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	<title>ArruotaLibera &#187; atomica</title>
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	<description>Critica delle verità ufficiali. Contro l&#039;ipocrisia e l&#039;uso di due pesi e due misure da parte del potere</description>
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		<title>A proposito di sbarco in Normandia e Seconda Guerra Mondiale: la raccapricciante ferocia di vincitori, vinti e sopravvissuti</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Jun 2014 11:12:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[http://www.europaorientale.net/sir_liberatori.htm Ovvero, &#8220;chi è senza peccato scagli la prima pietra&#8221;. Che anche in questo caso nessuno potrebbe scagliare. Interessante il passo dove si ipotizza che i bombardamenti incendiari terroristici sulle città tedesche erano un monito di Churchill all&#8217;Unione Sovietica. Che da quel tipo di bombardamenti avrebbe subìto danni ancora più atroci a causa dell&#8217;infinità di [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.europaorientale.net/sir_liberatori.htm">http://www.europaorientale.net/sir_liberatori.htm</a> Ovvero, &#8220;chi è senza peccato scagli la prima pietra&#8221;. Che anche in questo caso nessuno potrebbe scagliare.</p>
<p>Interessante il passo dove si ipotizza che i bombardamenti incendiari terroristici sulle città tedesche erano un monito di Churchill all&#8217;Unione Sovietica. Che da quel tipo di bombardamenti avrebbe subìto danni ancora più atroci a causa dell&#8217;infinità di case in legno, come in effetti è capitato al Giappone prima dell&#8217;Olocausto Nucleare di Hiroshima e Nagasaki.</p>
<p>Dall&#8217;analisi dei fatti appare chiaro che gli inglesi se avessero avuto le atomiche le avrebbero sicuramente sganciate sulla Germania, oltre che sulla Russia in caso di immediata prosecuzione della guerra contro l&#8217;Unione Sovietica. Idem per quanto riguarda gli Usa nei confronti della stessa Russia se la guerra fosse proseguita contro quella che al momento era un&#8217;alleata contro l&#8217;asse Roma-Berlino-Tokio.</p>
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		<title>Attacco aereo di Israele all&#8217;Iran? Tecnicamente impossibile: può servire solo a voler costringere gli Usa a intervenire militarmente</title>
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		<pubDate>Fri, 31 Aug 2012 13:53:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pino Nicotri]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le guerre peggiori scoppiano d’estate. Forse perché il gran caldo fa impazzire non solo le menti deboli. La prima guerra mondiale iniziò il 28 luglio, la seconda il 1° settembre, l’invasione israeliana del Libano che portò alla mattanza di Sabra e Chatila scattò il 6 giugno. Sta dunque per esplodere anche la guerra di Israele [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Le guerre peggiori scoppiano d’estate. Forse perché il gran caldo fa impazzire non solo le menti deboli. La prima guerra mondiale iniziò il 28 luglio, la seconda il 1° settembre, l’invasione israeliana del Libano che portò alla mattanza di Sabra e Chatila scattò il 6 giugno. Sta dunque per esplodere anche la guerra di Israele contro l’Iran? Quasi tutti lo danno per certo. Netanyahu, Barak, Lieberman e il loro rabbino di riferimento Josef Ovadia, che prega per “la distruzione dell’Iran”, forse hanno tutte le rotelle a posto, ma sono spinti da uno zelo politico “religioso” (!) tipico dei fanatici pericolosi sotto ogni cielo. E in effetti il governo israeliano sta costruendo caparbiamente la legittimità morale della sua guerra contro Teheran senza tenere in conto – almeno in apparenza &#8211; neppure i sondaggi che dimostrano come la gran parte degli israeliani sia contro questa nuova guerra: 42% di no contro il 32 di sì, il resto è incerto. Se poi si dovesse tener presente il parere dei palestinesi che di fatto vivono insaccati in enclave interne a Israele, pari a 2,1 milioni di persone, e quello degli arabi con cittadinanza israeliana, il 20% della popolazione israeliana, pari a quasi un altro milione e mezzo di persone, ecco che quel 42% schizzerebbe molto più in alto. Ma in Israele i non ebrei non hanno molta voce. E la stampa è impegnata a suonare la grancassa a favore del governo  in modo da coprire o diluire le voci critiche. Eccone un buon campionario, scelto non da me, ma da chi è per Israele senza se e senza ma, sempre e comunque, e come se non bastasse spinge anche per la guerra all’Iran: <a href="http://www.israele.net/articolo,3513.htm">http://www.israele.net/articolo,3513.htm</a> . </strong></p>
<p><strong>Senza contare l’atteggiamento di parte di alcune comunità all’estero, come quella che in Italia si riconosce nella linea isterica di  Informazione Corretta, il cui motto è in pratica l’allucinante e allucinato “Armiamoci e partite”, con la strana pretesa di insegnare agli israeliani cosa devono fare e di spingerli alla guerra restandosene però loro comodamente al calduccio e al sicuro in Italia e altrove lontano da Israele.<span id="more-3715"></span><br />
</strong></p>
<p><strong>Dato che abbiamo nominato il rabbino Ovadia, che nonostante le apparenze e i vestiario bizzarro NON è una innocua figura folkloristica, ma il capo carismatico di un partito di governo e di destra “religiosa” ultra ortodossa, cioè di ultra destra, qual è il partito Shas, vale la pena fare una domanda. Questa: perché quando Ovadia parla di “distruggere l’Iran”, cioè un Paese di 70 milioni di persone, facciamo un sorriso e non lanciamo allarmi, mentre quando, barando sulla traduzione, le stesse cazzate le dice Ahmadinejad nei confronti di Israele, che di abitanti ne ha un decimo dell’Iran, suoniamo le sirene d’allarme e ci strappiamo vesti e capelli invocando la guerra all’Iran?</strong></p>
<p><strong>Se l’invasione dell’Iraq è stata possibile grazie alla frottola avvalorata dagli Usa che Saddam produceva armi atomiche, il colpo all’Iran si basa su più frottole e allarmi assurdi. Si afferma infatti che Teheran sia arrivata ad arricchire l’uranio 238, militarmente inutilizzabile, fino al 20% di uranio 235, l’isotopo utile per produrre una bomba atomica perché molto più instabile e quindi idoneo a innescare la fulminea reazione a catena che scatena l’esplosione. Ma le atomiche si fanno con l’uranio arricchito almeno al 90-95% di uranio 235, mentre con quello al 20% si possono fare solo attrezzature mediche o per altre applicazioni industriali, ma certo non ordigni esplosivi. Arrivare al 90-95% di arricchimento è per gli iraniani semplicemente impossibile. Ma andiamo per ordine</strong></p>
<p><strong>Sono 20 anni che l’establishment israeliano predica l’inevitabilità dello scontro militare con l’Iran. Già nel 1992 il neo primo ministro Yitzak Rabin nella sua prima visita negli Usa si spese non poco per convincere la Casa Bianca che l’Iran è un pericolo troppo grande per gli interessi e la sicurezza di Israele. Però Rabin, che come è noto è finito ucciso da un fanatico israeliano, si oppose alla guerra contro Teheran, come vi si oppose in seguito lo stesso Ariel Sharon, nonostante le pressioni e le pretese dei capi militari. Tra i quali spiccava il generale Ephraim Sneh, uno dei comandanti del raid ad Entebbe del 1976 nel quale perse la vita, unico tra gli israeliani, Yonatan Netanyahu, fratello dell’attuale primo ministro. E’ dal  1993 che Sneh avverte:  “Carthago delenda est”, dove per Carthago non si intende più Cartagine, bensì Teheran: “l’Iran è pericolo strategico per lo Sato di Israele”, usa dire Sneh agitando il suo corposo dossier per dimostrarlo.</strong></p>
<p><strong>E’ proprio Sneh a non lasciare oggi adito a dubbi di sorta: “Non parliamo di risposta a un attacco iraniano: a Israele spetta infatti la prima mossa”. Per giunta, il generale aggiunge: “La rappresaglia iraniana sarebbe dolorosa, ma sostenibile”. Il governo prevede infatti una guerra lampo di soli 30 giorni e un massimo di appena 600 vittime civili israeliane. Chi non è d’accordo perché ritiene non concreta la minaccia di un attacco iraniano e catastrofiche le conseguenze di un attacco israeliano, viene sostituito. E chi ritiene illusoria come sempre l’idea della guerra lampo, detta anche Blitzkrieg con il termine coniato dai tedeschi della seconda guerra mondiale,  non viene ascoltato. Un anno e mezzo fa venne destituito l’allora capo del Mossad, generale Meir Dagan. All’ex capo di stato maggiore delle forze armate Gabi Askhenazi, l’uomo che diresse la sanguinosa invasione di Gaza nota come “Piombo fuso” e che oggi non ritiene realistico un attacco dell’Iran contro Israele, non viene dato credito.</strong></p>
<p><strong>Ma come stanno le cose sul piano strettamente militare? Vediamo.</strong></p>
<p><strong>L’aviazione israeliana non ha portaerei, motivo per cui i suoi velivoli devono decollare da aeroporti israeliani. Non possiede bombardieri a lungo raggio come i B-1 e B-2 degli Usa, e neppure una gran flotta di aerei cisterna per rifornimenti in volo. Israele sarebbe quindi costretta a sorvolare spazi aerei altrui. La via diretta per Natanz, sede di una centrale nucleare ritenuta “sospetta”, a torto visto che un’autostrada trafficata anche da turisti, due anni fa me compreso, vi passa a più o meno 200 metri di distanza,  conta quasi 1.800 chilometri sorvolando Iraq e Giordania. Responsabili militari del cielo iracheno sono gli Usa, che non darebbero certo il permesso di sorvolo visto che non sono d’accordo con Netanyahu.</strong></p>
<p><strong>Non resta che passare sopra l’Arabia Saudita, con un percorso di 2.400 chilometri, o sorvolare la Turchia, su una rotta di 2.200 chilometri. Sia l’Arabia Saudita che la Turchia sono però alleati degli Usa e possiedono una notevole forza aerea, fornita dagli Usa. In più la Turchia fa parte della Nato e ospita una grande base aereonautica a mezzadria con gli Usa che verrebbe a trovarsi proprio sulla rotta dei velivoli israeliani.</strong></p>
<p><strong>Tutto ciò comporta due conseguenze. La prima – anche ammesso che nessuno degli Stati sorvolati abusivamente reagisca &#8211; è che sarebbe impossibile l’effetto sorpresa. La seconda è che sarebbero impossibili ulteriori ondate di attacchi israeliani. Infatti, anche se colti di sorpresa al primo sorvolo, in seguito tutti gli Stati in questione, Giordania, Iraq, Arabia Saudita e Turchia sarebbero invece in grado di reagire. E la loro reazione  comporterebbe per Israele conseguenze pesanti, con problemi irrisolvibili. La violazione dei cieli iracheni metterebbe inoltre gli Usa in una posizione con Bagdad più brutta di quella attuale e un’eventuale seconda ondata di bombardamenti provocherebbe quasi di sicuro la crisi definitiva tra l’Iraq e gli Usa.</strong></p>
<p><strong>Come seconda ondata di bombardamenti, a Israele non resterebbero che i missili lanciati dai suoi sottomarini. Ma i missili costano molto più delle bombe e Israele nei sottomarini e navi militari di superficie non ne possiede in grande quantità.</strong></p>
<p><strong>Facciamo ora un po’ di conti: con quali velivoli avverrebbe l’attacco ordinato da Netanyahu? Israele possiede 25 cacciabombardieri  F 151, dotati di 2.500 chilometri di autonomia di volo, e 100 cacciabombardieri F 161, la cui autonomia di volo secondo indiscrezioni israeliane può essere di 2.100 chilometri, ma negli Usa se ne accreditano solo 1.500-1.600. In conclusione, 125 cacciabombardieri in totale potrebbero colpire molti siti iraniani, ma non tutti e non con attacchi multipli. Dopo avere colpito, per tornare in patria avrebbero comunque bisogno di essere riforniti in volo. Ma non ci sono aerei cisterna sufficienti. E comunque al momento della delicata manovra di rifornimento in volo su un Paese sovrano, il cui spazio aereo è stato violato per una aggressione non condivisa, sia i cacciabombardieri che gli aerei cisterna diverrebbero bersagli fin troppo facili.</strong></p>
<p><strong>Insomma, per risparmiare carburante gli israeliani dovrebbero sorvolare la Giordania e l’Iraq, vale a dire due Stati  in rapporti stretti con gli Usa, il che autorizzerebbe il mondo intero a credere che in realtà Natanyahu agisca su mandato o disco verde di Obama. Cosa che renderebbe impossibile per gli Usa di proseguire l’attuale politica nel medio Oriente, vanificando soprattutto quanto fatto in Iraq.</strong></p>
<p><strong>Oppure non resta che utilizzare come aerei cisterna metà degli F 161, cosa possibile se al posto delle bombe li si carica di serbatoi di carburanti. Ma questo significa che l’attacco verrebbe sferrato non con 100, ma solo con 50 degli  F 161 in dotazione a Israele. Se poi dovessero rifornire in volo anche gli F 151, ecco che gli F 161 utilizzabili per l’attacco scendono ad appena 25 velivoli. Sommati agli F 151, viene fuori la cifra di 50 aerei utilizzabili. Come dire che l’attacco dal cielo è fallito in partenza, perché non può assolutamente colpire tutto ciò che secondo gli israeliani c’è da colpire.</strong></p>
<p><strong>Conclusione? Le conclusioni sono due:</strong></p>
<p><strong>+ o si usano solo 50 aerei, con rifornimenti in volo più o meno da tiro al piccione, o se ne usano al massimo tutti e 125, ma per una unica ondata. Impossibile che colpiscano tutti gli obiettivi indicati dai servizi segreti. Impossibile, in particolare, che possano colpire eventuali obiettivi scoperti nel corso e a causa delle operazioni di sorvolo e bombardamento.</strong></p>
<p><strong>+ In ogni caso, i programmi nucleari iraniani, ammesso che puntino davvero alla bomba atomica, verrebbero ritardati per non più di un paio d’anni, ma certo non cancellati.</strong></p>
<p><strong>Neppure Israele si può permettere il lusso di bombardare l’Iran ogni due anni…. Né di praticare in eterno la politica del bombardare a suo piacimento i Paesi che non le obbediscono o, come fa in Iran, di assassinarne gli scienziati atomici e sabotarne con virus informatici gli impianti.. E qui vale la pena di notare che bombardare un Paese o accopparne suoi cittadini costituisce atti di guerra, che da soli legittimerebbero la reazione militare degli interessati. Che però sono evidentemente più saggi e sani di mente di quanto si vuole far credere, visto che si guardano bene dal restituire pan per focaccia. Cosa succederebbe se fosse l’Iran o l’Egitto o la Siria o l’Arabia Saudita a bombardare gli impianti di produzione di armi nucleari di Dimona, in Israele, o a uccidere suoi scienziati nucleari? Forse che Israele ha più diritti degli altri Stati? Certo che no. Certe cose le può fare solo perché è militarmente più potente, ma il diritto non c’entra assolutamente nulla se non il solito diritto del più forte. Che però alla lunga diventa un boomerang e produce disastri, come dimostrano i libri di Storia.</strong></p>
<p><strong>Aggiungo che fa un brutto effetto sentire personalità israeliane vantarsi di “armi segrete la cui esistenza abbiamo tenuto nascosta anche ai nostri alleati americani”, armi segrete che a loro dire garantirebbero la vittoria istareliana. Verso la fine della seconda guerra mondiale c’era un tale di nome Adolfo e un altro tale di nome Benito che promettevano la vittoria parlandosi addosso proprio di armi segrete…. </strong></p>
<p><strong>Insomma, il colpo risolutivo come quello che distrusse gli impianti nucleari iracheni a Osirak e l’altro che distrusse la centrale nucleare (per uso civile!) in costruzione in Siria NON è replicabile con l’Iran. Che ha imparato dalla Corea del Nord a costruire a grande profondità tutto ciò che non può correre il rischio di essere bombardato. Dato che ci siamo, varrebbe la pena osservare che non è proprio il massimo della civiltà costringere Paesi sovrani a ridursi come le talpe…. Ma tant’è, abbiamo fatto anche di peggio.</strong></p>
<p><strong>Passiamo ora alla questione dell’allarme lanciato con la scusa dell’uranio arricchito al 20%. Che non serva per fare bombe lo abbiamo già detto. Vediamo ora perché gli iraniani non potranno arrivare a produrre quello arricchito al 90-95% se non in tempi biblici. Per arricchire l’uranio, estraendo il rarissimo 235 dalla gran massa di 238, è necessario trasformare il minerale in gas esafluoruro d’uranio e farlo passare attraverso almeno 40.000 ultracentrifughe. Le quali schizzano via man mano un po’ alla volta dal gas il 238, più pesante del 235, e trattengono quest’ultimo per passarlo ognuna all’ultracentrifuga successiva. In modo che, non prima di 40 mila passaggi successivi, si arrivi ad ottenere piccoli quantitativi arricchiti al 90-95% di uranio 235.</strong></p>
<p><strong>L’Iran però di ultracentrifughe ne possiede al massimo tra le 5 e le 7 mila. Non ha le tecnologie necessarie per costruirle e non troverà mai nessuno che gliene venda altre 35 mila.  Ecco perché l’allarme lanciato per fare accettare all’opinione pubblica l’aggressione all’Iran è un allarme fasullo, basato su una grande frottola. Con buona pace dei giornali secondo i quali  con il minerale arricchito ad appena il 20% l’Iran passerebbe subito a produrre “varie superbombe atomiche”. Come se la Fisica nucleare fosse un’opinione….</strong></p>
<p><strong>Certo, le atomiche si possono produrre anche con il plutonio, ma anche in questo caso ci vuole una tecnologia molto particolare. Tanto particolare che nessuno, onde evitare il ridicolo, solleva questo tipo di allarme contro l’Iran.</strong></p>
<p><strong>Veniamo infine all’ipotesi estrema, e cioè che gli iraniani riescano a lanciare una o due atomiche su Israele. Ipotesi da fantascienza per due buoni motivi. Il primo è che il Segretario di Stato Usa, signora Hilary Clinton, ha già chiarito pubblicamente che il governo di Teheran non farebbe in tempo neppure a mettere il primo missile in posizione di lancio che “verrebbe ridotto all’epoca delle caverne”. Ridotto alla preistoria da una grandinata di missili a testate atomiche lanciati dalle navi Usa di stanza nel Golfo Persico e dintorni.</strong></p>
<p><strong>Il secondo motivo è che anche ammesso, ma non concesso, che gli iraniani facessero in tempo a lanciare ordigni nucleari su Israele, è sicuro che verrebbero comunque cancellati dalla faccia del pianeta dalla rappresaglia Usa e soprattutto israeliana: i missili con testate nucleari di Israele sono infatti già da tempo puntati su una serie di obiettivi iraniani.</strong></p>
<p><strong>Non ha quindi nessun senso parlare di atomiche iraniane lanciate su Israele, si tratta solo di propaganda su un tema che vede l’opinione pubblica tanto ipersensibile quanto del tutto ignorante, alla quale quindi si può dare da bere di tutto per suscitarne le reazioni nella direzione voluta. In Israele e nell’intero Occidente ha fatto presa quanto dichiarato da un intellettuale pur moderato come Benny Morris, studioso che ha smontato quasi tutte le versioni ufficiali, tutte edificanti, sulla nascita dello Stato israeliano mostrandone una ben diversa realtà storica. “Gli iraniani sono spinti da una logica superiore. E lanceranno i loro razzi. Tutto sarà finito in pochi minuti per Israele”.</strong></p>
<p><strong>Parole suggestive, che colpiscono nel profondo, ma che non hanno nessuna base reale. Evidentemente fondate sul razzismo, visto che   bollano gli oltre 70 milioni di iraniani come incivili desiderosi di genocidio altrui e proprio! Perché il grave allarme di Morris non ha nessuna base reale? Due motivi li abbiamo spiegati prima, ma ce ne sono almeno altri due.</strong></p>
<p><strong>Il primo degli altri due motivi è che in Israele c’è Gerusalemme, con la sua Spianata delle Moschee, e ci sono non pochi altri luoghi sacri anche per l’islam, come per esempio la mosche di Abramo a Hebron. Nessuno Stato islamico potrebbe mai arrivare a distruggerli, tanto meno uno Stato retto da una teocrazia come quella iraniana, che non a caso ha dato all’Iran il nome di Repubblica Islamica. Né più e né meno come il Vaticano non lancerebbe mai atomiche su Gerusalemme o Betlemme o Nazareth e Israele non le lancerebbe mai su quella che era Ur, oggi in Iraq, perché da quella città secondo la tradizione provenivano Abramo e la sua gente.</strong></p>
<p><strong>Il secondo degli altri due motivi è che dentro i confini dello Stato israeliano tra palestinesi, 2,1 milioni di esseri umani, e arabi israeliani, un altro milione e mezzo, vivono 3,6 milioni di islamici. Nessuno Stato islamico oserebbe massacrarli se non in una guerra direttamente  contro di loro. E insistere sulla volontà di martirio di TUTTI gli islamici è solo pura demagogia, razzismo della peggior specie. Né più e né meno come dire che tutti i cattolici aspirano al martirio per imitare Cristo o che gli ebrei della Germania nazista accettavano con entusiasmo le camere a gas.</strong></p>
<p><strong>Facciamo ora l’ipotesi che non ci auguriamo neppure da lontano, e cioè che gli iraniani impazziscano e riescano a fare arrivare a destinazione un paio di atomiche. Davvero “Tutto sarà finito in pochi minuti per Israele”, come sostiene non solo Morris? Anche qui, bisogna evitare di dire cose suggestive, patetiche, comprensibilmente dolorose, ma assurde. Come è noto, gli Usa hanno lanciato due atomiche sulle città giapponesi Hiroshima e Nagasaki. Ma né per il Giappone né per le due città c’è stato il “tutto finito in pochi minuti”, eccetto la vita di oltre 150 mila persone, che è comunque un danno mostruoso, inaccettabile. Sia Hiroshima che Nagasaki sono ancora lì dove si trovavano, non sono state cancellate dalla faccia della Terra: pur distrutte, sono risorte. Ancor meno sarebbe quindi cancellabile l’intera Israele.</strong></p>
<p><strong>Per arrivare al “Tutto sarà finito in pochi minuti” ci vorrebbero bombe atomiche o bombe H da almeno 50 megatoni. I sovietici ne fecero esplodere per esperimento una addirittura da 100 megatoni. Ordigni mostruosi, ne basterebbe uno fatto esplodere a una certa altezza sull’Italia per renderne inabitabile a causa delle radiazione almeno un terzo per secoli e secoli. Ordigni quindi di nessuna utilità militare, utili solo come deterrenza estrema. Ma per produrre un ordigno nucleare da 50 o 100 megatoni ci vuole tanto di quell’uranio 235 o tanto di quel plutonio che l’Iran non se lo può neppure sognare. Con una bomba H l’uranio 235 o il plutonio servirebbero in quantità molto minore, perché le H usano le atomiche solo come detonatore per portare di colpo a una temperatura di vari milioni di gradi una massa di elio liquido provocandone così la fusione nucleare che scatena l’inferno. Ma anche le H sono per l’Iran pura fantasia, si tratta di ordigni che non possiede neppure la Cina.</strong></p>
<p><strong>Conclusione? Le conclusioni sono due. La prima è che l’attacco all’Iran NON ci sarà. A meno che Netanyahu punti a coinvolgere gli Usa costringendoli ad accorrere in soccorso di Israele per difenderla dall’inevitabile rappresaglia iraniana. E magari a sabotare la rielezione di Obama per punta all&#8217;elezione del candidato repubblicano che s&#8217;è già dichiarato pronto ad assaltare l&#8217;Iran con Israele. Ma un tale gioco obtorto collo potrebbe non piacere affatto al popolo americano, fallire e travolgere quindi Netanyahu. E’ vero che gli ebrei negli Usa sono oltre 6 milioni e mezzo, Bernardo Valli su Repubblica ha scritto che sono mezzo milione di più di quelli che vivono in Israele, ed è anche vero che sono molto potenti e influenti, ma a parte il fatto che NON è vero che sono tutti pro Israele senza se e senza ma, resta il fatto che il totale degli  statunitensi è oggi di 302 milioni, vale a dire molti ma molti di più dei 6-7 milioni di ebrei. E potrebbero anche non dico incazzarsi, ma svegliarsi accorgendosi finalmente che, come sostengono in molto da tempo, la politica Usa pro Israele sempre e comunque NON fa gli interessi statunitensi. L’eventuale decisione di Netanyahu di attaccare l’Iran per trascinare nel conflitto gli Usa equivarrebbe di fatto a un esproprio del potere decisionale della Casa Bianca, vale a dire a una dichiarazione di guerra di Israele contro gli Usa, né più e né meno. Sono certo che in Israele se ne rendano conto anche nel governo, dove infatti ci sono sei ministro pro attacco all’Iran e sei contrari. Contrari anche il presidente della Repubblica Simon Peres e quasi tutti i capi militari specie quelli dei servizi segreti. E le manovre di Netanyahu per piazzare suoi fedeli nei posti più nevralgici cominiano a somiglia secondo alcuni a un golpe. Ciò non vuol dire che Peres e gli latri contrari all’attacco all’Iran siano diventati di colpo tutti pacifisti, ma semplicemente che preferiscono attaccare l’Iran d’amore e d’accordo e assieme con gli Usa, cosa che non è fattibile prima del marzo 2013, ammesso che alla Casa Bianca a marzo impazziscano di colpo. </strong></p>
<p><strong>La seconda conclusione deriva dall’impossibilità di tenere a cuccia tutti i Paesi arabi o islamici del Medio Oriente e bombardarli ogni volta che pensano alle atomiche. Ed è ancor più impensabile pretendere che mentre Israele ha un poderoso arsenale atomico gli altri Stati debbano invece rinunciarci altrimenti vengono bombardati. In definitiva è legittimo che gli altri Stati limitrofi non gradiscano affatto un tale arsenale e se ne sentano minacciati, come – lo vedremo meglio tra poche righe &#8211; fa notare lo scienziato nucleare ed ex tenente colonnello israeliano Uzi Even. Certo, Israele è uno Stato civile, che mai userebbe le atomiche almeno non per primo. Ma ciò che è vero oggi non è affatto detto sia vero anche domani. La Germania del secolo scorso era forse lo Stato più civile e con la cultura più formidabile dell’intera Europa in vari campi. Eppure è poi arrivata al nazismo e ai suoi orrori.</strong></p>
<p><strong>La Storia dimostra che il futuro è imprevedibile e che in futuro può impazzire qualunque Stato, anche Israele.  La conclusione è quindi che l’unica soluzione è il disarmo atomico di TUTTO il Vicino e Medio Oriente, compresa Israele. Da fonti vicine a Netanyahu mi è stato detto due o tre anni fa che Obama ha posto con franchezza questo problema al governo israeliano, proponendo nel frattempo una soluzione simile a quella pakistana: “Per ora vi tenete le atomiche, però le mettete sotto custodia anche nostra”. Se questa richiesta è stata davvero fatta non si può escludere sia uno dei motivi del gelo di Netanyahu&amp;C verso Obama.</strong></p>
<p><strong>La realtà è più prosaica. Oltre alla ferrea volontà occidentale di non perdere il potere di controllo del petrolio mediorientale, che alimenta il mondo, c’è l’altrettanto ferrea volontà di non permettere ai Paesi islamici non filo occidentali di sviluppare grandi capacità industriali. L’Iran ha bisogno delle centrali nucleari non per costruire atomiche di soppiatto, ma per produrre energia elettrica utilizzando meno petrolio in modo da poterne vendere di più e avere così più quattrini per finanziare il suo impetuoso sviluppo industriale e infrastrutturale (strade, ferrovie, metropolitane, porti, ecc.). Israele ha distrutto la centrale nucleare in costruzione in Siria non già per il solito campato per aria pericolo di essere bombardata con le atomiche, ma per impedire alla Siria di poter disporre di energia elettrica in quantità sufficiente per svilupparsi di più e meglio, dato che la Siria non ha petrolio e quindi deve anch’essa spendere somme enormi per acquistarlo all’estero. La destra israeliana non sopporta l’idea di Paesi arabi o islamici industrialmente potenti.</strong></p>
<p><strong>Visto che parliamo di atomiche e Iran, è bene ricordare che l’allora scià di Persia Reza Pahlavi ebbe dagli Usa il permesso di comprare il formidabile laboratorio di fisica nucleare del M.I.T., vale a dire del Massachusett Institute of Technology. Il motivo dell’acquisto lo spiegò con orgoglio lo stesso scià: “Intendiamo arrivare quanto prima alla produzione di bombe atomiche iraniane”. Intenzione che al governo Usa andava bene perché all’epoca l’Iran dello scià era un prezioso alleato confinante con l’Unione Sovietica e faceva comodo poterle eventualmente lanciare contro ordigni nucleari da così vicino. Lo shopping al M.I.T. per fortuna non andò in porto per la decisa ribellione di studenti e docenti universitari, tra i quali primeggiava Noam Chomsky, uno dei massimi intellettuali esistenti al mondo ed ebreo in forte polemica con Israele. Se invece l’affare fosse andato in porto, cacciato lo scià il regime teocratico iraniano le bombe atomiche se le sarebbe già trovate bell’e pronte in casa,  senza il bisogno delle prolungate acrobazie di cui viene accusato ormai da almeno 20 anni. E senza la moria di scienziati nucleari che è opinione diffusa siano stati man mano eliminati dai servizi segreti israeliani.</strong></p>
<p><strong>Il precedente iraniano dimostra che se anche in Israele ci fosse un cambio di regime, cosa che nessuno può onestamente escludere, il suo arsenale atomico non è detto resti in buone mani.</strong></p>
<p><strong>Duole dover rilevare che in Italia intellettuali come Vittorio Messori, cattolico a 24 carati, ha a suo tempo scritto che è inevitabile per Israele usare le atomiche, e usarle per primo, per difendersi dai nemici arabi. Una dichiarazione grave, che purtroppo nessuno ha censurato né contestato e neppure criticato.</strong></p>
<p><strong>Una via d’uscita da questo scenario infernale che si addensa anche sulle nostre teste l’ha suggerita lo scienziato nucleare israeliano Uzi Even: “Chiudere gli impianti nucleari di Dimona, che oltretutto sono tra i più vecchi del mondo, e che prima o poi dobbiamo demolire. Il mondo arabo, e certo anche l’Iran, è convinto che Israele ha un grande arsenale atomico”. Da notare che Even ha lavorato proprio a Dimona con il grado di tenente colonnello. E che ha anche aggiunto, con evidente cognizione di causa: “L’Iran nuclearizzato è qualcosa con cui possiamo convivere”. Una dimostrazione in più che Netanyahu e i suoi supporter mentono sapendo di mentire o hanno una visione distorta del mondo.</strong></p>
<p><strong>Duole dover informare che il libretto “L’Iran e la Bomba”, edito dal giornale Il Sole 24 Ore e  scritto da Giorgio Frankel, accredita a Israele un arsenale atomico assolutamente spropositato per la sola deterrenza e sospetta la produzione anche di bombe H e perfino di bombe N. Quest’ultime sono bombe atomiche a esplosione debole che generano però una tempesta di neutroni capace di ammazzare ogni essere vivente, ma di lasciare in piedi tutti i manufatti, palazzi, industrie, ponti, dighe, ecc. Sia le H che le N sono creature di Edward Teller, un ebreo statunitense. Che come tale potrebbe in linea teorica avere fatto arrivare a suo tempo a Tel Aviv informazioni utili a realizzare anche quegli ordigni. Così come i coniugi Rosenberg, ebrei anche loro ma comunisti, furono condannati alla camera a gas per avere fatto arrivare all’Unione Sovietica le informazioni per produrre bombe atomiche “semplici”, quelle cioè a fissione sperimentate “in corpore vili” sul Giappone. Frankel è un ebreo torinese di origine rumena, niente affatto sospettabile di essere una testa calda islamica o filo islamico. E Il Sole 24 Ore non è certo un organo votato alla sharia.</strong></p>
<p><strong>Teller era di origine ungherese, fuggì negli Usa per evitare le persecuzioni naziste, nel 1991 venne insignito del Premio Nobel per la Pace e il 23 luglio 2003 il presidente George W. Bush lo insignì della Medaglia Presidenziale della Libertà.  Era infatti allora opinione comune che l’esistenza di ordigni così infernali come le H e le N avrebbero messo le guerre al bando della Storia del genere umano. Speriamo sia vero…. </strong><strong> </strong></p>
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		<title>Ballando sull&#8217;orlo della fine dell&#8217;Europa: &#8220;Venghino, siòri, venghino: dopo le panzane sulle atomiche di Saddam ora vi rifiliamo le panzane sulle atomiche di Gheddafi e di Ahmadinejad&#8221;. Così Israele, forse in interessata compagnia di Londra, può realizzare il vecchio sogno di bombardare l&#8217;Iran, uno dei due motivi per il quale è stato eletto Netanyahu (l&#8217;altro è impedire a tutti i costi che nasca lo Stato palestinese)</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Nov 2011 18:36:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pino Nicotri]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>E&#8217; difficile da credere, ma ormai viene dato per certo che con la classica scusa della “produzione di bombe atomiche”, sperimentata con successo dagli USA per invadere l’Iraq, Israele attaccherà quanto prima l’Iran, con l’appoggio degli inglesi, per mettere anche la Casa Bianca di fronte al fatto compiuto. Il presidente Obama infatti, per timore di perdere voti, è contrario a una tale azione militare prima della sua rielezione, ma alcuni collaboratori lo esortano invece ad autorizzarla e appoggiarla perché ricompatterebbe l’elettorato riportandolo di sicuro alla Casa Bianca e scongiurando la temuta candidatura di Hilary Clinton, sempre più popolare nell’elettorato non solo del Partito Democratico. E’ dal 2006 che l’attacco militare all’Iran da parte degli Usa e di Israele viene dato per imminente e certo, senza però che sia poi stato sferrato. Ecco per esempio cosa dichiarava nel 2006, poco dopo la terza invasione israeliana del Libano, Seymour Hersh, il famoso giornalista americano che ebbe il coraggio di denunciare il massacro di tutti gli abitanti di My Lai compiuta dai marine in Vietnam e che per primo ha denunciato le torture americane nel carcere iracheno di Abu Ghraib:</strong></p>
<p><strong>“<em>L’amministrazione Bush era molto direttamente impegnata nel pianificare la guerra libanese-israeliana. Il presidente Bush ed il vice presidente Cheney erano convinti che il successo della campagna militare israeliana in Libano avrebbe non soltanto raggiunto gli obiettivi desiderati da Tel Aviv, ma sarebbe anche servito come preludio ad un possibile attacco contro le strutture nucleari iraniane</em>”.</strong></p>
<p><strong>La scusa è anche oggi quella del “pericolo atomico” iraniano. Nella vulgata corrente infatti l’Iran sarebbe così idiota e suicida da produrre atomiche per affrettarsi a lanciarne già la prima su Israele, nonostante Israele di atomiche ne possieda circa 400 e possa quindi cancellare non solo l’Iran dalla faccia della terra. Senza contare che la signora Clinton ha dichiarato senza arrossire di vergogna che “prima di finire di schierare per il lancio il suo primo missile nucleare l’Iran sarebbe riportato all’epoca delle caverne”, con un olocausto fulmineo di oltre  80 milioni di esseri umani, più o meno quanti ne ha  l’Italia intera. Embé c’è olocausto e olocausto. Quello sulla pelle di 70-80 milioni di iraniani evidentemente per la signora Hilary&amp;C è buono, nonostante sia ben 12-14 volte quello che purtroppo c’è stato davvero per mano dei nazisti.<span id="more-3399"></span><br />
</strong></p>
<p><strong>Tutti però si guardando bene dal ricordare che ai tempi dello scià di Persia Reza Pahlavi gli Usa avevano deciso di vendergli il formidabile laboratorio di fisica nucleare del Massachussets Institute of Technology (MIT), nonostante lo scià avesse dichiarato esplicitamente che intendeva utilizzarlo “per produrre quanto prima bombe atomiche”.  La vendita non andò in porto solo per le proteste degli studenti e dei professori del MIT, con in testa Noam Chomsky, certo non antisemita essendo notoriamente ebreo.</strong></p>
<p><strong>La storia del nucleare iraniano risale proprio allo scià Reza Pahlavi. Oltre ad essere amico dei vari esponenti Usa che lo avevano rinforzato sul trono con il colpo di Stato del 1953 contro il governo Mossadeq, in codice &#8220;Operazione Ajax&#8221;, Reza Pahlavi aveva l’appoggio del Segretario di Stato  Henry Kissinger, che, in chiave anti URSS, gli propose l’acquisto di 23 nuovi reattori e l’aiuto di tecnici dell’MIT. E così nel ‘76 il presidente Ford autorizzò anche la vendita all’Iran di tecniche innovative per l’estrazione e lavorazione del plutonio, necessario per costruire ordigni nucleari in alternativa all’uranio 235. Si arriva così all’accordo USA-IRAN del ’78 di collaborazione anche nella ricerca di giacimenti di uranio e le società americane General Electric e Westinghouse si mettono in lizza per costruire in Iran i reattori nucleari, la cui costruzione era stata danneggiata dalla guerra con l’Iraq del 1980-1988, voluta in pratica dagli Usa che foraggiavano lo stesso Saddam che in seguito decideranno di eliminare. L’Iran stipula accordi anche con la Francia e la Germania.</strong></p>
<p><strong>A fine guerra con l’Iraq il governo iraniano offre a Washington e all’Europa di costruire nuovi reattori, ma il dilagare del khomeinismo provoca il rifiuto Usa, motivo per cui Teheran si rivolse quindi ai russi, che accettarono di costruire una prima centrale.</strong></p>
<p><strong>Solo nel 2000 l&#8217;allora presidente Usa  Bill Clinton ammetterà la responsabilità degli Stati Uniti nel golpe del 1953 e ammetterà che si trattò di un tragico errore, causa di molti dei problemi odierni. Il colpo di Stato che rovesciò Mossadeq mostrò infatti all&#8217;intero  Medioriente che gli USA non avevano nessuna intenzione di &#8220;esportare la democrazia&#8221;, come si usa dire invece oggi, ma solo di tutelare i propri interessi. Inoltre il golpe del &#8217;53 è stato il primo in cui per rovesciare un governo venne usata la CIA, esperienza che convinse gli USA di poter disporre di uno nuovo strumento per modellare la politica mondiale. Il golpe iraniano accelerò la penetrazione americana nel Golfo e in Medio Oriente a danno dell&#8217;influenza inglese. L&#8217;asserito appoggio del governo di Londra a quello che pare sia l&#8217;imminente attacco all&#8217;Iran, che seguirebbe l&#8217;appoggio inglese alla rivolta anti Gheddafi in Libia, potrebbe essere quindi un modo per restituire pan per focaccia e riguadagnare in questa parte del pianeta l&#8217;influenza soffiata agli inglesi da Washington.</strong></p>
<p><strong>Ora c’è da parte Usa un nuovo “al lupo, al lupo!”, sotto forma di “all’atomica, all’atomica!” questa volta iraniana. Come si possa ancora credere a questo tipo di “verità” ufficiali è difficile da capire, alla luce delle serie di falsi storici inventati a tavolino per fare accettare all’opinione pubblica una serie di guerre: “l’incidente di Cuba” per fare la guerra alla Spagna e portarle così via una fetta delle colonie; “l’incidente del Tonchino” per scatenare la guerra contro il Vietnam del Nord; le “atomiche irachene” per invadere l’Iraq. E’ di pochi giorni fa la strana bufala, subito fatta abortire ma mai smentita dai mass media che l’avevano prontamente avvalorata a livello planetario, delle “atomiche di Gheddafi”. Bufala sottovalutata, sulla quale tra qualche riga ci soffermeremo. E pochi giorni prima di questa nuova bufala c’è stata la minacciosa protesta Usa per “i piani di uccisione dell’ambasciatore saudita a Washington”, piani che è piuttosto difficile prendere per oro colato.</strong></p>
<p><strong>Come per l’incredibile menzogna delle “atomiche libiche”, si sperticano in molti ad assicurare che la conferma dell’esistenza di atomiche iraniane sarà ufficiale e fatta addirittura della stessa AIEA, cioè dall’agenzia dell’Onu che controlla – ma SOLO nei Paesi firmatari dell’accordo internazionale di non proliferazione delle atomiche – che non ci siano usi militari delle centrali nucleari. Filtrano “indiscrezioni” che l’AIEA è sommersa di rapporti dei servizi segreti occidentali che “inchiodano” Teheran. Come se non fosse ormai un vizio per certi servizi segreti, da parti di quello italiano a quello inglese, da quello israeliani a quello statunitense, raccontar panzane a danno di chi si vuole colpire. L’AIEA però sulle atomiche israeliane tace, ma solo perché Israele NON ha mai firmato il trattato di non proliferazione. Se non l’avesse firmato neppure l’Iran, oggi Teheran potrebbe dotarsi o essersi già dotato in tutta tranquillità di ordigni atomici senza le minacce che invece pendono sul suo capo come una spada di Damocle moltiplicato qualche milione.</strong></p>
<p><strong>Debbo purtroppo segnalare il titolo di un articolo di Repubblica di pochi giorni fa, dove si leggeva che l’Iran “sta testando la bomba atomica”. Testare una bomba atomica significa farla esplodere per controllare se la procedura per produrne in serie funziona o no. Oppure significa fare come il Giappone, che le atomiche non le ha ancora costruite, ma intanto ha simulato tutto con dei supercomputer in modo che in caso le può produrre nel giro di poche settimane. Leggendo il mirabolante articolo di Repubblica si scopre invece che il tutto si riduce alla presenza di una capsula di metallo che “potrebbe” – al condizionale!!! – essere l’innesco a base di esplosivo classico. E’ come annunciare nel titolo che i marziani stanno “testando” l’invasione del pianeta Terra e scrivere nell’articolo che in effetti hanno prodotto un pezzo di lamoera che “potrebbe” servire per costruire astronavi… No comment. Mi limito a ricordare che per spingere verso l’invasione dell’Iraq i principali giornali italiani arrivarono a mentire con articoli che fin dal titolo in prima pagina affermavano: “Prosegue in Iraq la produzione di bombe atomiche”! Il tutto senza che i pacifisti abbiano assaltato le redazioni della menzogna e senza che gli autori di quelle panzane e i loro direttori, corresponsabili di fatto della tragedia della guerra contro l’Iraq, siano stati né arrestati, né licenziati né disturbati con sanzioni disciplinari dall’Ordine dei giornalisti.</strong></p>
<p><strong>Insomma, tanto per cambiare, “venghino, siori, venghino….”.</strong></p>
<p><strong>Premesso che è assurdo pretendere che le atomiche le abbia solo Israele, ma non i Paesi vicini, condannati così a non potersi difendere adeguatamente in caso di attacco israeliano o comunque occidentale, una cosa è però chiara, anche se nessuno ha il coraggio di dirla: un attacco militare all’Iran comporterebbe automaticamente, a causa delle complicazioni in campo petrolifero nell’intero Golfo, una serie di scenari collaterali semplicemente devastanti per l’intero pianeta. Non a caso Francia e Usa hanno alzato pubblicamente la voce contro la pazzia di Netanyahu e del suo indecente ministro degli Esteri, il poco meno che fascista Avigdor Lieberman, emigrato dalla natia Russia. Ecco gli scenari inevitabili:</strong></p>
<p><strong>- l’aggravarsi della crisi finanziaria europea,   che diventerebbe anche energetica, economica e industriale;</strong></p>
<p><strong>- la conseguente fine dell’euro;</strong></p>
<p><strong>- l’altrettanto conseguente fine dell’Unione Europea;</strong></p>
<p><strong>- l’ascesa di Israele alla guida dello “scontro di civiltà”, che a quel punto riceverebbe un forte impulso;</strong></p>
<p><strong>- la conseguente fine dell’influenza dell’Italia anche in Medio Oriente;</strong></p>
<p><strong>- il ritorno dell’Inghilterra – se è vero che attaccherebbe l’Iran assieme a Israele &#8211; alla sua secolare politica, sempre volta a evitare che in Europa la potenza di un qualche Stato possa farle ombra e ancor più che l’Europa possa vedere l’unione di suoi Stati</strong></p>
<p><strong>Veniamo ora alle “bombe atomiche di Gheddafi”. La notizia è di quelle da lasciare sgomenti, se non terrorizzati: &#8220;Trovate le bombe atomiche di Gheddafi&#8221;. E&#8217; strano quindi, anzi è stranissimo che i giornali dopo averla sparata come notizia d&#8217;apertura nelle edizioni online l&#8217;abbiano poco dopo fatta precipitare tra le notiziole in basso per poi trattarla senza molta convinzione nelle edizioni cartacee, relegandola tra le pagine interne. Il problema è che a dare notizia di tale asserito ritrovamento di ordigni atomici è stato lo stesso vertice del Consiglio Nazionale Transitorio che nei mesi scorsi ha già rifilato altre notizie clamorose rivelatesi fasulle, e che a lanciarla nel mondo sia stata la tv Al Arabija, che nei mesi scorsi a quelle stesse notizie fasulle s&#8217;è prestata a far da megafono planetario. Il primo ministro dimissionario del CNT, Mahmoud Jibril, ha addirittura assicurato che la &#8220;scoperta&#8221; delle bombe atomiche sarà confermata a breve dall&#8217;AIEA, la stessa che ora si giura che incastrerà l’Iran. E&#8217; evidente che un&#8217;eventuale conferma dell&#8217;AIEA sarebbe un fatto clamoroso, anzi sconvolgente. L&#8217;AIEA infatti è sempre molto prudente, per esempio finora si è guardata bene dall&#8217;avvalorare gli allarmismi &#8220;nucleari&#8221; contro l&#8217;Iran così come a suo tempo  s&#8217;è guardata bene dall&#8217;avvalorare le accuse &#8220;atomiche&#8221; contro l&#8217;Iraq di Saddam Hussein, accuse come è noto rivelatesi, ma solo dopo l&#8217;invasione dell&#8217;Iraq, completamente e scientemente inventate a tavolino. Per fortuna Anders Fogh Rasmussen, segretario generale della Nato, cioè dell&#8217;alleanza militare che ha condotto la guerra contro Gheddafi, ha smentito quanto strombazzato nel mondo dal tandem Jibril-Al Arabija. Però vale la pena fare qualche considerazione aggiuntiva, perché questa storia delle &#8220;atomiche libiche&#8221; se anch&#8217;essa falsa può essere una operazione abilmente montata per allarmare talmente l&#8217;opinione pubblica da convincerla che bisogna colpire finalmente l&#8217;Iran onde evitare che si doti anche lui di bombe atomiche.</strong></p>
<p><strong>Che la Libia possa avere costruito bombe atomiche è semplicemente impossibile, così come è impossibile che le stia costruendo l&#8217;Iran. Le bombe atomiche infatti si possono costruire solo in due modi: utilizzando l&#8217;uranio 235 oppure utilizzando il plutonio. In natura l&#8217;uranio 235 non esiste, bisogna estrarlo con raffinazioni successive, dall&#8217;uranio 238 fino a ottenere che oltre il 90% del metallo sia costituito dall&#8217;isotopo 235: per farlo, bisogna trasformare l&#8217;uranio in gas esafluoruro d&#8217;uranio e farlo filtrare man mano da varie decine di migliaia di ultracentrifughe, non meno di 30-40 mila, che devono lavorare in linea, cioè simultaneamente. Ultracentrifughe che è impossibile vengano costruite in tali quantità da chi non possiede né la tecnologia né i materiali necessari e se li deve quindi procurare con acquisti all&#8217;estero che NON possono certo passare inosservati. Per quanto riguarda invece il plutonio, la trafila è più semplice: si tratta di esporre l&#8217;uranio 238 al bombardamento di neutroni ottenibile solo in una centrale nucleare, anche di uso civile, che la Libia NON possiede. Inoltre il bombardamento di neutroni deve durare vari giorni, durante i quali però la centrale non può funzionare e quindi se è ad uso civile, cioè per produrre corrente elettrica, le città alimentate resterebbero al buio. Evento anche questo impossibile da nascondere. Se è una centrale militare deve essere sufficientemente grande, tanto da rendere impossibile che non sia rilevata dai satelliti spia.</strong><strong> </strong></p>
<p><strong>Nel caso fantascientifico che  fosse confermata la presenza in Libia di armi atomiche bisogna porsi alcune domande, l&#8217;ultima delle quale apre lo scenario dell&#8217;attacco all&#8217;Iran, che infatti guarda caso sta prendendo piede:</strong></p>
<p><strong>- a che serve avere bombe atomiche se NON si hanno gli aerei che le possono trasportare e sganciare? Vale a dire, se non si è in grado di utilizzarle. Al massimo possono essere un deterrente anti invasione terrestre, come le mine atomiche che gli Usa avevano e pare abbiano ancora nel Friuli in funzione anti invasione dall&#8217;Est.</strong></p>
<p><strong>- perché mai avrebbe dovuto averle Gheddafi, visto che si è ben guardato dall&#8217;usarle neppure per salvarsi il potere e salvare la pelle sua e dei suoi figli?</strong></p>
<p><strong>- chi gliele ha date o vendute, visto che è impossibile siano state prodotte in loco?</strong></p>
<p><strong>- poiché (film e romanzi a parte) è impossibile che le bombe atomiche vengano vendute o regalate, chi le ha portate in Libia per poi farle trovare e giustificare così a posteriori l&#8217;assalto a Gheddafi?</strong><strong> </strong></p>
<p><strong>Ecco, l&#8217;ultima domanda è la più insidiosa. Ragioniamo. Gli americani hanno invaso l&#8217;Iraq con la scusa delle bombe atomiche di Saddam, che però poi si è scoperto essere state una frottola decisa per giustificare l&#8217;invasione. Gli americani hanno fatto due bei film su quell&#8217;atroce inganno, &#8220;Green zone&#8221; e &#8220;Savoir faire&#8221;. Se alla Casa Bianca fossero stati più furbi, e ancor più cinici di quanto sono stati, avrebbero potuto portare clandestinamente un paio di bombette atomiche in Iraq e poi &#8220;scoprirle&#8221;. Beh, la &#8220;rivoluzione&#8221; libica è stata preparata con cura da Francia, Inghilterra e &#8211; stando a quanto si dice, ma finora non ci sono prove credibili- da Israele. Tre Paesi dotati tutti di armi nucleari. In teoria, è possibile che questa volta, imparata la lezione iracheno-americana, almeno uno di quei Paesi abbia deciso di introdurre di nascosto una o più bombette atomiche in Libia per poi &#8220;scoprirle&#8221; e prendere così due piccioni con una fava:</strong></p>
<p><strong>- giustificare a posteriori in modo ferreo e inconfutabile la neocoloniale guerra libica, tappando la bocca a pacifisti e affini;</strong></p>
<p><strong>- giustificare in anticipo un intervento militare contro l&#8217;Iran al grido di &#8220;se le atomiche le aveva perfino Gheddafi è ovvio che le ha anche l&#8217;Iran&#8221;.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>In ogni caso, la presenza della tv Al Arabija anche in questa strepitosa storia delle &#8220;atomiche di Gheddafi&#8221; permette di capire alcune cose, gravi, che però a differenza degli ordigni nucleari non sono ipotesi, ma fatti certi. Teniamo presente che durante la guerra libica Al Arabija è  stata molto attiva assieme ad Al Jazeera nel propalare contro Gheddafi accuse tanto gravi quanto inventate di sana pianta. E teniamo presente che pochi giorni fa il Qatar  ha messo le mani avanti sul futuro della Libia rivendicando un ruolo più importante. Il perché di tali rivendicazioni lo ha reso pubblico il suo capo di stato maggiore delle forze armate, Hamad bin Ai al Atiya. Il capo militare ha rivelato con molto orgoglio non solo che il Qatar è stato il Paese che più di tutti ha appoggiato militarmente i ribelli libici, ma anche che  ha inviato “centinaia di uomini in ogni regione” libica. Non uomini qualsiasi, ma, ci ha tenuto a chiarire al Atiya, militari che dovevano &#8220;pianificare le azioni dei ribelli contro Gheddafi&#8221;.</strong></p>
<p><strong>Si dà il caso che il Qatar sia proprietà privata del per nulla democratico emiro Hamad bin Khalifa Al Thani, che nel ’95 ha deposto suo padre con un colpo di Stato e che è immensamente ricco grazie al petrolio sul quale il suo possedimento galleggia. E si dà il caso che a volere Al Jazeera, la cui sede centrale è a Doha, è stato proprio Al Thani, che alla sua televisione ci tiene talmente da avere dichiarato tempo fa “ci tengo più che alla mia famiglia”.</strong></p>
<p><strong>La televisione Al Arabija ha invece sede a Dubai e appartiene a una società con capitali dell’Arabia Saudita, del Kuwait e del Bahrein. In quest’ultimo Stato, anch’esso straricco per il petrolio e anch’esso proprietà privata di uno sceicco, la locale “primavera araba” è stata soffocata nel sangue anche grazie all’arrivo di truppe saudite.  Se la sete di democrazia dovesse attecchire anche nei vari Stati del Golfo, che pompano di petrolio l’Occidente in cambio di tanti soldi e tanta distrazione sui locali regimi niente affatto democratici, gran parte delle nostre industrie, automobili e impianti di riscaldamento si troverebbero a zero. Ecco perché in questi Paesi le istanze di democrazia vengono stroncate nel sangue senza che in Occidente nessuno reclami.</strong></p>
<p><strong>Al Arabija e Al Jazeera, di solito concorrenti, hanno lavorato di fatto in tandem per lanciare fin dai primi giorni della rivolta balle colossali utili a spingere l’Occidente a giustificare l’intervento militare in Libia. Si è iniziato fin dai primi giorni con il grossolano falso dei “10.000 morti civili per i bombardamenti di Gheddafi” lanciato da Al Arabija e si è finito, per ora, con il falso altrettanto grossolano delle “fosse comuni” con i resti di 1.700 “martiri della rivoluzione vittime delle torture di Gheddafi” lanciato da Al Jazeera. Pian piano viene quindi a galla che la “rivoluzione” contro Gheddafi più che una versione libica della “primavera araba” è stata una rivolta preparata con cura da istruttori militari stranieri. Della presenza di istruttori francesi e inglesi già si sapeva. Ora si viene a sapere anche che sul terreno i rivoltosi erano guidati, in ogni regione della Libia, da personale militare arrivato da un Paese come il Qatar, tanto ricco quanto assolutamente distante dal concetto di democrazia.</strong></p>
<p><strong>Questo tipo di operazioni i militari le chiamano “guerra psicologica”. Guerra che consiste in soldoni nel demonizzare il nemico, diffamandolo e calunniandolo il più possibile anche inventando panzane colossali come le “bombe atomiche irachene di Saddam”. Di questo tipo di guerra il comando Nato di Verona ne ha una bella e importante sede. Se per i greci e i romani la guerra psicologica si riduceva a considerare e chiamare “barbari” i nemici e gli esterni in genere, ed era basata sull&#8217;ignoranza reciproca, oggi si tratta invece di alterare e nascondere la realtà creandone una ad hoc. Insomma, la faccenda è molto più complicata. Ma il succo e i fini non cambiano.</strong></p>
<p><strong>La saggezza popolare avverte che “Non tutte le ciambelle riescono col buco”. Più precisamente, Annibale, che se ne intendeva, ebbe ad avvertire Scipione che “Le guerre si sa come iniziano, ma non come finiscono”. Speriamo solo che il gioco della guerra psicologica non sia arrivato al punto di pazzia da servirsi anche di &#8220;scoperte&#8221; di bombe atomiche piazzate ad arte per farle trovare a bella posta. Se così fosse, è chiaro che saremmo pericolosamente affacciati sull&#8217;orlo dell&#8217;inferno.</strong></p>
<p><strong>Forse “la Storia è maestra di vita”, come si usa dire, ma l’umanità è una pessima scolara. Sì, c’è solo da sperare che anche questa volta si tratti di un falso allarme. O meglio: di guerra solo psicologica.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>La maggioranza del parlamento sostiene dunque, con regolare votazione, che Berlusconi è un imbecille. Solo un imbecille crede infatti senza esitazione alle sparate di una poveraccia come Ruby capitata &#8220;a cena&#8221;. Egitto e non solo: da Napoleone a Mubarak, due secoli di fallimenti e delitti dell&#8217;Europa e dell&#8217;intero Occidente. Con l&#8217;incubo che vadano al governo non solo i Fratelli Musulmani, ma anche el Baradei, l&#8217;ex ispettore capo dell&#8217;Onu fatto fuori dalla Casa Bianca che nel 2003 ha voluto a tutti i costi l&#8217;invasione dell&#8217;Iraq</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Feb 2011 23:11:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pino Nicotri]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>L&#8217;idea che in Egitto possano diventare personaggi di governo non solo i Fratelli Musulmani, ma anche el Baradei, vale a dire l&#8217;ex capo degli ispettori dell&#8217;Onu che sa benissimo con quali balle nel 2003 la Casa Bianca e i suoi alleati hanno voluto a tutti i costi invadere l&#8217;Iraq, toglie il sonno a molti con la coscienza non proprio immacolata. &#8220;Achtung Egitto!&#8221;: Netanyahu chiama, Henry Bernard Levy e Berlusconi rispondono, pronti a cianciare con l&#8217;usuale razzismo di masse islamiche come orde assetate di sangue occidentale e desiderose di abbracciare quanto prima un nuovo nazismo… Il centesimo nazismo arabo, paventato ad arte da decenni nel Vicino e nel Medio Oriente dai nostri allucinati ma non disinteressati profeti, spesso bugiardi patentati. Mubarak è un &#8220;uomo saggio&#8221; dichiara a petto in fuori e tacchi alti Berlusconi, il quale evita anche lui di nominare el Baradei e ci tiene invece a precisare che segue la crisi egiziana non tanto facendo il bunga bunga con la &#8220;nipote di Mubarak&#8221; quanto invece stando &#8220;in contatto con i dirigenti israeliani dei quali sono amico da 30 anni&#8221;, nel caso ci fosse chi non ha ancora capito chi comanda nel giro berluscone e in quello della Farnesina in mano al minestrello degli Esteri Franco Frattini. Per non dire del giro della vicepresidente della Commissione Esteri del senato, quella Fiamma Nirenstein che oltre a vivere in una colonia israeliana è nota nella comunità ebraica nostrana come ex comunista che spinge all&#8217;odio verso tutto ciò che è di sinistra.  Ma andiamo per ordine.</strong></p>
<p><strong>Il lato comico è che ad aizzare contro il &#8220;pericolo islamico&#8221;, sia che si tratti dell&#8217;Iran &#8220;che vuole l&#8217;atomica per distruggere Israele&#8221; (!) sia che si tratti dell&#8217;Egitto che vuole solo togliersi di dosso la camicia di forza Mubarak, in particolare è quello stesso Bernard Levy che, oltre a raccontar panzane sul caso Sakineh, è stato uno degli animatori della campagna a favore di Cesare Battisti. A favore, vale a dire, di quello che, stando alle sentenze, è un pluriassassino, rifugiato prima in Francia e poi in Brasile, il cui governo ha deciso di non estradarlo in Italia alla faccia non solo del Chiavaliere. Che strana situazione: tutti a dare addosso a Battisti evitando di notare che il suo lord protettore è il &#8220;nuovo filosofo&#8221; francese Henry Bernard Levy. Il quale, poiché fa il tifo per lo &#8220;scontro di civiltà&#8221; e loda qualunque cosa di Israele, tiene banco in Italia anche allagando di &#8220;penzose&#8221; articolesse il Corriere della Sera senza che nessuno lo prenda a pernacchie. E dire che già nel &#8217;79 il &#8220;nuovo filosofo&#8221; parigino, noto fighetto che nel &#8217;77 si era molto illustrato nella famosa &#8220;tre giorni&#8221; dell&#8217;Autonomia Operaia all&#8217;Università di Bologna, disegnava per autorevoli riviste di politica estera soprattutto inglesi una serie di nuovi confini non solo per il Medio Oriente, ma anche per l&#8217;intera Asia centrale! Insomma, in quanto ad allucinazioni pro talebani monsieur Levy è stato un pioniere. Idem in fatto di protezione per gente come Battisti, della quale si deve esere innamorato nella disastrosa, stado ai risultati successivi, tre giorni di Bologna. Strano strabismo, quello non solo berluscone, nevvero? Sbraitare contro i protettori di Battisti e far finta di non sapere che il suo principale protettore è quello stesso Bernard Levy al quale diamo retta quando straparla di Iran e mondo musulmano in generale. Strano caso di schizofrenia&#8230;<span id="more-2932"></span></strong></p>
<p><strong>Ancora l&#8217;Egitto, dunque. Alfa e omega del nostro colonialismo nei Paesi islamici. Quel colonialismo che prese il posto dello schiavismo, da noi non più praticabile in Medio Oriente a causa del dilagare dell&#8217;Islam, e che rappresenta un&#8217;altra pagina orribile dell&#8217;Europa e dell&#8217;Occidente. Allora non si trattava di &#8220;esportare la democrazia&#8221; a cannonate, ma più semplicemente &#8211; sul modello dell&#8217;invasione europea delle Americhe &#8211; di impadronirsi di terre altrui e disporre della manodopera semischiavile dei popoli colonizzati. Il 2 luglio 1798 Napoleone entrò con una armata vittoriosa ad Alessandria d&#8217;Egitto, ed era la prima volta che dopo le crociate un esercito europeo invadeva terre islamiche. Dopo quella di Napoleone, sono seguite le invasioni francesi e inglesi del XIX secolo, le cui conseguenze si fanno sentire ancora oggi, e infine quella degli Usa in Iraq del 2003. Sono gli Usa che hanno preso il testimone del colonialismo europeo, con il fido alleato Israele che gli fa da cane da guardia nella regione e che mantiene alta la tensione rifiutando qualunque piano di pace in modo che ci sia sempre una qualche scusa per poter intervenire se del caso anche militarmente. Lo studioso John Mearsheimer ha detto chiaro e tondo che &#8220;quando si tratta di Medio Oriente l&#8217;Occidente usa parole idealistiche e azioni brutali&#8221;. Una delle quali è stata, per esempio, il colpo di Stato angloamericano in Iran per destituire Mossadeq, regolarmente eletto, uccidere la democrazia iraniana, tenere in sella lo scià burattino e criminale Reza Pahlewi, massacrare i comunisti e impedire che il petrolio iraniano sfuggisse al vergognoso sfruttamento anglo Usa e fosse più saggiamente utilizzato con l&#8217;aiuto dell&#8217;italiana Eni. Il golpe contro l&#8217;Iran fu anche un golpe contro l&#8217;economia e l&#8217;autonomia italiana, non lo dimentichiamo, visto che Enrico Mattei stava portando l&#8217;italiana Eni ad aiutare l&#8217;Iran in campo petrolifero. Un&#8217;altra azione brutale fu iniziare all&#8217;improvviso a trattare l&#8217;Iran come uno &#8220;Stato canaglia&#8221;, idea venuta a George Bush per spingere la destra islamista a vincere le elezioni troncando il vasto programma di riforme iniziato da Kathami e avere in tal modo la scusa buona per iniziare a strangolare economicamente l&#8217;Iran onde impedire facesse ombra a Israele. Altra azione brutale, condita con le solite belle parole, la lunga guerra, con qualche milione di morti,  fatta contro l&#8217;Iran tramite l&#8217;Iraq di Saddam.<br />
Quando in Algeria si profilò la vittoria elettorale dei musulmani, democraticamente ottenuta, i militari algerini, educati in Francia e più in generale nelle accademie militari occidentali, rubarono il risultato con il solito golpe. Golpe da noi benedetto perché per noi l&#8217;islam è come il nazismo. Anzi, da Nasser in poi, passando per i capi della Siria, Iran, Iraq, ecc., sono decine i &#8220;nuovi Hitler&#8221;, cioè a dire i capi di Stato o di governo demonizzati dagli Usa e da Israele solo per aizzare l&#8217;opinione pubblica occidentale contro qualunque cambiamento arabo che non fosse leccare il sedere agli inquilini della Casa Bianca o ai vari Sharon, Netanyahu, ecc. Ricordo una puntata di un programma televisivo di Gad Lerner in cui, rivolgendosi ad alcuni ospiti arabi islamici, il giornalista &#8211; pochi giorni fa preso pesantemente in giro su La7 perfino da Paolo Mieli per la sua &#8220;trasparenza&#8221; ed per il suo &#8220;eroismo&#8221; &#8211; lodò il golpe algerino affermando in sostanza che &#8220;anche Hitler in Germania aveva vinto le elezioni&#8221; e che quindi bene avevano fatto i bravi militari algerini a evitare un nuovo nazismo in salsa arabo islamica. Gli ospiti in questione, offesi in tale malo modo, protestarono che mai più avrebbero messo piede in un programma così condotto. In effetti faceva una strana impressione vedere Lerner presentare l&#8217;intero popolo algerino, qualche decina di milioni di persone, reduce da una dura guerra di Libarazione contro il colonialismo francese, come un&#8217;orda di barbari pronti a indossare la svastica&#8230;<br />
Ci sono poi le due guerre contro l&#8217;Iraq. La prima con il trabocchetto del disco verde Usa per l&#8217;invasione del Kuwait, utile a Bush padre per  giustificare la mattanza contro l&#8217;Iraq con la scusa di &#8220;difendere il Kuwait&#8221;, che nonostante le chiacchiere è rimasto proprietà privata di un parassita fermo al Medioevo. La seconda guerra, tuttora in corso, è quella voluta e ottenuta dal mascalzone Bush figlio con la balla delle &#8220;armi di distruzione di massa&#8221;, che peraltro nell&#8217;intero Vicino e Medio Oriente</strong><strong> sono in possesso solo ed esclusivamente di Israele</strong><strong>.</strong></p>
<p><strong>Basta già questo per capire perché lo studioso Mehran Kamrava, autore del libro &#8220;The modern Middle East&#8221;, parli di &#8220;abisso in cui è sprofondato l&#8217;Occidente per conquistare il Medio Oriente&#8221;.</strong></p>
<p><strong>Ma restiamo all&#8217;Egitto.  Il 29 ottobre 1956 Israele lo invase per dare man forte, colonialista, alla Francia e all&#8217;Inghilterra che volevano a loro volta invaderlo per contringere l&#8217;Egitto del &#8220;nuovo Hitler&#8221; (!) Nasser a rimangiarsi la nazionalizzazione del canale di Suez, aperto dall&#8217;Europa per far passare le proprie navi dirette in Oriente senza dover circumnavigare l&#8217;intera Africa e guadagnare  così un sacco di quattrini, dei quali l&#8217;Egitto vedeva a malapena qualche briciola. Solo la fermezza degli Usa di quell&#8217;epoca costrinse gli inglesi e i francesi a restarsene a casa e gli israeliani a porre fine alla demenziale invasione. Ma Israele &#8211; ormai avviata verso il militarismo disastroso che la domina tuttora &#8211;  non seppe resistere alla tentazione di attaccare di nuovo l&#8217;Egitto nel &#8217;67 colpendo in simultanea la Siria. Oggi è dimostrato in modo inconfutabile che non si trattò neppure da lontano di un attacco &#8220;preventivo&#8221; per difendersi da un ipotetico imminente attacco dei &#8220;nuovi Hitler&#8221; (!) siroegiziani, ma di una operazione militare lungamente studiata e pianificata. Con quell&#8217;operazione Israele convinse la Casa Bianca a cambiare rotta: anziché tenerne a bada le pulsioni antiarabe e i furti di terre palestinesi, gli Usa fecero di Israele il proprio cane da guardia nella regione. Un alleato di ferro che non solo si comporta da 51esimo Stato Usa in Medio Oriente, ma, come hanno dimostrato una marea di documenti segreti rivelati di recente, i cosiddetti &#8220;Palestinian papers&#8221; divulgati da Al Jazeera, si permette di fare quel cavolo che gli pare contro i palestinesi sapendo bene che agli Usa, e all&#8217;ipocritissima Europa, non resta che abbozzare.</strong></p>
<p><strong>Stando così le cose, anche se è solo un caso ha un enorme valore simbolico il fatto che proprio al Cairo, dove Obama promise &#8220;una nuova era&#8221; basata su &#8220;rapporti nuovi col mondo musulmano&#8221;, è iniziata la fine non solo di Mubarak, ma forse anche dello stesso Obama. Il quale paga così il prezzo di essere  incapace pure lui di non farsi tenere al guinzaglio da Israele e dalla lobby filoisraeliana senza la quale negli Usa è difficile essere eletti presidente.</strong></p>
<p><strong>Proprio i &#8220;Palestinian papers&#8221; permettono di capire anche la strategia Usa in Egitto, che è poi la strategia usata dalla Casa Bianca in tutto il mondo arabo e nel resto del pianeta: corrompere, corrompere, corrompere. Corrompere i Mubarak così come si corrompono gli Abu Mazen. E trattare le minoranze e i non alleati come spazzatura, da &#8220;trasferire&#8221; magari in Amazonia come progettato incredibilmente, in puro stile nazista, per i palestinesi. Corrompere i governi per potersi garantire il tranquillo continuare a succhiare senza problemi il petrolio  ovunque esso si trovi. Il nostro scorazzare in auto, il nostro stare al calduccio d&#8217;inverno e consumare un sacco di corrente elettrica per rimbecillirci davanti alla tv e illuminare a giorno le città anche di notte, il formidabile uso di aria condizionata dello zio Sam, che ha contagiato ormai anche l&#8217;Europa, tutto si basa sul petrolio ottenuto ora con qualche guerra e ora con qualche colpo di Stato, ma ottenuto sempre e comunque corrompendo governi e interi sistemi politici. La corruzione in Egitto è arrivata al punto che la gente non la regge più, non ne può più di ladri patentati come Mubarak&amp;C, al potere da una trentina d&#8217;anni solo perché fa comodo a Usa e Israele avendo ormai svenduto i palestinesi e anzi collaborando attivamente per strangolare Gaza. Anche in Tunisia la gente ha detto di colpo basta al marciume, benedetto anche quello dall&#8217;Europa e dagli Usa pur di non avere seccature. Riguardo la Libia, sappiamo bene quali sono i rapporti di Gheddafi con il nostro vergognoso Berlusconi, il suo alleato e socio di bunga bunga, e con il suo sistema di potere. L&#8217;Arabia Saudita ha un regime semplicemente orripilante, con le donne trattate come cittadini si serie C, non possono per esempio guidare l&#8217;auto &#8211; sicuramente non da una città all&#8217;altra &#8211; né andare in bicicletta! In Arabia Saudita le sentenze di morte vengono eseguite anche con la lapidazione e la decapitazione in piazza, con buona pace e silenzio complice dei vari Bernard Levy e inquilini della Casa Bianca. Regime orripilante, quello saudita, che però ci fa comodo tenercelo buono, non a caso furono gli inglesi a mettere sul trono d&#8217;Arabia il peggio del peggio dell&#8217;integralismo islamico, vale a dire i wahbiti della dinastia saudita. La democrazia a cannonate lì non la esportiamo… Lasciamo le donne saudite (e kuwaitiane…) in balia di un regime oscurantista medioevale, oltre che profondamente corrotto, né più e né meno come lasciamo i palestinesi nelle sgrinfie dei vari Avigdor Lieberman oggi e  dei vari Sharon e Baruch Goldstein ieri.</strong></p>
<p><strong>Riassumendo: da Napoleone a Mubarak, due secoli di continuo intervento militare dell&#8217;Europa e dell&#8217;Occidente in Medio Oriente. Due secoli di fallimenti sempre più gravi, obbrobbriosi, e di nostro abisso morale sempre più profondo. Che strano. L&#8217;Europa che ha prodotto le cose più mostruose della Storia del genere umano, come il nazismo e i campi di sterminio, si accanisce ancora a impancarsi maestra di morale e civiltà per il resto del mondo, stabilendo cosa sia giusto e cosa non sia giusto per i vari popoli, compresi soprattutto queli che abbiamo già tenuto sotto il nostro tallone. Non so cosa succederà in Egitto. Né nel resto del mondo arabo. So però per certo che abbiamo responsabilità enormi, non foss&#8217;altro perché siamo stati noi a rompere i coglioni a casa loro per oltre 200 anni, tralasciando la precedente vergogna delle crociate, e non loro a casa nostra. Non solo abbiamo responsabilità enormi, ma abbiamo anche una informazione serva, ignorante e succube dei nostri pregiudizi. Per non parlare dei politici, ridotti a guano berluscone.</strong></p>
<p><strong>Ma a proposito di guano berluscone, ecco una buona notizia anche se è in apparenza pessima. La grande maggioranza del nostro parlamento ha votato chiaro e tondo che il Chiavaliere è un povero imbecille e/o che la stessa grande maggioranza è composta di goliardi imbecilli. Il parlamento ha infatti respinto le richieste della magistratura milanese riguardo Berlusconi adottando la versione ufficiale secondo la quale lui era davvero convinto che la bonazza Ruby fosse davvero nipote di Mubarak. Ammesso e non concesso che sia vera la versione rifilata ai gonzi da Berlusconi e dai suoi strani avvocati, pagati dallo Stato come parlamentari, ammesso e non concesso cioè che sia stata Ruby a presentarsi come &#8220;nipote di Mubarak&#8221; e non il Chiavaliere a spacciarla come tale, resta un fatto certo: solo un imbecille minus habens può credere alle sparate di una poveraccia raccattata per strada da un Emilo Fede. E solo un capo di governo col cervello ormai in pappa può evitare di chiedere al suo ministro degli Esteri di fare una veloce e prudente, oltre che doverosa, verifica presso l&#8217;ambasciata egiziana a Roma o presso l&#8217;ambasciata italiana al Cairo. La maggioranza del parlamento ha perciò sentenziato, con tanto di regolare votazione, che Berlusconi è un povero scemo. Uno al quale ti puoi presentare dicendo &#8220;piacere, sono Napoleone&#8221; e lui ci crede pure! E se invece, come è probabile, la maggioranza ha votato sapendo bene di avvalorare una balla, allora la stessa maggioranza ha sentenziato di essere  composta da cialtroni della peggior specie. Il che significa anche che un primo ministro il cui potere  si regge su una simile maggioranza è, se possibile, qualcosa di peggio di uno scemo. Deve essere per questo che l&#8217;Italia grazie alle mutande della &#8220;nipote&#8221; è stata pioniera: ha infatti anticipato il destino che ha portato il resto del mondo a chiedersi chi sia mai &#8220;zio&#8221; Mubarak e cosa farne. Berlusconi potrebbe risolvere alla grande, da par suo, il problema invitandolo a una lunga tournee di  bunga bunga &#8220;in famiglia&#8221; ad Arcore, palazzo Grazioli, Costa Smeralda e via porcheggiando. Il mondo gliene sarebbe grato e lui passerebbe alla Storia. Delle mutande, ovviamente.</strong></p>
<p><strong>Come direbbe Mike, &#8220;Allegria!&#8221;.<br />
</strong></p>
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		<title>Iran: Berlusconi semina, Ahmadinejad raccoglie. Caro Ratzinger, ma lei l&#8217;ordine che ha inviato nel 2001 a tutti i vescovi del mondo di tacere alle autorità civili qualunque caso di pedofilia del clero lo ha ritirato sì o no? A giudicare dal nuovo scandalo e annesso silenzio della curia di Bologna, si direbbe proprio di no. Dalla Milano da bere alla Lombardia, e non solo, da spolpare: il nostro capo del governo spiega che i peggiori sono per lui &#8220;i migliori&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 23:25:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pino Nicotri]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[A Teheran stanno facendo il gioco di Silvio Berlusconi e dei suoi manovratori. Così è più facile ricominciare il tiro al piccione contro l&#8217;Iran, con l'&#8221;informazione&#8221; giornalistica che ci dà fulmineamente conto non solo di ciò che accade, ma anche di ciò che si vorrebbe accadesse ma non è ancora accaduto. Una domanda: come mai [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>A Teheran stanno facendo il gioco di Silvio Berlusconi e dei suoi manovratori. Così è più facile ricominciare il tiro al piccione contro l&#8217;Iran, con l'&#8221;informazione&#8221; giornalistica che ci dà fulmineamente conto non solo di ciò che accade, ma anche di ciò che si vorrebbe accadesse ma non è ancora accaduto. Una domanda: come mai invece della Palestina non si ha MAI una altrettanto fulminea informazione? Per l&#8217;Iran diamo retta anche a twitter e affini, senza uno straccio di verifica, in Palestina invece diamo retta solo al portavoce del governo israeliano. Vi accadono soprusi a volte degni dell&#8217;Iran, ma NON se ne parla. Ahmadinejad gioca chiaramente la carta dell&#8217;esasperazione della tensione politica internazionale, in modo da poter dare meglio un giro di vite interno, e arriva a dichiarazioni provocatorie anche demenziali, però ha dichiarato chiaro e tondo in piazza che l&#8217;arricchimento dell&#8217;uranio per la famosa bomba atomica non interessa l&#8217;Iran. Concetti del resto già detti più volte, ma in quei casi ha fatto cilecca non solo twitter&#8230;</strong></p>
<p><strong>La rinuncia alle atomiche da parte di Ahmadinejad  sa di volpe che non arriva all&#8217;uva e dice che è acerba, visto che a parte le chiacchiere soprattutto made in Usa e Israele &#8211; remake delle balle sulla &#8220;bomba&#8221; irachena &#8211; l&#8217;Iran non ha nessuna possibilità di arrivare a costruirla. Però il gioco al massacro, per ora a parole in attesa di poterlo trasformare in carne e sangue dei vinti, continuiamo a giocarlo. Il capo del governo o il capo dello Stato iraniano gridano che in Israele &#8220;collasserà&#8221; il sionismo &#8211; solo il sionismo, si badi bene, non Israele &#8211; ma i giornali traducono che ha gridato &#8220;Israele sarà &#8220;schiacciato&#8221;. Israele, non il sionismo. Che è chiaramente cosa diversa da Israele, così come un qualunque regime politico di uno Stato è cosa diversa dallo Stato con quel regime. Gli Usa e Israele e l&#8217;Europa vogliono far crollare il regime teocratico dell&#8217;Iran, ma questo NON significa che vogliano schiacciare l&#8217;Iran. O no? Di ritorno dal mio viaggio in Iran scrissi che il regime teocratico era condannato a crollare, perché la società civile è molto più avanti del regime, e nessuno s&#8217;è sognato di accusarmi di volere che l&#8217;Iran venisse &#8220;schiacciato&#8221;. O no? Sono molti i Paesi che sperano che in Italia crolli il &#8220;regime berlusconiano&#8221;, cosa sperata da un buon terzo degli stessi italiani, ma a nessun furfante verrebbe in mente di dire che tutti costoro vogliono che a crollare o ad essere &#8220;schiacciata&#8221; sia l&#8217;Italia. O no? <span id="more-1844"></span></strong><strong>Viceversa, stando ai fatti, quando si dichiara che si vuole &#8220;far crollare Hamas&#8221; pare proprio che si intenda &#8220;schiacciare&#8221; Gaza, con non pochi suoi abitanti. Però in questo caso nessun&#8217;anima bella si scandalizza, anzi… Arriva anche la benedizione di Papino il Breve!<br />
Più ipocrisia e disonestà politica di così si muore. Come nel giro di qualche mese forse accadrà di nuovo. L&#8217;Iran non ha pace, ci serve il suo petrolio e per averlo abbiamo prima messo sul trono un burattino inglese, poi una sanguinaria marionetta a stelle e a strisce, poi gli abbiamo scatenato contro l&#8217;Iraq, prendendo due piccioni con una fava, cioè indebolendo sia l&#8217;uno che l&#8217;altro, poi abbiamo fatto vincere le elezioni alla destra grazie alla demenziale trovata del'&#8221;asse del male&#8221; inventata dal malefico Bush. Ora siamo alla &#8220;soluzione finale&#8221;. Per colpire l&#8217;Iran serve il solito capovolgimento della realtà dei fatti, necessario per creare l&#8217;allarmismo isterico viscerale che sempre alimenta le guerre. Siamo noi che assediamo l&#8217;Iran, così come tutto il mondo arabo e islamico da almeno due secoli, per non parlare delle crociate e affini, però siamo talmente disonesti e feroci da far credere che sia l&#8217;Iran a minacciare se non assediare il mondo. Ci sarebbe da ridere se non fosse l&#8217;anticamera di una nuova (inutile) tragedia, perché anche un cretino capisce che l&#8217;Iran non può minacciare né assediare nessuno, se non è costretto a difendersi da un altro attacco altrui. Solo un demente può pensare che voglia attaccare Israele, perché attaccarlo significherebbe avere contro gli Usa e buona parte anche dell&#8217;Europa, significherebbe cioè tagliarsi i coglioni. L&#8217;Iran non è un Paese arabo, quindi neppure se attaccato può sperare di diventare il leader di tutto quel califfato che parte, minima, del mondo islamico pare stia sognando. Oddio, può anche essere che Ahmadinejad e gli ayatollah, come tutti i fanatici del proprio Dio, siano impazziti e sbaglino i conti, ma pare difficile: l&#8217;Iran non è la Padania di Bossi, che peraltro usa spesso un linguaggio minaccioso ed armigero senza che gli venga torto un baffo.</strong></p>
<p><strong>Daniel Pipes, testa d&#8217;uovo [qualcuno a onor del vero dice &#8220;testa di minchia&#8221;] dei famigerati e fallimentari neocon americani, quelli con le mani lorde di sangue per l&#8217;invasione dell&#8217;Iraq a base di balle sulle atomiche di Saddam e sul &#8220;nuovo Medio Oriente&#8221;, insiste perché l&#8217;Iran venga bombardato: &#8220;Per le sanzioni economiche è troppo tardi&#8221;. Peccato che come molti altri uomini dello staff guerrafondaio di George W(isky) Bush il buon Daniel abbia come punto di riferimenti più gli interessi del governo di Israele che quelli degli Usa.<br />
</strong></p>
<p><strong>Veniamo al papa. Ratzinger ha ripetuto solennemente che i casi di pedofilia, che affliggono come una piaga purulenta la Chiesa, ma soprattutto i bambini a contatto con il suo clero,  non saranno più tollerati, anzi saranno denunciati. Bene. Benissimo! Ma a chi saranno denunciati? A Dio alle autorità giudiziarie dei singoli Stati, Italia compresa? Questa volta il ritornello pare più forte rispetto quanto detto a New York e in Australia, dove suonava più che altro come una flebile giaculatoria recitata a uso dei mass media, un piccolo show per tentare di far dimenticare il dilagare di scandali pedofili nella Chiesa degli Usa e dell&#8217;Australia. Poi però nonostante le chiacchiere in scarpette rosse è arrivato l&#8217;uragano dello scandalo irlandese: pedofilia a gogò e solito silenzio complice da parte della gerarchia ecclesiastica locale.<br />
A questo punto rivolgiamo al signor papa una rispettosa preghiera: potrebbe dirci, e dimostrarci, se la direttiva da lui stesso emanata nel giugno 2001 per ordinare ai vescovi di tutto il mondo di nascondere alle autorità civli tutti i casi di pedofilia è stata ritirata o no? Di quella direttiva, a firma di Ratzinger e Raffaele Bertone, all&#8217;epoca Numero Uno e Numero Due  dell&#8217;ex Sant&#8217;Uffizio (ex tribunale dell&#8217;Inquisizione) e oggi rispettivamente papa e segretario di Stato del Vaticano, abbiamo già parlato e scritto più volte, il suo testo completo figura anche nell&#8217;appendice del mio libro &#8220;Emanuela Orlandi, la verità: dai lupi grigi alla banda della Magliana&#8221;.  Ne ha parlato di sfuggita il Corriere della Sera quando un magistrato del Texas, scoperto quel vergognoso ordine scritto, imputò Ratzinger del grave reato di &#8220;cospirazione contro la giustizia&#8221;. Ma tutti fanno sempre finta di niente. Ho scritto a colleghi vaticanisti di un paio di giornali, dei quali evito di fare il nome, per sapere se l&#8217;ordine del 2001 è stato ritirato o no, ma nessuno risponde….</strong></p>
<p><strong>La mia domanda al signor papa è motivata anche dal nuovo scandalo di pedofilia nel clero a Bologna e annesso silenzio menefreghista della curia locale, a partire dal vescovo Ernesto Vecchi. Scandalo che i giornali riportano, ma &#8211; almeno quelli che leggo io &#8211; senza mai fare il nome del prete stupratore. Embé, mica è un albanese o rumeno o zingaro o musulmano o palestinese o iraniano, cioè non è mica un mostro da sbattere in prima pagina: è solo un sacerdore stupratore&#8230;. Roba da poco.<br />
</strong></p>
<p><strong>Mi fa orrore parlarne ancora, ma come si fa a tacere su un capo di governo che dichiara pubblicamente &#8220;con questi magistrati non si può governare&#8221;? Frase che tradotta dal berlusconese in italiano significa di fatto &#8220;Senza commettere reati penali non possiamo andare al governo né governare&#8221;. Come si fa a tacere su un capo di governo che definisce i magistrati &#8220;impiegati pubblici&#8221;? Impiegati, si badi bene, che secondo tale capo di governo non dovrebbero quindi mai mettere sotto accusa i politici, come se fossero questi e non il pubblico, cioè il popolo italiano, i datori di lavoro di tali &#8220;impiegati&#8221;! Questa non è solo cafonaggine non solo istituzionale, ma anche protervia preoccupante perché comincia ad avere un troppo forte fetore di autoritarismo. E come si fa a non parlare di un capo di governo che prende le difese di un Bertolaso e di altra bella gente colta in pieno fallo porcaiolo e mazzettaro alla faccia anche dei terremotati? Anche il cinismo e lo schifo dovrebbero avere un limite, perfino se le iniziali PdL dovessero significare Porcaggine dei Ladroni come peraltro inducono a pensare il recente arresto dell&#8217;assessore lombardo Prosperini, legaiolo dei peggiori, e gli odierni arresti sia del presidente della Provincia di Vercelli, Renzo Masoero, che di un consigliere del Comune di Milano, Camillo Pennisi, colto con in mano una mazzettina da 10 mila euro, appendice di una da 5.000 già incassata e anticipo di chissà cosa. Dalla Milano da bere alla Lombardia e Padania da spolpare. Un bel progresso, non c&#8217;è che dire, molto post post moderno. Molto mutanda griffata.<br />
Essersi ridotti a un (per la terza volta!) capo di governo che davanti alla retata di Bertolaso&amp;C osa anche dire che &#8220;i magistrati colpiscono sempre i migliori&#8221; significa essersi ridotti a livello tribale. Che per il Chiavalier Papino il Breve i &#8220;migliori&#8221; siano quelli che per la gente normalmente onesta sono i peggiori lo avevamo capito da un bel pezzo. Almeno da quando ha voluto come ministro della Difesa il suo addetto personale alla corruzione di magistrati e allo scippo di beni altri, che ha perfino tentato di insediare come ministro della Giustizia. Oggi però abbiamo la conferma direttamente dalla bocca del Chiavaliere, che di &#8220;migliori&#8221;, cioè di peggiori, se ne intende. Così come abbiamo anche la conferma di cosa intendeva per giustizia quando ha tentato il colpo gobbo di Cesare Previti ministro della Giustizia.<br />
Speriamo che non sia troppo tardi quando queste cose la maggioranza degli italiani no si limiteranno solo a capirla, come l&#8217;hanno già capita da un pezzo anche quelli che proprio per questo votano Chiavaliere&amp;C, ma nella cabina elettorale la tradurranno finalmente in rifiuto politico. Tra i migliori di Berlusconi ci deve essere anche il suo medico personale, tale Alberto Zangrillo, visto che è stato promosso in silenzio a membro del Consiglio superiore della Sanità, dove ormai se la fanno da padroni i clericali dell&#8217;Università Cattolica o della milanese clinica privata, di don Verzè, S. Raffaele.<br />
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<br />
P. S. La retorica buonista a volte rende ridicoli. Bill Clinton è stato operato al cuore e il suo portavoce ci ha tenuto a rassicurare il mondo: &#8220;Sta bene, pensa ad Haiti ed è di buon umore&#8221;. Come si faccia ade essere di buon umore pensando ad Haiti massacrata dal terremoto lo sa solo il Padreterno. Beh, in fin dei conti lo sanno anche nel giro Bertolaso&amp;C e del loro protettore Santo Silvio non Vergine in tutti i sensi.<br />
</strong></p>
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