Emmanuel, le nostre fobie e i nostri razzismi

Dai, ce l’abbiamo fatta. Siamo riusciti a scardinare, in poco tempo, quell’immagine dissacrante e beota che avevano di noi all’estero, tutto spaghetti e tarantelle e le classicità del “volemose bene”.
Ora, abbiamo imparato a picchiare duro, a essere razzisti, omofobi, xenofobi; a copiare il disprezzo contro chi non è come noi o così ci appare.
Che ci è successo? Siamo cresciuti o la paura che fa novanta da noi si è centuplicata all’infinito, e ancora e ancora fino a vedere in chi italiano non è, il nostro nemico?
Davvero gli unici che possono capirci sono i nostri connazionali? Stiamo diventando barbarie allo stato puro?

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Iraq. Massacrato dai miliziani religiosi un attivista gay

Una guerra nella guerra; una strage di cui nessuno ne vuol sapere e parlare se non fosse per la vigilanza delle organizzazioni GLBT mondiali. Da quando si è scatenata la guerra in Iraq, sono stati assassinati, torturati, imprigionati e poi uccisi  molti gay e lesbiche , spesso attivisti di movimento.  Nei paesi arabi e musulmani  l’omosessualità viene  condannata a morte anche per mano degli stessi famigliari se non ci pensano i tribunali speciali religiosi.  Qualcuno riesce a fuggire all’estero, ma la maggioranza, se scoperta, viene messa alla  gogna e al martirio senza processo e senza alcuna prova di colpevolezza. Continua a leggere

Mina, la più celebrata icona gay festeggia le nozze d’oro con la musica

C’è da sperarci e scommetterci: domani i riflettori dei mass media saranno puntati su di lei. Del resto chi non ha provato emozioni e sentimenti; chi non ha scambiato un bacio passionale sulle note di una sua canzone? Lei, Anna Maria Mazzini, per tutti, Mina, ha cantato gli amori al plurale in tempi non sospetti, diventando la prima ed affermata icona omosessuale.

Ogni drag queen che si rispetti ha nel suo repertorio una canzone di Mina, che sia “Ma chi è quello lì” o “Sacumbì Sacumdà” e non importa se il pubblico ne ha perso la visibilità televisiva, lei da tempo eremita dorata in quel di Lugano, c’è sempre quella gestualità inconfondibile del pollice e indice uniti e svolazzanti e gli occhi di nero kajal. Un’altra Mina è impossibile!

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Volevamo i diritti e ci hanno dato i rovesci

La miliardaria campagna elettorale statunitense non si gioca solamente sui temi della guerra o sulla discussa figura della Palin. Già nel 1992, Clinton vantava nel suo staff un campaign manager omosessuale, David Mixer. Democratici e Repubblicani, Obama e McCain, nella spietata caccia al voto si affidano entrambi alla «pink lobby» che vale quasi 10 milioni di voti.
Sta nella vittoria dell’uno o dell’altro, l’affermazione  di diritti acquisiti e la richiesta di nuovi, come il matrimonio, per la potente comunità gay.
Succede anche in Europa che governi di sinistra e di destra, vincano e governino nel segno del rispetto e dei diritti verso gli omosessuali. Zapatero docet! Continua a leggere