<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>ArruotaLibera &#187; Frankel</title>
	<atom:link href="http://www.pinonicotri.it/tag/frankel/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.pinonicotri.it</link>
	<description>Critica delle verità ufficiali. Contro l&#039;ipocrisia e l&#039;uso di due pesi e due misure da parte del potere</description>
	<lastBuildDate>Thu, 15 Oct 2026 20:45:45 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
		<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
		<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=4.0.38</generator>
	<item>
		<title>Attacco aereo di Israele all&#8217;Iran? Tecnicamente impossibile: può servire solo a voler costringere gli Usa a intervenire militarmente</title>
		<link>http://www.pinonicotri.it/2012/08/attacco-aereo-di-israele-alliran-tecnicamente-impossibile-puo-servire-solo-a-voler-costringere-gli-usa-a-intervenire-militarmente/</link>
		<comments>http://www.pinonicotri.it/2012/08/attacco-aereo-di-israele-alliran-tecnicamente-impossibile-puo-servire-solo-a-voler-costringere-gli-usa-a-intervenire-militarmente/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 31 Aug 2012 13:53:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pino Nicotri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[Ahmadinejad]]></category>
		<category><![CDATA[Askenazy]]></category>
		<category><![CDATA[atomica]]></category>
		<category><![CDATA[atomiche]]></category>
		<category><![CDATA[Barak]]></category>
		<category><![CDATA[Bush]]></category>
		<category><![CDATA[Casa Bianca]]></category>
		<category><![CDATA[Chomsky]]></category>
		<category><![CDATA[Dimona]]></category>
		<category><![CDATA[Egitto]]></category>
		<category><![CDATA[Even]]></category>
		<category><![CDATA[Frankel]]></category>
		<category><![CDATA[Germania]]></category>
		<category><![CDATA[Giappone]]></category>
		<category><![CDATA[Informazione Corretta]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[Lieberman]]></category>
		<category><![CDATA[M.I.T.]]></category>
		<category><![CDATA[Messori]]></category>
		<category><![CDATA[Natanz]]></category>
		<category><![CDATA[Netanyahu]]></category>
		<category><![CDATA[Nobel]]></category>
		<category><![CDATA[Obama]]></category>
		<category><![CDATA[Osirak]]></category>
		<category><![CDATA[Ovadia]]></category>
		<category><![CDATA[Palavi]]></category>
		<category><![CDATA[palestinesi]]></category>
		<category><![CDATA[Peres]]></category>
		<category><![CDATA[Repubblica]]></category>
		<category><![CDATA[Rosenberg]]></category>
		<category><![CDATA[scià]]></category>
		<category><![CDATA[Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Sneh]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
		<category><![CDATA[Tel Aviv]]></category>
		<category><![CDATA[Teller]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Sovietica]]></category>
		<category><![CDATA[usa]]></category>
		<category><![CDATA[Valli]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.pinonicotri.it/?p=3715</guid>
		<description><![CDATA[Le guerre peggiori scoppiano d’estate. Forse perché il gran caldo fa impazzire non solo le menti deboli. La prima guerra mondiale iniziò il 28 luglio, la seconda il 1° settembre, l’invasione israeliana del Libano che portò alla mattanza di Sabra e Chatila scattò il 6 giugno. Sta dunque per esplodere anche la guerra di Israele [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Le guerre peggiori scoppiano d’estate. Forse perché il gran caldo fa impazzire non solo le menti deboli. La prima guerra mondiale iniziò il 28 luglio, la seconda il 1° settembre, l’invasione israeliana del Libano che portò alla mattanza di Sabra e Chatila scattò il 6 giugno. Sta dunque per esplodere anche la guerra di Israele contro l’Iran? Quasi tutti lo danno per certo. Netanyahu, Barak, Lieberman e il loro rabbino di riferimento Josef Ovadia, che prega per “la distruzione dell’Iran”, forse hanno tutte le rotelle a posto, ma sono spinti da uno zelo politico “religioso” (!) tipico dei fanatici pericolosi sotto ogni cielo. E in effetti il governo israeliano sta costruendo caparbiamente la legittimità morale della sua guerra contro Teheran senza tenere in conto – almeno in apparenza &#8211; neppure i sondaggi che dimostrano come la gran parte degli israeliani sia contro questa nuova guerra: 42% di no contro il 32 di sì, il resto è incerto. Se poi si dovesse tener presente il parere dei palestinesi che di fatto vivono insaccati in enclave interne a Israele, pari a 2,1 milioni di persone, e quello degli arabi con cittadinanza israeliana, il 20% della popolazione israeliana, pari a quasi un altro milione e mezzo di persone, ecco che quel 42% schizzerebbe molto più in alto. Ma in Israele i non ebrei non hanno molta voce. E la stampa è impegnata a suonare la grancassa a favore del governo  in modo da coprire o diluire le voci critiche. Eccone un buon campionario, scelto non da me, ma da chi è per Israele senza se e senza ma, sempre e comunque, e come se non bastasse spinge anche per la guerra all’Iran: <a href="http://www.israele.net/articolo,3513.htm">http://www.israele.net/articolo,3513.htm</a> . </strong></p>
<p><strong>Senza contare l’atteggiamento di parte di alcune comunità all’estero, come quella che in Italia si riconosce nella linea isterica di  Informazione Corretta, il cui motto è in pratica l’allucinante e allucinato “Armiamoci e partite”, con la strana pretesa di insegnare agli israeliani cosa devono fare e di spingerli alla guerra restandosene però loro comodamente al calduccio e al sicuro in Italia e altrove lontano da Israele.<span id="more-3715"></span><br />
</strong></p>
<p><strong>Dato che abbiamo nominato il rabbino Ovadia, che nonostante le apparenze e i vestiario bizzarro NON è una innocua figura folkloristica, ma il capo carismatico di un partito di governo e di destra “religiosa” ultra ortodossa, cioè di ultra destra, qual è il partito Shas, vale la pena fare una domanda. Questa: perché quando Ovadia parla di “distruggere l’Iran”, cioè un Paese di 70 milioni di persone, facciamo un sorriso e non lanciamo allarmi, mentre quando, barando sulla traduzione, le stesse cazzate le dice Ahmadinejad nei confronti di Israele, che di abitanti ne ha un decimo dell’Iran, suoniamo le sirene d’allarme e ci strappiamo vesti e capelli invocando la guerra all’Iran?</strong></p>
<p><strong>Se l’invasione dell’Iraq è stata possibile grazie alla frottola avvalorata dagli Usa che Saddam produceva armi atomiche, il colpo all’Iran si basa su più frottole e allarmi assurdi. Si afferma infatti che Teheran sia arrivata ad arricchire l’uranio 238, militarmente inutilizzabile, fino al 20% di uranio 235, l’isotopo utile per produrre una bomba atomica perché molto più instabile e quindi idoneo a innescare la fulminea reazione a catena che scatena l’esplosione. Ma le atomiche si fanno con l’uranio arricchito almeno al 90-95% di uranio 235, mentre con quello al 20% si possono fare solo attrezzature mediche o per altre applicazioni industriali, ma certo non ordigni esplosivi. Arrivare al 90-95% di arricchimento è per gli iraniani semplicemente impossibile. Ma andiamo per ordine</strong></p>
<p><strong>Sono 20 anni che l’establishment israeliano predica l’inevitabilità dello scontro militare con l’Iran. Già nel 1992 il neo primo ministro Yitzak Rabin nella sua prima visita negli Usa si spese non poco per convincere la Casa Bianca che l’Iran è un pericolo troppo grande per gli interessi e la sicurezza di Israele. Però Rabin, che come è noto è finito ucciso da un fanatico israeliano, si oppose alla guerra contro Teheran, come vi si oppose in seguito lo stesso Ariel Sharon, nonostante le pressioni e le pretese dei capi militari. Tra i quali spiccava il generale Ephraim Sneh, uno dei comandanti del raid ad Entebbe del 1976 nel quale perse la vita, unico tra gli israeliani, Yonatan Netanyahu, fratello dell’attuale primo ministro. E’ dal  1993 che Sneh avverte:  “Carthago delenda est”, dove per Carthago non si intende più Cartagine, bensì Teheran: “l’Iran è pericolo strategico per lo Sato di Israele”, usa dire Sneh agitando il suo corposo dossier per dimostrarlo.</strong></p>
<p><strong>E’ proprio Sneh a non lasciare oggi adito a dubbi di sorta: “Non parliamo di risposta a un attacco iraniano: a Israele spetta infatti la prima mossa”. Per giunta, il generale aggiunge: “La rappresaglia iraniana sarebbe dolorosa, ma sostenibile”. Il governo prevede infatti una guerra lampo di soli 30 giorni e un massimo di appena 600 vittime civili israeliane. Chi non è d’accordo perché ritiene non concreta la minaccia di un attacco iraniano e catastrofiche le conseguenze di un attacco israeliano, viene sostituito. E chi ritiene illusoria come sempre l’idea della guerra lampo, detta anche Blitzkrieg con il termine coniato dai tedeschi della seconda guerra mondiale,  non viene ascoltato. Un anno e mezzo fa venne destituito l’allora capo del Mossad, generale Meir Dagan. All’ex capo di stato maggiore delle forze armate Gabi Askhenazi, l’uomo che diresse la sanguinosa invasione di Gaza nota come “Piombo fuso” e che oggi non ritiene realistico un attacco dell’Iran contro Israele, non viene dato credito.</strong></p>
<p><strong>Ma come stanno le cose sul piano strettamente militare? Vediamo.</strong></p>
<p><strong>L’aviazione israeliana non ha portaerei, motivo per cui i suoi velivoli devono decollare da aeroporti israeliani. Non possiede bombardieri a lungo raggio come i B-1 e B-2 degli Usa, e neppure una gran flotta di aerei cisterna per rifornimenti in volo. Israele sarebbe quindi costretta a sorvolare spazi aerei altrui. La via diretta per Natanz, sede di una centrale nucleare ritenuta “sospetta”, a torto visto che un’autostrada trafficata anche da turisti, due anni fa me compreso, vi passa a più o meno 200 metri di distanza,  conta quasi 1.800 chilometri sorvolando Iraq e Giordania. Responsabili militari del cielo iracheno sono gli Usa, che non darebbero certo il permesso di sorvolo visto che non sono d’accordo con Netanyahu.</strong></p>
<p><strong>Non resta che passare sopra l’Arabia Saudita, con un percorso di 2.400 chilometri, o sorvolare la Turchia, su una rotta di 2.200 chilometri. Sia l’Arabia Saudita che la Turchia sono però alleati degli Usa e possiedono una notevole forza aerea, fornita dagli Usa. In più la Turchia fa parte della Nato e ospita una grande base aereonautica a mezzadria con gli Usa che verrebbe a trovarsi proprio sulla rotta dei velivoli israeliani.</strong></p>
<p><strong>Tutto ciò comporta due conseguenze. La prima – anche ammesso che nessuno degli Stati sorvolati abusivamente reagisca &#8211; è che sarebbe impossibile l’effetto sorpresa. La seconda è che sarebbero impossibili ulteriori ondate di attacchi israeliani. Infatti, anche se colti di sorpresa al primo sorvolo, in seguito tutti gli Stati in questione, Giordania, Iraq, Arabia Saudita e Turchia sarebbero invece in grado di reagire. E la loro reazione  comporterebbe per Israele conseguenze pesanti, con problemi irrisolvibili. La violazione dei cieli iracheni metterebbe inoltre gli Usa in una posizione con Bagdad più brutta di quella attuale e un’eventuale seconda ondata di bombardamenti provocherebbe quasi di sicuro la crisi definitiva tra l’Iraq e gli Usa.</strong></p>
<p><strong>Come seconda ondata di bombardamenti, a Israele non resterebbero che i missili lanciati dai suoi sottomarini. Ma i missili costano molto più delle bombe e Israele nei sottomarini e navi militari di superficie non ne possiede in grande quantità.</strong></p>
<p><strong>Facciamo ora un po’ di conti: con quali velivoli avverrebbe l’attacco ordinato da Netanyahu? Israele possiede 25 cacciabombardieri  F 151, dotati di 2.500 chilometri di autonomia di volo, e 100 cacciabombardieri F 161, la cui autonomia di volo secondo indiscrezioni israeliane può essere di 2.100 chilometri, ma negli Usa se ne accreditano solo 1.500-1.600. In conclusione, 125 cacciabombardieri in totale potrebbero colpire molti siti iraniani, ma non tutti e non con attacchi multipli. Dopo avere colpito, per tornare in patria avrebbero comunque bisogno di essere riforniti in volo. Ma non ci sono aerei cisterna sufficienti. E comunque al momento della delicata manovra di rifornimento in volo su un Paese sovrano, il cui spazio aereo è stato violato per una aggressione non condivisa, sia i cacciabombardieri che gli aerei cisterna diverrebbero bersagli fin troppo facili.</strong></p>
<p><strong>Insomma, per risparmiare carburante gli israeliani dovrebbero sorvolare la Giordania e l’Iraq, vale a dire due Stati  in rapporti stretti con gli Usa, il che autorizzerebbe il mondo intero a credere che in realtà Natanyahu agisca su mandato o disco verde di Obama. Cosa che renderebbe impossibile per gli Usa di proseguire l’attuale politica nel medio Oriente, vanificando soprattutto quanto fatto in Iraq.</strong></p>
<p><strong>Oppure non resta che utilizzare come aerei cisterna metà degli F 161, cosa possibile se al posto delle bombe li si carica di serbatoi di carburanti. Ma questo significa che l’attacco verrebbe sferrato non con 100, ma solo con 50 degli  F 161 in dotazione a Israele. Se poi dovessero rifornire in volo anche gli F 151, ecco che gli F 161 utilizzabili per l’attacco scendono ad appena 25 velivoli. Sommati agli F 151, viene fuori la cifra di 50 aerei utilizzabili. Come dire che l’attacco dal cielo è fallito in partenza, perché non può assolutamente colpire tutto ciò che secondo gli israeliani c’è da colpire.</strong></p>
<p><strong>Conclusione? Le conclusioni sono due:</strong></p>
<p><strong>+ o si usano solo 50 aerei, con rifornimenti in volo più o meno da tiro al piccione, o se ne usano al massimo tutti e 125, ma per una unica ondata. Impossibile che colpiscano tutti gli obiettivi indicati dai servizi segreti. Impossibile, in particolare, che possano colpire eventuali obiettivi scoperti nel corso e a causa delle operazioni di sorvolo e bombardamento.</strong></p>
<p><strong>+ In ogni caso, i programmi nucleari iraniani, ammesso che puntino davvero alla bomba atomica, verrebbero ritardati per non più di un paio d’anni, ma certo non cancellati.</strong></p>
<p><strong>Neppure Israele si può permettere il lusso di bombardare l’Iran ogni due anni…. Né di praticare in eterno la politica del bombardare a suo piacimento i Paesi che non le obbediscono o, come fa in Iran, di assassinarne gli scienziati atomici e sabotarne con virus informatici gli impianti.. E qui vale la pena di notare che bombardare un Paese o accopparne suoi cittadini costituisce atti di guerra, che da soli legittimerebbero la reazione militare degli interessati. Che però sono evidentemente più saggi e sani di mente di quanto si vuole far credere, visto che si guardano bene dal restituire pan per focaccia. Cosa succederebbe se fosse l’Iran o l’Egitto o la Siria o l’Arabia Saudita a bombardare gli impianti di produzione di armi nucleari di Dimona, in Israele, o a uccidere suoi scienziati nucleari? Forse che Israele ha più diritti degli altri Stati? Certo che no. Certe cose le può fare solo perché è militarmente più potente, ma il diritto non c’entra assolutamente nulla se non il solito diritto del più forte. Che però alla lunga diventa un boomerang e produce disastri, come dimostrano i libri di Storia.</strong></p>
<p><strong>Aggiungo che fa un brutto effetto sentire personalità israeliane vantarsi di “armi segrete la cui esistenza abbiamo tenuto nascosta anche ai nostri alleati americani”, armi segrete che a loro dire garantirebbero la vittoria istareliana. Verso la fine della seconda guerra mondiale c’era un tale di nome Adolfo e un altro tale di nome Benito che promettevano la vittoria parlandosi addosso proprio di armi segrete…. </strong></p>
<p><strong>Insomma, il colpo risolutivo come quello che distrusse gli impianti nucleari iracheni a Osirak e l’altro che distrusse la centrale nucleare (per uso civile!) in costruzione in Siria NON è replicabile con l’Iran. Che ha imparato dalla Corea del Nord a costruire a grande profondità tutto ciò che non può correre il rischio di essere bombardato. Dato che ci siamo, varrebbe la pena osservare che non è proprio il massimo della civiltà costringere Paesi sovrani a ridursi come le talpe…. Ma tant’è, abbiamo fatto anche di peggio.</strong></p>
<p><strong>Passiamo ora alla questione dell’allarme lanciato con la scusa dell’uranio arricchito al 20%. Che non serva per fare bombe lo abbiamo già detto. Vediamo ora perché gli iraniani non potranno arrivare a produrre quello arricchito al 90-95% se non in tempi biblici. Per arricchire l’uranio, estraendo il rarissimo 235 dalla gran massa di 238, è necessario trasformare il minerale in gas esafluoruro d’uranio e farlo passare attraverso almeno 40.000 ultracentrifughe. Le quali schizzano via man mano un po’ alla volta dal gas il 238, più pesante del 235, e trattengono quest’ultimo per passarlo ognuna all’ultracentrifuga successiva. In modo che, non prima di 40 mila passaggi successivi, si arrivi ad ottenere piccoli quantitativi arricchiti al 90-95% di uranio 235.</strong></p>
<p><strong>L’Iran però di ultracentrifughe ne possiede al massimo tra le 5 e le 7 mila. Non ha le tecnologie necessarie per costruirle e non troverà mai nessuno che gliene venda altre 35 mila.  Ecco perché l’allarme lanciato per fare accettare all’opinione pubblica l’aggressione all’Iran è un allarme fasullo, basato su una grande frottola. Con buona pace dei giornali secondo i quali  con il minerale arricchito ad appena il 20% l’Iran passerebbe subito a produrre “varie superbombe atomiche”. Come se la Fisica nucleare fosse un’opinione….</strong></p>
<p><strong>Certo, le atomiche si possono produrre anche con il plutonio, ma anche in questo caso ci vuole una tecnologia molto particolare. Tanto particolare che nessuno, onde evitare il ridicolo, solleva questo tipo di allarme contro l’Iran.</strong></p>
<p><strong>Veniamo infine all’ipotesi estrema, e cioè che gli iraniani riescano a lanciare una o due atomiche su Israele. Ipotesi da fantascienza per due buoni motivi. Il primo è che il Segretario di Stato Usa, signora Hilary Clinton, ha già chiarito pubblicamente che il governo di Teheran non farebbe in tempo neppure a mettere il primo missile in posizione di lancio che “verrebbe ridotto all’epoca delle caverne”. Ridotto alla preistoria da una grandinata di missili a testate atomiche lanciati dalle navi Usa di stanza nel Golfo Persico e dintorni.</strong></p>
<p><strong>Il secondo motivo è che anche ammesso, ma non concesso, che gli iraniani facessero in tempo a lanciare ordigni nucleari su Israele, è sicuro che verrebbero comunque cancellati dalla faccia del pianeta dalla rappresaglia Usa e soprattutto israeliana: i missili con testate nucleari di Israele sono infatti già da tempo puntati su una serie di obiettivi iraniani.</strong></p>
<p><strong>Non ha quindi nessun senso parlare di atomiche iraniane lanciate su Israele, si tratta solo di propaganda su un tema che vede l’opinione pubblica tanto ipersensibile quanto del tutto ignorante, alla quale quindi si può dare da bere di tutto per suscitarne le reazioni nella direzione voluta. In Israele e nell’intero Occidente ha fatto presa quanto dichiarato da un intellettuale pur moderato come Benny Morris, studioso che ha smontato quasi tutte le versioni ufficiali, tutte edificanti, sulla nascita dello Stato israeliano mostrandone una ben diversa realtà storica. “Gli iraniani sono spinti da una logica superiore. E lanceranno i loro razzi. Tutto sarà finito in pochi minuti per Israele”.</strong></p>
<p><strong>Parole suggestive, che colpiscono nel profondo, ma che non hanno nessuna base reale. Evidentemente fondate sul razzismo, visto che   bollano gli oltre 70 milioni di iraniani come incivili desiderosi di genocidio altrui e proprio! Perché il grave allarme di Morris non ha nessuna base reale? Due motivi li abbiamo spiegati prima, ma ce ne sono almeno altri due.</strong></p>
<p><strong>Il primo degli altri due motivi è che in Israele c’è Gerusalemme, con la sua Spianata delle Moschee, e ci sono non pochi altri luoghi sacri anche per l’islam, come per esempio la mosche di Abramo a Hebron. Nessuno Stato islamico potrebbe mai arrivare a distruggerli, tanto meno uno Stato retto da una teocrazia come quella iraniana, che non a caso ha dato all’Iran il nome di Repubblica Islamica. Né più e né meno come il Vaticano non lancerebbe mai atomiche su Gerusalemme o Betlemme o Nazareth e Israele non le lancerebbe mai su quella che era Ur, oggi in Iraq, perché da quella città secondo la tradizione provenivano Abramo e la sua gente.</strong></p>
<p><strong>Il secondo degli altri due motivi è che dentro i confini dello Stato israeliano tra palestinesi, 2,1 milioni di esseri umani, e arabi israeliani, un altro milione e mezzo, vivono 3,6 milioni di islamici. Nessuno Stato islamico oserebbe massacrarli se non in una guerra direttamente  contro di loro. E insistere sulla volontà di martirio di TUTTI gli islamici è solo pura demagogia, razzismo della peggior specie. Né più e né meno come dire che tutti i cattolici aspirano al martirio per imitare Cristo o che gli ebrei della Germania nazista accettavano con entusiasmo le camere a gas.</strong></p>
<p><strong>Facciamo ora l’ipotesi che non ci auguriamo neppure da lontano, e cioè che gli iraniani impazziscano e riescano a fare arrivare a destinazione un paio di atomiche. Davvero “Tutto sarà finito in pochi minuti per Israele”, come sostiene non solo Morris? Anche qui, bisogna evitare di dire cose suggestive, patetiche, comprensibilmente dolorose, ma assurde. Come è noto, gli Usa hanno lanciato due atomiche sulle città giapponesi Hiroshima e Nagasaki. Ma né per il Giappone né per le due città c’è stato il “tutto finito in pochi minuti”, eccetto la vita di oltre 150 mila persone, che è comunque un danno mostruoso, inaccettabile. Sia Hiroshima che Nagasaki sono ancora lì dove si trovavano, non sono state cancellate dalla faccia della Terra: pur distrutte, sono risorte. Ancor meno sarebbe quindi cancellabile l’intera Israele.</strong></p>
<p><strong>Per arrivare al “Tutto sarà finito in pochi minuti” ci vorrebbero bombe atomiche o bombe H da almeno 50 megatoni. I sovietici ne fecero esplodere per esperimento una addirittura da 100 megatoni. Ordigni mostruosi, ne basterebbe uno fatto esplodere a una certa altezza sull’Italia per renderne inabitabile a causa delle radiazione almeno un terzo per secoli e secoli. Ordigni quindi di nessuna utilità militare, utili solo come deterrenza estrema. Ma per produrre un ordigno nucleare da 50 o 100 megatoni ci vuole tanto di quell’uranio 235 o tanto di quel plutonio che l’Iran non se lo può neppure sognare. Con una bomba H l’uranio 235 o il plutonio servirebbero in quantità molto minore, perché le H usano le atomiche solo come detonatore per portare di colpo a una temperatura di vari milioni di gradi una massa di elio liquido provocandone così la fusione nucleare che scatena l’inferno. Ma anche le H sono per l’Iran pura fantasia, si tratta di ordigni che non possiede neppure la Cina.</strong></p>
<p><strong>Conclusione? Le conclusioni sono due. La prima è che l’attacco all’Iran NON ci sarà. A meno che Netanyahu punti a coinvolgere gli Usa costringendoli ad accorrere in soccorso di Israele per difenderla dall’inevitabile rappresaglia iraniana. E magari a sabotare la rielezione di Obama per punta all&#8217;elezione del candidato repubblicano che s&#8217;è già dichiarato pronto ad assaltare l&#8217;Iran con Israele. Ma un tale gioco obtorto collo potrebbe non piacere affatto al popolo americano, fallire e travolgere quindi Netanyahu. E’ vero che gli ebrei negli Usa sono oltre 6 milioni e mezzo, Bernardo Valli su Repubblica ha scritto che sono mezzo milione di più di quelli che vivono in Israele, ed è anche vero che sono molto potenti e influenti, ma a parte il fatto che NON è vero che sono tutti pro Israele senza se e senza ma, resta il fatto che il totale degli  statunitensi è oggi di 302 milioni, vale a dire molti ma molti di più dei 6-7 milioni di ebrei. E potrebbero anche non dico incazzarsi, ma svegliarsi accorgendosi finalmente che, come sostengono in molto da tempo, la politica Usa pro Israele sempre e comunque NON fa gli interessi statunitensi. L’eventuale decisione di Netanyahu di attaccare l’Iran per trascinare nel conflitto gli Usa equivarrebbe di fatto a un esproprio del potere decisionale della Casa Bianca, vale a dire a una dichiarazione di guerra di Israele contro gli Usa, né più e né meno. Sono certo che in Israele se ne rendano conto anche nel governo, dove infatti ci sono sei ministro pro attacco all’Iran e sei contrari. Contrari anche il presidente della Repubblica Simon Peres e quasi tutti i capi militari specie quelli dei servizi segreti. E le manovre di Netanyahu per piazzare suoi fedeli nei posti più nevralgici cominiano a somiglia secondo alcuni a un golpe. Ciò non vuol dire che Peres e gli latri contrari all’attacco all’Iran siano diventati di colpo tutti pacifisti, ma semplicemente che preferiscono attaccare l’Iran d’amore e d’accordo e assieme con gli Usa, cosa che non è fattibile prima del marzo 2013, ammesso che alla Casa Bianca a marzo impazziscano di colpo. </strong></p>
<p><strong>La seconda conclusione deriva dall’impossibilità di tenere a cuccia tutti i Paesi arabi o islamici del Medio Oriente e bombardarli ogni volta che pensano alle atomiche. Ed è ancor più impensabile pretendere che mentre Israele ha un poderoso arsenale atomico gli altri Stati debbano invece rinunciarci altrimenti vengono bombardati. In definitiva è legittimo che gli altri Stati limitrofi non gradiscano affatto un tale arsenale e se ne sentano minacciati, come – lo vedremo meglio tra poche righe &#8211; fa notare lo scienziato nucleare ed ex tenente colonnello israeliano Uzi Even. Certo, Israele è uno Stato civile, che mai userebbe le atomiche almeno non per primo. Ma ciò che è vero oggi non è affatto detto sia vero anche domani. La Germania del secolo scorso era forse lo Stato più civile e con la cultura più formidabile dell’intera Europa in vari campi. Eppure è poi arrivata al nazismo e ai suoi orrori.</strong></p>
<p><strong>La Storia dimostra che il futuro è imprevedibile e che in futuro può impazzire qualunque Stato, anche Israele.  La conclusione è quindi che l’unica soluzione è il disarmo atomico di TUTTO il Vicino e Medio Oriente, compresa Israele. Da fonti vicine a Netanyahu mi è stato detto due o tre anni fa che Obama ha posto con franchezza questo problema al governo israeliano, proponendo nel frattempo una soluzione simile a quella pakistana: “Per ora vi tenete le atomiche, però le mettete sotto custodia anche nostra”. Se questa richiesta è stata davvero fatta non si può escludere sia uno dei motivi del gelo di Netanyahu&amp;C verso Obama.</strong></p>
<p><strong>La realtà è più prosaica. Oltre alla ferrea volontà occidentale di non perdere il potere di controllo del petrolio mediorientale, che alimenta il mondo, c’è l’altrettanto ferrea volontà di non permettere ai Paesi islamici non filo occidentali di sviluppare grandi capacità industriali. L’Iran ha bisogno delle centrali nucleari non per costruire atomiche di soppiatto, ma per produrre energia elettrica utilizzando meno petrolio in modo da poterne vendere di più e avere così più quattrini per finanziare il suo impetuoso sviluppo industriale e infrastrutturale (strade, ferrovie, metropolitane, porti, ecc.). Israele ha distrutto la centrale nucleare in costruzione in Siria non già per il solito campato per aria pericolo di essere bombardata con le atomiche, ma per impedire alla Siria di poter disporre di energia elettrica in quantità sufficiente per svilupparsi di più e meglio, dato che la Siria non ha petrolio e quindi deve anch’essa spendere somme enormi per acquistarlo all’estero. La destra israeliana non sopporta l’idea di Paesi arabi o islamici industrialmente potenti.</strong></p>
<p><strong>Visto che parliamo di atomiche e Iran, è bene ricordare che l’allora scià di Persia Reza Pahlavi ebbe dagli Usa il permesso di comprare il formidabile laboratorio di fisica nucleare del M.I.T., vale a dire del Massachusett Institute of Technology. Il motivo dell’acquisto lo spiegò con orgoglio lo stesso scià: “Intendiamo arrivare quanto prima alla produzione di bombe atomiche iraniane”. Intenzione che al governo Usa andava bene perché all’epoca l’Iran dello scià era un prezioso alleato confinante con l’Unione Sovietica e faceva comodo poterle eventualmente lanciare contro ordigni nucleari da così vicino. Lo shopping al M.I.T. per fortuna non andò in porto per la decisa ribellione di studenti e docenti universitari, tra i quali primeggiava Noam Chomsky, uno dei massimi intellettuali esistenti al mondo ed ebreo in forte polemica con Israele. Se invece l’affare fosse andato in porto, cacciato lo scià il regime teocratico iraniano le bombe atomiche se le sarebbe già trovate bell’e pronte in casa,  senza il bisogno delle prolungate acrobazie di cui viene accusato ormai da almeno 20 anni. E senza la moria di scienziati nucleari che è opinione diffusa siano stati man mano eliminati dai servizi segreti israeliani.</strong></p>
<p><strong>Il precedente iraniano dimostra che se anche in Israele ci fosse un cambio di regime, cosa che nessuno può onestamente escludere, il suo arsenale atomico non è detto resti in buone mani.</strong></p>
<p><strong>Duole dover rilevare che in Italia intellettuali come Vittorio Messori, cattolico a 24 carati, ha a suo tempo scritto che è inevitabile per Israele usare le atomiche, e usarle per primo, per difendersi dai nemici arabi. Una dichiarazione grave, che purtroppo nessuno ha censurato né contestato e neppure criticato.</strong></p>
<p><strong>Una via d’uscita da questo scenario infernale che si addensa anche sulle nostre teste l’ha suggerita lo scienziato nucleare israeliano Uzi Even: “Chiudere gli impianti nucleari di Dimona, che oltretutto sono tra i più vecchi del mondo, e che prima o poi dobbiamo demolire. Il mondo arabo, e certo anche l’Iran, è convinto che Israele ha un grande arsenale atomico”. Da notare che Even ha lavorato proprio a Dimona con il grado di tenente colonnello. E che ha anche aggiunto, con evidente cognizione di causa: “L’Iran nuclearizzato è qualcosa con cui possiamo convivere”. Una dimostrazione in più che Netanyahu e i suoi supporter mentono sapendo di mentire o hanno una visione distorta del mondo.</strong></p>
<p><strong>Duole dover informare che il libretto “L’Iran e la Bomba”, edito dal giornale Il Sole 24 Ore e  scritto da Giorgio Frankel, accredita a Israele un arsenale atomico assolutamente spropositato per la sola deterrenza e sospetta la produzione anche di bombe H e perfino di bombe N. Quest’ultime sono bombe atomiche a esplosione debole che generano però una tempesta di neutroni capace di ammazzare ogni essere vivente, ma di lasciare in piedi tutti i manufatti, palazzi, industrie, ponti, dighe, ecc. Sia le H che le N sono creature di Edward Teller, un ebreo statunitense. Che come tale potrebbe in linea teorica avere fatto arrivare a suo tempo a Tel Aviv informazioni utili a realizzare anche quegli ordigni. Così come i coniugi Rosenberg, ebrei anche loro ma comunisti, furono condannati alla camera a gas per avere fatto arrivare all’Unione Sovietica le informazioni per produrre bombe atomiche “semplici”, quelle cioè a fissione sperimentate “in corpore vili” sul Giappone. Frankel è un ebreo torinese di origine rumena, niente affatto sospettabile di essere una testa calda islamica o filo islamico. E Il Sole 24 Ore non è certo un organo votato alla sharia.</strong></p>
<p><strong>Teller era di origine ungherese, fuggì negli Usa per evitare le persecuzioni naziste, nel 1991 venne insignito del Premio Nobel per la Pace e il 23 luglio 2003 il presidente George W. Bush lo insignì della Medaglia Presidenziale della Libertà.  Era infatti allora opinione comune che l’esistenza di ordigni così infernali come le H e le N avrebbero messo le guerre al bando della Storia del genere umano. Speriamo sia vero…. </strong><strong> </strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.pinonicotri.it/2012/08/attacco-aereo-di-israele-alliran-tecnicamente-impossibile-puo-servire-solo-a-voler-costringere-gli-usa-a-intervenire-militarmente/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>236</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Israele colto con le mani nel sacco delle frottole &#8220;atomiche&#8221; all&#8217;AIEA per spingere alla guerra (anche) contro l&#8217;Iran?</title>
		<link>http://www.pinonicotri.it/2011/11/israele-colto-con-le-mani-nel-sacco-delle-frottole-atomiche-allaiea-sulliran-per-spingere-alla-guerra-anche-contro-teheran/</link>
		<comments>http://www.pinonicotri.it/2011/11/israele-colto-con-le-mani-nel-sacco-delle-frottole-atomiche-allaiea-sulliran-per-spingere-alla-guerra-anche-contro-teheran/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 13 Nov 2011 18:42:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pino Nicotri]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[AIEA]]></category>
		<category><![CDATA[Albright]]></category>
		<category><![CDATA[autobus]]></category>
		<category><![CDATA[Beit She'an]]></category>
		<category><![CDATA[bibbia]]></category>
		<category><![CDATA[bomba a neutroni]]></category>
		<category><![CDATA[bomba atomica]]></category>
		<category><![CDATA[bomba H]]></category>
		<category><![CDATA[bomba N]]></category>
		<category><![CDATA[bombe a neutroni]]></category>
		<category><![CDATA[bombe atomiche]]></category>
		<category><![CDATA[bombe H]]></category>
		<category><![CDATA[bombe N]]></category>
		<category><![CDATA[Casa Bianca]]></category>
		<category><![CDATA[Danilenko]]></category>
		<category><![CDATA[diamanti artificiali]]></category>
		<category><![CDATA[Eilat]]></category>
		<category><![CDATA[Fisica]]></category>
		<category><![CDATA[Frankel]]></category>
		<category><![CDATA[Google]]></category>
		<category><![CDATA[Guardian]]></category>
		<category><![CDATA[Haaretz]]></category>
		<category><![CDATA[innesco]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Iraq]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[Kommersant]]></category>
		<category><![CDATA[Le Figaro]]></category>
		<category><![CDATA[Lieberman]]></category>
		<category><![CDATA[massa critica]]></category>
		<category><![CDATA[Mossad]]></category>
		<category><![CDATA[Netanyahu]]></category>
		<category><![CDATA[Obama]]></category>
		<category><![CDATA[Onu]]></category>
		<category><![CDATA[Padalko]]></category>
		<category><![CDATA[Petras]]></category>
		<category><![CDATA[plutonio]]></category>
		<category><![CDATA[Porter]]></category>
		<category><![CDATA[Snezhinsk]]></category>
		<category><![CDATA[Territori]]></category>
		<category><![CDATA[Territori Occupati]]></category>
		<category><![CDATA[Trattato di non proliferazione]]></category>
		<category><![CDATA[uranio]]></category>
		<category><![CDATA[usa]]></category>
		<category><![CDATA[Vienna]]></category>
		<category><![CDATA[Wikipedia]]></category>
		<category><![CDATA[Wolfowitz]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.pinonicotri.it/?p=3403</guid>
		<description><![CDATA[Questa volta Israele pare proprio sia stato colto col sorcio in bocca, come si usa dire a Roma di qualcuno beccato con le mani nella marmellata, cioè in flagrante. Un sorcio in bocca per spingere alla guerra contro l&#8217;Iran con la solita scusa delle bombe atomiche a gogò, così come il precedente sorcio &#8220;atomico&#8221; in [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Questa volta Israele pare proprio sia stato colto col sorcio in bocca, come si usa dire a Roma di qualcuno beccato con le mani nella marmellata, cioè in flagrante. Un sorcio in bocca per spingere alla guerra contro l&#8217;Iran con la solita scusa delle bombe atomiche a gogò, così come il precedente sorcio &#8220;atomico&#8221; in bocca agli Usa aveva &#8220;fruttato&#8221; l&#8217;invasione dell&#8217;Iraq. Anche in quel caso, con i buoni uffici dei servizi segreti israeliani sempre pronti a sfornare dossier debitamente taroccati. Come è noto, l&#8217;Aiea è l&#8217;agenzia Onu che vigila contro la proliferazione di bombe atomiche, ma solo ed esclusivamente nei Paesi che hanno firmato il Trattato di Non Proliferazione. Israele NON l&#8217;ha firmato, perciò le sue centinaia di atomiche se l&#8217;è prodotte senza rotture di scatole né denunce o allarmi di un qualche tipo. Peraltro, secondo il libro &#8220;L&#8217;Iran e la Bomba&#8221; di Giorgio Frankel, Israele possiede anche le ben più terribili bombe H e forse anche le bombe N, cioè a neutroni, ordigni che ammazzano gli esseri viventi ma non danneggiano le costruzioni: vale a dire, una forma perfetta di &#8220;pulizia&#8221; se non etnica quanto meno &#8220;nazionale&#8221;. Più o meno un anno fa qualcuno ha recapitato all&#8217;Aiea un dossier che &#8220;dimostrava&#8221; come l&#8217;Iran fosse ormai a un passo dal produrre ordigni nucleari. Peccato che all&#8217;Aiea qualcun altro s&#8217;è accorto che nel documento, redatto in lingua farsi, quella più parlata in Iran, ricorrevano termini che nessun iraniano usa più: guarda caso, li usano solo i membri della comunità ebraica locale…. E taciamo sulla &#8220;inspiegabile&#8221; uccisione di scienziati nucleari iraniani e sul virus informatico che ha paralizzato per qualche mese i computer addetti al controllo e al funzionamento dei reattori nuvleari iranianu tilizzati per produrre corrente elettrica. Guarda caso, qualcuno s&#8217;è accorto che nella sequela di termini che componevano il virus ce n&#8217;era uno che figura nella bibbia….</strong><span id="more-3403"></span></p>
<p><strong>Questa volta la panzana è stata veicolata da un giornale francese, Le Figaro, con articoli il cui succo era che &#8220;l&#8217;Iran prepara la bomba nucleare&#8221;. Le Figaro ha dato la notizia &#8220;ufficiale&#8221;  che anticipava i contenuti del rapporto che l&#8217;Aiea  illustrerà il 17 novembre prossimo a Vienna in occasione del meeting annuale. Il documento, ha scritto il giornale francese, &#8220;dovrebbe essere il più duro e più completo mai redatto dall&#8217;organizzazione sullo stato di avanzamento del programma nucleare iraniano&#8221;. Secondo le informazioni ottenute da Le Figaro, &#8220;prove alla mano&#8221; l&#8217;Aiea si prepara a denunciare il carattere militare di tale programma, che avrebbe l&#8217;obiettivo di dotare il paese della bomba atomica. E in Italia abbiamo addirittura letto che &#8220;l&#8217;Iran testa la bomba atomica&#8221;, espressione che in italiano e nella testa della gente richiama i test atomici, cioè l&#8217;esplosione di bombe atomiche sperimentali provocata, magari sottoterra, per capire se l&#8217;ordigno funziona e se funziona bene come dovrebbe. Abbiamo anche letto di come il capo del governo israeliano Benjamin Netanyahu e i suoi indecorosi ministri della Difesa Ehud Barak (cognome che risale alla parola &#8220;pace&#8221;…) e degli Esteri Avigdor Lieberman fossero pronti a bombardare l&#8217;Iran e premessero sul presidente Usa Obama per avere il disco verde. Anzi, abbiamo letto come fossero pronti perfino ad agire senza permesso Usa con l&#8217;aiuto degli inglesi per mettere Obama, e l&#8217;Europa, di fronte al fatto compiuto.</strong><strong> </strong></p>
<p><strong>Il boccone più ghiotto di questa nuova manovra guerrafondaia, e quindi criminale,  era che lo &#8220;scienziato nucleare&#8221; russo Vyacleslav Danilenko aveva confessato &#8211; ma a chi? &#8211; di avere &#8220;aiutato l&#8217;Iran a produrre l&#8217;atomica&#8221;. Che si voleva di più per bombardare o invadere l&#8217;Iran? Il divolo però, come è noto, fa le pentole, ma non i coperchi: E così i giornali e le tv russe hanno scoperto che lo scienziato in realtà Danilenko si è occupato in vita sua solo di produzione di per ora microscopici diamanti artificiali, tanto microscopici da essere chiamati nanodiamenti, ottenuti sottoponendo campioni di carbonio a pressioni gigantesche provocate da esplosioni.  In pratica si tratta di sottoporre il campione di carbonio (può parere strano, ma i diamanti sono una forma del carbonio) a mega pressioni simultanee provenienti dall&#8217;alto e dal basso, da avanti e da dietro, dall&#8217;alto e dal basso, insomma da varie direzioni. Megapressioni che si possono ottenere per esempio facendo esplodere nello stesso attimo delle cariche che sparano come proiettile ognuna un cilindrino di acciaio, in modo che tutti assieme schiaccino da vari lati e nello stesso istante il campione di carbonio. L&#8217;innesco delle atomiche è più o meno lo stesso. Si tratta infatti di sparare nello stesso attimo e in modo concentrico l&#8217;uno contro l&#8217;altro pezzi di uranio 235 o di plutonio, in modo che sommati formino la famosa massa critica, una decina di chili, necessaria per l&#8217;esplosione atomica. Ecco perché qualche zuzzerellone ha pensato bene di far &#8220;confessare&#8221; a Danilenko l&#8217;inconfessabile. O meglio: l&#8217;impossibile. Da notare che i nanodiamanti di cui si è occupato Danilenko vengono usati nella fabbricazione di lubrificanti e gomma, e in futuro potrebbero trovare applicazioni anche in campo medico. Non vorremo proibire all&#8217;Iran anche la produzione di lubrificanti, gomme, medicinali e attrezzi sanitari!</strong><strong> </strong></p>
<p><strong>E comunque per produrre una bomba atomica o il suo innesco pluridirezionale non ci vogliono più uno o tanti geni, basta chiunque abbia studiato Fisica nucleare o si sia tenuto al corrente, pur senza studiarla, di come si produce una atomica. Basterebbe un neo laureato o perfino il sottoscritto che ha studiato Fisica senza laurearsi, ma che per passione o curiosità s&#8217;è tenuto al corrente di certi argomenti. Anzi, ormai credo che basti consultare Wikipedia o cercare su Google e si viene a sapere come deve essere configurata la massa critica della bomba atomica e il suo innesco. Il problema è &#8220;solo&#8221; procurarsi la quantità di uranio o plutonio sufficiente. Ovviamente non per una sola bomba, che non serve a nulla, ma almeno varie decine. Servono cioè molti quintali o qualche tonnellata di uranio 235 o di plutonio. Per produrre  quantitativi così grandi bisogna lavorare in modo molto ma molto complesso quantità sterminate di rocce scavate nei giacimenti di minerali uraniferi. E&#8217; qui che Wikipedia, Google, i neo laureati e i curiosi come me non bastano neppure da lontano. Servono invece fior di specialisti e fior di macchinari, in quantità che l&#8217;Iran non ha e certo non può procurarsela senza che se ne accorga anche un orbo.</strong><strong> </strong></p>
<p><strong>Contatto dal quotidiano russo Kommersant, il settantaseienne ucraino Danilenko, ora in pensione, si è rifiutato di parlare di Iran, dicendo soltanto: “Non sono un fisico nucleare e non sono il padre del programma nucleare iraniano”. I suoi colleghi hanno confermato il lavoro di Danilenko. Vladimir Padalko, a capo di una compagnia che produce nanodiamanti, ha spiegato all’Aiea e al Dipartimento di Stato americano che “i nanodiamanti non hanno nulla a che fare con le armi nucleari”. Padalko ha confermato che Danilenko lavorò in Iran nella seconda metà degli anni Novanta, ma per la produzione, appunto, di nanodiamanti.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Se Le Figaro e la stampa israeliana, seguita a ruota da quella europea e solo in parte Usa, hanno subito messo in funzione le sirene dell&#8217;allarme rosso atomico, l&#8217;inglese  Guardian è stato più prudente,  anche se si è mantenuto possibilista. La stessa cautela è del Il Kommersant. Il giornale russo cita una fonte vicina a Rosatom, colosso russo dell’energia nucleare, secondo la quale  ”la tecnologia dei nanodiamanti è un campo estremamente specialistico, anche se alcune competenze di Danilenko si potrebbero rivelare utili nella costruzione di esplosivi nucleari”. L&#8217;espressione &#8220;esplosivi nucleari&#8221; è però sballata: si tratta di esplosivi classici, anche se sofisticati come per esempio il T4 e i suoi derivati. Gli &#8220;esplosivi nucleari&#8221; NON esistono: esistono l&#8217;uranio e il plutonio che, in massa critica, esplodono come bomba atomica anziché come bomba classica.</strong><strong> </strong></p>
<p><strong>Come è nata quest&#8217;altra brutta storia puzza lontano un miglio. Sta di fatto che il Guardian ha usato a un certi punto questo titolo: “Perché i media Usa credono il peggio sull’Iran? Nella loro disposizione a riciclare inconsistenti storie spaventose sull’Iran, dimostrano di non avere appreso affatto la lezione dell’Iraq e delle armi di distruzione di massa”. Già perché gli Usa, o almeno la Casa Bianca e i massmedia che le corrono dietro, sull&#8217;Iran cerdono &#8211; e avvalorano &#8211; sempre il peggio?</strong><strong> </strong></p>
<p><strong>L’estraneità di Danilenko al campo nucleare è sostenuta anche dallo storico e analista di politica militare Gareth Porter, che tira in ballo David Albright, la fonte principale delle accuse mosse dal rapporto Aiea a Danilenko. Albright, sostiene Porter, non avrebbe controllato l’accuratezza delle accuse contro Danilenko, né il percorso lavorativo di quest’ultimo. Strana comunque la coincidenza del cognome dello scienziato russo, che deriva dal biblico Daniele, e il nome Daniel del commissario dell&#8217;Aiea che a quanto pare ha avvalorato le fandonie. Il rapporto Aiea sostiene infatti che vi siano “prove evidenti” sullo sviluppo iraniano di un sistema di esplosione per gli ordigni nucleari, alla cui creazione avrebbe contribuito in maniera determinante un esperto straniero. Ma il percorso di Danilenko lo ha visto sempre – a parte un breve periodo iniziale all’Istituto di ricerca scientifica nella città di Snezhinsk &#8211; lavorare  nel campo della sintesi dei diamanti, pubblicando a riguardo autorevoli studi sin dagli anni Sessanta. L’Iran ha infatti un ambizioso programma di sviluppo delle nanotecnologie, e la produzione di nanodiamanti rientrerebbe proprio in questo ambito. Lo stesso Danilenko ha confermato che il motivo della propria permanenza in Iran era legato appunto all’industria dei nanodiamanti.</strong><strong> </strong></p>
<p><strong>Secondo Porter, lo Stato che ha informato l’Aiea della breve esperienza di Danilenko all’Istituto di ricerca scientifica russo di Snezhinsk, dove si portava avanti il programma nucleare russo, è stato Israele. In questo modo, sostiene l’analista americano, Israele cerca di influenzare l’opinione pubblica mondiale. Un compito che, secondo quanto detto dal ministro degli Esteri ai giornalisti Douglas Frantz Catherine Collins, è assolto da una specifica unità del Mossad.</strong></p>
<p><strong>Non avevamo nessun dubbio.</strong></p>
<p><strong>A dire il vero però a propalare certe menzogne &#8211; come già fatto per ottenere l&#8217;invasione dell&#8217;Iraq &#8211; è il gruppo che negli Usa si chiama significativamente &#8220;Prima Israele&#8221; e i suoi simpatizzanti. George W. Bush se ne era circondato, come era circondato dai teo-con sionisti, che si vantavano di tenere ogni settimana alla Casa Bianca una riunione di studio della bibbia, a partire dal sottosegretario alla Difesa Paul Wolfowitz.  Stando a Wikipedia e per esempio ai libri del giornalista James Petras, Wolfowitz ha la doppia cittadinanza, statunitense e israeliana. Pensate: il ministro della Difesa di un Paese che è anche cittadino di un altro Paese! Immaginiamo cosa sarebbe successo se Wolfowitz fosse stato cittadino anche cinese o iraniano o russo anziché israeliano….</strong><strong> </strong></p>
<p><strong>La cosa grave è che, se non m&#8217;è sfuggito per distrazione qualcosa, nessun giornale in Italia ha riportato quanto scritto da Haaretz, e cioè che il rapporto dell&#8217;Aiea o è infarcito di cazzate o è una cazzata la notizia che contiene &#8220;prove definitive&#8221; sulle atomiche iraniane. Ripeto: forse mi sbaglio, però l&#8217;unico ad avere parlato di questo argomento è il giornale online al quale collaboro &#8211; <a href="http://www.blitzquotidiano.it ">www.blitzquotidiano.it </a>- che dopo un paio di ore dal mio avergli spedito l&#8217;articolo di Haaretz ha pubblicato un bel pezzo, in piena notte, sull&#8217;argomento. Allo stesso modo nessuno dà conto della seguente iniziativa, che ritengo invece vada diffusa e sostenuta:</strong><strong> </strong></p>
<p><strong>&#8220;Palestina: tutti sugli autobus israeliani, per la libertà.</strong></p>
<p><strong>Martedì prossimo i Comitati per la resistenza popolare nonviolenta palestinese tenteranno di rompere l&#8217;apartheid e salire sugli autobus dei coloni che illegamente entrano nella Cisgiordania e che collegano le colonie a Tel Aviv o a Gerusalemme. Si tratta di un&#8217;azione ispirata a quelle dei movimenti per i diritti civili negli Stati Uniti.  Il primo tentativo sarà proprio il 15 novembre, e anche di questo parleranno gli attivisti che domani si riuniranno di fronte al Campidoglio, nell&#8217;ambito della campagna dei lunedì italiani per i prigionieri palestinesi  (  <a href="http://www.osservatorioiraq.it/content/i-luned%C3%AC-italiani-per-i-prigionieri-palestinesi">http://www.osservatorioiraq.it/content/i-luned%C3%AC-italiani-per-i-prigionieri-palestinesi</a> ) . Cinquant&#8217;anni dopo la Freedom Riders contro la segregazione (  <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Freedom_riders">http://en.wikipedia.org/wiki/Freedom_riders</a> ) i palestinesi scenderanno in strada per far valere il loro diritto di libertà e dignità contro il regime militare dell&#8217;occupazione, attraverso i metodi della  disobbedienza civile e pacifica. I manifestanti mirano a evidenziare i tentativi di Israele di tagliare illegalmente i collegamenti tra Gerusalemme Est e il resto della Cisgiordania, senza contare che sono in programma &#8211; in territorio palestinese &#8211; nuove linee di collegamento tra Gerusalemme e alcune città israeliane, come Eilat e Beit She&#8217;an. A ciò va aggiunto che attualmente i palestinesi devono essere &#8216;autorizzati&#8217; a entrare in Israele, richiedendo un permesso speciale alle autorità israeliane. Anche all&#8217;interno dei Territori Occupati, la libertà di movimento è ancora fortemente limitata&#8221;.</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.pinonicotri.it/2011/11/israele-colto-con-le-mani-nel-sacco-delle-frottole-atomiche-allaiea-sulliran-per-spingere-alla-guerra-anche-contro-teheran/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>192</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
