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	<title>ArruotaLibera &#187; Eilat</title>
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	<description>Critica delle verità ufficiali. Contro l&#039;ipocrisia e l&#039;uso di due pesi e due misure da parte del potere</description>
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		<title>Israele colto con le mani nel sacco delle frottole &#8220;atomiche&#8221; all&#8217;AIEA per spingere alla guerra (anche) contro l&#8217;Iran?</title>
		<link>http://www.pinonicotri.it/2011/11/israele-colto-con-le-mani-nel-sacco-delle-frottole-atomiche-allaiea-sulliran-per-spingere-alla-guerra-anche-contro-teheran/</link>
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		<pubDate>Sun, 13 Nov 2011 18:42:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pino Nicotri]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Questa volta Israele pare proprio sia stato colto col sorcio in bocca, come si usa dire a Roma di qualcuno beccato con le mani nella marmellata, cioè in flagrante. Un sorcio in bocca per spingere alla guerra contro l&#8217;Iran con la solita scusa delle bombe atomiche a gogò, così come il precedente sorcio &#8220;atomico&#8221; in bocca agli Usa aveva &#8220;fruttato&#8221; l&#8217;invasione dell&#8217;Iraq. Anche in quel caso, con i buoni uffici dei servizi segreti israeliani sempre pronti a sfornare dossier debitamente taroccati. Come è noto, l&#8217;Aiea è l&#8217;agenzia Onu che vigila contro la proliferazione di bombe atomiche, ma solo ed esclusivamente nei Paesi che hanno firmato il Trattato di Non Proliferazione. Israele NON l&#8217;ha firmato, perciò le sue centinaia di atomiche se l&#8217;è prodotte senza rotture di scatole né denunce o allarmi di un qualche tipo. Peraltro, secondo il libro &#8220;L&#8217;Iran e la Bomba&#8221; di Giorgio Frankel, Israele possiede anche le ben più terribili bombe H e forse anche le bombe N, cioè a neutroni, ordigni che ammazzano gli esseri viventi ma non danneggiano le costruzioni: vale a dire, una forma perfetta di &#8220;pulizia&#8221; se non etnica quanto meno &#8220;nazionale&#8221;. Più o meno un anno fa qualcuno ha recapitato all&#8217;Aiea un dossier che &#8220;dimostrava&#8221; come l&#8217;Iran fosse ormai a un passo dal produrre ordigni nucleari. Peccato che all&#8217;Aiea qualcun altro s&#8217;è accorto che nel documento, redatto in lingua farsi, quella più parlata in Iran, ricorrevano termini che nessun iraniano usa più: guarda caso, li usano solo i membri della comunità ebraica locale…. E taciamo sulla &#8220;inspiegabile&#8221; uccisione di scienziati nucleari iraniani e sul virus informatico che ha paralizzato per qualche mese i computer addetti al controllo e al funzionamento dei reattori nuvleari iranianu tilizzati per produrre corrente elettrica. Guarda caso, qualcuno s&#8217;è accorto che nella sequela di termini che componevano il virus ce n&#8217;era uno che figura nella bibbia….</strong><span id="more-3403"></span></p>
<p><strong>Questa volta la panzana è stata veicolata da un giornale francese, Le Figaro, con articoli il cui succo era che &#8220;l&#8217;Iran prepara la bomba nucleare&#8221;. Le Figaro ha dato la notizia &#8220;ufficiale&#8221;  che anticipava i contenuti del rapporto che l&#8217;Aiea  illustrerà il 17 novembre prossimo a Vienna in occasione del meeting annuale. Il documento, ha scritto il giornale francese, &#8220;dovrebbe essere il più duro e più completo mai redatto dall&#8217;organizzazione sullo stato di avanzamento del programma nucleare iraniano&#8221;. Secondo le informazioni ottenute da Le Figaro, &#8220;prove alla mano&#8221; l&#8217;Aiea si prepara a denunciare il carattere militare di tale programma, che avrebbe l&#8217;obiettivo di dotare il paese della bomba atomica. E in Italia abbiamo addirittura letto che &#8220;l&#8217;Iran testa la bomba atomica&#8221;, espressione che in italiano e nella testa della gente richiama i test atomici, cioè l&#8217;esplosione di bombe atomiche sperimentali provocata, magari sottoterra, per capire se l&#8217;ordigno funziona e se funziona bene come dovrebbe. Abbiamo anche letto di come il capo del governo israeliano Benjamin Netanyahu e i suoi indecorosi ministri della Difesa Ehud Barak (cognome che risale alla parola &#8220;pace&#8221;…) e degli Esteri Avigdor Lieberman fossero pronti a bombardare l&#8217;Iran e premessero sul presidente Usa Obama per avere il disco verde. Anzi, abbiamo letto come fossero pronti perfino ad agire senza permesso Usa con l&#8217;aiuto degli inglesi per mettere Obama, e l&#8217;Europa, di fronte al fatto compiuto.</strong><strong> </strong></p>
<p><strong>Il boccone più ghiotto di questa nuova manovra guerrafondaia, e quindi criminale,  era che lo &#8220;scienziato nucleare&#8221; russo Vyacleslav Danilenko aveva confessato &#8211; ma a chi? &#8211; di avere &#8220;aiutato l&#8217;Iran a produrre l&#8217;atomica&#8221;. Che si voleva di più per bombardare o invadere l&#8217;Iran? Il divolo però, come è noto, fa le pentole, ma non i coperchi: E così i giornali e le tv russe hanno scoperto che lo scienziato in realtà Danilenko si è occupato in vita sua solo di produzione di per ora microscopici diamanti artificiali, tanto microscopici da essere chiamati nanodiamenti, ottenuti sottoponendo campioni di carbonio a pressioni gigantesche provocate da esplosioni.  In pratica si tratta di sottoporre il campione di carbonio (può parere strano, ma i diamanti sono una forma del carbonio) a mega pressioni simultanee provenienti dall&#8217;alto e dal basso, da avanti e da dietro, dall&#8217;alto e dal basso, insomma da varie direzioni. Megapressioni che si possono ottenere per esempio facendo esplodere nello stesso attimo delle cariche che sparano come proiettile ognuna un cilindrino di acciaio, in modo che tutti assieme schiaccino da vari lati e nello stesso istante il campione di carbonio. L&#8217;innesco delle atomiche è più o meno lo stesso. Si tratta infatti di sparare nello stesso attimo e in modo concentrico l&#8217;uno contro l&#8217;altro pezzi di uranio 235 o di plutonio, in modo che sommati formino la famosa massa critica, una decina di chili, necessaria per l&#8217;esplosione atomica. Ecco perché qualche zuzzerellone ha pensato bene di far &#8220;confessare&#8221; a Danilenko l&#8217;inconfessabile. O meglio: l&#8217;impossibile. Da notare che i nanodiamanti di cui si è occupato Danilenko vengono usati nella fabbricazione di lubrificanti e gomma, e in futuro potrebbero trovare applicazioni anche in campo medico. Non vorremo proibire all&#8217;Iran anche la produzione di lubrificanti, gomme, medicinali e attrezzi sanitari!</strong><strong> </strong></p>
<p><strong>E comunque per produrre una bomba atomica o il suo innesco pluridirezionale non ci vogliono più uno o tanti geni, basta chiunque abbia studiato Fisica nucleare o si sia tenuto al corrente, pur senza studiarla, di come si produce una atomica. Basterebbe un neo laureato o perfino il sottoscritto che ha studiato Fisica senza laurearsi, ma che per passione o curiosità s&#8217;è tenuto al corrente di certi argomenti. Anzi, ormai credo che basti consultare Wikipedia o cercare su Google e si viene a sapere come deve essere configurata la massa critica della bomba atomica e il suo innesco. Il problema è &#8220;solo&#8221; procurarsi la quantità di uranio o plutonio sufficiente. Ovviamente non per una sola bomba, che non serve a nulla, ma almeno varie decine. Servono cioè molti quintali o qualche tonnellata di uranio 235 o di plutonio. Per produrre  quantitativi così grandi bisogna lavorare in modo molto ma molto complesso quantità sterminate di rocce scavate nei giacimenti di minerali uraniferi. E&#8217; qui che Wikipedia, Google, i neo laureati e i curiosi come me non bastano neppure da lontano. Servono invece fior di specialisti e fior di macchinari, in quantità che l&#8217;Iran non ha e certo non può procurarsela senza che se ne accorga anche un orbo.</strong><strong> </strong></p>
<p><strong>Contatto dal quotidiano russo Kommersant, il settantaseienne ucraino Danilenko, ora in pensione, si è rifiutato di parlare di Iran, dicendo soltanto: “Non sono un fisico nucleare e non sono il padre del programma nucleare iraniano”. I suoi colleghi hanno confermato il lavoro di Danilenko. Vladimir Padalko, a capo di una compagnia che produce nanodiamanti, ha spiegato all’Aiea e al Dipartimento di Stato americano che “i nanodiamanti non hanno nulla a che fare con le armi nucleari”. Padalko ha confermato che Danilenko lavorò in Iran nella seconda metà degli anni Novanta, ma per la produzione, appunto, di nanodiamanti.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Se Le Figaro e la stampa israeliana, seguita a ruota da quella europea e solo in parte Usa, hanno subito messo in funzione le sirene dell&#8217;allarme rosso atomico, l&#8217;inglese  Guardian è stato più prudente,  anche se si è mantenuto possibilista. La stessa cautela è del Il Kommersant. Il giornale russo cita una fonte vicina a Rosatom, colosso russo dell’energia nucleare, secondo la quale  ”la tecnologia dei nanodiamanti è un campo estremamente specialistico, anche se alcune competenze di Danilenko si potrebbero rivelare utili nella costruzione di esplosivi nucleari”. L&#8217;espressione &#8220;esplosivi nucleari&#8221; è però sballata: si tratta di esplosivi classici, anche se sofisticati come per esempio il T4 e i suoi derivati. Gli &#8220;esplosivi nucleari&#8221; NON esistono: esistono l&#8217;uranio e il plutonio che, in massa critica, esplodono come bomba atomica anziché come bomba classica.</strong><strong> </strong></p>
<p><strong>Come è nata quest&#8217;altra brutta storia puzza lontano un miglio. Sta di fatto che il Guardian ha usato a un certi punto questo titolo: “Perché i media Usa credono il peggio sull’Iran? Nella loro disposizione a riciclare inconsistenti storie spaventose sull’Iran, dimostrano di non avere appreso affatto la lezione dell’Iraq e delle armi di distruzione di massa”. Già perché gli Usa, o almeno la Casa Bianca e i massmedia che le corrono dietro, sull&#8217;Iran cerdono &#8211; e avvalorano &#8211; sempre il peggio?</strong><strong> </strong></p>
<p><strong>L’estraneità di Danilenko al campo nucleare è sostenuta anche dallo storico e analista di politica militare Gareth Porter, che tira in ballo David Albright, la fonte principale delle accuse mosse dal rapporto Aiea a Danilenko. Albright, sostiene Porter, non avrebbe controllato l’accuratezza delle accuse contro Danilenko, né il percorso lavorativo di quest’ultimo. Strana comunque la coincidenza del cognome dello scienziato russo, che deriva dal biblico Daniele, e il nome Daniel del commissario dell&#8217;Aiea che a quanto pare ha avvalorato le fandonie. Il rapporto Aiea sostiene infatti che vi siano “prove evidenti” sullo sviluppo iraniano di un sistema di esplosione per gli ordigni nucleari, alla cui creazione avrebbe contribuito in maniera determinante un esperto straniero. Ma il percorso di Danilenko lo ha visto sempre – a parte un breve periodo iniziale all’Istituto di ricerca scientifica nella città di Snezhinsk &#8211; lavorare  nel campo della sintesi dei diamanti, pubblicando a riguardo autorevoli studi sin dagli anni Sessanta. L’Iran ha infatti un ambizioso programma di sviluppo delle nanotecnologie, e la produzione di nanodiamanti rientrerebbe proprio in questo ambito. Lo stesso Danilenko ha confermato che il motivo della propria permanenza in Iran era legato appunto all’industria dei nanodiamanti.</strong><strong> </strong></p>
<p><strong>Secondo Porter, lo Stato che ha informato l’Aiea della breve esperienza di Danilenko all’Istituto di ricerca scientifica russo di Snezhinsk, dove si portava avanti il programma nucleare russo, è stato Israele. In questo modo, sostiene l’analista americano, Israele cerca di influenzare l’opinione pubblica mondiale. Un compito che, secondo quanto detto dal ministro degli Esteri ai giornalisti Douglas Frantz Catherine Collins, è assolto da una specifica unità del Mossad.</strong></p>
<p><strong>Non avevamo nessun dubbio.</strong></p>
<p><strong>A dire il vero però a propalare certe menzogne &#8211; come già fatto per ottenere l&#8217;invasione dell&#8217;Iraq &#8211; è il gruppo che negli Usa si chiama significativamente &#8220;Prima Israele&#8221; e i suoi simpatizzanti. George W. Bush se ne era circondato, come era circondato dai teo-con sionisti, che si vantavano di tenere ogni settimana alla Casa Bianca una riunione di studio della bibbia, a partire dal sottosegretario alla Difesa Paul Wolfowitz.  Stando a Wikipedia e per esempio ai libri del giornalista James Petras, Wolfowitz ha la doppia cittadinanza, statunitense e israeliana. Pensate: il ministro della Difesa di un Paese che è anche cittadino di un altro Paese! Immaginiamo cosa sarebbe successo se Wolfowitz fosse stato cittadino anche cinese o iraniano o russo anziché israeliano….</strong><strong> </strong></p>
<p><strong>La cosa grave è che, se non m&#8217;è sfuggito per distrazione qualcosa, nessun giornale in Italia ha riportato quanto scritto da Haaretz, e cioè che il rapporto dell&#8217;Aiea o è infarcito di cazzate o è una cazzata la notizia che contiene &#8220;prove definitive&#8221; sulle atomiche iraniane. Ripeto: forse mi sbaglio, però l&#8217;unico ad avere parlato di questo argomento è il giornale online al quale collaboro &#8211; <a href="http://www.blitzquotidiano.it ">www.blitzquotidiano.it </a>- che dopo un paio di ore dal mio avergli spedito l&#8217;articolo di Haaretz ha pubblicato un bel pezzo, in piena notte, sull&#8217;argomento. Allo stesso modo nessuno dà conto della seguente iniziativa, che ritengo invece vada diffusa e sostenuta:</strong><strong> </strong></p>
<p><strong>&#8220;Palestina: tutti sugli autobus israeliani, per la libertà.</strong></p>
<p><strong>Martedì prossimo i Comitati per la resistenza popolare nonviolenta palestinese tenteranno di rompere l&#8217;apartheid e salire sugli autobus dei coloni che illegamente entrano nella Cisgiordania e che collegano le colonie a Tel Aviv o a Gerusalemme. Si tratta di un&#8217;azione ispirata a quelle dei movimenti per i diritti civili negli Stati Uniti.  Il primo tentativo sarà proprio il 15 novembre, e anche di questo parleranno gli attivisti che domani si riuniranno di fronte al Campidoglio, nell&#8217;ambito della campagna dei lunedì italiani per i prigionieri palestinesi  (  <a href="http://www.osservatorioiraq.it/content/i-luned%C3%AC-italiani-per-i-prigionieri-palestinesi">http://www.osservatorioiraq.it/content/i-luned%C3%AC-italiani-per-i-prigionieri-palestinesi</a> ) . Cinquant&#8217;anni dopo la Freedom Riders contro la segregazione (  <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Freedom_riders">http://en.wikipedia.org/wiki/Freedom_riders</a> ) i palestinesi scenderanno in strada per far valere il loro diritto di libertà e dignità contro il regime militare dell&#8217;occupazione, attraverso i metodi della  disobbedienza civile e pacifica. I manifestanti mirano a evidenziare i tentativi di Israele di tagliare illegalmente i collegamenti tra Gerusalemme Est e il resto della Cisgiordania, senza contare che sono in programma &#8211; in territorio palestinese &#8211; nuove linee di collegamento tra Gerusalemme e alcune città israeliane, come Eilat e Beit She&#8217;an. A ciò va aggiunto che attualmente i palestinesi devono essere &#8216;autorizzati&#8217; a entrare in Israele, richiedendo un permesso speciale alle autorità israeliane. Anche all&#8217;interno dei Territori Occupati, la libertà di movimento è ancora fortemente limitata&#8221;.</strong></p>
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