1) – Le sanzioni contro la Russia: un autogol contro la ripresa europea. 2) – Argentina: non è default, ma resistenza contro la speculazione selvaggia. 3) – Fibrillazione nel sistema bancario: anche la Bri teme una nuova crisi. 4) – Agenzie rating: la “mano armata” della finanza speculativa.

OSPITIAMO QUATTRO INTERVENTI DEI NOSTRI COLLABORATORI SPECIALISTI IN ECONOMIA E FINANZA SU ALTRETTANTI TEMI DI GRANDE IMPORTANZA E ATTUALITÀ.

Mario Lettieri* Paolo Raimondi**
*Sottosegretario all’Economia del governo Prodi **Economista

1) – LE SANZIONI CONTRO LA RUSSIA: UN AUTOGOL CONTRO LA RIPRESA EUROPEA.

Le sanzioni contro la Russia per Washington hanno una valenza soprattutto geopolitica.
E’ il ritorno alla guerra fredda tra le due superpotenze. Per l’Unione europea, invece, esse rischiano di creare dei grandi disastri economici e politici per l’intera area euro-asiatica.
La mancanza di “personalità internazionale” dell’Europa è purtroppo nota. Con il suo indebolimento economico, l’Europa rischia anche di sottomettersi ad un nuovo atlantismo. Ciò farebbe piacere a Washington. Le sanzioni di fatto mortificano il ruolo indipendente dell’Ue e ogni sua autonoma visione strategica degli assetti geopolitici da realizzare.

Gli effetti negativi delle sanzioni in Europa, in particolare in Germania, per fortuna stanno però generando un dibattito profondo sul ruolo e sullo sviluppo dell’Ue.
Come è noto l’Ue ha deciso di estendere le sanzioni anche contro le imprese russe, così come già fatto dagli Usa. Washington ha sulla sua “black list” imprese quali il gigante petrolifero Rosneft, quello del gas Novatek, la Gasprombank e la fabbrica di armamenti Kalashnikov. Queste aziende non possono più chiedere prestiti alle banche americane, né vendere titoli di medio e lungo termine a investitori che hanno legami con gli Usa.

In breve si vuole strangolare finanziariamente le imprese e le banche russe che potranno avere sempre meno accesso ai mercati finanziari internazionali. Il rischio però è un boomerang. Gli effetti si sentiranno in tutta Europa, Germania compresa. In Italia si è già toccato l’export di prodotti agricoli e di vino.
La Confindustria tedesca parla di una perdita di 25.000 posti di lavoro. La Deutsche Bank calcola una diminuzione dello 0.5% del Pil tedesco causata dalle sanzioni incrociate.

L’autorevole Camera di commercio russo tedesca prevede che le sanzioni colpiranno almeno un quarto delle imprese che fanno business con l’estero. Del resto una ditta di guarnizioni per pipeline della Baviera che lavora con Novatek ha già subito una riduzione del 30% per la cancellazione o la posticipazione di ordini. La stessa Siemens sembra che dovrà bloccare immediatamente un contratto di 90 milioni di euro per turbine e generatori ordinati da Rosneft. Le case automobilistiche tedesche si aspettano nette riduzioni delle vendite in Russia nel 2014: la Volkswagen con 10% in meno, mentre l’Opel ha già perso il 12% nei primi 5 mesi dell’anno. Di fatto Mosca è indotta a cercare fornitori alternativi.

Quindi oggettivamente si è creata una situazione difficile per gli investimenti in Europa, anche per la vita stessa di alcune aziende europee che rischiano di essere penalizzate.
Contemporaneamente Berlino sta considerando una nuova politica economica europea. Il centro studi DIW (Istituto tedesco di ricerche economiche) ha rimesso al centro delle sue proposte gli investimenti di lungo periodo in nuove tecnologie ed in infrastrutture considerate essenziali per la ripresa economica.

Dall’inizio della crisi finanziaria globale la creazione del capitale fisso nella zona euro è diminuita del 15%. C’è un enorme gap tra gli investimenti programmati e quelli effettivamente realizzati.
Nel 2010-12 in Germania tale gap è stato del 3,7%. Per recuperare i ritardi si stima necessitino investimenti per ben 80 miliardi all’anno, mentre per quanto riguarda l’intera Ue occorrerebbero circa 200 miliardi di euro all’anno.

Berlino sta quindi pensando alla creazione di un fondo europeo di 100 miliardi di euro gestito dalla Banca Europea degli Investimenti. Le banche di sviluppo nazionali, come la Cassa Depositi e Prestiti in Italia e la Kreditanstalt fuer Wiederaufbau in Germania, sarebbero coinvolte nella concessione dei crediti per lo sviluppo. Un tale approccio dovrebbero essere al di fuori dei parametri del Patto di Stabilità.

Il fondo dovrebbe anche avere la possibilità di emettere obbligazioni, garantite dai Paesi che vi partecipano. Esse avrebbero perciò un rating molto vantaggioso mantenendo bassi anche i tassi di interesse. Non crediamo vi possano essere difficoltà a trovare sottoscrittori in quanto, come è noto, ogni anno nell’eurozona si registra un risparmio di circa 300 miliardi di euro, pari al 2,5% del suo Pil
Bene il fondo, ma secondo noi, la strada maestra per l’Ue è quella della cooperazione e dello sviluppo al suo interno e con i Paesi vicini per dare all’Europa stabilità e una solida prospettiva di ripresa.
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2) – ARGENTINA: NON È UN DEFAULT, MA  RESISTENZA CONTRO LA SPECULAZIONE SELVAGGIA.

Non è un default. In Argentina si sta combattendo la fase decisiva dello scontro tra lo Stato sovrano e i fondi speculativi. Si tratta di un test internazionale per affermare la difesa del benessere della popolazione e la sovranità economica nazionale rispetto alla prepotenza degli speculatori che ritengono di poter impunemente condizionare la vita ed il futuro di un Paese.

Certa stampa, molto interessata, ha detto che, dopo la gravissima crisi del 2001-2, l’Argentina è di nuovo in bancarotta in quanto il suo governo non sarebbe in grado di ripagare i bond in scadenza nelle mani di alcuni fondi speculativi americani, i cosiddetti “fondi avvoltoio”. Sono l’Aurelius Capital Management, il Blue Angel  e l’NML Capital, controllato dall’hedge fund Elliot Management Corporation cha fa capo al noto speculatore e miliardario americano Paul Singer.

Nel 2008 tali fondi acquistarono a prezzi irrisori bond argentini per un valore nominale di 1,3 miliardi di dollari. Erano in mano a investitori che volevano venderli a qualsiasi prezzo.
Si ricordi che, dopo il default, il governo argentino ha ristrutturato gran parte del suo debito. Lo ha fatto per un totale di 191 miliardi di dollari, prolungando le scadenze dei bond nel 2005 e nel 2010 e assumendo l’impegno di coprire una parte importante del loro valore. E’ stata una ristrutturazione dolorosa fatta però senza sottomettere il Paese alle feroci politiche di austerità richieste dal FMI.

Il 92, 4% dei creditori sottoscrissero l’accordo. I citati “fondi avvoltoio” no. Evidentemente l’intento era di usare i bond per un più complesso e pericoloso gioco geopolitico.
Due anni fa essi riuscirono ad ottenere dal giudice federale di New York, Thomas Griesa, l’ingiunzione al governo Argentino di ripagare i bond al loro valore nominale. Il 26 giugno di quest’anno la Corte Suprema americana ha convalidato la sentenza.

Il governo argentino ha sempre contestato i provvedimenti della giustizia americana, sostenendo che i fondi speculativi comprarono i bond dopo il default nella piena consapevolezza del fatto che il loro valore reale fosse solo una percentuale di quello nominale.
Si pensi che, se i “fondi avvoltoio” ottenessero il pagamento di 1,3 miliardi di dollari (più 200 milioni di interessi) in soli 6 anni avrebbero un profitto pari al 1.680%!

Dal 2005 l’Argentina ha sempre rispettato i termini della ristrutturazione del suo debito.  Il 28 giugno scorso ha depositato 539 milioni di dollari presso la sua banca fiduciaria, la Bank of New York – Mellon, per coprire i pagamenti dovuti a fine giugno ai possessori di bond che a suo tempo sottoscrissero l’accordo.
Il giudice Griesa ha sequestrato questa somma per dirottarla a beneficio dei fondi speculativi menzionati. E’ una mossa spregiudicata, quanto azzardata e ingiustificabile, tendente a dimostrare che adesso l’Argentina è in default, anche verso tutti gli altri detentori di bond.

Il governo argentino ha ribadito che è disposto al negoziato, ma senza cedere a minacce o a ricatti di alcun genere. Nel frattempo nel Paese e anche sui mercati la situazione, per fortuna, rimane calma in quanto tutti capiscono perfettamente il gioco geopolitico in atto.
Forse non è un caso che l’escalation dell’attacco dei fondi in questione sia avvenuta mentre i presidenti dei Paesi del Brics erano in visita in America Latina, anche in Argentina. Si preparavano al summit di Fortaleza del successivo 15 luglio. Probabilmente si voleva saggiare la loro risposta. Essa c’è stata e ha sorpreso la finanza speculativa e le sue lobby politiche!

Il presidente cinese Xi Jinping in visita a Buenos Aires ha infatti ribadito la volontà della Cina di voler aiutare Buenos Aires nella ristrutturazione del suo debito pubblico. “Insieme abbiamo disegnato un magnifico piano per lo sviluppo delle relazioni tra i nostri Paesi”, ha aggiunto.
La Banca Centrale Cinese inoltre ha sottoscritto uno swap monetario pari a 11 miliardi di dollari a favore dell’Argentina.
“Abbiamo una visione comune dello sviluppo mondiale e della vita internazionale”, ha detto il presidente russo Vladimir Putin alla dirigenza argentina. Lo stesso concetto è stato ribadito a Fortaleza, quando ha affermato che “siamo uniti dal desiderio di agire insieme su tutti i fronti dello sviluppo globale e per la creazione di una nuova architettura economica e finanziaria”.

Anche Cristina Fernandez de Kirchner, presidente dell’Argentina, ha ripetuto in tutte le sedi che “siamo sotto un forte attacco speculativo da parte dei cosiddetti fondi avvoltoio”.  “Noi chiediamo la creazione di un nuovo ordine finanziario globale che permetta uno sviluppo economico sostenibile”, ha aggiunto.

L’Europa e l’Italia in particolare per i legami storici, per i milioni di cittadini italo argentini e per la tradizionale amicizia, non possono accettare che, ancora una volta, si consumi una inaudita violenza speculativa nei confronti del popolo argentino, minando lo sviluppo di un’economia importante, non solo nell’area del Mercosur.
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3) – FIBRILLAZIONE DEl SISTEMA BANCARIO: ANCHE LA BRI TEME UNA NUOVA CRISI

Le gravissime crisi di alcune banche europee, apparentemente minori, suscitano preoccupazione nelle istituzioni economiche preposte alla vigilanza e al controllo. E’ il caso del Banco Espirito Santo Group, la seconda banca del Portogallo, della CCB, la quarta banca della Bulgaria, delle austriache Hypo Alpe Adria (che ha attività pari al 9% del Pil nazionale), e della Erste Bank, per le sue pesanti perdite subite sul mercato rumeno e ungherese.  Gli eventuali effetti sistemici non possono essere sottovalutati , anche in considerazione del fatto che le prime due hanno significativi legami con il Credit Agricole francese.

La stessa agenzia americana Bloomberg News guarda “con un occhio strabico” gli andamenti delle banche europee, sorvolando sui guai grossi di quelle americane. Ci sarebbe una bolla di circa 580 miliardi di euro di titoli tossici, legati al settore immobiliare, nella pancia delle banche europee, le quali starebbero cercando disperatamente di liberarsene e di piazzarli a prezzi scontati ad alcuni fondi  “venture capital” internazionali.

Nel frattempo, la Bank of America, che alla vigilia della crisi aveva creato e piazzato sul mercato ben 640 miliardi di dollari di derivati mortgage-backed-security, anch’essi legati al settore immobiliare, temporeggia nel definire il pagamento dei 17 miliardi di dollari di multa chiesti dal ministero della Giustizia per chiudere il caso anche sul piano delle responsabilità penali ed economiche a carico degli autori della truffa.

Dall’insieme di questi dati la domanda è d’obbligo: si tratta di vari scossoni di assestamento dopo il “grande terremoto” del 2007-8, o sono  avvisaglie di un altro grande sisma in arrivo?
Secondo noi il rischio è reale se si tiene conto della nuova crescita esponenziale  dei derivati Otc, del risorgere di vecchie e nuove bolle speculative, della grande instabilità sui mercati delle valute.

Anche l’autorevole direttore generale della Banca dei Regolamenti Internazionali di Basilea, Jaime Caruana, ha recentemente sposato questa tesi nella sua relazione all’Assemblea annuale della Bri. “A distanza di sette anni, la grande Crisi Finanziaria getta ancora un’ombra lunga sull’economia mondiale”, ha detto. E, dopo aver “pagato dazio” alle grandi lobby finanziarie con l’ammissione di un qualche segno di ripresa, Caruana si è corretto e ha aggiunto che però “permangono gravi difficoltà e stanno emergendo nuovi rischi. Del resto nel confronto storico l’attuale ripresa è deludente”.

Le imprese e le banche nelle economie colpite dalla crisi sono ancora alle prese con il risanamento dei bilanci e con un sovraccarico di debito. Inoltre le economie emergenti sono entrate nella fase finale dei loro boom finanziari che hanno anche accresciuto la loro esposizione ai rischi economici. Paesi come la Cina, il Brasile, la Turchia e altri hanno purtroppo permesso anche nel loro interno una preoccupante crescita del debito privato.

Rispetto al 2007 nelle economie del G20 il rapporto tra debito complessivo del settore non finanziario e il Pil è cresciuto di oltre il 20%. Questo è il lascito degli imponenti stimoli fiscali fatti durante la Grande Recessione nelle economie avanzate e delle ingenti nuove emissioni di debito da parte delle imprese nelle economie emergenti (EME). I livelli del debito aggregato (pubblico e privato) sono cresciuti: oggi il rapporto debito aggregato/Pil si attesta al 275% nelle economie avanzate e al 175% in quelle delle EME.

Caruana ha aggiunto:”Questa esplosione del debito ha certamente contribuito a sorreggere la domanda corrente. Non è però altrettanto chiaro se sarà in grado di innalzare il reddito negli anni a venire.” Molte imprese si sono indebitate allo scopo di comprare massicciamente le loro stesse azioni sul mercato. E secondo la Bri, il 40% dei “syndacated loans”, cioè quei finanziamenti erogati da un consorzio di banche a favore di un’impresa per ripartire il rischio, sono andati ai creditori di bassa affidabilità in misura superiore a quella registrata nel 2007.

E’ un modello di crescita trainata dal debito che ha indebolito gli investimenti nelle economie avanzate, determinando anche un certo calo della produttività, spesso occultato dal boom finanziario.
Per la Bri anche “l’accomodamento monetario sta raggiungendo i propri limiti, mentre la normalizzazione della politica monetaria è ancora lontana.” Si ricordi che, di conseguenza, i bilanci delle banche centrali – inclusa la stessa Fed – hanno superato i 20.000 miliardi di dollari a livello mondiale.

Secondo Caruana la strada verso la normalizzazione pone una serie di sfide che non possono ulteriormente essere eluse.
La prima è come rendere i mercati meno dipendenti dalla politica monetaria. Gli operatori purtroppo si sono convinti che le condizioni monetarie molto accomodanti resteranno per un periodo molto lungo e ciò favorisce una pericolosa baldanza che spinge verso un’eccessiva assunzione di rischio. La seconda sfida consiste nell’approntare strumenti idonei a fronteggiare le ripercussioni internazionali (svalutazioni, destabilizzazioni e guerre valutarie) della politica monetaria. La terza riguarda la transizione verso un sistema finanziario più affidabile, meglio regolato, più controllato ed efficiente.

Sono tutti temi che ancora una volta mettono al centro l’urgenza di un accordo tra i maggiori attori economici e politici internazionali, nella logica di una nuova Bretton Woods come da tempo anche da noi sostenuta.
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4) – AGENZIE DI RATING: LA “MANO ARMATA” DELLA FINANZA SPECULATIVA

Come al solito le agenzie di rating americane sono ritenute degne di fede dai media italiani. L’ultimo caso è quello della Moody’s che, sulla base non si sa di quale competenza superiore, corregge al ribasso la valutazione dell’Ocse, l’organizzazione internazionale per la cooperazione e lo sviluppo economico che raccoglie 34 Paesi, tra cui tutti quelli della cosiddetta economia avanzata. Mentre l’Ocse prospetta una piccola crescita dello 0,5% del Pil italiano nel 2014, Moody’s la azzera, anzi la porta in zona negativa.

Conosciamo tutti, e troppo bene, le difficoltà economiche del “sistema Italia” e quanto lenta e difficile sia ancora la ripresa della produzione e dell’occupazione. Non si tratta quindi di voler creare delle illusioni intorno a qualche decimale vicino allo zero.
Ciò che per noi è inaccettabile, e per questo motivo ancora una volta torniamo a parlarne, è che le agenzie di rating americane, la cui credibilità, questo si, è veramente sotto lo zero, possano dettare analisi e condizioni economiche senza sollevare l’indignazione delle nostre forze politiche ed economiche e dei media italiani.

Non proponiamo una censura. Sosteniamo che  i responsi di Moody’s e delle altre sorelle del rating siano considerati nel giusto modo, sottolineando quindi che, oggi nel caso della Moody’s, le suddette agenzie non godono di tanta e ovvia credibilità. Si ricordi che esse sono state pesantemente coinvolte in gravissimi conflitti di interesse e sono state, e sono, sottoposte ad indagini importanti.
Ogni loro valutazione dovrebbe quindi essere sempre accompagnata almeno dalle citazioni di rapporti ufficiali preparati dalle più importanti commissioni d’indagine degli USA.

Per esempio:
- Nel rapporto “Wall Street and financial crisis: Anatomy of a financial collapse”, presentato nell’aprile 2011 dalla Commissione d’inchiesta sulla crisi finanziaria guidata da Phil Angelides, si dice: «Noi sosteniamo che il fiasco delle agenzie di rating sia stato un elemento essenziale del meccanismo distruttivo finanziario. Esse sono state le promotrici chiave del melt down finanziario, cioè della dissoluzione sistemica. Non si sarebbe potuto vendere i titoli ipotecari, che sono stati al cuore della crisi, senza il loro timbro di approvazione. Gli investitori si sono ciecamente fidati dei loro giudizi. In alcuni casi il loro rating era obbligatorio. La crisi non sarebbe potuta accadere senza le agenzie di rating. Tra il 2007 e il 2008 il loro rating ha fatto prima salire i mercati e poi, con l’abbassamento repentino delle loro valutazioni, li ha fatti precipitare».
- La Commissione Levin-Coburg del Senato americano ha affermato a sua volta che «la crisi non è stata un disastro naturale, bensì il risultato di alti rischi, prodotti finanziari complessi, conflitti di interesse coperti, il fallimento degli organi di controllo, il ruolo delle agenzie di rating e dello stesso mercato che hanno permesso e guidato gli eccessi di Wall Street». «I rating gonfiati hanno contribuito alla crisi finanziaria mascherando i veri rischi dei titoli ipotecari», diceva ancora la Commissione.

Si potrebbe aggiungere l’indagine fatta dal pm Michele Ruggiero della Procura di Trani nei confronti della Moody’s per “manipolazione del mercato in cui gli analisti fornivano intenzionalmente informazioni tendenziose e distorte”.

Negli Usa sono molti i procedimenti legali aperti contro la Moody’s e le altre agenzie di rating. E’ il caso CalPERS, il più grande fondo pensione californiano per gli impiegati pubblici, che ha chiesto a Moody’s e a Standard & Poor’s un rimborso di un miliardo di dollari. Le agenzie avevano fornito valutazioni totalmente erronee di alcuni titoli da comprare in seguito crollati rovinosamente.

D’altra parte, al di là dell’ottimismo o delle lamentele del nostro primo ministro, la nostra economia e l’intero “sistema Italia” devono quasi quotidianamente dimostrare al mondo intero, a cominciare da quello della finanza, che le politiche del governo di Roma sono realistiche, realizzabili ed effettivamente applicate per ottenere il benestare della Bce, della Commissione Europea e delle tante altre istituzioni internazionali.

Perciò sarebbe onesto e giusto applicare gli stessi rigorosi criteri alle agenzie di rating, cioè a chi, non a parole ma nei fatti, è stato purtroppo complice e primo attore nel copione della più grande crisi finanziaria globale della storia.
68 commenti
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  1. Uroburo
    Uroburo says:

    Opperbacco!
    Ma anche da parte mia i più sinceri auguri alla Silvy, che estendo anche a Pino, scusandomi per l’indegno ritardo. U.

    Rispondi
  2. sylvi
    sylvi says:

    Ho deciso di iscrivermi a faccebucche , ma iscritta a metà, non troppo di qua nè proprio di là.
    E che diamine, volevo conservare un minimo di privacy!
    Ho risposto a meno di un terzo delle domande che mi vennero fatte…mi ritrovai, mio malgrado, …in mutande!
    L’unica cosa che facebook non sa, forse, l’ora della mia nascita!

    Grazie degli auguri a tutti, ma soprattutto al Figliol Prodigo n.49.
    Quando frequentavo regolari lezioni di Vangelo, la parabola del Figliol Prodigo non mi ha mai convinto…continuavo a dire:
    – uno si fa gli affari suoi, fa e dice quello che gli pare…poi…tutto dimenticato e perdonato?
    Va mica bene!!! Pensavo.
    Ma mi hanno convinto che il cristiano porge, felice, le guance…sberle di quà , sberle di là…e il sorriso!!!
    Comunque di Caino, C.G e Uroburo mi fido di più!

    Gli auguri che mi hanno rincuorato di più sono quelli di mio genero: – hai qualche problema alle gambe; un po’ di ipertensione non grave, rimediabile ; non hai bisogno delle pilloline così raccomandate dal tuo amico Uroburo….! ? Ma che vuoi dalla vita?.

    Ecco! Domani è un altro domani!

    Sylvi

    Rispondi
  3. Pino Nicotri
    Pino Nicotri says:

    x Anita

    E allora? Faccia semmai notare al mascalzone cosa “estrapola” e si inventa lui, feccia sempre più feccia.
    nicotri

    Rispondi
  4. sylvi
    sylvi says:

    Dedico questo breve racconto a C. G. che crede nella monogamia senza vergognarsi di dirlo!

    Avevamo una piccolissima barchetta a vela; sei metri, una minuscola cabina dove dormivamo, a prua, in tre con la figlia piccola, e al mattino si giocava in tre fra il dondolio delle onde. Ricordi incancellabili!
    Ma decidemmo di fare la grande crociera ; lasciammo la bambina alla nonna!
    Da Lignano partimmo a sud. Un giorno e una notte per arrivare a Pola.
    Pola merita una sosta: per il fiordo, per l’Arena, per l’Arco dei Sergi, e..per il mercato del pesce …uno dei più ricchi del Mediterraneo…non lo dico io, ma amici del Tirreno e della Sicilia!
    Poi…lasciato il faro di Porer, al limite della penisola istriana, si affronta il Quarnero; lo affrontano i velisti con Maestrale anche sostenuto; si fermano i motoscafi, perchè il mare è un’onda lunga, corta, rovescia …di su e di giù. Come sulla Manica insomma!

    Oltre c’è la Dalmazia; Lussinpiccolo, Sansego e poi…giù, giù verso
    Zara e le Incoronate.
    Le Incoronate sono state definite giustamente ” la Polinesia dell’Adriatico”.
    Una lunga, numerosa e ininterrotta serie di isolotti, brulli, spezzati da nord a sud , da est a ovest da muri a secco, là dove più ferocemente soffia la bora.

    Per dirla schietta, tette di molte misure e adatte alla ricerca di piccole insenature dove trovare riparo. Scogliere candide a picco sul mare, insenature di acque candide su rocce carsiche, fondali blu, verdi…una meraviglia.
    Noi eravamo molto orgogliosi della nostra minuscola barchetta, e ci fermammo , per la notte, in una minuscola baia,dopo aver cenato in pozzetto con il piccolo tavolo a trepiede rinchiudibile.
    Nel mezzo della notte mio marito schizzò dalla cuccetta e disse:
    – l’ancora non tiene!-
    Anch’io saltai sul pozzetto e finii col piede sul trepiede.
    Mi feci “uno sbrego” e inondai di sangue il
    pozzetto,
    Mio marito si guardò in giro ed esclamò: -mi hai rovinato il tek del pozzetto, le sedute e il passoavanti!

    E io mi sentii colpevole! Cercavo disinfettanti, garze … E fu guerra!
    Dopo…vidi l’uomo insensibile e pensai al divorzio.
    Poi facemmo pace, lui imparò a gettare l’ancora al sicuro, io a lasciare libero il pozzetto. E quanto ci volevamo bene!

    Infatti dopo continuammo la nostra crociera, cambiammo barca ma non volli più saperne di tavolini trepiede che girassero nel pozzetto.

    Sylvi

    Rispondi
  5. Anita
    Anita says:

    x Pino #56

    Ho notato diverse cose, ma e’ meglio che le tenga per me, non ne vale la pena o il mio tempo.

    Buonanotte,
    Anita

    Rispondi
  6. Peter
    Peter says:

    x Sylvi

    Lasci perdere le metafore bibliche, io non sono ne’ figliolo ne’ prodigo, al contrario c’é chi insinua che sia un po’ tirchietto. E sono presente-assente, come dice Nicotri.
    Le rinnovo gli auguri, comunque, ed il fatto che sia Vergine spiega per me parecchio. Mai andato d’ accordo con nessuno di quel segno, lo era persino la mia ex coreana, QED.
    Uroburo ha detto almeno una cosa giusta, a volte io manco di senso di opportunita’.
    In effetti le macchie di sangue non spariscono dal teak, o cosi’ ho sentito. Suo marito aveva pure ragione….
    Che bisogno c’ e’ mai di viaggiare?! Nel suo Adriatico si trova gia’ la Polinesia, la Manica, la bora che soffia piu’ dei tifoni dei mari del Sud, i fiordi che manco la Norvegia o la Cornovaglia, mercati del pesce che la Sicilia manco si sogna…
    Sono sicuro che ci sono anche ostriche con perle nere e bianche degne di un maraja del bel tempo che fu, e cosi’ il quadro e’ completo.

    Peter

    Rispondi
  7. Pino Nicotri
    Pino Nicotri says:

    x Anita

    Prenda bene nota, mi raccomando. E il suo tempo non lo sciupi più qui…. Così evita anche l’odioso ruolo di insinuatrice e diffamatrice che da qualche tempo si è ritagliata nel forum.
    Chi va con lo zoppo impara a zoppicare. Per cortesia nei suoi confronti e per non sciupare il mio tempo non le dico cosa accade a chi va con la feccia.
    nicotri

    Rispondi
  8. caino
    caino says:

    Ma no, ma no….
    Non e’ posibile che la nostra cara Anita, possa venire
    Plagiata fino a tal punto…..
    Secondo me non e Lei…….
    Ma una intrusa..
    Troppo ponderata amio ricordo, per essere Lei e lasciarsi trascinare fino a talpunto.
    Non ci redo ancora…….

    Caino

    Rispondi
  9. Lauren
    Lauren says:

    Will I get travelling expenses? where can you buy dramamine in vic Nicky Henderson, Alan King and Harry Fry all saddled runners, but Calipto looked like a long odds-on chance rather than a 5-2 joint-favourite throughout the final circuit and Jacob was able to cruise up to the lead approaching the final flight on the way to a three-and-a-quarter length success. He is now top-priced at 20-1 for the Triumph with Hills and Paddy Power.

    Rispondi
  10. Zanele
    Zanele says:

    las 3 proximas las gana. Almereda fuera, Valencia en casa y fuera el Zaragoza. son 9 puotns para los blancos.Jugar otra cosa en la quiniela Craso error.Volviendo al tema “no hacer lef1a del arbol caeddo” yo paso oledmpicamente de putearlos porque simplemente el madrid no este1 al nivel del Barcelona, Manchester o Chelsea. Sf3lo observar contra quien juega el Barcelona en los cruces y con quien el Madrid, que cualquiera tropieza en copa con un 2aa o 3aa ya que le pasa a todos los primeras, pero queda eliminado a las primeras de cambio en Europa, y ahed es donde se es grande, no en una liga que pertenece a los dos grandes y una vez cada 10 af1os para uno que de9 la sorpresa…El futbol actual es ased.

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