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	<title>ArruotaLibera &#187; dittatura</title>
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	<description>Critica delle verità ufficiali. Contro l&#039;ipocrisia e l&#039;uso di due pesi e due misure da parte del potere</description>
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		<title>I problemi della sicurezza e i progressi della verità</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Dec 2012 11:22:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Galavotti]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[La sicurezza da che cosa è data? Indubbiamente dalla possibilità di difendersi. Quando si è attaccati da qualcosa o da qualcuno, che sia un terremoto o un assassino, la sicurezza dipende dalla capacità di evitare conseguenze negative su di sé. Bisogna sapersi difendere: nessun elemento della natura è provvisto solo di armi d&#8217;attacco. Tuttavia la [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La  		sicurezza da che cosa è data? Indubbiamente dalla possibilità di  		difendersi. Quando si è attaccati da qualcosa o da qualcuno, che sia un  		terremoto o un assassino, la sicurezza dipende dalla capacità di evitare  		conseguenze negative su di sé. Bisogna sapersi difendere: nessun  		elemento della natura è provvisto solo di armi d&#8217;attacco.</p>
<p>Tuttavia la  		miglior sicurezza &#8211; com&#8217;è noto &#8211; è data sempre dalla <em>prevenzione</em>.  		Edifici antisismici evitano effetti catastrofici. Ma come possiamo  		evitare gli omicidi? In teoria è semplice: risolvendone le <em>cause</em>,  		che sono squisitamente <em>umane</em>, cioè non attribuibili a entità  		esterne, come il fato, il destino, una qualche divinità o la natura.</p>
<p>Anche quando un omicidio è già stato compiuto, il modo migliore per  		impedire che si ripeta, non sta tanto nella pena in sé (che pur non può  		mancare), quanto piuttosto nella <em>discussione</em> che bisogna fare per  		cercare di capire il <em>motivo</em> per cui quel delitto è nato.</p>
<p>La  		discussione serve per mediare tra opposti interessi, per trovare un  		punto d&#8217;incontro che soddisfi tutte le parti in causa. Deve essere una  		discussione tra i <em>protagonisti</em>, non tanto su di loro.</p>
<p>Insomma,  		la discussione deve servire per prendere <em>provvedimenti</em> affinché  		il crimine non si ripeta e, in questo impegno collettivo, non si può  		escludere a priori il contributo che può dare lo stesso criminale. E&#8217; a  		livello <em>locale</em> che si devono cercare le cause dei reati,  		altrimenti, inevitabilmente, si tenderà ad attribuirle a forze oscure,  		imponderabili.</p>
<p>Ora, è evidente che in una società fortemente  		individualistica, in cui l&#8217;antagonismo sociale non è l&#8217;eccezione ma la  		regola, l&#8217;autodifesa è assegnata non alle <em>discussioni pubbliche</em>,  		ma ad altri mezzi e modi. Tra questi mezzi preposti a far rispettare la  		leggi, quelli prevalenti sono le forze dell&#8217;ordine, che a volte si  		trovano a esercitare una difesa sproporzionata rispetto all&#8217;effettivo  		pericolo, e la categoria degli avvocati, abituati a considerare il  		diritto in maniera del tutto autonoma rispetto all&#8217;etica.</p>
<p>Quando  		l&#8217;individualismo è esasperato si ricorre anche all&#8217;uso delle armi per  		difesa personale. In una società come quella nord-americana si è  		convinti che la diffusione delle armi fra la popolazione aumenti il  		senso di sicurezza. I fatti però dimostrano il contrario. E anche qui il  		motivo è molto semplice: se si possiede un&#8217;arma, ad un certo punto può  		venire istintivo usarla per risolvere quei problemi per i quali  		occorrerebbe un <em>dibattito pubblico a livello locale</em>.</p>
<p>Stesso atteggiamento lo si ha nei confronti della pena di morte: la  		si usa più facilmente là dove la società non è abituata a discutere <em> pubblicamente</em> i propri problemi. La pena di morte è tipica dei paesi  		autoritari, privi di <em>pedagogia sociale</em> e di vere <em>autonomie  		locali</em>. L&#8217;uso delle armi per difesa personale è tanto più forte  		quanto più è grande la sfiducia nei confronti delle capacità che le  		istituzioni hanno nel risolvere i problemi della gente comune.</p>
<p>Le  		moderne società infatti sono caratterizzate da una polarizzazione di  		questo genere: da un lato la gran massa degli individui isolati (la cui  		socializzazione di base è la famiglia nucleare), dall&#8217;altro le  		istituzioni con tutti i poteri. Nel mezzo vi sono i tentativi dei  		singoli di organizzarsi socialmente per contrastare i superpoteri dello  		Stato: c&#8217;è chi lo fa legalmente, attraverso partiti, sindacati,  		movimenti ecc., e chi illegalmente, attraverso la criminalità  		organizzata, e anche chi lo fa immoralmente ma con la patina della  		legalità, come le associazioni corporative che rivendicano propri  		privilegi, le lobby di potere e, ultimamente, gli stessi partiti  		politici.</p>
<p>Ma perché le società antagonistiche non discutono  		apertamente i loro problemi di <em>natura sociale</em>? Anche qui il  		motivo è molto semplice: le istituzioni temono che da un dibattito  		franco e aperto i cittadini s&#8217;accorgano che le istituzioni non solo non  		sono in grado di risolvere alcun problema, ma anche che esse stesse sono 		<em>fonte</em> dei loro problemi. Le istituzioni centralizzate non amano  		essere considerate come un corpo estraneo a livello locale.</p>
<p>Di regola  		infatti ai cittadini viene fatto credere che le istituzioni sono <em> equidistanti</em> dalle forze in campo e che non è affatto vero che lo  		Stato protegge soprattutto quelli che sono economicamente più forti. I  		cittadini, insomma, devono convincersi di vivere in una gigantesca bolla  		di sapone, dove il Grande Fratello è in grado di risolvere ogni loro  		problema.</p>
<p>Ora, siccome i crimini diventano sempre più numerosi,  		efferati e, spesso, addirittura insensati, i cittadini vanno indotti a  		credere che il Grande Fratello non è abbastanza severo non per sua  		colpa, ma perché non ha abbastanza poteri. Se proprio si vuole che  		nessuno possa farsi giustizia per conto proprio, lo Stato deve essere  		messo in grado di dimostrare che è severissimo nei confronti di chi  		trasgredisce le regole. E&#8217; questo che il sistema oggi sta chiedendo.</p>
<p>Si continuerà così a non discutere di alcun problema, nella certezza che  		un&#8217;<em>entità esterna</em> avrà la forza necessaria per risolvere tutto.  		Le dittature militari sono il futuro delle democrazie parlamentari. Sarà  		come passare da una dittatura <em>formale</em> a una <em>sostanziale</em>.  		La fine dell&#8217;ambiguità verrà salutata come un grande progresso della  		verità. Bisognerà soltanto trovare qualcuno che, pur non provenendo  		dagli ambienti in cui il privilegio è la norma, finga di esercitare il  		potere in nome del popolo.</p>
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		<title>In che senso l&#8217;Europa unita?</title>
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		<pubDate>Thu, 24 May 2012 17:34:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Galavotti]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tre periodi storici di altissima crisi, dovuta a corruzione, conflitti di ceti e classi, abusi d&#8217;ogni tipo, portarono in Italia a soluzioni che all&#8217;apparenza sembravano convincenti, ma che, alla resa dei conti, si rivelarono peggiori dei mali che volevano combattere. Il periodo più antico fu quello della tarda repubblica romana, che, dopo l&#8217;eliminazione dei Gracchi, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Tre periodi storici di altissima crisi, dovuta a corruzione,  		conflitti di ceti e classi, abusi d&#8217;ogni tipo, portarono in Italia a  		soluzioni che all&#8217;apparenza sembravano convincenti, ma che, alla resa  		dei conti, si rivelarono peggiori dei mali che volevano combattere.</p>
<p>Il periodo più antico fu quello della tarda repubblica romana, che, dopo  l&#8217;eliminazione dei Gracchi, dopo le sanguinose guerre sociali e civili e dopo la  sconfitta della rivolta di Spartaco, portò alla dittatura degli imperatori,  durata mezzo millennio, e non solo in Italia ma in tutta Europa.</p>
<p>Mille anni dopo fu la volta del tardo alto Medioevo, la cui corruzione portò  alla nascita della teocrazia pontificia, che durò sino alla riforma protestante  e al sorgere degli Stati nazionali europei.</p>
<p>Circa mille anni dopo fu la volta delle dittature nazi-fasciste, che  insanguinarono l&#8217;intera Europa per tutta la prima metà del Novecento, in  risposta alla crisi strutturale dei regimi liberali e parlamentari.</p>
<p>A queste dittature fasciste di tipo cesarista, in cui cioè la mistica del  duce dominava incontrastata, si opposero con successo sia la dittatura  stalinista, che poteva avvalersi di un apparato statale e di una persuasione  ideologica più efficace; sia (con un successo che col tempo si rivelò ancora più  grande) la dittatura economica degli Stati Uniti, capaci di applicare allo  sviluppo produttivo tutte le principali conquiste tecnico-scientifiche, capaci  di fare del consumismo di massa un&#8217;ideologia mondiale attraverso un uso  spregiudicato dei mass-media e capaci di fare della finanza una potente arma di  ricatto mondiale nei confronti dei paesi più deboli.</p>
<p>In tutti e tre i periodi storici non si riuscì a fare altro che sostenere,  senza rendersene conto (in un primo momento), le dittature più feroci, nella  convinzione che in tal modo le classi privilegiate avrebbero potuto essere  meglio controllate. L&#8217;illusione di una maggiore democrazia fece nascere le  peggiori dittature della storia (cui si possono aggiungere quelle del socialismo  reale, che sfruttarono il declino del tardo feudalesimo dei loro paesi).</p>
<p>Dunque quale può essere oggi l&#8217;illusione popolare in grado di far nascere in  Europa una potente dittatura, che sia molto più efficace di quella bonapartista  dei vari Mussolini, Hitler, Franco, Pétain&#8230;</p>
<p>L&#8217;illusione può essere solo questa: i parlamenti nazionali non sono in alcun  modo in grado di risolvere i problemi economici e i conflitti sociali, dunque ci  vuole un unico parlamento sovranazionale, un vero parlamento europeo dotato di  tutti gli effettivi poteri di uno Stato centralizzato.</p>
<p>Così, invece di sviluppare la democrazia diretta, la democrazia sarà ancora  più delegata; invece di sviluppare l&#8217;autogestione, saremo completamente  eterodiretti, invece di sviluppare l&#8217;autoconsumo, resteremo totalmente in balìa  dei mercati e delle borse mondiali. Si farà di un Superstato democratico un  Leviatano mai visto. E questo nella convinzione di realizzare una maggiore  uguaglianza.</p>
<p>Alla luce dei precedenti storici, è evidente che per poter arrivare a questo  saranno necessari rovinosi crolli di borsa, un generale impoverimento economico  della società, un&#8217;acuirsi della corruzione e naturalmente una sanguinosa guerra  civile.</p>
<p>Gli Stati nazionali scompariranno e tutto verrà gestito da un unico organismo  europeo, i cui nuovi burocrati non mancheranno di dire che solo in tal modo  saremo in grado di fronteggiare meglio il globalismo aggressivo della nuova  superpotenza cinese.</p>
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		<title>La domanda è ormai d&#8217;obbligo: ma il chiavalier Berlusconi è un uomo di Stato o un cialtrone? La risposta l&#8217;ha data lui stesso: con la figura di merda del sussurrare all&#8217;orecchio dell&#039;&#8221;abbronzato&#8221; la clamorosa balla e calunnia dell&#8217;Italia soggetta alla &#8220;dittatura dei giudici di sinistra&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 26 May 2011 23:14:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pino Nicotri]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[La figura di merda, e da omuncolo, fatta da Berlusconi sussurrando a Obama l&#8217;incredibile fregnaccia, e calunnia, che in Italia c&#8217;è, più o meno, la &#8220;dittatura dei giudici di sinistra&#8221;, è incredibile, ma è il logico sviluppo del modo di fare del Chiavaliere. Partiamo da una domanda. Un capo di governo che in campagna elettorale [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La figura di merda, e da omuncolo, fatta da Berlusconi sussurrando a Obama l&#8217;incredibile fregnaccia, e calunnia, che in Italia c&#8217;è, più o meno, la &#8220;dittatura dei giudici di sinistra&#8221;, è incredibile, ma è il logico sviluppo del modo di fare del Chiavaliere. Partiamo da una domanda. Un capo di governo che in campagna elettorale si precipita a far visita molto strombazzata a una donna che s&#8217;è fatta ricoverare in ospedale per un paio di lividi, accampando una aggressione per mano degli &#8220;avversari politici&#8221; peraltro inesistente , ma non è MAI andato a far visita ai feriti e mutilati sul lavoro, non è MAI andato a un funerale di un morto sul lavoro &#8211; cioè di una vittima delle cosiddette &#8220;morti bianche&#8221;, in realtà nere anch&#8217;esse per il lutto e il dolore &#8211; e non è MAI andato a rendere omaggio ai familiari della vittima, un tale capo di governo somiglia di più a un uomo di Stato o a un cialtrone? Deve vergognarsi o essere fiero del suo comportamento? Per saperlo, avevo in mente di telefonare direttamente a Silvio Berlusconi per porgli le domande, ma dopo la &#8220;spiata&#8221; all&#8217;orecchio di Obama, telefonargli è superfluo. Non ce n&#8217;è più bisogno, le risposte sono chiare, chiarisime, e coram populo. Ma le domande gliele avrei fatte anche in considerazione del fatto che in tema di &#8220;morti bianche&#8221; l&#8217;Italia ha il triste primato europeo, si viaggia al ritmo dalle 3 alle 4 morti al giorno. Per non parlare delle migliaia di feriti, spesso mutilati, dovuti agli oltre 700 mila infortuni l&#8217;anno, feriti e mutilati che non hanno certo solo un paio di lividini come la signora visitata a Milano con non disinteressato clamore dal cavalier Chiavaliere.<span id="more-3175"></span></strong></p>
<p><strong>Nei primi tre mesi dell&#8217;anno le morti sul lavoro sono aumentate, registrando 114 i decessi da gennaio a marzo, contro i 91 del primo trimestre 2010. Da notare che la provincia più colpita è proprio quella di Milano! Ha nulla da dire il nostro milanesone capo di governo che per la campagna elettorale di Milano s&#8217;è scatenato più che mai? Ha qualche visita da fare a qualche ferito, magari ferito grave, o mutilato, o ai familiari di un &#8220;morto bianco&#8221;? E perché finora NON l&#8217;ha mai fatta? Non ha neppure stigmatizzato gli applausi dei confindustriali ai dirigenti della Von Thyssen condannati come è noto per omicidio volontario a causa della morte di loro dipendenti dovuta al menefreghismo, pur di risparmiare soldi, per il potenziamento delle misure di sicurezza.</strong></p>
<p><strong>Per me le risposte sono evidenti, tristemente evidenti, ma giro le domande direttamente a voi lettori. Dato il suo comportamento di cui sopra, Berlusconi somiglia di più a un uomo di Stato o a un cialtrone? Deve vergognarsi o essere fiero?</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Semmai la domanda da fare a Berlusconi è un&#8217;altra. Qualche giorno fa ho chiesto via blog se la signora Moratti sa e capisce quel che dice. Oggi la domanda la si deve fare anche a Silvio Berlusconi. Non solo e non tanto per la cazzata sparata all&#8217;orecchio del presidente Usa, lo stesso che quando venne eletto è stato definito dal Chiavaliere come &#8220;un po&#8217; abbronzato,&#8221; con evidente riferimento goliardico razzista al colore della pelle, quanto invece perché ha avuto la faccia di bronzo di dichiarare che non lo vogliono lasciar parlare! Devono essere brigatisti o almeno comunisti mangiabambini non solo alla Corte costituzionale, al Quirinale e alla Procura di Milano, ma anche all&#8217;Agcom, visto che ha comminato le maxi multe alla Rai e a Mediaset per il vergognoso &#8220;scendere in campo&#8221; del capo del governo con interviste in ben cinque televisioni nello stesso giorno. Il tutto per mettere bene in mostra anche i simboli del suo partito. Più che interviste quindi s&#8217;è trattato di comizi elettorali.</strong></p>
<p><strong>L&#8217;obbrobbrio e le bave morattian berluscone sono tali che il Giornale, proprietà berluschina, ha titolato in prima pagina a lettere cubitali su cinque colonne &#8220;L&#8217;Islam marcia sul Duomo&#8221;, di Milano ovviamente. Altro che &#8220;dalli all&#8217;untore!&#8221; e &#8220;diffusione di notizie false e tendenziose atte a turbare l&#8217;ordine pubblico&#8221;. Siamo a qualcosa che somiglia a una tracimazione cloacale. Cosa non rara nella destra nostrana, dato il suo dna e la sua storia capitanata da strani Cavalieri… La Storia a volte si ripete, la prima volta come tragedia, la seconda come farsa. Ecco perché con il circo Barnum berluscone siamo alla farsa. Peccato che non faccia ridere.</strong></p>
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