Grande spazio per le cazzate e grande silenzio sulla sofferenza dei palestinesi. Grande ignoranza del Vaticano su cosa sia secondo o contro natura, mentre prendiamo il posto della Spagna come sagrestia d’Europa

Sui giornali si trovano molti articoli con tanto di foto che denunciano come “a Venezia il ponte disegnato da Santiago Calatrava è stato deturpato dai writers”, anche se la scritta tracciata con le solite bombolette spray è minuscola e non si capisce dove sia la notizia. Sui giornali trovate articoli sulla “Scritta intimidatoria di Forza Nuova contro Conchita De Gregori, direttore de L’Unità”, anche se non si capisce dove sia la notizia visto che la scritta si limita a dire “Basta odio e falsità”, quindi, anche se è firmata dai fascisti di Forza Nuova, non mi pare sia una intimidazione o una minaccia. Però in compenso è difficile che troverete scritto qualcosa sulle preoccupazioni, le proteste e le denunce dell’UNRWA contro il rischio che l’assedio israeliano alla Striscia di Gaza annienti l’intera popolazione della Striscia di Gaza, vale a dire un milione e mezzo di persone.

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800 vocaboli e affissi di origine indiana, 70 di origine persiana, 40 di origine armena e circa 200 termini tratti dal greco…..

La lingua romaní detta anche romaní chib o romanès o romanó (quest’ultimo termine è usato in Spagna e viene detto anche calo) non ha nulla a che vedere con la lingua rumena, né con le lingue romanze, né tanto meno con il romanesco della città di Roma, ma è una lingua strettamente imparentata con le lingue neo-indiane come l’hindi, il punjabi, il kasmiri e il rajastani e deriva dal sànscrito. La romaní chib non è altro che il risultato dell’evoluzione, al pari delle lingue citate, di forme popolari e mai scritte di idiomi indiani, mentre il sànscrito è il risultato di una lingua scritta da eruditi in forma colta e artificiale. Il romanès non è un dialetto delle lingue neo-indiane menzionate, ma una lingua a sé stante viva e vitale e come tutte le lingue ha tante varianti dialettali. Essendo tramandata oralmente per oltre dieci secoli, si è arricchita degli imprestiti dei popoli con cui è venuta in contatto. Dei tratti indiani la lingua romaní conserva soprattutto:
-la similitudine del sistema fonologico sia sul piano della struttura che su quello della frequenza dei fonemi;
-circa 800 vocaboli e affissi;
-la quasi identità morfologica del gruppo nominale romaní con quello delle lingue neo-indiane, con una declinazione di due casi (diretto e obliquo) e di un sistema di posposizioni; a questo si aggiunge l’accordo per genere, per numero e per casi della posposizione possessiva;
-delle similitudini fra le morfologie verbali romanès e le lingue neo-indiane.
Oggi i romanologi sono concordi nel sostenere che in tutti i dialetti della lingua romaní c’è una base di parole comuni: circa 800 vocaboli e affissi di origine indiana, 70 di origine persiana, 40 di origine armena e circa 200 termini tratti dal greco, non mancano termini rari come quello buruÒaski (lingua isolata dell’Himalaya) vun‡ile che significa “debiti” e la parola georgiana camcàle che significa “ciglia” (Marcel Courthiade). Ciò sottolinea come fino all’Impero Bizantino la popolazione romaní sia rimasta sostanzialmente unita (a parte le comunità che disseminava lungo il suo percosso verso Occidente). In Europa la lingua romaní si è arricchita dei vocaboli delle lingue e dei dialetti delle popolazioni ospitanti, a seconda dell’itinerario seguito. Oggi, è anche una lingua scritta grazie ad una fiorente letteratura (poesie, romanzi, opere teatrali, racconti, saggi, articoli giornalistici, ecc.) che si è sviluppata soprattutto nella seconda metà del Novecento.
A causa delle persecuzioni sistematiche in molte regioni e in molti Stati la lingua romaní si è fortemente indebolita, tanto che oggi vengono adottate le grammatiche dei Paesi ospitanti arricchite con il lessico romanò. I linguisti chiamano questo innesto di romanès nelle grammatiche delle lingue locali para-romaní o in Inghilterra, pogadi jib ( < romanès pakerdì chib che significa letteralmente “lingua rotta”). Sono le comunità romanès della Gran Bretagna, della Norvegia, della Svezia, della Spagna e del Portogallo che, oggi, parlano il para-romaní (in Gran Bretagna è detta anche anglo-romanès e nella penisola iberica calo).
Esistono due lingue vicine al romanès che si sono separate da esso fra l’epoca della partenza dall’India e quello dell’arrivo in Europa: il domani o nawar (Siria, Libano, qualche gruppo in Egitto) e il lomani o bo∂a (Armenia, oggi probabilmente estinti).
Romaní (in inglese si trova scritto anche romany) non è altro che la forma aggettivale del sostantivo Rom, da cui deriva anche la forma avverbiale romanès. È importante sottolineare che, nonostante gli etnonimi diversi, tutti i gruppi di Rom (Roma), Sinti, Manouches, Kale (Cale) e Romanichals definiscono la loro lingua come romaní (romany) o romanès o romanó ed è parlata in tutti gli Stati europei, nelle Americhe, in Australia, in Nord Africa (Egitto, Algeria) e in Medio Oriente.
La lingua romaní è lo specchio fedele della storia e della cultura delle comunità romanès. E proprio grazie allo studio della loro lingua che si è potuto svelare una parte del mistero delle origini dei Rom, Sinti, Kale, Manouches e Romanichals che da più di tre secoli girovagavano continuamente in Europa, soprattutto a causa delle politiche persecutorie. La scoperta avvenne nel 1760 grazie al sacerdote ungherese Istvàn Vályi, attraverso il confronto fra il vocabolario della lingua Malabar di studenti indiani suoi colleghi a Leide e quella dei Rom Ungheresi. La sua in realtà fu solo un’intuizione geniale. Anche l’inglese Jacob Bryan nel 1776 sostenne l’origine indiana della popolazione romaní così come un altro inglese Williams Marsden. La conferma scientifica arrivò nel 1782 quando venne pubblicato a Leipzig il risultato degli studi effettuati nel 1777 Von der Sprache und Herkunft der Zigeuner aus Indien (della lingua e dell’origine degli zingari dall’India), in cui l’autore, il tedesco Johann Carl Christoph Rüdiger dimostra attraverso il metodo comparativo, che alcune frasi in lingua romaní sono collegate con alcuni dialetti dell’India Settentrionale. Questa “scoperta” viene consolidata e arricchita dal tedesco Heinrich Moritz Gottlieb Grellmann che con il suo libro De Zigeuner. Ein Historischer Versuch über die Lebensart und Verfassung, Sitten und Schicksale dieses Volkes in Europa, nebst ihrem Ursprunge (Gli zingari. Un tentativo storico sul modo e concezione di vita, costumi e sorte di questo popolo in Europa, come pure sulle sue origin), pubblicato a Lipsia nel 1783, cancellava molti dei dubbi sulle origini della popolazione romaní, unendo alle analisi linguistiche anche l’indagine storica e la descrizione dei costumi.
È un fatto ormai ben noto che la lingua romaní si divide in un gran numero di dialetti. Se si escludono le parlate definite para-romaní o pogadi jib (anglo-romaní, calo o ibero-romaní, bo∂a o lomani armeno, domani o nawar siriano, libanese ed egiziano) gli altri dialetti sono sufficientemente vicini per essere considerati come forme di una sola e medesima lingua.

Emanuela Orlandi

Il libro si può acquistare cliccando su questo link della casa editrice

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A un quarto di secolo di distanza, il mistero della scomparsa della bella ragazzina di quasi 16 anni Emanuela Orlandi continua a registrare periodiche riesplosioni a base di “rivelazioni”, “certezze” e “supertestimoni” che rivelano immancabilmente il loro vero volto: depistaggi, falsi scoop e false speranze. Nel suo nuovo libro Pino Nicotri ha condotto in modo serrato e implacabile l’analisi non più rinviabile dei fatti, passando al setaccio tutti gli elementi della vicenda e il torbido contesto in cui si è svolta, comprese le clamorose bugie del Vaticano, la compiacenza di inquirenti, il pressapochismo dei mass-media e le mene dei servizi segreti della Germania comunista. Il vuoto assoluto di verità nel gioco di specchi tra Vaticano e “rapitori” lascia spazio alle messinscene più varie, fino alle frottole e imprecisioni veicolate dai vari “Telefono Giallo”, “Novecento” di Pippo Baudo, “Chi l’ha visto?”, ecc.

Con buona pace dei fatti certi e documentati, oltre che del tanto conclamato desiderio di verità, sul caso Orlandi domina sempre di più la dura legge della caccia all’audience: The show must go on! Tant’è che con tecniche da lancio pubblicitario di un prodotto da vendere, il 22 giugno 2008 – in occasione del 25esimo anniversario della scomparsa – sono dilagati contemporaneamente gli ormai famosi manifesti recanti il volto sorridente di Emanuela e il battage sulle “rivelazioni” dell’ultima “supertestimone” in ordine di tempo. Vale a dire, di quella Sabrina Minardi che essendo stata a suo tempo l’amante di Enrico “Renatino” De Pedis, un boss della famosa banda della Magliana, si presta molto bene a un rilancio ancora più intrigante e denso di “misteri”, cioè a un altro “Romanzo criminale” arricchito da una tomba da principe della Chiesa per un principe del crimine. De Pedis dorme infatti il suo sonno eterno in una cripta della basilica romana contigua alla scuola di musica frequentata da Emanuela, dalla quale è stata vista uscire pochi minuti prima di sparire per sempre.

I risultati concreti di questo periodico riaccendere le luci della ribalta sono ben diversi dalle speranze di verità ufficialmente sbandierate. Il primo infatti è un incremento delle vendite dei giornali e dell’audience televisiva. Il secondo è continuare a poter parlare di rapimento, ieri per uno scambio con il “lupo grigio” Alì Agca, l’attentatore alla vita di papa Wojtyla, oggi per conto del cardinale “banchiere di Dio” Paul Marcinkus, all’epoca anche responsabile della sicurezza personale di Wojtyla. Il terzo è continuare a ignorare sistematicamente le conclusioni della magistratura italiana, che di fatto ha escluso la tesi del rapimento e che la vicenda Orlandi abbia qualcosa a che vedere con l’altra scomparsa cui sempre viene affiancata, quella cioè della coetanea Mirella Gregori. Il quarto è rinviare sine die una analisi razionale e spassionata dei fatti, onde scongiurare le inevitabili conclusioni: appare infatti chiaro che il vertice del Vaticano, compreso molto probabilmente Wojtyla, sapeva bene che non di rapimento si trattava, bensì di morte, avvenuta per motivi a tutt’oggi ufficialmente ignoti.

La verità è che se fino a mezzogiorno di domenica 3 luglio, vale a dire 11 giorni dopo la scomparsa, si poteva sperare che Emanuela Orlandi – se davvero rapita – venisse lasciata libera di tornare a casa, dopo il pubblico appello di Wojtyla ovviamente non lo si poteva sperare più. Le parole pronunciate dal papa quel giorno equivalevano di fatto a una condanna a morte, per giunta reiterata per ben altre sette volte con altrettanti appelli pubblici nelle settimane successive. E’ impossibile credere che nessuno in Vaticano, neppure il pontefice e la Segreteria di Stato, si rendesse conto delle conseguenze di quelle sortite, che costituiscono un caso unico, assolutamente eccezionale, nell’intera storia della Chiesa. Concludere che Wojtyla e/o la Segreteria di Stato sapessero come in realtà stavano le cose è sconcertante, ma si tratta di una conclusione supportata in particolare, tra molti altri, da tre elementi, tutti documentati e interni al Vaticano. Il primo è la assoluta mancanza di iniziative per aprire reali canali di comunicazione con i “sequestratori”. Il secondo è la scelta di “lasciare le cose come stanno”. Il terzo è il muro di bugie e omertà nei confronti della magistratura italiana. Un atteggiamento speculare a quello dei “rapitori”: il Vaticano tace e mente, i “rapitori” non forniranno mai la benché minima prova di avere l’ostaggio.

Il pubblico e reiterato outing di Wojtyla convinse infine i servizi segreti dell’Europa comunista a scendere in campo con manovre di vario tipo. Berlino Est puntava a prendere due piccioni con una fava. Il primo era l’Operation Papst, Operazione Papa, commissionata da Mosca per creare diversivi utili ad aiutare i “fratelli” bulgari, che la non disinteressata pubblicistica non solo italiana presentava con insistenza come mandanti dell’attentato al papa per conto del Kgb, i servizi segreti sovietici dell’epoca. Il secondo consisteva nel mettere il più possibile in imbarazzo Wojtyla per indurlo a frenare la sua azione ostinata e decisa, condotta su molti fronti, a favore dei movimenti che in Polonia puntavano a staccare il Paese dall’Unione sovietica e a liberarlo anche dal comunismo. Insomma, una vera e propria battaglia della guerra fredda, esplosa nell’estate più calda della storia italiana.

Ignorando volutamente anche le conclusioni della magistratura, oggi il caso viene rilanciato alla grande, con la banda della Magliana alla quale viene fatto prendere disinvoltamente e cinicamente il posto dei Lupi grigi. E domani, chissà, si tireranno in ballo i cinesi o gli iraniani. In attesa magari dei marziani…

Giuseppe “Pino” Nicotri è stato per 35 anni giornalista del settimanale L’Espresso. Autore finora di undici libri inchiesta e un romanzo, è titolare del sito www.pinonicotri.it .

Il Golgota senza fine del Cristo in croce da 16 anni Eluana Englaro

E dunque su Eluana Englaro lo Stato estero chiamato Vaticano e la sua Chiesa si scatenano di nuovo sia contro lo Stato italiano sia contro un suo cittadino, Beppino Englaro, il papà della disgraziata Eluana. L’invereconda accusa lanciata dal partito papalino è la solita, omicidio, di cui sarebbero ora colpevoli anche i magistrati della Cassazione, rei di avere finalmente dipanato la matassa dei veti incrociati e permesso di mettere la parola fine al calvario di Eluana, questa Cristo di sesso femminile costretta ormai da un numero impressionante di anni a portare la sua croce in una infinita salita al Golgota. Continua a leggere

Obama indica o scruta il futuro? In ogni caso, queste elezioni hanno portato varie novità epocali. Mentre in Italia invece…

Della campagna elettorale di Obama mi ha colpito questa foto: http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/esteri/comizio-obama/16.html Posa abbastanza inusuale di un braccio destro di leader teso a indicare con il dito indice un futuro ignoto, mi ha colpito perché manca di retorica, e per questo lo trovata disarmante. In via dei Fori imperiali a Roma c’è una statua in bronzo dell’imperatore Galla che si sporge stranamente in avanti, pare quasi stia per compiere un passo,  per tendere anche lui il braccio e puntare il dito verso il futuro, chiaramente per indicare ai romani la gloria.

Ma la foto del braccio proteso di Obama mi ha invece ricordato il dipinto del Caravaggio nella chiesa romana di S. Luigi dei Francesi noto come “La vocazione di Matteo” e che potete vedere qui: http://digilander.libero.it/maestridellapittura/Caravaggio03.htm

e qui: http://www.artinvest2000.com/caravaggio_vocazione-san_matteo.html

Ho voluto riportare due foto dello stesso quadro perché hanno illuminazioni differenti, che meglio permettono di farsene un’idea. Continua a leggere

Una cultura davvero transazionale e multiforme, totalmente priva delle miserie e dei fanatismi “patriottici”

La cultura romaní, intesa in senso antropologico, è costituita da un insieme complesso che include la conoscenza, la credenza, l’arte, la morale, le leggi, i racconti, le fiabe, i proverbi, i detti, i motti di spirito e ogni altra capacità e abitudine acquisita dall’individuo come membro della comunità.
L’uomo apprende e accetta la propria cultura, come apprende e accetta la propria lingua materna. Egli impara la lingua materna e si esprime con essa, così come vive e si esprime secondo i dettami della propria cultura. Chiaramente la cultura ha la sua origine storica, le sue regole e la sua struttura direttamente collegate con la vita del gruppo etnico che con essa di esprime. La cultura romaní è transnazionale, multiforme e paradigmatica con infinite sfaccettature e sfumature essendo distribuita in ogni continente e in tantissimi Paesi. Continua a leggere

Ma Barack, bello, sincero e democratico, avrà il coraggio di Nixon, bruttino, repubblicano, ariano e bugiardo? E in Italia davvero è in arrivo un “nuovo ’68” o è un sogno della sinistra dei “barackati”?

Obama for president! Lo gridano anche i nostri della sinistra, gli stessi che – a scoppio ovviamente ritardato – sono riusciti a dirsi “filo americani da sempre e mai stati comunisti”. Vale a dire, gli stessi che erano e sono filo Kennedyani, erano e sono tuttora amanti del suo mito della Nuova Frontiera (dozzine di popoli “indiani spazzati via per farla, ma tralasciamo: “semo de sinistra” “se po’ fà”…), “ma anche” (=leit motiv di Uòlter) erano contro la guerra del Vietnam sorvolando che l’aveva voluta alla grande proprio Kennedy! Filocubani, castristi, chevariani, ma facendo finta di non sapere che a tentare di ri-colonizzare Cuba, invadendola armi alla mano, fu proprio la buonanima di Kennedy. Eh, quando si tratta di memoria… facciamo tutti cilecca e ci ammantiamo con l’ipocrisia della Memoria. Continua a leggere

La struttura sociale dei Romanès

Il sistema sociale e vissuto nelle profonde componenti umane, basato essenzialmente sul severo rispetto delle norme etico-morali che regolano e disciplinano la comunità romanès per garantire ai singoli individui la piena integrazione. Essi tutelano la dignità e l’onore del Rom.
Il cardine della struttura sociale dei Rom è la famiglia patriarcale, dove il vecchio, considerato saggio, ne è rappresentante riconosciuto. La famiglia patriarcale o famìljë, che non si esaurisce nel semplice nucleo coniugale, si estende a tutti i consanguinei discendenti da un antenato comune. Appartenere ad una famìljë significa riconoscersi in un complesso di valori etici vincolanti e vivere la propria esistenza nel rispetto di essi. L’appartenenza è profondamente sentita e questo determina la volontaria esclusione da altre famìljë e da altre comunità che sono regolate da norme morali diverse. Continua a leggere

Pansa, Napolitano, Berlusconi: e vai con le parole in libertà…. Ma chi rappresenta politicamente l’Italia della manifestazione di sabato 25 ottobre?

Al festival del cinema di Roma Giampaolo Pansa dopo la proiezione del film “Il sangue dei vinti”, tratto dal suo omonimo romanzo centrato sui crimini dei partigiani a fine guerra mondiale e subito dopo, pontifica da par suo: “L’Italia non è ancora un Paese pacificato perché chi allora vinse non ha raccontato fino in fondo cosa accadde durante e dopo la guerra civile. Il muro d’omertà dei vincitori non è stato mai rotto. E dunque la guerra civile, nel dolore delle famiglie, non è mai finita”. Che l’Italia non sia pacificata è vero, ma è vero da vari secoli e i partigiani “non ci azzeccano”, e se ci azzeccano è solo come ultimi della serie dei responsabili. Sarebbe come prendersela con Pansa per il degrado del giornalismo italiano, del quale lui semmai è una delle ultime concause, ma certo non la prima né la principale. In ogni caso è da ipocriti l’insistere di Pansa a dire “i vincitori” riferendosi di fatto sempre e solo ai partigiani e ai comunisti, perché a vincere sono stati soprattutto i filoamericani, i padroni, gli stessi che avevano foraggiato il fascismo, dalla Fiat di Agnelli fino alla Confindustria e ai padroni anche del Corriere della Sera. A vincere è stata anche la Democrazia Cristiana, i liberali, i repubblicani, i monarchici, i banchieri, per non dire della Chiesa che ha evitato di pagare lo scotto per le sue malefatte, dal benedire l’invasione coloniale dell’Africa fino a benedire Mussolini, dal togliere di mezzo gli ostacoli come don Sturzo sulla strada dei fascisti in cambio dei Patti Lateranensi fino all’equivalente in Germania in cambio di un altro grasso piatto di lenticchie da parte di Hitler. Persino un cattolico convinto come Cossiga ha riconosciuto tempo fa che senza il disco verde della Chiesa il fascismo in Italia non avrebbe preso il potere. E non sono pochi quelli che dicono la stessa cosa riguardo la presa del potere dei nazisti in Germania, facilitata dalla decisione del Vaticano di togliere di mezzo i don Sturzo tedeschi. Continua a leggere

Il giudice del Nebraska ha respinto la denuncia contro Dio presentata da un senatore, ma l’ha respinta con motivazioni che non reggono

Sembra quasi una barzelletta, ma non lo è. Come ha già fatto notare qualche lettore, negli Usa il senatore del Nebraska Ernie Chambers, in carica da 38 anni, ha tentato di citare in tribunale addirittura il cosiddetto buon Dio accusandolo di “aver diffuso paura e terrore e di permettere catastrofi e sciagure”. Nella denuncia depositata in tribunale il 14 settembre dell’anno scorso il senatore accusa, giustamente, Dio e i suoi seguaci “delle continue minacce terroristiche, con conseguenti danni per milioni e milioni di persone in tutto il mondo”. Secondo Chambers, si tratta di minacce da non sottovalutare, perché ad avallarle è la stessa “storia personale di Dio”, che ha la pesante responsabilità di “terremoti, uragani, guerre e nascite di bimbi con malformazioni”. Chambers accusa inoltre Dio di aver “distribuito, in forma scritta, documenti che servono a trasmettere paura, ansia, terrore e incertezza, al fine di ottenere obbedienza” da parte degli uomini. Si riferisce cioè alla famosa bibbia, che da Spinoza in poi ha iniziato a essere sempre più smascherata e sempre più presa per quel che è: un “Mein Kampf” scritto prima in ebraico antico e poi tradotto in quasi tutte le lingue del mondo, e per fortuna che c’è quel “quasi”. Continua a leggere

Altro che italiani brava gente…..

Spesso in questo blog sono divampate le polemiche riguardo la debolezza o la mancanza di memoria storica di noi italiani, il nostro non voler ammettere le nostre responsabilità pregresse, il cullarci nell’illusione di “italiani brava gente” e di essere abbastanza immuni dal razzismo. Credo quindi valga la pena riportare per intero un articolo (e relativo link) del giornale on line del quale mi occupo da poche settimane. Forse la protagonista del caso esagera, ma è comunque istruttivo non solo ascoltare le sue ragioni, ma anche leggere i commenti davvero bestiali e razzismi che ha raccolto, compreso un articolo di Paolo Granzotto che su Il Giornale arriva a darle della “coprofila”, cioè dell’”amante della merda”. Sempre meglio che essere coprofagi, come ormai sono molti giornalisti e molti giornali italiani, compresa la loro servile memoria.

Buona lettura

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In un lungo e sofferto post sul suo blog Dacia Valent attacca l’ignoranza, il menefreghismo e il razzismo neanche tanto nascosto degli italiani. Un pugno nello stomaco che ha provocato un gran numero di reazioni.

di Noantri

http://www.giornalettismo.com/archives/7617/razzismo-allincontrario/

C’è questa storia del razzismo al contrario che mi ha colpito molto. Perché dopo i fatti di Parma, Milano e Castelvolturno, da qualche giorno sono alcuni italiani a sentirsi discriminati. Almeno è quello che pensano, per esempio, ad Azione Giovani. Il presidente Giovanni Donzelli ha infatti annunciato querela contro Dacia Valent. «Questa signora grazie agli italiani è andata al parlamento europeo, si dovrebbe vergognare. Questi interventi razzisti sono il vero ostacolo per una serena integrazione. Come Azione universitaria – annuncia Donzelliquereleremo per diffamazione la signora Valent, raccogliendo adesioni in tutti gli atenei italiani. Nel frattempo chiediamo al presidente della Repubblica di intervenire personalmente per difendere l’immagine del nostro popolo». Continua a leggere

La popolazione Romanì

La popolazione romanì rappresenta una Nazione senza Stato e senza territorio ed è costituita da circa dodici milioni di individui, distribuiti nei cinque continenti (otto milioni circa in Europa e circa centoventimila in Italia di cui l’80% di antico insediamento con cittadinanza italiana). La popolazione romanì è una popolazione indo-ariana costituita da cinque grandi gruppi: Rom, Sinti, Manouches, Romanichals e Kalé.
In Italia ci sono diverse comunità così suddivise:
-circa 45.000 Rom di antico insediamento nelle regioni del centro sud con cittadinanza italiana (arrivo dai balcani tra la fine del 1300 e l’inizio del 1400);
-circa 35.000 Sinti di antico insediamento (cittadini italiani)  insediati nel nord Italia
-circa 70.000 Rom stranieri di recente immigrazione provenienti dalla Romania ( a partire dagli anni ‘90) e dai territori della ex Jugoslavia (a partire dagli anni ‘60) per un totale complessivo di circa 150.000 individui.
Ciascun gruppo è costituito da numerosi sotto-gruppi o comunità romanès con caratteristiche etiche, economiche, linguistiche e socio-culturali particolari che li differisce nettamente dalle altre comunità, fermo restando un’unità sostanziale in quanto trattasi della stessa popolazione con un origine comune (le regioni a Nord Ovest dell’India: Panjub, Rajasthan, Pakisthan, Valle del Sindh), un percorso storico comune (Persia, Armenia, Impero Bizantino per poi diramarsi e differenziarsi in Europa e allontanandosi ulteriormente con le deportazioni nelle colonie delle potenze europee nelle Americhe, in Africa e in Australia) e una lingua comune ( la lingua romanì o romanès) seppur diramata in tanti dialetti diversi. Continua a leggere

Lo tsunami economico finanziario partito dagli Usa e i timori di Bush di rivolte in casa: militari fatti rientrare dall’Iraq per il “controllo delle folle”

L’articolo è annunciato da uno strillo di copertina, cioè nella home page, che dice: “Dal 1° ottobre, migliaia di soldati vengono riversati nelle strade degli Usa, pronte a esercitare il “controllo delle masse””. Per l’esattezza, per ora si tratta solo dei 3-4 mila soldati della prima brigata delle Terza Divisione di Fanteria, che a quanto pare in caso di emergenza nazionale potrà mettere a frutto l’esperienza fatta in Iraq per “sottomettere individui indisciplinati”, insomma per domare rivolte di civili: “Their stated mission is the form of crowd control they practiced in Iraq, subduing “unruly individuals,” and the management of a national emergency…”.

Questa è la sua traduzione in italiano, per la quale devo ringraziare una lettrice:

“Migliaia di truppe si riversano nelle citta’ americane, pronte a esercitare il “controllo delle folle.

Ai membri del Congresso e’ stato detto che avrebbero dovuto affrontare la legge marziale, se non avessero passato il bailout. Questa non sarà l’ultima volta.

di Naomi Wolf

Originale su

http://www.alternet.org


08/10/08 “AlterNet” – La Prima Brigata della Terza Divisione di Fanteria – fra i tremila e i quattromila soldati – è stata sguinzagliata negli Usa dal 1 ottobre. Ufficialmente, la missione è di controllare le folle, secondo la pratica alla quale [questi militari] sono stati addestrati in Iraq, per “soggiogare soggetti indisciplinati” e per gestire l’emergenza nazionale.
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Ancora ‘sta storia delle “radici cristiane”! Ma in Italia, e in Europa, le radici sono molte e più antiche. Se non vogliamo la catastrofe è bene tenerne conto, ora che non solo la Cina è vicina e gli Usa sono invece un po’ più lontani

In occasione della recente visita del papa al Quirinale abbiamo assistito alla solita serie di affermazioni fasulle, che però fanno parte delle verità ufficiali avvalorate da tutti un po’. Anzi, proprio nell’insistenza nel riproporle si coglie il timore ad alto livello che i miti, i dogmi e i tabù cedano il posto alla conoscenza, alla critica delle ragione, alle ragioni della critica e al bisogno di nuovi miti fondanti meno conflittuali con il resto del mondo e in definitiva più umani.

Il refrain Numero Uno è l’affermazione delle “radici cristiane” dell’Italia, con l’annesso refrain che noi italiani siamo “un popolo di cristiani”. Durante gli ultimi anni del pontificato di Wojtyla il refrain Numero Uno era quello sulle “radici cristiane” dell’intera Europa, al punto da pretendere che nella Costituzione europea ci fosse un preambolo o cappello per l’appunto sulla cristianità dell’Europa, ovviamente col sottinteso che questa cristianità va mantenuta a tutti i costi, né più e né meno come Berlusconi vuole che il suo possesso della sue tv private e il loro predominio economico, con annessi e connessi, sia mantenuto a tutti i costi. Alla peggio, con un accordo con le tv di Stato, accordo che ricorda il “dialogo interreligioso” perché in definitiva si tratta pur sempre di costruire una corazza attorno al potere esistente, televisivo o religioso, per escludere il riconoscimento o l’arrivo degli “altri”. E gli “altri” sono per le tv lo sviluppo di Europa 7 e delle web tv, per le religioni l’affermazione della laicità che potrebbe finalmente mettere in crisi l’intera concezione e impalcatura monoteista, una e trina come la santissima trinità visto che allinea ebraismo, cristianesimo e islam. Sembra un pericolo irreale, ma da una parte c’è il rullo compressore cinese – gigante da sempre laico e, dal punto di vista della “triplice”, anche ateo – e dall’altra la forte spinta dell’India e l’inizio di spinte africane, vale a dire del mondo “pagano” le cui religioni allineano una tale ricchezza di divinità da fare impallidire persino il mondo egizio mesopotamico e greco romano. Il “pericolo” che il clero della “triplice” fiuta da lontano è per l’appunto che questo politeismo “folcloristico” – ovvero questi miti – si saldi a quello egizio mesopotamico e greco-romano. Che si saldi, cioè, alle vere radici culturali dell’Italia e dell’Europa…. Continua a leggere

Chi sono

Santino Spinelli in arte Alexian

(ambasciatore dell’arte e della cultura romanì nel mondo)

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Alexian Santino Spinelli è un artista di fama internazionale e un grande virtuoso della fisarmonica. Il 12 ottobre 2006 è stato invitato come ospite d’onore, con il suo gruppo, ad esibirsi in concerto al 31° Premio Internazionale “Città di Castelfidardo”. Alexian Santino Spinelli è un Rom italiano appartenente alla comunità romanès di più antico insediamento in Italia. Musicista, compositore e poeta. Insegna Lingua e Cultura Romaní all’Università di Trieste, Torino e Chieti.
Dal 30 marzo 2006 è l’unico Rom al mondo ad avere due lauree: la prima in Lingue e Letterature straniere moderne e la seconda in Musicologia, entrambe conseguite all’Università degli Studi di Bologna.
Alexian è stato insignito di importantissimi premi: il premio “Ethnoworld Award 2003″ dall’Università Bocconi di Milano nell’ambito del 3° Festival EthnoBocconi con la seguente motivazione “Miglior Artista, sezione World Music, Per la qualità e l’impegno nel promuovere la musica e la cultura Rom, in Italia e nel mondo”, ed il “Premio Pigro 2003 Alla carriera” nell’ambito del festival nazionale dedicato ad Ivan Graziani. Ha ricevuto importantissimi riconoscimenti: nel 1994 il Premio Flaiano per l’opera Teatrale “Duj furatte Muló”, gli è stato conferito il Premio Histonium “Mecenate della Cultura”, Premio della Critica quale miglior gruppo al Festival Khamoro 2001 (Praga – Rep. Ceca), Premio “Microcosmo d’Oro” 2002 (Milano). Durante il 6° Congresso Mondiale della International Romanì Union (ottobre 2004), organismo non governativo che rappresenta le comunità romanès di tutto il mondo all’O.N.U., è stato nominato “ambasciatore dell’arte e della cultura romanì nel mondo”. Nell’ottobre 2006 a Salerno gli è stato conferito il Premio Internazionale “Exposcuola 2006″ con un messaggio augurale del Presidente della Repubblica Italiana. Il 22 settembre 2007 è stato insignito del Premio Histonium d’oro 2007.

E’ l’ideatore ed il direttore artistico del Festival “Alexian and International Friends” giunto nel 2008 alla sua quindicesima edizione, al quale hanno preso parte artisti del calibro di Francesco Baccini, Linda, i Tazenda, Rossana Casale ed in qualità di presentatori Lorena Bianchetti, Enrico Beruschi, Gianni De Berardinis.
La sua produzione musicale ha ricevuto importanti recensioni.
La celebre rivista francese “Le Monde – de la Musique” ha accolto il CD “Gijem Gijem” con un positivissimo articolo: “…si lascia andare alla melanconia così bene da dare vita alle danze più scapigliate, questo strumento ci rivela, sotto le dita di Alexian Santino Spinelli, tutti i meandri dell’esistenza romaní…” (da “Le Monde”)
Il CD Romano Drom – Carovana Romaní (2002) é stato recensito dalla rivista del Corriere della sera “Sette” (30/05/2002): “Alexian. Romanó Drom. Insegna all’Università, ma Alexian (Santino Spinelli), rom abruzzese, è prima di tutto un raffinato musicista. Perchè il rom sound non è solo Balcani”. Importanti recensioni anche sulle riviste specializzate come:Etnica, World music, Traditional Arranged, Folk Bulletin. Nel 2004 ha pubblicato “So me Sinom – Ciò che sono” un Cofanetto contenente tre Cd: ‡iem ‡iem (Camminando Camminando), Romano Drom (Carovana Romaní) e Parovibbé (Metamorfosi), illustrati da un libretto sull’arte e la cultura romaní.
Nel marzo del 2006 è uscito il Cd della colonna sonora da lui composta del film “Uno Specchio per Alice” del regista Gianni Di Claudio, ha contribuito alla realizzazione della colonna sonora anche per il film “Il Giudizio Universale” di Luca Krstic, uscito a maggio del 2006.
Nel luglio 2006 è uscito il nuovo doppio CD dal titolo “Andre miro romano gi – Viaggio nella mia anima Rom:dall’India al jazz”.

Nel 2007 è uscito il CD ìRomano Thèm – Orizzonte Romî   prodotto   e distribuito dalla casa discografica   Compagnia Nuove Indie.
Nel 2008 è uscito il Cd Religioso dal titolo “Me Pase ko Murdevele – Io Ac -Canto a Dio” contenente 10 canti religiosi in lingua romaní prodotto   e distribuito dalla casa discografica   Compagnia Nuove Indie.
Alexian è invitato a trasmissioni televisive nazionali in Italia e all’estero come “Uno mattina”, “Alle Falde del Kilimangiaro”, “Maurizio Costanzo Show”, “Tappeto Volante”, “Piazza Grande”, su Rai Tre è stato trasmesso il documentario di Gioia Meloni dal titolo “Baro Romano Drom” che lo vede protagonista.
Gli sono stati dedicati ampi servizi su numerose riviste nazionali tra cui: Gente Mese (settembre 1993), Elle (settembre 1995, 10/2004), Il Mucchio Selvaggio (8/07/1997), Marie Claire (marzo 2001), “Musica” di Repubblica (settembre 2001), Famiglia Cristiana (aprile 2002), Panorama (25/04/2002), Sette (30/05/2002), Sette (06/06/2002), Donna Moderna (24/07/2002), Grazia (17/09/2002), World Music, (settembre-ottobre/2002). Alexian in copertina su: Strumenti e Musica (11/1990) , Vario (03/1994), Cittadini dappertutto (aprile/maggio 2002), Rrom p-o Drom (rivista polacca), ), Intermusik (rivista tedesca).
Ha partecipato nell’Aprile del 2005 alla II edizione di Holy Music, Festival Internazionale di Musica per la preghiera a Castel di Lama(Ap) e a JubilMusic all’Ariston di San Remo trasmesso da Rai Uno il 24 Dicembre 2005.


DISCOGRAFIA ALEXIAN (Santino Spinelli
):

- “Iperfisa”_(City Record, Milano 1986), dischi e cassette (33 giri);
– “Jilò Romanò/Speranza” (City Record, Milano 1988) dischi 45 giri
– “Soft Jazz Fisa” (City Record, Milano 1990) dischi 33 giri e cassette
– “Gilì Romanì” (City Redord, Milano 1991) dischi 33 giri, all’interno del disco illustrazione sulla storia, l’arte e il mondo romanó.
– “Gijem Gijem” (Al Sur Mediaset, Francia 1996) Compact Disc, all’interno un libretto in Italiano, Inglese, Francese, Romaní sulla Storia e le tradizioni del popolo Rom e sulla musica romaní.
– “L’orizzonte e la memoria” (Sant’Arcangelo dei Teatri, Sant’Arcangelo 1999) Compact Disc.
-“Putraddipé” (Regione Abruzzo, Pescara 2000) Compact Disc
-Tsigane SONODISC -2000- distribuzione internazionale
– Dromos – Associazione Dromos – Live 2001-
-“Romano Drom – Carovana romaní” (Ethnoworld , Milano 2002)
– “Mille Papaveri Rossi” – Editrice A-2003-
– “Khamoro” – Studio Production SAGA -distribuzione internazionale-
-CD “Parovibbé/Metamorfosi” (Ethnoworld, 2004)
-Cofanetto con 3 Cd “So me sinom, cio che sono” (Ethnoworld, 2004)
-“Tribù Italiche: Abruzzo” – Edizioni EDT, World, Collana della rivista World Music che valorizza la musica etnica delle diverse regioni italiane.
– “Sulla Memoria” – Audiocoop Presentato al Controfestival di Mantova
-“20 Per Luca” Libro con 2 CD contenente saggi di Moni Ovadia, Vittorio Agnoletto, e tanti altri.
Alexian Santino Spinelli partecipa con il saggio: “La morte nella quotidianità dei Rom”
e nella compilation l’Alexian Group partecipa con il brano Alba Balcanica (S. Spinelli).
-CD Uno specchio per Alice (Colonna sonora, 2006)
-Doppio Cd “Andrè mirò Romano Gi, viaggio nella mia anima Rom” (Ass. Thèm Romanó e Provincia dell’Aquila)

– CD “Romano Thèm – Orizzonti Rom” CNI (Compagnia Nuove Indie) 2007

– CD “Me pase ko Murdevèle – Io ac-Canto a Dio ” CNI (Compagnia Nuove Indie) 2008

PRODUZIONE ARTISTICA:

Letteratura
-1988- Gilì Romanì (Canto Rom), Lacio Drom (Roma), poesie.
-1993- Romanipé (identità romanì), Solfanelli (Chieti), poesie
-1994- Prin©karang – Conosciamoci, incontro con la tradizione dei Rom Abruzzesi, Editrice Italica (Pescara), saggio,
-“Baxtaló Divès” Collezione Interface, Centro di Ricerche zingare dell’Università di Parigi, 2002, Consiglio d’Europa
-“Baro Romano Drom- la Luga strada dei Rom, Sinti, Kale, Manouches e Romanichals” – Meltemi editore, 2003, Roma

Poesie
-1994- Sungé Luludià (Fiori profumati), Editrice Italica, (Pescara),
antologia delle migliori opere del 1° Concorso “Amico Rom” (curatore).
-1995- Baxtalò Drom (Felice cammino), Edizioni Tracce (Pescara) antologia delle migliori opere del 2° Concorso “Amico Rom” (curatore)
-1996- Baxtalò Drom (Felice cammino) vol II, Edizioni Tracce (Pescara) antologia delle migliori opere del 3° Concorso “Amico Rom” (curatore)
-1997- Baxtalò Drom (Felice cammino) vol III, Edizioni Tracce (Pescara) antologia delle migliori opere del 4° Concorso Amico Rom”(curatore)
Le sue poesie, tradotte in numerose lingue, sono contenute in numerose antologie, fra le quali:
– “Poesia gitana en romanò” Archione, n.8, Madrid 1994
– “Rom som” 1995, Romane Poetongi Antologia/ Anthology of gipsy poets, Budapest, 1995
– “Palpiti di luce”, il Cenacolo – Francavilla 1993
– “Florilegium”, Repertorio letterario italiano, Il Cenacolo,Francavilla 1994
– “Antologia di poesia”, 15° Premio Internazionale di letteratura, Ass. Nostra Spezia 1993
– “Poeti oggi”, Edizioni La Torre, Canicattì (AG) 1993
– Spazi dell’anima, Giovanni Rosito, Il Cenacolo, Francavilla, 1994.
– Europai cigàny koltok ès iròk muvei, Cigànyhàz, Budapest, 1996
– Il Canto della vita, Luigi Alfiero Medea, Renato Cannarsa Editore, Vasto 1997
– Culegere de texte in Limba Tiganeasca, Gheorghe Sarau, Ministerul Invatamantului, Bucarest, Romania 1996
– “Letteratura romaní Europea” Bari Karoly, Romano Kher, Budapest 1997
– La Littérature des tsiganes, Etudes Tsiganes, revue semestrielle vol. 9 Parigi (1997).
– “The roads of the Roma” Ian Hancock, Siobhan Dowd & Rajko Djuric, University of Hertfordshire Press, 1998.
– “Zingari ieri e Oggi”, Mirella Karpati, Lacio Drom, 1993.
– “Missives”, Marcel Courthiade, Societé Litterarie de La poste et de France Telecom, 2002.TEATRO
“Duj Furàt Mulò”, (Due volte morto),dramma teatrale Prodotto nel 1995 da Drammateatro, Popoli (Pe).
“Diversamente…Orgia” di Pier Paolo Pasolini , a cura di Sivio Sarta, 2005

CINEMATOGRAFIA:

-“La Guerra degli Antò” di Riccardo Milani (Cecchi Gori Film, 1999)
-“Storie Romane / Giravolte” di Carola Spadoni (Boccoa Film, 2000)
-“Fiori di Campo”, di Carlo Rota ( 2002),
-“Baro Romanò Drom”, di Gioia Meloni (Rai 2003),
-“Uno specchio per Alice” di Gianni Di Claudio (2006)
-“Il Giudizio Universale” di Luca Kerstic (2006)
– ” Il Diavolo inventò la vanga” di Gianni Di Claudio (2007)

PUBBLICAZIONI INTERNAZIONALI:

-Antologia “Tsiganes a L’Ecole” (pubblicato in Francese, Italiano, Inglese e Spagnolo) Commissione delle Comunità Europee, Accademia di Versailles, 2001
-CD “Tsiganes a L’Ecole” Commissione delle Comunità Europee, Accademia di Versailles, 2001 (con libretto interno pubblicato in Francese, Italiano, Inglese e Spagnolo)
– “Poesia gitana en romanò” Archione, n.8, Madrid 1994
– Culegere de texte in Limba Tiganeasca, Gheorghe Sarau, Ministerul Invatamantului, Bucarest, Romania 1996.
– “Letteratura romaní Europea” Bari Karoly, Romano Kher, Budapest 1997
– La Littérature des tsiganes, Etudes Tsiganes, revue semestrielle vol. 9 Parigi (1997).
– “The roads of the Roma” Ian Hancock, Siobhan Dowd & Rajko Djuric, University of Hertfordshire Press, 1998.
– “Missives”, Marcel Courthiade, Societé Litterarie de La poste et de France Telecom, 2002.