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	<title>ArruotaLibera &#187; evoluzionismo</title>
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	<description>Critica delle verità ufficiali. Contro l&#039;ipocrisia e l&#039;uso di due pesi e due misure da parte del potere</description>
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		<title>Fondamentalismo ed Evoluzionismo</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Aug 2010 11:29:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Galavotti]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Mi è capitato casualmente di leggere il n. di gennaio 2010 del mensile cattolico di &#8220;informazione e formazione apologetica&#8221;, &#8220;Il Timone&#8221; (<a href="http://www.iltimone.org/" target="_blank">www.iltimone.org</a>), il cui dossier era dedicato all&#8217;evoluzionismo, e devo dire di aver condiviso quasi integralmente le critiche nei confronti di questa teoria cosiddetta &#8220;scientifica&#8221;. Tuttavia nel complesso il dossier è quanto di più reazionario si possa leggere sui rapporti tra fede e ragione: come si spiega questa contraddizione? Per quale motivo una valida obiezione scientifica può trasformarsi, nelle mani del fondamentalismo religioso, in uno strumento favorevole soltanto al clericalismo politico? Quali sono i criteri per capire il carattere strumentale di un&#8217;analisi che in apparenza non vuole essere apologetica? Vediamoli per punti.</p>
<ol>
<li>Quando il fondamentalismo religioso (in questo caso cattolico, ma il rilievo può valere anche per i geovisti, che sull&#8217;argomento dicono le stesse cose) usa argomentazioni di tipo scientifico, confutando altre argomentazioni analoghe, non lo fa per restare nell&#8217;ambito della <em>scienza</em> ma per dimostrare che l&#8217;unica verità possibile è di tipo <em>religioso</em>. Cioè usa la scienza per sostenere una verità non scientifica, che tale è in quanto i suoi presupposti sono indimostrabili (p.es. l&#8217;esistenza di un dio assoluto o la necessità di una specifica chiesa).</li>
<li>Questo modo di procedere non solo è incompatibile con qualunque criterio di gestione del sapere scientifico, ma è, in un certo senso, contraddittorio con la stessa religione in generale, poiché questa, basandosi sulla <em>fede</em>, non dovrebbe servirsi di argomentazioni scientifiche per dimostrare la fondatezza dei propri assunti.</li>
<li>La fede può aver ragione sulla scienza quando i suoi principi producono <em>effetti</em> migliori di quelli prodotti dalla scienza (p.es. perché più umani o più democratici). Un qualunque dialogo tra fede e ragione non può vertere su argomentazioni di tipo <em>scientifico</em>, ma, al massimo, sulle conseguenze <em>etiche</em> di tali argomentazioni.</li>
<li>Se il fondamentalismo religioso vuole escludere qualunque valore al concetto di &#8220;scienza&#8221;, per sostenere che, in ultima istanza, tutto è &#8220;opinione&#8221;, dovrebbe però nel contempo rinunciare a tutte le proprie &#8220;verità di fede&#8221; (che, come tali, sono indiscutibili), ai propri dogmi, né dovrebbe credere in concetti come &#8220;infallibilità&#8221; (che i cattolici applicano al pontefice) o &#8220;indefettibilità&#8221; della propria chiesa.</li>
<li>Ogniqualvolta la fede religiosa vuole usare una scienza &#8220;vera&#8221; contro una scienza &#8220;falsa&#8221;, non fa aumentare ma diminuire la propria <em>verità</em>, proprio perché un tale uso della scienza è meramente strumentale all&#8217;affermazione non di un &#8220;sapere scientifico&#8221; ma di un &#8220;potere politico&#8221;, quello <em>clericale</em>.</li>
<li>Se la chiesa avesse basato la verità dei propri contenuti su fatti razionalmente dimostrabili, non avrebbe chiesto la <em>fede</em> per credervi ma la <em>ragione</em>. Nessun credente può sostenere la verità scientifica dei propri postulati religiosi e il fatto di pretendere che siano comunque più &#8220;logici&#8221; di altri assunti di tipo scientifico, non rende la fede più vera.</li>
<li>Una chiesa che si serve della scienza per contestare gli assunti di un&#8217;altra scienza che non le piace (perché p.es. non parte da presupposti religiosi), è una chiesa non meno atea o razionalista della scienza che vuole combattere. In questa chiesa i presupposti religiosi risultano infatti del tutto astratti, formali, vuoti di contenuto, usati non solo per fare un discorso che non può oggettivamente essere <em>scientifico</em>, ma che anche sul piano soggettivo non ha nulla di <em>edificante</em> (in senso religioso).</li>
<li>Quando si vuole sostenere che l&#8217;evoluzionismo non è scientifico come pretende, non si può dare per scontato, nelle proprie argomentazioni, che dio esiste e che la sua esistenza è la &#8220;prova ultima&#8221; dell&#8217;inconsistenza di qualunque teoria scientifica non religiosa. Se l&#8217;evoluzionismo è solo un&#8217;opinione infondata, al centro dell&#8217;universo resta comunque l&#8217;<em>uomo</em>. L&#8217;umano è l&#8217;unica realtà di cui possiamo fare esperienza, anche per confutare verità che credevamo acquisite. L&#8217;inesistenza di dio non rende impossibile l&#8217;esperienza dell&#8217;umano.</li>
<li>Vi sono scienziati credenti (p.es. Zichichi, intervistato nel dossier) che sostengono che, siccome tutto l&#8217;universo è basato su leggi necessarie, su una logica stringente, allora deve per forza esserci da qualche parte un&#8217;intelligenza superiore, che loro chiamano &#8220;dio&#8221;. E quando vedono gli scienziati atei negare la necessità di questa conclusione, dicono che tali scienziati fanno solo una professione di fede (nell&#8217;ateismo), non avendo prove concrete per dimostrare alcunché. Zichichi afferma che è molto più &#8220;logico&#8221; un atto di fede nel &#8220;creatore&#8221; (cfr <a href="http://www.ibs.it/code/9788855800969/zichichi-antonino/perche-credo-colui.html?shop=2684" target="_blank">Perché io credo in Colui che ha fatto il mondo</a>, 2009, Tropea).<br />
In pratica Zichichi fa un ragionamento di questo genere, che è tutto meno che scientifico: siccome c&#8217;è un effetto di portata colossale (l&#8217;essere umano e l&#8217;universo che lo contiene), allora ci deve essere una causa equivalente, e questa causa &#8211; vista l&#8217;incredibile complessità e perfezione dell&#8217;effetto &#8211; non può essere che &#8220;dio&#8221;. Cioè proprio nel momento in cui egli dovrebbe dare una risposta scientifica ne dà una mistica.<br />
Invece di far coincidere la causa con l&#8217;effetto o invece di affermare la relatività e la limitatezza delle nostre conoscenze, propone una soluzione precostituita, fatta passare come &#8220;logica&#8221;.<br />
Questo modo di ragionare pare essere il frutto di un condizionamento sociale ritenuto inspiegabile. Gli scienziati credenti apologizzano non solo la loro fede ma anche il <em>sistema sociale</em> in cui essa si forma, in quanto sostengono che, siccome gli uomini, pur essendo unici nel cosmo, non riescono a risolvere i loro problemi, ciò è dovuto al fatto che si sono allontanati da dio. Gli uomini sono infelici perché <em>atei</em>, non perché basano la loro vita sulla <em>proprietà privata</em>.<br />
Singolare inoltre il fatto che uno scienziato credente, quando offre soluzioni di tipo mistico, si senta indotto a compiere anche una scelta di tipo <em>confessionale</em>: Zichichi infatti è dell&#8217;avviso che solo la chiesa romana abbia l&#8217;interpretazione più esatta del concetto di &#8220;dio&#8221;, la migliore esperibilità della fede.</li>
<li>Una semplice posizione laica dovrebbe invece limitarsi a sostenere che quando l&#8217;essere umano si comporta in maniera non-umana, è sempre l&#8217;essere umano quello titolato a trovare una soluzione ai propri problemi. Al massimo si potrebbe sostenere che quando l&#8217;uomo è nemico dell&#8217;uomo e si comporta quindi in maniera innaturale, è la stessa <em>natura</em> che in qualche maniera gli ricorda i suoi limiti.<br />
La natura infatti subisce le conseguenze dei conflitti sociali, degli antagonismi tra classi e nazioni, e si modifica, spesso in maniera irreversibile, rendendo invivibile l&#8217;ambiente (desertificazioni, mutazioni climatiche, dissesti idrogeologici, avvelenamento del pianeta&#8230;).</li>
<li>Evoluzione vuol dire &#8220;adattamento progressivo all&#8217;ambiente&#8221;. Ma per poterlo fare, occorre che questo sia vivibile, altrimenti c&#8217;è <em>involuzione</em>, scomparsa progressiva del genere umano, la cui esistenza futura non può essere data per scontata solo perché nell&#8217;universo siamo &#8220;unici&#8221;. Non possiamo cioè dare per scontata la nostra sopravvivenza come specie, a prescindere dalla tipologia dell&#8217;ambiente naturale in cui dobbiamo vivere, per quanto l&#8217;uomo sia in grado di trasformare in maniera artificiale qualunque ambiente.<br />
Quello che manca alla cultura occidentale (borghese) è la consapevolezza del limite oltre il quale una trasformazione antropica dell&#8217;ambiente non può andare, se lo stesso essere umano vuole tutelarsi. Il rapporto che abbiamo con l&#8217;ambiente naturale è così mediato dai nostri mezzi tecnologici che inevitabilmente ci accorgiamo della loro pericolosità solo dopo averli usati.<br />
Siamo così innaturali che non riusciamo a prevedere l&#8217;assurdità di ciò che noi chiamiamo &#8220;progresso&#8221;. Persino quando cerchiamo un rimedio ai nostri guai, siamo contraddittori. P.es. abbiamo imparato a riciclare la plastica, ma continuiamo a produrla senza pensare a sostituirla o a riutilizzarla fino al suo esaurimento. Abbiamo preferito la plastica al vetro, ma così abbiamo rinunciato al riutilizzo.<br />
Il problema dello smaltimento dei rifiuti (che comporta sempre un certo inquinamento) ci ha indotti a puntare sul riciclo della plastica. Ma il riciclo presuppone una trasformazione del prodotto, che comporta spese e ulteriore inquinamento. Riutilizzo invece vuol dire che una stessa cosa, che dovrebbe essere fabbricata per durare, viene usata fin quando è possibile.<br />
Il riutilizzo dovrebbe porre un freno alla pubblicità. La vera pubblicità da seguire dovrebbe essere quella <em>educativa</em>, che insegna come riutilizzare i beni durevoli e come riciclare quelli che non lo sono.</li>
<li>La cultura occidentale ha creato solo un&#8217;immensa spazzatura. Con le prime civiltà schiavistiche si sono formati i deserti in seguito alla deforestazione; con la civiltà industriale si formeranno dei deserti superinquinati là dove si ammasseranno i nostri rifiuti.<br />
E&#8217; il concetto in sé di &#8220;evoluzione&#8221; che va rimesso in discussione. Se guardiamo i rapporti sociali tra esseri umani e i rapporti tra gli uomini e la natura, dobbiamo dire di essere in presenza di una grande &#8220;involuzione&#8221;, che non potrà certo essere risolta né affidandosi alla misericordia di dio né ai miraggi della scienza.</li>
</ol>
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		<title>Manifesto per la fondazione del partito Democrazia Laica. Per la difesa della laicità della Repubblica italiana (quindi anche della libertà di religione) e contro la guerra da &#8220;scontro di civiltà&#8221;</title>
		<link>http://www.pinonicotri.it/2010/03/manifesto-per-la-fondazione-del-partito-democrazia-laica-per-la-difesa-della-laicita-della-repubblica-italiana-e-quindi-anche-della-liberta-di-religione/</link>
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		<pubDate>Sun, 28 Feb 2010 23:48:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pino Nicotri]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il laicismo unisce, i clericalismi invece dividono. E spingono chiaramente verso una nuova disastrosa guerra chiamata &#8220;scontro di civiltà&#8221;. Se qualcuno vuole partecipare con me all&#8217;avventura della creazione del partito Democrazia Laica si faccia avanti. Questo è il manifesto che io propongo. Si accettano ovviamente suggerimenti e consigli, specie per il programma politico che io [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il laicismo unisce, i clericalismi invece dividono. E spingono chiaramente verso una nuova disastrosa guerra chiamata &#8220;scontro di civiltà&#8221;. Se qualcuno vuole partecipare con me all&#8217;avventura della creazione del partito Democrazia Laica si faccia avanti. Questo è il manifesto che io propongo. Si accettano ovviamente suggerimenti e consigli, specie per il programma politico che io ho solo abbozzato in pochi punti.</strong></p>
<p><strong>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</strong></p>
<p><strong>L&#8217;Italia è stata unificata e resa più civile, più moderna e più europea dalle personalità, dai gruppi, dalle associazioni e dai partiti laici e antitotalitari, cioè da un insieme che oggi è purtroppo molto indebolito e in via di estinzione come realtà organizzata e dotata di strutture politiche. Da qualche tempo è invece cresciuto l&#8217;interventismo della gerarchia vaticana nella vita politica della Repubblica Italiana, fino a superare abbondantemente in vari campi i limiti del lecito; interventismo che si è mobilitato non per la conquista di nuovi diritti dei cittadini italiani, quanto invece per impedirli. Di recente si è arrivati a sostenere che le leggi della Repubblica devono essere in sintonia con il credo man mano elaborato in Vaticano.<br />
Questo comportamento, da religione di Stato, spinge da una parte all&#8217;ossequio filoclericale e dall&#8217;altra all&#8217;anticlericalismo, eccessi da evitare entrambi, ma spinge anche in direzione contraria al diritto di libertà di culto, inteso come diritto alla libertà per ogni culto, compreso il culto del non credere. Il Vaticano ha tentato a lungo d&#8217;imporre alla Comunità Europea il cappello delle &#8220;radici cristiane&#8221; nel progetto di Costituzione europea. Il tentativo finora è andato a vuoto e nel frattempo la Spagna, ex sagrestia d&#8217;Europa, si è molto laicizzata, diventando molto più moderna ed europea. Per bilanciare tali perdite il Vaticano ha aumentato la pressione sulla Repubblica italiana, con il chiaro scopo di farne il proprio &#8220;zoccolo duro&#8221; per non perdere anche l&#8217;influenza, i privilegi e il potere che da secoli esercita sul territorio italiano.</strong></p>
<p><strong>La libertà di scelta religiosa e di scelta atea o agnostica è un diritto inalienabile, che parafrasando una nota frase di Camillo Benso di Cavour potremmo riassumere con l&#8217;espressione &#8220;Libere Chiese in libero Stato&#8221;, aggiornandola ed ampliandola in &#8220;Libere Chiese in libera Europa&#8221;. Il crescendo di invadenza vaticana va però in direzione opposta a tale diritto e a parte dei diritti universali dell&#8217;uomo, e legittima per reazione un&#8217;analoga invadenza da parte di altre religioni, aumentando così il pericolo del ripetersi di esiti drammatici già vissuti in passato, e contribuisce in modo preoccupante al deterioramento della scuola e della sua centralità nella formazione dei cittadini e del futuro del Paese. Ecco perché l&#8217;invadenza del Vaticano va contrastata, con urgenza e fermezza, ed ecco perché quella delle altre confessioni va prevenuta con altrettanta urgenza e fermezza prima che sia troppo tardi. Si può essere cristiani e cattolici senza inginocchiarci anche fuori dalle chiese, così come si può essere atei o professare altre religioni senza per questo tenere sermoni o montare in cattedra fuori dai propri templi.</strong><span id="more-1873"></span><strong>Pur tralasciando le passate mobilitazioni della gerarchia clericale contro quelli che sono poi diventati diritti civili, come il diritto al matrimonio con rito non religioso, il diritto alla contraccezione preventiva, all&#8217;aborto e ai trapianti di organi, ancora oggi i cittadini italiani pagano le conseguenze dell&#8217;interventismo del Vaticano in troppi campi:<br />
•    fecondazione assistita;<br />
•    convivenza more uxorio di cittadini dello stesso sesso;<br />
•    diritto alla contraccezione;<br />
•    diritto alla pillola del giorno dopo;<br />
•    diritto all&#8217;aborto terapeutico senza l&#8217;ostacolo delle cosiddette &#8220;obiezioni di coscienza&#8221; e senza intollerabili pressioni di presunti &#8220;amici della vita&#8221;;<br />
•    diritto a decidere sulla propria morte contro l&#8217;accanimento terapeutico deciso da estranei contro la volontà dell&#8217;interessato e dei suoi congiunti, anche ben oltre il limite della umana dignità;<br />
•    diritto alla prescrizione medica di sostanze utili ad attenuare l&#8217;insostenibile dolore fisico nei malati terminali.<br />
•    diritto all&#8217;eguaglianza, almeno nelle scuole pubbliche, da parte di insegnanti di materie non religiose nei confronti degli insegnanti di religione, sfacciatamente preferiti nelle graduatorie per l&#8217;assunzione in ruolo.<br />
Il dilagare di malattie sessuali quali l&#8217;Aids, che in Africa miete centinaia di migliaia di vittime e crea un mare di orfani, a causa del divieto &#8220;religioso&#8221; del preservativo, perfino in presenza del suo utilizzo a fini procreativi senza rischio tra sieropositivi, indica che questi argomenti non hanno nulla né di religioso da una parte né di ideologico dalla parte contrapposta. Si tratta di problemi drammaticamente concreti, che creano dolore e sofferenza in tutti coloro che si vedono privare la dignità di nuovi diritti e l&#8217;esercizio della propria sessualità senza i condizionamenti di tabù imposti dall&#8217;alto per motivi che in realtà nulla hanno a che vedere con la religione.<br />
Purtroppo l&#8217;invadenza della gerarchia vaticana non si ferma ai temi citati, ma si spinge anche a pretendere una serie di privilegi decisamente inaccettabili, perché oltretutto contraddicono pesantemente il principio di eguaglianza dei cittadini e tra fedi diverse, compresa la fede nella mancanza di fede:<br />
•    incasso di quasi l&#8217;80% del gettito fiscale dovuto all&#8217;8 per mille versato da molti contribuenti all&#8217;atto della dichiarazione dei redditi senza specificare il beneficiario. Il libro L&#8217;obolo, scritto dal giornalista Curzio Maltese, ha rivelato l&#8217;impressionante ammontare delle cifre incamerate ogni anno dal Vaticano in questo modo. Cifre che meglio sarebbe investire nella scuola, cioè nel futuro dei giovani e quindi dell&#8217;intera società;<br />
•    esenzione da tasse come l&#8217;Ici ottenuta in molti modi, anche inserendo piccoli spazi per il culto in immobili chiaramente ad uso commerciale, turistico, ecc. E&#8217; da notare come varie inchieste giornalistiche e buoni libri dimostrano che il Vaticano possiede beni immobili pari a un quarto di tutti quelli esistenti a Roma e un quinto di tutti quelli esistenti in Italia;<br />
•    nomina anche nelle scuole pubbliche degli insegnanti di religione su decisione del vescovo locale, anziché per concorso come per tutti gli altri insegnanti;<br />
•    privilegio nell&#8217;assunzione a tempo indeterminato degli insegnanti di religione rispetto a tutti gli altri anche aventi maggiore anzianità, e con il ministro Giulio Tremonti privilegio perfino negli aumenti di stipendio;<br />
•    licenziabilità dei citati insegnanti di religione a discrezione del vescovo locale;</strong><strong> •    stanziamenti sempre più sostanziosi per la scuola privata, che in Italia è di fatto quella gestita dal Vaticano o da organismi ad esso facenti capo. La Regione Lombardia è arrivata al punto di stanziare fondi per aiutare le famiglie che, per i propri figli, alla scuola pubblica preferiscono quella privata, cioè di fatto confessionale. Si utilizza quindi il pubblico denaro per degradare ulteriormente la scuola pubblica! Degrado che l&#8217;attuale ministro della Pubblica Istruzione, Maria Stella Gelmini, vuole acuire a livello nazionale imponendo a tutte le Regioni le stesse regalie di danaro pubblico a favore della preferenza per le scuole private, vale a dire facenti capo al Vaticano, a discapito di quelle pubbliche, facenti capo cioè alla Repubblica Italiana. E&#8217; invece il ruolo centrale e strategico della scuola pubblica nel futuro di un Paese civile che deve essere recuperato e rilanciato con urgenza, pena il declino irreversibile e annessi possibili esiti traumatici.</strong></p>
<p><strong><br />
Poiché i vescovi non sono nominati dalle rispettive comunità di credenti, bensì dallo Stato del Vaticano e ad esso debbono rendere conto, ne consegue che la Repubblica Italiana ha ceduto parte della propria sovranità a uno Stato estero qual è a tutti gli effetti il Vaticano, anche in tema di esercizio del diritto internazionale.<br />
Oltre a ciò, il problema è che gli insegnanti in questione non sono insegnanti di religioni o storia delle religioni, come dovrebbero invece essere, bensì di fatto solo insegnanti di religione cattolica, intesa sempre e comunque come &#8220;la vera religione&#8221;. Su questo punto la gerarchia facente capo al Vaticano e alcune forze politiche al suo seguito e adoratrici della &#8220;realtà territoriale&#8221; hanno preso posizione esplicita, anche in tempi recenti, appellandosi alla tradizione, alla &#8220;identità italiana&#8221; e alle &#8220;radici europee&#8221;.<br />
Riguardo all&#8217;invocare le tradizioni come un obbligo da perpetuare, bisogna sottolineare che anche lo schiavismo, le case di tolleranza, lo sfruttamento dei minori, la subordinazione della donna e la sua mancanza del diritto di voto, la monarchia, la pena di morte, la tortura, il disprezzo verso gli ebrei perché &#8220;popolo deicida&#8221;, la mancanza di diritti eguali per tutti e perfino la mancanza dell&#8217;habeas corpus, tutte queste realtà storiche sono state delle tradizioni. Tradizioni durate molti secoli e a volte millenni, ma non per questo abbiamo dovuto restarne prigionieri, ce ne siamo anzi per fortuna liberati. Le &#8220;tradizioni&#8221; sono da sempre in continuo aggiornamento e volerle ingessare o restarne prigionieri è &#8211; per usare un linguaggio caro al clero vaticano &#8211; contro natura, oltre che contro la Storia e i diritti universali degli esseri umani. </strong></p>
<p><strong><br />
Riguardo l'&#8221;identità italiana&#8221;, non è il Vaticano il più adatto a parlarne e a spiegare cosa essa sia. Non è infatti fare dell&#8217;anticlericalismo ricordare che il papato si è opposto più di una volta alla realizzazione dell&#8217;unità d&#8217;Italia, unità che avrebbe potuto essere realizzata già dai Longobardi, i laboriosi lombardi di oggi, ben 800 anni prima di quanto avvenuto. L&#8217;unità d&#8217;Italia è stata peraltro conquistata appena 150 anni fa e a prezzo di guerre anche contro lo stesso Stato pontificio. Come qualunque altra, l&#8217;identità italiana è comunque cambiata nel tempo, modificandosi sotto l&#8217;incalzare della Storia ed emancipandosi sotto l&#8217;incalzare del sapere, della cultura e del progresso in generale.<br />
Riguardo infine alle famose &#8220;radici cristiane&#8221; dell&#8217;Europa, da qualche tempo fatte diventare &#8220;giudaico-cristiane&#8221;, con una inversione di 180 gradi rispetto alla tradizione, è il caso di dirlo, durata 16 secoli, ci sono da notare alcune cose.<br />
La prima è che nonostante le intenzioni del Vaticano il termine &#8220;giudaico-cristiano&#8221; rende evidente la stessa realtà che esso vuole nascondere, e cioè che le radici in questione hanno origini ben più antiche (esse affondano nel Vicino e Medio Oriente): né l&#8217;ebraismo e neppure il cristianesimo sono infatti realtà &#8220;made in Europe&#8221;, dove sono infatti arrivate dal Medio Oriente.<br />
La seconda cosa da notare è di fatto una prosecuzione della prima. Se la definizione &#8220;giudaico-cristiane&#8221;, riferita alle radici in questione, indica implicitamente che esse arrivano fino in Oriente, c&#8217;è da aggiungere che in realtà esse affondano molto più in là di quanto comunemente si voglia ammettere e far sapere: nonostante la damnatio memoriae dei popoli pagani operata dal Vaticano con la Bibbia, le nostre radici arrivano infatti fino in Mesopotamia e oltre. Basta notare come perfino piccole realtà di essenziale uso quotidiano, come l&#8217;orologio e il calendario, i numeri e le operazioni aritmetiche, per non parlare di molto altro, sono eredità che abbiamo ricevuto da spazi territoriali e culturali che abbracciano almeno 3-4.000 anni di storia e comprendono in forma organica l&#8217;attuale Vicino e Medio Oriente, spingendosi peraltro ancora più in là.<br />
Voler far partire la Storia dal tempo della Bibbia o da quello più recente dei vangeli rappresenta un grave errore, oltre che un sopruso nei confronti della verità. Vale a dire, una falsificazione della Storia, ovvero dei fatti realmente accaduti, anche se troppo spesso volutamente ignorati, specie in relazione alle loro influenze sulla cultura e sull&#8217;identità dei popoli. Tale ignoranza è però oggi non più ammissibile alla luce delle imponenti acquisizioni realizzate da discipline quali l&#8217;archeologia, la storiografia, lo studio delle lingue precedenti il greco e il latino e lo studio delle conoscenze scientifiche e tecnologiche di popoli e culture anteriori, e non di poco, ai greci e ai latini. Anteriori cioè ai popoli e alle culture alle quali usiamo far ascendere le nostre radici precedenti il cristianesimo e precedenti la stessa presa di coscienza dell&#8217;esistenza del territorio chiamato Europa.<br />
La terza cosa da notare, infine, è che le radici vantate dal Vaticano sono state man mano favorite e poi imposte manu militari per motivi politici dal potere imperiale, quello di Costantino e Teodosio prima e di Carlo Magno dopo, recidendo, con metodi non di rado degni dei moderni talebani, radici ben più antiche. E&#8217; ormai assodato e noto che le più importanti ricorrenze cristiane, quali il Natale, la Pasqua, la Quaresima, ecc., non sono altro che tradizioni preesistenti, &#8220;pagane&#8221;, delle quali il clero romano si è semplicemente appropriato. Perfino le processioni e la venerazione delle immagini sacre ci sono state trasmesse dall&#8217;antico Egitto e dalla Mesopotamia, oggi quest&#8217;ultima ancor più aborrita perché si chiama Iraq.</strong></p>
<p><strong><br />
Se non si puntano i piedi sulla demistificazione delle &#8220;radici europee&#8221; e del'&#8221;identità italiana&#8221; &#8211; rispettivamente definite &#8220;radici cristiane&#8221; e &#8220;radici cattoliche&#8221;, con insistenza crescente da quando è nata la Comunità Europea, e recentemente trasformate entrambe in &#8220;giudaico-cristiane&#8221; &#8211; si finirà con il restare prigionieri dell&#8217;evidente strategia vaticana di ricerca di una qualche forma di coesistenza tra cristianesimo ed ebraismo, inclinata in realtà sempre più pericolosamente verso lo scontro con il mondo islamico, esponendoci quindi prevedibilmente al suo risentimento e alle sue reazioni.<br />
Quello con il mondo islamico è uno scontro iniziato in tempi moderni con la spedizione di Napoleone in Egitto due secoli fa, ma già inaugurato in tempi anteriori con le varie crociate. Che altro non erano se non guerre europee volute dal Vaticano contro il mondo non solo islamico. Viceversa, si rischia che eventuali e peraltro auspicabili accordi di pacifica convivenza tra le diverse confessioni stendano una ancor più spessa e pesante cappa multi clericale sui diritti dei cittadini italiani tutti, laici e non laici, che seguono una religione o che non ne seguono nessuna. E nel caso di ormai non impossibile rottura dell&#8217;unità d&#8217;Italia, con conseguente espulsione della sua parte più debole dalla Comunità Europea, la situazione che si sta creando potrebbe avere conseguenze devastanti.</strong></p>
<p><strong><br />
A tutto ciò bisogna aggiungere che in parallelo con l&#8217;aumento dell&#8217;invadenza clericale nella vita politica è cresciuta anche nella realtà delle scuole private il ruolo di Comunione e Liberazione, organizzazione filoclericale che punta a occupare nell&#8217;intero settore della scuola uno spazio simile a quello che è riuscita ad occupare nel settore della sanità della Regione Lombardia, diventata per alcuni politici regionali l&#8217;equivalente di ciò che è Mediaset per Silvio Berlusconi. Comunione e Liberazione ha inoltre contribuito ad alterare la natura della politica sanitaria lombarda: se tale politica prima era modellata sulla realtà della distribuzione statistica e territoriale delle patologie,  oggi invece è modellata sulla struttura e sulle esigenze del mondo della produzione sanitaria e farmaceutica. Si vuole forse snaturare anche il mondo della scuola con analoghi cambiamenti di rotta e di obiettivi? Nella scuola si vuole piegare l&#8217;interesse generale a favore di quello &#8220;privato&#8221;, in gran parte confessionale e comunque sempre affaristico?<br />
Più in generale, il dilagare di Comunione e Liberazione nella realtà economica e politica lombarda è ben documentato dal libro dal titolo significativo: Assalto al potere in Lombardia, scritto da chi ben conosce il tema, perché dipendente della giunta regionale e per rappresaglia è stato sospeso pro tempore dal lavoro.<br />
C&#8217;è da notare che Comunione e Liberazione è nata proprio in Lombardia, per l&#8217;esattezza a Milano, grazie all&#8217;uso molto disinvolto che il famoso professore di religione don Luigi Giussani fece negli anni &#8217;60 del suo ruolo tra gli studenti del liceo Berchet dove insegnava. L&#8217;esempio del sacerdote Giussani &#8211; definito grande educatore, omettendo però che educava al cattolicesimo molto poco laico &#8211; trova oggi volenterosi imitatori. Nelle scuole private nell&#8217;orbita di Comunione e Liberazione non di rado gli insegnanti praticano, nei confronti di cognizioni e dottrine sgradite, la strategia del riduzionismo o del negazionismo, per esempio nei riguardi del darwinismo e dell&#8217;evoluzionismo, sostituiti d&#8217;autorità con il creazionismo biblico, ma anche sostituendo buona parte della storia antica con i miti della Bibbia, fatti passare per verità storiche quando è ormai assodato che non lo sono e che pertanto alimentano invece odi millenari tra varie confessioni con danno dei rispettivi popoli.</strong></p>
<p><strong><br />
Una scuola pubblica che insegni istituzionalmente nello stesso tempo due cose tra loro opposte e inconciliabili, vale a dire da una parte la storia e il pensiero critico, quindi anche scientifico, con il personale docente scelto dallo Stato italiano e dall&#8217;altra il suo opposto fideistico, quali per esempio il creazionismo e i miti biblici con il personale scelto ad nutum dal vescovo, è una scuola che offende il dettato costituzionale sulla parità dei cittadini italiani e che non è in grado di formare menti dotate di sufficiente intelligenza critica e capacità scientifica.<br />
Una tale formazione scolastica, contraddittoria e schizofrenica, non è la più adatta per reggere le pesanti sfide economiche, culturali e globali che sempre più ci vengono lanciate da Paesi come l&#8217;India e la Cina, giganti che, spogliatisi ormai del tutto degli abiti coloniali imposti in passato dall&#8217;Europa, la stanno raggiungendo in molti campi. Con la prospettiva di superarla e soppiantarla nel ruolo mondiale. E&#8217; quindi la scuola pubblica, non le singole confessioni né quella dominante, che deve essere messa al centro dell&#8217;interesse generale.</strong></p>
<p><strong><br />
E&#8217; la stessa Comunità Europea a lanciare l&#8217;allarme con una apposita risoluzione, la numero 1580 del 4 ottobre 2007, che vale la pena citare per intero in calce a questo documento, e che mette in risalto come il movimento creazionista persegua in realtà ovunque nel mondo cristiano, dagli Stati Uniti, dove è nato, all&#8217;Europa, dove lo si vuole espandere, l&#8217;obiettivo di abbattere la democrazia per sostituirla con la teocrazia. E anche in questo caso non è ideologia o anticlericalismo denunciare una tale situazione, si tratta invece di far notare, tra l&#8217;altro, un paio di cose. Senza scadere nell&#8217;antagonismo e nella contrapposizione reciproca, credo e scienza devono poter coesistere senza che un credo venga ad opporsi alla scienza contrastandone le acquisizioni, che hanno invece il merito di avere enormemente migliorato le condizioni di vita dell&#8217;umanità.<br />
In Italia siamo arrivati al punto che il vicepresidente del Consiglio Nazionale per le Ricerche (CNR), Roberto De Mattei, si è fatto dare dallo stesso CNR un contributo di 9.000 euro per pubblicare gli atti di un convegno da lui organizzato sul tema &#8220;Evoluzionismo. Il tramonto di una ipotesi&#8221; (cfr &#8220;La Repubblica&#8221; del 23 dicembre 2009). De Mattei è un fervente creazionista, convinto che &#8220;Adamo ed Eva siano personaggi storici e siano i progenitori dell&#8217;umanità&#8221;.<br />
Poiché crede nella Bibbia, e non solo riguardo all&#8217;origine dell&#8217;umanità, confondendo illegittimamente tra le sue legittime scelte religiose e la sua pubblica responsabilità di ricercatore scientifico, De Mattei lancia anche l&#8217;accusa che &#8220;in alcuni ambienti ecclesiastici c&#8217;è un atteggiamento debole, come di inferiorità verso certi ambienti intellettuali&#8221; assertori del darwinismo, e punta il dito contro i &#8220;vescovi e teologi che lo accettano&#8221;, chiosando che questi &#8220;sono gli stessi per esempio che sostengono che il libro della Genesi è una metafora e che non va preso alla lettera&#8221;.<br />
Se questa è la mentalità scientifica e la disinvoltura del vicepresidente del CNR, possiamo intuire quale sia quella al livello della scuola di ogni ordine e grado. Insistere sulla verità storica delle narrazioni bibliche e prenderle come insegnamenti, per giunta divini, anziché spiegare che in massima parte sono solo miti e che nella totalità sono comunque di esclusiva origine umana significa legittimare valori che ledono in molti punti la Dichiarazione universale dei diritti dell&#8217;uomo e la Costituzione della Repubblica italiana.</strong></p>
<p><strong><br />
Non è ammissibile che il Vaticano remi contro la laicità e quindi contro la legalità della nostra Repubblica e che nello stesso tempo questa gli conceda tali e tante concessioni economiche e agevolazioni fiscali da farne un non trascurabile peso per l&#8217;erario. Peso che oltretutto ha quattro ben precise conseguenze negative: contribuisce a ridurre la possibilità di arrivare a una più equa tassazione, sempre promessa dai nostri governanti e sempre dagli stessi rinviata alle calende greche; impedisce alla radice lo sviluppo di iniziative pubbliche assistenziali e solidaristiche, con annessa creazione di posti di lavoro anche qualificato; favorisce invece la cultura e la pratica della carità appaltata di fatto a iniziative ed istituzioni facenti capo al Vaticano; infine, toglie risorse alla scuola pubblica.<br />
La debolezza, le contraddizioni e i vizi di varia natura delle forze politiche, soprattutto della maggioranza, mettono il governo e la gran parte dei partiti nella condizione di avere più che mai bisogno dell&#8217;appoggio della gerarchia vaticana per conservare la propria base elettorale, cioè il proprio potere.<br />
Tutto ciò è apparso drammaticamente chiaro nelle vicende del primo ministro Silvio Berlusconi negli ultimi mesi del 2009, sfociate nell&#8217;affermazione clamorosamente mendace sui &#8220;valori cristiani veicolati dal mio governo&#8221;. Il &#8220;caso Dino Boffo&#8221;, con i suoi annessi e connessi, è stato un episodio emblematico anche per cinismo, mercanteggiamenti e disponibilità alla simonia, oltre che per le torsioni acrobatiche che ha comportato. E a proposito di torsioni acrobatiche, la Lega Nord è passata da un anticlericalismo becero ad un altrettanto becero filoclericalismo, aggravato da una visione del cattolicesimo decisamente meschina e razzista.<br />
Il bisogno governativo e più in generale politico, anche a livello regionale e comunale, di appoggio strumentale alla stampella vaticana comporta una ulteriore contrazione dei diritti civili e una ulteriore cessione di sovranità della Repubblica italiana a favore dello Stato estero del Vaticano.<br />
Tutto ciò ha inoltre contribuito all&#8217;abbandono da parte dei partiti di sinistra dell&#8217;analisi della composizione della realtà produttiva, industriale, economica, finanziaria, contadina, professionale, ecc., e dell&#8217;analisi della composizione delle classi sociali. Un abbandono che obnubila la possibilità di efficaci riforme e cambiamenti strutturali e quindi di un più alto livello della qualità della vita delle classi dipendenti. Le categorie dell&#8217;analisi di classe sono state sostituite da categorie prevalentemente anagrafiche, come &#8220;giovani&#8221; e &#8220;anziani&#8221;, etnico-geografiche, come &#8220;extracomunitari&#8221; e &#8220;italiani&#8221;, religiose, come &#8220;cattolico&#8221; e &#8220;musulmano&#8221;. E c&#8217;è la tendenza ad aggiungere categorie ideologiche come &#8220;antisemita&#8221;, &#8220;filoisraeliano&#8221;, &#8220;filoarabo&#8221;, ecc. La distruzione della possibilità di intervenire incisivamente sulla realtà strutturale anche di classe è perciò praticamente nulla.</strong></p>
<p><strong><br />
Le tensioni e i tentativi di accordo tra le tre religioni monoteiste, che di fatto sono le religioni dell&#8217;intero bacino del Mediterraneo e annesso retroterra, spingono in direzione di un rafforzamento clericale, inteso come rafforzamento dei cleri delle varie confessioni e di quelli delle loro divisioni scismatiche (non esiste infatti né un solo tipo di cristianesimo né un solo tipo di islam e neppure un solo tipo di ebraismo, in quanto le loro suddivisioni e sette assommano ormai a svariate decine).<br />
Siamo così costretti a oscillare tra lo &#8220;scontro di civiltà&#8221; &#8211; che è piuttosto uno scontro di inciviltà, oltre che di fatto uno scontro di religioni, o meglio di interessi che si definiscono religiosi &#8211; e una ripresa dei vari clericalismi che sarà sicura causa di regressione sotto vari profili: politico, civile, sociale, morale, culturale, quindi anche scientifico, ed economico, oltre che religioso, ove per religione s&#8217;intenda l&#8217;inalienabile diritto a professare una fede, senza volerla imporre agli altri. Cioè senza voler a tutti i costi interferire nel dare a Cesare ciò che è di Cesare e, per chi ne ha almeno uno, dare al proprio Dio ciò che è del proprio Dio.<br />
Non vogliamo restare prigionieri di tradizioni e radici che non hanno saputo evitare o che hanno provocato tragedie immani come il colonialismo, le guerre mondiali, i genocidi, l&#8217;uso della bomba atomica e la demenziale corsa agli armamenti nucleari, chimici, batteriologici e perfino &#8220;stellari, tutte prove evidenti dell&#8217;assenza di qualunque &#8220;superiorità&#8221; culturale o di civiltà nei confronti del resto del mondo, anzi prove di bancarotta morale e culturale di modelli di civiltà e sviluppo insostenibili, che se diventano accessibili al resto dell&#8217;umanità, il rischio è quello della distruzione delle risorse del pianeta.</strong></p>
<p><strong><br />
OBIETTIVI &#8211; In attesa di definirli con esattezza con un dibattito più ampio, sono comunque prioritari:<br />
•    il potenziamento delle scuole pubbliche e dei programmi scolastici, anche dirottando a loro favore almeno parte dei fondi recuperabili ponendo fine ai privilegi economici del Vaticano e degli incostituzionali finanziamenti alle scuole private;</strong></p>
<p><strong> </strong><strong>•    il riconoscimento effettivo della parità dei diritti e della dignità tra l&#8217;uomo e la donna anche in fatto di sovranità sul proprio corpo, promozione di una maggiore presenza della donna in tutti i campi della vita pubblica, sua autonomia nelle scelte in fatto anche di maternità e lotta contro le pretese di sua soggezione alle ideologie dei vari cleri, che di fatto sono pretese di prosecuzione della soggezione della donna all&#8217;uomo. Il potere maschile e maschilista ha già fatto troppi danni nel corso della Storia, ed è ormai urgente porvi un argine e combatterlo; </strong><br />
<strong> •    l&#8217;ampliamento dei diritti civili sulla base dell&#8217;eguaglianza tra tutti i cittadini italiani, e quindi a prescindere da considerazioni religiose e sessuali e di qualunque altra natura comunque discriminatoria;<br />
•    l&#8217;abrogazione del Concordato e dei privilegi che comporta, anche per impedire che se ne stipulino altri sullo stesso modello per altre religioni. </strong></p>
<p><strong><br />
Ecco intanto il testo completo della risoluzione n. 1580 approvato dalla Comunità Europea il 4 ottobre 2007:<br />
1 &#8211; Lo scopo di questo rapporto non è quello di mettere in dubbio o combattere un credo &#8211; il diritto alla libertà di fede non lo permette. Lo scopo è di mettere in guardia contro certe tendenze a far passare un credo per scienza. È necessario separare i credo dalla scienza. Non è una questione di antagonismo. Scienza e credo devono essere in grado di coesistere. Non è una questione di contrapporre credo e scienza, ma è necessario evitare che un credo venga ad opporsi alla scienza.<br />
2 &#8211; Per alcune persone la creazione, in quanto materia di credo religioso, dà un senso alla vita. Nonostante questo, l&#8217;assemblea parlamentare è preoccupata dei possibili effetti negativi che potrebbero avere le idee creazioniste all&#8217;interno del nostro sistema educativo, e delle conseguenze per la nostra democrazia. Se non stiamo attenti, il creazionismo potrebbe diventare una minaccia per i diritti umani, argomento di fondamentale interesse per il consiglio europeo.<br />
3 &#8211; Il creazionismo, che è nato dal rifiuto dell&#8217;evoluzione delle specie attraverso la selezione naturale, è stato per lungo tempo un fenomeno quasi esclusivamente americano. Oggi le idee creazioniste tendono a farsi strada in Europa, e la loro diffusione sta influenzando un numero notevole di Stati membri del Consiglio europeo.<br />
4 &#8211; L&#8217;obiettivo primario dei creazionisti di oggi, la maggior parte dei quali sono cristiani oppure musulmani, è l&#8217;educazione. I creazionisti sono tesi ad assicurarsi che le loro idee vengano incluse nei programmi scientifici della scuola, ma il creazionismo non può in ogni caso pretendere di essere una disciplina scientifica.<br />
5 &#8211; I creazionisti mettono in dubbio il carattere scientifico di certi aspetti della conoscenza, e sostengono che la teoria evolutiva è solo una fra le tante interpretazioni possibili. Essi accusano gli scienziati di non fornire prove sufficienti per affermare la validità scientifica della teoria evolutiva. D&#8217;altra parte essi difendono le proprie affermazioni come scientifiche. Nulla di tutto questo regge ad una obiettiva analisi dei fatti.<br />
6 &#8211; Stiamo assistendo ad una crescita delle modalità attraverso le quali viene messa in discussione certa conoscenza stabilita sulla natura, sull&#8217;evoluzione, sulle nostre origini e sul nostro ruolo nell&#8217;universo.<br />
7 &#8211; C&#8217;è un rischio effettivo di generare una seria confusione nelle menti dei nostri figli tra ciò che ha a che fare con convinzioni, credo e ideali di ogni tipo, e ciò che ha a che fare con la scienza. Un atteggiamento apparentemente egualitario potrebbe apparire piacevole e tollerante, ma è in realtà pericoloso.<br />
8 &#8211; Il creazionismo presenta molti aspetti contraddittori. L&#8217;idea dell&#8217;intelligent design, la più recente e più raffinata versione del creazionismo, non nega un certo livello di evoluzione, ma l&#8217;intelligent design, in forma più sottile, cerca di apparire come scientifico nel suo approccio, e proprio qui sta il pericolo.<br />
9 &#8211; Questa assemblea ha regolarmente insistito sull&#8217;importanza fondamentale della scienza. La scienza ha reso possibili notevoli miglioramenti nelle condizioni di vita e di lavoro, e non è un fattore insignificante nello sviluppo economico, tecnologico e sociale. La teoria dell&#8217;evoluzione non ha nulla a che vedere con una divina rivelazione, ma è basata su fatti concreti.<br />
10 &#8211; Il creazionismo sostiene di essere basato su rigore scientifico. In realtà i metodi utilizzati dai creazionisti sono di tre tipi: affermazioni puramente dogmatiche; un uso distorto di citazioni scientifiche, a volte illustrate con splendide fotografie; e un supporto da parte di più o meno noti scienziati, la maggior parte dei quali non sono specialisti nel settore. Attraverso questi metodi i creazionisti cercano di convincere chi non è esperto in materia, e di seminare dubbio e confusione nelle loro menti.<br />
11 &#8211; L&#8217;evoluzionismo non è una semplice questione di evoluzione degli umani e delle popolazioni. Negarlo potrebbe avere serie conseguenze sullo sviluppo della nostra società. Progressi nella ricerca medica con lo scopo di combattere con efficacia malattie infettive come l&#8217;AIDS diventano impossibili se i principi fondamentali dell&#8217;evoluzione sono negati. Non ci si può rendere pienamente conto dei rischi che comporta il significativo decadimento nella biodiversità e nei cambiamenti climatici, se il meccanismo evolutivo non è compreso a fondo.<br />
12 &#8211; Il nostro mondo moderno è il risultato di una storia molto lunga, di cui lo sviluppo delle scienze e della tecnologia costituiscono un aspetto importante. Nonostante questo, l&#8217;approccio scientifico non è ancora del tutto compreso, e questo può incoraggiare lo sviluppo di ogni tipo di fondamentalismo ed estremismo. Il totale rifiuto delle scienze è certamente una delle minacce più gravi per i diritti umani e i diritti civili.<br />
13 &#8211; La guerra alle teorie evolutive e ai suoi sostenitori nasce nella maggior parte dei casi da forme di estremismo religioso che sono strette alleate dei movimenti politici di destra. Il movimento creazionista dispone di un reale potere politico. La realtà dei fatti, come è già stata denunciata più volte, è che alcuni sostenitori del creazionismo più stretto sono intenzionati a sostituire la democrazia con la teocrazia.<br />
14 &#8211; Tutti i leader delle maggiori religioni monoteistiche hanno assunto un atteggiamento molto più moderato. Il Papa Benedetto 16, ad esempio, come il suo predecessore Giovanni Paolo II, oggi elogia il ruolo delle scienze nell&#8217;evoluzione dell&#8217;umanità e riconosce che la teoria evolutiva è “qualcosa di più di un&#8217;ipotesi.<br />
15 &#8211; L&#8217;insegnamento di tutti gli aspetti riguardanti l&#8217;evoluzione come fondamentale teoria scientifica è quindi cruciale per il futuro della nostra società e delle nostre democrazie. Per questo motivo deve occupare una posizione centrale nel programma scolastico, specialmente in quello scientifico, finché, come ogni altra teoria, sarà in grado di reggere un approfondito esame scientifico. L&#8217;evoluzione è presente dovunque, dalla prescrizione eccessiva di antibiotici che incoraggia la formazione di batteri resistenti, all&#8217;uso eccessivo di pesticidi nell&#8217;agricoltura, che porta a mutazioni negli insetti che li rendano immuni a tali pesticidi.<br />
16 &#8211; Il Consiglio Europeo ha sottolineato l&#8217;importanza di insegnare le culture e le religioni. Nel nome della libertà di espressione e del diritto al credo individuale le idee creazioniste, come qualunque altra posizione teologica, possono sempre essere presentate come supplemento all&#8217;educazione religiosa e culturale, ma non possono pretendere di avere una rispettabilità scientifica.<br />
17 &#8211; La scienza offre un addestramento insostituibile nel rigore intellettuale. Non cerca di spiegare “perché le cose sono”, ma di comprendere come esse funzionano.<br />
18 &#8211; Un&#8217;indagine sulla accresciuta influenza dei creazionisti mostra che il dibattito fra creazionismo ed evoluzionismo va ben oltre l&#8217;ambito intellettuale. Se non facciamo attenzione, i valori che stanno alla base stessa del Consiglio europeo verranno direttamente minacciati dai creazionisti fondamentalisti. È quindi compito dei Parlamentari del Consiglio di reagire prima che sia troppo tardi.<br />
19 &#8211; L&#8217;assemblea parlamentare urge quindi gli stati membri e specialmente le loro autorità educative: A difendere e promuovere la conoscenza scientifica. A rafforzare gli insegnamenti dei principi fondamentali della scienza, la sua storia, la sua epistemologia, e i suoi metodi, accanto all&#8217;insegnamento di una conoscenza scientifica obiettiva. A rendere le scienze più comprensibili, più attraenti, più vicine alla realtà del mondo moderno. Ad opporsi vigorosamente all&#8217;insegnamento del creazionismo come disciplina scientifica in termini di parità con la teoria evolutiva, e in generale ad opporsi all&#8217;introduzione del creazionismo in qualunque disciplina all&#8217;infuori della religione. A promuovere l&#8217;insegnamento dell&#8217;evoluzione come teoria scientifica fondamentale nel programma scolastico.<br />
20 &#8211; L&#8217;assemblea accoglie favorevolmente il fatto che 27 accademie scientifiche del Consiglio Europeo degli stati membri abbiano firmato, nel giugno 2006, una dichiarazione sull&#8217;insegnamento dell&#8217;evoluzione, e si appella alle accademie scientifiche che ancora non l&#8217;hanno fatto a firmare la dichiarazione.</strong></p>
<p><strong>•    Pollard John F., L&#8217;obolo di Pietro. Le finanze del papato moderno: 1850-1950, 2006, Corbaccio<br />
•    De Alessandri Enrico, Comunione e liberazione: assalto al potere in Lombardia, 2010, Bepress<br />
</strong></p>
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