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	<title>Commenti a: La strada della guerra per portare la Libia dalla sfera di influenza italiana a quella francese è &#8211; come per ogni guerra &#8211;  lastricata di grandi bugie. Coronate dall&#8217;incivile scempio di Gheddafi e dall&#8217;ancor più incivile gioia occidentale</title>
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	<description>Critica delle verità ufficiali. Contro l&#039;ipocrisia e l&#039;uso di due pesi e due misure da parte del potere</description>
	<lastBuildDate>Mon, 11 Aug 2025 04:37:55 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Di: Grecia: la crisi ha messo in ginocchio anche i casino&#039; ***</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Grecia: la crisi ha messo in ginocchio anche i casino&#039; ***]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 07:22:12 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[[...] La strada della guerra per portare la Libia dalla sfera di influenza ... [...]]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] La strada della guerra per portare la Libia dalla sfera di influenza &#8230; [&#8230;]</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Pino Nicotri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pino Nicotri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Oct 2011 20:31:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[x TUTTI

E&#039; IN RETE IL NUOVO ARGOMENTO.
BUONA LETTURA.
pino nicotri]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>x TUTTI</p>
<p>E&#8217; IN RETE IL NUOVO ARGOMENTO.<br />
BUONA LETTURA.<br />
pino nicotri</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Anita</title>
		<link>http://www.pinonicotri.it/2011/10/la-strada-della-guerra-per-portare-la-libia-dalla-sefra-di-influenza-italiana-a-quella-francese-e-come-per-ogni-guerra-lastricata-di-grandi-bugie-coronate-dallincivile-scempio-di-gheddafy-e-da/comment-page-3/#comment-230311</link>
		<dc:creator><![CDATA[Anita]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Oct 2011 20:22:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[x Sylvi

Mi dispiace che ti sei buscata un raffreddore...spero che ti passi presto.

Io non ne sono soggetta, la mia media e&#039; uno all&#039;anno e  non prendo niente, solo qualche Tylenol =  acetaminophen,  per il mal di testa.

Pero&#039; quando i miei nipotini hanno iniziato ad andare all&#039;asilo, mi venivano tutti i virus e raffreddori, uno dopo l&#039;altro, tanto che il medico curante mi fece fare diverse analisi del sangue per individuare  se  c&#039;erano cambiamenti sul mio sistema immunitario.

I bambini sono portatori di germi, ci devi fare il callo...

Due abbracci e baci,
Anita

PS:
Domani si aspetta la prima leggera nevicata, i fiori sono ancora belli eccetto le &quot;Impatiens&quot;, la mia &#039;Mandevilla&#039; e&#039; arrivata oltre il tetto e&#039; piena di fiori, mi dispiace tagliarla  a circa  20.cm e metterla a riposo per l&#039;inverno.....

Gli oleandri possono aspettare fino a che avro&#039; aiuto...ci vogliono 3 uomini per spostarli.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>x Sylvi</p>
<p>Mi dispiace che ti sei buscata un raffreddore&#8230;spero che ti passi presto.</p>
<p>Io non ne sono soggetta, la mia media e&#8217; uno all&#8217;anno e  non prendo niente, solo qualche Tylenol =  acetaminophen,  per il mal di testa.</p>
<p>Pero&#8217; quando i miei nipotini hanno iniziato ad andare all&#8217;asilo, mi venivano tutti i virus e raffreddori, uno dopo l&#8217;altro, tanto che il medico curante mi fece fare diverse analisi del sangue per individuare  se  c&#8217;erano cambiamenti sul mio sistema immunitario.</p>
<p>I bambini sono portatori di germi, ci devi fare il callo&#8230;</p>
<p>Due abbracci e baci,<br />
Anita</p>
<p>PS:<br />
Domani si aspetta la prima leggera nevicata, i fiori sono ancora belli eccetto le &#8220;Impatiens&#8221;, la mia &#8216;Mandevilla&#8217; e&#8217; arrivata oltre il tetto e&#8217; piena di fiori, mi dispiace tagliarla  a circa  20.cm e metterla a riposo per l&#8217;inverno&#8230;..</p>
<p>Gli oleandri possono aspettare fino a che avro&#8217; aiuto&#8230;ci vogliono 3 uomini per spostarli.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Pino Nicotri</title>
		<link>http://www.pinonicotri.it/2011/10/la-strada-della-guerra-per-portare-la-libia-dalla-sefra-di-influenza-italiana-a-quella-francese-e-come-per-ogni-guerra-lastricata-di-grandi-bugie-coronate-dallincivile-scempio-di-gheddafy-e-da/comment-page-3/#comment-230310</link>
		<dc:creator><![CDATA[Pino Nicotri]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Oct 2011 19:36:42 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.pinonicotri.it/?p=3370#comment-230310</guid>
		<description><![CDATA[x Alessandro

Sì, chiunque, noi compresi in determinate condizioni può compiere cose atroci. E&#039; però anche vero che c&#039;è gente che piuttosto si lascia ammazzare, ma il male, quello grave, non lo farebbe mai. Perché? Mah, difficile a dirsi, senza sprofondare in mega spiegazioni che non spiegao nulla.
Mettiamola così: come nei reattori nucleari ci sono i &quot;moderatori&quot; (barre di grafite o piscina di acqua pesante) per avitare l&#039;esplosione tipo bomba atomica, così la natura provvede a piazzare delle eccezioni utili a evitare che il livello del danno, cioè del male, superi una soglia incompatibile con la sopravvivenza del genere umano. Insomma, tra vari chili (o quintali, o magari tonnellate....) di ganga si trova magari una pagliuzza d&#039;oro.
Tutto qui.
Un saluto.
pino
P. S. Un saluto anche a suo padre.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>x Alessandro</p>
<p>Sì, chiunque, noi compresi in determinate condizioni può compiere cose atroci. E&#8217; però anche vero che c&#8217;è gente che piuttosto si lascia ammazzare, ma il male, quello grave, non lo farebbe mai. Perché? Mah, difficile a dirsi, senza sprofondare in mega spiegazioni che non spiegao nulla.<br />
Mettiamola così: come nei reattori nucleari ci sono i &#8220;moderatori&#8221; (barre di grafite o piscina di acqua pesante) per avitare l&#8217;esplosione tipo bomba atomica, così la natura provvede a piazzare delle eccezioni utili a evitare che il livello del danno, cioè del male, superi una soglia incompatibile con la sopravvivenza del genere umano. Insomma, tra vari chili (o quintali, o magari tonnellate&#8230;.) di ganga si trova magari una pagliuzza d&#8217;oro.<br />
Tutto qui.<br />
Un saluto.<br />
pino<br />
P. S. Un saluto anche a suo padre.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Pino Nicotri</title>
		<link>http://www.pinonicotri.it/2011/10/la-strada-della-guerra-per-portare-la-libia-dalla-sefra-di-influenza-italiana-a-quella-francese-e-come-per-ogni-guerra-lastricata-di-grandi-bugie-coronate-dallincivile-scempio-di-gheddafy-e-da/comment-page-2/#comment-230309</link>
		<dc:creator><![CDATA[Pino Nicotri]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Oct 2011 19:30:56 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.pinonicotri.it/?p=3370#comment-230309</guid>
		<description><![CDATA[x Sylvi

Faccia delle vaporizzazioni - con il vaporizzatore usato per esempio per l&#039;acqua di Tabiano -  di mezzo litro d&#039;acqua di rubinetto con un terzo di boccetta di Sedocalcio. Due volte al giorno, per una settimana. Le passerà di sicuro.
Un saluto.
pino]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>x Sylvi</p>
<p>Faccia delle vaporizzazioni &#8211; con il vaporizzatore usato per esempio per l&#8217;acqua di Tabiano &#8211;  di mezzo litro d&#8217;acqua di rubinetto con un terzo di boccetta di Sedocalcio. Due volte al giorno, per una settimana. Le passerà di sicuro.<br />
Un saluto.<br />
pino</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: sylvi</title>
		<link>http://www.pinonicotri.it/2011/10/la-strada-della-guerra-per-portare-la-libia-dalla-sefra-di-influenza-italiana-a-quella-francese-e-come-per-ogni-guerra-lastricata-di-grandi-bugie-coronate-dallincivile-scempio-di-gheddafy-e-da/comment-page-2/#comment-230308</link>
		<dc:creator><![CDATA[sylvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Oct 2011 19:21:52 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.pinonicotri.it/?p=3370#comment-230308</guid>
		<description><![CDATA[Cara Anita,

ti scriverò! Sono afflitta da un raffreddore che non passa mai, 
e mi rende un po&#039; decerebrata, come dice il nostro amico Uroburo1

Ti abbraccio
 Sylvi]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Cara Anita,</p>
<p>ti scriverò! Sono afflitta da un raffreddore che non passa mai,<br />
e mi rende un po&#8217; decerebrata, come dice il nostro amico Uroburo1</p>
<p>Ti abbraccio<br />
 Sylvi</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: sylvi</title>
		<link>http://www.pinonicotri.it/2011/10/la-strada-della-guerra-per-portare-la-libia-dalla-sefra-di-influenza-italiana-a-quella-francese-e-come-per-ogni-guerra-lastricata-di-grandi-bugie-coronate-dallincivile-scempio-di-gheddafy-e-da/comment-page-2/#comment-230307</link>
		<dc:creator><![CDATA[sylvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Oct 2011 19:15:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[X Uroburto e  cc

Il primo mi dà della decerebrata, l&#039;altro paragona le &quot;fatiche letterarie&quot; di Fantozzi con le mie affermazioni sui documenti inglesi
a proposito della XMas.

Come non mi offende quel pover&#039;uomo di Villaggio che ha confuso, io dico da sempre, la satira e la comicità con la sua visione escrementizia del far ridere...così non mi offendono le vostre trombette sonanti!!!

Potrei aggiungere, a proposito del bello e giovanile  post di Alessandro, che il bene e il male sono strettamente collegati con il dolore che può innalzare o distruggere.

E&#039; comunque una fatica quotidiana  sia fare il bene che il male.
L&#039;empatia? A lungo ho pensato che fosse un dono, come la Fede;
non lo credo più...l&#039;empatia può essere contagiosa ...e qui interviene l&#039;ambiente  e le sue mille facce.
E soprattutto la capacità e la voglia di aprirsi agli altri...di trovare interessante il &quot;vicino&quot; , quel vicino che  diventa sempre più allargato.

Caro Uroburo,
 si comincia a trovare interessante ed empatica la conta dei peli del naso dei friulani e si scopre che i peli nel naso dei cinesi, presi come individui, sono altrettanto interessanti!
Ma , la filosofia e le neuroscienze sono nulla senza la curiosità di andar loro incontro con la fatica del capire.

La mia è una miserabile analisi che scaturisce da tutto quello che ho accolto nei miei studi.
Non mi sogno di sostenere le mie affermazioni con illustri citazioni! Non oggi almeno!
Tanto sono decerebrata!

Sylvi]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>X Uroburto e  cc</p>
<p>Il primo mi dà della decerebrata, l&#8217;altro paragona le &#8220;fatiche letterarie&#8221; di Fantozzi con le mie affermazioni sui documenti inglesi<br />
a proposito della XMas.</p>
<p>Come non mi offende quel pover&#8217;uomo di Villaggio che ha confuso, io dico da sempre, la satira e la comicità con la sua visione escrementizia del far ridere&#8230;così non mi offendono le vostre trombette sonanti!!!</p>
<p>Potrei aggiungere, a proposito del bello e giovanile  post di Alessandro, che il bene e il male sono strettamente collegati con il dolore che può innalzare o distruggere.</p>
<p>E&#8217; comunque una fatica quotidiana  sia fare il bene che il male.<br />
L&#8217;empatia? A lungo ho pensato che fosse un dono, come la Fede;<br />
non lo credo più&#8230;l&#8217;empatia può essere contagiosa &#8230;e qui interviene l&#8217;ambiente  e le sue mille facce.<br />
E soprattutto la capacità e la voglia di aprirsi agli altri&#8230;di trovare interessante il &#8220;vicino&#8221; , quel vicino che  diventa sempre più allargato.</p>
<p>Caro Uroburo,<br />
 si comincia a trovare interessante ed empatica la conta dei peli del naso dei friulani e si scopre che i peli nel naso dei cinesi, presi come individui, sono altrettanto interessanti!<br />
Ma , la filosofia e le neuroscienze sono nulla senza la curiosità di andar loro incontro con la fatica del capire.</p>
<p>La mia è una miserabile analisi che scaturisce da tutto quello che ho accolto nei miei studi.<br />
Non mi sogno di sostenere le mie affermazioni con illustri citazioni! Non oggi almeno!<br />
Tanto sono decerebrata!</p>
<p>Sylvi</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Uroburo</title>
		<link>http://www.pinonicotri.it/2011/10/la-strada-della-guerra-per-portare-la-libia-dalla-sefra-di-influenza-italiana-a-quella-francese-e-come-per-ogni-guerra-lastricata-di-grandi-bugie-coronate-dallincivile-scempio-di-gheddafy-e-da/comment-page-2/#comment-230303</link>
		<dc:creator><![CDATA[Uroburo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Oct 2011 12:54:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Una piccola precisazione per Alessandro e per CC.

Ovviamente gli scienziati hanno il diritto di dire la loro su qualunque argomento, come chiunque altro (tranne ovviamente i sindacalisti ed i sostenitori della sinistra che mangiano i bambini, crudi e vivi; e neppure conditi, ohhh barbarie!).
Quel che volevo dire è SOLO che gli scienziati non hanno alcun diritto di parlare ex-cathedra se non a proposito dei campi di loro pertinenza. Pertanto il parere di un biochimico su un argomento biochimico è in linea di principio attendibile; quello di un biochimico su un problema etico vale tanto quanto il mio.

Per CC
La filosofia non dà risposte: non è mica il Papa (e neppure Dio)! La filosofia indica problemi a fornisce dei punti di vista che non sono mai assoluti, tant&#039;è che il filosofo successivo dice sempre  una cosa diversa da quello precedente, ma sono una argomentata visione del mondo e/o di un determinato problema.
Da questo punto di vista la filosofia moderna e contemporanea (da Leibnitz a Kant, a Nietzsche, Heidegger, Wittgenstein, Vattimo e tanti altri) dicono cose complesse ma veramente affascinanti. Per non parlar di Jaspers o di Sartre  ... 
Un saluto   U.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Una piccola precisazione per Alessandro e per CC.</p>
<p>Ovviamente gli scienziati hanno il diritto di dire la loro su qualunque argomento, come chiunque altro (tranne ovviamente i sindacalisti ed i sostenitori della sinistra che mangiano i bambini, crudi e vivi; e neppure conditi, ohhh barbarie!).<br />
Quel che volevo dire è SOLO che gli scienziati non hanno alcun diritto di parlare ex-cathedra se non a proposito dei campi di loro pertinenza. Pertanto il parere di un biochimico su un argomento biochimico è in linea di principio attendibile; quello di un biochimico su un problema etico vale tanto quanto il mio.</p>
<p>Per CC<br />
La filosofia non dà risposte: non è mica il Papa (e neppure Dio)! La filosofia indica problemi a fornisce dei punti di vista che non sono mai assoluti, tant&#8217;è che il filosofo successivo dice sempre  una cosa diversa da quello precedente, ma sono una argomentata visione del mondo e/o di un determinato problema.<br />
Da questo punto di vista la filosofia moderna e contemporanea (da Leibnitz a Kant, a Nietzsche, Heidegger, Wittgenstein, Vattimo e tanti altri) dicono cose complesse ma veramente affascinanti. Per non parlar di Jaspers o di Sartre  &#8230;<br />
Un saluto   U.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Shalom</title>
		<link>http://www.pinonicotri.it/2011/10/la-strada-della-guerra-per-portare-la-libia-dalla-sefra-di-influenza-italiana-a-quella-francese-e-come-per-ogni-guerra-lastricata-di-grandi-bugie-coronate-dallincivile-scempio-di-gheddafy-e-da/comment-page-2/#comment-230302</link>
		<dc:creator><![CDATA[Shalom]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Oct 2011 07:37:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[PRESIDENTE NAPOLITANO, PERCHE’ MI PROIBISCONO DI VISITARE GERUSALEMME?

La fotografa italiana Fatima Abbadi scrive al capo dello stato per raccontare la sua disavventura all&#039;arrivo all&#039;aeroporto di Tel Aviv. Interrogata per ore e infine espulsa senza alcun motivo. Una esperienza che ogni giorno vivono tanti altri viaggiatori in arrivo allo scalo israeliano.

Roma, 25 ottobre 2011, Nena News – Caro Presidente, mi chiamo Fatima Abbadi, ho 33 anni, e sono una cittadina italiana. Scrivo a Lei, e attraverso Lei mi rivolgo anche a quei cittadini che avranno la possibilità di ascoltare queste mie parole, questo mio grido, che non è di disperazione, ma carico di speranza umana e civile.
Sono nata in una terra straniera, negli Emirati Arabi Uniti, da padre arabo (Giordano) e madre Italiana, dove ho trascorso quasi tutta la mia infanzia, frequentando una scuola indiana. A quindici anni mi sono trasferita in Giordania dove ho terminato gli studi secondari in una scuola araba/americana. In queste terre straniere multi-culturali ho imparato il valore e l’importanza che la conoscenza di diverse culture può avere nella crescita e nell’educazione dell’individuo, creando in me un bagaglio culturale di inestimabile valore.

Una volta arrivata in Italia per gli studi universitari, è iniziata una ricerca culturale per capire al meglio le mie radici arabe ed europee, per scoprire il nesso tra occidente e medioriente. Ho scelto la fotografia come linguaggio di espressione e l’essere femminile come strumento di approccio per comunicare con gli altri. Non giudico la mia fotografia: lascio che ognuno sia in grado di cogliere da essa il mio messaggio.Ho sempre cercato di evidenziare la “bellezza” dell’essere umano, la sua essenza, la pace, l’amore, la tristezza, il dolore, la nascita e la gioia. Da 5 anni questa ricerca è diventata “progetto”, che mi ha portato a viaggiare in molti Paesi. La prima parte di questo progetto di ricerca umana/filosofica si è conclusa proprio all’inizio di quest’anno, con una prima raccolta di opere denominata “Women Through my Lens”, che è stata presentata ed esposta ad Amman (Giordania), città natale di mio padre.

Questo mio progetto mi ha portato a scegliere come meta di viaggio per le ferie estive di quest’anno “Gerusalemme”. Avevo scelto questa città perché, in primis, è un pilastro fondamentale per la mia fede (musulmana), ed è la città delle 3 più grandi Religioni monoteiste.

Ero alla ricerca dello “spirito” che da sempre lega l’uomo con il Divino.

Ero alla ricerca delle miei radici.

Gerusalemme è la culla delle civiltà, a livello storico, linguistico, culturale e perché no, anche culinario.

Volevo capire meglio e da vicino la religione ebraica.

Volevo scoprire le usanze e i costumi che le donne tramandano da generazioni in generazioni. Non ho preferenze di razza, colore o etnia. Il mio cammino mi porta a non avere barriere, pregiudizi o ad ettichettare qualcuno. La mia ricerca era mirata a tutte le donne in Terra Santa perché io credo nell’essere femminile, nel fatto che siamo tutte ambasciatrici di cultura ed educazione.

Volevo cercare di comprendere il perché di questi eterni conflitti che dissacrano questa città sin da tempi remoti. Credo anche nella umanità delle persone e sono convinta che pure nel dolore, nella sofferenza e nella cattiveria di una guerra, si possa trovare tanto amore da donare

Non mi spaventava questo viaggio.

Sono partita da Venezia il 26 agosto 2011, volo Alitalia 1464 delle 08.00, scalo Roma Fiumicino, per poi prendere il volo Alitalia 812 delle 11.35 che mi avrebbe portato a Tel Aviv alle 15.55, ora locale. Durante il mio viaggio, tutta una serie di riflessioni su questa nuova terra, per me straniera. Ero entusiasta. Continuavo a ripetermi una frase letta in un libro di Fatema Mernissi: “Le parole della nonna Jasmina: viaggiare non è un’occasione di spasso, ma di apprendimento. Passare frontiere, superare la paura dello straniero, fare lo sforzo di comprendoerlo, è decisamente un modo meraviglioso di arricchirci. Ci permette di capire chi siamo, e come la nostra vita ci tratta.“[1], che mi incoraggiava e mi caricava tantissimo. Mi ero fatto una scaletta di luoghi da visitare, di cibi da provare, speravo in storie da ascoltare e di poter narrare qualcosa del mio Paese, l’Italia.

Era un sogno che si stava realizzando e che da tanto portavo nel mio cuore.

Atterrata a Tel Aviv attorno le 16:30, al Controllo Passaporti mi vengono fatte tutta una serie di domande, tra le quali il nome di mio padre e di mio nonno paterno, e mi viene chiesto di accomodarmi in una sala d’attesa adiacente. In questa sala cerano tanti altri ragazzi chiaramente di origini arabe.

Uno ad uno venivano chiamati, intervistati e lasciati andare. Rimango da sola in questa stanza ed  attorno le 18:00 vengo chiamata, per ultima, e fatta accomodare in una nuova stanza con alcune persone. Mi viene ordinato di scrivere i miei contatti (telefonici, posta elettronica, indirizzo di residenza) in Italia ed inizia una ulteriore serie di domande sul mio soggiorno, in particolare il motivo del mio viaggio in Gerusalemme. Spiego che sono lì per motivi religiosi, per vedere la Terra Santa, da turista e per scattare qualche fotografia.

Mi è stato chiesto di che religione ero e il “grado di credo”. Non comprendendo appieno la domanda ho loro detto di essere di religione musulmana, come si dice “moderata”, e che i miei genitori sono di due religioni diverse.

Mi è stato chiesto dove avrei soggiornato e ho loro risposto che non avevo ancora prenotato il luogo, in quanto avevo con me una lista di ostelli ed un convento di suore e che avrei deciso solo dopo aver visionato il posto. Nel peggiore delle ipotesi avevo una amica conosciuta tramite un social network, che scrive per una rivista italiana on-line, che mi avrebbe ospitato in caso di problemi.

Tutto questo in stile “interrogatorio” con toni bruschi, urla, minacce di essere picchiata od imprigionata se avessi mentito.

L’intervista (chiamiamola comunque così) è durata circa due ore. In questo lasso di tempo sono stata accusata di essere bugiarda e di non voler collaborare (collaborare a cosa? Sono accusata?).

Ad un certo punto mi è stato intimato di accedere a tutti gli account di posta elettronica e di Social Network ai quali sono iscritta, senza possibilità di rifiuto (Facebook – Twitter – Gmail).

Da intervista siamo passati a una minuziosa ispezione di tutto quanto fosse il mio mondo, pubblico e privato: su Facebook hanno sfogliato tutti i messaggi scambiati con gli amici e familiari, le fotografie pubbliche e quelle condivise  con pochi intimi, con relative prese in giro, risa, burla ed insinuazioni. Una violazione della mia intimità. Violenza psicologica.

Dopodiché è iniziato un vero e proprio incubo: nello scorrere la lista di amici hanno notato ragazzi palestinesi, ignorando ovviamente i pochi ma pur presenti israeliani e di religione ebraica. Inoltre hanno visto tra la lista di amici anche il nome di Vittorio Arrigoni, che mi aveva inserito nella sua lista qualche settimana prima della sua prematura ed inaspettata morte. Ho chiesto la sua amicizia in quanto il suo messaggio di pace, “Restiamo Umani”, è per me la base dei rapporti umanitari. Nemmeno da morto ha ricevuto il giusto rispetto, trattato da assassino. Ed io sono diventata terrorista. Hanno insinuato che io fossi affiliata a movimenti attivisti o contro Israele. Non hanno dato peso a tutti i miei messaggi di pace su quelle stesse pagine che mi hanno ingustamente ed inspiegabilmente “incriminata”. D’altronde io non collaboravo, dicevano. Continuavo a spiegare il mio amore per la cultura, lo scopo del mio viaggio. Ero lì per esaudire un mio sogno, ero lì per uno scambio culturale: ho ricevuto odio e rabbia. Spesso cedevo ai loro metodi intimidatori e brutali ed alle loro minacce, ho pianto molto per paura, continua umiliazione e a volte per disperazione. E più cedevo più venivo assalita; sono stata forzata a leggere ad alta voce mentre piangevo poesie d’amore a me rivolte, brani in lingua araba, derisa e minacciata.

Ho cercato di comprendere i motivi di tanto accanimento, ho chiesto loro di leggere le mie interviste online, di controllare i miei lavori fotografici, per dimostrare loro che non sono una “minaccia”: minaccia per cosa poi, non lo so ancora.

Non avevo più niente se non vestiti ed il denaro che mi hanno lasciato, sequestrandomi tutto il resto. Avevo paura. Paura di essere picchiata. Paura di non tornare a casa.

Al termine dell’interrogatorio sono stata portata senza motivo nell’edificio detentivo aeroportuale e chiusa in una cella, priva di ogni cognizione di igiene, in condizioni inumane: i corridoi e la stanza dovo sono stata rinchiusa con altre 9 donne erano illuminate solo dalla luce della luna, un odore indescrivibile di marcio e di sporco, quasi soffocante. Sedie e letti incrostati di sporco, di luridume di anni ed anni. Nel terrore. Non penso di aver mai pianto così tanto in vita mia.

Ma nei momenti più bui del mio “soggiorno” a Tel Aviv, io, abituata a cercare a credere sempre nel “Restiamo Umani”, grande insegnamento di  Vittorio, sono riuscita ugualmente a trovare cose positive: 3 episodi, piccoli gesti di solidarietà, conforto e sostegno.

Un’agente, che mi suggeriva per il bene della mia salute, di bere dell’acqua poiché mi stavo disidratando a causa del pianto;

una coppia di americani di religione ebraico ortodossa incontrati in una pausa del mio interrogatorio, che raccontandomi lo loro analoga avventura subita in un altro paese, maltrattati ed umiliati come io lo ero stata in quel momento, mi hanno dato forza, ricordandomi di rimanere umana, con la speranza che un giorno la gente la smetta di condannarsi reciprocamente per motivi etnici o religiosi;

e durante il controllo del mio bagaglio, quando un’agente ha visto che l’intera valigia era piena di giocattoli e vestiti per bambini, dopo avermi chiesto perché ed ascoltato la mia risposta “Se il mio percorso in Gerusalemme mi porterà ad incontrare bambini bisognosi o malati, siano arabi od israeliani, musulmani, cattolici od ebrei, ho pensato di portare in dono sorrisi ed un biriciolo di felicità a chi non la riceve quotidianamente”, mi dice che è dispiaciuta di quello che ho subito e che ci vorrebbero più persone come me.

Ma non sono una minaccia, una terrorista?

La mattina successiva, il 27 Agosto alle 05.00 del mattino mi hanno fatta uscire di cella, caricato sull’aereo in partenza per Roma, dove sono stata “accolta” e “scortata” nell’ufficio di polizia aeroportuale di Fiumicino, dove mi è stato riconsegnato il passaporto con un timbro a doppia barra: “Accesso Negato”. Un timbro non meritato, una libertà negata: una condanna a vita per una cittadina onesta, che era giunta in Terra Santa per conoscere le proprie origini, per portare le propria cultura ed arricchirsi della “loro”, un’ambasciatrice di umanità e di solidarietà per i bisognosi, l’insegnamento di Gesù.

Urla, minacce, incomprensioni, pregiudizi sulle mie origini “ARABE”, nella terra di Israele, terra di grandi popoli, storia e grande democrazia

Avrei dovuto rimanere in Israele per 16 giorni. L’incubo è durato 16 ore. Il responso a pagina 16 del mio passaporto.

Alle 08.00 ero nuovamente in Italia, grazie all’encomiabile e rapido aiuto delle Istituzioni Italiane che tanto e bene hanno operato per farmi uscire da questa situazione assurda, surreale, senza che niente di peggio mi potesse accadere.

Questa lettera per capire il motivo di questo “Accesso Negato”, di questo accanimento, di questa umiliazione.

Ancora non so il perché.

Fatima Abbadi]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>PRESIDENTE NAPOLITANO, PERCHE’ MI PROIBISCONO DI VISITARE GERUSALEMME?</p>
<p>La fotografa italiana Fatima Abbadi scrive al capo dello stato per raccontare la sua disavventura all&#8217;arrivo all&#8217;aeroporto di Tel Aviv. Interrogata per ore e infine espulsa senza alcun motivo. Una esperienza che ogni giorno vivono tanti altri viaggiatori in arrivo allo scalo israeliano.</p>
<p>Roma, 25 ottobre 2011, Nena News – Caro Presidente, mi chiamo Fatima Abbadi, ho 33 anni, e sono una cittadina italiana. Scrivo a Lei, e attraverso Lei mi rivolgo anche a quei cittadini che avranno la possibilità di ascoltare queste mie parole, questo mio grido, che non è di disperazione, ma carico di speranza umana e civile.<br />
Sono nata in una terra straniera, negli Emirati Arabi Uniti, da padre arabo (Giordano) e madre Italiana, dove ho trascorso quasi tutta la mia infanzia, frequentando una scuola indiana. A quindici anni mi sono trasferita in Giordania dove ho terminato gli studi secondari in una scuola araba/americana. In queste terre straniere multi-culturali ho imparato il valore e l’importanza che la conoscenza di diverse culture può avere nella crescita e nell’educazione dell’individuo, creando in me un bagaglio culturale di inestimabile valore.</p>
<p>Una volta arrivata in Italia per gli studi universitari, è iniziata una ricerca culturale per capire al meglio le mie radici arabe ed europee, per scoprire il nesso tra occidente e medioriente. Ho scelto la fotografia come linguaggio di espressione e l’essere femminile come strumento di approccio per comunicare con gli altri. Non giudico la mia fotografia: lascio che ognuno sia in grado di cogliere da essa il mio messaggio.Ho sempre cercato di evidenziare la “bellezza” dell’essere umano, la sua essenza, la pace, l’amore, la tristezza, il dolore, la nascita e la gioia. Da 5 anni questa ricerca è diventata “progetto”, che mi ha portato a viaggiare in molti Paesi. La prima parte di questo progetto di ricerca umana/filosofica si è conclusa proprio all’inizio di quest’anno, con una prima raccolta di opere denominata “Women Through my Lens”, che è stata presentata ed esposta ad Amman (Giordania), città natale di mio padre.</p>
<p>Questo mio progetto mi ha portato a scegliere come meta di viaggio per le ferie estive di quest’anno “Gerusalemme”. Avevo scelto questa città perché, in primis, è un pilastro fondamentale per la mia fede (musulmana), ed è la città delle 3 più grandi Religioni monoteiste.</p>
<p>Ero alla ricerca dello “spirito” che da sempre lega l’uomo con il Divino.</p>
<p>Ero alla ricerca delle miei radici.</p>
<p>Gerusalemme è la culla delle civiltà, a livello storico, linguistico, culturale e perché no, anche culinario.</p>
<p>Volevo capire meglio e da vicino la religione ebraica.</p>
<p>Volevo scoprire le usanze e i costumi che le donne tramandano da generazioni in generazioni. Non ho preferenze di razza, colore o etnia. Il mio cammino mi porta a non avere barriere, pregiudizi o ad ettichettare qualcuno. La mia ricerca era mirata a tutte le donne in Terra Santa perché io credo nell’essere femminile, nel fatto che siamo tutte ambasciatrici di cultura ed educazione.</p>
<p>Volevo cercare di comprendere il perché di questi eterni conflitti che dissacrano questa città sin da tempi remoti. Credo anche nella umanità delle persone e sono convinta che pure nel dolore, nella sofferenza e nella cattiveria di una guerra, si possa trovare tanto amore da donare</p>
<p>Non mi spaventava questo viaggio.</p>
<p>Sono partita da Venezia il 26 agosto 2011, volo Alitalia 1464 delle 08.00, scalo Roma Fiumicino, per poi prendere il volo Alitalia 812 delle 11.35 che mi avrebbe portato a Tel Aviv alle 15.55, ora locale. Durante il mio viaggio, tutta una serie di riflessioni su questa nuova terra, per me straniera. Ero entusiasta. Continuavo a ripetermi una frase letta in un libro di Fatema Mernissi: “Le parole della nonna Jasmina: viaggiare non è un’occasione di spasso, ma di apprendimento. Passare frontiere, superare la paura dello straniero, fare lo sforzo di comprendoerlo, è decisamente un modo meraviglioso di arricchirci. Ci permette di capire chi siamo, e come la nostra vita ci tratta.“[1], che mi incoraggiava e mi caricava tantissimo. Mi ero fatto una scaletta di luoghi da visitare, di cibi da provare, speravo in storie da ascoltare e di poter narrare qualcosa del mio Paese, l’Italia.</p>
<p>Era un sogno che si stava realizzando e che da tanto portavo nel mio cuore.</p>
<p>Atterrata a Tel Aviv attorno le 16:30, al Controllo Passaporti mi vengono fatte tutta una serie di domande, tra le quali il nome di mio padre e di mio nonno paterno, e mi viene chiesto di accomodarmi in una sala d’attesa adiacente. In questa sala cerano tanti altri ragazzi chiaramente di origini arabe.</p>
<p>Uno ad uno venivano chiamati, intervistati e lasciati andare. Rimango da sola in questa stanza ed  attorno le 18:00 vengo chiamata, per ultima, e fatta accomodare in una nuova stanza con alcune persone. Mi viene ordinato di scrivere i miei contatti (telefonici, posta elettronica, indirizzo di residenza) in Italia ed inizia una ulteriore serie di domande sul mio soggiorno, in particolare il motivo del mio viaggio in Gerusalemme. Spiego che sono lì per motivi religiosi, per vedere la Terra Santa, da turista e per scattare qualche fotografia.</p>
<p>Mi è stato chiesto di che religione ero e il “grado di credo”. Non comprendendo appieno la domanda ho loro detto di essere di religione musulmana, come si dice “moderata”, e che i miei genitori sono di due religioni diverse.</p>
<p>Mi è stato chiesto dove avrei soggiornato e ho loro risposto che non avevo ancora prenotato il luogo, in quanto avevo con me una lista di ostelli ed un convento di suore e che avrei deciso solo dopo aver visionato il posto. Nel peggiore delle ipotesi avevo una amica conosciuta tramite un social network, che scrive per una rivista italiana on-line, che mi avrebbe ospitato in caso di problemi.</p>
<p>Tutto questo in stile “interrogatorio” con toni bruschi, urla, minacce di essere picchiata od imprigionata se avessi mentito.</p>
<p>L’intervista (chiamiamola comunque così) è durata circa due ore. In questo lasso di tempo sono stata accusata di essere bugiarda e di non voler collaborare (collaborare a cosa? Sono accusata?).</p>
<p>Ad un certo punto mi è stato intimato di accedere a tutti gli account di posta elettronica e di Social Network ai quali sono iscritta, senza possibilità di rifiuto (Facebook – Twitter – Gmail).</p>
<p>Da intervista siamo passati a una minuziosa ispezione di tutto quanto fosse il mio mondo, pubblico e privato: su Facebook hanno sfogliato tutti i messaggi scambiati con gli amici e familiari, le fotografie pubbliche e quelle condivise  con pochi intimi, con relative prese in giro, risa, burla ed insinuazioni. Una violazione della mia intimità. Violenza psicologica.</p>
<p>Dopodiché è iniziato un vero e proprio incubo: nello scorrere la lista di amici hanno notato ragazzi palestinesi, ignorando ovviamente i pochi ma pur presenti israeliani e di religione ebraica. Inoltre hanno visto tra la lista di amici anche il nome di Vittorio Arrigoni, che mi aveva inserito nella sua lista qualche settimana prima della sua prematura ed inaspettata morte. Ho chiesto la sua amicizia in quanto il suo messaggio di pace, “Restiamo Umani”, è per me la base dei rapporti umanitari. Nemmeno da morto ha ricevuto il giusto rispetto, trattato da assassino. Ed io sono diventata terrorista. Hanno insinuato che io fossi affiliata a movimenti attivisti o contro Israele. Non hanno dato peso a tutti i miei messaggi di pace su quelle stesse pagine che mi hanno ingustamente ed inspiegabilmente “incriminata”. D’altronde io non collaboravo, dicevano. Continuavo a spiegare il mio amore per la cultura, lo scopo del mio viaggio. Ero lì per esaudire un mio sogno, ero lì per uno scambio culturale: ho ricevuto odio e rabbia. Spesso cedevo ai loro metodi intimidatori e brutali ed alle loro minacce, ho pianto molto per paura, continua umiliazione e a volte per disperazione. E più cedevo più venivo assalita; sono stata forzata a leggere ad alta voce mentre piangevo poesie d’amore a me rivolte, brani in lingua araba, derisa e minacciata.</p>
<p>Ho cercato di comprendere i motivi di tanto accanimento, ho chiesto loro di leggere le mie interviste online, di controllare i miei lavori fotografici, per dimostrare loro che non sono una “minaccia”: minaccia per cosa poi, non lo so ancora.</p>
<p>Non avevo più niente se non vestiti ed il denaro che mi hanno lasciato, sequestrandomi tutto il resto. Avevo paura. Paura di essere picchiata. Paura di non tornare a casa.</p>
<p>Al termine dell’interrogatorio sono stata portata senza motivo nell’edificio detentivo aeroportuale e chiusa in una cella, priva di ogni cognizione di igiene, in condizioni inumane: i corridoi e la stanza dovo sono stata rinchiusa con altre 9 donne erano illuminate solo dalla luce della luna, un odore indescrivibile di marcio e di sporco, quasi soffocante. Sedie e letti incrostati di sporco, di luridume di anni ed anni. Nel terrore. Non penso di aver mai pianto così tanto in vita mia.</p>
<p>Ma nei momenti più bui del mio “soggiorno” a Tel Aviv, io, abituata a cercare a credere sempre nel “Restiamo Umani”, grande insegnamento di  Vittorio, sono riuscita ugualmente a trovare cose positive: 3 episodi, piccoli gesti di solidarietà, conforto e sostegno.</p>
<p>Un’agente, che mi suggeriva per il bene della mia salute, di bere dell’acqua poiché mi stavo disidratando a causa del pianto;</p>
<p>una coppia di americani di religione ebraico ortodossa incontrati in una pausa del mio interrogatorio, che raccontandomi lo loro analoga avventura subita in un altro paese, maltrattati ed umiliati come io lo ero stata in quel momento, mi hanno dato forza, ricordandomi di rimanere umana, con la speranza che un giorno la gente la smetta di condannarsi reciprocamente per motivi etnici o religiosi;</p>
<p>e durante il controllo del mio bagaglio, quando un’agente ha visto che l’intera valigia era piena di giocattoli e vestiti per bambini, dopo avermi chiesto perché ed ascoltato la mia risposta “Se il mio percorso in Gerusalemme mi porterà ad incontrare bambini bisognosi o malati, siano arabi od israeliani, musulmani, cattolici od ebrei, ho pensato di portare in dono sorrisi ed un biriciolo di felicità a chi non la riceve quotidianamente”, mi dice che è dispiaciuta di quello che ho subito e che ci vorrebbero più persone come me.</p>
<p>Ma non sono una minaccia, una terrorista?</p>
<p>La mattina successiva, il 27 Agosto alle 05.00 del mattino mi hanno fatta uscire di cella, caricato sull’aereo in partenza per Roma, dove sono stata “accolta” e “scortata” nell’ufficio di polizia aeroportuale di Fiumicino, dove mi è stato riconsegnato il passaporto con un timbro a doppia barra: “Accesso Negato”. Un timbro non meritato, una libertà negata: una condanna a vita per una cittadina onesta, che era giunta in Terra Santa per conoscere le proprie origini, per portare le propria cultura ed arricchirsi della “loro”, un’ambasciatrice di umanità e di solidarietà per i bisognosi, l’insegnamento di Gesù.</p>
<p>Urla, minacce, incomprensioni, pregiudizi sulle mie origini “ARABE”, nella terra di Israele, terra di grandi popoli, storia e grande democrazia</p>
<p>Avrei dovuto rimanere in Israele per 16 giorni. L’incubo è durato 16 ore. Il responso a pagina 16 del mio passaporto.</p>
<p>Alle 08.00 ero nuovamente in Italia, grazie all’encomiabile e rapido aiuto delle Istituzioni Italiane che tanto e bene hanno operato per farmi uscire da questa situazione assurda, surreale, senza che niente di peggio mi potesse accadere.</p>
<p>Questa lettera per capire il motivo di questo “Accesso Negato”, di questo accanimento, di questa umiliazione.</p>
<p>Ancora non so il perché.</p>
<p>Fatima Abbadi</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Anita</title>
		<link>http://www.pinonicotri.it/2011/10/la-strada-della-guerra-per-portare-la-libia-dalla-sefra-di-influenza-italiana-a-quella-francese-e-come-per-ogni-guerra-lastricata-di-grandi-bugie-coronate-dallincivile-scempio-di-gheddafy-e-da/comment-page-2/#comment-230301</link>
		<dc:creator><![CDATA[Anita]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Oct 2011 23:29:18 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.pinonicotri.it/?p=3370#comment-230301</guid>
		<description><![CDATA[x C.G.

Lei fa finta di non capire.

Si rilegga il mio post #82 e  #87.

La storia dei suoi baffi e&#039; un&#039;altra.

Bonanotte,
Anita]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>x C.G.</p>
<p>Lei fa finta di non capire.</p>
<p>Si rilegga il mio post #82 e  #87.</p>
<p>La storia dei suoi baffi e&#8217; un&#8217;altra.</p>
<p>Bonanotte,<br />
Anita</p>
]]></content:encoded>
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