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	<title>ArruotaLibera &#187; don PieroVaticano</title>
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	<description>Critica delle verità ufficiali. Contro l&#039;ipocrisia e l&#039;uso di due pesi e due misure da parte del potere</description>
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		<title>Per tenere in piedi l&#8217;ormai nauseabondo Emanuela Orlandi Show nuove calunnie e insinuazioni su don Piero Vergari. La grande balla sull&#8217;esorcista della Santa Sede don Gabriele Amorth &#8220;rivelatore&#8221; della morte &#8220;orgiastica&#8221; di Emanuela.</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Sep 2012 21:29:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pino Nicotri]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>PREMESSA</strong></p>
<p><strong>Come forse avrete notato se l&#8217;argomento non ha suscitato la vostra repulsione, la scomparsa di Emaneuela Orlandi, avvenuta nell&#8217;ormai lontano 22 giugno 1983, è trattato in modo sempre più cialtronesco e in spegio alla più elementare decenza giornalistica. Dopo avere seminato false pista a piene mani, a partire da quella dei terroristi turchi che volevano liberare Alì Agca, l&#8217;attentatore di papa Wojtyla, si è passati a 7 anni di presa in giro con la pista della banda della Magliana e del defunto Enrico De Pedis, promosso post mortem a grande capo della banda dalla malafede e scarsa professionalità di troppi giornalisti assecondati da politici tanto &#8220;buonisti&#8221; quanto incapaci e vanesii. Per 7 anni il programma televisivo di Raitre &#8220;Chi l&#8217;ha visto?&#8221; e annessi e connessi hanno suonato la grancassa che aprendo la bara di De Pedis si sarebbe trovata la verità del caso Orlandi. La bara è stata infine aperta e l&#8217;intero sotterraneo della basilica di S. Apollinare che la ospitava è stato trivellato, con un atto inqualificabile della magistratura, ma ovviamente il bandolo della maleodorante matassa non s&#8217;è trovato. Da allora i mass media si sono scatenati contro l&#8217;ex rettore della basilica, don Piero Vergari, che con altre quattro persone ha una comunicazione giudiziaria come semplice atto dovuto per poter procedere ad alcuni controlli sul caso Orlandi. E’ evidente il tentativo di far restare in piedi almeno i calcinacci della ossessiva pista sballata caratterizzata dal nome di De Pedis, inventando man mano ritrovamenti di ossa umane sospette, crani, mandibole e perfino due scheletri di donna nei sotterranei di S. Apollinare. Ora c&#8217;è la follia della terra trovata scavando nell&#8217;ex cimitero sotterraneo della chiesa, come se scavando nel sottosuolo anziché terra ci si aspettasse di trovare farina o noccioline.</strong></p>
<p><strong>Pur di dare addosso a don Vergari accade che nel gruppo fondato su Facebook da Pietro Orlandi, per raccogliere adesioni nel vano tentativo di convincere con una petizione genuflessa papa Ratzinger a rivelare finalmente la verità sulla fine di sua sorella, si arrivi a dipingere don Piero come un omosessuale che corrompeva preferibilmente giovani africani. Il giornalista Fabrizio Peronaci, destinatario della mia lettera aperta inviatagli mesi or sono come puntata di questo blog, alla quale ovviamente non ha mai risposto anche se con comuni conoscenti minacciava sfracelli a mio danno, è arrivato a fare insinuazioni delle quali infine deve essersi vergognato lui stesso, finalmente. In un articolo per il Corriere della Sera del 5 settembre l&#8217;usuale recarsi in Vaticano di don Piero per andare in farmacia, al bancomat e negli archivi chiamati Archivio Segreto Vaticano è stata trasformata in cosa considerata dentro il Vaticano un probabile rintanarsi nella Stato pontificio in vista di “sviluppi delle indagini”, cioè di un eventuale mandato di cattura. Colmo del ridicolo e dell&#8217;assurdità, Peronaci ha voluto far notare che gli archivi sono “gli stessi in cui lavorò per qualche tempo la figlia di un funzionario dei servizi segreti indagato a fine anni 80“. Come se questo particolare insignificante possa essere la prova di manovre di don Piero con i servizi o addirittura una sua appartenenza ad essi. Come dire che poiché il Vaticano è frequentato da un certo papa Ratzinger allora questi e don Piero probabilmente sono ciccia e pappa&#8230;</strong></p>
<p><strong>Di averla fatta fuori dal vaso questa volta più del solito se ne deve essere accorto lo stesso Peronaci o qualche caposervizio del Corriere. Infatti in seguito su corriere.it l&#8217;odiosa allusione ai servizi segreti e alla latitanza è stata tolta, E’ però rimasta sull&#8217;edizione cartacea. E che sull&#8217;edizione cartacea quelle affermazioni ci fossero lo dimostra anche un zelante ed esagitato membro del gruppo Facebook di Pietro Orlandi, tale Mauro Valentini, che ha avuto la bella idea di pubblicare per intero le insinuazioni di Peronaci e di dichiararsi allibito per la mancanza di reazioni forti contro don Piero, che descrive per giunta come un ghiottone di ragazzini preferibilmente africani.</strong></p>
<p><strong>NOVITA&#8217; ODIERNE</strong></p>
<p><strong>Tutto ciò premesso tanto per darvi la misura di dove siamo arrivati, vale a dire al giornalismo più putrefatto dei cadaveri di cui parla, ho appurato che il &#8220;grande scoop&#8221; dell&#8217;esorcista don Gabriele Amorth, che oltre tre mesi fa parlava di Emanuela morta a seguito di orge vaticane, è solo una balla colossale. Amorth NON ha mai fatto quell&#8217;affermazione. Balla colossale, ma rilanciata da tutti i mass media e bevuta avidamente dall&#8217;intera opinione pubblica che ha ancora il fegato di seguire questa interminabile telenovela. Per appurarlo non ho dovuto fare altro che telefonare a don Amorth e, come lui mi ha fatto chiedere, inviargli le mie domande per lettera, alle quali ha risposto. Domanda inevitabile: come è possibile che per oltre tre mesi filati a NESSUN giornalista sia venuto in mente di contattare don Amorth e chiedergli conferme? Io non sono certo un genio del giornalismo e credo neppure l&#8217;unico che usa verificare le notizie per evitare di scrivere cazzate, anche se a volte può capitare a tutti, me per primo, motivo per cui è particolarmente inspiegabile questa inazione di TUTTI che è diventata ignavia di tutti. Certo, mi si può rimproverare di essermi mosso solo dopo un paio di mesi, ma almeno mi sono mosso! E poi chiunque è in grado di capire che dato il clamore, suscitato certo non per caso dalla bufala della morte orgiastica della Orlandi, era meglio aspettare che la temperatura scendesse un po&#8217; onde evitare di essere mandato al diavolo. Anche se un esorcista come don Amorth il diavolo lo combatte anziché spedirgli i rompiscatole come me.<span id="more-3734"></span><br />
</strong></p>
<p><strong> </strong><strong>Nell&#8217;intervista del 22 maggio al vaticanista de La Stampa  Giacomo Galeazzi si leggono di don Amorth due affermazioni chiare, anzi chiarissime: “Ho motivo di credere che si sia trattato di un caso di sfruttamento sessuale, con conseguente omicidio poco dopo la scomparsa e di occultamento del cadavere“; &#8220;Come dichiarato anche da monsignor Simeone Duca, archivista vaticano, venivano organizzati festini nei quali era coinvolto come &#8220;reclutatore di ragazze&#8221; anche un gendarme della Santa Sede&#8221;. Ma per quanto possa apparire incredibile, la rivelazione chock di Amorth non è stata approfondita, anzi è scomparsa dalle cronache e non si ha notizia di suoi sviluppi giudiziari, al punto che don Amorth non è stato neppure interrogato dai magistrati. Come mai? Le risposte sono più d&#8217;una. Vediamo quali.</strong></p>
<p><strong> </strong><strong>Il 4 agosto Pietro Orlandi nella pagina Facebook del gruppo &#8220;petizione.emanuela&#8221;, da lui fondato, s&#8217;è rivolto a &#8220;tutti quelli che mi hanno chiesto un parere sulle dichiarazioni di Padre Amorth&#8221;. E ha spiegato: &#8220;Amorth lo conosco , ho parlato con lui qualche mese fa, non ha idea di cosa possa essere accaduto ad Emanuela. Le sue dichiarazioni sono frutto della lettura di un libro . &#8220;Non mi sono mai interessato a questo caso&#8221; mi disse e mostrandomi un libro &#8211; &#8220;Qui ho letto alcune cose riguardanti questo storia ma non saprei cosa dirti&#8221;. Beh , quelle cose lette sono diventate per alcuni giornalisti le verità sconcertanti di padre Amorth. &#8220;Posso dirti soltanto che le modalità del sequestro (proposta lavoro da persona distinta, tranquillizzare la vittima dare l&#8217;idea di una persona affidabile ecc) sono le tecniche usate dagli adescatori di sette sataniche ma altro, ti ripeto, non saprei cosa pensare&#8221;&#8221;.</strong></p>
<p><strong> </strong><strong>Nella sua dichiarazione Pietro Orlandi non specifica però quale fosse il libro che ha per così dire ispirato don Amorth. Che in risposta ad alcune mie domande il 16 agosto ha svelato l&#8217;arcano: si tratta dell&#8217;assai poco noto &#8220;Emanuela nelle braccia dell&#8217;Islam?&#8221;, 162 pagine di intrighi vaticani e internazionali dal sapore romanzesco scritte dalla giornalista Anna Maria Turi. La stessa Turi che il 22 luglio 1993 raccolse in una intervista per il giornale Il Tempo le sorprendenti ma tardive dichiarazioni del cardinale Silvio Oddi, titolare di una congregazione, cioè di un ministero del Vaticano: secondo il prelato Emanuela il tardo pomeriggio della sua scomparsa, come  noto avvenuta 10 anni prima dell&#8217;intervista, sarebbe stata vista da alcune guardie svizzere rientrare e dopo un po&#8217; uscire di nuovo dal piccolo Stato pontificio passando come al solito per porta S. Anna e salire su un&#8217;auto che la aspettava in disparte. In disparte come se l&#8217;occupante non volesse farsi riconoscere  dagli svizzeri di guardia a porta S. Anna, probabilmente perché in Vaticano l&#8217;uomo in attesa in auto doveva essere una figura ben nota. Il racconto di Oddi, che manda all&#8217;aria le versioni ufficiali e i miti metropolitani, figura anche a verbale nella testimonianza resa al giudice istruttore Adele Rando.</strong></p>
<p><strong> </strong><strong>Il libro della Turi che ha imbeccato don Amorth batte due piste: quella sessuale in ambito vaticano, che vede papa Wojtyla cinicamente preoccupato solo che non scoppi uno scandalo,  e quella del rapimento per mano islamica e successivo innamoramento di Emanuela per uno dei rapitori. Con il quale l&#8217;ex ragazza vivrebbe beata e felice in Marocco con il nuovo nome Fatima, dedita alle opera di assistenza e carità e senza nessuna intenzione di farsi viva con i suoi dimenticati familiari romani. Una delle trattative, guarda caso tutte fallite, tira in ballo addirittura l&#8217;allora capo del governo di Israele, Shimon Peres, il famoso generale e ministro israeliano della Difesa dell&#8217;epoca Ariel Sharon e il leader palestinese Arafat, oltre all&#8217;immancabile Vaticano e i governi italiani: tutti assieme appassionatamente….  Tra le varie affermazioni francamente difficili da digerire, il libro riporta quelle di Ali Rashid, definito &#8220;braccio destro di Arafat&#8221; e autodefinitosi l&#8217;uomo della trattativa con il Vaticano &#8211; su incarico di Arafat e col beneplacito della famiglia Orlandi &#8211; per la liberazione di Emanuela. Rashid 1° luglio 1993 spiega che la Orlandi e Mirella Gregori, ragazza sparita da Roma un mese e mezzo prima di Emanuela, sono diventate merce preziosa per il capo dell&#8217;Autorità Nazionale Palestinese per fare pressione sul Vaticano perché accetti una serie di richieste pro palestinesi. E che fine ha fatto la &#8220;merce preziosa&#8221;? &#8220;Le ragazze furono alfine cedute (in mani meno coinvolte) perché la Chiesa non riusciva a facilitare l&#8217;accordo con l&#8217;accoglimento delle richiesta avanzate&#8221;, anche perché &#8220;E&#8217; ovvio che &#8220;Peres e Sharon non erano minimamente interessati alla liberazione di Emanuela Orlandi&#8221;. Parola di Ali Rashid &#8220;braccio destro di Arafat&#8221; ad Anna Maria Turi&#8230; Peccato solo che nel descrivere il luogo dell&#8217;incontro con Rashid l&#8217;autrice del libro compia un errore forse per distrazione. &#8220;Ci eravamo dati appuntamento dietro la basilica di S. Maria Maggiore, sul lato cioè rivolto a via Merulana&#8221;: il problema è che il lato rivolto su via Merulana non è quello &#8220;dietro la basilica di S. Maria Maggiore&#8221;, bensì, all&#8217;opposto, quello davanti, il lato cioè dell&#8217;ingresso.</strong></p>
<p><strong>Arafat, Peres, Sharon e annessi intrighi internazionali a parte, il colpo grosso si trova a pagina 40. Vi si legge infatti che su consiglio di un certo Mario, del quale purtroppo viene omesso il cognome, la giornalista Turi il 27 maggio del 2003 si è recata a chiedere della sorte di Emanuela a monsignor Simone Duca nella sua villa in via Tito Livio a Roma. Ecco quanto c&#8217;è scritto in merito all&#8217;incontro: </strong></p>
<p><strong>&#8220;L&#8217;ultrasettantenne [don Simeone Duca, ndr], di complessione imponente, era ancora vivace ed energico. Si sedette alla scrivania e m&#8217;invitò a chiedergli cosa volevo. Entrai subito in argomento e così rispose alle mie domande sulla Orlandi: &#8220;D&#8217;abitudine si organizzavano dei festini, e ciò avveniva anche nella sede di un&#8217;Ambasciata straniere presso la Santa Sede. Nella faccenda era coinvolto un gendarme vaticano. L&#8217;idea delle ragazze era quella di divertirsi e di guadagnare un po&#8217; di soldi. Quanto alla Orlandi, dopo essere stata sfruttata, è stata fatta sparire e quindi uccisa&#8221;&#8221;.</strong></p>
<p><strong>Parole chiare e nette, che almeno in apparenza non lasciano adito a nessun dubbio. Purtroppo però la giornalista dalla bocca del sacerdote non è riuscita a cavare nemmeno una parola in più, nonostante in seguito ne sia diventata amica accompagnandolo anche in un viaggio a Zara. L&#8217;impersonale &#8220;si organizzavano dei festini&#8221; resta impersonale e la domanda su chi avesse l&#8217;abitudine di organizzarli resta senza risposta. Restano senza risposta anche altri interrogativi di non poco conto. Qual è l&#8217;ambasciata di cui parla don Simeone? Chi è il gendarme vaticano coinvolto? Come, quando è dove è stata prima &#8220;fatta sparire e quindi uccisa&#8221; Emanuela? Per mano di chi? Domande d&#8217;obbligo anche perché il vice capo della gendarmeria vaticana, Raul Bonarelli, nel &#8217;93 è stato coinvolto nell&#8217;inchiesta sul caso Orlandi con la pesante accusa di concorso in sequestro di persona, accusa a mio avviso infondata, ma che comunque si è persa nel nulla perché la procura della Repubblica non ha mai risposto al giudice istruttore Adele Rando che nel dicembre &#8217;97 ha chiesto se dovesse proseguire le indagini col vecchio rito o con quello nuovo imposto nel frattempo dalla riforma della giustizia.</strong></p>
<p><strong>Tutto ciò porta ad altre domande. Come è possibile che la giornalista Turi non sia riuscita a sapere nulla di più preciso da monsignor Duca? E&#8217; credibile che questi dopo avere lanciato un macigno così grosso abbia tenuta sempre nascosta la mano, evitando di chiarire alcunché per il resto della sua vita? Don Simeone è morto infatti qualche anno dopo l&#8217;incontro con la Turi. Era sicuramente già morto da alcuni anni quando il suo libro è stato edito nell&#8217;aprile del 2011, motivo per cui nessun magistrato ha potuto interrogarlo per chiarire tutto ciò che c&#8217;è da chiarire. La &#8220;rivelazione&#8221; di Simeone Duca è avvenuta nell&#8217;83 e la pubblicazione del libro solo nel 2011: possibile che la Turi per ben otto anni non abbia fatto cenno con nessuno di quanto appreso, lei che le confidenze del cardinale Oddi le espose subito in un&#8217;intervista per un giornale?</strong></p>
<p><strong> </strong><strong>Come che sia, il risultato comunque è che monsignor Amorth NON ha mai sostenuto e dichiarato che la sorella di Pietro fosse un&#8217;habitué di festini spinti e che in quell&#8217;ambito è stata fatta sparire e uccisa. Il monsignore si è solo limitato a riportare frasi altrui vecchie di nove anni, per giunta non verificate da nessuno e ormai non più verificabili. Amorth nel suo libro &#8220;L&#8217;ultimo esorcista&#8221;, pubblicato già lo scorso gennaio, non ha minimamente accennato a festini, tutt&#8217;altro:  ha infatti esposto la sua convinzione che Emanuela prelevata con l&#8217;inganno sia rimasta vittima di una setta satanica. Convinzioni che, come abbiamo visto, Amorth ha ribadito di persona a Pietro Orlandi. I festini quindi e il Vaticano non c&#8217;entrano nulla con quanto scritto ne &#8220;L&#8217;ultimo esorcista&#8221;. A me l&#8217;anziano monsignore il 25 agosto ha scritto che &#8220;nel mio libro non ho citato Simeone Duca perché se si nomina il Vaticano i giornalisti si scatenano come lupi&#8221;. Come si spiega quindi l&#8217;attribuzione a lui delle parole in realtà dette da Simeone Duca?</strong></p>
<p><strong> </strong><strong>Che le parole di don Amorth siano state forzate me lo ha scritto lui stesso il 16 agosto: &#8220;Le frasi riportate non sono del tutto esatte&#8221;. E lo scorso 24 maggio lo aveva detto anche ad Antonio Goglia, un signore di S. Giorgio a Cremano da qualche mese in corrispondenza con me perché si interessa al caso Orlandi anche suggerendo piste: per esempio, quella dei preti pedofili di Boston rilanciata con fragore dal Corriere della Sera. Queste la parole di don Amorth a Goglia: ”Guardi, le mie affermazioni generiche circa il caso Orlandi formulate nel mio libro &#8220;L&#8217;ultimo esorcista&#8221; sono state interpretate ad arte da qualche vaticanista”. Sembrerebbe una frecciata al vaticanista de La Stampa che lo ha intervistato. Come che sia, è strano che don Amorth si sia ben guardato dal chiarire pubblicamente che le sue parole sono state &#8220;interpretate ad arte&#8221;. E così il suo silenzio ha permesso di usarle per poter accusare della morte &#8220;orgiastica&#8221; di Emanuela don Piero Vergari, che all&#8217;epoca della scomparsa della ragazza era il rettore della basilica di S. Apollinare. Accusare don Vergari è un modo per tentare di far restare in piedi almeno un mattone della prolungata montatura contro la cosiddetta banda della Magliana e il suo preteso boss Enrico De Pedis, che come è noto fino a giugno era sepolto per l&#8217;appunto in S. Apollinare.</strong></p>
<p><strong> </strong><strong>Sono passati più di tre mesi, ma nessuno si è preso la briga di informarsi su don Simeone Duca e tanto meno di cercare di approfondire quanto a lui attribuito da La Stampa, e in seguito da tutti i mass media, a proposito dei festini vaticani con belle minorenni. Nato in Dalmanzia a Borgo Erizzo, don Simeone è scappato dalla Jugoslavia dove nel &#8217;44 era stato condannato ai lavori forzati. Definirlo &#8220;archivista vaticano&#8221; è francamente riduttivo. Più che altro monsignor Duca è stato molto impegnato a fare da snodo con molti ambienti, tutti chiacchierati e spesso pessimi, per conto della banca vaticana IOR. Il prete dalmata è passato indenne attraverso vari scandali nonostante rinvii a giudizio, come quello del 1986 per lo scandalo dei petroli, mandati di cattura e condanne, come quella del 1983 per avere tentato di comprare da un giudice della Cassazione una sentenza favorevole a un criminale della mafia calabrese. Don Simeone era inoltre noto per la sua ricchezza. A Roma viveva in una villa da straricco e venne soprannominato Monsignor Miliardo perché per evitare le manette all&#8217;epoca dello scandalo dei petroli pagò un miliardo di lire di cauzione (pari oggi ad almeno 1,5 milioni di euro). Lo scandalo dei petroli appurò negli anni &#8217;80 che il vertice della Guardia di Finanza truffava lo Stato italiano facendo contrabbando di petrolio e portò alla luce una cordata di monsignori e affaristi impegnatissimi per fare ottenere con modi molto disinvolti promozioni e avanzamenti di carriera ai propri beniamini. Una delle specialità di don Simeone era organizzare ottime cene e incontri lieti per ungere le ruote al fine di fare ottenere ai suoi protetti i favori di politici, vertici militari e grandi manager statali. A quell&#8217;epoca per propiziarsi gli interlocutori non si usavano ancora le escort, ma i festini allegri sì.</strong></p>
<p><strong> </strong><strong>Certo però che questa storia dei festini un po&#8217; troppo allegri, il buco nero che avrebbe inghiottito Emanuela Orlandi, è strana. Vediamo perché:</strong></p>
<p><strong>1) &#8211; Viene lanciata da un vaticanista, quello de La Stampa, che in quanto vaticanista e in quanto accreditato presso la sala stampa vaticana è difficile che scriva cose deleterie per il Vaticano.</strong></p>
<p><strong>2) &#8211; Il lancio viene attribuito ad affermazioni dell&#8217;esorcista del Vaticano, che in quanto tale è difficile che dica cose pesanti per quella che per lui è la Santa Sede. E infatti, per evitare i giornalisti che &#8220;si scatenano come lupi&#8221;, non le ha dette.</strong></p>
<p><strong>3) &#8211; All&#8217;origine di tale storia dei festini c&#8217;è la dichiarazione di un sacerdote, archivista capo del Vaticano e armeggione dello IOR, che in quanto sacerdote e dipendente del Vaticano non dovrebbe sparare a zero neppure lui contro il piccolo Stato pontificio che oltretutto è il suo datore di lavoro.</strong></p>
<p><strong>4) &#8211; La dichiarazione del sacerdote archivista e maneggione viene raccolta e diffusa, con otto ani di ritardo, da una giornalista che oltre a essere accreditata anche lei presso la sala stampa vaticana è specializzata in libri molto edificanti su santi, madonne, madonnine, grotte miracolose, credenti con le stimmate e mistiche cattoliche, tutti editi dalla casa editrice cattolica Il Segno specializzata in libri di preghiere.</strong></p>
<p><strong>5) &#8211; Ed è questa casa editrice molto cattolica a pubblicare anche il libro della Turi con le affermazioni scioccanti di don Simeone che non fanno fare certo bella figura al Vaticano.</strong></p>
<p><strong> </strong><strong>Il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi, e la strada dell&#8217;inferno è lastricata di buona volontà. Infatti a pensarci bene appare una ben strana ironia della sorte che a lanciare pietre così pesanti e a &#8220;scatenare i lupi&#8221; contro il Vaticano sia una sfilza di personaggi legati proprio al Vaticano o comunque in Vaticano bene accreditati e stimati. Così come appare strano che il Vaticano nonostante tutto non li abbia sanzionati né sgridati in nessun modo. Stranezze che fanno assumere di fatto a questa nuova &#8220;verità&#8221; l&#8217;aria di un tentativo di scelta del male minore: assodato che il Vaticano comunque c&#8217;entra, è meglio divagare parlando di sette e di orge, senza specificare assolutamente nient&#8217;altro, anziché ammettere la verità con nomi e cognomi. Insomma, un modo per esorcizzare la verità. E in un esorcismo così impegnativo, con tanto di diavoli che non fanno coperchi, la figura del decano degli esorcisti mondiali ci sta come il cacio sui maccheroni….</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
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