficiente potere per  impedirlo e che qualunque persona onesta può anche diventare, a seconda delle  situazioni, un delinquente legale o illegale.</p>
<p>Quando si dice: &#8220;è solo questione di prezzo&#8221; o &#8220;a ciascuno il suo prezzo&#8221;, si ha  ragione, ma solo in parte; occorrono infatti anche occasioni  in grado di influenzare le coscienze, persone capaci  di indurre a compiere determinate azioni.</p>
<p>In tal senso le persone oneste più fragili (in senso materiale o morale) sono  quelle indigenti o indebitate, o quelle meno acculturate o meno competenti o poco  capaci a svolgere mansioni davvero produttive, spendibili sul mercato, o, più in  generale, quelle che non si accontentano, quelle che vogliono avere uno stile di  vita al di sopra delle loro possibilità, quelle che vogliono fare carriera&#8230; Si  nasce onesti, ma facilmente si smette di esserlo in una società dominata dalla  corruzione.</p>
<p>Generalmente i criminali illegali sono quelli che non hanno avuto le condizioni  sufficienti (morali o materiali) per restare onesti, e neppure le condizioni  sufficienti (morali o materiali) per  diventare dei delinquenti legali.</p>
<p>Una qualunque resistenza individuale a una corruzione di tal genere non serve  certo a modificare le cose. Al massimo può servire per continuare a restare  individualmente puliti.</p>
<p>Tuttavia per organizzare una resistenza collettiva occorre che gli effetti della  corruzione si siano ampiamente diffusi nel tessuto urbano, al punto da renderlo  invivibile. Una soluzione individuale a questo problema è l&#8217;emigrazione verso  altri paesi, in cui si spera che la corruzione non sia così forte.</p>
<p>Una soluzione governativa è la dichiarazione di guerra a un governo straniero,  semplicemente per distogliere l&#8217;attenzione delle masse dai problemi interni.</p>
<p>Una soluzione popolare è la guerra civile, che però deve arrivare a una  rivoluzione vera e propria, altrimenti si trasforma in un inutile bagno di  sangue. Scegliere una soluzione o l&#8217;altra dipende solo da una cosa: <em>il  livello di maturità politica delle masse</em>.</p>
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