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	<title>ArruotaLibera &#187; Giustizia</title>
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	<description>Critica delle verità ufficiali. Contro l&#039;ipocrisia e l&#039;uso di due pesi e due misure da parte del potere</description>
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		<title></title>
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		<pubDate>Thu, 31 Dec 2015 19:23:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pino Nicotri]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[AUGURISSIMI!!!!! PER UN ANNO FELICE, DI GIUSTIZIA, PACE, AMORE, AFFETTI, AMICIZIE, RIAPPACIFICAZIONI, PROSPERITA&#8217;, VERITA&#8217;, LACRIME SOLO DI GIOIA, SALUTE, DIGNITA&#8217;, PROGRESSI. VI ABBRACCIO TUTTI, VI VOGLIO BENE E VI RINGRAZIO.]]></description>
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<p>AUGURISSIMI!!!!! PER UN ANNO FELICE, DI GIUSTIZIA, PACE, AMORE, AFFETTI, AMICIZIE, RIAPPACIFICAZIONI, PROSPERITA&#8217;, VERITA&#8217;, LACRIME SOLO DI GIOIA, SALUTE, DIGNITA&#8217;, PROGRESSI.<br />
VI ABBRACCIO TUTTI, VI VOGLIO BENE E VI RINGRAZIO.</p>
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		<title>Vendetta o perdono?</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Jan 2013 17:03:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Galavotti]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[La scelta tra vendetta e perdono sta nel mezzo, cioè nella speranza che chi ha compiuto il torto non possa più ripeterlo. Ovviamente sarebbe meglio averne la certezza, ma se si pensa di poterla avere quando è in gioco la libertà di coscienza, ci illudiamo soltanto. L&#8217;unica cosa certa è che non si può essere schematici: [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La scelta tra vendetta e perdono sta nel mezzo, cioè nella speranza che chi ha compiuto il torto non possa più ripeterlo. Ovviamente sarebbe meglio averne la certezza, ma se si pensa di poterla avere quando è in gioco la <em>libertà di coscienza</em>, ci illudiamo soltanto. L&#8217;unica cosa certa è che non si può essere schematici: non si può fare una scelta a prescindere da qualunque altra considerazione. Non si può essere vendicativi o perdonisti per partito preso: qui la differenza non è tra ateismo e religione, tra cinismo e buonismo, ma tra maturità e infantilismo.</p>
<p>Forse quello che dà più fastidio non è tanto il fatto di aver subito un&#8217;offesa, poiché ciò può anche inorgoglire: a volte infatti esiste una punta di autocompiacimento anche nel vittimismo, a condizione ovviamente che gli altri sappiano che abbiamo patito un&#8217;ingiustizia evidente. Gli altri devono soprattutto sapere che si soffre in silenzio, senza reagire.</p>
<p>Una sofferenza del genere, tutta interiore, ingiustificata, immeritata, non può però essere tenuta dentro: va resa pubblica, perché solo così se ne può attenuare l&#8217;intensità. Altrimenti il rischio è che possa esplodere e che chi ha subìto un torto si comporti peggio di chi l&#8217;ha procurato. Naturalmente per renderla pubblica, occorre una<em>comunità di riferimento</em>, che faccia da supporto, che attenui il dolore, che dia forza, anche nel denunciare il torto, quando si pensa di non averne abbastanza da soli.</p>
<p>Ma quello che assolutamente dà più fastidio è che il colpevole continui ad agire indisturbato. Ancora di più si soffre quando si constata che le istituzioni non fanno il loro dovere per catturarlo, per punirlo, per impedirgli di reiterare la colpa. E ancora ancora di più quando la comunità attorno a noi non ci aiuta, non fa pressione sulle istituzioni perché giustizia venga fatta.</p>
<p>Ecco, in situazioni del genere può scattare il desiderio di una vendetta privata, l&#8217;esigenza di diventare dei &#8220;giustizieri della notte&#8221;. Si risponde in maniera individualista a un reato compiuto per colpa dell&#8217;antagonismo sociale. E non se ne esce. Invece di approfittare dell&#8217;occasione per ripensare i <em>criteri di vita</em>, si reagisce riconfermandoli, e la violenza privata diventa una spirale senza fine, come nelle faide d&#8217;un tempo.</p>
<p>Bisogna togliere all&#8217;individuo il diritto di vendicarsi, ma questo è possibile solo se gli si assicura che si farà di tutto per trovare il colpevole e soprattutto che si discuterà insieme sulle <em>motivazioni</em> che possono aver portato a quel suo determinato comportamento. Affinché non si ripeta.</p>
<p>Certo, è importante che l&#8217;offesa venga pagata (chiunque deve sapere che ogni reato ha il suo prezzo), ma è ancora più importante la consapevolezza d&#8217;aver posto le basi perché esso non si ripeta. Uno può anche accontentarsi di non aver ottenuto una piena soddisfazione o riparazione personale, ma in alternativa bisogna offrirgli la convinzione d&#8217;aver ottenuto una soddisfazione più generale, riguardante l&#8217;intera collettività, foss&#8217;anche soltanto quella locale d&#8217;appartenenza.</p>
<p>Non solo va rieducato chi ha compiuto il torto, ma anche chi l&#8217;ha subìto, perché, se da un lato è vero che lo Stato deve dimostrare che non c&#8217;è alcun bisogno di ricorrere alla vendetta privata, in quanto le istituzioni funzionano e non sono colluse con la criminalità; è anche vero, dall&#8217;altro, che non serve dare al colpevole una punizione esemplare, come p. es. il carcere a vita o la pena di morte. Condanne di questo genere non fanno parte della giustizia ma solo della vendetta. Nessuno ha il diritto di togliere a un altro la possibilità di pentirsi. E nessuno ha il dovere di far credere che la responsabilità di un crimine ricada solo sul criminale.</p>
<p>Lo Stato non può chiedere al cittadino di non esercitare una vendetta privata affinché possano esercitarla pubblicamente le istituzioni, sotto la parvenza della legalità. E&#8217; un segno di maturità saper <em>trasformare le colpe in occasioni di ripensamento di comportamenti abituali</em>. Bisogna mettere il colpevole nelle condizioni di capire che anche grazie a lui, indirettamente, la collettività ha avviato un processo di revisione di determinati stili di vita.</p>
<p>Questi processi rientrano in quella branca del sapere che si chiama <em>psico-pedagogia politica</em> e che ancora, purtroppo, è poco sviluppata, in quanto si tende a fare della psico-pedagogia una scienza da utilizzarsi contro i guasti o le manchevolezze della politica o delle istituzioni in cui la politica viene esercitata.</p>
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		<title>La nostra solidarietà a Berlusconi colpito in faccia da uno squilibrato. Ciò non toglie però che deve smetterla di mentire e che deve dimettersi. Ecco perché, e senza bisogno né di Spatuzza né dei Graviano</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Dec 2009 23:02:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pino Nicotri]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Come spiegavo a una nostra forumista nel mio ultimo commento della puntata precedente, gli squilibrati esistono in tutto il mondo, ma ciò non toglie che colpire per giunta in pubblico un capo di governo, spaccandogli un labbro e rompendogli un dente, come è successo a Berlusconi, è cosa grave e inammissibile. Per fortuna non ci sono state conseguenze drammatiche o tragiche, e per fortuna il gesto è frutto di uno squilibrato anziché dell’idiozia di un gruppetto “politico”, eventualità che avrebbe precipitato il Paese nel baratro: è chiaro infatti da troppi sintomi che nelle file del partito berluscon-bossiano non aspettano altro che poter “regolare i conti”. Immagino però che gli untori di professione soffieranno sul fuoco comunque sulle prime pagine dei giornali, e del resto Berlusconi paga bene i suoi mazzieri mediatici.</strong></p>
<p><strong>E che i suoi mazzieri si metteranno alacremente all’opara è già chiaro fin dalle prime parole attribuite a Berlusconi al pronto soccorso. Leggo infatti sul sito di un quotidiano:<br />
“Comunque Berlusconi, riferisce chi gli ha fatto visita, si è detto &#8220;amareggiato&#8221; per &#8220;questa campagna di odio nei miei confronti. Questo è il frutto &#8211; ha spiegato &#8211; di chi ha voluto seminare zizzania. Quasi me l&#8217;aspettavo&#8230;&#8221;. Berlusconi a tutti ha ripetuto di essere stato nei giorni scorsi nel mirino di una campagna di veleni. &#8220;Tutti dovrebbero capire che non è possibile oltraggiare un presidente del Consiglio, questa è la difesa delle istituzioni&#8221;. Al di là dell&#8217;amarezza, il Cavaliere ha sottolineato di non voler minimamente farsi impressionare dall&#8217;episodio. &#8220;Sono ancora qui e non mi fermeranno&#8221;”.<br />
Per parlare così ci vuole una bella dose di irresponsabilità e di faccia di bronzo. Se c’è qualcuno che conduce una campagna di odio è proprio lui, Berlusconi Silvio, che da mesi – anomalia unica nell’intero Occidente democratico &#8211;  accusa in continuazione i magistrati &#8211; fino alla Corte Costituzionale! – e ormai anche il presidente della Repubblica. </strong><span id="more-1718"></span><strong>Berlusconi dovrebbe piantarla di dire fesserie. Oltre a Bill Clinton che pur essendo presidente del Paese più potente del mondo si sottomise senza protestare a a interrogatori del magistrato e perfino a una visita medica per far controllare se davvero il suo “coso” fosse come lo aveva descritto una sua ex, c’è da ricordare che l’ottimo e abbondante Clemente Mastella è stato colpito con la cara “mogliera” da provvedimenti della magistratura quando era asse portante – ahinoi – del governo di centro-sinistra di Romano Prodi. Tant’è che il governo cadde, spalancando così le porta all’attuale governo Berlusconi, proprio per le vendicative dimissioni da ministro della Giustizia del poco clemente Clemente Mastella, tipo “Muoia Sansone con tutti i filistei”. Purtroppo lui non è Sansone, mentre invece i filistei siamo noi italiani tutti. Pur essendo ministro della Giustizia, Mastella ebbe parole di fuoco contro la magistratura,  comportandosi più da pescivendolo o pizzaiolo che da ministro.</strong></p>
<p><strong>A proposito di disonesti, mazzieri, sicofanti e quacquaracquà di vario tipo e natura, mi chiedo con quale faccia i berluscones e il loro amato capo possano delirare che Berlusconi non deve dimettersi quando un suo avvocato, Gaetano Pecorella, allorché venne colpito dai magistrato Mastella, ministro della Giustizia del governo Prodi, subito suonò la tromba per gridare che “dopo quel che Mastella ha affermato in Parlamento sulla magistratura, non può restare al suo posto”. Capisco l’uso dei due pesi e due misure, capisco anche che ci sono facce come il culo e anche peggio, ma all’indecenza e al quacquaracquaismo dovrebbe esserci un limite.l</strong></p>
<p><strong>E’ capitato a Berlusconi, e certo ci dispiace, ma poteva capitare a chiunque, da Bersani e Di Pietro a Fini, ecc. Fa veramente orrore, tra il ridere e piangere, la corsa alle giaculatorie contro la “spirale di violenza” subito snocciolate da tutti: da Frattini, che da bravo irresponsabile dà la colpa alla “piazza violenta”, che chissà quale sarebbe, al presidente Napolitano, che ha esecrato la “spirale di violenza”, che anche questa chissà quale sarebbe . Purtroppo non è la prima volta che Napolitano prende una cantonata clamorosa. Se non ricordo male, un paio di anni fa invocò “uno scatto di indignazione dell’intera società” per quello che qualche giornale in malafede spacciò per una “lista di proscrizione di docenti ebrei”, mentre invece era tutt’altra cosa e il “pronto intervento della magistratura” finì in una bolla di sapone. Il baccano della “notizia” della (inesistente) “lista di proscrizione” fu immenso, se non paranoico, mentre la notizia che l’inchiesta finì in vacca non è mai stata neppure data. E’ il giornalismo (italiano), bellezza! Uno dei vari frutti della Memoria a senso unico e priva di memoria di un Paese con troppa gente dalle molte code di paglia.</strong></p>
<p><strong>Il fatto che Berlusconi sia stato fatto segno al gesto di uno squilibrato non mi evita di ripetere che per cacciarlo dal governo non c’è bisogno di Spatuzza. E neppure dell’altro dei due fratelli Graviano, visto che a smentire Spatuzza NON è stato il Graviano tirato in ballo da Spatuzza, ma quello di cui lui NON ha parlato. Il Graviano tirato in ballo da Spatuzza ha preferito NON rispondere alle domande dei magistrati. Non mi appassionano i romanzoni e i polpettoni giornalistico-giudiziari messi in scena da troppi miei colleghi, che magari fanno carriera mentre il Paese paga i danni del loro continuo gridare “al lupo, al lupo!”. Come hanno preso la cantonata del secolo con il “blitz” giudiziario del 7 aprile 1979,  così possono prenderne altre, magari – e perché no? &#8211; con Berlusconi. E finché certi giornali, comprese certe “grandi firme”, non si scusano pubblicamente per la cantonata di 30 anni fa non ritengo siano credibili su qualunque cosa scrivano. Il “mistero” della scomparsa di Emanuela Orlandi è un altro caso da manuale di come si possa menare il torrone e montare la panna montata sul nulla più assoluto. Per oltre 26 anni di fila! Con le notizie dei giornali ci vado con i piedi di piombo anche perché so – purtroppo – che alcune tragedie nazionali sono andate in modo – purtroppo – diverso da quello che dicono le relative vulgate di comodo.</strong></p>
<p><strong>Dicevo che per cacciare Berlusconi dal governo non c’è bisogno degli Spatuzza o dei Graviano. Ho già scritto in una puntata precedente che in un Paese civile basterebbe il suo tentativo di fare assegnare la poltrona di ministro della Giustizia al suo avvocato personale Cesare Previti ben sapendo – come ha scritto con sentenza definitiva la Cassazione – che lo aveva usato per corrompere almeno un magistrato romano e scippare così la Mondadori a Carlo Caracciolo e Carlo De Benedetti, cioè al Gruppo L’Espresso. Ora aggiungo che in un Paese civile per cacciare Berlusconi dal governo basta e avanza quanto rivelato dal Corriere della Sera giorni fa a firma del collega Salvatore Bragantini:</strong></p>
<p><strong>“Il conflitto d&#8217;interessi, sempre dimenticato, sempre riemerge; per chi ama l&#8217;Italia non è un bello spettacolo. La Fininvest, condannata in ottobre da una sentenza civile a pagare 750 milioni di euro alla Cir (holding di controllo del gruppo Espresso) deve rilasciare &#8211; per sospendere il pagamento in attesa dell&#8217;appello &#8211; una fideiussione di questo importo.<br />
La sentenza ha solo quantificato i danni subiti dalla Cir a causa della decisione definitiva sull&#8217;affare Mondadori; la società, ricordiamo, andò a Fininvest grazie alla decisione di un collegio di cui faceva parte il corrotto giudice Metta.<br />
Secondo notizie di stampa, ora Fininvest ha chiesto alle principali banche italiane di emettere la fideiussione; s&#8217;è creata così una situazione surreale. Il presidente del Consiglio, come imprenditore privato, deve dei denari ad una società privata, quotata in Borsa, e chiede alle banche del suo Paese di garantire il debito.<br />
Immaginiamo per un momento, se ci riusciamo, la scena. Obama che convoca a Washington il gotha bancario Usa: Blankfein di Goldman Sachs, Lewis di Bank of America, Mack di Morgan Stanley e Dimon di JPMorgan. Devono garantire un suo debito personale, insorto fra l&#8217;altro a seguito di una vicenda ben poco commendevole. Non sarebbe concepibile. In Italia purtroppo accade.<br />
Il senso dello Stato &#8211; o dell&#8217;opportunità &#8211; imporrebbe al premier di rivolgersi a banche estere, che non mancano certo e che sono prive di soggezione nei suoi confronti. È ancora in tempo a farlo. Le principali banche italiane vengono invece a trovarsi in una posizione più che imbarazzante, e dovranno decidere a tamburo battente: pare che la fideiussione vada emessa entro fine anno.<br />
Le imprese italiane in difficoltà per la crisi aspettano trepidanti di conoscere le condizioni alle quali la garanzia sarà, quasi inevitabilmente, concessa. A meno di improbabili ripensamenti, ci stiamo per allontanare, un altro po&#8217;, dalle norme non scritte della buona creanza economica. Così ci perdiamo tutti, a destra e a sinistra”.</strong></p>
<p><strong>Da notare che NESSUNO, neppure Berlusconi, ha smentito il gravissimo contenuto dell’articolo del Corriere&#8230;. Altro che le minchiate sulle “toghe rosse”.</strong></p>
<p><strong>Mentre in Italia ci dibattiamo in questa melma sempre più fetida, col rischio di affogarci o almeno intossicarci oltre il limite tollerabile, nessuno ha capito che la Cina offrendosi di salvare la Grecia dal crack economico ha mostrato di essere in grado più di quanto si pensasse di mettere una pesante ipoteca sul futuro dell’Europa. Dell’Europa che da troppo tempo sciala con il petrolio e le materie prime altrui, e che per poter continuare a farlo deve per esempio continuare a far finta di volere la pace in Medio Oriente o il benessere dell’Africa mentre invece se ne lava le mani, come del resto gli Usa: chiacchiere tante, elemosina meno di quel che si declama, fatti zero. Da notare che, come feci rilevare qualche mese fa, la Cina per la prima volta nella Storia s’è affacciata nel Mediterraneo con le navi da guerra. Con la scusa di proteggere le sue petroliere dai pirati somali, Pechino a dislocato qualche nave da guerra come se niente fosse in quello che una volta era il Mare Nostrum&#8230;.</strong></p>
<p><strong>E mi pare di avere già fatto notare a suo tempo che s’è offerto di comprare l’imbarco Marco Polo del porto di Venezia. Non so se mi sono spiegato: dal Marco Polo che da Venezia andava a scoprire la Cina e i suoi tesori siamo passati alla Cina che arriva a Venezia e si vuole comprare il Marco Polo. Altro che la tifoseria del pro o contro Berlusconi! Qui è la Storia che incombe, col fiato sul collo, non le mutande di Noemi o l’innocenza a tutti i costi del non innocente combinato disposto Berlusconi&amp;C.</strong></p>
<p><strong>Termino con una annotazione: Vittorio Feltri ha mostrato di che pasta è fatto, ammettendo tranquillamente che lo “scandalo” da lui utilizzato per rovinare non solo professionalmente Dino Boffo era in realtà, come sapevo e avevo scritto, una cazzata. “Una bagatella”, è stato il termine usato da Feltri. Bene. Che dire del “grande intellettuale cattolico” Vittorio Messori che in tandem con feltri ha accoltellato alla schiena Boffo scrivendone feltrianamente sul Corriere della Sera? Il cattolicume papalino è da sempre sinonimo di ipocrisia. Ma anche qui non dovrebbe esserci un limite?</strong></p>
<p><strong>Post Scriptum</strong></p>
<p><strong>1) Intanto i cinesi si offrono di acquistare anche gli impianti Fiat in difficoltà&#8230; magari sostituiremo Torno con Pechino, visto che fa anche rima.</strong></p>
<p><strong>2) A suo tempo a Togliatti spararono per ucciderlo, e per poco non ci riuscirono. Mi pare che lo sparatore si chiamasse Pallante e a differenza di Massimo Tartaglia NON era uno squilibrato. Eppure né Togliatti né il suo partito né i comunisti italiani misero in piedi questa macchina di allarmismo massmediatico e di incitamento alla risposta violenta.</strong></p>
<p><strong>3) Per chi ci governa è ormai violenza anche il semplice partecipare a manifestazioni pacifiche come il &#8220;No Berlusconi Day&#8221; e fare giornalismo critico. Questi politici da quattro soldi (in realtà da molto di più&#8230;.) sono più coglioni e pericolosi dei fascisti, sono il nulla che vuole pontificare.<br />
</strong></p>
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