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	<title>ArruotaLibera &#187; ecosostenibile</title>
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	<description>Critica delle verità ufficiali. Contro l&#039;ipocrisia e l&#039;uso di due pesi e due misure da parte del potere</description>
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		<title>Uomo e Natura: la soluzione finale</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Feb 2013 17:22:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Galavotti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Società e dintorni]]></category>
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		<category><![CDATA[ecologia]]></category>
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		<category><![CDATA[filosofia della natura]]></category>
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		<description><![CDATA[Perché la natura, nel nostro pianeta, conserva tratti così spaventosi come le eruzioni vulcaniche, che fanno somigliare la Terra a una stella raffreddatasi soltanto in superficie e che la rendono molto diversa p.es. dalla placida Luna? Vien quasi da pensare che il nostro destino non sia quello di vivere un&#8217;esistenza meramente terrestre, proprio perché abbiamo [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Perché la natura, nel nostro pianeta, conserva tratti così spaventosi  		come le eruzioni vulcaniche, che fanno somigliare la Terra a una stella  		raffreddatasi soltanto in superficie e che la rendono molto diversa  		p.es. dalla placida Luna? Vien quasi da pensare che il nostro destino  		non sia quello di vivere un&#8217;esistenza meramente terrestre, proprio  		perché abbiamo a che fare con un pianeta soggetto a mutazioni  		sconvolgenti, del tutto imprevedibili e assolutamente irreversibili.</p>
<p>In attesa di metterci, come Noè, nell&#8217;ordine di idee che, presto o  		tardi, saremo costretti a traslocare in altri lidi, dovremmo intanto, e  		quanto meno, disabituarci all&#8217;idea di poter avere delle sicurezze che  		prescindono dalle fondamentali caratteristiche della natura sul nostro  		pianeta, di cui la principale è appunto l&#8217;<em>instabilità</em>, cioè il  		fatto che la materia possiede un&#8217;energia che l&#8217;essere umano non è in  		grado di controllare come vorrebbe, e probabilmente non vi riuscirà mai.</p>
<p>Nella sua profonda complessità, la natura ha una potenzialità che, in  		ultima istanza, ci sfugge. Tuttavia questo per noi è una <em>garanzia</em>,  		non un limite. Se noi non fossimo così insicuri a causa dell&#8217;antagonismo  		sociale, non vedremmo l&#8217;instabilità della natura come un pericolo, ma  		come l&#8217;espressione di una diversità irriducibile, che non possiamo  		controllare a nostro piacimento. Noi avvertiamo la natura come un nemico  		perché siamo nemici di noi stessi.</p>
<p>Tutto quanto la natura fa di &#8220;pericoloso&#8221; (o che a noi sembra tale), o è  		stato provocato da noi stessi, agendo in maniera irresponsabile sui suoi  		processi riproduttivi, oppure si tratta soltanto di semplici  		manifestazioni naturali della materia, che noi consideriamo innaturali  		solo perché da seimila anni abbiamo scelto di avere con la natura un  		rapporto egemonico.</p>
<p>Noi non sappiamo più esattamente cosa sia la <em>natura</em>, proprio  		perché abbiamo interposto nel rapporto con essa degli elementi del tutto  		artificiosi, che vanno a incidere, irreversibilmente, sui processi  		generativi e riproduttivi della stessa natura.</p>
<p>Finché questa interferenza restava circoscritta a determinate aree  		geografiche e popolazioni, i danni non superavano l&#8217;ambito locale e  		regionale; ma oggi i danni sono planetari, sempre più gravi e  		apparentemente irrisolvibili, in quanto ogni tentativo di soluzione che  		parta dall&#8217;antagonismo sociale è destinato a non produrre alcun rimedio  		significativo. Questo per dire che il genere umano è diventato il  		pericolo numero uno per la sopravvivenza del pianeta.</p>
<p>Per risolvere questo problema, di proporzioni gigantesche, non c&#8217;è altro  		modo che superare quello che i latini chiamavano <em>bellum omnium contra  		omnes</em>, determinato dalla proprietà privata dei mezzi produttivi,  		tutelata dallo Stato.</p>
<p>Le istituzioni non sono assolutamente in grado non solo di risolvere  		questo problema, ma neppure di porselo come obiettivo. Se la società non  		recupera la sua indipendenza nei confronti dello Stato, dimostrando che  		può fare a meno di qualunque organo istituzionale, e se all&#8217;interno  		della società civile non si pongono le condizioni per cui il benessere  		individuale abbia un senso solo all&#8217;interno del benessere collettivo,  		l&#8217;esistenza del genere umano su questo pianeta non ha alcuna ragion  		d&#8217;essere.</p>
<p>Non saranno certamente le popolazioni abituate a vivere in maniera  		conflittuale ad avere il diritto di popolare l&#8217;universo. Quello che  		abbiamo creato negli ultimi seimila anni non va considerato come una  		parentesi nell&#8217;evoluzione del genere umano, ma come una sorta di  		&#8220;soluzione finale&#8221;, un punto di non ritorno.</p>
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