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	<title>ArruotaLibera &#187; cattolcesimo</title>
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	<description>Critica delle verità ufficiali. Contro l&#039;ipocrisia e l&#039;uso di due pesi e due misure da parte del potere</description>
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		<title>Fondamentalismo ed Evoluzionismo</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Aug 2010 11:29:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Galavotti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Politeia]]></category>
		<category><![CDATA[cattolcesimo]]></category>
		<category><![CDATA[Darwin]]></category>
		<category><![CDATA[evoluzionismo]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Mi è capitato casualmente di leggere il n. di gennaio 2010 del mensile cattolico di &#8220;informazione e formazione apologetica&#8221;, &#8220;Il Timone&#8221; (<a href="http://www.iltimone.org/" target="_blank">www.iltimone.org</a>), il cui dossier era dedicato all&#8217;evoluzionismo, e devo dire di aver condiviso quasi integralmente le critiche nei confronti di questa teoria cosiddetta &#8220;scientifica&#8221;. Tuttavia nel complesso il dossier è quanto di più reazionario si possa leggere sui rapporti tra fede e ragione: come si spiega questa contraddizione? Per quale motivo una valida obiezione scientifica può trasformarsi, nelle mani del fondamentalismo religioso, in uno strumento favorevole soltanto al clericalismo politico? Quali sono i criteri per capire il carattere strumentale di un&#8217;analisi che in apparenza non vuole essere apologetica? Vediamoli per punti.</p>
<ol>
<li>Quando il fondamentalismo religioso (in questo caso cattolico, ma il rilievo può valere anche per i geovisti, che sull&#8217;argomento dicono le stesse cose) usa argomentazioni di tipo scientifico, confutando altre argomentazioni analoghe, non lo fa per restare nell&#8217;ambito della <em>scienza</em> ma per dimostrare che l&#8217;unica verità possibile è di tipo <em>religioso</em>. Cioè usa la scienza per sostenere una verità non scientifica, che tale è in quanto i suoi presupposti sono indimostrabili (p.es. l&#8217;esistenza di un dio assoluto o la necessità di una specifica chiesa).</li>
<li>Questo modo di procedere non solo è incompatibile con qualunque criterio di gestione del sapere scientifico, ma è, in un certo senso, contraddittorio con la stessa religione in generale, poiché questa, basandosi sulla <em>fede</em>, non dovrebbe servirsi di argomentazioni scientifiche per dimostrare la fondatezza dei propri assunti.</li>
<li>La fede può aver ragione sulla scienza quando i suoi principi producono <em>effetti</em> migliori di quelli prodotti dalla scienza (p.es. perché più umani o più democratici). Un qualunque dialogo tra fede e ragione non può vertere su argomentazioni di tipo <em>scientifico</em>, ma, al massimo, sulle conseguenze <em>etiche</em> di tali argomentazioni.</li>
<li>Se il fondamentalismo religioso vuole escludere qualunque valore al concetto di &#8220;scienza&#8221;, per sostenere che, in ultima istanza, tutto è &#8220;opinione&#8221;, dovrebbe però nel contempo rinunciare a tutte le proprie &#8220;verità di fede&#8221; (che, come tali, sono indiscutibili), ai propri dogmi, né dovrebbe credere in concetti come &#8220;infallibilità&#8221; (che i cattolici applicano al pontefice) o &#8220;indefettibilità&#8221; della propria chiesa.</li>
<li>Ogniqualvolta la fede religiosa vuole usare una scienza &#8220;vera&#8221; contro una scienza &#8220;falsa&#8221;, non fa aumentare ma diminuire la propria <em>verità</em>, proprio perché un tale uso della scienza è meramente strumentale all&#8217;affermazione non di un &#8220;sapere scientifico&#8221; ma di un &#8220;potere politico&#8221;, quello <em>clericale</em>.</li>
<li>Se la chiesa avesse basato la verità dei propri contenuti su fatti razionalmente dimostrabili, non avrebbe chiesto la <em>fede</em> per credervi ma la <em>ragione</em>. Nessun credente può sostenere la verità scientifica dei propri postulati religiosi e il fatto di pretendere che siano comunque più &#8220;logici&#8221; di altri assunti di tipo scientifico, non rende la fede più vera.</li>
<li>Una chiesa che si serve della scienza per contestare gli assunti di un&#8217;altra scienza che non le piace (perché p.es. non parte da presupposti religiosi), è una chiesa non meno atea o razionalista della scienza che vuole combattere. In questa chiesa i presupposti religiosi risultano infatti del tutto astratti, formali, vuoti di contenuto, usati non solo per fare un discorso che non può oggettivamente essere <em>scientifico</em>, ma che anche sul piano soggettivo non ha nulla di <em>edificante</em> (in senso religioso).</li>
<li>Quando si vuole sostenere che l&#8217;evoluzionismo non è scientifico come pretende, non si può dare per scontato, nelle proprie argomentazioni, che dio esiste e che la sua esistenza è la &#8220;prova ultima&#8221; dell&#8217;inconsistenza di qualunque teoria scientifica non religiosa. Se l&#8217;evoluzionismo è solo un&#8217;opinione infondata, al centro dell&#8217;universo resta comunque l&#8217;<em>uomo</em>. L&#8217;umano è l&#8217;unica realtà di cui possiamo fare esperienza, anche per confutare verità che credevamo acquisite. L&#8217;inesistenza di dio non rende impossibile l&#8217;esperienza dell&#8217;umano.</li>
<li>Vi sono scienziati credenti (p.es. Zichichi, intervistato nel dossier) che sostengono che, siccome tutto l&#8217;universo è basato su leggi necessarie, su una logica stringente, allora deve per forza esserci da qualche parte un&#8217;intelligenza superiore, che loro chiamano &#8220;dio&#8221;. E quando vedono gli scienziati atei negare la necessità di questa conclusione, dicono che tali scienziati fanno solo una professione di fede (nell&#8217;ateismo), non avendo prove concrete per dimostrare alcunché. Zichichi afferma che è molto più &#8220;logico&#8221; un atto di fede nel &#8220;creatore&#8221; (cfr <a href="http://www.ibs.it/code/9788855800969/zichichi-antonino/perche-credo-colui.html?shop=2684" target="_blank">Perché io credo in Colui che ha fatto il mondo</a>, 2009, Tropea).<br />
In pratica Zichichi fa un ragionamento di questo genere, che è tutto meno che scientifico: siccome c&#8217;è un effetto di portata colossale (l&#8217;essere umano e l&#8217;universo che lo contiene), allora ci deve essere una causa equivalente, e questa causa &#8211; vista l&#8217;incredibile complessità e perfezione dell&#8217;effetto &#8211; non può essere che &#8220;dio&#8221;. Cioè proprio nel momento in cui egli dovrebbe dare una risposta scientifica ne dà una mistica.<br />
Invece di far coincidere la causa con l&#8217;effetto o invece di affermare la relatività e la limitatezza delle nostre conoscenze, propone una soluzione precostituita, fatta passare come &#8220;logica&#8221;.<br />
Questo modo di ragionare pare essere il frutto di un condizionamento sociale ritenuto inspiegabile. Gli scienziati credenti apologizzano non solo la loro fede ma anche il <em>sistema sociale</em> in cui essa si forma, in quanto sostengono che, siccome gli uomini, pur essendo unici nel cosmo, non riescono a risolvere i loro problemi, ciò è dovuto al fatto che si sono allontanati da dio. Gli uomini sono infelici perché <em>atei</em>, non perché basano la loro vita sulla <em>proprietà privata</em>.<br />
Singolare inoltre il fatto che uno scienziato credente, quando offre soluzioni di tipo mistico, si senta indotto a compiere anche una scelta di tipo <em>confessionale</em>: Zichichi infatti è dell&#8217;avviso che solo la chiesa romana abbia l&#8217;interpretazione più esatta del concetto di &#8220;dio&#8221;, la migliore esperibilità della fede.</li>
<li>Una semplice posizione laica dovrebbe invece limitarsi a sostenere che quando l&#8217;essere umano si comporta in maniera non-umana, è sempre l&#8217;essere umano quello titolato a trovare una soluzione ai propri problemi. Al massimo si potrebbe sostenere che quando l&#8217;uomo è nemico dell&#8217;uomo e si comporta quindi in maniera innaturale, è la stessa <em>natura</em> che in qualche maniera gli ricorda i suoi limiti.<br />
La natura infatti subisce le conseguenze dei conflitti sociali, degli antagonismi tra classi e nazioni, e si modifica, spesso in maniera irreversibile, rendendo invivibile l&#8217;ambiente (desertificazioni, mutazioni climatiche, dissesti idrogeologici, avvelenamento del pianeta&#8230;).</li>
<li>Evoluzione vuol dire &#8220;adattamento progressivo all&#8217;ambiente&#8221;. Ma per poterlo fare, occorre che questo sia vivibile, altrimenti c&#8217;è <em>involuzione</em>, scomparsa progressiva del genere umano, la cui esistenza futura non può essere data per scontata solo perché nell&#8217;universo siamo &#8220;unici&#8221;. Non possiamo cioè dare per scontata la nostra sopravvivenza come specie, a prescindere dalla tipologia dell&#8217;ambiente naturale in cui dobbiamo vivere, per quanto l&#8217;uomo sia in grado di trasformare in maniera artificiale qualunque ambiente.<br />
Quello che manca alla cultura occidentale (borghese) è la consapevolezza del limite oltre il quale una trasformazione antropica dell&#8217;ambiente non può andare, se lo stesso essere umano vuole tutelarsi. Il rapporto che abbiamo con l&#8217;ambiente naturale è così mediato dai nostri mezzi tecnologici che inevitabilmente ci accorgiamo della loro pericolosità solo dopo averli usati.<br />
Siamo così innaturali che non riusciamo a prevedere l&#8217;assurdità di ciò che noi chiamiamo &#8220;progresso&#8221;. Persino quando cerchiamo un rimedio ai nostri guai, siamo contraddittori. P.es. abbiamo imparato a riciclare la plastica, ma continuiamo a produrla senza pensare a sostituirla o a riutilizzarla fino al suo esaurimento. Abbiamo preferito la plastica al vetro, ma così abbiamo rinunciato al riutilizzo.<br />
Il problema dello smaltimento dei rifiuti (che comporta sempre un certo inquinamento) ci ha indotti a puntare sul riciclo della plastica. Ma il riciclo presuppone una trasformazione del prodotto, che comporta spese e ulteriore inquinamento. Riutilizzo invece vuol dire che una stessa cosa, che dovrebbe essere fabbricata per durare, viene usata fin quando è possibile.<br />
Il riutilizzo dovrebbe porre un freno alla pubblicità. La vera pubblicità da seguire dovrebbe essere quella <em>educativa</em>, che insegna come riutilizzare i beni durevoli e come riciclare quelli che non lo sono.</li>
<li>La cultura occidentale ha creato solo un&#8217;immensa spazzatura. Con le prime civiltà schiavistiche si sono formati i deserti in seguito alla deforestazione; con la civiltà industriale si formeranno dei deserti superinquinati là dove si ammasseranno i nostri rifiuti.<br />
E&#8217; il concetto in sé di &#8220;evoluzione&#8221; che va rimesso in discussione. Se guardiamo i rapporti sociali tra esseri umani e i rapporti tra gli uomini e la natura, dobbiamo dire di essere in presenza di una grande &#8220;involuzione&#8221;, che non potrà certo essere risolta né affidandosi alla misericordia di dio né ai miraggi della scienza.</li>
</ol>
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