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	<title>ArruotaLibera</title>
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	<description>Critica delle verità ufficiali. Contro l'ipocrisia e l'uso di due pesi e due misure da parte del potere</description>
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		<title>LETTERA APERTA AL COLLEGA DEL CORRIERE DELLA SERA FABRIZIO PERONACI &#8211; Il pessimo giornalismo ha trasformato in una trentennale farsa a puntate quella che doveva essere la tragedia privata della scomparsa di Emanuela Orlandi</title>
		<link>http://www.pinonicotri.it/2012/04/lettera-aperta-al-collega-del-corriere-della-sera-fabrizio-peronaci-il-pessimo-giornalismo-ha-trasformato-in-una-trentennale-farsa-a-puntate-quella-che-doveva-essere-la-tragedia-privata-della-scompar/</link>
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		<pubDate>Mon, 23 Apr 2012 20:42:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pino Nicotri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[DATA LA PROSECUZIONE E L&#8217;AGGRAVARSI DELLE SCORRETTEZZE DA ME DOCUMENTATE IN QUESTA LETTERA APERTA E DATO IL SILENZIO DEI DESTINATARI, RITENGO OPPORTUNO RITARDARE DI QUALCHE GIORNO IL NUOVO ARGOMENTO DEL BLOG. GRAZIE PER LA COMPRENSIONE. Egregio collega Fabrizio Peronaci, l&#8217;altro ieri 21 aprile 2012 sulla pagina Facebook del gruppo denominato petizione.emanuela@libero.it &#8211; Gruppo ufficiale fondato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>DATA LA PROSECUZIONE E L&#8217;AGGRAVARSI DELLE SCORRETTEZZE DA ME DOCUMENTATE IN QUESTA LETTERA APERTA E DATO IL SILENZIO DEI DESTINATARI, RITENGO OPPORTUNO RITARDARE DI QUALCHE GIORNO IL NUOVO ARGOMENTO DEL BLOG. GRAZIE PER LA COMPRENSIONE.</strong></p>
<p><strong>Egregio collega Fabrizio Peronaci,</strong></p>
<p><strong>l&#8217;altro ieri 21 aprile 2012 sulla pagina Facebook del gruppo denominato petizione.emanuela@libero.it &#8211; Gruppo ufficiale fondato da Pietro Orlandi è comparso il seguente tuo appello:</strong></p>
<p><strong>“UN&#8217;INVESTIGAZIONE PER EMANUELA<br />
cari amici, chiedo un aiuto a quanti di voi abbiano tempo e un certo fiuto per l&#8217;investigazione.<br />
In breve la questione è la seguente: sarebbe molto, molto importante riuscire a trovare riscontri sulla presenza a Roma nel giugno del 1983 (cercando su Internet o da altri fonti) del principe erede del Liechtenstein Hans-Adam.<br />
Come io e Pietro raccontiamo nella nuova edizione di &#8220;Mia sorella Emanuela&#8221; (a pag 289), Alì Agca ha espressamente accusato Hans-Adam (ancora oggi regnante) di aver partecipato a una sorta di vertice in Vaticano avvenuto l&#8217;11 giugno 1983 (tra i presenti ci sarebbe stato anche il cardinal Casaroli), nel quale fu deciso il sequestro e il trasferimento di Emanuela nel piccolo paese del centro Europa. Se questo racconto fosse confermato da un documento che attesti la presenza a Roma in quei giorni di Hans-Adam, capite bene che avremmo trovato un riscontro fondamentale alle dichiarazioni del presunto pazzo Agca.<br />
Io da settimane sto navigando su Seby Interlandinet, ma non ho avuto la fortuna di trovare il link giusto&#8230; Qualcuno ci prova? ciao a tutti, f.”.</strong></p>
<p><strong>Non intendo giudicarne il contenuto, ma rilevo che tale appello segue l’ennesima asserita “rivelazione” lanciata la sera prima, venerdì 20 aprile, da te e dall’avvocato Ferdinando Imposimato nel corso del programma Metropolis di RomaUnoTv dando ampio credito alle affermazioni del cittadino turco Alì Mehmet Agca, noto anche per essersi definito “unico Gesù Cristo in terra”. Affermazioni non a caso riportate – come tu stesso specifichi nell’appello – nella nuova edizione del libro tuo e del cittadino vaticano Pietro Orlandi. Questo è il link del video che su Youtube immortala il lancio delle nuove &#8220;rivelazioni&#8221;, come al solito disinvoltamente opposte alle &#8220;rivelazioni&#8221; precedenti:  <a href="http://www.youtube.com/watch?v=m4RVS0oJjQI" target="_blank">http://www.youtube.com/watch?v=m4RVS0oJjQI</a><br />
Premetto che non si capisce perché si insista a ingannare il pubblico continuando a presentare Imposimato come esperto che si è occupato del caso Orlandi quando era giudice istruttore a Roma, mentre invece come magistrato non se ne è mai potuto occupare perché già uscito dalla magistratura. Premetto anche che da almeno 12 anni lo stesso Imposimato ha più volte pubblicamente affermato che &#8220;rientrato Agca in Turchia, Emanuela Orlandi sarò sicuramente liberata&#8221;. S&#8217;è visto…. Premetto infine che è strano, anche dal punto di vista deontologico, che lo stesso Imposimato dopo essere stato il legale di Agca, quando questi era detenuto nel carcere di Ancona, sia infine diventato il legale della signora Maria Pezzano, madre di quella Emanuela Orlandi che lo stesso Imposimato sostiene da anni e anni essere stata rapita in favore proprio del suo ex cliente Agca. Tu non lo trovi almeno un po&#8217; strano o che quanto meno sia un piccolo caso di conflitto di interessi? O vogliamo sostenere che il conflitto di interesse esiste solo se riguarda Silvio Berlusconi?<br />
Ciò premesso, noto che la “rivelazione” del 20 sera in tv e il suo rilancio su Facebook il giorno dopo seguono lo stesso schema di un’altra “rivelazione”, quella del 17 giugno dell’anno scorso sempre su RomaUnoTv, e rilanciata il giorno dopo da te sul Corriere della Sera. Mi riferisco alla “rivelazione” lanciata in diretta telefonica dall’asserito “ex agente segreto del Sismi” con nome in codice “Lupo”, in realtà il pataccaro Luigi Gastrini, nel corso della puntata di Metropolis visibile sul seguente link: <a rel="nofollow nofollow" href="http://www.youtube.com/watch?v=qNgtvibZGts" target="_blank">http://www.youtube.com/watch?v=qNgtvibZGts</a> .</strong><span id="more-3587"></span><strong><br />
Ho deciso di inviarti questa e-mail perché proprio riguardo Gastrini ci sono stati nei miei confronti tuoi comportamenti piuttosto gravi, oltre che non proprio commendevoli dal punto di vista professionale. Vediamo quali.</strong></p>
<p><strong>+ 1) &#8211; Appare strano che il signor Gastrini pur vivendo in uno sperduto paesino del Bergamasco sapesse che la sera di quel 17 giugno RomaUnoTv avrebbe avuto come ospiti te e Pietro Orlandi, invitati a parlare del vostro libro “Mia sorella Emanuela”. Strano o no, sta di fatto che Gastrini ha telefonato in diretta mentre tu e Orlandi eravate in studio.</strong></p>
<p><strong>+ 2) &#8211; Nel corso della telefonata l&#8217;&#8221;ex 007 Lupo” ha detto che Ercole Orlandi, padre di Pietro e di Emanuela, all&#8217;epoca della scomparsa della figlia trafficava con l’Antonveneta. Purtroppo però l&#8217;Antonveneta è nata molti anni DOPO il 1983. Per l&#8217;esattezza, è nata il 24 giugno 1996: vale a dire, ben 16 anni DOPO quanto asserito dall&#8217;asserito &#8220;ex 007 Lupo&#8221;! Come puoi apprendere tramite il link </strong><strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Banca_Antonveneta">http://it.wikipedia.org/wiki/Banca_Antonveneta</a> è nata &#8220;dalla fusione paritetica (avvenuta in data 24 giugno 1996) di due banche cooperative aventi sede in Padova, Banca Antoniana e Banca Popolare Veneta, dalla successiva aggregazione di una serie di banche locali e dall&#8217;incorporazione di Banca Nazionale dell&#8217;Agricoltura (BNA) nel 2000&#8243;.</strong></p>
<p><strong>Non trovi che un bravo giornalista, per giunta del Corsera, avrebbe dovuto se non accorgersi subito di questo non trascurabile particolare almeno accertarlo in seguito? Si tratta comunque di un particolare che rendeva immediatamente chiaro, e provato, che la persona al telefono non stava facendo una &#8220;rivelazione&#8221;, come si è sostenuto con clamore, ma stava invece raccontando balle.<br />
A voler essere pignoli, per capire che si trattava di balle poteva bastare la sua affermazione “Emanuela è viva, chiusa in un manicomio a Londra”: a Londra infatti, e nell’intera Inghilterra, NON esistono manicomi, peraltro chiusi da molti anni anche in Italia. Accorgersi di questa frottola del “Lupo” non è da tutti, forse non lo si può pretendere neppure da un giornalista del Corsera, dati i tempi in cui viviamo. Il giorno dopo però se n&#8217;erano già accorti gli sconosciuti colleghi di un giornaletto online, che lo hanno infatti subito scritto, come si può leggere con il seguente link: <a rel="nofollow nofollow" href="http://www.giornalettismo.com/archives/130176/emanuela-orlandi-e-a-londra/" target="_blank">http://www.giornalettismo.com/archives/130176/emanuela-orlandi-e-a-londra/</a> . E tralasciamo che lo abbia appurato e scritto al volo anch’io. Però a un buon giornalista la fesseria sull’Antonveneta non poteva passare inosservata a lungo: per accorgersene sarebbe bastato anche a te un veloce controllo tramite Google. Non trovi?</strong></p>
<p><strong>+ 3) &#8211; Domenica 19 giugno hai pubblicato a pagina 3 del Corsera la seguente intervista &#8220;bomba&#8221; all&#8217;asserito &#8220;ex 007&#8243;: <a rel="nofollow nofollow" href="http://archiviostorico.corriere.it/2011/giugno/19/Troppi_soldi_troppi_poteri_ballo_co_10_110619002.shtml" target="_blank">http://archiviostorico.corriere.it/2011/giugno/19/Troppi_soldi_troppi_poteri_ballo_co_10_110619002.shtml</a> . Se l&#8217;intervista è apparsa in edicola il 19 significa che l&#8217;hai scritta il giorno prima, sabato 18: vale a dire, meno di 24 ore dopo la &#8220;rivelazione&#8221; del bergamasco Gastrini. Evidentemente l’”ex agente segreto” doveva essersi premurato di lasciare il suo numero di telefonino al centralino di RomaUnoTv. Non me ne intendo di agenti segreti, neppure ex, ma c’è chi trova strano che abbia lasciato un suo recapito telefonico. Ciò che però lascia molto sorpresi e ancor più perplessi è che, anziché dargli quanto meritava dopo una doverosa verifica sull’Antonveneta, hai continuato a dargli credito avvalorando tutte le frottole che tuo tramite raccontava ai lettori del Corriere della Sera. Compreso il fatto che possedesse una fazenda in Brasile e che faceva la spola con quel Paese. Qualunque collega gli avrebbe chiesto il nome della località della fazenda e almeno un numero di telefono per poter fare qualche domanda di accertamento, e magari avrebbe chiesto come si fa a vivere in Brasile e mandare avanti una fazenda senza conoscere neppure una parola di brasiliano. Si sarebbe evitata così la nuova farsa del continuare a parlare in più sedi di “nuove rivelazioni sul caso Orlandi”. E si sarebbe evitato il conseguente ingannare ancora una volta l’opinione pubblica.</strong></p>
<p><strong>+ 4) &#8211; Si sarebbe anche evitato un tentativo di truffa nei miei confronti, con annesse minacce di morte, da parte di un avvocato milanese &#8211; buon conoscente di Gastrini e di sua figlia &#8211; il cui nome ho depositato da un notaio assieme alla documentazione della deprecabile vicenda. Non so se la truffa sia stata tentata solo con me o anche con altri. A dire dell’avvocato in questione, anche con altri. Come che sia, la truffa tentata con me consisteva nello spillare un bel po’ di quattrini a qualche giornale in cambio “della liberazione della Orlandi a Londra” e dell’”esplosivo dossier pieno di altri segreti” asseritamente in mano all’”ex 007”. Nei giorni successivi, dato che non sono propriamente uno sprovveduto né un novellino, le pretese sono man mano calate, fino ad accontentarsi di “appena” 100.000 euro per un “libro verità” sul caso Orlandi.</strong></p>
<p><strong>+ 5) &#8211; Il tentativo di truffa si sarebbe potuto evitare, invece c’è stato. C’è stato grazie al tuo avvalorare le gravi frottole di Gastrini senza fare neppure uno straccio di verifica. E&#8217; strano che tu non abbia mai fatto neppure mezza verifica ed è stranissimo che quando ti ho inviato notizia molto dettagliata del tentativo di truffa nei miei confronti tu abbia accuratamente evitato di parlarne. Eppure sarebbe stata un’ottima occasione per evitare altre illusioni alla famiglia Orlandi e altre truffe all’opinione pubblica. Oltre che una buona occasione per avvertirla con vari mesi di anticipo su quanto infine formalizzato solo nel marzo di quest’anno dalla Procura della Repubblica di Bolzano, vale a dire che Gastrini è quanto meno un cacciaballe ( <a rel="nofollow nofollow" href="http://altoadige.gelocal.it/cronaca/2012/03/06/news/caso-orlandi-la-procura-accusa-l-agente-lupo-1.4356708" target="_blank">http://altoadige.gelocal.it/cronaca/2012/03/06/news/caso-orlandi-la-procura-accusa-l-agente-lupo-1.4356708</a> ).<br />
Hai preferito ignorare quanto ti ho scritto lo scorso 5 agosto per avvertirti: “La faccenda Lupo mi ha shockato, tanto è evidentemente fasulla. Oltretutto, ci ha tentato alla grande anche con me. Una storia pazzesca”. Forse è comprensibile che tale mia frase tu l’abbia ignorata, ma non è invece comprensibile che tu abbia ignorato anche la dettagliata descrizione di quella &#8220;storia pazzesca&#8221; che il 6 settembre ti ho inviato con il seguente link: <a rel="nofollow nofollow" href="http://www.pinonicotri.it/2011/08/il-lupo-007-deve-avermi-scambiato-per-cappuccetto-rosso-mi-e-stata-fatta-a-suo-nome-una-bella-proposta-truffa-trovami-4-milioni-di-euro-che-facciamo-liberare-emanuela-orlandi-cifra-poi-scesa-c/" target="_blank">http://www.pinonicotri.it/2011/08/il-lupo-007-deve-avermi-scambiato-per-cappuccetto-rosso-mi-e-stata-fatta-a-suo-nome-una-bella-proposta-truffa-trovami-4-milioni-di-euro-che-facciamo-liberare-emanuela-orlandi-cifra-poi-scesa-c/</a> . Il tuo disinteresse è ancor più strano alla luce del fatto che il mio racconto confermava e aggravava i sospetti della Procura della Repubblica di Bolzano, dei quali tu stesso avevi dato conto il 4 settembre con il seguente articolo: </strong></p>
<p><strong></strong><strong><a rel="nofollow nofollow" href="http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/11_settembre_4/orlandi-indagato-agente-lupo-1901438127200.shtml" target="_blank">http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/11_settembre_4/orlandi-indagato-agente-lupo-1901438127200.shtml</a> .</strong></p>
<p><strong> Le notizie che ti avevo inviato avresti potuto, e credo dovuto, utilizzarle per far sapere ai lettori già ai primi di settembre che quella che per la Procura di Bolzano era ancora solo un&#8217;ipotesi accusatoria aveva dei riscontri tali da renderla qualcosa più di un&#8217;ipotesi. Invece Gastrini veniva miracolato una seconda volta: la prima volta non t&#8217;eri accorto della clamorosa balla sull&#8217;Antonveneta, la seconda volta non hai reso noto quanto da me raccontato, evitando così di inchiodare il pataccaro. Cosa che ha permesso ai lettori di pensare per altri 6 mesi che i sospetti della Procura di Bolzano potessero essere infondati.</strong></p>
<p><strong>+ 6) &#8211; Nell&#8217;articolo che ti ho inviato non solo non facevo il nome dell’avvocato, ma mi limitavo a parlare di “un professionista che conosco da 30 anni” evitando di dire che fosse un avvocato. Eppure il giorno dopo l’avvocato in questione mi ha telefonato inferocito per rimproverarmi pesantemente di avere rivelato &#8220;l&#8217;offerta&#8221; di Gastrini. Nel corso della telefonata mi ha spiegato che ad avvertirlo del mio articolo eri stato tu. Tant&#8217;è che il 7 aprile non ho indugiato a inviarti una mail con scritto quanto segue:<br />
“Caro Peronaci, credo sarebbe stato più completo contattare anche me anziché” l’avvocato in questione, del quale qui taccio il nome scritto nella mail, “che peraltro io non ho mai nominato e col quale evidentemente dovevi essere già in contatto per la faccenda del truffatore Gastrini. Inoltre non capisco il tuo non rispondere mai alle mie mail, che oltretutto contengono notizie. Non fare l&#8217;errore di confondere la mia cortesia e disponibilità con la debolezza o peggio ancora con la dabbenaggine&#8221;.</strong></p>
<p><strong>+ 7) &#8211; Evidentemente però devi avere fatto davvero una tale confusione. Il 15 settembre ho pubblicato infatti su un giornale online il seguente articolo: <a rel="nofollow nofollow" href="http://www.blitzquotidiano.it/opinioni/nicotri-opinioni/rapimento-emanuela-orlandi-la-farsa-del-960384/" target="_blank">http://www.blitzquotidiano.it/opinioni/nicotri-opinioni/rapimento-emanuela-orlandi-la-farsa-del-960384/</a> , dove non parlavo più solo di un &#8220;professionista&#8221;, ma meno genericamente di un avvocato. E in tarda mattinata, attorno alle 12, ho ricevuto puntuale come un treno svizzero una telefonata di quell’avvocato: il quale, dopo avere urlato che lo avevi di nuovo avvertito tu, ha minacciato non solo di spaccarmi la faccia, ma anche di uccidermi. Aggiungendo in tono minaccioso: “Sai bene che sono in grado di farlo!”. Esagerazioni, immagino. Ma poco gradevoli e per nulla rassicuranti. Comunque illecite.<br />
Come vedi, le cose sono andate un po’ troppo oltre.</strong></p>
<p><strong>Per un pezzo sono stato indeciso se contestarti o meno il tuo comportamento. Ho infine deciso di farlo a causa dell&#8217;accavallarsi di notizie da te scritte sul Corsera e riportate sulla citata pagina Facebook per annunciare &#8220;svolte&#8221; e &#8220;novità importanti&#8221; che però non solo non arrivano mai, ma &#8211; esattamente come le &#8220;rivelazioni&#8221; del &#8220;Lupo&#8221; &#8211; si rivelano tutte puntualmente di segno diametralmente opposto a quello annunciato. L&#8217;altro ieri la nuova pagliacciata, pardòn la &#8220;nuova pista&#8221;: centrata sul solito Agca e riguardante questa volta il Liechtenstein…. Checché ne pensi Pietro Orlandi o chi per lui, credo si debba porre un limite al degrado della trasformazione in farsa pubblica e show a puntate di quella che è semmai una tragedia privata.<br />
A farmi decidere di scrivere e inviare questa e-mail ha contribuito anche l&#8217;esibizione dell&#8217;accanimento contro la sepoltura di Enrico De Pedis nella basilica di S. Apollinare. De Pedis sarà stato anche un grande criminale, ma come possiamo dirlo con certezza, senza violare la legge, visto che è morto completamente incensurato, sempre assolto in tutti i processi? Assolto, non graziato dalle leggi &#8220;ad personam&#8221; o dalle scadenze dei termini come altri personaggi. E se crediamo ai &#8220;supertestimoni&#8221; che si sono fatti avanti solo quando hanno capito che potevano fare qualunque &#8220;rivelazione&#8221;, cioè raccontare qualunque balla come ha fatto per esempio tra gli altri Maurizio Giorgetti, come facciamo poi a non credere ai vari Mitrokhin, Sgaramella, &#8220;conte Igor&#8221;, ecc., quando accusano non un De Pedis, ma un Romano Prodi, un Massimo D&#8217;Alema e altri ancora?<br />
Perché continuare a ciarlare di santi, papi e cardinali sepolti in S. Apollinare pur di sparare contro il cadavere di De Pedis? Basta una verifica in loco per appurare che in S. Apollinare NON c&#8217;è sepolto neppure l&#8217;ombra di mezzo cardinale. Perché continuare a barare parlando di &#8220;sepoltura misteriosa&#8221; se il magistrato romano Andrea De Gasperis ha già chiarito tutto nel 1997, vale a dire ben 15 anni fa? Solo un africano mancato come il parlamentare Walter Veltroni può gridare vittoria perché ha scoperto che S. Apollinare non gode dell&#8217;extraterritorialità, bensì del &#8220;privilegio dell&#8217;extraterritorialità&#8221;, che è evidentemente la stessa cosa. Questa assurda veltronata dimostra semmai a quale punto di sfarinanento è arrivato anche il suo partito e a cosa i partiti stanno riducendo il parlamento.</strong></p>
<p><strong>Nella mia vita non solo professionale sono stato testimone e protagonista di due lunghe campagne giornalistico giudiziarie basate sul nulla più assoluto, o meglio sulla prevaricazione e sull&#8217;uso strumentale e artefatto di &#8220;testimoni&#8221; e &#8220;prove&#8221;: la lunga campagna per la &#8220;pista anarchica&#8221; della strage di piazza Fontana e delle altre bombe del 12 dicembre 1969 e la lunga campagna iniziata con il &#8220;blitz&#8221; del 7 aprile 1979.<br />
La prima pista è crollata grazie anche e soprattutto al mio apporto, che da studente fuori corso in Fisica mi ha permesso di entrare nel giornalismo dalla porta principale. La seconda mi ha visto drammaticamente coinvolto, ma giornalista a schiena dritta anche in quella situazione, ed è infine crollata nel ridicolo da sola. Tant&#8217;è che hanno dovuto riciclarla dalla tragedia Moro a tutt&#8217;altro molto più indeterminato.<br />
Ecco perché provo un particolare disgusto per il giornalismo che si basa sempre e solo sul lancio delle accuse, senza mai sottoporle a controlli e verifiche, e che si nutre continuamente di &#8220;scoop&#8221; uno più inconcludente dell&#8217;altro. Per giunta senza mai ammettere neppure una volta i propri errori e avere la dignità di chiedere scusa alle persone calpestate.</strong></p>
<p><strong>Data la gravità dei fatti, invio la presente per conoscenza al collega Ferruccio De Bortoli, direttore responsabile del Corriere della Sera, e al collega Massimo Alberizzi, membro del Comitato di Redazione.<br />
Un saluto.<br />
pino nicotri</strong></p>
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		<title>Romanzo &#8211; e verità &#8211; di una strage: quella di piazza Fontana del 12 dicembre 1969. E della perdita della nostra innocenza.</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Apr 2012 19:50:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pino Nicotri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[nicotri RCF 030412 Questo qui sopra è il link del file dell&#8217;intervista che mi ha fatto Radio Città Futura il 3 aprile riguardo le polemiche feroci nate dal film di Marco Tullio Giordana &#8220;Romanzo di una strage&#8221;. Il film è stato tratto dal libro &#8220;Il segreto di piazza Fontana&#8221;, scritto dal mio amico e collega [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.pinonicotri.it/wp-content/uploads/2012/04/nicotri-RCF-030412.mp3"><strong>nicotri RCF 030412</strong></a></p>
<p><strong>Questo qui sopra è il link del file dell&#8217;intervista che mi ha fatto Radio Città Futura il 3 aprile riguardo le polemiche feroci nate dal film di Marco Tullio Giordana &#8220;Romanzo di una strage&#8221;. Il film è stato tratto dal libro &#8220;Il segreto di piazza Fontana&#8221;, scritto dal mio amico e collega Paolo Cucchiarelli, il quale sostiene che a piazza Fontana le bombe erano in realtà due. Una di scarsa potenza messa molto probabilmente dall&#8217;anarchico Pietro Valpreda, incolpato subito della strage a mo&#8217; di capro espiatorio e uscito indenne di scena dopo qualche anno di galera grazie al sottoscritto e a Mario Scialoja de L&#8217;Espresso. L&#8217;altra, di potenza devastante, messa da un provocatore prezzolato somigliante a Valpreda per poterlo incastrare, come in effetti avvenne. Per reazione a quella strage e al disegno autoritario che le stava dietro nacque il terrorismo di sinistra, dagli anni delle bombe fasciste e di Stato agli anni di piombo. Qualcuno &#8211; mi pare il sindaco di Milano Giuliano Pisapia &#8211; ha detto che il 12 dicembre 1969 noi italiani, e non solo quelli della nostra generazione, abbiamo perso la nostra innocenza. E&#8217; vero.</strong></p>
<p><strong>Prima che Cucchiarelli scrivesse il libro ho parlato con lui un paio di volte, raccontandogli le cose che mi sono tenuto dentro per decenni e alle quali ho accennato a volte nel nostro blog. </strong></p>
<p><strong>Quando mi hanno intervistato non avevo ancora visto il film e non volevo vederlo: meglio guardare avanti che indietro. Per giunta, così in profondità&#8230;. Poi su consiglio di Scialoja tre giorni fa sono  andato a vederlo. E oggi a Cucchiarelli ho scritto questa lettera:</strong></p>
<p><strong>&#8220;Caro Paolo, il film non lo avevo ancora visto e non volevo vederlo. Poi Mario Scialoja m&#8217;ha chiesto un commento al suo blog dedicato proprio al film e alla strage, e m&#8217;ha detto che  valeva la pena lo vedessi. Molto potenti, e per me emotivamente insostenibili, le scene delle manifestazioni di massa. Di forte impatto la scena dell&#8217;esplosione che si riversa sulla piazza. M&#8217;è venuta in mente la scena del film Vajont di Martinelli nella quale l&#8217;arrivo dell&#8217;onda che spazzerà via mille vite umane e qualche paese è preceduta dal vento spinto avanti in crescendo dall&#8217;acqua che avanza tutto travolgendo. Una scena che ferma il tempo. Ti inchioda al dolore. Ti inchioda al riviverlo&#8230;. Il vento in arrivo ti succhia via il fiato, ti svuota i polmoni, l&#8217;irrompere della massa d&#8217;acqua ti annega nei ricordi&#8230;<span id="more-3576"></span><br />
</strong></p>
<p><strong>Su Padova si poteva dire molto di più, e su argomenti robusti. Mi ha fatto ridere sentire Pietro Calogero parlare in italiano privo del suo lugubre e involuto accento calabrese. Ho rivissuto tutto, anche perché ricordo tutto e tutti perfettamente, e mi ha meravigliato quante cose mancavano.  Il film poteva colpire più a fondo e più duramente. Sono stato male, davvero male, solo per alcune scene, poche per fortuna.</strong></p>
<p><strong>Del film NON mi è piaciuta la figura di Calabresi, ho trovato molto strana la completa assenza di Andreotti e non credibili le scene degli interrogatori nella questura di Milano così a-storicamente prive di violenza. Suggestiva, ma assolutamente impossibile, la scena in cui  Calabresi sente il tonfo del corpo di Pinelli sul cortile: una forzatura per palati grossolani.</strong></p>
<p><strong>Sofri? Non capisco perché gli rispondi, elevandolo a interlocutore. Prima si decida ad ammettere le sue responsabilità riguardo l&#8217;uccisione di Calabresi, piantandola con la barzelletta del &#8220;complotti&#8221; contro di lui e contro Lotta Continua. I complotti si fanno mirando a un obiettivo. Che cavolo di obiettivo ci poteva essere a &#8220;complottare&#8221; contro Sofri e altri rimasugli negli anni in cui è stato accusato di quell&#8217;omicidio? In ogni caso le sentenze andrebbero rispettate, e non solo quando condannano &#8220;gli altri&#8221;. E se vogliamo davvero voltar pagina, chi è in grado di riempirne gli spazi vuoti dovrebbe farlo.</strong></p>
<p><strong>Vuoi ridere? Davanti a me, nel mio studio a casa mia, è appese alla libreria sulla mia destra un quadretto sobriamente incorniciato. Contiene la foto della famosa borsa che diedi a Scialoja perché la consegnasse il giorno dopo a Milano al magistrato Gerardo  D&#8217;Ambrosio. Consegna che innescò il noto terremoto, che ha portato Valpreda fuori dal carcere e ha catapultato me nel giornalismo, nella vita che ho condotto e che conduco, a Milano da 32 anni e ogni tanto a passeggio in centro passando da piazza Fontana&#8230; </strong></p>
<p><strong>Un abbraccio.</strong></p>
<p><strong>pino</strong></p>
<p><strong>P. S. Usciti dal cinema, ho voluto tornare a casa col tram. Numero 15. Dal capolinea di piazza Fontana. Ogni volta che passo per quella piazza guardo verso la banca e penso a come è strana la vita. Loro dalla bomba sono stati massacrati.  Io invece sono stato scaraventato nel giornalismo, ho girato il mondo, ho vissuto amori, amicizie, ho avuto fortuna,  ho avuto più di quanto meritassi e sono qui.  Come posso sentirmi innocente?</strong></p>
<p><strong>Someone was hurt long time ago&#8230;</strong></p>
<div><span style="font-family: Helvetica; font-size: large;"> </span></div>
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		<title>Sul fatto che gli ex-tossici si raccontino ad estranei</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Apr 2012 08:57:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Galavotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Zetesis]]></category>
		<category><![CDATA[droga]]></category>
		<category><![CDATA[tossicodipendenza]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; consuetudine che le scuole superiori vengano periodicamente visitate da ex-tossici che raccontano, in forma assembleare, la loro esperienza o che gli studenti li vadano a trovare nelle loro comunità per conoscere i loro ambienti e percorsi di recupero, le loro motivazioni ecc. Ci si chiede se tutto quello che si fa in questi incontri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; consuetudine che le scuole superiori vengano periodicamente visitate da ex-tossici che raccontano, in forma assembleare, la loro esperienza o che gli studenti li vadano a trovare nelle loro comunità per conoscere i loro ambienti e percorsi di recupero, le loro motivazioni ecc.</p>
<p>Ci si chiede se tutto quello che si fa in questi incontri sia pedagogicamente utile. Molte cose lo sono sicuramente, ma forse una no: quella di raccontare ad estranei, da parte dell&#8217;ex-tossico, i propri problemi più intimi, più personali.</p>
<p>Questi ex-tossici vivono ancora nelle comunità di recupero per una qualche ragione: hanno superato la dipendenza fisica ma non quella psichica, oppure hanno scelto di vivere definitivamente nella propria comunità (come spesso succede in quella di San Patrignano, dove lavorano, si sposano ecc.), oppure vengono giudicati &#8220;utili&#8221; dai loro dirigenti come forma di testimonianza positiva da divulgare appunto nelle scuole e in altri ambiti sociali.</p>
<p>Ho l&#8217;impressione che il fatto di mettersi a raccontare tutto di sé a chi viene visto per una sola volta rischi di diventare una forma di violenza nei confronti di se stessi, anche nel caso in cui vi si acconsenta liberamente. E&#8217; infatti difficile pensare che una persona che ha scelto di vivere in una di quelle comunità invece che in carcere, possa sentirsi così libera nei confronti di chi gli chiede (o anche solo gli propone) di offrire una testimonianza del genere.</p>
<p>Indubbiamente non si sta qui a mettere in discussione l&#8217;utilità terapeutica di raccontare la propria esperienza a chi vive problemi analoghi o a chi si pensa che in qualche modo possa aiutarci a risolverli. La domanda che ci si pone è un&#8217;altra: siamo sicuri che il raccontare la propria esperienza a soggetti del tutto estranei non rischi di diventare una forma di esibizionismo (in relazione alla propria capacità di affrontare e superare il problema della dipendenza), o, peggio, una forma di propaganda a favore della propria comunità di recupero?</p>
<p>E&#8217; noto infatti che sono gli stessi gestori di tali comunità che si servono dei propri ex-tossici (o ex-alcolisti) per far conoscere la propria struttura, per far vedere i loro successi e per chiedere sostegni finanziari alle istituzioni. Gli ex-tossici raccontano al mondo le loro esperienze anche perché le varie comunità di recupero sono in concorrenza tra loro. Questo rischia di trasformarsi in un modo non di raccontarsi ma di vendersi.</p>
<p>Se un ex-tossico va in giro a raccontare ad estranei tutta la propria storia, rischia di mettersi in faccia una maschera, quella appunto dell&#8217;ex-tossico. Prima si sentiva disperato, ora si sente esaltato, poiché ha visto che può fare della propria disperazione un&#8217;occasione di autostima, di orgoglio, e non s&#8217;accorge d&#8217;essere strumentalizzato dai propri dirigenti. Prima s&#8217;illudeva d&#8217;essere qualcuno &#8220;facendosi&#8221;, ora s&#8217;illude d&#8217;essere qualcuno &#8220;non facendosi&#8221;.</p>
<p>Chi ascolta queste storie forse non ha davvero bisogno di sentirsele raccontare da chi le ha vissute: è sufficiente che le raccontino gli esperti del settore. Anche perché non si deve alimentare l&#8217;emotività o la curiosità fine a se stessa. Gli studenti non devono essere &#8220;spettatori&#8221; di un evento che rischia di porsi in maniera &#8220;teatrale&#8221;, che tale è in quanto, subito dopo averlo osservato, non potranno fare alcunché (se non riflettere su di sé fino al momento in cui, e sarà abbastanza breve, ciò che hanno visto resterà impresso nella loro mente).</p>
<p>Le storie personali devono restare appunto &#8220;personali&#8221; per gli estranei. Non si può rinunciare alla privacy solo perché si è vissuto nel fango una parte della propria vita. Supponiamo infatti che chi si mette a nudo s&#8217;incontri di nuovo, una volta uscito dalla comunità, con le stesse persone che hanno conosciuto per filo e per segno tutta la sua storia. E&#8217; vero, questo è difficile che accada, poiché generalmente i drogati vengono collocati in comunità lontane dai loro luoghi d&#8217;origine, oppure, quando escono, vanno a vivere in luoghi lontani dalle loro stesse comunità.</p>
<p>Ma supponiamo per un momento che ciò accada. Chi racconta tutto di sé al primo venuto, riuscirà, una volta uscito dal gruppo che l&#8217;ha accolto quando aveva un problema, a sentirsi davvero libero, a stabilire dei rapporti normali con chi sa che in passato si drogava, rubava, mentiva, si prostituiva, era violento ecc.? Ci si può fidare al cento per cento di uno che nel passato s&#8217;era comportato in questo modo? Non è forse meglio che non si sappia nulla del suo pregresso e si stabilisca con lui o lei un rapporto ex-novo, alla pari?</p>
<p>Quando uno racconta il peggio di sé al primo venuto, sarebbe meglio, una volta uscito dalla propria comunità, che andasse a vivere molto lontano dal luogo del suo recupero (o del suo raccontarsi), proprio per essere più sicuro di potersi rifare completamente una vita. Se bisogna uscire dalla comunità dopo aver risolto il proprio problema, non si può uscirne con appiccicata in fronte l&#8217;etichetta &#8220;ex-problema&#8221;. Se non ha senso fare del proprio problema un motivo di vanto per averlo superato, non è neppure giusto doverselo portare dietro dopo averlo superato.</p>
<p>Se io fossi un ex-drogato o un ex-alcolista o un ex-carcerato o un ex-terrorista o un ex-mafioso ecc., mi piacerebbe guardare in faccia un estraneo in piena libertà, senza dover neanche per un momento sospettare che quella persona sta pensando al mio passato (o che può comunque pensarci in qualunque momento). Il mio debito l&#8217;ho già pagato; questo debito m&#8217;ha segnato profondamente e preferirei che non me lo si ricordasse ogni volta, anzi vorrei essere sicuro che a nessuno possa sfiorare il pensiero che io ho avuto un determinato problema. Vorrei essere sicuro che chi mi guarda o mi parla o vive o lavora con me, mi dia la possibilità di sentirmi del tutto libero dal mio passato e vorrei che anche lui si sentisse libero di rapportarsi a me senza essere minimamente condizionato da ciò che io ho fatto nel passato.</p>
<p>Se io avrò voglia di raccontare tutta la mia vita a chi mi pare, lo farò dopo essere uscito dalla comunità di recupero, senza condizionamenti esteriori, senza che qualcuno me lo chieda. Non voglio spettacolarizzare il mio dolore, a meno che non voglia appunto farlo come forma di &#8220;spettacolo&#8221;, liberamente, in cui la finzione viene usata su un palcoscenico, nella piena consapevolezza di stare recitando una parte. In tal caso mi lascerò coinvolgere solo quel tanto che basta a produrre un determinato effetto. Magari su una cosa del genere potrò anche trovare di che vivere, e se non sono capace di recitare, potrò sempre chiedere che lo faccia un altro al mio posto, oppure mi metterò a scrivere un libro o la sceneggiatura di un film. L&#8217;importante è che tutto questo venga fatto nel rispetto della mia libertà di coscienza.</p>
<p><em>Libertà di coscienza</em> vuol appunto dire anche questo: sentirsi liberi di aver avuto un problema senza che tutto il mondo debba per forza saperlo.</p>
<p>Non ha alcun senso dover soddisfare delle conoscenze o curiosità intellettuali da parte dei giovani: non si evita di cadere nella droga semplicemente ascoltando storie raccontate da ex-drogati, anche perché per drogarsi le occasioni sono infinitamente di più. Non sono le storie drammatiche, quelle a maggior impatto emotivo, che aiutano meglio a non cadere negli stessi errori, a non avere gli stessi problemi: se fosse così facile, la droga, l&#8217;alcool, il fumo ecc. neppure esisterebbero.</p>
<p>I giovani hanno bisogno di <em>esempi positivi quotidiani</em>, hanno bisogno di credere che la vita abbia per loro un senso. Se proprio hanno bisogno di &#8220;emozioni forti&#8221; per crescere, è sufficiente far vedere queste storie drammatiche nei film, mediante attori professionisti, che sanno recitare alla perfezione, magari con la scritta in calce: &#8220;Tratto da una storia vera&#8221;.</p>
<p>Se proprio, per crescere in questa difficile fase della vita che è l&#8217;adolescenza, hanno bisogno di toccare con mano certe situazioni inusuali, gliele si faccia sperimentare da vicino, per un breve periodo di tempo, affiancandoli da esperti e specialisti, e rinunciando a priori a degli incontri estemporanei che servono soltanto a illudersi, sia da parte di chi parla, sia da parte di chi ascolta.</p>
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		<title>Metafora dello specchio</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Apr 2012 10:42:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Galavotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politeia]]></category>

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		<description><![CDATA[I Quando ci guardiamo allo specchio, ci riconosciamo perché siamo abituati a un certo volto; e siamo abituati a vederlo mutare, seppure così lentamente che spesso non ci ricordiamo come eravamo venti, trent&#8217;anni prima. Se mutassimo all&#8217;improvviso, forse la memoria sarebbe migliore. Invece così facciamo abitudine a un mutamento progressivo, quasi convinti d&#8217;essere sempre gli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>I</strong></p>
<p>Quando ci guardiamo allo specchio, ci riconosciamo perché siamo abituati a un certo volto; e siamo abituati a vederlo mutare, seppure così lentamente che spesso non ci ricordiamo come eravamo venti, trent&#8217;anni prima. Se mutassimo all&#8217;improvviso, forse la memoria sarebbe migliore. Invece così facciamo abitudine a un mutamento progressivo, quasi convinti d&#8217;essere sempre gli stessi.</p>
<p>Ci riconosciamo per abitudine, grazie allo specchio. Ma se in casa nostra ne fossimo privi, noi non potremmo riconoscerci da soli: avremmo bisogno che altri lo facessero per noi. Sarebbe un riconoscimento reciproco, della e nella collettività domestica: ognuno riconoscerebbe l&#8217;altro e ognuno, di conseguenza, riconoscerebbe se stesso. Riconosceremmo la nostra identità personale in quanto appartenenti a un gruppo.</p>
<p>Lo specchio è stato dunque un&#8217;invenzione della cultura individualistica, di quella forma di libertà che induce le persone a riconoscersi da sé, nella propria individualità, che è, in tal caso, sinonimo di solitudine. Noi sappiamo chi siamo nella nostra privatezza, mentre per la sfera pubblica siamo costretti a riconoscerci nelle istituzioni che s&#8217;impongono con la loro forza, col peso della loro evidenza.</p>
<p>Non pensiamo mai a questa assurdità semplicemente perché siamo abituati a viverla sin dalla nascita. Ci illudiamo che l&#8217;esperienza dello specchio dia sicurezza, aumenti la nostra identità, la consapevolezza di noi stessi.</p>
<p>In realtà il bambino acquista coscienza di sé solo nel rapporto coi propri genitori e coi propri simili. L&#8217;esperienza dello specchio è del tutto inutile, anzi, può diventare fuorviante, può indurre a comportamenti narcisistici, come la strega delle fiabe che, guardandosi allo specchio, si chiede continuamente se in tutto il reame vi sia qualcuna più bella di lei. Narciso, rimirandosi, s&#8217;era innamorato di se stesso, fino a dimenticare Eco, fino a perdersi nella propria immagine.</p>
<p>L&#8217;illusione più grande che lo specchio offre è proprio questa, di farci credere che quello che vediamo siamo proprio noi. Lo specchio non è altro che la presunzione di definire l&#8217;identità umana, che è indefinibile per definizione. La nostra identità va sempre al di là della sua apparenza. Noi non siamo ciò che sembriamo, se non in misura minima o relativa. La nostra identità, per sentirsi umana, ha bisogno di ben altri riconoscimenti.</p>
<p>L&#8217;unica cosa che può concedere lo specchio è il riconoscimento dei lineamenti fisici del nostro corpo, ma di ciò potremmo anche fare a meno, in quanto la vera identità umana è qualcosa di <em>spirituale</em>. Il che non vuol dire che sia qualcosa di &#8220;immateriale&#8221;, di impalpabile, di impercettibile, ma vuol dire qualcosa di &#8220;profondo&#8221;, che va oltre le apparenze, le sembianze.</p>
<p>Noi non possiamo fare a meno della materialità della vita, ma dovremmo fare a meno di ciò che fa di questa materialità un idolo da adorare. La nostra immagine allo specchio è uno di questi idoli che quotidianamente adoriamo.</p>
<p>Prima di uscire di casa, noi anzitutto abbiamo bisogno di guardarci allo specchio, poiché <em>temiamo</em> il giudizio altrui. E in una società maschilista come la nostra, le donne sono quelle che soffrono maggiormente di questa frustrazione. Sono costrette a vedersi belle, a fare di tutto per sentirsi piacevoli agli occhi degli uomini.</p>
<p>Con questo non si vuol dire che gli specchi andrebbero tutti distrutti: se lo facessimo, conservando l&#8217;individualismo dei nostri rapporti, ci sentiremmo ancora più frustrati. Si vuol semplicemente dire che la <em>relazione sociale</em> aiuta di più all&#8217;affermazione dell&#8217;identità personale. E&#8217; sbagliato partire dalla propria autoconsapevolezza per stabilire delle relazioni: bisogna fare il contrario.</p>
<p>Noi siamo nella misura in cui gli altri ci riconoscono, o meglio, nella misura in cui ci riconosciamo reciprocamente. Chi si guarda troppo allo specchio fa la fine di Alice, che, entrandovi dentro, s&#8217;immagina un mondo che non esiste.</p>
<p>Noi in realtà non sappiamo affatto chi siamo finché qualcuno non ce lo dice, e se pensiamo che possa o addirittura debba dircelo lo specchio, allora siamo già entrati nel mondo dei sogni.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>II</strong></p>
<p>Una delle cose più curiose dei racconti mistificati relativi alle cosiddette &#8220;apparizioni di Gesù risorto&#8221;, è che nessun discepolo è in grado di riconoscerlo se non è lui stesso a farlo per primo. Già da questo si può capire che chi ha scritto quei racconti &#8211; tutti del quarto vangelo &#8211; apparteneva a una medesima comunità, in cui vigeva l&#8217;idea che <em>l&#8217;identità umana va al di là delle sue apparenze</em>.</p>
<p>Gesù non viene riconosciuto da Maria Maddalena se non dopo che si è autorivelato (Gv 20,14 ss.), né viene riconosciuto dai discepoli se non dopo che ha mostrato le mani e il costato trafitti (Gv 20,20: da notare che questa comunità già ignorava che la trafittura era avvenuta nei polsi). Di nuovo non lo riconoscono quando lo rivedono sul lago di Tiberiade (Gv 21,4). Solo dell&#8217;apostolo Giovanni viene detto che lo riconobbe prima ancora che Gesù rivelasse la propria identità ultraterrena (Gv 21,7). Ma questo è stato scritto in polemica con altre tradizioni cristiane, delle quali comunque si condivideva l&#8217;assunto fondamentale della divinità del Cristo.</p>
<p>Insomma i discepoli possono riconoscerlo solo se è lui a rivelare espressamente la propria identità, mostrando p.es. segni caratteristici della sua persona o compiendo azioni già fatte quand&#8217;era in vita. Questo quindi vuol dire che, nella fantasia religiosa di questi redattori, egli non poteva essere riconosciuto dal volto, dallo sguardo, anche se ad un certo punto riescono a farlo, come se scattasse in loro un&#8217;improvvisa illuminazione.</p>
<p>I redattori di questo vangelo hanno voluto far credere che per accettare l&#8217;idea di resurrezione, cioè di un corpo che non si vede, bisogna avere la &#8220;fede&#8221;, cioè bisogna essere davvero convinti che Gesù sia &#8220;risorto&#8221;: non vi sono altre prove.</p>
<p>L&#8217;esperienza della fede in sostanza assomiglia a questo: mentre ci si guarda allo specchio, si vede dietro di noi un&#8217;altra persona. Cioè si vedono due persone: una reale (alienata) e l&#8217;altra immaginaria.</p>
<p>Tuttavia, nonostante questa forma di alienazione (tipica di ogni esperienza religiosa), resta interessante l&#8217;<em>intuizione</em> che considera l&#8217;identità umana molto più complessa delle sembianze ch&#8217;essa assume. L&#8217;identità è qualcosa che va oltre le apparenze. La sostanza <em>immutevole</em> si dà continuamente forme <em>mutevoli</em> per poter apparire.</p>
<p>Se ci pensiamo, tutta la nostra vita, giorno dopo giorno, sperimenta la mutevolezza di queste forme. Chi non accetta tale mutevolezza fisica e cerca d&#8217;impedirne meccanicamente lo svolgimento, soffre sicuramente di problemi d&#8217;identità, non riuscendo ad accettarsi.</p>
<p>Il senso della vita sta invece proprio nel cercare di rispecchiarsi nell&#8217;identità o nell&#8217;autenticità altrui.</p>
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		<title>Che ne è dei rapporti tra socialismo e religione?</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Apr 2012 05:09:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico Galavotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politeia]]></category>
		<category><![CDATA[autogestione]]></category>
		<category><![CDATA[comunismo]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[religione]]></category>
		<category><![CDATA[socialismo]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo il crollo del muro di Berlino e dell&#8217;Urss, il tema del rapporto tra socialismo e religione, in Europa occidentale, sembra essere totalmente scomparso. Eppure abbiamo ancora oggi il più grande partito comunista del mondo, quello cinese, che gestisce un sesto dell&#8217;umanità. Abbiamo Cuba che resiste imperterrita al più grande embargo della storia americana (e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo il crollo del muro di Berlino e dell&#8217;Urss, il tema del rapporto tra socialismo e religione, in Europa occidentale, sembra essere totalmente scomparso. Eppure abbiamo ancora oggi il più grande partito comunista del mondo, quello cinese, che gestisce un sesto dell&#8217;umanità. Abbiamo Cuba che resiste imperterrita al più grande embargo della storia americana (e forse della storia in generale). Abbiamo altri paesi del sud-est asiatico che hanno chiaramente conservato tracce del più recente socialismo; per non parlare del pericoloso autoritarismo (sedicente comunista) della Corea del Nord. E che dire di quei paesi che al loro interno hanno porzioni di territorio in cui le comunità locali vivono reminiscenze di socialismo ancestrale, pur senza professarne l&#8217;ideologia?</p>
<p>Questo per dire che dal punto di vista mondiale non ci sarebbero tanti motivi per mettere una pietra sopra il tema suddetto.</p>
<p>Dai tempi del socialismo utopistico ad oggi i progressi fatti sul piano della laicità sono stati enormi: dal concetto di Stato laico alla secolarizzazione dei costumi e degli stili di vita.</p>
<p>Nonostante le aberrazioni del cosiddetto &#8220;socialismo reale&#8221;, l&#8217;idea di emanciparsi progressivamente dalla superstizione e dal clericalismo è andata avanti; anzi si può dire che, oltre alla scoperta dei diritti tipicamente &#8220;sociali&#8221; (lavoro, assistenza, previdenza, istruzione, sanità, sicurezza&#8230;), il maggior contributo allo sviluppo dell&#8217;umanità il socialismo l&#8217;abbia dato proprio nel campo della laicizzazione (la quale, si badi bene, non può essere confusa con l&#8217;ateizzazione gestita dallo Stato).</p>
<p>Col tempo abbiamo capito che &#8220;Stato laico&#8221; vuol semplicemente dire &#8220;aconfessionale&#8221;, cioè indifferente alle religioni, anche se le istituzioni non possono restare &#8220;neutrali&#8221; di fronte ai tentativi d&#8217;ingerenza clericale nelle leggi parlamentari.</p>
<p>Il miglior Stato che possa favorire la libertà di coscienza è appunto quello &#8220;laico&#8221;, che in Italia, come noto, non esiste, a motivo della presenza dell&#8217;art. 7 della Costituzione, che riconosce un privilegio fondamentale alla chiesa romana, in virtù del Concordato e dei Patti Lateranensi.</p>
<p>Il futuro socialismo democratico (perché comunque di &#8220;socialismo&#8221; dobbiamo parlare, non potendo buttar via acqua sporca e bambino) non dovrà in alcun modo creare uno &#8220;Stato ateo&#8221;, né tentare di separare la chiesa dalla società civile. Ognuno dovrà essere lasciato libero di credere nella religione che vuole, e ogni credente dovrà sforzarsi il più possibile, quando vorrà opporsi a determinate leggi statali, di farlo semplicemente <em>in quanto cittadino</em>, senza chiamare in causa i contenuti della propria fede.</p>
<p>In occidente è finito da un pezzo il periodo in cui era necessario opporsi a un&#8217;idea religiosa con un&#8217;altra idea religiosa, o quello in cui si permetteva alla religione di avere una propria presenza politica (teocrazia, ierocrazia, integralismo della fede, teologia politica ecc.). Solo in Italia si hanno ancora dubbi al riguardo.</p>
<p>L&#8217;umanità procede verso una sempre più grande <em>laicizzazione della vita sociale</em>, pur in mezzo a errori madornali, dalle conseguenze spesso spaventose. Tali errori sono stati compiuti proprio perché s&#8217;è capito che non basta la <em>laicità</em> per rendere migliore la vita: occorre anche la <em>giustizia</em>. E in questo campo, essendo gli uomini da millenni abituati all&#8217;antagonismo sociale, ovvero ai conflitti di classe, siamo ancora lontanissimi dall&#8217;aver trovato una strada davvero praticabile.</p>
<p>Si pensi solo al fatto che se, per l&#8217;affermazione dell&#8217;<em>umanesimo laico</em> oggi ci accontentiamo di un regime di separazione tra chiesa e Stato, tale separazione non è affatto sufficiente per garantire la realizzazione di un socialismo davvero democratico.</p>
<p>I migliori classici del socialismo hanno infatti sempre sostenuto che parlare di &#8220;Stato democratico&#8221; è una contraddizione in termini, in quanto l&#8217;obiettivo finale prevede l&#8217;<em>autogestione delle risorse e dei bisogni collettivi</em>.</p>
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		<title>AUGURI e una riflessione per Pasqua: i costi pazzeschi ma incompleti della guerra in Afganistan e Iraq.</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Apr 2012 15:41:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pino Nicotri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pasqua, festa di resurrezione di Cristo per i credenti e di resurrezione interiore anche per i non credenti. Pasqua in pieno periodo di crisi finanziaria mondiale pericolosa e non ancora superata, tanto meno nel Belpaese. Assieme agli auguri, forse è utile riflettere su qualche cifra. Anche per capire meglio la realtà in cui viviamo e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1><span style="font-family: BebasNeueRegular;"></p>
<div id="_mcePaste">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;"><strong><a href="http://www.pinonicotri.it/wp-content/uploads/2012/04/images.jpeg"><img class="alignright size-full wp-image-3552" title="images" src="http://www.pinonicotri.it/wp-content/uploads/2012/04/images.jpeg" alt="" width="227" height="216" /></a></strong></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px 'Times New Roman';"><strong>Pasqua, festa di resurrezione di Cristo per i credenti e di resurrezione interiore anche per i non credenti. Pasqua in pieno periodo di crisi finanziaria mondiale pericolosa e non ancora superata, tanto meno nel Belpaese. Assieme agli auguri, forse è utile riflettere su qualche cifra. Anche per capire meglio la realtà in cui viviamo e quella che ci aspetta se non si reagisce. E cosa ci aspetta se davvero l&#8217;indecente governo israeliano attaccherà militarmente l&#8217;Iran come Netanyahu pare proprio sia deciso a fare, stando anche la sua intervista odierna su Repubblica, infarcita delle solite frottole. Come sempre mai rilevate dagli intervistatori.</strong></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px 'Times New Roman'; min-height: 21.0px;"><strong> </strong></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px 'Times New Roman'; color: #3000ee;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://znetitaly.altervista.org/art/4104"><strong>http://znetitaly.altervista.org/art/4104</strong></a></span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px 'Times New Roman'; min-height: 21.0px;"><strong> </strong></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px 'Times New Roman';"><strong>Il costo reale della guerra</strong></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px 'Times New Roman';"><strong>6 APRILE 2012</strong></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px 'Times New Roman'; min-height: 21.0px;"><strong> </strong></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px 'Times New Roman';"><strong>Di Bill Moyers – 6 aprile 2012</strong></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px 'Times New Roman'; min-height: 21.0px;"><strong> </strong></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px 'Times New Roman';"><strong>Molte discussioni inerenti il “costo della guerra” si concentrano su due tipi di cifre: i dollari spesi e i soldati americani che hanno dato la propria vita. Dopo un immersione di un decennio nella guerra al terrore questi sono i costi ufficiali: oltre mille miliardi di dollari e più di 6000 morti.</strong></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px 'Times New Roman'; min-height: 21.0px;"><strong> </strong></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px 'Times New Roman';"><strong>Ma, per quanto sconcertanti, questi numeri non ci raccontano tutta la storia.<span id="more-3551"></span><br />
</strong></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px 'Times New Roman'; min-height: 21.0px;"><strong> </strong></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px 'Times New Roman';"><strong>In uno degli studi disponibili più completi, i ricercatori del Gruppo di Studio Eisenhower alla Brown University’s Watson Institute for International Studies hanno valutato il costo economico, politico, sociale ed umano delle guerre in Afghanistan e in Iraq e nel computo hanno incluso anche le nostre azioni militari in Pakistan. Quanto verificato è disponibile al sito www.costofwar.org. I dati che riportiamo di seguito sono un estratto di questo report, datato giugno 2011. Quando lo studio ha proposto due tipi di ipotesi sulle cifre (al ribasso e al rialzo) noi abbiamo scelto quelle al ribasso. E’ difficoltoso trovare dati più recenti per molte di queste voci ma aggiornamenti sul numero dei morti (con incluse biografie e foto) sono disponibili sul Faces of the Fallen collection del Washington Post’s.</strong></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;"><img src="webkit-fake-url://A54E31FE-CAFA-45BE-A511-8353CC4DCEC7/trans.gif" alt="trans.gif" /></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px 'Times New Roman'; min-height: 21.0px;"><strong> </strong></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px 'Times New Roman'; min-height: 21.0px;"><strong> </strong></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px 'Times New Roman';"><strong>Morti</strong></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px 'Times New Roman'; min-height: 21.0px;"><strong> </strong></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px 'Times New Roman';"><strong>6051 soldati USA</strong></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px 'Times New Roman';"><strong>2300 mercenari USA</strong></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px 'Times New Roman';"><strong>9922 forze di sicurezza irachene</strong></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px 'Times New Roman';"><strong>8756 forze di sicurezza afghane</strong></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px 'Times New Roman';"><strong>3520 forze di sicurezza pakistane</strong></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px 'Times New Roman';"><strong>1192 truppe alleate</strong></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px 'Times New Roman';"><strong>11700 civili afghani</strong></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px 'Times New Roman';"><strong>125000 civili iracheni</strong></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px 'Times New Roman';"><strong>35600 pachistani (civili e ribelli)</strong></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px 'Times New Roman';"><strong>10000 ribelli afghani</strong></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px 'Times New Roman';"><strong>10000 membri dell’esercito di Saddam Hussein</strong></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px 'Times New Roman';"><strong>168 giornalisti</strong></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px 'Times New Roman';"><strong>266 cooperanti umanitari</strong></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px 'Times New Roman';"><strong>Totale: 224475 vite perse</strong></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px 'Times New Roman'; min-height: 21.0px;"><strong> </strong></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px 'Times New Roman';"><strong>Feriti</strong></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px 'Times New Roman'; min-height: 21.0px;"><strong> </strong></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px 'Times New Roman';"><strong>99,065 soldati USA</strong></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px 'Times New Roman';"><strong>51,031 mercenari USA</strong></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px 'Times New Roman';"><strong>29,766 forze di sicurezza irachene</strong></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px 'Times New Roman';"><strong>26,268 forze di sicurezza afghane</strong></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px 'Times New Roman';"><strong>12,332 truppe alleate</strong></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px 'Times New Roman';"><strong>17,544 civili afghani</strong></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px 'Times New Roman';"><strong>109,558 civili iracheni</strong></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px 'Times New Roman';"><strong>19,819 civili pachistani</strong></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px 'Times New Roman';"><strong>Totale: 365383 feriti</strong></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px 'Times New Roman'; min-height: 21.0px;"><strong> </strong></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px 'Times New Roman';"><strong>Profughi</strong></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px 'Times New Roman'; min-height: 21.0px;"><strong> </strong></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px 'Times New Roman';"><strong>3315000 civili afghani</strong></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px 'Times New Roman';"><strong>3500000 civili iracheni</strong></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px 'Times New Roman';"><strong>1000000 civili pachistani</strong></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px 'Times New Roman';"><strong>Totale: 7815000 rifugiati e profughi</strong></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px 'Times New Roman'; min-height: 21.0px;"><strong> </strong></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px 'Times New Roman'; min-height: 21.0px;"><strong> </strong></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px 'Times New Roman';"><strong>Costi per il contribuente statunitense.</strong></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px 'Times New Roman'; min-height: 21.0px;"><strong> </strong></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px 'Times New Roman';"><strong>1300 miliardi di dollari USA : il costo ufficiale per le guerre in Afghanistan e in Iraq.</strong></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px 'Times New Roman'; min-height: 21.0px;"><strong> </strong></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px 'Times New Roman';"><strong>Tra i 3700 e 4000 miliardi di dollari USA il costo totale stimato per il contribuente statunitense. Questa cifra include il già citato budget del Pentagono, i costi per l’assistenza medica e le disabilità permanenti dei veterani, le spese per la sicurezza nazionale, gli aiuti internazionali direttamente connessi con la guerra e le spese previste dal Pentagono stesso fino al 2020. Ulteriori 1000 miliardi di dollari in interessi fino al 2020 per i soldi chiesti in prestito per queste guerre.</strong></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px 'Times New Roman'; min-height: 21.0px;"><strong> </strong></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px 'Times New Roman';"><strong>Costi politici, sociali ed ambientali</strong></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px 'Times New Roman'; min-height: 21.0px;"><strong> </strong></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px 'Times New Roman';"><strong>Centinaia di migliaia di persone sono state imprigionate nei 10 anni trascorsi dall’undici settembre;</strong></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px 'Times New Roman'; min-height: 21.0px;"><strong> </strong></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px 'Times New Roman';"><strong>Il trattamento ingiusto che alcuni di loro hanno ricevuto ha prodotto una generale sfiducia nei confronti degli USA in tutta la regione. Negli USA i mussulmani vengono schedati, sono vittime di discriminazioni e di crimini d’odio.</strong></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px 'Times New Roman'; min-height: 21.0px;"><strong> </strong></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px 'Times New Roman';"><strong>Il cosiddetto complesso militare-industriale ha giovato delle crescenti spese militari con centinaia di miliardi di dollari riversati sulle aziende private. Un’azienda, la Lockheed Martin, ha ricevuto in contratti (e solo nel 2008) 29 miliardi di dollari dal Pentagono: più di quanto hanno ricevuto l’agenzia per la protezione ambientale (7,5 miliardi) , il ministero del lavoro (11,4 miliardi) ed il ministero dei trasporti (15,5 miliardi)</strong></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px 'Times New Roman'; min-height: 21.0px;"><strong> </strong></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px 'Times New Roman';"><strong>L’inquinamento legato alla guerra ha influito gravemente sulla salute degli iracheni – uno studio ha mostrato un tasso di mortalità infantile causata da cancro significativamente più elevato in Iraq che nei paesi vicini. L’uranio utilizzato nelle munizioni è probabilmente la causa di tutto questo.</strong></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px 'Times New Roman'; min-height: 21.0px;"><strong> </strong></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px 'Times New Roman';"><strong>La polvere tossica generata dalle basi militari ha contribuito, relativamente ai militari in servizio dal 2001, ad un aumento del 251% dei disordini neurologici, un 47% di aumento nelle difficoltà respiratorie ed un aumento del 34% nelle malattie cardiovascolari.</strong></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px 'Times New Roman'; min-height: 21.0px;"><strong> </strong></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px 'Times New Roman'; min-height: 21.0px;"><strong> </strong></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px 'Times New Roman';"><strong>Da: Z Net – lo spirito della resistenza è vivo</strong></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px 'Times New Roman'; min-height: 21.0px;"><strong> </strong></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px 'Times New Roman';"><strong>www.znetitaly.org</strong></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px 'Times New Roman'; min-height: 21.0px;"><strong> </strong></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px 'Times New Roman';"><strong>Fonte: http://www.zcommunications.org/the-real-costs-of-war-by-bill-moyers</strong></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px 'Times New Roman'; min-height: 21.0px;"><strong> </strong></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px 'Times New Roman';"><strong>Traduzione di Fabio Sallustro</strong></p>
<div><strong><br />
</strong></div>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica; min-height: 14.0px;">
</div>
<p></span></h1>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>La parola alla vedova di Enrico &#8220;Renatino&#8221; De Pedis. Che fa piazza pulita delle sciocchezze lanciate con fragore da Valter Veltroni e già ridicolizzate dal ministro Cancellieri.</title>
		<link>http://www.pinonicotri.it/2012/04/la-parola-alla-vedova-di-enrico-renatino-de-pedis-che-fa-piazza-pulita-delle-sciocchezze-lanciate-con-fragore-da-valter-veltroni-e-gia-ridicolizzate-dal-ministro-cancellieri/</link>
		<comments>http://www.pinonicotri.it/2012/04/la-parola-alla-vedova-di-enrico-renatino-de-pedis-che-fa-piazza-pulita-delle-sciocchezze-lanciate-con-fragore-da-valter-veltroni-e-gia-ridicolizzate-dal-ministro-cancellieri/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 03 Apr 2012 23:21:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pino Nicotri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il tormentone sempre più da circo della scomparsa di Emanuela Orlandi, avvenuta il 22 giugno 1983, si avvia a compiere quasi 30 anni di vita, fatta di depistaggi, silenzi del Vaticano, scoop di carta pesta, colpi di scena sempre più ridicoli, puntate televisive sempre più assurde e ormai spesso ignobli. Ora impazzano più che mai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il tormentone sempre più da circo della scomparsa di Emanuela Orlandi, avvenuta il 22 giugno 1983, si avvia a compiere quasi 30 anni di vita, fatta di depistaggi, silenzi del Vaticano, scoop di carta pesta, colpi di scena sempre più ridicoli, puntate televisive sempre più assurde e ormai spesso ignobli. Ora impazzano più che mai le demenziali polemiche sulla sepoltura di Enrico De Pedis, detto &#8220;Rematino&#8221;, nel sotterraneo della basilica di S. Apollinare a Roma. Polemiche nate da una telefonata anonima a &#8220;Chi l&#8217;ha visto?&#8221; del settembre 2005, che anziché essere cestinata o consegnata ai magistrati proprio perché anonima, è stata abilmente sfruttata da quel programma televisivo per assicurarsi sette anni di audience. Nei mesi scorsi Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, ha lanciato online una petizione che ha raccolto quasi 100 mila adesioni. Per l&#8217;ex sindaco di Roma e sventura del Partito Democratico Walter Veltroni, un bel bottino di voti in caso di elezioni. Ecco perché s&#8217;è fatto strenuo paladino degli ultimi deliri, troppo spesso forcaioli come si può leggere nella pagina creata su Facebok da Pietro Orlandi per supportare la sua petizione, della quale peraltro la scorsa estate sono stato il primissimo firmatario pur venendone in seguito ripagato in un modo che definire ignobile è poco.</strong></p>
<p><strong>Come che sia, nonostante gli infiniti &#8220;scoop&#8221;, &#8220;colpi di scena&#8221;, &#8220;rivelazioni&#8221; e &#8220;supertestimoni&#8221;, uno più fasullo dell&#8217;altro, e nonostante polemiche, isterismi e accuse a ciclo continuo, siamo sempre al punto di partenza: cioè a zero. La verità non ha fatto un paaso avanti, mentre passi avanti li hanno fatti le tasche di Federica Sciarelli, la strana conduttriche di &#8220;Chi l&#8217;ha visto?&#8221;.</strong></p>
<p><strong>Pubblico qui una mia intervista alla signora Carla De Pedis, vedova di Enrico, e più in basso un mio articolo sulla buffonesca polemica portata avanti da Valter Veltroni contro la sepoltura di &#8220;Renatino&#8221; in un sotterraneo della basilica. Da notare che nonostante si insista a dire il contrario nella basilica NON è sepolto nessun santo, papa o cardinale,  e il sotterraneo NON è neppure in terra consacrata.</strong></p>
<p><strong>Buona lettura. Spero<span id="more-3545"></span></strong></p>
<p><strong>Carla De Pedis, la vedova dell’ormai famoso Enrico detto “Renatino”, è un fiume in piena. Per un po&#8217; la lascio parlare senza interromperla:</strong></p>
<p><strong>“<em>Guardi, la prima persona che vuole portar via la salma di mio marito Enrico De Pedis dalla basilica di S. Apollinare sono io. Lo farò appena possibile, quanto prima, spero subito dopo Pasqua. Mi pento di avercela fatta traslare dalla tomba della mia famiglia al Verano solo perché nella basilica di S. Apollinare ci eravamo sposati, e quindi per me aveva un grande significato sentimentale e affettivo, e si trova a 200 metri da dove lavoro da 30 anni, e quindi per me era comodo poter andare a far visita al mio marito ogni volta che volevo senza dover fare chilometri in auto. Mai avrei potuto immaginare la pazzia che ormai è in scena da sette anni e ora è all’acme. Ma certo non posso spostare nulla se prima la magistratura non decide cosa fare, se aprire o no la bara e fare tutte le verifiche che credono opportuno fare. Sono nella scomoda situazione che qualunque cosa faccio sbaglio e mi può essere rinfacciata. Se non faccio nulla, continua questa incredibile canea. Se faccio qualcosa, mi sparano addosso l’accusa di voler fare sparire chissà cosa. E non manca neppure la giornalista che dice che ormai c’è stato tutto il tempo di fare sparire “tutto” e che perciò non solo è inutile aprire la bara, ma anche dannoso perché si farebbe il nostro gioco: trovandola “pulita” ci verrebbe rilasciata una patente di innocenza. No comment, è meglio.</em></strong></p>
<p><strong><em>Ho fiducia nella magistratura. Attendo che decidano qualcosa. Qualunque cosa, purché decidano. Poi finalmente i resti di mio marito saranno soltanto miei e usciranno da questa incredibile storiaccia a puntate, iniziata nel 1995 con una serie di articoli della giornalista Antonella Stocco. Quando due anni dopo il magistrato Andrea De Gasperis archiviò tutto perché non trovò nulla di irregolare, ebbe buon fiuto: “Nel giro di un paio d’anni sulla tomba di suo marito cominceranno a ricamarci su”. E infatti…. Anche se in realtà ci sono voluti più di due anni, abbiamo dovuto aspettare che uscisse “Romanzo criminale”, che con il film e la omonina serie televisiva è piaciuto talmente tanto da indurre molta gente a preferire anzi a pretendere di sostituire la realtà con le cose lette nel romanzo e viste nel film e telefilm. E’ servito egregiamente a questo soprattutto la  famosa telefonata anonima a “Chi l’ha visto?”, del settembre 2005, con la quale è stata lanciata l’idea assurda che la tomba di mio marito in S. Apollinare sia stato il premio per favori da lui fatti al cardinale Ugo Poletti e che nascondesse la verità e magari anche le ossa della povera Emanuela Orlandi. Scomparsa, si noti bene, ben sette anni prima di mio marito. Emanuela è sparita il 22 giugno 1983, mio marito è stato ucciso il 2 febbraio 1990. </em><em>Solo un cretino sceglierebbe di farsi seppelire affianco al palazzo frequentato dalla ragazzina che si vuole abbia rapito. Sarebbe un modo idiota di attirare i sospetti non solo su di sé una volta seppellito, cioè morto, ma anche sui poveri disgraziati di familiari e parenti ancora in vita. A parte il fatto che mio marito era nel fiore degli anni, perciò alla morte non ci pensava neppure da lontano.</em></strong></p>
<p><strong><em>Voglio aggiungere che &#8220;Chi l&#8217;ha visto?&#8221; è arrivata al punto di indecenza da sostenere che la salma di mio marito l&#8217;abbiamo portata a S. Apollinare di nascosto, di notte, a mezzanotte come i vampiri. Ora è lo stesso ministro Cancellieri che, grazie alla strana iniziativa di Veltroni, ha messo in chiaro che è stato tutto regolare e che il trasferimento dal Verano è avvenuto anche con l&#8217;aiuto dell&#8217;Ufficio Igiene del Comune di Roma. Altro che le ignobili bugie di &#8220;Chi l&#8217;ha visto?&#8221;. La cui conduttrice è arrivata al punto di dire il trasferimento non solo è stato di nascosto, di notte, ma anche che il feretro di Enrico aveva &#8220;le mani sporche di sangue&#8221;! Ma che si guardi le sue mani, e la sua bocca e annesso microfono, la signora Sciarelli</em>”.</strong></p>
<p><strong>Il fatto che suo marito sia stato ucciso non le fa pensare a un regolamento di conti tra malavitosi o comunque ad attività illegali di suo marito?</strong></p>
<p><strong>“<em>Guardi, posso pensare a mille cose, ne ho lette e continuo a leggerle di tutti i colori, ma io posso fare riferimento solo alla realtà che ho vissuto, cioè all’Enrico De Pedis che ho conosciuto io e con il quale ho vissuto, il cui ricordo amo come ho sempre amato l’uomo in carne e ossa fin dal primo giorno. Per convincermi di altro ci vogliono le prove. Ripeto, le prove. Non le affermazioni indimostrabili di tutti i tipi, molte delle quali rivelatesi false nel corso delle indagini e dei processi. Trovo grave che l’onorevole Veltroni definisca mio marito &#8211; in interviste e perfino in parlamento! – “il capo della banda della Magliana” quando non esiste neppure una condanna di Enrico neanche come semplice gregario di una qualche banda. Se ragioniamo come Veltroni dovremmo anche credere ai vari dossier Mitrokhin e “supertestimoni” vari che ne hanno dette di gravi a carico di dirigenti del Partito comunista, di Massimo D’Alema e dello stesso Romano Prodi. Ma neppure la lotta politica può giustificare un tale modo di fare</em>”.</strong></p>
<p><strong>E quindi perché l’hanno ucciso?</strong></p>
<p><strong>“<em>E lo chiede a me? Per quello che ho capito io, per rappresaglia contro il suo avere tagliato con l’ambiente non solo malavitoso, ma prudentemente anche con quello dei detenuti rimasti in carcere. Enrico non vedeva l’ora di poter andare in giro a fronte alta. In modo che se avessimo avuto dei figli questi potessero fare una vita normale, pienamente rispettabile</em>”.</strong></p>
<p><strong>A Roma è dimostrato che le sentenze si possono anche comprare….</strong></p>
<p><strong>“<em>E’ vero. Ma dire che sono state comprate tutte le sentenze dei processi di mio marito significa dire che tutta la magistratura romana, compresa addirittura l’intera Cassazione, è in vendita, marcia nel midollo e da tanto tempo. Non credo sia legittimo e realistico pensare una cosa simile. Neppure Berlusconi, uno degli uomini più ricchi del pianeta, è riuscito a comprare tutte le sentenze. Tant’è che ha dovuto ricorrere al farsi fare le leggi ad personam, su misura in parlamento. Mio marito però non è mai stato capo del governo e con la maggioranza del parlamento al guinzaglio.</em></strong></p>
<p><em><strong>La famosa Operazione Colosseo, che scattò con l’arresto di decine e decine di persone accusate di una serie impressionante di delitti della cosiddetta banda della Magliana, è del 1993: vale a dire, di tre anni dopo la morte di mio marito, al quale erano attribuiti vari reati in tandem con Raffaele Pernasetti. Ma se era già morto, come può avere corrotto i magistrati fino alla Cassazione, che ha demolito le tesi accusatorie dell’Operazione Colosseo? Inoltre Pernasetti è uscito assolto dai reati dei quali era imputato con mio marito: mio marito è intervenuto sui magistrati dall’oltretomba?&#8221;</strong></em></p>
<p><strong>Sentenze a parte, sono in molti a sostenere che i soldi non mancassero neppure a De Pedis.</strong></p>
<p><strong>“<em>Sì, l’ho letto. Ma lei sa bene che nessuno di noi, io e i fratelli di Enrico, è ricco. Sa bene che lavoriamo e viviamo del nostro lavoro. Certo, potremmo condurre vita normale per nascondere chissà quali ricchezze depositate in Svizzera o chissà dove. Ma ci sono alcuni ma. Io ho i miei genitori che hanno ormai la bella età di 90 anni, abitano con me in una casa normalissima e li accudisco di persona, senza infermieri, camerieri, ecc. Le pare che se avessi soldi farei fare loro la vita che fanno? E le pare che me ne starei in Italia a lavorare anziché sparire e godermi gli anni che mi restano dove non mi troverebbe più nessuno? Non ho figli ai quali lasciare soldi e quant’altro eventualmente ci fosse. Che ci faccio con le “grandi ricchezze” che si pensa siano acquattate da qualche parte all’estero? Quando me le godo? Con chi? Me le porto nella tomba? Ho letto che con l’Operazione Colosseo furono sequestrati beni per 80 miliardi di lire dell’epoca, più o meno 80 milioni di euro di oggi. Era quello il “tesoro” della “banda della Magliana” o del suo “capo” De Pedis? Beh, allora è sfumato. E&#8217; per mettere le mani su quel tesoro che mi hanno ammazzato il mio uomo? Beh, allora l&#8217;hanno ucciso inutilmente. </em></strong></p>
<p><strong><em>Infine: ho letto che Enrico era il proprietario del night club Number One, di negozi, immobili, ecc. Ma com’è che non mi è stata sequestrata neppure mezza carta di queste asserite proprietà? Le hanno sequestrate a prestanomi? Quali? Quando? Come si chiamano? Perché gli inquirenti non mi hanno mai detto né chiesto nulla in merito?</em>”.</strong></p>
<p><strong>Quando faccio notare queste cose mi accusano di voler far passare suo marito per uno stinco di santo. </strong></p>
<p><strong>“<em>Non ho mai detto che era uno stinco di santo. Ha fatto degli errori da giovanissimo, ma che io sappia ha voluto venirne fuori, anche per amore verso di me. I suoi fratelli li ha anche presi a sberle da giovanissimi per costringerli a non avere amicizie pericolose. Tenga presente che è morto a 36 anni, non a 80, e che qualche anno lo ha passato in carcere per accuse dalle quali è stato prosciolto e per una condanna annullata nel nuovo processo ordinato dalla Cassazione. Quindi non ha avuto neppure il tempo di fare la carriera criminale attribuitagli dal romanzo e dai telefilm. Negli ultimi anni a me risulta lavorasse nel campo dell’antiquariato, in particolare aveva comprato una grossa partita di lampade Liberty a poco prezzo mi pare in Francia e le rivendeva guadagnando il giusto. Una di queste lampade la trova nella cripta di Enrico, a illuminargli il sonno eterno. Oggi ci sono le sale del Bingo e di altri tipi di scommesse, non vedo cosa ci fosse di orribile se mio marito si fosse eventualmente occupato di cose simili, ad esempio di slot machine nei circoli e in altri posti</em>”.</strong></p>
<p><strong>Potrebbe suo marito avere fatto il favore a qualche pezzo grosso vaticano o assai vicino al Vaticano di far sparire il cadavere di Emanuela, onde evitare scandali devastanti, ricevendone in cambio l’onore della sepoltura in S. Apollinare?</strong></p>
<p><strong>“<em>In linea teorica tutto è possibile, anche se assurdo. E poi che si mettano d’accordo: il “rapimento” di Emanuela è stato “un favore al cardinale Poletti”, come ha detto l’autore della telefonata del 2005 a “Chi l’ha visto?” e si sostiene oggi, o è stato invece un “ordine impartito da monsignor Marcinkus per mandare un messaggio a qualcuno”, come sostiene invece la “supertestimone” Sabrina Minardi? Nella lingua italiana un favore è una cosa, un ricatto è tutt’altra cosa, certo non un favore. Non le pare?</em></strong></p>
<p><em><strong>Come lei sa bene, don Piero Vergari, il rettore di S. Apollinare, ha aiutato Enrico quando è uscito dal carcere di Regina Coeli, dove lo aveva conosciuto come aiutante del cappellano, inoltre in quella basilica lui ci ha unito in matrimonio, e così Enrico quando ha potuto ha aiutato a sua volta don Piero con offerte per i poveri e cose di questo genere. Ecco perché don Piero ha acconsentito alla mia richiesta di poter seppellire mio marito nella basilica dove ci eravamo sposati e alla quale quindi ero molto legata. Richiesta, ripeto, mia, non di Enrico. Sapevo che l’idea gli sarebbe piaciuta, visto che in quella basilica ci eravamo sposati, ma è surreale pensare che fosse stato lui, nel pieno della giovinezza, a pensare già alla morte e chiedere di essere seppellito lì una volta passato a miglior vita. Queste sono fesserie da film.</strong></em></p>
<p><strong><em>Immaginare che ci sia stato un complotto ordito dal cardinale Poletti, all’epoca responsabile del Vicariato di Roma e presidente della CEI, assieme a don Piero, me, i fratelli De Pedis, il Comune di Roma, l’Ufficio igiene, il cimitero del Verano e l’Ufficio comunale delle sepolture, per mettere la salma Enrico nel sotterraneo della basilica abbandonato da oltre un secolo, è un’idea talmente stupida, da romanzo di quarta categoria, che mi chiedo come possa averla fatta propria persino un personaggio come Veltroni. Mio marito è morto con la fedina penale pulita. Nel nuovo processo ordinato dalla Cassazione era infatti stato assolto anche dell&#8217;unica condanna che aveva avuto. Scagionato, si noti bene, dal perito d&#8217;ufficio. Oltre alla fedina penale pulita, aveva in tasca una regolare patente, una carta di identità valida anche per l&#8217;espatrio e un passaporto validi mi pare fini al &#8217;98. Per quale strano motivo la Chiesa avrebbe dovuto rifiutare di seppellirlo lì? La gente, aizzata principalmente da &#8220;Chi l&#8217;ha visto?, condonde mio marito con il personaggio del Dandy di Romanzo criminale, che da un libro è diventato un film e una serie televisiva tutti di grande successo. Dovrei chiedere i diritti d&#8217;autore per questo averlo fatto diventare il Dandy! Come cattolica, sarei perplessa e contrariata anch&#8217;io se un grande criminale dei nostri tempi fosse seppellito in una chiesa, ma mio marito non era un grande criminale</em>”.</strong></p>
<p><strong>Tutta questa storia, che va avanti senza costrutto e con clamore crescente da ormai sette anni, avvelenandole la vita, cosa le fa pensare?</strong></p>
<p><strong>“<em>Guardi, non voglio fare paragoni assurdi, ma mi fa pensare due o tre cose. La prima è che forse l&#8217;onorevole Veltroni ha creato questo clamore, su un caso che nei fatti non esiste, per far dimenticare la sua promessa, ripetuta più volte in tv a partire dall&#8217;8 gennaio 2006 a &#8220;Che tempo che fa&#8221;. La seconda è chemio marito resterà prigioniero di leggende metropolitane come la regina Maria Antonietta. Solo di recente si è cominciato ad ammettere che non ha mai detto la cinica frase per la quale è passata alla storia: “Il popolo non ha più pane? Che mangi allora brioche!”. Spero che per mio marito non ci vorranno secoli prima che lo si liberi dalla leggenda metropolitana alla quale è stato incatenati da anni. Non voglio che Enrico sia il Girolimoni del terzo millennio!</em></strong></p>
<p><strong><em>La terza cosa che mi viene da pensare è come si scatenò la folla romana nel dopoguerra  quando, durante il processo all’ex direttore di Regina Coeli Donato Carretta, una certa Maria Ricottini si mise a urlare la balla colossale: “E’ lui che ha ucciso mio figlio!”. Carretta venne rincorso per strada, malmenato e gettato nel Tevere, dove venne raggiunto con una barca e massacrato a colpi di remi. Poiché era agonizzante, ma non ancora morto, lo stesero sui binari del tram perché ne fosse schiacciato. L’autista però frenò e abbandonò il tram pur di non maciullare quell’infelice, allora la folla lo finì crocifiggendolo a una finestra di Regina Coeli. Mi chiedo: possibile che oggi non ci siano autisti di tram come quello?</em>”. </strong></p>
<p><strong>+++++++++++++++++</strong></p>
<p><strong>Esiste? E se esiste, qual è la differenza tra “extraterritorialità” e “privilegio di extraterritorialità”? Nessuna, si direbbe. Almeno stando alla lingua italiana, alla logica aristotelica e a quella cartesiana, nonché al fatto inconfutabile che l’extraterritorialità è di per sé un privilegio, certo non una condizione normale. Eppure, per quanto possa apparire incredibile, ma molto “politichese” nostrano, l’onorevole Walter Veltroni ha incentrato su questa infinitesimale differenza, degna del famoso dilemma sulla lana caprina, il suo ultimo assalto contro la sepoltura di Enrico De Pedis, detto Renatino, nella basilica si S. Apollinare a Roma. Assalto, questo, condotto addirittura in pieno parlamento, alla presenza del ministro dell&#8217;Interno Anna Maria Cancellieri. Quello iniziale era stato sferrato invece con una lunga e sdegnata lettera pubblicata sulla prima pagina di Repubblica ai primi di ottobre del 2010.</strong></p>
<p><strong>Il nuovo pasticcio all’italiana è nato da una svista del ministro Cancellieri che si è poi rivelata non essere affatto una svista, ma un cosa esatta riferita però male e quindi in due tempi diversi. Il 28 marzo il ministro in risposta a una interrogazione parlamentare di Veltroni aveva affermato che la ormai fin troppo famosa basilica di S. Apollinare e “territorio del Vaticano”. Successivamente però il ministro per scrupolo ha inviato una lettera a Veltroni per precisare che a differenza di quanto affermato il 28 marzo “la Basilica di S. Apollinare non è territorio dello Stato Città del Vaticano”. “L&#8217;imprecisione  contenuta in quella risposta”, spiega il ministro, “è dovuta al fatto che è stata riportata integralmente l&#8217;affermazione contenuta in un risalente rapporto di polizia che si esprimeva in quegli stessi termini”.</strong></p>
<p><strong>Cancellieri ha concluso la lettera con una frase riguardante un un atto dovuto e banale, di fatto superlfuo: “In considerazione anche del fatto che, come Le è noto, sono ancora in corso indagini sulla vicenda, ritengo di informare l&#8217;Autorità Giudiziaria delle evidenze emerse”.  L’Autorità Giudiziaria, cioè la Procura della Repubblica di Roma, è già al corrente di tutto ciò da molti mesi. Almeno da quando il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo ha risposto alle domande di Veltroni in commissione Antimafia che “i documenti per la sepoltura di De Pedis in S. Apollinare sono apparsi tutti in regola”. Cosa del resto già appurata nel 1995-’97 dal magistrato romano Andrea De Gasperis sulla scia di alcuni  articoli di denuncia de L’Unita e del Messaggero, oltre che di una interpellanza della Lega Nord e di una protesta del sindacato di polizia sulla sgradita presenza della salma nei sotterranei della basilica, in un corridoio abbandonato da oltre un secolo e, contrariamente a quanto si crede, non situato in  terra consacrata. Veltroni deve essersela legata al dito per la frase sorniona con la quale Capaldo concluse l’audizione: “Se è stato commessa qualche irregolarità, è ormai caduta in prescrizione da molto tempo”. Come dire, in romanesco, “ma de che stamo a parlà?”.</strong></p>
<p><strong>Sulla questione dell’extraterritorialità il ministro Cancellieri dopo avere affermato che la famosa chiesa nella omonima piazza S. Apollinare, a due passi da piazza Navona,  “non è territorio dello Stato Vaticano”, rimanda a una norma del Concordato (l’articolo 16 della legge n. 810 del 1929) che è bene riportare per intero essendo stata riassunta male dal ministro e ancora peggio dai mass media:</strong></p>
<p><strong>“<em> </em>art. 16. Gli immobili indicati nei tre articoli precedenti, nonché quelli adibiti a sedi dei seguenti Istituti pontifici: Università Gregoriana, Istituto Biblico, Orientale, Archeologico, Seminario Russo, Collegio Lombardo, i due palazzi di Sant&#8217;Apollinare e la casa degli esercizi per il Clero di San Giovanni e Paolo (allegato III, 1, 1-bis, 2, 6, 7, 8), non saranno mai assoggettati a vincoli o ad espropriazioni per causa di pubblica utilità, se non previo accordo con la Santa Sede e saranno esenti da tributi sia ordinari che straordinari tanto verso lo Stato quanto verso altro ente. È in facoltà della Santa Sede di dare a tutti i suddetti immobili, indicati nel presente articolo e nei tre articoli precedenti, l’assetto che creda, senza bisogno di autorizzazioni o consensi da parte di autorità governative, provinciali o comunali italiane, le quali possono all&#8217;uopo fare sicuro assegnamento sulle nobili tradizioni artistiche che vanta la Chiesa cattolica”.</strong></p>
<p><strong>Come si vede, si parla di due palazzi di S. Apollinare. Uno in periferia, l’altro è quello affacciato sulla omonima piazza e del quale la basilica non è altro che la sua cappella. All’epoca della scomparsa di Emanuela Orlandi il palazzo comprendeva, tra l’altro, il conservatorio musicale da lei frequentato, proprietà anch’esso del Vaticano come l’intero palazzo. Oggi invece il palazzo è sede dell’Università della Santa Croce, proprietà dell’Opus Dei assieme alla basilica che ne è restata la cappella.</strong></p>
<p><strong>Il 30 gennaio 1985, con l’ordinanza n. 26, la Corte Costituzionale ha voluto precisare e definire che gli immobili elencati nell’articolo 16 del Concordato godono del “privilegio di extraterritorialità”. Forse non si può tecnicamente sostenere che sono “territorio del Vaticano”, ma, come dice un proverbio siciliano, “se non è zuppa, è pan bagnato”. Tant&#8217;è che la polizia non ha mai fatto perquisizioni, né la magistratura le ha mai ordinate, nel conservatorio frequentato da Emanuela nel palazzo di S. Apollinare. Quando invece le perquisizioni sarebbero state molto opportune, visto che i &#8220;rapitori&#8221; della ragazza hanno saputo far trovare come prova dell&#8217;avvenuto rapimento solo ed unicamente la fotocopia della tessera di iscrizione al conservatorio di Emanuela, fotocopie chiaramente fatte utilizzando la fotocopia della tessera conservata in segreteria.</strong></p>
<p><strong>L’altra incomprensibile tempesta in un bicchiere d’acqua scatenata da Veltroni, che ha portato alcuni giornali a parlare di “colpo di scena”, è la “scoperta” che a firmare i permessi di tumulazione della salma di De Pedis in S. Apollinare è stato il cardinale Ugo Poletti “presidente della CEI”. In questo caso non si può neppure parlare di scoperta dell’acqua calda, perché in sette anni ha fatto certo in tempo a raffreddarsi. E’ infatti dal settembre 2005, dopo la telefonata anonima a “Chi l’ha visto?” usata per ributtare in pista il cadavere di De Pedis e rilanciare quel programma televisivo, che è noto come sia stato il cardinale Ugo Poletti a rilasciare il 10 marzo 1990 il nulla osta della Santa Sede alla oggi contestatissima tumulazione di De Pedis. Cosa arcinota, scritta in mille articoli e in alcuni libri. Così come è arcinoto che Poletti oltre che presidente della CEI, veste nella quale non avrebbe avuto titoli per firmare quel permesso, era anche – fino al febbraio dell’anno successivo (1991) – Vicario per la città di Roma: vale a dire, facente funzioni di vescovo di Roma al posto del papa,  che è per definizione è anche vescovo di Roma. E proprio nella veste di responsabile del Vicariato quella firma competeva a Poletti e non ad altri.</strong></p>
<p><strong>Dopo i primi entusiasmi suscitati dal grido di vittoria veltroniano, comincia ad avere dubbi anche Pietro Orlandi, fratello di Emanuela. E’ ormai accertato da tempo dagli atti giudiziari che la Segreteria di Stato del Vaticano ha condotto indagini e sa cosa è successo alla Orlandi. Poche ore fa, nel gruppo che ha fondato su Facebook nella vana speranza di poter convincere il papa, con una petizione di massa che è solo una supplica, a ordinare alla Segreteria di Stato di dire ai magistrati italiani quello che sa, riferendosi ai documenti per la tumulazione in S. Apollinare, Pietro ha scritto: “io credo che i documenti non siano in regola , ma se lo fossero la questione sarebbe ancora più assurda, tutti d&#8217;accordo nell&#8217;autorizzare quella sepoltura, nonostante conoscessero il soggetto De Pedis. La questione è capire perché il Vaticano ha acconsentito che ciò accadesse, sapevano benissimo che prima o poi qualcuno avrebbe protestato e non credo affatto che dipenda dal desiderio di De Pedis di essere seppellito per aver fatto un favore a Poletti, il vaticano non è riconoscente verso i vivi figuriamoci verso i morti”.</strong></p>
<p><strong>Di questo ennesimo “al lupo, al lupo!” gridato in massa nel corso dei 28 anni dalla scomparsa di Emanuela, resteranno solo le parole, come sempre tra il cinico, l’umano, il sornione e il saggio, di Giulio Andreotti: “Forse De Pedis non era un benefattore dell’umanità, ma di Sant’Apollinare sì”. Per una volta “il Gobbo” ha detto forse la verità.</strong></p>
<p><strong>Resta solo da capire perché Veltroni ha voluto cacciarsi testardamente in un simile vicolo cieco. Qualcuno dice che punta ai voti dei quasi 100 mila aderenti alla petizione lanciata da Pietro Orlandi. Altri dicono che cercherà di candidare lo stesso Pietro, o Natalina, la maggiore delle tre sorelle Orlandi, alle elezioni comunali per Roma o a quelle per il prossimo parlamento. Non manca neppure chi fa notare che lo scontento verso la conduzione di “Chi l’ha visto?” è tale da far temere per il futuro professionale di Federica Sciarelli se non per la sopravvivenza dello stesso programma televisivo: per coprire le spalle alla Sciarelli, Veltroni sarebbe sceso in campo vantando pubblicamente, in parlamento e ovunque, il ruolo anche “dei programmi televisivi che non smettono di cercare la verità”.</strong></p>
<p><strong>Infine c’è una novità, che può se non spiegare almeno contribuire a spiegare l’impennata di iniziative degli ultimi tempi su Emanuela, De Pedis, ecc. A Raffaele Pernasetti, ex della cosiddetta banda della Magliana in libertà provvisoria dopo molti anni di galera, è stata chiesta una qualche “confidenza” ai danni di “Renatino” utile a mandare avanti il feuilleton del “rapimento”. Per cercare di convincerlo gli è stato spiegato che è in programma la realizzazione di un film sulla vita di Sabrina Minardi, l’ex moglie del cannoniere laziale Bruno Giordano passata anche per l’inferno dei ricoveri per tentare di disintossicarsi dalle droghe prima di  diventare l’ennesimo “supertestimone” del caso Orlandi nonché asserita “amante per dieci anni” di De Pedis. Una delle giornaliste più accanite nell’accusare De Pedis è Angela Camuso, amica di Veltroni, che il 5 ottobre è intervenuto alla presentazione di un suo libro, bellezza aggressiva e un passato da aspirante attrice. Veltroni, che del mondo del cinema ha fatto un suo vanto, sarebbe felice di riuscire a farla recitare in pellicole di successo.</strong></p>
<p><strong>Quale pubblicità migliore di tutto questo baccano per un bel filmone sulla dolce vita amarissima della Minardi che punti a bissare il successo del film e della serie tv Romanzo criminale?</strong></p>
<p><strong>E non era proprio Andreotti a dire anche che &#8220;a pensar male a volte si indovina&#8221;?</strong></p>
<p><strong>++++++++++++</strong></p>
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			<wfw:commentRss>http://www.pinonicotri.it/2012/04/la-parola-alla-vedova-di-enrico-renatino-de-pedis-che-fa-piazza-pulita-delle-sciocchezze-lanciate-con-fragore-da-valter-veltroni-e-gia-ridicolizzate-dal-ministro-cancellieri/feed/</wfw:commentRss>
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		<title>Leon Panetta: &#8220;C’è una “forte probabilità” che Israele attaccherà l’Iran tra aprile e giugno&#8221;. Per scaldare gli animi c&#8217;è chi batte cinicamente la grancassa &#8220;antisemita&#8221; di Tolone</title>
		<link>http://www.pinonicotri.it/2012/03/leon-panetta-c%e2%80%99e-una-%e2%80%9cforte-probabilita%e2%80%9d-che-israele-attacchera-l%e2%80%99iran-tra-aprile-e-giugno-per-scaldare-gli-animi-ce-chi-batte-cinicamente-la-grancassa-antise/</link>
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		<pubDate>Sun, 25 Mar 2012 22:07:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pino Nicotri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Barack Obama dice che nessuna decisione da parte israeliana è stata ancora presa, ma il  suo segretario alla Difesa Leon Panetta ha fatto sapere c’è una “forte probabilità” che Israele attaccherà l’Iran tra aprile e giugno. Come se non bastasse, funzionari americani, rimasti però senza nome, hanno dichiarato di recente al giornale inglese  Guardian di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Barack Obama dice che nessuna decisione da parte israeliana è stata ancora presa, ma il  suo segretario alla Difesa Leon Panetta ha fatto sapere c’è una “forte probabilità” che Israele attaccherà l’Iran tra aprile e giugno. Come se non bastasse, funzionari americani, rimasti però senza nome, hanno dichiarato di recente al giornale inglese  Guardian di ritenere che all’amministrazione USA non rimanga “altra alternativa” che attaccare l’Iran oppure lasciare che lo faccia Israele entro la fine dell’anno. Come si vede, la situazione appare drammatica, arrivata davvero al punto di svolta. C&#8217;è però da dire che la previsione fatta dal capo della Cia la scorsa estate di un attacco &#8220;a settembre&#8221; si è per fortuna rivelata sbagliata. Forse però le &#8220;previsioni&#8221; in questione vengono rese pubbliche proprio per scoprire le carte del gioco israeliano e bruciarlo. Ma potrebbe invece trattarsi di una guerra dei nervi contro l&#8217;Iran.</strong></p>
<p><strong>Vedremo come andrà a finire. Vedremo se lo psicodramma anti iraniano resterà un fiume di parole, che ormai scorre con violenza crescente da troppi anni, e un fantasma israeliano oppure se si trasformerà nel primo passo verso quella che potrebbe diventare una catastrofe anche per l’Europa.</strong><strong> </strong></p>
<p><strong>Intanto vorrei far notare un paio di cose riguardo la tragedia di Tolone, e come è stata trattata, confrontandola a un altro paio di tragedie razziste successe negli Usa e a come queste sono state (non) trattate. Un due pesi e due misure di gravità inaudita, ma – purtroppo &#8211; certo non nuova.<span id="more-3537"></span><br />
</strong></p>
<p><strong>In Florida, negli Stati Uniti un volontario dei vigilantes, una specie di “guardia padana” armata, nel corso di una ronda ha ucciso a freddo il 17enne Martin Trayvon, un ragazzo nero.  L’assassino si chiama George Zimmerman, cognome di evidente origine tedesca e secondo alcuni anche ebreo, mentre a quanto pare si tratta di un cattolico. C’è forse qualche mascalzone pronto a sostenere che gli ebrei o gli oriundi tedeschi o i cattolici odiano tutti a morte i neri? Certo che no? Eppure per Mohamed Merah, il pluriassassino di Tolone, la mascalzonaggine si è invece sprecata, accettata da tutti. “I musulmani odiano gli ebrei ed è ora che l’Europa si svegli!” è stato il grido Fiamma-nte dei soliti ipersionisti fanatici duri e puri che spingono a una guerra di vaste proporzioni a cominciare dall’Iran. Da notare che Zimmerman non è stato neppure tratto in arresto! Per evitarsi le manete è bastato si inventasse d’essersi “sentito minacciato”. Questa è l’ennesima conferma che nonostante sia diventato presidente un oriundo africano come Obama gli Usa sono ancora razzisti i qualche pezzo di dna e delle viscere. Non si spiegherebbero altrimenti le frequanti uccisioni di neri da parte della polizia negli Usa e le sadiche stragi di civili compiute da militari scellerati, ma SEMPRE di razza bianca, in Vietnam, Iraq, Afganistan…</strong></p>
<p><strong>Nessuna fanfara neppure per la musulmana Shaima Alawadi, 32enne madre di 5 figli massacrata senza pietà a El Cajon, vicino S. Diego, sempre egli Usa, nessuna fanfara. Eppure oltre a far parte della locale comunità irachena, Shaima era stata minacciata con un biglietto eguale a quello trovato vicino al suo cadavere: “Vattene via, sei una terrorista”. C’è qualche mascalzone che se la sente di dire che gli statunitensi odiano in blocco gli iracheni, compresi quelli che vivono pacificamente negli Usa?</strong><strong> </strong></p>
<p><strong>Tutto ciò premesso, nella conclusione della tragedia di Tolone a voler speculare e fare dietrologia come fanno i fanatici dell&#8217;odio anti palestinese, anti arabo e anti islamico, ci sarebbe da sbizzarrirsi. Ho letto tra l&#8217;altro che sul suo passaporto aveva timbri di Israele e Siria, cosa decisamente impossibile: in Siria non ti fanno entrare se hai timbri di ingresso in Israele e viceversa in Israele non ti fanno entrare se li hai siriani. Cosa dedurne? Non lo so. Anche perché potrebbe essere una notizia di stampa non vera, come spesso capita. Stiamo invece ai fatti certi, alla serie di cose davvero strane o comunque suggestive.</strong></p>
<p><strong>1) Leggo che tra le armi di quel pazzo furioso di Mohamed Merah c&#8217;era anche un mitra Uzi. Che se non sbaglio è un mitra isreliano, non iraniano.. Certo, procurarsi un mitra made in Usa, in Italy, in China o in Israele può farlo chiunque, non necessariamente al soldo di quei Paesi. Sento però già le urla che si sarebbero levate al cielo se gli avessero trovato un mitra di fabbricazione iraniana!!! Invece per l&#8217;Uzi israeliano silenzio generale, no problem: tutti gentlemen, low profile, understatement. Mah.</strong></p>
<p><strong>2) &#8211; L&#8217;autore delle due stragi, di parà e bambini francesi, è stato ucciso guarda caso con un colpo in testa. Il caso vuole che si tratti del classico &#8220;colpo di grazia&#8221;, sparato sempre quando si vuole essere sicuri che la persona colpita non sopravviva. Non a caso la procedura israeliana per verificare se un &#8220;terrorista&#8221; ferito in uno scontro a fuoco fosse morto era proprio sparargli un colpo in testa &#8211; cioè ammazzarlo!!! &#8211; come rivelò Alberto Stabile in un suo articolo a pagina 14 di Repubblica dell&#8217;11 febbraio 1995. In Israele scoppiò uno scandalo solo quando i soliti militari zelanti e ottusi misero in pratica la procedura nei confronti di almeno due commilitoni israeliani feriti, accoppandoli. Come è noto, il diavolo fa le pentole, ma non sempre anche i coperchi&#8230;.</strong></p>
<p><strong>3) &#8211; Più che teste di cuoio sono state teste di cazzo. Dato in particolare che l&#8217;appartamento dove s&#8217;era rifugiato quel tizio era appena un pian terreno o poco più, bastava bloccare con sacchi di sabbia tutte le uscite, porte, balconi, finestre, e prenderlo per fame. Tutt’al’più si sarebbe suicidato. Affari suoi. Ma senza poter sparare ad altri se non a se stesso.</strong></p>
<p><strong>4) &#8211; Solo degli incapaci entrano in un appartamento come quello e vanno avanti con le telecamerine, col rischio anzi con la certezza di sparatorie, come è avvenuto, anziché usare gas lacrimogeni, gas asfissianti, gas esilaranti, gas soporiferi, gas nauseanti, gas urticanti, gas emetici, gas paralizzanti, ecc., per essere matematicamente sicuri di poter catturare il ricercato senza nessun problema, magari bell&#8217;addomentato come un pupo o comunque incosciente. La tecnica scelta è troppo da peracottari per pensare non sia stata scelta con un fine ben preciso.</strong></p>
<p><strong>5) . <strong>Alla frase “ho vendicato i bambini palestinesi”, posto che sia stata davvero detta da Merah, si è voluto dare immediatamente un significato “antisemita” oltre che anti israeliano. E’ invece più che possibile che Merah, ammesso &#8211; ripeto – che quella frase l’abbia davvero detta, si riferisse alle responsabilità della Francia in quanto complice di Israele e della sua feroce politica antipalestinese più di tutti gli altri Stati occidentali, Usa esclusi.  E’ infatti la Francia che ha più di tutti aiutato Israele a dotarsi degli impianti atomici che hanno permesso la produzione delle decine o centinaia di ordigni nucleari che hanno reso Israele e la sua politica contro i palestinesi intoccabili. Come si fa quindi a escludere che il pazzo furioso di Tolone volesse “vendicare i bambini palestinesi” colpendo dei bambini francesi, solo casualmente ebrei? Fermo restando il fatto che col quel massacro non ha vendicato un bel nulla: ha solo ucciso dei bambini, allungando tragicamente la lista di quelli uccisi dalle bombe e dalle armi in Palestina e in Israele.</strong></strong></p>
<p><strong>Sarkozy aveva ordinato &#8220;lo voglio vivo&#8221;? Queste le parole pronunciate ad alta voce e a petto in fuori a uso e consumo dei mass media. E quelle magari sussurrate a bassa voce ai capi militari e dei servizi? De Gaulle si usa dire che ha fatto eliminare più di un brutto tipo, malavitosi compresi, ma senza mai dare ordinae di uccidere: lui si limitata a dire soavemente ai capi dei servizi segreti: &#8220;Parbleau! Se quel Tizio non ci fosse sarebbe meglio pour la France&#8221;.</strong></p>
<p><strong>Intelligenti, pauca. Non a caso i &#8220;servizi&#8221; si chiamano anche &#8220;Intelligence&#8221;.</strong></p>
<p><strong>Oltre a queste mie osservazioni c’è un  sorprendente articolo del sito de Il Foglio. Sorprendente per il contenuto e per il fatto che sia di un giornale di destra come Il Foglio: <a href="http://www.ilfoglio.it/soloqui/12779">http://www.ilfoglio.it/soloqui/12779</a></strong></p>
<p><strong>L’articolo è bene riportarlo per intero:</strong></p>
<p><strong> MOHAMED MERAH, UN&#8217;OPERAZIONE D&#8217;INTELLIGENCE FINITA MALE<br />
Data: Venerdì, 23 marzo @ 18:10:00 CDT<br />
Argomento: Informazione</strong></p>
<p><strong>DI DANIELE RAINERI<br />
ilfoglio.it</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>I soldi, i viaggi, i contatti con i servizi segreti. La versione del “lupo solitario che si radicalizza da sé” non regge. Mohammed Merah lo stragista francese di al Qaida è un’operazione d’intelligence finita male</p>
<p>Il giovane francese di al Qaida che uccide soldati ed ebrei nella zona di Tolosa è un’operazione dei servizi segreti francesi finita male. Mohammed Merah era un agente al servizio di entrambe le parti, un individuo diviso a metà: una quota in mano all’organizzazione terrorista e una quota in mano ai servizi di sicurezza del governo. Fino a quando nel suo foro interiore la metà in mano all’estremismo, quel partito jihadista che teneva nascosto dentro l’anima, ha prevalso, fino alle stragi e alla morte in casa dopo trenta ore di assedio per mano della polizia.<br />
La storia ricorda quella dell’informatore arruolato dai servizi giordani e da questi passato all’intelligence americana che, con il pretesto di voler confidare informazioni sulla posizione dei leader di al Qaida, nel dicembre 2009 fu ricevuto in una base della Cia e si fece saltare in aria uccidendo 7 agenti.</p>
<p>Secondo fonti d’intelligence che hanno parlato con il Foglio, mercoledì, durante l’assedio al numero 17 di Rue du Sergeant Vigné, il suo “handler”, ovvero l’agente dei servizi che aveva il compito di tenere i contatti con lui e di seguirlo nella sua “carriera” all’interno della rete islamista (Merah era membro di un gruppo estremista sciolto d’autorità il mese scorso) è entrato senza problemi nell’appartamento a negoziare una resa che non creasse troppi imbarazzi all’organizzazione che lo gestiva. Una conferma indiretta: secondo la rivista francese Le Point, uno dei prossimi obbiettivi sulla lista di Merah era “un funzionario dei servizi segreti di origine islamica”. Le Point non dà il nome e non spiega perché un giovane spiantato della periferia di Tolosa conoscesse un funzionario d’intelligence e anche la sua professione religiosa. Merah intendeva uccidere il suo contatto con i servizi. C’è anche il sospetto che in un primo momento, dopo i due attacchi consecutivi per strada ai soldati, Merah fosse stato escluso dalla lista dei potenziali terroristi perché considerato “uno dei nostri”.</p>
<p>Anzi: il suo handler gli avrebbe chiesto informazioni sulle uccisioni e sui possibili responsabili, invece che inserirlo tra i nomi da controllare e sorvegliare da vicino – come sarebbe dovuto accadere considerati i suoi precedenti, come i viaggi in zone di guerra. Il Monde scrive che “permangono dubbi sulla capacità di autofinanziamento di Merah, che da solo si sarebbe pagato armi, affitti di case, viaggi in Asia. Dubbi manifestati anche dal procuratore di Parigi, che ha detto: ‘Il livello di reddito era da Rsa’” (Revenu de Solidarité Active, è il sussidio pubblico di povertà). Scrive ancora il Monde: “Ulteriori indagini sembrano necessarie per capire chi lo aiutava, ma per ora si fermano a una zona grigia”.</p>
<p>Più che le note riservate sui suoi rapporti con i servizi, più che la pista dei soldi, è la storia dei suoi viaggi che travolge la versione finora sostenuta dalla polizia francese, quella di un lupo solitario che all’improvviso decide di abbandonarsi a una catena di uccisioni con finale non aperto. Il procuratore di Parigi, Francois Molins, ha parlato di “auto radicalizzazione di un salafita dal profilo atipico”. In realtà la lista dei timbri sul suo passaporto racconta un percorso strutturato verso il jihad. Il 22 novembre 2010 la polizia afghana lo ferma a Kandahar, la città dell’Afghanistan dove la presenza dei talebani è più forte. Consegnato ai francesi del contingente Nato, è rispedito in Francia. Nel mezzo passa brevemente per le mani degli americani ed è un ufficiale americano che ora dice al Monde: “E’ stato in Israele, in Siria, in Iraq e in Giordania”. Prima dell’arresto, va al consolato indiano di Kandahar e chiede un visto per l’India. Aggiunge una fonte militare francese: è stato anche due volte in Iran (la Dcri, i servizi che si occupano di controspionaggio e lotta al terrorismo, nega). Nel 2010 va in Pakistan per sposarsi, ma è espulso. L’anno seguente torna nel paese ed entra clandestinamente nelle due agenzie tribali che fanno da casa al jihad: il sud e il nord Waziristan. Altri legami. I fratelli Merah sono vicini a un gruppo di estremisti arrestato nel 2007 e condannato nel 2009  per terrorismo a Tolosa.</p>
<p><strong>Come lui possa essere presentato come un francese normale e scollegato che vivacchia alla periferia di Tolosa è un mistero. Anche le armi trovate nell’appartamento, un fucile d’assalto e un mitra, farebbero parte del suo “pacchetto di libertà relative” in cambio di informazioni dall’interno della rete estremista.</strong></p>
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		<title>Ci sono belve, ci sono uomini coraggiosi, ci sono vili assassini, ci sono ancora morti e distruzioni</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Mar 2012 23:06:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pino Nicotri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[La foto è quella di un ragazzino di 15 anni, Nayef Qarmout, che dopo poco è stato ucciso dagli israeliani che bombardavano per l&#8217;ennesima volta Gaza forse per la rabbia di non poter attaccare l&#8217;Iran o forse come preparazione all&#8217;aggressione all&#8217;Iran dopo avere &#8220;neutralizzato&#8221; Gaza. In ogni caso questa nuova aggressione contro l&#8217;enorme campo di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.pinonicotri.it/wp-content/uploads/2012/03/gaza_660_autoCut_664x230.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3530" title="gaza_660_autoCut_664x230" src="http://www.pinonicotri.it/wp-content/uploads/2012/03/gaza_660_autoCut_664x230.jpg" alt="" width="664" height="230" /></a></p>
<p>La foto è quella di un ragazzino di 15 anni, Nayef Qarmout, che dopo poco è stato ucciso dagli israeliani che bombardavano per l&#8217;ennesima volta Gaza forse per la rabbia di non poter attaccare l&#8217;Iran o forse come preparazione all&#8217;aggressione all&#8217;Iran dopo avere &#8220;neutralizzato&#8221; Gaza. In ogni caso questa nuova aggressione contro l&#8217;enorme campo di concentramento chiamato Gaza avviene chiaramente con il permesso di Obama. La storia di Nayef la troverete in fondo. Prima però riporto qualche commento da Facebook che non ha bisogno di aggettivi perché sono lampanti, e qualche commento sempre da Facebook del professore Ariel Toaff, figlio dell&#8217;ex rabbino capo di Roma e romano andato a vivere in Israele, dove è docente universitario di Storia medioevale. Ariel Toaff è l&#8217;autore del libro &#8220;Pasque di sangue&#8221; violentemente attaccato dal parlamento israeliano benché fosse edito in Italia. Tanto violentemente, che Toaff dovette scusarsi ed epurare dal suo libro i passi sgraditi al governo israeliano! A Toaff hanno anche tentato di incendiargli la casa, oltre che creato molti fastidi in campo universitario.</p>
<p>Buona lettura.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 11.0px 'Lucida Grande';"><a href="http://www.facebook.com/gavriel.segre">G</a></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 13.0px 'Lucida Grande';">Io spero che Israele reagisca finalmente alla continua aggressione di missili qassam dalla striscia di Gaza dando inizio alla operazione &#8220;Piombo Fuso 2&#8243;.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 13.0px 'Lucida Grande';">Io spero che questa volta ne ammazziamo di più dei 1300 della operazione &#8220;Piombo Fuso 1&#8243;.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 13.0px 'Lucida Grande'; min-height: 16.0px;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 13.0px 'Lucida Grande';"><a href="http://www.ynetnews.com/articles/0,7340,L-4201983,00.html">http://www.ynetnews.com/articles/0,7340,L-4201983,00.html</a></p>
<p>Quelle puttane degli scrittori israeliani di sinistra (Grossman, Yeoshua, Oz) sempre pronti a prodigarsi in ruffianate buoniste e pacifiste molto politicamente corrette per compiacere il loro pubblico di lettori europei radical chic hanno veramente rotto il cazzo!<br />
L&#8217;attacco ai laboratori nucleari iraniani è doveroso e necessario!</p>
<p><a href="http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=4&amp;sez=120&amp;id=43738">http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=4&amp;sez=120&amp;id=43738</a></p>
<p><a href="http://www.facebook.com/toaffa">Ariel Toaff</a></p>
<p>L&#8217;uso e l&#8217;abuso della Shoah. Netanyahu a New York e alla televisione di Israele: &#8220;Ahmadinejad minaccia il popolo ebraico e lo Stato di Israele di una nuova Shoah. Israele, insieme agli USA o da sola, deve impedire che si perpetri un nuovo Olocausto&#8221;. Perche&#8217; terrorizzare con lo spauracchio della Shoah? Menachem Begin l&#8217;aveva gia&#8217; fatto in occasione dell&#8217;intervento israeliano in Libano. Nahum Goldman, presidente del Congresso Mondiale Ebraico, l&#8217;aveva allora duramente censurato per questo. Vogliamo lasciare una buona volta in pace la Shoah? La Shah non e&#8217; una carta di credito o tanto meno l&#8217;orco delle favole!<span id="more-3531"></span></p>
<p><a href="http://www.facebook.com/toaffa">Ariel Toaff</a></p>
<p>La radio dei coloni celebra l&#8217;eroismo del deputato dell&#8217;estrema destra israeliana che, protetto dalla polizia, si e&#8217; recato a Nazareth per caldeggiare la proposta di transfert nei confronti degli arabi israeliani. Qualche settimana fa a Ben Ari e&#8217; stato negato il visto d&#8217;ingresso negli Stati Uniti per la sua adesione al movimento terrorista del rabbino Kahane, messo fuori legge negli USA.</p>
<p><a href="http://www.israelnationalnews.com/News/News.aspx/153636#.T14YDsyfKN0.facebook">Ben-Ari in Lone Protest in Nazareth</a></p>
<p><a href="http://www.israelnationalnews.com/">www.israelnationalnews.com</a></p>
<p><a href="http://www.facebook.com/toaffa">Ariel Toaff</a></p>
<p>Jerusalem Post: I religiosi nazionalisti dell&#8217;estrema destra israeliana, nonostante il divieto della polizia, entrano a Nazareth per manifestare contro i deputati arabi alla Kenesset, chiedendo la loro espulsione da Israele. Nessun provvedimento e&#8217; stato preso nei confronti dei fascisti israeliani e delle loro provocazioni.</p>
<p><a href="http://www.jpost.com/NationalNews/Article.aspx?id=261399">Far-right MK defies police and enters Nazareth</a></p>
<p><a href="http://www.jpost.com/">www.jpost.com</a></p>
<p><a href="http://www.facebook.com/toaffa">Ariel Toaff</a></p>
<p>I missili di Grossman e quelli di Volli (che se ne compiace da lontano).<br />
David Grossman su Repubblica: Sarebbe un grave errore da parte di Israele attaccare l&#8217;Iran.<br />
Il commento saccente di Informazione Corretta: Grossman dovrebbe andare a leggersi i libri di storia.</p>
<p><a href="http://www.informazionecorretta.com/">www.informazionecorretta.com</a></p>
<p><a href="http://www.informazionecorretta.com/"></a>Riportiamo da REPUBBLICA di oggi, 12/03/2012, a pag. 1-27, l&#8217;articolo di David Grossman dal titolo &#8221; Israele, non colpire Teheran &#8221; preceduto dal nostro commento, a pag. 29, l&#8217;intervista di Fareed Zakaria a Henry Kissinger dal titolo &#8220;Kissinger: Per negoziare bisogna dare legittimità al regime degli&#8230;</p>
<p>++++++++++++++++</p>
<div id="_mcePaste"><em><strong>Israele li chiama effetti collaterali, ma il suo nome è Nayef Qarmout, 15 anni, ucciso mentre giocava</strong></em></div>
<div id="_mcePaste">di Massimo Ragnedda</div>
<div id="_mcePaste">Commenta</div>
<div id="_mcePaste">Una trentina di persone uccise in pochi giorni: è il tristissimo, e ancora parziale, bilancio dell’ennesimo attacco israeliano dentro la Striscia di Gaza. Venerdì 9 marzo gli aerei da guerra di Tel Aviv hanno iniziato a bombardare la Striscia di Gaza, massacrando militanti dei gruppi di resistenza palestinesi, ma anche donne e bambini. Gli israeliani li chiamano, con un eufemismo che fa meno male e che risulta essere più telegenico e digeribile per i fini palati occidentali, omicidi mirati, mentre le donne e i bambini uccisi, effetti collaterali.</div>
<div id="_mcePaste">Chiamateli come volete, ma sotto le bombe israeliane, per l’ennesima volta, sono rimasti i corpi senza vita di 26 persone (bilancio provvisorio). Ed è di una di queste tante vittime collaterali che voglio parlare, poiché ha un nome e un cognome, aveva un volto e un sorriso, aveva voglia di giocare e vivere, aveva sogni e speranze rubate dalle bombe sganciate in uno dei 37 attacchi aerei che Israele ha compiuto in 3 giorni.</div>
<div id="_mcePaste">Si chiamava Nayef Qarmout di appena 15 anni, colpevole di vivere nella Striscia di Gaza che, secondo le parole del Cardinale Martino, “assomiglia sempre più ad un campo di concentramento” dove gli israeliani portano avanti quello che l’ex ambasciatore francese ed esperto di Medio Oriente, Eric Rouleau, definisce un “genocidio al rallentatore”, dietro il silenzio assordante della comunità internazionale. A Gaza si muore ogni giorno sotto le bombe; si muore per le condizioni disumane imposte da Israele; si muore per l’embargo asfissiante che dal 2007 limita l’ingresso di beni di prima necessità. Il professore di origine ebraiche, William. I. Robinson, docente di sociologia della prestigiosa University of California, Santa Barbara, ha definito Gaza come il ghetto di Varsavia. Un’immagine forte e provocatoria ma che non si discosta di molto dalla verità.</div>
<div id="_mcePaste">In quel ghetto, Nayef giocava con i suoi compagni di classe, all’uscita della scuola, mentre le bombe israeliane cadevano come pioggia dal cielo, uccidendo indiscriminatamente chiunque si trovasse nei paraggi. E lui, con i suoi compagni di scuola, si trovava proprio lì scalzo a dare due calci ad uno straccio arrotolato, mentre una selva di bombe costosissime e letali, gli rubavano per sempre il sorriso e la vita.</div>
<div id="_mcePaste">Storie di ordinario massacro in Palestina che da oltre sessanta anni aspetta di vedersi riconosciuta come uno Stato indipendente e che vive ogni giorno sotto il ricatto di uno stato occupante. Se vogliamo capire la violenza in Medio Oriente, non si dovrebbe mai dimenticare che la Palestina non è uno stato libero, ma è occupata militarmente dagli israeliani che, nonostante le varie risoluzioni dell’ONU, agiscono indisturbati violando i più elementari diritti umani.</div>
<div id="_mcePaste">Pensate per un attimo a cosa sarebbe successo se un missile artigianale dei gruppi di resistenza palestinese (in questi giorni, per ritorsione, ne sono stati sparati centinaia) avessero ucciso un ragazzo di 15 anni israeliano: i media occidentali ne avrebbero parlato per giorni. Si sarebbe trattato di una vittima innocente, frutto del terrorismo e della violenza, e messaggi di cordoglio sarebbero giunti da tutto il mondo. Ma è morto un ragazzino palestinese e la vita di Nayef non vale l’inchiostro di un articolo di giornale (tranne l’articolo di Michele Giorgio su il Manifesto). È stato massacrato, assieme ad altre 25 persone, il quindicenne Nayef Qarmout e la sua vita non vale una riga di giornale o un messaggio di cordoglio nel mondo occidentale.</div>
<div id="_mcePaste">È evidente che questo massacro alimenterà l’odio e le vendette, in quella spirale di violenza e ritorsioni che allontana la pace. È evidente che questo ennesimo massacro butterà benzina sul fuoco e sarà terreno fertile per il terrorismo e i fondamentalismi. È impensabile credere che si arriverà alla pace se Israele continua la sua occupazione militare e continua a bombardare indiscriminatamente. Israele ha il diritto non solo ad uno Stato, ma a vivere in pace e sicurezza, ma non ha il diritto di massacrare civili innocenti come l’adolescente Nayef Qarmout. Israele, come ogni stato, non ha solo diritti, ma ha anche doveri e non solo verso la Palestina ma verso tutta la comunità internazionale. È ora di dire basta e di fermare il genocidio al rallentatore di Gaza. Restiamo umani avrebbe detto Vittorio Arrigoni: la comunità internazionali blocchi questa violenza.</div>
<div id="_mcePaste"><a href="http://notizie.tiscali.it/opinioni/Ragnedda/2726/articoli/Israele-li-chiama-effetti-collaterali-ma-il-suo-nome-Nayef-Qarmout-15-anni-ucciso-mentre-giocava.html">http://notizie.tiscali.it/opinioni/Ragnedda/2726/articoli/Israele-li-chiama-effetti-collaterali-ma-il-suo-nome-Nayef-Qarmout-15-anni-ucciso-mentre-giocava.html</a></div>
<p>Israele li chiama effetti collaterali, ma il suo nome è Nayef Qarmout, 15 anni, ucciso mentre giocava<br />
di Massimo RagneddaCommentaUna trentina di persone uccise in pochi giorni: è il tristissimo, e ancora parziale, bilancio dell’ennesimo attacco israeliano dentro la Striscia di Gaza. Venerdì 9 marzo gli aerei da guerra di Tel Aviv hanno iniziato a bombardare la Striscia di Gaza, massacrando militanti dei gruppi di resistenza palestinesi, ma anche donne e bambini. Gli israeliani li chiamano, con un eufemismo che fa meno male e che risulta essere più telegenico e digeribile per i fini palati occidentali, omicidi mirati, mentre le donne e i bambini uccisi, effetti collaterali.<br />
Chiamateli come volete, ma sotto le bombe israeliane, per l’ennesima volta, sono rimasti i corpi senza vita di 26 persone (bilancio provvisorio). Ed è di una di queste tante vittime collaterali che voglio parlare, poiché ha un nome e un cognome, aveva un volto e un sorriso, aveva voglia di giocare e vivere, aveva sogni e speranze rubate dalle bombe sganciate in uno dei 37 attacchi aerei che Israele ha compiuto in 3 giorni.<br />
Si chiamava Nayef Qarmout di appena 15 anni, colpevole di vivere nella Striscia di Gaza che, secondo le parole del Cardinale Martino, “assomiglia sempre più ad un campo di concentramento” dove gli israeliani portano avanti quello che l’ex ambasciatore francese ed esperto di Medio Oriente, Eric Rouleau, definisce un “genocidio al rallentatore”, dietro il silenzio assordante della comunità internazionale. A Gaza si muore ogni giorno sotto le bombe; si muore per le condizioni disumane imposte da Israele; si muore per l’embargo asfissiante che dal 2007 limita l’ingresso di beni di prima necessità. Il professore di origine ebraiche, William. I. Robinson, docente di sociologia della prestigiosa University of California, Santa Barbara, ha definito Gaza come il ghetto di Varsavia. Un’immagine forte e provocatoria ma che non si discosta di molto dalla verità.<br />
In quel ghetto, Nayef giocava con i suoi compagni di classe, all’uscita della scuola, mentre le bombe israeliane cadevano come pioggia dal cielo, uccidendo indiscriminatamente chiunque si trovasse nei paraggi. E lui, con i suoi compagni di scuola, si trovava proprio lì scalzo a dare due calci ad uno straccio arrotolato, mentre una selva di bombe costosissime e letali, gli rubavano per sempre il sorriso e la vita.<br />
Storie di ordinario massacro in Palestina che da oltre sessanta anni aspetta di vedersi riconosciuta come uno Stato indipendente e che vive ogni giorno sotto il ricatto di uno stato occupante. Se vogliamo capire la violenza in Medio Oriente, non si dovrebbe mai dimenticare che la Palestina non è uno stato libero, ma è occupata militarmente dagli israeliani che, nonostante le varie risoluzioni dell’ONU, agiscono indisturbati violando i più elementari diritti umani.<br />
Pensate per un attimo a cosa sarebbe successo se un missile artigianale dei gruppi di resistenza palestinese (in questi giorni, per ritorsione, ne sono stati sparati centinaia) avessero ucciso un ragazzo di 15 anni israeliano: i media occidentali ne avrebbero parlato per giorni. Si sarebbe trattato di una vittima innocente, frutto del terrorismo e della violenza, e messaggi di cordoglio sarebbero giunti da tutto il mondo. Ma è morto un ragazzino palestinese e la vita di Nayef non vale l’inchiostro di un articolo di giornale (tranne l’articolo di Michele Giorgio su il Manifesto). È stato massacrato, assieme ad altre 25 persone, il quindicenne Nayef Qarmout e la sua vita non vale una riga di giornale o un messaggio di cordoglio nel mondo occidentale.<br />
È evidente che questo massacro alimenterà l’odio e le vendette, in quella spirale di violenza e ritorsioni che allontana la pace. È evidente che questo ennesimo massacro butterà benzina sul fuoco e sarà terreno fertile per il terrorismo e i fondamentalismi. È impensabile credere che si arriverà alla pace se Israele continua la sua occupazione militare e continua a bombardare indiscriminatamente. Israele ha il diritto non solo ad uno Stato, ma a vivere in pace e sicurezza, ma non ha il diritto di massacrare civili innocenti come l’adolescente Nayef Qarmout. Israele, come ogni stato, non ha solo diritti, ma ha anche doveri e non solo verso la Palestina ma verso tutta la comunità internazionale. È ora di dire basta e di fermare il genocidio al rallentatore di Gaza. Restiamo umani avrebbe detto Vittorio Arrigoni: la comunità internazionali blocchi questa violenza.</p>
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		<title>E&#8217; TUTTO PRONTO GIA&#8217; DAL 2006: &#8220;BOMBE NUCLEARI SFONDA-BUNKER CONTRO L’IRAN: SIAMO IN PREDA ALLA FOLLIA&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Mar 2012 22:03:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pino Nicotri</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Poiché il pericolo è reale, visto anche che in Israele la maggioranza della popolazione e il capo del governo vogliono  caparbiamente l&#8217;attacco all&#8217;Iran e in troppi se lo aspettano di giorno in giorno,  l&#8217;unico modo di continuare a scongiurarlo è mostrarne il vero volto e le conseguenze. Reputo perciò utile dedicargli ancora una &#8220;puntata&#8221;. L&#8217;articolo che segue, di Stephen Osborn, dimostra che per un attacco a base anche di bombe atomiche contro l&#8217;Iran tutto è pronto fin dal 2006, cioè da ben sei anni.  Se l&#8217;attacco non è stato ancora sferrato è anche grazie a chi non smette di parlarne.</p>
<p>BOMBE NUCLEARI SFONDA-BUNKER CONTRO L’IRAN: SIAMO IN PREDA ALLA FOLLIA</p>
<p>DI SPEPHEN M. OSBORN</p>
<p>Le ultime notizie che ho ricevuto dai sostenitori di Bush riferiscono che il presidente ha chiesto e ottenuto il permesso di utilizzare le bombe nucleari sfonda-bunker (bunker buster) in Iran per un attacco preventivo. Da esperto di attività nucleari (Operazione Redwing, Bikini, 1956), posso affermare che si tratta di follia allo stato puro. Sfonda-bunker è, infatti, un nome simpatico per un orrore nucleare. Le esplosioni aeree, producendo un effetto incredibilmente distruttivo attraverso il calore, l’urto e l’enorme emissione iniziale di radiazioni, sono già abbastanza devastanti. La ricaduta radioattiva prodotta da un’esplosione aerea si manifesta in tutto il mondo. Un’esplosione in superficie o nel sottosuolo è ancora più micidiale e duratura.<span id="more-3525"></span><br />
L’esplosione seguita all’operazione Castle-Bravo a Bikini, nel 1954, sprigionò una potenza di quindici megaton. Provocò nell’atollo un cratere largo oltre un chilometro e mezzo e profondo più di dodici metri, cancellando completamente l’isola e volatilizzando quasi quattro miliardi di metri cubici di corallo, rocce e acqua, che lanciò nella stratosfera sotto forma di una grande nuvola radioattiva.</p>
<p>La ricaduta radioattiva sugli atolli limitrofi fu devastante per le popolazioni e per l’intero ecosistema. Tutto quel materiale diviene estremamente radioattivo e, appena si raffredda, si condensa ricadendo in una pioggia di cenere, una vera e propria “neve” radioattiva capace di contaminare qualsiasi cosa tocchi. Gli effetti vengono percepiti in tutto il mondo.</p>
<p>Lanciare le bombe sfonda-bunker di Bush contro l’Iran, come del resto contro qualsiasi altro paese, polverizzerà centinaia di migliaia di tonnellate di terra, acqua, rocce, mandando questo cocktail radioattivo, grazie all’azione del vento, a uccidere e ammalare intere popolazioni. I primi a essere colpiti moriranno presto, questione di ore, forse di giorni. Per quelli, invece, che abitano più lontano, ci vorrà un po’ più di tempo. L’incidenza globale di tumori e malattie risorgerà sensibilmente. I territori limitrofi rimarranno contaminati e inutilizzabili per generazioni. Se ci fossero rifugi profondi, è stato ipotizzato dai progettatori, le bombe sfonda-bunker non penetrerebbero abbastanza in profondità da poterli colpire. Immagino che inizierebbe la teoria di attacco di lanciare una bomba dopo l’altra sempre nello stesso buco. Immaginatevi l’intensità del disastro radioattivo perpetrato nell’area colpita.</p>
<p>Di quelli che assistirono ai test nucleari, non siamo rimasti in molti. Tuttavia, esiste un numero di gruppi che monitorano gli effetti attraverso i tumori, le malformazioni congenite, sia fisiche che psichiche, e la contaminazione dell’ambiente. Ancora oggi risentiamo dei risultati di quei test. Ho scambiato e-mail con abitanti delle aree limitrofe e con i loro figli che, a loro volta, hanno avuto bambini con malformazioni congenite e che non hanno alcun precedente nella storia delle loro famiglie; persone che soffrono dei tumori tipici causati dall’esposizione alle radiazioni nucleari.</p>
<p>Adesso ci troviamo faccia a faccia con lo spettro dell’Uranio Impoverito (UI), le cui tracce iniziano a comparire nei filtri atmosferici intorno al pianeta. L’Uranio Impoverito è un sottoprodotto dell’industria nucleare. È un materiale estremamente denso con un basso livello di radioattività. La vita media dell’UI è di 4,5 miliardi di anni. Le persone che si trovano a lavorare a contatto con l’UI devono indossare un equipaggiamento a protezione totale e delle maschere apposite per poter respirare. L’UI utilizzato per le munizioni è estremamente pesante e denso. È in grado di penetrare una corazza come fosse carta velina, polverizzando e bruciando, lasciando polvere e particelle simili a piccoli frammenti, che possono essere ingeriti o inalati. L’UI non è esattamente quello che comunemente si pensa di un materiale radioattivo. Esso emette solamente radiazioni alfa e beta. Basta un solo pezzetto di carta per fermarlo. Il problema è la sua presenza nei polmoni o in qualche altra parte del corpo umano: a contatto con i tessuti di un organismo, si produce un bombardamento continuo e costante per il resto della vita e oltre, seppur a un basso livello di radiazioni. Radiazioni che, in ogni caso, possono condurre al tumore, a seri danni genetici e all’eventuale morte.</p>
<p>Laboratori indipendenti come quelli della Johns Hopkins, hanno studiato questo argomento e hanno espresso delle previsioni sul possibile danno che l’UI potrebbe provocare. Il governo sostiene, come fece con l’Agente Arancio , che “Non c’è niente di vero, sono solo vostre supposizioni”. Nel frattempo, la gente continua ad ammalarsi e a morire e così avverrà per generazioni.<br />
&lt;ìbr&gt; Chernobyl non fu un’esplosione nucleare. Fu un incendio violento di combustibile nucleare difficile da gestire. Si stima che Chenobyl, insieme una vasta area circostante, rimarrà inabitabile per un periodo che va dai tre ai seicento anni. La caduta di materiali radioattivi provocata da Chernobyl contaminò per lungo tempo alimenti e bestiame in tutta l’Europa e in Scandinavia e, ancora oggi, è possibile vedere le tracce di queste radiazioni nel suolo e in alcuni esseri viventi.</p>
<p>Io, come molte migliaia di persone, abbiamo lavorato molti anni per scongiurare una volta per tutte la minaccia nucleare. Gli accordi erano redatti e ratificati. Con l’accordo denominato Utilizzo pacifico dello spazio (The Peaceful Uses of Space), veniva garantito che nessuna nazione avrebbe usato lo spazio come piattaforma per fare la guerra. Quell’accordo viene ora deriso dalla dirigenza militare americana e definito un accordo ingenuo. Siamo pronti a prendere il controllo totale dello spazio intorno alla terra, per fornire una posizione dall’alto contro eventuali attacchi di qualsiasi tipo di “minaccia” verso l’egemonia degli Stati Uniti. L’Accordo di non proliferazione del nucleare (Nuclear Non-Proliferation Treaty), venne elaborato per evitare che la tecnologia di armi nucleari si diffondesse in tutto il mondo. Bush ha ristretto quell’accordo solo a quei paesi che, prima o poi, potrebbero rappresentare una minaccia per il dominio americano. I nostri “amici” possono, invece, costruire quello che vogliono. Addirittura con il nostro aiuto. Il Trattato per la riduzione degli armamenti (Arms Reduction Treaty) tra gli USA e l’URSS. Questo era un accordo finalizzato alla distruzione delle armi nucleari e dei sistemi di distribuzione su base reciproca, che prevedeva degli osservatori da entrambi i paesi per verificare l’effettivo completamento delle operazioni. Bush e Putin decisero di modificare il trattato, prevedendo un semplice magazzinaggio delle armi, anziché la loro distruzione. Depositare le armi in un magazzino significa dare libero accesso a oscuri trafficanti che, corrompendo un servizio di sorveglianza sottopagato, possono sottrarre armi e materiali che saranno poi rivenduti al miglior offerente.</p>
<p>I trattati non significano niente per questo governo se, naturalmente, questi interferiscono con i profitti o con il potere. Le Convenzioni di Ginevra relative al trattamento dei prigionieri di guerra sono ignorate, le convenzioni internazionali contro la tortura sono ignorate, i principi dei primi dieci emendamenti della nostra Costituzione del 1791, nei quali è sancita la garanzia della privacy e della libertà di espressione ai suoi cittadini, sono stati cancellati da Bush e dai suoi favoriti, la Carta delle Nazioni Unite è ignorata e messa in ridicolo. Il Protocollo di Kyoto per il riscaldamento globale e altre ricerche vengono ignorate dalla sua amministrazione in quanto interferenti con profitti a breve termine.</p>
<p>Tutte queste violazioni dell’umanità sono offuscate, comunque, dalla possibilità che noi abbiamo di utilizzare le armi nucleari. Gli effetti di un simile utilizzo sancirà tanto la rovina del pianeta quanto il surriscaldamento e l’inquinamento globale, e tutto ciò potrà essere evitato molto semplicemente non utilizzando le armi nucleari. L’unica cosa che noi non possiamo aspettarci da Bush, almeno fino a quando non lo fermeremo, vietandogli in assoluto l’uso di armi nucleari. Ancora meglio sarebbe impedirgli, insieme a chiunque non condivida le sue scelte, di condurre le cosiddette “guerre preventive”.</p>
<p>Propongo alcuni collegamenti per chi desidera leggere qualcosa di più su questo argomento.</p>
<p>Questa è la mia pagina sul sito Atomi Veterans. Vi sono contenuti scritti sulle mie esperienze nucleari, ma vale la pena dare uno sguardo anche al resto del sito www.aracnet.com (in lingua inglese). I Downwinders sono le persone che sono state esposte alle radiazioni dei test nucleari sia qui che nel Pacifico. www.downwinders.org (in lingua inglese).</p>
<p>Ci sono numerosi siti interessanti relativi a Chernobyl, ma questi due aiutano davvero ad aprire gli occhi: il sito http://library.thonkquest.org (in lingua inglese) va a indagare le circostanze e gli effetti che Chernobyl ha avuto sul mondo intero;<br />
Il sito Kiddofspeed appartiene a una coraggiosa signora, di nome Elena, che ha percorso in moto Chernobyl e dintorni, fotografando ciò che ha trovato: www.kiddofspeed.com (in lingua inglese).</p>
<p>Le discussioni sull’Uranio Impoverito si possono trovare su molti siti, compresi i seguenti: www.iacenter.org (in lingua inglese).</p>
<p>Un’eventuale ricerca sull’Uranio Impoverito attraverso Google vi darà cinque milioni di pagine circa, molte delle quali sono apologie del governo in cui si sostiene che l’UI non è nocivo o, se lo è, solo leggermente. www.cadu.org è il sito della Commissione contro l’Uranio Impoverito e val bene una lettura.</p>
<p>www.ccnr.org (in lingua inglese) è un sito sull’UI e sulla sindrome del Golfo. Vi sono indagati anche alcuni dei problemi riguardo alla fabbricazione degli armamenti con Uranio Impoverito per l’ecologia in prossimità degli stabilimenti.</p>
<p>Fatevi la vostra lettura sull’argomento, quindi non stancatevi di insistere che l’uso delle armi nucleari è inaccettabile sotto qualunque aspetto. Da uno che ha visto negli occhi il drago nucleare ed è sopravvissuto, posso solo dire che “Al bando la bomba!” non è solo uno slogan, è una necessità.</p>
<p>Stephen M. Osborn<br />
[ Fonte: <a href="http://www.globalresearch.ca/ Link: http://www.globalresearch.ca/index.php?context=viewArticle&amp;code=OSB20060314&amp;articleId=2093">www.globalresearch.ca/ Link: http://www.globalresearch.ca/index.php?context=viewArticle&amp;code=OSB20060314&amp;articleId=2093</a><br />
14.03.06</p>
<p>Traduzione per <a href="http://www.comedonchisciotte.net/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=22 ">www.comedonchisciotte.org</a> a cura di FABRIZIO LENCIONI</p>
<p><a href="http://www.comedonchisciotte.net/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=22">http://</a><a href="http://www.comedonchisciotte.net/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=22 ">www.comedonchisciotte.net/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=22 </a>]</p>
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