CHI FINANZIA l’ISIS?

Terrorismo e finanza: una storia nota

 di Mario Lettieri* e Paolo Raimondi**

 Si torna a “ riscoprire” i pericolosi e profondi legami tra il terrorismo e la finanza. Al G20 di Antalya sull’argomento è stato presentato anche uno specifico rapporto sull’emergenza terroristica preparato dal Financial Action Task Force.

 Il FATF è il coordinamento giuridico intergovernativo, creato nel 1989, che coinvolge più di 180 Paesi, con il compito di indicare degli standard legali e operativi da far applicare nella lotta contro il riciclaggio di denaro, contro i finanziamenti del terrorismo e altre minacce all’integrità del sistema finanziario internazionale.

 All’ultimo summit esso ha di fatto presentato un sondaggio sui comportamenti dei governi relativi al rapporto tra finanza e terrorismo. Emerge una grave negligenza della maggioranza dei governi a prendere sul serio la lotta contro le commistioni tra certa finanza internazionale, alcune banche, alcuni mediatori finanziari e monetari, con le reti del terrore, da ultimo quelle di al Qaeda e dell’Isis.

 Il rapporto dice che la maggior parte delle giurisdizioni nazionali, circa i due terzi, non ha mai fatto uso pratico delle sanzioni finanziarie mirate contro il terrorismo, anche se sollecitate da risoluzioni ONU. Pochi Paesi hanno comminato condanne per finanziamento del terrorismo. Molte giurisdizioni, il 45% dei Paesi del FATF, non considerano un atto criminale finanziare dei terroristi per scopi non direttamente legati a degli attentanti. Soltanto 33 giurisdizioni, il 17% di tutti i membri, hanno realmente inflitto delle condanne per “finanziamento terroristico”.

 E’ non di meno sorprendente conoscere che sia proprio l’Arabia Saudita a detenere il primato delle azioni contro i reati di collegamento tra terrorismo e finanza. Dal 2010 ad oggi sono stati condannate 863 persone. Secondi arrivano gli USA, capofila della guerra al terrorismo, con circa 100 condanne. I sauditi sono anche i primi nei sequestri di beni e di conti legati a reti terroristiche per circa 31 milioni di euro.

 Si tratta quindi della stessa Arabia Saudita, che con il Qatar, è sempre più denunciata da esperti e anche dai media internazionali come la grande sostenitrice e finanziatrice dell’Isis.

Sembra che l’Arabia Saudita usi gli standard del FATF per difendersi in casa sua e però li violi totalmente nelle sue attività estere e internazionali.

 A questo punto è chiaro che gli interventi dell’aviazione russa contro le centrali terroristiche in Siria e le denunce di Putin per le troppe complicità internazionali dietro alle operazioni militari e finanziarie dell’Isis hanno scoperto un vaso di Pandora fatto di complicità e di calcolate impotenze. Naturalmente tali denunce hanno molto irritato certi giocatori d’azzardo della geopolitica.

 In verità Putin ha detto cose che già si sapevano da tantissimo tempo in Occidente e in particolare negli USA. Per esempio, la Commissione per i Servizi Finanziari del Congresso americano il 13 novembre 2014 aveva organizzato un’audizione dedicata proprio al “Terrorist Financing and the Islamic State” (vedi http://financialservices.house.gov/uploadedfiles/113-99.pdf ), dove David Cohen, sottosegretario al Tesoro per il terrorismo e per l’intelligence finanziario, e altri esperti sono stati tempestati di domande da numerosi parlamentari di maggioranza e di opposizione.

 Era emerso con chiarezza e ricchezza di dati che, mentre al Qaeda poteva contare dopo l’attentato dell’11 Settembre su circa mezzo milione di dollari di sostegni al giorno, l’Isis aveva introiti di 1-2 milioni di dollari al giorno attraverso la vendita di petrolio, i riscatti degli ostaggi e i sostegni da parte delle cosiddette “organizzazioni caritatevoli” soprattutto dei Paesi del Golfo, a cominciare dal Qatar e dall’Arabia Saudita. Si dice anche che si è “fatto uso del sistema finanziario globale per finanziare il terrorismo”. Nell’ audizione della succitata Commissione alcuni parlamentari hanno denunciato che le banche non fanno abbastanza contro simili operazioni finanziarie e il ministero di Giustizia americano e le agenzie preposte non sembrano troppo interessati a imporre dei controlli severi. Il deputato Brad Sherman della California ha sottolineato che il Qatar, anche a livello governativo, “è una delle maggiori fonti di finanziamento”.

 Per quanto riguarda il petrolio in mano all’Isis, la Commissione sapeva che 30.000 barili al giorno, trasportati da almeno 250 autobotti, transitavano attraverso “i confini porosi” della Turchia e del Nord Iraq per essere venduti a compiacenti acquirenti, consapevoli di sostenere le operazioni terroristiche.

 Perché non si è fatto come nella seconda guerra mondiale quando si bombardavano i bersagli strategici? Perché nei territori dell’Isis la rete elettrica era intatta e l’elettricità veniva fornita impunemente dall’Iraq? Perché la cosiddetta “Threat Finance Cell”, la rete di operatori e informatori dell’intelligence americano che aveva operato in Afghanistan ed in Iraq, era stata smantellata? Queste e molte altre simili domande sono state poste dai congressisti bipartisan.

 Il governo di Washington è stato anche accusato di sminuire la gravità dello scontro in quanto continuava a parlare di “degrade”, di indebolire, invece di “defeat”, di sconfiggere le operazioni finanziarie del terrorismo.

 Nell’audizione è stata anche analizzata in dettaglio la cosiddetta “hawala”, cioè la rete informale di operatori privati addetti al trasferimento di denaro, molto attiva nei Paesi islamici a cominciare da quelli del Golfo. Ne emerge che si sapeva molto del loro funzionamento ma non si è fatto niente per contrastarli.

 Perciò sorge doverosa la domanda: perché si è fatto troppo poco? Perché si è aspettato l’intervento russo per scuotere l’apatia occidentale?

 *già sottosegretario all’Economia

**economista

7 commenti
  1. caino
    caino says:

    Tutti oggi vorrebbero fare delle “rivoluzioni culturali”.

    Temo che attualmente facciano ,in una certa misura”come al solito ,maggior presa le parole semplici di un Salvini,che scavano profondamente nella pancia del grande ventre della maggioranza dei semplificatori.

    Il post di cui sopra ,ancora una volta denuncia certe pratiche della finanza globalizzata ,che e’pero’solo una parte della posta in gioco.

    Anche i semplificatori ,generalmente potrebbero “a parole”,finche’la cosa si mantiene sul generico.
    Ovviamente si dimentica spesso che pure la Banca del pesello ove sitrattengono i piccioli,in primis non e’nata per fini etici o moralistici,ma per far piccioli da piciioli e quindi fa interamente parte del Grande Sistema . Il mondo

    In effetti i denunciatori di questo sistema perverso ‘dicono loro’..non e’per nulla perverso,da chi a cascata ,mette piccioli ,attendendosi altri piccioli.

    In effetti poi ,quando poi si cerca di capire chi siano questi corrotti finanzieri che giocano sporco,traspare un etereo limbo,ove nemmeno i piu’esperti cultori culturali ,sanno districarsi.
    Ovviamente poi in un sistema globalizzato pare altrettento ovvio che i sistemi imperiali maturi e quelli invia di formazione debbano garantire il perpetursi di tali sistema.
    Da qui a capire l’attualita’ il passo e’talmente semplice e breve ,che nemmeno un Salvini lo fa e nessun semplificatore.
    Quindi concludo che tra rivoluzionari culturali e semplificatori di turno,siamo ben messi,nel senso che noi abbiamo cio’che ci meritiamo e pure i nostri figli e nipoti.
    Caino
    ps.Quando sento parlare di Organismi internazionali preposti al controllo dei cattivi,mi scappa da ridere,chissa’perche?

  2. caino
    caino says:

    A scanso di equivoci….

    Mi sono reso conto,apena due secondi dopo averlo scrito,che il mio post precente ,poteva essere fonte di equivoci,nel senso che puo’sembrare che io metta sulo stesso piano “rivoluzioni culturali e semplificazioni.
    Non e’cosi’.
    Ritengo pero’che le rivoluzioni culturali che ci vengono proposte,anche se sfiorano i veri problemi,non pongano mai pero’il vero obbiettivo .
    Il che amio avviso ,le rende inoffensive.
    Un po’,tanto per fare un esempio pratico,si potesse veramente condizionare e di li cambiare il “sistema operando sul piano dei consumi (domanda) e quindi dirigere l’offerta.
    Il problema vero e’ che l’offerta a monte viene determinata da altre considerazioni ,cioe’dal sistema economico finanziario cosi’com’e’ nella realta’.
    Se la rivoluzione culturale,non indica come obietto vero ,il cambiamento di sistema ,puo’ solo condizionare parzialmente il cosiddetto mercato..
    Che so,..come se i fascilegaioli..chiedessero che fosse messo in commercio un preservativo che mentre si tromba suonasse l’inno nazionale.
    Cosa per’altro possibile sul piano tecnico,cosi’ da poter coniugare la gnocca con il nazionalismo.
    Caino

  3. sylvi
    sylvi says:

    caro Caino,
    anche il mio computer risente dell’età: è prossimo a rendere l’anima.
    Fin che dura , vorrei almeno dirti che se ti dai alle letture di Pahor non hai bisogno di un caffè soltanto, preparane un secchio!
    Non è soltanto perchè Pahor ha cent’anni e quindi sarebbe logico pensare a un qualche deficit senile, ma non è questo il punto, Pahor anche a cinquant’anni ragionava allo stesso modo.
    Riassumo:
    – in campo di concentramento a soffrire le pene naziste c’è stato solo lui, era l’unico che capiva!
    – i mali del fascismo li ha visti solo lui e ne ha scritto.
    – gli italiani erano tutti fascisti, esclusi i resistenti che combattevano con il IX Corpus sloveno.
    – le uniche persone per bene , a Trieste, sono quelli di etnia slovena…gli altri tutti fascisti!
    – le Scuole dove va a predicare il suo Verbo in FVG sono quelle di etnia slovena…gli altri ne hanno un paio di …grande così!
    -la lettura che dà della Storia del FVG non convince più nemmeno i suoi parenti…se ne ha!

    Insomma se qualcuno ha osato proporlo per il Nobel …erano i pochi intimi con sede a Lubiana!
    Infatti…!!!
    Provo sicuramente una grande ammirazione per quelli come te che rischiano le tachicardie a forza di caffè pur di attaccarsi alle cause perse!
    Con grande serenità posso affermare che se Pahor non fosse stato comunista, ma comunista di quelli dei nostri confini, che non sono i comunisti piemontesi o emiliani, nessuno dalle vostre parti l’avrebbe preso in considerazione.
    Mio caro, ti consiglio, quando ti accingi a leggere Pahor , un secchio di camomilla, farà benissimo alle tue coronarie e , soprattutto, alla tua cultura storica!
    Un caro saluto

    Sylvi


    -

  4. caino
    caino says:

    In effetti hai ragione come al solito, :Non e’ necessario aspettare 102 anni per dire cazzate.
    Si possono dire a tutte le eta’

    Caino

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